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PUGIO.

L’ARMA PREZIOSA DI UN UFFICIALE ROMANO A MASERA

Elena Poletti Ecclesia

A Masera tra 1853 e 1893 vennero effettuati vari ritrovamenti archeologici dal cav. Felice Mellerio.
In particolare, nel luglio 1893, in località Forniago, durante la costruzione di una scuderia, Felice
Mellerio rinvenne a quasi tre metri di profondità materiali di probabile pertinenza funeraria, tra i
quali spicca per interesse e rarità un pugnale in ferro (fig. 1).

Fig. 1. Il pugnale da Masera, I secolo d.C. (disegno tratto da Caramella, De Giuli, 1993).
Si tratta di un pugnale a lama triangolare con ingrossamento mediano e costolatura centrale; l’elsa,
costituita da un codolo con ingrossamento circolare al centro ed alla terminazione, è costituita da un
elemento in materiale deperibile (osso o legno), rivestito da una lamina in ferro e fissato alla lama
tramite rivetti; la lamina in ferro dell’elsa è decorata su un lato da motivi geometrici incisi (e in
origine riempiti da smalto o metallo di differente colore secondo la tecnica dell’agemina). La
decorazione è costituita da una fascia di linee parallele all’attacco dell’elsa con la lama e, lungo il
manico, da sequenze di linee a zig zag, mentre sul bottone centrale si osserva un cerchio riempito da
linee a spina di pesce e su quello terminale due corna semilunate. La lama è rivestita da un fodero
che ne segue la sagoma e termina con un salvapunta di forma circolare. Lungo i lati si conservano i
fori che permettevano il fissaggio di anelli per la sospensione del pugnale ad una cinta (cingulum).
Anche una faccia del fodero è impreziosita da decorazioni incise che dovevano essere messe in
risalto da riempimenti a smalti ed agemina: partendo dall’imboccatura del fodero si osservano tre
riquadri campiti da linee parallele incise e sequenze di riquadri concentrici, il terzo riquadro, il più
complesso è riempito da riquadri di dimensioni di gradanti a loro volta campiti da sequenze di linee
ricurve, ondulate, a zig zag e puntini; presso la punta è incisa una sequenza di triangoli digradanti
riempiti da linee a spina di pesce, a zig zag e puntini.

Il pugnale fu acquistato poco dopo il suo ritrovamento da privati ed è oggi conservato presso la
medesima famiglia a Villadossola, dove ho potuto prenderne visione: ha una lunghezza complessiva
di 37,4 cm (di cui 24,6 relativi alla lama e 10,1 all’elsa), la larghezza massima della lama è di 6 cm.

Le caratteristiche del pugnale da Masera permettono agevolmente di definirlo come un pugio (pl.
pugiones), termine derivato dalla radice indoeuropea peug-, da cui anche i vocaboli latini pugnus e
pugil, ma pure pugna, ossia “battaglia, combattimento”. Si tratta di un’arma tipica dell’età romana,
spesso citata nelle fonti letterarie, anche se piuttosto rara nei ritrovamenti archeologici, a paragone
di altre armi quali le spade.

La forma del pugnale da Masera corrisponde alla tipologia più antica, in uso fino al 50 d.C., con
lama larga a forma di foglia ed impugnatura fissata con piccoli chiodi alla lama e costituita da valve
in osso o legno rivestite di metallo. Il fodero presentava lungo i lati due coppie di anelli o pelte
fissati con chiodini, che permettevano la sospensione del pugnale ad una cintura di cuoio fatta
passare sul torace di chi lo indossava, come si osserva in alcune statue di legionari d’età romana
(figg. 2-4). I ritratti di soldati ci mostrano che il pugio veniva generalmente portato al fianco sinistro
(figg. 3-4), o, più raramente al centro della cintura (fig. 2).

Come altri elementi dell’equipaggiamento dei legionari, il pugnale subì cambiamenti durante il I
secolo d.C. Attorno al 50 d.C. l’impugnatura non fu più connessa alla lama tramite rivetti, ma
realizzata in un unico pezzo. Le lame divennero più strette e prive di ingrossamenti laterali. Quindi
possiamo riferire certamente l’arma di Masera ad un’epoca compresa tra il I secolo a.C. e la prima
metà del I secolo d.C.
Fig. 2. Monumento funerario di Fig. 3. Ritratto funerario del Fig. 4. Stele funeraria del
Minucius Lorarius, circa 43 a.C., legionario Balaterus, I secolo legionario Lucius Sertorius
Padova (da Keppie, 1991). d.C., Cherchel, Algeria (da Firmus, metà I secolo d.C.,
Sumner, 1997). Verona, Museo Maffeiano (da
Franzoni 1987).

In origine il pugio era utilizzato solo dagli imperatori e dagli alti ufficiali, simbolo del loro diritto di
vita e di morte su sudditi e militari; successivamente, nel corso del I secolo d.C., venne adottato
dall'esercito romano. Il pugio veniva usato nel combattimento corpo a corpo, quando si era così
vicini al nemico che il gladio, la spada più lunga, non poteva servire più a niente.

Dell’utilizzo militare del pugnale ci parla in età tardo romana anche Vegezio (De re militari, libro
I), il quale ci dice: “Un colpo inferto di taglio, benché vibrato con molta forza, raramente uccide. Al
contrario, un colpo di punta, anche se penetra pochi centimetri, è generalmente fatale. Il corpo del
pugnale è coperto, mentre sferra il colpo, e l’avversario viene colpito della punta ancora prima di
vedere l’arma. Questo è il metodo di combattimento usato principalmente dai Romani”.

Sfogliando gli autori latini si trova frequentemente il pugnale, piuttosto che come oggetto d’uso
militare, come arma personale adottata da personaggi di alto rango, perchè facilmente occultabile
tra le pieghe della toga e spesso utilizzata per assassini o suicidi. Tra gli episodi più noti che videro
“protagonisti” dei pugiones ricordiamo l’omicidio di Giulio Cesare alle Idi di marzo del 44 a.C.

La parola pugio appare infatti per la prima volta nell’autore tardorepubblicano Marco Tullio
Cicerone proprio in riferimento al pugnale usato per l’uccisione di Giulio Cesare (II Philippica
2.12.28). Svetonio (De Vita Caesarum, Julius Caesar, 89.1) conferma che tutti i cesaricidi erano
armati di pugio in quell’occasione ed alcuni di essi con gli stessi pugnali in seguito si suicidarono.
Gli ufficiali imperiali dal I secolo d.C. cominciarono ad indossare pugnali ornati non solo in
battaglia, ma anche nell’espletamento dei loro incarichi e nella quotidianità. Ecco perchè i
riferimenti al pugio divengono piuttosto comuni nella letteratura d’età imperiale, particolarmente in
Tacito e Svetonio. Tacito ci riferisce che il generale Gnaeo Domizio Corbulo (Annales 11.18)
condannò all’esecuzione un soldato, poiché non portava il gladio durante i lavori di scavo di una
trincea ed un altro perché nella stessa attività indossava il solo pugnale. Da questi riferimenti
sembra di poter dedurre che arma per eccellenza dell’esercito fosse il gladio, cui il pugio poteva
affiancarsi o meno.

Vitellio, imperatore nel 69 d.C., cercò di abdicare e offrì il suo pugio ai consoli, ma l’acclamazione
del popolo e dei Pretoriani lo costrinse a rinunciare all’adbicazione. Tacito (Historiae 1.43) riferisce
anche che un centurione della guardia pretoriana, Sempronio Denso, utilizzò il suo pugnale per
salvare la vita al console Lucio Calpurnio Pisone.

Alla luce dei vari riferimenti letterari citati ci sembra quindi di poter affermare che il pugnale,
piuttosto che essere simbolo dell’attività militare, fu in età imperiale quasi una insegna di potere di
imperatori, generali, ufficiali ed alti funzionari.

Il ritrovamento a Masera di un pugnale di questo genere appare di particolare interesse in quanto


oggetti simili sono stati raramente reperiti nei pur vasti territori dell’Impero romano. In Italia si
conosce un esemplare da Portogruaro (VE) (fig. 5), mentre alcuni esemplari provengono dalle
province nordiche dell’Impero (Colonia e Mainz in Germania, Carnuntum in Austria, Nijmegen in
Olanda e Londra, in Gran Bretagna) (fig. 6. Si osservi la bellezza delle decorazioni a smalti ed
agemina: analogo doveva essere l’effetto di quelle presenti sul pugnale da Masera).

Fig. 5. Pugnale romano da Concordia Sagittaria, I Fig. 6. Particolare di fodero di pugnale romano da
secolo d.C., Museo Nazionale Concordiese, Nijmegen (NL), I secolo d.C. (da
Portogruaro (da www.roma-victrix.com). www.romancoins.info).
La rarità dell’oggetto appare tanto più evidente se consideriamo altri ritrovamenti di armi dal
territorio ossolano, tra i quali si annoverano molti esemplari di spade (gladii) d’epoca romana
(cinque da Ornavasso – necropoli di In Persona, quattro da Gravellona Toce – necropoli di
Pedemonte), ma nessun pugio.

L’antico personaggio sepolto a Masera con questo oggetto fu quindi probabilmente un alto ufficiale
dell’Impero, di cui i parenti vollero sottolineare la dignità ed il grado raggiunto deponendo
all’interno della tomba quel pugio che lo aveva accompagnato in vita nell’esercizio del suo potere e
della sua funzione pubblica, politica o militare.

Bibliografia e sitografia

Sull’armamento d’età romana


AA.VV., Armi e armamenti, in Riflessi di Roma. Impero romano e barbari del Baltico, Roma, 1997, pp.
123-142.
Bishop M.C., Coulston J.C.N., Roman Military Equipment. From the Punic Wars to the Fall of Rome,
Oxford, 2006.
Cascarino G., L’esercito romano, armamento e organizzazione, Rimini, 2006.
Franzoni C., Habitus atque habitudo militis: monumenti funerari di militari nella Cisalpina romana, Roma,
1987.
Humer F. (a cura di), Legionsadler und Druidenstab, Catalogo della mostra “2000 Jahre Carnuntum”, Bad
Deutsch-Altenburg, 2006.
Keppie L.J.F., A centurion of legion Martia at Padova?, in JRMES 2 (1991), pp. 115-121.
Köbler G., Indogermanisches Wörterbuch, 2000, s.v. peug-.
Smith W., Dictionary of Greek and Roman Antiquities, London, 1890, online in www.ancientlibrary.com,
s.v. pugio.
Sumner G., Roman Army. Wars of the Empire, Brassey's History of Uniforms, London, 1997.
www.roma-victrix.com
www.romanarmy.com
www.romancoins.info
www.romans-in-britain.org.uk
www.wikipedia.org s.v. pugio (la versione in lingua inglese è molto completa e reperibile all’indirizzo -
http://en.wikipedia.org/wiki/Pugio, in italiano si trova solo un breve riassunto)

Sui ritrovamenti di Masera ed i confronti locali:


Bazetta G.G., Le tombe romane di Masera, in “Oscella” anno I, n. 12, dic. 1893.
Pollini G., Notizie storiche, statuti antichi, documenti e antichità romane di Malesco, Torino, 1896.
Caramella P.A., De Giuli A., Archeologia dell’Alto Novarese, Mergozzo 1993, pp. 73-82 (il pugnale alla tav.
XXV).
Deodato A., Gravellona Toce tra Leponti ed Insubri. La necropoli, in “Leponti tra mito e realtà. Atti del
convegno”, edito in Cd-rom, Verbania, 2001.
Pattaroni F., La necropoli gallo-romana di Gravellona Toce, Novara 1986.
Piana Agostinetti P. (a cura di), I sepolcreti di Ornavasso. Cento anni di studi, voll. I-II, Ornavasso 1999.
Spagnolo Garzoli G., Leponti e Insubri: la romanizzazione di un’area di confine, in “Leponti tra mito e
realtà. Atti del convegno”, edito in Cd-rom, Verbania, 2001.