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La questione della lingua nel Settecento

Da una parte possiamo trovare i Tradizionalisti e dall’altra gli Innovatori. In generale, però, la
situazione linguistica in Italia è ancora confusa: la maggior parte della popolazione parla e
comprende solo il dialetto. Nel corso del Settecento L’italiano subisce influenze nel lessico e nella
sintassi da parte del francese e accoglie numerosi termini provenienti dalle scienze.
Basta pensare alle commedie di Carlo Goldoni per capire che i dialetti continuano ad avere una
notevole importanza nella produzione letteraria. Lui sostiene il dialetto volgare come vera lingua.

La lirica Arcadica
“Arcadia” = antica regione Greca con il culto della Poesia Edillica. Il punto di partenza per la lirica
del ‘700, voleva polemizzare la cultura Barocca, cioè al ritorno all’armonia e alla ragione.
Lirica Arcadica: 1- abbandono di artifici retorici; 2- ritorno ad un ideale classico; 3- richiamo ai
valori Greci e Latini; 4- poesia semplice e lineare.

Pietro Metastasio
Pietro Metastasio è l’esponente principale del Melodramma (unendo il testo letterario alla musica).
Metastasio punta soprattutto sul coinvolgimento emotivo e sentimentale.

Trattatistica italiana del primo Settecento


Nel Settecento perde vigore la trattatistica dialogica, ma ad essere praticato è il trattato
monologico, che si orienta nei modi e nelle forme di una riflessione razionale. A marcare le
distanze furono Ludovica Antonio Muratori, Giambattista Vico…

Ludovica Antonio Muratori


La sua vita fu molto influenzata dalla corte dei signori d’Est. In ambito letterario, oltre a una
raccolta di Rime (1699) di scarso valore poetico, scrisse i Primi disegni della repubblica letteraria
d’Italia (1703).
L’opera più impegnativa è il trattato di estetica Della perfetta poesia italiana (1706), in cui propose
un superamento della poetica barocca. Dal suo interesse per la storia nasceranno opere come le
Antichità estensi e soprattutto i 26 volumi dei Redum italicarum scriptores (1723-38).

Giambattista Vico
Sin dall’inizio Vico si pone il problema della conoscenza storica. La voglia di approfondirsi lo porto,
nel 1723, a concorrere per una cattedra universitaria ma che però non riuscì ad ottenere.
Dalla troppa delusione lo indusse a ritirarsi e a occuparsi del suo capolavoro, i Principi di scienza
nuova. In quest’opera Vico sviluppa la sua originale concezione filosofica in alternativa a quella di
Cartesio.
Ma la storia è soprattutto sviluppo, in cui Vico individua 3 fasi:
1- fase dell’umanità primitiva.
2- Incivilimento
3- Senno e ragione, uomo moderno

L’Illuminismo Francese: la trattatistica e il romanzo


Diderot: Il suo pensiero si basa sulla concezione di un eclettismo filosofico che rifiuta i sistemi
assoluti per cercare nei vari orientamenti ciò che resta di buono e di valido, ai fini di un
miglioramento delle condizioni di vita degli uomini e contro ogni forma di dogmatismo.
I Pensieri filosofici (1746) con cui esordì vennero condannati dalla censura e Diderot finì anche in
carcere. Importanti sono i suoi romanzi, di cui uno solo venne da lui pubblicato, I gioielli indiscreti
(1747).

Voltaire: Voltaire è il più noto e rappresentativo intellettuale dell’Illuminismo, per la vivacità e la


radicalità delle sue posizioni, che lo portarono a dissentire con Diderot per l’atteggiamento da lui
ritenuto troppo moderato nella conduzione dell’Enciclopedia. Dopo un soggiorno a Londra, venne
arrestato per la pubblicazione, nel 1734, delle Lettere filosofiche, in cui elogia la tolleranza del
governo inglese.
Il secolo di Luigi XIV (1751) prende posizione contro l’autoritarismo e l’intolleranza politico-
religiosa. L’opera fu pubblicata nel 1751 a Berlino. Tra le altre opere filosofiche ricordiamo il
Trattato della tolleranza (1763) e la Legge naturale (1756).

Montesquieu: Nel 1743 pubblicò le Considerazioni sulle cause della grandezza dei romani e della
loro decadenza. Di capitale importanza si rivelò il trattato Lo spirito delle leggi (1748), che ebbe
una immediata risonanza europea, ponendo le basi di una moderna cencezione del diritto.
Montesquieu insiste sulle esigenze di giustizia e libertà che devono essere alla base dei rapporti
sociali
Rousseau: Uno dei suoi romanzi più famosi è La nuova Eloisa, che anticipa la sensibilità
preromantica. Si trasferì da Ginevra a Parigi, dove si occupò di musica. Suscitò polemiche un suo
Discorso sulle scienze e sulle arti (1750), in cui nega che queste siano state un fattore di progresso.
Poi nel Discorso sull’origine dell’ineguaglianza tra gli uomini (1755), vedeva la proprietà privata
come il fondamento di una civiltà che ha corrotto gli uomini, destinati dalla natura a vivere liberi.

La trattatistica dell’Illuminismo italiano


La trattatistica dell’Illuminismo italiano si sviluppò a Milano nell’accademia dei pugni. Non a caso
Cesare Beccaria verrà invitato a Parigi, dopo aver pubblicato il trattato dei dilitti e delle pene.
L’argomento verrà ripreso, nelle Osservazioni sulla tortura, da Pietro Verri.
Rispetto all’Illuminismo Francese si può dire che l’Illuminsmo italiano sia maggiormente legato alla
soluzione di quei problemi pratici, di tipo giuridico ed economico. Sono queste le tematiche
riformatrici affrontate sulla rivista “Il Caffè”.

Cesare Beccaria
Nel 1760 troncò i rapporti con la famiglia sposando Teresa Blasco, da cui ebbe 4 figli (tra questi
Giulia, che sarà la madre di Alesssandro Manzoni).
Nel 1764, grazie all’aiuto dei suoi amici, compose il capolavoro, Dei dilitti e delle pene, che
proponeva una fondamentale riforma dei processi criminali, condannando la tortura e la pena di
morte.

Pietro Verri
Lasciò gli studi di giurisprudenza per occuparsi di problemi economici e filosofici. Fu tra i fondatori
dell’Accademia dei Pugni e della rivista il Caffè. Nel 1771 pubblicò le importanti Meditazioni
sull’economia politica. Ritiratosi a vita privata, approfondi i suoi interessi filosofici; pubblico le
Meditazioni sulla felicità (1763) e il Discorso sull’indole del piacere e del dolore (1773).
Il giornalismo
Uno dei prodotti culturali più significativi della modernità è senza dubbio il giornale, che viene
incontro ai bisogni di una pubblica opinione desiderosa di essere informata sui fatti della vita
politica e culturale. Non a caso la fortuna del giornalismo inizia, nel Settecento, con la crescita
dell’importanza della borghesia, che si avvia a diventare la classe egemone nella nuova realtà della
società industriale. Per questo la funzione e lo statuto del giornale vengono a definirsi in
Inghilterra, assumendo un ruolo preciso di controllo rispetto alla cosa pubblica, come bisogno di
una partecipazione concreta da parte dei cittadini.

Carlo Goldoni
Carlo Goldoni nasce a Venezia da una famiglia borghese nel 1707. Studia a Perugia e a Rimini e si
laureo in Legge ed inizio la carriera di avvocatura che abbandona per dedicarsi all’attività di
scrittore di teatro. Nel 1762 accetta l’invito a recarsi a Parigi per dirigere la Comédie italienne;
viene poi assunto a corte come maestro di italiano. Muore a Parigi nel 1793.
Lui condivide ed apprezza i principi e i valori del ceto borghese veneziano. Promuove una nuova
concezione del teatro che abbia un contatto diretto con la realtà quotidiana. La lingua italiana si
ispira al modello della conversazione, ma è caratterizzata da una certa convenzione. Il dialetto
veneziano è impiegato in chiave realistico-mimetica e si differenzia in numerosi registri.
Nell’abbondantissima produzione delle commedie goldoniane, La locandiera spicca, ed è il
capolavoro dello scrittore veneziano.
L’opera ha un intento morale e istruttivo, per dare un esempio della barbara crudeltà con cui le
seduttrici si burlano dei miserabili che hanno vinti.
I temi di questa commedia sono:
-osservazione pungente della realtà;
-critica della nobiltà dissipata, superba e oziosa;
-cinismo e desiderio di rivalsa sociale.
I personaggi sono caratterizzati sul piano linguistico-espressivo. Per quanto riguarda la lingua, si
usa l’italiano “parlato” con alcuni residui dialettali.

Giuseppe Parini
Giuseppe Parini nacque il 23 Maggio 1729 a Bosisio, in Brianza, da una famiglia di modeste
condizioni. Dopo i primi studi, a dieci anni, fu condotto a Milano, dove incominciò a vivere il clima
Milanese. Scrisse a 23 anni, alcune poesie di Ripano Eupilino, e da questo momento in poi
incominciò ad entrare negli ambienti culturali della città di Milano, ma non si avvicinò
all’Accademia dei Pugni, ma entrò a far parte dell’Accademia dei Trasformati, che è sempre
un’accademia Milanese che però aveva delle posizioni più moderate rispetto all’Accademia dei
Pugni.

Nel 1754 lui svolse la funzione di precettore presso la famiglia Serbelloni. E questo gli permise di
entrare nell’ambiente nobiliare, un ambiente che lui criticherà molto perché veniva da una famiglia
umile che vedeva la nobiltà come una cosa negativa. In seguito ebbe una discussione con la
famiglia Serbelloni e fu licenziato e divenne precettore di Carlo Imbonati, conservando l’incarico
fino al 1768.
Nel frattempo aveva pubblicato due poemetti satirici: il Mattino (1763) e il Mezzogiorno (1765).
Questi poemetti ebbero molto successo tanto che gli si affidò la direzione della “Gazzetta di
Milano”. Fu nominato anche sovraintendente nelle scuole di Brera.
La ricerca della pubblica felicità
Parini era in linea con la politica illuministica di Maria Teresa d’Austria. Era un illuminismo
sicuramente a favore del progresso e della ragione ma vedeva anche una necessità di conservare
anche i modelli classici del passato. Quindi lui da una parte era un innovatore e dall’altra un
conservatore.

L’atteggiamento verso l’illuminismo francese


Parini ha un atteggiamento di scontro verso l’illuminismo francese, cioè Voltaire e Rousseau,
perché ne picca le posizioni religiose, cioè il fatto che loro criticavano la religione, la fede, perché
lui è comunque un uomo di fede anche se è più vicino al deismo. Il deismo è una forma di religione
un po più intima, cioè il fatto che noi viviamo il rapporto con la fede in maniera più intima e
personale, piuttosto che secondo le istituzioni, quindi non gli piacevano le posizioni di Voltaire e
Rousseau contro la fede in generale. Invece approvava alcuni atteggiamenti come ad esempio la
filantropia, cioè l’amore per il prossimo, la fratellanza…

Le posizioni verso la nobiltà


Parini critica la nobiltà sia sul piano economico, perché la nobiltà era abituata a sperperare i propri
averi in maniera molto proficua; sia sul piano intellettuale, perché la nobiltà culturalmente non era
realmente una classe sociale che poteva essere portatrice di valori culturali, invece avrebbe dovuto
esserlo; sul piano civile, perché conduceva una vita piena di piaceri e vizi, ma vacua. In particolare
critica della nobiltà il fatto che era molto in voga allora la pratica dell’adulterio tra nobili, cioè era
normale per loro tradire il proprio coniuge e secondo Parini questa cosa era molto grave perché
metteva in crisi il valore della famiglia, che era uno dei valori fondamentali.
Poi nel Dialogo sopra la nobiltà (1757), che si svolge tra 2 defunti, un poeta di origine plebea e un
nobile. In questa opera emerge il pensiero di Parini riguardo la nobiltà, lui pensava che la nobiltà in
realtà sia una classe sociale importante, che dovrebbe essere da esempio verso tutte le altre classi
sociali come portatrice di veri valori e invece non lo è, quindi lui critica la degradazione di questa
classe sociale che con il tempo ha perso la sua posizione di importanza sociale e culturale.

I dissensi dall’Illuminismo lombardo


Parini non approva il cosmopolitismo, perché dice che l’influenza di culture straniere nella cultura
italiana, in particolare la cultura francese, sono assolutamente pericolose, perché mettono a
repentaglio la purezza della cultura italiana sia dal punto di vista linguistico e sia dal punto di vista
tematico.
Lui critica anche un altro aspetto, il fatto che la letteratura veniva utilizzata come strumento
utilitaristico. Lui pensa che la letteratura deve essere sicuramente utile a qualcosa perché deve
insegnare, essere pedagogica, ma deve essere curato anche l’aspetto della bellezza dello stile della
lingua, quindi non può essere abbandonato. Quello che ci vuole esprimere Parini è quasi un ideale
che viene ripreso dagli antichi poeti classici, quello della dolcezza e utilità, in particolare cita Orazio
che è un autore Latino che diceva questa cosa.
Un altro aspetto di contrapposizione rispetto agli Illuministi lombardi è il fatto che loro esaltavano
molto, sul piano economico, il progresso tecnologico che portava il guadagno. Parini invece era
vicino alle teorie della scuola fisiocratica. Le teorie fisiocratiche sono quelle che credono che
l’uomo dovrebbe sempre dedicarsi all’attività come l’agricoltura, l’allevamento, perché queste
permettono una vita sana e meno corrotta e degradata.
Cronologia ed edizioni delle odi
L’ode è un genere lirico che riprende i modelli della poesia greca e latina.
Dal 1756 al 1769 scrisse tantissime odi, che sono le odi illuministiche. Le odi illuministiche perché
sono odi che parlano maggiormente di problemi della quotidianità, cioè della realtà di tutti i giorni
e vedono anche un atteggiamento molto più aggressivo di Parini, voleva comunque far valere
alcuni valori importanti che erano sicuramente i valori che lui approvava dell’Illuminismo.
Tra le più importanti troviamo:
-La vita rustica (1756) il poeta parla di questa visione idillica dell’ambiente di campagna che lui
preferisce alla città. Perché lui dice che la campagna è un luogo idillico e sano, mentre la città è un
luogo corrotto e degradato;
- L’impostura (1760-64) il poeta si scaglia contro ogni forma di ipocrisia e di finzione.
-L’educazione (1764) il poeta parla dell’importanza d’istruire ed educare, e lo possiamo anche
vedere nella sua opera principale “Il giorno”
-L’innesto del vaiuolo (1765) il poeta parla dell’esaltazione della scienza e dello sperimentalismo di
quell’epoca.
-Il bisogno (1766), alla base di questo odi c’è l’atteggiamento di filantropia, che è tipico
dell’Illuminismo.
-L’evirazione o La musica (1769), evirazione =la pratica di evirare gli uomini che dovevano cantare
viene criticata.

Le novità formali di ispirazione sensistica


Parla dell’adesione del poeta al sensismo, che è una teoria filosofica. Questa teoria la riprese da un
filosofo che è John Locke e si diffuse soprattutto dagli scritti di Entienne de Condillac. Il sensismo
manifesta che secondo loro le sensazioni che noi proviamo sono alla base della nostra percezione
del piacere e del dolore, quindi tutta la nostra vita si baserebbe su delle sensazioni che ci
darebbero poi la percezione del dolore come sofferenza, e del piacere come gioia.
Lui nelle sue opere da molto spazio a quelle che sono le sensazioni dei personaggi, le loro
emozioni, le loro percezioni sensoriali.

L’eredità classica
Il linguaggio che usa Parini nelle sue opere è aulico/poetico.
La sintassi latina è una sintassi molto complessa, aulica, antisonante, quindi lui è molto
classicheggiante sia nello stile che nel linguaggio.

Il Giorno sono poemetti in endecasillabi sciolti (sono versi di 11 sillabe senza le rime, cioè non
seguono uno schema). Quest’opera descrive la giornata di un “giovin signore” suddividendola in 4
parti (Mattino, Mezzogiorno, il Vespro e la Sera). Essendo lui stato precettore ed avendo vissuto in
una casa nobile, aveva visto le abitudini della nobiltà, e come trascorrevano le giornate.
Tutto il poema è scritto in chiave parodica, ironica, nel senso che sembra quasi che lui voglia
elogiare il “giovin signore” ma in realtà è il contrario, vuole prenderlo in giro perché trascorre la
giornata tra ozi e vizi, senza combinare nulla. Nel poema c’è anche un intento didascalico, cioè che
c’è un insegnamento morale di fondo.
Inizialmente la divisione fu questa: il Mattino, il Mezzogiorno e la Sera. L’ultima parte suddivisa poi
in Vespro e Sera, non verrà terminata.
In realtà lui si presenta già all’inizio del giorno come il precettore di questo giovin signore che lo
segue durante la giornata e vuole comunque insegnargli qualcosa.
Il Mattino sarebbe praticamente il momento in cui il giovane va a dormire perché ha passato una
notte tra serate, teatro, gioco quindi si alzerà in tarda mattinata, dedicherà molto tempo alla sua
cura della persona e si recherà dalla sua dama perché c’era il cosiddetto fenomeno del cicisbeismo,
per cui ogni donna sposata aveva il diritto di avere un cavalier servente che era un uomo che la
serviva a posto del marito e il marito lo faceva con un’altra dama.

Il Mezzogiorno è il momento in cui c’è praticamente la visita a questa dama che viene servita da
questo giovin signore, il momento del pranzo e poi il pomeriggio la passeggiata in carrozza. Questa
è la giornata del giovin signore.
Il discorso è impostato sull’antifrasi, cioè il contrario di ciò che si vuole fare intendere.
Il tempo di quest’opera è dilatato, perché è un tempo vuoto e pieno di noia.
Inserisce molte favole all’interno del racconto, delle favole che sono di carattere mitologico, cioè
riprendono miti antichi dell’antica greca.

Ambiguità verso il mondo nobiliare


Parini critica questo mondo nobiliare, ma in realtà sembra quasi che abbia una trazione per questo
mondo nobiliare, nel senso che l’atteggiamento di condanna viene avvolte mascherato da
un’attenzione per certi dettagli, quasi che lui nutrisse una sorta di attrazione per questa classe
sociale.
Per questo si dice che lui sembri ambiguo, perché da una parte c’è la condanna e dall’altra sembra
compiacersi della bellezza di alcune cose nobiliari.

L’ultimo Parini: la delusione storica


Lui era stato illuso da quelli che erano i valori della Rivoluzione Francese. In particolare se lui era
stato un fautore delle riforme che aveva messo in atto Maria Teresa d’Austria, quindi quella del
dispotismo illuminato d’Austria, dall’altra parte quando sale al trono il successore di Maria Teresa
d’Austria, quindi Giuseppe II, lui incomincia a dubitare della posizione presa da questi governanti
rispetto all’illuminismo, perché ovviamente Giuseppe II d’Austria aveva una politica
completamente diversa e prendeva della Rivoluzione Francese solo gli aspetti più aggressivi e
violenti e questo non piaceva affatto a Parini.

Parini e il Neoclassicismo
Parini viene definito anche Neoclassico avvolte (si riprendevano i modelli classici del passato, che
potevano essere quelli latini o grechi, però si rinnovavano, cioè si riattualizzavano.

Il Vespro e la Notte
Il Vespro e la Notte sono le 2 parti finali dell’opera che sono rimaste incompiute, che però visto che
sono incompiute sono state analizzate per il diverso atteggiamento che mostra di avere l’autore
nello scrivere questa parte dell’opera.

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