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13/5/2021 Festeggiando Grafton Architects Una serata con Yvonne Farrell e Shelley McNamara | Espazium

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Festeggiando Grafton
Architects
Una serata con Yvonne Farrell
e Shelley McNamara
«Come architetto devi essere ottimista, perché
immagini nuovi mondi e questi devono essere
meravigliosi, pieni di dignità e bellezza».
L'Accademia di architettura di Mendrisio ha reso
omaggio alle vincitrici del Premio Pritzker 2020 in
una serata che ha alternato ricordi degli studenti,
riflessioni dello studioso Fulvio Irace e una
conferenza delle architette.

EVENTI FORMAZIONE

09 12 2020 Data di pubblicazione

Silvia Berselli
Architetto, storica dell'architettura

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La sezione del campus della UTEC di Lima, progettato da Grafton Architects

Immagini della conferenza di Grafton Architects

Il 26 novembre scorso Yvonne Farrell e Shelley


McNamara, co-fondatrici dello studio di architettura irlandese
Grafton Architects, hanno partecipato a una serata organizzata
dall’Accademia di architettura di Mendrisio per festeggiarle in
occasione del conseguimento del Premio Pritzker 2020. Si tratta
del più alto riconoscimento conferito a un architetto vivente e si
aggiunge a una nutrita lista di premi internazionali ricevuti dalle
architette, non ultima la RIBA Royal Gold Medal 2020. Ai
successi professionali le due progettiste hanno da lungo tempo
a ancato l’attività didattica e dal 2013 sono professoresse
ordinarie di Progettazione architettonica presso l’Accademia di
architettura di Mendrisio.

Qui il video della serata con Grafton Architects

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Dopo i saluti istituzionali, la serata si apre con una serie


di testimonianze degli ex studenti, molto emozionati, che hanno
permesso di ricostruire, attraverso un mosaico di piccoli
aneddoti e ricordi, di errori, insegnamenti e correzioni, il lato più
umano e meno conosciuto di Yvonne Farrell e Shelley
McNamara. Emerge la capacità di trasmettere un metodo senza
per questo imporre una propria visione del progetto,
sottolineando sempre che «Prima che architetti, siamo tutti
esseri umani». Uno studente ricorda che, quando stava
disegnando la sua prima casa, McNamara gli ha chiesto dove
avrebbero giocato i bambini e si è accorto che non solo non
sapeva rispondere, ma non ci aveva mai pensato. La casa è un
dono e come architetti abbiamo la responsabilità di costruirlo:
questo è il messaggio trasmesso dalle Grafton. Il loro metodo
non è cambiato nonostante i successi ottenuti: si lavora tutti
insieme intorno a un tavolo, sulla stessa superficie, come
geografi intorno a una mappa, o antropologi intenti in una
discussione.

Fulvio Irace presenta un altro punto di vista, quello del


compagno di viaggio che segue da vicino il lavoro di Grafton
Architects, specialmente a partire dal loro primo progetto fuori
dai confini nazionali: l’ampliamento dell’Università Bocconi di
Milano. Il progetto ha diviso la città tra sostenitori e detrattori,
ma dopo il completamento, nel 2008, ha dimostrato una grande
capacità di ascoltare e interpretare la città e la volontà di
costruirne i luoghi di condivisione. Non a caso la Biennale di
Venezia del 2018, curata da Yvonne Farrell e Shelley McNamara,
ha avuto come tema il Freespace, lo spazio di
generosità1 dell'architettura. La lettura di Irace evidenzia i tratti
principali della poetica delle architette irlandesi esplicitando
alcuni temi ricorrenti che istituiscono un legame di continuità tra
progetti che hanno programmi di erenti o sono lontani dal
punto di vista geografico o cronologico. Alla Bocconi di Milano
come nel campus dell’università UTEC di Lima o nell’Institut
Mines-Télécom, vicino a Parigi, il progetto nasce in sezione e si
mostra compatto verso l’esterno ed estremamente poroso
all’interno, capace di lasciarsi attraversare dall’aria e dalla luce e
di realizzare spazi di transizione polifunzionali, come una scala
volutamente ampia, che gli studenti trasformano in un sistema
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di sedute informali. L’architettura è una piattaforma per


connettere esperienze, quando si sanno invertire le referenze
tipologiche per costruire un connettivo sociale.

«La casa è un dono e come architetti abbiamo


la responsabilità di costruirlo: questo è il
messaggio trasmesso dalle Grafton»

Numerosi sono i riferimenti culturali che Yvonne Farrell e


Shelley McNamara mettono in gioco in maniera implicita o
esplicita e che Fulvio Irace ripercorre con la sua inconfondibile
eleganza narrativa e capacità immaginifica: dalle citazioni
letterarie di Italo Calvino si passa alle visioni complesse di
Piranesi ed Escher, evocate nello spazio cavo della UTEC di Lima.
I vuoti sospesi dei solai a sbalzo allo stesso tempo richiamano
alla mente la street in the air degli Smithson; quando gli studenti
popolano l’università, sembra di veder abitare l’utopia.

Leggi l'intervista a Grafton Architects di


Francesca Belloni

Le presentazioni di Yvonne Farrell e Shelley McNamara


permettono di riconoscere attraverso i progetti il loro contributo
allo scenario mobile dell’architettura contemporanea, in
particolare alla definizione di nuove risposte progettuali ai
diversi programmi che riguardano la formazione, dalla scuola
dell’obbligo all’università. Nel campus universitario di Toulouse è
la pianta a generare il progetto: un impianto frammentato che si
spezza per adattarsi al contesto. Eppure, nonostante le
di erenze nel concept del progetto, l’architettura si presenta
anche qui massiccia all’esterno e incredibilmente porosa
all’interno. Nella New Special School di Konju, in Korea, il
programma richiede la creazione di un villaggio in cui gli
studenti vivono per tre anni in forma comunitaria e imparano un
lavoro. La tipologia impiegata per i dormitori è quella della casa

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a patio tradizionale, che pur appartenendo al costume edilizio


locale costituisce una forma rigida all’esterno e porosa
all’interno, dunque a ne al linguaggio Grafton: è un punto di
connessione tra due mondi distanti, tra modernità e tradizione. Il
complesso si costruisce in sezione ed è diviso in tre parti
funzionalmente distinte: scuola, residenza e centro sportivo. Dal
punto di vista tecnologico il progetto è una sfida: la zona è
sismica e le piogge sono frequenti e forti. Per tentare una
riconciliazione con gli agenti atmosferici, la natura è integrata
nel progetto e lo qualifica, attraverso la vista sulle montagne e
l’integrazione del verde negli spazi collettivi. Un procedimento
analogo anima la costruzione dell’Anthony Timberlands Center,
University of Arkansas, realizzato in un territorio di uragani, in
cui piove tutto l’anno. L’edificio nasce in sezione e costruisce un
profilo frammentato quasi montuoso, che permette di
raccogliere l’acqua piovana nelle profonde spaccature della
copertura. Realizzato in legno, come gli edifici tradizionali della
zona, costituisce una sorta di abaco delle possibilità del
materiale e si presenta profumato, trasparente, poroso.

Yvonne Farrell e Shelley McNamara concludono con


un’a ermazione particolarmente significativa in questo anno di
emergenza continua sul piano sanitario, economico, sociale:
«Come architetto devi essere ottimista, perché immagini nuovi
mondi e questi devono essere meravigliosi, pieni di dignità e
bellezza». Un insegnamento rivolto non soltanto agli studenti.

Note

1 Come spiegano le curatrici nel comunicato stampa


dell'evento, «Freespace rappresenta la generosità di
spirito e il senso di umanità che l’architettura colloca al
centro della propria agenda, concentrando l’attenzione
sulla qualità stessa dello spazio. [...] Nel tentativo di
tradurre Freespace in uno dei tanti splendidi linguaggi
del mondo, speriamo che possa dischiudere il dono che
l’invenzione architettonica ha la potenzialità di elargire
con ogni progetto. La traduzione ci permette di mappare
e di rinominare il territorio intellettuale e quello vero. La
nostra speranza è che la parola Freespace ci permetta di
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sondare le aspirazioni, le ambizioni e la generosità


dell’architettura».

ETICHETTE
Grafton Architects
Accademia di architettura di Mendrisio
Fulvio Irace

A R T I C O L I C O R R E L AT I

EVENTI

Grafton Architects festeggiate a


18-11-2020

Mendrisio
Giovedì 26 novembre le architette Premio Pritzker 2020 raggiungeranno in video
l'Accademia di architettura di Mendrisio per tenere una conferenza pubblica e ricevere gli
omaggi dell'Università della Svizzera italiana. La serata sarà trasmessa in diretta streaming.

EVENTI

CINEMA E ARCHITETTURA

«L'essere umano e la città»: Abel Fer-


12-05-2021

rara all'Accademia di Mendrisio


Il cineasta statunitense sarà a Mendrisio per riflettere sul ruolo dell'architettura e degli
spazi nei suoi film. Ne parlerà con Giona A. Nazzaro, direttore artistico del Locarno Film
Festival, nel corso di un'incontro ideato da AMA Accademia Mendrisio Alumni.

PREMI

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