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CLASSIFICAZIONE DEL POTERE SULLA BASE DELLE RISORSE CHE A PUÒ USARE PER ESERCITARLO

Se B si conforma alla condotta richiesta da A (e quando lo fa è sempre volontariamente), è perché crede di


poter ricavare qualcosa dal conformarsi (es. “o la borsa o la vita”: cedere la borsa consente a B di salvarsi la
vita).

Attorno all’anno Mille, in un’epoca in cui la sfera della cultura e della scrittura era riservata al clero,
Adalberone (vescovo di Laon) pubblicò un trattato dove realizzò una particolare categorizzazione delle
comunità umane. Una società sarebbe composta da 3 gruppi-funzioni:

 Laboratores, coloro che lavorano e producono i beni necessari per mangiare e vivere.
 Bellatores, specializzati nel maneggio delle armi, nel combattimento;
 Oratores, coloro la cui attività sociale consiste nella preghiera (per sé stessi e per gli altri,
soprattutto per la salvezza) e nell’espletamento delle funzioni sacre;

Ognuno di questi gruppi svolge un ruolo fondamentale alla sopravvivenza della società. Questa concezione,
rivisitata e rivitalizzata da storici francesi del ‘900, è stata chiamata l’”immagine trifunzionale” della società
(3 funzioni e 3 gruppi). Altra implicita concezione presente nella mente del Vescovo è quella di una società
statica, i cui gruppi non abbiano rapporti significativi tra loro dal punto di vista della possibilità di un
individuo di passare da un gruppo all’altro. (Mobilità sociale inesistente e valori depositati e distribuiti
secondo criteri ascrittivi).
Nella nostra società odierna i criteri ascrittivi sono stati sostituiti con altri acquisitivi, comportando la
possibilità per gli individui di muoversi nella scala sociale e migliorare o peggiorare la propria posizione. La
classificazione di Adalberone resta comunque una base importante della teoria del potere. Lo stesso
Lasswel sosteneva che l’élite cerca di mantenersi, conservarsi… tramite le risorse economiche, quelle di
violenza e manipolando i simboli.

 3 risorse:

 Risorse di BENESSERE
 Risorse di VIOLENZA
 Risorse SIMBOLICHE

Ciascuna di queste risorse può essere usata per altri scopi diversi al potere: le risorse di benessere per il
consumo, quelle di violenza per la protezione e quelle simboliche per pregare o per guardare alla società.
Quando però queste risorse sono utilizzate per ottenere certi comportamenti dagli altri diventano risorse
del potere. La risorsa di benessere può diventare una promessa economica; la risorsa di violenza può
diventare minaccia. Si possono determinare allora 3 forme di potere, a prima vista nessuno caratterizzato
da tratti di politicità: potere ECONOMICO, potere COERCITIVO e potere SIMBOLICO.

RISORSA TIPO DI POTERE AZIONE DI A VANTAGGIO DI B


Risorsa di Potere ECONOMICO Offre ricompensa o Benessere economico
BENESSERE sospende beneficio
Risorsa di Potere COERCITIVO Minaccia l’incolumità Salvaguardia
VIOLENZA fisica dell’integrità fisica
Risorsa Potere Ricorre a simboli, Benessere spirituale
SIMBOLICA SIMBOLICO/IDEOLOGIC rituali, formule di valore (stima, affetto, simboli)
O per B

Alcuni autori hanno ipotizzato la presenza di una quarta risorsa, quella della scienza/conoscenza: si
differenzierebbe dalle risorse simboliche perché basata su procedure controllate, che rendono i risultati
certi dal punto di vista della validità. Date però le difficoltà a tenere separato questo tipo di potere dagli
altri tre e data soprattutto l’incertezza relativamente al vantaggio che a B deriva dal conformarsi ad
un’azione richiesta dall’esercizio di un potere basato su questa risorsa (è pur sempre un vantaggio o
economico, o simbolico o fisico), questa quarta risorsa non viene generalmente considerata.

Tutte le suddette risorse sono sostanzialmente usate in senso remunerativo o costrittivo. Ogni risorsa è più
facilmente utilizzabile secondo una delle due modalità, ma l’altra non è comunque esclusa.

- Potere economico
Possono verificarsi due situazioni:

 DOMINIO ECONOMICO: le risorse sono detenute da un unico soggetto, in grado di esercitare


potere sugli altri. Esistono 4 condizioni affinché il dominio economico si realizzi:
1. Le risorse di benessere possedute da A sono salienti per B. È infatti fondamentale che le risorse che
A è in grado di offrire siano necessarie per B, che altrimenti non avrebbe motivo di conformarsi.
2. A deve disporre del monopolio delle risorse. Se queste fossero infatti possedute anche da altri, B
potrebbe ricorrere a loro.
3. B non dispone di risorse economiche salienti per A , in grado di colmare la disuguaglianza che separa
i due attori.
4. Condizione esterna: B non dispone di risorse di violenza da usare per ottenere le risorse di A.

Al dominio economico corrisponde la dipendenza di B da A. Ciascuna condizione è necessaria, ma non


sufficiente; le quattro condizioni insieme sono necessarie e sufficienti. Se B ritiene soffocante, iniqua o
comunque non più accettabile la situazione di dipendenza da A, potrà escogitare delle strategie di
emancipazione dal dominio di A volte ad eliminare almeno una di queste condizioni. Non vi è una strategia
migliore in generale, perché queste dipendono dal soggetto.

a. Alterare le proprie preferenze : B può eliminare la condizione di salienza così che, se le risorse
possedute da A non sono più così importanti, non ne avrà più bisogno e quindi non dovrà
sottomettersi al dominio di A.
b. Porre fine al monopolio di A: B può ricorrere ad un bene surrogato. Si tratta di una strategia
soddisfacente che non preclude totalmente l’acquisizione del bene in questione, e al tempo stesso
permette di non assoggettarsi al dominio di A.
c. Dotarsi di risorse di benessere: B, tramite la creatività, può inventare nuove risorse o adoperare in
modo nuovo risorse vecchie, al fine di poter acquisire il controllo di vantaggi salienti per A.
d. Dotarsi di risorse di violenza: B può estorcere ad A il bene che gli interessa. Perché si ricorra alla
violenza occorre però che B lo consideri plausibile al fine dei propri scopi, che non sia un semplice
modo distruttivo e di sfogo ma che piuttosto abbia anche una minima possibilità di successo.
(Anche nella teoria marxista era indicata la violenza organizzata e calibrata e non quella spontanea,
che non produce risultati).

 SCAMBIO ECONOMICO: le risorse sono distribuite tra più, che quindi instaurano una relazione di potere di
scambio di beni e servizi economici. In generale, gran parte dei rapporti economici sono rapporti di
scambio: A ottiene il vantaggio della condotta conforme di B, e B ottiene la risorsa di benessere. Questo
carattere, tutta via, viene progressivamente meno man mano che aumenti la disuguaglianza tra le risorse:
se per B il bene promesso da A è estramemente fondamentale, mentre A considera di più scarso valore il
comportamento di B, quest’ultimo si troverà a dipendere da A.
Le risorse economiche possono essere usate anche in senso costrittivo se sono sospese o ritirate, quando
cioè chi ne beneficia si vede privato della possibilità di beneficiarne. Lo sciopero ne è un esempio: la
sospensione dell’attività produce un danno che consiste nella cessazione di un vantaggio, ovvero il
beneficio che il lavoratore produce per il datore di lavoro è sospeso. Generalmente, però, le risorse
economiche sono utilizzate in senso remunerativo.

- Potere coercitivo
(La violenza e la forza, seppur non siano sinonimi nel linguaggio comune, lo
sono in questa analisi descrittiva)

0. INTRODUZIONE GENERALE ALLA VIOLENZA

La violenza è sempre stata presente, con ruoli di volta in volta più o meno importanti, nella storia
dell’umanità. Nonostante ciò il suo studio non è stato mai particolarmente approfondito, se non in tempi
recenti, sebbene si studiassero fenomeni ad essa intrinsecamente collegati (come, appunto, il potere).
Questo accantonamento della violenza deriva dalla natura stessa del fenomeno: una natura distruttiva,
brutale, che porta a evitare, quando possibile, di fare della violenza l’oggetto del pensiero (diversamente
dal potere, che in ultima analisi è una relazione tra volontà e può quindi essere scinto dalla violenza). Si è
così venuto a creare nel tempo una sorta di tabù della violenza, che ha di conseguenza originato due
pregiudizi: il PREGIUDIZIO CONSERVATORE, per cui

a) La violenza è il massimo male, e quindi condannata indipendentemente dal contesto (tranne,


talvolta, la forza legale esercitata dallo Stato);
b) La violenza ha un ruolo marginale, soprattutto nella società politica.

e il PREGIUDIZIO DEL RIBELLE, caratterizzato da

a) L’esaltazione della violenza come strumento di liberazione dallo sfruttamento, dal dominio, e di
rigenerazione dell’uomo;
b) La convinzione dell’onnipresenza della violenza nei rapporti sociali e politici, giustificata proprio dal
ruolo che essa svolge.

Un’analisi critica e emotivamente distaccata della violenza permette invece di individuare una soluzione
alternativa e “centrale” ai due pregiudizi. È infatti inopportuno allargare troppo il significato del termine,
riconducendo allo stesso concetto rapporti diversi tra loro, ma è altresì inconsistente la pretesa per cui la
violenza non abbia nulla di più di un ruolo marginale nelle nostre società. Inoltre, se certamente la violenza
non è da esaltare, è altrettanto vero che condannarla indistintamente dal caso non può che dipendere dalla
“posizione privilegiata” dell’interlocutore, che si trova in una situazione tale per cui potrebbe ricorrere a
mezzi “civili” per ottenere quei risultati che alcuni, invece, non possono raggiungere se non con la violenza.

I. DISTIZIONE TRA VIOLENZA GENERICA E POTERE

La relazione di violenza consiste nell’inflizione di un danno fisico, perciò l'oggetto dell'intervento violento è
il corpo, lo stato fisico di un individuo, direttamente (colpisce in modo immediato il corpo) o indirettamente
(colpisce l’ambiente fisico in cui la vittima si trova, oppure attraverso la distruzione, il danneggiamento o la
sottrazione di risorse materiali). Questo intervento deve avere certe caratteristiche per poter essere
classificato come violento:

 La determinazione (volontà), più o meno retro pensata, frutto di un’intenzione manifesta o di uno
scatto d’ira, di compiere l’azione e di far male all'altro. Questa è un'importante discrimine tra
l'intervento sullo stato fisico che non è violenza (es. carezza) e quello che invece dobbiamo
collocare nella categoria dell'atto violento.
 L'atto violento avviene contro la volontà (manifesta o presunta) di B. (es. il bacio può essere un atto
violento nel momento in cui, pur non avendo A l'intenzione di danneggiare fisicamente B, B trova
sgradito quell'atto).

C'è un solo modo per impedire una violenza in atto: impiegando una violenza superiore. Non c'è altro modo
di fermare la violenza se non attraverso una violenza maggiore.

È poi importante sottolineare le differenze che intercorrono tra la violenza e il potere: la violenza interviene
sull'organismo, sul corpo, mentre il potere non interviene sullo stato fisico ma cambia la volontà di tenere
una certa condotta in B. L'oggetto su cui operano è diverso: in un caso è il corpo, mentre nel caso del
potere l’intervento avviene solamente sulla volontà. Con la violenza non si riesce ad agire sopra gli
orientamenti soggettivi degli individui; non si può ottenere un credere né un non credere se non in modo
selettivo (eliminando il soggetto). Viceversa ciò si può ottenere con il potere, perché appunto il potere
interviene sulla volontà e non sullo stato fisico.

II. LA VIOLENZA È POTERE: VIOLENZA POTENZIALE

La violenza non attuata, ma minacciata, cioè la violenza che potremmo chiamare potenziale, è una risorsa
molto importante per conseguire la conformità altrui. La violenza mette in discussione l'integrità fisica
dell'essere umano, ovvero un bene che nella grande maggioranza dei casi gli esseri umani considerano
preziosissimo, anche come precondizione per il godimento di qualsiasi altro bene. Di conseguenza
minacciare l'integrità fisica altrui diventa uno strumento potente per modificarne il comportamento ; la
violenza diventa cioè una risorsa del potere quando è minacciata.

Per poter essere efficace, la minaccia deve avere un certo grado di penosità ed essere credibile, cioè deve
essere sostenuta da aspetti e mezzi che rendano agli occhi di B probabile, qualora non tenga l'azione
richiesta da A, che la sanzione violenta cadrà su di lui. La credibilità dipende dalla natura oggettiva della
risorsa di violenza e la percezione soggettiva che B ha di essa: una pistola giocattolo, per sua natura, non è
credibile. Se tuttavia B non la riconosce come tale, lo diventerà. Nel momento in cui la violenza passa
dall’essere minacciata all’essere attuata si realizza il fallimento del potere, la mancata realizzazione della
condotta richiesta. Il fallimento di oggi è tuttavia chiave del successo di domani: la violenza attuata rende
credibile, in futuro, la violenza minacciata, con più probabilità che B si conformi al comportamento
richiesto. Si ottengono infatti così le “dimostrazioni di forza”, che talvolta possono anche essere usate in
anticipo, prima dell’attuazione della minaccia, per renderla più seria.

III. LE RISORSE DI VIOLENZA: COSTRITTIVE E REMUNERATIVE

Le risorse di violenza sono usate principalmente in senso costrittivo perché intrinsecamente distruttive
(caratteristica che le differenzia dalle altre): se impiegate contro terzi producono danno. Si applica uno
svantaggio a tutte le condotte diverse da quella voluta da A, ottenendo così un non fare (le altre condotte),
un’azione negativa (es. l’ONU minaccia un bombardamento se lo Stato non interrompe il conflitto
ottenendo, come non fare, il non-conflitto). Anch’esse possono tuttavia essere rovesciate e usate in senso
remunerativo quando chi impiega tale potere lo fa proteggendo l’integrità fisica di qualcun altro, che vedrà
quindi un beneficio (negativo, quello di non subire violenza) applicato alla sola condotta conforme. A
potrebbe minacciare B di interrompere la protezione a lui già offerta dalle risorse di violenza di A qualora B
non tenesse un certo comportamento. (es: Stato che protegge un altro dagli attacchi stranieri, ma che
minaccia di smettere di farlo se non si adegua a determinati protocolli). Se B si conforma, B ottiene la
protezione. Tuttavia, la possibilità di ottenere un'azione positiva tramite la violenza ha limiti molto ristretti:
se infatti quel che si chiede di fare è un'azione complessa, che richiede la collaborazione fattiva dell'altro, la
violenza non è efficace. La violenza è efficace come capacità di ottenere un'azione positiva altrui solo
quando quest'azione positiva è elementare e basica.

IV. IL DOMINIO COERCITIVO E L’EMANCIPAZIONE

Anche nel caso del potere coercitivo, come nel potere economico, è possibile che si realizzi la condizione di
DOMINIO COERCITIVO (soggezione), se sono soddisfatte le seguenti condizioni:

1. A detiene risorse di violenza salienti per B. Questa condizione si può considerare superflua, perché
le risorse di violenza tendono ad essere salienti sempre agli occhi di tutti.
2. A detiene il monopolio delle risorse di violenza nei confronti di B. Per B è preferibile che vi sia il
monopolio delle risorse di violenza in A, perché altrimenti sarebbe esposto a potenziali interventi
violenti da parte di altri attori.
3. B non dispone di risorse di violenza da utilizzare nei confronti di A. Se B infatti disponesse di risorse
di violenza a sua volta da utilizzare verso A potrebbe contrastare la posizione di A, arrivando al
combattimento e alla misurazione delle rispettive forze.
4. Condizione esterna: B non dispone della capacità di produrre continuativamente risorse
economiche da utilizzare nei confronti di A. Se ci limitassimo a dire che B necessita di non disporre
di risorse economiche, questa condizione non varrebbe: A potrebbe impossessarsene con la
violenza. Se invece B dispone della capacità produttiva continuativa delle suddette risorse
economiche, egli potrebbe allora instaurare con A una relazione di scambio di protezione, per cui B
fornisce ad A le risorse in cambio della sua protezione.

Strategie di emancipazione:

a) /
b) Dotarsi di surrogati: un surrogato alla violenza di A significherebbe comunque infliggersi violenza.
c) Dotarsi di risorse di violenza , che realizzino la situazione di intersoggezione. Queste aprirebbero a B
due alternative: quella del combattimento, ovvero il conflitto violento tra i due attori, o quella dello
scambio di sicurezza, in cui A non esercita violenza e coercizione su B perché teme la contro-
violenza e la contro-coercizione di B, e viceversa.
d) Creatività: B può produrre risorse di benessere che possano sostituire la relazione di dominio con
quella di scambio. In questo caso non solo A smetterà di esercitare/minacciare violenza su B, ma
realizzerà anche un’azione protettiva nei suoi confronti affinché quest’ultimo sia messo al sicuro da
possibili interventi violenti di altri detentori di risorse distruttive, che rischierebbero di
interrompere il rapporto di scambio.

V. CORRELAZIONE TRA VIOLENZA E POTERE POLITICO

Secondo alcuni autori, ciò che distingue il potere politico dagli altri è proprio il controllo legittimo dell’uso
della violenza.
- Potere ideologico
Cosa sono le risorse simboliche?
Che vantaggio producono?

Risorsa diversa dagli altri due poteri perché immateriale.

Potere meno sviluppato, anche dal punto di vista della letteratura.

Il potere ideologico/simbolico si estende aldilà della sfera religiosa, ma analizzarla consente di avere degli
spunti sui quali appoggiare la riflessione.
Nella religione cristiana c’è un valore, posto come supremo, che indica ciò che il credente vuole ottenere
riconoscendo una certa autorità e conformandosi a date direttive: la salvezza dell’anima. In nome di questo
obiettivo si è costruita una struttura che ha messo al centro un Profeta e che, costituita da un gruppo
qualificato (clero), si è assunta la funzione di intermediario tra il mondo e la divinità. Per secoli tale struttura
ha così potuto esercitare potere, modificare le condotte, guidare i comportamenti.

Simbolo  idea associata al simbolo  identificazione con la collettività

L’individuo obbedisce perché la fonte del potere impiega una serie di simboli il cui significato non sta nelle
loro proprietà materiali, ma nelle idee associate a tali proprietà (per cui, ad esempio, la bandiera non è solo
un pezzo di stoffa, ma è lo Stato stesso). I simboli, quindi, non semplicemente designano, ma nel momento
in cui designano avvalorano la cosa designata e su questa costruiscono un impegno (nel senso morale)
all’azione. Questi simboli sono chiamati “SIMBOLI DI IDENTIFICAZIONE”, perché attraverso di loro il
soggetto si identifica con un’entità collettiva (un gruppo, una comunità… es. il proletariato, gli altri credenti)
composta da tutti coloro che riconoscono l’entità simboleggiata. I simboli hanno quindi la capacità di creare
uno spirito unitario, solitamente escluso qualora i gruppi siano occasionali.

I centri di identificazione possono essere di vario tipo:

o pubblici o privati (è un centro privato, ad esempio, la propria famiglia nello specifico)


o esterni o interni
o monisti o pluralisti. I primi tendono a portare all’estremismo: chi non condivide quel centro di
identificazione non solo è un “altro”, ma spesso è anche avversario, nemico. È un bene che, invece,
l’identificazione sia pluralista, perché ciò crea la configurazione dell’ “appartenenza incrociata” che
funziona da centro di controllo e da calmiere del conflitto, consentendo tra l’altro di realizzare una vita
più ricca rispetto a quella di cui si potrebbe godere riferendosi ad un solo centro (dogmatismo). La
spinta psicologica all’antagonismo è attenuata all’appartenenza incrociata, perché si appartiene a
gruppi diversi che però si intersecano (es. io potrei odiare una persona perché di religione diversa, ma
non lo faccio perché tifiamo la stessa squadra, che per me è altrettanto importante).

Simbolo  idea associata al simbolo  senso dell’esistenza

L’autorità dei simboli non ha un’origine precisa: l’autorità dei Vangeli proviene dall’autorità di Dio, ma
l’autorità di Dio proviene dall’autorità del Vangelo. Nonostante ciò, tali simboli sono in grado di creare una
gerarchia di valori da perseguire e di costruire l’identità sociale del singolo. Tali dottrine, infatti, danno un
significato all’essere, e di conseguenza al suo rapporto con gli altri e con la storia; definiscono il senso della
vicenda umana. Ciò non avviene invece nella scienza.
Simbolo  idea associata al simbolo  valorizzazione dell’idea  impegno all’azione
opera sulla mente opera sull’agire

I suddetti simboli hanno non solo la capacità di orientare verso il mondo in termini cognitivi, ma operano
anche all’interno delle motivazioni dell’agire, cioè spingono all’azione. Si delineano così dei leader simbolici
e dei seguaci, che agiscono, facendosi guidare dai primi.

L’individuo che è soggetto al potere simbolico è l’INDIVIDUO ETICO-SOCIALE.

o COMPONENTE ETICA: disponibilità al sacrificio e genuinità delle credenze. La dottrina prescrive un


modello ideale di azione che accentua certi valori (elevati), e l’individuo è disponibile ad accoglierli
anche a costo di rinunciare ad altri (in particolare a quelli di sicurezza e di benessere quando questo
sacrificio è condizione per il godimento del bene simbolico; es. digiuno). Il potere simbolico dura
finché durano le credenze dei seguaci nella dottrina che ha dato corpo al gruppo.
o COMPONENTE SOCIALE: comunione e riconoscimento. La comunione delle credenze, fondamento
di qualsiasi gruppo simbolico che crea legami tra i suoi membri, comporta che i beni che si possono
produrre e godere tramite l’azione del gruppo siano beni comuni e di cui si può godere solo
attraverso la partecipazione ai riti. Il riconoscimento è invece quello di chi esercita il potere nel
gruppo simbolico e dei membri che ne fanno parte (riconoscimento verticale). Chi esercita il potere
è seguito e riconosciuto come tale per il fatto che produce ed elargisce quel tipo di benefici e non
altri. Non è riconosciuto come capo perché promette o minaccia (risorse economiche e di violenza),
ma perché può promettere o minacciare benefici simbolici. Il riconoscimento è poi quello degli altri
membri del gruppo come qualcuno di simile a noi. Si tratta in questo caso di riconoscimento
orizzontale: il gruppo simbolico egualizza le posizioni, proprio per il fatto che si tratta di aderenti
alla stessa dottrina, e tutte le altre differenze si annullano come conseguenza.

In passato l’identità etico-sociale era perlopiù costruita o nel quadro di dottrine religiose, o in quello di
ideologie di ceto (valide solo per gruppi ascrittivi, costruiti sulla nascita). In tempi moderni, invece, i gruppi
sono in grado di riunire collettività gigantesche.

Dominio simbolico

Più difficile da delineare perché le risorse simboliche non sono materiali.

I. Salienza. A detiene oggetti su cui sono costruiti i significati (es. reliquie)


II. A detiene il monopolio delle risorse simboliche. La credenza detenuta da B può essere soddisfatta
soltanto da quel che viene compiuto in capo ad A. Il monopolio è conseguibile generalizzando la
credenza, cioè facendo in modo che tutti coloro che fanno parte di quel particolare campo sociale
credano in quella particolare dottrina, ovvero tramite l’estensione della credenza e il meccanismo
della conversione (propaganda). Il monopolio verso l’esterno normalmente si accompagna alla lotta
per il monopolio dentro il gruppo.
III. B non è in possesso di risorse simboliche salienti per A . B non è nelle condizioni che rendono
efficace la produzione dei beni simbolici, cioè è in una posizione marginale rispetto alla funzione di
produzione simbolica complessiva del gruppo o è semplicemente una componente passiva del
gruppo (semplicemente un partecipante).
IV. B non è in possesso di risorse economiche o di violenza. Le risorse simboliche non possono né
essere estorte né comprate (una benedizione acquistata o estorta con la minaccia di violenza non è
valida). L’unica alternativa possibile è quella di ottenere una relazione di scambio, ma anche questo
non è mai uno scambio vero e proprio perché i beni simbolici non si possono scambiare. Lo scambio
può solo essere interpretato come dono gratuito (es. offerta alla Chiesa che “in cambio” dona
messe, che comunque non garantiscono direttamente la salvezza dell’anima).

Strategie di emancipazione:

a) Eliminare la condizione di salienza significa abbandonare la vecchia identità per costruirne una
nuova tramite una conversione, che tuttavia è estremamente difficile.
b) Si può cercare dei surrogati, ma è difficile che i beni ideologici sostitutivi mantengano una
condizione di surrogati. È probabile che essi riconvertano in beni ideologici che hanno valore in se
stessi.
c) B potrebbe dotarsi di risorse simboliche solo realizzando un gruppo ereticale, perché all’interno del
gruppo originario solo i capi sono autorizzati a produrre le risorse.
d) Dono gratuito.
POTERE POLITICO
Il potere politico, pur avvalendosi di tutte e 3 le risorse – economiche, di violenza e simboliche – le elabora
in maniera particolare così da non inserirsi mai nell’uno o nell’altro potere.