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TECNOLOGIE PER TUTTI

Soluzioni semplici e a basso costo per l’habitat

Scuola di specializzazione in “Tecnologia, architettura


e città nei Paesi in via di sviluppo” del Politecnico di Torino

Servizio Diocesano Terzo Mondo - Torino


TECNOLOGIE PER TUTTI
Soluzioni semplici e a basso costo per l’habitat

a cura di Massimo Foti

Scuola di specializzazione in “Tecnologia, architettura


e città nei Paesi in via di sviluppo” del Politecnico di Torino

Servizio Diocesano Terzo Mondo - Torino


I disegni sono di Nancy Camacho

Le ricerche su Internet
e le schede dei siti sono di Valeria Rocco

Il disegno in copertina rappresenta la preparazione manuale dei blocchi


di cui si parla nel paragrafo: “Parete in blocchi ventilati”

Il contenuto di questo libretto è


anche presente sul sito Internet: www.sdtm.it

© marzo 2003, Scuola di specializzazione in “Tecnologia architettura e città nei Paesi in via di sviluppo” del Politecnico di
Torino e Servizio Diocesano Terzo Mondo di Torino. Tutti i diritti sono riservati.
Sono consentite fotocopie per uso personale di operatori volontari. Sono auspicate la diffusione fuori dall’Italia e le tradu-
zioni in altre lingue: gli interessati dovranno tuttavia richiedere espressa concessione dei diritti d’autore, dal momento che il
loro corrispettivo è destinato a progetti di sviluppo nei Paesi poveri

Scuola di specializzazione in “Tecnologia, architettura


e città nei Paesi in via di sviluppo” del Politecnico di Torino
Via P.A. Mattioli, 39 - 10125 Torino
tel: 011.5646439 - fax: 011.5646442
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Servizio Diocesano Terzo Mondo - Torino


Via Arcivescovado, 12 - 10121 Torino
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e-mail: servdioctm@tiscalinet.it
PRESENTAZIONE

L’opera di informazione e di sensibilizzazione non avrebbe senso se non si muovesse in


una logica di affermazione di pensieri e di strumenti che diano corso e continuità alle intui-
zioni più alte. In altri termini, se un auspicio, se uno slogan, se una proposta sono fondati su
un atteggiamento serio, occorre che chi li pronuncia abbia almeno la preoccupazione di misu-
rarsi con la realtà del “dopo”.
È così che una preoccupazione costante del Servizio diocesano terzo mondo è quella di
uscire dalla ripetitività di certi giudizi sull’ingiustizia nel mondo per dare vita a “progetti di
auto-sviluppo” fra i poveri della terra. Sarebbe una condanna alla frustrazione della nostra
opinione pubblica scoprire che dopo gli allarmi e gli appelli – sempre più appannaggio dei
grandi nomi dello spettacolo – per chi muore di fame, di malattie, o a causa di una delle innu-
merevoli guerre, non vi sia altra soluzione che sperare che i potenti decidano politiche che
contrastino siccità, abbandono, violenza. Poiché vediamo bene che gli interessi che muovono
quei personaggi si antepongono alla preoccupazione per i popoli e per il loro benessere.
Progettare invece qualche micro-intervento, preoccuparsi del suo finanziamento, stabilire
rapporti con i referenti, verificare e implementare le opere avviate costituiscono la possibilità
della gente comune di “fare” qualcosa di concreto, e soprattutto di stimolare una controten-
denza all’impoverimento del Sud del pianeta. L’equivalente in economia di quella che si chia-
ma “diplomazia dal basso” nelle relazioni fra gli Stati.
Ma questo non basta: occorre permeare le istituzioni di una sensibilità ai problemi del
Terzo Mondo, cogliere i segnali che da quelle stesse emanano nei confronti della cooperazio-
ne internazionale. Non è solo questione di trovare qualche risorsa finanziaria in più o mag-
giore visibilità per i progetti. Ma di progettare altro. Progettare ciò che compete alla sfera tipi-
ca delle istituzioni, siano esse culturali, politiche, economiche.
Per questa ragione ci appaiono preziose le realtà come quella della Scuola di specializza-
zione in “tecnologia, architettura e città nei Paesi in via di sviluppo” che costituiscono la tra-
duzione nell’ordinario di un percorso di formazione che tutti possiamo auspicare per chi opera
nelle aree povere del pianeta. E se questo si raccorda con le istituzioni politiche, come la
Regione Piemonte, che da anni hanno dato vita a processi di “trasmissione dei saperi”, acqui-
sta una valenza ancora più forte. Da questo sforzo congiunto, nasce uno strumento (questo
fascicolo) che aiuterà a progettare meglio e più convenientemente delle “soluzioni” per le
necessità dei villaggi, delle periferie dove la solidarietà ci spinge.
Siamo felici di trovarci in questo punto dove si raccordano volontariato, antica tradizione
di fraternità cristiana, strategia di nuove relazioni istituzionali, centri di eccellenza scientifica.
E ci rendiamo conto che stiamo raccogliendo i frutti di chi ha seminato prima di noi, a lungo,
a questo scopo: su tutti, vorremmo qui citare l’amico Giorgio Ceragioli, che fu contempora-
neamente “padre” di questo nostro Servizio e di quella Scuola con cui oggi volentieri e sod-
disfatti collaboriamo.

Antonio Labanca
Incaricato del Servizio diocesano terzo mondo
INTRODUZIONE

Questo fascicolo non vuole essere, naturalmente, un testo sistematico, ma neanche un


breve manuale. Esso contiene la raccolta di alcune informazioni, di alcuni suggerimenti, che
cercano di richiamare l’attenzione sul fatto che esistono “altre” tecnologie.
Tecnologie che possono rendere più facile, più produttiva la vita a tante persone che sono
in paesi poveri, se c’è la volontà di ricorrere a conoscenze nuove, ma utilizzando mezzi e
materiali locali, a volte anche molto semplici.
Non, quindi, le tecnologie un po’ “gridate”, al servizio del consumismo o della complica-
zione, quelle che hanno bisogno sempre di andare avanti, per mantenere o conquistare posi-
zioni di denaro o di potere, ma le tecnologie “sottovoce”, quelle che guardano innanzitutto
all’uomo, alle sue più elementari necessità.

Ha scritto Giorgio Ceragioli: “Oggi la tecnologia è più che mai utile, necessaria, allo svi-
luppo: perché tutti possano, se lo vogliono, attingere a questa ricchezza dell’umanità che gli
strumenti scientifici - fatti con la tecnologia - mettono loro a disposizione, oltre che per
costruire basi materiali che potrebbero (se ben utilizzate e se non sommerse dall’attivismo fine
a se stesso) essere condizione utile per una vita spirituale e culturale più serena e approfondita.
E parlare di aiuti contro la fame nel Terzo Mondo senza parlare di lotta per il suo svilup-
po, in particolare tecnologico, è volerlo condannare, consciamente o meno fa lo stesso, a un
nuovo duro colonialismo tecnologico, culturale, economico e forse anche politico, naziona-
le….…
D’altronde lo sviluppo del Terzo Mondo serve anche a noi e all’umanità intera. Serve
anche a noi perché evita che si crei una frattura profonda fra un venti per cento di umanità
ricca e un ottanta per cento di umanità povera: ottanta per cento che potrebbe essere condot-
to dalla disperazione a usare mezzi estremi, ben più gravi dell’attuale terrorismo.”

La gente, nei paesi del Terzo Mondo ha bisogno di casa, di acqua, di cibo, di lavoro, di
fonti di energia, di mezzi di trasporto.
E’ proprio su tali temi, temi che riguardano l’habitat, che si articola questa pubblicazione,
per cercare di offrire qualche spunto a chi lavora direttamente o indirettamente proprio per la
gente del Terzo Mondo.
Sarebbe certo molto utile accennare ad altre cose: le tecnologie per l’agricoltura o per la
zootecnia, le tecnologie sanitarie, ecc. Ma da un lato, si allargherebbe troppo il discorso, dal-
l’altro questi ultimi temi restano al di fuori della competenza di chi ha curato queste breve
note, che riguardano argomenti nei campi progettuali e tecnici, come si è detto, per l’habitat.
Ha scritto ancora Ceragioli: “Lo sviluppo del Sud è necessario ed è necessario che questo
sviluppo usi le tecnologie avanzatissime, le più incisive, quelle a maggiore rendimento dalla
telematica all’elettronica, alla chimica fine, ecc…….
E non si dica che questo è imposizione culturale, nuovo colonialismo culturale e tecnolo-
gico. Il non mettere a disposizione del Sud questi strumenti sarebbe nuovo colonialismo,
sarebbe teorizzare e attuare nuovi ghetti, nuovi razzismi pericolosissimi”.

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È sulla unione delle tecnologie locali e tradizionali con le tecnologie più recenti delle
società sviluppate che può maturare il concetto di “tecnologia ibridata”, concetto che può
aiutare, se si sa intendere nel modo giusto: All’inizio del fascicolo si è voluto mettere un
capitolo proprio per presentare le “tecnologie ibridate” e, dopo di questo, un capitolo che
propone tre esempi relativi a materiali semplici, utilizzabili soprattutto in edilizia, già sog-
getti a varie forme di ibridazione, ma suscettibili di essere ancora più ampiamente ibridati:
la terra, il bambù, i materiali compositi.
Seguono poi cinque capitoli rispettivamente sulle: tecnologie per l’acqua e per l’igiene,
per l’energia, per l’edilizia, per la vita quotidiana, per i trasporti.
In essi vi sono anche esempi, spunti per chi vuole cominciare a riflettere sui problemi, idee
da approfondire, da sviluppare, ma soprattutto da cominciare ad applicare.
A conclusione, si trova un elenco commentato di siti internet, sui quali è possibile trova-
re notizie ed orientamenti per approfondire. Questi siti potranno dare un contributo signifi-
cativo a chi sa sfruttarli: se chi apre un sito, non si ferma presto, ma ha la costanza di esplo-
rarlo a fondo, a volte, è possibile che trovi delle sorprese. In ogni caso, è anche lì che biso-
gna imparare a cercare per conoscere meglio le tecnologie “semplici ed a basso costo” e le
applicazioni che eventualmente ne sono già state fatte.

Ricordandosi, sempre, che la scienza e la tecnologia da sole non bastano, ma che bisogna,
comunque, puntare allo sviluppo integrale dell’uomo; che la tecnologia cresciuta in seguito
alla rivoluzione industriale la si può definire “una certa tecnologia” e non “la tecnologia” in
generale; che la tecnologia messa a punto nei paesi sviluppati non è in genere adeguata alle
esigenze dei paesi sottosviluppati; che tali paesi non debbono necessariamente ripercorrere l’i-
dentico cammino delle società sviluppate, ma possono essere chiamati a trovare nuove vie.

Massimo Foti

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LE TECNOLOGIE IBRIDATE

“Ebbene, unire mattoni di fango messi su da contadini inesperti e apparecchi informatici


che ne controllano le qualità sul posto, là dove si costruisce la casa, è una forma di “ibrida-
zione tecnologica” di cose vecchissime e poverissime con cose nuove e scientificizzate: è l’in-
contro di civiltà per risolvere i problemi dei “più poveri”.
“Più poveri” che hanno bisogno di usare tutta l’esperienza dei secoli ma anche tutta la tec-
nologia e la scienza del presente: non per competere nella dannata corsa ai consumi, ma per
raggiungere quelle soglie di sviluppo indispensabili, oggi, per una vita che possa utilizzare
tutte le potenzialità che Dio ha messo a disposizione dell’umanità.
Anche noi abbiamo una qualche possibilità concreta di aiutare, col nostro lavoro, e non
solo con aiuti economici o appoggio politico: approfondire il nostro mestiere per cercare “tec-
nologie ibride” utili al Terzo Mondo nell’edilizia, nella meccanica, nell’insegnamento, nella
tipografia, nell’agricoltura, nei lavori casalinghi, nella medicina, in ogni tipo di lavoro: e, tro-
vata qualche idea semplice e utile, metterla a disposizione, ad esempio, degli organismi di
volontariato perché la sperimentino con le popolazioni interessate.
E chissà che qualcosa non serva, anche, direttamente, per la nostra società, per le nostre
famiglie e per farci uscire dal consumismo ottuso che chiede sempre, anche quando non serve,
la qualità migliore, il prodotto più caro.
Sarebbe anche questo un risultato bello e molto importante” (1).

“Le tecnologie povere (comunemente chiamate tecnologie tradizionali o locali) contengo-


no in qualche modo, il presupposto dell’ibridazione tecnologica; proprio nella commistione di
cose e tecniche diverse, nella capacità e disponibilità culturale al cambiamento, all’uso spre-
giudicato di qualsiasi materiale, fuori da schemi precostituiti, nella capacità di piegare ai pro-
pri obiettivi oggetti nati per scopi totalmente diversi.
L’apporto tecnologico che possiamo dare ai Paesi in via di sviluppo, può innescare, come
un processo ciclico, lo sviluppo in un settore e da questo generare lo sviluppo culturale che
potrebbe permettere di uscire dal divario che investe questi paesi.
Stabilito che, un modo appropriato di agire è quello di migliorare le tecnologie tradizio-
nali, per raggiungere questo obiettivo è necessario usare “tecnologie avanzate”. Esse sono tec-
nologie tipiche della fase postindustriale, sono prodotti riproducibili in serie a prezzi relativa-
mente bassi la cui incisività si basa più sul “soft” (studio, programmazione, analisi, controllo)
che sull’”hard” (oggetti e materiali).
Per “tecnologie ibridate” si intende la profonda commistione tra tecnologie povere, come
precedentemente definite, e “tecnologie avanzate” fortemente scientificizzate.
In effetti, il concetto di ibridazione potrebbe comprendere aree molto più vaste, qualunque
tecnologia, purché innestata in un’altra a formare una nuova specie tecnologica.
Come già asserito, la strategia principe dell’ibridazione è certamente quella di evidenzia-
re il lato “soft” della tecnologia, cioè dell’uso di conoscenze scientifiche e tecniche per
migliorare le caratteristiche di una tecnologia povera. Ma, le conoscenze scientifiche e tecni-
che sono proprie del mondo industrializzato e spetta a questo il compito di renderle disponi-

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bili per lo sviluppo futuro del Terzo Mondo; deve avvenire, cioè, un trasferimento di infor-
mazioni, che pongano gli intellettuali e i tecnici di questi paesi in grado di poter scegliere e
creare le soluzioni migliori per il proprio fabbisogno.
Il trasferimento di conoscenze porta a ridurre e tende a togliere dalle mani del mondo indu-
strializzato il potere che ha a disposizione sulla scena del mondo e che perciò porterà certa-
mente a critiche e incomprensioni, ma che è del tutto legittimo se si crede veramente nella
solidarietà.
In questo senso l’ibridazione, anche nella sua concretezza tecnologica, intervento per
intervento, soluzione per soluzione, porta un contributo preciso e stimolante, quanto maggio-
re è il suo contenuto “soft”.
Gli organismi preposti al trasferimento di informazioni, dovranno fare in modo che queste
siano distribuite equamente fra le popolazioni sottosviluppate e nel contempo limitare la con-
trapposizione, il senso di sfruttamento che potrebbe caratterizzare questo periodo di passaggio.
Se si insiste sugli interventi “soft” per l’ibridazione non si disdegnano tuttavia gli inter-
venti “hard”, attuabili utilizzando direttamente prodotti tecnologici”. (2)

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TRE ESEMPI DI MATERIALI IBRIDATI

Il bambù

L’uso del bambù, come materiale da costruzione, ha una storia antica in quei paesi in cui
cresce in abbondanza (nel Sud America, in Africa e, in modo particolare, nel Sud-est asiatico).
Con il trascorrere del tempo, l’uso di nuovi materiali, quali l’acciaio, il cemento e così via,
ha un po’ ridimensionato l’importanza del bambù; a ciò si aggiunga il fatto che, rispetto alle
costruzioni realizzate con i materiali nuovi, quelle in bambù sono caratterizzate da una vita
relativamente breve. Per questo ad un certo punto si è cominciato a considerare il bambù un
materiale dei poveri e, per questo motivo, da cercare di non usare.
Negli ultimi decenni però, si sta assistendo ad un rinnovo dell’interesse nei confronti di
questo materiale, il quale sta tornando alla ribalta per una serie di motivi: esso cresce in mol-
tissimi paesi, è un materiale maneggevole, facilmente lavorabile e trasportabile, totalmente
impiegabile (le foglie sono spesso utilizzate come mangime). Il bambù è un materiale legge-
ro che può essere lavorato con semplici strumenti da un uomo solo; inoltre, si adatta bene ad
una prefabbricazione di elementi da costruzione, permettendo poi un veloce montaggio.
I lati negativi dipendono principalmente dalla necessità di doverlo proteggere contro l’u-
midità e gli insetti. Grazie all’esperienza ed alla ricerca scientifica, però, i problemi legati
all’uso di questo materiale possono essere in gran parte attenuati, attraverso la prevenzione e
l’applicazione di misure specifiche.

Il bambù si può considerare, così, un materiale che già da tempo è soggetto a ibridazione
tecnologica ed è suscettibile di esserlo ancora di più prossimamente: la durata del bambù è

(1) da: Ceragioli Giorgio, Ibridazione tecnologica: nuova frontiera, su “Progetto”, n. 3, 1983.
(2) dalla tesi di laurea di: Lumbaca Giuseppe Antonio, Luppino Davide, Tecnologie ibridate con fibre vegetali e
resine per abitazioni a basso costo nei PVS, (relatore: prof.ssa Nuccia Comoglio Maritano - Facoltà di
Architettura di Torino), discussa nel febbraio 2001.

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stata migliorata con trattamenti chimici speciali, sono state fatte numerose ricerche di labo-
ratorio, si sono sperimentati usi diversi e innovativi, sono stati proposti in tanti esempi di pro-
gettazione usi strutturali di esso interessanti.
Poiché il bambù è un materiale naturale e disponibile in grande quantità, la diffusione del
suo sfruttamento non provocherebbe sicuramente i danni ecologici causati dalla deforestazio-
ne che sta avendo luogo in diverse zone del nostro pianeta, che è dovuta spesso all’elevata
richiesta di legno. Buona parte della domanda relativa al bambù può, infatti, essere soddisfat-
ta attraverso la coltivazione della pianta praticata dagli stessi utilizzatori.
Ma il bambù si presta a numerosi impieghi, non solamente nel campo delle costruzioni; i
vantaggi di usare il bambù come materiale da costruzione e per tante altre destinazioni sono
evidenti.

Campo giochi, con passerelle, recinti e passaggi realizzati in bambù

Grazie alla sua grande disponibilità, inoltre, il bambù è un materiale economico e la sua
più ampia utilizzazione, soprattutto nel campo delle costruzioni, si tradurrebbe in un rispar-
mio di denaro; in aggiunta a tutto ciò, il bambù offre una resistenza e allo stesso tempo una
flessibilità tali da renderlo materiale molto adatto alla realizzazione di costruzioni in zone
sismiche.
Il bambù è una pianta a crescita abbastanza veloce (in media, più di un metro all’anno);
alcune specie raggiungono anche i 35 m di altezza: la crescita rapida della piante rende alta la
sua rinnovabilità.
Il legno cilindrico del bambù è diviso ad intervalli da nodi (in cui si sviluppano rami e
foglie), che fungono da irrigidimento delle fibre verticali delle piante.

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Mercato coperto in bambù, progettato da Simon Velez

Il bambù è caratterizzato da uno strato esterno duro e robusto, mentre l’interno cavo si pre-
senta costituito da due strati fibrosi. La sezione anulare trasversale presenta un diaframma
indurito a distanza costante (tra i 30 e i 40 cm), che contribuisce alla resistenza della canna
agli sforzi di taglio.
Il legno di bambù non trattato resiste per due - tre anni; se tagliato correttamente e tratta-
to, almeno quattro volte tanto; il bambù maturo (almeno 5 anni di vita) resiste molto più di
quello giovane.
Il problema dell’assorbimento dell’acqua è il principale fattore della sua deperibilità; gli
attacchi di funghi ed insetti aumentano in modo proporzionale alla presenza di umidità (per-
ciò, tra l’altro, il bambù dovrebbe essere raccolto durante la stagione secca).
Il bambù in campo edilizio è impiegato per la realizzazione di strutture portanti e secon-
darie, per travi, pilastri, scale e impalcature, tubature, arredamenti, recinzioni, infissi, tegole,
gronde, pavimenti, pareti, rinforzi per gettate di calcestruzzo e terra stabilizzata Il bambù può

Parete in liste di bambù in prospetto e in pianta

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consentire molte altre nuove applicazioni, considerando anche che esso può essere usato in
strisce o per fare stuoie (pareti).
Il bambù può essere impiegato a sezioni intere o a sezioni divise. La sezione intera è quel-
la maggiormente impiegata.
La lavorazione del bambù non richiede l’uso di particolari utensili: in genere è sufficiente
l’impiego di un coltello con una lunga lama robusta, o di una sega.
Come si può notare, si tratta degli stessi strumenti usati per tagliarlo nella fase della rac-
colta. Mediane l’uso di un comune “coltellaccio” è possibile ottenere qualsiasi forma e tipo di
giunto necessario alla realizzazione di una struttura, in quanto con un po’ di pratica e con una

Tipi di intagli per realizzare giunti tra canne di bambù:


con una orecchia, con due orecchie, ad angolo variabile, a becco di flauto, a sella

lama appuntita è possibile creare fori di diverso diametro e giunti perfetti. La disponibilità di
un utensile appuntito e tagliente è di fondamentale importanza, in quanto le sottili pareti del
bambù devono essere lavorate in modo estremamente accurato al fine di realizzare strutture
stabili e giunti di particolare precisione.

La terra

Il recupero della tecnologia tradizionale della costruzione in terra, soprattutto nei Paesi in
via di sviluppo, permette di perseguire contemporaneamente lo sfruttamento di una risorsa
locale e una facile formazione di tecnici e artigiani.
Le costruzioni in terra presentano un alto interesse ecologico. Se usate in certi paesi sono
sicuramente “appropriabili” sia perché le case in terra sono molte numerose, sia perché la tec-
nica costruttiva può essere controllata facilmente dalla popolazione.
Una caratteristica delle costruzioni in terra è la varietà delle sua messa in opera: pisè, tor-
chiasse, mattoni a freddo, oltre a tutta una serie di tecniche miste.
Sono molte le ricerche e le prove che negli anni recenti sono state effettuate e hanno dato
un’idea dell’adattabilità tecnica del materiale: resistenza alla compressione, resistenza alla
compressione umida, resistenza alla trazione, permeabilità, dilatazione termica, caratteristiche
termiche, caratteristiche acustiche, ecc.
La tecnica che si è perfezionata molto attraverso le ricerche recenti è quella dell’uso della
terra in blocchi compressi con presse a funzionamento manuale. È una tecnologia chiaramen-
te “ibridata”, frutto di conoscenze fisiche e chimiche aggiornate. La terra viene in genere addi-
tivata di cemento o di altre sostanze
È necessaria una conoscenza preliminare del terreno che si vuole impiegare. Il riconosci-

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Giunto a sella tra due canne di bambù in prospetto e in pianta.
Il giunto è realizzabile, con la stessa tecnica,
anche con due elementi orizzontali posti sui due lati della canna verticale

mento del suolo avviene con il prelevamento di una quantità sufficienti di campioni di cia-
scuno dei suoli incontrati. Di ogni campione viene fatto un inventario; i vari tipi di suolo ver-
ranno messi in sacchi sigillati dove verrà indicato il luogo e la profondità di prelevamento.
Uno dei limiti specifici dell’uso della terra stabilizzata con cemento è costituito, d’altra
parte, dal costo del legante spesso commercializzato in qualche paese in via di sviluppo anche
a cinque-sei volte il prezzo del mercato mondiale.
Le tecniche costruttive contemporanee in blocchi di terra stabilizzata, costituiscono in
genere la rielaborazione delle tecniche tradizionali autoctone o coloniali con tre obiettivi fon-
damentali:
- la stabilizzazione del conglomerato terroso;
- l’unificazione dimensionale;
- la resistenza strutturale.

Come esempio significativo di applicazione di questa tecnica si veda, in seguito, il para-


grafo “Costruire in blocchi di terra”.

I materiali compositi

Esiste una classe di materiali che vengono chiamati “materiali compositi”; questi materia-
li sono costituiti fondamentalmente da due componenti, la matrice e i materiali di rinforzo, che
hanno la funzione di rendere più resistente (a volte notevolmente) l’altro materiale. Le matri-
ci possono essere di diversi tipi: metallica (a base di rame, magnesio, titanio, zirconio, tung-
steno), cementizio, ceramico.
Un campo molto noto di materiali compositi è quello delle materie plastiche rinforzate,
che sono costituite da polimeri nei quali si introducono inclusioni di varia morfologia e
dimensione. Le inclusioni di rinforzo che, nella quasi totalità dei casi, sono costituite da fibre
ottenute per trafilatura e sono presenti nel polimero (matrice) con una proporzione che, a
seconda dei tipi del materiale, può arrivare sino al 50-60%.
In questi materiali si riescono a fare agire insieme le proprietà del polimero e quelle delle

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fibre, costituite da materiali con caratteristiche di resistenza e di rigidezza meccaniche in
genere molto superiori rispetto a quelle della matrice.
Quest’ultima ha la funzione di determinare la forma del manufatto e di trasmettere gli
sforzi alle fibre.

Assumendo i principi che sono alla base dei “materiali compositi”, da circa 20 anni pres-
so la Facoltà di Architettura di Torino, sono state condotte numerose ricerche per studiare
materiali compositi per l’edilizia, utilizzando materiali facilmente reperibili ed a basso costo,
nei Paesi in via di sviluppo.
Il tipo di matrice che si è preferito usare è stato il gesso, mentre per il rinforzo ci si è rivol-
ti soprattutto alle fibre vegetali; in alcune ricerche sono state utilizzate le fibre di sisal, in altre
le fibre di cocco.
Le prime esperienze sono state condotte dal prof. Roberto Mattone e dal prof. Giorgio
Ceragioli, e i prototipi di componenti progettati sono stati via via sottoposti a numerose prove
di laboratorio, con risultati interessanti. Sull’argomento sono state sviluppate anche molte tesi
di laurea. Per documentare meglio queste esperienze ci si soffermerà ora a descrivere più det-
tagliatamente il materiale composito gesso-sisal.

Il materiale composito gesso-sisal ha caratteristiche di grande plasticità nel getto, mante-


nendo in parte quelle proprie del gesso.
Ma il suo impiego può avvenire proficuamente, solo nei casi in cui le sue doti di resisten-
za, di elasticità, ecc., siano sfruttate al meglio.
In linea generale, si può dire che questo materiale composito può essere preparato nelle
condizioni migliori possibili ricorrendo alla prefabbricazione dei componenti da usare poi
nella costruzione edilizia.
Nella prefabbricazione vi è la necessità di dover usare casseforme preparate con accura-
tezza, per ottenere misure controllate: vi è la facilità di fare elementi con forme particolari.
Qui si pensa, però, ad una prefabbricazione alla buona di pezzi utilizzabili facilmente
anche in una costruzione di tipo tradizionale, venendo il loro uso lasciato libero ai progettisti
e ai costruttori, che possono integrarli variamente fra loro, secondo le necessità specifiche.
È chiaro che i tipi degli elementi, che è possibile progettare con il materiale gesso-sisal,
sono molti.
Ogni progettista, di volta in volta, può provare a studiare componenti diversi; man mano
che la sua esperienza crescerà, questi componenti risulteranno sempre più rispondenti a casi
specifici.
La caratteristiche di resistenza del materiale gesso-sisal dipendono molto dall’esperienza
di chi lo prepara e dall’accuratezza dell’esecuzione. In ogni caso è importante che, di volta in
volta, vengano compiute attente verifiche statiche preliminari su campioni dei componenti che
si stanno preparando, ai quali è richiesta una funzione portante.
Si deve ancora osservare che può esservi un problema di durata nel tempo dei componen-
ti in gesso-sisal.

Il maturare dell’edilizia a basso costo o a bassissimo costo nei Paesi in via di sviluppo
passa attraverso la soluzione di alcuni problemi centrali: la possibilità di realizzare solai resi-
stenti, la possibilità di elementi di struttura per le coperture, l’efficienza dei materiali oriz-

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zontali quali le travi, gli architravi.
Nell’edilizia dei paesi sviluppati questi problemi, come si sa, non esistono perché il
cemento armato, l’acciaio o il legno offrono risposte diverse ed efficienti.
Nei Paesi in via di sviluppo vi sono, invece, problemi derivanti dalla scarsità di questi pro-
dotti, dal loro costo, dall’essenza di muratori capaci di impiegarli bene.
Le condizioni di impiego alle quali si pensa sono quelle dell’autocostruzione: non solo
l’autocostruzione degli edifici (cioè, la messa in opera dei pezzi già prodotti), ma anche l’au-
tocostruzione dei componenti stessi.
Questo naturalmente, non esclude che i componenti in gesso-sisal possano essere prepa-
rati in piccole fabbriche locali, dotate di modeste attrezzature; qui si potrebbe, anzi, arrivare
ad ottenere elementi di qualità più costante, realizzati con maggiore accuratezza.

Un esempio di sviluppo dei componenti, con l’utilizzo del gesso-sisal si trova in questo
testo più avanti nel paragrafo intitolato: “Elementi di volte in gesso e fibre vegetali”.

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TECNOLOGIE PER L’ACQUA E PER L’IGIENE

L’acqua

L’acqua è la priorità fondamentale per consentire ogni forma di vita sul nostro pianeta.
Tale bene prezioso, in questi ultimi decenni, è sempre più al centro dell’attenzione mondiale
per la sua non omogenea distribuzione ed ancor di più per la sua frequente scarsa disponibili-
tà, che si vanno accentuando.

Apparecchiatura rudimentale per sollevare l’acqua, agendo su un tronco


che funziona come leva, spostando il peso del corpo avanti ed indietro,
su una scaletta incavata sul tronco

Quante persone sono morte a causa delle varie siccità degli ultimi anni?
La carenza d’acqua, i pozzi vuoti, i bacini asciutti, l’assenza prolungata delle piogge, la
loro limitata e disordinata caduta hanno causato crisi agricole ed alimentari di grandi dimen-
sioni.
La situazione viene resa più drammatica dal conseguente decremento della produzione
agricola media annua, e anche dal fatto che alcune regioni sono sottoposte al progressivo feno-
meno della desertificazione.
In primo luogo, quindi, si deve raggiungere l’obiettivo di dotare ogni uomo e ogni collet-
tività umana di acqua sufficiente. Senza acqua come si può parlare di irrigazione, di agricol-
tura, di bestiame, di vita?
Ma un elemento così prezioso deve essere distribuito grazie a soluzioni appropriate e con
la garanzia della potabilità. L’acqua non potabile, cioè sporca, è pericolosa sia per gli uomini
che per gli animali.
Senza acqua pulita come si può parlare di igiene, di buona salute, di vita?
L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che 80% delle malattie che imperversano

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sulla terra siano causate dall’acqua!
É importante che anche l’acqua sia gestita in un modo ordinato, altrimenti si ha un catti-
vo uso di un bene raggiunto con enormi difficoltà e spesa.

Serbatoio di raccolta dell’acqua in ferrocemento

Serbatoio interrato per la raccolta dell’acqua con


muratura e volta in mattoni, nello Sri Lanka

Una proposta: il “point d’eau communautaire” per il Burkina Faso

Nell’anno accademico 1999-2000, Paolo Dughera ha discusso la propria tesi di laurea dal
titolo “L’infrastruttura idraulica integrata nel territorio e nelle strutture abitative nelle aree
rurali del Burkina Faso” (relatore: prof. Nuccia Comoglio Maritano - Facoltà di Architettura
di Torino).
Per l’originalità dell’impostazione, si riportano qui alcune brevi note e disegni tratti da
quella tesi.

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Si tratta di un progetto di sfruttamento di un pozzo trivellato, attrezzato per la parte di
estrazione con un’elettropompa sommersa alimentata da una batteria di pannelli solari e con
la disponibilità di un generatore elettrico diesel di emergenza.
Non si tratta di una proposta alternativa, quanto piuttosto di una soluzione (che prende le
mosse dal Point d’Eau Autonome -PEA) “intermedia”, a metà strada fra i PEA ed i MAEP
(Mini Adduction en Eau Potable).
Per offrire un termine di paragone si è assunto come modello l’acquedotto realizzato a
Canoro (Burkina Faso), riducendo però, virtualmente, la portata del pozzo da 10 mc/h al fine
di consentire una maggiore generalizzazione della soluzione, anche in presenza di falde meno
abbondanti di quella realmente intercettata a Canoro.
La profondità di trivellazione si suppone, pertanto di 60 m, la profondità della falda a 40
m e la portata di 54 mc/h.
Nelle immediate vicinanze della perforazione viene prevista la realizzazione di un serba-
toio di accumulo in cemento armato, di dimensioni interne di 6x4 m e con altezza utile di 3
m, con una capacità di 72 mc.
Il serbatoio è ricoperto da uno strato di terreno contenuto da muri in blocchi di laterite, al
fine di isolarlo termicamente e mantenere bassa la temperatura dell’acqua estratta e contenu-
ta al suo interno. Viene anche munito di passo d’uomo coperto per consentire la pulizia perio-
dica della vasca.
Il serbatoio, così configurato, ha la funzione di accumulo energetico e permette di estrar-
re l’acqua sfruttando l’energia solare prodotta dai pannelli fotovoltaici quando questa è dis-

Schema idraulico dell’impianto

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Punto d’acqua comunitario - Planimetria generale

ponibile, evitando così l’utilizzo di batterie di accumulo dell’energia prodotta; le batterie,


infatti sono la componente più delicata e difficile da gestire e necessitano di un ricambio piut-
tosto frequente (circa ogni 3 anni), implicando costi di gestioni elevati.
Nello stesso perimetro recintato, in cui sono posizionati il pozzo ed il serbatoio, è prevista
la costruzione di un piccolo fabbricato rettangolare di 4 x 2 m, coperto con una falda inclina-
ta che alloggia una batteria di 18 pannelli fotovoltaici da 85 W - 17,4 V, analoghi a quelli che
alimentano l’estrazione dell’impianto di Canoro. All’interno viene alloggiato un gruppo elet-
trogeno di emergenza, alimentato a gasolio, da utilizzare in caso di malfunzionamento o
manutenzione dell’impianto solare.
In posizione adiacente al serbatoio viene realizzata la piattaforma di distribuzione, costi-
tuita da 8 rubinetti installati su una tubazione di adduzione metallica da 1” _ nella parte emer-
genti e da 2” in polietilene per il tratto interrato.
La piattaforma in cemento lisciato, più facile da lavare e tenere pulita, è dotata di una cana-
letta di raccolta che convoglia le acque di scolo all’interno di un abbeveratoio per gli animali
utilizzati per il traino dei carretti. Questa soluzione di distribuzione multipla offre la possibi-
lità di servire contemporaneamente più utenti, minimizza gli sprechi e consente di ridurre
notevolmente il rischio di inquinamento durante la fase di prelievo. Accanto alla piattaforma
viene costruito un “apatan”, una struttura a pianta circolare di 10 m di diametro, coperta con
un tetto conico in paglia sorretto da una struttura leggera in reticolare metallico. Lungo il
perimetro viene realizzata una seduta; questo luogo diventa la zona di attesa, di incontro.

15
Secondo lo stesso principio, si pensa di costruire, al di sopra del pozzo trivellato, la “pira-
mide”, un semplice manufatto in legno a base esagonale, eretto ad indicare in modo evidente
il punto in cui viene estratta l’acqua, diventando centro visivo e di riferimento, anche da lon-
tano. È importante, infatti, evidenziare e non nascondere il pozzo elemento cardine di tutta la
struttura, fornendogli una posizione centrale.

L’attenzione educativa è quella che ha portato a introdurre altri due elementi non stretta-
mente legati alle infrastruttura idraulica, ma utili per gli aspetti formativi e l’emancipazione
sociale e culturale di tutta la popolazione.
Si tratta di una piccola zona espositiva, attrezzata con pannelli illustrativi che mostrano la
struttura dell’impianto, ma soprattutto permettono di trasmettere alcune semplici norme igie-
niche da rispettare per non compromettere la qualità dell’acqua attinta, per evitare il diffon-
dersi di malattie legate all’acqua, per sollecitare un sempre maggior utilizzo di fonti d’acqua
sicure.

Sezione trasversale A - A

Una seconda zona, configurata come una gradinata, assume la funzione di luogo per la rap-
presentazione, per le conferenze, ma anche per il gioco dei bambini, sempre molto coinvolti
nel servizio dell’approvvigionamento idrico e per la musica, componente insostituibile di
aggregazione sociale.
Si può prevedere l’installazione di ulteriori attrezzature complementari che forniscono
“prestazioni trascinate” e, oltre ad aumentare la qualità globale del servizio offerto, aprono
nuove possibilità per il futuro:
- predisposizione di un impianto sonoro per l’ascolto della radio;
- impianto televisivo, dotato di videoregistratore e di antenna a parabola, per consenti
re la visione di casette registrate e di canali televisivi e internazionali; questo permet

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terebbe di diffondere programmi di informazione, lezioni scolastiche, conferenze,
facendo realmente diventare il televisore un grande strumento formativo.

Infine, c’è un’ultima possibilità, la più complessa ma anche la più carica di tensione inno-
vativa: dotare l’intera struttura di una postazione di lavoro informatizzata, affidata al
“Comitato di gestione”, a disposizione di tutto il villaggio. L’attrezzatura base dovrebbero
comprendere:
- un personal computer di tipo portatile;
- un carica-batterie e batterie di riserva;
- un gruppo di continuità;
- una stampante;
- un modem;
- un telefono cellulare satellitare con cavo di connessione con il modem.
Questa soluzione non è priva di difficoltà, soprattutto per quel che riguarda il manteni-
mento dell’attrezzatura e i costi relativi al collegamento telefonico satellitare; tuttavia signifi-
cherebbe, senza dubbio, un’apertura ad ampio raggio e consentirebbe al “Comitato di gestio-
ne”, in primo luogo, e a tutta la popolazione del villaggio di fruire di uno strumento fortemente
innovativo per la gestione del punto d’acqua e per lo scambio di informazioni.

Lo smaltimento dei rifiuti organici

Tra le pubblicazioni della Scuola PVS vi è un libretto, scritto da Corrado Minervini, che
ha come titolo “Sistemi di evacuazione e smaltimento di rifiuti organici nei PVS” (Torino,
1997). Minervini è uno specialista della Scuola, che ha lavorato negli ultimi anni in tante

Il principio della latrina V.I.P. (Ventilated Improved PIT- Latrine) consiste nel creare un
flusso d’aria dalla camera di raccolta dei rifiuti verso l’esterno, attraverso un tubo bloccato
all’estremità da una rete a maglia stretta che impedisce la fuoriuscita delle mosche

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situazioni calde nel mondo (campi profughi, zone di guerra, ecc).
Dal libretto, frutto di un’esperienza diretta, sono tratte le brevi note e le figure che seguono.

I sistemi di evacuazione e smaltimento hanno una prima distinzione in funzione dell’ubi-


cazione (on-site/off-site); vi è poi la distinzione tra sistemi umidi e sistemi secchi, a seconda
che si preveda, rispettivamente, l’uso o meno di acqua.
La prima distinzione porta a riflessioni di tipo essenzialmente socio-economico in merito,
ad esempio, alle capacità di investimenti dei singoli nuclei familiari, alle capacità di lavorare
in gruppo, alle possibilità di miglioramento delle condizioni di benessere; la seconda, natu-
ralmente, si bassa su analisi geologiche ed antropologiche-culturali.
È evidente che in una situazione di emergenza la scelta on-site prevale su quella off-site;
mentre l’opzione secco-umido è relativa alle specifiche caratteristiche del suolo.
A fronte invece di una situazione di quartiere già consolidata dal punto di vista del regime
dei suoli, del titolo di proprietà o del possesso del terreno, dei manufatti edilizi che vi esisto-
no, risulterebbe ben giustificata la scelta di un sistema off-site come la fognatura leggera.

Processo costruttivo di latrine V.I.P. a trincea - Sezione ed assonometria

Se nella situazione precedente non dovessero sussistere opportune condizioni economiche


finanziarie per un investimento produttivo, appare chiaro che la scelta ricadrebbe su di un
sistema on-site, seppure tecnicamente complesso.
Pozzo nero o a perdere, a nulla o ridotta quantità di acqua, il sistema di evacuazione e di
smaltimento on-site è eventualmente migliorabile.

18
Tavola sinottica dei sistemi di evacuazione e smaltimento dei rifiuti organici

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Per ridurre le catene di trasmissione di malattie infettive attraverso l’inquinamento dei
campi o delle falde o attraverso le mosche o altri vettore le soluzioni possono essere due. La
prima, intuitivamente semplice, consistente nel coprire il foro della piastra per evitare la fuo-
riuscita di roditori e scarafaggi non risolve il problema delle mosche in quanto il foro in certi
momenti resta aperto.
Il secondo tipo consiste, invece, nel creare un espediente che, pur ventilando la camera di
raccolta, impedisca la fuoriuscita delle mosche; le soluzioni a questo proposito sono ancora
due.
La prima fa uso di un sifone idraulico, ma non crea ventilazione naturale; la seconda
inventa una trappola per mosche mettendo in comunicazione, per il tramite di un tubo, la
camera di raccolta con l’esterno. La trappola funziona chiudendo l’estremità del tubo emer-
gente dalla camera di raccolta, con una rete a maglia fitta che impedisce alle mosche di fuo-
riuscirne.
Le mosche sono attratte solo dalla luce che filtra da una delle estremità del tubo di venti-
lazione, dove è posta la trappola in cui rimarrebbero imprigionate.
Questa latrina viene chiamata “latrina migliorata e ventilata”; le organizzazioni interna-
zionali e quelle non governativa nei Paesi in via di sviluppo consigliano l’uso delle “latrine
migliorate e ventilate” (in inglese V.I.P. - Ventilated Improved Pit-latrine), sia per le garanzie
sanitarie che esse offrono sia per la semplicità dell’espediente usato.

20
TECNOLOGIE PER L’ENERGIA

Le energie alternative

Con il termine energia solare si indica l’energia proveniente dal sole che investe diretta-
mente la terra e tutte quelle forme di energia che da esso derivano: l’energia idroelettrica, del
vento, delle biomasse, delle onde e delle correnti marine.

Giacché i muscoli delle gambe sono più forti dei muscoli delle braccia, è meno faticoso ser-
virsi di quelle per pompare l’acqua da un pozzo. La maggior parte degli elementi che com-
pongono questa macchina possono essere costruiti localmente

Piccoli impianti possono essere localizzati, dove è possibile, per ottenere energia idroelettrica

21
Queste fonti di energia sono comunemente indicate con il nome di fonti di energie rinno-
vabili.
A differenza dei combustibili fossili e di quelli nucleari, destinati ad esaurirsi prima o poi,
queste forme di energia possono essere considerate virtualmente inesauribili in quanto legate
al ciclo solare. Sono, inoltre, considerate energie rinnovabili: l’energia geotermica, presente
in modo concentrata in alcuni strati profondi della crosta terreste e l’energia dissipata sulle
coste dalle maree.

Applicazione dell’energia eolica nei Paesi in via di sviluppo

L’accentuarsi del problema energetico su scala mondiale ripropone in termini più impe-
gnativi la necessità dell’utilizzazione delle fonti alternative di energia.
Se si vuole che l’energia “alternativa” contribuisca in modo razionale e concreto al fabbi-
sogno energetico, è necessario compiere analisi e studi più complessi e un riesame critico
degli attuali modelli di sviluppo sia sociali che economici.
Il flusso dell’energia rinnovabile sulla terra è tendenzialmente pari al flusso di energia
dovuto alla radiazione solare. Oggi solo l’energia idroelettrica, quella geotermica ed in parte
quella della biomassa vengono sfruttate in modo significativo con tecnologie considerate già
efficienti.
L’energia tratta dalle moderne fonti di energia rinnovabile rappresenta oggi circa il 4,5%
del totale dell’energia prodotta. Le fonti rinnovabili si inseriscono a pieno titolo accanto alle
energie convenzionali, anche se non le possono sostituire completamente a causa dello loro
fornitura discontinua. Nei Paesi in via di sviluppo, però, le potenzialità di apporto di tali fonti

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sono notevoli ed indispensabili in molte situazioni.
Alcune delle energie rinnovabili possono essere sfruttate anche in piccoli impianti, a volte
autocostruiti dagli abitanti stessi; si deve tener conto, inoltre, del fatto che esistono innume-
revoli comunità isolate non collegabili alle reti dell’energie elettrica o difficilmente rifornibi-
li di combustibili tradizionali.
In particolare, si pensa che un apporto significativo ai problemi energetici dei Paesi in via
di sviluppo possa essere offerto già oggi dall’eolico, a tempi non lunghi dal fotovoltaico, e con
certe attenzioni dalle biomasse.
Su queste tre fonti di energia sembra, pertanto, utile qui soffermarsi in particolare, aggiun-
gendo alcune note.

Il fotovoltaico

Le celle solari fotovoltaiche sono semiconduttori al silicio simili ai chip usati nei compu-
ter, e trasformano direttamente la luce solare in elettricità senza bisogno di generatori e turbi-
ne, con buona efficienza di conversione rispetto alle altre energie rinnovabili. L’impatto
ambientale di un impianto durante il suo esercizio trentennale è nullo poiché non produce
rumore e inquinamento.
La cella fotovoltaica è un dispositivo che esposto al sole è capace di riconvertire diretta-
mente la radiazione solare in energia elettrica. In pratica una cella fotovoltaica si comporta
come una minibatteria. La tipica cella fotovoltaica è costituita da una sottile fetta di silicio
mono o policristallino; nello spessore della cella si distinguono due strati semiconduttori: uno
strato superiore molto sottile ed un secondo strato in cui viene principalmente assorbita la luce
incidente. Una cella fotovoltaica esposta alla luce solare si comporta come un generatore di cor-
rente.
Si può definire sistema fotovoltaico l’insieme delle apparecchiature che permettono la tra-
sformazione dell’energia solare in energia elettrica.

Sistema di sollevamento dell’acqua per un villaggio e per l’irrigazione, funzionante con


pannelli fotovoltaici (a sinistra nella figura)

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Si possono avere: impianti senza accumulo, che vengono normalmente utilizzati per for-
nire energia ad una rete elettrica già alimentata da generatori convenzionali; impianti con
accumulo, che vengono invece utilizzati per l’alimentazione di utenze isolate dalla rete di dis-
tribuzione e il cui collegamento ad esso risulta oneroso da un punto di vista economico o dif-
ficoltoso.

La distribuzione di energia elettrica per le aree rurale dei Paesi in via di sviluppo è in gene-
re veramente dispendiosa, comportando spesso costi più alti dei costi di produzione.
Perciò l’investimento è proibitivo quando si ha a che fare con piccoli insediamenti rurali
molto dispersi nel territorio, con un accesso difficile e distanti dalla rete elettrica, con fami-
glie di basso reddito e con bassi consumi di energia.
Così si rende particolarmente interessante l’alternativa fotovoltaica. L’interesse del foto-
voltaico sta nella sua crescente diffusione e contemporanea riduzione dei costi: in prospettiva
quindi il suo uso per i Paesi in via di sviluppo è veramente promettente. Ma, per adesso, l’in-
vestimento iniziale per l’acquisto di un sistema fotovoltaico individuale o di gruppo è prati-
camente insostenibile dalla grande maggioranza delle famiglie che vivono in queste aree.
Adeguati programmi di aiuto finanziario, compatibili con il reddito delle famiglie, potreb-
bero incoraggiare la diffusione di questa tecnologia. In vari paesi dell’Africa vi sono espe-
rienze di progetti che fanno uso del fotovoltaico; interessante, ad esempio, è un programma
(Mali Aqua Viva) sviluppato in Mali, che ha portato all’uso del fotovoltaico per il pompaggio
dell’acqua dei pozzi (alcune migliaia).
Ma i bisogni delle popolazioni non si limitano al problema dell’acqua; le possibilità del-
l’energia solare fotovoltaica però sono immense. L’esperienza dimostra che questa tecnologia
è adatta alle necessità del mondo rurale dei paesi poveri e che il suo sviluppo è destinato ad
ampliarsi, tanto più quanto i prodotti si adatteranno a questi bisogni.

Dove è necessario, si possono istallare piccole unità di produzione, assai controllabili in


grado di alimentare un modesto elettrodomestico, qualche lampadina o piccole attrezzature.
Questa fonte si rivelerà fondamentale per quei Paesi in via di sviluppo che sono poveri di
risorse energetiche, ma ricchi di sole.
Bisogna ricordare, però, che le superfici impegnate sono notevoli: per produrre 100 kWh/a
le fotocellule occupano un metro quadro di superficie.
Con un ettaro di pannelli si può produrre un milione di kWh/a, ma l’impianto necessita di
altrettanto spazio da destinare ai servizi. La stessa energia verrebbe fornita da un generatore
di 200 kW, che però consuma carburante e produce inquinamento.
La quantità mondiale di moduli venduti è in crescita e negli ultimi dieci anni è aumentata
di quattro volte. Gli Stati Uniti sono i leader nelle applicazioni del fotovoltaico per usi civili.
Essi sono arrivati alla produzione di 1500 MW nell’anno 2000 a costo di 5-6 cent per kWh/a.

Le biomasse

Sono biomasse la legna ed i vegetali, gli scarti di prodotti agricoli e di lavorazione di pro-
dotti alimentari, i reflui zootecnici e agroindustriali, i biocarburanti liquidi e il biogas, che
possono produrre energia in vari modi e a costi contenuti. Lo sfruttamento delle biomasse con-

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tribuisce sia a rimuovere uno scarto inutilizzato, sia a produrre energia (prevalentemente ter-
mica), senza incrementare il consumo di combustibili fossili.
Le sostanze organiche presenti nei reflui urbani e nel letame degli allevamenti di animali
potrebbero diventare, con la fermentazione, un’utile fonte di energia, con la produzione di
metano da utilizzare in loco per le esigenze produttive o familiari.
La legna attualmente nel mondo provvede al 14% della domanda urbana di energia dome-
stica e nei Paesi in via di sviluppo al 25-90%. Bisogna, però, ridurre l’uso indiscriminato della
legna come combustibile, perché questo contribuisce fortemente alla deforestazione. Dovrà
però essere anche resa più efficiente la combustione al fine di diminuire l’emissione di ani-
dride carbonica.

Metodo tradizionale per la preparazione del carbone da legna,


con un ricoprimento esterno in terra e foglie

La biomassa ricavata da milioni di ettari di superficie agricola e da residui forestali e dalla


lavorazione del legno (scarti di segheria, corteccia, segatura) è da sfruttare bene, invece, e
potrebbe coprire una parte della domanda di energia. Per le biomasse si può incoraggiare lo
smaltimento differenziato.
Dal biogas si potrebbe ricavare qualche unità percentuale del fabbisogno energetico di
ogni paese, evitando anche di inquinare.
In concreto, si possono anche convertire energeticamente dei sottoprodotti agro-alimenta-
ri con la decomposizione anaerobica, ma anche incrementare la produzione in regioni dove è
difficile avere altre colture, di piante come il ricino e il carciofo selvatico (hanno un’alta resa
pur occupando colture marginali e impiegando pochissima acqua) e ottenere così biomassa da
utilizzare a fini energetici.

L’eolico

La quantità di energia pulita derivante dal vento è in espansione in tutto il mondo.


L’energia eolica si presenta come una forma di energia meccanica; nel caso di un mulino
a vento, utilizzato per pompare acqua o compiere un lavoro meccanico, le perdite saranno di
gran lunga inferiori rispetto ad un sistema che utilizzi il vento per produrre energia elettrica.
È bene ricordare che il vento è una fonte di energia estremamente variabile e in genere non
é disponibile in modo continuativo e costante. Se la velocità del vento è < di 6 m/s, la produ-
zione di energia elettrica con un rotore ad elica (come con qualsiasi tipo di rotore), sarà sicu-

25
Campo con rotori eolici

ramente antieconomica perché la quantità prodotta sarà molto bassa.


Se invece il luogo è sufficientemente ventoso (> 10 m/s), qualsiasi tipo di macchina eoli-
ca potrà essere installato proficuamente. Ma non solo: potrà essere interessante utilizzare un
tipo di rotore per usi specifici a basso contenuto energetico e utilizzare un generatore ad elica
più efficiente, per produrre elettricità da utilizzare per apparecchiature in cui essa è insosti-
tuibile.

La LVIA e le “eoliane” realizzate in Africa

La LVIA è un’associazione impegnata da oltre 35 anni sul fronte della diffusione e pro-
mozione di iniziative di solidarietà, giustizia e pace. Oggi la LVIA ha attivi programmi in
Albania, Burkina Faso, Burundi, Etiopia, Guinea Bissau, Kenya, Malawi, Mali, Senegal,
Tanzania.
I volontari, impegnati nella realizzazione dei progetti di cooperazione, garantiscono lo
svolgimento delle attività con la collaborazione dei partner locali e nel pieno rispetto dei Piani
di Sviluppo dei vari Paesi. I principali ambiti di azione sono: approvvigionamento idrico, sani-
tario, agricolo, animazione sociale, ambientale, micro-finanza, formazione professionale, cui
si aggiungono azioni di urgenza in situazioni di crisi.

Per rispondere al bisogno di acqua dei Paesi del Sahel colpiti da crescenti siccità, a parti-
re dal 1980, la LVIA ha iniziato ad acquistare pompe eoliche da una piccola azienda italiana
e ad installarle in Senegal. In venti anni sono circa 240 le pompe eoliche installate, a benefi-
cio di oltre 200.000 persone: 120 in Senegal; 15 in Guinea Bissau 15 in Gambia, 20 in Mali,
45 in Etiopia, 25 in Tanzania.

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Eoliana installata a cura della LVIA

Le pompe eoliche utilizzate hanno un diametro delle pale di 6 metri, e sono poste su di un
traliccio di 16 m di altezza. Un sistema biella-manovella converte il moto rotatorio, che viene
trasmesso ad una pompa immersa di diametro oscillante tra 60 ed i 105 mm, a seconda della
profondità di pescaggio dell’acqua.
I pozzi a scavo o le trivellazioni su cui sono installate le pompe hanno una profondità che
varia tra i 15-20 ed i 65-70 metri. In condizioni medie di brezza ventosa (3-5 m/s) l’approv-
vigionamento di acqua garantito è di 30-35 mc, largamente sufficiente ai villaggi che hanno
una popolazione media di 800-1000 abitanti.
A metà degli anni ottanta si è avviata in Senegal un’officina che ha iniziato a produrre
alcune parti delle pompe e a garantire la manutenzione di quelle installate. Dopo un paio di

La gente attinge l’acqua sollevata attraverso una pompa eolica

27
anni la produzione è stata fatta interamente in loco per le pompe installate non solo in Senegal
ma anche nei Paesi confinanti. Dal 1993 la LVIA ha lasciato l’installazione e la gestione delle
pompe eoliche ad una cooperativa locale costituita dagli ex dipendenti.
Si è raggiunto nel progetto della LVIA, l’obiettivo “made in Africa”. Nell’officina mecca-
nica di Thiès si è ormai innescato il famoso processo della cooperazione “sud-sud”
Nel 2000, a venti anni dall’installazione delle prime pompe, è stata condotta una valuta-
zione del loro funzionamento, che ha permesso di verificare la validità nel tempo e l’attualità
della tecnologia impiegata. Con una buona manutenzione ordinaria ed interventi di sostitu-
zione delle parti usurabili, come i cuscinetti a sfera, e di riverniciatura ogni 4-5 anni, la pompa
a distanza di anni si mantiene in buone condizioni.
Il costo medio annuo di tale manutenzione oscilla tra i 400 ed i 600 euro, a seconda della
profondità del pozzo (la maggiore profondità aumenta lo sforzo e quindi l’usura delle parti
meccaniche), rendendo la pompa molto competitiva come costo pro-capite dell’acqua per
comunità rurali di dimensioni medio-piccole.

Fasi di costruzione del traliccio

L’introduzione di questa tecnologia nuova in un villaggio rurale, se opportunamente pre-


sentata tramite incontri, riunioni illustrative, e discussioni nel villaggio stesso, non disturba e
destabilizza l’ambiente; l’installazione dell’impianto è non solo accettata ma richiesta.
A prova del favore incontrato dal mulino a vento nelle comunità rurali, si deve ancora cita-
re la buona partecipazione della gente e la richiesta di interventi per installarne altri.
L’installazione di una pompa eoliana viene proceduta da un importante lavoro di anima-
zione che ha lo scopo di avviare il villaggio ad una corretta gestione della macchina.
Si costituisce un comitato di gestione che deve occuparsi della piccola manutenzione ordi-
naria e della raccolta delle quote che gli utenti versano.
Affinché un impianto di pompaggio dell’acqua sia ammortizzato sai suoi fruitori, tale
impianto sarà destinato a servire almeno 400-500 persone, fino ad un massimo di 1.200.
Spesso, su vecchi pozzi esistenti dove l’acqua era da sempre esposta all’inquinamento
quotidiano, nell’apertura sono stai collocati i mulini a vento.

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TECNOLOGIE PER L’EDILIZIA

La casa

Tra i molti problemi derivanti dalla rapida urbanizzazione dei Paesi in via di sviluppo,
quello della casa e dei servizi è uno dei più difficili. Ogni grande città è circondata da quar-
tieri costruiti illegalmente, con abitazioni spesso fatte di materiali recuperati un po’ ovunque.
Privi di servizi, attraversati da strade (spesso semplici sentieri) mal tracciate, che ad ogni
stagione delle piogge si trasformano in fiumi di fango, le bidonvilles o gli squatter settlements
dell’Africa, le favelas brasiliane, i conventillos o le villas miserias dell’America latina, sono
luoghi in cui vive una parte significativa della popolazione urbana, qualche volta la maggio-
ranza.
In molti casi si tratta già della seconda o terza generazione che ci sta, gente che non cono-
sce altro modo di abitare. In queste realtà a volte si trovano famiglie di dieci o più persone,
costrette a vivere in alloggi di poche decine di metri quadrati, dove lo spazio interno serve
contemporaneamente per cucinare, lavare, lavorare, vendere o dove si fa perfino a turno per
dormire.
La popolazione emigrata dalle campagne spesso viene considerata un elemento “estraneo”
alla città, al cui sviluppo si pensa possa contribuire poco o niente; le città perciò tendono a non
occuparsene. Questo modo di abitare a volte interessa anche i ceti medi.
Nel mondo, nelle periferie (ma a volte anche in zone centrali delle città), sono centinaia e
centinaia di milioni le persone che si trovano a dover affrontare il problema della casa con
notevole difficoltà; nei Paesi in via di sviluppo questa situazione è molto più difficile da risol-
vere, a causa della scarsità di reddito delle famiglie, a causa della limitate capacità di pro-
grammazione e di finanziamento degli enti pubblici, a causa dell’inefficienza dell’assistenza
pubblica, della poca esperienza ad associarsi in cooperative, dello scarso interesse dell’ini-
ziativa privata ad impegnarsi in questo campo.

Recinzione in canne di bambù intrecciate

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Case disposte su un pendio, sostenute da montanti e diagonali in bambù

Un aiuto può, quindi, venire dalla possibilità di ricorrere a tecnologie edilizie a basso
costo, ad una migliore conoscenza dell’edilizia bioclimatica (che senza accrescere i costi, può
permettere di ottenere condizioni di vita all’interno delle abitazioni più accettabili) e dall’au-
tocostruzione.
Su questi temi ci si soffermerà, pertanto, in questo capitolo, pensando sempre che un pic-
colo contributo all’aumento delle conoscenze possa servire a risolvere un pò il problema della
casa e dei servizi.

L’autocostruzione

Un contributo significativo per garantire un’abitazione alle fasce povere della città dei
Paesi di via di sviluppo potrebbe venire da un ricorso più ampio e più ordinato all’autoco-
struzione.
In questi casi l’autocostruzione assume un ruolo preciso, offrendo alle persone che hanno
bisogno di un “tetto dove vivere” un aiuto per realizzarlo.
Già di per sé, l’autocostruzione è una pratica largamente usata da chi vive nelle periferie
spontanee delle città dei Paesi in via di sviluppo, ed è tradizione di lunghissima data per chi
vive nelle aree rurali di tali paesi.
Le ridotte disponibilità finanziarie, unitamente alla necessità di dilazionare nel tempo
anche il minimo esborso, danno luogo al fenomeno diffuso internazionalmente dell’insedia-
mento urbano spontaneo in autocostruzione.
La prima fase dell’autocostruzione è quella del reperimento delle risorse necessarie: la
forza lavoro viene reclutata in famiglia; l’eventuale mancanza di familiari in numero suffi-
ciente spinge all’unione di più famiglie.
Il “terreno” può essere di proprietà, acquistato o di occupazione abusiva.

L’autocostruzione della quale ci si vuole soprattutto interessare è quella che può realmen-
te contribuire a risolvere il grande problema di carenza di abitazioni, che si ha in particolare
nelle aree urbane dei Paesi in via di sviluppo.

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L’autocostruzione spontanea che riguarda solo i singoli o le famiglie ha scarsa possibilità
di confrontarsi con successo con questo problema.
Solo interventi di grande impegno, che applichino le conoscenze tecnologiche adatte, che
siano organizzati efficientemente possono tentare di dare un qualche aiuto.
In questo quadro l’autocostruzione può avere un suo ruolo preciso, offrendo una possibi-
lità di impegno alle persone interessate e permettendo così una drastica riduzione dei costi,
che sola può rendere possibile l’attuazione di interventi, almeno in parte risolutivi. Deve trat-
tarsi però, di un’autocostruzione della quale è previsto e definito bene il ruolo al momento del
progetto.
Questo è possibile se si ammette il presupposto che l’autocostruzione è compatibile con
una progettazione ben fatta e che si tratta solo di un diverso modo di realizzare gli edifici.

Parete di bambù di contenimento della terra di un pendio

Il progettista sa già che deve tenerne conto, è preparato a questo; sa che questa è una rego-
la e così in ogni caso specifico analizza con pazienza i vari vincoli che si presentano: per i
materiali, per il clima, per i costi, per i tempi, per il sito, per le preesistenze, ecc.
Si documenta, ne discute, riflette, si organizza e sviluppa il progetto di conseguenza.

Se tra i progettisti non le si vuole dare una dignità, un riconoscimento preciso è forse un
po’ per prevenzione, un po’ per scarsa informazione sulle possibilità, che essa, sfruttata bene,
potrebbe offrire.
C’è prevenzione perchè si crede che l’autocostruzione possa produrre solo un’architettura
spontanea, al di fuori del rispetto di qualsiasi progetto.
Certo, l’autocostruttore, lasciato a se stesso, non può che cercare di arrangiarsi come
meglio può: finisce per fare un po’ il clandestino, un po’ l’abusivo, applica le sole idee archi-
tettoniche che possiede, cerca di utilizzare senza criterio i materiali che trova.
Sulle possibilità che l’autocostruzione può offrire i progettisti hanno, d’altra parte, un’in-
formazione molto scarsa.
In varie parti del mondo, in particolare in Sud America, vi sono esempi di interventi note-
voli, condotti in autocostruzione. Naturalmente si tratta di autocostruzione parziale, quella
cioè che oltre al lavoro degli autocostruttori, prevede in qualche fase la presenza di lavorato-

31
ri o di imprese esterne.
L’efficacia di tali interventi dipende molto dal fatto che il ruolo dell’autocostruzione è
stato previsto fin dall’inizio e che è stato ufficializzato dall’ente che ha promosso l’intervento.

L’autocostruizone prevista è strettamente dipendente da un progetto iniziale, viene qui


chiamata “autocostruzione coordinata”.
Il progetto architettonico, inevitabilmente, risulterà improntato da questa scelta; per esse-
re veramente efficace, però, deve essere integrato da una serie di disegni specifici, finalizzati
proprio a rendere possibile l’autocostruizone. Questi disegni vanno preparati in modo da far
capire il progetto anche a chi non è molto esperto. Il progetto deve risultare integrato anche
da una serie di documenti, che descrivono le linee salienti dell’organizzazione del lavoro che
si desidera ottenere.

Se si vuole, poi, che l’autocostruzione “coordinata”, di cui si parla abbia una più adegua-
ta comprensione ed una più spedita esecuzione, è necessario che qualcuno più esperto degli
autocostruttori, più capace di capire e di seguire il progetto, li assista nel cantiere.
Si dà per scontato, cioè, che è necessaria una figura simile ad un capocantiere, che però è
bene non chiamare con questo nome, che può ricordare gerarchie e presenze di ruoli speciali-
stici, forse non completamente graditi agli autocostruttori. Essi, comunque, hanno bisogno di
un consigliere, di una guida, che si integri pienamente nel loro gruppo.
Se vi è un tecnico che con questi fini ed a queste condizioni sia presente a pieno tempo nel
cantiere, si dirà che si ha un’autocostruizone “guidata”. Questo elemento di tramite tra il pro-
gettista e gli autocostruttori risulta veramente indispensabile.
La “guida” non deve naturalmente essere solo un tecnico, non basta che sia uno che crede
nell’autocostruzione, ma deve essere anche una persona che crede nel valore umano e socia-
le del lavoro fatto insieme e in un certo modo, che crede nel valore di un’esperienza vissuta
da un gruppo di persone che può diventare molto arricchente per tutti; una persona che sa
comunicare con facilità e che sa partecipare alla fatica di tutti, quando è necessario.
Una preparazione minima iniziale degli autocostruttori e una loro documentazione suc-
cessiva sono cose che rientrano nell’interesse di tutti. Se essi sono preparati bene, tra l’altro,
i tempi di realizzazione possono diventare molto più rapidi.
L’esecuzione di grossi interventi edilizi in autocostruzione può comportare risparmi anche
consistenti nei costi: se una piccola parte di quello che si prevede di risparmiare viene inve-
stito nella preparazione iniziale e nella documentazione successiva degli autocostruttori, il
loro lavoro potrebbe acquistare una diversa efficienza ed è presumibile che alla fine si potreb-
bero ottenere risparmi ancora maggiori del previsto.
Invece, un lavoro affidato in mani di persone non solo inesperte, ma anche non preparate
e non informate bene può condurre a risultati disastrosi e può far crescere i costi enormemente.

Costruire con blocchi di terra

Il prof. Roberto Mattone, da più di venti anni, svolge ricerche, prove di laboratorio su
applicazioni specifiche di tecnologie ibridate.
Ha sviluppato esperienze nel campo dei materiali compositi, dove al gesso sono state unite

32
fibre di sisal o di altri vegetali, progettando poi vari prototipi sottoposti a prove nel laborato-
rio da lui diretto.
Ha sviluppato ricerche nel campo del ferrocemento.
Ma in particolare il campo dove ha concentrato di più le sue attenzioni è quello della terra
cruda, studiando varie forme di blocchi, da realizzare con prese manuali, ottenendo risultati
veramente interessanti.
Le sue ricerche non sono rimaste chiuse all’interno del mondo universitario, ma alcuni pic-
coli quartieri dove sono usati i blocchi di terra ideati da lui stanno venendo su in America
Latina, con la sua supervisione.
A tutte le ricerche ed attività per i Paesi in via di sviluppo di Roberto Mattone ha sempre
lavorato anche l’arch. Gloria Pasero. Entrambi collaborano alle attività della Scuola di spe-
cializzazione per i PVS di Torino.

La forma del blocco

La connessione dei blocchi in corrispondenza degli angoli

Il corretto approccio al vasto e complesso tema della casa a basso costo nelle aree povere
non può prescindere da una attenta valutazione dei processi costruttivi che appartengono alla
tradizione, dal rispetto dell’ambiente, dall’impiego di materiali locali. Tra questi ultimi la
terra cruda, ampiamente utilizzata in molte regioni come materiale da costruzione, occupa un
posto di particolare rilievo.
Considerata troppo spesso, da molti, indiscussa - anche se non veritiera - testimonianza di
povertà, di emarginazione a livello sia culturale, sia sociale, è invece oggetto, in questi ultimi

33
tempi, di rinnovato interesse ad opera di chi ne ha riscoperto le notevoli potenzialità.
Certamente, non è semplice proporre la terra cruda in ambiti in cui, in una situazione di
povertà diffusa, l’assenza di manutenzione ha reso fatiscenti e malsane le case di adobe o di
taipa: Occorre superare diffidenze ormai radicate, formulare proposte alternative a piccola
scala, coinvolgere direttamente i fruitori nel processo produttivo, trasferire competenze, dif-
fondere la cultura del materiale e gettare le basi per una sperimentazione pratica, sentita come
traguardo personalmente raggiunto e perciò degno di valorizzazione. In altri termini, occorre
promuovere l’autocostruzione assistita a tutti i livelli, dalla produzione dei componenti edili-
zi fino alla realizzazione dei manufatti.

L’ambito di riferimento in cui Roberto Mattone e Gloria Pasero hanno cominciato ad ope-
rare dal 1994 è la favela denominata Cuba de Baixo, situata alla periferia di Sapè, nel Nord-
est del Brasile; le abitazioni in taipa esistenti, prive di manutenzione, presentano una situa-
zione di degrado che le rende irrecuperabili.

Corso di formazione: la realizzazione del blocco

Partendo da queste premesse, l’ampia e articolata sperimentazione condotta presso il


Laboratorio “Prove materiali e componenti” della Facoltà di Architettura di Torino si è posta
come obiettivo quello di proporre un utilizzo della terra cruda innovato sul piano tecnologico,
con la finalità di rendere attuale e più efficace l’impiego di questo materiale antico.
In questo senso vanno intese le modifiche apportate ad una pressa manuale (la GEO 50
della ditta ALTECH) per riuscire a produrre, con le stesse operazioni con cui vengono prodotti
i consueti blocchi parallelepipedi, elementi di forma particolare, dotati di risalti e di riscontri,
che si collegano meccanicamente gli uni agli altri per rendere più semplice il processo costrut-
tivo. In questa possibilità, applicata ad una pressa manuale senza penalizzarne il ciclo pro-

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Posa in opera del primo corso di blocchi

duttivo - e non già nella forma del blocco, di corrente produzione con attrezzature industria-
lizzate - è insito il risultato della ricerca e della innovazione.
Blocchi di questo tipo, che vengono posti in opera molto facilmente, con un giunto di
malta di ridotto spessore, consentono di realizzare una muratura di buona qualità anche da
parte di manodopera non specializzata.

Nella favela Cuba de Baixo - così come negli altri contesti in cui essi hanno operato - l’ap-
proccio con questo sistema costruttivo si è attuato in due momenti diversi: in un primo tempo,
un corso di formazione ha consentito agli abitanti della favela di acquisire le conoscenze tec-
niche necessarie sull’uso della pressa e sul controllo di qualità dei blocchi (quantitativo di

L’edificio prototipo: il centro comunitario

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Case in blocchi di terra stabilizzata nella favela Cuba de Baixo a Sapé

materiale necessario, rapporto tra i singoli componenti per una ottimale stabilizzazione, orga-
nizzazione di un corretto ciclo di curing); in un secondo tempo, completata la produzione dei
blocchi, si è passati alla realizzazione degli edifici.
Con gradualità, gran parte dei fatiscenti edifici in taipa sono stati demoliti per fare posto
ad edifici in blocchi di terra stabilizzata.
A questa prima esperienza ne sono seguite altre, che sono in corso di sviluppo: sempre in
Brasile, a Godofredo Viana; a Junin de Los Andes, in Argentina e dal giugno scorso, a
Trinidad (Cuba).

Lastre di “stuoia-resina”

Paola Goiettina aveva discusso una tesi di laurea dal titolo ”Problemi di ibridazione tec-
nologica” (relatore: prof. Giorgio Ceragioli - Facoltà di Architettura di Torino). L’idea di
abbinare le stuoie con le resine era poi stato approfondito in altre tesi di laurea.

“Scopo della ricerca era di individuare un materiale “ibrido”, nato dall’unione di una tec-
nologia tradizionale, la lavorazione della paglia di riso, con una tecnologia evoluta basata sul-
l’impiego di resine sintetiche.….…
La sperimentazione aveva permesso di verificare che il processo di fabbricazione delle
lastre di resina-stuoia è percorribile in autocostruzione, ma, nel contempo, presenta le stesse
caratteristiche di un processo industrializzato, essendo costituito da una serie definita di fasi
(organizzabili e ripetibili in sequenza). La differenza sta nella manualità delle operazioni. È
dunque un processo artigianale con caratteristiche industriali - e perciò un’ibridazione del
processo come ibridazione nei materiali – considerando anche che la resina, pur essendo un
materiale di importazione, ha un costo molto basso rispetto a quello delle lastre per copertura

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Lastre ondulate in stuoia-resina per coperture

usualmente importate come prodotti finiti.


Il composito “resina-stuoia” è stato concepito come elemento realizzabile sotto forma di
lastre piane e di lastre ondulate, in modo da permettere impieghi diversi.
Le lastre piane, utilizzabili per tamponamenti, rivestimenti, tramezzi, pavimentazioni, pos-
sono assumere varie forme e dimensioni, oltre quella quadrata e rettangolare, a seconda delle
esigenze di applicazione. È tuttavia necessario prevedere un fissaggio ad una struttura di
sostegno disposta ad un interasse massimo di 40 cm.
Le lastre ondulate, utilizzabili per manti di copertura, ma anche per rivestimenti di faccia-
te, costituiscono un elemento di grande interesse per le seguenti ragioni:
l’enorme diffusione dei prodotti “a lastra ondulata” nei PVS;
la facilità di realizzazione e di posa in opera unita ad un’estrema leggerezza e alla ver-
satilità di impiego;
la razionalità funzionale dell’elemento che acquisisce dalla sua forma più che dal suo
spessore.” (3)

Elementi di volte in gesso e fibre vegetali

“Il gesso costituisce un legante producibile con procedimenti molto semplici, che com-
portano un basso dispendio energetico, partendo da una roccia di facile reperibilità ed agevo-
le estrazione.
Le fibre vegetali rappresentano una risorsa rinnovabile molto diffusa nelle aree tropicali,
dove con pochi trattamenti può essere sviluppata la loro coltivazione su terreni marginali e l’e-
strazione anche con lavorazioni artigianali.

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L’impiego del gesso e delle fibre vegetali si adatta a diverse forme produttive, da quelle in
autocostruzione a quelle a piccola scala industriale, grazie alla buona attitudine di questi mate-
riali ad assumere la forma voluta ed alla possibilità di migliorare le caratteristiche dei manu-
fatti tramite il ricorso ad additivi, a trattamenti superficiali ed a rinforzi. Inoltre, si tratta di
materiali non nocivi.
Scopo della ricerca era di realizzare elementi di copertura a forma di volta, autocostruibi-
li, caratterizzati da basso spessore, basso costo e basso contenuto energetico, per unità
ambientali di piccole dimensioni, aggregabili e componibili.

Coperture con elementi di volte sottili a padiglione, preparati utilizzando


il materiale composito gesso-sisal

Gli elementi della volta sono stati progettati e sperimentati secondo due tipologie diversa-
mente finalizzate:
- spicchi per volte a botte con elementi complementari per la chiusura di testate;
- spicchi per volte a padiglione, integrabili con elementi complementari per coprire
piante rettangolari allungate.

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Questa ricerca costituisce lo sviluppo di altre sperimentazioni di elementi di gesso-sisal,
che è avvenuto attraverso la realizzazione di prototipi di volte a padiglione e a botte con le tesi
di laurea di F. Antonio, G. P . Mellino e P. Di Vittorio.”(4)

Parete in blocchi ventilati

Una parete o una frazione di parete possono essere realizzate con blocchi ventilati in cal-
cestruzzo.
La loro forma particolare consente un’ottima ventilazione, garantendo la privacy all’inter-
no dell’abitazione.
I blocchi possono essere prodotti in autocostruzione sia con casseri artigianali in lamiera
sia con blocchiere manuali. Il loro assemblaggio non richiede particolari capacità costruttive.
La parete può essere integrata con una rete antizanzara

Blocchi in calcestruzzo producibili con una pressa manuale (o con casseri artigianali),
progettati per realizzare pareti traforate per la ventilazione

La parete a blocchi ventilati è ottima per i climi caldo-umidi: può rispondere anche alle
esigenze dei climi misti, dove si presentano periodi con temperature sotto il limite di comfort
o in presenza di tempeste di sabbia, se integrata con pannellini mobili realizzati con un
telaietto in legno e con un tamponamento con materiali isolanti (materassini di fibre vegeta-
li o di ovatta sintetica, come quelli delle imbottiture delle giacche a vento o dei piumini). Il
pannello, così realizzato, viene collocato, secondo necessità, su guide metalliche posate in
corrispondenza del lato inferiore e superiore della parte di muro ventilato.
Il progetto è di Giorgio Ceragioli e di Nuccia Comoglio, per insediamenti di volontari a

39
Belet-Wen, Qorioley e Jalalaksi, in Somalia, nell’ambito del programma del Ministero degli
Affari Esteri italiano a favore dei rifugiati (1981).

Infissi a pannelli verticali in legno orientabilli

L’infisso é costituito da pannelli di legno verticali, ruotanti su un perno che ha sede in un


semplice listello di legno ancorato sul lato superiore e su quello inferiore del vano finestra. Il
pannello di legno ruota manualmente e permette di regolare l’ingresso dell’aria e della luce.
E’ adatto a climi caldo-umidi. Per rendere durevole il semplice meccanismo é opportuno
fissare il perno al pannello inserendo una sottile fascia di lamiera metallica.
I pannelli possono essere lasciati al naturale o dipinti con colori chiari.

Il progetto é di Nuccia Comoglio per un centro sociale nel Tamilnadu (India), nell’ambito
di un progetto integrato di sviluppo promosso dal CICSENE e cofinanziato dalla Comunità
Europea (1986).

Serramento a lamelle orientabili in legno per dosare la quantità di ventilazione voluta

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Laboratorio Habitat a Ziniaré (Burkina Faso)

In un progetto curato dalla LVIA con il CICSENE e con la Scuola di specializzazione in


“Tecnologia, architettura e città nei Paesi in via di sviluppo”, nei primi anni novanta, sono
state proposte cinque tipologie di case sperimentali per l’habitat urbano di Ziniaré.
Obiettivo del progetto è stato quello di migliorare, per quanto possibile, la tipologia abita-
tiva della zona, appoggiando processi costruttivi avviati da artigiani-muratori locali che uti-
lizzavano già materiali non tradizionalmente usati in passato.
Si tratta di un “Laboratorio Habitat”, che intendeva proporre e mettere a confronto diver-
si modelli di abitazione. Su questi progetti e sulla loro edificazione è stato impostato un moni-
toraggio delle fasi di approvvigionamento dei materiali, un confronto con le opinioni dell’u-
tenza e un rivelamento dei dati di comfort termoigrometrico, acustico e illuminotecnico, oltre
che dei dati fisico-tecnici delle strutture.

Proposte di porte rinforzate da fare con profilati e vari tipi di lamiera di acciaio, composti
con semplici operazioni di saldatura, progettati da Corrado Minervini, all’interno del
programma LVIA-CICSENE di case sperimentali a Ziniaré in Burkina Faso

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Le caratteristiche dei cinque prototipi sono:
- costruzione in blocchi di calcestruzzo con copertura in tegole di cemento;
- costruzione tradizionale in banco a pianta rettangolare con copertura in lamiera ondulata;
- costruzione in blocchi di laterizio, con copertura in tôle back;
- costruzione in mattoni in terra stabilizzata, con copertura in tegoloni di calcestruzzo;
- capanna tradizionale in banco (tipo mossi) con copertura in vegetali, a pianta rotonda.

Proposta progettuale per una scuola professionale di tecniche costruttive e


di autocostruzione

Si vuole presentare brevemente ora un progetto di scuola, che sembra interessante per-
ché in esso sono applicate varie tecnologie edilizie a basso costo e diverse soluzioni utili dal
punto di vista bioclimatico ed ecologico.

Planimetria della scuola in progetto a La Paz de Carazo in Nicaragua:


1. laboratori, 2. aule di lavoro, 3. segreteria, 4. presidenza,
5. aula magna, 6. camere, 7. cucina,
8. zona per mangiare, 9. biblioteca, 10. servizi

La scuola, progettata in una tesi di laurea, è un centro di formazione per l’edilizia per gio-
vani, localizzato a La Paz de Carazo in Nicaragua; l’edificio della scuola stessa tende ad esse-
re un esempio che in se stesso propone e rende evidenti le soluzioni costruttive da insegnare.

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Frequentandola, non solo si imparano le tecnologie, ma si sperimenta anche la possibili-
tà di lavorare in autocostruzione; inoltre, poiché numerose tecnologie costruttive a basso costo
si basano sull’impiego di materiali vegetali, è previsto, annesso ad essa, un campo sperimen-
tale dove gli allievi stessi imparano a coltivare le piante utili. Nel progetto è prevista anche la
presenza di un impianto di fitodepurazione e di un sistema fotovoltaico.
I materiali usati per la costruzione sono la terra (materiale del quale nella zona è fatta la
maggior parte delle case), il bambù ed il legno (anch’esso molto usato); invece, sono utiliz-
zati al minimo i materiali “non naturali”, come il cemento (per le fondazioni) e il ferro (per le
giunzioni).
La gente in Nicaragua ha una pratica nell’autocostruzione antica e diffusa; se avesse delle
conoscenze più aggiornate sull’argomento, potrebbe usufruire al meglio di soluzioni innova-
tive e difendersi dagli eventi sismici, che in questo paese sono frequenti.
Per far conoscere le tecnologie “ibridate” e l’autocostruzione, potrebbe essere utile la dif-
fusione di scuole tecniche come questa, scuole dove si possa insegnare a costruire in modo
sostenibile ed economico. Nella proposta si pensa ad una scuola riconosciuta dallo stato di
durata triennale, da seguire dopo la scuola secondaria, quindi per ragazzi più o meno sui 15
anni, che possono imparare così una professione.

Vista assonometrica della scuola professionale dal lato del dormitorio

La zona scelta è a metà strada tra la capitale Managua e la seconda città del paese, Léon.
Il terreno si trova vicino al paese ed è in pendenza; sono possibili gli allacciamenti per l’ac-
qua, per l’elettricità e per il telefono. La zona è ricca di piante di bambù, che raggiungono
anche i 25 m di altezza.
Tenendo conto del clima, la planimetria e le costruzioni della scuola risultano molto aper-
te. Le aule sono tettoie aperte, dove le pareti divisorie si possono spostare secondo quello che
serve ai diversi corsi durante l’anno. I laboratori sono chiusi, ma inseriti il più possibile nelle
aule.
Il dormitorio che accoglie una parte degli studenti è a poca distanza. La cucina è chiusa,
ma la zona per mangiare è aperta; la biblioteca come anche le stanze sono chiuse, ma un cor-
ridoio aperto accompagna la successione delle porte delle camere.
L’aspetto bioclimatico è stato studiato attentamente per rendere il più confortevole possi-

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bile la scuola, cercando di sfruttare al meglio la ventilazione e nello stesso tempo proteggen-
do le aule con delle piante di varia altezza.
L’orientamento generale è nella direzione nord-sud: questo impedisce che la radiazione
solare incrementi molto la temperatura ambientale interna. Le falde dei tetti, attraverso com-
pluvi, scaricano l’acqua dove inizia un percorso di utilizzazione di essa
Nelle aule saranno tenute le lezioni teoriche delle materie che potrebbero essere previste
per i corsi di studio: storia, attualità, rispetto per l’ambiente, tecniche costruttive sostenibili,
educazione igienico-sanitaria, coltivazione sia di materiali costruttivi sia di piante alimentari,
rispetto della natura, fitodepurazione, energie alternative, artigianato, costruzione di ponteg-
gi, ecc.

Questa proposta e il progetto sono oggetto della tesi di laurea discussa da Stefano Polo nel
dicembre 2002 (relatore prof. Massimo Foti - II Facoltà di Architettura di Torino)

La progettazione bioclimatica

Si può migliorare, a volte anche parecchio, il modo di vivere dentro le costruzioni che si
fanno, se si riesce ad assicurare ad esse un ambiente interno più confortevole.
In realtà, spesso i climi dei Paesi in via di sviluppo sono poco piacevoli. Molti di questi
paesi si trovano in zone climatiche caratterizzate da clima caldo-secco o da clima caldo-
umido.
Bisogna dire che, nel tempo, nei luoghi con climi poco propizi si sono sviluppate tecniche
ed accorgimenti per difendersi dal clima o per sfruttarne i vantaggi, veramente geniali. Si sono
avuti risultati sorprendenti, che vengono studiati e portati come esempio di soluzioni in accor-
do con il clima.
Ma, dalla fine dell’800, la situazione è andata via via cambiando. Molte di queste solu-
zioni vengono trascurate; tanta gente si sposta nelle grandi periferie urbane, costruendosi
un’abitazione alla meglio, usando i materiali che trova; quando si adottano le tecniche costrut-
tive dei Paesi sviluppati, queste vengono impiegate senza nessuna attenzione al clima (come
risultato, a volte, si fa grande spreco di aria condizionata).
D’altra parte, negli ultimi decenni si sono sviluppate varie discipline che studiano il clima,
le varie caratteristiche delle zone climatiche, come progettare in modo sensato, perché si viva
in modo accettabile nelle architetture, anche in presenza di climi difficili.

Nelle Scuole di architettura o di Ingegneria dei nostri paesi, le conoscenze di progettazio-


ne bioclimatica vengono insegnate in modo organico. Si tratta ora di compiere, anche qui, una
ibridazione.
Cioè, partendo dalle tecniche presenti nella tradizione costruttiva dei vari Paesi, recupe-
rarle, studiarle e poi integrarle, perfezionarle con le conoscenze scientifiche più aggiornate
che si hanno in fatto di progettazione bioclimatica.
Questa sarebbe una vera ibridazione basata soprattutto sulle conoscenze; importantissima
per dare condizioni di vita meglio accettabili dentro gli edifici.
Non si vuole trattare a lungo questo tema; ci soffermerà solo a dare qualche spunto utile
per rendersi meglio conto della problematica. Su questi temi i libri sono molti, semplici e chiari.

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Il criterio da seguire è comunque quello di sfruttare la metodologia dei “sistemi solari pas-
sivi”, cioè sistemi che utilizzano i vari componenti edilizi (muri, finestre, solai, tetti), per cap-
tare, accumulare e distribuire all’interno dell’edificio l’energia termica solare, oppure di rac-
cogliere, fare circolare le correnti di aria fresca, senza ricorrere a forme di energia conven-
zionale (come l’energia elettrica), ma sfruttando in particolare le forme, le tecniche, i mate-
riali, con cui si costruisce l’edificio.
Nei luoghi caldi (o nei luoghi temperati, d’estate) è importante difendersi dal sole attra-
verso elementi di ombreggiamento e nello stesso tempo consentire alle brezze fresche o all’a-
ria fresca notturna di penetrare e circolare all’interno degli ambienti.

Sistemi di schermatura

La prima strategia da adottare è, naturalmente, quella di evitare che la radiazione solare


riscaldi troppo l’edificio, bloccandola in qualche modo prima che essa vada a colpire le super-
fici che all’esterno delimitano lo spazio interno da proteggere, in modo da evitare che tali
superfici aumentino la loro temperatura e trasmettano poi il calore verso l’interno.
La radiazione solare può, in particolare, penetrare meglio attraverso le superfici traspa-
renti, riscaldare i muri, i pavimenti, i solai e poi restare intrappolata dentro, perché l’effetto-
serra ne impedisce in gran parte la successiva riemissione verso l’esterno.
Per difendere l’edificio, vengono usati vari accorgimenti: ombreggiarlo con aggetti, scher-
mi, pareti frangisole, tende, vetri speciali, ecc., ma anche con alberi, con rampicanti, cercan-

La ventilazione incrociata si ha quando esiste una certa differenza di pressione tra due lati
opposti di un determinato ambiente, dove sono poste le aperture

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do soprattutto di bloccare la radiazione all’esterno.
Naturalmente, è poi necessario agire anche sull’edificio in quanto tale, scegliendo mate-
riali adeguati (ad esempio, con particolari caratteristiche di isolamento termico) o con colori
adatti a respingere la radiazione.

Fondamentale, nei climi caldi è l’estrazione del calore attraverso la ventilazione naturale.
Essa si può ottenere, in primo luogo, per una differenza di pressione dovuta all’effetto del
vento sulle facciate dell’edificio, dove sono sistemate delle aperture. Si potranno avere varie
soluzioni: la ventilazione incrociata, l’aspirazione statica oppure le torri del vento. Queste
soluzioni sono presenti nell’architettura tradizionale dei paesi tropicali fin da tempi antichi;
ibridandole con le conoscenze scientifiche oggi possedute, la loro utilità si moltiplica certa-
mente.
La ventilazione incrociata si ottiene quando le aperture di un ambiente sono situare in zone
con pressione opposta.
L’aspirazione statica si verifica quando il vento provoca una differenza di pressione inter-
na, attraverso l’aspirazione generata usando dispositivi situati sulle coperture degli edifici,
richiamando aria dalle aperture poste nella parte inferiore.

Le torri del vento captano e convogliano le brezze estive all’interno di un edificio

Le torri del vento, poi, sono vere e proprie piccole torri con delle aperture in sommità,
orientate nella direzione delle brezze dominanti, che hanno il compito di incanalare il vento
verso le zone basse degli edifici.
La ventilazione naturale si può ottenere anche in un altro modo, utilizzando una differen-
za di temperatura e di pressione dell’aria, che produce un risultato chiamato effetto camino.

Nell’effetto camino si determinano movimenti dell’aria, dovuti alla differenza


di temperatura e di pressione

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Questo effetto aumenta con le differenze di temperatura tra l’interno e l’esterno, con la diffe-
renza tra la distanza in altezza tra l’apertura in entrata e quella in uscita, oppure quando l’a-
rea dell’apertura in uscita sia maggiore di quella in entrata.

Si è voluto appena accennare a queste problematiche; si sono scelti come esemplificazio-


ni argomenti che hanno trovato lunga applicazione nell’architettura dei paesi caldi già da
tempi molto antichi (anche se i nomi che vengono dati oggi alle varie soluzioni sono recenti).
Per tenendo conto del cambiamento nei modi di costruire, nei materiali, nelle situazioni,
applicando le conoscenze scientifiche e tecnologiche che oggi si hanno, sarebbe certo possi-
bile dare agli spazi interni e, quindi al modo di vivere, un aiuto sostanziale.

(3) da: Canavesio Giovanni, Mostra di tecnologie ibridate, Torino, 1996.


(4) da: Canavesio Giovanni, Mostra di tecnologie ibridate, Torino, 1996.

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TECNOLOGIE PER LA VITA QUOTIDIANA

Come progettare

Il titolo del capitolo può apparire o troppo generico o troppo pretenzioso. Generico: per-
ché cosa si può raccontare sulle tecnologie per la vita quotidiana, semplici e a basso costo,
considerando la grande varietà di modi di vita, di tradizioni, di materiali, ecc. che si hanno nei
diversissimi Paesi in via di sviluppo?
La risposta è che anche in questo capitolo si seguirà la linea già scelta per gli altri: offrire
solo qualche idea sulle possibilità tecnologiche che si hanno oggi, in base alle nuove cono-
scenze, ai nuovi modi di lavorare, da cui ciascuno può poi trarre spunti e stimoli per realizza-
re qualcosa di utile.
Quanto al fatto che possa essere giudicato pretenzioso trattare di tecnologia per la vita quo-
tidiana, in riferimento a tali Paesi, quando l’elemento di confronto sono le tecnologie che per
essa si usano nei Paesi sviluppati (ad esempio, frigorifero, lavatrice, lavastoviglie, videoregi-
stratore, arredo a volte elaborato, giocattoli supertecnologici, computer, lampade, ecc.), si
ricorda che qui l’obiettivo è proprio di parlare solo di cose semplici, fondamentali, utili, per-
ché troppe volte sono proprio queste che mancano.

Può avere un senso, quindi, parlare di “tecnologie ibridate”, anche trattando di vita quoti-
diana?
Certamente sì: ibridare una tecnologia è in primo luogo saper pensare, saper progettare
delle cose con le conoscenze che abbiamo oggi; in condizioni, però, più o meno al limite.
Progettare, sapendo di dovere limitarsi in tante cose, è più difficile. Ma proprio per questo
dovrebbe essere più stimolante: ci vuole più bravura a lavorare bene su cose difficili.
In linea generale, chi progetta con le conoscenze attuali è preparato ad avere presenti gli
esempi della produzione industrializzata, ha presente solo un certo tipo di destinatario. Dove

Culla con i sostegni in bambù

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si insegna oggi a progettare, infatti, molto raramente si propongono temi che possono inte-
ressare i Paesi poveri.
Ibridare una tecnologia, però, significa anche partire da quello che localmente esiste già,
per migliorarlo, per renderlo più efficiente; tra l’altro, quello che si usa tante volte, luogo per
luogo, è veramente geniale, per la forma, per l’impiego che si fa dei materiali, per il modo di
utilizzarlo, ecc.
Quindi, se si vuole ibridare per la vita quotidiana, esiste anche il problema di conoscere le
realtà per le quali ci si vuole impegnare; e, naturalmente, amare queste realtà e le persone che
le vivono.

L’arredo

Qui verranno presentati alcuni esempi di cose utili, che per un verso o per l’altro presen-
tano qualche motivo di interesse, ma senza nessuna pretesa di sistematicità o di completezza.
Si inizia proponendo qualche elemento recente di arredo, costruito in bambù.

Poltrona in bambù

Letto realizzato con grosse canne di bambù

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Sedia in bambù ad incastri

Naturalmente in questo campo il bambù ha una tradizione antica e quindi, forse, non si dice
niente di nuovo: sedie, tavoli, poltrone, letti, scaffali, ecc. in bambù esistono da tempo imme-
morabile
Ma oggi anche il bambù può essere lavorato con idee nuove, con tecniche nuove, e può
aiutare a risolvere meglio vari problemi.
Sul legno il discorso è simile; quante cose con esso si sono da sempre autocostruite per la
casa, ma quante altre se ne possono fare! L’uso di un collante, di un giunto, di una staffa, che
prima non erano conosciuti, possono permettere tante cose diverse.
Il piccolo elemento che ibrida una lavorazione tradizionale del legno può essere anche di
importazione, se costa poco, se è leggero, e quindi si può avere e trasportare facilmente; ma
se ne capisce l’utilità, a volte potrebbe anche essere prodotto sul posto.
Il suo uso può essere determinante per fare elementi diversi, usando il legno in quantità
minori, costruendo un arredo più resistente.
La tecnologia del legno per produrre arredi a basso costo, automontabili, componibili ha
fatto passi da gigante nei Paesi sviluppati. Perché non appropriarsi di questo tipo di esperien-
za e riproporla, adattandola, dove può essere utilizzata bene.

L’igiene

L’igiene personale non deve essere una prerogativa di chi vive nei Paesi sviluppati.
Tutti devono avere la possibilità di accedervi. Spesso il problema è a monte ed è determi-
nante: la carenza di acqua, che comunque dovrebbe essere affrontata con l’impegno di tutti.
Anche se l’acqua c’è, molte volte poi, non arriva nelle case. Per questo si dovrebbe fare
qualcosa, quando le condizioni lo rendono possibile. In certi casi, si potrebbero anche attrez-
zare alcuni blocchi per l’igiene, in punti comunitari di distribuzione dell’acqua.
Comunque, per quanto riguarda gli apparecchi igienici a basso costo da impiegare all’in-

50
Lavello autocostruibile in ferrocemento

terno degli alloggi, ci sono varie proposte interessanti, per autocostruirli, anche quando si trat-
ta di interventi di edilizia abitativa di una certa consistenza, dove si prevede un’autocostru-
zione parziale. Esistono esperienze di elementi realizzati con plastiche rinforzate con fibre, da
preparare in autocostruzione, che possono essere destinati ad usi diversi.
Altro materiale utile è il cemento rinforzato con una leggera rete di acciaio (il ferroce-
mento) o anche con materiali vegetali, che può permettere di autocostruire vari apparecchi
igienici.
Discorsi simili si possono fare per i lavelli delle cucine. Qui si presenta un esempio tratto
da un opuscolo del CEPD (Centro de Pesquisos e Desenvolvimento) e dal BNH (Banco
Nacional de Habitaçao) del Brasile, che è proprio relativo alla preparazione di un lavello.

Il lavello in ferrocemento durante la preparazione

51
Le cucine

Il problema del cucinare nei Paesi in via di sviluppo è spesso al centro dell’attenzione per
vari motivi. O si parla della grande quantità di legna che viene consumata per fare questo; o
si parla dei metodi scarsamente efficienti che spesso vengono impiegati; o viene dato un certo
rilievo alle varie novità in campo di cucine o di forni solari.
Le tre cose sono in qualche modo collegabili: l’uso di cucine o di forni solari (da produr-
re con materiali a basso costo e presenti sul luogo e possibilmente autocostruibili) potrebbe
permettere di cucinare senza troppi problemi, riducendo l’uso di materiali vegetali per questo
fine e dando una discreta efficienza al cucinare.
D’altra parte, anche se non si volesse o potesse ricorrere alle cucine solari, è possibile fare
qualcosa per migliorare i modi tradizionali di cucinare: e proprio di questo qui si vuole fare
un cenno, presentando qualche proposta (trovata sul sito dell’ITDG) per migliorare dei for-
nelli tradizionali. Il miglioramento non è pensato solo per consumare meno combustibile, ma
anche per ridurre la quantità di fumo emesso, che annerisce pareti e soffitti e rende meno pia-
cevole la vita sociale, che spesso accompagna il cucinare. Questi fornelli, oltre a ridurre il
fumo, cercano di accumulare calore in se stessi, di controllare il tiraggio, di essere resistenti
(ad esempio, sono in metallo), di permettere l’uso di diversi combustibili.

Fornelli di cottura migliorati

Cucine e forni solari

Se si passa alle cucine solari il discorso è ampio e, certo, va al di là di questa breve tratta-
zione.
Le cucine solari sono diventate in qualche modo una curiosità, una moda anche nei Paesi
sviluppati. Si legge in un sito Internet: “Cuocere con fornelli azionati dal sole è diverso, diver-
tente e proprio ogni piatto che si desidera fare può venire preparato. Bisogna concedersi un

52
po’ di tempo in più di quello che può essere necessario se si cuoce con il gas o l’elettricità, ma
tenetevi pronti per qualcuno dei cibi più gustosi che potete mai aver assaggiato. Si può anche
preparare il cibo durante il giorno ed averlo ancora caldo la sera, usando insieme una scatola
termica”

Le tre tipologie di cucine solari: cucine a cassetta,


cucine a concentrazione, cucine a collettori

Se si vuole fare una classificazione delle cucine solari, esse possono essere divise in tre
tipi:
- cucine a cassetta: sono cassette isolate con una copertura in vetro, spesso con un piano
riflettente di cui si può adattare la direzione; i fornelli a cassetta sfruttano sia la radiazione
solare diretta che quella diffusa; esse richiedono scarsi interventi da parte dell’utente; sono
caratterizzate da risultati termici ampiamente divergenti;
- cucine a concentrazione: concentrano direttamente la radiazione solare sul punto di cot-
tura; esse sono molto efficienti, ma richiedono attenzione da parte dell’utente per tenerle sem-
pre allineate con i raggi del sole; forniscono buoni risultati;
- cucine a collettori: sono fatte di due parti, un collettore per raccogliere calore ed un piano
di cottura per sfruttare il campo; queste attrezzature sono efficienti e fanno uso sia della radia-
zione solare diffuse che di quella diretta; esse sono tuttavia molto difficili da costruire.
(dal sito: www.solarcookers.co.za)

Stanno avendo un grande sviluppo pure i forni solari, che si basano anch’essi sull’azione
dei raggi del sole, ma esplicano un ruolo simile a quello dei forni tradizionali (si possono cuo-
cere pane, pizze, carne, pesce, ecc.)
Anche con il più semplice dei forni solari si possono cuocere molti cibi senza fatica, senza
consumare combustibile.Un forno solare deve:
- raccogliere e indirizzare la radiazione solare;
- trasformare la radiazione solare in calore;
- trattenere all’interno la maggior quantità possibile di calore.
In una giornata soleggiata con cielo limpido, la temperatura nei forni più semplici può
facilmente arrivare a 85-90°C, sufficienti per cuocere pesce o verdura; è possibile però rea-
lizzare forni più elaborati, che raggiungono temperature più elevate, dove quindi si cuoce bene
anche la pizza o il pane.
La temperatura varia a secondo dell’intensità della radiazione solare e della temperatura

53
Forno solare costituito da una scatola di legno verso l’esterno, da uno strato isolante
verso l’interno e da una lastra di vetro che copre la scatola.
Sulla scatola è incernierato un coperchio rivestito di materiale riflettente, che può essere
ruotato per meglio far convergere i raggi del sole

esterna: per l’uso efficiente di un forno solare è importante la limpidezza del cielo, perché la
sua velatura è dovuta a vapore acqueo, fumi, polveri che assorbono gli infrarossi solari e osta-
colano un buon riscaldamento.
L’uso efficiente di un forno è semplice: va esposto al sole, orientandolo in modo da far
entrare la maggior quantità possibile di luce e alzando e abbassando il piano riflettente in
modo da aumentare l’irraggiamento (ad esempio, come nel tipo presentato in figura, trovato
sul sito Internet dell’ITDG) Si lascia scaldare, in genere, il forno prima e poi vi si mette il
cibo e si aspetta che sia cotto. È meglio mettere il cibo in una pentola o in una teglia nera; è
utile coprire questa con un coperchio, nero ovviamente (anche perché il calore rilasciato dai
cibi appanni meno la faccia interna del vetro del coperchio). Di tanto in tanto si sposta il forno
per seguire lo spostamento del sole.

La refrigerazione

La refrigerazione gioca un ruolo molto importante nei Paesi in via di sviluppo, in primo
luogo per la conservazione di cibo e altro ed, eventualmente, anche per regolare la tempera-
tura all’interno degli edifici
Si cerca di ottenere temperature più basse per tanti motivi: si possono conservare meglio
la frutta, i fiori, le verdure, il latte, la carne, ecc., ma anche si possono conservare il sangue,
i vaccini e le medicine negli ambulatori e negli ospedali.

54
La refrigerazione di cibi, medicine, ecc. può essere ottenuta in diversi modi. In questo caso
è previsto uno sfruttamento passivo dell’energia solare

La refrigerazione può essere ottenuta anche ricorrendo all’uso di pannelli fotovoltaici

Il raffreddamento può essere ottenuto in diversi modi. Considerando che nei Paesi in via
di sviluppo ci sono vaste aree senza impianti di elettricità (o se ci sono non sono affidabili), è
necessario ricorrere a metodi alternativi basati soprattutto su uno sfruttamento passivo dell’e-
nergia solare. Quest’ultimo campo disciplinare negli ultimi decenni ha fatto passi da gigante
nelle conoscenze acquisite e quindi non dovrebbe essere difficile ottenere buoni risultati. Ma
è anche possibile usare il fotovoltaico per attivare processi di refrigerazione.

55
L’essiccamento dei cibi

L’essiccamento è un metodo ampiamente usato nei Paesi in via di sviluppo per conserva-
re i cibi. Si espongono, normalmente, i cibi al sole per farli essiccare; ma questo viene fatto
senza particolari attenzioni (vengono posati ad essiccare sui tetti, sui pavimenti esterni, sulla
terra).

Essiccatoio per i cibi, costituito da un telaio in legno coperto da polietilene trasparente.


Sul terreno vi è un foglio di materiale dipinto di nero e un appoggio su cui posizionare i cibi

Piccolo essiccatoio in legno di dimensioni ridotte, con un foglio trasparente


sopra e fori in basso per la ventilazione

Sempre sfruttando le conoscenze più recenti sull’uso dell’energia solare è possibile pro-
gettare vari tipi di essiccatoi, che possono garantire il raggiungimento di una temperatura più
alta, una maggiore igiene, la protezione dalla pioggia ad un costo basso.
Nell’esempio, che viene proposto in figura, si ha un foglio trasparente di polietilene su un
semplice telaio in legno a forma di capanna (il foglio di plastica è bene che sia del tipo che
non ingiallisce al sole). Su terreno o su un pavimento, sui quali ci si appoggia, vi è un foglio
di un materiale di colore nero, che funziona da collettore. Il cibo da essiccare viene posto su
un piano sollevato dal terreno.

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Sui bordi, in basso, il polietilene resta sollevato un po’ dal terreno per permettere una leg-
gera ventilazione.
È possibile costruire anche essiccatoi piccoli. Quello presentato nell’altra figura è costi-
tuito da una scatola di legno, con uno strato di materiale isolante sotto il piano dove si posa-
no i cibi e con una rete metallica su di esso, sulla quale si mettono i cibi da essiccare; il tutto
è coperto da un foglio di polietilene trasparente. Sono previsti anche dei fori per la ventila-
zione.

L’allevamento

Sulle gabbie usate per l’allevamento degli animali domestici si presenta qualche cosa di
originale; ancora questa volta gli esempi che si portano sono fatti in bambù.
Si vede in una delle figure presentate un recinto per maiali, semplice, ma probabilmente
resistente per la sua forma curvata; nell’altra figura c’è una gabbia per polli, con una forma a
capanne accostate.

Recinto per maiali in bambù

Gabbie per polli in bambù, in Thailandia

57
Una tenda

La vita quotidiana riguarda naturalmente infiniti oggetti o strumenti con i quali abbiamo a
che fare giornalmente, ma qui non vuole ancora allargare il discorso.
Si mostra solo una di queste infinite cose che ci si può trovare a dover usare: una tenda a
lamelle. La tenda a lamelle, da porre alle aperture, è molto utile per oscurare, per difendersi
all’interno dai raggi del sole, o per farli passare; o può servire per impedire la visuale dall’e-
sterno verso l’interno.
Nell’esempio che si propone questa tenda è fatta di fascette di bambù, che sono unite con
una cordicella, che permette di ruotarle, orientandole.

Tenda a lamelle in bambù

Il gioco dei bambini

Per chiudere questo capitolo, non possiamo dimenticare i bambini. Anche per loro si
potrebbero realizzare tante cose utili, sfruttando qualche tecnologia ibridata.

Altalena con il seggiolino in canne di bambù

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Campo giochi, con capanne e scale realizzate in bambù

Campo giochi con elementi vari in bambù

Qui fermandosi solo al livello del gioco, si propongono due esempi relativi a campi per il
gioco.
Ancora in questi esempi si vede l’uso del bambù. In essi vi sono passerelle, scale, capan-
ne; ma la strada alla fantasia è aperta: si potrebbero pensare innumerevoli altre forme e attrez-
zature.
E ancora per i bambini, c’è prima un’altalena in cui il seggiolino è fatto in bambù.

59
TECNOLOGIE PER I TRASPORTI

Spostarsi: un problema

Il problema dei trasporti nei Paesi in via di sviluppo è certamente impegnativo.


Spesso non vi sono strade vere e proprie, ma ci si trova in presenza di piste o di sentieri,
con scarsa segnaletica. Avendo auto adeguate è, in qualche modo, possibile percorrerle.
Quando si costruiscono strade, però, molte volte esse sono fatte con scarsa competenza ed
i risultati sono in genere poco rassicuranti.
Come è risaputo, le linee ferroviarie sono assenti e quando esisteva qualche linea costrui-
ta in epoche coloniali, essa o è stata chiusa o oggi è ridotta in condizioni pietose.
Per quanto riguarda i trasporti aerei, è chiaro che essi possono servire una fascia molto
ristretta di popolazione.

Per aiutare la gente si dovrebbe, invece, pensare di agire sui mezzi di trasporto tradizio-
nali, per migliorarli anche attraverso una ibridazione tecnologica.
Ad esempio, per il trasporto animale, si potrebbero costruire rimorchi con caratteri di mag-
gior leggerezza, di più ampia capacità di carico, di migliore scorrevolezza.

Le biciclette

Ma un settore dove appaiono esservi ampie possibilità di miglioramento, è certo quello


delle biciclette.
Intanto, esse potrebbero essere facilmente adeguate per trasportare carichi più ingombran-
ti. Si presentano, in proposito, due proposte (riprese dal sito dell’ITDG): in un caso è stato
inserito un pianale ampio al di sopra della ruota posteriore, nell’altro sono stati realizzate due
basi di appoggio, da sistemare simmetricamente rispetto alla ruota posteriore.

Pianale di carico (lungo fino a 80 cm), collocato sul prolungamento


di una normale bicicletta

60
Bicicletta con una struttura applicata posteriormente, che regge due piccoli piani di carico
disposti simmetricamente ai due lati della ruota posteriore

L’uso di rimorchi, da far trainare alle biciclette, potrebbe permettere di trasportare carichi
più grandi di merci. Ma, sempre per usarli come rimorchi, potrebbero essere costruiti altri
mezzi specializzati, come ad esempio, piccole ambulanze per il trasporto dei malati.

Rimorchio da collegare ad una bicicletta per il trasporto di persone, merci o animali,


costruito con tubi tagliati e saldati e con una rete metallica a maglie larghe

Per portare i bambini sulle bici, vi sono poi varie possibilità per migliorare la loro siste-
mazione.
È interessante una bicicletta in bambù progettata da un architetto vietnamita, la “bamboo-
clette”. Non si tratta di una semplice provocazione: è un mezzo che è proprio realizzato con
la speranza che possa ampiamente diffondersi.
Nel 1984 l’architetto vietnamita, Quasar Khanh, reinventò la bicicletta in bambù (ne era

61
Seggiolino in bambù per il trasporto di bambini in bicicletta (Cina)

stata già costruita una in Europa). Per sei anni egli aveva lavorato alla “bambooclette”. Essa
è un miscuglio di moderna tecnologia delle biciclette.
Tutte le singole parti della bicicletta sono prodotte da gruppi familiari, che lavorano insie-
me. Queste parti sono poi assemblate a Saigon (Città di Ho Chi Min).

Bicicletta in bambù e rattan (bambooclette), progettata


dall’arch. vietnamita Quasar Khanh

Particolare di articolazione della “bambooclette”

62
C’è, poi, il disegno di una bicicletta assai rudimentale, costruita in legno per trasportare
qualche sacco. Ma l’idea di costruire biciclette in legno è stata seguita anche in modo più per-
fezionato in Europa, da Tino Sana (naturalmente le parti meccaniche sono in metallo). Qui si
tratta, però, più che altro di un oggetto d’arte in versione per uomo o per donna, che si può
acquistare in rete.

Rudimentale bicicletta in legno usata per il trasporto di sacchi

Bicicletta in legno progettata, come oggetto d’arte, da Tino Sana


(acquistabile ora in rete), nella versione per uomo e per donna

63
Ponti e teleferiche

Se si ricorre ad iniziative basate sull’ibridazione tecnologica, si potrebbero tentare molti


possibili miglioramenti sui mezzi e sulle condizioni di trasporto, nei Paesi in via di sviluppo.
Avere ponti, passerelle, per superare torrenti o fiumi ridurrebbe molte volte le distanze.
E così se si riuscisse a migliorare il trasporto via fune, usando anche materiali vegetali, in
autocostruzione, si potrebbero risolvere situazioni di collegamento problematiche.
Sarebbe certo, poi, possibile fare molte ricerche sui trasporti via acqua. Questi in genere
offrono buone possibilità di spostamento soprattutto in tanti paesi privi di una rete stradale; e
vengono sfruttati anche discretamente; ma si potrebbe fare molto di più, sia per arrivare a
mezzi più efficienti, sia per rendere più razionale la loro organizzazione

Passerella con struttura in bambù in Colombia

Teleferica, il cui cesto può essere realizzato in bambù e con la fune in rattan

64
ALCUNI SITI INTERNET
utili per approfondire e per conoscere altri esempi

Le tecnologie a basso costo, semplici, facili da applicare anche in autocostruzione, in


genere, non vengono divulgate su pubblicazioni note e che hanno una distribuzione ampia.
Molto spesso, anzi, vi sono esperienze interessanti, che restano completamente scono-
sciute.
Esistono gruppi di associazioni o di centri di ricerca che si tengono informati a vicenda;
ma lo scambio resta confinato al loro interno.
Un modo, invece, efficace ed aggiornato per documentarsi su queste tematiche è quello di
ricorrere ad Internet. Si troveranno, così, numerosi siti, consolidati o in fase di avvio, artico-
lati o elementari, che contengono molte notizie utili.
Nella ricerca che è stata compiuta per questa pubblicazione, i siti trovati sono tanti; spes-
so, però su di essi si trovano informazioni specifiche, relative solo ad un aspetto particolare di
tecnologie utili per i Paesi in via di sviluppo.
Si è voluto fare una scelta, individuando alcuni siti, che sono presentati in questo capito-
lo, prendendo come criteri, che essi non fossero siti troppo settoriali, che avessero un caratte-
re consolidato, che potessero rivelarsi utili a chi vuole tenersi aggiornato su questi temi.
Si tratta di un po’ meno di trenta siti, in gran parte in inglese.
Di ogni sito, oltre al nome dell’organizzazione che lo cura, vengono dati indirizzo, nume-
ri di telefono, e-mail, ed una breve descrizione. Inoltre, a volte, viene segnalata qualche pagi-
na che all’interno del sito sembra offrire qualche interesse.
I siti sono presentati secondo l’ordine alfabetico del nome dell’ente o dell’associazione
che li gestiscono.

Associazione di Cooperazione Rurale in Africa e America Latina - ACRA

www.acra.it

Via Breda, 54 - 20126 Milano (Italia)


tel: +39 2 27000291 - fax: +39 2 2552270
e-mail: acra@acra.it

ACRA è una ONG laica che opera nel sud del mondo con programmi di cooperazione allo sviluppo, in partico-
lare, nel settore rurale. Lavora per e con i Paesi in via di sviluppo perché acquisiscano le conoscenze necessarie
allo sviluppo delle loro economie. ACRA è inserita in una ambito che la pone in relazione a varie associazioni
che perseguono lo stesso obiettivo: lo sviluppo delle comunità mediante l’apporto di competenze tecniche e pro-
gettuali, che siano in grado di affrontare i problemi alla radice e non solo di tamponare situazioni di emergenza,
coinvolgendo le potenzialità locali. Ogni progetto di ACRA nel campo della cooperazione rurale si ispira ad un

65
modello operativo ed organizzato tale da promuovere un intervento di tipo strutturale e partecipativo in cui la
risorsa umana è una componente fondamentale. Il radicamento nei territori dei promotori locali fa si che i pro-
getti si innestino sulle specificità del contesto sociale e culturale dell’ area di intervento impedendo il crearsi di
uno stato di dipendenza dall’aiuto esterno, che vanificherebbe i risultati di ogni azione.
http://www.acra.it/pagine/eas_links.htm
In questa pagina vi è un elenco piuttosto articolato delle ONG che si trovano in Italia.

Appro-Techno

www.appro-techno.com

Rue de la Rièze, 26 - B-5660 Cul-des-Sarts (Couvin) (Belgio)


tel: +32 (0) 60 377671 - fax: +32 (0) 60 377887
e-mail: s.deputter@appro-techno.com

Appro-Techno è una ditta che produce macchinari per la fabbricazione di mattoni in terra cruda. Propone siste-
mi completi di produzione a prezzi competitivi sul mercato soprattutto perché il suo prodotto è indirizzato ai
paesi in via di sviluppo. Collabora infatti con vari centri di divulgazione tecnica e scientifica che aiutano i paesi
più poveri.
Le loro macchine di produzione permettono l’uso di una numericamente ridotta forza lavoro qualificata e di una
manutenzione facile da fare anche per lavoratori dotati di pochi mezzi.
Nel sito vi sono le immagini e i dati tecnici delle varie presse proposte e foto di realizzazioni eseguite utilizzan-
do i loro macchinari.

Artech

www.artechenergia.it

Artech Publishing srl


Via Gramsci, 57 - 20032 Cormano, Milano (Italia)
tel: +39 02 66302904 - fax: +39 02 66302914
Divisione Vetro: www.glassonline.com - e-mail: artech@glassonline.com
Divisione Energia: www.artechenergia.it - e-mail: artech@artechenergia.it

La Artech Publishing pubblica riviste nel settore del vetro e dal 2000 alla Divisione Vetro si affianca la Divisione
Energia, con una serie di pubblicazioni che si occupano di ambiente, di energia pulita e delle fonti rinnovabili e
delle loro molteplici possibilità d’impiego e di sviluppo.
Le loro pubblicazioni comprendono un annuario e diverse riviste: “Energie rinnovabili”, “Energia Solare FV” e
“H2 Idrogeno & Celle a Combustibile”.
“Energie Rinnovabili” si occupa di tutte le fonti pulite e sostenibili che la natura ci offre: sole, vento, terra e
acqua. Attraverso articoli dal taglio tecnico-divulgativo garantisce un’informazione puntuale e dettagliata sulle
principali realizzazioni e sugli sviluppi della ricerca nel campo dell’eolico, del fotovoltaico, del solare termico,
del geotermico, del mini-idro, della biomassa, dell’energia dal mare, della cogenerazione e dell’architettura solare.

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“Energia Solare FV: tendenze, prodotti e tecnologie alla luce del sole” è dedicata all’energia solare. Tratta di foto-
voltaico e delle sue applicazioni, di sistemi combinati fra fotovoltaico e termico, di impianti e collettori solari.
“H2 Idrogeno & Celle a Combustibile” si occupa in maniera dettagliata ed approfondita dell’idrogeno e delle
celle a combustibile.
“Energie Rinnovabili Annuario” è un’ annuario dei fornitori di tecnologia, materiali, impianti e sistemi per l’u-
tilizzo di tutte le fonti di energia rinnovabile, ampio spazio è dedicato inoltre a temi attualissimi, quali l’energia
verde, la mobilità sostenibile e l’idrogeno e le celle a combustibile.
Nel sito si trovano indicazioni sugli ultimi numeri delle riveste, indice ed abstract degli articoli.

Bambus-Centrum Deutschland

www.bambus.de

Saarstrasse 3-5 - 76532 Baden-Baden (Germania)


e-mail: info@bambus.de
tel: +49 (0) 7221 5074-0 - fax: +49 (0) 7221 5074-80

Baumschule Eberts è un centro che si occupa della produzione di piante di bambù a livello commerciale: ven-
dono e danno consulenze su come organizzare il proprio giardino.
All’interno del sito si trovano, in particolare, la descrizione dei vari tipi di bambù esistenti e una galleria d’im-
magine sulle potenzialità applicative di questa specie.
Il sito si presenta interamente in lingua tedesca, con l’eccezione della parte dedicata agli oggetti realizzati in
bambù che è in inglese.
http://www.bambus.de/infos/1000/indexx.php
Questa è la pagina principale della galleria di immagini.

Building Advisory Service and Information Network - BASIN

www.gtz.de/basin

Nel sito non si trovano indicazioni su una possibile sede reale situata in qualche parte del
mondo. Sono però riportate le generalità delle organizzazioni che hanno fondato o che sono
diventate socie della rete di consulenza Basin con cui collaborano e pubblicano. Riportiamo
solo la e-mail e i numeri telefonici di Basin riferita all’istituzione GTZ, e rimandiamo alla
schedatura di GTZ per l’indirizzo postale.
tel: +49 6196 794212 - fax: +49 6196 797352
e-mail: gate-basin@gtz.de

Basin, rete consultiva di servizio e informazione sulle costruzioni, è stata creata con lo scopo di fornire indica-
zioni e consigli sulla tecnologia edilizia appropriata e di attivare collegamenti in tutto il mondo di “know-how”
tra organi di governo, mecenati, ricercatori, architetti, pianificatori, costruttori, produttori dei materiali da costru-
zione, che hanno bisogno di informazioni aggiornate e di consulenze sulla fabbricazione, sulle prestazioni e dis-
ponibilità delle novità, sulla tecnologia sviluppata in tutto il mondo e sull’amministrazione corretta da adottare

67
riguardo alle risorse locali.
Nel sito si trovano annotazioni bibliografiche sulle pubblicazioni dei soci, documenti completi, scaricabili in for-
mato pdf, le ultime edizioni del bollettino del Basin e informazioni sui progetti migliori che circolano nel sito e
dei soci. Gli articoli sono scritti in diverse lingue, francese, spagnolo ed inglese, ma uno stesso articolo può esse-
re presente solo in una delle tre lingue, riguardano la progettazione e le tecniche costruttive dei tetti, la fabbri-
cazione dei mattoni in terra cruda e cotta, dalla studio delle materie prime alla costruzione dei fornaci, studi su
cementi e calci da costruzione e manuali di carpenteria. Gli articoli, di cui è presente solo la bibliografia e un
abstract possono essere ordinati on line.
Dalla home page si può accedere, ciccando sulla scritta “partner” che si trova in alto nella pagina, all’elenco delle
organizzazioni che aderiscono a Basin. Ogni istituzione riporta le indicazioni della propria home page e dei pro-
pri riferimenti geografici.

Central Building Research Institute - CBRI

www.cbri.org

Roorkee - 247 667 - Uttranchal (India)


tel: +91 1332 72243 - fax: +91 1332 72272 / 72543
e-mail: director@cbrimail.com

Il CBRI, istituto principale di ricerca sulla costruzione, ha la responsabilità di generare, sviluppare e promuo-
vere la scienza e la tecnologia delle costruzioni al servizio del proprio paese. Aiuta le industrie edilizie e dei
materiale ad individuare soluzioni attuali, adatte ed economiche ai problemi di fornitura dei materiali, d’allog-
giamento rurale ed urbano, di risparmio energetico, di efficienza, di rischi d’incendio, di problemi strutturali e di
mitigazione dei disastri. Effettua la ricerca e lo sviluppo su tutte le problematiche legate all’edilizia, dalla pro-
gettazione alla velocità di costruzione, dall’utilizzo di materie prime a basso costo alla realizzazione un’edilizia
confortevole che rispetti l’ambiente.
Il sito, nonostante l’articolata ricerca e l’impegno pratico che l’istituto effettua, non è particolarmente ricco di
informazioni. Sono presenti solo indicazioni molto generali sulle loro attività svolte e in progresso, e gli artico-
li, da loro pubblicati e curati, sono presenti come riferimenti bibliografici senza alcuna spiegazione dei contenu-
ti. Il sito, però, potrebbe venire aggiornato ed ampliato.

The Centre for Alternative Technology - CAT

www.cat.org.uk

Machynlleth - Powys - SY20 9AZ (Gran Bretagna)


tel: +44 (0)1654 705950 - fax: +44 (0)1654 702782

Il CAT è un’istituzione che cerca di sensibilizzare la gente alle problematiche ambientali. I loro servizi includo-
no un centro d’accoglienza, in Gran Bretagna, provvisto di esempi reali che spiegano le loro ricerche ed idee,
pubblicazioni pratiche ed informative, un servizio di consegna di libri ordinabili on line, servizi educativi per le
scuole, consulenze e corsi formativi. Il loro pensiero si basa sull’affermazione che la popolazione, la natura e la

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tecnologia possono convivere con successo se si prova a capire il funzionamento dei processi naturali, invece di
dominarli. L’intento è quello di esplorare e dimostrare una vasta gamma delle alternative, che esistono o che si
possono avere, come particolari sistemi di smaltimento delle acque luride, generatori che immagazzinano ener-
gia grazie al sole, alla pioggia e al vento e costruzioni da loro progettate, per poi comunicarle alla gente affinché
sia essa stessa a portare avanti un cambiamento che rispetti l’ambiente e che di conseguenza possa apportare un
miglioramento nel loro sistema di vita..
Dalla home page si può accedere alla descrizione interattiva del funzionamento di una turbina a vento ciccando
su “wind interactive”. Nel sito si trovano inoltre i diari, accompagnate da foto significative, delle loro esperien-
ze sul campo.

Centre for Rural Technology - CRT/n

www.panasia.org.sg/nepalnet/crt/home.htm

GPO.Box: 3628, Kathmandu (Nepal)


tel: +977 1 260165, 256819 - fax: +977 1 257922
e-mail: crt@wlink.com.np

Il CRT/n, centro per la tecnologia rurale in Nepal, è un’organizzazione non governativa che offre un servizio di
coordinamento, a livello regionale, nazionale e internazionale, tra ricercatori, promotori, utenti di conoscenza
scientifica e volontari, al fine di attivare una rete di conoscenza tecnologica teorica e pratica. I suoi scopi e obiet-
tivi includono: la promozione di tecnologie appropriate che rispondano ai bisogni di base della gente e che gene-
rino occasioni di miglioramento della loro qualità di vita e del loro stato economico, ricerche sulle tecnologie
indigene con l’intento di renderle più efficaci, il trasferimento e la trasmissione di informazioni tecniche e di
“know-how” sulla produzione, installazione e amministrazione di tecnologie appropriate, l’aiuto a sviluppare le
potenzialità tecniche e istituzionali dei saperi scientifici per uno sviluppo sostenibile e il supporto e la consulen-
za nel campo energetico e ambientale. Il CRT/n organizza, inoltre, esperienze sul campo per rendere familiari ai
diretti interessati tecnologie che stanno emergendo con successo in varie parti del mondo, quali quelle solari,
quelle di raccolta e smaltimento acque, d’irrigazione, di concimazione e altre studiate apposta per i paesi in via
di sviluppo. Raccoglie, produce e diffonde le informazioni acquisite dalle proprie esperienze offrendo così
un’ampia documentazione, presente in parte nel sito, che grazie alla presenza di immagini, permette di capire
come funzionano certe tecnologie e come si possono utilizzare. In particolare vengono descritti i progetti che
stanno portando avanti con l’indicazione dei responsabili a cui chiedere, eventualmente, maggiori dettagli.

Cicat

www.cicat.tudelft.nl

Cicat - Delft University of Technology - DUT


Stevinweg 1, room 5.91 - P.O. Box 5048 - 2600 GA Delft (Olanda)
tel: +31 15 2783612 - fax: +31 15 2781179
e-mail: cicat@cicat.tudelft.nl

69
CICAT è l’ufficio centrale di collegamento dell’Università di tecnologia di Delft, che fornisce alla propria facol-
tà e dipartimenti il supporto amministrativo nel campo delle attività di cooperazione di sviluppo con altre facol-
tà sparse in tutto il mondo.
All’interno di un progetto di cooperazione, CICAT è responsabile dell’amministrazione e della coordinazione,
mentre facoltà o dipartimenti coinvolti sono responsabili del contenuto scientifico. I progetti affrontati riguarda-
no soprattutto le tecnologie di comunicazione e d’informazione, la mobilità delle persone e delle merci, l’ener-
gia e l’ambiente ed i processi di trasformazione urbana.
Alcuni progetti, dove possibile, rimangono dei laboratori di ricerca attivi e in continuo contatto con l’Università.
L’Università offre inoltre corsi di formazione ed aggiornamento sulle tematiche che affronta.
http://www.cicat.tudelft.nl//PenS/index.cfm?PageID=1701
A questa pagina si può trovare una descrizione geografica, accompagnata da una cartografia, e un’introduzione
sui progetti di ricerca che si stanno portando avanti.
Per avere maggiori informazioni vengono segnalate le e-mail dei responsabili delle varia iniziative.
http://www.cicat.tudelft.nl//PenS/index.cfm?PageID=1701&alphabet=yes
Pagina a cui si accede dalla home page, ciccando su “Products & services”, che contiene una lista completa dei
programmi attuati fornendo un elenco di contatti in tutto il mondo.

CRATerre-Ecole d’Architecture de Grenoble

www.craterre.archi.fr

Maison Levrat (Parc Fallavier) - B.P. 53 - 38092 Villefontaine-CEDEX (Francia)


tel: +33 474 954391 - fax: +33 474 956421
e-mail: craterre@club-internet.fr

CRATerre-EAG è un centro internazionale sulle costruzioni in terra cruda e fa parte della sezione di ricerche
della Scuola di Architettura di Grenoble.
Da molti anni i laboratori di CRATerre-EAG portano avanti un lavoro considerevole sulla formazione scientifi-
ca e tecnica riguardo alle costruzione in terra cruda, al fine di diffondere le potenzialità di tale tecnologia in tutto
il mondo.
L’intento è quello di proporre un’architettura a basso costo energetico, non solo nei Paesi in via di sviluppo, ma
anche in Europa, che utilizzi una risorsa naturale locale e che permetta la ricostituzione di un dialogo fra archi-
tetto e utente che è andato perdendosi nel tempo, a causa delle moderne tecnologie costruttive che sono inac-
cessibili ad una persona che non sia del mestiere.
La ricerca viene associata ad iniziative pratiche aperte ad una vasto pubblico in modo che si possa innescare un
processo di divulgazione e interesse negli studi affrontati.
Nel sito viene riportato l’elenco delle loro attività, delle loro proposte di formazione e di studio. Molte pagine
che presentano il loro operato sono accompagnate da foto che riproducono le loro esperienze costruttive, i pro-
dotti finali ottenuti e la ricchezza delle architetture in terra tradizionali che esistono ancora in certi paesi.
Il sito è interamente in lingua francese, ma la versione inglese è in costruzione.

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Forum: Habitat nei Paesi in Via di Sviluppo

www.forumhabitat.polito.it

Facoltà di Architettura - Politecnico di Torino


Dipartimento interateneo Territorio - c/o biblioteca Territorio Ambiente
Viale Mattioli 39 - 10125 Torino - Italia
tel: +39 11 5647469/6439 - fax: +39 11 5646442
e-mail: francesca.defilippi@polito.it

Il Forum sui paesi in via di sviluppo è un progetto di ricerca del Dipartimento Interateneo Territorio e della
Biblioteca Territorio Ambiente (specializzata in pianificazione per i PVS), del Politecnico di Torino, in collabo-
razione con la Scuola di Specializzazione in “Tecnologia, architettura e città nei Paesi in via di sviluppo”. È un
progetto basato sull’uso di Internet.
Si propone di fornire informazioni a ricercatori e a professionisti riguardo all’ambiente costruito nei PVS, e di
facilitare la comunicazione tra di essi.
Il Forum ha una ricca biblioteca virtuale sull’habitat nei Paesi in via di sviluppo: una collezione di circa 700
links. É divisa in cinque sezioni: know-how (architettura, casa, pianificazione, edilizia, ambiente, emergenze e
rifugiati, credito, partecipazione comunitaria, ecc.), organizzazioni, fonti di informazioni sullo sviluppo, siti di
interesse regionale, istituzioni per la formazione e l’insegnamento.
Il Forum gestisce la lista di discussione dev-habitat, dove si possono trovare le informazioni necessarie ad iscri-
versi alla lista e i suoi archivi on line.

Groupe de recherche et d’échenges technologiques - GRET

www.gret.org

211-213 rue La Fayette - 75010 Paris (Francia)


tel: +33 (0) 1 40056161 - fax: +33 (0)1 40056110
e-mail: gret@gret.org

Il GRET è un’organizzazione, senza scopo di lucro, a sostegno delle popolazioni dei Paesi in via di sviluppo. Il
loro intento è quello di poter far emergere questi paesi, economicamente e socialmente, a livello mondiale, per
colmare le forti diseguaglianze che si sono create nel tempo.
La solidarietà, l’equità, la giustizia sociale, il rispetto inter-culturale, uniti all’innovazione tecnologica, al pro-
gresso economico e all’ammodernamento sono i principi su cui si base tutto ilo loro operato.
Il GRET offre una vasta gamma di attività: progetta e sostiene i programmi di sviluppo locale, intraprende studi,
ricerche e analisi, organizza sessioni e seminari di formazione e addestramento e funge da interfaccia tra tecnici
e istituzioni che lavorano per lo sviluppo.
Rilevante è l’attività svolta nell’esaminare i programmi di sostegno e di sviluppo per rilevarne pregi e debolez-
ze.
Nel sito sono presenti le descrizioni dei programmi attivati in tutto il mondo e gli abstract di articoli che tratta-
no diverse tematiche, in particolare l’acqua, che possono essere ordinati in forma integrale on line.

71
Deutsche Gesellschaft für Technische Zusammenarbeit GmbH - GTZ

www.gtz.de

Dag-Hammarskjöld-Weg 1-5 - 65760 Eschborn (Germania)


tel: +49 (0) 619679-0 - fax: +49 (0) 619679-1115

GTZ è una corporazione gestita dal Governo Federale Tedesco per la cooperazione internazionale.
I suoi compiti sono la diffusione di conoscenza tecnica, il trasferimento del “know-how” organizzativo e com-
merciale, il facilitare il dialogo fra le diverse popolazioni e il mediare i conflitti sociali di interesse, al fine di
ottenere dei benefici pubblici globali.
Le motivazioni e gli obiettivi alla base del GTZ sono riassumibili con il concetto di “sviluppo sostenibile”: raf-
forzare l’auto-iniziativa della gente e delle organizzazioni nei paesi partner senza mettere in pericolo di vita le
generazioni future.
Ha più di 130 paesi partner e supporta circa 2700 programmi e progetti per lo sviluppo.
I progetti riguardano un’ampia gamma di aree e mansioni tematiche, tra cui, la conservazione delle foreste tro-
picali in Indonesia, la prevenzione dell’AIDS nel Kenya, la formazione professionale in Argentina ed i servizi di
consulenza ai governi dell’ex Unione Sovietica.

The International Network for Bamboo and Rattan - INBAR

www.inbar.int

Anyuan Building No.10, Anhui Beili - Asian Games Village, Chaoyang District –
Beijing 100101-80 (P. R. China)
tel: +86 10 64956961/82 - fax: +86 10 64956983
e-mail: info@inbar.int

INBAR, è una organizzazione internazionale creata dalla partecipazione di 27 Stati membri delle Nazioni Unite
con il quartier generale a Beijing in Cina.
É nata a seguito della consapevolezza, che negli ultimi anni si è andata affermando, che la crescita sociale ed
ambientale dei Paesi in via di sviluppo può essere aiutata dall’utilizzo di tecnologie costruttive che impieghino
materie prime come il bambù ed il rattan, cioè specie vegetali locali, di facile reperibilità e lavorazione.
In particolare molte popolazioni utilizzano bambù e rattan quotidianamente, come cibo, vestiario, riparo, arredo
e altro.
Nel sito vi sono indicazioni sul bambù e rattan come specie vegetali e come materie prime ricche di svariate
potenzialità.
Per accedere alla ricca biblioteca in rete, fornita di molti articoli sulla ricerca, sviluppo e produzione del bambù
e rattan, è necessario diventare soci dell’organizzazione; questa operazione comporta un costo non eccessivo.

72
International Institute of rural Reconstruction - IIRR

www.iirr.org

Pratima Kale - President - Y.C. James Yen Center - Silang - Cavite 4118 ( Filippine)
tel: +63 (46) 4142417 - fax: +63 (46) 414 2420
e-mail: Information@iirr.org

L’IIRR, istituto internazionale per la ricostruzione rurale, assiste i poveri dei centri rurali delle varie parti del
mondo con lo scopo di migliorarne la loro qualità di vita, attraverso un programma che si adatti alle caratteri-
stiche ed alle risorse ambientali riscontrate.
La strategia perseguita si fonda sui principi di sostenibilità, integrazione ed attenzione alle problematiche umane.
L’IIRR opera nella ricerca, formazione e divulgazione; inoltre collabora con altre organizzazioni mondiali nate
per aiutare i paesi più poveri.
I principali programmi, intrapresi dall’Istituto, riguardano la progettazione, esecuzione, controllo e valutazione
di progetti di sviluppo integrato, al fine di creare un’identità di conoscenza indigena e una mano d’opera locale
istruita e specializzata, in grado di acquisire una propria tecnica ed esperienza.
Le diverse attività svolte sul campo vengono raccolte e poi pubblicate sotto forma di manuali.

Institut für Technologie in den Tropen - ITT

www.tt.fh-koeln.de

Betzdorfer Straße 2 - 50679 Köln (Deutz) (Germania)


tel: +49 (0) 22182752774 - fax: +49 (0) 22182752736
e-mail: itt@fh-koeln.de (segreteria) - info.itt@dvz.fh-koeln.de (informazioni sui programmi)

L’ITT, istituto per le tecnologie nei tropici, promuove l’espansione della cooperazione scientifica-tecnica a livel-
lo internazionale, fornendo servizi di trasferimento della ricerca e delle tecnologie.
L’ITT si può considerare come un’interfaccia internazionale, interdisciplinare e interculturale che permette a per-
sone di diverso background tecnico e culturale di venire in contatto, formando una rete estesa di cooperazione,
che vuole coinvolgere le università.
Tale collaborazione scientifica-tecnica include: progetti di ricerca, programmi di scambio per ricercatori e stu-
denti, consulenze su temi tecnici, scientifici e finanziari.
Il sito è navigabile in lingua inglese o in lingua tedesca, ma gli articoli al suo interno sono solo in tedesco.
http://www.tt.fh-koeln.de/e/itt/links/index.htm
Pagina consigliata per la ricchezza dei link proposti che spaziano in tutto il mondo.

73
InterAction

www.interaction.org

1717 Massachusetts Ave.- N.W.- Suite 701 - Washington, DC 20036 (USA)


tel: +1 (202) 6678227 - fax: +1 (202) 6678236
e-mail: ia@interaction.org

L’InterAction è un’iniziativa che ha sede negli Stati Uniti d’America: si basa su organizzazioni non governative
internazionali umanitarie e di sviluppo.
Con più di 160 associati sparsi in ogni paese in via di sviluppo, lavora per combattere la povertà, l’esclusione e
la sofferenza, per far avanzare la giustizia sociale e la dignità di base per tutti.
Promuove l’evoluzione economica e sociale, fornisce assistenza alle popolazioni distrutte dalle guerre, aiuta i
rifugiati e le persone bisognose, combatte per i diritti dell’uomo e l’uguaglianza, persegue la protezione del-
l’ambiente e spinge per ottenere politiche pubbliche più giuste ed efficaci.
Gli articoli pubblicati, soprattutto di sensibilizzazione sulle problematiche sopra citate, si possono ricevere a casa
scrivendo il proprio recapito.

Intermediate Technology Development Group - ITDG

http://www.itdg.org

The Schumacher Centre for Technology & Development


Bourton Hall - Bourton-on-Dunsmore - Rugby - CV23 9QZ (Gran Bretagna)
tel: +44 (0) 1926 634400 - fax: +44 (0) 1926 634401
e-mail: itdg@itdg.org.uk

L’ITDG, gruppo di sviluppo sulla tecnologia intermedia, ha come obiettivi il dimostrare e promuovere l’uso
sostenibile di tecnologia in grado di ridurre la povertà nei paesi in via di sviluppo.
Offre servizi di consulenza, attività di pubblicazione, di formazione e di ricerca, al fine di garantire un accesso
alle informazioni tecniche continuo ed aggiornato.
L’ITDG, ritenendo di fondamentale importanza la possibilità di accedere a conoscenze tecniche, cura un servi-
zio di informazione molto ricco ed articolato: pubblica periodici, rapporti, libri e documenti sulle tecnologie
appropriate nel campo della produzione alimentare, dei processi agricoli, delle problematiche legate all’acqua,
dell’energie, del trasporto, dello sviluppo della piccola impresa, del creare un riparo, dell’estrazione mineraria
su scala ridotta e della mitigazione dei disastri.
Nel sito si trovano molti articoli in formato pdf, scaricabili gratuitamente, che contengono nozioni tecniche, foto
e disegni accurati, che permettono una buona comprensione delle tecniche adottate e quindi una possibile ripro-
duzione dell’esperienza proposta.
Per accedere direttamente all’elenco degli articoli si deve arrivare al collegamento “Technical Briefs”, che si rag-
giunge aprendo dalla home page la pagina, che ha il link nell’elenco di voci sulla sinistra, “Technical Information
Service”.

74
International Solar Energy Society - ISES ITALIA

www.isesitalia.it/homed.html

Via Tommaso Grossi, 6 - 00184 Roma (Italia)


tel: +39 06 77073610 / 06 77073611 - fax: +39 06 77073612
e-mail: info@isesitalia.it
e-mail: redazione@ilsolea360gradi.it (redazione della newsletter)

ISES ITALIA è la sezione italiana dell’International Solar Energy Society, associazione tecnico-scientifica no
profit legalmente riconosciuta per la promozione dell’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili (solare termico,
solare fotovoltaico, energia eolica, energia da biomasse, bioclimatica, energia geotermica, energia idrica, ener-
gia dal mare), dell’uso razionale dell’energia e della diffusione delle informazioni del settore.
Si occupa di: promozione e diffusione di informazioni tecniche, anche in forma divulgativa, convegni e semina-
ri, formazione tecnica e professionale, corsi e attività a cui si può partecipare, servizi di assistenza a istituzioni,
organizzazioni, aziende e singoli utenti e monitoraggio dello sviluppo delle tecnologie e delle relative applica-
zioni nel settore di sua competenza.
ISES ITALIA pubblica periodicamente una newsletter, inviata ai soci in forma cartacea o on line e a cui si può
accedere liberamente in Internet, entrando nel sito della rivista: www.ilsolea360gradi.it
Questa pubblicazione offre un panorama sempre aggiornato su realizzazioni, progetti, corsi, politiche, normati-
ve, aspetti economici ed eventi nel settore energie rinnovabili dall’Italia al resto del mondo. Le tematiche affron-
tate sono ben articolate e complete e vengono affrontate in modo tecnico.

Lifewater Canada

www.lifewater.ca

PO Box 44 - Kakabeka Falls, ON - P0T 1W0 (Canada)


tel/fax: +1 807 6224848

La Lifewater Canada è un’organizzazione no-profit cristiana che si fonda sul desiderio comune di accertarsi che
la gente di tutto il mondo abbia accesso a rifornimenti sufficienti di acqua. Il loro supporto è economico e tec-
nico.
Fanno parte dell’organizzazione idrogeologi, assistenti tecnici, scienziati ambientali, uomini d’affari e molta
altra gente con varie abilità e conoscenze teoriche e pratiche.
I volontari della Lifewater addestrano la gente dei paesi sottosviluppati a fornirsi di acqua potabile e li dotano
dei mezzi necessari a tale scopo.
Nel sito si trovano le descrizioni di diversi sistemi tecnologici per l’estrazione dell’acqua, cioè di diverse pompe,
accompagnate dai disegni tecnici.

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NEK Umwelttechnik AG

www.nek.ch/i/index.htm

NEK Italia S.r.l.


Stazzu Barranconi - 07020 Aglientu (SS) (Italia)
Tel: +39 79 602091 - fax: +39 79 60291
e-mail: info@nek.ch (internazionale)

I collaboratori dell’azienda NEK Umwelttechnik AG coprono un vasto spettro di conoscenze teoriche ed espe-
rienze pratiche: ingegneri, ricercatori, economisti, matematici, climatologi, esperti ambientalisti, pianificatori,
tecnici del riscaldamento, ecc. mettono a disposizione il loro know-how per trovare, tramite brevi studi prelimi-
nari basati su fatti e proposte concettuali, soluzioni ai problemi più complessi. La NEK dovrebbe rispondere alla
necessità di avere un’informazione interdisciplinare nel risolvere e superare i problemi legati all’ambiente,
venendo così a interconnettere un’ampia gamma di esperienze e conoscenze diversificate che coprono moltepli-
ci settori, come l’ambiente, l’energia eolica, la geotermia, la tecnologia solare, la geotecnica, le scienze d’inge-
gneria industriale, la tecnica delle costruzione e il risparmio energetico. Attraverso una procedura impostata a
lungo termine ed orientata verso la risoluzione dei problemi, aiutano i clienti nella realizzazione dei loro progetti
cercando di instaurare anche, se possibile, una collaborazione lunga e proficua.
Nel sito si trovano indicazioni sui diversi progetti mondiali a cui hanno collaborato. Progetti che sono accompa-
gnati da immagini del luogo d’intervento.

Solar Cookers International - SCI

www.solarcookers.co.za

1919 21st St., Suite 101 - Sacramento, CA 95814 (USA)


tel: +1 916 4554499 - fax: +1 916 4554498
e-mail: info@solarcookers.org

La missione della Solar Cookers International è di favorire nei Paesi in via di sviluppo l’utilizzo dell’energia
solare sia per cuocere il cibo, sia per la sterilizzazione dell’acqua; quest’ultimo impiego dell’energia solare per-
mette un evidente beneficio per la popolazione e per le condizioni ambientali. La SCI mette a disposizione espe-
rienza ed esperti per attività di consulenza e di formazione nei seguenti campi: tipi diversi di cucine solari, cuci-
ne solari studiate non solo per la maggioranza dei cibi locali, ma anche utili per la pastorizzazione di latte e
acqua, adattamenti progettuali specifici per il luogo, competenze tecniche per realizzare i progetti delle cucine
solari e infine una strategia formativa diffusa che coinvolga attivamente le donne affinché insegnino ad altre.
Nel sito vengono riportate immagini, schede tecniche ed esempi pratici costruttivi, di modelli diversi di cucine
solari per forme, dimensione e materiale impiegato. Oltre alle tipologie di cucine che si possono creare in loco
con materiali poveri, vi è anche una carrellata di cosa offre il mercato con i relativi links ai siti delle case pro-
duttrici.

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Sollatek

www.sollatek.com

Sollatek (UK) Limited


Unit 10, Poyle 14 - Newlands Drive, Poyle, Slough SL3 0DX (Gran Bretagna)
tel: +44 1753688300 - fax: +44 1753685306
e-mail: sales@sollatek.com

Sollatek, è una ditta che si occupa di sistemi di protezione degli impianti elettrici e di sistemi che funzionano ad
energia solare. La gamma dei prodotti ad energia solare, ad esempio generatori solari di elettricità, pompe di
estrazione dell’acqua che funzionano ad energia solare, riguarda tutte le domande di mercato, quelle europee e
quelle mondiali indirizzate ai paesi in via di sviluppo.
Di particolare interesse è la lanterna solare Glowstar, prodotta da Sollatek, studiata come alternativa ai sistemi
di illuminazione, quali candele e lampade a cherosene, per quei paesi che non hanno una fonte di elettricità,
perenne o costante. Viene proposta come un’alternativa a basso costo ad un sistema elettrico domestico solare,
come luce di emergenza e come fonte luminosa costante senza alcun costo che può essere caricata in qualunque
parte del mondo uno possa essere.
Nel sito GLOWSTAR, www.glowstar.net, si trova una minuziosa descrizione sulle componenti, sul funziona-
mento, sulle potenzialità e sui consumi della lampada.

Swiss Centre for Appropriate Technology - SKAT

www.skat.ch

Vadianstrasse 42 - 9000 St.Gallen (Svizzera)


tel: +41 71 2285454 - fax: +41 71 2285455
e-mail: urs.egger@skat.ch

Skat Foundation e Skat Consulting sono organizzazioni sorelle che perseguono gli stessi scopi: contribuire alla
riduzione della povertà e promuovere uno sviluppo sostenibile attraverso sia uno scambio di conoscenze profes-
sionali, sia offrendo servizi di consulenza nei Paesi in via di sviluppo.
Le loro aree di specializzazione sono: approvvigionamento idrico e divulgazione delle norme igieniche, manu-
tenzione delle architetture e degli insediamenti, gestione dell’ambiente e del sapere scientifico.
All’interno del sito si possono trovare indicazioni su esperienze di cooperazione e sulle organizzazioni respon-
sabili di tali interventi.
Gratuitamente si possono leggere gli abstract dei rapporti dei gruppi di lavoro sparsi per il mondo, acquisendo
così un’idea generale di cosa stia succedendo.
Gli articoli contengono gli scopi e i programmi che si vogliono raggiungere ed attuare, ma non vi sono degli
approfondimenti tecnici. Per accedere ad ulteriori informazioni, al fondo di ogni abstract vi sono indicate le
generalità, compresa l’e-mail, dei responsabili dei vari progetti.

77
SUN OVENS

www.sunoven.com/index.htm

Sun Ovens International Inc.


39W835 Midan Drive - Elburn - IL 60119 (USA)
tel: +1 (630) 2087273 - Toll Free: +1 (800) 4087919 - fax: +1 (630) 2087386
e-mail: sunovens@execpc.com

Gruppo che produce e promuove l’utilizzo delle cucine solari come uso quotidiano, anche in paesi che non hanno
problemi energetici. Il tipo di cucine solari che vendono sono prodotti finiti e confezionati.
All’interno del sito si trovano degli esempi di piatti cucinati con questa tecnologia accompagnati dalla descri-
zione di cottura che è stata eseguita e dal tempo impiegato.

United Nations Industrial Development Organization - UNIDO

www.unido.org

P.o. Box 300 - A-1400 Vienna (Austria)


tel: +43 (1) 26026 - fax: +43 (1) 2692669
e-mail: unido@unido.org

La missione dell’UNIDO, organizzazione di sviluppo industriale delle Nazioni Unite, è quella di far raggiunge-
re ai paesi in via di sviluppo una crescita industriale sostenibile, collaborando con i governi, le associazioni di
affari e le diverse aziende. I servizi offerti spaziano da semplici consigli e consulenze legali, al mettere a dispo-
sizione ingegneri per incrementare le conoscenze globali sui metodi di riduzione dell’effetto serra e dell’inqui-
namento industriale; dall’aiutare le sarte ad impiantare una cooperativa tessile, al trasmettere tecnologie appro-
priate da un paese ad un altro. Gli specialisti dell’UNIDO tentano di implementare la competenza nelle struttu-
re locali dei vari paesi al fine di renderli indipendenti nella manutenzione delle proprie industrie. Inoltre, l’assi-
stenza specialistica offerta costituisce un punto di riferimento nelle problematiche della gestione dei rifiuti indu-
striali.
Nel sito, in particolare, si trovano indicazioni sui programmi di finanziamento e di sviluppo nel settore indu-
striale, indicazioni su gruppi di promozione di tecnologie e investimenti e i link delle reti internazionali di coope-
razione che si interessano alle problematiche dei paesi in via di sviluppo.
http://exchange2.unido.org/unidoex/index1.htm
A questo indirizzo si possono trovare collegamenti a diverse aree di approfondimento, quali: quella tecnologica,
quella finanziaria e quella dedicata a siti ritenuti utili. Per accedere a tali aree è necessario registrarsi al sito. La
registrazione al sito è gratuita.

78
FONTI DELLE ILLUSTRAZIONI

Tutti i disegni contenuti in questa pubblicazione sono di Nancy Camacho.


I disegni sono stati ricavati liberamente da fonti diverse: fotografie, illustrazioni, disegni, tro-
vati su libri, ricerche, tesi di laurea, siti Internet.
Per le volte che dal testo non risulta evidente di quale fonte si tratti, vengono qui di seguito
indicate le fonti dalle quali sono stati ripresi, elaborandoli poi, i disegni.

I disegni delle pagg. 6, 7 (primo), 29, 30, 31, 48, 49, 50, 57, 58, 59, 62 (primo), 64 (primo)
sono ripresi dal sito Internet: www.bambus.de

I disegni delle pagg.12, 13, 21, 23, 26, 52, 54, 55, 56, 60, 61
sono ripresi dal sito: www.itdg.org

I disegni delle pagg. 45, 46


sono ripresi dal fascicolo di Ferro Patricia, I sistemi di raffrescamento, ISES Italia, 1998.

I disegni della pag. 62 (secondo e terzo)


sono ripresi dal sito: www.bambooclette.at

Il disegno della pag. 53


é ripreso dal sito: www.solarcookers.co.za

Il disegno della pag. 63 (primo)


é ripreso dal sito: www.saffron-ventures.com

I disegni delle pagg. 63 (secondo e terzo)


sono ripresi dal sito: www.netcowork.it

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INDICE

Presentazione 1

Introduzione 2

Le “tecnologie ibridate” 4

Tre esempi di materiali già ibridati 6

Tecnologie per l’acqua e per l’igiene 12

Tecnologie per l’energia 21

Tecnologie per l’edilizia 29

Tecnologie per vita quotidiana 48

Tecnologie per i trasporti 60

Alcuni siti internet 65

Fonti delle illustrazioni 79

80