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13/5/2021 Nella Wunderkammer del pensiero Intervista a Francesca Borea e Giulia Pederzini | Espazium

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Nella Wunderkammer del


pensiero
Intervista a Francesca Borea e
Giulia Pederzini
Fin dall’inizio di questo lungo periodo di
reclusione domestica, Francesca Borea e Giulia
Pederzini, giovani laureate dell’Accademia di
Mendrisio, hanno ideato Wunderkammer, uno
strumento per interrogarsi sulle possibili
ripercussioni di un evento straordinario come
quello in corso, anche e soprattutto in
architettura. Il progetto reinterpreta in chiave
contemporanea il tema del tradizionale
‘gabinetto di curiosità’, costruendo uno spazio,
necessariamente virtuale, in cui raccogliere
opinioni, immagini e riferimenti inter-nazionali e
intra-professionali sul futuro ruolo dell’architetto
e sul vivere contemporaneo. Ora
Wunderkammer diventa una mostra.

MOSTRE COVID 19

17 09 2020 Data di pubblicazione

Silvia Berselli
Architetto, storica dell'architettura

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Progetto Wunderkammer

© Wunderkammer

Silvia Berselli – Quali


domande avete posto agli autori
che avete coinvolto? Avete riscontrato risposte simili, che in
qualche modo evidenzino un “sentire comune”?
Francesca Borea e Giulia Pederzini – Promuovendo l’atto del
collezionare come strumento di riflessione e di confronto,
abbiamo chiesto ad architetti, artisti, scrittori, psicologi e
professionisti sensibili al tema di condividere il loro pensiero sui
valori della resilienza e della partecipazione, inviando
un’immagine e un testo di 1000 battute riguardo la seguente
questione: «La realtà estrema che stiamo vivendo oggi ci porta a
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rivalutare i convenzionali modi dell’abitare, di appropriarsi dei


luoghi domestici, e ci pone degli interrogativi sull’uso
straordinario degli spazi che siamo “condannati” a vivere,
mettendone in luce, al tempo stesso, le qualità e le
criticità. Nella prospettiva di un presunto cambiamento, muterà
e, nel caso, quale sarà il ruolo dell’architetto? Cosa succederà
quando ritorneremo alla vita “normale”? Faremo tesoro delle
riflessioni maturate da questa esperienza?».
L’iniziativa si è trasformata presto in un vero e proprio cabinet
de curiosités, grazie alla di usione delle riflessioni raccolte
tramite i social media, che in quel momento rappresentavano
l’unico strumento di comunicazione e cace e fruibile
globalmente e costituivano una sorta di passaparola virtuale, e
grazie al fatto che il confinamento domestico imposto a tutti ha
generato una forte solidarietà.
Oggi la collezione racconta più di 70 punti di vista di
professionisti provenienti da dieci paesi di erenti, dediti a
discipline distinte, ma in continuo dialogo fra loro – come
l’architettura, il design, la fotografia, la pittura, la scrittura, la
musica e la psicologia –, autori di generazioni lontane, dagli
emergenti a quelli più a ermati. Voci distinte che con la loro
presenza hanno costruito uno dei punti di forza del progetto: la
sua interdisciplinarità.

Dalla Wunderkammer: la riflessione del giorno


di Annina Ruf

Quali autori sono presenti nel progetto Wunderkammer?


Scopri qui la collezione.

Avete riscontrato una variazione nelle risposte o nelle


reazioni degli interpellati dal periodo più acuto del lockdown
alla fase 2 e alla situazione attuale?
Parallelamente alla costruzione della collezione di pensieri, che
continuano ad arricchire la nostra “teca” virtuale,
l’interpretazione, l’analisi e il confronto dei materiali raccolti ci
hanno permesso di riconoscere un sentimento collettivo in

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corrispondenza delle diverse fasi della quarantena. I primi ad


essere invitati a partecipare sono stati gli architetti che,
considerando lo shock improvviso dato dall’inaspettata
reclusione domestica e lo stato di di usa incertezza nel domani,
hanno dedicato una particolare attenzione alle qualità e alle
criticità dell’ambiente domestico e hanno saputo mettersi in
discussione più di altri.
Nella prima fase del lockdown, infatti, dalle riflessioni e dalle
immagini scelte scaturisce un sentimento comune di
spaesamento, di sconforto e di incertezza, non solo in
riferimento alla propria figura professionale, ma in generale
riguardo alla condizione esistenziale dell’essere umano: infatti la
pandemia, nella sua democratica di usione, ha messo in luce la
fragilità e l’impotenza di tutti noi. Questa prima fase ha
permesso a ciascuno di rientrare in confidenza con le proprie
mura domestiche, per poi rivolgere l’attenzione a macro-temi
più generali, che evidenziano l’urgenza di un dibattito sul ruolo
etico, morale e sociale dell’architettura.

Dalla Wunderkammer: la riflessione del giorno


di Michele Arnaboldi

Con il lento ritorno alla routine quotidiana e la riapertura


delle attività, il tempo da dedicare alla scrittura viene
nuovamente ridotto a causa di impegni legati alla sfera
lavorativa o familiare, così il flusso dei contributi ricevuti è
rallentato nel mese di giugno e l’approccio alla questione è
risultato essere più sereno e ottimista nei confronti del futuro. I
professionisti invitati, con una carriera avviata ed a ermata,
hanno temuto l’inedita situazione che stavamo vivendo e hanno
riportato nelle proprie riflessioni un senso di timore e profonda
incertezza nel domani. I giovani emergenti, invece, che hanno
vissuto di recente i primi anni di lavoro precario, hanno saputo
vedere in questa pausa forzata un’occasione per fare una sorta
di reset e ristabilire le proprie priorità lavorative e di vita.
Con il lockdown globale la natura ha ripreso il possesso dei
proprio spazi e immaginavamo che sarebbero state tante le

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riflessioni riguardanti i temi della sostenibilità, dell’ecologia e


della durabilità, invece purtroppo solo in pochi hanno insistito
sull’urgenza di lavorare, come architetti, su tematiche
riguardanti il riuso, il riciclo e l’identità dei luoghi. Molti, invece,
hanno ribadito l’urgenza di ripensare e progettare la città del
domani, cercando di capire e anticipare i bisogni della nostra
società. Nonostante numerosi contributi abbiano trattato la
questione dello spazio pubblico e delle dinamiche sociali, in
genere l’attenzione degli invitati è stata maggiormente orientata
verso la dimensione privata e ha guardato a temi come la
densità residenziale, gli edifici, la sfera del lavoro. Di
conseguenza, la più complessa dimensione urbana è stata meno
discussa.

Dalla Wunderkammer: la riflessione del giorno


di Pino Musi

Da piattaforma necessariamente virtuale,


Wunderkammer si trasforma ora in una mostra, allestita in
occasione del Festival Filosofia di Modena, dal 18 al 20
settembre. Quali strumenti avete adottato per rendere
accessibile al pubblico il materiale raccolto, nonostante le
restrizioni imposte per contenere la pandemia?
La macchina, tema del Festival Filosofia di Modena 2020, è stata
l’unico mezzo che ha permesso di avvicinarsi, di superare i limiti
fisici e le distanze imposte durante il confinamento domestico.
Inoltre, la riuscita e la divulgazione del progetto sono avvenute
per merito delle piattaforme virtuali e dei suoi mezzi di
trasmissione. Grazie alla rete digitale, infatti, abbiamo avuto la
possibilità di entrare in contatto con persone di tutto il mondo,
di essere accolti nelle loro case e di raggiungere i luoghi della
quotidianità altrui. Per questo motivo, abbiamo scelto di
presentare al pubblico la raccolta Wunderkammer tramite il
supporto di altre macchine.

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Dalla Wunderkammer: la riflessione del giorno


di Lopes Brenna architetti

La proposta per il Festival Filosofia di Modena non


prevede alcun gesto architettonico invasivo, ma un inserimento
“debole” in uno spazio esistente fortemente connotato come la
Biblioteca civica d’arte Luigi Poletti, nata dal generoso lascito di
un collezionista, dunque un luogo che conserva la memoria
dell’atto del collezionare. L’esposizione restituisce il progetto in
forma di audiovisivo e l’allestimento muove dalla volontà di
instaurare un dialogo fra la cultura del passato, rappresentata
dalla presenza concreta dei libri, e una raccolta di pensieri che
"proiettano" nel futuro attraverso immagini virtuali.
Abbiamo voluto interpretare le restrizioni che la situazione
attuale impone come opportunità da trasformare in altrettanti
punti di forza dell’installazione, proponendo al visitatore
un’esperienza sensoriale alimentata dalle macchine (come
proiettori e QR code) e dai propri dispositivi (cellulari e cu e).
Nella sede principale dell’evento e in alcuni punti strategici
sparsi per la città (come il Mercato Albinelli o la facciata della
Chiesa di San Biagio) saranno presenti dei proiettori, grazie ai
quali il visitatore, incuriosito dal video, potrà connettersi con il
cellulare e le cu e e fruire dell’esperienza audiovisiva.

Dalla Wunderkammer: la riflessione del giorno


di Vega Tescari

Quali possibili prospettive post-Covid anticipano i vostri


autori? Cosa cambierà e come?
La maggior parte degli invitati non si è esposta nell’azzardare
visioni futuristiche sulle prospettive post-Covid, anche perché il
progetto è stato promosso non solo per trattare tematiche
legate alla pandemia, ma soprattutto perché crediamo che una
riflessione sull’architettura contemporanea fosse urgente a
prescindere. Nonostante la richiesta iniziale fosse sempre la
stessa, la pluralità delle risposte e delle interpretazioni degli

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invitati ha arricchito il progetto di spunti molto diversi e spesso


in contrasto, a partire dalla sfera domestica fino alla scala
urbana e alle questioni esistenziali.
Inutile ribadire che l’ambiente domestico è stato quello più
discusso: questa esperienza ci ha insegnato che le nostre
abitazioni dovranno essere flessibili e versatili nell’uso e nella
distribuzione degli spazi. Dovremo continuare a parlare di piante
e strutture “resilienti”, pronte ad ospitare diverse funzioni,
rivalutando gli spazi “filtro” che mettono in relazione i volumi.

Dalla Wunderkammer: la riflessione del giorno


di Jonathan Sergison

Un altro tema da sviluppare, emerso solo in una fase più


consapevole dell’emergenza, è quello della responsabilità
morale degli architetti nel tutelare le città, luoghi resilienti per
natura, e nel pensare a nuove proposte architettoniche che
mirino ad includere tematiche ormai imprescindibili come il
riuso, il riciclo, il genius loci e la sostenibilità. Il progetto
Wunderkammer vuole promuovere un’architettura più
consapevole, in grado di qualificare lo spazio in cui opera.
Concludiamo con il pensiero di MacMilan, ecologista americano
del diciannovesimo secolo: «Dobbiamo salvare i condor, non
tanto perché abbiamo bisogno dei condor, ma soprattutto
perché, per poterli salvare, dobbiamo sviluppare quelle qualità
umane di cui avremo bisogno per salvare noi stessi».1

Note

1 Citato da Serge Latouche in La scommessa della


decrescita, Feltrinelli Editore, Milano 2007.

Francesca Borea (Sanremo, 1994) e Giulia


Pederzini (Modena, 1994) studiano all’Accademia
di architettura di Mendrisio e si laureano nel 2019
nell’Atelier di progettazione Grafton Architects.
L’ambiente dell’Accademia permette loro di
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riflettere in modo critico e responsabile sulla


trasformazione dello spazio di vita dell’uomo
contemporaneo, grazie al costante dibattito
architettonico alimentato da studenti e professori.
Durante il percorso accademico, aderiscono ad una
serie di esperienze extracurricolari, che
contribuiscono alla formazione di un loro pensiero
architettonico.
Giulia nel 2014 si trasferisce ad Amsterdam dove
lavora per lo studio Anne Holtrop e nel 2015
a Barcellona per il progetto Erasmus presso
l’Università ETSAB. Successivamente aderisce al
programma di scambio culturale con la KIT
University di Kyoto, dove collabora con uno
studente del luogo, spinta dall’interesse per il
modo di abitare giapponese.
Francesca nel 2014 trascorre un anno a Parigi
collaborando con lo studio DATA Architectes per
poi continuare la sua esperienza lavorativa presso
lo studio FFA di Como. Incuriosita dalla possibilità
di entrare in contatto con una nuova dimensione
dell’architettura, nel 2018 partecipa al workshop
«Building Reality» in Mozambico, con l’architetto
Francis Kéré.
Conseguita la laurea, entrambe si confrontano con
l’ambiente lavorativo mantenendo l’approccio
poliedrico che ha caratterizzato il loro percorso
formativo. Seguono progetti sia di ristrutturazione
per privati, sia di restauro e riuso di edifici storici
tutelati dal vincolo dei beni culturali, presso la città
di Modena. La ricerca rimane parte integrante della
loro visione architettonica e, per questo motivo,
investono tempo e passione in iniziative finalizzate
alla sua divulgazione.
 
Progetto Wunderkammer 
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ETICHETTE
Accademia di architettura di Mendrisio

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