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Conte Profilo storico della letteratura

letteratura latina 1 (Università degli Studi di Napoli Federico II)

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Alta e media repubblica

Fonti antiche indiiduano fondazione di Roma 21 aprile 753, data fissata da Varrone e poi diventata canonica. Nascita
dei primi insediamenti sul colle Palatino nel 8° sec. Primi secoli: dominazione etrusca, presenza coincide con regime
monarchico, fino 6° sec (fondate istituzioni repubblicane). Inzia fase di attività militare → conquiste territoriali:
• VS pop iberiche
• VS cartagine (3 guerre puniche) → affermazione di Roma come potenza egemone nel Mediterraneo.
Trasformazioni:
• lotte Patrizi VS Plebei (fino 1° sec)
• tentativi di riforma dei Gracchi (133-121)
• guerra sociale con alleati della penisola (90-88) → concessione della cittadinanza romana a tutti italici
• Mario VS Silla + dittatura di Silla → sorgono nuove magistrature e figure politiche carismatiche: imposizione
che porteranno a istituzione del principato
• accostamento a cultura greca.

1. NASCITA E PRIMI SVILUPPI DELLA LETTERATURA LATINA

La nascita della letteratura latina


Romani collocano inizio della storia letteraria nel 513 ab urbe condita (nostro 240 a.C.) → liberto Livio Andronico fa
rappresentare per prima volta un testo scenico in latino (tragedia forse). Problema delle origini si pone per i romani
in prospettiva di concorrenza rispetto a tradizione greca, cui cercano di contrapporre una propria → individuano in
Ennio il progenitore della poesia patria.
Confronto con modelli greci (operazioni di traduzione e riadattamento → Livio Andronico traduce Odissea) impone
a romani maturazione e riflessione. Letteratura latina nasce già adulta, consapevole:
• imitazione
• allusione
• caratterizzazione degli stili.
Esempi di uso della lingua latina:
• Iscrizioni su pietra o bronzo: sono i più antichi monumenti della lingua latina, il cui uso scritto è legato
all'inizio a vita quotidiana.
• scritti di livello ufficiale → esercitano influsso su prosa latina.
• Fasti: in origine termine indica il calendario ufficiale romano, con designazione in giorni fasti e nefasti
(permessi o no gli affari pubblici). Presto i fasti si arricchiscono di altre info.
• Tabula dealbata: tavola bianca che pontefice espone per dichiarare nomi dei magistrati e avvenimenti
significativi per collettività (guerre, fatti prodigiosi, cataclismi). Depositandosi anno dopo anno, prendono nome di
Annales Pontificum e diventano memoria dello stato romano → fondano un modello storiografico originale,
indipendente da influssi greci.

I Carmina
Letterati e poeti romani spesso citano o ricordano formule misteriose, in lingua arcaica, ritmate e ricche di
assonanze. Sono carmina sacrali (cano → canto) o frammenti delle leggi delle 12 tavole (raccolta di leggi risalente a
450). La forma di questi carmina era oscura e straniata, ai limiti dell'incomprensibile (il testo era solenne e
autorevole, questo doveva esprimersi anche attraverso modo di scrittura). Parola “carmen” si usa anche per
preghiere, giuramenti, profezie, sentenze solenni, proverbi, scongiuri. La definizione di “carmen” riguardava più la
forma di un testo che i suoi contenuti. Stile che si distingue da stile casuale e informale della conversazione
quotidiana.
Tradizione dei carmina costituisce atteggiamento stilistico ed espressivo romano. Più antichi esempi → produzioni di
carattere religioso (esecuzione di pubblici riti annuali).
• Carmen saliare → canto del collegio sacerdotale dei Salii. Linguaggio dei salii comprensibile solo per romani
di età storica.
• Carmen arvale → fratres arvales costituivano collegio di dodici sarcedoti, che ogni anno fanno inno di
purificazione per campi.
Testimonianze più consistenti per produzione improvvisata e caratterizzata da motteggi e comicità (Fescennini

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versus) → influsso etrusco o in funzione apotropaica:


• Fescennia: cittadina dell'Etruria del sud
• Fascinum: “malocchio” e “membro virile”.
Sede pià tipica per fescennini sono feste rurali → tradizione di motteggi suscettibili di assumere carattere di
diffamazione pubblica. Versi fescennini sono anche i lazzi tipici delle feste nuziali.

La questione del Saturnio


Le più antiche testimonianze poetiche romane utilizzano verso saturnio, la cui etimologia, legata al nome del dio
Saturno, indica origine italica. Appare come l'unico contributo davvero originale dato dai romani nel campo delle
forme metriche → pone interrogativi relativi alla struttura metrica, la cui fluidità ha suscitato dubbio che
presupponga principi costitutivi diversi da metrica classoca, basata su alternanza quantitativa. Forte irregolarità
rispetto ai versi canonici della letteratura greca fu la causa della sua scomparsa → soppiantato dall'esametro.

Il teatro romano arcaico: forme e contesti


Tra 240 a.C. e età dei Gracchi, la cultura romana conosce fioritura di opere sceniche. Tutti poeti di questo periodo
scrivono per teatro → tragedie, commedie, generi minori.
Ludi → celebrazioni religiose in cui avevano luogo gli spettacoli.
Diffusione di questo tipo di comunicazione artistica è enorme e supera letteratura scritta. Fioriscono corporazioni
professionali (autori + attori); prime polemiche vedono poeti dichiarare proprie posizioni e difenderle da attacchi di
avversari.
Caratteri di questo teatro → influenzati da principali generi teatrali romani, in origine importati da Grecia:
• palliata → carattere comico, deriva da nome “pallio” (veste greca, più corta della toga)
• coturnata → carattere tragico, deriva da “coturni” (alti calzari di attori tragici greci)
→ palliate e coturnate romane sono ambientate in Grecia, i personaggi hanno nomi greci e greco è sfondo degli
avvenimenti della trama.
• Togata → commedia di ambientazione romana.
• praetexta → commedia di ambientazione greca. Ispirate per esempio alla storia o alle leggende riguardo la
fondazione e primi secoli di Roma.
Termini tecnici della drammaturgia, molti di origine greca, hanno spesso derivazione etrusca. Tito Livio afferma
origine etrusca degli spettacoli romani. Si tende a riconoscere mediazione etrusca nella diffusione a Roma. (Histrio
→ “attore”, parola etrusca).
Differenze tra teatro greco e teatro romano → a Roma, in coincidenza delle feste, si davano anche rappresentazioni
teatrali, ma teatro latino non mostra presenza forte di tematiche attinenti alla sensibilità religiosa o contenuto delle
singole celebrazioni festive.
Più antica ricorrenza teatrale è quella legata a celebrazione dei ludi romani in onore di Giove Ottimo Massimo. In
occasione di questi ludi, Livio Andronico ha messo in scena nel 240 a.C. il primo testo drammatico (tragedia ispirata
a modello greco). → data indicata come inizio del teatro nazionale per i romani.
Carattere statale e ufficiale dell'organizzazione ha conseguenze sulla tragedia e sulla commedia.
• Tragedia → condizionata da interessi dei committenti (autorità). Nobiltà influenza scelta di temi e argomenti;
clan nobiliari hanno interesse a far celebrare loro antenati.
• Commedia → rimane lontana da attualità politica e non esegue forme di critica sociale o di costume. Non
consentiti gli attacchi personali ed espliciti o prese di posizione politiche. Nostra conoscenza della commedia latina
è incompleta.
Altra data importante → 207: fu fondato il collegium scribarum histrionumque, la confraternita degli autori e attori.
Queste attività erano socialmente riconosciute. L'uso dello scriba è diverso dal greco “poeta” → maggiore
autocoscienza e valorizzazione sociale del fare letterario.
Oneri finanziari erano dello stato. Figura importante → capocomico (dominus gregis), che dirige la compagnia, fa
impresario e collabora con autori.
55 a.C → edificazione primo teatro di pietra. Prima, c'erano solo strutture provvisorie in legno. Importanza dell'uso
delle maschere, che erano fisse per determinati tipi di personaggi e ricorrenti. Funzioni delle maschere → far
riconoscere quale fosse ilo tipo del singolo personaggio (prologhi di Plauto si concentrano su tipo, non sui nomi), ma
permette anche che un attore reciti più parti.
Plauto → usa tipi psicologici stereotipati e generici, può rivolgere attenzione alla comicità delle singole situazioni.

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Scrive commedie non divise in atti e composte di parti cantate e recitate (senario giambico) + recitativi (sezioni
recitate con accompagnamento musicale → settenario trocaico).
Terenzio → Cerca di approfondire psicologia dei personaggi.
Commedia latina usa versi più liberi rispetto a greci. (Menandro → solo parti recitate o recitative, lascia parti
cantate bcome intermezzo per scandire la divisione in parti).
Palliata → messe in scena greche che valorizzano le parti cantate. Riscritture diventano spesso, in latino, “arie”.
Tragedia romana: ci restano solo frammenti. Principale differenza con tragedie greche → assenza del coro.
Tragediografi latini non dispongono di strutture sceniche e coreografiche necessarie per riproporre inserzioni corali.
Tragici latini ovviano a questo vuoto alzando il livello stilistico dei drammi, producendo enfasi notevole (spesso poi
parodiata dai comici).

Un sottogenere teatrale: l'atellana


Grande successo, deriva da città campana di Atella ed è stata accostata a nostra commedia dell'arte. Probabile che
all'inizio si recitasse improvvisando, basandosi su canovacci. Si rappresentava spesso come farsa finale dopo
tragedia + commedia. Campaiono maschere fisse, nomi sempre uguali, equivoci, bisticci, incidenti.

2. LIVIO ANDRONICO E NEVIO

Livio Andronico, la vita e le opere


Condotto a Roma nel 272 a.C., come schiavo di Livio Salinatore, dopo guerra contro colonia greca di Taranto. Lavora
come grammaticus, professore, e insegna greco e latino + scrive tragedie e commedie + fa attore.
• Ludi 240 a.C. → primo testo drammatico rappresentato a Roma.
• Traduzione in saturnio dell'Odissea di Omero (Odusia)
• 207 a.C. → succeso di un “Partenio” (canto di fanciulle) in onore di Giunone.
Di sua produzione teatrale sono rimasti titoli e frammenti:
• Achilles
• Aiax mastigophorus
• Equos Troianus
• Aegisthus
• Gladiosus (da cui è tratto il Miles Gloriosus di Plauto)
• Odusia → ci restano 36 frammenti. Questa traduzione ha fortuna nelle scuola e da impulso a maggiore
diffusione della cultura greca. Livio cerca un risultato finale confrontabile con testo in partenza. Superamento di
problemi culturali, aggravati da mancanza a Roma di tradizione letteraria. Andronico deve creare lingua adatta a
recepire lo stile dell'epica greca e cerca la solennità nelle formule del linguaggio religioso romano o dell'uso di
vocaboli. Frammenti mostrano la ricerca di mediazione tra fedeltà x originale e rispetto della mentalità romana.
Andronico sembra modificare testo di partenza per rendere opera + accettabile per romani. Per traduzione,
Andronico influenzato da Alessandrini.

Gneo Nevio, la vita e le opere


Origine campana, al contrario di Andronico è cittadino romano. Combatte VS cartaginesi in 1° guerra punica (264-
241), incarcerato. È il solo letterato romano che partecipa a contese politiche e il solo privo di protettori autorevoli
nella nobiltà. Forte3 imoegno nella vita politica → Bellum Poenicum (4000 o 5000 versi saturni → ce ne restano 60);
argomento attuale: 1° guerra punica, ma trattata anche vicenda dell'arrivo di Enea nel Lazio. Nel racconto della
preistoria di Roma, Nevio doveva dare spazio all'intervento divino, importante elemento della tradizione epica
omerica. Saldatura tra mito e storia innesta ascesa di Roma in prospettiva cosmica (prelude all'universalismo
dell'Eneide). Non sappiamo come avviene il passaggio da narrazione mitica a Guerra Punica, ma si pensa a una
giustapposizione dei due blocchi.
Nevio era conoscitore della tradizione letteraria greca (Campania era di cultura ellenica). Nella sezione mitica,
vengono creati composti nuovi e nuove combinazioni sintattiche, che a volte superano tradizione greca. Importanza
di figure di suono, ripetizioni, allitterazioni, assonanze → stile solenne, monumentale. Forte sperimentalismo,
esempio di poesia civile, riconosciuto anche da posteri.
Importante anche produzione teatrale:
• Romulus → storia della fondazione di Roma

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• Clastidium → celebrazione della vittoria di Casteggio 222 a.C. contro galli da parte di console Marco Claudio
Marcello
• Lycurgus, tragedia → tema della diffusione a Roma del culto dionisiaco, fino a sua soppressione
• grande produzione comica.
Nevio pratica la contaminazione → riadattamento della tradizione greca.
Teatro impegnato → attacchi personali VS avversari politici + amore per libertà. Poeta esiliato a Utica, Africa, dove
muore (204 o 201).

3. PLAUTO

La vita e le opere
Marcus Accius Plautus → i tria nomina si usavano per chi aveva cittadinanza romana e non sappiamo se Plauto
l'abbia avuta. Un codice plautino porta il nome Titus Maccius Plautus → da Maccius sarebbe sorto M. Accius.
Maccius → non si tratta di un nome gentilizio, ma forse è nome di una farsa italica (atellana). Probabile che nome
originario fosse Titus Plautus, a cui poi poeta ha aggiunto Maccius, come per dotarsi di un nome di battaglia che
alludesse a scena comica.
Incertezze sulla sua vita, dati presi da presunte allusioni nelle sue opere. Sembra che:
• nato a Sarsina → borgo umbro
• primo poeta non proveniente da area greca
• cittadino libero (ma c'è notizia che avesse svolto lavori servili a 1 mulino)
• data di morte da porsi nel 184
• data di nascita ricavabile da una notizia di Ccierone, tra 255 e 250.
130 commedie circa (molte apocrife). Filologi antichi (Varrone) si dedicano a lavoro di identificazione e sistemazione.
Commedie vengono dotate di didascalie, sigle. Varrone indica 21 commedie che secondo lui sono sicuramente
autentiche:
• amphitruo, asinaria, aulularia, captivi, cuculio, casina, cistellaria, epidiccus, bacchides, mostellaria,
menaechmi, miles gloriusus, mercator, pseudolus, poenulus, persa, rudens, stichus, trinummus, truculentus,
vidularia.

Intrecci e personaggi
Trame riprese da esempi greci (soprattutto Menandro). Plauto sceglie soggetti anche da commedie di altri autori di
cui abbiamo pochi frammenti. Per lui tradurre era qualcosa di molto libero. Duplice tendenza nei confronti dei
modelli greci:
• sforzo di assimilazione del loro stile e della maniera di rappresentare storie
• interesse alla demolizione di molti tratti della commedia greca (coerenza drammatica, sviluppo e credibilità
psicologica dei personaggi, senso del limite).
A differenza di Terenzio, pubblico di Plauto non presuppone un pubblico così ellenizzato da fustare il riferimento con
certi modelli.
Originalità di Plauto:
• creatività linguistica e metrica (giochi di parole, nomi personaggi, ritmo).
• Importanza dei “cantica” (parti in metri lirici, scene cantate e accompagnate da musica). Prima di Plauto,
Nevio ha introdotto cantica nel teatro comico. Però cantica plautini sono diversi dai cori della tragedia greca in cui
sono intermezzi meditativi, in cui entusiasmo dei singoli personaggi si carica, ma espressi in forma metrica diversa
da dialogo. Si tratta invece in Plauto di momenti dell'azione che coinvolgono più personaggi → spettacolarità.
• Singole scene sono molto simili a modelli greci → personaggi si scontrano, litigano, si arrabbiano (sempre
stessa storia). Trama di solito racconta di 1 giovane innamorato di 1 fanciulla, ma non possono unirsi per colpa di un
terzo. Ostacolo fisso → lenone, che rifiuta di concedere ragazza.
Maschere ricorrenti, che mancano di una caratterizzazione individuale e agiscono come pubblico si aspetta.
Menandro, invece, è più interessato a rendere profondi e autentici i caratteri dei suoi personaggi. C'è più sofferenza
che riso. In Plauto invece manca totalmente caratterizzazione introspettiva. Commedia di Menandro è risultato di
una lunga ricerca, lotta VS convenzione.
Plauto si interessa di situazioni socio-antropologiche elementari e mette in secondo piano le riflessioni etiche. Per
questo gli intrecci sono prevedibili, la sorpresa non è un aspetto importante.

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Le trame sono inverosimili perché vogliono rimanere distanti dalla realtà in cui vivono gli spettatori.
->Ambientazione greca (= altro modo di esprimere la volontà di distanziamento) di tutte le commedie, anche se
ricche di intrusioni romane. Spazio della commedia è fantastico, in cui possono avvenire cose che nella Roma del
tempo non sarebbero possibili. Mettere in scena problemi, guardandoli però da una certa distanza.
Risolutore di questi problemi è spesso il servo, altre volte la Fortuna → capaci di creare rivolgimenti + scioglimento
azione. Spesso il poeta si rispecchia nella figura del servo astuto (metateatro); infatti il servo è quello che più di tutti
gioca con le parole, crea immagini, doppi sensi, metafore ecc. servo è personaggio socialmente + debole, ma sulla
scena è il + forte. È una sorta di controfigura dell’autore, esprimendo la sua originale creatività verbale Non c'è
alcun contenuto rivoluzionario nella commedia di Plauto. Finale ricompone ordine accettabile di gerarchie.

La fortuna del teatro plautino


Commedie di Plauto continuano a essere ricopiate per tutto Medioevo. Dante e co però preferiscono Terenzio. È a
partire da Petrarca che ricomincia ad avere successo Plauto. Inizia il lavoro filologico sul testo di Plauto e rinasce
passione per questo autore come fatto teatrale. Si vuole ristabilire testo attendibile e si rivivono sue opere anche
sulla scena, con rappresentazioni: in lingua, in traduzione, con riadattamenti.
->Tra 500-600, tra Ariosto e Goldoni, fortuna di Plauto è intrecciata a sviluppo del teatro comico Europeo. Invece in
ambito scolastico, fortuna di Plauto fu inferiore a Terenzio, a causa delle difficoltà e anomalie linguistiche, stilistiche,
metriche. Inoltre, le commedie di Plauto possono essere interpretate come cattivi esempi di moralità.
->600-700 europeo → ostacoli presso i teorici della letteratura ->ondata di classicismo propose diversi modelli di
comicità e forma teatrale.
->Accusato più tardi di non-originalità, a causa della ripresa di modelli e intrecci greci, viene screditata l'immagine
delle commedie di Plauto.
->Fine 700 → recupero viene da Lessing, autore tedesco, che recupera valore originale della comicità plautina. Da
allora, sempre in crescita.

L'ETA' DELLE CONQUISTE


La battaglia culturale di Catone
Espansione nel mediterraneo, conquista dell'Oriente, assimilazione della cultura greca, producono nel 3° e 2° sec
a.C. una ellenizzazione di Roma. A questo processo si oppone Catone il Censore, difensore della tradizione e del
mos maiorum. Catone combatte contro aspetti della cultura e del pensiero greco che gli sembrano mettere in
discussione i principi base del mos maiorum e istituzioni alla base del vigore romano → filosofie materialiste,
scettiche, ideologia del protagonismo. Catone respinge l’emergere di figure politiche troppo accentratrici.
Concepisce res publica come corpo collettivo. Ma atteggiamento reazionario di Catone è troppo intransigente e
lontano da mentalità delle classi colte.
Il cosiddetto “Circolo degli Scipioni”
Incarnazione dell'uomo politico e di cultura cui Catone si oppone → Scipione Emiliano, figlio di Lucio Emilio Paolo,
vincitore della battaglia di Pidna (168). Scipione protegge a Roma Panezio di Rodi, filosofo. Attorno a lui si
raccolgono intellettuali aperti ai temi della cultura greca→ circolo degli Scipioni (a esso fanno capo Ennio + Lucilio +
Terenzio)= specie di club politico-culturale, un gruppo di letterati, pensatori e semplici cultori di poesia che si
riconosce in una precisa linea politica. Forse un vero circolo non è mai esistito e forse c'è da pensare a semplice
comunanza di interessi tra alcune figure dell'aristocrazia. Cicerone idealizza questo circolo, e ne usa figure +
significative come protagonisti delle sue opere. Orazio vede in questa cerchia un modello per circolo di Mecenate
(vero e proprio gruppo di potere).
4. ENNIO E L'EPICA FINO A CESARE

La vita e le opere minori di Ennio


Nacque a Rudiae (odierna Puglia) nel 239. non era latino, ma proviene da area grecizzata. Si forma a Taranto e
raggiunge Roma in età matura, nel 204. Lo porta a Roma Catone. Qui fa insegnante e scrive soprattutto tragedie.
Diventa protetto di una famiglia aristocratica, quella di Marco Fulvio Nobilitore. Poi entra nella cerchia degli Scipioni
(compone “Scipio”, in onore di Scipione Africano e una tragedia praetexta in onore di Fulvio Nobiliore). Età
ellenistica aveva visto diffusione della poesia di corte, una poesia celebrativa delle gesta dei sovrani greci d’Asia.
Catone protesta con questa iniziativa celebrativa ad personam, perché la vede come un atto di propaganda
personale.

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Annales → risalgono all’ultima fase della sua vita ->poema epico che gli da onori e fama perpetua.
Ennio muore a Roma nel 169.
->Attestata grande varietà di opere minori:
• “il mangiar bene” → opera didascalica sulla gastronomia, ispirata a un poema di un greco del 4° sec. Vede gli
antichi come moderni antropologi, i quali hanno notato come, per capire i popoli e le loro tradizioni, prima bisogna
occuparsi di quello che mangiano. Se composti prima degli Annales (come tutto fa pensare), si tratterebbe della
prima opera della letteratura latina attestata in esametri. Testo di carattere sperimentale e parodico->ce lo dimostra
la scelta del verso di Omero e in generale della poesia narrativa di stile elevato. Affinità con altra opera enniana:
• Saturae → primo esempio di un genere che avrà fortuna nella poesia latina. Probabilmente raccontava
episodi autobiografici MA Contenuto molto congetturale.
• Opere a sfondo filosofeggiante->Euhemerus ed Epicharmus

Gli Annales: struttura e composizione


Primo poema latino in esametri, narrano storia di Roma fino a tempi del poeta, 18 libri. Abbiamo 437 frammenti →
600 versi. A parte testi comici, è unica opera latina di età medio-repubblicana di cui ci possiamo farci un’idea di una
qualche ampiezza. Ennio doveva vedere la sua poesia come celebrazione di gesta eroiche → si rifà a Omero, a
tradizione epica ellenistica (argomento storico e contenuto celebrativo). Celebrazione di tutta la storia romana, in 1
unico poema epico. Opera + vasta dei poemi ellenistici scritti in lode dei sovrani, molto vicino a Bellum Poenicum di
Nevio; differenze:
• Ennio decide di narrare fatti in ordine cronologico.
• Ennio fa divisione in libri del poema (sulla scia dei dotti alessandrini che avevano diviso per libri anche i
poemi di Omero).
->Divisione in libri degli Annales (ricostruzione):
• 1°-3° → proemio; venuta di Enea in Italia, fondazione di Roma (avventure Romolo e Remo), periodo dei re.
• 4°-6° → racconto di guerre VS popoli italici e Pirro.
• 7°-10° → guerre puniche. Prima guerra: sacrificata; seconda guerra: grande risalto.
• 10°-16° → anni delle guerre in Grecia e Siria.
• 16°-18° → arrivano a anni + recenti.
Titolo vuole richiamarsi a Annales Maximi, registrazioni di eventi che i pontefici massimi redigono anno per anno.
Opera di Ennio era condotta secondo ordine cronologico progressivo, ma comunque non trattava tutto con stesso
ritmo e stessa importanza. Ennio lascia spazio a antiche leggende su origini di Roma, predilige eventi bellici, si
occupa pochissimo di politica interna → gli interessa la guerra.

Ennio e le Muse: la poetica


Inizialmente, sembra volesse scrivere poema in 15 libri, che si sarebbe concluso con trionfo di Fulvio Nobilitore, suo
protettore + sua consacrazione di un tempio a muse. Ennio aggiunge però 3 libri, per aggiornare forse sua opera con
celebrazione di altre imprese. 2 proemi → 1° e 7° libro, dove poeta prende parola per rivelare ragioni del suo fare
poesia.
• 1° → tradizionale invocazione alle muse. Ennio racconta di un sogno in cui Omero gli rivela di essersi
rincarnato in lui. Ennio si presenta come vivente sostituto del più grande poeta di tutti i tempi.
• 7° → Ennio da più spazio alle Muse, sostiene la loro importanza rispetto alle Camene. Critica a Nevio l'uso
dei versi saturni, dicendo che sono ancestrali. Ennio usa esametri. Si definisce primo dicti studiosus (filologo,
cultore della parola), i primoa poter stare alla pari dei dotti greci contemporanei (alessandrini).

Stile enniano → in base a frammenti che abbiamo, si rischia di farci un’idea distorta, e ciò dipende dalle FONTI= a
citare Ennio sono stati i grammatici e filologi tardo-antichi, interessati ++ a stranezze e peculiarità linguistiche->
quindi astile Enniano ci appare “sperimentale”. Comunque Ennio accolse parole greche traslitterate, adottò persino
forme sintattiche estranee al latino e inventò aggettivi composti. Al tempo stesso è ricco di figure di suono, che
spesso assumono funzione patetizzante.
Ennio è primo che adatta il latino alla forma metrica dell'esametro → a volte sembra un po' duro risp. a quello di
Ovidio e Virgilio

La poesia epica come celebrazione della virtus aristocratica: da Ennio a Virgilio

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Annales->Influenza su tutta produzione successiva. Dopo Ennio, discorso epico viene interpretato in chiave
celebrativa, eccetto Virgilio → interpretazione e impronta diverse: oltre alla celebrazione (età augustea), anche
riflessione su uomo, destino, guerra (attraverso il mito). Ennio è cantore della virtus individuale, con molte citazioni
ad nomen di condottieri nella sua opera con presunzione che la voce del poeta saprà renderli immortali. Molti
romani pensano che poesia sia celebrazione di azioni eroiche in versi → fino a età imperiale, poesia epica storica
continua ad essere miglior legame tra letteratura e potere.

La poesia drammatica
Ci rimangono 400 versi e 20 titoli di tragedie coturnate. Temi sono ++ quelli del ciclo troiano. Modelli: tragici
ateniesi del 5° sec (Eschilo, Sofocle ed Euripide). Stile → grande carica patetica, ricerca di effetti di commozione,
come in tutto il teatro latino arcaico. Nelle commedie è considerato un autore minore → è ultimo poeta latino a
scrivere sia tragedie che commedie.

5. LA TRAGEDIA ARCAICA: PACUVIO E ACCIO

Popolarità e diffusione della tragedia arcaica romana


Tragedia fu genere letterario popolare in età repubblicana. Povertà dei frammenti che ci restano rende difficile fare
distinzioni e percepire nette distinzioni di stile. Inoltre, tipologie di citazioni conservate ci rendono difficile credere
alla popolarità del genere->grammatici interessati a particolarità linguistiche lontane dall’uso classico. È però vero
che i poeti drammatici sono amanti dello stile difficile, spesso utilizzano forme nuove, composti che mirano a dare
grandiosità alle tragedie, ma non per questo dobbiamo pensare che non avessero esperienza diretta col teatro o
risultassero incomprensibili->testi di questi autori erano scritti per essere rappresentati ≠ tragedie latine più tarde
(es. Seneca): composte per recitazione nelle sale di lettura.
Elementi caratteristici: effetto grandioso, paura, commozione
Modelli → grandi classici greci (Eschilo, Sofocle, Euripide) MA gusto x il patetico, accorate invocazioni e le tirate <
teatro ellenistico del IV-III secolo. Probabilmente tragedie latine tendono a caricare ulteriormente il tono patetico
dei loro modelli greci ed ellenistici, aggiungendo tratti avventurosi e romanzeschi.
Argomenti spesso politici → torna di attualità tema del tiranno, di grande interesse ++ quando compaiono sulla
scena politica le prime grandi personalità carismatiche. Pacuvio ed Accio sono figure di grande prestigio sociale,
personaggi aristocratici. Ora scrivere per il teatro e ++ tragedie non è più occupazione inferiore → Accio è
grammatico, teorico della letteratura e presidente della società dei poeti.

Pacuvio e Accio
Pacuvio → autore di sole tragedie. Nipote (di zio) di Ennio, nato a Brindisi 220, vissuto a Roma come uomo
rispettato e stimato. In contatto con personaggi dell'ambiente scipionico. Muore 130. criticato molto per suo stile,
soprattutto da Lucilio. Lo si considera contorto e ampolloso. Scrive “Iliona”, “Niptra” (i lavacri), il “Dulorestes”
(Oreste schiavo).
Famoso per la visualità spettacolare delle sue descrizioni.
Accio → versato in diversi generi letterari. Nato a Pesaro 170, muore tra 90 e 80. Anche contro di lui si schiera
Lucilio. Per teatro scrive coturnate e praetexte. Particolarmente sensibile alla tragicità del potere assoluto. Noto per
sua maestria con cui utilizza mezzi stilistici della tradizione poetica. Si distinse per interessi eruditi.

6. CATONE E GLI INIZI DELLA STORIOGRAFIA A ROMA

Prima storiografia romana → annalistica (influenzata da struttura degli Annales Pontificum, documenti ufficiali in
cui venivano registrati per anno i fatti pubblici salienti). Annali non avevano taglio oggettivo e imparziale → si
disegnava una versione filo-nobiliare della storia romana (perché pontefici < grandi casati aristocratici).
Caratteristica più notevole → adozione della lingua greca (esigenze propagandistiche →tai tempi della guerra
contro Cartagine, Roma ha bisogno di difendere la propria politica estera nel mondo ellenistico, che inizialmente era
filo-cartaginese)
Primi storiografi:
• Fabio Pittore= scrive in greco ->interessi antiquari: attenzione per riti, tradizioni religiose, istituzioni sociali.

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• Catone il Censore->prima vera opera storica->usa (polemicamente) il latino.

Catone, la vita e le opere


Nasce 234 a Tusculum, famiglia di prop terrieri. Da giovane combatte VS Annibale. Percorse tutte le tappe del cursus
Honorum fino a diventare console 195. Censore nel 184, difende vecchie virtù romane VS degenerazione dei
costumi e dilagare di atteggiamenti individualistici (<pensiero greco). Accusa in processi politici esponenti degli
Scipioni->inimicizie e processi (come accusatore o difensore) durante i quali pronunciò svariate orazioni.
155 Atene invia a Roma ambasceria di filosofi, Catone pretende la loro espulsione → teme che loro insegnamenti
insinuare dubbi nelle menti dei romani. Si batte per chiudere conti con Cartagine. (distruzione di Cartagine avviene
nel 146). Muore nel 149.
In vecchiaia si dedica a comporre le Origines, concepita anche per diffondere suoi principi politici, pim opera storica
scritta in latino, in dichiarato disprezzo VS annalistica romana in lingua greca.
Prima, la storiografia romana era riconducibile a uomini politici che none erano mai stati in primo piano. Catone
invece è una figura eminente e conferisce a storiografia latina un forte impegno politico. Privilegiata la storia
contemporanea → Catone le dedica 3/7 libri. Nelle Origines avevano largo spazio preoccupazioni dell'autore per
corruzione dei costumi e rievocazione delle battaglie da lui condotte contro culto delle personalità.
• 1° → fondazione di Roma,
• 2°,3° → origini delle città italiche,
• 4,5° → guerre puniche,
• 6°,7° → arrivano fino a pretura di Servio Sulpicio Galba 152).
Catone elabora concezione originale della storia di Roma, che insiste sulla lenta formazione dello stato e istituzioni
attraverso secoli e generazioni + repubblica=opera collettiva del populus romanus stretto attoro alla classe dirigente
senatoria
->≠Storiografia aristocratica conteneva spunti celebrativi, annotava gesta di singoli; Catone non fa nomi. A volte, per
opposizione, fa nomi di personaggi sconosciuti o di rango inferiore, che rappresentano la virtù collettiva. Origines
mostrano apertura di orizzonti:
• interesse per storia di popolazioni italiche e loro contributo alla grandezza del dominio romano e alla creazione
di un modello di vita basato su austerità di costumi e rigore.
• interesse per usanze straniere (era stato in Africa e nella Penisola iberica → osservazione diretta).

Le altre opere e le orazioni


A Catone risale testo di prosa latina + antico, giunto intero → De agri cultura. Serie di precetti esposti in forma
asciutta e schematica, NO ornamenti letterari No riflessioni filosofiche su vita e destino degli agricoltori. Catone
vuole dare precettistica generale x comportamento del proprietario terriero. Questo, secondo trad del pater
familias, deve dedicarsi all'agricoltura come attività + sicura e onesta → la + adatta a formare buoni cittadini e buoni
soldati. Il tipo di proprietà che Catone descrive non è piccola proprietà a conduzione familiare MA impresa su vasta
scala->proprietario:
• avrà grandi magazzini dove conservare merci in attesa dell’aumento dei prezzi
• dovrà comprare il meno possibile e vendere il più possibile.
qui->Radici dell'etica catoniana:
• parsimonia
• duritia
• industria
• disprezzo x ricchezze
• resistenza a seduzioni dei piaceri
Rigore catoniano=risvolto ideologico di un’istanza pragmatica→ trarre da agricoltura vantaggi economici, accrescere
produttività del lavoro schiavistico.
Stile dell'opera è scarno, MA colorito da espressioni di saggezza popolare e campagnola (formulazioni proverbiali).
->Tono sentenzioso ritorna anche nei Praecepta ad filium: prima enciclopedia latina dei saperi (medicina, retorica,
arte militare ecc). Rimangono frammenti (ideali del mos maiorum espressi con energia e concisione).
->stesso tono: Carmen de moribus: raccolta di pensieri di argomento morale, legati all’etica tradizionale romana.
“Carmen” richiama l’antica prosa ritmica del periodo delle origini, che per lui rappr. l’ideale dell’integrità dei
costumi.

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≠ Stile ORATORIO è molto diverso → vivace. Catone non vuole educarsi a precetti retorici dei manuali greci. Rifiuto
di ogni elaborazione stilistica va interpretato alla luce della polemica VS cultura retorica greca (che tuttavia non era
assente, bensì sapientemente dissimulata)
Infatti in realtà Catone conosce molto bene le lettere greche:
• De agri cultura → usa insegnamenti della scienza agricola greca
• Origines → influenza dello storico greco Timeo.
Nonostante motivo di dissenso tra Catone e Scipioni = anti-individualismo. Catone doveva avere culto della propria
personalità → autoelogi, riferimenti a propria austera condotta di vita.
-> con la sua opera si afferma un’istanza autobiografica che è notevole / del tutto nuova nella lett. latina

La fortuna di Catone
Appellativo di Censore → funzione moralizzatrice + denuncia trasformazione da personaggio a simbolo, custode
della tradizione e del conservatorismo. Cicerone lo idealizza come figura di virtù della Roma del passato, mitigando
tratti più intransigenti della sua avversione alla nobiltà filellenica (x ricomporre in unità i contrasti ideologici del
passato). Personaggio di Catone ha molte biografie: Cornelio Nepote, Plutarco, De viris illustriibus. Livio ne apprezza
doti MA critica il suo integralismo.
Dopo IV1 secolo, conoscenza diretta delle sue opere va scomparendo. Solo De agri cultura sopravvive x suo
carattere tecnico e funzione pratica.

7. LO SVILUPPO DELLA COMMEDIA: TERENZIO E CECILIO STAZIO

Un nuovo contesto culturale: il declino del teatro popolare e la nascita di un teatro d'élite
Notizie biografiche antiche inseriscono Terenzio al centro dell'età degli Scipioni. Debutto teatrale di Terenzio si
colloca 2 anni dopo la battaglia di Pidna (168 a.C.), con vittoria sui Macedoni, costituisce momento cruciale
nell'evoluzione della potenza romana e rapporti di Roma con oriente greco. Nuovo indirizzo culturale che fa capo al
circolo degli Scipioni porta a innovazioni nella poesia scenica:
• Plauto → commedia come forma di intrattenimento popolare, senza meditazione, senza introspezione
psicologica dei personaggi, intreccio convenzionale e invenzioni comiche.
• Terenzio → accetta la convenzionalità delle trame MA interesse ai significati, a sostanza umana messa in
gioco. Suo tentativo è usare genere popolare per comunicare sensibilità nuova, maturata nel campo di una elite
sociale e culturale-> difficoltà nel rapporto col pubblico.
Vicende delle sue commedie → rispecchiano declino del teatro popolare latino + divaricarsi dei gusti del pubblico di
massa e dell'elite colta. Teatro di Terenzio mette in scena ideali di rinnovamento culturale dell'aristocrazia
scipionica. Gli interessa ++ l'approfondimento psicologico dei personaggi, rinuncia all'esuberanza comico-fantastica
di Plauto> riduzione della comicità > scarso successo di Terenzio presso pubblico di massa.. Terenzio punta a
rappresentazione psicologica del “tipo”; suoi personaggi sono anticonvenzionali.

Terenzio, la vita e le opere


Probabile nascita nel 194 aC. Originario di Cartagine (cognome Afer), giunto a Roma come schiavo di senatore
Terenzio Lucano + rapporti con Scipione Emiliano e Lelio. Muore nel 159, durante viaggio in Grecia a fini culturali
(circostanze della morte poco attendibili). 6 commedie integralmente arrivate a noi:
• Andria (166)
• Hecyra, La Suocera (165)
• Heautontimorumenos, Il punitore di se stesso (163)
• Eunuchus (161)
• Phormio (161)
• Adelphoe, I fratelli (160).

Lo stile e la lingua: una rivoluzione sottovoce


Prima impressione: piatta uniformità a confronto di Plauto. I personaggi bassi della palliata, pur presenti, non
portano sulla scena la loro carica linguistica. Materia linguistica sembra selezionata, censurata; acquistano spazio le
parole astratte, che rendono possibile analisi psicologica. Stile pacato di Terenzio è + vicino alla realtà di quello
plautino. Personaggi non fanno tirate con metafore e allusioni → impressione è + vicina a quella di una

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conversazione quotidiana. Terenzio è preoccupato per verosimile → non vuol dire che usa la parlata quotidiana
dell'epoca: sua lingua è quella delle classi urbane di buona famiglia, una lingua settoriale. Rispetto a Plauto,
riduzione della varietà metrica. Parti liriche sono scarse, molto contenuta l'estensione dei cantica in rapporto a parti
recitative (deverbia).

I prologhi: poetica e rapporto con i modelli


Terenzio è interessato a contenuti morali e culturali, ma molto attento anche agli aspetti tecnici. Rapporto con
Commedia nuova mostra coesistenza di entrambi aspetti. Menandro= modello culturale e letterario Lavorando su
modelli greci, Terenzio riesce a esprimere propria impostazione ideale e propria vocazione letteraria. Commedie di
Menandro erano state modello anche per Plauto, che però era lontano da sua poetica della verosimiglianza.
Terenzio cura molto di + la coerenza e impermeabilità dell'illusione scenica. Sviluppo dell'azione non prevede esiti
metateatrali + eliminazione battute di personaggi che si rivolgono direttamente al pubblico (interromperebbero
illusione scenica). In Terenzio la riflessione/autocoscienza è solo nel PROLOGO → la sua importanza come istituzione
letteraria è la + impo innovazione tecnica risp. a Plauto. Nella commedia nuova, il prologo era concepito come
spazio espositivo, di info a comprensione della trama (anticipa sviluppo e accenna a conclusione) → mette il
pubblico in posizione “panoramica” attenta allo sviluppo dell'azione + capace di apprezzare effetti di ironia. ≠
Terenzio usa i suoi prologhi come prese di posizione:
• chiarisce rapporto con modelli greci
• risponde a critiche su questioni di poetica.
->Questo tipo di prologo presuppone pubblico + preparato, attento, selezionato.
Terenzio sottolinea distacco da vecchia generazione letteraria (Plauto e Stazio). Nel prologo dell'Andria, risponde ad
accusa VS di lui di creare inopportune mescolanze di modelli greci → da qui studiosi moderni hanno coniato
“contaminazione”; Terenzio sottolinea che questa pratica era già usata da Nevio, Plauto, Ennio. Terenzio
contrappone inoltre (prologo de “Il punitore di se stesso”) una commedia statica (stataria) a una piena di azione
(motoria) → rifiutata la farsa di tipo plautino, con scene movimentate da inseguimenti e litigi, e i suoi personaggi
caricaturali. Terenzio oppone a ciò 1 ideale di arte + riflessiva e attenta a sfumature, capace di fondare azione
drammatica sul dialogo piuttosto che movimento scenico. Ci sono rimasti pochi frammenti di Terenzio-
>originalità=problema diff. da analizzare-> sembra però che si attenga a linee degli intrecci di Menandro, senza però
rinunciare a interessi che più lo toccano

Temi e fortuna delle commedie


Difetti principali rimproverati a Terenzio: mancanza di energia dell'azione drammatica < scelta consapevole del
poeta. Terenzio sacrifica:
• ricchezza dell'inventiva verbale
• trovate comiche estemporanee all’approfondimento del carattere dei personaggi.
Palliata latina era ancorata a situazioni familiari, con tipi fissi. In Terenzio, rapporti diventano davvero umani, sentiti
con maggiore serietà. Tutto ciò risente di 1) adesione al modello menandreo 2)circolazione di ideali “umanistici” di
origine greca->a ciò si deve apparizione del concetto di humanitas , che è in sintonia con cultura dell'età scipionica.
Commedia di Terenzio che ha più successo (eunuchus), è quella con meno aspetti psicologici e umanistici → più
riuscito tentativo di Terenzio in direzione della comicità plautina. Poche le commedie di Terenzio che hanno
successo di fronte a pubblico del tempo. Terenzio continua a tenere la scena anche dopo la sua morte e ebbe
sempre favore dei critici + colti (che apprezzano purezza della lingua e raffinatezza stile) tra cui anche Cicerone,
Cesare.
Fortuna succ. di Terenzio:
• introduzione nelle scuole (x via di moderazione dei sentimenti e purezza lingua) + commenti
• 10° secolo, monaca Rosvita scrive 6 commedie in prosa ritmata modellate su quelle di Terenzio
• Medioevo, Dante cita versi Terenziani, mediati da Cicerone.
• Rinascimento, interesse x teatro di T. con volgarizzamenti e adattamenti.
• Moliere fu ammiratore e imitatore di T.
Fortuna dovuta a contenuti educativi del teatro, ha portato critica moderna a sottolineare TROPPO in T. un impegno
etico-sociale.

Tra Plauto e Terenzio: Cecilio Stazio

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Cecilio Stazio oggi è trattato come un minore per ragioni accidentali, x perdita di suoi testi. Intellettuali e conoscitori
di letteratura (Varrone, Cicerone e Orazio) valutano Stazio come autore impo, non inferiore.
Stazio era di origine straniera, da Milano (gallo insubre). Acme della sua produzione nel 180 → forse portato a Roma
dopo battaglia di Clastidium 222. data di nascita tra 230 e 220. Muore forse 168. di Stazio ci rimangono 20 titoli,
tutte palliate. Titoli hanno forme greche e latine o miste. Sua posizione storica suggerisce sorta di
INTERMEDIAZIONE tra Plauto e Terenzio. Frammenti che abbiamo si iscrive nell'atmosfera del teatro di Plauto
(ricchezza metri, fantasia comica, gusto per il farsesco), però Stazio sembra + vincolato al modello della commedia
Nuova ateniese. MA differenze da Plauto: assenza figura dello schiavo (che nel teatro plautino modificava le linee
del modello greco)->magg. rispetto dei modelli. Inoltre: predilezione per Menandro->questi 2 motivi lo accostano
magg. al teatro Terenziano

8. LUCILIO E LA SATIRA

La vita e le opere
Lucilio nasce forse 20 anni prima del 148 (data attestata da Girolamo, ma poco credibile). Sua famiglia agiata
proviene da città di Suessa Aurunca e Lucilio è 1° letterato di alto ceto sociale a fare scrittore. Data di morte sicura
102. Scrisse 30 libri di satire → restano 1300 frammenti brevissimi. 1 edizione delle satire fu curata nel I sec a.C da
Valerio Catone, che ordina libri in ordine metrico:
• esametri dattilici
• distici elegiaci
• metri giambici, trocaici e di nuovo esametri. (libri 26-30)
Si pensa che abbia pubblicato 1^ raccolta in 5 libri nel 130 (noi li conosciamo come libri 26-30). Se così fosse, allora
Lucilio si orientò progressivamente verso esametro (provocazione ironica → l'esametro era verso dell’epica eroica e
celebrativa, qui applicato a materia quotidiana). Singoli libri potevano consistere di composizioni uniche sia di brevi
unità poetiche + non è detto che titolo “Saturae” arrivi da Lucilio stesso, che chiama le sue composizioni “poemata”
o “ludus ac sermones”. Si è supposto che titolo primitivo dell'opera fosse “Schedia” (improvvisazioni). Orazio usa
termine satura per designare quel genere inaugurato dall’opera di L.

Lucilio e la satira
Opera di Lucilio si radica nell'ambiente culturale di Terenzio → personaggi del partito Scipionico furono suoi
protettori. Sua posizione sociale è + alta di quella di Terenzio → può permettersi di più in quanto a scelte. Lucilio è
d'alto rango, non vive del suo lavoro e può permettersi di farsi nemici potenti.
Origini del genere “satura” sono incerte.
• Connessione con termine greco satyros è falsa → satira non sembra avere a che fare con satiri né con teatro
comico greco.
• È sicuro che satura lanx indicasse in Roma antica un piatto misto di primizie offerte a Dei.
• Lex per saturam, quando si riunivano stralci di vari argomenti in 1 singolo provvedimento legislativo.
→ probabile che valore di mescolanza e varietà fosse originario. Nome non è greco. Quintiliano contrappone satira
ad altri generi, dicendo che è un genere completamente romano (impulso originario è romano → ricerca di un
genere letterario disponibile a esprimere voce personale del poeta). In questo periodo, nessuno dei generi di
poesia prevede uno spazio di espressione diretta, in cui poeta possa parlare di se stesso e del suo rapporto con età
contemporanea. Canone estetico è quello della varietà, che già Callimaco aveva opposto all'uniformità dell'epica
narrativa. Varietà, espressione personale del poeta, impulso al realismo->elementi già presenti nelle satire enniane.
Ennio aveva scritto 4 o 6 libri di satire (metri giambici o trocaici). È probabile che vari punti della tradizione
biografica relativa ad Ennio derivino da accenni autobiografici che poeta mette nelle sue satire. Ennio ha posto impo.
nello sviluppo di atteggiamento di consapevolezza di sé da parte del poeta.
Grande importanza storica di Lucilio consiste nell'essersi concentrato solo sul genere satirico (per Ennio era 1
occupazione minore). Sviluppo della satira nell'età di Lucilio significa sviluppo di un nuovo pubblico:
• interessato a poesia scritta (lettura personale)
• desideroso di letteratura aderente a realtà contemporanea.
->Lucilio affrontò spettro ampio di argomenti.
• Parodia dei concili divini (scena tipica dell'epica) → il gioco su altri testi molto noti, comporta implicazioni
critico-letterarie. I libro contiene testo del concilio divino riunitosi x decidere come deve essere fatto morire Lentulo

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Lupo. Poetica realistica di Lucilio vuole reagire con ironia alla concezione della letteratura come vuota
convenzionalità e ricordo di scene e motivi stereotipati.
• Tema del viaggio → (libro III).
• Gastronomia->precetti culinari.
• Tema della donna amata → (libro XVI)->sorta di antesignano della poesia personale d’amore
• Attestate anche disquisizioni su problemi letterari, giudizi su questioni di retorica e poetica, analisi critico-
letterarie e grammaticali. Lucilio ricorda Accio, ma di Accio (come di altri) Lucilio deride gusto enfatico e
declamatorio.
• Critica dello stile solenne (convergenza tra Lucilio e Callimaco).
->Forte spirito moralistico, destinato ad affermarsi come caratteristica dominante della successiva tradizione satirica.
Critica VS aspetti della vita quotidiana (costumi contemporanei, eccessi del lusso e manie grecizzanti).
Impegno politico discontinuo e oscillante.
Dai frammenti emerge rifiuto di 1 unico livello di stile e elaborazione di un’amalgama: linguaggio alto dell'epica e
linguaggio basso e specialistico. Lucilio è vicino a realismo moderno (come Petronio).
DISARMONIA DELLO STILE->è ricercata e meditata->rivolta a un preciso programma espressivo che fonde vita e arte
->sarà modello per tutti i satirici latini – orazio lo considera “inventor” della forma satirica
Dopo Lucilio, Orazio si avvicina a genere satira, ma perde il tono di polemica personale, legato alle precise
condizioni sociali e istituzionali.

9. POLITICA E CULTURA FRA I GRACCHI E SILLA

Oratoria e politica
Anni che vanno da 133 a 79 a.C., quando Silla rinuncia a potere, sono carichi di violenze e tensioni:
• movimento dei Gracchi (tentativo di imporre a senato redistribuzione delle terre pubbliche; represso con armi)
• guerra civile tra Mario e Silla
→ Repubblica entra in crisi (fino a principato di Augusto).
Acquistano importanza oratoria, scuole di retorica, trattatistica → eloquenza è arma impo. nei dibattiti.
92 a.C Licinio Crasso e Domizio Enobarbo chiudono scuola retorica di Plozio Gallo (cliente Mario) → scuola
pericolosa x parte aristocratica, date le sue tendenze popolari->non era richiesta la conoscenza preliminare del
greco + rette non elevate. ->sarebbero potuti uscire capi popolari abili nell’arte della parola.
Insegnamento di Plozio Gallo si riflette nella Rhetorica ad Erennium → manuale di autore sconosciuto, composto in
anni 80->tendenze graccane e mariane. Schematismo scolastico greco attenuato da inserimento di materiali tratti
da cultura e oratoria romane.
->Conosciamo molti nomi, da catalogare per scuole e tendenze di stile, grazie a Cicerone stesso, che nel Brutus
delinea storia dell'eloquenza romana. Cicerone distingue:
• stile grave e solenne di Scipione Emiliano
• stile + pacato di Lelio
• Oratoria ispirata dei Gracchi (Cicerone è ostile al loro programma riformista, ma ne apprezza abilità retorica).

Polemiche sulla lingua e sullo stile e studi filologici


Cicerone ci da anche idea del conflitto di gusti e stile che comincia a delinearsi nella generazione precedente:
• Asiani → eloquenza che fiorisce in Asia minore, inizio III sec > ricerca pathos e musicalità + stile ridondante
(metafore, vocaboli coloriti). A Roma maggior esponente: Ortensio Ortalo, avversario poi amico di Cicerone.
• Atticisti → modello: sobrietà dell'oratore attico Lisia. Stile->lingua semplice + uso regolare dei costrutti
sintattici.
Polemica sullo stile ~ Discussioni sulla lingua →asiani e atticisti si rifanno a due concezioni del linguaggio che già
dividevano scuola di:
• Pergamo → sostenitrice della teoria anomalista (linguaggio= libera creazione dell'uso, consuetudo; deviazioni e
neologismi ammessi)
• Alessandria → teoria analogista è purista e conservatrice, lingua deve fondarsi su norme e rispetto di modelli
riconosciuti. Più famoso esponente è Giulio Cesare.
FILOLOGIA → si afferma a Roma nella II^ metà del II secolo, come disciplina che cura edizione ed esegesi dei testi.

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La produzione storiografica
Nell'età dei gracchi, storiografia diventa mezzo di analisi politica. Non praticata da personaggi di primo piano → non
protagonisti delle fazioni (a differenza dell'oratoria). Rispetto a storiografia arcaica ->adozione di un metodo
razionalistico, influenzata dallo storico greco Polibio.
Autore + interessante → Cornelio Sisenna 120-67, fautore di Silla, scrisse Historiae, che trattavano vicende
contemporanee, dedicando a storia antica solo rapida introduzione. Nell'opera l'eroe è Silla, capo carismatico
investito di ruolo fatale; attenzione per eventi politici + fatti narrati in atmosfera romanzesca e favolosa (metodo
della storiografia tragica che si rifaceva a Clitarco). Stile si adegua al contenuto: asianesimo acceso, che Cicerone
definisce eccessivo. Vena di narratore di Sisenna si esprime anche nell'opera Fabulae Milesiae= racconti di carattere
licenzioso (genere risalente ad Aristide di Mileto).

La commedia dopo Terenzio


FABULA PALLIATA E FABULA TOGATA: nell'età di Cesare e Cicerone, commedia di ambiente greco, palliata (di Plauto
e Terenzio) viene sentita come genere troppo antico e difficile, stilizzato. Dopo P e T c'erano stati continuatori, MA I
sec. aC.= generi alternativi, o più farseschi o rispondenti a esigenze ≠ di realismo
Togata ->vicina a Terenzio MA ambienti e personaggi ∈ a realtà romane. MA non sappiamo se fosse vera “battaglia
per il realismo”->vengono usati ancora metri che rimandano a Plauto ->forse il realismo sta nella rappr. di 1 mondo
di personaggi umili meno tipizzato di quello plautino, più credibile. Donato ricorda come un teatro che
rappresentava senza mediazioni realtà romane, non poteva ridicolizzare l'ordinamento sociale. Togata stava a metà
tra tragedia e commedia (toni comici smorzati → non ha molto successo).

L'ATELLANA E IL MIMO: nel I sec ac, pubblico cerca svago in altri generi di rappresentazione scenica. Ritorno di
fortuna x atellana. Usata a lungo come EXODIUM, comica finale che conclude rappresentazione di drammi +
impegnativi, e che ora acquista ora indipendenza, quasi prestigio. Lucio Pomponio è l’autore di atellane a noi più
noto. I titoli a noi rimasti conservano l’impronta di un repertorio di ->infatti la commedia dell’arte viene spesso
confrontata con l’atellana. Atellana sarà presto soppiantata dal mimo (in greco mimos = indica imitazione della vita
reale). MA i mimi greci non sono + destinati a scena, ma vengono scritti x i sofisticati circoli di lettori. Da
testimonianze di antichi, sappiamo che “mimo” copre varietà di spettacoli diversi → serie di danze, intermezzi
musicali, gag, con molta improvvisazione. A volte il mimo era molto crudo → in età imperiale, condannati venivano
giustiziati in scena, per accrescere realismo. NO maschere, parti femminili interpretate da donne per andare
incontro al gusto veristico delle platee. (Abbiamo anche notizia di autori->a volte si alzava di tono) Mimografo a noi
+ noto → Publilio Siro, liberto venuto da Oriente e padrone di 1 compagnia di giro; vena riflessiva e sentenziosa,
apprezzata da Seneca

TARDA REPUBBLICA

Morte di Silla (78) e morte di Cesare (44) → delimitano una vivace fase di produzione letteraria latina.
Periodizzazione era riconosciuta da molti autori del primo impero, che fanno coincidere fine repubblica con fine di
grande stagione intellettuale. In questo periodo:
• grandi dibattiti teorici, politici e ideologici
• massima fioritura dell'oratoria politica e giudiziaria (Cicerone)
• impulso del pensiero filosofico romano
• crescita della antiquaria, della linguistica e della biografia + altre forme di divulgazione culturale.
Rimane in ombra solo sviluppo del teatro. Per quanto riguarda la storiografia, è da collocare in questo periodo
anche Sallustio, che nonostante scriva dopo morte Cesare, si concentra sulla fase che si è appena chiusa->lotta
politica culminata con l’uccisione di Cesare.
Fenomeno notevole → elaborazione di un autonomo pensiero filosofico-politico, in latino, che vuole ereditare da
pensiero greco la capacità di sintesi e interpretazione della realtà. Cultura romana interroga testi del pensiero greco
con riferimento a bisogni del presente. Si dibatte su:
• ruolo della religione
• si teorizza su migliore costituzione
• si analizza comportamento sociale degli uomini in termini etici
• cultura si interroga su se stessa.

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Intellettuali cominciano a pretendere grande autonomia nel quadro della vita sociale → forte indipendenza. Grandi
poeti aspirano all'autonomia, nei confronti sia della produzione greca che emulano liberamente, sa del potere;
cercano riferimento solo all'interno di circoli e consorterie intellettuali, dove si elaborano poetiche e si formano ≠
scuole. Es. Catullo o Lucrezio non hanno veri padroni, si tengono a manrgini della vita politica romana. La
dimensione più vera della poesia cesariana è il CIRCOLO INTELLETTUALE

1. CICERONE

La vita e l'attività oratoria


Marco Tullio Cicerone nasce nel 106 a.C ad Arpino, agiata famiglia equestre, studia retorica e filosofia a Roma,
frequenta Foro sotto la guida di Lucio Licinio Crasso. Negli anni di apprendistato conosce Tito Pomponio Attico, sarà
suo confidente. 89 presta servizio militare in guerra VS alleati italici in rivolta (guerra sociale), 81 debutta nel Foro
come avvocato; 81 difende Sesto Roscio dall’accusa di parricidio (accusa mossa da uomini dell'entourage di Silla).
[forse]Per paura di rappresaglie VS suo successo, 79-77 viaggia in Grecia e Asia Minore, perfezionandosi in scuole di
retorica, che forse hanno influenzato la Pro Sextio Rocio Amerino. Rientra a Roma, diventa questore in Sicilia;
siciliani lo richiedono come accusatore nella loro causa VS Verre, corrotto propretore → Verrine (fonte sui metodi di
sfruttamento romano delle provincie), ma pronuncia solo la prima perché Verre, schiacciato da accuse, fugge in
esilio volontario. Stile già maturo, periodare chiaro, complesso, bravura in descrizioni sarcastiche e ritratti satirici
degli avversari.
Cicerone percorre cursus honorum. Entra in senato, si avvicina a Populares, partito VS oligarchia aristocratica. ->in
questo contesto: Pro lege Manilia, De imperio Gnei Pompei (66) → difende proposta del tribuno Manilio di affidare
a Pompeo poteri eccezionali x combattere Mitridate, re ribelle del Ponto (rivolta di questa regione minaccia
interessi dei cavalieri, che avevano in appalto la riscossione delle imposte nelle provincie e di cui avevano bisogno x
loro avvenire politico sia Pompeo che Cic.). Cicerone ha fama di moderato e da homo novus venne sostenuto da
aristocratici, che lo propongono al consolato nel 63 VS Lucio Sergio Catilina, appoggiato da popolari e italici.
Tentativi di eversione dopo la sconfitta di Catilina → congiura stroncata da Cic stesso (metodi illegali → condanna a
morte senza processo di molti congiurati → Cic costretto a breve esilio). Testimonianza dell’episodio: Catilinarie,
scritte per denunciare la cospirazione in atto. Cic vede declino della propria fortuna politica a causa del primo
triumvirato (60) [patto tra cesare, Pompeo, crasso per spartirsi potere a Roma]
->Pro Sestio, orazione in difesa di 1 tribuno accusato di violenza, Cic riformula teoria sulla concordia dei ceti
abbienti, dilatando concetto di Concordia Ordinum (=accordo de ceto senatorio ed equestre) in quello di Consensus
Omnium Honorum (concordia attiva di tutte persone agiate e possidenti, disposte a collaborare per riportare
ordine). Non rinuncia però ad attaccare, nella Pro Celio il tribuno popolare Clodio, responsabile di suo esilio nel 57.
In questi anni scrive opere di filo politica: De re publica e De legibus.
Dopo uccisione di Clodio 52, Cic difende da accusa Milone, capo bande aristocratiche, che fugge in esilio. Pro
Milone → Cic rovescia accusa-> elogio del tirannicidio, che libera patria da tiranno.
Guerra civile 49, Cic sostiene Pompeo, dopo la cui sconfitta viene perdonato da Cesare. Orazioni cesariane x
difendere alcuni pompeiani che cercano clemenza: Pro Marcello, Pro rege Deiotaro, Pro Ligario.
->46-45, estromesso da attività politica, Cicerone si dedica a opere filosofiche. Torna dopo assassinio di Cesare →
combatte Antonio, tenta di portare Ottaviano dalla parte del Senato. VS antonio= Filippiche → violente orazioni
(forse 18, ne abbiamo 14), titolo allude a orazioni di Demostene VS Filippo di Macedonia.
Fine di Cicerone → 2° triumvirato Antonio + Ottaviano + Lepido. Muore nel 43 a.C..

Le opere retoriche: la codificazione dello stile e dell'eloquenza romana


Quasi tutte opere retoriche di Cic sono scritte dal 55, dopo ritorno dall'esilio. Nascono da bisogno di una risposta
politica e culturale a crisi di Roma. Questione principale → problema della necessità o meno x oratore di affiancare
conoscenze tecniche della retorica a quelle di diritto, filosofia e storia.
In gioventù inizia, senza completarlo, il de Inventione->propone sintesi tra eloquenza e sapientia (=cultura filosofica).
La retorica senza sapientia è tipica dei demogoghi e degli agitatori popolari e porta alla rovina dello stato-
>riflessioni riprese nel De oratore, 55 → periodo di ritiro da vita politica. Opera in forma di dialogo tra oratori
dell'epoca. Libro I: Lucio Licinio Crasso (suo portavoce) sostiene necessità di vasta formazione culturale dell'oratore;
≠ Marco Antonio è pro oratore + istintivo, formato nel foro. Libro II: Antonio espone problemi su inventio, dispositio
e memoria. Libro III: Crasso discute dell’actio dell’oratore. Dialogo ambientato nel 91, anno della morte di Crasso,

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poco prima della guerra sociale e contrasti Mario/Silla-> Ultimi giorni di pace dell'antica repubblica. Modello:
dialogo platonico->scarto risp agli aridi manuali greci del tempo. Talento, tecnica e conoscenza delle regole
retoriche non sono abbastanza x formazione dell'oratore: si chiede formazione culturale. Crasso insiste perché
probitas e prudentia siano radicate nell'animo dell'oratore. Figura dell’oratore viene a coincidere con quella
dell’uomo politico della classe dirigente->no cultura specialistica MA generale, capace di padroneggiare arte della
parola e persuadere ascoltatori.
46 → Cicerone torna a tematiche del De oratore nell’ Orator, indicando i 3 scopi dell'oratore ideale, cui
corrispondono 3 registri stilistici:
• probare (argomentare tesi)  umile
• delectare (suscitare impressioni piacevoli con parole)  medio
• flectere (muovere emozioni attraverso pathos).  elevato (patetico)
->Necessità di capacità di muovere emozioni < Polemica VS atticismo → atticisti adottavano stile semplice e scarno
e rimproverano a Cicerone forma di asianesimo (ridondanze, uso di figure, accentuazione del ritmo).
Cicerone prende posizione nel Brutus (46), dialogo dedicato a Marco Bruto (uno dei rappresentanti delle tendenze
atticistiche). Cicerone assume ruolo di interlocutore con Bruto e Attico; traccia storia di eloquenza greca e romana
che culmina nella rievocazione delle tappe della sua carriera oratoria. Cicerone rompe schemi di generi e stili su cui
si scontrano asiani e atticisti e afferma opportunità di selezionare e alternare diversi registri a seconda della
situazioni. Atticisti criticati per carattere intellettualistico e poco efficace, non trascinano ascoltatori. Modello
dell’oratoria “senza schemi”= Demostene

Un progetto di Stato
Modello platonico->De re publica 54-51 (< Republica, Platone). Qui identifica la migliore forma di Stato nella
costituzione romana del tempo degli Scipioni. Dialogo si svolge nel 129, presso villa di Scipione Emiliano (+ Lelio-
>magg interlocutori). Opera pervenuta frammentaria, ci arriva per citazioni (Agostino) + ritrovamenti. Parte meglio
conservata → somnium Scipionis.
-Libro I: Scipione si basa su dottrina dei 3 poteri e delle rispettive degenerazioni : (ripreso Polibio)
• monarchia  tirannide
• aristocrazia  oligarchia
• democrazia  oclocrazia
Mostra come superiorità dello Stato romano consiste nella capacità di contemperare 3 forme positive:
• monarchia  consolato
• aristocrazia  senato
• democrazia  comizi.
MA nella formulazione fatta da Scipione il rapp. tra le forme di governo NON è paritetico: l’elemento democratico
serve solo come “sfogo” delle passioni irrazionali del popolo→elogio del regime misto = esaltazione della
repubblica aristocratica dell'età scipionica.
-Libro II: svolgimento della costituzione romana.
-Libro III : dedicato a Iustitia, confuta la critica VS imperialismo romano (Carneade accusa romani di usare concetto
di guerra giusta, fatta in soccorso dei propri alleati, come pretesto per estendere proprio dominio).
-Libro IV: educazione dei cittadini e principi che devono regolare rapporti. In esso e nel libro V =parti + lacunose,
introduceva figura del princeps→ figura per noi difficile da capire ma alcuni punti=assodati: il singolare si rif. Al
“tipo” dell’uomo politico eminente e NON alla sua unicità > élite di personaggi eminenti che si mettano a capo del
senato e dei boni. Mantiene quindi il suo ruolo nei limiti della forma statale repubblicana ->Autorità dei princeps è a
sostegno del senato, per salvare res publica. Princeps deve inoltre andare contro passioni egoistiche e desiderio di
potere e ricchezza → disprezzo delle cose umane del somnium scipionis. Cicerone mostra dominatore-asceta,
rappresentante in terra della volontà divina.
-Libro VI: Scipione Emiliano rievoca sogno in cui gli appare Scipione Africano, suo avo, per mostrargli quanto siano
insignificanti le cose umane e rivelandogli beatitudine che attende nell'aldilà.
Completa il discorso sullo stato nel De legibus (iniziato: 52): conservati primi 3 libri + frammenti di 4 e 5. Azione
ambientata nel presente (interlocutori: Cicerone, Quinto, Attico). Libro I: origine divina della legge (basata su
ragione innata degli uomini e non convenzione). Libro II: esposizione delle leggi che dovrebbero essere in vigore nel
migliore degli stati→ tradizione legislativa romana. Libro III: leggi riguardo magistrati e loro competenze.

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Una morale per la società romana


46 → inizia a scrivere opere filosofiche. Ritirato da vita pubblica, cerca conforto nella filosofia. Forma privilegiata:
dialogica. Domande che si pone: esistenza e ruolo degli dei nel mondo, dolore, timore della morte, felicità e virtù.
No posizioni originali, riassume posizioni e schemi, traduce testi e problemi filosofici “difficili”. Originale l'interesse a
cercare sempre una conseguenza pratica, ricaduta in termini di azione e partecipazione politica. Impegno ++
moralistico e ricorda i doveri del cittadino al servizio dello stato: scopo è offrire punto di riferimento alla classe
dirigente romana x ristabilirne egemonia sulla società.
In questa direzione: 1) Cato maior de senectute → protagonista: figura addolcita di Catone il Censore, in cui sono
armonizzati il gusto per l’otium e impegno politico. 2)Laelius de Amicitia → dialogo si immagina avvenuto pochi
giorni prima di morte di Scipione Emiliano (129). ricerca sui fondamenti etici della società nel rapporto che lega le
volontà degli amici->Tentativo di superamento della tradizionale logica clientelare che intendeva amicitia come
creazione di legami personali a scopo di sostegno politico. Novità: Allargamento della base sociale delle amicizie
oltre nobilitas, attraverso il riconoscimento di valori come virtus e probitas come fondamento dell’amicizia.
Academica → problemi di teoria della conoscenza. Ci restano solo 2 libri (Lucullus e Varro). Cicerone tratta diverse
dottrine ellenistiche, discutendo su possibilità o meno di concepire nozioni vere.
Scrittura dei dialoghi è raffinata e Cicerone dà spazio a invenzione narrativa nella scelta di scenografie e incontro dei
personaggi. Nell’aspirazione alla ricercatezza dell'elaborazione stilistica C. emula Platone. Cicerone si astiene da
formulare opinione precisa, per lasciar spazio a confronto aperto->regole della conversazione educata, no veri
scontri.
Unica dottrina vs cui Cicerone mostra ostilità → epicureismo (per il suo invito al disimpegno civile e l’affermazione
del disinteresse degli dei vs le vicende umane)-> aggredito nel DE NATURA DEORUM e nel DE FINIBUS.
De divinatione → dialogo sui segni che proverrebbero da dei.

I doveri della classe dirigente: il De officiis


Stesura iniziata nel 44. E' trattato, non dialogo, dedicato a figlio Marco. Riflette su fondamenti di morale della vita
quotidiana, che permetta all’aristocrazia di riavere controllo sulla società. Base filosofica=Stoicismo moderato
(Panezio), che fornisce casistica necessaria a regolare i comportamenti dei membri dirigenti->la sua dottrina dava
valore positivo a istinti: non devono essere oppressi, ma disciplinati. Autocontrollo definisce il gentiluomo
ciceroniano= ordine, coerenza, giusta misura nelle parole e azioni. Inoltre, minuta precettistica relativa a
comportamenti da tenere nella vita quotidiana e nel rapp. con le persone->piccola parte di un trattato che si
propone di costruire modello complessivo del vir bonus->precetti non vanno considerati come legati a un “galateo”
come genere letterario autonomo MA comunque Cicerone dà inizio a una tradizione destinata ad avere grande
fortuna

Lo stile e le opere poetiche


uno dei problemi principali di Cicerone è quello della resa in latino di molti termini greci, per consentire chiarezza. Il
suo sforzo è di evitare grecismi, costruire lessico astratto. Ha dato vita a un periodare complesso e armonioso
fondato sul principio della corrispondenza tra le parti, la concinnitas; elimina tutte le incoerenze del linguaggio
colloquiale e privilegia l’ipotassi sulla paratassi (periodare lungo).
Cicerone si caratterizza anche per la varietà di toni e registri, fa in modo che a ogni livello di stile (semplice,
temperato, sublime) corrisponda un’adeguata collocazione delle parole a seconda delle esigenze del probare,
delectare e movere.
La disposizione verbale è tale da realizzare il numerus, un sistema di regole ritmiche adattate alla prosa.
Per quanto riguarda la poesia ci sono rimasti pochi frammenti, anche se comunque fu giudicata molto
negativamente. Ricordiamo i poemetti Glaucus e Alcyones e la traduzione in esametri dei Fenomeni di Arato, che
invece incontrò grande fortuna.
->Marius → poema dedicato a Mario (homo novus vincitore di Giugurta)
->De consulatu suo → 3 libri, 60 a.C., Cicerone si elogia per aver salvato Roma da congiura di Catilina. Opera
sbeffeggiata per stucchevole autocelebrazione e cattiva fattura.
Raffina la tecnica dell’esametro regolarizzando il sistema delle cesure e introducendo disposizione del verso + ricca
ed espressiva.->es. insegna enjambement.

L'epistolario

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Per conoscere Cicerone è impo suo epistolario → comprende anche qualche risposta.
16 libri Ad familiares (parenti + amici, da 62 a 43), 16 libri Ad Atticum (a migliore amico, da 68 a 44), 3 libri Ad
Quintum fratrem (da 60 a 54), 2 libri Ad Marcum Brutum (autenticità controversa → tutte lettere del 43). Tot. 900
lettere pubblicate postume . Diversità dei contenuti, occasioni e destinatari → diversità di toni. Lettere vere, NO
obiettivo della pubblicazione, Cicerone “non ufficiale”-> anche lo stile riflette il carattere di epistolario reale:
periodare gergale, ellittico, grecismi, colloquialismi, paratassi->è 1 lingua che rispecchia il sermo cotidianus delle
classi elevate romane. Grande valore storico, assistiamo a evolversi degli avvenimenti politici.

La fortuna di Cicerone: Contemporanei si divisero tra estimatori e detrattori di Cicerone (>oratori atticisti, Asinio
Pollione e Sallustio)
I sec d.C. →prevale modello senecano, periodare nervoso, rapido, sententiae. MA ben presto di nuovo predominio
quasi esclusivo grazie a reazione classicista (Quintiliano). Gellio e Frontone tributano a prosa di Cicerone, Ma gusto x
stile + asciutto e meno magniloquente.
Medioevo cristiano→ Cicerone mediatore di idee e valori della civiltà antica.
Primo umanesimo= all’ammirazioni per lo scrittore si aggiunge interesse per la figura umana e la personalità
ciceroniana.
Umanesimo e Rinascimento → lunga polemica di stile tra ciceroniani (=Cic. unico modello di prosa latina, da imitare)
e anti ciceroniani (prendono ad es. Poliziano e Erasmo->pluralità di modelli).
Pensiero moderno= Cicerone ha alimentato moderatismo politico → odio x tirannia + disgusto per volgo, culto
libertà + rifiuto dell'uguaglianza e disprezzo x democrazia. + Equilibrio tra impegno politico e libertà interiore.
Ultimi 2 secoli= svalutazione della cultura latina nei confronti di quella greca (Romanticismo tedesco) +
interpretazione di Mommsen. Di recente->rivalutazione della sua figura sia storico-politica che letteraria.

2. FILOLOGIA, BIOGRAFIA E ANTIQUARIA

Tito Pomponio Attico e Cornelio Nepote


Nella tarda repubblica, ricerca antiquaria diventa disciplina di grande interesse: attenzione ai riti, costumi e
istituzioni del passato. + importante filologo-antiquario romano → Varrone ma anche Attico e Nepote.
->Tito Pomponio Attico + impo corrispondente di Cic. Cavaliere romano, vive a lungo ad Atene. Sua casa a Roma è
luogo di incontro di principali rappresentanti della ricerca antiquaria del tempo. Aderente a filosofia epicurea, vita
appartata, NO partecipazione a vita politica. Fu raccoglitore di MEMORABILIA, gesta memorabili di gente romana
che i posteri devono imitare. Organizzatore della cultura.
->Cornelio Nepote autore di De viris illustribus, raccolta di biografie di personaggi famosi. Almeno 16 libri, divisi in
base a professioni (ci rimane libro su comandanti militari stranieri). Intende biografia come veicolo di confronto tra
civiltà greca e romana → ogni categoria: coppia di libri. Si è pensato che intento di Nepote era suggerire superiorità
dei romani in ogni settore, MA quello che abbiamo non sembra viziato da pregiudizi nazionalistici. Progetto di
Nepote < epoca in cui romani si interrogano su caratteri originali della loro civiltà e sono disposti ad apprezzare
valori di civiltà ≠. Nella prefazione dimostra quasi una nozione aurorale di “relativismo culturale”

Marco Terenzio Varrone


Nato 116 a.C a Rieti. Questore, tribuno della plebe, pretore. Nella guerra civile fu legato di Pompeo in Spagna.
Cesare, conquistato potere, lo perdona e gli affida incarico di organizzare biblioteca a Roma. 43 proscritto da
Antonio perché simpatizzante dei Cesaricidi, ma si salvò. Muore 27 a.C.

ANTIQUARIA E FILOLOGIA:
interessi filologici e antiquari lo accompagnano dalla giovinezza: De antiquitate litterarum= problemi di storia
dell’alfabeto latino. MA Opere + impegnative-> scritte dopo 60 anni:
• Antiquitates → illustra e mette in ordine patrimonio mitico, rituale, istituzionale della civiltà latina. Nota a noi x
frammenti, ++ citazioni di cristiani, che fecero di Varrone il rappresentante e difensore della civiltà pagana. Varrone
distingueva 3 modi di concepire la divinità:
1) teologia favolosa: racconti mitici + rielaborazioni poetiche ->il popolo deve rimanere fedele a essa
2) teologia naturale: teorie di filosofi sulla divinità ->deve restare possesso degli intellettuali/classe dirigente.
3) teologia civile: concepisce divinità nel rispetto di una esigenza politica ed è utile a Stato.

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Per Varrone la religione è creazione degli uomini (Cristiani VS Varrone). Per quanto riguarda invece la storia di Roma,
l’autore ritiene che la città abbia acquisito il ruolo di potenza perché ha saputo amalgamare apporti culturali di
diverse civiltà. MA a lui non interessano battaglie, lotte politiche ecc., ma istituzioni, tradizioni, ‘mentalità’->è la
storia collettiva del popolo romano sentita come un organismo unitario in evoluzione.
• De lingua latina → trattazione sistematica che parte da problemi di origine della lingua e di etimologia, affrontava
poi morfologia, sintassi e stilistica. Varrone dà rilievo all’assimilazione di elementi stranieri nella formazione del
latino. Di quelli che ci restano, 3 libri dedicati a etimologie (spesso fantasiose, basate sull’idea della non-arbitrarietà
dei segni ling.) e 3 alla questione dell’analogia e anomalia (nel dibattito anomalisti vs analogisti, V. tenta
conciliazione fondata su complementarità fra analogia e anomalia).
• opere filologiche → si occupa del teatro arcaico->Plauto, di cui affronta il problema delle numerose commedie a
lui attribuite-> compila catalogo sistematico, dividendo commedie di Plauto in “sicuramente spurie” (90), “incerte”
(19) e “sicuramente plautine” (21)->sono quelle pervenuteci. Per l’attribuzione si affidava ++ alla sua sensibilità per
la lingua e lo stile plautino.

LE “SATURAE MENIPPEAE”:
Modello impo per Apokolokuntosis (“satira sulla morte di Claudio”- Seneca) e Satyricon (Petronio). Varrone si ispira
al nome del filosofo greco Menippo di Gadara (III sec), che aveva scritto satire cinicheggianti. Satira forse eccentrica
(risp. a quella tradizionale) per il travestimento fantastico-allegorico che assumono i contenuti. Sappiamo che erano
in prosimetro e che i temi principali: satira politica e di costume. Titoli in greco.

IL “DE RUSTICA”:
Scritti nel 37, in vecchiaia. 3 libri in dialogo, unica opera di Varrone conservata completa. I libro: dedicato a Fundania,
moglie di Varrone, ha comprato un podere chiedendo al marito aiuto nella sua conduzione. Tratta dell'agricoltura in
generale. II libro: dedicato a un allevatore di bestiame, tratta dell'allevamento. III libro: dedicato a un vicino di
campagna, tratta dell'allevamento di animali da cortile, api, pesci. Intervengono vari personaggi (anche Attico).
Concezione della produzione agricola accentua tendenze già presenti in Catone->il confronto è inevitabileVilla
varroniana è + vasta, riserva spazio a produzioni lussuose ed eleganti, che rispondono a richieste del mercato
cittadino; il resto: produzione e allevamento su vasta scala. In essa si incontrano utilità e piacere. Vero proposito
dell’opera: dare soddisfacente immagine di sé al signorotto di campagna ->destinazione NON pratica che implica
una visione estetizzante della vita agricola.
LA FORTUNA DI VARRONE
Opere che incontrano fortuna vasta. Cicerone lo apprezza, Virgilio deve molto a opera agricola (per Georgiche).
Sono inoltre debitori di Varrone la linguistica, filologia, commento dei testi classici di età successive. Trionfo del
Cristianesimo dà nuovo lustro alla sua fama: Varrone deve essere studiato a fondo per poter essere confutato. Nel
Medioevo continua la sua fortuna e Petrarca lo indicherà come 3° lume romano (sommo erudito) dopo Cic (sommo
oratore) e Virg (sommo poeta).

3. CESARE

La vita e le opere
Nasce a Roma 13 luglio 100 a.C, da famiglia nobile. Imparentato con Mario-> da giovane viene perseguitato da
Sillani e costretto ad abbandonare città x un po’. Torna dopo morte Silla e inizia carriera politica: questore, edile,
pontifex maximus, pretore.
60 → Cesare + Pompeo + Crasso: accordo segreto primo triumvirato x spartizione potere.
59 → consolato + anno dopo proconsolato Gallia Narbonense. Opera di sottomissione di Gallia (7 anni). Durante
campagne, scrive Commentarii de bello Gallico (7 libri), annota anno x anno eventi di guerra → resoconti militari +
osservazioni di carattere etnografico e geografico. VIII libro aggiunto dal suo luogotenente Aulo Irzio.
Quando avversari a Roma vogliono impedirgli di passare da Proconsolato in Gallia al secondo consolato, varca in
armi fiume Rubicone (confine Italia) -> inizio guerra civile VS SENATO (49). Esercito Senato sconfitto a Farsalo 48,
Cesare insegue Pompeo in Egitto, poi Africa e Spagna per spegnere focolai pompeiani. Anche per guerra civile->
Commentari (in 3 libri). Cesare è padrone di Roma, ricopre dittature e consolati. MA Aristocratici repubblicani
organizzano congiura VS Cesare (15 marzo 44). Compose anche poesia e trattati (de analogia)

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Il commentarius come genere storiografico


Il termine commentarius indicava un tipo di narrazione a metà strada tra la raccolta di materiali grezzi (appunti
personali, rapporti al senato) e la loro elaborazione in forma artistica, arricchita con ornamenti stilistici e retorici
(tipica della vera storiografia). Cesare voleva sicuramente inserirsi nella tradizione di Cicerone: commentarii come
materiale da offrire ad altri storici affiché lo plasmassero e organizzassero una narrazione propriamente
storiografica.
In realtà il commentarius come egli lo praticava andava avvicinandosi alla Historia.->lo dimostra la
drammatizzazione di scene collettive, e l’uso, a volte, del discoro diretto.
Cesare comunque mantiene una certa sobrietà, evita effetti grossolani e plateali e fronzoli retorici e si pone con un
atteggiamento antiretorico: non scrive un proemio al De bello Gallico (consuetudine dell’historia), sceglie di parlare
di sé in terza persona che distacca protagonista dall'emozionalità dell'ego.

Le campagne in Gallia nella narrazione di Cesare


->sette libri del DE BELLO GALLICO coprono il periodo dal 58 al 52, in cui Cesare procede alla sottomissione della
Gallia, avvenuta a fasi alterne di vittorie e di sconfitte (che non cela, piuttosto giustifica).
1. Avvenimenti del 58, campagna VS Elvezi e VS capo germanico Ariovisto.
2. Rivolta delle tribù galliche
3. campagna VS popolazioni situate sulla costa atlantica
4. operazioni VS infiltrazioni di popoli germanici che avevano passato Reno e VS capi gallici ribelli.
5. Resoconto su spedizioni VS britanni (55 e 54) accusati di fornire aiuti a galli ribelli.
6. Campagna VS popolazioni della Gallia Belgica
7. fine della resistenza gallica + espugnazione Alesia e cattura Vercingetorige, re degli Averni, capo insurrezione.
Tempi di composizione sono incerti: alcuni teorici ritengono che Cesare abbia scritto di getto subito dopo la
campagna, altri anno per anno, durante gli inverni, in cui le operazioni militari erano sospese. A sostegno di questa
seconda ipotesi: contraddizioni dell’opera altrimenti non spiegabili, e una sensibile evoluzione stilistica: dallo stile
scarno e disadorno Cesare si apre ad alcuni ornamenti, es. maggiore varietà sinonimica. ->Una terza ipotesi è quella
che Cesare abbia abbozzato i libri anno per anno, per poi riscriverli dopo la conclusione della campagna militare-
>ipotesi che concorderebbe con la testimonianza di Irzio sulla rapidità della composizione. Il libro 8 invece sarebbe
stato scritto da Irzio.
La narrazione della guerra civile
Il De bello civili si divide in tre libri: i primi due narrano gli avvenimenti del 49, il terzo quelli del 48; si pensa che
l’opera si stata composta in seguito, nel 47-46. È ricca di riferimenti alle idee politiche di Cesare, che intende colpire
la classe dirigente, corrotta, tramite una satira sobria, che metta in luce le ambizioni basse e gli intrighi dei suoi
avversari. La rappresentazione satirica vede il suo apice nella Battaglia di Farsalo, quando gli avversari, certi di
vincere, già pensano alle pene da impartire. NO programma di rinnovamento politico->
Cesare aspira ++ a smentire l’immagine che gli avversari davano di lui, cioè di un rivoluzionario, un secondo Catilina;
x mostrarsi come colui che si è sempre mantenuto nell’ambito delle leggi. Destinatario di questo messaggio= lo
strato medio dell’opinione pubblica che teme sovvertimenti sociali (->C. es. rassicura ceti possedenti in merito a
tema dei debiti: dice che non ne proporrà la cancellazione). Cesare inoltre insiste sulla sua costante volontà di pace,
giustifica la guerra come conseguenza del rifiuto di trattative da parte di pompeiani. Si mostra poi clemente verso i
vinti e mostra un’affezione sincera nei confronti dei propri soldati valorosi, di cui talvolta ricorda i nomi-
>promozione sociale + memoria presso i posteri.

La veridicità di Cesare e il problema della deformazione storica


STILE-> il tono della narrazione è apparentemente oggettivo e impassibile, dovuto a uno stile scarno povero di
abbellimenti retorici. Sicuramente ci sono diversi procedimenti di deformazione (non falsificazione, ma omissioni di
dettagli, modo di presentare i fatti): infatti con diversi artifici retorici Cesare ricorre a anticipazioni, insinuazioni, e
talvolta dispone le argomentazioni in modo da giustificare i propri insuccessi.
->NO esaltazione della conquista->Cesare mette in rilievo le esigenze difensive che lo hanno spinto ad intraprendere
la guerra: questa era una consuetudine consolidata dell’imperialismo romano; funzionale è anche la
rappresentazione della ferocia dei barbari: in questo modo emerge il valore dei vincitori e la necessità della guerra.
Cesare si rivolge a romani e a aristocrazia gallica (per assicurare protezione VS facinorosi, che vorrebbero tirannia).
L’autore mette inoltre in luce le sue qualità e capacità di azione militare e politica, ma senza creare un eccessivo

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alone carismatico attorno alla propria figura. “fortuna” è elemento presente, ma non presentata come divinità
protettrice->è concetto che serve a spiegare cambiamenti repentini di situazione. Cesare cerca di spiegare
avvenimenti secondo cause umane e naturali, non fa mai ricorso all'intervento della divinità.

I continuatori di Cesare: La continuazione del libro 8 del De bello Gallico è affidata a Aulo Irzio, con l’obiettivo di
congiungere la narrazione con quella del De bello civile, raccontando gli avvenimenti degli anni 51-50. Rappresenta
una versione più aderente al modello del commentario (rispetto alla scelta di Cesare, che si spingeva talora verso
Historia, senza rinunciare a esigenza di sobrietà) mediante stile + sobrio e scarno. Dopo il De bello civili la narrazione
degli avvenimenti viene affidata a un anonimo, che scrive il Bellum Africum, il Bellum Hispaniense, il Bellum
Alexandrinum, fino all’anno 45-> mostrano come il commentarius fosse un genere abb. instabile->ognuno si apre a
suggestioni diverse [es. 1)patina arcaizzante, 2)ricercatezza di stile su 1 fondo colloquiale]

Le teorie linguistiche: Perdita delle orazioni di Cesare è grave danno per la lett. latina → antichi ne davano giudizi
entusiastici (Quintiliano e Tacito). Probabilmente in esse C. evitò colori troppo accesi MA si allontanò dallo stile
scarno degli atticisti estremi mediante uso sapiente degli ORNAMENTA. Cicerone ritiene infatti che abbia svolto il
ruolo di purificatore della lingua latina. Cesare espone sue teorie linguistiche nei 3 libri De analogia (dedicati a
Cicerone, che non condivideva quelle posizioni). Cesare pone a base dell'eloquenza la scelta delle parole; criterio
fondamentale → analogia (selezione razionale e sistematica che deve limitarsi ai verba usitata=parole già nell’uso).
Analogismo di Cesare = semplicità, ordine, chiarezza.

La fortuna di Cesare scrittore


Apprezzamento di Cicerone sui commentarii è significativo dal momento che hanno gusti molto diversi. In seguito-
>giudizi critici più severi (Già Quintiliano, pur lodando Cesare come oratore, non lo apprezza come scrittore di
storia) . Anche Manzoni elogia molto Cesare. + eleganza, essenzialità della costruzione discorsiva, e la semplicità del
periodare decretano la sua fortuna nell’ambito dell’insegnamento scolastico.

4. SALLUSTIO

La vita e le opere
Gaio Sallustio Crispo nasce ad Amiterno (Sabina), 86 a.C. da famiglia facoltosa. Studia a Roma orientandosi verso la
politica: inizialmente vicino a populares divenne tribuno plebe (52) e condusse una violenta campagna contro
Milione e Cicerone, per la quale gli aristocratici si vendicarono facendolo espellere dal senato, con l’accusa di
indegnità morale. Vittoria di Cesare->slancio alla sua carriera (parteggiava x lui nella guerra civile) → pretore, poi
governatore della provincia Africa Nova. MA Accusato di corruzione, si ritira a vita privata, dietro consiglio di Cesare.
Si dedica allora alla storiografia → 2 monografie storiche composte e pubblicate tra 43 e 40: 1) Bellum Catilinae (De
Catilinae coniuratione) 2) Bellum Iugurthinum + abbiamo frammenti delle Historiae, iniziata intorno a 39, rimane
incompiuta a libro V per morte imminente 35-34 a.C.

La monografia storica come genere letterario


Alle 2 monografie S. antepone proemi, in cui spiega ragioni del ritiro dalla vita politica e scelta di dedicarsi a
storiografia. Sente esigenza di giustificarsi davanti a pubblico romano, fedele alla tradizione per cui fare storia è più
impo. che scriverne. Sallustio considera storiografia in stretto rapporto con prassi politica (negandole un significato
autonomo), e come indagine su crisi dello stato ->in ciò è la motivazione della scelta innovativa di un impianto
monografico → mettere a fuoco un singolo problema storico sullo sfondo di una visione organica della storia di
Roma. Bellum catilinae->momento acuto della crisi= pericolo sovversivo; Bellum Iugurthinum → incapacità della
nobilitas corrotta di difendere Stato

Il Bellum Catilinae e il legaritarismo di Sallustio


oggetto della monografia è la congiura ordita da Catilina nel 63. Dopo proemio traccia ritratto di Catilina,
personaggio contraddittorio, depravato → aristocratico, favorito da regime sillano, rovinato da debiti. Sallustio situa
congiura in spazio moralistico → Catilina ha raccolto facinorosi che cercano di sfuggire a miseria o tribunali;
organizza congiura ma viene tradito, scoperto, condannato e costretto a fuggire. In senato si dibatte su sorte degli
arrestati. Spiccano i discorsi, messi a confronto, di: Cesare → chiede condanna mite ≠ Catone → condanna a morte.

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Catilina cerca di rifugiarsi in Gallia, ma intercettato da esercito e costretto a battaglia->muore combattendo. Dai
discorsi di Catilina emergono motivi della crisi che travaglia Stato romano ->pochi potenti che monopolizzano poteri
e ricchezze ≠ massa senza potere né prospettive. Catilina voleva coalizzare sorta di blocco sociale avverso regime
senatorio. Rappresentazione dominata dalla componente moralistica che emerge dalla ricerca di cause del
fenomeno catilinario= degenerazione morale della classe dirigente. Sallustio fa quindi analisi della decadenza
repubblicana, delle lotte e della corruzione diffusa.
Nel primo excursus iniziale (“archeologia”)=causa del degrado consiste in fine del metus hostilis (timore verso
nemici esterni, cessato con distruzione Cartagine). Secondo excursus denuncia degenerazione della vita politica
romana da generazione Silla a guerra Cesare-Pompeo. Condanna coinvolge le due parti in lotta: populares(-
>elargizioni/promesse alla plebe per farne pto. di forza delle proprie ambizioni) e fautori del senato (->combattono
solo per ampliare privilegi). Secondo S. è necessario abolire conflittualità diffusa/faziosità tra partiti per scongiurare
pericolo di sovversione sociale. Da Cesare Sallustio auspicava attuazione di una politica autoritaria che ponesse fine
a crisi dello stato, ristabilendo ordine della res publica, creando concordia tra ceti possidenti, ridando prestigio a
senato.ciò spiega parziale deformazione della figura di Cesare, purificato da ogni legame con i catilinari, che
vengono distaccati dalla politica sana dell’opposizione anti-aristocratica e indica nella causa prima della congiura la
corruzione della gioventù. Cesare sallustiano parla in senato contro condanna a morte dei complici di Catilina →
discorso rifatto da Sallustio non è falsificazione, ma insistenza su tematiche legalitarie è ++ coerente con
propaganda cesariana di ultimi anni.
Contrapposizione dei ritratti di Cesare e Catone → S. arriva a una sorta di ideale “conciliazione”->ritatto di Cesare si
sofferma su: liberalità, magnificentia, misericordia, energia; Catone:, integritas, severitas, innocentia (virtù radicate
nella tradizione). Differenziando i 2 pers., Sallustio afferma utilità di entrambi per Stato Romano.

Il Bellum Iugurthinum: Sallustio e l'opposizione antinobiliare


Mette in luce responsabilità, nella crisi dello stato romano, della classe dirigente aristocratica, la cui insolenza venne
per la prima volta arginata dalla guerra VS Giugurta (111-105). [Giugurta si è impadronito del regno di Numidia, aveva corrotto
con denaro aristocrazia romana inviata a combatterlo, concludendo pace vantaggiosa. Metello non riesce a fare molto nonostante i successi;
Mario, suo luogotenente, eletto console 107, riceve incarico di concludere guerra in Africa: arruola nell'esercito capite censi (proletari). La
guerra si conclude quando Bocco, re Mauritania tradisce e consegna Giugurta ai romani.
Guerra VS usurpatore numida acquista rilevanza, nella narrazione sallustiana, sullo sfondo della degenerazione della
vita politica: opposizione antinobiliare rivendica (vs nobiltà corrotta) il merito della politica di espansione. Sallustio
pone al centro dell'opera un excursus che indica nel “regime dei partiti” la causa prima della rovina della res publica.
Bersaglio principale è nobiltà →ma il quadro è abb. deformante: nel dipingere nobiltà come gruppo corrotto,
trascura di parlare dell'ala aristocratica incline all’espansionismo e a partecipazione attiva alla guerra.
Linee della politica dei populares emergono dai discorsi che Sallustio fa tenere a:
• tribuno Memmio VS politica inconcludente del senato. Invita popolo a riscossa vs arroganza dei pauci; descrive
mali del regime aristocratico: tradimento interessi della res publica, dilapidazione del denaro pubblico,
monopolizzazione cariche/ ricchezze.
• Mario x convincere plebe ad arruolarsi in massa. MA motivo centrale: affermazione di nuova aristocrazia della
virtus, non x nascita, ma talenti personali e impegno nel svilupparli, richiamandosi ai valori antichi. Giudizio di
Sallustio su Mario rimane segnato da ambiguità (ammirazione per uomo che seppe opporsi a arroganza nobiliare è
limitata da responsabilità che in futuro Mario si sarebbe assunto in guerre civili). Sallustio non sembra approvare
decisione di arruolare plebe (in essi vede origine degli eserciti personali distruttori della res publica) → vede
nell'affermarsi del proletariato militare un inquinamento di aristocrazia della virtus.
Ritratto di Giugurta → Sallustio non nasconde ammirazione per energia indomabile, seppure corrotta. Differenza
rispetto Catilina → personalità del re barbaro è in evoluzione, non è corrotto fin dall'inizio ma lo diviene
progressivamente-> seme del degrado gettato durante assedio di Numanzia da nobili e homines novi romani. MA
per lui S. non mostra attenuanti->una volta corrotto: tiranno perfido e ambizioso> NO eroe dell’indie. numidica

Le Historiae e la crisi della res publica


Historiae iniziavano con 78, ma non sappiamo fino a dove arriva (frammenti non vanno oltre 67). Impresa di ampio
respiro che recupera la forma annalistica. Opera influirà molto su cultura d'età augustea. Alcuni frammenti sono
molto ampi: 4 discorsi e 2 lettere (Pompeo, Mitridate → dalle sue parole emerge il motivo delle lamentele dei
popoli soggiogati a Roma: inestinguibile sete di ricchezze e potere che li spinge a muovere guerra contro ≠ nazioni).
Abbiamo anche frammenti di carattere geografico ed etnografico + brano < proemio dell’opera: S. riconosce nella
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fine del metus hostilis la causa della decadenza romana-> Solo il timore per Cartagine poteva mantenere coesione
della società romana. Historiae dipingono un quadro dalle tinte cupe: corruzione dilaga senza rimedio, a parte
poche eccezioni (Sertorio, ribelle a Silla), si affacciano alla politica ++ avventurieri, demagoghi e nobili corrotti.
Pessimismo sallustiano sembra acuirsi nell'ultima opera → dopo uccisione di Cesare, non ha + una parte in cui
schierarsi e non aspetta alcun salvatore

Lo stile di Sallustio
Influenza evoluzione stilistica della storiografia latina → elabora stile fondato su:
• inconcinnitas (rifiuto di discorso ampio, regolare e proporzionato)
• uso di antitesi, asimmetrie e variazioni di costrutto.
→ il difficile equilibrio produce effetto di gravitas austera e maestosa. Ricca patina arcaizzante: non solo scelta di
parole desuete ma anche ricerca di concatenazione di frasi di tipo paratattico->Pensieri vengono giustapposti come
blocchi autonomi di una costruzione; evitate strutture bilanciate e clausole ritmiche. + estrema economia
dell'espressione (es. omissione legami sintattici), MA alla condensazione del discorso reagisce l’accumulo asindetico
di parole quasi ridondanti; allitterazione dà colore arcaico MA potenzia senso parole. Insomma: stile arcaizzante ma
innovatore con suo andamento spezzato + lessico e sintassi anticonvenzionali
Tecnica narrativa -> si raggiunge drammaticità + intensa perché + controllata. Catilina e Giugurta sono personaggi
tragici + argomenti delle due opere sono scelti anche in funzione della varietà e drammaticità delle situazioni.

Le Epistulae e l'Invectiva
Opere di Sallustio ottennero successo. Scuole retoriche vogliono emulare suo modo di scrivere. Mss di S. c
conservano una Invectiva in Ciceronem non si sa se sia autentica, ma probabilmente autore è 1 retore di età
augustea. Invectiva in Sallustium (attribuito a Cicerone) è sicuramente confezionato nelle scuole retorica. Spurie
anche le Epistulae ad Cesarem senem de republica →tramandate anonime in un codice contenente frammenti tratti
dalle opere di Sallustio. Stile è troppo “sallustiano”; scrittura sembra impropria alle forme letterarie
dell'epistola/oratoria. Contenuto è prevedibile→ irrisione di Cicerone, sua linea politica e ambizioni + suggerimenti
a Cesare perché scelga via della clementia restituendo pace/libertà. Questione dell'autenticità è controversa, ma
forse sono frutto di scuole di retorica della prima metà del I sec d.C.

La fortuna di Sallustio: Nell'antichità la fortuna fu salda, anche se eccesso di arcaismo gli fu rimproverato da Asinio
Pollione. Fu uno degli autori prediletti quando gusto arcaizzante riprese vigore. Storico maggiore ammiratore di
Sallustio fu Tacito, che viene molto influenzato. Nel Medioevo Sallustio continua ad essere ammirato (Brunetto
Latini); influenza ragguardevole sulla storiografia degli umanisti; in epoca successiva: molto amato dall'Alfieri, che
lo traduce con grande impegno.

5. LUCREZIO

La vita e le opere
Non abbiamo info sicure. Secondo Girolamo, nel Chronicon, Lucrezio nato 96 a.C., e muore suicida a 43 anni, dopo
aver scritto alcuni libri nei momenti di lucidità lasciati da pazzia dovuta a filtro d'amore. Notizia della follia è falsa →
appartiene all'ambiente cristiano del IV sec, x screditare polemica antireligiosa di Lucrezio. Forse origine campana (a
Napoli c'è fiorente scuola epicurea). Incerta è anche la classe sociale di appartenenza. Unico riferimento
Ciceroniano a Luc è 1 lettera del 54 a fratello Quinto. De rerum natura è unica opera lucreziana che abbiamo → 6
libri in esametri, incompiuta o mancante di ultima revisione.

Lucrezio e l'epicureismo romano. Il poema didascalico


Classe dirigente romana NO opposta a influenza cultura greca → fa resistenza solo VS elementi pericolosi x assetto
istituzionale dello stato. Epicuro fonda ad Atene nel III sec a.C. l'epicureismo, forse la più antitradizionalista tra
dottrine che avevano continuato speculazione socratico-platonica:
• dei esistono, ma non intervengono nelle vicende umane
• sommo bene è il piacere (concetto intellettuale), al quale si arriva attraverso atarassia (indifferenza a
passionidistacco dalla vita politica, origine di turbamenti.
Concezioni pericolose per la res publica MA che trovano seguaci fra aristocratici romani, impauriti da lotta tra partiti.

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I sec questa dottrina, tollerata, raggiunge diffusione negli strati elevati della società romana. Non sappiamo molto
su penetrazione in classi inferiori, ma Cicerone (tusculanae disputationes) parla di circolazione di volgarizzamenti
epicurei in prosa presso plebe. Anche Lucrezio decide di farsi divulgatore di Epicuro, ma sceglie via diversa →
scrivere un poema epico-didascalico, che riprende modelli greci antichi (Esiodo). Scelta sorprendente: Epicuro
condanna la poesia, ritenuta fonte di inganni e ostacolo a comprensione dell'universo (poi posizione smussata).
Lucrezio si rifà a tradizione poetica solenne per parlare a strati + alti della società + dolcezza poesia= antidoto a
sapore amaro di dottrina ardua. De rerum natura traduce titolo dell'opera di Epicuro (Sulla natura → solo
frammenti). 6 libri dell'opera articolati in 3 gruppi di 2 (diadi):
1. e 3. fisica e cosmo epicureo
2. antropologia e psicologia
Apertura dell'opera: inno a Venere, forza generatrice della natura; poi esposizione principi fondamentali:
• I libro= atomi si muovono nel vuoto e urtandosi danno origine a corpi e mondi. Nascita e morte → processo
infinito di aggregazione e disgregazione
• II libro= moto atomi è rettilineo, ma interviene una clinamen (inclinazione) casuale che rende ragione della libertà
del volere umano
• III libro: anche corpo e anima costituiti da atomi (quelli dell'anima sono lisci e leggeri) e l’anima muore col corpo;
vita dopo morte e punizioni dell'aldilà sono favole senza fondamento;
• IV libro: movimento atomi fa si che dai corpi si stacchino i simulacra (aggregati di atomi che mantengono la forma
dei corpi) che vanno a colpire organi percettivi di altri esseri->da qui ha origine la conoscenza
• V libro: Anche nostro mondo è mortale, destinato a decomporsi, come un giorno è (per caso) nato. +
disgressione su origine dell'umanità
• VI libro vuole spiegare natura dei diversi fenomeni fisici → fulmini, terremoti (NO volontà divina)
• opera finisce bruscamente con narrazione della peste di Atene del 430.
->Prima d'ora, letteratura latina non aveva prodotto opere di poesia didascalica importanti, quindi non forniva
modelli autorevoli. L'uso dell'esametro è ripreso da letteratura ellenistica (Esiodo, Parmenide, Empedocle). Lucrezio
però è diverso per esempio da Arato di Soli → ambisce nella sua descrizione a spiegare ogni aspetto impo. della vita
del mondo e dell'uomo e a convincere lettore della validità della dottrina epicurea.

Lucrezio poeta vate


Lucrezio si comporta come un poeta vate: Importante il tipo di rapporto con il lettore che viene esortato affinché
segua percorso educativo che poeta gli propone. Altra differenza risp. alla poesia didascalica ellenistica= Indicazione
di una verità definita e priva di concessione al meraviglioso. Messaggio di Lucrezio vuole distruggere superstizione,
fondata sullo stupore per ciò che non si capisce razionalmente: “retorica del necessario” (≠”retorica del mirabile”)-
>comprensione delle cause oggettive che necessariamente regolano i fenomeni->radice del sublime lucreziano,
spettacoli grandiosi spesso ogg del poema .
Lettore di Lucrezio deve trasformarsi in “eroe”, emozionarsi per segreti della natura che gli si mostrano e trovare in
sé la forza di accettazione delle verità terribili->perciò: frequenti appelli e invocazioni al lettore. Epicuro presentato
come eroe che ha liberato umanità dai terrori ancestrali. Lucrezio stesso presenta proprio impegno come un
enthousiasmòs quasi divino, esaltazione che lo spinge a lavorare duro per trasmettere questi concetti. Allievo di
Lucrezio deve rispondere a sua volta con entusiasmo a sforzi del maestro e deve sapersi adeguare alla forza sublime
di un’esperienza sconvolgente.
MA stile->no solo quello emozionante del sublime->Spesso per convincere interlocutore usa stile più aggressivo e
violento: diatriba, forma di insegnamento filosofico (massimo esponente: BIONE DI BORISTENE) → stile diatribico:
drammatizzazione, personificazione passioni, tono volgare. Anche Lucrezio, a tratti, usa questo stile. Ad esempio
invita appassionatamente il lettore a riflettere su quanto crudele ed empia sia religio tradizionale, (che aveva
imposto a re Agamennone di sacrificare figlia Ifigenia x assicurare la navigazione alla flotta greca in partenza per
Troia). È la religione a opprimere la vita degli uomini, e a turbare gioia con paura. Ma se uomini sapessero che dopo
morte non c'è nulla, se diventassero insensibili a minacce di pene infernali, smetterebbero di essere succubi della
superstizione religiosa. È il timore della morte che deve essere eliminato → esso suscita ansie che spingono l'uomo
a vizi di ogni genere ->Conoscenza delle leggi dell'universo lo liberano da ciò. Ugualmente, è necessario liberarsi da
concetto di Provvidenza.

Il corso della storia

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Lucrezio dedica ampia parte dell'opera a storia del mondo → natura mortale, generato da aggregazione di atomi e
destinato a distruzione. 2^ metà libro V tratta origine della vita sulla terra e storia dell'uomo. Animali e uomini non
creati da un dio, generati grazie a particolari circostanze → terreno umido + calore. Primi uomini: vita agreste,
natura offriva il necessario, MA anche pericoli: fiere che li sbranavano
->nelle tappe del progresso umano, quelle positive (=scoperta linguaggio, scoperta fuoco, metalli, tessitura,
agricoltura) si alternano ad altre di segno negativo(=inizio di: progresso, attività bellica, timore religioso)
Caso e bisogno naturale= fattori di avanzamento della società.(es. metallo surriscaldato->tecnica di fusione -
Necessità di comunicare → prime forme di linguaggio).
Desiderio del poeta di contrapp. a visioni teologiche del progresso umano: Natura segue sue leggi, nessun dio la
piega a bisogni dell'uomo. Progresso è valutato positivamente per quanto riguarda il soddisfacimento dei bisogni
naturali ≠ negativamente per decadenza morale che ha comportato (bisogni innaturali che hanno corrotto vita
dell’uomo). Visione lucreziana non è pessimistica → epicureismo risponde a questi problemi mostrando di cosa ha
bisogno la natura del corpo (=evitare desideri non naturali e non necessari). ->EPICUREISMO NO EDONISMO
SFRENATO, ma limitazione bisogni e ricerca piaceri naturali->“Progetto sociale” di E. e L. = il saggio abbandoni inutili
ricchezze, si allontani da vita politica e si dedichi a studio della natura con amici, somma ricchezza della vita.

L'interpretazione dell'opera: Pessimismo di Lucrezio è stato spesso evidenziato dalla critica. Si respingano
interpretazioni troppo nette come quella di Patin, 1868-> vuole dimostrare esistenza, nel De rerum naturam, di un
“Antilucrezio” dalla religiosità insoddisfatta, scettico rispetto all'ottimista epicureo. Molti hanno voluto scorgere
nell'opera tracce di squilibrio mentale (< Girolamo). Invece in L. c’è sempre desiderio di convincere/argomentare
razionalmente la propria verità, trasmettere dottrina di liberazione morale. Nel poema ci sono sì descrizioni a tinte
fosche, drammatiche, ma vanno trovate motivazioni. L. ripete spesso che a ratio da lui esposta conduce a serenità
interiore < comprensione razionale. L. vuole offrire a lettore possibilità di guardarsi intorno senza pregiudizi e
accettare consapevolmente ogni cosa esistente.
Lingua e stile di Lucrezio
La critica moderna giudica stile troppo rude e arcaico, prosaico, rispetto a quello classico virgiliano. Lo stile doveva
servire a persuasione del lettore. Si spiegano così le ripetizioni, a lungo viste come segno di ‘immaturità’ artistica:
alcuni concetti andavano riassunti in brevi formule di facile memorizzazione, collocate in punti chiave del poema.
Alcuni termini tecnici della fisica epicurea + nessi logici dovevano restare fissi per consentire a lettore di
familiarizzare con linguaggio non facile. Altro problema= difficoltà di esprimere alcuni concetti filo. in lingua latina
→ Lucr. ricorre a perifrasi nuove, neologismi, vocaboli greci. La povertà del vocabolario stimola L. a ricerca
concretezza espressiva(=tratto + distintivo del suo stile)->la mancanza di un linguaggio astratto pronto a significare
le idee produce: vivacità descrittiva, visibilità degli oggetti su cui si ragiona. MA povertà della lingua si limitava a
lessico tecnico->L. infatti usa vocaboli < tradizione arcaica + molti ne crea lui stesso. Inoltre, < poesia elevata romana
trae forme espressive: uso di allitterazioni, assonanze, costrutti arcaici, effetti di suono.
Fenomeni grammaticali + vistosi: 1) infiniti passivi in –ier 2) desinenza -ai nel genitivo singolare I^decl. (invece di -ae)
→ arcaismo x elevare discorso. Inoltre, vasta conoscenza della lett greca ->riprese da Omero, Platone, Eschilo ecc.
Metrica → esametro con incipit dattilico (≠ Ennio, sarà usuale nella poesia augustea)

La fortuna di Lucrezio: Assenza del poeta nelle opere filosofiche di Cicerone. Un'ipotesi è che Cicerone abbia
ignorato De rerum natura x sminuire valore. Scarsa presenza di Luc negli autori di 1° sec a.C. Poema letto da Seneca,
Stazio, Plinio. Autori cristiani leggono Luc e lo criticano. 1418 Poggio Bracciolini scopre in Alsazia un ms. e lo invia a
Firenze x farlo copiare->ricomincia fortuna dell'opera. 1500 → prime “confutazioni di Lucrezio”=opere in versi che
riprendono da vicino la lingua e stile dell’autore, spesso x propugnare tesi opposte. 600: Gassendi riporta in auge
epicureismo e Lucrezio. Illuminismo= ammirazione x arte e filo del poeta. Prima traduzione italiana= 1717
Marchetti, Londra. Conoscenza Lucreziana anche Giacomo Leopardi. 1850>edizione critica del Lachmann =banco di
prova del moderno metodo filologico (stemmatico)

6. CATULLO E LA POESIA NEOTERICA

I NUOVI POETI E I LORO PRECURSORI: I sec a.C ->Rifiuto della tradizione nazionale personificata da Ennio, si
affermano quelli che Cicerone chiama “poetae novi” (neoteroi). Processo di rinnovamento del gusto letterario è un
aspetto della ellenizzazione dei costumi (< conquiste del II sec a.C, che mettono in contatto romani - arcaica società

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di contadini soldati - e greci – forme di vita più raffinate). In campo letterario assistiamo a lento indebolimento di
valori e forme della tradizione (generi impegnati: epica e teatro) + emergere esigenze nuove < affinarsi del gusto e
sensibilità. Novità: imitazione degli aspetti eruditi e preziosi della letteratura grecacontaminazione tra generi,
interesse x sperimentazione metrica, lessico e stile sofisticati, poesia disimpegnata.
Preludio: Comparsa nell'élite colta romana di una poesia disimpegnata, frutto dell'otium. Rivendicazione delle
esigenze individuali → interesse per sentimenti privati (amore) + elaborazione formale.
≠ Preneoterici (poesia nugatoria)-> Neoterici: non relegano otium in uno spazio ristretto, come deroga occasionale a
una vita basata sui doveri del civis, ma lo collocano al centro dell'esistenza, ne fanno valore assoluto.
->Trasformazione etica mette in crisi valori del mos maiorum e si riflette nel diffondersi dell’EPICUREISMO, filosofia
che predica rinuncia ai negotia politico-militari x vita appartata. MA x epicurei l'eros è malattia insidiosa che
allontana dall’atarassia, ≠ per neoterici l'amore è sentimento centrale della vita. Amore è tema privilegiato della
poesia e concorre a creazione di nuovo stile di vita.
->NO vera scuola di poeti, che comunque sono accomunati da affinità di gusto e che si riunivano in circoli di amici, e
intavolano discussioni e incontri (svolgendo un’attività critico-filologica);.
Tratto distintivo primario della nuova poetica: cura scrupolosa della composizione e lavoro di lima.
Come Callimaco (emblema degli ideali poetici alessandrini) aveva polemizzato vs imitatori epos omerico Catullo e
neoterici deridono imitatori di Ennio, pomposi cultori dell'epica tradizionale, celebrativa, estranea al gusto attuale.
->prediligono generi brevi, adatti al labor limae e che permettano di sfoggiare erudizione: EPIGRAMMA ed EPILLIO
(poema mitologico in miniatura).
Tra precursori dei neoteroi → Catulo, aristocratico impegnato in vita politica, riserva a otium e a poesia nugatoria
spazio limitato. Attorno a Catulo si raccoglie cerchia di letterari che amano poesia leggera d'intrattenimento. Levio=
x originalità risp. a modelli ellenistici e sperimentazione di possibilità espressive->anello intermedio.
I neoterici
Figura di spicco, quasi caposcuola è Valerio Catone, nasce a inizio I sec a.C, viene a Roma e vive come grammatico e
maestro di poesia. Rinnova a Roma la tradizione dei critici filologi alessandrini. Varrone Atacino->poeta neoterico,
ma anche autore di poemi epico-storici. Aderisce al nuovo gusto poetico in opera intitolata Leucadia (donna amata),
1 tra i primi esempi di poesia erotica latina. + Poema epico Argonautae, traduzione in esametri delle Argonautiche
di Apollonio Rodio: egli prosegue così la tradizione dei poeti-traduttori e insieme manifesta preferenza per poesia
epica che, facendo spazio a eros, attrae interesse dei neoterici. 2 figure di maggior rilievo:
• Cinna → partecipa con Catullo a viaggio in Bitinia 57 aC e alcuni lo identificano con Cinna che avrebbe condotto a
Roma poeta greco Partenio di Nicea (autore di Erotikà Pathèmata-> grande successo tra poeti novi). Scrive Zmyrna,
storia di amore incestuoso; poemetto molto apprezzato da Catullo e molto complesso.
• Calvo → famiglia plebea romana, seguace dell'atticismo (contrario a enfasi e prolissità) ~ gusto neoterico. Ci
restano pochi versi. “Io” → epillio su storia dell'eroina amata da Giove e perseguitata da Giunone, che la trasforma
in giovenca. Tema della metamorfosi molto caro ad alessandrini= gusto x paradossale + descrizioni virtuosistiche.

Catullo, la vita e le opere


Nasce a Verona (Gallia Cisalpina) forse 84 aC. Famiglia agiata, arriva a Roma e frequenta personaggi di spicco
dell’ambiente politico e letterario. Ha relazione con Clodia (Lesbia), forse sorella del tribuno Clodio e moglie di
Metello, console nel 60. Nel 57 va in Bitinia per 1 anno come membro dell’entourage di Gaio Memmio → visita
tomba del fratello morto. Secondo Girolamo muore a 30 anni .
Abbiamo 116 carmi, raccolti in un liber che si suole suddividere in 3 sezioni:
• 1-60 → componimenti brevi e di carattere leggero (nugae), metro vario->perciò detti “polimetri”
• 61-68 → pochi carmi, di maggiore estensione e impegno stilistico: carmina docta
• 69-116 → carmi brevi in distici elegiaci (epigrammi).
Qualcuno riconduce l’ordinamento del liber a Catullo stesso. MA molto più spessp attribuito all’edizione postuma
dei carmi. Alcuni carmina esclusi dal liber->alcuni versi ci sono giunti per via indiretta.
I CARMI BREVI:
Con lo sgretolarsi degli antichi valori morali e politici della civitas, l’otium diventa l'alternativa alla vita collettiva
(dedicarsi a cultura, poesia, amicizie e amore). Universo privato è orizzonte stesso dell'esistenza. Orizzonte
letterario->NO epos/tragedia MA la lirica, poesia individuale, espressione di vicende della vita personale. Progetto
di recupero della dimensione intima →sezione dei ‘carmi brevi’= insieme di polimetri e epigrammi. Oggetto della
poesia: odi, passioni, aspetti minori dell'esistenza > Impressione di immediatezza. MA spontaneità catulliana è solo

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un'apparenza ricercata->bisogna sottrarsi a rischi del biografismo e verificare antecedenti letterari di questa ricca
poesia. Sfondo della poesia: ambiente letterario e mondano di Roma, di cui fa parte la cerchia d amici neoterici. Su
questo sfondo spicca figura di Lesbia che incarna potenza dell'eros, protagonista indiscussa della sua poesia.
Pseudonimo rievoca Saffo, poetessa di Lesbo
->alone idealizzante: bellezza, grazia, cultura, intelligenza, fascino. Amore= vissuto da Catullo come esperienza
capitale della propria vita, centro dell’esistenza-> ad esso trasferisce tutto il suo impegno, sottraendosi ai doveri del
civis->rimane lontano dalla vita politica, limitandosi a esprimere un generico disgusto x i nuovi protagonisti della
scena politica.
Rapporto con Lesbia, nato come adultero, tende a configurarsi come vincolo matrimoniale. Spesso Catullo parla di
violazione di foedus d'amore da parte di Lesbia, il cui valore sacrale è accentuato da dal richiamo a 2 valori cardinali
dell'ordinamento sociale romano: 1) fides (patto stipulato tra contraenti) 2) pietas (dovere nei confronti dell'altro).
→ offesa di tradimento produce i lui doloroso dissidio fra AMARE e BENE VELLE->componente sensuale ≠ affettiva.
Unica soddisfazione x lui= certezza della propria innocenza

I CARMINA DOCTA:
Catullo presenta suo libellus a Cornelio Nepote come lepidus, novus, expolitus → sono criteri (interni) di una nuova
poetica che, ispirata alla raffinatezza formale, rivela ascendenza alessandrina, meglio callimachea. ++ carme 95=
sorta di “manifesto”Brevità, eleganza e dottrina VS epigoni della scuola enniana.
Dottrina e impegno stilistico= evidenti nei carmina docta ->Interessanti sono il 63 e 64 → epilli. 64 → narra mito
delle nozze di Peleo e Tetide + incastonata mediante ekphrasis = storia dell'abbandono di Arianna a Nasso da parte
di Teseo. Intreccio di 2 vicende: Amore felice VS amore infelice->relazioni che hanno nucleo nel tema della FIDES,
violata nel corrotto mondo presente Mito è proiezione e simbolo di aspirazioni del poeta e del suo bisogno di
ancorare un amore precario a un foedus duraturo.
->Catullo si cimenta anche nell'epitalamio = canto nuziale (usato già da Saffo)->’romanizzato’ da C. con inserimento
di elementi italico-romani (~ riti nuziali + piano etico-sociale)carmi 61-62
Nei carmina docta è compreso una sorta di omaggio a Callimaco → traduzione in versi latini di 1 elegia famosa di
Callimaco: Chioma di Berenice. Nel tradurre vicenda del Catasterismo (=trasformazione di 1 ciocca di capelli di
Berenice, moglie di Tolomeo III Evergete, in 1 costellazione ) C. introduce o accentua temi centrali della sua
ideologia = esaltazione fides e pietas, condanna adulterio, celebrazione virtù eroiche e valori tradizionali.
Carme 68 complesso → riassume temi principali della poesia di Catullo (amicizia e amore, attività poetica, dolore
per morte fratello). Il ricordo dei primi amori con Lesbia sfuma nel mito: vicenda di Protesilao e Laodamia=
archetipo esemplare di un coniugium imperfetto e precario [si uniscono prima della celebrazione delle nozze -
>puniti con morte di lui.] (come quello di C. e L.)
largo spazio dedicato al ricordo/vita vissuta-> progenitore della elegia soggettiva latina

LO STILE:
accanto all’influsso dominante della letteratura alessandrina (->eleganza)anche lirica greca arcaica. Lingua
catulliana= originale combinazione di linguaggio letterario e sermo familiaris: lessico della lingua parlata filtrato
attraverso gusto aristocratico->es cruda espressività di volgarismi che vanno intesi come compiacimento di un élite
colta che ama esibire turpiloquio accanto all’erudizione raffinata. Tipici del sermo familiaris: diminutivi che rivelano
adesione a estetica del lepos, grazia;quindi: stile composito e vitale: sberleffo irridente, invettiva sferzante, ma:
morbidezze del linguaggio amoroso, grazia leggera, pacata malinconia. Carmina docta comunque sono ≠ dai carmi
brevi → lessico un po’ + ricercato, presenza di stilemi e movenze della poesia alta.

LA FORTUNA: Successo immediato. Influsso su poeti augustei e poesia imperiale. Pochissimo noto nel medioevo.
Rinnova fama nel XIII sec. quando riemerge un codice scomparso dopo il IX. Dopo Petrarca fu ammirato dai poeti
umanisti. Foscolo (traduce Chioma di Berenice) e Pascoli (catullocalvos)

L'età di Augusto
Dal 43 a.C al 17 d.C
Sotto il nome di età augustea si comprende produzione letteraria da morte Cesare a morte Augusto (oppure: 43
morte Cicerone; 17 morte Ovidio). Ottaviano domina scena politica. Periodo di instabilità seguito da morte Cesare,
fino a battaglia Azio (31) → esercito Ottaviano VS Antonio ->portano morte e scompiglio. Tema ricorrente di opere

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di questo periodo → GRANDE PAURA. Furono vittime della crisi Virgilio (perdita terreni) e Orazio (combatte a Filippi
42 ed è reduce senza posizione definita). Entrambi trovano protezione da Ottaviano, che permette loro carriera
poetica e ricostruzione nazionale che avrà luogo dopo battaglia di Azio. Tutte le principali figure della poesia
stabiliscono da quel momento in poi rapporti con Augusto →nasce così: ideologia augustea: cooperazione politico-
culturale fondata su partecipazione attiva di intellettuali o frutto di direttive < alto. Nuovo potere trova
legittimazione nella necessità di porre fine alle guerre civili, ma Ottaviano prima della pace, porta guerra e
distruzione. *Enea è simbolo di Augusto → deve portare la guerra, per poter portare infine la pace.+ il ricordo dlele
guerre civili sarà cancellato poi da propaganda augustea: (secondo le res geste) Ottaviano ha vendicato morte del
padre adottivo VS eserciti rep.(Filippi, 42), poi combatte guerra giusta vs Cleopatra (battaglia Azio).
PIANO LETT.: Età caratterizzata da talenti. Mecenate sceglie giovani promesse e incoraggia a comporre grandi opere.
Poesia romana si sente matura per competere con grandi autori classici greci. Confronto con i greci comporta sforzo
di allargamento di temi e esperienze. Sviluppo della dimensione privata è fenomeno principale del passaggio da
repubblica a principato. Ciò spiega lo slancio preso dal Genere elegiaco → modello di vita estraneo a doveri e
partecipazione politica. MA no conflitto tra ideologia “ufficiale” e “elegiaca”->c’è divisione dei ruoli->La figura del
poeta è grata ad Augusto perché ha portato sicurezza a Roma, cosicché i poeti possano dedicarsi solo alla poesia e
all’amore. MA nuovo modello di poeta dedito solo all’amore NON è favorito ufficialmente dal regime. Ci sono poeti
che sono con ruolo più modesto o esterni a cerchia di Mecenate → Tibullo e Porperzio respingono esaltazione epica
del valore nazionale e della missione civilizzatrice di Roma; tuttavia fanno omaggio a principe in forma
contraddittoria → RECUSATIO: si scusano di non poter cantare temi epici. Eppure, unico poeta ad entrare in
collisione con potere sarà Ovidio= il più ‘spoliticizzato’ e disimpegnato di tutti
Ultima fase del regno augusteo è tempestosa → anche clima letterario è diverso. Poesia si divide in:
1) celebrativa (priva di tensioni che animano ad es. Eneide ) 2) apolitica e disimpegnata.Con morte di Orazio
viene a mancare il tramite tra principe e letteratura. Ovidio = sorta di sorridente distruttore->compie tentativo di
fornire dignità letteraria a una cultura modernizzante, libera di moralismi. Ovidio canta piaceri, spettacoli, lussi,
libero amore, eppure continua a esaltare il principe che ha reso possibile quest’era di felicitàfinisce per toccare
contraddizione che rimaneva aperta nel mondo augusteo= frattura tra tendenze in atto e continua proclamazione di
valori ideologici. Come impegno civile, purificazione costumi ecc
-----------
Mecenate è centro di attrazione di tutta generazione poetica augustea. Era aristocratico e borghese, non occupa
mai vere cariche ufficiali. Il suo circolo, fondato su legami privati e individuali, promuove letteratura nazionale, con
forte impegno ideale. Figura impo: Vario Rufo (= pubblica Eneide)
->Augusto lascia vivere altri circoli di letterati. Es. Asinio Pollione, soldato, fa critica culturale al nuovo regime.
Raccoglie intorno a se gruppo di letterati e fonda prima biblio pubblica a Roma + incoraggia le recitationes
Messalla esercita suo autonomo patronato letterario e il + noto dei suoi protetti è non a caso Tibullo= poeta di
ispirazione appartata

1. VIRGILIO

La vita e le opere
Virgilio nasce ad Andes (vicino Mantova) 70 a.C, da famiglia di piccoli pro terrieri, si forma a Napoli (frequenta
scuola epicurea di Sirone) e a Roma. Prima opera sicura sono Bucoliche, raccolta di 10 componimenti pastorali,
datazione legata a episdio biografico del poeta non del tutto chiarito + in esse ritroviamo dramma dei contadini
mantovani espropriati delle loro terre nel 41 a.C., quando Ottaviano e Antonio ordinano confische destinate a
soldati combattenti a Filippi l'anno prima. Virgilio stesso avrebbe perso terre, poi recuperate. Dopo pubblicazione
Bucoliche, Virgilio entra nel circolo di Mecenate (e Augusto) d’ora in poi scompare dalle sue opere figura di Asinio
Pollione, che nelle bucoliche ha grande rilievo. Periodo di incertezza che va fino a battaglia Azio (31) scrive
Georgiche, poema sulla campagna, ritorno a terra e a valori tradizionali. Poema di 4 libri in esametri, finito intorno a
29, quando Virgilio lo legge a Ottaviano ad Atella, dopo aver sconfitto Antonio ad Azio. D'ora in poi lavora a Eneide,
che deve celebrare pace portata da Roma a mondo. Non riesce a pubblicarla perché muore nel 19, e chiede che
opera sia distrutta → Augusto la fa revisionare e pubblicare a Vario.

Le Bucoliche
Bucolica → parola di origine greca, indica tratto fondamentale di questo genere lett: rievocazione di sfondo rustico

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in cui pastori sono attori e creatori di poesia. L’opera è novità nel panorama poetico latino, perché ispirata a Idilli di
Teocrito, poeta greco di Siracusa. Nemmeno i poetae novi dell'età di Catullo avevano frequentato questo poeta,
forse considerato troppo semplice, delicato. Originalità delle bucoliche viene rivendicata da Virgilio nella VII egloga,
con atteggiamento callimacheo, VS imprese poetiche dell'epopea. Nell'opera mostra non un processo imitativo nei
confronti di Teocrito, ma uno studio profondo (di T. e dei suoi imitatori greci II-I s.), che lo porta a interiorizzazione
del genere bucolico, di cui assimila i codici, fino ad essere alla pari di Teocrito stesso.-->in questo senso: Bucoliche
sono primo testo della letteratura augustea-> interpretano esigenza di “rifare” testi greci trattandoli come classici.
Egloghe:
1. dialogo fra pastore Melibeo, costretto ad abbandonare campi, e Titiro=, il quale invece può restare
2. Lamento d'amore di pastore Coridone, che si strugge per giovane Alessi
3. tenzone poetica tra 2 pastori, in canti alternati (amebei), botta e risposta
4. canto profetico per nascita di 1 fanciullo che vedrà avvento di nuova età dell'oro
5. lamento per Dafni, eroe pastorale, che si è lasciato morire per amore, poi assunto tra dei.
6. Inizia con dichiarazione di poetica. Vecchio Sileno, catturato da 2 giovani, canta origine del mondo e miti
7. Melibeo racconta gara di canto di Tirsi VS Coridone
8. dedicata ad Asinio Pollione, gara di canto
9. simile a I^, richiami a realtà della campagna mantovana e espropriazioni seguite a guerre civili
10.poeta bucolico Virgilio cerca di confortare sofferenze d'amore di amico poeta elegiaco Cornelio Gallo.
->Secondo il principio POIKILIA (varietà)->raccolta di Teocrito era varia per temi, ambienti, situazioni (anche mondo
della città). ≠ Bucoliche sono + monocordi, concentrate su stilizzato mondo pastori e orientano così la parola “Idillio”
in greco= “breve componimento”->da questo momento denota scenario ben preciso e atmosfera sentimentale
malinconico-contemplativa. Virgilio trasforma Teocrito, accentuando idealizzazione→ toni dei paesaggi meno
intensi e pastori sono figure delicate. Con le bucoliche si diffonde mito di ARCADIA, terra beata dei pastori.-
>operazione che riduce i confini del genere idillio->tutto ciò che entra nel mondo bucolico viene filtrato attraverso
ling/immaginazione dei pastori-> La città e gli eventi della storia rimangono sull'orizzonte come cose spaventose,
incomprensibili.
Nelle vicende di esproprio di terre ->libero riuso di spunti autobiografici (es pastori esuli egloghe I e IX). MA ciò che
importa è come Virgilio rilegge, attraverso ling bucolico, l’epoca delle guerre civili.
Per particolare congiuntura storica, l’opera ha dato origine a enigma su identità del puer destinato a riportare età
dell'orotante congetture avanzate: Gesù Cristo (epoca tardoantica). I + ritengono che figura di questo giovane
salvatore abbia referente prossimo → egloga è datata a consolato di Asinio Pollione (40); probabilmente bambino
era atteso per quell'anno ma poi non nato. ->in quel momento->molte speranza di un patto di potere fra uomini
politici più impo del momento: Antonio sposava sorella di Ottaviano->matrimonio breve, no figli maschi->ma egloga
non perde valore, fortuna come documento di 1 aspettativa e di un clima morale

Dalle Bucoliche alle Georgiche (38-26 aC)


38 Virgilio ha nuovo protettore: Mecenate, che lo ammette al suo circolo. Nella composizione delle Georgiche
spinta impo < diffusione dell’opera di Varrone su agricoltura. 29 a.C. poema giunge a stadio definitivo, dopo lunga
scrittura e rielaborazione. Opera con grande ricchezza di letture → poesia greca, romana, fonti tecniche in prosa,
trattati filosofici. Segni del lungo processo compositivo= differenziazione delle allusioni storiche sparse nell’opera:
Finale del I libro evoca Italia in preda a guerre civili e ascesa di Ottaviano = speranza insidiata da pericoli. In altre
parti del poema invece principe è mostrato trionfalmente. Data di pubblicazione coincideva con momento di trionfo
di Ottaviano reduce da Oriente. Secondo una notizia antica Virgilio avrebbe sostituito in una II^ edizione, parte del
poema (lodi di Cornelio Gallo → caduto in disgrazia presso Augusto e morto suicida) con storia del pastore Aristeo
(perde api per aver causato morte Euridice, moglie di Orfeo, ma poi le riottiene). La sostituzione presuppone che le
2 parti avessero estensione equivalente, ma è difficile pensare che le lodi di Gallo potessero protrarsi per oltre 200
versi e a cosa potessero collegarsi. Non sappiamo se e chi ha inventato notizia del rifacimento, mentre è sicuro che
la “digressione” narrativa di Aristeo non ha niente di posticcio o improvvisato ->Aristeo è un eroe che “impara” e
che nel lottare vs la natura = prototipo mitico del modello di vita che V. vorrebbe insegnare ai suoi contemporanei

Le Georgiche
LE GEORGICHE COME POEMA DIDASCALICO:
Poemi didascalici della tradizione ellenistica, nati da scelta paradossale → letterato brillante che affronta materia

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poco appetibile (umile e tecnica) x renderla interessante a pubblico colto ellenistico. Opere sbilanciate →
curatissime nella forma, poco interessate a insegnare davvero. A sforzo di argomentare e persuadere, subentra
passione del descrivere minuzioso, accattivante. Virgilio vuole trasformare in poesia 1 realtà di cose ed esseri
minuti e umili. Alcune parti mostrano emulazione diretta di Arato, Eratostene, Nicandro. In Virgilio rimane forte
interesse contenutistico.
LO SFONDO AUGUSTEO:
Ottaviano si profila come unico possibile salvatore del mondo civilizzato da decadenza e da guerra civile +
trionfatore e portatore di pace. Principe garantisce condizioni di sicurezza e prosperità in cui il contadino può
ritrovare la sua continuità di vita. Primo proemio → compare figura del principe come sovrano divinizzato, sviluppo
di tradizione ellenistica che si era diffusa a Roma. Augusto e Mecenate sono accolti nell'opera come dedicatari e
ispiratori. Ruolo del destinatario della comunicazione didattica è affidato alla figura collettiva dell’ agricola →
questo cela il destinatario reale= pubblico che conosce la vita della città e le sue crisi. Parlando di vita dei campi,
affronta di scorcio anche problemi della vita urbana e del vivere in generale.
Difficile pensare che Georgiche siano ispirate da programma augusteo di risanamento agricolo → non se ne parla
nella storia economica e inoltre immagine dell’economia rurale che traspare è una idealizzazione regressiva. ‘Eroe’
del poema è piccolo proprietario agricolo, coltivatore diretto. Inoltre: mancanza di accenni al lavoro schiavile, vero
cardine dell'economia agricola. L’idealizzazione del colonus ha un puro significato morale a questo livello:
Convergenze tra Virgilio e propaganda ideologica augustea-> Esaltazione delle tradizioni dell’Italia contadina e
guerriera ha come sfondo la guerra contro Antonio(->scontro tra occidente e oriente)->è una formulazione della
topica della laus italiae Tuttavia Viriglio è autonomo nel rielaborare questo patrimonio di ideel’ideologia
augustea= no apparato ideologico preformato che il poeta si limita imitare MA anche il risultato dei singoli apporti
intellettuali
STRUTTURA E COMPOSIZIONE:
Temi dei 4 libri:
1. lavoro dei campi
2. arboricoltura
3. allevamento bestiame
4. apicoltura.
→ ordinati in base all’apporto della fatica umana che si fa sempre meno accentuata e natura sempre + protagonista.
Sembra che struttura del poema sia orientata da grande al piccolo, da leggi cosmiche del lavoro agricolo fino a
microcosmo degli alveari. Libri con autonomia tematica e collegati da un piano complessivo, ciascuno introdotto da
proemio e dotato di sezioni digressive-> cfr. Lucrezio MA 2 differenze: 1) Virg indebolisce costruzioni logiche del
pensiero, i collegamenti tra un tema e l’altro. 2) architettura formale del poema + simmetrica. Nasce nuova
struttura poetica → discorso fluisce naturale, e suo dinamismo trova equilibrio in una studiata architettura
d’insieme. Ogni libro delle Georgiche è dotato di digressione conclusiva, di estensione regolare: guerre civili, lode
della vita agreste, peste degli animali del Norico, storia di Aristeo e api
4 proemi: valore di cerniera. I e III libro → proemi lunghi ed esorbitanti risp al tema georgico dei libri; II e IV libro
→brevi e introduttivi. Quindi = simmetria tra i 4 libri.
Queste somiglianze formali hanno una funzione più profonda = I e III libro sono accomunati anche nelle digressioni
finali: orrori della storiadisastri della natura (guerre civili e pestilenza degli animali)
≠ altre digressioni: effetto rasserenantenel complesso le Georgiche sono un’opera di contrasti e incertezze ->
equilibrio e simmetria dello stile non nascondono inquietudini e conflitti. Lavoro del contadino italico ha portato alla
grandezza di Roma, la quale però è anche Città = luogo di degenerazioni e conflitti, polo opposto all'ideale georgico.

Dalle Georgiche all'Eneide


Poeta approfondisce soggettività del suo stile, descrive e narra senza rinunciare alle emozioni->questa nuova
sensibilità lo accompagna nell’affrontare la fatica successiva: poema epico. Augusto se lo aspetta da lui. Tradizione
enniana del poema epico-storico non si era mai estinta: Epica serviva a celebrazione di vicende contemporanee →
pubblico rimase quindi colpito dal risultato proposto da Virgilio

L'Eneide
OMERO E AUGUSTO:
All'Eneide, storia della missione di Enea esule da Troia, i grammatici antichi attribuiscono doppia intenzione:

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• imitare Omero
• lodare Augusto, partendo da suoi antenati.
Forte presenza del modello Omero → continuazione di Iliade e Odissea fino a superamento. Enea ripete esperienze
di Odisseo e le imprese eroiche e sanguinose dell'Iliade. Senso della missione di Enea = futura ricostruzione della
città distrutta nell'Iliade: vicende dell’Eneide porteranno all’istituzione di un ordine pacifico e alla costruzione di
una nuova unità. Alla fine Enea riassume in sé immagine di Achille, ma anche di Odisseo, che dopo tante prove ha
ritrovato la patria. Molte leggende italiche riportano fondazione di una città alla venuta di un eroe. una di queste
= fondazione di Albalonga (da dove vengono primi abitatori di Roma), fondata da Ascanio (Iulio) → da cui gens Iulia-
>qui si salda il cerchio tra Virg, Augusto e l’epica eroica
Piano dell'opera:
1. Giunone odia troiani, scatena tempesta che decima navi di Enea e lo fa approdare in Africa, Cartagine. Eroe
accolto da Didone, che gli chiede di narrare fine di Troia.
2. Enea racconta, di come ha salvato padre e figlio ma ha perso moglie Creusa.
3. Troiani partono e capiscono che li aspetta patria nuova in occidente. Racconto si chiude con morte Anchise.
4. Didone si innamora di Enea e si uccide quando lui riparte. Didone profetizza eterno odio tra Cartagine e
discendenti dei troiani.
5. Troiani arrivano in Sicilia. Giochi funebri in onore di Anchise.
6. Arriva a Cuma, Enea incontra Sibilla, ed entra nel regno dei morti. Incontra Deifobo, Didone, Palinuro e Anchise,
che gli mostra eroi e condottieri che faranno storia di Roma.
7. Enea sbarca a foce del Tevere e instaura patto con re latino. Aletto, demone della discordia, inviato da Giunone,
moglie di Latino (Amata) e principe rutulo Turno (promesso sposo della figlia di Latino) fomentano guerra. Saltato
matrimonio tra Enea e Lavinia, figlia di Latino, coalizione popoli italici marcia VS troiani. Lavinia è al centro della
discordia.
8. Enea per consiglio divino risale Tevere con distaccamento e trova appoggio di Evandro, re di piccola nazione di
arcadi. Con figlio di Evandro, Pallante, Enea si allea cneh con coalizione etrusca. Dei fanno dono a Enea di armatura
forgiata da Vulcano (descrizione scudo, su cui è disegnata storia di Roma).
9. Turno e alleati approfittano di assenza Enea. Sacrificio di Eurialo e Niso, senza esito.
10.Enea torna. Turno uccide Pallante, Enea uccide Mezenzio (alleato di Turno ed ex capo degli etruschi, cacciato).
11.Enea piange morto Pallante e offre pace. Turno vuole continuare battaglia. Durante battaglia cade Camilla,
vergine guerriera latina.
12. Turno tenta duello decisivo VS Enea. Ninfa Giuturna fa cadere questo patto. Battaglia riprende. Giunone fa
pace con Giove e ottiene che nel nuovo popolo non resta + traccia del nome troiano. Enea sconfigge Turno in duello
e, spinto dall'ira, lo uccide → non è + pius.
->si nota profonda ristrutturazione delle fonti storico-antiquarie->le notizie sulla guerra contro latini sono state
rifuse in un’unica sequenza di guerra , chiusa da una storica riconciliazione. ->guerra presentata come scontro tra
Troiani e latini. Virgilio muove così nello spazio delle origini tutte le forze da cui nascerà Italia del suo tempo.
Nessun popolo è escluso da contributo a genesi di Roma → latini, etruschi, persino i greci (Pallante è alleato
decisivo)-->l’Eneide è un’opera di denso significato storico-politico MA NON è un poema storico! il taglio dei
contenuti è dovuto a una selezione “drammaturgica” del materiale. L’opera non traccia nemmeno 1 quadro
completo della biografia di Enea → non sappiamo nemmeno se vivrà a lungo.
IL NUOVO STILE EPICO:
Virgilio porta verso epico a massimo della flessibilità. Plasma esametro come strumento di narrazione continua e
lunga. No pause. Frasi si liberano da schiavitù del metro. Tradizione del genere epico richiede linguaggio elevato->
Eneide è ricca di termini arcaici e solenni MA stile di Virgilio è fatto di “parole normali”= termini non marcatamente
poetici. Novità sta nei collegamenti che Virgilio impone alle parole-> alcuni nessi sono difficili da tradurre. Spesso le
parole subiscono forzatura di significato che dà loro rilievo.
MA il nuovo stile deve anche piegarsi a una serie di requisiti tradizionali: narrazione epica deve essere graduale,
senza vuoti intermedi, piena. C'è una sorta di catalogo ricorrente→ ritmo rallentato tipico dell'epica arcaica. Virg.
accetta questa tradizione e lascia ampio spazio a procedimenti formulari, MA carica questi moduli di una nuova
sensibilità. Epiteti, fissi e a volte inappropriati per situazione (nel contesto omerico), tendono ora a coinvolgere
lettore nella situazione e nella psicologia dei personaggi. ->la narrazione suggerisce di + di quello che dice->lettore è
chiamato a collaborare.
Aumento della soggettività → maggiore iniziativa è data anche ai personaggi e al narratore. Aumento di soggettività

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è tenuto però a bada da funzione oggettivante svolta dal poeta, che fa emergere nel testo singoli punti di vista
soggettivi, ma si incarica di ricomporli in un progetto unitario.
L'IDEOLOGIA DEL POEMA E LE RAGIONI DEI VINTI:
Sviluppo della soggettività interessa (oltre lo stile epico e tecnica del narrare) anche l’ideologia. Eneide= storia di
missione voluta da Fato, che renderà possibile fondazione di Roma e sua salvezza x mano di Augusto. Poeta focalizza
racconto su Enea, portatore della missione fatale e perciò personaggio ≠ dagli altri.-->il suo poema è da questo pto.
di vista epica nazionale, in cui collettività deve rispecchiarsi. Eppure, sotto la linea “oggettiva” voluta dal fato si
muovono personaggi in contrasto tra loro e i cui sentimenti sono costantemente in primo piano.
Es. Didone → cultura romana presenta guerre puniche come scontro tra diversi. ≠ Per Virgilio, guerra con Cartagine
nasce da un eccessivo e tragico amore tra simili. Anche guerra vs Turno è guerra fratricida, non necessaria: è un
errore voluto da potenze demoniache (Aletto). E la stessa uccisione di T. è una scelta difficile->è disarmato, ferito,
chiede pietà; Il pio Enea alla fine lo uccide a causa di un'ira funesta (< uccisione di Pallante) molto simile a quella di
Achille che uccide Ettore. Lettori devono insieme apprezzare necessità della vittoria e ricordare le ragioni degli
sconfitti; guardare il mondo da una prospettiva superiore (fato/narratore) e partecipare alle sofferenze degli
individui ->oggettività epica e soggettività tragica.
La fortuna di Virgilio: Virgilio fu già in vita un personaggio popolare, indicato da molti come + grande poeta romano.
Vario cura pubblicazione dell'Eneide, che comincia a circolare dopo morte del poeta e riceve contrassegni di
classicità: adozione nelle scuole e critica di detrattori. Tutti iniziano a studiare minuziosamente Virgilio e a imitarlo-
>autori minori: Appendix Virgiliana e persone di modesta cultura: incisioni a Pompei . Nel II sec -> esegesi Virgiliana
si deposita in veri e propri commenti. Affermarsi della cultura cristiana segna passaggio nella fortuna di Virgilio, che
diventa strumento di assimilazione della letteratura pagana alla nuova cultura. (es. Interpretazione cristiana della IV
egloga= annuncio della venuta del Redentore). Da qui: grande filone della cultura medievale che trasforma Virgilio
in un profeta, un santo, un mago. Umanesimo 500esco: conoscenza di Virgilio porta anche a riscoperta di Omero.
Confronto Omero-Virgilio torna attuale e si fa segno delle evoluzioni del gusto: primato di Virgilio sarà rovesciato a
favore di Omero dai romantici->esaltazione di poesia spontanea, nazionale

2. ORAZIO

La vita e le opere
Nasce 65 aC a Venosa, colonia militare romana, dove padre liberto possiede piccola proprietà. Poi va a Roma per
esercitare professione di esattore nelle vendite d’asta. Riceve una buona educazione (nonostante estrazione
modesta) e intorno al 44 va in Grecia per perfezionarsi ma viene coinvolto nella lotta tra repubblicani e cesaricidi
(che qui avevano loro base). Ottiene da Bruto, capo ribelli, il grado di tribuno e comando di 1 legione, ma dopo
battaglia Filippi interrompe sua carriera militare. Grazie a amnistia del 41 torna a Roma, ma a causa della confisca
del fondo a Venosa è costretto a impiegarsi come scriba quaestorius→ inizia attività poetica, comincia a scrivere
Epodi (pubblicati nel 30) + entra nel circolo di mecenate e nel 38 inizia libri delle Satire. Tra il 30-23 lavora ai 3 libri
delle Odi. Rapporti con Augusto sempre molto stretti, pur senza servilismo. Dopo il ritiro sabino, pubblica 20
Epistole. 17: carmen Saeculare, inno commissionatogli da Augusto per ludi saeulares, che celebravano l’ inizio di
una nuova era. Muore nell’8 aC.

Gli “Epodi” come poesia dell'eccesso


Titolo rimanda alla forma metrica → epodo: verso lungo + verso corto= distico. Orazio chiama iambi →rif al ritmo
della raccolta e al tono aggressivo associato alla poesia giambica greca. Prima produzione è legata a “fase giovanile”
e a condizioni di vita disagiate del periodo post-Filippi. Difficoltà di quel momento-> toni carichi, linguaggio poetico
violento. Molti esitano a riconoscere presenza di autobiografismo negli Epodi. Infatti bisogna valutare quali tratti
distintivi di questa poesia alle regole del genere, imitazione dei modelli. Orazio cita Archiloco (=poeta greco del VII
sec. AC)rendendo omaggio a questo caposcuola del genere poetico di riferimento, e affermando la propria
originalità: O. sostiene di aver mutuato da A. i metri e l’ispirazione aggressiva, ma non i contenuti. Differenze:
Archiloco dava voci a odi e rancori, passioni civili e tristezze di un aristocratico greco del VII secolo aC; Orazio invece
scrive nella Roma dominata da triumviri e sarebbe entrato presto nella cerchia di Augusto; inoltre, era figlio di 1
liberto e appena uscito da una esperienza politica rischiosa → sua aggressività è rivolta a bersagli minori, personaggi
anonimi, o fittizi ->ciò ha contribuito ad una impressione di artificiosità letteraria. Es. Epodo 10 → Orazio augura a
Mevio di fare naufragio->modello: Archiloco MA Orazio lascia in sordina il carattere personale dell’invettiva. In

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questo e altri casi la violenza delle minacce e delle maledizioni suona un po’ a vuoto e a volte addirittura giocosa.
Comunque è indubbio che lo spirito archilocheo doveva sembrare a Orazio adatto a esprimere ansie, passioni,
paure, di tutta una generazione.
In ogni caso O. doveva sentire connaturata a una raccolta giambica l’esigenza della varietà-> molteplicità di temi,
toni e livelli stilistici. Anche dal pto di vista dell’espressione, nonostante linguaggio teso e ricco, gli Epodi possono
presentare anche una dizione + sorvegliata: poeta degli eccessi ~ poeta della misura

Le “Satire”
Due libri, che Orazio chiama in realtà Sermones, raccolgono componimenti diversi per temi e andamento. ->era
questa una tendenza tradizionale del genere satirico, che poneva al centro dell’attenzione il POETA. Voce satirica
diventa una presenza marcata: Orazio parla di se, della propria vita, delle sue disavventure, e anche quando non si
mette in scena direttamente, sua ironia dà tono particolare a piccoli mimi che presenta. Orazio indica Lucilio come
inventore del genere satirico, mentre indica Ennio, come modello di poesia sublime e quindi ≠ da quella delle sue
satire. MA Imitazione di Lucilio è tentativo di migliorarlo → secondo O. Lucilio dimostra notevole trascuratezza
formale (< vivace realismo, eccessi del sermo vulgaris). ≠ satire di Orazio sono attente a mantenere livello di
conversazione colta, lingua semplice ma disciplinata. Stile varia in base ai soggetti. Andamento complessivo
dell’argomentazione=>Orazio ha imparato eloquenza della diatriba → dialogo, coinvolgimento di interlocutori,
esempi, parodie, aneddoti, giochi di parole. In Orazio l'aggressività Luciliana è scomparsa, al suo posto: esigenza di
analizzare vizi mediante osservazione critica e rappresentazione comica delle persone.
Orazio non cerca di convertire gli altri a un modello prefabbricato di virtù o riformare il mondo, ma solo individuare
strada per pochi, attraverso le storture di una società in crisi. Lucilio attaccava cittadini eminenti ≠ a Orazio non è
possibile per sua estrazione sociale ma ++ per trarre insegnamento dalla condotta altrui criticandone gli errori, non
erano necessari bersagli di elevato livello sociale, ma il piccolo mondo irregolare.
Orazio attribuisce a insegnamento paterno l’invito a imparare da vicino, da chi si incontra per strada, secondo una
morale che affonda radici nell’educazione, ma che si rivela anche costruita < materiali delle filo ellenistiche filtrati
dalla diatriba. Obiettivi fondamentali nella ricerca oraziana:
• autarcheia (autosufficienza interiore) concetti non esclusivi di una specifica “setta”: 1) scuola stoico-cinica + epicureismo
• metriotes (moderazione). 2) scuola peripatetica, antica saggezza greca ed epicureismo
II libro → cambiamenti rispetto al primo: riduce molto la componente rappresentativo-autobiografica. Nelle satire
argomentative prevale la forma del dialogo, in cui il ruolo centrale è ceduto all'interlocutore. Ora che non vi è +
coincidenza tra poeta e “voce satirica”, cade anche possibilità di estrarre senso univoco dalle contraddizioni della
realtà → tutti interlocutori sono depositari di una loro verità, anche se non tutte verità sono equivalenti (molti
discorsi sfociano in ironia). Orazio sembra negare a satira la possibilità di una ricerca morale che individui un sistema
di condotta soddisfacente. Equilibrio tra autàrcheia e metriòtes sembra perduto ->poeta permette ai suoi
interlocutori di denunciare debolezze e incoerenze delle sue scelte.

Le “Odi”
LA POETICA:
Lirica di Orazio ~ lirica moderna→ carattere meditativo, introflesso, monologico. Nuovo statuto sociale del poeta
cortigiano rende possibile uno spazio di relativa autonomia->poesia come momento intimo, espansione dell'io.
Differenza rispetto lirica moderna → poeta Orazio non si immagina solo, ma si deve rivolgere sempre a qualcuno-
>ciò implica impostazione dialogica di molte Odi, anche se il “tu” oraziano è spesso solo un pretesto, una figura
stilizzata, addirittura un oggetto o il libro stesso delle sue poesie
->Rapporto con Saffo, Anacreonte, Pindaro, ++ Alceo, col quale giustifica la presenza di molteplicità di suggestioni.
Ad Alceo è inoltre da collegare la forte componente moraleggiante della lirica oraziana (Alce->poeta gnomico).
Rapporto con lirica greca arcaica è visibile nella ripresa dello spunto iniziale di 1 componimento: molte odi di Orazio
partono con citazione: progressivamente però O. si distacca dal modello, che viene quasi dimenticato. Oltre che
somiglianze, ci sono anche molte differenze tra Orazio e Alceo:
• Alceo: versi sono espressioni di amori e odi di un aristocratico di Lesbo impegnato nelle lotte politiche della città
+ Lirica legata a occasioni sociali e quindi caratterizzata da semplicità di temi e di linguaggio.
• Orazio: interesse per res publica è quello di 1 intellettuale che vive al riparo dei potenti di Roma + Lirica scritta
per la lettura, descrive spesso situazioni stilizzate e aspira a raffinatezza e sofisticazione letteraria.
Nel richiamarsi alla lirica greca arcaica O. vuole distinguersi dai neoteroi, ma questo non vuol dire che prescinda da

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influenza ellenistica, da cui < temi, immagini e situazioni (sfera dell'amore, relazione galante, + in essa appare la
“forma” della vita quot di Roma metropoli ellenizzata: amori, feste, conviti, poesia ecc.).
TEMI E CARATTERISTICHE DELLA LIRICA ORAZIANA:
Consolidata è l’immagine di Orazio come poeta dell’equilibrio sereno, del distacco dalle passioni, della
moderazione->da essa emerge Importanza del ruolo svolto nella lirica oraziana da meditazione e cultura filosofica.
->Assimilazione di concetti e problemi delle scuole filosofiche ellenistiche. Ode proemiale, dedicata a Mecenate,
svolge un tema tipico della lirica ma anche della filo morale e diatribica: catalogo delle scelte di vita. Tuttavia non si
tratta di una ricerca morale fondata su osservazione critica degli altri→ Odi cominciano dove Satire finiscono
(=raccolta meditazione sulle poche fondamentali conquiste di saggezza). Punto centrale= coscienza della brevità
della vita, e da qui l’esigenza di appropriarsi delle gioie del momento->carpe diem->no banale invito al godimento:
in O. l'aspirazione al piacere è legata a consapevolezza della caducità del piacere stesso e della vita.
questa meditazione si traduce talvolta in un canto della propria serenità: Felicità dell'autarcheia, condizione del
poeta-saggio, libero da tormenti umani e protetto da dei. Favore divino si manifesta trasfigurando in miracolo
circostanze quotidiane ed è sempre connesso alla vocazione di poeta (->le muse lo hanno salvato per riservarlo a
quel destino). Per Orazio la poesia è l'unica cosa in grado di salvarlo da caducità umana (almeno in parte). MA
Saggezza, serenità, equilibrio ecc. non sono possesso sicuro->poeta conosce le debolezze dell’animo umano->quindi
la saggezza si scontra con dati immutabili della condizione dell'uomo nel mondo: fugacità del tempo, vecchiaia,
morte.->no rimedio, tranne accettazione del destino
->Lirica oraziana presenta varietà di temi:
• carmi conviviali-> rimandano ai carmi conviviali di Alceo: inviti, descrizioni dei preparativi.
• Odi erotiche-> poesia amorosa sembra nutrirsi del distacco ironico dalla passione. Amore, a parte poche
eccezioni, è analizzato come un rituale con canovaccio scontato: serenate, incontri, giuramenti ecc. Ironia oraziana
però non ignora passione: ne conosce crudeltà e la rievoca con malinconia, la sente risorgere.
• Inno ->differenze con lirica greca arcaica sono molte, perché lirica religiosa oraziana è priva (tranne il carmen
seculare) di legame con un occasione e una esecuzione rituale.
A volte non si riesce a collocare un'ode in 1 tipo definito → poeta ama contaminare categorie liriche diverse.
Temi ricorrenti che attraversano carmi di natura ≠ :
• campagna stilizzata secondo modulo del locus amoenus
• paesaggio dionisiaco, natura montana, selvaggia e aspra, non domata da uomo
• luoghi individuati dallo spazio limitato del piccolo podere familiare, noto, sicuro, appartato e modesto →questo
luogo-rifugio diventa figura lett nel tema dell’angulus, luogo dedicato a canto, vino e saggezza. Si associa a temi
della morte e amicizia
accanto all’Orazio “privato”Orazio “di regime” che celebra le vittorie e le iniziative politiche di Augusto. Orazio
innesta sulla tradizione della poesia celebrativa legata ai monarchi ellenistici spunti nazionali, suggestioni < da epica
e storiografia. Orazio è portavoce di una generazione timorosa e incerta: non è solo poesia-propaganda, non ha
chiusure dogmatiche. Lirica civile oraziana condivide comunque con l'ideologia augustea l’impostazione moralistica
→ la crisi < decadenza di costumi, abbandono di antichi valori etico-politici.
LO STILE:
Perfezione dello stile deve molto a lezione Callimachea. Vocabolario: semplicità ed essenzialità, cautela di metafore
e figure di suono. Sintassi: meno scontata, ama l’ellissi, costruzioni greche, iperbato, enjambement. Elevatezza dello
stile ottenuta con riduzione dei mezzi espressivi, e una dizione libera da ridondanze, asciutta e levigata. Espressività
garantita da virtuosismo metrico e accortezza nella collocazione delle parole-> è l’arte della Callida iunctura=
raffinata strategia compositiva: accostare tra loro alcune parole e ad allontanarne altre affinché si richiamino a
distanza. Così parole usuali vengono viste in una nuova luce. Per il resto, minima invenzione linguistica->usa poco
neoformazioni e neologismipreferisce affidarsi a corrispondenze contestuali: strutture ben disegnate in cui le
parole x azione reciproca riacquistano energia comunicativa

Le “Epistole”
Dopo poesia lirica, Orazio torna con Epistole all'esametro della conversazione: def di sermones (già usata nelle
Satirae) viene applicata anche alle ‘lettere’ in versi. MA differenze tra le due raccolte:
 Epistolae= forma epistolare->presenza di destinatari e formule di saluto e commiato, sebbene carattere reale è
incerto.
 Epistole mancano di aggressività. Ora la morale oraziana sembra prendere coscienza sempre + netta delle proprie

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debolezze e contraddizioni → equilibrio tra autarcheia e metriotes è irrecuperabile. Ricerca morale è ora animata da
necessità della saggezza → conquista di questa è resa urgente dal trascorrere del tempo, associato a vecchiaia.
Inoltre, Orazio non è + capace di costruire modello di vita soddisfacente. Rinuncia a vita sociale e a ottimismo etico
→ fuga da Roma verso campagna sabina. Orazio necessita ora + che mai dell'autarcheia →ma nemmeno lei sembra
garantirgli un atteggiamento costante e coerente: oscilla continuamente tra rigore morale e edonismo.
+ largo spazio viene ora lasciato al tema diatribico dell’insoddisfazione di sé, incostanza, noia. A questa debolezza
etico-filosofica corrisponde accresciuta impostazione didascalica del discorso→ nel rapp a 2 proprio della lettera c'è
spazio per confessare, ammonire e insegnare.
IL 2° LIBRO:
Orazio stesso dice che 2° libro delle Epistole viene aggiunto dopo, per pressioni di amici e potenti. Composto da 3
lettere affini tra loro, ma lontane da progetto epicureo del primo libro, centrato su angulus e lontananza.
Testamento letterario del poeta. Orazio interviene nel dibattito letterario tipico dell’età augustea con l’autorità
garantitagli dal sicuro prestigio e dal rapporto con Augusto, cui è dedicata la I^ lettera. O. dedica grande attenzione
al teatro (questione che era rimasta aperta, laddove alla richiesta da parte di augusto di un poema epico-storico era
giunta la risposta dell’Eneide) → nell'epistola ad augusto polemizza VS favore indiscriminato vs i poeti del teatro
romano arcaico. In una sorta di disputa tra antichi e moderni, Orazio si schiera con moderni. Orazio non mostra
fiducia in una vera rinascita del teatro, anche xchè un pubblico meno raffinato di quello cui si rivolge la lett scritta
non sembra disposto ad apprezzare produzione drammatica di qualità e preferisce invece dozzinali buffonerie di
mimi e acrobati.
Epistola ai Pisoni (Ars Poetica) sposta analisi sui problemi della letteratura drammatica (tragedia, commedia,
dramma satiresco) ->ciò va messo in rapp. col posto privilegiato che il dramma aveva nelle trattazioni di ascendenza
peripatetica, cui O. si riconnette. MA Non bisogna pensare alla ricezione passiva di una fonte greca→ Orazio accetta
di offrire con Ars Poetica il proprio contributo teorico a questione del teatro. Comunque resta fedele ai suoi principi,
predicando 1 arte raffinata, paziente, colta e attenta.

La fortuna di Orazio: nonostante qualche incomprensione, già pubblico contemporaneo vede in Orazio uno dei
grandi della letteratura romana e sua fortuna conoscerà poche cadute. Ingresso precoce nelle scuole nell'età
imperiale + attività di editori e commentatori. Nel medioevo fu conosciuto dall'età carolingia, ma ruolo modesto
rispetto a Virgilio. Si apprezzava ++ il poeta moraleggiante e “orazio satiro” è tra i poeti del limbo di Dante. Orazio
lirico invece viene esaltato nell'età rinascimentale per divenire modello incontrastato della letteratura di stampo
classicista. Settecento fu secolo oraziano: ammirazione per il poeta elegante, raffinato, razionalista, moralista
pungente. Romanticismo->svalutazione. Carducci, Odi barbariche->nuova stagione della sua fortuna

3. L'ELEGIA: TIBULLO E PROPERZIO

Caratteri generali dell'elegia


Presto cultura lett. latina si accorge dell'alto livello toccato da Roma. Quintiliano fornisce canone degli autori +
rappresentativi dell'elegia: Gallo, Tibullo, Properzio, Ovidio. Massima fioritura dell'elegia (a Roma ++ come poesia
d'amore) = II^ metà I sec dC. MA Difficile dirne origine e processo di formazione.
Nella lett greca elegia indica componimento poetico il cui metro= ÈLEGOS (distico elegiaco: esametro e pentametro
dattilico). Elegia, originaria della Ionia, dal VII secolo si diffonde e trova impiego in molte occasioni della vita
pubblica e privata→ componimenti guerreschi, esortatori, polemici, politici, moraleggianti, erotici. Elegia doveva
essere usata anche come espressione di lutto nelle lamentazioni funebri->Antimaco, “Lide”->nodo impo nello
sviluppo di questo genere lett: la vicenda personale serviva al poeta per rievocare miti di amore tragico, istituendo
connessione autobiografia-mito.
Origini dell'elegia latina →questione dibattuta:
 ipotesi della derivazione diretta da quella ellenistica è rifiutata: tratto distintivo è impostazione soggettiva,
autobiografica (caratteristica senza precedenti nei poeti elegiaci ellenistici).
 Insoddisfacente è anche l’ipotesi di uno sviluppo dell’epigramma greco-> Influenza dell'epigramma → solo in
alcune elegie particolari, NO carattere generale (e in + non spiega la presenza del mito nell'elegia latina).
->In realtà è bene non marcare troppo la contrapp. tra soggettività dell’elegia latina e oggettività di quella greca-
>Soggettivismo doveva essere presente in nuce anche nella seconda, ma è quella latina che sviluppa fortemente
questo aspetto + da spazio ad elementi < da altri generi (commedia, epigramma, tragedia, lirica, bucolica). Elegia, in

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quanto poesia autobiografica, inquadra le singole esperienze del poeta in situazioni tipiche, secondo moduli
ricorrenti. Si parla di un universo elegiaco, con ruoli e comportamenti convenzionali + codice etico. È inoltre poesia
d'amore → esperienza unica che dà senso all'esistenza del poeta, fa raggiungere autarcheia. Vita del poeta ,
totalmente dedita all’amore, si configura come servitium di fronte a domina capricciosa e infedele (relazione->rare
gioie e molte sofferenze), poeta accetta il dolore e la sofferenza, che lo portano a proiettare sua vita nel mondo
puro del mito, trasferendola in un universo ideale e appagante. Prigioniero di questa passione, conduce una vita di
“degradazione”=ripudia doveri di civis, rifiuta guerra x mollezze dell'amore, nel quale traferisce tutto suo impegno
morale->”eroe dell’amore”; è singolare quindi che l’elegia recuperi i valori del mos maiorum, ai quali è
dichiaratamente ribelle!. La relazione d’amore ( ̴Catullo) istituzionalmente irregolare tende a divenire legame
coniugale, vincolato dalla fides. Nella vita del poeta elegiaco le ragioni dell’amore e dell’attività poetica si
identificano: poesia->funzione pratica= mezzo di corteggiamento->ne consegue: RIFIUTO DELLA POESIA ELEVATA
(recusatio) in favore della poesia leggera (ispirata a immediatezza della passione).In questo: debito vs Catullo e
neoteroi con cui condivide la rivouzione del gusto letterario (raffinatezza formale ed eleganza concisa) + rivolta
morale, gusto dell'otium

Cornelio Gallo e gli inizi dell'elegia latina


Nominato da Quintiliano. Abbiamo poche notizie e sua produzione andata perduta. Nato 70 aC in Gallia
Narbonense, amico di Virgilio. Combatte nel 30 in egitto con Ottaviano->diventa prefetto d’Egitto, cade in disgrazia
e muore suicida nel 26 aC. Virgilio gli dedica X egloga (proposta come modo per salvarlo da malattia d'amore). Fu
autore di 4 libri elegie: “Amores” in cui cantava passione per Licoride (forse Volumnia, attrice di mimi). Elemento
erotico è quindi centrale, così come la dottrina mitologica e l’erudizione geografica.
Ritrovamento nel 1979 di un frammento di 10 vv sembrano confermare ipotesi che vede G. come iniziatore della
elegia d’amore latina->in esso: elementi fondanti della poesia elegiaca latina: donna occupa posizione centrale
come fonte di ispirazione e destinataria della poesia + amante dichiara sua condizione di schiavo vs la domina +
presenza del termine nequitia= definisce vita vissuta con sofferenza contro i valori della morale + poetica del
corteggiamento mediante la poesia.

Tibullo
LA VITA E LE OPERE:
Sappiamo poco su vita. Nato forse 55-50 a.C. nel Lazio, morto 19/18 aC. Famiglia agiata, ceto equestre, fu amico di
Messalla Corvino (politico repubblicano che mantenne posizione di prestigio anche sotto regime augusteo). Sotto il
suo nome ci è stata tramandata una raccolta eterogenea di elegie= Corpus Tibullianum → 3 libri (il III diviso succ. in
2 parti), unisce a componimenti sicuramente autentici, poemetti spuri e testi dichiaratamente di altri
autoriaccostamento è indice di provenienza di tutte e poesie dal medesimo ambiente culturale= circolo di
Messalla. Canzoniere dominato da figura di donna amata= Delia, pseudonimo x Plania (che secondo la tradizione
doveva conservare stessa quantità sillabica e alludere al nome reale). Donna, secondo convenzione elegiaca, è
volubile, capricciosa, amante del lusso + relazione tormentata e insidiata dal tradimento. II libro → 2^ figura
femminile Nemesi (Vendetta)= tratti + aspri, cortigiana avida che ha sostituito Delia nel cuore del poeta.
IL MITO DELLA PACE AGRESTE:
Tibullo noto come “poeta dei campi”. Egli stesso dichiara la sua scelta di vita nella I^ elegia del I libro: quella del
pauper agricola (contadino da beni modesti, ma capace di vivere amore intenso e farne poesia). Non manca però
scenario tipico dell’elegia: vita cittadina, che fa da sfondo all'intrecciarsi degli amori e degli intrighi. Quindi la
centralità del mondo agreste va collegata a tendenza della poesia elegiaca: costruzione mondo ideale, spazio di
evasione, rifugio dalle amarezze di un’ sistenza tormentata, delusione d'amore. Questa tensione trova
tradizionalmente sfogo nel mondo del mito → poeta assimila sua esperienza a paradigmi eroici. MA In Tibullo
mondo del mito è assente e sua funzione è svolta da mondo agreste →campagna tibulliana=luogo di idillica felicità,
vita semplice legata ai ritmi naturali->è per Tibullo il luogo del rimpianto e del desiderio, approdo a cui ancorare
un’esistenza sofferta. Accenni autobiografici → immagine di Tibullo bambino ecc. bisogno del rifugio, spazio intimo
in cui proteggere affetti di fronte a tempeste della vita. Altro tema dominante= pace → antimilitarismo, esecrazione
della guerra e dei suoi orrori sia accordano con i vagheggiamenti di questo mondo ideale. Inoltre la campagna di
Tibullo rivela, dietro l’idillio bucolico, il suo carattere italico->antichi valori celebrati dall’ideologia augustea.
L’adesione a valori tradizionali e l’atteggiamento anti-modernista fanno di Tibullo il caso + vistoso di quella
contraddizione che la poesia elegiaca, anticonformista e ribelle, cova in sé stessa

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TIBULLO “POETA DOCTUS”:


Familiarità con opera dei poeti ellenisti è confermata dalla presenza di tratti condivisi con poesia alessandrina +
definizione di poeta doctus (nonostante assenza di erudizione sottile ed esibita di miti preziosi): stile rivela sforzo di
scrittura attentissima ma semplice, segno della fiducia nella potenza espressiva delle parole. A questa limpidezza e
(apparente) spontaneità espressiva corrisponde una voce misurata, senza esasperazioni, la discrezione del
“sottovoce”. Il ritmo lievemente cantabile, cadenza regolare.
Tibullo ammirato da antichi per stile semplice e sciolto. Purezza lessicale, toni delicati e tenui, parsimonia di dottrina
mitologica, sorriso ironico danno alla poesia tibulliana il fascino della naturalezza espressiva

LA FORTUNA: Successo di Tibullo fu superiore a Properzio. MA dibattito sul primato nella poesia elegiaca è precoce.
Da Quintiliano, la critica continuò a dividersi tra partito ‘classico’->equilibrio tibulliano VS Properziani->costruzione
ruvida, improvvisa. Tarda antichità e medioevo= oscuramento della fama, che ritorna in età umanistica fino a tutto il
700 e oltre

Il Corpus Tibullianum
LIGDAMO
Primi 6 componimenti del III libro sono opera di un poeta di nome Ligdamo (pseudonimo). Oggi sappiamo che non
può trattarsi di Tibullo perché l’anno di nascita che Ligdamo si attribuisce è 43 aC (anno di nascita di Ovidio)
implicherebbe che Tibullo al momento della spedizione in Oriente al seguito di Messalla avesse 13-14 anni. Altra
ipotesi lo identifica in Ovidio MA Ragioni di tipo linguistico-stilistiche si oppongono a questa identificazione.
Dobbiamo comunque pensare a un poeta della cerchia di Messalla. Suoi componimenti ruotano attorno a
separazione dalla donna amata ed elaborano motivi della poesia elegiaca. Nonostante cliché convenzionali e
immaturità stilistica, si apprezza la vena di sentimentalità insidiata da ossessione x morte
IL “PANEGIRICO DI MESSALLA” E GLI ALTRI COMPONIMENTI
Dopo 6 elegie di Ligdamo ci sono 1 carme di 211 esametri + 13 componimenti → IV libro. Carme è elogio di Messalla
Corvino (31 aC, anno consolato), si celebra sua virtù e carriera. Autore è forse 1 poeta del circolo. Altri 13
componimenti:
• 2-6 (amore di Sulpicia per Cerinto), 13-14: attribuiti a Tibullo in virtù della maggiore consapevolezza stilistica.
• 7-12: brevi biglietti d'amore di Sulpicia per Cerinto.
Corpus tibullianum → importante documento del circolo di Messalla.

Properzio
LA VITA E LE OPERE:
Nasce in Umbria, Assisi, 49-48 aC. Famiglia ricca rango equestre. Subisce confische di terre in seguito alle guerre del
41-40. Properzio si trasferisce a Roma, dove viene accolto in circoli eleganti finchè Mecenate lo ammette nella
cerchia nel 28 aC. In questa data aveva già pubblicato un libro di poesie d'amore= Monobiblos. Poeta si dice
innamorato di Cinzia, donna colta e raffinata, gelosa e litigiosa. ->pseudonimo forse per Hostia. Nel II e III libro si
sente incombere sulla relazione la minaccia del discidium (separazione definitiva) + compaiono prime tracce del
rapporto con la cerchia di Mecenate→ se nel II libro: rifiuto della poesia epica (recusatio), il poeta celebra però i
trionfi militari di Augusto; Il IV libro= parziale concessione alle direttive della cultura ufficiale (narra miti e riti della
tradizione romana e italica, anche se in forma spesso oscura). Muore probabilmente negli anni immediatamente
successivi alla pubblicazione di questo ultimo libro (16)
NEL NOME DI CINZIA: IL PRIMO CANZONIERE
P. aderisce all’uso (alessandrino, poi neoterico) di dare a una raccolta poetica il nome della donna→ 28 aC pubblica
Monobiblios nel nome di Cynthia. Properzio si presenta prigioniero da un anno della passione x lei e destinato a vita
dissipata. Cinzia è elegante, colta e vive da cortigiana negli ambienti mondani→ legarsi a lei vuol dire
compromettersi socialmente. Ma di questa degradazione egli fa un vanto! Sebbene rapporto con donna amata,
altera, infedele e capricciosa, si configuri come servitium, il poeta rivendica la sua diversità e si compiace della sua
sofferenza. Amore diventa centro e valore assoluto della sua vita e Cinzia unica ragione della sua esistenza.
Properzio porta all’estremo la rivolta di Catullo = rifiuto del mos maiorum e del primato dei valori della civitas.
Questa accettazione del proprio destino diventa talvolta una scelta di vita quasi filosofica, capace di portare a
autarcheia promessa da filo greche. Poesia= strumento per corteggiare la donna. MA amore di Properzio non è
amore libertino→ sogna per se e Cinzia i grandi amori del mito, passioni esclusive ed eterne, oltre la morte.

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Vorrebbe configurar l’amore per lei come un foedus, vincolo interiore garantito dagli dèi. Realtà però è ben altra e
il poeta si lacera nella contraddizione di cui è prigioniero: è sedotto dal fascino e eleganza mondana della donna e
allo steso tempo cerca in lei semplicità, fedeltà bisogno di fuga, evasione nel mondo del mito.
IL CANZONIERE MAGGIORE E IL DISTACCO:
Successo del primo libellus proietta Properzio su scena letteraria → interesse di Mecenate che cerca di farne un
collaboratore della politica culturale del regime-> nella nuova raccolta (II e III libro) emergono queste pressioni e la
resistenza opposta dal poeta-> II libro si apre recusatio→ rifiuto da parte del poeta, che si dice incapace di
affrontare la musa ispiratrice del poema epico-storico. Però in questo libro atteggiamento di Porperzio è +
complesso, meno lineare: si acuisce il senso di disagio per la vita di nequitia e si fa + sofferto rapporto con Cinzia, e
maggiore il bisogno di idealizzare sua figura processo che raggiunge uno stadio + elevato nel III libro, dove si nota
++ presenza di 1 materia + varia, temi meno legati a amore per donna. Inoltre l’atteggiamento di Properzio meno
appassionato → toni autoironici si fanno più vistosi ->distacco che si rivela anche in un accentuarsi
dell’atteggiamento gnomico-didascalico->libro di chiude con definitivo discidium.
L'ELEGIA CIVILE:
Crisi del rapp. con Cinzia e abbandono dell'elegia d'amore hanno luogo in momento in cui la poesia di impegno
civile da suo frutto + alto: Eneide. Eventi esterni, pressioni di Mecenate e Augusto stesso, + crisi dell’elegia erotica->
spingono Properzio a diverso tipo di poesia. Svincola elegia da eros e ne fa un genere autonomo. Attraverso le
elegie studierà le origini di nomi, miti e culti di Roma( ̴ Callimaco, Aitia)->il IV libro elegie (16 aC) nasce sotto spinta
di impegno nuovo, ma la sua poesia non avrà la seriosità e pesantezza di tanta poesia nazionale. Roma e il mito
sono interpretati per lo più secondo il gusto Callimacheo: grazia, ironia, lieve comicità. Amore è ancora presente,
così come Cinzia, ma sua figura adesso compare sotto luce fosca del vizio e della corruzione.+ Rivalutazione
dell'eros coniugale → affetti familiari, virtù domestiche, castità e tenerezza.
LA DENSITA' DELLO STILE:
Tibullo era cristallino, Properzio= concentrazione, densità metaforica e sperimentazione di forme espressive. Eredità
callimachea: ricerca della iunctura, struttura sintattica complessa. Questo ha provocato guasti nella tradizione
manoscritta: spesso è difficile anche fissare i confini tra un’elegia e la successiva->è questo infatti il tratto più tipico
del suo stile: esordire ex abrupto, procedere per scatti, immagini e concetti senza esplicitare i collegamenti,
seguendo logica interna e segreta. + forma espressiva che alterna ironia e pathos, aspra eleganza, complessità
psicologica.
LA FORTUNA DI PROPERZIO: Immediata e duratura. Medioevo= tracce sporadiche, che tornano sensibili
nell’umanesimo. ‘700 neoclassico la sua poesia conosce + ampia diffusione e fortuna – con Goethe= punto + alto

4. OVIDIO

La vita e le opere
Publio Ovidio Nasone nasce a Tomi in Abruzzo nel 43 aC da famiglia equestre che lo indirizza alla carriera di
avvocato. Ricopre cariche minori, ma presto cambia strada per entrare nel circolo poetico di Messalla Corvino. Dopo
20 pubblica 2 opere a sfondo amoroso in distici elegiaci:
• Amores: raccolta di elegie in 5 libri (poi in 3, pervenuta a noi)
• Heroides (prima serie): epistole che si immaginano scritte da figure femminili a amanti.
12-8 → tragedia di grande successo, Medea, perduta.
1 aC-1dC → Ars amatoria: poemetto in distici elegiaci contenente insegnamenti su amore. + Remedia Amoris
(come liberarsi da amore). + Medicamina facei femineae “i cosmetici delle donne”
2-8→ Metamorfosi, 15 libri, poema epico in esametri che passa in rassegna buona parte del patrimonio mitico.
Poco dopo: Fasti→ distici elegiaci, si descrivono usi e tradizioni romane legate al calendario. Opera non completa:
improvvisamente nell’8 dC viene condannato da Augusto a relegazione su mar Nero (Tomi). Cause rimaste oscure,
forse coinvolgimento nello scandalo dell’adulterio di Giulia, nipote di Augusto. Periodo dell'esilio → opere in distici
elegiaci di tono lamentoso: Tristia (5 libri) e Epistulae ex Ponto
Anni 11-12->poemetto di invettive: Ibis . Ovidio muore a Tomi nel 17.

Poesia e vita reale in Ovidio


Ultimo di poeti augustei. Estraneo a stagione delle guerre civili → compare sulla scena lett quando la pace è

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consolidata e cresce l’aspirazione a forme di vita + rilassate, costume meno severo, agi e raffinatezze introdotte con
le conquiste orientali->Ovidio elabora poesia che corrisponde al gusto e stile di vita del suo tempo. Prima
produzione poetica si colloca lungo tradizione di poesia d'amore di Properzio e Tibullo. MA questi dedicavano
all’elegia d’amore tutto il loro impegno ≠ Ovidio sembra tradire il servizio d'amore richiesto dall'elegia→ si cimenta
in generi importanti della letteratura e nel far ciò manifesta una diversa concezione del rapp. vita-letteratura: non
crede che poesia imiti davvero la vita. Privilegia infatti aspetti fantasiosi e inventivi dell’effetto estetico (quindi
anche l’inverosimile, purché colpisca attenzione). Da ciò derivano gli atteggiamenti provocatori, come l’esibizione
della natura letteraria di ciò che racconta-> avventura amorosa e leggenda mitica lo interessano come fatti letterari:
la loro verità è sempre un elemento incerto. Il rapp di dipendenza lett-vita si rovescia: letteratura diventa forza
autonoma che ha in sé i suoi modelli e che trova in sé la possibilità di intervenire sulla realtà.

Gli Amores
Esordio poetico: raccolta di elegie di soggetto amoroso, mostra tracce dei grandi modelli e maestri Properzio,
Tibullo. Anche Ovidio dà voce ai temi tradizionali del genere elegiaco (avventure d’amore, incontri fugaci, serenate,
tradimento ecc), ma accanto a questi, si avvertono tratti nuovi dell'elegia ovidiana. Mancanza di figura femminile
attorno a cui si raccolgono varie esperienze amorose. Corinna, donna di Ovidio, è figura tenue e dalla presenza
intermittente→ Ovidio stesso dice di non sapersi accontentare di 1 solo amore. ->a ciò corrisponde lo
stemperamento del pathos che aveva caratterizzato poesia d'amore precedente → il dramma e l’avventura
esistenziale diventano per Ov un semplice LUSUS. Inoltre, scarsa presenza di servitium amoris all'amata → mentre
una intera elegia è dedicata a servitium nei confronti di Amore ->è esperienza d'amore in sé a diventare centrale.

La poesia erotico-didascalica
->comprende le tre opere successive (Ars amatoria, Medicamina faciei, Remedia amoris); si tratta di un ciclo
poetico che appartiene al genere del manuale: si propone di impartire precetti e consigli utili in materia d’AMORE,
intesa come arte cinica e smaliziata, il modello non è più la passione dell’innamorato ma la ma furbizia della
ruffiana esperta d’amore. Perso così il carattere di passione devastante, la relazione amorosa diventa un gioco
intellettuale, con le sue regole precise, che possono essere accolte da qualunque amante che voglia farsi amare.
ARS AMATORIA: 3 libri in distici elegiaci. Impartisce consigli sui modi di conquistare le donne (1), conservare
l’amore (2), sedurre gli uomini (3)
Descrive luoghi incontro, momenti di svago e passatempo, occasioni varie della vita cittadina in cui mettere in atto
strategia della seduzione. La veste formale è quella del poema didascalico, il cui andamento è interrotto da inserti
narrativi mitologici e storici. Il “perfetto amante” secondo Ovidio→ spregiudicatezza, insofferenza e aggressività vs
la morale tradizionale. In realtà il carattere libertino dell'opera è solo una maschera→ nel farsi lusus, l’eros ovidiano
perde impegno etico e velleità di ribellione VS morale dominante e reclama tolleranza, ‘zona franca’ in cui
sospendere severità di 1 regola morale inadeguata al costume della metropoli ellenizzata. Ovidio tenta
‘riconciliazione’ della poesia elegiaca con società in cui essa si radica, indicando nella complementarietà delle
forme di vita (privata e civile) la migliore forma di adesione al presente.
Medicamina faciei femineae->poemetto in distici elegiaci sui cosmetici per le donne, illustra la tecnica di
preparazione di alcune ricette di bellezza, opponendosi al tradizionale rifiuto della cosmesi
Remedia amoris-> rovescia i precetti dell’Ars e insegna come liberarsi dall’amore: è possibile, e addirittura si deve
farlo quando la relazione comporta sofferenza.

Le Heroides
Raccolta di lettere poetiche scritte da donne e uomini del mito ai propri amati; acquista qui grande rilevanza il
MITO. Possiamo distinguere due gruppi, che testimoniano due diverse fasi di composizione:
 lettere 1-15: scritte da donne famose, eroine del mito greco (ma anche romano + figura storica come Saffo) ai loro
amanti lontani
 lettere 16- 21: scritte da tre uomini innamorati (Paride, Ero e Leandro) con risposta delle donne
Le lettere si configurano come monologhi, spesso chiusi, senza attesa di risposta, e richiamano il topos della lett el-
lenistica: “lamento della donna abbandonata” (anche Catullo, carme 64). Il senso delle Heroides sta nella transcodi-
ficazione dei testi: vengono ripresi e riscritti secondo le esigenze del genere, materiali narrativi della tradizione epi-
ca e tragica->non solo adeguamento formale ma anche deformazione e reinterpretazione.

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Le eroine alludono all’atto della loro scrittura epistolare, pratica che implica riflessione, ordine e limpida argomen-
tazione. MA la lettera ovidiana imita nello stile l’andamento del pezzo scenico appassionato->alternanza di stati
d’animo, ripensamenti, invocazioni. Approfondimento psicologico < soggetti della tragedia greca + tradizione pate-
tica dell’elegia erotica latina. Ma comunque resta di sfondo il senso ironico del gioco letterario coi modelli, di im-
pronta Callimachea (gusto per gli aspetti “minori” del mito tradizionale)

Le Metamorfosi
Ovidio tenta genere letterario di maggior impegno, 15 libri. Il modello è quello del poema collettivo: il libro infatti è
composto da tante storie indipendenti accomunate da un tema di base (precedenti del genere: Teogonia e Catalogo
di Esiodo). Ad esercitare un’influenza tematica è soprattutto Callimaco, con gli Aitia: elegie che raccontano miti e
leggende di fondazione che giustificano la realtà presente. Ovidio si propone così di cercare le origini, perché
proprio dall’origine si risale all’essenza della cosa trasformata; riassume la storia del mondo in un grande poema
eziologico.
Cerca di riavvicinare sua poesia a esigenze nazionali e augustee. Poema fa del nuovo regime il coronamento della
storia del mondo in un processo di raffinamento che va dal chaos primordiale alla ‘trasformazione’ in essere divino
di Giulio Cesare, alla celebrazione di Ottaviano. MA dimensione celebrativa->spazio esiguo: il mondo mitico epico
(che nell’Eneide giustifica missione di Roma) è trattato da Ovidio con scetticismo e ironia. Il mito ovidiano è fatto ++
di letteratura: O. aspira a fare delle Metamorfosi la summa di tutta la letteratura. Racconto mitico interessa come
occasione di incontro tra proprio testo e quelli del passato.
Tramite l’ironia e l’intervento diretto (rifiuto dell’oggettività del poeta epico), l’autore sorride sul carattere fittizio e
inverosimiglianza delle sue storie, scritte per intrattenere il lettore grazie all’apporto favolistico del mito. Però storie
di metamorfosi umane sono quasi tutte storie d'amore (infelici, impuri, difficili). Metamorfosi sono attente ++ alla
dimensione spettacolare del racconto→ equilibrio tra i ≠ momenti narrativi è sproporzionato a vantaggio di attimi
della trasformazione->al poeta interessano le “zone d’ombra”, il paradosso dello sdoppiamento corpo-sensibilità.
Mondo ovidiano= travestimenti, inganni, ombre->opera può apparire triste e patetica. Sono presenti, come
trasformazioni, anche morti, sebbene morte in questo modo è messa tra parentesi → appena sfiorata e subito
dimenticata nel virtuosismo della descrizione compiaciuta.
COMPOSIZIONE E STRUTTURA:
Ci sono circa 250 vicende mitiche, inserite in una struttura flessibile: dapprima le troviamo ordinate secondo un
criterio cronologico, poi prevalgono altri criteri di associazione->contiguità geografica, analogie tematiche (amori
degli dei), per contrasto o rapporto genealogico tra personaggi.
Tratto caratteristico è la varietà dei contenuti e le dimensioni delle storie narrate (alcune molto lunghe altre di pochi
versi). Diversi sono i modi e i tempi della narrazione, che si sofferma su scene e eventi drammatici. Inoltre, grande
cura con cui sono alternate o accostate le storie che hanno caratteri diversi.
Mutevolezza dello stile-> epico/elegiaco/drammatico/bucolico. Ovidio non tende all'unità o all'omogeneità dei MA
alla continuità della narrazione, come dimostrano la cesura fra libri: cade ++ nei punti ‘vivi’, nel mezzo di una
vicenda e serve a non allentare tensione narrativa, tener desta attenzione lettore. A tale scopo: tecnica di
narrazione→ ricorrenti inserzioni narrative proiettate nel passato-> spesso racconto a incastro (tecnica
alessandrina). Sono però gli stessi personaggi a impadronirsi della narrazione per raccontare altre vicende al cui
interno può ripetersi lo stesso meccanismo. Effetto di vertigine, labirintico→ racconto germoglia da se stesso, in una
dimensione fuori dal tempo. Però permette anche a Ovidio di modificare toni e stile x adattarli alla persona che sta
raccontando.

I Fasti e le opere dell'esilio


Fasti: opera ovidiana + vicina alle tendenze culturali, morali e religiose del regime augusteo. Ovidio si impegna nel
terreno della poesia civile: il progetto= di illustrare antichi miti e costumi latini seguendo la traccia del calendario
romano. Aveva previsto 12 libri in distici elegiaci, ma a causa dell’esilio interrompe a sei. Segue il modello (oltre
Properzio) di Callimaco, Aitia sia nella tecnica compositiva che nel carattere eziologico= ricerca delle ‘origini’ della
realtà attuale. Ovidio vuole essere Callimaco romano e fare opera compiuta di ciò che Properzio ha solo
sperimentato->si impegna nella ricerca di svariate fonti antiquarie. MA adesione al programma culturale del regime
resta superficiale→ su sfondo antiquario inserisce materiale mitico di origine greca o di carattere aneddotico, con
accenni a realtà e a vicende contemporanee->ciò gli permette di inserire elementi tipici del suo stile, es. ironia e
scetticismo vs mito, elemento erotico. Quando va in esilio, Ovidio, abituato all’alta società brillante di Roma, rimane

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solo, artista senza pubblico. Torna all'elegia: Tristia e Epistulae ex Ponto->ma non poesie d'amore->riscopre
vocazione lamentosa e quasi funebre dell’elegia. Poeta cerca conforto nella scrittura, di ricomporre situazioni di
solidarietà, di vicinanza. Allo stesso periodo risale anche l’Ibis, poemetto in distici elegiaci in cui Ovidio si difende
dagli attacchi di un detrattore.

La fortuna di Ovidio: immensa fino a Romanticismo. Criticato per gusto del virtuosismo, ha scarsa diffusione nelle
scuole di grammatica. Popolarità vastissima e ha imitatori già in vita. XII-XIII->aetas ovidiana

5. LIVIO E GLI ORIENTAMENTI DELLA STORIOGRAFIA

La vita e le opere di Livio


Tito Livio nasce a Padova nel 59 a.C. Arriva a Roma ed entra in relazione con Augusto, senza partecipare a vita
pubblica. Interesse per grande opera storica. Ab urbe condita libri→ opera di 142 libri. Narrazione: da origini
mitiche di Roma fino al 9 a.C. Ci restano primi 10 (da fatti + antichi al 293 aC) e libri da 21 a 45 (da 2° guerra punica a
guerra VS Macedonia) + frammenti. Progetto originario, interrotto da morte di L. nel 17 d.C., prevedeva forse anche
racconto di anni fino a morte Augusto (tot 150 libri).
Il piano dell'opera di Livio e il suo metodo storiografico
Livio tornava a struttura annalistica che aveva caratterizzato dall'inizio la storiografia romana, rifiutando impianto
monografico delle prime opere di Sallustio. Grande perdita forse dovuta alla sua ripartizione in gruppi di libri:
divisione in decadi secondo alcuni attribuibile allo stesso Livio che pubblicò infatti l’opera per gruppi di libri,
premettendo introduzioni ai libri con cui si apriva un nuovo ciclo (a confermare coincidenza tra suddivisione in
decadi e fasi di pubblicazione: proemio con cui si apre III^ decade->II guerra punica)
Livio amplia narrazione man mano che si avvicinava a epoca contemporanea → 85 libri su 142 contengono storia da
età dei Gracchi. Lettori maggiormente interessati a vicende + recenti. Fonti usate da Livio:
• annalisti ->fonte quasi esclusiva della prima decade
• storico greco Polibio
• Origines di Catone->uso sporadico
Livio non fa un vaglio critico delle proprie fonti (sceglie quelle più facili da reperire) e mostra scarsa attenzione a
colmare lacune della tradizione storiografica con ricorso a documentazione esterna (manoscritti o antiche iscrizioni).
Tutto ciò gli valse la fama di exornator rerum: era troppo occupato ad abbellire e drammatizzare quello che trovava
nelle fonti. A Livio è stata inoltre rimproverata la sua condizione di storico letterato che lavora di seconda mano su
cose già scritte da altri e quindi la mancanza di pratica politica che permette accesso a fonti riservate + implica
esperienza amara che dà luogo a giudizio approfondito anche su eventi del passato. Tesi eccessiva. Nonostante
mancanza di distacco nella selezione delle fonti, non significa che Livio non sia storico onesto, né che scriva una
esaltazione del regime senza dubbi

L'atteggiamento nei confronti del regime


Livio pose al centro dei suoi interessi le vicende del popolo romano sulla base dei quali andavano interpretati
eventi della storia universale. Evita di indugiare su guerre straniere->atteggiamento che spesso porta L. a parzialità,
mancato rispetto dell’oggettività storica x giustificare imperialismo romanoideologia di matrice repubblicana.
Augusto tollerava però simpatie x ideali filorepubblicani perché egli stesso desidera presentarsi come restauratore
della res pubica. Il probabile accordo su alcuni temi (come la condanna del disordine politico-sociale e il conflitto tra
partiti) col regime dovette evitare pressioni politiche su di lui. [Del resto Livio si mostra moderato sul tema della
libertas (deve essere concessa a tempo debito e senza precipitazione)]. Altro elemento di convergenza ideale col
principe: restaurazione degli antichi valori morali e religiosia ciò si collega la concezione ‘esemplare’ della
narrazione storica: opera di Livio è piena di grandi exempla di virtù, che rispondono a esigenze di rinnovamento
morale e civile. Livio però non aderisce incondizionatamente al regime→ dichiara di cercare nella virtù rep. una fuga
dai mali del presente. Livio rimane estraneo alla parte di ideologia augustea che insiste sul valore carismatico del
principato, realizzazione di una nuova età dell’oro.

Lo stile della narrazione liviana


Nel gusto stilistico, Livio si oppone a tendenza di Sallustio, e si avvicina piuttosto a quello vagheggiato da Cicerone
per la storiografia. Quintiliano descrive stile di Livio come stile ampio, fluido, che evita asperitas e ha nella

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limpidezza dei periodi il caratteristico candor. Lo stile di Livio è però anche molto vario: nella prima decade molte
più concessioni al gusto arcaizzante, succ. predominano i canoni del nuovo classicismo. Inoltre L. lascia ampio spazio
alla drammatizzazione del racconto (ad es nella narrazione vicende tragiche, descrizioni battaglie, sommosse
popolari). Passione moralistica della propria concezione di storia (come narrazione da condurre in termini di
personalità umane e singoli individui) deve aver risentito della tradizione storiografica ellenistica. La Historia diventa
esposizione drammatica delle storia e può divenire attività retorica. Suo scopo: dimostrare importanza dell’impatto
di qualità mentali e morali sugli avvenimenti. Livio cerca di apparire testimone immerso nei drammi che racconta e
dà notazioni parziali di cui è difficile garantire esattezza → scrittura simpatetica->coinvolgimento emotivo. X L.
scrivere storia è far vivere gli uomini che la fanno → autore giudica personaggi e personaggi si giudicano tra loro.
Modello di stile storiografico di Livio è quello di cui parla Cicerone nel II° libro del DE ORATORE →nonostante varietà
di toni, stile eloquente con sintassi ampia e scorrevole. Avversione di Livio per scrittura di Sallustio, brusca, ellittica,
secca, quasi oscura. Ma mentre il periodo ciceroniano è fatto per essere ascoltato, opera di Livio è fatta per essere
letta->preponderanza dell’importanza dello stile, perché determina la forma del rapp dell’opera col pubblico, un
rapporto individuale, ‘silenzioso’

La fortuna di Livio: A lui attingono molti storici greci e romani e anche poeti come Lucano. Opera è talmente grande
che si cerca di farne delle redazioni concise e abbreviate (epitomi). Umanisti si mettono alla ricerca dei libri perduti.

Storiografia di opposizione e storiografia del consenso


->Di molti storici non si hanno tracce di opere: si tratta dei dissidenti attivi nella prima età del principato, sotto
Augusto e Tiberio, che non entrarono nel canone degli autori importanti, oppure vennero banditi
• Asinio Pollione, potente personaggio politico cesariano, per esempio mantiene indipendenza dal regime augusto.
Menzionato dai critici per stile duro, atticismo severo. Sappiamo che scrisse HISTORIAE, che coprivano periodo
recentissimo (60-42 a.C.).
• Pompeo Trogo →autore di una storia universale dei tempi di Babilonia fino al presente. Ampio spazio a impero
Ultimi macedone di Filippo e Alessandro Magno. Concezione ≠ da quella di Livio→ quella di Roma è solo una delle
anni di
augusto
numerose egemonie che si sono succedute nei secoli.
+Tiberio: • Tito Labieno → autore di un’opera condannata al rogo nel 12 dC.
corrente • Cremuzio Cordo → stessa sorte di Labieno (perché esaltava l'omicidio di Cesare). Però opera viene salvata dal
vitale rogo e pubblicata succ.. Cremuzio si suicida prima di ricevere esito del processo.
della
storiograf storiografia del consenso:
ia=ostilit • Velleio Patercolo → sua opera (nella sezione dedicata alla storia recente) è un commosso panegirico delle
à verso capacità militari e politiche di Tiberio. Opinione molto diversa da quella di Tacito (che era da parte del senato).
principat Attenzione a modificazioni del costume, senza pregiudizi moralistici romani. V. ci informa della penetrazione della
o
cultura greca a Roma e l’evoluzione dei gusti del pubblico.
• Valerio Massimo → opera esprime sostegno al regime tiberiano. La sua opera (31-32) è 1 raccolta di exempla,
prontuario di vizi e virtù destinato a uso delle scuole di retorica.
• Quinto Curzio Rufo → compone le storie su Alessandro Magno (10 libri → primi 2 perduti, gli altri lacunosi).
Datazione incerta→ forse scritta sotto regno di Claudio. Scrive in uno stile ritmico pieno di colore-> è + opera di
narratore che di vero storico->uso di fonti a volte contrastanti, pro e contro Ale. Fine dell’autore = interessare il
lettore, colpire la sua fantasia->vicende di Ale sono pretesto a gusto del narrare e favoleggiare. Inoltre l’opera è
pregevole fonte di info., data la copiosa perdita di opere sto. ellenistiche su Aless.
MITO DI ALESSANDRO MAGNO → sempre vivace nella Roma imperiale e contribuisce a ispirare pose e
atteggiamenti di alcuni principi. Il sovrano macedone era infatti esempio diffuso nelle scuole di retorica, ma non
solo: da tempo aveva posto importante nella tradizione della letteratura d'intrattenimento (già la cultura ellenistica
ne aveva fatto eroe da romanzo)opera di Curzio Rufo risente di tutti questi aspetti della tradizione su Ale.

6. ERUDIZIONE E DISCIPLINE TECNICHE

Erudizione e studi grammaticali in età augustea


In età augustea, Roma assiste a diffusione del libro e della cultura. I nuovi classici (Viriglio, Orazio, etc) entrano nelle
scuole. Aumenta necessità di commenti a causa della difficoltà del nuovo stile e dell'incompiutezza di alcune opere,
che necessitano di spiegazioni. Fondazione di 3 biblioteche pubbliche ->Augusto mette a capo della biblioteca

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Palatina il liberto Giulio Igino, iniziatore dell'esegesi virgiliana antica. Verrio Flacco il è maggiore grammatico del
tempo. Le sue opere sono per noi perdute. Scrisse il De verborum significatu->interesse grammaticale e
lessicologico + ricerca antiquaria->glossario alfabetico di termini difficili o desueti, che offriva occasione per
excursus sull’antica Roma e i popoli italici.

Le discipline tecniche
Prestigio della retorica frenava nascita di 1 prosa scientifica vera e propria, che puntasse alla definizione di una
terminologia precisa e a argomentazione rigorosa. Ulteriore ostacolo →tradizione del poema didascalico, ritenuto
adatto a trattare anche argomenti tecnico-scient. Prima età imperiale conosce fioritura della letteratura scientifica.
De architectura di Vitruvio Pollione→ aveva ottenuto da Augusto 1 pensione x raccogliere sua esperienza in materia
di costruzioni. In questi anni Augusto stava infatti promuovendo programma di rinnovamento dell'edilizia pubblica.
Vitruvio tratta di: materiali, tecniche di costruzione, forma degli edifici + disegni (perduti) + definizione del perfetto
architetto: deve avere cultura vasta e non specialisticain particolare la filosofia->evidente esigenza di dare
all’architetto prestigio sociale che di solito si negava alle discipline tecniche. Analoga ricerca di dignità: Cornelio
Celso->manuale enciclopedico in cui dava sistemazione a agricoltura, medicina, arte militare, oratoria, filo,
giurisprudenza->esso anticipa la Naturalis historia di Plinio il Vecchio (età Flavia).
AGRICOLTURA è disciplina tecnica di maggior importanza. Columella scrive De re Rustica (età neroniana); opera che
si apre con riconoscimento della crisi che opprime agricoltura italica: cause stanno nel disinteresse dei proprietari,
nello sfruttamento inadeguato dei latifondi, nella mancanza di scuole e maestri per agricoltori.
Assumono importanza, sia per fini pratici sia celebrativi, anche scritti di geografia: Marco Vipsanio Agrippa realizza
una grande carta geografica del mondo conosciuto; ma il primo autore latino definibile come geografo ’puro’ è
Pomponio Mela, che scrive Chorogràphia= “descrizione dei luoghi”. Mela non sembra interessato ad aspetti tecnici
→ manca di cifre e dati, anche se conosce molto bene le fonti greche e latine. È infatti mosso da interessi etnografici
->descrizioni fiabesche e meravigliose di luoghi lontani o poco conosciuti.

La precettistica culinaria: Marco Apicio: Contemporaneo di Tiberio. Corpus di ricette culinarie in 10 libri. Alle basi
del De re coquinaria: opere di carattere medico e trattati di culinaria greca. Stile espositivo senza eleganza retorica
e formale->essenzialità MA attenzione per creatività ed elaborazione scenografica dei piatti.

La prima età imperiale

L'ETA' IMPERIALE DA TIBERIO AI FLAVI


La fine del mecenatismo
Legame e gratitudine della 2^ generazione augustea rispetto vs principe erano meno sentiti e meno apprezzata era
la letteratura che aveva dato consenso a quel programma di restaurazione morale e politica. Ovidio → caso
emblematico del nuovo atteggiamento verso poesia di impegno civile (->preferenza per letteratura leggera).
Scomparsa di Mecenate provoca distacco tra potere politico ed élite intellettuale e si rinvigorisce storiografia
contraria a principato, che Tiberio non si preoccupa di contrastare. In questa corrente storiografica nasce ostilità VS
dinastia giulio-claudia (influsso fino a Svetonio e Tacito). La situazione non migliora con Claudio, nonostante i suoi
interessi letterari (aveva scritto varie opere). Solo Nerone all'inizio del principato, sotto guida di Seneca, tenta
recupero del consenso del senato e ripresa del mecenatismo→ si inserisce qui una breve stagione classicistica.
Nerone stesso fu poeta e promosse attività artistiche: 60->certame poetico pubblico ambizione di alimentare
nuovo mecenatismo + carattere pubblico e spettacolare che vuole imprimere a queste manifestazioni: immagine di
Nerone imperatore istrione, amante di spettacoli teatrali, circo, mosso da una concezione dell’esistenza come
performance->NO solo stranezze di un individuo, MA interpretano esigenza di rinnovamento sul piano del costume,
legittimazione di gusti e tendenze già ormai diffuse tra le masse popolarisono lo strumento con cui N. guadagna
consensi e legittima aspetti assolutistici ed ellenistici del suo regime. Anche sotto Flavi moda di agoni poetici, MA ≠
Nerone: Flavi oppongono alle aperture ellenizzanti un programma di restaurazione morale e civile. Sul piano
letterario ora spiccano la ripresa della poesia epica e l'assurgere di Cicerone come modello i stile e di 1 educazione
fondata sulla retorica. Speranza di un nuovo mecenatismo rimane delusa e in generale restano forti le tracce del
gusto della 1^ metà del secolo.
Letteratura e teatro:
Teatro torna a godere di fortuna tra Nerone e i Flavi. Pantomima =genere favorito: 1 attore canta e 1 (mascherato)

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mima quello che viene cantato. Sappiamo degli entusiasmi che suscitava il genere e l’enorme popolarità dei suoi
attori.
Cultura e spettacolo: declamationes e recitationes:
Con fine della libertas repubblicana, viene meno l'oratoria politica, ma eloquenza è comunque coltivata nelle scuole
dei retori → fenomeno delle DECLAMATIONES (orazioni pronunciate per puro intrattenimento). Testimonianza
preziosa: opera di Seneca il Vecchio: Oratorum et rhetorum sententiae divisiones colores: 3 caratteri che
distinguono lo stile dei singoli retori: 1)sententiae (frasi di tipo epigrammatico) 2)divisiones (diverse articolazioni
giuridiche della vicenda) 3)colores (coloriture stilistiche). Seneca il Vecchio descrive 2 esercizi + in voga: 1)
controversia (dibattito di causa fittizia) 2) suasoria (tentativo di orientare l'azione di 1 personaggio famoso, preso
da storia o da mito → scopo: stupire il pubblico->stile brillante e prezioso. Altra forma di intrattenimento →
RECITATIONES, a cui da inizio Asinio Pollione. =Lettura di brani letterari davanti a 1 pubblico di invitati.->costume
che porta a trasformazioni nella produzione lett. che tende a acquisire tratti ‘spettacolari’ al fine di suscitare
stupore ammirato dell’uditorio→ poeta finisce per diventare prestigiatore della parola e la lett viene concepita
come spettacolo. Abuso di artifici retorici è componente caratteristica della letteratura di questo periodo, cui si
accosta una forte reazione anticlassicistica nella scelta dei contenuti (temi insoliti) e nel trattamento delle forme
(toni cupi e patetici, tinte espressionistiche).

1. I GENERI POETICI NELL'ETA' GIULIO-CLAUDIA

Poesia minore della generazione ovidiana: la poesia astronomica


Tra l’inizio del principato di Tiberio e l’avvento di Nerone la poesia latina manca di figure capaci di costruire nuovi
punti di riferimento. Sorge così un interesse per i GENERI letterari MINORI, come l’epillio (breve carme di
argomento mitologico-sentimentale), la bucolica, l’epigramma e neoalessandrinismo, ovvero il ritorno alla poesia
alessandrina, a cui si riconduce il filone della poesia astronomica, molto in voga in questo periodo e ispirata ai
Fenomeni di Arato. Importanti gli “Astronomica”, Manilio opera in cinque libri in esametri che tratta delle stelle, le
origini dei pianeti, l’oroscopo e i segni dello zodiaco. Nel I sec aC c'era diffidenza VS astrologhi-maghi. Poema di
Manilio è tentativo di dare dignità poetica a questo filone di pensiero. Struttura del poema (incompiuto) è sostenuta
dalla ricerca di un ordine universale, una ratio cosmica che governa universo (->arriva addirittura a paragonare
l’ordine della natura alla struttura gerarchica della società romana). Volontà didascalica->modello: Lucrezio ->di lui
Astronomica emulano ++ struttura espositiva e il modo di disporre materia per libri. Manilio è 1’ esponente della
‘latinità argentea’: suo esametro (fluido e regolare) rivela influenza di Ovidio, che si manifesta anche nel gusto
sentimentale di certe digressioni mitologiche. In genere Manilio= uno degli autori + difficili x tendenza alla brevitas,
ellissi espressiva, difficoltà dei temi

L'Appendix Vergiliana
Nella poesia minore ci sono anche componimenti anticamente attribuiti a Virgilio → Appendix Vergiliana. MA
Nome e compilazione dei carmi-> umanisti '500. Oggi loro attribuzione a Virgilio è per lo + esclusa->maggior parte
di questi componimenti presuppone Virgilio, ma sono intrisi di stile ovidiano, tendenza della latinità argentea.
Componimenti non risalgono allo stesso periodo e sono di mani differenti.
• Dirae (“maledizioni”): poesia d'invettiva su l genere dell’Ibis ovidiana->variazione sul tema delle confische di
campi
• Catalepton (“alla spicciolata”): raccolta di piccoli testi, soggetto e metro variabili. Alcuni forse attribuibili a Virg.
• Culex (“la zanzara”): epillio in esametri: pastore addormentato che una zanzara, mordendolo, salva da un
serpente. Uomo ignaro uccide però insetto e si riaddormenta. In sogni gli appare zanzara che si lamenta del torto
subito e gli parla dell’oltretomba. Al risveglio allora la seppellisce. Graziosa parodia del tema della discesa degli eroi
del mito nell'Ade.
• Ciris (“l'airone”): poemetto> storia di Scilla trasformata in airone perché tradisce padre per amore di Minosse
(nemico). Datazione controversa, quasi sicuramente post-Ovidio.
Bozzetti di ambientazione
• Copa (Ostessa): un’ostessa danzando attira clienti nel suo locale popolaresca
• Moretum (“la focaccia”)
• Elegiae in Mecenatem: interesse storico-culturale> rievocano morte e personalità di Mecenate.
• Aetna: poemetto scientifico->esperimento di poesia didascalica sul vulcano, datato tra età Manilio e eruzione del
Vesuvio (sarebbe stata citata, se fosse già avvenuta).

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Fedro e la tradizione della favola


Voce isolata. Nato intorno a 20 aC, attivo sotto Tiberio, Caligola e Claudio, muore 50 dC. Schiavo di origine tracia,
poi liberato da Augusto. Codici ci tramandano 90 favole, divise in 5 libri, in senari giambici. Corpus originario era +
ampio. Sono genuine anche le favole contenute nell’appendix Perottina (<Perotti: umanista curatore della raccolta).
Fedro è autore marginale→ posizione sociale modesta + genere letterario minore e poesia non raffinata. MA è una
delle massime glorie della lett latina->è il primo autore che presenta testi favolistici concepiti come autonoma
opera di poesia, destinata alla lettura. Favole di Fedro, prese singolarmente, sono poco originali, legate a tradizione
esopica. Merito di Fedro sta nell'impegno costante per dare a favola una misura e una regola. Tradizione esopica
(storielle con personaggi animali, con spunti umoristici e commenti moraleggianti) si era fissa in Grecia nel IV sec aC,
in raccolte letterarie in prosa. Si era intanto affermato l'uso di una premessa/postilla in cui veniva fissato tema o
illustrata morale. Fedro rende sistematico quest’uso e ++ crea regolare forma poetica x la favola. Tipico del genere:
l'uso di animali come maschere, umanizzati e dotati di psicologia fissa e ricorrente. Costante presenza di 1 morale
che si estrae dal racconto e che in Fedro presenta novità: tono amareggiato con cui commenta la ‘legge del più
forte’ nel mondo animale sembra ̴ pto di vista delle classi basse della società romana. Fedro dà voce a emarginati
e aderisce a mentalità delle classi umili→ istanza realistica, MA totalmente assente è realismo descrittivo e ling.. Ma
anche spunti che ̴ adesione a realtà contemporanea (es. favola che ha x prot. Tiberio). + Nei prologhi dei libri, Fedro
mostra consapevolezza letteraria, difende sua poesia, ne esalta virtù e sottolinea indipendenza da modello esopico.
Nel prologo al III libro si ricava che F. sarebbe stato perseguitato da Seiano per certe sue prese di posizione->non si
sa cosa potesse insospettire i potenti MA Fedro non manca di accenni polemici VS società e rivendica alla sua opera
un certo carattere satirico, che colpisce certi tipi umani e regole del vivere. Non sembra avesse 1 gran successo
presso pubblico dotto. Ma, dopo riscoperta nel XV sec., grande fortuna ++ in età moderna. Inoltre, semplicità stile +
carattere morale->largo impiego nell’insegnamento scolastico.

I generi poetici in età neroniana


Fioritura dei generi minori continua anche sotto Nerone (++ poesia bucolica e epigramma). 7 egloghe che imitano
Virgilio sono attribuite a Calpurnio Siculo->biografia ignota. Componimenti impo perché sono primo testimone di
una concezione allegorica della poesia pastorale→ alcuni pastori di Calpurnio sono travestimenti di personaggi
storici. In Calpurnio inoltre la profezia dell'età dell'oro della IV egloga Virg. diventa avvento dell'età dell'oro
incarnato dal buon governo di Nerone. Perdita + grave → poesie di Nerone stesso. Sappiamo che Nerone
propugnava un ritorno alla poesia mitologica, ispirazione neoalessandrina. Sappiamo di 1 poema su distruzione di
Troia, cui eroe era Paride invece che Ettore. Incoraggiò letterati, promosse concorsi poetici. In quest’epoca si fa
sempre + diffusa la pratica delle recitazioni + si impone stile lussuoso e barocco che impressiona pubblico con
immagini, metafore e ricercatezze sonore->gusto parodiato poi da Persio e Marziale.
2. SENECA

La vita e le opere
Lucio Anneo Seneca nasce nel 4 aC, ricca famiglia degli Annei, originari Cordova, Spagna. Suo padre Seneca il
Vecchio si era stabilito a Roma dove Lucio riceve educazione retorica e filosofica. Soggiornò in Egitto poi tornò a
Roma dove cominciò una carriera di oratore e avvocato. A questo periodo risalgono alcune delle 9 tragedie di
argomento greco: Hercules furens, Troades, Phoenissae, Medea, Phaedra, Oedipus, Agamemnon, Thyestes,
Hercules oetaeus.
41→ accusato di coinvolgimento in scandali di corte, condannato a relegazione in Corsica da imperatore Claudio.
Qui compone 2 consolazioni: 1) ad Helviam matrem 2) ad Polybium.
49 → torna a roma per intercessione di imperatrice Agrippina, che lo sceglie come tutore di figlio Nerone,
accompagnandone l’ascesa al trono (54). Di questo periodo → De clementia, guida per regnante indirizzata a
Nerone. Ma il omportamento di Nerone degenera->Seneca si ritira da scena per dedicarsi a studi. In questo periodo
lavori di maggior impegno: De beneficiis; Naturales quaestiones; epistulae morales ad Lucilium; De otio; De
providentia.
Altri scritti hanno datazione incerta: de constantia sapientis, de ira, de vita beata, de tranquillitate animi, de
brevitate vitae → tutti raccolti nei 12 libri dei DIALOGI (non vera forma dialogica->dissertazioni su specifici temi
morali).
Inviso ormai da Nerone E co, Seneca viene coinvolto nella repressione della congiura di Pisone (anche se

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probabilmente innocente) → costretto a suicidio.

I Dialogi e la saggezza stoica


Singole opere dei Dialogi costituiscono trattazioni autonome di aspetti o problemi dell'etica stoica (stoicismo di
Seneca è uno stoicismo “moderato”, che non conosce chiusure dogmatiche).
 3 libri del De ira sono una sorta di fenomenologia delle passioni umane: analizzano meccanismi di origine e modi
per inibirle e dominarle. Opera indirizzata a fratello Novato, a cui è dedicato anche il:
 De vita beata: problema della felicità e il ruolo che hanno le ricchezze nel suo raggiungimento Forse opera con
cui l’autore si difendeva dalle accuse di incoerenza tra principi – affermava infatti che l’essenza vera della felicità è la
virtù- e la sua condotta concreta: grazie al suo ruolo politico disponeva di ingenti ricchezze. MA Seneca legittima uso
della ricchezza se questa è funzionale a ricerca della virtù.
 Trilogia dedicata all’amico Sereno ha come tema unificante il distacco del saggio da contingenze terrene:
- De constantia sapientis esalta imperturbabilità del saggio stoico, fermezza di fronte a ingiurie e avversità
- De tranquillitate animi: unico in parte dialogico, affronta problema della partecipazione del saggio a vita politica.
Seneca cerca mediazione tra otium e impegno del civis, suggerendo un comportamento flessibile, rapportato a
condizioni politiche
- De otio: qui invece Seneca sceglie vita appartata → è 1 scelta forzata, necessitata da situazione politica
compromessa tanto da non lasciare al saggio altra alternativa. (Forse risale a 62, ritiro da vita pubblica).
 De brevitate vitae (49-52)->problema del tempo, sua fugacità e apparente brevità di una vita che ci appare tale solo
perché non sappiamo afferrarne essenza, disperdendola in occupazioni futili.
 De providentia: ultimi anni, dedicato a Lucilio->problema della contraddizione tra progetto provvidenziale (che x la
dottrina stoica presiede alle vicende umane) e constatazione di 1 sorte che sembra premiare malvagi e punire gli
onesti. Risposta di Seneca è che avversità che colpiscono chi non merita, non contraddicono disegno provvidenziale,
ma attestano la volontà divina di mettere alla prova i buoni ed esercitarne le virtù.
 Consolationes→ consolatio= genere che si costituisce su un repertorio di temi morali. Consolatio ad Marciam:
dedicato a figlia di Cremuzio Cordo per consolarla della morte del figlio. Consolatio ad Helviam matrem: conforta
madre su sue condizioni da esule, esaltando isolamento e otium contemplativo. Consolatio ad Polybium: consola
liberto di Claudio x perdita del fratello->tentativo di adulare indirettamente Claudio per ottenere il riorno a Roma.

Filosofia e potere
S. è uno dei pochi a realizzare utopia platonica dei filosofi al potere. Dedica gran parte della sua riflessione a temi
“pubblici” (partecipazione del sapiente alla vita pubblica, possesso ricchezze ecc-> vedi sopra). Stoicismo ammette
partecipazione del sapiente agli affari dello stato, se questa non ne turba serenità interiore. Se filosofo proverà
turbamento, dovrà comunque continuare a dare 1 modello agli altri, almeno con l’esempio e parola. Ideale del
sapiente impegnato, responsabile del benessere comune, informa anche il De beneficis, 7 libri: tratta degli atti di
beneficienza e filantropia, legame di riconoscenza tra benefattore e beneficato, doveri della gratitudine e
conseguenze per gli ingrati. Seneca cerca di codificare la rete clientelare del beneficio, che deve diventare soccorso
a chi ha bisogno, creare stato di ordine e giustizia→ ricchi devono aiutare i + modesti (MA no rif. a plebi urbane-
>ceti benestanti invitati al mutuo soccorso). Progetto dell’opera è antico e si affianca a quello di una monarchia
illuminata->MA Seneca non mette in discussione la legittimità del principato, né forme monarchiche che ha
assunto→ il potere unico era il + conforme a concezione stoica di 1 ordine cosmico governato da logos (ragione
universale). Il problema è avere un buon sovrano, cui unico freno sarà la sua stessa coscienza che lo dovrà
trattenere dal governare in modo tirannico. Dovrà avere con sudditi un rapporto ispirato a virtù e clemenza; solo
così, e non col terrore, otterrà loro consenso e dedizione.
->Ritiro dalla vita pubblica porta Seneca a dedicarsi solo a meditazione e a contemplazione, di cui farà elogio
convinto nel de otio. In questa fase approfondisce scienze naturali → 7 libri delle Naturales quaestiones, dedicati a
Lucilio. Opera tratta di fenomeni naturali e celesti. Frutto di un vasto lavoro di compilazione, da svariate fonti.

La pratica quotidiana della filosofia: le “Epistulae ad Lucilium”


Gaio Lucilio si occupò di filosofia e poesia e diventa procuratore della Sicilia. Nel ruolo di interlocutore è 1 giovane
incerto che non sa come arrivare a sapienza e a tranquillità interiore. Seneca usa scenografia della scrittura
epistolare antica→ colloquio tra amici, lontani ma vicini “nell’animo”, due che si scambiano impressioni e opinioni x
migliorarsi. Seneca è maestro che si dice pieno di colpe da sanare, pur essendo + avanti di Lucilio nella strada per
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saggezza->Lucilio comunica a Seneca sue difficoltà e chiede consiglio. L'opera contiene solo risposte di Seneca, che
però riesce sempre a comunicare l’impressione di 1 dialogo vivace, in cui il maestro non dimentica mai
l’interlocutore e di rado lettere assumono forma di lunghi trattati; Modello è Epicuro, avversario degli stoici, dal
quale Seneca deve aver preso la forma → gusto epistolare, forma di conversazione amichevole e personale. Lettere
erano per Epicuro unico modo di continuare a seguire e consigliare amici e discepoli lontani. Dubbiosa la possibilità
di un carteggio così ampio tra i 2→ corrispondenza appare ++ una finzione->si suppone che le lettere siano state
scritte già in vista della loro raccolta in libro. Nonostante ciò, compare una serie occasioni, piccoli fatti che hanno
suggerito a Seneca riflessioni->Lettere spesso raccontano aneddoti, incontri, momenti di vita, commentati per
trarne insegnamento->ritornano così alcuni temi impo della sua riflessione: libertà (interiore), natura di Dio,
giustizia, tempo ecc. Seneca propone ideale di 1 vita indirizzata a meditazione, perfezionamento interiore,
attraverso riflessione su debolezze proprie e altrui. //Condanna al trattamento per gli schiavi→ accenti di pietà che
hanno fatto pensare a sentimento di carità cristiana. In realtà etica senecana resta aristocratica e resta vivo il
disprezzo per masse popolari. //Distacco dal mondo e dalle passioni si accentua parallelamente al fascino della vita
appartata e dell'otium (=no inerzia ma ricerca del bene) come valore supremo. Conquista della libertà interiore è
obiettivo che saggio stoico si pone->MORTE= simbolo della propria indipendenza dal mondo

Lo stile della prosa


Quintiliano critica stile di Seneca accusandolo di suscitare nei giovani 1 insana passione per l’uso sconsiderato delle
minutissimae sententiae, spezzettamento dei periodi in frasi brevi ed epigrammatiche. Seneca rifiuta architettura
classica del periodo ciceroniano, che (attraverso complessa subordinazione) voleva rendere chiara la gerarchia
logica dei pensieri. In Seneca domina paratassi → collegamenti sono nei concetti espressi dal discorso, non nella
struttura delle frasi. Intento di Seneca è riprodurre stile colloquiale, un parlato che imita conversazione, sebbene la
sua sia tutt’altro che improvvisazione. Il procedere mediante gioco di parallelismi, opposizioni, ripetizioni, frasette
nervose e staccate produce effetto di sfaccettare un'idea secondo tutte angolazioni possibili, cristallizzandola infine
nell’espressione epigrammatica. S. si serve di questo stile ‘acuminato’ per penetrare segreti dell'animo umano, ma
anche per parlare al cuore degli uomini, esortarli al bene. + Brevità delle frasi senecane vuole anche facilitare
memorizzazione-> fissare insegnamenti.

Le tragedie e l'APOKOLOKUNTOSIS
9 tragedie ritenute autentiche, di soggetto mitologico greco (coturnate). Non abbiamo info su loro rappresentazioni-
>si pensa siano state scritte per la declamazione e la lettura pubblica, anche se, in virtù della spettacolarità e
macchinosità delle trame, non si esclude la rappresentazione scenica, laddove la semplice lettura avrebbe ridotto
significativamente gli effetti drammatici del testo.
 Herculens Furens → follia di Ercole che, provocata da Giunone, induce eroe a uccidere moglie e figli. Rinsavito, decide di
suicidarsi, ma alla fine dissuaso dal proposito, si reca ad Atene per purificarsi.
 Troades → sorte delle donne troiane prigioniere e impotenti di fronte al sacrificio di Polissena e Astianatte.
 Phoenissae → l’unica incompleta. Mito tebano del destino tragico di Edipo e odio che divide i suoi figli Eteocle e Polinice.
 Medea →vicenda della principessa della colchide, abbandonata da Giasone e assassina dei figli avuti da lui.
 Phaedra → amore di Fedra per figliastro Ippolito + destino del giovane, che resistendo a matrigna, viene da lei denunciato a
marito Teseo e ne provoca la morte.
 Oedipus → mito tebano di Edipo, ignaro assassino padre e sposo della madre.
 Agamennon → assassinio del re per mano della moglie Clitemnestra e dell’amante Egisto.
 Thyestes → mito dei Pelopidi: Atreo odia fratello Tieste perché gli ha rubato sposa; imbandisce banchetto a T. con carni dei figli .
 Hercules Oetaeus → (su monte Eta si svolge evento culminante del dramma). Gelosia di Deianira che per riconquistare Ercole
gli invia tunica intrisa de sangue del centauro Nesso, creduto filtro d'amore e invece mortale. Ercole fra atroci dolori si getta su
rogo per darsi morte, cui seguirà l’assunzione tra dei.

Modelli di Seneca → tragedie greche del periodo classico (Sofocle e Euripide), ma forse anche modelli intermedi
(tragedie latine repubblicane). Seneca adopera comunque il meccanismo della contaminazione: per una stessa
tragedia può ispirarsi a diversi modelli antichi. Lo stile e il metro risente di modelli latini ormai consacrati: Virgilio,
Orazio e Ovidio ->si parla infatti di un Seneca tragico manierista, privo di un linguaggio fortemente caratterizzato.
Tracce della tragedia latina arcaica→ pathos esasperato, tendenza al cumulo espressivo e alla frase sentenziosa,
isolata, in rilievo [ma ricerca delle sententiae anche ̴ gusto retorico del tempo+. Tragedie di Seneca→ uniche latine

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pervenute non frammentarie. In età giulio-claudia teatro tragico ha momento di grande fervore→ tragedia = forma
letteraria idonea per esprimere opposizione a regime, dato che trame mitologiche contengono spesso tema
dell'esecrazione della tirannide. Anche nelle tragedie senecane sono centrali il tema del potere e del tiranno.
Vicende sono conflitti tra ragione e passione. Nell'universo tragico il logos sembra incapace di frenare passioni e
arginare il male. Lo sfondo è una realtà cupa e atroce sulla quale si scatena lotta delle forze maligne che investe
psiche umana e mondo intero. Assume posizione di rilievo la figura del tiranno sanguinario e bramoso di potere,
tormentato da paura e angoscia.
 Octavia → altra tragedia trasmessa dai mss sotto nome di Seneca= rappresenta sorte di Ottavia, prima moglie di
Nerone, ripudiata e poi uccisa da Nerone. Tragedia di argomento romano, praetexta. Ma oggi sua autenticità è
negata. Va collocata in un ambiente vicino a Seneca, in anni non molto posteriori alla sua morte.
 Ludus de morte Claudii (Apokolokìntosis) → “trasformazione in zucca”. Parodia della divinizzazione di Claudio,
decretata al princeps subito dopo la morte→ Claudio si presenta nell'olimpo e pretende assunzione in cielo. Gli dei
lo condannano invece a discendere negli inferi, dove finisce schiavo del nipote Caligola e del proprio liberto
Menandro. Trova qui espressione risentimento di Seneca (esiliato da C.) e ostilità della classe dominante romana
per aspetti della politica del princeps come l’estensione del diritto di cittadinanza ai liberti. ∈ Genere della satira
menippea, alterna prosa e versi di vario tipo, in 1 impasto linguistico che accosta toni piani a toni parodicamente
solenni, con coloriture colloquiali e incursioni del lessico volgare.

La fortuna di Seneca: Fu imponente. Tarda antichità= prestigio presso cristiani che durerà oltre il medioevo. Più
tarda la fortuna delle tragedie->influenza del teatro italiano rinascimentale, poi quello elisabettiano e classico
francese.

3. LUCANO

La vita e le opere
Marco Anneo Lucano nasce a Cordova, Spagna, nel 39 dC. Figlio del fratello di Seneca, va a Roma nel 40, studia
presso Anneo Cornuto e diventa amico di Persio. Inizialmente stretti rapporti con Nerone, compone e recita (ai
Neronia->ludi in onore di Nerone), le laudes del principe. Di questo periodo “cortigiano” sono: Iliacon
(=componimento in versi sulla guerra di Troia), Catachthonion, tragedia Medea, 10 libri di Silvae= componimenti
d'occasione vari.
60→ pubblicazione dei primi 3 libri dell'opera maggiore: poema epico Bellum civile (Pharsalia). Brusca rottura con
imperatore, forse per idee repubblicane espresse nel poema. Allontanato da corte, continua opera fino libro X, però
incompiuto→ poeta costretto a suicidarsi nel 65 perché coinvolto nella repressione seguita alla scoperta della
congiura antineroniana di Pisone

Il tema storico e l'anti-Virgilio


Dai titoli delle opere perdute->Adesione a gusti e direttive neroniane → Iliacon va incontro a passione del princeps
per antichità troiane; Silvae e pantomime -> poesia d'intrattenimento che imperatore prediligeva.
≠ Pharsalia invece (guerra civile tra Cesare e Pompeo) esprime esaltazione dell'antica libertà repubblicana e
esplicita condanna del regime imperiale. Opera attira critiche anche sul piano estetico, per la sua rinuncia alle
convenzioni dell’epos come l’apparato divino e i temi mitologici-> viene accusato di fare storia e non poesia. Critiche
antiche presuppongono confronto con Virgilio→ narrazione favolosa ma seria e impegnata su valori e temi legati a
presente. È la stessa Pharsalia a spingere a confronto con Vir. → si è parlato di ANTI-ENEIDE e ANTI-VIRGILIO.
Poema epico della tradizione romana era stato celebrazione solenne delle glorie dello stato. Con Lucano, il poema
epico diventa denuncia della guerra fratricida, del sovvertimento dei valori, dell'avvento di un'era di ingiustizia →
tentativo di confutare modello virgiliano. Lucano sembra rovesciare personaggi, scene, singole espressioni del
modello Virgiliano. Per esempio episodio del VI Eneide->profezia di Anchise con cui Virg. Annunciava la futura gloria
di Roma, diventa con Lucano la scena di una maga che riporta in vita un soldato morto a Farsalo, che racconta
dell'agitazione trovata negli inferi → eroi deploravano infelice sorte incombente sulla città. È riduttivo vedere in
Lucano solo l'oppositore di Virgilio→ rapp + complesso, connesso alle contraddizioni dello modello stesso: anche
Virgilio mostra orrore per guerre civili (Georgiche) e pianto per vittime innocenti (Eneide). Lucano sembra aver
pensato per un momento a cantare il nuovo principe illuminato → proemio del I libro della Pharsalia è dedicato a
Nerone: elogio riprende da Virgilio motivi rivolti alla glorificazione del principe→ nuovo augusto (Nerone) agli occhi

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di Lucano, è migliore del primo. Si è discusso su sincerità di questo elogio, nella cui enfasi alcuni critici moderni
hanno visto ironia ‘cifrata’ ai danni dell’imperatore. + plausibile l'ipotesi che Lucano abbia conosciuto evoluzione
simile a quella di Seneca: inizialmente fiducia nella possibilità di conciliazione tra principato e libertà, MA
degenerazione del regime neroniano accentuò pessimismo di L. che nel seguito dell’opera non nomina + Nerone

I personaggi del poema


Non c'è personaggio principale, un eroe. Azione ruota intorno a Cesare, Pompeo e alla fine Catone.
CESARE domina scena con malefica grandezza, impersona il furor che la Fortuna ostile scatena contro antica
potenza di Roma. Sembra quasi che Lucano ammiri questo ‘eroe nero’. Cesare rappresenta forze irrazionali che
nell'Eneide venivano sconfitte → furor, ira, impatientia ->tratti tipici della rappresentazione del tiranno, come anche
ferocia e crudeltà: Lucano spoglia Cesare della sua qualità principale= clemenza contro i vinti, stravolgendo verità
storica
POMPEO, energia frenetica di Cesare ≠ passività. Personaggio in declino, affetto da senilità politica e militare,
perciò meno responsabile-> colpa della catastrofe di Roma è attribuita alla brama di potere di Cesare ≠ Pompeo è
tratteggiato come Enea il cui destino è xò avverso → figura tragica, l’unica che nel corso del poema subisce
evoluzione psicologica. Alla progressiva perdita di autorevolezza in campo politico fa da riscontro un ripiegamento
nella sfera del privato->la parabola stessa della sua fortuna è associata alla figura delle 2 mogli (Giulia->fase
ascendente// Cornelia->fase discendente). Alla fine, abbandonato dalla Fortuna, subisce sorta di ‘purificazione’,
diviene consapevole della malvagità dei fati e comprende che morte x causa giusta è unica via x riscatto morale.
CATONE ≠ Pompeo, coscienza fin dall’inizio dell'avversione dei fati e morte come unica soluzione. Sfondo filosofico
dell'opera è stoico, ma in Catone si consuma crisi stoicismo di stampo tradizionale che garantiva provvidenza divina
nella storia->la giustizia risiede solo nella coscienza del saggio. Catone non riesce ad aderire alla volontà di un
destino avverso, che lo stoicismo pretende dal saggio. Così come non si sottomette al destino, non può mantenere
imperturbabilità di fronte al suo realizzarsi: si impegna nella guerra civile con consapevolezza della sconfitta a cui va
incontro e necessità di darsi la morte.
Personaggi minori → appartenenti a uno o altro schieramento in lotta. Combattenti pompeiani e catoniani sono
valorosi ma sfortunati. Combattenti di cesare sono mostri assetati di sangue.
Personaggi femminili→ Cornelia, moglie Pompeo, incarna fedeltà e devozione a marito, con cui condivide avversità.
Cleopatra è l’opposto→ dissoluta, causa e simbolo della decadenza di Roma, postasi dalla parte del vincitore.

Lo stile: Quintiliano definisce Lucano “ardens e concitatus”, riferendosi a incalzante ritmo narrativo dei periodi che
lasciano debordare parti della frase oltre confini dell'esametro→ continuo uso di enjambement. Sintassi delle parole
aspira a uscire da vincoli dello schema esametrico imprimendo tensione espressiva al verso. presente una spinta
continua al pathos e al sublime, vicina allo stile delle tragedie di Seneca. Io del poeta è onnipresente per giudicare e
condannare->frequenti sono le apostrofi e gli interventi dell'autore. Tensione espressiva di Lucano si alimenta anche
della passione con cui poeta ha vissuto crisi della cultura->Guerra civile è una catastrofe troppo grossa per poter
usare la forma che il genere epico offriva. Adesso lo sviluppo degli eventi ha tradito il mondo ideale dell'epos
screditando anche le sue forme lett. → epica non può + assolvere compito di commemorazione dei grandi modelli
eroici. Lucano cerca un rimedio nell’ardore ideologico con cui denuncia crisi del ling epico. La un’ideologia politico-
moralistica diventa ossessiva, e si riduce a ‘retorica’ MA non è vana artificiosità ornamentale-> è il gesto di uno stile
che per ritrovare la sua autenticità paradossalmente deve ricorrere agli schematismi enfatici del discorso
retoricola retorica spetta di compensare la perdita di credibilità in cui sono cadute le forme semplici del
linguaggio epico.

La fortuna di Lucano
Nella cultura romana la Farsalia ha grande fortuna. Marziale dice che poema vendeva molto bene, nonostante
polemiche letterarie. Polemica continua anche dopo. Frontone lo critica per ridondanza e ripetizione di concetti.
Opera continua però a essere letta. Dante lo colloca tra i “grandi”.

4. PETRONIO

Autore e datazione: Nessun autore antico ci dice chi fosse Petronius Arbiter, autore del SATYRICON, romanzo
composto entro fine del I sec dC. Studiosi pensano sia Petronio ritratto da Tacito negli Annales→ cortigiano di

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Nerone, da lui ritenuto giudice della raffinatezza, suo arbiter elegantiae. Tacito delinea personaggio inimitabile→
ricercatezza dei gusti estetici, proconsole in Bitinia, console, spinto a suicidio da Nerone nel 66 → suicidio
paradossale come tutta sua vita: parodia di quello teatrale di certi oppositori del regime. Suicidio lungo, si incide le
vene e trascorre ultime ore a banchetto occupandosi di poesia. Tuttavia volle mostrarsi anche come serio e
responsabile: denuncia crimini dell'imperatore e si preoccupò dei servi. Mancano testimonianze esplicite o prove di
questa identificazione. Indizi concordano con ipotesi di datazione dell'opera all'età di Nerone. Figure minori parlano
latino diverso da letterario MA Volgarismi->no criterio valido per datazione: spie di strato ‘basso’ della storia della
lingua che attraversa periodo molto lungo.

L'intreccio
Parte superstite del romanzo→ parte di libri XIV e XVI e tutto libro XV ->si tratta di frammento di narrazione che
deve aver subito tagli, interpolazioni e spostamenti di sezione. Sicuramente testo che abbiamo era preceduto da un
lungo antefatto e seguito da una parte di lunghezza x noi imprecisabile.

TRAMA: storia narrata in 1° persona da protagonista Encolpio, che all'inizio discute con Agamennone, maestro scadente di retorica, sul
problema della decadenza dell'oratoria. Encolpio viaggia con Ascilto e il bel giovane Gìtone. Matrona Quartilla coinvolge i 3 (triangolo
amoroso) in 1 rito in onore del dio Priapo, divinità del sesso maschile. Riti di priapo servono a donna per asservire i 3, che riescono a fuggire e
vanno a un banchetto a casa di Trimalchione, liberto ricchissimo e cafone. Descrizione della cena, esibizione di ricchezza e cattivo gusto, da cui
i 3 riescono a liberarsi. Rivalità tra Encolpio e Ascilto precipita → litigano e Ascilto porta via Gitone. Encolpio va in 1 pinacoteca e conosce
Eumolpo, poeta vagabondo, anziano e avventuriero che declama una sua composizione sulla Presa di Troia, che i presenti non gradiscono.
Dopo peripezie, Encolpio recupera Gitone e si libera di Ascilto ma non di Eumolpo → nuovo aspirante a Gitone. Finora scena si è svolta in 1
città greca costiera della Campania; ora cambia → i 3 si imbarcano di nascosto su una nave, il padrone è il peggiore nemico di Encolpio:
mercante Lica, che vuole vendicarsi per qualcosa. Con lui viaggia Trifena, donna di dubbia moralità. Encolpio cerca di camuffarsi → poi cerca
mediazione con Lica + racconto della novella della Matrona di Efeso per divertire i compagni. Tempesta provvidenziale → Lica spazzato in
mare, Trifena fugge su 1 barca e nave affonda. I 3 si ritrovano a riva e scoprono di essere vicini a Crotone, città piena di ricchi senza eredi e
cacciatori di testamenti, che li colmano di onori e favori per ottenere eredità. Eumolpo si finge vecchio ricco e senza eredi. Nel viaggio verso
Crotone, Eumolpo tiene lezione su poesia epica e declama poemetto su guerra civile CESARE/POMPEO. All'inizio il piano di Eumolpo funziona.
Encolpio ha avventura con donna di nome Circe, ma viene abbandonato dalle sue facoltà sessuali e si ritiene perseguitato da Priapo → fa
umilianti pratiche magiche. Crotoniani scoprono inganno. Eumolpo dice che lascerà sua eredità a chi si ciberà del suo cadavere. Testo si
interrompe qui e non sappiamo come finisce, né quanto dura ancora.

La parodia come chiave di interpretazione del Satyricon


Il principio di fondo è quello della PARODIA letteraria, dell’antiromanzo: il Satyricon infatti rovescia tutte le
convenzioni e le caratteristiche del romanzo antico. I termini moderni per definire narrativa d'invenzione non hanno
tradizione classicaantichi applicano a queste opere narrative termini generici (historia, fabula) o designazioni
particolare, e inoltre non abbiamo per esse trattazioni teoriche che permettano di distinguere il genere da altri tipi
di narrativa. Critici moderni chiamano “romanzi” un gruppo ristretto di opere che ∈ a 2 tipologie ≠: 1) 2 testi latini:
Satyricon, Metamorfosi (Apuleio), 2) alcuni testi greci, legati da tratti distintivi: trama quasi invariabile (coppia di
innamorati separata da avversità, i due devono superare traversie prima di riunirsi), tono sempre serio, protagonisti
sono figure patetiche, scenario variabile (scarso interesse per realtà contemporanea, tenue inquadramento storico),
amore trattato con pudicizia, passione seria ed esclusiva .
Anche Satyricon racconta peripezie di coppia di amanti, ma amore è totalmente diverso. NO castità, + personaggi
no credibili portavoce di valori morali. Sesso è trattato esplicitamente e visto come fonte di situazioni comiche.
Rapporto omosessuale->parodia dell'amore casto e idealizzato del romanzo greco.
->Romanzo di Petronio finge di appartenere a letteratura popolare, di consumo (la stessa lunghezza in 16 libri fa
pensare a una narrazione seriale). Ma letteratura bassa ha comunque come modello quella impegnativa e generi
poetici maggiori e ne fa propri alcuni procedimenti retorici: narrazione d’effetto, meccanismi della sorpresa,
tecniche del patetico e del dramma.
Ad esempio, nei romanzi greci che conosciamo, i racconti di viaggio si rifanno a modello narrativo dell’Odissea. Nel
Satyricon, peripezie dei personaggi diventano un'Odissea di pitocchi. Encolpio stesso, perseguitato da Priapo si
paragona a Odisseo perseguitato da Poseidone. Ma l’allusione a Omero non è suff a spiegare il complesso gioco
parodico: (in virtù del ruolo sporadico di Priapo) il motivo della persecuzione divina sembra appartenere
all’immaginazione fantastica di Encolpio piuttosto che alla realtà dei fatti.
Nel Satyricon chi dice ‘io’ è un narratore inaffidabile, che vive gli eventi un sorta di esaltazione eroica che lo porta
ad assimilare la realtà ai modelli sublimi->essi mostrano però ben presto i loro limiti perché gestiti da personaggio
inadeguato: i modelli alti evocati dal prot. si scontrano con la sceneggiatura romanzesca e con le altre forme

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discorsive che vi si intrecciano (elegia, novella, mimo ecc). Questa mescolanza parodica relativizza la verità che ogni
genere letterario propone come unica->dissoluzione del sistema tradizionale dei generi letterari. MA parodia non è
ottenuta con un'aggressione ai modelli alti, ma attraverso la scoperta dell'inadeguatezza delle immaginazioni che
guidano il prot. Encolpio (uno scholasticus) è catalizzatore della satira di P.->è antimodello dell'eroe del romanzo
idealizzato (greco), vittima delle sue illusioni di consumatore scolastico di testi sublimi che lo portano a manie di
immedesimazione eroica. Smascherando le sue illusioni la parodia aggredisce i modelli romanzeschi e il meccanismo
con cui hanno ridotto a vuoti schematismi melodrammatici le vicende ‘sublimi’ della lett classica

La forma del romanzo


Forma è ancora + complessa della trama. Prosa narrativa spesso interrotta da inserti poetici. ++ Eumolpo da spesso
spazio alla sua vocazione poetica. Inserti sono ‘motivati’ e hanno come uditorio i personaggi del romanzo, ma molti
altri sono interventi del narratore che interrompe narrazione per commentare->spesso i commenti hanno funzione
ironica perché decontestualizzati (per stile o contenuto) risp alla situazionecontrasti: Sbalzi tra aspettative e
realtà, brusche ricadute di volgarità brutale. Alternanza di prosa e poesia non ha presenza marcata nei testi antichi.
Punto di riferimento + vicino è tradizione della satira menippea (Apokolokìntosis, Seneca) → continuo scontro di
toni seri e giocosi, risonanze letterarie e volgarità MA raffinata tecnica compositiva. Originalità del Satyricon è sua
carica realistica, carattere distintivo rispetto a romanzo greco. Petronio ha interesse per mentalità delle varie classi
sociali, e per loro linguaggio quotidiano, e ci porta attraverso luoghi tipici del mondo romano. MA la trama è
comunque inverosimile e personaggi sono caricaturali.

La Priapea: A petronio si può accostare, x affinità tematica, questa raccolta di 80 componimenti di lunghezza e
metro variabili. Testi danno luogo a opera unitaria perché connessi alla figura del dio Priapo, protettore di orti e
giardini, simbolo di fecondità. Ad essa si riconnette il genere priapeo, caratterizzato da tono scherzoso e tematica
per lo + sessuale.

5. PERSIO E GIOVENALE

La satira di Persio e Giovenale


Persio e Giovenale distano di 1 sec e mezzo, ma hanno tratti comuni: dichiarano di collegarsi a poesia satirica di
Lucilio e Orazio MA con loro il genere subisce profonde trasformazioni:
• innovazioni nella forma e nella destinazione sociale delle opere → Lucilio/Orazio si riferiscono a cerchia di amici,
Persio/Giovenale sono diretti a pubblico generico di lettori-ascoltatori
• forma del discorso non è conversazione costruttiva che guarda a difetti umani, sorride e fa sorridere (complicità
tra autore e ascoltatore)→ora all'ascoltatore è negata ogni vicinanza e possibile identificazioneparola del poeta
satirico si pone su un piano distaccato e + alto
• prima i modi erano confidenziali e garbati, dal sorriso autoironico e indulgente e comprensivo per comuni
debolezze umane → ora c'è invettiva; il poeta fa suo quel moralismo arcigno che satira Orazio aveva rifiutato
• nuovo gusto letterario->spinte anticlassiche di quel ‘manierismo’ che nasce in opposizione a classicismo augusteo
• Persio/Giovenale destinati a esecuzione orale e punta a far colpo sull’uditorio->ricorso a procedimenti +
appariscenti della retorica

Persio
LA VITA E LE OPERE:
Nasce a Volterra nel 34 dC, famiglia ricca. Orfano di padre, a 13 anni mandato a Roma per educazione in scuole
grammatica e retorica. Maestro: Anneo Cornuto, presso cui conosce Lucano. Muore nel 62. Persio scrisse poco e
non pubblicò nulla in vita → ne cura edizione postuma amico Cesio Basso. Cornuto consiglia di non far pubblicare
prime prove letterarie di Persio e autorizza Basso alla pubblicazione delle SATIRE → successo.
SATIRE: dopo un componimento-prologo di 14 coliambi (trimetri giambici scazonati), che polemizza VS mode
letterarie del tempo, seguono 6 componimenti satirici in esametri dattilici.
I. Mostra vezzi deplorevoli della poesia contemporanea, e la degenerazione morale che le si accompagna
II. Attacco a religiosità formale e ipocrita di chi non conosce onestà di sentimenti e chiede a dei solo soddisfazione della propria
brama di denaro
III. diretta a un giovin signore che conduce vita dissipata, x esortarlo a fare cammino di liberazione morale seguendo i precetti di
filo stoica.
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IV. Illustra necessità di praticare la norma del “conosci te stesso” per chi abbia ambizioni politiche e quindi voglia impartire
direttive etiche ad altri.
V. Rivolta a maestro Cornuto, svolge tema della libertà secondo dottrina stoica: contrappone vizi umani VS virtù del saggio che si
fa guidare da propria coscienza e si affranca dalle proprie passioni.
VI. Diretto, in forma di epistola, a Cesio Basso, deplora vizio dell'avarizia → saggio usa con moderazione suoi beni.

DALLA SATIRA ALL'ESAME DI COSCIENZA:


Adesione a stoicismo è quasi naturale→ spirito polemico e aspirazione a verità di P. trovano nella satira lo
strumento migliore per esprimere sarcasmo, invettiva ed esortazione morale. La sua poesia è ispirata da una
esigenza etica, necessità di smascherare corruzione e vizio. Con Persio: cambiamenti nel genere satirico→ satira,
secondo Orazio, era modo di insegnare, una lezione benevola. ++ nelle Episolae Orazio assume compito di maestro
amichevole, vicino a quelli che devono imparare, indulgente; ≠in Persio vorrebbe insegnare, ma non trova mai una
situazione di amichevole equilibrio, di parità con chi ascolta e la sua figura è + vicina a quella del predicatore della
diatriba, maestro arrabbiato, spesso volgare. Invettiva, deprecazione del vizio, invito alla virtù =temi + caratteristici,
e tutti animati da forte fede stoica.
Questo maestro però appare consapevole dell'efficacia didascalica di ogni discorso educativo→ è spesso deriso.
Persio si nega possibilità di 1 risposta positiva in chi dovrebbe ascoltarlo e si abbandona quindi a atteggiamento
irato e aggressivo che vede asprezza come strumento necessario per superare indifferenza dei viziosi. Indebolito il
contatto con un polo della comunicazione, è come se discorso satirico si ripiegasse su se stesso, divenendo
monologo confessionale o esame di coscienza. Intenzione di insegnare non è + rivolta verso gli altri, ma diventa
esercizio per se stesso, nel suo itinerario vs la filo. infatti: V satira-> dedicata al maestro Cornuto, revoca loro
affettuoso rapp. di insegnamento->MA Persio dice molto di sé, della sua vocazione stoica. Si capisce inoltre (dalla VI
satira) che P ha compiuto cammino verso la saggezza ed è pronto a raggiungere meta di serena solitudine, un luogo
appartato che prende i tratti dell’ angulus oraziano.

STILE E GUSTO DI PERSIO:


Persio contrappone sua poesia a quella mercenaria e vana dei contemporanei, viziata da degenerazione del gusto
(segno di indegnità morale). Persio afferma propria diversità rispetto a fatua ricercatezza, a insulsi soggetti
mitologici della poesia alla moda, e si assume compito di aggredire coscienze nel tentativo di redimerle. Persio
ricorre a particolare campo lessicale, del corpo e del sesso, sfruttando suo ricco patrimonio metaforico. Forte
esigenza realistica e carica di deformazione surreale, baroccheggiantescelta di 1 linguaggio ordinario e rifiuto di
incrostazioni retoriche. Ma stile non è semplice e non è piano → nessi contorti, inesplicabili, metafore difficili,
associazioni di idee sgradevoli, prodotti dal senso (ossessivo)di una malattia morale. Lingua quotidiana subisce
deformazioni dello stile, che la forza a esprimere una verità non banale. Contraddizione= Volontà di chiarezza ≠
oscurità dell'artificio stilistico. MA la difficoltà dello stile non è vezzo gratuito ->è funzionale alle istanze estetiche
ed ETICHE della sua poesia.

LA FORTUNA: Fama cresce e si diffonde e resta alta per tutto medioevo, che apprezza Persio moralista intransigente.
I dissensi arrivano in età rinascimentale. Negli ultimi tempi si sta avviando valutazione + equilibrata e approfondita.

Giovenale
LA VITA E LE OPERE:
Poche e incerte notizie su vita che < per lo + da cenni autobiografici delle sue satire e da alcuni epigrammi
dedicatigli da Marziale. Nasce nel Lazio tra 50 e 60 dC, famiglia benestante. Buona educazione retorica ed esercita
professione di avvocato, ma da cliente di potenti signori, privo di autonomia economica. Si dedica a poesia in età
matura (dopo morte di Domiziano) e continua a scrivere fino a principato di Adriano. Non sappiamo della data di
morte, di sicuro dopo 127. 16 satire in esametri, in 5 libri (divisione forse da attribuire all’autore stesso).
1. Carattere proemiale. Giovenale polemizza VS declamazioni alla moda e loro fatuità, disgusto VS corruzione morale dilagante che lo spinge a
farsi poeta satirico → per cautelarsi contro vendette, parla di generazioni passate e non generazione del presente.
2. VS ipocrisia di chi nasconde vizio sotto apparenze di virtù. Bersaglio principale= omosessualità.
3. Descrive Umbricio (amico) che abbandona Roma, caotica città dove vita non è + sicura x onesti.
4. Si narra del consiglio riunito da Domiziano per discutere di come cucinare 1 rombo donato dall’imperatore.
5. Cena offerta da Virrone e umiliante condizione dei clienti coinvitati.
6. + lunga. Feroce requisitoria vs immoralità e vizi delle donne.
7. Vs generale decadenza degli studi e misera condizione dei letterati del suo tempo, rimpiange mecenatismo augusteo.

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8. Falsa nobiltà di nascita vs nobiltà d'ingegno e sentimenti.


9. Dialogo. Proteste di Nevolo, un omosessuale mal ricompensato per sue prestazioni.
10. Insensatezza di tante brame umane.
11. Lusso ostentato dei banchetti di ricchi vs cena modesta offerta a un amico.
12. Vs cacciatori di eredità.
13. Vs imbroglioni e frodatori di cui è rimasto vittima amico Calvino.
14. Discute su educazione dei figli e necessità di accompagnare precetti con esempi.
15. Descrizione di 1 episodio di cannibalismo in Egitto, provocato da fanatismo religioso.
16. Incompleta. Elenco di privilegi offerti dalla vita militare.

LA SATIRA INDIGNATA:
Secondo G. la letteratura del tempo è lontana da clima morale corrotto della società romana del tempo.
Indignazione= musa del poeta; satira= genere ‘obbligato’, il solo a poter esprimere la sua furia e disgusto. Nella I
satira, Giovenale enuncia ragioni della sua poetica e centralità che occupa indignatio. Discostandosi da Orazio e
anche un po’ da Persio (che propone una terapia), Giovenale non crede che sua poesia possa influire su
comportamento degli uomini: si limita a denunciare senza coltivare illusioni di riscatto. G. non intende quindi
uniformarsi a tradizione satirica precedente, razionalistica e riflessiva, con un rifiuto vs degli schemi del pensiero
moralistico della diatriba cinico-stoica, una morale che insegna a restare indifferenti di fronte a mondo delle cose
concrete, e coltivare beni interiori. Giovenale demistifica questa morale consolatoria con lo sdegno di uomo
animato da astio sociale e risentimento per la mancata integrazione= componenti importante nella sua satira-
>Giovenale= rappresentante del ceto medio italico che vede mortificati i valori morali e politici della tradizione
repubblicana. Secondo lui, non ci sono + condizioni sociali x poeti integrati come quelli della cerchia di Augusto→
ora il poeta è bistrattato e vive in estrema povertà. Giovenale guarda al presente come a una tragedia di maschere
grottesche, di fronte a cui non gli rimane che soddisfazione dell’invettiva. Società romana gli appare perversa e ruoli
stravolti (la nobiltà in primis). Satira che non risparmia nessuno: arroganza dei nuovi ricchi, strapotere dei liberti,
intraprendenza degli orientali, abiezione morale dei letterati. Bersaglio privilegiato= donne, quelle emancipate e
libere, che ispirano la satira VI (misoginia + feroce di tutti i tempi). Rabbiosa protesta ha fatto parlare molti di un
Giovenale democratico → in realtà il suo atteggiamento vs il volgo, vs chiunque eserciti attività manuali, è di
disprezzo. Orgoglio intellettuale gli consente di rivendicare per sé riconoscimenti sociali, ma NO SOLIDARIETA'
SOCIALE. Si rivela piuttosto una tendenza a idealizzazione nostalgica del passato, tempo antico governato da sana
moralità agricola. Fuga dal presente sembra il solo esito cui l’indignatio di Giovenale può approdare. Cambiamento
di toni nella 2^ parte dell'opera → ultimi 2 libri: poeta rinuncia a ripulsa dell'indignatio e assume atteggiamento
distaccato, che mira a APATEIA, indifferenza degli stoici, riavvicinandosi a diatriba da cui si era allontanato all’inizio.
Osservazione + generale, riflessione + pacata, rassegnata. Emerge però qua e là l’antico furore.

LO STILE SATIRICO SUBLIME: Adesso che vizio ha popolato la realtà presente di MONSTRA, anche satira deve farvi
corrispondere caratteri grandiosi. NO stile dimesso, ma simile a quello dell'epica e della tragedia (generi opposti alla
satira). Satira rimane realistica (sebbene sia un realismo deformante), ma con l’altezza di tono conforme alla
violenza dell’indignatio. Giovenale recide legame con commedia e accosta satira a tragedia. Procedimento consueto:
Ricorso a solenni movenze epico-tragiche in coincidenza con contenuti + bassi e volgari. L’espressione è icastica e
pregnante, sentenziosa. Influssi della scuola di retorica e delle declamazioni,( che Giovenale ha a lungo praticato)-
>tono di denuncia e invettiva, fissità dei bersagli polemici, ripetitività dei topoi moralistici [MA studi recenti hanno
mostrato come tutto ciò sia funzionale alla sua ideologia.]

LA FORTUNA: Ignorato nel II e III sec, fiorisce nel IV diffusione nelle scuole, per carattere moralistico dei versi.

6. L'EPICA DI ETA' FLAVIA

Poesia di Stazio, Valerio Flacco e Silio Italico presenta concordanze di gusto e clima culturale e si propone come
modello Virgilio. Ma Eneide diventa ora un rifugio e un orizzonte chiuso. Anche influsso di Ovidio.

Stazio
LA VITA E LE OPERE:
Nasce a Napoli tra 40 e 50 dC, figlio di maestro di scuola. Va a Roma. Fin da giovane si cimenta in esercitazioni
pubbliche e gare poetiche. Muore nel 96. Scrisse molto → 3 poemi epici: Tebaide, Achilleide, De bello germanico +
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Silvae (carattere vario)→ 5 libri, opera varia nei temi e metri, ma ++ poemetti di ringraziamento o lode rivolti a suoi
patroni e benefattori. Poesia colta e riflessa + impronta cortigiana e conformistica->difficoltà a trovare estimatori
->TEBAIDE→ poemetto epico in 12 libri, racconta storia dei 7 contro Tebe. Figli di Edipo, Eteocle e Polinice, si
alternano su trono di Tebe MA l’ombra di Laio invita Eteocle a tradire patto con Polinice, per usurpare diritto sul
regno. Polinice bandito da città, va ad Argo e organizza spedizione→ 7 grandi eroi VS Tebe con loro schiere. Morte di
tutti → nuovo re: Creonte. Eteocle e Polinice si uccidono a vicenda in duello. 12 libri divisi in 2 esadi:
• 1° esade → tratti ‘odissiaci’->narrazione del viaggio, come prima metà dell'Eneide.
• 2° esade → storia di guerra, come seconda parte Eneide.
Stazio si mostra conservativo nei confronti del suo modello, Virgilio, conservando l’apparato divino dell’epica,
tuttavia è presente la componente lucanea della guerra fratricida, che fa della Tebaide un’opera di compromesso, a
metà strada tra le due tendenze. L’autore approfondisce la funzione del fato e del destino: divinità epiche appaiono
svuotate e appiattite forze divine sono perlopiù personificazioni di idee astratte, talvolta allegoriche (Furia, genio
del Male, etc.). La storia è dominata da una NECESSITA’ UNIVERSALE→ figure umane appiattite, schiacciate dalle
leggi del cosmoStazio concede poco spazio a sfumature psicologiche, mettendo in scena tipi fissi (tiranno,
bestemmiatore, etc). Anche se i riferimenti all’attualità non sono espliciti, l’opera riflette gli incubi della sua epoca:
guerra civile tra regnanti specularmente uguali, dispotismo fanatico dei regnanti, problema della morale vivendo
sotto dominio di tiranni .
->ACHILLEIDE→ incompiuto, forse per morte Stazio. Si ferma a II libro. Doveva narrare vita di Achille. Contiene solo
descrizione delle vicende di Achille a Sciro, dove lo ha nascosto la madre Teti cosicché i greci non lo conducessero a
Troia. Tema + disteso e idillico che nella Tebaide → progetto era ambizioso ̴ Omero/Virg.

LA FORTUNA: Comparsa di Stazio nel purgatorio dantesco, basata su falsa convinzione che Stazio si fosse convertito
a cristianesimo. Stazio è impo punto di riferimento per sviluppo di epica medievale a contenuto allegorico.

Valerio Flacco
Vita è ignota. Scrisse gli Argonautica, poema epico incompiuto a VIII libro. Narra vicende corrispondenti a ¾ del
racconto del greco Apollonio Rodio. Flacco si ispira a Rodio, ma mira a riscrittura autonoma della vicenda: aggiunte,
riduzioni, modifiche impo nella psicologia dei personaggi e nel ritmo del racconto. Rielaborazione guidata da ricerca
dell'effetto→ accentuazione del pathos e drammatizzazione, gusto per brevità dell'espressionemagg.
coinvolgimento emotivo. Elegante e raffinato nel dettaglio, Flacco fallisce nella creazione di scene narrative
articolate: difetti di chiarezza e linearità, mancata specificazione delle coordinate spazio-temporali→ modo di
comporre per blocchi isolati, interesse per scene particolari piuttosto che coerenza d'insieme. Influsso di Virgilio →
tema è mitologico, apparato divino onnipresente, impostazione morale edificante. Inoltre, mentre Apollonio faceva
di Giasone un eroe problematico, quasi antieroe, Flacco riporta Giasone a scala di elevatezza epica + esasperazione
della propensione Virgiliana per stile soggettivo che porta a marcata psiccologizzazione del racconto, fino a
soppressione di particolari della narrazione, necessari a comprensione del testo. Flacco presuppone che lettore
conosca già eventi. Testo difficile, spesso oscuro.

Silio Italico
Impo uomo politico, console nel 68, proconsole in Asia sotto Vespasiano. Dedica ultimi suoi anni a poema storico
PUNICA. Amore quasi maniacale per Virgilio, che lo induce a raccogliere cimeli e ad acquistare luogo dove sepolto.
Mentalità di collezionista si rispecchia nella sua attività letteraria: sua opera è fredda galleria di busti storici e
curiosità antiquarie. Punica sono + lungo epos storico latino giunto a noi. 17 libri->racconta la II guerra punica, da
spedizione di Annibale in Spagna fino a trionfo di Scipione dopo Zama, 201 aC. Evidente uso dell'opera di Tito Livio,
MA impulso fondamentale < da Eneide→ guerra di Annibale discende da maledizione di Didone VS Enea e
discendenti. Giunone è ancora nemica dei romani. Interesse dell'opera sta in aspetti di contorno, come digressioni
mitologiche e ricerca di esattezza antiquaria.

7. PLINIO IL VECCHIO E IL SAPERE SPECIALISTICO

Plinio il Vecchio
LA VITA E LE OPERE:
Nasce a Como nel 23 dC. Da giovane milita nell'esercito (in Germania) e conosce scrittore Pomponio secondo, di cui

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scriverà una Vita, e futuro imperatore Tito. Campagne germaniche suggeriscono a Plinio la composizione di opera
storica Bella Germaniae (non giunta, ma fonte di Tacito). Dopo morte di Claudio e avvento di Nerone, a cui è ostile,
Plinio si ritira a vita privata. Scrive di retorica e linguistica->Dubius sermo. Torna all'attività pubblica sotto
Vespasiano. 77-78 conclude la NATURALIS HISTORIA, unica opera conservata. 79: eruzione Vesuvio. Plinio va sul
luogo per organizzare i soccorsi, ma muore soffocato da gas del vulcano.

L'ENCICLOPEDISMO: LA “NATURALIS HISTORIA”:


Prima età imperiale → cultura latina si sforza verso una sistemazione del sapere-> si esprime in opere di tipo
manualistico, che raccolgano conoscenze di un certo settore dello scibile. Roma imperiale= grande espansione dei
ceti tecnici e professionali->crescente richiesta di informazione e divulgazione scientifica. Allo stesso tempo, la
curiosità scientifica si afferma sotto forma di consumo e intrattenimento. Testi naturalistici di successo sono
paradossografi e le loro raccolte di mirabilia→ si presentano come viaggiatori, raccontano cose stupefacenti
(aneddoti, favole, notizie antropologiche di varia attendibilità). Spirito non sistematico, ma accumulativo: nuove
esperienze poste accanto a conoscenze ereditate dai libri
Opera di Plinio->realizzazione di queste tendenze MA ha ambizione maggiore→ è enciclopedia, repertorio di tutto il
sapere acquisito, catalogo dello scibile. Plinio fornisce anche le fonti consultate, che sono numerosissime.
37 libri: I → indice generale e bibliografia ; II → cosmologia e geografia fisica; III-VI→ geografia; VII → antropologia;
VIII-XI → zoologia, XII-XIX → botanica; XX-XXXII → medicina; XXXIII-XXXVII→ metallurgia e mineralogia.
Scopo: giovare all'umanità->è una filantropia dalle radici storiche, anche se stoicismo di P. è solo generica atmosfera
culturale. Adesione allo stoicismo->++ nella cosmologia, che considera natura come 1 tutt'uno organico senza
discontinuità, permette a Plinio di passare da un pto all’altro dei fenomeni. Inoltre Plinio usa strumenti del
moralismo romano, permeato di stoicismo, per analizzare mondo degli uomini, loro vizi e virtù. STILE= Plinio è da
molti considerato il peggior scrittore latino MA ampiezza del lavoro non era compatibile con una regolare
elaborazione stilistica + tradizione enciclopedica non comporta il “bello scrivere”.
FORTUNA DELLA “NATURALIS HISTORIA”:
Troppo lunga per essere letta da inizio a fine e per essere usata nelle scuole. Ma-> Architettura generale divisa in
blocchi omogenei e indici facilitano consultazione. Perciò ha avuto duplice sopravvivenza: 1)Si incomincia presto a
manipolarla→ riduzioni, compilazioni di singole parti, antologie ecc. in cui s accentuava il gusto per l’anomalo 2)ma
anche diffusione dell'originale. Sua tendenza a salvare tutto quanto è stato tramandato ci garantisce inventario
confuso ma vitale.
UNO SCRITTORE TECNICO: FRONTINO:
2 opere conservate → De aquis urbis Romae (trattazione dei problemi di approvvigionamento idrico a Roma),
Strategemata (raccolta di aneddoti di vita militare poco impo x strategia e di nessuna per letteratura). Frontino era
stato responsabile degli acquedotti e trattato riflette serietà e scrupolosità del suo impegno.

8. MARZIALE

La vita e le opere: Nasce a Bìlbilis in Spagna tra 38 e 41 dC, arriva a Roma nel 64. Vita modesta, da cliente di cui si
lamenta nei suoi epigrammi. Notorietà grazie a poesia d'occasione → 80 gli viene commissionata 1 raccolta di
epigrammi x celebrare inaugurazione dell'Anfiteatro Flavio. 84-85 8ijkm → comincia a pubblicare componimenti in
libri. Non guadagna molto. 87 → lascia Roma e va a Imola, per poi tonare definitivamente a Bìlbilis, dove muore nel
104.

Gli Epigrammi di Marziale


Di Marziale resta 1 raccolta di epigrammi in 12 libri, composti tra 86 e 102. + Liber de spectaculis (nell'80, 30
epigrammi) e Apophoreta (raccolte di distici che accompagnavano i doni che si inviavano durante le feste dei
Saturnali o dei banchetti).
Origine degli epigrammi risale all'età greca arcaica, quando sua funzione era commemorativa→ inciso su pietre
tombali o offerte votive, x ricordare 1 persona, luogo o evento. In età ellenistica conserva la brevità, ma diventa un
tipo di componimento adatto a poesia d'occasione, a fissare l’impressione di 1 momento in pochi versi. Temi sono
di tipo leggero → erotico, simposiaco, satirico-parodistico, ma anche + tradizionali (funebri)
Marziale contrappone la mobilità e la varietà dell'epigramma alla pesantezza dei generi illustri (epos e tragedia),
accusati di essere distanti dalla vita quotidianaMarziale rivendica realismo come tratto della propria poesia,

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anche se osserva realtà con occhio deformante della satira che ne accentua tratti grotteschi. Poeta appare
osservatore distaccato, che raramente si impegna nel giudizio morale e nella condanna→ satira sociale priva di
asprezza, preferisce sorriso all'indignazione. Argomenti investono tutta l'esperienza umana (ep.
tradizionali=funerari + vicende personali e costume del tempo, polemica letteraria, ep. adulatori per imperatore).
Marziale (≠ tradizione greca)sviluppa aspetto comico-satirico dell'epigramma, allineandosi al greco Lucillio, da cui
eredita anche la tecnica della battuta finale brillante, il fulmen in clausola. Linguaggio e stile si aprono a vivacità dei
modi colloquiali e a ricchezza del lessico quotidiano. Forme espressive varie->sobrietà + ricercatezza. Opera=
successo immediato e duraturo ++ età umanistica e rinascimentale

8. QUINTILIANO
La vita e le opere: Nasce a Calagurris in Spagna intorno a 35 dC. Figlio di 1 maestro di retorica, va a Roma, studia
grammatica e retorica. Torna in Spagna, poi richiamato a Roma da Galba nel 68 e diventa maestro di retorica. Tra i
suoi discepoli Plinio il giovane e Tacito forse. 78→ Vespasiano gli da la prima cattedra statale di eloquenza.
Domiziano gli fa educare i nipoti. 88 si ritira da insegnamento per dedicarsi solo a studi. Muore dopo il 95. ci è
giunta opera in 12 libri: INSTITUTIO ORATORIA, iniziata nel 93 e pubblicata nel 96. Attribuite a Quintiliano ma spurie
sono 2 raccolte di Declamazioni (esercitazioni su temi fittizi)

L’institutio oratoria
Dedicata a Vittorio Marcello, oratore, preceduta da 1 lettera a Trifone, ‘editore’ che ne deve curare diffusione. Primi
2 libri → + didattici e pedagogici, trattano insegnamento elementare e basi di quello retorico. Libri da III a IX → Si
addentrano in tradizione + tecnica che esamina diverse sezioni della retorica da sue suddivisioni fino a elocutio.
Libro X → insegna come acquisire la disinvoltura nell'espressione + excursus sulla storia letteraria romana→
testimonianza sui canoni critici dell'antichità. Quintiliano vuole mostrare come letteratura latina regga confronto
con quella greca. Libro XI→ tecniche della memorizzazione e dell’arte del porgere. Libro XII → requisiti culturali
richiesti a oratore + rapporti con principe.
Institutio vuole delineare programma complessivo di formazione culturale, che il futuro oratore deve seguire
dall'infanzia fino a ingresso nella vita pubblica. Quintiliano crede nelle possibilità dell'educazione e attribuisce cause
declino dell'oratoria contemporanea a decadenza dei costumi→ idea antica “lo stile è l'uomo”. Egli diventa pto di rif
di una reazione classicista vs stile corrotto e degenerato, che prende come modello Cicerone.[-->es libro VIII=
Analisi dello stile dei retori moderni, che si ispirano a Seneca, il cui stile è sconnesso e spezzettato di sententiae.+
Quintiliano richiede all’oratore una vasta preparazione culturale e suo ideale ̴ De oratore (CIC). Filosofia non occupa
+ posto di rilievo: Q. rivendica primato della retorica e della cultura letteraria, riconoscendo alla retorica alta dignità
morale ed educativa. buone letture sono importanti Per formazione del giovane→ libro X=prospetto di storia
letteraria con giudizi acuti e anticonformisti. Ad es. nella disputa tra antichi e moderni dà prova di equilibrio e senso
storico. Ma comunque nel 96 disputa ormai risolta a favore del ciceronianesimo di Q.
Questione delicata: rapproto tra oratore e principe (XII libro)→ tentativo di recuperare per oratore 1 missione civile,
lontana da atteggiamento ribelle e servilismo. Oratore di Q. non mette in discussione regime, ma riconosce proprie
doti morali come 1 vantaggio per la società, prima ancora che per principe. Questo ideale di oratore che sia guida x
il popolo e senato è comunque 1 illusione, 1 negazione della realtà storica dell’impero.

L'ETA' DEGLI IMPERATORI PER ADOZIONE


Un periodo di pace e di stabilità
Periodo di tranquillità → autorità è + stabile, tra senato e princeps si instaura clima di collaborazione. È età degli
IMPERATORI ADOTTIVI → Traiano, Adriano, Antonino Pio, Marco Aurelio. Impero conosce momento di massima
estensione, ma non è età di guerre. Buon governo degli imperatori porta a:
• sviluppo economico → costruzione grandi monumenti, miglioramento degli alloggi urbani e condizioni di vita
• aumenta tasso di alfabetizzazione e si istituiscono scuole
• cultura tende a sofisticazione->colti: estetizzazione della vita, culto di opere d'arte raffinate
• disponibilità di testi e biblioteche creano gusto arcaizzante, propensione per filologia e erudizione. È momento
della rinascita della cultura greca → SECONDA SOFISTICA.
Tra imperatori stessi c'è amore per filosofia e cultura → Marco Aurelio, Adriano (compone, fonda accademia
ATHAENAEUM, grande cultore di arti figurative).

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L'organizzazione del futuro


Ma II sec. è anche età di sotterranei turbamenti. In tutto impero si diffondono culti nuovi. Mentalità religiosa si
orientalizza, nuovi culti misterici venuti da Egitto, Persia ecc. Filosofie tradizionali perdono forza e classi alte si
aprono a nuove credenze religiose. Filosofia e nuove fedi si contaminano a vicenda. Stoicismo finisce per essere
assorbito da cristianesimo. Fede in Mitra, agente del Dio persiano, si diffonde tra soldati, impegnati su fronte contro
i Parti. Mitraismo promette salvezza dopo vita, impone codice morale → obbliga a fare bene, all'altruismo e a
fratellanza. Forza emergente è soprattutto CRISTIANESIMO, vince mitraismo perché fedeli si organizzano presto e
bene-> struttura gerarchicamente ramificata. Nasce anche prima letteratura cristiana, sotto forma di acta martyrum.
Fiorirà poi letteratura apologetica < necessità di difendere cristianesimo da eresie e attacchi dell’aristocrazia
pagana->è forse la + vivace produzione letteraria in latino dei sec II e III

10. PLINIO IL GIOVANE

La vita e le opere: Nasce a Como nel 61 dC, poi adottato da Plinio il vecchio, zio materno. A Roma dopo studi di
retorica con Quintiliano, diventa console nel 100 grazie a Traiano→ Plinio pronuncia in senato un discorso di
ringraziamento → PANEGIRICUS. 111 → legato imperiale in Bitinia, muore forse 113. Di Plinio si conservano
Panegirico + 10 libri di Epistulae pubblicate da autore.

Plinio e Traiano
Panegirico ci è pervenuto come testo iniziale di 1 raccolta di + tardi panegirici di altri imperatori. Encomio
dell’imperatore, di cui vengono enumerate e esaltate le virtù->merito di aver restituito libertà di parola e di
pensiero. Auspicando, dopo fosca tirannide di Domiziano, un periodo di rinnovata collaborazione fra imperatore e
senato, P. delinea anche modello di comportamento dei principi futuri= concordia imperatori - aristocrazia. Tono
ottimistico, ma lascia affiorare preoccupazione che principi malvagi possano di nuovo salire a potere. Plinio sembra
rivendicare funzione pedagogica nei confronti del principe→ tentativo di esercitare blanda forma di controllo su
detentore del potere assoluto. Reali rapporti tra lui e Traiano emergono da scambio epistolare durante
governatorato in Bitinia (X libro Epistulae). Plinio si dimostra un funzionario scrupoloso e indeciso, che informa
imperatore di ogni minimo problema. Da risposte di Traiano trapela senso di fastidio per continui quesiti. Rimane
famoso atteggiamento di tolleranza di Traiano vs i cristiani (gli dice di non accettare accuse anonime e di
sospendere processo se l’imputato testimonia di non essere (più) cristiano)

Plinio e la società del suo tempo


Epistolario segue criterio di alternanza che mira a evitare impressione di monotonia-> ogni lettera è solitamente
dedicata a 1 tema, trattato con cura ed eleganza letteraria. ≠Cicerone (->prevale urgenza della comunicazione che lo
porta ad accostare anche temi diversi uno all'altro) epistolario Pliniano è concepito per la pubblicazione. MA
Cicerone è modello di Plinio: gusto per fraseggio limpido, armonia del periodo, schemi ritmici ricorrenti. Lettere di
Plinio sono in verità bervi saggi di cronaca sulla vita mondana, intellettuale e civile. Autore si rivolge con
cerimoniosità a interlocutori informandoli su proprie preoccupazioni, elogiando personaggi ecc. Plinio si rivela
frequentatore delle sale dove si tenevano recitationes e declamationes, ma ++ elogia la propria attività poetica, per
la quale si cruccia di non trovare estimatori suff. preparati. Non è preoccupato della crisi della cultura(come
Quitliano o Tacito)-> avverte piuttosto la decadenza nel gusto degli ascoltatori. La letteratura di cui si diletta è
essenzialmente frivola, destinata all’intrattenimento nelle sale pubbliche (versiculi, nugae): proprio questi toni
smorzati e accomodanti conferiscono successo presso antichi.

11. TACITO

Vita e opere: Nacque intorno al 55 d.C. a Terni, studiò a Roma e sposò la figlia del comandante militare Giulio
Agricola, poi celebrato nell’operetta autobiografica De vita et morbus Iulii Agricolae. Tranquilla carriera politica che
lo portò prima ad avere un posto in pretura, poi a un prestigioso incarico in Gallia, a partire dal quale elaborò il
trattato etnografico De origine et situ Germanorum. Nel 112 otterrà il proconsolato in Asia; scriverà poi il Dialogus
de Oratoribus (tema della decadenza dell’oratoria) e le 2 opere maggiori, cmposte negli ultimi 15 anni: Historiae e
Annales. Morirà nel 117.

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Le cause della decadenza dell'oratoria


Dialogus de oratoribus= presenta diverse caratteristiche di stile rispetto a tutte le altre opere (vicina al modello
neociceroniano, forbito e non prolisso e lontana dall'inconcinnitas tipica delle maggiori opere di Tacito). La ‘classicità’
del dialogus è più spiegabile con appartenenza al genere retorico. Opera ambientata nel 75-77, si allaccia a
tradizione dei dialoghi ciceroniani su argomenti filosofici e retorici. Discussione che si immagina avvenuta in casa di
Curiazio Materno tra Curiazio, Marco Apro, Messalla e Giulio Secondo, alla quale Tacito dice di aver assistito in
gioventù. In un primo momento si difende l’eloquenza e la poesia, poi, con l’arrivo di Messalla, il dibattito si sposta
sulla decadenza dell’oratoria, dovuta a fattori quali deterioramento dell’educazione del futuro oratore: maestri
impreparati e vacua retorica. Dialogo si conclude con discorso di Materno, portavoce di Tacito, che lega grande
oratoria a libertà che regnava al tempo della repubblica, nel fervore dei tumulti. La sua pratica è anacronistica e
impossibile in 1 società tranquilla come quella dell'impero. è una costante del pensiero tacitiano: necessità
dell’impero come unica forza per salvare lo stato dal caos delle guerre civili, nonostante Il principato restringa lo
spazio per oratore e uomo politico

Agricola e la sterilità dell'opposizione


A inizi del regno di Traiano, Tacito approfitta della libertà dopo tirannide di Domiziano per pubblicare il primo
opuscolo storico->memoria del suocero Giulio Agricola, artefice della conquista di gran parte della Britannia sotto
Domiziano e leale funzionario imperiale. Con tono talvolta encomiastico, Agricola narra ++ conquista dell'isola
lasciando spazio anche a digressioni geografiche ed etnografiche. MA nonostante digressioni, T. non perde mai
contatto con personaggio principale: la Britannia è ++ campo in cui si dispiega virtus di Agricola. Tacito sottolinea
come Agricola abbia saputo servire Stato con fedeltà onestà e competenza sotto principe pessimo come
Domizianoanche sotto tirannide è possibile percorrere via mediana fra servilismo e ribellione. Anche nella morte,
Agricola mostra sua diversità→ muore silenziosamente, senza gloria di 1 martirio ostentato, che tacito condanna
come inutile alla res publica. ->elogio di A. diventa apologia della parte “sana” della classe dirigente, che aveva
cooperato con principi flavi in tutti gli aspetti del governo dell’impero. Agricola è intersezione tra diversi generi
letterari: panegirico sviluppato in biografia, una laudatio funebris ampliata con materiali storici ed etnografici
modi stilistici diversi: esordio + discorsi + perorazione finale =influenza di Cicerone; parti narrative ed
etnografiche = influenza di Sallustio e Livio.

Virtù dei barbari e corruzione dei romani


Innesti etnografici sono al centro della GERMANIA→ unica testimonianza rimastaci di letteratura etnografica.
L’autore non reperisce le notizie dall’osservazione diretta, bensì da altre fonti scritte, in particolare dai Bella
Germaniae di Plinio il Vecchio, che segue con fedeltà, impreziosendo lo stile (col coloriture sallustiane) e
ammodernando l’opera con l’aggiunta di pochi particolari. Rimangono discrepanze→ sembra descrivere situazione
precedente all'avanzata degli imperatori flavi oltre Reno e Danubio. L’intento principale pare essere l’esaltazione di
una civiltà ingenua e primordiale, non ancora corrotta dal vizio, qual è appunto quella barbara: implicita
contrapposizione barbari/romani. Insistendo su forza e valore guerriero dei germani, Tacito forse vuole sottolineare
loro pericolosità per impero. Debolezza della società romana doveva allarmare lo storico→ germani, forti e liberi,
potevano rappresentare minaccia per 1 sistema politico basato su servilismo e corruzione. T. si sofferma anche sui
difetti della popolazione: passione per il gioco, tendenza all’ubriachezza e alle risse, indolenza, crudeltà.
Anche se non è un libello politico, si possono comunque riconnettere alcune caratteristiche a 1 evento
contemporaneo→ presenza di Traiano sul Reno con 1 forte esercito, determinato a guerra e a conquista. T.
continuerà a guardare con interesse a frontiera con germani→ Annales: ammirato da politica aggressiva di
Germanico.

Le opere maggiori: Historiae e Annales


Hanno andamento annalistico, ma non rinunciano a proporsi come monografie. Tema → studio del potere, di come
principato dopo guerre civili si rese necessario perché pace restasse stabile. Tacito in realtà studia ++ meccanismi
della conservazione e distruzione del potere, spazi del tradimento e della delazione: Roma diventa triste metafora
sulla natura malvagia dell'uomo.
Primi 5 libri (superstiti) delle HISTORIAE (dovevano essere 12-14 libri)→ 1 gennaio 69 d.C. (anno 4 imperatori) –
rivolta giudaica del 70tratta delle rivolte/ guerre civili. Opera intera doveva arrivare al 96= morte di Domiziano.
ANNALES→ posteriori a Historiae, ma parlano di anni precedenti. Conservati libri I-IV, parte di V e VI (da morte di

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Augusto, 14, a morte di Tiberio, 37). Abbiamo inoltre libri da XI a XIV (racconto di regni di Claudio e Nerone).
Probabilmente l’opera continua la narrazione di Livio (->titoli dei mss simili)
Da Historiae a Annales l’orizzonte di Tacito sembra incupirsi x consapevolezza della durezza dei vincoli imposti dal
principato e che l’equilibrio di ordine e libertas realizzato con Nerva e Traiano, era in realtà fittizio negli Annales
Tacito conferisce colore tetro al quadro della vita umana sotto Cesari. MA comunque l’impostazione generale delle
2 opere rimane simile. Tacito è uno storico e si attiene ai canoni della storiografia antica: Interesse per avvenimenti
politici e militari + uso capace delle fonti + rispetto, almeno in linea di principio, della verità. Ma è anche artista
drammatico: sue opere presentano forte coloritura poetica: tracce Virgiliane e Lucaniane. T. attinge spesso a
storiografia tragica (=filone della storiografia antica)NO impressionare e suscitare emozioni, ma sondare animi
dei protagonisti x portare alla luce passioni, ambiguità e chiaroscuri che presentano.
Tacito da interpretazione moralistica della storia->per lui le cause della degenerazione e delle rovine di Roma
stanno nella corruzione umana e nell'inadeguatezza degli uomini di fronte a eventi. Descrive drammi di personaggi
grandi o minori, incertezze, panico e i rumores della folla. Mette in luce turbamenti delle masse o l paure/incertezze
del singolo. A volte suoi personaggi sono figure patologiche → Nerone ritratto come un pazzo maniaco (esagerato).
T. segue suoi personaggi dall'interno-> a volte ritratti sono paradossali, perché associano vizi vergognosi a virtù
stupefacenti. Ritratto tipicamente Tacitiano→ Tiberio= ritratto indiretto >non lo dà una volta per tutte ma si delinea
progressivamente, è personaggio in evoluzione: dissimulatore, malfidente, sospettoso. Ne delinea anche ritratto
fisico, che rispecchia in un certo senso la su personalità.
Racconti di Tacito spesso sono commentati da reazioni della folla, nelle cui descrizioni emerge timore misto a
disprezzo di Tacito per massa plebea; asprezza indirizzata anche a suoi pari: senato= centro della delazione,
servilismo e finzione.

Lo stile delle Historiae e Annales


Sallustio è spesso modello→ arte e gusto per il ritratto + predilezione per arcaismi, sintassi disarticolata fatta di
sententiae fulminanti. Ma Tacito è autore volutamente (più) difficile→ sottintende verbi, lascia cadere congiunzioni,
ricorre a costrutti irregolari e cambi di soggetto per conferire movimento drammatico a narrazione. MA Annales-
>differenze rispetto alle Historiae: fino al libro XIII->stile lontano dalla norma->forme inusitate, lessico arcaico e
solenne, asimmetria delle frasi-> disarmonia verbale riflette disarmonia degli eventi e ambiguità del
comportamento umano: metafore violente e uso delle personificazioni. Da XIII libro però, T. sembra ripiegare su
moduli + tradizionali: stile + ricco ed elevato. Differenza è stata attribuita a diverso argomento→ principato di
Nerone, vicino a Tacito, richiedeva di essere trattato con minore distacco solenne risp a quello remoto di Tiberio.
Sembra che Annales non abbiano ricevuto ultima revisione.

La fortuna di Tacito: Tacito trova ammiratore in Plinio il Giovane, ma sua vera fortuna inizia nel IV secolo (-
>Ammiano Marcellino scrive opera che intende riallacciarsi alla sua. Epoca della controriforma e delle monarchie
assolute->Fenomeno del TACITISMO che vide nell'opera di Tacito 1 insieme di precetti direttivi dell'agire politico di
tutti i tempi. Così venne spesso usato x la formulazione di 1 teoria dell'idea imperale. Ma la stessa tradizione seppe
trarre da lui anche indicazione di “come vivere sotto i tiranni”. MA illuminismo ->viene visto come oppositore della
tirannide.

12. SVETONIO E LA STORIOGRAFIA MINORE

La vita e le opere di Svetonio


Fama di rango equestre, nasce forse intorno a 70 dC → avvocato e funzionario della corte. Preposto a cura delle
biblio pubbliche e, sotto Adriano, all'archivio imperiale e a corrispondenza del principe. 122 cade in disgrazia,
allontanato da corte. Non si sa anno di morte. Copiosa produzione, che comprende opera andata perduta; ci
rimangono DE VITA CAESARUM (raccolta biografie di imperatori da Giulio Cesare a Domiziano), DE VIRIS
ILLUSTRIBUS (biografie di letterati e uomini di cultura), di cui leggiamo solo la seconda parte (De grammaticis et
rethoribus), mentre la prima (poeti) la leggiamo nelle versioni ricompilate da autori successivi.
Opere svetoniane si inseriscono nella tradizione del genere biografico. Schema delle vite degli uomini illustri (del
De grammaticis ) obbedisce a 1 disegno ricorrente: brevi info su origini e luogo di nascita del personaggio, info su
insegnamento esercitato, interessi principali e opere composte.
Biografie imperiali → struttura simile: famiglia, luogo nascita, giovinezza, avvento a poterea questo punto Svet

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interrompe ordine cronologico e inizia a parlare di virtù e vizi di diversi imperatori indugiando anche sui particolari
della loro vita privata.
→ rinuncia a disposizione cronologica= aspetto + rilevante nell'organizzazione del materiale biografico.
L’Esposizione procede per species e non per tempora, ossia secondo rubriche che trattano separatamente vari
aspetti della personalità del principe: si privilegia una analisi incentrata su vita privata e carattere, virtù e vizi-
>conseguenza: orientare giudizio in senso moralistico. Nella scelta della biografia e rinuncia dello schema
annalistico->Presa di coscienza della nuova forma personale assunta da potere imperiale→ biografia dei singoli
imperatori = forma storiografica + adatta a fungere da criterio di periodizzazione x impero. Insistere su particolari
leggeri < intenzione di fornire ritratto totale del personaggio, senza encomi->Vitae: storiografia “minore” che attinge
a ≠ fonti. S. si rivolge a pubblico di funzionai e burocrati->apprezzano sua concretezza, l’attenzione al particolare
curioso

Floro e la biografia di Roma


l’esigenza di rinnovare modelli storiografici e tradizionali emerge anche nell’opera attribuita a Floro (della cui vita
non abbiamo notizie), nota come “Epitoma de Tito Livio bellorum omnium annorum”->titolo inadatto perché
racconta avvenimenti successivi alla trattazione liviana.
Adotta lo schema biologico: crescita romana->crescita biologica: personifica il popolo romano, protagonista
collettivo, descrivendone le fasi dell’infanzia, dell’adolescenza e della maturità (che coincide con la pax augustea),
seguita dalla vecchiaia del I secolo dell’impero. La narrazione è agile e concisa, lo stile retoricamente colorito.

13. APULEIO

La vita e le opere
Nasce 125 a Madaura, Numidia. Fam agiata, studia a Cartagine e poi Atene. Fu a Roma per 1 po’ e viaggia in oriente.
Ultimi anni a Cartagine->ratore celebre e apprezzato. Notizie su di lui si interrompono 170. Fisionomia intellettuale
simile a sofisti greci, filosofi itineranti che vendono i propri servizi alle città. Di Apuleio filosofo sopravvivono: De
Platone et eius dogmate ->1 sintesi sulla fisica e etica di Platone, uno studio sul demone che Socrate diceva di
sentire dentro: De Deo Socratis, e il De mundo. Dell’attività oratoria restano invece i Florida, 23 brani su temi
diversi e di varia estensione e l’Apologia, autodifesa pronunciata nel processo per magia: Apuleio infatti venne
accusato di aver sedotto una ricca vedova, poi diventata sua sposa, con pratiche magiche ->Unica orazione
giudiziaria del periodo imperiale pervenutaci.

Apuleio e il romanzo
Opera + celebre→ METAMORFOSI, 11 libri, nell'apologia non ne parla (forse non l'ha ancora scritto o comunque
non pubblicato). Agostino non lo chiama con il titolo conservatosi nei codici, ma ASINUS AUREUS, in cui non si
capisce se aureus si riferisca alla qualità del libro o al colore dell’animale.
• Libri 1-3 → avventure del protagonista, Lucio, prima e dopo arrivo in Tessaglia, dove la curiositas (tratto peculiare del suo carattere) ne
causa coinvolgimenti nei sortilegi della città. Lucio convince serva Fotide a fargli provare 1 unguento magico della padrona di cui è ospite.
Serva sbaglia unguento e Lucio si trasforma in asino pur mantenendo facoltà raziocinanti umane. Lucio scopre che per tornare umano deve
cibarsi di rose. Peripezie → Lucio catturato da briganti, lo portano in 1 spelonca, tentativo di fuga che fallisce e liberazione finale di lui e di
fanciulla Carite (anch’essa prigioniera) grazie a fidanzato di lei. Racconto principale diventa cornice di 1 altro → novella narrata a Carite da
vecchia sorvegliante: Amore e Psiche
• Libri 4-6 → novella di Amore e Psiche.
• Libri 6-10 → peripezie di Lucio che passa per mani diverse e diventa testimone di molte storie → sempre spinto da curiositas x mondo
circostante e da desiderio di trovare rose che lo liberino. 2 cuochi fratelli scoprono che Lucio è asino particolare e lo dicono al padrone, che lo
compra per mostrarlo ad amici. Alla fine riesce a scappare e arriva a una spiaggia deserta.
• Libro 11 → brusco risveglio di Lucio nel cuore della notte. Atmosfera mistica. Dea Iside gli appare e gli predice imminente recupero della
forma umana→ troverà infatti fiori in 1 processione in onore di lei, in cui sacerdote indosserà corona di rose. Narrate poi varie fasi
dell'iniziazione di Lucio, sua devozione a dio Osiride e professione di avvocato a Roma.
Genere romanzo. In realtà il romanzo in età antica sembra mancare di fisionomia definita e appare come
intersezione di generi diversi. + Difficoltà di tracciare quadro del genere romanzo→ ci sono poche testimonianze. +
Mancano lettori di media cultura→ presupposto necessario x la nascita di un genere così popolare.
Altro elemento problematico= Rapporto con FABULAE MILESIAE, cui l’autore riconduce sostanza dell'opera. È
oscura l'origine di questo genere di narrativa perché è andata persa la traduzione delle Fabulae di Aristide di
Mileto→ unica certezza: carattere erotico e licenzioso. Ma si deve ad Apuleio l’aggiunta dell’elemento magico (forse

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già presente nel modello m con funzione minore). Qui la logica di vita dei personaggi (probabilmente già comuni
nella fabula milesia) appare rovesciata dall’urto con mondo della magia→ racconti iniziali = (NO solo prefigurazione
narrativa) volontà di definire, in termini di novità, la propria opera rispetto al genere.
Altra questione: FONTI→ racconto in lingua greca a noi pervenuto nel corpus delle opere di Luciano di Samosata,
ma non lucianeo, che si intitola LUCIO E L'ASINO e che sviluppa stesso intreccio. Non si sa che rapporto ci sia con
fonte, ma vediamo che in Apuleio sono presenti parti che nell'altro non ci sono. Alcuni studiosi dicono che originale
di Apuleio è solo novella di Amore e Psiche, mentre i più gli attribuiscano tutte le vicende non presenti nel Lucio. Il
finale (apparizione di Iside e iniziazioni) è sicuramente di Apuleio > sovrapposizione dell’autore all’io narrante →
Lucio si era configurato come greco in tutto il romanzo, alla fine diventa madaurensis (Apuleio era appunto di
Madaura).
Tra le due opere inoltre si registra una differenza nel significato complessivo: Lucio o l’asino rivela l’intenzione di
mero intrattenimento ed è lontana da propositi moralistici-> elementi ludici, erotici, scabrosi. Nelle Metamorfosi
invece la vicenda, seppur finalizzata allo svago, assume caratteri del racconto esemplare.
Elemento strutturante: Curiositas di Lucio, che lo conduce a trasformazione, da cui sarà liberato solo dopo lunga
espiazione. Favola di Amore e Psiche assume valore fondamentale come simbolo del destino di Lucio-> riproduce
come modello in scala ridotta il percorso narrativo del romanzo e ne offre chiave di lettura-> prove a cui è
sottoposto un essere che dopo una serie di peripezie è promesso fin dall’inizio alla salvezza. La favola di A e P attiva
una linea tematica religiosa che si sovrappone a quella dell’avventura, per piegarla vs un senso iniziatico. MA il
significato allegorico non compromette leggerezza del racconto, attinto dalla favolistica popolare e unito a elementi
alessandrini, milesi, e altri specificatamente latini (es. discesa agli inferi di psiche)
Altre digressioni del romanzo sono vicende di vario tipo→ epico, tragico, comico ->sperimentazione di generi ̴
sperimentazione linguistica. I 2 livelli di lettura: mistico-religioso e tessuto originario della favola milesia si
compenetrano continuamente e presenza costante delle riflessioni dell'asino crea 1 effetto di continuità tra di essi e
scandisce il senso complessivo della vicenda come iter progressivo vs la sapienza.

Lingua e stile: Apuleio condivide predilezione dei contemporanei x prosa obsoleta e autori arcaici, ma con ricerca di
letterarietà. Preziosità verbale si traduce in padronanza di registri diversi. Libertà nell'accostare: arcaismi/neologismi,
volgarismi/poetismi.
Lingua apuleiana richiama attenzione del lettore sulla forma espressiva, più che sul contenuto. Le parole sono
evocative e musicali (si ha l’impressione che pensiero e lingua siano modellati secondo le esigenze dell’orecchio);
struttura della frase: omeoteleuti, assonanze, accumuli di sinonimi, uniformità ritmiche->conferiscono al discorso
un andamento particolare, teso a sfaccettare il concetto fino ai limiti del possibile.

La fortuna di Apuleio: Fascino su fermenti dell'ultimo paganesimo e cultura medievale. Ma fortuna e influenza
notevoli ̴ ritrovamento di un codice da parte di Boccaccio, che lo trascrisse e commentò la favola di Amore e Psiche.

14. FILOLOGIA, RETORICA E CRITICA LETTERARIA

Studio filologico e critico dei testi latini giunge a maturazione tra Flavi e Antonini. Filologia, nella tradizione della lett.
latina, è sempre stata legata a operazione letteraria->i poeti romani iniziano come traduttori e rifacitori di testi
poetici. Ma non è chiaro quando la filologia diventa professione a parte.
Filologia romana del II sec→ influssi di tipo alessandrino e pergameno. Lavoro già assai ricco differenziato: ricerche
di cronologia, problemi di autenticità, arrangiamento formale dei testi passati, studi grammaticali. Si redigono
inoltre CANONI → graduatorie di poeti per generi. Sappiamo poco di vere attività editoriali, come nella filologia di
Alessandria: preparazione di testi rivisti con segni diacritici + volumi di annotazioni e analisi. ≠ Alessandria e a
Pergamo, a Roma il patrimonio librario rimane a lungo privato (fino a 39 a.C= Asinio Pollione istituisce la 1^ biblio
statale). Inoltre: no ceto omogeneo di insegnanti (fino età augustea->figure subalterne + mancanza di stabile
fusione tra insegnamento e ricerca). Filologia di età augustea è caratterizzata da imporsi di nuovi CLASSICI→
Cicerone, Virgilio, Orazio (oggetto di studio e analisi).

Probo e Frontone
Filologo + impo del I sec (età Flavi) → MARCO VALERIO PROBO= studioso latino + vicino a specializzazione di un
moderno filologo. Si occupa di Virgilio e Terenzio, corregge errori prodottisi nelle tradizioni manoscritte e appone

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segni diacritici (e li spiega). Si procurava mss antichi e autorevoli, ma è comunque lontano dalle moderne tecniche
comparative: pare intervenisse liberamente sul testo. Fine I sec → cura per autori del passato è favorita da
movimento arcaizzante, che spinge verso letteratura dei tempi +antichi. Capofila è FRONTONE, educatore di Marco
Aurelio e Lucio Vero. Nasce ̴ 100, carriera politica notevole. Muore forse 170. perduta la produzione per cui era
celebrato da antichi =orazioni pubbliche. Resta carteggio con 2 discepoli.

Aulo Gellio (generazione dopo Frontone)


Autore delle “Notti attiche” =raccolta di appunti presi a veglia durante un inverno trascorso ad Atene. Temi di varia
erudizione, che si rifanno a tradizione di raccolte miscellanee di erudizione. Influsso dell'arcaismo frontiano che non
diventa però dogmatismo. Interesse x latinità arcaica + ricercatore di particolarità linguistiche estinte.

15. LA POESIA TRA II E III SEC AC

La poesia nel 2° sec aC:


Grande vivacità artistica e culturale. “Tempi” della poesia sono diversi → Manca una significativa fioritura di talenti
poetici->la poesia diventa una sorta di hobby delle classi elevate, non una vocazione. Poesia sembra aver perso
centralità culturale. II sec →genere di poesia minore e multiforme, dei POETAE NOVELLI, il cui riferimento è la
scuola neoterica: Novelli sarebbero dei poetae novi in tono minore, la cui novità si alimenta di recuperi regressivi,
rivolti a ciò che è arcaico e obsoleto. Il rinnovamento dello stile, per sfuggire a imperio dei grandi classici, si rivolge a
esperienze + antiche e in disuso. Di questi poeti abbiamo poverissimi resti. Caratteristiche:
• sperimentalismo metrico → usano forme nuove
• cantano temi tradizionali su metri inattesi o impropri, in segno di rottura rispetto classici.
• Ricerca di tipo antiquario e arcaizzante->temi e lessico: scene idilliche, parole in disuso, dialettali, colloquiali.
Personalità + interessante di questo periodo→ ADRIANO, cultura raffinata e versatile. Aveva profonda cultura greca,
letteraria e artistica e incoraggiava all’arte e erudizione. Pregevole versificatore. Ci restano pochi versi.

La poesia nel III sec dC: gli ultimi prodotti della poetica dei novelli
Si tratta di un’epoca non molto feconda per la poesia: abbiamo pochi autori, poche opere, e una riduzione di
interesse poetico. Molte composizioni sono state conservate nell'ANTHOLOGIA LATINA, raccolta di carmi messa
insieme in Africa nel VI sec, che rimanda a ambienti scolastici, ed ha merito di tramandare opere e autori altrimenti
perduti. Tema costante è quello della natura: molti carmi sulle rose. Testo + impo → PERVIGILIUM VENERIS:
problemi di datazione. Temi popolari ed eruditi si mescolano in strofe di diversa lunghezza in cui si descrivono
celebrazioni di Venere per festeggiare primavera in Sicilia. Riprende nel metro la forma delle acclamazioni che
soldati gridano a generali vincitori e alcuni tratti di lingua popolare: semplicità dell'espressione, freschezza ed
eleganza. Altro testo importante è la ripresa dell’VIII libro Odissea, nel poemetto di Reposiano De concubitu Martis
et Veneris, che narra e descrive l’incontro di due amanti.

La tarda età imperiale

DAI SEVERI A DIOCLEZIANO (193-305)


I grandi mutamenti sociali
3° sec è momento drammatico della vita di Roma:
• guerre civili
• pressione dei barbari
• cambiamenti interni → mettono in discussione i cardinio dell'ordinamento statale.
Imepro riesce a superare questa crisi e uscì modificato ma saldo, capace di affrontare x 2 secoli pericoli esterni.
Sorgere di spinte separatiste x sostituire strutture centrali dello Stato con amministrazioni autonome. Corti imperiali
reagiscono in modi diversi:
• Dinastia dei SEVERI promuove politica di accentramento con processo di democratizzazione della società,
soprattutto in province: attenzione a necessità di ceti + poveri, mentre potere centrale controlla che ricchi non
prevaricassero diritti degli humiliores e pagassero tributi. Constitutio Antoniniana, Caracalla 212, concede
cittadinanza romana a tutti liberi residenti del territorio dell'impero.
• Fine dinastia dei Severi, 235 → periodo + confuso di qst secolo; molti imperatori che rimangono in carica pochi

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mesi o giorni, danno vita a amministrazioni effimere.


PRESSIONI ESTERNE:
• popolazioni germaniche da Reno e Danubio. Sforzi militari e sacrifici economici.
• Confine inglese insidiato da scozzesi
• territori africani insidiati da popolazioni da sud.
Esercito acquista importanza x sopravvivenza dellos tato → si cominciano a reclutare anche barbari. Problemi
economici → campagne si spopolano, città costituiscono rifugio + sicuro x mura ma esposte a assedi e saccheggi.
Aumento dei prezzi, inflazione. Catastrofi naturali, terremoti, epidemie, calo della pop.
L'affermarsi del cristianesimo
Clima di angoscia → paura per fine del mondo e attesa di 1 salvezza oltremondana. Diffondersi di nuove sette
mistiche. Cristianesimo prevale su altri culti → religione ufficiale dell'impero. Per tutto secolo i rapporti tra
comunità cristiane e istituzioni furono complessi e ambigui → periodi di tolleranza VS periodi di repressione. In
Africa la situazione è dura → differenze di atteggiamento che cristiani mostrano nei confronti dell'impero e delle
sue tradizioni. Cristiani sono capaci di produrre ingente letteratura → principale avvenimento culturale di un'età
altrimenti povera di personalità letterarie e movimenti letterari. Emergere di preoccupazioni escatologiche.
La scuola e la letteratura erudita
3° sec → crescita dell'importanza delle scuole. Nascita di professionisti di varia estrazione sociale, istruiti e preparati
x tale attività. Significativo aumento delle scuole pubbliche → attive in vari campi della conoscenza. Nel mondo
della scuola sono attivi i cristiani, che si dedicano a attività dell'insegnamento in strutture pubbliche e private. A
base dell'istruzione rimangono sempre i classici + vari manuali (diritto, medicina, materie tecniche). Fioritura di
opere enciclopediche.

1. LA PRIMA LETTERATURA CRISTIANA

Alle origini di una letteratura cristiana


Primi segni della diffusione del cristianesimo → metà 1° sec a Pompei. Inizialmente comunità cristiana è greca →
hanno scritto in greco i primi seguaci e area di evangelizzazione sono città Asia minore. A scrivere in greco si
continua fino a inizi del 3° sec, quando esigenza di comunicare con gruppi + vasti di lingua latina aveva fatto nascere
lett latina cristiana. Primi testi cristiani latini: traduzioni della Bibbia (VETUS LATINA) in Africa e Italia, 2° sec.
Persecuzioni e primi martiri danno spunto per prima letteratura narrativa cristiana → acta martyrum: Cristiani
scampati a persecuzioni redigono memoriali. Racconti di processi tenuti vs cristiani, narrazioni a volte fatte da stessi
martiri. Opere efficaci, essenziali, brevità dell'esposizione e distacco della scrittura → colpire e emozionare lettore.
Emerge contrapposizione tra cristiani non violenti portatori del nuovo e magistrati di Roma, crudeli. Passiones:
opere + personali e meno legate a forma di resoconto ufficiale. Capolavoro è PASSIO PERPETUAE ET FELICITATIS,
parla di martirio di 1 signora africana, Perpetua, e di sua schiava Felicita, avvenuto a Cartagine nel 202. All'inizio c'è
racconto di Perpetua di come padre le vuol far rinnegare cristianesimo in cambio di libertà promessa da giudici +
difficoltà del carcere. Parti composte da Saturo, che racconta sue visioni. Opera finisce con martirio avvenuto
durante giochi di Cartagine, raccontato da 1 anonimo (secondo alcuni Tertulliano). Successo presso cristiani e serve
da modello alle altre passioni africane composte da gruppi ereticali. Se ne fa anche traduzione greca. Col tempo c'è
evoluzione → passione epica, prevalentemente greca. Qui martire assume ruolo dell'eroe vincitore che sconfigge
proprio carnefice attraverso colpi di scena e miracoli. Produzione fiorente dopo Costantino, quando martirio non è +
minaccia incombente e fedeli si compiacciono di rappresentazioni di fatti mai avvenuti. Gusto per elemento
fantastico.

La letteratura apologetica: Tertulliano e Minucio Felice


Fine 2° sec → primi scritti latini apologetici (difensivi) in cui cristiani cercano di diffondere propria fede e difenderla
da attacchi e accuse di pagani.
TERTULLIANO:
Nato a Cartagine a metà 2° sec da genitori pagani. Avvocato in Africa e anche a Roma. Conversione avviene in età
avanzata, verso 195. Muore 220. Attività apologetica caratterizzata da intransigenza, famosa ferocia delle
requisitorie VS pagani VS cristiani di dispute sottrinali. Difesa della fede spesso trasformata in duro attacco, reso
efficace da sapienza retorica e gusto per improperio; stile barocco e pesante. → sapienza giuridica + passione x
nuove conversioni, portate da sangue martire.

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• Ad nationes (indirizzato a pagani)


• Apologeticum → orazione rivolta a magistrati e autorità con cui Tertulliano denuncia infondatezza giuridica delle
persecuzioni, motivate da nessuna colpa specifica vs stato. Primo abbozzo, tramandata in 2 versioni diverse, si è
pensato a doppia redazione.
Altri scritti affrontano problemi morali all'interno della comunità cristiana e offrono a lettore spaccati sociologici
interessanti della società africana del periodo.
Eccesso di rigore e moralismo, però anche grande acume intellettuale. Getta le basi della lingua letteraria della
latinità cristiana.
MINUCIO FELICE → Avvocato africano, + tollerante di Tertulliano. Nasce a Circa, vive a Roma, agiate condizioni
economiche. Octavius, dialogo si svolge su lido di Ostia tra pagano Cecilio, cristiano Ottavio e Minucio stesso.
Ottavio rimprovera Cecilio x gesto di adorazione a statua del dio Serapide e Cecilio propone di esporre ragioni e
nomina Minucio giudice della controversia. Dopo 2 orazioni, Cecilio ammette egli stesso di essere stato sconfitto.
Argomenti discussi:
• monoteismo preferibile anche razionalmente a politeismo
• cristiani non sono colpevoli dei misfatti di cui sono accusati
• se pagani capissero istanze di amore cristiano, non lo condannerebbero ma si convertirebbero.
Minucio è scrittore fine e delicato, fonda argomentazione su logica e su amabile conversazione. Si rivolge a pagani
colti per convertirli. Attenzione riservata a aspetto letterario e elaborazione formale. Cicerone modello.
Cristianesimo di Minucio è cristianesimo dei ceti dirigenti, favorevoli a cambiamento di religione senza
commovimenti sociali e convinti di necessità di sopravvivenza dell'equilibrio.
GLI APOLOGISTI MINORI:
• Cipriano, vescovo cartagine martirizzato nel 258, autore di vari scritti su propria conversione. Opera +
interessante → DE LAPSIS, su atteggiamento da tenere con cristiani che per paura di persecuzioni avevano abiurato.
Equilibrio e buon senso → riaccoglie nella chiesa i rinnegati e impone loro penitenze.
• Commodiano → composizioni in metro. CARMEN APOLOGETICUM, argomento è storia del mondo da Antico
Testamento a Roma, come scontro tra Dio e diavolo, fino a apocalisse (distruzione e giudizio universale). Voce
anomala nel panorama della poesia latina. Sembra rivolgersi a fasce meno alte della società. Rappresenta credenze,
aspirazioni, passioni forti; lingua risente di sviluppi del parlato e di metrica priva di continuità con quella dei classici.
Verso consiste in andamento di accenti tonici. Conoscenze grossolane della dottrina cristiana. Non spiega bene
concetto di Spirito santo.

Da Costantino a sacco di Roma (306-410)


Ascesa a trono di dinastia di Costantino torna a imporre stabilità a impero. Riforme economiche riuscite →
centralismo, vicende militari fortunate: fioritura, produzione letteraria impo. In occidente la vita tende a spostarsi
nelle campagne → grandi latifondi garantiscono a poveri 1 vita + sicura, meglio fornita di mezzi di sussistenza,
mentre città si spopolano. Chiesa si è organizzata come struttura di potere → coopera con autorità amministrativa e
a volte la sostituisce. Vescovo cresce in prestigio e autorità. Sotto Teodosio il Cristianesimo diventa unica religione
dello Stato. Barbari aumentano pressione a frontiere. Morte Teodosio 396, sempre + difficile resistere a
penetrazione dermanica. All'inizio germani arrivano in pace, accettano di sottomettersi a roma e ricevono cariche
(sono fedeli, anche se guardati con sospetto da ambienti romani). 410 visigoti di Alarico mettono a sacco Roma →
momento terribile. Molti credono sia giunta fine del mondo, con distruzioni dell'apocalisse. Ingegni + lucidi e
soprattutto Agostino traggono da caduta della città i motivi per ripensamento del rapproto tra religione e politica.
Confutando accusa che ultimi pagani rivolgevano a cristiani (che nuova religione avesse indebolito le difese di
Roma), nuova apologetica propone contrapposizione nuova, tra città di Dio e quella dell'uomo (non più tra Stati e
popoli).

2. LA LETTERATURA PAGANA DEL IV SECOLO

La conservazione delle memorie pagane: grammatica, filologia e discipline erudite


Senso di fine di 1 civiltà rende tenace il bisogno di conservare e insegnare l'antico. È nella scuola che la continuità
con passato rimane forte. Create grosse raccolte enciclopediche, capaci di conservare e tramandare tradizione
classica.
NONIO MARCELLO:

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Africano forse età costantino, scrisse trattato DE COMPENDIOSA DOCTRINA, 20 libri. Opera dedicata a figlio, divisa
in 2 parti:
1. libri 1-12 → contenuto linguistico e grammaticale
2. libri 13-20 → dedicaci a singoli argomenti di carattere antiquario, interesse nella descrizione di usi e costumi
romani.
Prima parte organizzata secondo successione di lemmi, e in ogni spiegazione ci sono citazioni di autori antichi, molti
non ci sono giunti per tradizione diretta. Importante perchè testimonianza per noi di molte cose che sono andate
perdute.
I COMMENTATORI. LE EDIZIONI DEI CLASSICI:
Spesso grammatici non si limitavano a fare manuali, ma stendevano anche commenti dei classici. Elio Donato, forse
maggiore grammatico del 4° sec, fa 2 trattati di grammatica destinati a divenire libro di testo su cui giovani
avrebbero imparato latino. Ha scritto anche 1 commento a Virgilio (perduto) e uno a Terenzio. Servio, forse
discepolo di Elio Donato e tenne scuola a Roma. Scrive commento su VIRGILIO → grande spazio riservato a esegesi,
notizie su composizione, osservazioni stilistiche e grammaticali.
Lavori di edizione hanno fioritura → sempre + corretti e sicuri. Stesso passaggio da rotolo a codice aiuta. Specialisti
del settore si occupano di revisione e ripulitura, ma con patrocinio di grandi famiglie aristocratiche pagane.
MACROBIO:
Poche notizie. Non fu romano e ipotesi incerta di provenienza africana. A Roma carriera politica e ha rapporti con
grandi famiglie dell'epoca (Simmachi). Molti pensano sia Macrobio che fu prefetto di Spagna nel 399. SATURNALI,
opera principale, 7 libri di dialoghi in 3 giornate. Postumiano, nel prologo con Decio, racconta le conversazioni che si
tennero nel 384 nelle case di alcuni aristocrativi che si erano raccolti per festeggiare Saturnali. Fra personaggi → 1
commentatore di Virgilio e Avieno.
• Libri 1-2 → argomenti di varia erudizione, problemi religiosi, motti di spirito degli antichi
• libri rimanenti (2° e 3° giornata) → argomento è Virgilio.
Ambientazione dei dialoghi rientra in tradizione di conversazioni a banchetto (Simposio di Platone) → cornice
letteraria che alleggerisce a lettore l'esposizione. Affrontate anche questioni del tardo paganesimo, con
sistemazione teologica e etica che definisce sistema religioso e filosofico da contrappporre a cristianesimo.
Commento al SOMNIUS SCIPIONIS (passo dell'ultimo libro del DE REPUBLICA di Cicerone), con osservazioni
astronomiche ma anche interpretazioni allegoriche. Presenza di testo ciceroniano, che si è salvato.
LE DISCIPLINE SCIENTIFICHE:
Grammatica e retorica hanno posto dominante nella scuola tardoantica, ma impo anche materie “scientifiche”
(medicina, veterinaria, agraria, geografia ecc.Si producono manuali a uso di studenti e trattati pratici.

L'oratoria pagana: i panegiristi e Simmaco


Declamazione di discorsi basati su occasioni fittizie → esercitazione impo nelle scuole; spesso erano maestri di
scuola a tenere discorsi ufficiali in cui ringraziavano imperatori per iniziative a favore dello stato. Genere letterario
canonizzato di recente, non nuovo → PANEGIRICI. Ci è pervenuta impo raccolta che va sotto nome di PANEGYRICI
LATINI → 12 discorsi rivolti a vari imperatori, risalenti a secoli 3° e 4°, eccetto 1° panegirico di Plinio a Traiano.
Discorsi che consentono di analizzare un genere letterario impo. Lettore moderno può rimanere stupito e infastidito
davanti a elogi eccessivi, ma va tenuto presente che discorso scritto era unico mezzo di comunicazione di massa e
veicolo della propaganda politica. Oratore professionista pronuncia panegirico ed è come se facesse 1 campagna.
Nello scegliere temi della lode, tracciava graduatoria di valori → panegirico riusciva a raccogliere necessità delle
popolazioni. Ci forniscono ampi chiarimenti su linee politiche a cui imperatori si ispiravano e documentano su
specifici avvenimenti del periodo. Però a volte la paura di compromettersi provocano cadute nel generico, fughe
verso luoghi comuni. Più famoso oratore del 4° sec è senatore romano SIMMACO → 8 orazioni lacunose (3 dirette a
Valentiniano e Graziano → panegirici) + Lettere (epistolario di 10 libri) + Relazioni (rapporti inviati a imperatori
mentre è prefetto di Roma). Relatio 3 → Simmaco, a nome di circoli pagani a roma, chiede a Valentiniano 2 di
ricollocare in senato l'altare della vittoria, simbolo della religione tradizionale, ma Ambrogio ottiene che petizione
viene respinta. È rimasto poco dei suoi discorsi, ma antichi dicevano fosse abile. Ci sono anche uomini di cultura
barbari → trattati temi dell'amicizia.

L'ultima storiografia pagana e Ammiano Marcellino


Produzione vasta nel 4° sec e impegna anche esponenti di vita politica. Tentativo dell'africano Sesto Aurelio Vittore,

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che cerca di unire forma biografica e tecnica annalistica della storiografia pagana. Nel suo LIBER DE CAESARIBUS
interpreta avvenimenti secondo posizioni dell'aristocrazia romana vs cristianesimo e preoccuopata x poteri eccessivi
dei militari. Anche raccolta di vite degli imperatori della HISTORIA AUGUSTA è a indirizzo biografico; composta a
opera di 6 autori diversi, vissuti sotto Diocleziano e Costantino (vite di Nerva fino a predecessori di Diocleziano);
quest'opera è oggetto di questione filologica, perchè nomi dei 6 autori contenuti nei codici non ci sono noti in
nessun'altra fonte. Si è pensato che opera sia un falso più tardo, magari di 1 solo autore (forse datazione a anni di
Giuliano l'Apostata). Modello Svetonio → gusto per pettegolezzo e curiosità. Opera fondamentale per le info che
contiene. Eutropio → BREVIARUM AB URBE CONDITA: manuale dei principali avvenimenti della storia romana, 10
libri, positiva esaltazione di Roma e di suoi governanti. Qualità divulgative.
Storico + impo di tutto il periodo è Ammiano Marcellino, nato ad antiochia 330, fam benestante, lingua e cultura
greca. Fa campagne vs parti. Arriva a Roma e comincia a scrivere opera storiografica, non riesce mai a integrarsi con
aristocrazia senatoria. Scrive RERUM GESTARUM LIBRI XXXI, parte da regno di Nerva (96) e arriva fino a morte di
imperatore Valente (battaglia Adrianopoli 378); noi abbiamo solo da libro 14 a fine (vicende di imperatore Giuliano
l'Apostata per aver abiurato religione cristiana ed essere tornato a paganesimo). Ammiano vuole presentarsi come
prosecutore dell'opera di Tacito → sceglierlo come modello significa opporsi a tendenza svetoniana e riproporre
priorità degli eventi su protagonisti. Influsso di Tacito si nota anche nell'ambizione a essere imparziale. Anche di
Giuliano viene presentato obiettivamente in difetti e critiche x atteggiamento repressivo e ingiusto vs cristiani.
Atteggiamento pessimistico, convinzione che stato sia in sfacelo, scarsa speranza in futuro di Roma che possa
tornare a glorie passate. Stile di Ammiano è enfatico, eccessivo uso degli artifici della retorica → conoscenza limitata
del latino, imparato da adulto. Gusto per macabro e meraviglioso, orrido e sensuale.

Le storie romanzate
Di argomento orientale, che raccontano temi del ciclo troiano e avventure di Ale Magno. Letture di evasione
destinate a pubblico non molto colto ma benestante. Sono spesso rielaborazioni di originali greci. Opera + nota è
EPHEMERIS BELLI TROIANI, riprende 1 testo greco del 1° sec dC su guerra di troia. Prologo narra che Ditti Cretese, 1
greco che aveva partecipato a guerra di troia, aveva tenuto un diario in cui annotava avvenimenti; diario sarebbe
stato ritrovato ine tà neroniana e donato a imperatore.
HISTORIA ALEXANDRI MAGNI si basa sul greco “Romanzo di alessandro”.

La poesia pagana e il teatro nella seconda metà del IV sec


Corti imperiali sono impo centri di prod poetica.
• Pubblico colto ampio
• opportunità di carriere brillanti procurate da carme ben composto
• interesse dei regnanti a circondarsi di letterati e poeti, che potevano diffondere ideologie.
Attorno a imperatori circolavano scrittori vari:
• scrittori del tempo libero
• uomini a corte per loro cultura
• poeti itineranti, abituati a comporre per esaltare potenti.
→ varietà di temi e atteggiamenti; tratto comune: ripresa di classici di età augustea, perchè principato di Augusto
era visto come modello ideale a cui ispirarsi.
AUSONIO:
Cristiano, ma senza vergogna per erudizione pagana; tende a recupero della tradizione. Spesso gusto accademico,
non tratta questioni attuali, sordo di fronte a veri problemi sociali-politici-economici. Attenzione nella scelta della
parole e gusto per giochi metrici dimostrano esperienza del retore. Uso di vari tipi di verso, sperimentalismo, gusto
per erudizione. Non manca spazio per vissuto, per realismo minuto e pettegolo. Scrive epitaffi che immagina
destinati a professori di provincia → spaccato di vita sociale. PARENTALIA → poesia funeraria; carmi che poeta
dedica a propri defunti. Epressioni di tenerezza e affetto, discrete. Opera di maggior impegno di Ausonio. 114
epigrammi e 25 epistole metriche ad amici. Ausonio ha successo presso contemporanei; stesso Teodosio si rivolge a
lui con rispetto per chiedergli raccolta dei suoi scritti. Successo diminuisce nel tempo, fino a critica recente, che lo
attacca per atteggiamenti troppo superficiali e scherzosi.
CLAUDIANO:
Appartiene a categoria dei poeti itineranti, che vivono dei propri versi. Nasce ad alessandria d'egitto, attivo a corte
occidente, muore 404. Scrive GIGANTOMACHIA (in greco) → restano 2 frammenti. Diventa protetto da generale

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Stilicone. In latino compone molto. Poesia diversa da quella di Ausonio (idilliaca e che non si concentra su problemi)
→ informata e consapevole del problemi. 3 poemi epico-storici dedicati a imprese di Stilicone, che hanno per tema
guerre combattute vs pop germaniche ai confini dell'impero:
• De bello gothico
• De bello Gildonico
• Laus Stilichonis.
Recupero dell'epica di argomento storico contemporaneo e fusione con caratteri della poesia encomiastica
rispondono a esigenza di cercare successo presso pubblico senatorio colto, a cui erano indirizzati componimenti.
ELOGIO DI SERENA, moglie di Stilicone, che Claudiano considera sua benefattrice. In lode a Onorio sono composti 3
panegirici, ognuno per 1 consolato. Qui esaltata anche grandezza di Roma e impero. Scrive anche epitalamio x nozze
dell'imperatore con figlia stilicone.
Poemi di ispirazione mitologica: GIGANTOMACHIA, riprende in latino l'opera scritta da giovane in greco, DE RAPTU
PROSERPINAE, narra mito di Proserpina, rapita da dio degli Inferi Ade. Obiettivo di Claudiano → consolidare propria
fama e difendere concezioni filosofiche e pagane. Scrive anche componimenti d'occasione per vari personaggi,
lettere in versi, idilli e epigrammi. Alta qualità tecnica dei versi → esametro affine con quello dei poeti del 1° sec
dell'impero.
IL “QUEROLUS”
4° secolo è anche ritorno a produzione teatrale. QUEROLUS SIVE AULULARIA, opera di un anonimo. Riferimento a
commedia plautina. È seguito della commedia di Plauto, molto meno impo il tema dell'avarizia, qui. Unico caso di
commedia latina di età imperale pervenutaci → cambiata la struttura di scritto teatrale e diversa fruizione da parte
del pubblico.
• Opera destinata a lettura o rappresentazione durante banchetti, recite private, non + scena.
• Testo scritto in prosa particolare, con andamenti metrici
nella commedia c'è descrizione realistica delle consuetudini di vita di signori a cui si rivolge e descrizione di villa
gallica e persone che la abitano. Anche se a volte parlano servi, punto di vista è sempre quello dei padroni. Buon
successo.

3. IL TRIONFO DEL CRISTIANESIMO

Impero di Costantino segna per cristianesimo cambiamenti:


• riconoscimento ufficiale nell'editto di Milano 313
• estendersi del cristianesimo nei ceti potenti
• conseguimento da parte di cristiani di 1 posizione di potere.

La seconda apologetica
Dopo 313, imperatore iniziano a favorire cristiani e a partecipare a dispute teologiche. Autori cristiani passano da
atteggiamento difensivo, a attitudine aggressiva e derisoria → paganesimo non è + temibile. Produzione apologetica
di Arnobio, maestro di scuola vicino a Cartagine. Scrive 7 libri DVERSUS NATIONES, aggressività polemica
antipagana, scritti appena prima 313. è un convertito, alcune cognizioni sembrano confuse, si dice abbia scritto
opera per convincere un vescovo delle sue conoscenze cristiane. Posizioni apologetiche di Arnobio sono anomale →
suo bagaglio culturale sembra fornito, ma dice che anima umana non è creata da Dio e non sarebbe per tutti
immortale, che Cristo è inferiore a Padre, che Antico Testamento è 1 favola giudaica. Discepolo di Arnobio, Lattanzio
è + addentro a dottrina cristiana. DIVINAE INSTITUTIONES → ambisce a sistemazione complessiva della dottrina
cristiana. Per Lattanzio il cristianesimo non si oppone recisamente a cultura pagana. Prosatore limpido, è anche
pacato razionalista. Filologo, presenta cristianesimo come frutto della sapientia classica. Cerca conciliazione. Giulio
Firmico Materno è aggressivo come Arnobio → confutazione del paganesimo, pesanti sarcasmi e oratoria forense,
accompagnata da esortazioni a imperatori affinchè confischino beni dei templi pagani e facciano uccidere chi non si
converte.

La lotta VS le eresie
4° sec è momento di grandi concili e grandi eresie. Cristianesimo è diventato istituzione ufficiale → adesione a
ortodossia diventa questione di stato. Costantivo interviene a concilio di Nicea → vescovi si riuniscono x discutere
tesi di Ario (sostiene che Cristo non è uguale a Dio). Adesso ci si concentra VS eresie, soprattutto VS arianesimo.

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Mario Vittorino → si dedica a pubblicistina cristiana. Anche Ilario, vescovo di Poitiers affronta problema cristologico
con finezza e originalità di argomentazione. Ilario compone DE TRINITATE e INNI → precursore rispetto Ambrogio.
Oltre arianesimo ci sono:
• manicheismo
• donatismo
• pelagianesimo → opere buone, vita pura, comportamento onesto possono meritare a uomo il paradiso. Svaluta
uomo della mediazione della Chiesa. Agostino VS pelagio.

La letteratura agiografica
Racconto delle vite si santi, monaci ecc. Elementi ripresi da biografia svetoniana, ma anche influsso delle opere
scritte durante persecuzioni. Prevalente la finalità erudita. VITA DI ANTONIO, eremita del deserto (s antonio abate).
Ambientazione esotica e vivacità romanzesca. VITA SANCTI MARTINI, di Sulpicio Severo, spazio a miracoli e
descrizioni fantasione. S martino è ideale di ascetismo e dedizione a Dio, in lotta con diavolo e protagonista di
vicende edificanti. Non grande attendibilità storica.

La poesia cristiana
Fino a costantino, era stata usata prosa, anche per pregiudizio VS modalità di scrittura che privilegiava eleganza
formale e richiami a mito. Dopo pace religiosa, allentarsi di polemiche antipagane → posizione meno vs poesia, che
cmq i cristiani continuavano ad apprezzare. Cristiani sentivano esigenza di scritti + degni ed elevati. Nasce
rielaborazione in versi del testo biblico.
Giovenco mette in versi il Vangelo di Matteo → genere letterario epico, perchè è il + elevato. Modello: VIRGILIO.
Porfirio, senatore pagano caduto in disgrazia con Costantivo → ritrova favore dell'imp scrivendo carmi figurati, molti
di argomento cristiano. Difficile gioco poetico.
PRUDENZIO → nato nel 348 a Calagurris, va ricordato per 2 raccolte di inni liturgici:
• canti da eseguire quotidianamente in momenti della giornata (alba, pasto, sera o festività),
• 14 inni in onore di santi che hanno ricevuto corona del martirio. Narrazioni inverosimili e descrizioni macabre che
a volte sfiorano ridicolo. Infatti quando persecuzioni cessano, martiri si idealizzano e eroicizzano. Orrido +
meraviglioso attrae pubblico.
Buon conoscitore di classici e negli inni sceglie come modello Orazio, ripreso per metri e alcune immagini. Mitologia
è sostituita con racconti biblioci. I cristiani non devono tenere l'altezza degli autori classici, perchè l'altezza della loro
materia compensa i limiti soggettivi delle persone.
PSYCHOMACHIA → poemetto didascalico-allegorico su combattimento di vizi e virtù:
• fede vs idolatria
• pazienza vs ira
• pudicizia vs lussuria.
Scrontri descritti con tecnica epica e personificazioni di virtù e vizi agiscono come personaggi di omero o virgilio,
anzi a volte con crudeltà ancora maggiore. Gusto per il macabro. A duelli si alternano discorsi → poesia didascalica;
continuo ricorso a allegoria. CONTRA SIMMACUM, 2 libri, ha x argomento la disputa fra Ambrogio e Simmaco
sull'altare della Vittoria. Prudenzio riporta la disputa, ma insist anche su necessità di non contrapporre cristianesimo
a civiltà romana, non bisogna rinunciare a cultura classica.
PAOLINO DI NOLA → prete, si dedica a sua comunità, di cui fu vescovo da 409. E' stimato interlocutore di
intellettuali impo, ma non ha ambizioni teologiche. Ha ideale in un mondo sereno, in cui ogni problema è risolto da
un santo. Si tiene da parte nelle polemiche su eresie. Aspirazione a pace e fratellanza. Carteggio di 50 EPISTULAE +
raccolta di CARMINA (molti dedicati a San Felice, patrono di Nola). Pratica realismo umile dei cristiani. Paolino punta
a realizzazioni materiali.

4. I PADRI DELLA CHIESA

Scrittori cristiani della 2° metà 4° sec sono chiamati PADRI DELLA CHIESA perchè è grazie a loro mediazione tra
cristianesimo e cultura greco-latina che analisi dei problemi religiosi arriva in profondità. 3 figure principali:
Ambrogio, Girolamo e Agostino.

Ambrogio

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Nasce 340 a Treviri, Germania. Va a Roma per completare educazione, frequenta scuole migliori e comincia carriera
pubblica. Va a Milano, 374 viene nominato vescovo, apprezzato per capacità di mediazione. Resta in carica fino a
morte, 397 e diventa vera autorità della chiesa occidentale. Risale a lui il fenomeno di secolarizzazione che porta
chiesa a intervenire sempre + nelle vicende del mondo, sostituendosi a istituzioni politiche. Delimitazione
dell'autorità decisionale dell'imperatore, che è soggetto a chiesa. Sua opera migliore sono INNI → 4 sicuramente
autentici. 386 imperatrice Giustina decise di destinare 1 chiesa di Milano a esigenze del culto ariano, Ambrogio si
reca a occuparla con folla per impedire ingresso a forze dell'ordine. Ambrogio fa cantare questi testi dal facile ritmo
e contenuto edificante per far passare il tempo → successo tra fedeli: inni entrano nella liturgia cristiana.
Importante l'EPISTOLARIO → cronaca delle principali vicende del ministero di Ambrogio → x es ultima battaglia vs
paganesimo: disputa su altare della Vittoria (ambrogio vs Simmaco). DE OFFICIIS MINISTRORUM: definizione dei
doveri degli ecclesiastici, su modello del De officiis di Cicerone.

Girolamo
Nasce in Dalmazia 347, va a Roma 354, viaggia molto. Viene scelto da papa Damaso come suo segretario, ma a
morte di Damso il prestigio di Girolamo declina → criticato per eccessi del rigore ascetivo, abbandona roma nel 385
per l'Oriente. Muore in Palestina 420. Di lui abbiamo scritti agiografici o di polemica religiosa. Celebre racconto della
sua abiura del classicismo e della promessa di non legegre + autori latini dopo sogno fatto in Terrasanta → gli è
comparso giudice divino per rimproverarlo di leggere testi classici e accusarlo di essere Ciceronianus, non cristiano.
Ma Girolamo continua cmq a leggere. Opera principale è la VULGATA, traduzione in latino della Bibbia → varie
versioni già presenti hanno necessità di una revisione canonica. Traduzione dei Valgeli + 1 versione dei Salmi da
traduzione greca dei settanta. Girolamo vede necessità di lavorare direttamente su ebraico senza passare per
intermediario testo greco. Successo della vulgata però non è immediato → varie ostilità di carattere ecclesiale, per
es Agostino, che condanna l'allontanamento dalla traduzione dei 70 (come un allontanamento da chiesa d'oriente):
rapporti tra 2 chiese vanno deteriorandosi nel tempo. De viris illustribus → biografie di scrittori cristiani. Valutazioni
personali, in cui si vede che Girolamo preferisce personalità rigorose e ascetiche.

Agostino
LA VITA:
Africano di Numidia, nato intorno a 354. Studia a Madaura, poi a Cartagine. Legge l'Ortensio di Cicerone → crisi
spirituale, che lo porta ad accostarsi a manicheismo. 384 va a Roma a fare insegnante, ottiene cattedra di retorica a
milano. Conoscere Ambrogio e la madre cristiana Monica lo portano a copnversione a cristianesimo → 387. 395
diviene vescovo di Ippona, in Africa. Muore 430 durante assedio vandali.
LE “CONFESSIONES”: ricco e originale pensatore latino, scrittore elegante. Sue teorie hanno condizionato
medioevo.sue argomentazioni filosofiche sono sottili e moderne (relatività del tempo x es). Considerazioni su
rapporto tra destino, grazia divina, peccato originale e libero arbitrio → lo portano a 1 dottrina che respinge
posizioni manichee e del pelagianesimo. Opera + letta è CONFESSIONES, 13 libri, titolo vuol dire lode, esaltazione di
Dio. Primi 9 libri → resoconto autobiografico in cui Agostino traccia storia del proprio itinerario spirituale, all'inizio
ostacoli del peccato e fino a conversione. 10° libro → autobiografia lascia posto a riflessioni filosofiche. Scritto
esemplare e rappresentativo delle novità introdotte da cristianesimo. Protagonista è Agostino, che non si descrive
mai come personaggio straordinario, ma come comune peccatore. Avvenimenti narrati non sono eccezionali, ma lo
sono in quanto tappe di un cammino spirituale. Agostino tocca livelli di analisi psicologica impo, difficili da trovare
in epoche successive. Abilità di enfatizzare il sentimento, mescolare pathos a linguaggio colorito. Nell'opera
mancano molte informazioni presenti nel genere biografico:
• No info su genitori
• no città natale
• no corso di studi.
Una delle pochissime autobiografie antiche → 1° autobiografia nel senso moderno del termine (toni introspettivi).
IL “DE CIVITATE DEI” E LE ALTRE OPERE:
22 libri. Dopo sacco roma 410, pagani accusarono cristiani dell'indebolimento e rovina dell'impero. Vs queste accuse
Agostino concepisce disegno dell'opera → dice che esistono 2 città (città terrena, del diavolo vs città celeste, di Dio
→ coesistono intrecciate nella realtà del mondo e all'interno di ogni individuo). Idea nuova → storia non deve +
essere delle nazioni, ma storia dell'umanità → in contrasto con teorie storiografiche dei pagani. Edificazione di un
sistema ideologico del cristianesimo e rompe con aristocrazia pagana. Agostino non si trattiene dallo smitizzare il

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grande passato dei romani. Con ironia mostra che storia romana non è piena di exempla morali, che romani non
erano né migliori né peggiori di altri popoli. Pubblico cui Agostino si rivolge è abituato a pensare in termini di storia
romana, quindi Agostino deve fare molte argomentazioni di quello che sta dicendo. Scrive anche opere +
propriamente teologiche e dottrinarie.
PENSIERO E STILE DI AGOSTINO:
Itinerario di Agostino ha arricchito suo pensiero di tematiche e spunti. Si è formato su testi della tradizione classica,
poi manicheo e neoplatonico, raffinato intellettuale. Stile molto vario perchè deve arrivar a un pubblico molto vario.

Da Onorio a Odoacre (410-476) e la fine dell'impero romano d'Occidente


Caduta dell'impero segna frantumarsi di ogni controllo centralizzato. Oriente è a parte → meno ferito dalle invasioni,
sopravviverà 1 altro millennio. Pop barbare si insediano. Tracolli dell'economia pesano su ceti umili, esasperati da
tassazione, fino a rivolta. Ricchi armano eserciti privati per difendersi. Arrivo dei germani non è così traumatico →
molti vivevano già nell'impero. Amministrazione e burocrazia rimangono romane, anche aristocrazia fondiaria e
ecclesiastica. Unica vera paura → INVASIONE DEGLI UNNI, pop asiatica. Paura finisce solo con morte di Attila e con
ritirarsi delle sue truppe da Pannonia. Cultura antica continua a essere tramandata e insegnata → anche barbari
capiscono impo delle scuole.

5. LA LETTERATURA DEL 5° SECOLO

Marziano Capella
Cartaginese, avvocato e poi scrittore. Compone enciclopedia dell'erudizione antica → DE NUPTIIS MERCURII ET
PHILOLOGIAE, narrati allegorici sposalizi di Mercurio e Filologia. Opera in prosa con molte parti in versi, è smma
della cultura e scienza antiche. Fabula della nozze è cornice che serve a rendere meno pesante la trattazione. 9
discipline liberali sono doni che Mercurio fa a Filologia. Sono le discipline stesse a spiegare proprie abilità. Medicina
e Architettura escluse . Stile di Marziano è difficile, costruito con forte intonazione retorica, pieno di
rieccheggiamenti di autori classici, variati per formare nuove immagini.

Cronaca e storiografia cristiana


Egemonia culturale passa ai cristiani. Novità + impo → esigenza continua di sottoporre eventi a una linea di
interpretazione unitaria, a una filosofia della storia, che è ormai storia di tutta l'umanità, del suo incontro con
disegno provvidenziale. Orosoio ritiene che impero romano sia voluto da Dio. Sua opera abbraccia tutta storia
dell'umanità. Missione dell'impero è facilitare affermazione del cristianesimo. Orosoio crede nelle possibilità della
cultura romano-cristiana di assorbire barbari → stato ha funzione sacrale e provvidenziale. Salviano invece vede
nella drammaticità degli eventi contemporanei una punizione di Dio → strumento divino sono i barbari stessi,
considerati persino + onesti e meno degenerati dei romani e non colpevoli (perchè non ancora raggiunti da vera
fede).

Storie romanzate: Continua produzione delle storie romanzate e narrazioni fantastiche che aveva già avuto
diffusione.

La nuova poesia
RUTILIO NAMAZIANO:
Origine gallica, trasferito a roma da giovane, carriera brillante → prefetto di Roma 414. 417 torna in Gallia. Descrive
viaggio di ritorno verso Nord → uno dei testi + intensi della latinità tarda e vicino a nostro gusto: viva malinconia e
romanticismo. Namaziano proclama eternità e grandezza di roma, regina e dea per aver unificato sotto leggi tutto il
mondo abitato. Suo viaggio è narrato con rimpianti per un mondo che sta finendo → richiamata la grandezza
passata. Quadro, tutto negativo, rende penoso un ritorno che è una fuga. Namaziano attribuisce responsabilità del
decadimento a cristianie a germani inseriti nelle strutture dell'impero.
ALTRI POETI: MEROBAUDE E SIDONIO APOLLINARE:
Merobaude → origine spagnola, vive a Ravenna a corte di Valentiniano 3 e ha come protettore generale Ezio. DE
CHRISTO in esametri, imitazione di Claudiano, a lungo anzi viene attribuita a quest'ultimo. Apollinare, nato 431,
carriera politica e poi carriera ecclesiastica e 470 diventa vescovo di Arverna, dove organizza resistenza vs visigoti.
Produzione poetica → 24 CARMINA: panegirici e poesie d'occasione. 9 libri di LETTERE. Tradizione classica e

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cristianesimo convivono, sia per contenuti, sia per aspetto formale. Si inizia a superare la contrapposizione e
l'opposizione degli anni precedenti.

6. GLI ALBORI DEL MEDIOEVO

Latino rimane ancora unica lingua scritta e tradizione degli autori classici non si perde. Letteratura latina continua a
essere studiata. Genere + impo ormai è quello dell'enciclopedia, raccolte di saperi, tecniche. Opere che influenzano
medioevo. Es → CORPUS IURIS CIVILIS, Giustiniano, sintesi monumentale del diritto romano.

Gli ultimi poeti prima della nascita delle letterature romanze


Poeti in latino + interessanti vengono da africa del nord, regno dei vandali. Draconzio impo x 1 tragedia e 2 apilli.
Quando africa del nord viene riconquistata da bizantini, questa fioritura si esaurisce. Unico degno di menzione è
Corippo che celebra gloria degli eserciti imperiali guidati da generale Giovanni.

Filosofi, enciclopedisti e storici: DE CONSOLATIONE PHILOSOPHIAE di Boezio. Nato 480, nobile senatore romano
consigliere di re goto Teodorico. Imprigionato con accusa di congiura, poi messo a morte 524. Durante prigionia
scrive opera, lungo dialogo, misto prosa e versi, tra autore e filosofia, che lo visita in carcere per consolarlo e
discutere con lui grandi temi. Opera è 1 summa del pensiero moralistico classico. Anche Cassiodoro → romano che
cerca di capire mondo dei vincitori germanici, auspicando fusione tra i 2 popoli. Anche 1 grande opera enciclopedica:
INSTITUTIONES, + nattento a contenuti pratici, varie attività.

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