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OBBLIGAZIONI – pag.

277/279 Manuale Perlingieri


Il Codice Civile si occupa di obbligazione negli Art. 1173 e seguenti.
Le obbligazioni sono rapporti giuridici. I rapporti obbligatori sono relazioni tra un debitore e un
creditore, o più precisamente tra una situazione debitoria e una situazione creditoria (situazioni
giuridiche soggettive complesse, ciò significa che nella singola situazione soggettiva che compone il
rapporto si sommano diritti, doveri e obblighi di entrambe le parti). Molto spesso nei rapporti
obbligatori si parla di situazione attiva e situazione passiva. Il lato attivo del rapporto obbligatorio
è il creditore, quello passivo è il debitore. Questa distinzione è prettamente descrittiva, corretta
solo sul piano descrittivo, ma non ha valenza ricostruttiva.
Infatti, diversamente da quanto si possa immaginare, sul codice vi sono molte più norme che
rappresentano e tutelano il debitore piuttosto che il creditore.
Art. 1175
Il debitore e il creditore devono comportarsi secondo le regole della correttezza (un “sasso” a
favore di entrambi).
Art. 1176
Nell’adempiere l’obbligazione, il debitore deve usare la diligenza del buon padre di famiglia
(“sasso” a favore del creditore).
Se fosse vero che nello studio del rapporto obbligatorio il legislatore avesse fatto una scelta
particolare di tutela nei confronti del creditore, ci immagineremmo l’adempimento della
prestazione con il debitore che va a casa del creditore. Ma in realtà (art. 1182), se il luogo non è
determinato nel contratto, si seguono le seguenti norme…
L’interesse del legislatore sembra essere orientata a tutelare il debitore. Il creditore non ha solo
diritti e poteri e il debitore non ha solo obblighi e doveri. Ciò si intende come scegliere il domicilio
del debitore come luogo dell’adempimento dell’obbligazione, nel caso in cui manchino…
Art. 1206
Il creditore è in mora….
Mettendo insieme il 1176 e il 1206, ci rendiamo conto che un obbligo di comportamento molto
forte e definito vi sia per entrambi i lati del rapporto, sia il lato attivo sia il passivo. È vero che il
debitore deve usare la diligenza del buon padre di famiglia, ma è anche vero che il creditore deve
mettere il debitore nelle condizioni di adempiere l’obbligazione. È scorretto dire che il debitore
non ha un diritto soggettivo e il creditore si: è un rapporto giuridico nel quale l’ordinamento tutela
l’interesse del debitore tanto quanto quello del creditore, anzi, c’è molto più cura da parte
dell’ordinamento nel tutelare gli interessi del debitore nell’adempimento dell’obbligazione.
Nella valutazione di un ipotetico scontro di interessi tra debitore e creditore, la disciplina sulla
mora del creditore dà una forza al debitore superiore a quella del creditore.
Ai sensi del 1173, il contratto è fonte di obbligazione. Noi stiamo studiando le conseguenze di un
atto che sta a monte. I soggetti sono obbligati ad adempiere nel momento in cui hanno concluso
un contratto o il pagamento di un debito. Le obbligazioni nascono proprio come conseguenze dei
contratti. Nel momento in cui il contratto è sorto, nascono le obbligazioni delle parti; nel momento
in cui viene commesso un fatto illecito, c’è l’obbligo di risarcimento del danno; nel momento in cui
viene pagato un indebito, c’è il diritto di richiedere una ripetizione (restituzione di quanto pagato
in assenza di un debito reale, restituzione di una prestazione eseguita e non dovuta).
Il manuale Perlingieri tende a criticare una distinzione tradizionale: negli altri manuali si insegna
che i diritti reali e i diritti di credito sono completamente differenti e non hanno punti di contatto
(un conto è un rapporto creditore/debitore, un conto è essere titolare di un diritto reale).

La distinzione principale che si utilizza quando si vuole distinguere diritti reali da diritti di credito è
la seguente:
- Diritti reali = assoluti, producono i loro effetti nei confronti di chiunque
- Diritti di credito = relativi, producono i loro effetti soltanto all’interno di un determinato
rapporto

In realtà non è così semplice. Siamo veramente sicuri che il diritto di proprietà (diritto reale) è
opponibile erga omnes? In realtà no, poiché se io acquisto un bene immobile lo potrò opporre ai
terzi non in quanto proprietario e basta, ma in quanto proprietario che ha trascritto. Ai sensi del
principio consensualistico (1376), il diritto di proprietà si trasferisce con il consenso delle parti
legittimamente manifestato: in questo tipo di contratto, non c’è l’obbligo di consegnare il bene
prima che la proprietà passi da una persona all’altra, il diritto proprietà viene trasferito già
soltanto con il consenso. Ma, finchè il bene immobile non viene trascritto, il soggetto non potrà
opporre il suo titolo a un’altra persona. Il codice ci sta dicendo che non è vero che la proprietà è
un diritto assoluto in quanto tale, bensì diviene un diritto assoluto (opponibile erga omnes) con la
trascrizione all’interno dei pubblici registri. Prima della trascrizione, non può bastare il consenso
per opporre il proprio titolo a qualcun altro.
Art. 1599 Emptio non tollit locatum = l'acquisto non sopprime la locazione. Fondamentale
principio giuridico, in virtù del quale l'acquirente di un bene (che il venditore aveva in precedenza
dato in locazione) è tenuto a rispettare il contratto di locazione stipulato dal suo dante causa con
un terzo.
In questo modo il codice ci conferma che, in alcuni casi, il diritto di proprietà non è opponibile erga
omnes, il diritto di credito si: altra dimostrazione che la distinzione tradizionale (diritti
reali=assoluti; diritti di credito=relativi) non solo non è esaustiva, ma è anche giuridicamente
errata (priva di valore e fondamento giuridico). Essa risulta inutile sul piano pratico e scorretta sul
piano strettamente teorico.