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Kierkegaard, gli stadi del cammino della vita:

La biografia di Kierkegaard è molto povera, viveva di rendita e si occupava principalmente dei suoi
studi. Ha fatto qualche viaggio, a Berlino dove incontra Schelling per esempio.

Il filosofo rifletteva su elementi abbastanza oscuri, come la colpa gravissima commessa da suo
padre nei confronti della famiglia (abusi), chiamata da lui il “pungolo della carne”. Lui esplicita
queste cose tramite pseudonimi, o eteronomi. Gli eteronomi indicano una sorta di uscita da sé stessi
( al contrario degli pseudonimi).

Concetto di verità: qualcosa che si da soltanto all’interno di una prospettiva personale, la


sperimentiamo soltanto a partire da una vicenda che riguarda l’individuo e la sua importanza. La
verità non è quella oggettiva o che si può dimostrare in questo caso, ma quella dell’uomo pensante,
declinata al singolare, che vale solo per me e ogni singola persona.

Filosofia del paradosso: posso rendere la mia verità come oggetto di comunicazione, nonostante si
tratti di una verità soggettiva del singolo individuo. Vale per me e per l’altro ma si sottrae alla
dimostrazione.

Verità? Riflessione filosofica sul significato dell’essere e dell’esistenza, che ci mostra le possibilità
che offre il mondo, tutte irriducibili dalle altre. Ciascuna prospettiva è la verità tutta intera e allo
stesso tempo la verità prospettica, che appartiene solo a quella prospettiva. Parliamo di un orizzonte
drammatico, e ogni parte è abbandonata alla decisione di chi la assume e la incarna.

Gli stadi della vita: Kierkegaard propone una fenomenologia degli stadi dell’esistenza, e sono tre:

-Lo stadio estetico: è la prospettiva di colui che vive nell’attimo, di chi fa della differenza la chiave
della sua vita. Si considera tutto ciò che ci circonda come l’occasione per fare nuove esperienze. Es.
Il seduttore: è colui che è sempre pronto ad accogliere tutte le persone e le cose per coglierne le
differenze, che suscita in lui un senso di sorpresa e di piacere. Qui però si incontra un grande
equivoco; il maestro dell’arte della differenza è condannato ad appiattire tutto in una uniformità
senza differenze, ciò è inevitabile, se tutto suscita in me stupore sarà tutto uguale. Si parla in questo
caso di isterismo dello spirito. Ci sono casi estremi, come quello di Nerone ad esempio, dove
vengono annientati da questa cosa perché necessitano in continuazione di nuove sollecitazioni.
Questa isteria è definita come quella dell’uomo religioso mancato.

-Lo stadio etico: la vita etica è caratterizzata dalla continuità o impegno, la scelta è sempre di nuovo
confermata come ad esempio il matrimonio, che ripete la propria cerimonia ogni giorno. Si tratta di
scegliere ed essere fedeli a ciò che si è deciso, perciò la scelta viene rinnovata ogni giorno. Chi
sceglie anche il male, è fedele alla scelta e scopre con lei un’energia che in un certo modo è
positiva. Nella vita etica si parla di essere autosufficienti , l’uomo autosufficiente è in pace con sé
stesso, il suo cuore è puro ed è inattaccabile neanche Dio lo può rimproverare. Secondo
Kierkegaard si ci salva se si è in pace con sé stessi e se è stato fatto tutto ciò che si poteva fare. Nel
momento in cui l’uomo crede di essere estremamente al sicuro si espone però al peggiore dei
peccati, la presunzione.

-Lo stadio religioso: la salvezza della religione è l’unica e vera salvezza. La vita religiosa presenta
qualcosa che va oltre gli altri due stadi. Esiste un orizzonte Hegeliano in cui la verità non riguarda
più il singolo individuo ma la verità dell’idea, della totalità. Kierkegaard rifiuta il pensiero
hegeliano, io singolo devo pretendere di esistere, quindi non si può parlare di superamento. Tagliati
i ponti con la prospettiva hegeliana come si pretende che questo stadio sia superiore agli altri due?
Kierkegaard non tenta di dimostrare che questo paradosso ha una spiegazione logica. Si abbandona
a questo linguaggio capace di dire la pluralità delle prospettive e che si può legare ad un'unica
verità. Si parla di prospettivismo, che è vero e proprio pensiero pratico. Con Kierkegaard il discorso
filosofico arriva fino al punto in cui l’uomo singolo deve prendere delle decisioni, come ad esempio
Abramo che era stato messo alla prova direttamente da Dio, che aveva ordinato ad di uccidere suo
figlio, Abramo viene messo di fronte ad un evidente contraddizione da parte del Signore stesso.
L’uomo è chiamato ad avere fede anche in un uomo che si contraddice. Kierkegaard racconta con
prospettive diverse questa scena biblica, descrivendo anche ciò che si agita nel cuore di questo
padre. Abramo avrebbe mille ragioni per agire contro alla fede, tuttavia non sono sufficienti per non
ascoltare Dio.

La filosofia è pronta a inscenare un dramma con uno scontro estremo ma rimane sempre la
possibilità della fede, che va al di là della filosofia stessa.