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CANTO 6

Dopo aver attraversato il primo cielo della luna, dove si trovano gli spiriti che
non portarono a compimento i loro voti non per volontà propria, Dante e
Beatrice salgono nel secondo cielo di Mercurio. Qui si trovano gli SPIRITI
ATTIVI (che operarono il bene per ottenere la gloria terrena) e incontrano la
figura di Giustiniano. Siamo nel sesto canto del paradiso.
Giustiniano fu imperatore d’oriente dal 527 d.C. e fu colui che tentò di
ricostituire l’impero universale dopo la caduta dell’impero romano
d’occidente nel 476 d.C. A lui si deve anche la formulazione del “Corpus
Iuris Civilis”. (ha raccolto tutte le leggi civili).

Tra Dante e Giustiniano si ha un lungo confronto che occupa tutto il canto.


Giustiniano ripercorre i momenti salienti della storia dell’impero, di cui
l’aquila è il simbolo (di Roma), da Enea al periodo della Monarchia a quello
della Repubblica alle Guerre Civili con la vittoria di Cesare su Pompeo, ad
Augusto e alla nascita dell’impero, a Carlo Magno e al Sacro Romano
Impero, chiudendo con la decadenza dei guelfi e con la loro lotta contro i
Ghibellini.
Giustiniano aveva due generali Arsete e Belisario.
Luogo: secondo cielo di Mercurio
Beati: spiriti attivi
Personaggi: Dante, Beatrice, Giustiniano
Tempo: pomeriggio mercoledì 13 aprile 1300

PARAFRASI
«Poscia che Costantin l’aquila volse

contr’al corso del ciel, ch’ella seguio

dietro a l’antico che Lavina tolse, 3


Dopo che Costantino portò l'aquila imperiale contro il corso del cielo (da
Occidente a Oriente), che essa seguì dietro a Enea che prese in sposa
Lavinia,

cento e cent’anni e più l’uccel di Dio

ne lo stremo d’Europa si ritenne,

vicino a’ monti de’ quai prima uscìo; 6

l'uccello divino rimase più di duecento anni nell'estremità dell'Europa, vicino


ai monti della Troade dai quali iniziò il suo volo;

e sotto l’ombra de le sacre penne

governò ‘l mondo lì di mano in mano,

e, sì cangiando, in su la mia pervenne. 9


e lì governò il mondo all'ombra delle penne sacre, passando di mano in
mano, fino a giungere nelle mie.

Cesare fui e son Iustiniano,

che, per voler del primo amor ch’i’ sento,

d’entro le leggi trassi il troppo e ‘l vano. 12


Fui imperatore romano e mi chiamo Giustiniano: sono colui che, ispirato dallo
Spirito Santo, eliminai dalle leggi ciò che era superfluo e ciò che era inutile.

E prima ch’io a l’ovra fossi attento,

una natura in Cristo esser, non piùe,

credea, e di tal fede era contento; 15


E prima che mi dedicassi a quest'opera, credevo che in Cristo ci fosse la sola
natura divina, ed ero contento di questa fede;

ma ‘l benedetto Agapito, che fue

sommo pastore, a la fede sincera

mi dirizzò con le parole sue. 18

ma il benedetto Agapito, che fu sommo pontefice, mi indirizzò alla vera fede


con le sue parole.

Io li credetti; e ciò che ’n sua fede era,

vegg’io or chiaro sì, come tu vedi

ogni contradizione e falsa e vera. 21

Io gli credetti alle sue parole; e ora vedo ciò che era nella sua fede così
chiaramente, come tu vedi che in un giudizio contraddittorio c'è una frase
vera e una falsa.

Tosto che con la Chiesa mossi i piedi,


a Dio per grazia piacque di spirarmi
l’alto lavoro, e tutto ‘n lui mi diedi; (Corpus iuris civilis) 24

e al mio Belisar commendai l’armi, (metonimia)


cui la destra del ciel fu sì congiunta,
che segno fu ch’i’ dovessi posarmi. 27
io affidai al mio generale il mio esercito e fu segno dal cielo che si mostrò
favorevole. Mi sono affidato ai generali perché B. vinceva sempre e io
ritenevo che lui potesse essere in guerra al posto mio.

Or qui a la question prima s’appunta


la mia risposta; ma sua condizione
mi stringe a seguitare alcuna giunta, 30
io ti ho risposto alla prima domanda ma la sua complessità mi spinge ad
aggiungere un ulteriore spiegazione
perché tu veggi con quanta ragione
si move contr’al sacrosanto segno
e chi ‘l s’appropria e chi a lui s’oppone. 33

Vedi quanta virtù l’ha fatto degno


di reverenza; e cominciò da l’ora
che Pallante morì per darli regno. 36
Considera tutti gli esempi di valore che hanno reso l’impero degno di rispetto
ed è cominciata nel momento in un cui Pallente morì per la città di Albalonga
Tu sai ch’el fece in Alba sua dimora
per trecento anni e oltre, infino al fine
che i tre a’ tre pugnar per lui ancora.(latinismo: pugna,ae combattere)
39

Tu sai che Ascanio fondò la città di Alba che divenne la capitale per 300 anni
fino a quando ci fu la guerra tra gli Orazi a favore dei Romani e i Curazi a
favore di Albalonga

L’impero ottomano si perde negli anni della prima guerra mondiale.


Giustiniano sale al potere dopo Teodorico.
Costantino
- editto di Milano
- aveva spostato la capitale da Bisanzio a Costantinopoli
E sai ch’el fé dal mal de le Sabine
al dolor di Lucrezia in sette regi,
vincendo intorno le genti vicine. 42
sai quello che fece l’aquila imperiale dal ratto delle Sabine fino all'oltraggio a
Lucrezia, all'epoca dei sette re di Roma, vincendo i popoli circonvicini.
Sai quel ch’el fé portato da li egregi
Romani incontro a Brenno, incontro a Pirro,
incontro a li altri principi e collegi; 45
Sai che cosa fece, portato dai nobili Romani contro Brenno e Pirro, e contro
altre repubbliche e monarchi dell'Italia;
onde Torquato e Quinzio, che dal cirro
negletto fu nomato, i Deci e ‘ Fabi
ebber la fama che volontier mirro. 48
per cui Torquato e Quinzio Cincinnato, che fu detto così per la chioma
trascurata, nonché Deci e Fabi ebbero la fama che io volentieri onoro.
Esso atterrò l’orgoglio de li Aràbi
che di retro ad Annibale passaro
l’alpestre rocce, Po, di che tu labi. 51
Esso abbatté l'orgoglio dei Cartaginesi che al seguito di Annibale passarono
le Alpi, dalle quali tu, o fiume Po, discendi.
Sott’esso giovanetti triunfaro
Scipione e Pompeo; e a quel colle
sotto ’l qual tu nascesti parve amaro. 54
Sotto di esso trionfarono, da giovani, Scipione e Pompeo; e parve amaro a
quel colle (Fiesole) sotto il quale tu sei nato.
Poi, presso al tempo che tutto ’l ciel volle
redur lo mondo a suo modo sereno,
Cesare per voler di Roma il tolle. 57
Poi, quando fu vicino il tempo in cui il Cielo volle far diventare tutto il mondo
sereno a sua immagine (per la nascita di Cristo), Cesare assunse il segno
dell'aquila per volere di Roma.

Cesare era molto amato dai romani. Non diventa mai imperatore

E quel che fé da Varo infino a Reno,


Isara vide ed Era e vide Senna
e ogne valle onde Rodano è pieno. 60

Quel che fé poi ch’elli uscì di Ravenna


e saltò Rubicon, fu di tal volo,
che nol seguiteria lingua né penna. 63
Guerre puniche: tra terzo e secondo secolo a.C.
Dal 219 al 202 guerra punica di Scipione
Cesare dopo che ha preso la Gallia comincia a pensare a un progetto di tipo
imperiale.
Il Rubicone è un fiume in Emilia Romagna.
Nel 49 Cesare passa il Rubicone e dice : il dado è tratto ovvero io vado
contro il senato.

Inver’ la Spagna rivolse lo stuolo,


poi ver’ Durazzo, e Farsalia percosse
sì ch’al Nil caldo si sentì del duolo. 66

Antandro e Simeonta, onde si mosse,


rivide e là dov’Ettore si cuba;
e mal per Tolomeo poscia si scosse. 69

Da indi scese folgorando a Iuba;


onde si volse nel vostro occidente,
ove sentia la pompeana tuba. 72

Di quel che fé col baiulo seguente, =portatore, successore


Bruto con Cassio ne l’inferno latra,
e Modena e Perugia fu dolente. 75
di quello che fece l’aquila reale con Ottaviano, ancora se ne dolgono Bruto e
Cassio e le città di Modena e Perugia. (battaglia di Filippi del 42 a.C.)
Piangene ancor la trista Cleopatra,
che, fuggendoli innanzi, dal colubro
la morte prese subitana e atra. 78
Anche Cleopatra continua a essere piangente, la quale fuggendo dall’aquila
reale, morì in modo atroce per mano di un serpente. FASE ULTIMA DELLA
REPUBBLICA (muore nel 30 a.C. )
Con costui corse infino al lito rubro;
con costui puose il mondo in tanta pace,
che fu serrato a Giano il suo delubro. 81
Tempio di Giano aperto in tempo di guerra, chiuso in tempo di pace.
Ottaviano è l’imperatore della pace, che viene dopo le guerre civili, e il suo
intento politico è quello di regalare a Roma una lunga pace.(Ara Pacis: altare
in suo onore) Estende i confini fino al Mar Rosso.
Ma ciò che ‘l segno che parlar mi face
fatto avea prima e poi era fatturo
per lo regno mortal ch’a lui soggiace, 84
ma ciò che l’aquila imperiale, in nome della quale io sto parlando, aveva fatto
prima e avrebbe fatto in seguito per il regno terreno che soggiace in essa,
diventa in apparenza poco e scuro,
se in mano al terzo Cesare si mira
con occhio chiaro e con affetto puro; 87
Ma ciò che il segno di cui parlo aveva fatto in precedenza e avrebbe fatto
dopo per il regno mortale che gli è sottomesso, diventa poca cosa in
apparenza se lo si paragona a ciò che fece col terzo imperatore (Tiberio), se
si guarda con chiarezza e sincerità;
ché la viva giustizia che mi spira,
li concedette, in mano a quel ch’i’ dico,
gloria di far vendetta a la sua ira. 90
il senso di giustizia che lo anima (lo troviamo nel corpus iuris civilis) gli
concedette a Tiberio di fare vendetta (punizione) ottenendo la sua gloria
all’ira dell’aquila reale.
(14-37 d.C.Tiberio)
Gesù viene ucciso sotto Tiberio nel 33
Tito: figlio di vespasiano
70 d.C.
Rapporto tra prima vendetta e seconda vendetta (Tiberio e Tito):
la punizione di Gesù sublima la punizione dell’intera umanità per il peccato
originale. Ciò accade sotto l’impero di Tiberio, che va dal 14 al 37 d.C.
Con l’imperatore Tito della dinastia Flavia nel 70 d.C.si verifica invece la
punizione della punizione con la distruzione di Gerusalemme e del tempio.
E quando il dente longobardo morse
la Santa Chiesa, sotto le sue ali
Carlo Magno, vincendo, la soccorse. 96
ARRIVA CARLO MAGNO.
Omai puoi giudicar di quei cotali
ch’io accusai di sopra e di lor falli,
che son cagion di tutti vostri mali. 99

L’uno al pubblico segno i gigli gialli


oppone, e l’altro appropria quello a parte,
sì ch’è forte a veder chi più si falli. 102

Faccian li Ghibellin, faccian lor arte


sott’altro segno; ché mal segue quello
sempre chi la giustizia e lui diparte; 105

e non l’abbatta esto Carlo novello


coi Guelfi suoi, ma tema de li artigli
ch’a più alto leon trasser lo vello. 108
l’aquila ha combattuto contro cose più forti, non ha paura di Carlo d’Angiò
Molte fiate già pianser li figli
per la colpa del padre, e non si creda
che Dio trasmuti l’arme per suoi gigli! 111
1)Quali sono i periodi storici che Giustiniano ricorda nel suo lungo discorso
sulla storia dell’impero?
2)Quale aspetto della propria opera Giustiniano mette subito in luce?
3)Alla fine del canto un personaggio si stacca da tutti gli altri per la propria
particolare vicenda : chi è? E ricordane la figura

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