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LA SHOAH

Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di


ogni anno come giornata per commemorare le vittime dell'Olocausto. È stato così
designato dalla risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1º
novembre 2005, durante la 42ª riunione plenaria. La risoluzione fu preceduta da una
sessione speciale tenuta il 24 gennaio 2005 durante la quale l'Assemblea generale
delle Nazioni Unite celebrò il sessantesimo anniversario della liberazione dei
campi di concentramento nazisti e la fine dell'Olocausto. Si è stabilito di celebrare il
Giorno della Memoria ogni 27 gennaio perché in quel giorno del 1945 le truppe
dell'Armata Rossa, di minoranze, come Rom, omosessuali e persone con disabilità.
Dopo la scoperta di Auschwitz, grazie alle testimanianze dei suoi sopravvissuti, il
mondo intero ha iniziato a parlare di genocidio Secondo lo United States Holocaust
Memorial Museum, sono state 15-17 milioni le persone che hanno perso la vita di
entrambi i sessi e di tutte le età (senza riquardo per anziani e bambini), a causa della
persecuzione razziale e politica messe in atto dal regime del Terzo Reich e dai suoi
alleati, tra il 1933 1945. 9 Millioni di ebrei sono stati imprigionati nei campi di
sterminio e nei campi di concentramento. Di questi nove milioni sicuramente sei
milioni soprattutto ebrei che risiedevano in Polonia e in Russa sono morti.
Il Giorno della memoria cade ogni anno il 27 gennaio. L'evento si celebra ogni anno
in Italia e nel resto del mondo: ma cosa si intende per “memoria”? E perché, e
soprattutto cosa è importante ricordare?
Cercheremo di chiarire il senso e la storia di una giornata commemorativa - istituita
in Italia nel 2000 ed in tutto il mondo nel 2005 - che non va considerata tanto come
un omaggio alle vittime del nazismo, quanto un’occasione di riflessione su una
storia che ci riguarda da molto vicino.
Il 27 gennaio 1945 è il giorno in cui, alla fine della Seconda Guerra Mondiale - i
cancelli di Auschwitz vengono abbattuti dalla 60esima armata dell’esercito sovietico.
Il complesso di campi di concentramento che conosciamo come Auschwitz non era
molto distante da Cracovia, in Polonia, e si trovava nei pressi di quelli che erano
all’epoca i confini tra la Germania e la Polonia. Con l’avvicinarsi dell’Armata Rossa,
già intorno alla metà di gennaio, le SS (un'organizzazione paramilitare del Partito
Nazionalsocialista Tedesco ) iniziarono ad evacuare il complesso: circa 60.000
prigionieri vennero fatti marciare prima dell’arrivo dei russi. Di questi prigionieri, si
stima che tra 9000 e 15000 sarebbero morti durante il tragitto, in gran parte uccisi
dalle SS perché non riuscivano a reggere i ritmi mostruosi della marcia. Altri
prigionieri, circa 9000, erano stati lasciati nel complesso di campi di Auschwitz
perché malati o esausti: le SS intendevano liquidarli, ma non ebbero il tempo
necessario per farlo prima dell’arrivo dei sovietici. Queste riuscirono invece ad
eliminare qualcos’altro: quante più prove possibile dei crimini che avevano
commesso, facendo esplodere diverse strutture, alcune delle quali contenevano i
forni crematori industriali (dove venivano bruciati i cadaveri delle persone uccise ad
Auschwitz), ed altre proprietà delle vittime dello sterminio.