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4.

RER, REL, GOLGI

CITOPLASMA
Il citoplasma di una cellula eucaristica costituisce la porzione interna che non è occupata dal nucleo.
Include il citosol (fase liquida), che occupa più della metà del volume totale interno, in cui hanno luogo
molte attività cellulari come la sintesi delle proteine, dei lipidi e le prime tappe del rilascio di energia
dagli zuccheri. È un fluido permeato da una intricata struttura 3d di filamenti e tubuli tra loro
interconnessi denominata citoscheletro.
Il citoscheletro (fase solida) conferisce alla cellula eucariotica la sua forma distintiva e un elevato
livello di organizzazione interna. È importante anche nel movimento della cellula, nella divisione
cellulare, nella contrazione delle cellule dei muscoli, nel battito delle ciglia dei flagelli, nel movimento
dei cromosomi durante la divisione cellulare. Funge da supporto al posizionamento e al movimento
degli organelli all’interno del citosol.
I tre maggiori elementi strutturali del citoscheletro sono i microtubuli, microfilamenti e filamentiintermedi.

I microtubuli sono gli elementi più grossi del citoscheletro. Nelle cellule eucariotiche si possono
classificare in due gruppi, diversi sia per il grado di organizzazione che per la stabilità strutturale. Il
primo gruppo, i microtubuli assonemali comprendono dei microtubuli altamente organizzati e stabili,
che si trovano in strutture subcellulari specifiche, associate con il movimento cellulare (ciglia, flagelli,
corpi basali). La struttura portante si chiama assonema.
Il secondo gruppo è formato dalla rete dei microtubuli citoplasmatiche organizzati in maniera più lassa
e più dinamica. Sono responsabili di diverse funzioni: nelle cellule nervose sono necessari per
preservare gli assoni, per altre cellule servono per mantenere la loro forma polarizzata. Formano anche
i fusi mitotici e meiotici. Contribuiscono alla disposizione nello spazio e al movimento direzionale di
vescicole ed organelli, fornendo un sistema organizzato di fibre guida per il movimento. I microtubuli
sono dei cilindri cavi con un diametro esterno di 25nanometri e un diametro interno di 15 nanometri.
In presenza di guanosin trifosfato e ioni Mg i microtubuli si assemblano a partire da subunità composte
da una molecola di tubulina alfa e una molecola di tubulina beta, associate in un dimero, chiamato
eterodimero di tubulina alfa-beta. All’inizio del processo di nucleazione, molti dimero di tubulina si
aggregano in gruppi chiamati oligomeri; alcuni di questi si associano in catene lineari chiamare
protofilamenti; essi possono associarsi tra loro lateralmente formando dei foglietti; i foglietti che
contengono 13 o più protofilamenti, si chiudono in una struttura tubulare, dando origine a un
microtubulo; l’allungamento del microtubulo continua con l’aggiunta di subunità di tubulina. I microtubuli
si originano dalla polimerizzazione reversibile di dimero di tubulina.
La formazione dei microtubuli è inizialmente lenta, dando origine alla fase di ritardo. Questa fase
iniziale riflette il processo relativamente lento di nucleazione dei microtubuli. Poi c’è la fase di
allungamento, i microtubuli crescono rapidamente facendo diminuire la concentrazione della tubulina.
Quando la concentrazione è così bassa da essere limitante per l’assemblaggio, si raggiunge la fase di
plateau, dove le subunità sono aggiunte e sottratte dai microtubuli con la stessa velocità.

La crescita dei microtubuli dipende dalla concentrazione dei dimero di tubulina, quindi i microtubuli
crescono a concentrazioni elevate di dimeri e si disorganizzano a basse concentrazioni. Esiste un
valore intermedio di concentrazione della tubulina in cui il processo di crescita è controbilanciato da
quello di disorganizzazione, chiamata concentrazione critica. All’interno di un microtubulo, i dimeri di
tubulina sono orientati nella stessa direzione, in modo che tutte le subunità della tubulina alfa siano
rivolte verso la stessa estremità. Questo orientamento uniforme dei dimeri di tubulina, comporta che
un’estremità del protofilamento sia diversa dall’altra sia dal punto di vista chimico che dal punto di vista
strutturale, dando origine ad una polarità intrinseca nel protofilamento. Dato però che l’orientamento dei
dimeri di tubulina è lo stesso per tutti i protofilamenti in un microtubulo, il microtubulo stesso sarà una
struttura polare. La polarità intrinseca dei microtubuli si basa sul fatto che le due estremità differiscono
chimicamente e anche sul fatto che un’estremità può crescere o contrarsi più rapidamente dell’altra. La
polarità dell’assemblaggio dei microtubuli, come si vede nella foto a destra, può essere dimostrata
mescolando le strutture che si trovano alla base delle ciglia conosciute come corpi basali con
eterodimeri di tubulina. I corpi basali nucleano l’attacco degli eterodimeri di tubulina ad entrambe le
estremità. Ma il microtubulo cresce più velocemente ad una estremità rispetto all’altra. L’estremità in
crescita più rapida si chiama estremità positiva, mentre l’altra estremità negativa. La diversa velocità di
crescita, riflette le diverse concentrazioni critiche richieste per l’assemblaggio alle due estremità (più
bassa per l’estremità positiva). Se la concentrazione di tubulina libera è più elevata della
concentrazione critica per l’estremità positiva, ma più bassa di quella per l’estremità negativa, il
microtubulo crescerà all’estremità positiva e si depolarimerizzerà all’estremità negativa. La simultanea
crescita e depolimerizzazione producono un fenomeno chiamato treadmilling, che si verifica quando
una data molecola di tubulina incorporata all’estremità positiva si sposta lungo il microtubulo in crescita
e si stacca all’estremità opposta. Per spiegare come i processi di polimerizzazione e
depolimerizzazione possano avvenire contemporaneamente c’è il modello dell’instabilità dinamica dei
microtubuli. Questo modello presuppone l’esistenza di due popolazioni di microtubuli, una che si
accresce in lunghezza per polimerizzazione continua (estremità +), l’altra che su accorcia per
depolimerizzazione. La distinzione tra queste popolazioni, sta nel fatto che quelli in accrescimento lega
il guanosin trafosfato (GTP) all’estremità +, mente e quella che si accorcia porta legato il GDP. Quando
la concentrazione di tubulina è alta, la tubulina che ha legato GTP è aggiunta all’estremità del
microtubulo più velocemente di quanto possa essere idrolizzato il GTP incorporato. Il cappuccio di GTP
che ne risulta, stabilizza le estremi del microtubulo e promuove una crescita ulteriore. A concentrazione
di tubulina più basse, la v di crescita diminuisce, permettendo l’idrolisi del GTP, si crea un’estremità
instabile, prova di cappuccio di GTP che favorisce la depolimerizzazione del microtubulo. In un singolo
microtubulo, le fasi di crescita e accorciamento sono alternate, le estremità + e - possono allungarsi e
accorciarsi indipendentemente. La frequenza del collasso dei microtubuli e del loro recupero dipende
dalla concentrazione di tubulina, il collasso (passaggio da allungamento a accorciamento) diventa
meno frequente ad alte concentrazioni di tubulina. Il recupero (passaggio da accorciamento a
allungamento) è più frequente ad alte concentrazioni di tubulina.
I microtubuli originano da una struttura cellulare detta centro organizzatore dei microtubuli o MTOC.
Molte cellule nell’interfase hanno un MTOC chiamato centrosoma, vicino al nucleo. Esso è associato
con due centrioli circondati da materiale granulare diffuso, chiamato materiale pericentriolare. I
microtubuli originano dal materiale pericentriolare. La simmetria strutturale dei centrioli è notevole, le
pareti sono costituite da 9 coppie di triplette di microtubuli. Nella maggior parte dei casi, i centrioli sono
orientati ad angolo retto l’uno rispetto all’altro. I centrioli sono coinvolti nella formazione dei corpi
basali, importanti per la formazione delle ciglia e dei flagelli. Nelle cellule animali i centrioli potrebbero
servire per reclutare il materiale pericentriolare.
Il centrosoma e gli MTOC sono fondamenti per controllare l’organizzazione dei microtubuli nelle
cellule. L’aspetto più importante sta nel fatto che gli MTOC sono in grado di nucleare ed ancorare i
micro tubuli, per cui i microtubuli si estendono dall’MTOC verso la periferia della cellula. I microtubuli
crescono da un MTOC con una determinata polarità: l’estremità - resta ancorata all’’MTOC, mentre
l’estremità + si estende verso la membrana cellulare. Il disegno mostra alcuni esempi di come
l’orientamento dei microtubuli in una cellula possa variare con la funzione cellulare (microtubuli sono
arancio). ite "
r
e nd
A) raffigurata cellula nervosa. Le cellule nervose contengono 2 D
distinti set di microtubuli, quelli dell’assone e quelli dei dendriti. MTOC
Quelli dell’assone sono attaccati tramite l’estremità negativa al
centrosoma con l’estremità + alla punta dell’assone. I
ne
microtubuli dendritici non sono associati con il centrosoma e Asso
hanno una polarità mista.

Apice

B) cellula epiteliale ciliata. Esse contengono molti MTOC MTOC corpi basali
e sono chiamati corpi basali, uno alla base di ogni ciglio.
I microtubuli cigliari originano con la loro estremità - nel
corpo basale e si allungano con l’estremità + verso la
l’unta delle ciglia.

e , Lato basale

C) globulo rosso. Gli eritrociti umani maturi non hanno né


nucleo ne MTOC. I microtubuli con polarità mista sono
presenti come bande circolari alla periferia della cellula e
servono ad essa per mantenere la sua forma discoidale.
Fasci periferici di microtubuli
(a polarità mista)

D) cellula in divisione. Durante la mitosi, i microtubuli in una cellula sono orientati con l’estremità -
ancorata nel centrosoma, e quella + nella direzione opposta al centrosoma. La divisione cellulare è
preceduta dalla divisione del centrosoma, i due centrosomi si separano e ognuno forma un polo del
fusomitotico. Durante la metafase, i centrosomi si trovano ai lati opposti della cellula, ogni centrosoma
forma metà dei microtubuli del fuso, alcuni dei quali si estendono dal polo ai cromosomi, mentre l’altra
si estende da un polo a quello opposto.

Gli MTOC influenzano anche il numero di microtubuli in una cellula, ogni MTOC ha un numero limitato
di siti di nucleazione e ancoraggio che controllano il numero di microtubuli che si possono formare. La
capacità di nucleare microtubuli di una MTOC può essere modificata durante processi cellulari come
la mitosi.
Con un diametro di circa 7nm, i microfilamenti sono le strutture citoscheletriche più sottili. Per la loro
funzione, quelli meglio conosciuti sono i microfilamenti implicati nella contrazione delle cellule
muscolari, dove interagiscono con i filamenti più spesso (miosina) per contrarre il muscolo. Si trovano
quasi in tutte le cellule eucariotiche, dove hanno funzione strutturale e di movimento. Esempi di
movimento cellulare sono il movimento ameboide su una superficie di ancoraggio e le correnti
citoplasmatiche. I microfilamenti producono il solco di clivaggio che divide il citoplasma delle cellule
animali durante la citocinesi, e sono localizzati nei punti di contatto tra cellula e cellula, e tra la cellula e
la matrice extracellulare. I microfilamenti sono importanti nello sviluppo e nel mantenimento della forma
della cellula, molte cellule animali hanno rete densa di microfilamenti (corteccia cellulare) posta sotto
alla membrana plasmatica, ed essa conferisce una rigidità strutturale alla superficie della cellula. Fasci
paralleli di microfilamenti formano la struttura portante dei microvilli, protrusioni digitiformi che si
trovano sulla superficie di molte cellule animali.
L’actina è una proteina molto abbondante presente in tutte le cellule eucariotiche, è sintetizzata come
una singola catena polipeptidica di 375aa. Una volta sintetizzata si organizza in una struttura ad U, con
una cavità centrale che lega l’atp o l’adp. Le singole molecole di actina si chiamano G actina e hanno
una forma globulare. Esse formano i microfilamenti e in questa forma si chiama F actina. Le actina
possono essere suddivise in due gruppi specifici: le actine muscolo specifiche o alfa actina e le actine
non muscolari o beta e gamma actine. Le actine beta e gamma sono localizzate in regioni diverse della
cellula e interagiscono in modo diverso con le proteine che legano l’actina. Nelle cellule epiteliali un
estremo della cellula contiene microvilli, mentre l’altro contiene la zona basale. La zona basale è in
contatto con la matrice extracellulare, l’actina beta si trova nella zona apicali delle cellule epiteliali,
mentre l’actina gamma è concentrata nella zona basale e ai lati della cellula.

I monomeri di G actina possono polimerizzare in modo reversibile in filamenti, con una fase iniziale
lenta di nucleazione e una più rapida di allungamento. I filamenti di F actina che si formano sono
composti da due catene parallele lineari di G actina polimerizzata, avvolte l’una sull’altra ad elica.
All’interno di un microfilamento tutti i monomeri di actina sono orientati nella stessa direzione, in modo
che i microfilamenti abbiano una polarità intrinseca, con una estremità che differisce, sia dal punto di
vista chimico che strutturale, dall’altro. La polarità può essere messa in evidenza incubando i
microfilamenti con un sub frammento 1 della miosina. La miosina è una delle proteine contrattili
presenti nelle cellule muscolari e il subframmento 1 possiamo ottenerlo trattando la miosina
brevemente con un enzima proteolitico che è la tripsina. Si ottengono così due frammenti che sono
meromiosina leggera e pesante. Quella pesante può essere digerita trattandola ulteriormente, e si
ottiene un subframmento S2 e uno S1. Il frammento S1 mantiene la capacità di legarsi all’actina.
Al microscopio elettronico i frammenti F1 di miosina sembrano decorare il microfilamento con aspetto di
tante punte di freccia. Tutte le punte di freccia sono dirette verso l’estremità - indicando la polarità del
microfilamento. Sulla base di questa struttura vengono usati termini di estremità appuntita (estremità -)
e sfrangiata (estremità +). La polarità dei microfilamenti fa si che i monomeri di G actina siano aggiunti
e sottratti più rapidamente all’estremità + e più lentamente all’estremità-. Mano a mano che la G actina
è polimerizzata nei microfilamenti, l’atp legato viene idrolizzato ad adp. Le estremità di un
microfilamento in crescita sono firmate da f atp actina, mentre il corpo del filamento è formato da f adp
actina. L’idrokisi dell’ATP non è richiesta per l’allungamento dei microfilamenti, perché possono
assemblarsi anche partendo da g adp actina.
Le cellule possono regolare dinamicamente dove e come la g actina debba essere assemblata nei
microfilamenti. Le cellule che strisciano possiedono strutture specializzate dette lamellipodi e filopodi
all’estremità che avanza, le quali permettono loro di muoversi. La forma delle protrusioni dipende dalla
natura del movimento cellulare e dall’organizzazione dei filamenti di actina all’interno della cellula. Nelle
cellule che aderiscono al substrato sottostante e che non si muovono bene, ci sono dei fasci
organizzati di actina dette fibre di stress. Questi si estendono dalla coda verso il polo anteriore. Le
cellule che si muovono rapidamente non hanno questi fasci di actina, la loro corteccia cellulare (che si
trova sotto alla membrana plasmatica ed è ricca di actina) è intrecciata a formare un gel, un reticolo
poco organizzato di microfilamenti. A livello delle estremità guida e nei filopodi, i microfilamenti formano
dei cavi orientati e polarizzati, con le estremità + orientate verso la punta dell’estensione. L’actina
presente nei lamellipodi è meno organizzata rispetto a quella dei filopodi. Altre strutture contenenti
actina e presenti nelle cellule che non migrano, possono essere altamente ordinate, come i microvilli,
strutture caratteristiche delle cellule della mucosa intestinale. Una cellula singola della mucosa
dell’intestino tenue è tappezzata da microvilli, ognuno lungo 1 micron e ha diametro 0,1 micron; la
cellula grazie ai microvilli aumenta la sua superficie di 20 volte, necessaria per le funzioni intestinali per
l’assorbimento. La struttura portante del microvillo, è fatta da un fascio compatto di microfilamenti: le
estremità + sono rivolte verso la punta dove sono ancorate alla membrana cellulare attraverso una
placca amorfa elettrondensa. I microfilamenti sono connessi anche lateralmente alla membrana
plasmatica attraverso le proteine miosina 1 e calmodulina. Queste connessioni si estendono per
20-30nm dal fascio alla placca elettrondensa sulla superficie interna della membrana. Microfilamenti
adiacenti all’interno del fascio sono in stretto contatto grazie a legami a distanze regolari, resi possibili
dalle proteine fimbrina e villina. Alla base dei microvilli, i fasci di microfilamenti si estendono in una rete
di filamenti chiamata trama terminale. Nella rete terminale i filamenti sono composti da miosina e
spectrina, che collegano i microfilamenti uno all’altro, e da proteine localizzate nella membrana
plasmatica. La rete terminale conferisce rigidità ai microvilli, ancorando i fasci di microfilamenti in modo
che si possano proiettare al di fuori della superficie cellulare.

ma
MIUROVNU
I filamenti intermedi hanno un diametro di 8-12 nm, intermedio tra quello dei microtubuli e
microfilamenti. I filamenti intermedi sono le strutture più stabili e meno solubili del citoscheletro. Il
trattamento delle cellule con detergenti rimuove la maggior parte dei microtubuli, microfilamenti e
delle proteine del citosol, ma lascianintatte le reti di filamenti intermedi che mantengono anche la loro
forma. A causa della loro stabilità, si pensa che possano fungere da supporto per l’intero complesso
citoscheletrico delle cellule. Contrariamente ai microtubuli e ai microfilamenti, i filamenti intermedi non
sembrano essere polarizzati, si trovano solo negli organismi multicellulari e a differenza di microtubuli
e microfilamenti differiscono nella composizione di aa da tessuto a tessuto. A seconda del tipo
cellulare in cui si trovano, i filamenti intermedi possono essere raggruppati in sei classe (tabella).
Le classi 1 e 2 comprendono le cheratine, proteine che formano i tonofilamenti delle cellule epiteliali.
La classe 3 comprende la vimentina (localizzata nel tessuto connettivo e in altri tipi cellulari di origine
non epiteliale, dove forma una rete che si irradia dal centro verso la periferia della cellula); la desmina
(si trova nelle cellule muscolari) ; GFA che è caratteristica delle cellula delle glia.
La classe 4 è formata da proteine dei neurofilamenti. La classe 5 è costituita da lamine nucleari a, b e
c che formano un supporto filamentoso lungo la faccia interna della membrana nucleare di tutte le
cellule eucariotiche. I neurofilamenti che si trovano nel sistema nervoso embrionale sono costituiti da
nestina, che forma la classe 6 dei filamenti intermedi.
Dal sequenziamento dei geni e delle proteine dei filamenti intermedi, è risultato che le proteine sono
codificate da un’unica famiglia di geni correlati, e possono essere classificate anche in base alle
omologie nella sequenza amminoacidica. Le sei classi di proteine sono state distinte su questa base.

In quanto prodotti di una famiglia di geni correlati, tutte le proteine dei filamenti intermedi hanno alcune
caratteristiche comuni, nonostante differiscano molto per dimensioni e proprietà chimiche.
Diversamente da actina e tubulina, tutte le proteine dei filamenti intermedi sono fibrose anziché
globulari e sono caratterizzate da un dominio centrale a bastoncello formato da circa 310-318 aa, che è
conservato in dimensioni struttura secondaria e in sequenza.
Il dominio centrale consiste di 4 segmenti di eliche a spirale inframezzati da 3 corti segmenti di
connessione. Ai fianchi del dominio elicoidale centrale sono presenti due domini, ammino e
carbossiterminale, molto diversi per dimensioni, sequenza e funzione tra le diverse proteine dei
filamenti intermedi. Un possibile modello per l’assemblaggio dei filamenti è nella figura in basso. La
struttura di base dei filamenti intermedi consiste di due polipeptidi avvolti tra loro con una struttura a
doppia catena. I domini centrali dei due polipeptidi sono paralleli ed allineati, mentre i domini ammino e
carbossiterminale sporgono come strutture globulari ad ogni estremità. Due dimeri si associano
lateralmente a formare un tetramero detto protofilamento; essi interagiscono tra loro e si associano per
sovrapposizione laterale e longitudinale a costituire una struttura filamentosa. Quando è del tutto
assemblato, un filamento intermedio è costituito da 8 protofilamenti connessi coda a coda in strati
sovrapposti.
I filamenti intermedi sono importanti determinanti strutturali in molte cellule e
tessuti. Poiché spesso si localizzano nelle aree dove la cellula è sottoposta a
stress meccanico, si pensa abbiano un ruolo nel sopportare e ridistribuire la
tensione. Nelle cellule epiteliali i tonofilamenti costituiti da cheratina sono
connessi a placche chiamate desmosomi, che formano robuste giunzioni di
connessione tra due cellule vicine.

Un’altra struttura simile è l’emidesmosoma che connette la


superficie basale delle cellule epiteliali con la matrice extracellulare.

Altri filamenti intermedi formano una struttura di supporto chiamata


lamina nucleare, che è localizzata al di sotto della membrana interna del
nucleo. Essa è composta da tre proteine distinte dei filamenti intermedi,
che sono chiamate lamina nucleare a,b e c. Queste lamine sono
fosforilate e si disorganizzano quando parte dell’involucro nucleare si
disgrega all’inizio della mitosi. Al termine della mitosi, delle fosfatasi delle
lamine rimuovono il fosfato permettendo all’involucro nucleare di
riformarsi.


GLI ORGANELLI CELLULARI

Quasi tutte le cellule presentano al loro


interno una serie di strutture specializzate
nello svolgimento di particolari funzioni: gli
organelli, come lisosomi, complesso di Golgi,
mitocondri, RER, REL, ribosomi.

Tra gli organelli si osservano membrane


simili al plasmalemma che delimitano nella
cellula compartimenti di grande importanza
biologica.

Anche in cellule molto diverse si osserva lo stesso corredo in cui


gli organelli possono variare per dislocazione ed abbondanza.

RETICOLO ENDOPLASMATICO
Il reticolo endoplasmatico è un vasto sistema membranoso organizzato in un esteso sistema di
membrane e sacculi (cisterne) interconnessi tra loro che si continuano con l’involucro nucleare. Lo
spazio comune all’interno del RE si chiama lume.

Ci sono due tipi di reticolo endoplasmatico:

Reticolo endoplasmico Reticolo endoplasmico liscio


granulare o rugoso (RER) o agranulare (REL)
RETICOLO ENDOPLASMICO LISCIO

Il REL è costituito da strutture tumulari che rivelano continuità degli


spazi luminali del RE. Rispetto al RER ha aspetto più vescicolare
con cisterne più dilatate. È caratterizzato dall’assenza di ribosomi
attaccati alla membrana. È abbondante nel muscolo scheletrico,
nelle ghiandole endocrine che producono steroidi, nel tessuto
renale.

Funzioni del REL:


- coinvolto nella detossificazione dei farmaci
- coinvolto nel catabolismo del glicogeno
- collegato alla produzione di ormoni steroidei
- è il reticolo sarcoplasmatico nelle cellule muscolari
(deposito di Ca++)
- coinvolto nella sintesi dei lipidi

Detossificazione da farmaci
Molti farmaci sono idrofobici e per questo trattenuti nel corpo. La detossificazione consiste nell’aggiunta
di gruppi idrossilici che ne aumentano la solubilità in acqua. L’idrossilazione è promossa da un membro
della famiglia dei citocromi P450, prevalenti nel REL di epatociti, cellule dei polmoni e dell’intestino.
Nel REL è presente un sistema di trasporto degli e- in grado di trasferirli gradualmente da uno dei
coenzimi ridotti NADPH e NADH, ad un citocromo P450. La forma ridotta del P450 può donare un e-
all’ossigeno molecolare attivando la molecola per l’idrossilazione.

Reazione netta:

R: accettare organico dell’idrossile


Nadph : donatore di e- per detossificazione farmaci e biosintesi steroidi
NADH: donatore di e- durante l’idrossilazione degli acidi grassi
Oltre al NADPH e al NADH, la seconda molecola necessaria per l’idrossilazione è l’ossigeno. Una
molecola viene ridotto ad acqua, l’altra viene usata per idrossilare il substrato. Gli enzimi che
catalizzano queste reazioni sono chiamate ossidasi.
Durante la detossificazione dei farmaci, l’idrossilazione aumenta la solubilità in acqua dei farmaci
idrofobici. Questo cambiamento è importante perché molti composti idrofobici sono solubili negli strati
lipidici delle membrane e sono quindi trattenuti all’interno del corpo, mentre i composti solubili in acqua
vengono allontanati più facilmente dal sangue e poi secreti dal corpo.
Un’altro membro importante della famiglia del citocromo P450 presente nel rel, coinvolto nei processi di
idrossilazione, fa parte di un complesso enzimatico chiamato idrossilasi degli idrocarburi aromatici.
Questo complesso è coinvolto nel metabolismo degli idrocarburi policiclici, molecole organiche
composte da due o più anelli benzenici associati. Mentre l’idrossilazione di queste molecole può essere
importante per aumentare la solubilità in acqua di sostanze tossiche, i prodotti ossidati sono spesso più
tossici dei composti originari; ad esempio il citocromo P-448 promuovendo l’idrossilazione del
benzopirene (componente del fumo di sigaretta) lo trasforma da potenzialmente cancerogeno alla sua
forma chimicamente attiva.
Metabolismo dei carboidrati
Il REL degli epatociti è coinvolto nella degradazione
enzimatica del glicogeno immagazzinato, attraverso un
enzima presente sulla sua membrana che è là glucosio 6
fosfatasi. Per capire l’importanza di questa fosfatasi bisogna
analizzare il modo in cui le cellule del fegato
immagazzinano il glicogeno, sia la ragione e il meccanismo
della sua degradazione successiva. Uno dei ruoli più
importanti del fegato è quello di mantenere costante il livello
di glucosio nel sangue. Il fegato immagazzina glucosio sotto
forma di glicogeno e lo rilascia quando serve all’organismo.
Il glicogeno epatico viene immagazzinato sotto forma di
granuli associati al rel. la sua mobilizzazione è mediata da
ormoni e coinvolge l’attivazione della glicogeno fosforilasi,
un enzima che scinde il glicogeno in un’unità di glucosio 1
fosfato. Nel citosol, il glucosio 1 fosfato può essere
convertito in glucosio 6 fosfato dal fosfoglucomutasi. Le
membrane sono comunque impermeabili agli zuccheri
fosforilati, per abbandonare la cellula epatica ed entrare nel
flusso sanguigno, il glucosio 6 fosfato deve essere
convertito in glucosio.

La glucosio 6 fosfatasi rimuove il gruppo fosfato dal glucosio 6 fosfato, permettendo al glucosio di
essere trasportato fuori dalla cellula epatica attraverso una permeasi (trasporto facilitato). Il glucosio
viene trasporto nel sangue per il trasporto alle cellule che necessitano di energia.

Immagazzinamento del Ca++


Nelle cellule muscolari, il rel (che prende il nome di reticolo sarcoplasmatico) possiede sulla sua
membrana meccanismi molecolari che servono per rilasciare il calcio o per sequestrarlo al loro interno
ed è uno degli attori principali nella contrazione muscolare.quando arriva l’onda depolarizzatrice il calcio
viene rilasciato attraverso dei canali voltaggio dipendenti presenti sulla superficie della membrana del
rel. il calcio arriva poi nel citoplasma dove reagirà con i miofilamenti contrattili. Terminato l’impulso
nervoso, il calcio viene riportato all’interno del lume del rel attraverso delle pompe ATPasiche, quindi
viene sequestrato attivamente e legato all’interno del lume del rel a proteine leganti il calcio.
RETICOLO ENDOPLASMICO RUGOSO
Il RER è costituito da estese cisterne appiattite sulla
cui superficie citosolica sono adesi, in
corrispondenza della loro subunità maggiore,
numerosi ribosomi e da vescicole di transizione. Le
cisterne sono spesso addossate le une alle altre a
formare sistemi lamellari paralleli.

Il RER è sviluppato soprattutto nelle cellule impegnate in un’intesa sintesi proteica.


Nelle immagini si vedono cellule pancreatiche.

Le cellule pancreatiche sono impegnate nella produzione di una grande quantità giornaliera di pro
enzimi digestivi, che vengono poi raccolti nelle vescicole, concentrate nella parte apicale della cellula.
Il RER ha dimensioni tali per cui non è mai visibile al microscopio ottico, eccezzione fatta dal RER
presente nelle cellule nervose (immagine a colori).

Le cellule nervose hanno un RER


molto sviluppato e molti ribosomi
liberi. Queste regioni ricche di RER e
ribosomi, sono basofile e appaiono al
microscopio ottico come aggregati
definiti sostanza di Nissl.

Funzioni del RER:


- sul RER avviene la sintesi e la maturazione delle proteine. È una delle sedi dove avviene la sintesi
proteica.
- nel lume del RER le proteine neosintetizzate acquisiscono la forma definitiva e subiscono delle
modificazioni post-traduzionali. Le proteine acquisiscono nel RER i loro diversi livelli di
roganizzazione, quindi la loro struttura primaria, secondaria, terziaria e quaternaria, e inizia il processo
di aggiunta e maturazione di carboidrati, che porterà alla formazione delle glico proteine.
- è un sito di controllo di qualità, è il sito di ripiegamento delle proteine. È il sito dell’eliminazione dei
polipeptidi ripiegati in modo non corretto.
- partecipa con l’apparato di Golgi al processo della secrezione cellulare, porterà le proteine alle
diverse sedi di appartenenza, che possono essere intracellulari o extracellulare.
Le proteine sono sintetizzate in due luoghi distinti all’interno della cellula:
1. Sui ribosomi attaccati alla superficie delle membrane del RER:
- proteine secrete dalle cellule
- proteine integrali di membrana
- proteine solubili che risiedono all’interno di compartimenti

2. Sui ribosomi liberi:


- proteine destinate a rimanere nel citosol
- proteine periferiche della superficie interna della membrana plasmatica
- proteine trasportate al nucleo
- proteine del perossisomi, cloroplasti e mitocondri

Compartimenti delle cellule eucariotiche: sistema di endomembrane (re, golgi, lisosomi, vescicole
secretorie, involucro nucleare e membrana plasmatica); citosol; mitocondri, cloroplasti, perossisomi e
interno del nucleo.
Il processo inizia con la trascrizione dei geni nucleari in molecole di rna, che sono maturate nel nucleo
e trasportate attraverso i pori nucleari nel citoplasma, dove è presente la maggior parte dei ribosomi.
Una volta giunti nel citoplasma, gli rna messaggeri si associano ai ribosomi liberi. Dopo l’inizio della
traduzione, ci sono due principali vie di smistamento dei polipeptidi: la prima via è utilizzata dai
ribosomi che sintetizzano i polipeptidi destinati al sistema di endomembrane o ad essere esportato
all’esterno della cellula; questi ribosomi si legano presto alle membrane del RE, mano a mano che la
sintesi procede, le catene poliptidiche in allungamento sono trasferite attrverso la membrana del RE
nel lume di questi o inserite nella membrana stessa nel caso delle proteine integrarli di membrana.
Questo trasferimento di polipeptidi nel re è chiamato importazione co-tradizionale; perché il
movimento di polipeptidi attraverso o all’interno della membrana del reticolo è accoppiato al processo
tradizionale.
I polipeptidi destinati al citosol, mitocondri, cloroplasti o perossisomi, seguono una via diversa. I
riboso i che sintetizzano questi polipeptidi rimangono liberi nel citosol. Dopo che la traduzione è stata
completata, i polipeptidi sono rilasciati dai ribosomi e possono rimanere nel citosol come destinazione
finale oppure essere introdotti nell’organello appropriato. L’introduzione di questi polipeptidi
completamente sintetizzati negli organelli, richiede la presenza di particolare segnali di indirizzamento
e viene definita importazione post traduzionale.

L’importazione co-tradizionale permette l’ingresso nel re di alcuni polipeptidi mentre sono in corso di
sintesi. Consideriamo il compartimento delle proteine solubili, che sono un gruppo di proteine che
include quelle destinate alla secrezioni che quelle destinate a rimanere all’interno delle cisterne
endomembranarie. Se alcuni polipeptidi entrano direttamente nel lume del RER durante la sintesi,
come fa la cellula a determinare quali polipeptidi debbano essere trattati in questo modo? Blobel
ipotizzò l’ipotesi del segnale. L’ipotesi del segnale stabilisce che nel caso di polipeptidi destinati al re,
il primo segmento ad essere sintetizzato all’estremità N terminale contiene una sequenza segnale per
il reticolo, che indirizza il complesso ribosoma-rna messaggero-polipeptide verso la superficie del
RER, dove viene ancorato da una proteina di ormeggio. Durante la traduzione, mano a mano che la
catena polipeptidica si allunga progressivamente attraverso la membrana e entra nel lume del
reticolo.
Successivi studi hanno rilevato che anche altri polipeptidi destinati al RE posseggono una sequenza
N terminale che è richiesta per indirizzare la proteina al re, e che tale sequenza è rimossa quando il
polipeptide entra all’interno delle cisterne del RER. Studi di sequenziamento hanno rilevato che pur
essendo la composizione aminoacidica delle sequenze segnale molto variabile, sono identificabili
caratteristiche comuni: le sequenze segnale per il RER sono lunghe 15-30 aa e contengono 3 domini,
una regione carica +, una idrofobica ed una polare vicino alla peptidasi. L’estremità carica + può
promuovere l’interazione con l’esterno idrofilico della membrana del RER, mentre la regione
idrofobica può favorire l’interazione della sequenza segnale con l’interno lipidico della membrana
stessa.
Importazione co-traduzionale: proteine solubili, destinate alle secrezione
La sola sequenza segnale non permette il contatto con il RER. L’adesione è mediata da una particella
di riconoscimento del segnale (SRP) che contiene 6 diversi polipeptidi complessati ad un RNA di 300
nucleotidi.
Il processo inizia quando un mRNA che codifica per un polipeptide destinato al reticolo, inizia ad
essere tradotto su un ribosoma libero. La sintesi procede finché la sequenza segnale non è stata
prodotta e non emerge dalla superficie del ribosoma. A questo punto, la SRP lega la sequenza
segnale e blocca l’ulteriore traduzione. La SRP lega il ribosoma a una speciale struttura sulla
membrana del RER chiamata traslocone, chiamata così perché affetta la traslocazione del polipeptide
attraverso la membrana del reticolo. Il traslocone è un complesso proteico composto da molte
componenti, coinvolte nell’importazione co-traduzionale che includono: un recettore per srp al quale
srp si lega, un recettore per il ribosoma che lo mantiene fermo, una proteina del poro che forma un
canale attràverso il quale il polipepin allungamento può entrare nel lume del reticolo, una peptidasi del
segnale (enzima che rimuove la sequenza segnale). La SRP si lega al recettore per SRP,
permettendo al ribosoma di rimanere attaccato al suo recettore. Il legame di un GTP al complesso
SRP-recettore, rimuove il blocco della traduzione e causa il trasferimento della sequenza segnale alla
proteina del poro, il cui canale centrale si apre non appena si inserisce la sequenza segnale. Il GTP
viene idrolizzato e la SRP rilasciata. Mano a mano che si allunga, il polipeptide passa nel lume del
RER e la peptidasi del segnale taglia la sequenza segnale che poi è rapidamente degradata. Quando
la sintesi è completa, il polipeptide finale rilasciato nel lume del reticolo, il canale del traslocone si
chiude, mentre il ribosoma si stacca dalla membrana del RER e si dissocia nelle due subunità
rilasciando l’mRNA.
I polipeptidi rilasciati nel lume assumono la struttura secondaria, terziaria e quaternaria grazie a
chaperoni molecolari (Bip più abbondante).
Nelle proteine mature, le regioni idrofobiche sono segregate all’interno della molecola proteica. Nei
polipeptidi non formati queste regioni sono esposte all’ambiente acquoso circostante creando una
situazione di instabilità, per cui i polipeptidi tendono ad aggregarsi. Il legame di bip alle regioni
idrofobiche dei polipeptidi non conformati, li stabilizza impedendo l’aggregazione con altri polipeptidi non
conformati.
Un altro evento associato al corretto ripiegamento delle proteine nel lume delreticolo, riguarda la
formazione di ponti disolfuro fra le cisteine, localizzate in differenti regioni della catena polipeptidica.
Neglieucarioti, la formazione dei legami disolfuro è limitata alle proteine sintetizzate nel RER, che
contiene l’enzima disolfuro isomerasi, che catalizza la formazione e la rottura di ponti disolfuro. La
maggior parte delle proteine sintetizzate sui ribosomi del RER è rappresentata da glicoprotine, proteine
con glucidi legati covalentemente.
Le reazioni iniziali del processo attraverso cui i glucidi si legano alla catena è chiamato glicosilazione, e
avvengono nel RER mentre la catena polipeptidica è in corso di sintesi. Dopo che i polipeptidi sono stati
rilasciati nel lume, glicosilati e conformati sono trasportati attraverso i vari componenti di sistema di
endomembrane alle loro destinazioni cellulari. La prima fermata di questa via di trasporto è il complesso
di Golgi.
È l’aggiunta di catene laterali di carboidrati a specifici residui aminoacidici delle proteine con la
formazione di glicoproteine. Nelle cellule sono state osservati due tipi generali di glicosilazione: quella
legata all’azoto o N-glicosilazione, che implica L’aggiunta di una specifica unità olicosaccaridica al
gruppo amminoterminale di alcuni residui dell’aa aspragina; la glicosilazione legata all’O o O-
glicosilazione che implica l’aggiunta di oligosaccaridi ai gruppi ossidrilici di alcuni residui di aa di serina
o di treonina.
La glicosilazione è un processo che inizia nel RER e si conclude nel Golgi. Nel RER avviene la
glicosilazione N-linked che si conclude nel Golgi, in cui avviene solo l’ossidazione legata all’ossigeno.
Possiamo dividere la N-glicosilazione in due fasi: l’evento iniziale e la successiva modificazione della
catena laterale glucidica. La prima fase e la formazione di un core oligosaccaridico, formato attraverso
l’aggiunta sequenziale di unità monosaccaridiche a un carrier lipidico attivato chiamato dolicolofosfato.
Le prime fasi avvengono sul versante citosolico della membrana del RER con l’aggiunta in successione
di molecole di N-acetil glucosammina indicate con la lettera N, e mannosio (M) alla catena crescente.
Abbiamo il trasferimento del core oligosaccaridico incompleto dal citosol nel lume del reticolo,
catalizzato da un traslocatore di fosfolipidi, cioè catalizzato da una flippasi. La catena oligosaccaridica
viene poi completata con l’aggiunta di molecole di glucosio. Il core oligosaccaridico completo viene
quindi trasferito sotto forma di singola unità dal dolicolo ad un residuo di asparagina, reazione
catalizzata da una oligosaccariltrasferasi associata alla membrana. Il core viene aggiunto alla proteina
mentre il polipeptide è in corso di sintesi. Questo meccanismo di glicosilazione co-traduzionale
contribuisce a promuovere il corretto ripiegamento delle proteine. Durante la seconda fase della N-
glicosilazione il core viene ritagliato e modificato. Come nella glicosilazione del core, le fasi iniziali della
maturazione sono confinante all’interno del lume del reticolo e spesso avvvengono prima che la
biosintesi della catena polipeptidica sia terminata. Le tre unità di glucosio e una delle unità di mannosio
vengono rimosse da una glucosidasi e da una mannosidasi. Il processo si conclude e la struttura
proteica all’interno del RER viene stabilizzata da ponti disolfuro e ne viene controllato il corretto
ripiegamento per il passaggio dal RER all’apparato di Golgi.

La glicosilazione è importante per il


corretto ripiegamento della proteina
e perché forma siti di legame per
altre macromolecole. La struttura
proteica infine viene stabilizzata da
ponti disolfuro: controllo di qualità.
Tra le funzioni del RER c’è quella del controllo di qualità, cioè la proteina è adatta per lo step
successivo? Il meccanismo di controllo inizia alla fine della seconda fase della N-glicosilazione, dove
al core vengono rimosse due molecole di glucosio.
La glicoproteina i cui oligosaccaridi contengono un singolo
glucosio residuo, si lega ad una proteina chaperone. Il
glucosio residuo viene rimosso enzimaticamente e la
glicoproteina viene rilasciata. Se a questo stadio la
glicoproteina non ha ancora completato il suo ripiegamento o
se non è piegata correttamente, viene riconosciuta da un
enzima di monitoraggio, che è chiamato glucosil transferasi
GT, che aggiunge un singolo residuo di glucosio ad uno dei
residui di mannosio dell’estremita esposta dell’oligosaccaride
che si è appena formato. La glucosil transferasi riconosce le
proteine ripiegate in modo incompleto o scorretto perché
queste mostrano residui aminoacidici idrofobici che sono
assenti in quelle ripiegate correttamente. Una volta che il
residuo di glucosio viene aggiunto, la glicoproteina viene
etichettata e riconosciuta dalle proteine chaperoni che le
danno una possibilità di ripiegarsi correttamente.
Dopo un certo periodi di tempo assieme alla proteina chaperoni, il residuo di glucosio viene rimosso e
l’enzima di monitoraggio verifica nuovamente se è stata raggiunta la corretta struttura tridimensionale.
Se è ancora non completamente ripiegata viene aggiunto un altro residuo di glucosio e il processo si
ripete. Se dopo ripetuti tentativi questi non avviene, la proteina viene trasferita nel citosol e viene
distrutta in una struttura chiamata proteasoma.
Inserzione delle proteine di transmembrana nella membrana del RER
Consideriamo proteine di membrana che posseggono un singolo segmento transmembranario. Sono
due le ipotesi di inserzione co traduzionale delle proteine di transmembrana nella membrana del RE, il
primo riguarda i polipeptidi con una classica sequenza segnale per il reticolo, localizzata alla loro
estremità N-terminale che permette a una SRP di legare il complesso mRNA-ribosoma alla membrana
del reticolo. L’allungamento della catena polipeptidica continua fino a quando il segmento
trasnmembranario idrofobico non è sintetizzato. Questa regione aminoacidi funzione come sequenza
di stop del trasferimento, che blocca la traslocazione del polipeptide attraverso la membrana. La
traduzione continua fino a completamento, ma la rimanere regione polipeptidica rimane nello spazio
citosolico. Il risultato è una proteina di trasmembrana con il suo N-terminale nel lume del reticolo e la
sua estremità carbossiterminale nel citosol. Nel contempo il segnale idrofobico di stop del trasferimento
fuoriesce lateralmente del traslocone per diffusione laterale spostandosi nel doppio strato lipidico,
formando il segmento di transmembrana stabile che ancora la proteina alla membrana.

Il secondo meccanismo riguarda le proteine che hanno una sequenza di inizio del trasferimento
interna. Questa sequenza svolge due funzioni: inizialmente agisce come una sequenza segnale per il
RE che permette a una SRP di legare il complesso mRNA-ribosoma alla membrana del RE, quindi la
sua regione idrofobica funziona come ancora che fissa stabilmente il polipeptide al doppio strato
lipidico. L’orientamento della sequenza di inizio del trasferimento al momento dell’inserzione determina
quale terminale del polipeptide rimane nel lume del reticolo e quale nel citosol. Una volta che un
polipeptide neo sintetizzato è stato incorporato nella membrana del reticolo, utilizzando uno dei due
meccanismi, esso può rimanere in quella localizzazione funzionando come una proteina della
membrana del reticolo, oppure può essere trasportato ad altri componenti del sistema di
endomembrane. Il rapporto è effettuato attraverso una serie di eventi di gemmazione e di fusione in cui
le vescicole membranose di staccano da un comportamento di endomembrana e si fondono con un
altro.
BIOSINTESI DELLE MEMBRANE
Non si originano come nuove identità dal cool di proteine e lipidi presenti. Derivano solo da membrane
pre esistenti. Le membrane crescono quando le proteine e i lipidi neosintetizzatisono inseriti in
maniera differente nei due strati delle membrane del RER già esistenti. I componenti di membrana si
muovono poi dal re ad ogni altro comportamento nella cellula. Quando una membrana si muove da un
compartimentò ad un altro, la sua composizione viene modificata da enzimi che risiedono nei diversi
compartimenti cellulari. Queste modificazioni contribuiscono a conferire ad ogni compartimento una
propria composizione. L’orientamento ed asimmetria sono mantenuti durante il viaggio nel sistema di
endomembrane.

I componenti situati sulla superficie citosolica della membrana


e del RE, possono essere identificati sulla superficie citosolica
delle vescicole di trasporto, sulla superficie citosolica delle
cisterne del Golgi e sulla superficie interna della membrana
plasmatica (sempre citosolica). I componenti situati sulla
superficie luminare della membrana del RE mantengono il loro
orientamento e si ritrovano nella superficie esterna della
membrana plasmatica. Infatti, il lume del RE è molto simile
allo spazio extracellulare per molte caratteristiche (elevata
concentrazione ioni calcio, potenziale ossidazione, contenuto
di carboidrati)
Modificazioni proteine: glicosilazione
Modificazioni lipidi: 3 meccanismi
Mostra la percentuale di tre fosfolipidi (PC, PS, SM) in tre
differenti tipi di membrane cellulari: re, Golgi, membrana
plasmatica. La percentuale di ciascuna specie di lipidi
cambia quando la membrana di psosta dal re, al Golgi e
alla membrana plasmatica. Il fatto che le membrane di
organelli differenti abbiano una composizione in lipidi
diversi, indica che avvengono dei cambiamenti mentre la
membrana passa attraverso la cellula. Ci sono molti fattori
che possono contribuire a questi cambiamenti.

Diagramma che mostra 3 diversi meccanismi che possono spiegare come la composizione in
fosfolipidi di una membrana, nel sistema di endomembrane, possa essere diversa da un’altra
membrana anche se i compartimenti di membrana sono spazialmente e temporalmente contigui.

Il primo meccanismo è dovuto al fatto che la


maggior parte degli organelli membranosi
possiede enzimi che possono modificare i lipidi
già presenti nella membrana, cambiando un
tipo di fosfolipide in un altro.

Il secondo meccanismo avviene quando


le vescicole gemmano da un
compartimento, alcuni fosfolipidi
possono essere inclusi nella membrana
delle vescicole che si stanno formando,
mentre altro tipi possono essere esclusi.

Il terzo meccanismo è che le cellule contengono


delle proteine in grado di scambiare fosfolipidi, la
cui funzione è quella di trasportare fosfolipidi
specifici attraverso il citosol acquoso, da un
compartimento di membrana a un altro tipo. Questi
enzimi possono facilitare il passaggio di specifici
fosfolipidi dal re ad altri organelli. Questi è
importante nel trasporto di lipidi a mitocondri e
cloroplasti, che non sono parte del normale flusso
di membrane lungo la via biosintetica.

Proteine legate alla membrana e le proteine solubili, controllate nella loro corretta struttura, possono
lasciare il RE attraverso le prime vescicole di trasporto della via biosintetica e raggiungere il secondo
step che è il complesso del Golgi.
COMPLESSO DI GOLGI
Il complesso di Golgi è costituito da una serie di cisterne membranose
appiattite ed incurvate, delimitate da una sola membrana.
Ogni pila è formata da 4-6 cisterne. Le pile sono collegate da connessioni
tumulari tra cisterne corrispondenti. Le cisterne hanno una forma ricurva
con una faccia convessa rivolta verso il nucleo, è una faccia concava verso
la periferia. All’apparato di Golgi sono associate uno sciamo di vescicole
più piccole e di grandi vacuoli.

Si distinguono una faccia cis di entrata (associata al RE) e una faccia trans di uscita rivolta verso la
membrana plasmatica. Il lato cis riceve vescicole dal reticolo contenenti membrana di nuova sintesi e
proteine di secrezione. Tra la faccia cis e quella trans si ritrova una regione mediale. Possiamo
descrivere tre regioni, ognuna con specifiche competenze biochimiche, cioè la regione cis, la regione
mediana e la regione trans. Attraverso queste regioni varia la compisizione chimica, gli enzimi presenti e
lo spessore della membrana delle cisterne, che aumenta dalla faccia cis a quella trans.
Nel Golgi si distinguono anche dei compartimenti speciali, formati da strutture tubulari e da cisterne
interconnesse, che sono il cis Golgi network e il trans Golgi network, indicati com CGN e TGN. In questi
comparti sono possibili movimenti delle proteine in entrambe le direzioni. Dalla rete cis Golgi le proteine
possono muoversi in avanti verso il Golgi o tornare nel re. Dalla rete trans Golgi le proteine possono
muoversi in avanti verso le loro destinazione definitive (lisosomi,...) o possono tornare a un
compartimento precedente. La composizione lipidica della rete cis Golgi è analoga a quella dell’ERGIC
e del RER, con una prevalenza di fosfolipidi. Andando verso la rete trans del Golgi, aumenta la
concentrazione di colesterolo e di sfingolipidi. La presenza del colesterolo obbliga i fosfolipidi a
distendere le catene idrocarburiche, facendo così aumentare lo spessore del tratto di fosfolipidi e
permetttendo l’inserimento in membrana di proteine che hanno una regione idrofobica più lunga. La
composizione lipidica della rete trans Golgi fa si che a livello di questa regione si comincino a formare i
reft lipidici.
Non ci sono evidenze di proteine solubili residenti nelle cisterne dell’apparato del Golgi, le proteine
residenti sono tutte legate alle membrane dell’organello. Tutte le reazioni enzimatiche di modifica delle
molecole in transito avvengono a livello della membrana e delle cisterne.
Il complesso di Golgi non è uniforme nella
sua composizione da una estremità all’altra.
Le differenze nella compisizione dei
compartimenti di membrana che si vedono
tra la faccia cis e quella trans riflettono il fatto
che il complesso di Golgi è soprattutto un
impianto di lavorazione.

Funzioni:

1. è l’organello preposto al rilascio delle proteine di secrezione all’esterno della cellula


2. si completano importanti processi biosintetici delle proteine iniziati nel RER:
- glicosilazione terminale
- sintesi di lipidi (sfingomielina)
-sintesi polisaccaridi (GAG e mucina)
3. L’apparato di Golgi separa le proteine che devono essere secrete, dai lipidi e le proteine
che devono essere incorporate nella membrana, dalle proteine (enzimi) lisosomiali (centro di
smistamento).

Glicosilazioni terminali
Golgi svolge un ruolo chiave nell’assemblaggio dei carboidrati che fanno parte delle glicoproteine e dei
glicolipidi. Quando le proteine solubili e le glicoproteine di membrana neosintetizzate attraversano le
cisterne cis e quelle mediali della pila del Golgi, anche la maggior parte dei residui di mannosio
vengono rimosse dagli oligosaccaridi di base e altri zuccheri vengono aggiunti in sequenza da enzimi
chiamati glicosil transferasi. Nel complesso di Golgi la sequenza in cui gli zuccheri sono incorporati
negli oligosaccaridi è determinata dalla disposizione spaziale delle specifiche glicosil transferasi che
entrano in contatto con la proteina neosintetizzata mentre questa si muove attraverso la pila del Golgi.
Nel RE e nel Golgi ci sono centinaia di differenti glicosil trasferasi, segno della complessità potenziale
delle catene laterali oligosaccaridiche che portano a una enorme variabilità di proteine. Al contrario di
quello che avviene nel RER, la glicosilazione nel Golgi avviene solo sul lato luminale, quindi le
vescicole che si staccano dalla rete trans del Golgi, contengono nel loro interno gruppi glucidici, che
sporgeranno verso l’esterno quando le vescicole andranno a fondersi con la membrana plasmatica,
permettendo così alle glicoproteine di svolgere correttamente il loro importante ruolo nel riconoscimento
cellula-cellula.
Si riconoscono 2 tipi di movimento: il trasporto anterogrado e il trasporto retrogrado.
Il movimento di materiale attraverso il Golgi
Il movimento di materiale attraverso il Golgi vede 2 ipotesi:
1. Modello di trasporto vescicolare
2. Modello di maturazione delle cisterne

In base a questo, il carico che è costituito dalle proteine di secrezioni, lisosomiali e quelle di
membrana, viene trasportato attraverso la pila del Golgi (dalla rete cis del Golgi alla rete trans del
Golgi), in vescicole che gemmano dalla membrana di un compartimento e si fondono con un
compartimento adiacente più avanti lungo la pila. Ci sono due osservazioni per avvalorare questa
ipotesi: ciascuna delle varie cisterne del Golgi di una pila, ha una popolazione distinta di enzimi
residenti; nella foto al microscopio elettronico (d) è possibile osservare il carico rappresentato da un
enzima che normalmente è presente nelle cisterne mediali del Golgi, oltre che nelle cisterne anche
nelle vescicole, la vescicola marcata sta trasportando l’enzima in direzione retrograda per
compensare il movimento anterogrado dell’enzima maturato nelle cisterne.

Secondo questo modello le cisterne sono strutture transitorie, cioè si suppone che si formino alla
faccia cis della pila per fusione dei trasportatori membranosi provenienti dal re e dal lergic, e che ogni
cisterna si muova fisicamente dall’estremita cis a quella trans cambiando composizione mentre
progredisce. Ogni cisterna matura nella cisterna seguendo progredendo lungo la pila. Il modello di
maturazione delle cisterne prevede un complesso di Golgi molto dinamico, in cui i principali elementi
dell’organello sono continuamente formati alla faccia cis e dispersi alla faccia trans. In accordo con
questa ipotesi, l’esistenza del complesso di Golgi dipende dal continui afflusso di trasportatori dal re
al lergic. Come è previsto da questo modello, quando la formazione dei trasportatori dal reticolo
endoplasmatico è bloccata, il complesso di Golgi scompare. È possibile dimostrare che alcuni
materiali che vengono prodotti nel re e viaggiano attraverso Golgi, rimangono all’interno delle cisterne
di Golgi, e non compaiono mai all’interno delle vescicole di trasporto associate ad esso.
Trasporto vescicolare
Le proteine prodotte dai ribosomi adesi al RER devono:
- raggiungere la loro sede
- rimanere nell’organulo a cui sono destinate
Il trasporto avviene grazie a vescicole delimitate da membrane che
gemmano da una membrana donatrice e si fondono con una membrana
accettrice. L’osservazione al microscopio elettronico delle vescicole nell’atto
di gemmare dalle membrane, rivela uno strato elettrondenso che le ricopre e
che va a costituire un rivestimento proteico, formato da proteine solubili che
si accumulano sul versante citosolico della membrana donatrice nei siti in
cui sta avvenendo la gemmazione.
Ogni gemma rivestita, si distacca a formare una vescicola rivestita. I
rivestimenti proteici hanno almeno due funzioni: fungono da dispositivo
meccanico che induce la membrana a curvarsi e a formare una vescicola in
gemmazione e costituiscono un meccanismo per la selezione dei
componenti che devono essere trasportati nella vescicola. I componenti
selezionati includono, il carico da trasportare consistente di proteine di
secrezione, lisosomiali e da membrana, e il macchinario richiesto per
indirizzare e far ancorare la vescicola alla membrana ricevente.

3 tipi di rivestimenti:
- COP II (spostano il materiale dal RER in “avanti” verso l’ERGIC, compartimento intermedio tra RER
e Golgi, ed il CGN).
- COP I (spostano il materiale dall’ERGIC e Golgi “indietro” verso il RER, dal trans Golgi al cis Golgi).
- Clatrina (spostano il materiale dal TNG ai lisosomi, endosomi e nella via endocitica).

Se le vescicole gemmano continuamente come fa ogni compartimento a mantenere la propria


composizione?
Le proteine vengono mantenute in un determinato organello attraverso una combinazione di due
meccanismi:
1. La ritenzione delle molecole residenti
2. Il recupero delle molecole “sfuggite”

Non è chiaro come le proteine Le proteine che risiedono nel RE, sia quelle del lume che
che non lasciano mai il RE siano quelle della membrana, contengono alla loro estremità C
trattenute o quale segnale sia corte sequenze di aa che servono da segnale di recupero,
presente nella loro struttura che assicurando il loro ritorno al RE se dovessero essere
impedisca la loro fuoriuscita. trasportate in avanti verso l’ERGIC o verso Golgi. Il
Secondo una teoria le proteine recupero delle proteine sfuggite da questi comparti, viene
che rimangono nel RER formano effettuato da recettori sepecofici che catturano le molecole
dei grossi complessi che sono e le restituiscono al re in vescicole ricoperte da Coat-
fisicamente esclusi dalle protein1. Le proteine solubili del lume del RER hanno il
vescicole di transizione che segnale di recupero lis asp glu leu (KDEL). Queste
gemmano. proteine sono riconosciute e riportate al re dal recettore
KDEL, che è una proteina integra.e di membrana che si
sposta dalla porzione cis del Golgi, ai comportamenti del
RE.
La composizione del RER è mantenuta attraverso:
- la formazione di grossi complessi proteici
- il recupero di proteine RE-specifiche

La composizione del Golgi è mantenuta dai 2 meccanismi indicati per il RER più un terzo:
- la lunghezza dei domini di transmembrana delle proteine

Come le proteine che risiedono nel RE, alcune proteine di Golgi contengono delle sequenze di aa che
servono come segnali per la ritenzione o per il recupero. La formazione di grandi complessi che sono
esclusi dalle vescicole di trasporto può giocare un ruolo nel mantenimento della composizione del
complesso del Golgi. È probabile che in questi organuli funzioni anche un terzo meccanismo: tutte le
proteine conosciute del Golgi sono legate alla membrana, perciò ciascuna deve possedere uno o più
domini idrofobici transmembrana che la ancorano alla membrana del complesso. La lunghezza dei
domini idrofobici può determinare in quale cisterna ciascuna proteina di membrana si va a sistemare
quando si sposta attraverso l’organulo.
Lo spessore delle membrane cellulari aumenta progressivamente dal RE (5nm) alla membrana
plasmatica (8nm). Tra le proteine specifiche del Golgi c’è un aumento della lunghezza dei domini
idrofobi i transmembrana, spostandosi dalla rete cis del Golgi a quella trans. Queste proteine tendono a
spostarsi da un compartimento all’altro fino a quando lo spessore della membrana non supera la
lunghezza dei loro domini transmembrana, e ne blocca l’ulteriore migrazione.

Il traffico vescicolare intracellulare è altamente specifico. Una volta che la vescicola si forma,
proteine aggiuntive assicurano l’indirizzamento alla appropriata membrana bersaglio.
Il problema di trovare l’appropriata membrana bersaglio può essere
complesso nelle cellule in cui le vescicole si muovono
continuamente avanti e indietro, tra re e Golgi, tra le cisterne del
Golgi e tra Golgi e membrana plasmatica. Deve esistere un modo
per evitare che queste diverse vescicole migranti, si fondano
involontariamente con la membrana sbagliata. L’ipotesi SNARE
propone un modello per questa importante fase di smistamento e
indirizzamento nel trasporto intracellulare. Secondo questa ipotesi,
i componenti molecolari che facilitano lo smistamento delle
vescicole nelle cellule eucariotiche, comprendono due famiglie di
proteine SNAR: v-snare e t-snare.

Sono molecole specifiche e complementari, che insieme a


proteine di ancoraggio aggiuntive, permettono ad una vescicola di
riconoscere un organulo bersaglio. La presenza di v-snare e t-
snare diverse garantisce la specificità del trasferimento
vescicolare.
v-SNARE: famiglia di proteine presenti sulla membrana delle vescicole di trasporto
t-SNARE: famiglia di proteine presenti sulle membrane bersaglio
Vescicole e membrane bersaglio si riconoscono grazie a recettori complementari. La presenza di v-
SNARE e t-SNARE diverse garantisce la specificità del trasferimento vescicolare.
Smistamento e trasporto di enzimi lisosomiali
Durante il loro percorso attraverso il RE e i primi compartimenti del Golgi, gli enzimi lisosomiali
solubili , come altre glicoproteine, subiscono una n-glicosilazione seguita dalla rimozione di un’unità di
glucosio e mannosio. All’interno del Golgi, i residui di mannosio della catena laterale glucidica degli
enzimi lisosomiali vengono fosforilati, formando un insolito oligosaccaride contenente mannosio-6-
fosfato. Questo segnale oligosaccaridico distingue le proteine lisosomiali solubili dalle altre
glicopriteine e assicura il loro invio ai lisosomi. Le proteine lisosomiali arrivano alla rete trans del Golgi,
la superficie interna della membrana del,a rete trans del Golgi, presenta dei recettori specifici per il
mannosio 6-fosfato. Il pH della rete trans del Golgi è di 6,4 e esso favorisce il legame degli enzimi
lisosomiali solubili con i recettori. In seguito al legame delle proteine lisosomiali ai recettori per il
mannosio 6-fosfàto, i complessi ligando-recettore vengono impacchettati in vescicole di trasporto
rivestite di clatrina, e convogliati in un endosoma. Nelle cellule animali, gli enzimi lisosomiali necessari
per la degradazione del materiale assunto dalla cellule per endocitosi, sono trasportati dalla rete trans
del Golgi ad organuli noti come endosomi tardivi. Essi si sviluppano a partire da endosomi precoci,
che si formano dalla fusione delle vescicole provenienti dalla rete trans del Golgi e dalla membrana
plasmatica. Quando un endosoma precoce matura per formare un endosoma tardivo, il pH del lume
decresce fino a un valore di 5,5. Questa acidità provoca la dissociazione degli enzimi lisosomiali dai
loro recettori specifici per il mannosio-6-fosfato, e impedisce il movimento retrogradò di questi enzimi
al complesso del Golgi, quando i recettori sono riciclati all’interno di vescicole che ritornano alla rete
trans del Golgi. L’endosoma tardivo o matura per formare un nuovo lisosoma o rilascia il suo
contenuto in un lisosoma attivo.

Smistamento e trasporto di proteine non lisosomiali dal


TGN

Enzimi e proteine sono accumulati in grossi granuli secretori


gemmati dalla zona trans. I granuli vengono immagazzinati
nel citoplasma e rilasciati con due differenti modalità:
- secrezione costitutiva
- secrezione regolata
Secrezione costitutiva
La secrezione costitutiva comporta lo svuotamento continuo di vescicole alla superficie della membrana
plasmatica. Le vescicole di secrezione si muovono direttamente verso la superficie cellulare, dove si
fondono immediatamente con la membrana plasmatica e rilasciano i loro contenuti. Questo processo è
indipendente da specifici segnali extracellulare e avviene nella maggior parte delle cellule eucariotiche.
Esempi di questa secrezione sono il rilascio continuo di muco da parte delle cellule che tappezzano
l’intestino o la secrezione delle glicoproteine della matrice extracellulare. A meno che una sequenza aa
o una catena oligosaccaridica non identificasse una proteina per la ritenzione o per il trasporto in un
specifico organulo, la proteina si muoveva attraverso il sistema di endomembrane ed era rilasciata
all’esterno dalla cellula per default. Un’evidenza più recente ha rilevato diverse brevi sequenze aa che
identificano proteine destinate alla secrezione costitutiva.

Secrezione regolata
Le vescicole secretorie in questa secrezione, si accumulano nella cellula e si fondono con la membrana
plasmatica solo in risposta a specifici segnali extracellulari. Si formano tramite gemmazione dalla rete
trans del Golgi, sotto forma di vescicole di secrezione immature che perdono il loro rivestimento di
clatrina e subiscono un processo di maturazione. La maturazione comporta la concentrazione delle
proteine (condensazione) e anche la maturazione proteolitica delle proteine di secrezione. Le vescicole
secretorie mature, si avvicinano al sito di secrezione e aspettano vicino alla membrana plasmatica il
segnale che innesca il rilascio del loro contenuto attraverso esocitosi. Le vescicole mature della
secrezione regolata sono abbastanza grandi e contengono proteine molto più altamente concentrate
rispetto alle vescicole secretorie costitutive. Queste grandi vescicole dense sono chiamate granuli di
secrezione o granuli di zimogeno. Un esempio è dato dalle vescicole rosse (dx) che è una cellula
pancreatica. L’info necessaria per indirizzare una proteina alle vescicole secretorie regolate, è legata
alla sequenza di aa della proteina. Una evidenza attuale fa pensare che anche alte concentrazioni di
proteine di secrezione nei granuli secretori, promuovano la formazione di grossi aggregati proteici che
escludono le proteine non secretorie. Questo può avvenire nella rete trans del Golgi, dove solo gli
aggregati potrebbero essere impacchettati in vescicole destinate ai granuli secretori, o potrebbe
avvenire nei granuli secretori stessi. Il pH della rete trans del Golgi e del lume dei granuli secretori, può
servire come innesco per favorire l’aggregazione non appena il materiale lascia la rete trans del Golgi.

Trasporto di materiale attraverso la membrana:


Esocitosi, in cui i granuli Endocitosi, in cui si ha
secretori rilasciano il loro l’internalizzazione di materiale
contenuto all’esterno della cellula dall’esterno
Questi sono meccanismi propri delle cellule eucariotiche
Esocitosi: fusione delle membrane
È il meccanismo attraverso cui si liberano macromolecole all’esterno. Le vescicole contenenti prodotti
cellulari destinati alla secrezione (imm), si muovono verso la superficie cellulare dove la membrana della
vescicola si fonde con la membrana plasmatica. La membrana plasmatica si rompe, scaricando i
contenuti delle vescicole all’esterno della cellula. Nel processo la membrana della vescicole si integra
nella membrana plasmatica, con la superficie interna (luminale) della vescicola che diventa la superficie
esterna (extracellulare) della membrana plasmatica. Non è ancora chiaro il meccanismo che sta alla
base del movimento delle vescicole di esocitosi verso la superficie cellulare. Una attuale evidenza indica
il coinvolgimento dei microtubuli, sia nel movimento della vescicola di esocitosi, sia di quella di
endocitosi. In alcune cellule le vescicole sembrano spostarsi dal Golgi alla membrana plasmatica lungo
percorsi di microtubuli orientati parallelamente alla direzione delle vescicole. Attraverso l’esocitosi, le
cellule animali secernono ormoni peptidici, ormoni proteici, muco, proteine del latte, enzimi digestivi. La
fusione delle vescicole secretorie regolate con la membrana plasmatica, è innescata da uno specifico
segnale extracellulare, che è costituito da un ormone o un neurotrasmettitore. Durante la secrezione
regolata, abbiamo anche un momentaneo aumento della concentrazione intracellulare degli ioni calcio,
che sembra costituire una fase essenziale nella cascata di segnali che porta dal recettore presente sulla
superficie cellulare all’esocitosi. Lo specifico ruolo del calcio non è ancora chiaro, potrebbe portare
all’attivazione di protein chinasi, le cui proteine bersaglio sono componenti della membrana della
vescicola o della membrana plasmatica. In molti casi l’esocitosi di soecifiche proteine è limitata a una
specifica superficie della cellula. Ad esempio le cellule secretorie che tappezzano l’intestino, liberano
enzimi digestivi solo sul lato della cellula rivolto verso l’interno dell’intestino, sul lato opposto viene
secreto un insieme di proteine diverse. Questo fenomeno si chiama secrezione polarizzata, e viene
osservato anche nelle cellule nervose, che secernono neurotrasmettitori solo a livello delle giunzioni con
altre cellule nervose. Il processo di esocitosi aggiunge lipidi e proteine alla membrana, questo potrebbe
alterare il rapporto superficie volume, importante per il buon funzionamento delle cellule. Per evitare
questo, intervenire una pinocitosi, detta pinocitosi compensatoria. A dx si vede una micro grafia
elettronica a scansione della superficie extracellulare di una coppia di cellule alveolari (polmone) in
cultura, che sono state stimolate a secernere proteine che erano immagazzinate in granuli secretori.

- libera macromolecole all’esterno


- coinvolgimento microtubuli
- fusione innescata da uno specifico segnale
extracellulare e da un aumento di Ca++
intracellulare
- secrezione polarizzata
- aggiunge lipidi e proteine alla membrana
- pinocitosi compensatoria
Endocitosi: internalizzazione di molecole
L’endocitosi è il processo attraverso il quale abbiamo l’internalizzazione di molecole. La maggior parte
delle cellule eucariotiche effettua una o più forme di endocitosi.
Come si vede dall’immagina a dx, un piccolo segmento della membrana plasmatica, si introflette
progressivamente e si restringe formando una vescicola di endocitosi, che conterrà sostanze o
particelle ingerite. In questo modo i materiali che erano precedentemente all’esterno della cellula
vengono introdotti in essa. L’endocitosi è importante per diversi processi cellulari, tra cui l’ingestione di
sostanze nutritive essenziale; le difese contro i microorganismi. In termini di flusso di membrana,
l’esocitosi e l’endocitosi hanno effetti opposti. L’esocitosi aggiunge lipidi e proteina alla membrana
plasmatica quando le vescicole si fondono con essa, l’endocitosi internalizza porzioni della membrana
plasmatica, quindi la composizione stazionaria della membrana plasmatica è una conseguenza del
bilancio tra esocitosi e endocitosi. Il termine endocitosi comprende diversi processi che differiscono per
la natura del materiale internalizzato e per il meccanismo impiegato, sebbene in ciascun caso le
sostanze internalizzate siano isolate dal citosol per mezzo della membrana della vescicola di
endocitosi. Quasi tutte le vescicole di endocitosi, si sviluppano in endosomi precoci, che si fondono con
le vescicole provenienti dalla rete trans del Golgi, acquisendo così gli enzimi digestivi in modo da poter
maturare per formare nuovi lisosomi.

2 tipi di endocitosi:
- fagocitosi
Fagocitosi significa cellula che mangia, pinocitosi significa cellula che beve.
- pinocitosi
Fagocitosi (“cellula che mangia”)
Meccanismo che permette l’investitore di grosse particelle, come aggregati di macromolecole, parti di
altre cellule o interni microorganismi.
Per molti eucarioti unicellulari (amebe, protozoi ciliati) la fagocitosi è un modo abituale per acquisir cibo.
Negli organismi pluricellulari la fagocitosi è un mezzo di difesa per mezzo di fagociti (macrofagi e
neutrofili).
La fagocitosi è stata studiata molto nelle amebe. La superficie cellulare della maggior parte di questi
organismi è ricoperta con sottili peli o con un rivestimento di GAG che assorbono e intrappolano
particelle di cibo o organismi più piccoli. Il contatto con un bersaglio appropriato innesca l’inizio della
fagocitosi, (imm a dx e basso). In un processo che comporta la polimerizzazione della proteina, che si
chiama actina, estroflessioni della membrana chiamati pseudopodi, circondano gradualmente l’oggetto
da portare all’interno della cellula. Alla fine gli pseudopodi si fondono e inglobano la particella formando
un vacuolo fagocitico intracellulare. Questa vescicola di endocitosi (fagosoma) si fonde con un
endosoma tardivo o matura direttamente in un lisosoma, formando una grossa vescicola nella quale il
materiale ingerito viene digerito.
Fagocitosi

Non tutti i batteri inglobati vengono distrutti, es. Mycobacterium tuberculosis (il fagosoma non si fonde
con il lisosoma), Coxiella burnetii (gli enzimi lisosomiali non distruggono il patogeno), Listeria
monocytogenes (distrugge l’integrità della membrana lisosomiale).

Il processo di inglobamento di
materiale estraneo da parte di un
leucocita.

Pinocitosi: cellula che beve


La pinocitosi si divide in:
- endocitosi mediata da recettore o clatrina-dipendente: assunzione di specifiche molecole
extracellulari. Il materiale da ingerire è concentrato.
- endocitosi clatrina-indipendente: assunzione non specifica di fluidi extracellulari. Non concentra il
materiale ingerito.
Endocitosi mediata da recettore o clatrina-dipendente
È una via per concentrare e ingerire molecole extracellulari tramite specifici recettori posti sulla
suoerificie esterna della membrana plasmatica. L’endocitosi mediata da recettore è il meccanismo
primario per l’internalizzazione specifica della maggior parte delle macromolecole extracellulari.
In base al tipo cellulare, con questo meccanismo, le cellule di mammifero possono internalizzare
ormoni, fattori di crescita, enzimi, proteine del siero, anticorpi, ferro e alcuni virus e tossine batteriche.
Nel disegno è rappresentato il processo. Questo inizia con il legame delle molecole di ligando ai loro
rispetti recettori sulla superficie esterna della membrana plasmatica, appena i complessi recettore-
ligando diffondono lateralmente nella membrana, incontrano regioni della membrana specializzate
chiamate fossette rivestite, che funzionano come siti per la raccolta e l’internalizzazione di tali
complessi. L’accumulo di complessi recettori-ligando all’interno delle fossette rivestite, innesca
l’accumulo di proteine addizionali che comprendono la proteina adattatrice, la clatrina e la dinamina,
richieste per la curvatura della membrana e per l’inviaginazione della fossetta. Queste proteine sono
presenti sulla superficie interna della membrana plasmatica. L’invaginazione continua finché la fossetta
si stacca dalla membrana plasmatica formando una vescicola rivestita. Il rivestimento di clatrina viene
rilasciato, lasciando una vescicola non rivestita. Le proteine di rivestimento e la dinamina sono riciclate
a livello della membrana plasmatica, dove divengono disponibili per formare nuove vescicole, mentre la
vescicola endocitica è libera di fondersi con un endosoma precoce. Questo poi maturerà in un
endosoma tardivo e si avrà il processo della digestione.
La velocità e la portata dell’endocitosi mediata da recettore sono notevoli. Gli endosomi precoci
rappresentano i siti per lo smistamento e il riciclaggio di materiale extracellulare portato nella cellula
mediante endocitosi.
Il meccanismo dell’endocitosi mediata da recettore, può anche essere utilizzato per trasferire materiale
extracellulare attraverso il citoplasma della cellula da un lato dove avviene l’endocitosi, al lato opposte
dove avviene l’esocitosi.
Ad es le immunoglobulina sono trasportate mediante un processo come questo, che prende il nome di
transcitosi, attraverso le cellule epiteliali dal sangue materno a quello fetale.
Vescicole di clatrina
La clatrina è una proteina di struttura a 3 bracci detta triskelion costituita da 6 polipeptidi (3 grandi
e 3 piccoli) che si irradiano da un vertice. I triskelion si assemblano in strutture esagonali e
pentagonali, caratteristiche delle fossette e delle vescicole rivestite.

Superficie citoplasmatica

Superficie extracitoplasmatica.
Si vede la concentrazione di 2 livelli diversi di formazione Rotondità vescicola
ligando che si sta unendo al della vescicola endocitica. endocitica.
recettore nelle fossette rivestite

Endocitosi clatrina-indipendente
Rappresenta l’internalizzazione non specifica di fluidi extracellulari, non concentra il materiale ingerito.
Le vescicole di endocitosi fluida sono inviate agli endosomi precoci. Ha una velocità di
internalizzazione costante e rappresenta il meccanismo primario di compensazione della superficie
cellulare.