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In memoria del

Vecchio Vincent
I l luogo in cui la storia accadde, era un mondo che stava sulla schiena di quattro elefanti, appoggiati a
loro volta sul guscio di una tartaruga gigante. Questo è il vantaggio dello spazio. È abbastanza grande da
contenere praticamente qualsiasi cosa, e così, alla fine, lo fa.
La gente pensa che sia strano che esista una tartaruga di diecimila miglia di lunghezza ed un elefante di più
di duemila miglia di altezza, il che dimostra che il cervello umano è poco adatto per pensare, e
probabilmente è stato originariamente progettato per il raffreddamento del sangue. Crede che la mera
dimensione sia straordinaria.
Non c'è niente di straordinario nella dimensione. Le tartarughe sono straordinarie, e gli elefanti sono
abbastanza sorprendenti. Ma il fatto che ci sia una tartaruga gigante è di gran lunga meno sorprendente che il
fatto che ci sia una tartaruga ovunque.
La ragione della storia era un insieme di molte cose. C'era il desiderio dell'umanità di compiere atti proibiti
solo perché sono proibiti. C'era il desiderio di scoprire nuovi orizzonti ed uccidere le persone che vivono al
di là di essi. C'erano i misteriosi rotoli di pergamena. C’era l’arancia clementina. Ma soprattutto c'era la
consapevolezza che un giorno, molto presto, sarebbe tutto finito.
“Ah. Beh, la vita va avanti” dice la gente quando qualcuno muore. Ma dal punto di vista della persona che è
appena morta, non è così. È l’universo che va avanti. Proprio come il defunto stava cominciando a capire,
tutto svanisce nel nulla, per malattia o infortunio o, in un caso particolare, una clementina. Il perché di tutto
questo è una delle incognite della vita, di fronte a cui la gente o inizia a pregare... o diventa molto, molto
arrabbiata.
L’
inizio della storia accadde decine di migliaia di anni fa, in una selvaggia e tempestosa
notte, quando una minuscola fiamma scendeva dalla montagna al centro del mondo. Si
muoveva a balzi e scatti, come se la persona invisibile che la portava stesse scivolando e
balzando di roccia in roccia.
Ad un certo punto la fiamma diventò una linea di scintille, che terminò in un cumulo di neve in fondo ad un
crepaccio. Ma una mano spinta attraverso la neve teneva le braci fumanti della torcia, ed il vento, guidato
dall’ira degli déi, e con un senso dell'umorismo tutto suo, fece accendere di nuovo la fiamma...
E, dopo di che, non si spense mai più.

L a fine della storia iniziò al di sopra del mondo, ma scese sempre più in basso mentre virava verso la città
antica e moderna di Ankh-Morpork dove, si diceva, tutto può essere comprato e venduto
-e se non avevano quello che volevi, allora potevano rubarlo per te.
Alcuni di loro avrebbero anche potuto sognarlo...
La creatura ora alla ricerca di un particolare edificio giù in basso era un Albatros Inutile perfettamente
ammaestrato e, per gli standard del mondo, non era poi così insolito 1. Era, tuttavia, davvero inutile. Aveva
trascorso la sua intera vita in una serie di pigri viaggi tra il Bordo ed il Centro, e dov’era l’utilità in tutto ciò?
Questo era più o meno addomesticato. Il suo occhio piccolo e luccicante localizzò il luogo dove, per ragioni
del tutto indipendenti dalla sua comprensione, si sarebbero potute trovare le acciughe. E qualcuno che
avrebbe potuto eliminare quel fastidio cilindrico dalla sua gamba. Sembrava un buon affare per l'albatros e
da questo si può dedurre che questi albatros sono, se non del tutto inutili, almeno piuttosto stupidi.
Non così tanto come gli esseri umani, però.

1
Rispetto, per esempio, alle Api Repubblicane, che facevano riunioni piuttosto che sciamare e tendevano a rimanere a
lungo nell’alveare, votando per più miele.
I
l volo è sempre stato uno dei grandi sogni dell'umanità. In realtà si rifà agli antenati dell'Uomo, il cui
sogno più frequente era quello di cadere dal ramo. In ogni caso, gli altri grandi sogni del genere umano
includono quello di essere inseguiti da enormi stivali con i denti. E nessuno ha mai detto che tutto ciò
debba avere un senso.

T
re movimentate ore dopo, Lord Vetinari, Patrizio di Ankh-Morpork, si trovava nell'aula magna
dell’Università Invisibile, ed era impressionato. I maghi, una volta che capivano l'urgenza di un
problema, e poi pranzavano, e poi discutevano sul budino, potevano davvero lavorare abbastanza
velocemente.
Il loro metodo di trovare una soluzione, per quanto il Patrizio poteva vedere, era tramite una baraonda
creativa. Se la domanda era, ‘Qual’è il migliore incantesimo per trasformare un libro di poesia in una rana?’,
allora l’unica cosa che non avrebbero fatto sarebbe stata quella di guardare in un qualsiasi libro con un titolo
come ‘Incantesimi Anfibi in Ambiente Letterario: un Confronto’. Il che sarebbe stato, in qualche modo,
barare. Avrebbero discusso, invece, in piedi intorno ad un lavagna, togliendosi a vicenda il gesso di mano e
cancellando pezzi di ciò che il corrente possessore del gesso stava scrivendo, prima che questi potesse
concludere l’altra estremità della frase. In qualche modo, però, tutto sembrava funzionare.
Ora qualcosa si trovava al centro della sala. Al Patrizio, uomo istruito nell’arte, sembrava una grande lente
d'ingrandimento circondata da robaccia.
"Tecnicamente, mio signore, un omniscopio può vedere ovunque." disse l’Arcicancelliere Ridcully, che era
tecnicamente il Capo di Tutta la Magia Conosciuta 2.
"Davvero? Notevole."
"Ovunque e in qualsiasi momento." continuò Ridcully, a quanto
pare non impressionato di per sé.
“Estremamente utile".
"Sì, lo dicono tutti." affermò Ridcully, calciando il pavimento con
aria cupa. "Il problema è, dato che quella cosa maledetta può
vedere ovunque, è praticamente impossibile farla vedere da
qualche parte. Almeno, da qualche parte che valga la pena di
vedere. E sarebbe stupito da quanti posti ci sono nell’universo. E
tempi, anche."
“Le otto meno un minuto, per esempio." disse il Patrizio.
"Tra gli altri orari, certamente. Le andrebbe di dare un’occhiata,
mio signore?”
Lord Vetinari avanzò con cautela e sbirciò nella grande lente
rotonda. Si accigliò.
"Tutto quello che posso vedere è ciò che c’è dall’altra parte."
disse.
“Ah, è perché è impostato qui e ora, signore." intervenne un
giovane mago che stava ancora adattando il dispositivo.
"Oh, l’ho notato.” disse il Patrizio. "Anche al palazzo abbiamo
oggetti del genere, in effetti. Noi li chiamiamo fi-nes-tre.”
"Si, ma se faccio questo”, disse il mago, e spostò qualcosa nel
bordo della lente "guarda dalla parte opposta."
Lord Vetinari guardò dritto nel suo stesso viso.
"E questi li chiamiamo spec-chi.” disse, come se lo stesse spiegando ad un bambino.
“Non credo, signore." disse il mago. "Ci vuole un momento per capire quello che sta realmente guardando.
Se ora potesse alzare la mano…"
Lord Vetinari gli lanciò uno sguardo severo, ma fece un breve gesto.
"Oh. Curioso. Qual è il tuo nome, giovanotto?”
“Ponder Stibbons, signore. Il nuovo Capo della Magia Sconsigliabilmente Applicata, signore. Vede, signore.
il problema non sta nel costruire un Omniscopio dato che, dopo tutto, questo è solo uno diverso sviluppo
della vecchia sfera di cristallo. Sta nel farlo guardare ciò che si desidera. È come accordare uno strumento, e
se-"
"Mi perdoni, magia applicata come?” disse il Patrizio.
"Sconsigliabilmente, signore." disse Ponder senza problemi, come se sperasse di poter evitare il problema
passando dritto attraverso di esso. "Comunque... penso che si possa farlo arrivare nella zona corretta, signore.
Il consumo di energia è notevole: potremmo dover sacrificare un altro gerbillo."
I maghi cominciarono a raccogliersi intorno al dispositivo.
"Riesce a vedere nel futuro?” domandò Lord Vetinari.
"In teoria sì, signore.” disse Ponder. "Ma sarebbe molto... beh, sconsigliabile, vede, perché gli studi iniziali
indicano che l’atto stesso dell’osservazione farebbe crollare la forma d'onda nello spazio delle fasi."
Non un muscolo si mosse sul volto del Patrizio.
“Mi perdoni, sono leggermente disinformato riguardo al personale docente." disse. “Lei è quello che deve
prendere le pillole di rana essiccata?"
2
Cioè: tutti quei maghi che conoscevano l’Arcicancelliere Ridcully, ed erano preparati ad essere comandati.
"No, signore. Quello è il Tesoriere, signore.” disse Ponder. "Deve prenderle perché è pazzo, signore."
“Ah.” disse Lord Vetinari. Ed ora un'espressione si fece largo sul suo viso. Era quella di un uomo che si
stava decisamente astenendo dal dire quello che aveva in mente.
"Quello che il signor Stibbons voleva dire, mio signore”, disse l’Arcicancelliere, "è che ci sono miliardi e
miliardi di futuri che, ehm, più o meno esistono, capisce? Sono tutte... possibili forme del futuro. Ma a
quanto pare il primo che si guarda è quello che diventa automaticamente il futuro. E potrebbe non essere
quello che si desidera. A quanto pare ha tutto a che fare con il Principio di Indeterminazione."
"E sarebbe... ?"
"Non ne sono sicuro. Il signor Stibbons è quello che conosce questo genere di cose."
Un orangutan passò sgattaiolando, portando un numero estremamente elevato di libri sotto le braccia.
Lord Vetinari guardò i tubi che serpeggiavano dall’omniscopio, fuori attraverso la porta aperta e lungo il
prato verso... che cosa era?... l'edificio di Magia ad Alta Energia?
Ricordava i vecchi tempi, quando i maghi erano scarni ed irritabili e pieni di astuzia. Non avrebbero
permesso ad un Principio di Incertezza di esistere; se non c’erano certezze, dicevano, stavi sbagliando
qualcosa. Ciò di cui eri incerto avrebbe potuto ucciderti.
L’Omniscopio tremolò e mostrò un ghiacciaio, con montagne nere in lontananza. Il mago chiamato Ponder
Stibbons sembrava essere molto soddisfatto di questo.
“Pensavo avesse detto che lo si sarebbe potuto trovare, con questa cosa?" disse Vetinari all’Arcicancelliere.
Ponder Stibbons alzò lo sguardo. "Abbiamo qualcosa di suo? Qualche oggetto personale che ha lasciato in
giro?" domandò. "Potremmo metterlo nel risonatore morfico, connetterlo all’omniscopio e sarà su di lui in un
batter d’occhio."
"Che fine hanno fatto i cerchi magici e le candele gocciolanti?” disse Lord Vetinari.
"Oh, sono per quando non abbiamo fretta, signore." disse Ponder.
"Cohen il Barbaro non è noto per lasciare le cose in giro, temo.” disse il Patrizio. "Corpi, forse. Tutto quello
che sappiamo è che è in direzione di Cori Celesti."
"La montagna nel Centro del mondo, signore? Come mai?"
"Speravo che me l’avreste detto voi, signor Stibbons. È per questo che sono qui.”
Il Bibliotecario passò di nuovo sgattaiolando, con un altro carico di libri. Un'altra soluzione dei maghi, di
fronte ad un nuovo e particolare problema, era quella di cercare nelle le loro biblioteche per vedere se fosse
mai successo prima. Questo era, rifletté Lord Vetinari, un buon metodo di sopravvivenza. Significava infatti
che durante tempi pericolosi passavi la giornata seduto molto tranquillamente in un edificio con muri molto
spessi.
Guardò di nuovo il pezzo di carta che aveva in mano. Perché le persone erano così stupide? Una frase attirò
la sua attenzione: “Dice che l'ultimo eroe deve restituire ciò che ha rubato il primo eroe."
E, naturalmente, tutti sapevano quello che il primo eroe aveva rubato.

G
li dei giocano con il destino degli uomini. Non con giochi complessi, ovviamente, perché gli dei non hanno
pazienza.
Barare è parte delle regole. E gli dei giocano pesante. Perdere tutti i credenti è, per un dio, la fine. Ma un
credente che sopravvive al gioco guadagna onore e molta più fede. Chi vince avendo la maggior quantità di
credenti, vive.
I credenti possono includere altri dei, naturalmente. Gli dei hanno fede nella fede.
C'erano sempre molti giochi in corso sul Dunmanifestin, la dimora degli dei sul monte Cori Celesti.
Sembrava, dall'esterno, come un città affollata 3. Non tutti gli dei vivevano lì, dato che molti erano legati ad
un paese specifico, o nel caso dei più piccoli anche ad un solo albero. Ma era un buon recapito. Era dove
potevi appendere il tuo equivalente metafisico della piastra di ottone lucido con i numeri sopra, come quei
piccoli edifici discreti nelle zone più di moda delle grandi città, che tuttavia sembrano ospitare
centocinquanta avvocati e commercialisti, presumibilmente su una sorta di scaffalatura.
L’aspetto interno della città era dato dal fatto che, mentre le persone sono influenzate dalle divinità, così gli
dei sono influenzati dalla gente.
La maggior parte degli dei erano a forma di persone: la gente non ha molta fantasia, nel complesso. Anche
Offler il Dio Coccodrillo aveva solo la testa di un coccodrillo. Chiedi alla gente di immaginare un dio e se ne
usciranno, alla fine, con l'idea di qualcuno con una brutta maschera addosso.
Gli uomini erano molto più bravi ad inventare i demoni, che era il motivo per cui ce n’erano così tanti.
Sopra la ruota del mondo, gli dei giocavano. A volte dimenticavano quello che poteva succedere se si
lasciava una pedina fare tutta la strada fino alla pensione.

C i volle un po' di più perché le voci si diffondessero in giro per la città, ma in quattro e quattr’otto i
leader delle grandi Gilde corsero all’Università.
Poi anche gli ambasciatori sentirono la notizia. Intorno alla città le grandi torri semaforiche vacillarono nel
loro infinito compito di esportare i prezzi di mercato in tutto il mondo, ed inviarono un segnale per cancellare
la linea per il traffico di emergenza ad alta priorità, e quindi scoccarono piccoli pacchetti di sventura per le
cancellerie ed i castelli in tutto il continente.
Erano in codice, ovviamente. Se hai notizie che riguardano la fine del mondo, non desideri che lo sappiano
tutti.

Lord Vetinari guardò lungo il tavolo. Un sacco di cose erano accadute nelle ultime ore.
"Se posso riassumere, quindi, signore e signori", disse, mentre il frastuono si spegneva, "secondo le autorità
di Hunghung, la capitale dell’Impero Agateo, l'imperatore Ghengiz Cohen, già noto al mondo come Cohen il
Barbaro, è ora in rotta verso la casa degli dei con un dispositivo di notevole potere distruttivo e con
l'intenzione, a quanto pare, di, secondo le sue stesse parole, ‘Restituire ciò che è stato rubato’. E, per farla
breve, ci supplicano di fermarlo."
“Perché noi?" disse Mr.Boggis, capo della Gilda dei Ladri. "Non è il nostro Imperatore!"
"Credo che il governo Agateo ci ritenga capaci di tutto." disse Lord Vetinari. "Abbiamo vigore, entusiasmo,
energia ed un’attitudine rampante ed inesauribile."
"Inesauribile per cosa?"
Lord Vetinari si strinse nelle spalle. "In questo caso, per salvare il mondo."
“Ma lo dovremo salvare per tutti, giusto?" replicò Mr.Boggis. "Anche per gli stranieri?"
"Beh si. Non si può semplicemente conservare il pezzo che ci piace di più." disse Lord Vetinari. "Ma la
peculiarità di salvare il mondo, signori e signore, è che inevitabilmente include tutto ciò su cui state
appoggiando i piedi. Cerchiamo quindi di andare avanti. La magia, Arcicancelliere, potrebbe aiutarci?"
"No. Nulla di magico è in grado di arrivare a meno di 100 miglia da quelle montagne." disse
l’Arcicancelliere.
3
Poche le religioni sono precise circa le dimensioni dell’Aldilà, ma sul pianeta Terra il Libro della Rivelazione (cap.
XXI, v.l6) lo dà come un cubo di 2.000.000 metri su un lato. Questo è alquanto minore di 500,000,000.000,000,000,000
metri cubici. Anche tenendo conto che il Popolo Celeste ed altri servizi essenziali occupano almeno i due terzi di questo
spazio, tutto ciò lascia circa un milione di metri cubi di spazio per ogni occupante umano –supponendo che ogni tipo di
creatura ammessa si possa definire 'umano', e che quel genere di umano in fin dei conti ammonta a mille volte il numero
di esseri umani in vita fino ad ora. Una così generosa quantità di spazio suggerisce che ci sia anche qualche camera
allestita per alcune razze aliene o -un pensiero gentile– che gli animali domestici siano ammessi.
"Perchè no?"
"Per lo stesso motivo per cui non è possibile condurre una nave in un uragano. C'è semplicemente troppa
magia. Sovraccaricherebbe qualsiasi incantesimo. Un tappeto magico si scucirebbe a mezz'aria."
"O si trasformerebbe in broccoli." disse il Decano. "O in un piccolo volume di poesie."
"State dicendo che non possiamo arrivare in tempo?"
"Beh si. Precisamente. Ovviamente. Loro sono già vicini alla base della montagna."
"E sono eroi!" precisò Mr.Betteridge della Gilda degli Storici.
"E questo cosa significa, esattamente?" domandò il Patrizio, sospirando.
"Sono bravi a fare quello che vogliono fare."
"Ma sono anche, se ho capito bene, molto vecchi."
"Eroi molto vecchi." lo corresse lo storico. "Questo significa solo che hanno avuto un sacco di esperienza nel
fare ciò che vogliono fare."
Lord Vetinari sospirò di nuovo. Non gli piaceva vivere in un mondo di eroi. C’era la civiltà, così com'era, e
c’erano gli eroi.
"Che cosa ha mai fatto Cohen il Barbaro di così eroico?" disse. "Cerco solo di capire."
"Beh... sa... gesta eroiche ..."
"E sarebbero... ?"
"Combattere mostri, sconfiggere tiranni, depredare rari tesori, salvare fanciulle... questo genere di cose."
disse vagamente Mr.Betteridge "Sa com’è ... cose eroiche."
"E chi, appunto, definisce la mostruosità dei mostri e la tirannia dei tiranni?" disse Lord Vetinari, la sua voce
improvvisamente come un bisturi - non pericolosa come una spada, ma capace di sondare con il suo bordo
luoghi a rischio.
Mr.Betteridge si mosse a disagio. "Beh... l'eroe stesso, suppongo."
"Ah. Ed il furto di tali oggetti rari... credo che la parola che mi interessi di più, qui, sia il termine ‘furto’,
un'attività non vista di buon occhio dalla maggior parte della più grandi religioni del mondo, non è vero?
Quello che sto cominciando a sospettare, tuttavia, è che tutti questi termini siano definiti in primis dall'eroe.
Potresti dire: io sono un eroe, così quando ti uccido questo ti trasforma, automaticamente, nel genere di
persona che può essere uccisa da un eroe. Si potrebbe dire che un eroe, insomma, sia una persona che si
abbandona ad ogni capriccio che, nell'ambito del diritto di stato, lo farebbe automaticamente finire dietro le
sbarre o a ballare quella che viene comunemente definita la danza della corda. Le parole che si potrebbero
usare sono: omicidio, rapina, furto e stupro. Ho ben compreso la situazione?"
"Niente stupri. Credo." disse Mr.Betteridge, trovando una roccia su cui poteva mantenersi in piedi. "Non nel
caso di Cohen il Barbaro. Rapimenti, possibilmente."
"C'è qualche differenza?"
"E' più una questione di approccio, da quanto ho capito." disse lo storico. "Non credo che ci siano mai state
delle lamentele, in realtà."
"In qualità di avvocato", dichiarò Slant della Gilda degli Avvocati, "è chiaro che il primo atto eroico mai
registrato a cui il messaggio si riferisce è stato un atto di furto da parte dei legittimi proprietari. Le leggende
di molte culture diverse testimoniano questo fatto."
"Era qualcosa che si può effettivamente rubare?" chiese Ridcully.
"Evidentemente sì." disse l'avvocato. "Il furto è fondamentale per la leggenda. Agli dei venne rubato il
fuoco."
"Questo non è il problema attuale." disse Lord Vetinari. "Il problema, signori, è che Cohen il Barbaro sta
scalando la montagna su cui gli dei vivono. E noi non lo possiamo fermare. Ed ha intenzione di restituire il
fuoco agli dei. Fuoco, in questo caso, in forma di... vediamo-“
Ponder Stibbons alzò lo sguardo dai suoi quaderni, dove stava scarabocchiando.
“Un barile da una cinquantina di chili di Argilla del Tuono Agatea." disse. "Sono stupito che i loro maghi
gliel’abbiano fatta avere."
"Lo hanno fatto... a quanto pare. Presumo che sia ancora l'imperatore." disse Lord Vetinari. "Ed immagino
che quando il capo supremo del tuo continente ti chiede qualcosa, non è il momento per un uomo prudente di
esigere un permesso firmato da Mr.Jenkins del reparto Richieste."
"L’Argilla del Tuono è roba davvero potente." osservò Ridcully. "Ma ha bisogno di un detonatore speciale.
Bisogna distruggere una boccetta di acido chiusa all’interno dell'impasto. L'acido la impregna e poi -
kaboom, credo che sia il termine adatto.”
"Purtroppo, l'uomo prudente in questione ha ritenuto opportuno dare anche una di queste a Cohen." disse
Lord Vetinari. "E se il kaboom risultante avvenisse in cima alla montagna, che è il fulcro del campo magico
del mondo, sarebbe, a quanto mi risulta, l’inizio di un collasso del campo che durerebbe per... potrebbe
ricordarmelo Signor Stibbons?"
"Circa due anni." disse.
"Davvero? Beh, possiamo fare a meno della magia per un paio di anni, no?" disse Slant, suggerendo che
questa sarebbe anche stata una cosa maledettamente bella.
"Con tutto il rispetto", disse Ponder, senza rispetto, "non possiamo. I mari si prosciugherebbero. Il sole
brucerebbe e cadrebbe. Gli elefanti e la tartaruga potrebbero cessare del tutto di esistere."
"E questo succederà in soli due anni?"
“Oh, no. Questo accadrà nel giro di pochi minuti, signore. Vede, la magia non è solo luci e palline colorate.
La magia tiene insieme il mondo."
Nel silenzio improvviso, la voce di Lord Vetinari suonò nitida e chiara.
"C'è qualcuno che sa qualcosa riguardo a Ghengiz Cohen?" chiese. "E c'è qualcuno che ci può dire perché,
prima di lasciare la città, lui ed i suoi uomini hanno rapito un innocuo menestrello dalla nostra ambasciata?
Esplosivi, sì, molto barbaro... ma perché un menestrello? Qualcuno può dirmelo?"

C
'era un vento pungente vicino a Cori Celesti. Da qui la montagna del Mondo, che sembrava un
ago da lontano, era una cascata cruda e frastagliata di picchi ascendenti. La guglia centrale era
persa in una nebbia di cristalli di neve, alta migliaia di metri. Il sole brillava su di essi. Diversi
uomini anziani erano seduti attorno ad un fuoco.
"Spero che abbia ragione riguardo la scala di luce." disse Boy Willie. "Sembreremo dei veri idioti se non
fosse davvero lì."
"Aveva ragione sul tricheco gigante." disse Truckle l’Incivile.
"Quando?"
"Ricordi quando stavamo attraversando il ghiaccio? Quando lui ha urlato: ‘Attenzione! Stiamo per essere
attaccati da un tricheco gigante!’."
"Oh. si."
Willie guardò indietro fino alla guglia. L'aria sembrava già più sottile, i colori più profondi, facendolo sentire
come se potesse arrivare fino a toccare il cielo.
"Qualcuno sa se c'è un gabinetto là in cima?" domandò.
"Oh, ci deve essere." disse Caleb lo Squartatore. "Sì, sono sicuro di averne sentito parlare. La Toilette degli
Dei."
"Che?"
Si voltarono verso quello che sembrava essere un mucchio di pellicce su ruote. Quando l'occhio sapeva cosa
stava cercando, questo diventava un’antica sedia a rotelle, montata su degli sci e coperta di rimasugli di
coperte e di pelli di animali. Un paio di piccoli e luccicanti occhi animaleschi sbirciarono fuori con sospetto
dal mucchio. C'era un barile legato dietro la sedia a rotelle.
"Deve essere il momento del suo rancio." disse Boy Willie, mettendo una pentola incrostata di fuliggine sul
fuoco.
"Che?"
“STO RISCALDANDO IL TUO RANCIO, HAMISH!"
"Di nuovo quel maledetto tricheco?"
"SÌ!"
"Che?"
Erano tutti vecchi. La loro conversazione di base era una litania di lamentele sui piedi, lo stomaco e la
schiena. Si muovevano lentamente. Ma avevano qualcosa di particolare. Era nei loro occhi.
I loro occhi dicevano che ovunque fosse, loro c’erano stati. Qualunque cosa fosse, loro l'avevano fatta,
spesso più di una volta. Ma non avrebbero mai, mai, comprato la T-shirt di quel posto o quell’evento. E
quegli occhi conoscevano il significato della parola ‘paura’. Era qualcosa che succedeva ad altre persone.
"Vorrei che il Vecchio Vincent fosse qui." disse Caleb lo Squartatore, stuzzicando distrattamente il fuoco.
"Be', se n'è andato, e questo è quanto." disse secco Truckle l’Incivile. "Avevamo detto che non ne avremmo
più parlato."
"Ma che razza di modo per andarsene... oh miei dei, spero che non succeda anche a me. Qualcosa del
genere... non dovrebbe succedere a nessuno... "
"Sì è vero." disse Truckle.
"Era un bravo ragazzo. Ha incassato tutto quello che gli ha tirato addosso il mondo."
"Verissimo!"
"E poi si è strozzato con-"
"Lo sappiamo! Ora stai stramaledettamente zitto!"
"La cena è pronta." disse Caleb, prendendo una fetta di grasso fumante fuori dalle braci. "Qualcuno vuole
una bella bistecca di tricheco? Che dire di Mr. Perfettino?"
Si voltarono verso una figura umana, apparentemente, appoggiata contro un masso. Era indistinta, a causa
delle corde che la legavano, ma era chiaramente vestita con abiti dai colori vivaci. Questo non era il posto
per i vestiti dai colori vivaci. Questa era una terra per la pelliccia e la pelle.
Boy Willie si avvicinò alla cosa colorata.
"Ti togliamo il bavaglio." disse. "Se prometti di non urlare."
Occhi frenetici guizzarono di qua e di là, e poi la testa imbavagliata annuì.
"Va bene allora. Mangia il tuo bel... ehm, pezzo di tricheco." disse Boy Willie, tirando la stoffa.
"Come avete osato trascinarmi-" cominciò il menestrello.
"Ora ascolta", disse Boy Willie, "a nessuno di noi piace averti vicino ai timpani se vai avanti così, intesi?
Cerchiamo di essere ragionevoli."
"Ragionevoli? Quando mi avete rapit-"
Boy Willie fece scattare il bavaglio al suo posto.
"Dannato buono a nulla pelle e ossa." mormorò verso gli occhi pieni di rabbia che lo fissavano. "Non hai
nemmeno l'arpa. Che tipo di bardo non ha l'arpa? Solo questa sorta di piccola cosa di legno piatto. Che idea
maledettamente stupida."
"Si chiama liuto." disse Caleb, con la bocca piena di tricheco.
"Che?"
“SI CHIAMA LIUTO, HAMISH!"
“No, non ho bisogno d’aiuto."
"No, è per strimpellare canzoni eleganti per le signore." disse Caleb. "Roba che parla di... fiori e
comesichiama… Romanticismo?"
L'Orda conosceva quella parola, anche se l'attività era sempre stata al di fuori della portata delle loro vite
sempre impegnate.
"E quali canzoni piacciono alle donne?" chiese Caleb.
"Beh, quando ero un ragazzo", disse Truckle, "se si voleva impressionare una donna, si doveva tagliare i
comesichiamano al tuo peggior nemico e regalarli a lei."
"Che?"
"HO DETTO CHE DOVEVI TAGLIARE I COMESICHIAMANO DEL TUO NEMICO E REGALARLI A
LEI!"
“Ah, il romanticismo è una cosa meravigliosa." disse Hamish.
"E cosa facevi se non avevi un nemico?" chiese Boy Willie.
"Dovevi tagliare i comesichiamano a qualcun altro." disse Truckle "e così guadagnavi subito un nemico."
"I fiori sono più comuni, in questi giorni.", disse Caleb, riflessivo.
Truckle osservò il menestrello in difficoltà.
"Non capisco cosa sia passato per la testa del capo, quando ha deciso di portarci dietro quello lì." disse. "E
comunque, dov’è finito?"

L
ord Vetinari, nonostante la sua formazione, aveva la mente di un ingegnere. Se voleva aprire
qualcosa, trovava il punto giusto ed applicava la quantità minima di forza necessaria per
raggiungere il suo fine. Possibilmente, il punto era tra una coppia di costole e la forza era
applicata tramite un pugnale, o tra due paesi in guerra ed applicata attraverso un esercito, ma la
cosa più importante è scoprire un punto debole che sia la chiave di tutto.
"E così ora lei è il Professore non pagato di Geografia Crudele ed Inusuale?" disse alla figura che era stata
portata davanti a lui.
Il mago conosciuto come Scuotivento annuì lentamente, solo nel caso in cui annuire stesse per metterlo nei
guai.
"Ehm... sì?"
"Ed è stato al Centro del Mondo?"
"Ehm... sì?"
"Può descrivere il terreno?"
"Ehm..."
"Com’era lo scenario?” aggiunse Lord Vetinari.
"Ehm... offuscato, signore. Ero inseguito da alcune persone."
"Davvero? E come mai?"
Scuotivento lo guardò scioccato. "Oh. Non mi fermo mai per scoprire il motivo per cui la gente mi sta
inseguendo, signore. Non guardo mai indietro, infatti. Sarebbe piuttosto sciocco, signore."
Lord Vetinari si pizzicò l’attaccatura del naso. "Mi dica solo quello che sa di Cohen, per favore." disse
stancamente.
"Lui? È solo un eroe che non è mai morto, signore. Un vecchio coriaceo. Non molto brillante, in realtà, ma
ha tanta astuzia e scaltrezza che non ce lo si aspetterebbe mai."
"Siete amici?"
"Beh, ci siamo incontrati un paio di volte e lui non mi ha ucciso." disse Scuotivento. "Questo probabilmente
conta come un ‘sì’."
"E per quanto riguarda i vecchi uomini che sono con lui?"
"Oh, non sono vecchi... beh, sì, sono vecchi... ma, beh... sono la sua Orda d’Argento, signore."
"Quelli sono l’Orda d’Argento? Tutti loro?"
"Sì, signore." disse il mago.
"Ma credevo che l'Orda d’Argento avesse conquistato l'intero Impero Agateo!"
"Si signore. Erano loro." Scuotivento scosse la testa. "So che è difficile da credere, signore. Ma non li ha
visti combattere. Sono degli esperti. E il fatto è... il fatto con Cohen è che lui è... contagioso."
"Vuole dire che è un portatore di peste?"
"È come una malattia mentale, signore. O come la magia. È pazzo come un ermellino, ma ... una volta che si
sta in sua compagnia per un po', la gente inizia a vedere il mondo come fa lui. Tutto grande e semplice. E
vogliono diventare parte di esso."
Lord Vetinari si guardò le unghie. "Ma a quanto avevo capito quegli uomini si erano sistemati ed erano
diventati immensamente ricchi e potenti." disse. “Questo è quello che desiderano gli eroi, non è vero? Per
schiacciare i troni del mondo sotto i loro piedi con i sandali, come dicono i poeti?"
"Sì. Signore."
“E allora questo cos’è? Un ultimo tiro dei dadi? Perché?"
"Non riesco a capire, signore. Voglio dire... avevano tutto."
"Chiaramente." disse il Patrizio. "Ma tutto non era abbastanza, vero?"

E ra in corso una discussione nell’anticamera al di là dell'Ufficio Oblungo del Patrizio. Ogni tot di
minuti un impiegato avanzava attraverso una porta laterale e appoggiava un'altra pila di carte sulla
scrivania.
Lord Vetinari le fissò. Forse, pensava, la cosa migliore da fare era quella di aspettare fino a quando la pila di
consigli e richieste internazionali fosse diventata alta come Cori Celesti, e semplicemente salire fino in cima.
Un’attitudine rampante ed inesauribile, pensò.
Così, come un uomo pieno di attitudine a dover fare qualcosa, Lord Vetinari si alzò e fece qualcosa. Aprì
una porta segreta nel rivestimento del muro ed un momento dopo stava scivolando silenziosamente
attraverso i corridoi nascosti del suo palazzo.
I sotterranei del palazzo tenevano imprigionati una serie di criminali ‘a piacimento di sua signoria’, e poiché
a Lord Vetinari raramente piaceva qualcosa, erano generalmente in un soggiorno prolungato. La sua
destinazione ora, però, era il prigioniero più strano di tutti, che viveva nella soffitta.
Leonardo da Quirm non aveva mai commesso un crimine. Guardava ad ogni suo simile con interesse
benigno. Era un artista ed era anche il più intelligente uomo vivente, se si utilizzava la parola ‘intelligente’ in
un certo senso specializzato e tecnico. Ma Lord Vetinari sentiva che il mondo non era ancora pronto per un
uomo che progettava armi impensabili per la guerra come un allegro hobby. L'uomo era, nel cuore e
nell'anima, e in tutto ciò che faceva, un artista.
Attualmente, Leonardo stava dipingendo l'immagine di una donna, da una serie di schizzi che aveva
appuntato sul suo cavalletto.
"Ah, mio signore.” disse, alzando gli occhi. "Qual è il problema?"
"Chi ti dice che ci sia un problema?" disse Lord Vetinari.
"In generale c'è, mio signore, quando viene a trovarmi."
"Molto bene" disse Lord Vetinari. "Vorrei che svariate persone raggiungano il centro del mondo, il prima
possibile."
"Ah, sì" disse Leonardo. "C'è molto terreno insidioso tra qui e là. Pensa che il sorriso sia giusto? Non sono
mai stato molto bravo con i sorrisi."
"Ho detto-"
"Desidera che arrivino vivi?"
"Che cosa? Oh si. Ovviamente. E in fretta."
Leonardo continuò a dipingere, in silenzio. Lord Vetinari sapeva bene di non doverlo interrompere.
“E desidera che ritornino?" chiese l'artista, dopo un po'. "Sa, forse dovrei mostrare i denti. Credo di capire
meglio i denti che i sorrisi."
"Farli ritornare sarebbe un piacevole bonus, sì."
"Questo è un viaggio di vitale importanza?"
"Se non va a buon fine, il mondo finirà."
"Ah. Molto vitale, allora." Leonardo appoggiò il pennello e fece un passo indietro, guardando in modo
critico l’immagine. "Avrò bisogno di diverse navi a vela e una grande chiatta." disse, dopo un po'. "Le farò
una lista di altri materiali."
"Un viaggio per mare?"
"Per cominciare, mio signore."
"Sei sicuro di non volere più tempo per pensare?" disse Lord Vetinari.
"Oh, per risolvere i dettagli finali, sì. Ma credo di avere già l'idea essenziale."
Vetinari alzò gli occhi al soffitto del laboratorio, verso l'armata di forme di carta e dispositivi alati e altre
stravaganze aeree appese, che giravano delicatamente nella brezza.
"Questo non comporta un qualche tipo di macchina volante, vero?" disse con sospetto.
"Uhm... perché me lo chiede?"
"Perché la destinazione è un posto molto alto, Leonardo, e le tue macchine volanti hanno un’inevitabile
componente verso il basso."
"Sì. mio signore. Ma io credo che se si va sufficientemente in basso, alla fine esso diventa l’alto, mio
signore."
“Ah. Questa è filosofia?"
"Filosofia pratica, mio signore."
"Tuttavia, mi ritrovo stupito, Leonardo, del fatto che hai trovato una soluzione non appena ti ho presentato il
problema..."
Leonardo da Quirm pulì il suo pennello. "Io dico sempre, mio signore, che un problema correttamente
enunciato contiene la propria soluzione. Ma è vero che avevo già immaginato qualche soluzione a questioni
di tale natura. Faccio spesso, come sa, esperimenti con certi dispositivi... che ovviamente, obbediente al suo
puto di vista su questo argomento, ho prontamente smantellato perché ci sono, in effetti, uomini malvagi nel
mondo che potrebbero incapparvi e pervertire il loro uso. Lei è stato così gentile da darmi una camera con
vista illimitata del cielo, e ho notato... delle cose. Oh... avrò bisogno di diverse dozzine di draghi di palude,
anche. No, dovrebbero essere... più di un centinaio, credo."
“Ah, hai intenzione di costruire una nave che può essere portata in cielo dai draghi?" disse Lord Vetinari,
leggermente sollevato. "Ricordo una vecchia storia su una nave tirata da cigni che aveva volato fino a-“
"I cigni, temo, non funzionerebbero. Ma la sua supposizione è sostanzialmente corretta, mio signore. Ben
fatto. Due centinaia di draghi, a mio avviso, per stare sul sicuro."
"Questo almeno non presenterà un problema. Stanno diventando piuttosto numerosi."
"E l'aiuto di, oh, diciamo sessanta apprendisti ed operai dalla Gilda degli Artificieri. Forse sarebbe meglio un
centinaio. Avremo bisogno di lavorare tutto il giorno."
"Apprendisti? Ma potrei fare in modo che i più abili artigiani-"
Leonardo alzò una mano. "Niente artigiani, mio signore." disse. "Non ho bisogno di persone che hanno
imparato i limiti del possibile."
L'Orda trovò Cohen seduto su un antico tumulo un po' distante dal campo.
Ce n’erano un sacco da queste parti. I membri dell'Orda li avevano già visti prima, a volte, nei loro svariati
viaggi in tutto il mondo. Qua e là un’antica pietra compariva attraverso la neve, incisa in una lingua che
nessuno di loro conosceva. Erano molto antiche.
Nessuno dell’Orda aveva mai preso in considerazione di scavare su un tumulo per vedere quali tesori
avrebbe potuto nascondere. In parte questo era perché avevano una parola per le persone che utilizzavano le
pale, e quella parola era ‘schiavi’. Ma soprattutto era perché, nonostante la loro professione, avevano un
intenso codice morale, anche se non era il tipo di codice adottato da quasi tutti gli altri, e questo codice li
portava ad avere una parola per tutti coloro che disturbavano una sepoltura a tumulo. Quella parola era
‘Muori!’.
L'Orda, della quale ogni membro era veterano di mille cariche senza speranza, tuttavia avanzò cautamente
verso Cohen, che era seduto a gambe incrociate in mezzo alla neve. La sua spada era piantata in una
montagnetta. Aveva un’espressione distante ed inquietante.
"Vieni a cenare, vecchio amico mio?" disse Caleb.
"C’è del tricheco." aggiunse Boy Willie. "Ancora."
Cohen grugnì.
"Non ho anfora finifo." disse indistintamente.
"Finito cosa, vecchio mio?"
"Fi ricorfare." disse Cohen.
"Ricordare chi?"
"L'eroe che è fepolto qwì, d’accorfo?"
"Chi era?"
"Non lo fo."
"Chi era il suo popolo?"
"Non ne ho ifea." disse Cohen.
"Ha per caso fatto qualche grande impresa?"
"E io che ne fo?"
"Allora perché-?"
"Qualfuno fovrà pur ricorfare qwel poveraccio!"
“Ma tu non sai niente di lui!"
"Poffo ricorfarlo lo fteffo!"
Il resto della Orda si scambiò un'occhiata. Questa sarebbe stata un'avventura assai difficile. Era una grande
impresa che doveva essere l'ultima.
"Dovresti venire a scambiare due parole con quel bardo che abbiamo rapito." disse Caleb. "Mi sta dando sui
nervi. Sembra che non capisca cosa deve fare."
"Feve folo fcrivere la noftra faga, dopo." disse Cohen in tono piatto e farfugliante. Un pensiero sembrò
colpirlo. Iniziò a tastare diverse parti del suo abbigliamento, che, data la quantità di capi che indossava, non
richiese molto tempo.
"Sì, beh, questo non è il classico bardo da saga eroica, vedi." disse Caleb, mentre il suo capo continuava a
cercare. "Te l’avevo detto che non era il tipo giusto quando lo abbiamo preso. Lui è più il tipo di bardo che ti
serve se vuoi dedicare qualche canzoncina ad una ragazza. Stiamo parlando di fiori e primavera, qui, capo."
"Ah, effole." disse Cohen. Da una borsa sulla sua cintura estrasse un paio di dentiere, scolpite dai denti di
diamante di un troll. Le inserì in bocca, e le morse un paio di volte.
"Così va meglio. Cosa stavi dicendo?"
"Non è il bardo giusto, capo."
Cohen si strinse nelle spalle. “Dovrà imparare in fretta, allora. Di sicuro sarà meglio di quelli ai tempi
dell'Impero. Non riuscivano a prenderci la mano, con le poesie più lunghe di diciassette sillabe. Almeno
questo viene da Ankh-Morpork. Deve aver sentito parlare di saghe."
"Io dico che avremmo dovuto fermarci a Whale Bay." disse Truckle. "Distese ghiacciate, notti da
congelamento... un bel posto per una saga."
"Sì, se ti piace il grasso di balena." Cohen estrasse la spada dal cumulo di neve. "Mi sa che è meglio che vada
a tirar fuori i fiori dalla mente del ragazzo, allora."

"S embra che le cose ruotino attorno al disco." disse Leonardo. "Questo è certamente il caso con il sole e
la luna. Ed anche, se vi ricorderete... la Maria Pesto?"
"La nave che dicono sia andata dritta sotto il Disco?" chiese l’Arcicancelliere Ridcully.
"Più o meno. Era nota per aver oltrepassato il bordo vicino alla Baia della Mante, durante una tempesta
terribile, e fu vista dai pescatori riapparire sopra il bordo vicino a Tinling alcuni giorni più tardi, dove si è
schiantata su di una scogliera. Ci fu un solo superstite, le cui parole prima di morire sono state... piuttosto
strane."
"Me lo ricordo." disse Ridcully. "Ha detto: ‘Mio dio, è pieno di elefanti!’."
"È mia opinione che con una spinta sufficiente ed una componente laterale, un natante espulso ai margini del
mondo oscillerebbe sotto la massiccia attrazione e risalirebbe sul lato opposto." disse Leonardo
"Probabilmente ad una altezza sufficiente per permettergli di planare verso il basso in un qualsiasi punto
della superfice."
I maghi fissarono la lavagna. Poi, come un solo mago, si voltarono verso Ponder Stibbons, che stava
scribacchiando nel suo blocco per gli appunti.
"Di che si tratta Ponder?"
Ponder fissò i suoi appunti. Poi fissò Leonardo. Poi fissò Ridcully.
"Ehm... sì. Probabilmente…. ehm... se si cade oltre il bordo abbastanza velocemente, il... mondo esercita su
di te una forza d’attrazione... e continui a cadere, ma girando attorno al mondo."
“Sta dicendo che cadendo dal mondo noi - e con noi, mi affretto a precisare, in realtà non includo me stesso -
saremmo in grado di finire in cielo?" disse il Decano.
"Uhm... sì. Dopo tutto, il sole fa la stessa cosa tutti i giorni... "
Il Decano sembrava estasiato. "Sorprendente!" disse. "Allora... si potrebbe far arrivare un esercito nel cuore
del territorio nemico! Nessuna fortezza sarebbe al sicuro! Si potrebbe far piovere il fuoco verso il basso su-"
Colse lo sguardo negli occhi di Leonardo. "-sulle persone cattive, ovviamente." concluse debolmente.
"Questo non dovrà succedere." disse severamente Leonardo. "Mai!"
"E questa... cosa che sta progettando può atterrare su Cori Celesti?" chiese Lord Vetinari.
"Oh, certamente ci dovrebbero essere dei nevai adatti, lassù." disse Leonardo. "Nel caso non ci siano, sono
sicuro di poter inventare un adeguato metodo di atterraggio. Fortunatamente, come avete sottolineato, le cose
in aria hanno la tendenza a venire giù."
Ridcully stava per fare un commento appropriato, ma si fermò. Conosceva la reputazione di Leonardo.
Questo era un uomo che avrebbe potuto inventare sette cose nuove prima di colazione, tra cui due nuovi
modi di fare il pane tostato. Quest'uomo aveva inventato il cuscinetto a sfere, un dispositivo così banale a cui
nessuno aveva pensato. Questo era al centro del suo genio – lui inventava cose che chiunque avrebbe potuto
pensare, e gli uomini che possono inventare cose a cui chiunque avrebbe potuto pensare sono molto rari.
Questo uomo era così distrattamente intelligente che avrebbe potuto dipingere immagini che non solo ti
seguono in giro per la stanza, ma che vengono anche a casa co te e ti fanno il bucato.
Alcune persone sono sicure di sé perché sono stupide. Leonardo aveva l'aspetto di qualcuno che era sicuro di
sé perché, finora, non aveva mai trovato un motivo per non esserlo. Avrebbe potuto saltare giù da un alto
palazzo con il tranquillo stato d’animo di chi avrebbe avuto intenzione di affrontare il problema della massa
quando si sarebbe presentato.
"Di cosa ha bisogno, da parte nostra?" domandò Ridcully.
"Beh, la... cosa non può funzionare con la magia. La magia sarà inaffidabile vicino al centro. Questo lo
capisco. Ma potreste rifornirmi di vento?"
"Lei ha certamente scelto le persone giuste." disse Lord Vetinari. E ai maghi sembrò che ci fosse una pausa
troppo lunga prima che decidesse di proseguire. "Sono tutti altamente qualificati nella manipolazione del
tempo metereologico."
"Una bella tempesta sarebbe utile in occasione del lancio..." continuò Leonardo.
"Credo di poter dire senza tema di smentita che i nostri maghi sono in grado di fornire vento in quantità
praticamente illimitata." disse il Patrizio. "Non è così. Arcicancelliere?"
"Sono costretto ad concordare, mio signore."
"Allora, se potessimo contare su una rigida brezza, sono sicuro che-"
“Un momento, un momento." disse il Decano, che invece sentiva che il commento sul vento era stato diretto
contro di lui. "Che cosa sappiamo di quest’uomo? Costruisce... marchingegni, e dipinge quadri, vero? Beh,
sono sicuro che tutto questo sia molto bello, ma tutti noi conosciamo gli artisti, non è vero? Degli eccentrici,
se vogliamo dirla tutta. E che dire di Stupidissimo Johnson? Ricordate qualcuna delle cose che ha costruito 4?
Sono sicuro che il signor da Quirm disegni delle belle immagini, ma io per primo avrei bisogno di una prova
un po’ più concreta della sua straordinaria genialità prima affidare il mondo al suo... marchingegno. Mi
mostri qualcosa che lei può fare, che chiunque altro non potrebbe, se ne ha il tempo."
"Non mi sono mai considerato un genio." disse Leonardo, guardando timidamente in basso e
scarabocchiando sul foglio di fronte a lui.
"Beh, se io fossi un genio penso che almeno lo saprei-" cominciò il Decano, e si fermò.
In modo distratto, mentre a mala pena prestava attenzione a quello che stava facendo, Leonardo aveva
disegnato un cerchio perfetto.

Lord Vetinari ritenne meglio formare una commissione . Più ambasciatori provenienti da altri paesi
arrivavano all'Università, e più capi delle Gilde si riversavano al suo interno, ed ognuno di loro voleva essere
coinvolto nel processo decisionale, senza prima passare necessariamente attraverso il processo dell’uso
dell’intelligenza.
Circa sette commissioni, considerò, sarebbero dovute andar bene. E quando, dieci minuti più tardi, la prima
sotto-commissione germogliò miracolosamente, prese da parte un gruppo di eletti in una piccola stanza,
istituì il Comitato Varie ed Eventuali, e chiuse la porta.

4
Molte delle cose costruite dall'architetto e designer indipendente Bergholt Stuttley "Stupidissimo" Johnson erano state
registrate ad Ankh-Morpork, spesso sotto l’etichetta con su scritto "Causa di morte". Era, come tutti concordavano, un
genio, almeno se si definiva la parola in senso lato. Certamente nessun altro al mondo avrebbe potuto fare una miscela
esplosiva con sabbia comune ed acqua. Un buon progettista, diceva sempre, dovrebbe essere capace di tutto. E. infatti,
lui lo era.
"La nave avrà bisogno di un equipaggio, mi hanno detto." li mise al corrente. "Potrà trasportare tre persone.
Leonardo dovrà andare, perché, a dirla tutta, dovrà lavorare su di essa anche quando sarà partita. E gli altri
due?"
"Ci dovrebbe essere un assassino." dichiarò Lord Downey della Gilda degli Assassini.
"No. Se Cohen ed i suoi amici fossero stati facili da uccidere, sarebbero morti da tempo." disse Lord
Vetinari.
"Forse ci sarebbe bisogno di un tocco femminile?" disse la signora Palm, capo della Gilda delle Cucitrici.
"So che sono dei signori attempati, ma i miei membri sono-"
"Penso che il problema, signora Palm, consista nel fatto che, anche se l'Orda apparentemente apprezzi molto
la compagnia delle donne, non si ponga il problema di ascoltare quello che dicono. Sì, Capitano Carota?"
Il Capitano Carota Figliodifondiferro, della Guardia Cittadina, era in piedi sull'attenti, irradiando acume ed
un pizzico di sapone.
"Mi offro volontario per andare, signore." disse.
"Sì, ne ero convinto."
"Si tratta di una questione che riguarda la Guardia?" disse l'avvocato Mr. Slant. "Il signor Cohen sta
semplicemente restituendo dei beni al suo legittimo proprietario."
"Questo punto di vista non mi era ancora passato per la mente." disse dolcemente Lord Vetinari. "Tuttavia, la
Guardia Cittadina non avrebbe il tipo di uomini che penso abbia, se non riesce a pensare ad una ragione per
arrestare qualcuno. Comandante Vimes?"
"Cospirazione per Tentata Rissa dovrebbe andar bene." disse il Comandante della Guardia, accendendo un
sigaro.
"Ed il Capitano Carota è un giovanotto persuasivo." disse Lord Vetinari.
"Con una grande spada." brontolò Mr. Slant.
"La persuasione avviene sotto molte forme." disse Lord Vetinari. "No. Sono d'accordo con l’Arcicancelliere
Ridcully: inviare il Capitano Carota sarebbe un ottima idea."
"Che cosa? Ho detto qualcosa?" disse Ridcully.
“Lei pensa che inviare il Capitano Carota sia un'ottima idea?"
"Che cosa? Oh. Sì. Bravo ragazzo. Acuto. Ha una spada."
“Allora sono d'accordo con lei." disse Lord Vetinari, che sapeva come dirigere una commissione. "Dobbiamo
fare in fretta, signori. La flottiglia necessita di partire domani. Abbiamo bisogno di un terzo membro per
l’equipaggio-"
Bussarono alla porta. Vetinari fece cenno ad un portiere dell’Università di aprire.
Il mago conosciuto come Scuotivento barcollò nella stanza, bianco in volto, e si fermò davanti al tavolo.
"Non voglio offrirmi volontario per questa missione." disse.
"Chiedo scusa?" domandò Lord Vetinari.
"Non voglio offrirmi volontario, signore."
"Nessuno gliel’ha chiesto".
Scuotivento agitò un dito stancamente. “Oh, ma lo faranno, signore. Lo faranno. Qualcuno dirà: Hey, quel
tizio, Scuotivento, lui è un tipo avventuroso. Lui conosce l'Orda, sembra che piaccia a Cohen, lui sa tutto
quello che c'è da sapere sulla geografia insolita e crudele, sembra proprio un lavoro adatto a lui.” sospirò. "E
poi io correrei via, e probabilmente mi nasconderei in una cassa, da qualche parte, che sarà caricata sulla
macchina volante in ogni caso."
"Davvero?"
"Probabilmente, signore. O ci sarà tutta una serie di incidenti che finirebbero per far succedere tutto
comunque. Si fidi di me. Signore, so come funziona la mia vita. Così ho pensato che sarebbe meglio tagliare
attraverso tutta questa noiosa faccenda e presentarmi davanti a lei e dirle che non voglio offrirmi volontario."
“Credo che lei abbia saltato un passo logico, da qualche parte." disse il Patrizio.
"No signore. È molto semplice. Mi offro volontario. Solo che non voglio. Ma, dopo tutto, quando mai ha
avuto importanza quello che io voglio?"
"Ha ragione, sa." disse Ridcully. "Sembra che ogni volta ritorni incolume da ogni sorta di-"
"Vede?" Scuotivento lanciò a Lord Vetinari un sorriso stanco. "Ho vissuto la mia vita per molto tempo. So
come funziona."

C’
erano sempre dei ladri vicino al Centro. I guadagni erano assicurati se vagavi lungo valli
sperdute e templi proibiti, anche tra gli avventurieri meno preparati. Troppe persone,
quando si elencano tutti i pericoli che si possono trovare nella ricerca di un tesoro perduto o
di un’antica saggezza, dimenticano di mettere in cima alla lista: quello che è arrivato poco
prima di te.
Un gruppo del genere stava pattugliando la sua zona preferita quando scorse, in primo luogo, un cavallo di
battaglia ben attrezzato, legato ad un albero raggrinzito dal gelo. Dopo vide un fuoco, che ardeva in una
piccola cavità riparata dal vento, con una piccola pentola ribollente sopra. Infine, vide la donna. Era attraente
o, almeno, lo era stata convenzionalmente, forse trent'anni prima. Ora sembrava l'insegnante che avresti
desiderato nel tuo primo anno a scuola, quella con l'approccio comprensivo per i piccoli incidenti della vita,
come una scarpa piena di pipì.
Era avvolta in una coperta, per ripararsi dal freddo. Stava lavorando a maglia. Piantata nella neve accanto a
lei c’era la spada più grande che i ladri avessero mai visto.
Dei ladri intelligenti avrebbero cominciato a contare tutte le incongruenze, a questo punto.
Questi, tuttavia, erano l'altro tipo, il tipo per il quale era stata inventata la scala evolutiva.
La donna alzò lo sguardo, fece un cenno verso di loro, e continuò con il lavoro a maglia.
"Bene, bene, che cosa abbiamo qui?" disse il leader. "Tu sei-"
"Puoi reggere questo, caro?” disse la signora, alzandosi in piedi. "Tieni il filo tra i pollici, giovanotto. Mi ci
vorrà un momento per arrotolare il gomitolo. Speravo proprio che qualcuno capitasse da queste parti."
Gli tese una matassa di lana.
Il ladro la prese incerto, consapevole dei sorrisi sui volti dei suoi uomini. Ma aprì le braccia con quella che
sperava fosse un’espressione da questa-poveretta-non-sa-con-chi-ha-a-che-fare convenientemente malvagia.
"Proprio così." disse la vecchia, facendo un passo indietro.
Gli scagliò un violento calcio all’inguine, in un modo tanto incredibilmente efficiente quanto poco signorile,
dopodiché raggiunse il pentolino, scagliandolo con precisione in faccia al primo scagnozzo, e prese al volo il
lavoro a maglia prima che potesse toccare terra.
I due ladri sopravvissuti non avevano avuto il tempo di muoversi, ma uno si sbloccò e cercò di raggiungere
la spada. Barcollò sotto il suo peso, ma la lama era lunga e rassicurante.
"Ah!" disse, e grugnì mentre alzava la spada. "Come diavolo fai a tenerla in mano, vecchia?"
"Non è la mia spada." disse. "Apparteneva all'uomo laggiù."
L'uomo rischiò uno sguardo di traverso. Un paio di piedi dentro dei sandali blindati erano appena visibili
dietro una roccia. Erano piedi molto grandi.
Ma ho un'arma, pensò. E poi pensò: ma ce l’aveva anche lui.
La vecchia sospirò ed estrasse due ferri da calza dal gomitolo di lana. La luce brillò su di loro, e la coperta
scivolò via dalle sue spalle e cadde sulla neve.
"Allora, signori?" disse.

Cohen spostò il bavaglio dalla bocca del menestrello. Il ragazzo lo fissò in preda al terrore.
"Come ti chiami, figliolo?" disse Cohen.
"Mi avete rapito! Stavo camminando lungo la strada e-"
"Quanto?" disse Cohen.
"Che cosa?"
"Quanto vuoi per scrivere una saga?"
“Puzzi in un modo orrendo!"
"Sì, è il tricheco." disse Cohen in modo piatto. " È un po' come l'aglio, in un certo senso. Comunque... una
saga è tutto quello che voglio. E quello che vuoi tu è un grande sacco di rubini, più o meno delle dimensioni
dei rubini che ho qui."
Rovesciò una borsa in pelle sul palmo della mano. Le pietre erano così grandi che la neve brillava rosso. Il
musicista li fissò.
“Tu hai – com’è quella parola, Truckle?" chiese Cohen.
"Arte" disse Truckle.
"Tu hai l'Arte, e noi abbiamo i rubini. Noi ti diamo rubini, tu ci dai l'arte." disse Cohen. "Fine del problema,
no?"
"Problema?" i rubini erano ipnotici.
"Beh, principalmente tu avrai dei problemi se ti rifiuti di scrivere una saga." disse Cohen, ancora con un tono
di voce piacevole.
"Ma… ascoltate. Mi dispiace, ma... le saghe sono solo poesie primitive, no?"
Il vento, che non si placava mai nei pressi del Centro, ebbe alcuni secondi in cui sembrò aumentare la
minacciosità del suo remoto ululato.
"Sarà una lunga camminata verso la civiltà, tutto da solo." disse Truckle, dopo un po’.
"Senza i piedi." aggiunse Boy Willie.
"Vi prego!"
"No, no, gente, noi non vogliamo fare nulla al ragazzo." disse Cohen. " È un giovanotto brillante, ha un
grande futuro davanti a lui...", fece un tiro dalla sua sigaretta fatta a mano ed aggiunse, "fino ad ora. Nah, so
bene che ci stai pensando. Una saga eroica, ragazzo. Sarà la più famosa mai scritta."
"Di cosa dovrebbe parlare?"
"Di noi."
"Voi? Ma siete tutti vecch-" il menestrello si fermò. Anche dopo una vita che fino ad allora non aveva
conosciuto nessun rischio maggiore di un osso scagliato ad un banchetto, riconosceva il pericolo di morte
quando lo vedeva. Ed ora lo stava vedendo. L'età non si era fatta sentire qui - beh, tranne che in uno o due
posti. Ma per lo più, aveva contribuito a temprare più che ad invecchiare.
"Non saprei come comporre una saga." disse debolmente.
“Ti aiuteremo noi." disse Truckle.
"Ne conosciamo molte." aggiunse Boy Willie.
"Siamo nella maggior parte di esse." confermò Cohen.
I pensieri del menestrello erano più o meno sulla riga di: Questi uomini sono rubini folli. Sono rubini sicuri
di uccidermi. Rubini. Mi hanno trascinato rubini per rubini rubini.
E poi vogliono darmi una sacca di rubini rubini...
"Suppongo che potrei ampliare il mio repertorio." borbottò. Uno sguardo alle loro facce fece regolare il suo
vocabolario. "Tutto ok. Lo farò." disse. Un po' di onestà, però, resistette anche al bagliore dei gioielli. "Non
sono il più grande menestrello del mondo, sapete."
"Lo sarai, dopo aver scritto questa saga." disse Cohen, sciogliendogli le corde.
"Beh... spero che alla fine vi piaccia..."
Cohen sorrise di nuovo. "Non spetterà a noi dire se ci piace o meno. Noi non la sentiremo." disse.
"Che cosa? Ma hai appena detto che volevi che io scrivessi un saga- "
"Si si. Ma sarà la saga di come noi siamo morti."
E
ra una flottiglia davvero piccola, quella che salpò da Ankh-Morpork il giorno successivo. Le cose
erano successe in fretta. Non che la prospettiva della fine del mondo avesse occupato
indebitamente le menti, dato che si tratta di un pericolo generale ed universale che la gente trova
difficile da immaginare. Ma il Patrizio era stato piuttosto chiaro con tutti, e questo era un pericolo
specifico ed altamente personale, e la gente non aveva problemi di nessuna sorta a capirlo.
La chiatta, sotto il cui enorme telone qualcosa stava già prendendo forma, sguazzava tra le barche. Lord
Vetinari era salito a bordo solo una volta, ed aveva guardato tristemente i grandi mucchi di materiale che
ingombravano il ponte.
"Questo ci sta costando una notevole quantità di denaro." spiegò a Leonardo, che aveva montato un
cavalletto. "Spero solo che sia utile a qualcosa."
"La continuazione della specie, forse." disse Leonardo, completando un complesso disegno e consegnandolo
ad un apprendista.
"Ovviamente, sì."
"Impareremo molte cose nuove", disse Leonardo, “che sono sicuro saranno di grande beneficio per i posteri.
Ad esempio, il superstite della Maria Pesto ha riferito che le cose galleggiavano intorno all’aria come se
fossero diventate estremamente leggere, così ho messo a punto questo."
Si chinò e raccolse quello che sembrò, a Lord Vetinari, un normalissimo utensile da cucina.
"È una padella che si attacca a qualsiasi cosa." disse, con orgoglio. "Ho avuto l'idea osservando un tipo di
cardo spinoso che-"
"E questo sarà utile?" disse Lord Vetinari.
"Oh, certamente. Avremo bisogno di mangiare e non possiamo avere del grasso caldo che fluttua in giro. I
piccoli dettagli contano, mio signore. Ho anche messo a punto una penna che scrive a testa in giù."
"Oh. Non si potrebbe semplicemente girare la carta dall’altra parte?"

La fila di slitte si muoveva sulla neve.


"È maledettamente freddo." disse Caleb.
"In momenti come questi si sente il peso dell’età, eh?" disse Boy Willie. "Sei vecchio come ti senti, dico
sempre."
"Che?"
"DICE CHE SEI VECCHIO COME TI SENTI, HAMISH!"
"Che? Senti che cosa?"
"Non penso di essere diventato vecchio." disse Boy Willie. "Non davvero vecchio. Solo più consapevole di
dove sia la prossima latrina."
"E la parte peggiore", disse Truckle, "è quando i ragazzini vengono a cantarti delle canzoni, tutti felici."
“Perché sono felici?" chiese Caleb.
"Perché non sono te, suppongo."
Fini, aspri cristalli di neve ghiacciati, scendendo dalle cime delle montagne, sibilavano attraverso il loro
campo visivo. Per rispetto alla loro professione, l'Orda indossava per lo più minuscoli perizomi di pelle e
pezzi di pelliccia e cotte di maglia. Per rispetto alla loro veneranda età, e del tutto senza commentare tra di
loro, questi erano stati consolidati con completi di lana e strane cose elasticizzate. Avevano affrontato il
Tempo così come avevano affrontato quasi tutto il resto nel corso della loro vita: come qualcosa contro cui
corri cercando di ucciderla.
Difronte alla comitiva, Cohen stava dando al menestrello alcuni suggerimenti.
"Prima di tutto, devi descrivere come ti senti riguardo la saga." disse. "Come quando ogni volta che la senti,
il tuo sangue inizia a scorrere nelle vene e non riesci a... insomma, devi dire a tutti che grande saga sarà...
capito?"
"Sì, sì... credo di sì... e poi dico chi siete..." azzardò il menestrello, scarabocchiando furiosamente.
"No, dopo devi dire com’era il tempo."
"Vuoi dire tipo, ‘Era una giornata luminosa’?"
"Nah, nah, nah. Devi parlare saghese. Quindi, prima di tutto, devi mettere le parole nell’ordine sbagliato."
"Vuoi dire tipo, ‘luminosa era la giornata’?"
"Bene! Esatto! Sapevo che eri intelligente."
"’Intelligente eri’, vuoi dire!" disse il menestrello, prima di riuscire a fermarsi.
Ci fu un momento di incertezza da fiato sospeso, e poi Cohen sorrise e gli diede una pacca sulla spalla. Era
come essere colpiti da un pala.
"Questo è lo stile giusto! Che altro, ora...? Ah, sì... nessuno dice mai nulla, nelle saghe. Loro ‘parlano’."
"Parlano?"
"Come ’Avanti’, parlò Wulf il Terrore dei Mari, capisci? E... e... e poi le persone
sono sempre ‘il qualcosa’. Come me. Sono Cohen il Barbaro, no? Ma potrei essere
"Cohen il Coraggioso" o "Cohen lo Sterminatore di Molti", o qualsiasi cosa."
"Ehm... perché lo state facendo?" chiese il menestrello. "Dovrei mettere anche
quello. State andando a restituire il fuoco agli dei?"
"Si. Con gli interessi."
"Ma perché?"
"Perchè abbiamo visto un sacco di vecchi amici morire." disse Caleb.
"Proprio così.” disse Boy Willie. "E non abbiamo mai visto delle grosse donne
volanti su dei cavalli venire a prenderli e portarli alle Sale degli Eroi."
"Quando il Vecchio Vincent è morto, lui che era uno di noi", disse Boy Willie.
"dov’era il Ponte di Ghiaccio che doveva portarlo al Festino degli Dei, eh? No, l'hanno preso, hanno lasciato
che diventasse un pappamolle, con letti comodi e con qualcuno che masticava il cibo per lui. Hanno quasi
preso anche noi."
"Ah! Quelle bevande insipide!" disse Truckle.
"Che?" disse Hamish, svegliandosi.
"HA CHIESTO PERCHÉ VOGLIAMO RESTITUIRE IL FUOCO AGLI DEI, HAMISH!"
"Eh? Qualcuno deve pur farlo!" ridacchiò Hamish.
"Perché è un mondo grande e noi non l’abbiamo ancora visto tutto." aggiunse Boy Willie.
"Perché quei bastardi sono immortali." disse Caleb.
"Perché nelle notti fredde ho sempre mal di schiena.” disse Truckle.
Il menestrello guardò Cohen, che fissava il terreno.
"Perché...", disse Cohen, "perché... ci hanno lasciati invecchiare."
A quel punto, scoppiò l'agguato. Cumuli di neve esplosero. Grandi figure corsero verso l'Orda. Le spade
erano strette da mani magre e veloci, maneggiate con la rapidità che nasce dall’esperienza. Le lance vennero
lanciate-
"Fermi tutti!” gridò Cohen. Era un ordine.
I combattenti si bloccarono. Le lame tremarono ad un centimetro da gole e corpi.
Cohen alzò lo sguardo sul volto sassoso di un enorme troll, la sua clava alzata per distruggerlo.
"Non ci conosciamo?" disse.

I
maghi stavano lavorando a ripetizione. Davanti alla flotta, la zona di mare era piatta come l’olio. Da
dietro, spirava una costante, incrollabile brezza. I maghi erano bravi col vento, essendo il tempo una
questione non di correnti, ma di lepidotteri. Come aveva detto l’Arcicancelliere Ridcully, bastava
sapere dove quelle maledette farfalle fossero.
Poi, una sventurata possibilità-su-un-milione doveva aver spinto quel tronco alla deriva sotto la chiatta. Lo
shock era stato leggero, ma Ponder Stibbons, che stava facendo ruotare accuratamente l’omniscopio
attraverso il ponte, finì a terra circondato da schegge luccicanti.
L’Arcicancelliere Ridcully corse sul ponte, la sua voce piena di preoccupazione.
" È danneggiato? Quella roba costa un centinaio di migliaia di dollari, signor Stibbons! Oh, guarda lì! È
andato in pezzi!"
"Non sono ferito, Arcicancellie-"
"Centinaia di ore sprecate! Ed ora non saremo più in grado di seguire l'andamento del volo. Sta ascoltando,
signor Stibbons?"
Ponder non stava ascoltando. Aveva in mano due dei frammenti e li stava fissando.
"Credo di essere inciampato, haha, su un incredibile pezzo di serendipità, Arcicancelliere."
"Cosa vuol dire?"
"Qualcuno ha mai rotto un omniscopio prima, signore?”
"No, giovanotto. E questo è perché le altre persone sono molto più attente alle attrezzature costose!"
"Ehm... le andrebbe di guardare in questo pezzo, signore?" disse Ponder con urgenza. "Penso che sia molto
importante che lei guardi in questo pezzo, signore."

S ulle pendici di Con Celesti, era giunto il momento di ricordare i vecchi tempi. Assalitori ed assaliti
avevano acceso un fuoco.
"Allora, come mai hai lasciato quell’affare del Malvagio Signore Oscuro, Harry?" domandò Cohen.
"Beh, sai com’è in questi giorni." disse Harry il Malvagio, Signore del Terrore. L'Orda annuì. Sapevano
com’era in quei giorni.
"La gente, in questi giorni, quando decide di attaccare la tua Oscura Torre del Male, la prima cosa che fa è
bloccare il tuo tunnel di fuga segreto." disse Harry il Malvagio.
"Bastardi!" commentò Cohen. "Devi lasciare al Signore Oscuro una via di fuga. Tutti lo sanno."
"Proprio così." disse Caleb. "Devi lasciare del lavoro per il giorno dopo."
"E non è che io abbia mai giocato sporco." disse Harry il Malvagio. "Voglio dire, ho sempre lasciato un
ingresso posteriore segreto per entrare nelle mia Montagna dell’Oblio, ho sempre assunto persone davvero
stupide come guardie per le celle-"
"Cioè io." disse l'enorme troll con orgoglio.
"-si, esatto, giusto. E ho sempre fatto in modo che tutti i miei scagnozzi avessero il tipo di caschi che
coprivano tutto il viso, cosicché un eroe intraprendente avrebbe potuto mettersene uno, e quegli aggeggi sono
dannatamente costosi, lasciate che ve lo dica."
"Io ed Harry il Malvagio ci conosciamo da tanto." spiegò Cohen, rollandosi una sigaretta. "L'ho incontrato
quando era agli inizi della sua carriera, con solo due ragazzi ed il suo Capannone dell’Oblio."
"E Slasher, il Destriero del Terrore." sottolineò Harry il Malvagio.
"Sì, ma era un asino, Harry." gli fece notare Cohen.
"Una volta mi ha dato un brutto morso, però. Avrebbe potuto staccarti il dito solo guardandoti."
"Non ti ho per caso combatto, quando eri il Terribile Dio dei Ragni?" disse Caleb.
"Probabilmente. Lo hanno fatto tutti. Quelli si che erano bei tempi." disse Harry. "I ragni giganti sono
sempre affidabili. I polpi sono anche meglio.” sospirò "E poi, naturalmente, tutto è cambiato."
Annuirono. Tutto era cambiato.
"Dicevano che ero una malvagia macchia d’olio che si stava allargando sulla faccia della terra." disse Harry.
"Non una parola sul ‘portare i posti di lavoro in aree tradizionalmente elevate di disoccupazione’. E poi,
naturalmente, i pezzi grossi si sono trasferiti, e non è possibile lavorare bene in un’area extraurbana.
Qualcuno ha sentito di Ning lo Spietato?"
"Più o meno." disse Boy Willie. "L'ho fatto secco."
"Non può essere! Com'è che diceva sempre? ‘Ritornerò, un giorno!’."
"È difficile farlo", disse Boy Willie, tirando fuori una pipa e cominciando a riempirla di tabacco, "quando la
tua testa è inchiodata ad un albero."
"Che ne dici di Pamdar la Regina delle Streghe?" chiese Harry il Malvagio. "Lei è-"
"In pensione." disse Cohen.
"Non ci credo!"
"Si è sposata." insistette Cohen, "Con Hamish il Matto."
"Che?"
"HO DETTO CHE HAI SPOSATO PADMAR, HAMISH." gridò Cohen.
"Hehehehe, è vero! Che?"
"È stato un po' di tempo fa, bada bene." disse Boy Willie. "Non credo che sia durato."
"Ma lei era una diavolo di donna!"
"Invecchiamo tutti, Harry. Gestisce un negozio, ora. La Dispensa di Pam. Confeziona la marmellata." disse
Cohen.
"Che cosa? Quando era regina sedeva su un trono in cima ad una pila di teschi!"
"Non ho detto che sia una marmellata poi così buona."
"E tu, Cohen?" disse Harry il Malvagio. "Ho sentito che eri diventato un imperatore."
"Suona bene, non è vero?" disse Cohen tristemente. "Ma sai una cosa? È noioso. Tutti che ti girano intorno
rispettandoti, nessuno da combattere, e quei letti morbidi che ti fanno venire il mal di schiena. Tutti quei
soldi, e niente per cui spenderli se non dei giocattolini. Ti succhia via tutta la vita che hai dentro, la civiltà."
"Ha ucciso il Vecchio Vincent lo Squartatore." disse Boy Willie. "E’ soffocato con una concubina."
Non ci fu alcun suono, se non il sibilo della neve nel fuoco ed un certo numero di persone che stavano
riflettendo.
"Penso che tu intenda clementina." disse il menestrello.
"È vero, clementina." disse Boy Willie. "Non sono mai stato bravo con le parole lunghe."
"È una differenza importante in fatto di macedonie." disse Cohen. Si voltò verso il Harry il Malvagio. “Non è
il modo di andarsene, per un eroe, tutto rammollito e grasso e rimpinzato di enormi cene. Un eroe deve
morire in battaglia."
"Sì, ma voi ragazzi non ci avete mai preso la mano col morire." sottolineò Harry il Malvagio.
"Questo è perché non abbiamo scelto i nemici giusti." disse Cohen. "Questa volta ci scontreremo con gli
dei.” batté il barile su cui era seduto, e gli altri membri dell'Orda si tirarono indietro per un momento.
"Abbiamo qualcosa qui che appartiene a loro." aggiunse Cohen.
Si guardò intorno e notò alcuni cenni quasi impercettibili. "Perché non vieni con noi, Harry? “ disse. "Puoi
portare i tuoi scagnozzi malvagi."
Harry il Malvagio si fermò. "Hey, io sono un Signore Oscuro! Che figura farei se dovessi andare in giro con
un gruppo di eroi?"
"Non ti vedrà nessuno." disse Cohen bruscamente. "E ti dirò una cosa, d’accordo? Siamo gli ultimi, capisci.
Noi e voi. Nessun altro se ne preoccupa più, ormai. Non ci sono più eroi, Harry il Malvagio. Niente più
cattivi, nessuno dei due."
"Oh, ci sono sempre i cattivi!" disse Harry il Malvagio.
"No, i bastardi usano un tipo subdolo di male, è vero. Ma utilizzano le leggi, ora. E non si chiamano mai
Harry il Malvagio."
"Sono uomini che non conoscono il Codice." disse Boy Willie. Tutti annuirono. Si poteva anche non vivere
secondo la legge, ma si doveva vivere secondo il Codice.
"Sono uomini con pezzi di carta e basta!" disse Caleb.
Ci fu un altro cenno del capo da parte del gruppo. I membri dell'Orda non erano grandi lettori. La carta era
un nemico, e così lo erano gli uomini che la brandivano. La carta ti circondava lentamente e conquistava il
mondo.
"Ci sei sempre piaciuto, Harry." disse Cohen. "Hai sempre giocato secondo le regole. Che ne dici... vieni con
noi?"
Harry il Malvagio sembrò imbarazzato. "Beh, mi piacerebbe." disse. "Ma... beh, sono Harry il Malvagio,
giusto? Non potreste fidarvi di me neanche per un omento. Appena ne avessi l'occasione, vi tradirei tutti,
pugnalandovi alle spalle o qualcosa del genere... ne sarei obbligato, capite? Naturalmente, se fosse per me,
sarebbe diverso... ma ho una reputazione da difendere, giusto? Sono Harry il Malvagio. Non chiedermi di
venire con voi."
"Ben detto." disse Cohen. "Mi piace un uomo di cui non posso fidarmi. Sei sempre sicuro, con un uomo
inaffidabile. Sono quelli di cui non sei sicuro, che ti deludono sempre. Tu vieni con noi, Harry. Sei dei nostri.
E i tuoi ragazzi anche. Sono nuovi, vedo... " Cohen alzò le sopracciglia.
“Be', sì, sai com’è con gli scagnozzi stupidi." disse Harry. "Questo è Slime-"
"...nork nork." disse Slime.
"Ah, uno di quei vecchi stupidi uomini lucertola." disse Cohen. "È bello vedere che ne è rimasto almeno uno.
Hey, due, volevo dire. E questo è-?"
"...nork, nork."
"Anche questo è Slime." dichiarò Harry il Malvagio, accarezzando il secondo uomo-lucertola con cautela per
evitare le punte. "Non sono mai capaci di ricordare più di un nome, questi uomini-lucertola. E qui
abbiamo..." annuì a qualcosa di vagamente nanesco, che gli lanciò uno sguardo implorante.
"Armpit." azzardò Harry il Malvagio.
"Armpit." disse Armpit con gratitudine.
"...nork, nork." disse uno dei Slime, nel caso in cui questa osservazione fosse stata indirizzata a lui.
"Ben fatto, Harry." disse Cohen. "È maledettamente difficile trovare un nano stupido."
"Non è stato facile, te lo posso garantire.” ammise Harry con orgoglio, continuando le presentazioni “E
questo è Sgozzatore."
"Bel nome." disse Cohen, guardando il grassone. "Il tuo carceriere, suppongo?"
"Mi ci è voluto un sacco a trovarlo." disse Harry il Malvagio, mentre Sgozzatore sorrideva felicemente al
nulla. "Crede a tutto quello che gli si dice, si lascia ingannare dal più ridicolo travestimento, lascerebbe
passare una donna della lavanderia anche se avesse una barba talmente lunga da potercisi accampare, e si
addormenta in due secondi su una sedia vicino alle sbarre e-"
"-porta le chiavi su un grande gancio appeso alla cintura in modo che possano essere facilmente sollevate e
prese!" disse Cohen. "Classico. Un tocco da maestro, anche. E hai un troll, vedo."
"Cioè io." disse il troll.
"... nork, nork."
"Cioè io."
"Beh, bisogna per forza avere un troll, no?" disse Harry il Malvagio. "Un tantino più intelligente di quanto
avrei volto, ma non ha il senso dell’orientamento e non ricorda mai il suo nome."
"E che cosa abbiamo qui?" disse Cohen. "Un vero e proprio zombie? Dove l'hai scavato? Mi piace un uomo
che non ha paura di lasciare cadere le parti del corpo."
"Gak." disse lo zombie.
"Niente lingua, eh?" disse Cohen. "Non ti preoccupare, ragazzo. Uno stridore agghiacciante è tutto quello di
cui hai bisogno. E un paio di pezzi di filo, a quanto pare. È tutta una questione di stile."
"Cioè io."
"... nork, nork."
"Gak."
"Cioè io."
"Sarai orgoglioso di loro. Non credo di aver mai visto un gruppo di scagnozzi più stupidi." disse Cohen, con
ammirazione "Harry, sei come un peto rinfrescante in una stanza piena di rose. Andiamo tutti insieme. Non
vorrei che restaste indietro."
"È un piacere essere apprezzato." disse Harry il Malvagio, guardando verso il basso ed arrossendo.
"E cos’altro vorresti avere dal futuro, in ogni caso?" disse Cohen. "Chi mai apprezzerebbe davvero un buon
Signore Oscuro, in questi giorni? Il mondo è troppo complicato ora. Non c’è più posto per quelli come noi...
ora ci si soffoca a morte con le clementine."
“Quali sono le tue vere intenzioni, Cohen?" domandò Harry il Malvagio.
"... nork, nork."
"Be', mi sa che è ora di finire come abbiamo iniziato." disse Cohen. "Un ultimo tiro di dadi.” Batté di nuovo
sul barile. "È arrivata l’ora", disse, "di restituire qualcosa."
"... nork, nork."
"Sta’ zitto."
Varietà di Draghi di Palude

1 Il Corrione Liscio. Notevole allungamento delle narici.


2 Ottimista di Rainkin. Di buon carattere, esplode raramente.
3 Il Nullafiordo Blu. Scaglie meravigliose, ma ha tendenza alla nostalgia di casa.
4 Il Liscio dal naso Liscio.
5 Il Jolly dal naso Grande. Spaventato dalla pale.
6 Il Ruvido dal naso Liscio (anziano di sesso maschile).
7 Girospinato. Eccitabile. Entra nelle finestre.
8 Il Quirmiano dall’orecchio Lungo. Carattere mite, ma ha bisogno di esercizio quotidiano.
9 Onciere Spinato. Raro, ha bisogno di molta attenzione.
10 Il Liscio Classico. Un drago molto popolare di stampo tradizionale.
11 Golden Deceiver. È un buon drago da guardia; non dovrebbe essere consentito in presenza di bambini.
12 Liscio dalle orecchie a Punta. Nervoso e, quindi, di breve durata.
13 Bottaio Testa di Leone. Una grande razza, facile da mantenere, ma spesso afflitta da skipia.
14 Neurovoro di Tomkin. Bello, ma altamente esplosivo a causa dei nervi.
15 Bottaio Testa di Delfino. Una razza per gli intenditori.
16 Il Liscio Pensionato. Non molto diffuso.
17 Il Rharn d'Oro.
18 Il Liscio di Birbright. Ha morbosamente paura dei cucchiai.
19 La Lucertola di Birbright. Razza rara di montagna, non sa volare.
20 Bottaio a Strisce. Il migliore dei Bottai, molto popolare.
21 Regale d’Argento. Una razza classica, popolare a Sto Lat.
22 Ottuso di Jessington. Raro e molto stupido.
23 Deceiver di Jessington. Piccolo e meglio educato che il Golden. Accumula vasetti di sottaceti.
24 Il Liscio Comune. Drago palude base, familiare a tutti.
25 Liscio Testa di Folletto. Molti problemi congeniti; solo per gli esperti.
26 Liscio Ardente. Buono con il cavolo.
27 Regale Domestico. In gran parte notturno, non vola, molto colorato, zampe corte.
28 Deceiver Liscio. Di buon carattere, adatto per le case più piccole.
29 Liscio dal naso Grande. Raramente di razza pura. Attratto dagli specchi.
30 Balzatore di Guttley. Non vola, ma può superare i 30 km/h sul terreno.
31 Regale dal naso a Punta. Uno dei più bei draghi classici. Odia le scarpe.
32 Bottaio dalla fronte Rotta. Raro, in questi giorni.
33 Il Puntiglio. Piccolo, non vola, vive in ambienti chiusi. Mangia solo pollo e mobili.
34 Taglietto dalla Criniera Riccia. Amabile, raramente esplosivo.
35 Epauletto di Avery. Molto tipico tra i piccoli draghi da spalla.
36 Corrione Bridisiano. Non è un drago particolarmente speciale.
37, 38 Zampilli maschio e femmina. Una razza che vola molto male, ma è un animale domestico adatto per
le famiglie meno esigenti. Esplode in presenza di menta.

(Da ‘La Guida sui Draghi dei Giudici di Gara’, di Lady Sybil Ramkin, disponibile presso il Cavern Club
Editori, Ankh-Morpork, al costo di 20AM$)

L a sera i raggi di luce notturna brillavano attraverso i fori e gli strappi nel telone. Lord Vetinari si
chiedeva se Leonardo stesse riposando. Era inoltre possibile che avesse progettato una sorta di
congegno che lo facesse al posto suo.
Al momento, c’erano altre cose che lo preoccupavano. I draghi erano in viaggio in una barca per conto loro.
Era troppo pericoloso averli a bordo. Le navi erano di legno, e anche quando erano di buon umore i draghi
sbuffavano piccole palle di fuoco. Quando invece erano troppo eccitati, esplodevano.
"Staranno bene, non è vero?" disse, tenendosi ben lontano dalle gabbie. "Se qualcuno di loro dovesse
danneggiarsi, sarò in guai seri con il Rifugio Raggiodisole di Ankh-Morpork. Questa non è una prospettiva
che mi piace. Glielo assicuro."
"Il signor da Quirrn dice che non c'è ragione per cui non dovrebbero tornare incolumi, signore."
"E lei, signor Stibbons, si fiderebbe di un marchingegno trainato da draghi?"
Ponder deglutì. "Io non sono un tipo eroico, signore."
"E che cosa provoca questa mancanza in lei, se posso chiedere?"
"Penso che sia perché ho una fervida immaginazione."
Questa sembrava una buona spiegazione. Lord Vetinari rifletté, mentre si allontanava. La differenza era che
mentre le altre persone immaginavano in termini di pensieri ed immagini, Leonardo immaginava in termini
di forma e di spazio. I suoi sogni ad occhi aperti arrivavano con una lista di materiali e le istruzioni per il
montaggio.
Lord Vetinari si trovò a sperare sempre di più per il successo dell’altro suo piano. Quando tutto il resto
fallisce, comincia a pregare...

"D’accordo ragazzi, calmatevi ora. Calmatevi." ruggì Ridcully, capo sacerdote di Cieco Io. Guardò la
moltitudine di sacerdoti e sacerdotesse che riempivano l'enorme tempio dei Piccoli Dei.
Condivideva molte delle caratteristiche di suo fratello Mustrum. E vedeva anche il suo lavoro come, in
sostanza, quello di un organizzatore. C'erano un sacco di persone che erano brave ad avere fede, e lui le
lasciava fare. Ma ci voleva molto di più di una preghiera pe far sì che il bucato venisse fatto e che l’edificio
venisse ristrutturato. C'erano così tanti dei adesso... almeno duemila. Molti erano, ovviamente, ancora molto
piccoli.
Ma dovevi controllarli. Gli dei erano molto di moda. Guarda Om, per esempio. Un minuto prima era una
piccola divinità sanguinaria in qualche folle paese caldo, e poi improvvisamente era uno dei più grandi dei
del pantheon. Consisteva tutto nel non rispondere direttamente alle preghiere, ma farlo in una sorta di modo
dinamico che lasciava aperta la possibilità che un giorno lo si sarebbe potuto fare, e allora sarebbero
cominciati i guai.
Hughnon Ridcully, che era sopravvissuto attraverso decenni di intensa disputa teologica essendo bravo ad
oscillare un pesante turibolo, era stato colpito da questa nuova tecnica.
E poi, naturalmente, c’erano i nuovi arrivati come Aniger, Dea degli Animali Schiacciati. Chi avrebbe mai
pensato che strade migliori e carri veloci avrebbero portato a questo? Ma gli dei crescevano in potenza
quando chiamati al bisogno, e qualcosa aveva gridato: ‘Oddio, che cosa è che mi ha colpito?’.
"Fratelli!” gridò, stanco di aspettare. "E sorelle!"
Il frastuono si spense. Qualche fiocco di pittura secca cadde giù dal soffitto.
"Grazie." disse Ridcully. "Ora, per favore, potete ascoltare? I miei colleghi ed io" - e qui indicò gli anziani
membri del clero dietro di lui - "abbiamo, ve lo assicuro, lavorato per un certo tempo su questa idea, e non
c'è dubbio che sia teologicamente corretta. Possiamo andare avanti?"
Poteva ancora sentire il fastidio vibrare tra i sacerdoti. Ai capi supremi non piace essere comandati.
"Se non tentassimo", azzardò, "i maghi senza dio potrebbero avere successo con i loro piani. E noi
sembreremo solamente un sacco di babbei."
"Tutto ciò è molto bello, ma la forma delle cose è importante!" sbottò un prete. "Non possiamo pregare tutti
in una volta sola! Agli dei non piace l'ecumenismo! E quale forma di parole useremo, chiedo io?"
"Avevo pensato che una breve preghiera non controver-" Hughnon Ridcully fece una pausa. Di fronte a lui
c’erano sacerdoti a cui era stato proibito dal Santo Editto di mangiare broccoli, sacerdoti che chiedevano alle
ragazze non sposate di coprirsi le orecchie per non infiammare le passioni degli altri uomini, e sacerdoti che
adoravano un piccolo biscotto all’uva passa. Niente avrebbe potuto essere non controverso.
"Sentite, a quanto sembra il mondo sta per finire." disse debolmente.
"Allora? Alcuni di noi lo aspettavano da molto tempo! Sarà un giudizio del genere umano per la sua
malvagità!"
"E dei broccoli!"
"E dei tagli di capelli così corti che le ragazze portano al giorno d’oggi!"
"Solo i biscotti saranno salvati!"
Ridcully agitò freneticamente il pastorale per ottenere il silenzio.
"Ma questa non è l'ira degli dei." disse. "Ve l’ho detto! È colpa di un uomo!"
“Ah, ma può esserci la mano di un dio!"
"È Cohen il Barbaro." disse Ridcully.
"Anche così, potreb-"
La frase venne interrotta da una gomitata del sacerdote di fianco a lui.
"Andiamo..."
Ci fu un boato di conversazione eccitata. Esistevano pochi templi che non fossero stati derubati o spogliati da
lui, in una lunga vita di avventure, ed i sacerdoti presto
convennero che nessun dio aveva mai avuto qualcosa in mano
che potesse assomigliare a Cohen il Barbaro. Hughnon volse gli
occhi al soffitto, con il suo bello ma decrepito panorama di dei ed
eroi. La vita doveva essere molto più facile per gli dei, decise.
"Molto bene." disse uno degli obiettori, altezzoso. "In tal caso
credo che forse potremmo, in queste circostanze particolari,
riunirci tutti attorno ad un tavolo, solo per questa volta."
“Ah, questo è magni-" cominciò Ridcully.
"Ma naturalmente ci sarà bisogno di prendere in seria
considerazione quale sarà la forma di questo tavolo."
Ridcully fissò il vuoto per un attimo. La sua espressione non
cambiò mentre si chinava verso il basso avvicinandosi ad uno dei
suoi suddiaconi e dicendo: "Scallop, ti prego di mandare
qualcuno a dire a mia moglie di prepararmi la borsa per la notte,
d'accordo? Credo che ci vorrà un po’..."

L a guglia centrale di Cori Celesti sembrava non avvicinarsi


mai, man mano che passavano i giorni.
"Sei sicuro che Cohen sia sano di mente?" disse Harry il
Malvagio, mentre aiutava Boy Willie a manovrare la sedia a
rotelle di Hamish sul ghiaccio.
"Hey, stai cercando di diffondere il malcontento fra le truppe,
Harry?"
"Beh, vi avevo avvertiti. Will, io sono un Signore Oscuro.
Dovrò pur tenermi in esercizio. E stiamo seguendo un leader
che continua a dimenticarsi dove ha messo la dentiera."
"Che?" disse Hamish il Matto.
"Sto solo dicendo che far saltare in aria gli dei potrebbe causare
problemi." disse Harry il Malvagio. "È un po'... irrispettoso."
"Devi aver profanato anche tu qualche templio, ai tuoi tempi,
Harry?"
"Li gestivo, Will. Li gestivo. Sono stato uno Spietato Signore dei
Demoni per un po', sai. Avevo un Templio del Terrore."
"Sì, sul tuo lotto di terreno." disse Boy Willie, sorridendo.
"È vero, è vero, gira pure il coltello nella piaga." disse Harry imbronciato. "Solo perché non sono mai stato ai
piani alti, solo perché-"
"Calmati, calmati, Harry. Sai che non la pensiamo così. Ti rispettiamo. Tu conosci il Codice. Hai tenuto fede
ad esso. Beh, Cohen ha concluso che gli dei se la sono cercata. Ora, per quanto mi riguarda, sono
preoccupato perché ci aspetta una strada difficile, davanti a noi."
Harry il Malvagio sbirciò lungo il canyon di neve.
"Esiste una sorta di percorso magico che conduce su per la montagna." continuò Willie. "Ma c'è una serie di
grotte prima di raggiungerlo."
"Le Invalicabili Grotte del Panico." disse Harry il Malvagio.
Willie sembrò impressionato. "Ne hai sentito parlare, vero? Secondo una vecchia leggenda sono custodite da
una legione di mostri spaventosi e disseminate di dispositivi diabolicamente subdoli che nessuno ha mai
attraversato. Oh, sì... ci sono anche pericolosi crepacci. Poi saremo costretti a nuotare attraverso caverne
sottomarine sorvegliate da giganteschi pesci mangia-uomini che nessun uomo ha mai superato. E poi ci sono
dei monaci impazziti, ed una porta che si può passare solo risolvendo un antico enigma... le solite cose."
"Sembra una bella sfida." azzardò Harry il Malvagio.
"Beh, sappiamo già la risposta all'enigma." disse Boy Willie. "È ‘denti’."
"Come avete fatto a scoprirlo?"
"Non era necessario. È sempre ‘denti’ nei classici vecchi enigmi."
Boy Willie grugnì quando sollevarono la sedia a rotelle attraverso un guado particolarmente profondo.
"Ma il problema più grande, sarà far passare questo maledetto trabiccolo attraverso tutta quella roba senza
che Hamish si svegli e crei problemi."

N
ello studio della sua oscura dimora ai confini del tempo, Morte guardò la
scatola di legno.
FORSE DOVREI PROVARCI ANCORA, disse.
Si chinò e sollevò un piccolo gattino, lo accarezzò sulla testa, lo appoggiò
delicatamente nella scatola, e chiuse il coperchio.
IL GATTO MUORE QUANDO L'ARIA SI ESAURISCE?
"Suppongo di si, signore.” disse Albert, il suo maggiordomo. "Ma non credo
che sia quello il punto. Se ho capito bene, non si sa se il gatto è vivo o morto
fino a quando non lo si guarda."
LE COSE SI METTEREBBERO DAVVERO MALE, ALBERT, SE IO NON SAPESSI SE
UN ESSERE È VIVO O MORTO SENZA DOVERLO GUARDARE.
"Ehm... secondo la teoria, signore, è l'atto di guardarlo che determina se il
gatto è vivo o no."
Morte sembrò ferito. STAI SUGGERENDO CHE UCCIDEREI IL GATTO SOLO
GUARDANDOLO?
"Non è proprio così, signore."
VOGLIO DIRE, NON È CHE IO FACCIA DELLE SMORFIE O QUALCOSA DEL
GENERE.
"Ad essere onesti, signore, credo che neanche i maghi capiscano questa
storia dell’incertezza." disse Albert. "Non ci trastullavamo con quel genere
di roba ai miei tempi. Se non eri certo di qualcosa, eri morto."
Morte annuì. Stava diventando difficile tenere il passo coi tempi. Prendi le
dimensioni parallele. Le dimensioni-parassita, ora, quelle le capiva. Lui
viveva in una di quelle. Erano semplicemente universi che non erano
abbastanza completi in sé stessi e potevano esistere solo aggrappandosi ad un universo ospite, come un pesce
pulitore. Ma le dimensioni parallele facevano sì che tutto ciò che facevi, non l’avevi fatto da qualche altra
parte.
Questo presentava degli enormi problemi per un essere che era, per sua natura, definito. Era come giocare a
poker contro un numero infinito di avversari.
Aprì la scatola e tirò fuori il gattino. Questo lo fissò con il normale sguardo sbigottito dei gattini di tutto il
mondo.
NON SOPPORTO LE CRUDELTÀ SUI GATTI, disse Morte, posandolo delicatamente sul pavimento.
"Penso che l'intera faccenda del gatto nella scatola sia una di quelle metafore." disse Albert.
AH. UNA BUGIA.
Morte fece schioccare le dita.
Lo studio di Morte non occupava spazio nel normale senso della parola. Le pareti ed il soffitto erano lì per
decorazione piuttosto che per qualsiasi tipo di limite dimensionale. Ora svanirono ed una clessidra gigante
riempì l'aria.
Le sue dimensioni sarebbero state difficili da calcolare, ma sarebbero potute essere misurate in miglia.
Al suo interno, dei fulmini crepitavano tra le sabbie che cadevano. All'esterno, una tartaruga gigante era
incisa sul vetro.
PENSO CHE DOVREMMO RIMBOCCARCI LE MANICHE PER QUESTA, disse Morte.

H
arry il Malvagio si inginocchiò di fronte ad un altare costruito frettolosamente. Si trattava per lo
più di teschi, che non erano difficili da trovare in questo crudele paesaggio. E ora pregava. In
una lunga vita come Signore Oscuro, anche solamente nel suo piccolo, aveva fatto conoscenza
con un paio di contatti su altri piani. Erano... una sorta di divinità, pensò. Avevano nomi come
Olk-Kalath il Succhiatore di Anime, ma, francamente, la sovrapposizione tra demoni e dei era un po' incerta,
il più delle volte.
"Oh, Immenso." iniziò. Questo è sempre un inizio sicuro; è l'equivalente religioso di ‘Se a qualcuno
interessa…’.
“Devo solo avvertire che un gruppo di eroi sta scalando il monte sacro per distruggervi con la restituzione
del fuoco rubato. Che tu possa folgorarli con i tuoi fulmini e poi guardare con favore al tuo servo, cioè Harry
il Malvagio. La posta può essere lasciata alla signora Gibbons, Via Dolmen 12, Pant-y-Girdl, Llamedos.
Inoltre, se possibile, vorrei un bel terreno con veri pozzi di lava. Tutti gli altri Signori del Male riescono ad
avere il loro pozzo di lava anche quando sono su un centinaio di metri di dannatissimo terreno alluvionale,
perdonatemi il klatchiano, questa è un'ulteriore discriminazione nei confronti di un piccolo commerciante,
senza offesa."
Attese un momento, nel caso in cui vi fosse una qualche risposta, sospirò, e si alzò piuttosto tremante sui
suoi piedi.
"Sono un malvagio ed inaffidabile Signore Oscuro." disse. "Che cosa si aspettano? Gliel’avevo detto. Li
avevo avvisati. Voglio dire, se fosse per me... ma che razza di Signore Oscuro sarei se-"
Il suo occhio catturò qualcosa di rosa, un po' lontano. Salì su una roccia coperta di neve per vedere meglio.
Due minuti dopo il resto dell’Orda lo aveva raggiunto e stavano guardando la scena riflessivi, anche se il
menestrello sembrava sofferente.
"Beh, questo è qualcosa che non si vede spesso." disse Cohen.
"Che cosa, un uomo strozzato con un lavoro a maglia rosa?" chiese Caleb.
"No, stavo guardando gli altri due..."
"Sì, è incredibile quello che si può fare con un ferro da calza." disse Cohen. Guardò di nuovo all'altare
improvvisato e sorrise. "L’hai fatto tu, Harry? Hai detto che volevi stare da solo."
"Lavoro a maglia rosa?" disse Harry il Malvagio nervosamente. "Io che faccio un lavoro a maglia rosa?"
"Scusa se l’ho pensato.” disse Cohen. "Beh, non abbiamo tempo per questo. Dobbiamo organizzarci per le
Grotte del Panico. Dov'è il nostro bardo? Giusto. Smettila di vomitare e tira fuori il tuo blocco per gli
appunti. Il primo che viene tagliato a metà da una lama nascosta è un uovo marcio, ci state? E, ragazzi... non
provate a svegliare Hamish, d’accordo?"

Il mare era pieno di fredda luce verde.


Il capitano Carota si sedette vicino alla prua. Per lo stupore di Scuotivento, che era uscito per una
malinconica passeggiata serale, stava cucendo.
" È un distintivo per la missione." disse Carota. "Vedi? Questo è tuo." lo sollevò.
"Ma a che cosa serve?"
"Per la morale."
"Ah, quella roba lì." disse il mago. "Beh, tu ne hai molta, Leonardo ne ha bisogno, ed io non l’ho mai avuta."
"So che stai scherzando, ma penso che sia importante qualcosa per tenere insieme la squadra." disse Carota,
cucendo con calma.
"Sì, si chiama pelle. È importante tenersi bene insieme a quella."
Scuotivento fissò il distintivo. Non ne aveva mai avuto uno prima. Beh, questa era tecnicamente una bugia...
ne aveva avuto uno che diceva ‘Ciao, oggi ho 5 anni!’, il che è quasi il peggior regalo possibile quando hai
sei anni. Quel compleanno era stato il giorno più brutto della sua vita.
"Ha bisogno di un motto edificante." disse Carota. "Voi maghi sapete questo genere di cose, non è vero?"
"Che ne dici di ‘Morituri Nolumus Mori’? Colpisce proprio nel segno." disse cupo Scuotivento.
Le labbra di Carota si mossero mentre analizzava la frase. "Noi che stiamo per morire...", disse, "ma non so
tradurre il resto."
"È molto edificante." disse Scuotivento. "Viene direttamente dal cuore."
"Ottimo. Grazie molte. Ci lavorerò subito." disse Carota.
Scuotivento sospirò. "Tu pensi che tutto questo sia emozionante, non è vero?" disse. "Lo pensi seriamente."
"Sarà sicuramente una sfida andare là dove nessuno è mai giunto prima." disse Carota.
"Sbagliato! Stiamo andando là da dove nessuno è mai tornato prima.". Scuotivento esitò. "Beh, tranne me.
Ma non sono andato così lontano, ed io... sono più o meno caduto di nuovo verso il Disco."
"Sì, me ne hanno parlato. Che cosa hai visto?"
"La mia intera vita, che mi passava davanti agli occhi."
"Forse vedremo qualcosa di più interessante."
Scuotivento fissò Carota, piegato ancora una volta sul suo lavoro di cucito. Ogni cosa di quel ragazzo era
pulita e splendente, a regola d’arte: sembrava qualcuno che sapeva cosa volesse dire lavare a fondo. A
Scuotivento sembrava anche un completo idiota con una zucca vuota tra le orecchie, ma i completi idioti non
fanno commenti del genere.
"Prenderò un iconografo ed un sacco di pittura per lo spiritello. Sai, i maghi vogliono che facciamo tutti i tipi
di osservazione." continuò Carota. "Dicono che è una opportunità che capita una sola volta nella vita."
"Non ti stai facendo molti amici qui, sai." commentò Scuotivento.
"Hai idea di che cosa voglia l'Orda d’Argento?"
"Bere, oro e donne." disse Scuotivento. "Ma penso che potrebbero aver fatto un passo indietro sull’ultima
cosa."
"Ma non hanno già tutto questo, più o meno?"
Scuotivento annuì. Questo era l’enigma. L'Orda aveva tutto. Avevano tutto ciò che il denaro può comprare, e
dato che c'erano un sacco di soldi sul Continente Contrappeso, tutto quello che potevano comprare era tutto.
Gli venne in mente che quando avevi tutto, tutto quello che rimaneva era niente.
L a valle era piena di fredda luce verde, riflessa dal ghiaccio torreggiante della montagna centrale. Si
spostava e scorreva come acqua. Nel mezzo, brontolando e chiedendosi l'un l'altro di parlare più
forte, avanzava l’Orda d’Argento.
Dietro di loro, camminando quasi piegato in due dalla paura e dall’orrore, bianco in volto, come un uomo
che ha visto cose orribili, li seguiva il menestrello. I suoi vestiti erano a brandelli. Una gamba della sua
calzamaglia era stracciata. Era bagnato fradicio, anche se alcune parti del suo abbigliamento sembravano
bruciacchiate. I resti del suo liuto, che teneva tra le mani tremanti, erano stati strappati a metà. Questo era un
uomo che aveva davvero visto la vita, per lo più sul punto di andarsene.
"Non molto folli, per essere dei monaci." disse Caleb. "Più tristi che folli. Ho conosciuto monaci con la
schiuma alla bocca."
"E alcuni di quei mostri erano assai oltre l’età consentita, è questa la verità." disse Truckle. "Onestamente, mi
sono sentito in imbarazzo ad ucciderli. Erano più vecchi di noi."
"I pesci erano buoni." disse Cohen. "Dei gran bastardi."
"Meglio così, in realtà, dal momento che siamo a corto di tricheco." disse Harry il Malvagio.
"Bella esibizione, quella dei tuoi scagnozzi, Harry." disse Cohen. "Chiamarla stupidità non renderebbe. Mai
visto così tante persone colpirsi in testa con le proprie spade."
"Erano bravi ragazzi." disse Harry. "Idioti fino alla fine."
Cohen sorrise a Boy Willie, che si stava succhiando un dito tagliato.
"Denti." disse. "Eh... la risposta è sempre ‘denti’, vero?"
"D’accorda, d’accordo, a volte è ‘lingua’." ammise Boy Willie. Si voltò verso il menestrello. "Hai visto
quando ho fatto a pezzi quell’enorme tarantola?" disse.
Il menestrello alzò lentamente la testa. Una corda del liuto saltò.
"Mwwa." belò.
Il resto della Orda si riunì rapidamente. Non aveva senso lasciare che solo uno di loro ottenesse i versi
migliori.
"Ricordati di scrivere quella parte in cui il pesce mi inghiottito ed io mi sono tagliato una via d’uscita
dall’interno, va bene?"
"Mwwa..."
"E hai preso nota di quando ho ucciso quell’enorme statua danzante con sei braccia?"
"Mwwa..."
"Cosa stai dicendo? Sono stato io ad uccidere quella statua!"
"Si? Beh, io l’ho tagliata in due, amico. Nessuno ne sarebbe uscito vivo, altrimenti.”
"E perché non gli hai semplicemente tagliato la testa?"
"Non potevo. Qualcuno l’aveva già fatto."
"Ehi, non sta scrivendo! Perché non lo sta scrivendo? Cohen, digli di scriverlo!"
"Lasciatelo in pace, per un po'." disse Cohen. "Mi sa che non vada molto d'accordo con il pesce."
"Non vedo perché." disse Truckle. "L'ho tirato fuori prima che lo masticasse. E deve essersi asciugato bene
in quel corridoio. Sai, quello dove c’era il pavimento con le fiammate inaspettate."
"Mi sa che il nostro bardo non si aspettasse che le fiammate saltassero fuori in modo inaspettato." disse
Cohen.
Truckle si strinse teatralmente nelle spalle. "Beh, se hai intenzione di aspettarti delle fiammate inaspettate,
allora qual è il punto?"
"E avremmo anche combattuto contro quei demoni dei regni ultraterreni, se Hamish non si fosse svegliato."
continuò Cohen.
Hamish si mosse nella sua sedia a rotelle, sotto un mucchio di enormi filetti di pesce avvolti in modo
inesperto in vesti color zafferano.
"Che?"
"HO DETTO CHE DIVENTI IRRITABILE QUANDO TI SVEGLI DAL TUO PISOLINO!” gridò Cohen.
"Ah, giusto!"
Boy Willie si strofinò la coscia. "Devo ammetterlo, uno di quei mostri me l’ha quasi fatta." disse. "Forse
dovrei mollare tutto."
Cohen si voltò rapidamente. "E morire come il Vecchio Vincent?" disse.
"Beh, non-"
"Dove sarebbe potuto essere se non fossimo stati lì per fargli un funerale come si deve, eh? Un grande falò, il
funerale di un eroe. E tutti gli altri che continuavano a dire che stavamo solo sprecando una buona barca!
Quindi, smettila di parlare così e seguimi!"
"Mw... mw... mw." balbettò il menestrello e, alla fine, le parole vennero fuori. "Pazzo! Pazzo! Pazzo! Sei
completamente fuori di testa!"
Caleb gli diede una delicata pacca sulla spalla, mentre si voltavano per seguire il loro capo.
"Noi preferiamo la parola ‘feroce guerriero’, ragazzo." disse.

Alcune cose avevano bisogno di essere testate...


"Ho osservato i draghi di palude, di notte." disse Leonardo in modo colloquiale mentre Ponder Stibbons
regolava il meccanismo di combustione-statica. "Ed è chiaro che la fiamma è molto utile per loro, come
mezzo di propulsione. In un certo senso, un drago di palude è un razzo vivente. Una strana creatura per esser
saltata fuori in un mondo come il nostro, ho sempre pensato. Ho il sospetto che provengano da qualche altro
posto."
"Tendono ad esplodere un sacco." disse Ponder, allontanandosi. Il drago nella gabbia d'acciaio lo osservava
con attenzione.
"Colpa della dieta." disse con fermezza Leonardo. "Forse non è quello a cui erano abituati. Ma sono sicuro
che la miscela che ho messo a punto sia nutriente e sicura e avrà... un effetto energico..."
"Bene, ma ora dovremmo decisamente andare dietro i sacchi di sabbia, signore." disse Ponder.
"Oh, credi che forse-?"
"Si signore."
Con la schiena contro i sacchi di sabbia, Ponder chiuse gli occhi e tirò la corda.
Di fronte alla gabbia del drago, uno specchio oscillò verso il basso, solo per un momento. E la prima
reazione di un drago palude maschio che vede un altro maschio, è sputare fuoco...
Ci fu un boato. I due uomini fecero capolino sopra la barriera e videro una lancia di fuoco giallo-verde
tuonare attraverso il mare notturno.
“Trentatré secondi!" disse Ponder, quando finalmente si spense. Balzò in piedi.
Il piccolo drago ruttò.
La fiamma era più o meno spenta, quindi fu l'esplosione più umida che Ponder avesse mai sperimentato.
"Ah." disse Leonardo, uscendo da dietro i sacchi di sabbia e togliendogli un pezzo di pelle squamosa dalla
testa. "Ci siamo quasi, penso. Basta un pizzico in più di carbonella di legna ed estratto di alghe marine per
evitare il contraccolpo."
Ponder si tolse il cappello. Quello di cui aveva bisogno in questo momento, sentiva, era farsi un bagno. E poi
un altro bagno.
"Non sono esattamente un genio, come mago, eh?" disse, pulendosi pezzi di drago dalla faccia.
Ma un'ora dopo un'altra fiamma sibilò sulle onde, sottile e bianca con un nucleo blu, e questa volta… questa
volta, il drago sorrise solamente.

Preferirei morire che firmare col mio nome." disse Boy Willie.
"Preferirei combattere con un drago." disse Caleb. "Uno di quelli antichi, come si deve, non quei piccoli
petardi di questi tempi."
"Una volta che hanno la tua firma, ti mettono dove vogliono." disse Cohen.
"Troppe lettere." disse Truckle. "Tutte con forme diverse, anche. Io ho sempre messo una X."
L'Orda si era fermata per un attimo di respiro e per fumare su un affioramento alla fine della valle. La neve a
terra era spessa, ma l'aria era quasi mite. Già c'era la sensazione pungente di un elevato campo magico.
"Leggere, ora" disse Cohen, "quello è un altro discorso. Non mi importa di un uomo che fa un po' di lettura.
Ora, se incappi in una mappa, come potrebbe succedere, con una grande croce sopra, beh, un uomo che legge
può tirarne fuori qualcosa."
"Cosa? Vuoi dire la mappa di Truckle?" disse Boy Willie.
"Esattamente. Potrebbe benissimo essere quella."
"Io so leggere e scrivere." disse Harry il Malvagio. "Scusate. Parte del lavoro. Etichetta. Devi per forza
essere gentile con le persone quando le appendi su una tavola sopra la vasca degli squali... lo fa sembrare più
malvagio.”
"Nessuno ti sta incolpando, Harry" disse Cohen.
"Eh, non che io abbia degli squali." disse Harry. "Avrei dovuto stare in guardia quando Johnny Manibuche
mi ha detto che erano un tipo di squali a cui non erano ancora cresciute tutte le pinne, ma tutto quello che
facevano era nuotare in cerchio e fare versetti felici e implorare per dei pesci. Quando butto la gente in una
vasca della tortura è per essere fatti a pezzi, non per entrare in contatto con il loro io interiore ed essere
tutt’uno con il cosmo."
"Lo squalo avrebbe un sapore migliore di questo pesce." disse Caleb, facendo una smorfia.
"No, lo squalo sa di piscio." disse Cohen. Annusò l’aria. "Ma questo..."
"Questo…” disse Truckle "…è quello che io chiamo cucinare.”
Seguirono l'odore attraverso un labirinto di rocce in una grotta. Per lo stupore del menestrello, ogni uomo
estrasse la spada mentre si avvicinava.
"Non ci si può fidare dell’alta cucina." disse Cohen, apparentemente in un tentativo di spiegazione.
"Ma avete appena combattuto contro un mostruoso pesce-diavolo impazzito!" disse il menestrello.
"No, i monaci erano impazziti, i pesci erano... difficile dirlo con i pesci. In ogni caso, sai dove ti trovi con un
monaco folle, ma qualcuno che cucina in un posto del genere… beh, questo è un mistero.”
"E allora?"
"I misteri possono ucciderti."
"Tu non sei morto, però."
La spada di Cohen frusciò attraverso l'aria. Al menestrello parve di sentirla sibilare.
"Perché io risolvo i misteri." disse.
"Oh. Con la spada... come quando Carelinus sciolse il Nodo Tsortiano?"
"Non so nulla di nodi, ragazzo."
In uno spazio libero tra le rocce, uno stufato stava cucinando sulle fiamme ed una signora anziana stava
lavorando al suo ricamo. Non era una scena che il menestrello si sarebbe aspettato qui, anche se la signora
era un tantino... scarsamente vestita per una nonna, e la scritta sul ricamo a punto-croce, circondata da piccoli
fiori, era ‘MANGIATI IL MIO ACCIAIO, BASTARDO’.
"Bene, bene." disse Cohen, rinfoderando la spada. "Ero sicuro di aver riconosciuto l'opera là dietro. Come
stai, Vena?"
"Ti vedo in forma, Cohen." disse la donna, tranquilla, come se li stesse aspettando. "Voi ragazzi volete un
po’ di stufato?"
"Sì." disse Truckle, sorridendo. "Lascia che il bardo lo provi per primo, però."
"Vergogna, Truckle." disse la donna, mettendo da parte il suo ricamo.
"Beh, l’ultima volta che ci siamo incontrati mi hai drogato ed hai rubato il carico di gioielli…"
"È stato quarant'anni fa, vecchio mio! In ogni caso, mi hai lasciato sola a combattere contro quella banda di
goblin."
"Sapevo che saresti riuscita a battere i goblin, però."
"Sapevo che non avresti avuto bisogno dei gioielli. ‘Giorno, Harry. Ciao ragazzi. Sedetevi pure su una
roccia. Chi è quel tipo pelle e ossa?"
“Questo è il menestrello." disse Cohen. "Menestrello, questa è Vena dai Capelli Corvini."
"Cosa?" disse il menestrello. "No che non lo è! Anch’io ho sentito parlare di Vena dai Capelli Corvini, e lei è
una giovane donna alta e… oh... "
Vena sospirò. "Sì, le vecchie storie continuano a girare, non è così?" disse, accarezzandosi i capelli grigi. "E
sono la Signora McGarry ora, ragazzi."
"Sì, ho sentito che ti eri sistemata." disse Cohen, immergendo il mestolo nello stufato ed assaggiandolo "Hai
sposato un oste, eh? Hai appeso la spada al muro, hai avuto dei bambini... "
"Nipotini." disse la Signora McGarry, con orgoglio. Ma poi il sorriso sbiadì. "Uno di loro si occupa della
locanda, ma l'altro è un giornalaio."
"Far andare avanti una locanda è un bel lavoro." disse Cohen. "Ma non c'è molto eroismo nella cartoleria
all'ingrosso. Tagliare la carta non è la stessa cosa." schioccò le labbra. "Questa è roba buona, ragazza mia."
"È buffo." disse Vena. "Non ho mai saputo di avere questo talento, ma la gente verrà a migliaia per il mio
petto alla diavola."
"Non è cambiato nulla, allora.” disse Truckle l’Incivile. "Hur, hur. hur."
" Truckle", disse Cohen, “ricordi quando mi hai detto di avvisarti quando diventavi troppo incivile?"
"Si?"
"Questo è uno di quei momenti."
"In ogni caso", disse la Signora McGarry, sorridendo dolcemente a Truckle che stava arrossendo come un
pomodoro, "ero là seduta dopo che Charlie era morto, ed ho pensato, bene, è adesso? Devo solo aspettare il
Mietitore? E poi... c'era questo rotolo di pergamena... "
"Che pergamena?" dissero Cohen ed Harry il Malvagio insieme. Poi si guardarono l'un l'altro.
"Vedete", disse Cohen, prendendo qualcosa nella sua sacca. "ho trovato questa vecchia pergamena, che
mostra una mappa di come raggiungere le montagne e tutti i piccoli trucchi per passare indisturbati-"
"Anche io." disse Harry.
"Non me lo hai mai detto!"
"Sono un Signore Oscuro, Cohen." disse pazientemente Harry il Malvagio. "Non dovrei essere
Capitan-Aiuto."
"Dimmi dove l'hai trovata, almeno."
"Oh, in qualche antica tomba sigillata che stavo saccheggiando."
"Io ho trovato la mia in un vecchio magazzino nell'Impero." disse Cohen.
"La mia è stata lasciata nella locanda da un viaggiatore vestito di nero." disse la Signora McGarry.
Nel silenzio, il menestrello mormorò "Uhm? Scusatemi?"
"Cosa?" dissero tutti e tre insieme.
"Sono solo io", disse il menestrello, "o qui c’è qualcosa di strano?"
“Per esempio?” chiese Cohen.
"Insomma, queste pergamene che dicono come raggiungere la montagna, un pericoloso viaggio a cui
nessuno è mai sopravvissuto?"
"Sì? Allora?"
"Allora... ehm... chi ha scritto le pergamene?"

Alcuni degli dei di Mondo Disco, che passano il tempo come al solito.
Da Sx a Dx:
Sessifet (dea del pomeriggio) – Offler (dio con la testa di coccodrillo) – Flatulus (dio dei Venti) – Fato –
Urika (dea delle saune, della neve e degli spettacoli teatrali per meno di 120 persone) - Cieco Io (capo degli
dei e dei fulmini in generale) – Libertina (dea del mare, della torta di mele, di alcuni tipi di gelato e delle
corde corte) – La Signora (non provate neanche a chiedere) – Bibula (dio del vino e delle cose sugli stecchi)
- Patina (dietro, dea della saggezza) - Topaxi (davanti, dio di certi funghi, e anche di grandi idee che si è
dimenticato di scrivere e non si ricorderanno mai più, e di persone che dicono altre persone che "accatta" è
"attacca" scritto al contrario e convinte che questo sia in qualche modo rivelatore) - Bast (dietro, dio delle
cose lasciate sulla porta di casa o di mezzo-digerite sotto il letto) - Nuggan (un dio locale, ma anche con il
compito di occuparsi delle graffette, di mettere le cose giuste al posto giusto in piccoli set da scrivania, e
delle incombenze amministrative).

Offler il dio Coccodrillo si alzò dal tavolo di gioco, che era, in effetti, il mondo.
"Va bene, a chi appartiene quefto qui?” biascicò. "Fembra che fia un tipo intelligente".
Ci fu un allungamento generale di colli tra le divinità assemblate, e poi una alzò la mano.
"E tu farefti...?" disse Offler.
"L’Onnipotente Nuggan. Sono adorato in alcune parti della Borogravia. Il giovanotto è stato allevato nei
principi della mia fede."
"In cofa credono i Nugganefi?"
"Ehm... in me. Per lo più in me. Ed ai seguaci è vietato mangiare cioccolato, zenzero, funghi ed aglio."
Molti degli dei trasalirono.
"Quando fi tratta di proibire non fcherzi, vero?” disse Offler.
"Non ha senso proibire i broccoli, no? Questo tipo di approccio è molto vecchio-stile." disse Nuggan. Guardò
il menestrello. "Non è mai stato particolarmente brillante fino ad ora. Devo fulminarlo? Ci sarà sicuramente
un po’ d’aglio in quello stufato, la signora McGarry sembra il tipo che lo usa."
Offler esitò. Era un dio molto vecchio, che era sorto dalle fumanti paludi di calde, oscure terre. Era
sopravvissuto all'ascesa ed alla caduta di dei più moderni e certamente più gradevoli sviluppando, per un dio,
una certa quantità di saggezza.
Inoltre, Nuggan era uno degli dei più recenti, tutti pieni di fuoco-infernale ed egocentrismo e ambizione.
Offler non era brillante, ma aveva un vago sentore che per la sopravvivenza a lungo termine, gli dei
dovevano offrire ai loro adoratori qualcosa di più che una scarica di fulmini. E provava una fitta non-così-
divina di simpatia per qualsiasi essere umano il cui dio vietava cioccolato ed aglio. In ogni caso, Nuggan
aveva dei baffetti orrendi. Nessun dio poteva concludere qualcosa con dei baffi come quelli.
"No." disse, scuotendo il contenitore dei dadi. "Aggiungerà un tocco al divertimento."

Cohen pizzicò l’estremità della sua sigaretta lacera, la infilò dietro l'orecchio, e guardò il ghiaccio verde.
"Non è troppo tardi per tornare indietro." disse Harry il Malvagio. "Se uno volesse farlo, intendo."
"Sì, lo è." disse Cohen, senza voltarsi. "Inoltre, qualcuno non sta giocando correttamente."
"Buffo, davvero." disse Vena. "Per tutta la mia vita mi sono lanciata in mille avventure con vecchie mappe
trovate in antiche tombe e così via, e non mi sono mai preoccupata da dove venissero. È una di quelle cose a
cui non pensi, come a chi lascia tutte le armi e le chiavi ed i kit medici sparsi in giro per sotterranei
inesplorati."
"Qualcuno sta preparando una trappola." disse Boy Willie.
"Probabilmente. Non sarà la prima trappola in cui sono andato incontro." disse Cohen.
"Ci stiamo mettendo contro gli dei, Cohen." disse Harry. "Un uomo che fa una cosa del genere deve essere
un uomo sicuro della sua fortuna."
"La mia ha funzionato, fino ad ora." disse Cohen. Allungò una mano e toccò la parete rocciosa di fronte a lui.
"È calda."
"Ma c’è del ghiaccio sopra!" disse Harry.
"Si. Strano, eh? " disse Cohen. "È proprio come dicevano le pergamene. E vedi il modo in cui la neve fresca
si attacca? È la magia. Beh... andiamo... "

L’
Arcicancelliere Ridcully aveva deciso che l'equipaggio aveva bisogno di essere addestrato.
Ponder Stibbons aveva sottolineato che stavano andando nell’imprevisto, e Ridcully aveva
stabilito, pertanto, che essi ci sarebbero dovuti andare con un addestramento imprevisto.
Scuotivento, d'altra parte, diceva che si stavano dirigendo verso morte certa, che alla fine nessuno riusciva a
gestire con qualche addestramento di sorta.
Più tardi disse che il dispositivo di Leonardo, tuttavia, aveva funzionato. Dopo cinque minuti sopra di esso,
la morte certa sembrava un miglioramento.
"Ha vomitato di nuovo.” disse il Decano.
"Sta migliorando, però." disse il Professore degli Studi Indefiniti.
"Come può dirlo? L'ultima volta ha resistito dieci secondi prima di lasciarsi andare!"
"Sì, ma ora vomita di più, e va anche più lontano." disse il Professore mentre passeggiavano.
Il Decano alzò gli occhi. Era difficile vedere il dispositivo volante nelle ombre della chiatta coperta. Le
lenzuola erano state distribuite sui più pezzi interessanti. C’era un forte odore di colla e vernice. Il
Bibliotecario, che tendeva a essere coinvolto, era appeso pacificamente su una trave e stava martellando pioli
di legno in una tavola.
"Saranno palloncini, mi creda sulla parola." disse il Decano. "Ho un’immagine mentale. Palloncini e vele e
sartiame e così via. Probabilmente ci sarà anche un’ancora. Roba fantastica."
"Nell'Impero Agateo hanno aquiloni grandi abbastanza per trasportare gli uomini." disse il Professore.
"Forse stanno solo costruendo un aquilone più grande, allora."
In lontananza Leonardo da Quirm era seduto in un pozzo di luce, e stava disegnando. Di tanto in tanto
porgeva una pagina ad un apprendista in attesa, che correva via in fretta.
"Ha visto l’invenzione con cui se n’è uscito ieri?" disse il Decano. "Ha avuto questa idea che si sarebbe
potuto aver bisogno di uscire dalla macchina volante per ripararla, così ha progettato una sorta di dispositivo
che consente di volare in giro con un drago sulla schiena! Ha detto che era per le emergenze!"
"Che tipo di emergenza sarebbe peggio di avere un drago legato alla schiena?" disse il Professore degli Studi
Indefiniti.
"Esatto! Quell'uomo vive in una torre d'avorio!"
"Davvero? Pensavo che Vetinari lo avesse rinchiuso in qualche soffitta."
"Beh, voglio dire, anni in quella situazione darebbero a chiunque una visione molto limitata, a mio modesto
parere. Non c'è molto da fare, se non scolpire qualcosa sul muro."
"Dicono che dipinge delle belle immagini." disse il Professore.
"Be', immagini.” disse il Decano sprezzante.
"Ma dicono che sono così belle che gli occhi ti seguono per la stanza."
"Veramente? E che cosa fa il resto del viso? "
"Quello rimane dov'è, suppongo." disse il Professore degli Studi Indefiniti.
"Per me non suona bene." disse il Decano mentre camminavano alla luce del giorno.
Alla sua scrivania, mentre considerava il problema di orientare un mezzo nell’aria sottile, Leonardo disegnò
con cura una rosa.
Harry il Malvagio chiuse gli occhi. "Questo non è per nulla piacevole." disse.
"È facile quando ci si abitua." disse Cohen. "È solo una questione di punti di vista."
Harry il Malvagio riaprì gli occhi.
Era in piedi su una vasta pianura, che curvava dolcemente a destra ed a sinistra. Era come essere su un’alta
cima erbosa. Si allungava fino a toccare le nuvole.
"È solo una passeggiata." disse Boy Willie, accanto a lui.
"Sentite, i miei piedi non sono il problema, qui." disse Harry il Malvagio. "I miei piedi non sono in difficoltà.
Lo è il mio cervello."
"Ti aiuta se pensi che il terreno è dietro di te." disse Boy Willie.
"No." esclamò Harry il Malvagio. "Non è così."
La particolare caratteristica della montagna era questa: una volta che un piede si era fissato su di essa, la
direzione diventava una questione di scelta personale. Per dirla in altre parole, la gravità era facoltativa.
Rimaneva tutto sotto i piedi, non importa in che modo i tuoi piedi erano rivolti.
Harry il malvagio si chiese perché tutto ciò colpisse solo lui. L'Orda sembrava del tutto indifferente. Anche
l’orribile sedia a rotelle di Hamish il Matto stava cigolando felicemente in una direzione che, fino ad ora,
Harry aveva considerato verticale. Era, pensò, probabilmente perché i Signori del Male erano generalmente
più brillanti degli eroi. Avevi bisogno di alcune cellule cerebrali funzionanti per compilare il libro paga di
una mezza dozzina di scagnozzi. E le cellule cerebrali di Harry gli dicevano di guardare dritto e cercare di
credere che stesse passeggiando lungo un ampio, allegro prato verde e con nessunissima intenzione di girarsi,
con neanche il solo pensiero di girarsi, perché dietro di lui c’era gnh gnk gnk...
"Guarda avanti!" disse Boy Willie, reggendolo per il braccio. "Ascolta i tuoi piedi. Loro sanno quello su cui
stanno."
Per l'orrore di Harry, Cohen scelse questo momento per girarsi.
"Guarda che vista!" disse. "Posso vedere la casa di chiunque da qui!"
“Oh, no, ti prego, no." borbottò Harry il Malvagio, gettandosi in avanti ed aggrappandosi alla montagna.
"È fantastico, non è vero?" disse Truckle. "Vedere tutti quei mari che sembrano venirti incontro come- cosa
gli prende ad Harry?"
"Sta leggermente male." disse Vena.
Con grande sorpresa di Cohen, il menestrello sembrava abbastanza a suo agio con il panorama.
"Sono cresciuto sui monti." spiegò. "Ti abitui alle vertigini, lassù."
"Sono stato su tutte le terre che riesco a vedere da qui." disse Cohen, guardandosi intorno. "Sono stato là, ho
fatto quello... sono stato là di nuovo, l’ho rifatto due volte... non è rimasto nessun posto dove io non sia
stato... "
Il menestrello lo guardò dall'alto in basso, e una sorta di comprensione si fece largo. Lo so perché stai
facendo questo, pensò. Ringrazio il cielo per la mia formazione classica. Ora, qual era quella citazione?
" ‘E Carelinus pianse, perché non c'erano più mondi da conquistare‘." disse.
"Chi è quel tizio? Lo hai citato anche prima." disse Cohen.
"Non hai mai sentito parlare dell'Imperatore Carelinus?"
"No."
"Ma... è stato il più grande conquistatore mai esistito! Il suo impero si estendeva sull'intero Disco! Fatta
eccezione per il Continente Contrappeso ed il Quattro Ics, naturalmente.”
"Non lo biasimo. In uno è impossibile trovare una birra come si deve per tutto l’oro del mondo, e per
raggiungere l’altro devi dannarti l’anima."
"Beh, quando arrivò fino alla costa di Muntab, si dice che andò sul bordo e pianse. Alcuni filosofi gli hanno
detto che c’erano altri mondi là fuori, da qualche parte, e che non sarebbe mai stato in grado di conquistarli.
Ehm... questo mi ha ricordato un po' te."
Cohen passeggiò in silenzio per un po’.
“Sì.” disse alla fine. "Si. Posso capire il perché. Solo che io non sarei stato una donnicciola come lui,
ovviamente."

“E’ ora." disse Ponder Stibbons, "Meno 12 ore al lancio."


Il suo pubblico, seduto sul ponte, lo guardava allarmato e con educata incomprensione.
"Ciò significa che la macchina volante andrà oltre il bordo poco prima dell'alba di domani." spiegò Ponder.
Tutti si voltarono verso Leonardo, che stava guardando un gabbiano.
"Signor da Quirm?" disse Lord Vetinari.
"Cosa? Oh. Sì." Leonardo sbatté le palpebre. "Sì. Il dispositivo sarà pronto, anche se la latrina mi sta dando
qualche problema."
Il Docente di Rune Recenti frugò nelle capienti tasche della sua veste. "Oddio, credo di avere una bottiglia di
qualcosa... anche a me il mare fa sempre questo effetto."
"In realtà stavo pensando a problemi connessi con l'aria sottile e la bassa gravità." disse Leonardo. "Questo è
ciò che il superstite della Maria Pesto aveva segnalato. Ma questo pomeriggio sento di poter progettare una
latrina che, fortunatamente, utilizzerà l'aria più sottile della quota per ottenere l'effetto normalmente
associato con la gravità. Sarà coinvolta anche una delicata aspirazione."
Ponder annuì. Aveva una mente veloce quando si trattava di particolari meccanici, e si era già formato
un'immagine mentale. Ora una gomma mentale sarebbe stata utile.
"Ehm... bene." disse. "Beh, la maggior parte delle navi cadrebbe dietro la chiatta durante la notte. Anche con
il vento magicamente assistito non possiamo avventurarci più vicini di trenta miglia di raggio. Dopo quel
limite, potremmo essere catturati nella corrente e spazzati oltre il Bordo."
Scuotivento, che era stato finora tristemente appoggiato al parapetto fissando l'acqua, si voltò.
"Quanto siamo lontani dall'isola di Krull?" chiese.
"Quel posto? Centinaia di miglia." disse Ponder. "Vogliamo mantenerci ben lontani da quei pirati."
"Quindi... stiamo correndo dritti nella Circonferenza, allora?"
Tecnicamente ci fu silenzio, anche se era pieno di sonori pensieri inespressi. Ogni uomo era impegnato a
cercare di pensare ad una ragione per la quale sarebbe stato troppo aspettarsi che lui stesse avendo quel
pensiero, ed allo stesso tempo un motivo per cui qualcun altro lo avrebbe dovuto avere al posto suo. La
Circonferenza era la più grande costruzione mai realizzata; si estendeva per quasi un terzo attorno a tutto il
mondo. Sulla grande isola di Krull un’intera civiltà viveva grazie a quello che rimaneva intrappolato in essa.
Mangiavano un sacco di sushi, e la loro avversione per il resto del mondo era sovrastata da una permanente
dispepsia.
Nella sua sedia, Lord Vetinari fece un rado ed acido sorriso.
"Sì, certamente." disse. "Si estende per diverse migliaia di miglia, a quanto ho capito. Tuttavia, deduco che i
Krulliani non tengano più i marinai imprigionati come schiavi. Li obbligano semplicemente a pagare
rovinosi tassi di salvataggio."
"Qualche palla di fuoco dovrebbe risolvere la questione." disse Ridcully.
“Questo, tuttavia, richiederebbe di essere molto vicino ad essi." disse Lord Vetinari. "Vale a dire, così vicini
al Bordo che finiremmo per distruggere l’unica cosa che ci impedirebbe di essere spazzati oltre di esso. Un
problema spinoso, signori."
"Un tappeto magico." disse Ridcully. "È quello che ci vuole. Ne abbiamo uno nel- "
"Non così vicino al Bordo, signori.” disse Ponder, miseramente. "Il campo taumico è molto sottile e ci sono
delle feroci correnti d'aria."
Ci fu il rumore di un grande foglio da disegno che veniva voltato alla pagina successiva.
“Oh, sì." disse Leonardo, più o meno a se stesso.
"Scusa?" disse il Patrizio.
"Una volta ho progettato un semplice mezzo con cui intere flotte sarebbero potute essere distrutte abbastanza
facilmente, mio signore. Solo come esercizio tecnico, naturalmente."
"Ma con le parti numerate ed una lista di istruzioni?" disse il Patrizio.
“Beh, sì, mio signore. Ovviamente. Altrimenti non sarebbe stato un corretto esercizio. E sono sicuro che con
l'aiuto di questi magici signori dovremmo essere in grado di adattarlo a questo scopo."
Lanciò loro un luminoso sorriso. Guardarono il suo disegno. Degli uomini saltavano da navi in fiamme, in un
mare ribollente.
"Lei fa questo genere di cose come hobby, vero?" disse il Decano.
"Oh si. Non esistono applicazioni pratiche."
“Ma qualcuno non potrebbe costruire una cosa del genere?" disse il Docente di Rune Recenti. "Ha
praticamente incluso la colla ed i collegamenti!"
"Beh. Suppongo che ci siano persone di quel genere." disse Leonardo con diffidenza. "Ma sono sicuro che il
governo metterebbe fine a queste cose prima che vadano troppo lontano."
Il sorriso sul volto di Lord Vetinari era uno di quelli che probabilmente neanche Leonardo da Quirm, con
tutto il suo genio, sarebbe mai stato in grado di catturare su tela.

Con molta attenzione, sapendo che se ne avessero fatto cadere una probabilmente non avrebbero nemmeno
saputo di averne fatta cadere una, un gruppo di studenti ed apprendisti sollevarono le gabbie dei draghi nelle
rastrelliere sotto la parte posteriore della macchina volante. Di tanto in tanto uno dei draghi aveva un
singhiozzo.
Tutti i presenti, tranne uno, si immobilizzavano. L'eccezione era Scuotivento, che si accovacciava dietro ad
una pila di legname svariati metri più in là.
"Sono stati ben nutriti con il mangime speciale di Leonardo e dovrebbero essere abbastanza docili per quattro
o cinque ore." disse Ponder, tirandolo fuori per la terza volta. "Per le prime due fasi sono stati dati loro dei
pasti con un intervallo di tempo accuratamente regolare, ed il primo lotto dovrebbe essere pronto alla fiamma
esattamente quando oltrepasserete il Bordo."
"E se saremo in ritardo?"
Ponder dedicò a questo problema un pensiero profondo.
"Qualunque cosa facciate, non siate in ritardo." disse.
"Grazie."
"Quelli che porterete con voi in volo potrebbero anche aver bisogno di cibo. Abbiamo caricato una miscela
di nafta, olio di roccia e polvere di antracite."
"Perché io la dia da mangiare ai draghi."
"Sì."
"In questa nave di legno, che sarà molto, molto in alto?"
"Beh, in senso tecnico, sì."
"Possiamo concentrarci su questa tecnicità?"
"Strettamente parlando, non ci sarà alcun giù. Come tale, ehm... si potrebbe dire che viaggerete così veloci
che non vi troverete mai in un qualsiasi punto abbastanza a lungo per cadere." Ponder cercò un barlume di
comprensione sulla faccia di Scuotivento. "O, per dirla in un altro modo, cadrete in modo permanente, senza
mai colpire la terra."
Sopra di loro, mucchi e mucchi di draghi sfrigolavano contenti. Ciuffi di vapore si arricciavano attraverso le
ombre.
"Oh." disse Scuotivento.
"Hai capito?" domandò Ponder.
"No. Speravo solo che non dicendo nulla avresti smesso di cercare di spiegarmi le cose."
"Come stiamo andando Signor Stibbons?" disse l’Arcicancelliere, comparendo alle spalle dei maghi. "Come
sta il nostro grande aquilone?"
"Tutto sta andando secondo i piani, signore. Siamo a meno di cinque ore al lancio, signore."
"Davvero? Bene. Si cena tra dieci minuti."

Scuotivento aveva una piccola cabina, con acqua fredda e ratti dappertutto. La maggior parte di essa che non
era occupata dalla cuccetta, era occupata da suo Bagaglio.
Il Bagaglio.
Era un baule che se ne andava in giro su centinaia di gambette. Era magico, per quanto ne sapeva. Lo aveva
avuto per anni. Capiva ogni parola, diceva lui. Ed obbediva ad una su cento, sfortunatamente.
"Non ci sarebbe spazio.” disse. "E lo sai che ogni volta che sei andato in aria ti sei perso."
Il Bagaglio lo osservò a modo suo, senza occhi.
"Quindi devi restare qui con il simpatico Signor Stibbons, va bene? Non sei mai stato a tuo agio intorno agli
dei, comunque. Tornerò molto presto."
Lo sguardo senza occhi non si mosse.
"Basta che non mi guardi in quel modo, d’accordo?" disse Scuotivento.

Lord Vetinari gettò il suo sguardo sopra i tre... qual era la parola?
"Uomini", disse, accontentandosi di una che era senza dubbio corretta, "devo congratularmi con voi per...
per..."
Esitò. Lord Vetinari non era un uomo che si dilettava nei tecnicismi. C'erano due tipi di cultura, per quanto lo
riguardava. Una era quella vera, l'altra era occupato da gente a cui piacevano i macchinari e che mangiavano
pizza ad orari improponibili.
"...Per essere i primi a lasciare il Disco con l'intenzione decisa di ritornarci." proseguì. "La vostra... missione
è quella di atterrare sopra o nei pressi di Cori Celesti, individuare Cohen il Barbaro ed i suoi uomini, e
fermare con qualsiasi mezzo questo loro ridicolo progetto. Ci deve essere un equivoco. Anche gli eroi
barbari generalmente si prefiggono di non far saltare in aria il mondo.” sospirò. "Di solito non sono
abbastanza civili per questo." aggiunse. "Comunque... dovremmo implorarlo di ascoltare le nostre ragioni,
eccetera. I barbari, generalmente, sono sentimentali. Ditegli di tutti i piccoli adorabili cuccioli che verranno
uccisi, o qualcosa del genere. Oltre a questo, non posso ulteriormente consigliare altro. Ho il sospetto che la
classica forza sia
fuori questione. Se Cohen fosse stato facile da uccidere, qualcuno lo avrebbe fatto molto tempo fa."
Il capitano Carota fece il saluto militare. "La forza è sempre l'ultima risorsa, signore." disse.
"Credo che per Cohen sia invece la prima scelta." disse Lord Vetinari.
"Non è così male se non gli arrivi alle spalle all'improvviso." disse Scuotivento.
"Ah, ecco la voce del nostro specialista della missione." disse il Patrizio. "Spero solo che- cosa c’è che sul
suo distintivo, Capitano Carota?"
"Il motto della missione, signore.” disse Carota allegramente. "Morituri Nolumus Mori. Lo ha suggerito
Scuotivento."
"Immagino che lo abbia fatto." commentò Lord Vetinari, osservando il mago con freddezza. "E le andrebbe
di darci una traduzione colloquiale, signor Scuotivento?"
"Ehm..." Scuotivento esitò, ma non c'era davvero scampo. "Ehm... grosso modo, vuol dire ‘Noi che siamo sul
punto di morire, non vogliamo’, signore."
"Si è espresso molto chiaramente. Mi congratulo con la sua determinazione... si?"
Ponder gli aveva sussurrato qualcosa all'orecchio.
“Ah, sono appena stato informato che dovremmo lasciarvi partire a breve." disse Lord Vetinari. "Il signor
Stibbons mi ha riferito che c'è un mezzo per tenersi in contatto con voi, almeno fino a quando non sarete
vicini alla montagna."
"Sì, signore." disse Carota. “L’omniscopio fratturato. Un dispositivo fantastico. Ogni parte vede ciò che
vedono le altre parti. Stupefacente."
"Beh, ho fiducia che le vostre nuove carriere saranno esaltanti se non, ahaha, meteoriche. Ai vostri posti,
signori."
"Ehm... voglio solo prendere un iconografia, signore." disse Ponder, correndo in avanti e stringendo una
grande scatola. "Per immortalare questo momento. Se voleste tutti mettervi in piedi davanti alla bandiera e
sorridere, per favore... questo significa che gli angoli della bocca devono andare all’insù, Scuotivento...
grazie." Ponder, come tutti i cattivi fotografi, scattò solo una frazione di secondo dopo che i sorrisi si erano
congelati. “Avete qualche ultima parola?"
"Vuole dire, le ultime parole prima di andare e poi ritornare?" disse Carota, aggrottando le sopracciglia.
"Oh si. Ovviamente. È quello che intendevo! Perché,
naturalmente, tornerete indietro, no?" disse Ponder,
troppo rapidamente per i gusti di Scuotivento. "Ho
assoluta fiducia nel lavoro del signor da Quirm, e sono
sicuro che anche lui ce l’abbia."
"Oh, cielo. No, non mi sono mai preso la briga di avere
fiducia in me stesso." disse Leonardo.
"Ah no?"
"No, le cose funzionano. Non è necessario sperare."
disse Leonardo. "E, naturalmente, se non riusciamo,
allora le cose non saranno così male, no? Se noi non
riusciremo a tornare, non ci sarà nessun posto rimasto
dove tornare, in ogni caso, no? Questo compensa tutto."
lanciò a tutti il suo sorrisetto allegro. "Trovo sempre che
la logica sia di grande conforto in momenti come
questo."
"Personalmente", disse il Capitano Carota, "sono felice, entusiasta e orgoglioso di andare.” Batté su di una
scatola al suo fianco. “E, come da istruzioni, porterò con me anche un iconografo, con l'intenzione di scattare
molte immagini utili e profondamente commoventi del nostro mondo dal punto di vista dello spazio, che
forse ci faranno vedere l'umanità sotto una luce completamente nuova."
"Questo sarebbe il momento giusto per dimettersi dall'equipaggio?" azzardò Scuotivento, fissando i suoi
compagni di viaggio.
"No." disse Lord Vetinari.
"Forse per motivi di follia?"
"La sua, presumo?"
"Faccia lei!"
Vetinari fece un cenno a Scuotivento.
"Ma si potrebbe dire che qualcuno debba per forza essere pazzo per prendere parte a questa impresa."
osservò. "In questo caso, ovviamente, lei è pienamente qualificato."
"Allora... se io non fossi pazzo?"
"Oh, come governante di Ankh-Morpork ho il dovere di inviare solo le menti più acute ed affidabili in una
missione vitale di questo genere."
Resse lo sguardo di Scuotivento per qualche istante.
"Penso che ci sia un inghippo, qui." disse il mago, sapendo che aveva già perso.
"Sì. Il miglior tipo che ci possa essere." disse il Patrizio.

L e luci delle navi ancorate scomparvero nell’oscurità quando la chiatta andò alla deriva, più veloce ora
che la corrente cominciava a tirarla.
"Non si torna indietro, ora." disse Leonardo.
Ci fu un rombo di tuono, mentre scie di fulmini lampeggiavano lungo il Bordo del mondo.
"Si tratta solo di un po’ di burrasca, suppongo." aggiunse, mentre gocce di pioggia unta battevano sui teloni.
“Vogliamo salire a bordo? La turbina ci terrà puntati direttamente verso il Bordo, e potremmo anche metterci
comodi mentre aspettiamo."
"Dobbiamo lanciare le Barche da Fuoco, prima, signore.” disse Carota.
"Che sciocco, sì!" disse Leonardo. "Mi dimenticherei la testa se non fosse unita a me da ossa, pelle e tutto il
resto.”
A. Poltrona del timoniere
B. Poltrona sinistra
C. Poltrona destra (per lo specialista della missione)
D. Barra del timone (per l’altitudine ed il movimento delle ali)
E. Pedali (per la direzione)
F. Dispositivo per Guardarsi alle Spalle
G. Frammento di Omniscopio
H. Sfera di mercurio (per mostrare il livello del suolo)
I. Maniglia di avvolgimento delle ali
J. Maniglia per la fiammata dei draghi
K. Maniglia per la disposizione degli specchi
L. Rilascio degli specchi nel Salmone di Tuono
M. Divisione del Salmone di Tuono
N. Separatore della cellula dei draghi
O. Dispositivo per rallentare immediatamente
P. Troba (getto d’ala, cercare di non utilizzare)
Q. Tergicristallo
R. Regolatore del sedile
S. Leva del Principe Haran
T. Rilascio degli argani
U. Porta bicchieri
Un paio di scialuppe erano state sacrificate durante le prove sulla Circonferenza. Esse sguazzavano
lentamente, cariche di lattine di vernice di ricambio, pittura e resti di cena dei draghi. Carota prese un paio di
lanterne e, dopo qualche tentativo tra le raffiche di vento, riuscì ad accenderle e posizionarle con cura
secondo le istruzioni di Leonardo.
Poi le barche andarono alla deriva. Liberate dalla rete della chiatta, galleggiarono via nella violenta corrente.
La pioggia, ora, scendeva a raffica.
"E adesso possiamo salire a bordo." disse Leonardo, riparandosi dalla pioggia. "Una tazza di tè ci farà bene."
"Pensavo che avessimo deciso di non poter avere fiamme libere a bordo, signore.” disse Carota.
"Ho portato con me una brocca speciale di mia invenzione che mantiene le cose calde." disse Leonardo. "O
fredde, se si preferisce. Io la chiamo la Fiaschetta Caldo-Freddo, non ho ancora capito come faccia a sapere
quello che preferisci, ma comunque sembra funzionare."
Fece strada su per la scala.
Solo una piccola lampada rischiarava la minuscola cabina. Illuminava tre posti, incastrati tra una rete di leve,
armature e molle.
L'equipaggio era già stato qui. Conoscevano la disposizione. C'era un piccolo letto più a poppa, sulla base del
fatto che ci sarebbe stato tempo per una sola persona alla volta di dormire. Sacche a tracolla erano state
appese in ogni punto di parete non utilizzata per portare bottiglie d'acqua e cibo. Purtroppo, la commissione
di Lord Vetinari, con lo scopo di evitare agli altri membri di interferire con nulla di importante, avevano
rivolto la loro attenzione alla fornitura per la missione. C’erano cose impacchettate per ogni eventualità, tra
cui la lotta libera con un alligatore su un ghiacciaio.
Leonardo sospirò.
"Non riesco davvero a dire di no." disse. "Avevo suggerito che del cibo, ehm, nutriente ma concentrato e…
ehm, a basso residuo sarebbe stato preferib-"
Come un sol uomo, si voltarono dai loro posti per guardare la Latrina Sperimentale Mk 2.
L’Mk1 aveva funzionato – i dispositivi di Leonardo tendevano a farlo - ma dal momento che la chiave del
suo funzionamento era che risucchiava tutto molto velocemente su un asse centrale mentre era in uso, era
stata abbandonata dopo una relazione da parte del collaudatore (Scuotivento) che aveva riferito che,
qualunque cosa avessi in mente quando entravi, l'unica cosa che volevi una volta dentro era uscire.
L’Mk 2 non era stata ancora sperimentata. Scricchiolò minacciosamente sotto il loro sguardo, un invito
aperto a storie di costipazione renale.
"Funzionerà senza dubbio." disse Leonardo, e solo per questa volta Scuotivento notò una nota di incertezza.
"È solo una questione di aprire le valvole corrette in sequenza."
"Cosa succederebbe se non aprissimo le valvole corrette in sequenza, signore?" disse Carota, piegandosi
verso di lui.
"Dovete mettere in conto il fatto che ho dovuto progettare tante cose per questo veicolo-" cominciò
Leonardo.
"Non ci ha ancora detto cosa succederebbe." lo interruppe Scuotivento.
"Ehm... in realtà, quello che succederebbe se non apriste le valvole giuste in sequenza, è che vi augurereste
di aver aperto le valvole giuste in sequenza." disse Leonardo. Frugò sotto il sedile e tirò fuori un grande
fiaschetta di metallo dalla forma curiosa. "Qualcuno vuole del tè?" disse.
"Solo una tazzina." disse con fermezza Carota.
"A me un cucchiaio." aggiunse Scuotivento. "E che cos’è questo affare appeso al soffitto di fronte a me?"
"È il mio nuovo dispositivo per guardarsi alle spalle." disse Leonardo. "È molto semplice da usare. Io lo
chiamo il Dispositivo per Guardarsi alle Spalle."
"Guardarsi alle spalle è una mossa sbagliata." disse con fermezza Scuotivento. "L’ho sempre detto. Ti
rallenta."
“Ah, ma in questo modo non rallenteremo affatto."
"Davvero?" esclamò il mago, illuminandosi.
Una raffica di pioggia sbattè sui teloni. Carota provò a guardare davanti a loro. Un buco era stato tagliato nel
tessuto in modo che il-
"A proposito... che cosa siamo?" disse. "Voglio dire, come ci chiamiamo?"
"Stupidi, probabilmente." disse Scuotivento.
"Volevo dire ufficialmente." Carota si guardò intorno nella cabina stipata. "E come si chiama questo
aggeggio?"
"I maghi lo chiamano il grande aquilone." disse Scuotivento. "Ma non è un aquilone, un aquilone è una cosa
con un filo che-"
"Deve avere un nome." disse Carota. "Porta molta sfortuna tentare un viaggio in un veicolo senza nome."
Scuotivento guardò le leve di fronte al suo sedile. Avevano a che fare principalmente con i draghi. "Siamo in
una grande scatola di legno e dietro di noi abbiamo circa un centinaio di draghi costantemente pronti a
ruttare." disse. "Penso che abbiamo bisogno di un nome. Ehm... tu sai davvero come far volare questo
aggeggio, Leonardo?"
"Non esattamente, ma ho intenzione di imparare molto presto."
"Un nome davvero buono, allora." esclamò Scuotivento con fervore.
Davanti a loro l'orizzonte tempestoso fu illuminato da un'esplosione. Le barche avevano colpito la
Circonferenza, ed erano scoppiate in una feroce fiamma corrosiva.
"E ne abbiamo bisogno adesso.” aggiunse.
"L'aquilone, il vero aquilone, è un bellissimo uccello." disse Leonardo. "È quello che avevo in mente
quando-"
"Che Aquilone sia, allora." disse convinto Carota. Guardò un elenco appuntato davanti a lui e mise la spunta
ad un degli elementi segnati. “Devo far cadere l’ancora del telone, signore?”
"Sì. Ehm. Sì. Fallo pure." disse Leonardo.
Carota tirò una leva. Sotto e dietro di loro ci fu il rumore di un tonfo, e poi di cavi che si svolgevano molto
rapidamente.
"C'è la barriera corallina! Ci sono le rocce!" Scuotivento si alzò in piedi, puntandole.
La luce del fuoco davanti a loro brillava su qualcosa di tozzo ed immobile, circondato da onde.
"Non si torna indietro." disse Leonardo mentre l'ancora affondava trascinando la copertura dell’Aquilone via
da esso come un enorme uovo di tela. Allungò una mano e tirò maniglie e pomoli come un organista in piena
esibizione.
"Paraocchi Numero Uno... giù. Pastoie... via. Signori, ognuno deve tirare quelle grosse maniglie accanto a
voi quando ve lo dico... "
Le rocce incombevano. L'acqua bianca ai margini della cascata infinita era rossa per il fuoco ed
incandescente per fulmini. Le rocce frastagliate erano a vicinissime, affamate come i denti di un coccodrillo.
"Adesso! Adesso! Adesso! Specchi... giù! Bene! Abbiamo la fiamma! Ora cosa... oh, sì... Ognuno si
aggrappi a qualcosa!"
Le ali si dispiegarono, i draghi fiammarono, l'Aquilone si innalzò dalla chiatta che si stava schiantando, nella
tempesta e sopra il Bordo del mondo...
L'unico suono era un sussurro d’aria mentre Scuotivento e Carota si arrampicarono sul pavimento vibrante. Il
loro pilota stava guardando fuori dalla finestra.
"Guardate gli uccelli! Oh. Guardate gli uccelli!"
Nella solare aria calma al di là della tempesta, arrivarono e volteggiarono a migliaia intorno alla nave
volante, come piccoli uccelli raggruppati attorno ad un’aquila. E l’Aquilone aveva l'aspetto di un'aquila, una
che aveva appena strappato un salmone gigante dalla Cascata del mondo…
Leonardo era in trance, le lacrime che gli rigavano le guance.
Carota gli diede un colpetto molto delicatamente sulla spalla. "Signore?"
"È così bello... così bello..."
"Signore, abbiamo bisogno di lei per far volare questa cosa, signore! Ricorda? La Fase Due?"
"Hmm?" poi l'artista trasalì, ed una parte di lui ritornò al suo corpo. “Oh, sì, molto bene, molto bene..." si
sedette pesantemente sulla poltrona.
"Sì... per essere sicuri... sì. Noi, ehm, noi dovremmo testare i controlli. Sì."
Posò una mano tremante sulle leve di fronte a lui, e mise i piedi sui pedali. L’Aquilone sbandò lateralmente
nell’aria.
"Oops... ah, ora penso di avere capito... scusate... sì ... oh. Mi dispiace, povero me... d’accordo, ora penso... "
Scuotivento, scagliato contro la finestra da un altra vibrazione, guardò la facciata della Cascata.
Qua e là, fino in fondo, isole delle dimensioni di una montagna sporgevano dal muro di acqua bianca,
incandescenti nella luce della sera. Piccole nubi bianche si rincorrevano tra di loro. E dappertutto c'erano
uccelli, che piroettavano, nidificavano, volavano-
"Ci sono boschi tra quelle rocce! Sono come piccoli paesi... c'è della gente! Posso vedere le case!"
Fu scaraventato di nuovo qua e là, quando l’Aquilone virò verso una nuvola.
“Ci sono persone che vivono sopra il bordo!" disse.
"Vecchi relitti. Suppongo." disse Carota.
"Io, ehm, penso di averci preso la mano, ora." disse Leonardo, lo sguardo fisso in avanti. "Scuotivento,
saresti così gentile da tirare quella leva lì, per favore?"
Scuotivento lo fece. Ci fu un tonfo dietro di loro, e la nave si scosse un po' mentre la gabbia della Fase Uno
cadeva.
Mentre si disintegrava in aria, i piccoli draghi spiccavano il volo e, auspicabilmente, tornavano di nuovo
verso il Disco.
"Pensavo che ce ne fossero di più, di draghi." disse Scuotivento.
"Oh, questi sono solo quelli che abbiamo usato per oltrepassare il Bordo." spiegò Leonardo, mentre
l’Aquilone volava pigramente nell’aria. "La maggior parte degli altri li useremo per andare giù."
"Giù?" disse Scuotivento.
"Oh si. Dobbiamo andare verso il basso, nel più breve tempo possibile. Non abbiamo tempo da perdere."
"Giù? Questo non è il momento di parlare di andare giù! Possiamo parlare di andare in giro. Anche intorno
va bene! Ma non giù!"
"Ah, ma vedi, al fine di andare in giro abbiamo bisogno di andare giù. Velocemente." lo rimproverò
Leonardo. "L’avevo spiegato nelle mie note-"
"Giù non è una direzione con la quale sono felice!"
"Ehilà? Ciao?" disse una voce, dal nulla.
"Capitano Carota", disse Leonardo, mentre Scuotivento metteva su il broncio, "aiutami ad aprire
quell’armadietto, d’accordo?"
Questo rivelò un frammento di Omniscopio frantumato ed il volto di Ponder Stibbons.
"Funziona!" il suo grido sembrava ovattato ed in qualche modo flebile, come il cigolio di una formica. "Siete
vivi?"
"Abbiamo separato i primi draghi e sta andando tutto bene, signore.” disse Carota.
"No, non è vero!” gridò Scuotivento. "Vogliono andare giù-!"
Senza girare la testa, Carota si sporse dietro a Leonardo e tirò il cappello di Scuotivento sopra la sua faccia.
"I draghi della Fase Due saranno ormai pronti a fiammare." disse Leonardo. "Faremmo meglio ad andare
avanti, signor Stibbons."
"Vi prego di prendere nota di tutto-" cominciò Ponder, ma Leonardo aveva educatamente chiuso
l’armadietto.
“Allora", disse, "se voi signori vorreste togliere le sicure accanto a
voi e girare le grandi manopole rosse, dovremmo essere in grado di
avviare il processo di ripiegamento delle ali. Credo che,
aumentando la velocità, le giranti renderanno il processo più
semplice.” Guardò l’espressione vuota di Scuotivento, mentre il
mago arrabbiato si liberava dal suo cappello. "Useremo l'aria
corrente mentre cadiamo per aiutarci a ridurre le dimensioni delle
ali, che non ci serviranno per un po'."
"Ho capito." disse Scuotivento in modo distante. "Solo che non mi
piace per niente."
"L'unico modo per tornare a casa è andare giù, Scuotivento." disse
Carota, aggiustandosi la cintura di sicurezza. "E mettiti l’elmetto!"
"Quindi, se ancora una volta vorreste aggrapparvi a qualcosa."
disse Leonardo, e spinse delicatamente una leva. "Non fare quella
faccia preoccupata, Scuotivento. Pensala come una sorta di... beh,
un viaggio su un tappeto volante... "
L’Aquilone rabbrividì.
E si tuffò…
E improvvisamente la Cascata era sotto di loro, e si estendeva
lungo un orizzonte di nebbia infinita, i suoi affioramenti rocciosi
ora isole in un muro bianco.
La nave si scosse di nuovo, e la maniglia a cui Scuotivento era
stato appoggiato iniziò a muoversi di sua volontà.
Non c'era più superficie solida. Ogni pezzo della nave vibrava.
Guardò fuori dall'oblò accanto a lui. Le ali, le preziose ali, le cose
che li tenevano su, si stavano piegando con grazia su loro stesse…
"Scuotivento", disse Leonardo, una macchia di colore, "ppuoi
ttirarre llla llleva nnnerra!?"
Il mago lo fece, sulla base del fatto che non poteva peggiorare le
cose.
Eppure le peggiorò. Sentì una serie di tonfi dietro di lui. Cinque
schiere di draghi, avendo recentemente digerito un pasto ricco di
idrocarburi, videro il loro riflesso di fronte a loro mentre una
batteria di specchi veniva, per un attimo, abbassata davanti alle
loro gabbie.
Fiammarono.
Qualcosa cadde e si fracassò, dietro nella fusoliera. Un piede
gigante premette l'equipaggio nelle loro poltrone.
Il Bordo si sfocò. Attraverso gli occhi cerchiati di rosso che
fissavano il mare bianco e le stelle lontane in un eccesso di
velocità, persino Carota si unì all'inno di terrore, che faceva:
"Aaaaaaaaaahhhhhhhhhhggggggg..."
Leonardo stava cercando di gridare qualcosa. Con sforzo terribile Scuotivento girò la testa enorme e pesante
e capì il gemito:
"Llllla llevvvaaa bbianncaaa!"
Gli ci vollero anni per raggiungerla. Per qualche motivo le sue braccia si erano trasformate in piombo. Con le
dita senza sangue ed i muscoli deboli come lacci da scarpe, riuscì ad aggrapparsi e tirare indietro la leva.
Un altro tonfo scosse la nave. La pressione cessò. Tre teste batterono in avanti.
E poi ci fu silenzio. E leggerezza. E pace.
Sognante, Scuotivento tirò giù il periscopio e vide la sezione a forma di pesce gigante che curvava
dolcemente lontano da loro. Si divise mentre volava via, e svariati draghi spiccarono il volo e giravano dietro
l’Aquilone. Magnifico. Un dispositivo per vedere alle tue spalle senza rallentare? Proprio quello di cui ogni
codardo non può far senza.
"Devo avere uno di questi cosi." mormorò.
"È sembrato andare tutto abbastanza bene, penso." disse Leonardo. "Sono sicuro che quelle piccole creature
riusciranno a tornare indietro. Svolazzando di pietra in pietra... sì, sono sicuro che ce la faranno... "
"Ehm... vicino al mio sedile c’è una forte corrente-" iniziò Carota.
“Ah, sì .. sarebbe una buona idea tenere i caschi a portata di mano." disse Leonardo. "Ho fatto del mio
meglio con la verniciatura e la laminazione e così via... ma l’Aquilone non è, ahimè, completamente a tenuta
stagna. Beh, eccoci qui; siamo sulla buona strada." aggiunse raggiante. "Qualcuno vuole la colazione?"
"Il mio stomaco è un po’ sottosop-" cominciò Scuotivento, ma si fermò. Un cucchiaio passò fluttuando
dolcemente. "Chi ha spento la gravità?” chiese.
Leonardo aprì la bocca per dire: No, questo era previsto, perché tutto sta cadendo alla stessa velocità, ma non
lo fece, perché poteva capire che questa non era una bella cosa da dire.
"Sono cose che succedono." disse. "È... ehm... magia."
"Oh. Veramente? Oh."
Una tazza urtò delicatamente l'orecchio di Carota. La spazzò via e questa scomparve da qualche parte a
poppa. "Che tipo di magia?" chiese.

I maghi erano raggruppati attorno al frammento di Omniscopio, mentre Ponder lottava contro di esso per
regolarlo.
Un’immagine esplose nel campo visivo. Era orribile.
"Ehilà? Ciao? Ankh-Morpork chiama Aquilone!"
La faccia borbottante venne messa da parte e la pelata di Leonardo comparve lentamente.
"Ah sì. Buon giorno." disse. "Stiamo avendo qualche... difficoltà iniziale."
Da qualche parte fuori campo veniva il rumore di qualcuno stava male.
"Cosa sta succedendo?" tuonò Ridcully.
“Be', vede, è piuttosto buffo… ho avuto questa idea di mettere il cibo in piccoli tubi, vedete, in modo che
potesse essere spremuto fuori e mangiato senza problemi in condizioni di assenza di peso e, ehm, dato che
non abbiamo impacchettato le cose, ehm, temo che la mia scatola dei colori si sia aperta ed i tubi si siano,
ehm, confusi, così quello che il signor Scuotivento pensava fossero broccoli e prosciutto si è rivelato essere
Verde Bosco... ehm."
"Mi faccia parlare con il Capitano Carota, d'accordo?"
"Temo che non sia del tutto presentabile in questo momento." disse Leonardo, il volto offuscato di
preoccupazione.
"Perché? Anche lui ha mangiato broccoli e prosciutto?"
"No, lui ha avuto il Giallo Cadmio."
Ci fu un guaito ed una serie di colpi ritmici da qualche parte dietro Leonardo.
"Dall’altro lato, però, posso riferirvi che la Latrina Mk II sembra funzionare perfettamente."

L’ Aquilone, nel suo tuffo a capofitto, curvò verso il Bordo. Ora l'acqua era una grande nube grondante
di nebbia.
Il Capitano Carota andò davanti ad una finestra, scattando foto con l'iconografo.
"Questo è incredibile." disse. "Sono sicuro che troveremo le risposte ad alcune delle domande che hanno
afflitto l'umanità per millenni."
"Bene. Come posso togliermi questa padella di dosso?" domandò Scuotivento.
"Uhm." disse Leonardo.
Era stata una sillaba sufficientemente ansiosa perché gli altri si voltassero a guardarlo.
"Mi sembra che stiamo, ehm, guadagnando aria più velocemente di quanto pensassi." disse il genio. "Ma
sono sicuro che lo scafo non sia più pesante di quanto io abbia consentito. E quello di cadere più veloci è
solo una sensazione, secondo il signor Stibbons. Uhm... è un po' difficile mettere tutto insieme, naturalmente,
a causa degli effetti incerti del campo magico del Disco. Uhm... dovremmo essere più sicuri se indossassimo
i nostri caschi per tutto il tempo... "
"C'è un sacco di aria più vicino al mondo, no?" disse Scuotivento. "Non possiamo semplicemente volare là
ed aprire una finestra?"
Leonardo fissò tristemente nelle nebbie che riempivano la metà del loro campo visivo.
"Noi ci stiamo, ehm, muovendo molto veloci." disse, lentamente. "E l'aria a questa velocità... l’aria è... il
problema con l’aria... dimmi, che cosa sai del termine ‘stella cadente’?"
"E questo cosa vorrebbe dire?” domandò Scuotivento.
"Uhm... che moriremo di una morte immensamente orribile."
"Oh, quello." disse il mago.
Leonardo batté su un quadrante di uno dei serbatoi d'aria.
"Non avrei mai creduto che i miei calcoli fossero così sbaglia-"
La luce esplose nella cabina.

L’Aquilone sorse tra i viticci di nebbia.


L'equipaggio stava guardando.
"Nessuno potrà mai crederci." disse Carota. Alzò l’iconografo verso la visuale ed anche il folletto all'interno,
che apparteneva ad una specie raramente impressionata da qualcosa, esclamò "Accidenti!" mentre dipingeva
furiosamente.
“Io non ci credo.” disse Scuotivento. "E lo sto vedendo."
Una torre, un'immensità di roccia, saliva dalla nebbia. E incombenti sopra la foschia, enormi come mondi, i
dorsi di quattro elefanti. Era come volare attraverso una cattedrale di migliaia di miglia di altezza.
"Sembra uno scherzo." balbettò Scuotivento. "Elefanti che reggono il mondo, ahahah... e poi lo vedi con i
tuoi occhi."
"I miei colori, dove sono i miei colori… ?" mormorò Leonardo.
"Beh, alcuni di loro sono nella latrina." commentò Scuotivento.
Carota si voltò, perplesso. L’iconografo galleggiava lontano, lanciando piccole imprecazioni.
"E dov'è la mia mela?" esclamò.
"Cosa?" disse Scuotivento, perplesso dal cambiamento frutticolo del soggetto.
"Avevo appena cominciato a mangiare una mela, l’ho lasciata un attimo in aria… ed è sparita.”
La nave scricchiolava sotto il sole abbagliante.
E un torsolo di mela fluttuò dolcemente attraverso l'aria.
"Suppongo che ci siamo solo noi tre a bordo?" disse innocentemente Scuotivento.
"Non essere sciocco." disse Carota. "Siamo sigillati!"
"Quindi… la mela si è mangiata da sola?"
Guardarono il groviglio di stracci ammassati dietro di loro.
"Voglio dire, chiamatemi Signor Sospetto", disse il mago, “ma se la nave è più pesante di quello che
Leonardo pensava, e stiamo usando più aria, ed il cibo scompare-"
"Non stai per caso suggerendo che ci sia una specie di mostro fluttuante attorno al Bordo che può entrare
negli scafi di legno, vero?" disse Carota, sguainando la spada.
"Ah, non ci avevo pensato." disse Scuotivento. "Ben fatto."
"Interessante." disse Leonardo. "Potrebbe essere, forse, un incrocio tra un uccello e un bivalve. Mezzo
calamaro, possibilmente, che usa getti di-"
"Grazie, grazie, grazie, sì!"
Carota spostò un mucchio di coperte e cercò di guardare lungo la cabina.
"Credo di aver visto qualcosa muoversi." disse. "Appena dietro i serbatoi d'aria..."
Si chinò sotto un paio di sci e scomparve nell'ombra.
Sentirono un gemito.
“Oh, no..."
"Che cosa? Cosa?” esclamò Scuotivento. La voce di Carota era soffocata.
"Ho trovato una... sembra... pelle..."
“Ah, affascinante." disse Leonardo, disegnando sul suo blocco note. "Forse, una volta a bordo di un mezzo
ospitale, questa creatura si metamorfizza in- "
Carota riapparve, una buccia di banana infilzata sulla punta della sua spada.
Scuotivento alzò gli occhi.
"Ho una sensazione molto particolare su tutto ciò." disse.
"Anche io." disse Carota.
Ci volle un po' di tempo, ma alla fine spinsero via una scatola di strofinacci, e non c'erano più posti dove
nascondersi.
Un volto preoccupato li guardò dal nido che aveva creato.
"Ook?" disse.
Leonardo sospirò, mise da parte il suo blocco e aprì l’armadietto dell’omniscopio. Lo picchiettò una o due
volte. Esso tremolò e mostrò la sagoma di una testa.
Leonardo fece un respiro profondo.
"Ankh-Morpork, abbiamo un orango..."

Cohen rinfoderò la spada.


"Non mi sarei mai aspettato che ci fosse molta vita, qui." disse, guardando la carneficina.
"Ora ce n’è ancora meno." osservò Caleb.
L'ultima battaglia si era conclusa in un batter d'occhio ed in un taglio di testa. Qualsiasi... creatura che faceva
un'imboscata all'Orda, lo faceva per l’ultima volta nella vita.
"La magia grezza qui deve essere enorme." disse Boy Willie. "Suppongo che creature di questo tipo siano
abituate a viverci in mezzo. Prima o poi qualcosa impara sempre a vivere da qualsiasi parte."
"Certamente sta facendo bene ad Hamish il Matto." disse Cohen. "Non sembra così sordo come lo era
prima."
"Che?"
"HO DETTO CHE NON SEI COSÌ SORDO COME PRIMA, HAMISH!"
"Non c'è bisogno di urlare!"
"Dite che possiamo cucinarli?" fece Boy Willie.
"Probabilmente sapranno di pollo." disse Caleb. "Tutto sa di pollo, se hai abbastanza fame."
"Lasciate fare a me." disse la Signora McGarry. "Datemi un fuoco, e sapranno di pollo più che... il pollo."
Cohen si allontanò verso punto in cui il menestrello era seduto da solo, che lavorava sui resti del suo liuto. Il
ragazzo si era considerevolmente rallegrato, man mano che la salita procedeva, pensò Cohen. Aveva
completamente smesso di piagnucolare.
Cohen si sedette accanto a lui.
"Cosa stai facendo, ragazzo?" disse. "Vedo che hai trovato un teschio."
"Sarà un’ottima cassa di risonanza." disse il menestrello. Sembrò preoccupato per un momento. "Va bene,
non è vero?"
"Sicuro. Buona sorte per un eroe, che le sue ossa diventino un'arpa o qualcosa del genere. Dovrebbe cantare
in modo meraviglioso."
"Questa sarà una sorta di cetra." disse il menestrello. "Uno strumento un po' primitivo, temo."
"Ancora meglio. Buono per le vecchie canzoni." disse Cohen.
"Ho pensato alla... saga." ammise il menestrello.
"Bravo ragazzo, bravo ragazzo. Ci hai messo molti ‘parlò’?"
"Uhm. sì. Ma ho pensato di iniziare con la leggenda di come Mazeda rubò il fuoco per l'umanità, in primo
luogo."
"Bene." disse Cohen.
"E poi un paio di versi su ciò che gli dei gli hanno fatto." continuò il menestrello, stringendo una corda.
"Cosa gli hanno fatto? Cosa gli hanno fatto?!" esclamò Cohen. "Lo hanno fatto diventare immortale!"
"Ehm... sì. In un certo senso, suppongo."
“Che cosa vuol dire ‘in un certo senso’?"
"È mitologia classica, Cohen." dichiarò il menestrello. "Pensavo che tutti lo sapessero. È stato incatenato ad
una roccia per l'eternità ed ogni giorno un'aquila arriva e becca il suo fegato."
"Davvero?"
"È scritto in molti dei testi classici.”
"Non sono un gran lettore." disse Cohen. "Incatenato a una roccia? Per un piccolo furto? È ancora lì?"
"L'eternità non è ancora finita, Cohen. "
"Deve avere un gran fegato!"
"Cresce di nuovo ogni notte, secondo la leggenda." disse il menestrello.
"Vorrei che lo facessero anche i miei reni." mormorò Cohen. Fissò le nuvole lontane che nascondevano la
parte superiore ed innevata della montagna. "Ha donato il fuoco a tutti, e gli dei gli hanno fatto questo, eh?
Beh... lo vedremo."

L’ omniscopio mostrava una tempesta di neve.


"C’è maltempo laggiù, allora.” disse Ridcully.
"No, è l'interferenza taumica." spiegò Ponder. "Stanno passando sotto gli elefanti. Ne avremo molta di più,
temo."
"Hanno davvero detto ‘Ankh-Morpork, abbiamo un orango’?" domandò il Decano.
"Il Bibliotecario dev’essere salito a bordo in qualche modo." disse Ponder. "Sa com'è fatto quando si tratta di
trovare posti strani in cui dormire. E questo, temo, spiega il peso eccessivo e la mancanza d’aria. Ehm... devo
dire che non sono sicuro che avranno abbastanza tempo o forza per tornare sul Disco, ora."
“Che cosa vuol dire che non è sicuro?" disse Lord Vetinari.
"Ehm... Voglio dire che sono sicuro, ma, ehm, a nessuno piacciono così tante cattive notizie tutte in una
volta, signore."
Lord Vetinari guardò il grande incantesimo che riempiva la cabina. Galleggiava nell'aria: il mondo intero,
delineato da linee incandescenti e, cadendo da un bordo scintillante, una piccola linea curva. Mentre lo
osservava si allungò leggermente.
"Non possono semplicemente voltarsi e tornare indietro?" disse.
"No signore. Non funziona così."
"Non possono gettare il Bibliotecario fuori bordo?"
I maghi sembrarono sconvolti.
"No, signore." disse Ponder. "Sarebbe un omicidio, signore."
"Sì, ma possono salvare il mondo. Un primate muore, un mondo vive. Non è necessario essere un mago
particolarmente brillante per capirlo, no?"
"Non si può chiedere loro di prendere una decisione del genere, signore!"
"Veramente? Io prendo decisioni del genere ogni giorno." disse Lord Vetinari. "Oh, molto bene. Di cosa
sono a corto?"
"Aria ed energia per i draghi, signore."
"Se tritassero l'orangutan e lo dessero in pasto ai draghi, non sarebbe prendere due piccioni con una fava?"
Il gelo improvviso disse a Lord Vetinari che ancora una volta non aveva conquistato il suo pubblico. Sospirò.
"Hanno bisogno delle fiamme dei draghi per ...?" disse.
"Per riportarli sopra il Disco, signore. Devono far fiammare i draghi al momento giusto."
Vetinari guardò di nuovo il planetario magico. "E adesso...?"
"Non ne sono molto sicuro, signore. Potrebbero schiantarsi contro il Disco, o potrebbero scomparire dritti
nello spazio senza fine."
"E hanno bisogno di aria..."
"Si signore."
Il braccio di Vetinari si mosse attraverso il contorno del mondo ed un lungo indice si tese.
"C'è aria qui?" chiese.

“Quel pranzo", disse Cohen, "è stato eroico. Nessun altra parola può descriverlo."
"È vero, Signora McGarry." disse Harry il Malvagio. "Neanche il ratto ha un sapore così simile al pollo."
"Sì, i tentacoli non l’hanno quasi neanche rovinato!" disse Caleb con entusiasmo.
Si sedettero a guardare il panorama. Quello che una volta era stato il mondo là sotto ora era il mondo lì di
fronte, che si ergeva come un muro senza fine.
"Che cosa c’è, là in fondo?" chiese Cohen, indicando.
"Grazie, amico." disse Harry il Malvagio, guardando lontano. "Mi piacerebbe che il mio... pollo rimanesse lì
dov’è, se per te è lo stesso."
"Sono le Isole Vergini." spiegò il menestrello. "Le chiamano così perché non ce ne sono tante."
"O forse sono solo difficili da trovare." disse Truckle l’Incivile, ruttando. "Hur, Hur hur."
“Si possono vedere le stelle da qui." disse Hamish il Matto. "Anche se è giorno."
Cohen gli sorrise. Non succedeva spesso che Hamish dicesse qualcosa per conto suo.
"Si dice che ognuna di esse sia un mondo." disse Harry il Malvagio.
"Sì." disse Cohen. "Quante ce ne sono, bardo?"
"Non lo so. Migliaia. Milioni." disse il menestrello.
"Milioni di mondi, e a noi rimane… che cosa? Quanti anni hai, Hamish?"
"Che? Sono nato il giorno in cui il vecchio cavaliere è morto." dichiarò Hamish.
"Quando è stato? Quale vecchio cavaliere?" disse pazientemente Cohen.
"Che? Non sono uno studioso! Non ricordo quel genere di cose!"
"Un centinaio di anni, forse." disse Cohen. "Cento anni. E ci sono milioni di mondi." fece un tiro di sigaretta
e si strofinò la fronte con il dorso del pollice. "È una stronzata." Fece un cenno al menestrello. "Che cosa ha
fatto il tuo amico Carelinus dopo che si è asciugato il naso?"
"Senti, davvero non dovresti pensare a lui in quel modo." disse il menestrello con fervore. "Ha costruito un
enorme impero... davvero grande, sul serio. Ed in un sacco di versi era molto simile a te. Non hai mai sentito
parlare del Nodo Tsortiano?"
"Sembra sconcio." disse Truckle. "Hur, Hur, Hur... scusa."
Il menestrello sospirò. "Era come un enorme, complicato nodo che legava insieme due travi del Tempio di
Offler a Tsort, e si diceva che chi fosse riuscito a scioglierlo avrebbe regnato su tutto il continente." raccontò.
"Possono essere molto difficili da sciogliere, i nodi." disse la Signora McGarry.
"Carelinus lo tagliò a metà con la sua spada!" disse il menestrello. La rivelazione di questo gesto drammatico
non ottenne l'applauso che aveva previsto.
"Quindi era un poppante imbroglione?" disse Boy Willie.
"No! È stato un gesto drammatico, anzi, portentoso!" sbottò il menestrello.
"Sì, va bene, ma non lo ha esattamente sciolto, no? Voglio dire, se le regole dicevano di ‘scioglierlo’. Non
vedo il motivo per cui doveva-"
"Nah, nah, il ragazzo ha ragione." disse Cohen, che sembrava aver fatto girare per un po’ il pensiero nella
sua mente. "Non ha barato, perché è stata una buona storia. Si. Posso capirlo." ridacchiò. "Me lo immagino.
Un gruppo di sacerdoti bianchi come un lenzuolo e roba del genere che se ne stanno lì e pensano, ‘Questo è
barare ma ha un spada davvero grande, quindi io non sarò il primo a sottolinearlo, in più c’è quel maledetto
esercito appena fuori dalla porta’. Hah. Si. Hmm. Che cosa ha fatto dopo?"
"Ha conquistato la maggior parte del mondo conosciuto."
"Bravo ragazzo. E dopo?"
"Lui... ehm... è tornato a casa, ha regnato per alcuni anni, poi è morto ed i suoi figli hanno litigato e ci sono
state un paio di guerre... e quella fu la fine dell'impero."
"I bambini possono essere un problema." disse Vena, senza alzare gli occhi dal ricamo su cui stava
aggiungendo piccoli non-ti-scordar-di-me attorno a “CHE QUESTA CASA BRUCI”.
"Alcune persone dicono che si può raggiungere l'immortalità attraverso i figli." disse il menestrello.
"Sì?" disse Cohen. "Nomina uno dei tuoi bis-bis-nonni, allora."
"Beh... ehm..."
"Visto? Ora, io ho un sacco di figli." disse Cohen. "E non ne ho nemmeno visti la maggior parte... sai com'è.
Ma avevano delle madri forti e spero quant’è vero l’inferno che stiano tutti vivendo per sé stessi, non per me.
Hanno fatto davvero una bella cosa al tuo Carelinus, perdendo il suo impero."
"Ma c'è molto di più che uno storico come si deve potrebbe dirti-" iniziò il menestrello.
"Ah!" disse Cohen. "È quello che la gente comune ricorda, che conta. Sono le canzoni ed i racconti. Non
importa come si vive e si muore, ma come i bardi lo scrivono."
Il menestrello sentì il loro sguardo fissarsi su di lui.
"Uhm... sto prendendo un sacco di note." disse.

"Ook." disse il Bibliotecario, a titolo di spiegazione.


"E poi dice che qualcosa gli è caduto sulla testa." tradusse Scuotivento. "Deve essere stato..."
"Possiamo gettare un po' di questa roba fuori dalla nave per alleggerirla?" disse Carota. "Non abbiamo
bisogno della maggior parte di essa."
“Ahimè, no." disse Leonardo. "Perderemo tutta la nostra aria se apriamo la porta."
"Ma abbiamo questi caschi per la respirazione." sottolineò Scuotivento.
"Tre caschi." gli fece notare Leonardo.
L’omniscopio crepitò. Lo ignorarono. L’Aquilone stava ancora passando sotto gli elefanti, e quell’aggeggio
mostrava ancora una sorta di nevischio magico.
Ma Scuotivento alzò lo sguardo e vide che qualcuno nella tempesta di neve aveva in mano un cartello su cui
era stato scarabocchiato, a grandi lettere: TENETEVI PRONTI.
Ponder scosse la testa.
"Grazie. Arcicancelliere, ma sono troppo occupato per farmi aiutare da lei." disse.
"Ma funzionerà?"
"Deve, signore. È una possibilità su un milione."
"Oh, allora non dobbiamo preoccuparci. Tutti sanno che le possibilità su un milione funzionano sempre."
"Si signore. Quindi tutto quello che devo fare è capire se c'è ancora abbastanza aria all'esterno della nave
perché Leonardo riesca a guidare attraverso di essa, o di quanti draghi avrà bisogno e per quanto tempo, e se
ci sarà energia sufficiente rimasta per farli fiammare di nuovo. Credo che stiano viaggiando quasi alla
velocità giusta, ma non sono sicuro quanta fiamma sia rimasta nei draghi, e non so su che tipo di superficie
atterreranno o cosa troveranno lì. Potrei adattare alcuni incantesimi, ma non sono stati concepiti per questo
genere di cose."
"Bravo ragazzo." disse Ridcully.
“C'è qualcosa che possiamo fare per aiutare?" chiese il Decano.
Ponder lanciò agli altri maghi uno sguardo disperato. Come avrebbe gestito tutto questo Lord Vetinari?
“Beh, sì." disse allegramente. "Forse se sareste così gentili da trovare una cabina da qualche parte e stillare
un elenco di tutti i vari modi in cui potrei risolvere questo problema? Io mi limiterò a restare qui e pensare a
qualche idea."
“Questo è quello che volevo sentire." disse il Decano. "Un ragazzo con il buon senso di fare uso della
saggezza degli anziani."
Lord Vetinari lanciò a Ponder un lieve sorriso mentre lasciavano la cabina.
Nel silenzio improvviso Ponder... ponderò. Fissò il planetario, vi camminò intorno, ingrandì delle sezioni di
esso, le scrutò, studiò con attenzione le note che aveva preso circa la capacità di volo dei draghi, fissò un
modello dell’Aquilone, e passò un sacco di tempo a guardare il soffitto.
Questo non era il modo usuale di lavorare per un mago. Un mago sviluppava il desiderio, e quindi metteva a
punto il comando. Non si curava molto di osservare l'universo: le rocce e gli alberi e le nuvole non potevano
avere nulla di molto intelligente da insegnare. Non c’era nemmeno una frase scritta sopra, dopo tutto.
Ponder guardò i numeri che aveva scritto. Come calcolo, era come bilanciare una piuma su una bolla di
sapone che non esisteva.
Così tirò ad indovinare.

S ull’Aquilone, la situazione stava venendo "analizzata". Questo è il mezzo attraverso il quale persone che
non sanno nulla si riuniscono per condividere la loro ignoranza.
"Possiamo tutti trattenere il respiro per un quarto del tempo?" propose Carota.
"No. Il respiro non funziona così, purtroppo." disse Leonardo.
"Forse dovremmo tutti smettere di parlare?" disse Scuotivento.
"Ook." disse il Bibliotecario, indicando lo schermo sfocato dell’omniscopio.
Qualcuno teneva un altro cartello. Le parole gigantesche che si potevano dedurre erano: FATE COSÌ.
Leonardo afferrò una matita e cominciò a scarabocchiare in un angolo del progetto di una macchina per
minare le mura della città.
Cinque minuti dopo la mise di nuovo giù.
"Notevole." disse. "Vuole che puntiamo l’Aquilone in una direzione diversa ed andiamo più veloci."
"Dove?"
"Non l’ha detto. Ma... ah, sì. Vuole che ci dirigiamo verso il sole."
Leonardo lanciò loro uno dei suoi sorrisi luminosi. Affrontò tre sguardi fissi nel vuoto.
"Questo permetterà ad uno o due draghi di fiammare per alcuni secondi, per portarci da qualche parte, e poi-"
"Il sole." disse Scuotivento.
"È caldo.” affermò Carota.
"Sì, e sono sicuro che siamo tutti molto contenti di questo." disse Leonardo, srotolando una planimetria
dell’Aquilone.
"Ook!"
"Scusa?"
"Ha detto ‘E questa barca è fatta di legno!’." tradusse Scuotivento.
"Tutto questo in una sillaba?"
"È un pensatore molto conciso! Senti, Stibbons deve aver fatto un errore. Io non mi fiderei di un mago che
mi dà indicazioni dall'altro lato della terra in una stanza minuscola!"
"Sembra essere un giovanotto brillante, però." disse Carota.
"Anche tu sarai brillante, quando questa cosa colpirà il sole." disse Scuotivento. "Incandescente, oserei dire."
"Saremo in grado di direzionare l’Aquilone, se staremo molto attenti a come manovriamo il portello e gli
specchi di dritta." disse Leonardo pensieroso. "Ci potrebbe essere un piccolo margine d’errore... "

******

“Ah, sembra che ci stiamo prendendo la mano." disse Leonardo. Capovolse una piccola clessidra. "E ora,
tutti i draghi per due minuti..."

******

"Ssupponggo cche cci ddirrrà lluui ccosa dobbiammo ffaree doppoo?” gridò Carota, mentre alle loro spalle
qualcosa tintinnava e cigolava.
"Iill ssiggnorr Sstibbbonss hha ddueccennto annii ddii essppperrriennzza unnivversittarria ddietttro dii lluii!"
gridò Leonardo, sopra il frastuono.
"Ee qquanntti annnni hha ppasssato aadd ooccccuuupparrssi ddi ffarr vvollarre nnavvi connn i dddrraghhi?"
urlò Scuotivento.
Leonardo si appoggiò al braccio di gravità fatta-in-casa e guardò la clessidra.
"Cccirrcaa cccennttoo sseconddi!"
"Ah! Èèè pprratticcammmennnte unna tradizzzzionnne, allloorraa!"
In modo irregolare, i draghi fermarono le fiamme. Ancora una volta, qualcosa riempiva l'aria.
E c'era il sole. Ma non circolare. Qualcosa si stagliava sul suo bordo.
"Ah." disse Leonardo. "Com’è intelligente. Signori, ecco a voi la luna!"
"Colpiremo la luna, quindi?" disse Carota, "Sarebbe un miglioramento?"
"Esattamente quello che volevo dire io." esclamò Scuotivento.
"Ook!"
"Non credo che stiamo andando molto veloci." disse Leonardo. "La raggiungeremo e basta. Credo che il
signor Stibbons volesse che vi atterrassimo sopra."
Fletté le dita.
"Ci sarà dell’aria lì, ne sono sicuro." proseguì. "Il che significa che probabilmente c'è qualcosa che possiamo
dare da mangiare ai draghi. E poi, e questo è un pensiero molto intelligente, cavalcheremo la luna fino a che
non sorgerà sopra il Disco, e tutto quello che dobbiamo fare è cadere lentamente verso il basso."
Diede un calcio alle leve per il rilascio delle ali. La cabina tremò per l’accelerazione dei meccanismi. Su
entrambi i lati, l’Aquilone dispiegò le sue ali.
"Domande?" disse.
"Sto cercando di pensare a tutte le cose che potrebbero andare male." disse Carota.
"Io ne ho trovate nove, finora." disse Scuotivento. “E non ho ancora cominciato con i dettagli."
La luna era sempre più grande, una sfera scura che eclissava la luce del sole lontano.
"A quanto ho capito", disse Leonardo, mentre cominciava a profilarsi dai finestrini, "la luna, essendo molto
più piccola e leggera rispetto al Disco, non può che essere retta da cose leggere, come l'aria. Le cose più
pesanti, come l’Aquilone, dovrebbero difficilmente essere in grado di rimanere a terra."
"E questo significa che...?" disse Carota.
"Ehm... dovremmo semplicemente fluttuare verso il basso." disse Leonardo. "Ma aggrapparsi a qualcosa
potrebbe essere una buona idea..."

******

Atterrarono. È una parola breve, ma contiene un sacco di incidenti.

C’ era silenzio sulla barca, a parte il rumore del mare ed il borbottio urgente di Ponder Stibbons mentre
cercava di regolare l’omniscopio.
"Quelle urla..." mormorò Mustrum Ridcully, dopo un po'.
"Ma hanno urlato anche una seconda volta, pochi secondi dopo." disse Lord Vetinari.
"E dopo ancora.” aggiunse il Decano.
"Pensavo che l’omniscopio vedesse ovunque." disse il Patrizio, guardando Ponder sudare freddo.
"I frammenti, ehm, non sembrano stabili quando sono troppo distanti, signore.” disse Ponder. "Uhm... e ci
sono ancora un paio di migliaia di miglia di mondo ed elefanti tra noi e loro... ah... "
L’omniscopio tremolò, e poi si spense d nuovo.
"Un buon mago, quel Scuotivento." disse il Professore degli Studi Indefiniti. "Non particolarmente brillante,
ma francamente non sono mai stato molto soddisfatto dall’intelligenza. Un talento sopravvalutato, a mio
modesto parere."
Le orecchie di Ponder si arrossarono.
“Forse dovremmo mettere una piccola targa da qualche parte all'Università." disse Ridcully. "Niente di
vistoso, naturalmente."
"Signori, ve lo siete già dimenticato?" disse Lord Vetinari. "Presto non ci sarà più un’Università."
"Ah. Beh, un bel risparmio, allora."
"Ehi? Ciao? C'è qualcuno là?"
Qualcuno c’era. Sfocato ma riconoscibile, un volto li guardò dall’omniscopio.
"Capitano Carota?” ruggì Ridcully. "Come ha fatto a far funzionare quel dannato aggeggio?"
"Ho smesso di sedermici sopra, signore."
"Va tutto bene? Abbiamo sentito delle urla!" disse Ponder.
"È stato quando abbiamo colpito la terra, signore.”
"Ma poi abbiamo sentito di nuovo delle urla."
"È stato probabilmente quando abbiamo colpito la terra per la seconda volta, signore.”
"E la terza volta?"
"Di nuovo la terra, signore. Si potrebbe dire che l'atterraggio sia stato un po'… incerto ... per qualche
momento."
Lord Vetinari si sporse in avanti. "Dove siete?"
"Ecco, signore. Sulla luna. Il signor Stibbons aveva ragione. C'è aria qui. È un po' sottile, ma va bene se i
tuoi piani per il giorno comprendono la respirazione.”
"Il signor Stibbons aveva ragione, eh?" disse Ridcully, fissando Ponder. "Come ha fatto a risolvere la
faccenda in modo così preciso, signor Stibbons?"
"Io, ehm..." Ponder sentiva gli occhi dei maghi su di lui. "Io-" si fermò. "È stato un colpo di fortuna,
signore."
I maghi si rilassarono. Erano estremamente a disagio con l’intelligenza, ma i colpi di fortuna erano la vera
essenza di un mago.
"Ben fatto, ragazzo." disse Ridcully, annuendo. "Si asciughi la fronte, signor Stibbons. Se l’è cavata di
nuovo."
"Mi sono preso la libertà di chiedere a Scuotivento di scattare una foto di me mentre piantavo la bandiera di
Ankh-Morpork reclamando la luna a nome di tutte le nazioni del Disco, sua signoria.” continuò Carota.
"Molto... patriottico." disse Lord Vetinari. "Potrei anche riferirglielo, alle nazioni."
"Però non posso mostrarvelo sull’omniscopio perché, poco dopo, qualcosa ha mangiato la bandiera. Le cose
qui... non sono esattamente comi ci si aspetterebbe, signore."

E rano sicuramente draghi. Scuotivento lo poteva vedere. Ma assomigliavano ai draghi palude nello
stesso modo in cui levrieri assomigliavano a quegli strani cagnolini sovraeccitati con un sacco di Z
ed X nel nome.
Erano tutti muso e corpi eleganti, con le braccia e le gambe più lunghe rispetto alla varietà di palude, ed
erano così argentei che sembravano raggi di luna pressati in uno stampo.
E... sputavano fuoco. Ma non dall’estremità che Scuotivento aveva fino a quel momento associato ai draghi.
La cosa strana era, come disse Leonardo, che una volta che smettevi di pensare all’intera faccenda, aveva
tutto senso. Era così stupido per un creatura volante il fatto di avere un'arma che ti immobilizzava a
mezz'aria, per esempio.
Draghi di tutte le dimensioni circondavano l’Aquilone, guardandolo con la curiosità tipica dei cerbiatti. Di
tanto in tanto uno o due saltava in aria e saettava via, ma altri atterravano per unirsi alla folla. Fissavano
l'equipaggio dell’Aquilone, come se si aspettassero dei trucchi di magia o un annuncio importante.
C'era del verde, anche, tranne che era d'argento. La vegetazione lunare copriva la maggior parte della
superficie. Il terzo rimbalzo dell’Aquilone e la lunga scivolata avevano lasciato una scia attraverso di essa.
Le foglie erano-
"Stai fermo, per favore." l’attenzione di Scuotivento era rivolta al suo paziente, mentre il Bibliotecario si
dibatteva; il problema nel fasciare la testa di un orangutan è sapere quando fermarsi.
"È colpa tua." disse. "Te l'avevo detto. Piccoli passi, ho detto. Non salti giganti."
Carota e Leonardo fluttuarono intorno al fianco dell’Aquilone.
"Quasi nessun danno." disse l'inventore mentre scivolava verso il basso. "Ha incassato i rimbalzi molto bene.
E stiamo puntando leggermente verso l'alto. E questa... leggerezza generale, dovrebbe essere più che
sufficiente per permetterci di decollare nuovamente, anche se vi è un problema minore - pussa via, ok?"
Scacciò un piccolo drago argentato che stava annusando l’Aquilone, e lui se ne andò verticalmente su una
striscia di fiamma blu.
"Siamo a corto di cibo per i nostri draghi." disse Scuotivento. "Ho controllato. Il bunker del carburante si è
rotto quando siamo atterrati per la prima volta."
"Ma potremmo dar loro da mangiare alcune delle piante argentate, no?" disse Carota. "Sembra che facciano
molto bene."
"Non sono creature magnifiche?" osservò Leonardo mentre uno squadrone passava sopra la loro testa.
Si voltarono a guardare lo stormo, e poi fissarono al di là di esso. Non c'era limite a quanto spesso la vista
poteva stupirti.
La luna stava sorgendo sul mondo, e la testa di un elefante riempiva metà del cielo.
Era... semplicemente immenso. Troppo grande per poterlo descrivere.
Senza dire una parola, tutti e quattro i viaggiatori scalarono una piccola collinetta per avere una visione
chiara, e rimasero in silenzio per qualche tempo. Occhi scuri delle dimensioni di oceani li fissavano. Grandi
mezzelune di avorio oscuravano le stelle.
Non c'era alcun suono, se non l'occasionale scatto e fruscio mentre lo spiritello dentro l’iconografo dipingeva
immagine dopo immagine.
Lo spazio non era grande. Non era lì. Non era nulla e per cui, a parere di Scuotivento, nulla per cui darsi
pensiero. Ma il mondo era grande, e l'elefante era immenso.
"Quale è?" domandò Leonardo, dopo un po'.
“Non lo so." disse Carota. "Sapete, non sono sicuro di averci mai creduto veramente, prima. Sapete, della
tartaruga e degli elefanti e quelle cose lì. Vedere coi miei occhi tutto questo mi fa sentire molto... molto... "
"Spaventato?” suggerì Scuotivento.
"No."
"Agitato?"
"No."
"Facilmente intimidito?"
"No."
Al di là del Bordo, i continenti del mondo stavano comparendo sotto turbinii di nuvole bianche.
"Sapete... da qui... non si possono vedere i confini tra le nazioni." disse Carota, quasi con nostalgia.
"È un problema?" disse Leonardo. "Forse si potrebbe fare qualcosa."
"Magari delle costruzioni enormi, davvero enormi, in fila lungo le frontiere." propose Scuotivento. "O... o
delle strade molto ampie. Le si potrebbe dipingere di diversi colori per evitare confusione. "
"Nel caso che il viaggio aereo si diffondesse", disse Leonardo, "sarebbe una idea utile far crescere delle
foreste nella forma del nome del continente, o di altre aree degne di nota. Lo terrò a mente."
"In realtà non stavo suggeren-" iniziò Carota. E poi si fermò, e si limitò a sospirare.
Continuarono a guardare, incapaci di distogliere gli occhi. Piccole scintille nel cielo mostravano qualche
stormo di draghi che svolazzava tra il mondo e la luna.
"Non li abbiamo mai visti, a casa." disse Scuotivento.
"Ho il sospetto che i draghi palude siano i loro discendenti, povere piccole bestioline." disse Leonardo.
"Adattatesi ad un’aria più pesante."
"Mi chiedo cosa altro possa vivere quassù, di cui non sappiamo l’esistenza?" disse Carota.
“Be', c'è sempre la creatura calamaro invisibile che risucchia tutta l'aria di-" cominciò Scuotivento, ma il
sarcasmo non faceva presa, qui fuori. L'universo lo diluiva. Gli enormi, neri, solenni occhi nel cielo lo
facevano appassire.
Inoltre, ce n’era... troppo. Troppo di tutto. Non era abituato a vedere cos tanto universo tutto in una volta. Il
disco blu del mondo, srotolandosi lentamente mentre la luna sorgeva, sembrava esagerato.
"È tutto troppo grande." disse Scuotivento.
"Sì."
"Ook."
Non c'era altro da fare che aspettare il pieno sorgere della luna. O il calare del Disco.
Carota sollevò delicatamente un piccolo drago da una tazza da caffè.
"I piccoli sono dappertutto." disse. "Proprio come i gattini. Ma gli adulti si limitano a mantenere le distanze e
a fissarci."
"Come i gatti, allora." disse Scuotivento. Sollevò il cappello e districò un piccolo drago d'argento dai suoi
capelli.
"Mi chiedo se dovremmo prendercene dietro un paio?"
"Li prenderemo tutti, se non stiamo attenti!"
"Sembrano un po' come Errol." disse Carota. "Sai, il piccolo drago che era la mascotte della Guardia
Notturna? Ha salvato la città capendo come, ehm fiammare al contrario. Pensavamo tutti che fosse una
nuova forma di drago." aggiunse Carota. "Ma ora mi sembra di tornare indietro negli anni. Leonardo è
ancora là fuori?"
Guardarono Leonardo, che era fuori da una buona mezz’ora a dipingere un po’. Un piccolo drago si era
appollaiato sulla sua spalla.
"Dice che non ha mai visto una luce simile." spiegò Scuotivento. "Dice che deve ritrarre un’immagine. Se la
sta cavando bene, considerando..."
"Considerando che cosa?"
"Considerando che due dei tubi che sta usando contengono passata di pomodoro e crema al formaggio."
"Gliel'hai detto?"
"Non ho avuto il coraggio. Era così entusiasta."
“Sarà meglio cominciare a dar da mangiare ai draghi." disse Carota, posando la tazza.
"D’accordo. Potresti staccare la padella dalla mia testa, per favore?"

Mezz'ora dopo il barlume dello schermo dell’omniscopio illuminò la cabina di Ponder.


"Abbiamo dato da mangiare ai draghi." disse Carota. "Le piante qui sono... strane. Sembrano essere fatte di
una sorta di metallo vetroso. Leonardo ha una teoria piuttosto impressionante secondo cui assorbono la luce
solare durante il giorno e poi brillano di notte, creando così il ‘chiaro di luna’. I draghi sembrano trovarle
molto gustose. In ogni caso, partiremo tra poco. Sto giusto raccogliendo alcune rocce."
"Sono sicuro che saranno utili." disse Lord Vetinari.
"In realtà, signore, saranno molto preziose." sussurrò Ponder Stibbons.
"Davvero?" disse il Patrizio.
"Oh si! Potrebbero anche essere completamente diverse dalle rocce sul Disco!"
"E se fossero esattamente identiche?"
"Oh, quello sarebbe ancora più interessante, signore!"
Lord Vetinari guardò Ponder senza dire nulla. Poteva trattare con la maggior parte dei tipi di mentalità, ma a
quanto pare quella che Ponder Stibbons adoperava era di una specie di cui non aveva ancora trovato le leve
giuste. Sarebbe stato meglio annuire e sorridere e dargli tutti quei pezzi di macchinari che secondo lui erano
così importanti, se non voleva che si surriscaldasse.
"Ben fatto.” disse. "Ah, sì, certo... e le rocce potrebbero contenere minerali di valore, o forse anche
diamanti?"
Ponder si strinse nelle spalle. "Non lo so, signore. Ma potranno dirci di più sulla storia della luna."
La fronte di Vetinari si aggrottò. "La storia?" disse. "Ma nessuno vive lagg- Voglio dire, sì. Ben fatto. Mi
dica, ha tutti i macchinari che le servono?"

I
draghi di palude masticavano le foglie di luna. Erano metalliche, con
una superficie vetrosa, e piccole scintille blu e verdi sfrigolavano sui
denti dei draghi quando le mordevano. I viaggiatori le accumulavano a
mucchi davanti alle gabbie.
Purtroppo, l'unico viaggiatore che avrebbe notato che i draghi lunari
mangiavano raramente le foglie era Leonardo, e lui era troppo occupato a
dipingere.
I Draghi di palude, d'altra parte, erano abituati a mangiare un sacco di cose
nell’ambiente poco energetico del loro mondo.
Stomaci abituati a trasmutare l'equivalente di dolci stantii in fiamme
utilizzabili, stavano assumendo superfici dielettriche piene zeppe di energia
quasi pura. Era il cibo degli déi.
Era solo questione di tempo prima che uno di loro ruttasse.

Il Disco era ... beh, quello era il problema, dal punto di vista di Scuotivento.
Era sotto di loro, attualmente. Sembrava sotto, anche se in realtà era solo
laggiù. Non riusciva a superare la sensazione terribile che una volta che
l'aquilone fosse stato in volo, sarebbe semplicemente caduto tra quelle distanti
nuvole a pecorelle.
Il Bibliotecario lo aiutò a riavvolgere l’ala dalla sua parte, mentre Leonardo si
preparava a partire.
"Insomma, voglio dire. So che abbiamo delle ali e tutto il resto." disse
Scuotivento. "È solo che io non mi sento a mio agio in un ambiente in cui ogni
direzione è giù."
"Ook."
"Non so cosa gli dirò. ‘Non far saltare in aria il mondo’ sembra abbastanza
convincente, per me. Io mi darei ascolto. E non mi piace l'idea di andare da
qualche parte vicino gli déi. Siamo come giocattoli per loro, sai?”
E poi non si rendono mai conto quanto facilmente le braccia e le gambe si
stacchino, aggiunse tra sè.
"Ook?"
"Scusa? Davvero? "
"Ook.”
"C'è un... dio scimmia?"
"Ook?"
"No, no, va bene, va bene. Non è uno dei nostri dei locali, vero?"
"Eek."
"Oh, il Continente Contrappeso. Beh, credono praticamente a qualsiasi cosa... “, guardò fuori dalla finestra e
rabbrividì, "… laggiù."
Ci fu un tonfo mentre i meccanismi entravano in posizione.
"Grazie, signori." disse Leonardo. "Ora, se voleste prendere i vostri posti, noi-"
Il tonfo di un’esplosione scosse l’Aquilone e fece cadere Scuotivento.
"Curioso… uno dei draghi sembra aver fiammato un po’ prest-"

“Ecco!" esclamò Cohen, assumendo una posa teatrale. L’Orda d’Argento si guardò intorno.
"Cosa?" disse Harry il Malvagio.
"Ecco, le cittadelle degli dei!" aggiunse Cohen, mettendosi di nuovo in posa.
"Sì, beh, lo vediamo." disse Caleb. "Hai qualcosa che non va con la schiena?"
"Scrivi che ho detto ‘Ecco!’." disse Cohen al menestrello. "Non devi scrivere il resto del discorso."
"Non ti dispiacerebbe che dicessi-"
"-parlassi-"
"Scusa, parlassi ‘Ecco i templi degli dei’, vero?" disse il menestrello. "Ha un ritmo migliore."
"Ah, questo mi riporta indietro nel tempo." disse Truckle. "Ricordi, Hamish? Io e te arruolati con il Duca
Leofric il Legittimo quando invase Fiordonullo?"
“Sì, me lo ricordo."
"Cinque maledetti giorni, durò quella battaglia." disse Truckle. “Perchè la duchessa stava facendo un arazzo
commemorativo, giusto? Abbiamo dovuto continuare a combattere ancora ed ancora, e l’abbiamo pagata
cara quando ha dovuto cambiare l’ago. Non c'è posto per le notizie sul campo di battaglia, ho sempre detto
io."
“Sì, e mi ricordo anche che facevi i gestacci alle donne!" ridacchiò Hamish. "Ho visto quel vecchio arazzo
nel castello di Rosante, anni dopo, e avrei giurato che fossi tu!"
"Non possiamo semplicemente andare avanti?" disse Vena.
"Vedi, ecco il problema." disse Cohen. "Non va bene farlo semplicemente. Devi ricordare la tua posterità."
"Hur, Hur Hur" disse Truckle.
"Smettila di ridere." disse Cohen. "Ma che dire di tutti quegli eroi che non sono ricordati nelle canzoni e
nelle saghe, eh? Cosa mi dite di loro?”
"Eh? Quali eroi non sono ricordati nelle canzoni e nelle saghe?"
"Esattamente!"
"Qual è il piano?" chiese Harry il Malvagio, che stava osservando la luce scintillante sopra la città degli dei.
"Piano?" disse Cohen. "Pensavo lo sapessi. Dobbiamo entrare di nascosto, azionare l'accenditore e correre a
gambe levate."
"Sì, ma come pensate di farlo?" domandò Harry il Malvagio. Sospirò quando vide i loro volti. "Non ci avete
pensato, vero?" disse stancamente. "Volevate solo irrompere là dentro, vero? Gli eroi non hanno mai un
piano. Lasciano sempre a noi Signori Oscuri il compito di avere i piani. Questa è la casa degli dei, ragazzi!
Pensate che non noteranno un gruppo di esseri umani che se ne va in giro?"
"Intendiamo avere una morte magnifica." disse Cohen.
"Certo, certo. Ma dopo. Oh, povero me. Sentite, verrei buttato fuori a calci dalla società segreta del male, se
vi lasciassi andare armati fino ai denti." Harry il Malvagio scosse la testa. "Ci sono centinaia di dei, giusto?
Lo sanno tutti. E nuovi dei non fanno altro che spuntare qua e là, giusto? Beh? Non avete un piano da
suggerire? Qualcuno?"
Truckle alzò una mano. "Irrompiamo là dentro?" disse.
"Sì, si, ho capito che siete degli eroi, ok?" disse Harry il Malvagio. "No. Questo non era esattamente quello
che avevo in mente. Ragazzi, è una fortuna per voi avermi incontrato..."

F u il Professore degli Studi Indefiniti il primo a vedere la luce sulla luna. Era appoggiato alla murata della
nave al momento, e si stava godendo una tranquilla fumata pomeridiana.
Non era un mago ambizioso, ed in genere si concentrava solamente nel rimanere fuori dai guai e non fare
nulla di esagerato. La cosa bella degli Studi Indefiniti era che nessuno poteva dire esattamente cosa fossero.
Questo gli forniva un bel po' di tempo libero.
Guardò il pallido fantasma della luna per un po', e poi andò a cercare l’Arcicancelliere, che stava pescando.
"Mustrum, è normale che la luna si comporti così?" disse.
Ridcully alzò lo sguardo. "Santo cielo! Stibbons! Dov'è andato quel ragazzo?"
Ponder si trovava nella cuccetta dove era caduto addormentato, completamente vestito. Venne spinto su per
la scala mezzo addormentato, ma si svegliò in fretta quando vide il cielo.
"È normale che faccia così?" domandò Ridcully, indicando la luna.
"No signore! Certamente non lo è!"
"È un problema definito, allora?" disse speranzoso il Professore.
"Certamente! Dov'è l’omniscopio? Qualcuno ha provato a parlare con loro?"
"Ah, be', non è il mio campo, allora." disse il Professore degli Studi Indefiniti, indietreggiando. "Scusate.
Sarei utile, se potessi. Vedo che siete occupati. Con permesso."

T utti i draghi avrebbero già dovuto fare fuoco, ora. Scuotivento sentì i suoi bulbi oculari premuti nella
parte posteriore della testa.
Leonardo era privo di sensi nel sedile accanto. Carota era presumibilmente disteso nei detriti che erano stati
scaraventati all'altra estremità della cabina.
Con un odore ed uno scricchiolio orribili, un orango si aggrappò alla parte posteriore del sedile di
Scuotivento.
Oh, e quando riuscì a girare la testa per guardare fuori dalla finestra, una delle cellule dei draghi era in
fiamme. Non c'era da meravigliarsi - le fiamme provenienti dai draghi erano quasi bianco puro.
Leonardo aveva parlato di una di quelle leve... Scuotivento le fissò attraverso una nebbia rossa.
"Se abbiamo bisogno di separarci dai draghi", aveva detto Leonardo, "dobbiamo-"
Cosa? Quale leva?
In realtà, in un momento come questo la scelta era semplice.
Scuotivento, con la vista offuscata, le orecchie ferite dal rumore di una nave dolorante, tirò l'unica che poteva
raggiungere.

N on posso mettere questa cosa in una saga, pensò il menestrello. Nessuno potrà mai crederci. Voglio
dire, è ovvio che non ci crederanno mai...
"Fidatevi di me, d’accordo?" disse Harry il Malvagio, ispezionando l'Orda. "Voglio dire, sì, ovviamente sono
inaffidabile, questo è vero, ma è una questione di orgoglio, capito? Fidatevi di me. Questo funzionerà.
Scommetto che anche gli dei non conoscono tutti gli dei, giusto?"
"Mi sento un idiota con queste ali." brontolò Caleb.
"La signora McGarry ha fatto un ottimo lavoro con quelle, quindi non lamentarti." scattò Harry. "Sei un bel
Dio dell’Amore. Che genere di amore, non voglio saperlo. E tu saresti... ?"
"Il Dio dei Pesci, Harry." disse Cohen, che si era appiccicato addosso delle lische e si era messo una sorta di
elmo a testa-di-pesce ricavato da uno dei suoi ultimi avversari.
Harry il Malvagio cercò di respirare. "Bene, bene, un dio pesce molto vecchio, sì. E tu, Truckle, sei...?"
"Il Dio delle stramaledettissime Imprecazioni." disse fermamente Truckle l’Incivile.
"Ehm, questo potrebbe effettivamente funzionare." commentò il menestrello, mentre Harry aggrottava la
fronte. "Dopotutto, ci sono Muse della danza e del canto, e c'è anche una Musa della poesia erotica."
"Oh, posso farlo anch’io, allora.” disse Truckle sprezzante. "’C'era una fanciulla di Quirm. E afferrava il-‘"
"Va bene, va bene. E tu, Hamish?”
“Dio della Roba." disse Hamish.
"Che roba?"
Hamish si strinse nelle spalle. Non era sopravvissuto tutto questo tempo per essere inutilmente fantasioso.
"Solo... roba. Sai, no?" disse. "Roba persa, forse. Roba che si lascia in giro?"
L’Orda d’Argento si rivolse al menestrello, che annuì dopo averci pensato un po’.
"Potrebbe funzionare." disse, alla fine. Harry il Malvagio passò a Boy Willie.
"Willie, perché hai un pomodoro sulla testa e una carota in un orecchio?"
Boy Willie sorrise con orgoglio.
"Questo vi piacerà." disse. "Il Dio di Quelli che Stanno Male."
"C’è già." disse il menestrello, prima che Harry potesse rispondere. "Vometia. Dea di Ankh-Morpork.
Migliaia di anni fa. ‘Fare un’offerta a Vometia’ significava-"
"Quindi è meglio pensare ad altro.” disse Cohen.
"Oh? E tu che cosa sarai, Harry?" disse Boy Willie.
"Io? Ehm... sarò un Dio Oscuro." disse Harry il Malvagio. "Ce ne sono un sacco in giro-"
"Ehi, non hai mai detto che potevamo essere delle entità demoniache.” disse Caleb. "Se potevamo essere dei
demoni, che io sia dannato se sarò uno stupido cupido."
"Ma se avessi detto che avremmo potuto essere dei demoni, avreste tutti voluto essere dei demoni."
sottolineò Harry "E saremmo rimasti a discutere per ore. Inoltre, gli altri dei sentirebbero puzza di bruciato
se un intero gruppo di entità demoniache spuntasse fuori tutto in una volta."
"La Signora McGarry non farà nulla?” chiese Truckle.
"Beh. Ho pensato che se potessi prendere in prestito l’elmo di Harry il malvagio potrei passare per una
fanciulla Valchiria." disse Vena.
"Bella idea." disse Harry. "Ce ne dovranno sicuramente essere, in giro."
"E Harry non ne avrà bisogno, perché da un minuto all’altro troverà una scusa per la sua gamba o la schiena
o qualcosa del genere per non venire con noi." disse Cohen, in tono di conversazione. "Perché ci ha tradito.
Vero, Harry?"

I
l gioco stava diventando sempre più emozionante. La maggior
parte degli dei stavano assistendo, ora. Gli dei amano farsi
una bella risata, anche se va detto che il loro senso
dell'umorismo non è poi così sottile.
Cieco Io, il capo supremo degli dei, disse "Suppongo che non ci sia
nulla di male che possano farci?"
"No." disse Fato, passando il contenitore dei dadi. "Se fossero così intelligenti, non sarebbero eroi."
Ci fu il rumore di un dado. Ne volò uno lungo il tavolo di gioco e poi cominciò a girare in aria, ruotando
sempre più veloce. Infine scomparve in una nuvola di avorio.
"Qualcuno ha tirato l’incertezza.” disse Fato. Guardò lungo il tavolo. "Ah... mia Signora..."
“Mio signore." disse la Signora. Il suo nome non veniva mai pronunciato, anche se tutti sapevano qual era;
dire il suo nome ad alta voce avrebbe significato pentirsene subito. Nonostante il fatto che lei avesse
pochissimi fedeli, era comunque una delle più potenti divinità del Disco, dal momento che nei loro cuori
quasi tutti speravano e credevano che lei esistesse.
"E qual è la vostra mossa, mia cara?" disse Io.
"L’ho già fatta." disse la Signora. "Ma ho tirato i dadi dove non si possono vedere."
"Bene, mi piacciono le sfide." disse Io. "In questo caso-"
"Se posso suggerire un diversivo, signore?” disse Fato senza intoppi.
"E quale sarebbe?"
“Be', vogliono essere trattati come dei." disse Fato. "Quindi suggerisco di farlo..."
"Ftate dicendo che dovremmo prenderli feriamente?" disse Offler.
"Fino a un certo punto. Fino a un certo punto."
"Fino a che punto?" disse la Signora.
"Fino al punto, mia Signora, in cui smetterà di essere divertente."

S ulle pianure dell’Howondaland vivono gli N'tuitif, l'unica tribù in tutto il mondo a non avere
immaginazione di sorta.
Ad esempio, la loro storia sui tuoni è più o meno questa: "Il tuono è un forte rumore nel cielo, derivante dalla
dispersione di masse d'aria al passaggio del fulmine" e la loro leggenda sul ‘Perché la Giraffa ha il Collo
Lungo’ recita: "Nei tempi antichi gli antenati della Vecchia Giraffa avevano il collo leggermente più lungo
delle altre creature del pascolo, e l'accesso alle foglie più alte fu così vantaggioso che sopravvissero sempre
più giraffe col collo lungo, passando il collo lungo al sangue del loro sangue proprio come un uomo potrebbe
ereditare la lancia di suo nonno. Alcuni dicono, tuttavia, che è tutto molto più complicato e questa
spiegazione vale solo per il collo corto dell’okapi. E così è."
Gli N'tuitif sono un popolo pacifico, e sono stati quasi ridotti all'estinzione dalla tribù vicina, che ha tanta
fantasia, e quindi un sacco di dei, superstizioni ed idee su come la vita sarebbe molto meglio se avessero un
terreno di caccia più grande.
Degli eventi accaduti sulla luna, quel giorno, gli N'tuitif dissero: "La luna è stata illuminata e da essa è
comparsa un'altra luce che poi si è divisa in tre luci ed è sbiadita. Non sappiamo perché questo sia accaduto.
Era solo roba."
Vennero poi spazzati via da una tribù vicina che sapeva che le luci erano state un segnale del dio Ukli per
espandere un po’ di più il terreno di caccia. Tuttavia, loro vennero ben presto sconfitti da una tribù che
sapeva che le luci erano i loro antenati, che vivevano sulla luna, e che stavano esortandoli ad uccidere tutti i
non credenti nella dea Glipzo. Tre anni più tardi, a loro volta vennero uccisi da una pietra caduta dal cielo, a
seguito dell’esplosone di una stella un miliardo di anni prima.
Ciò che va, torna. Se non esaminato troppo da vicino, passa per giustizia.

A ll’interno dell’agitato, sferragliante Aquilone, Scuotivento osservava le ultime due cellule dei draghi
staccarsi dalle ali. Ruzzolarono sui lati per un momento, si sfasciarono e caddero lontano.
Fissò di nuovo le leve. Qualcuno, pensò confusamente, in realtà dovrebbe fare qualcosa con loro, no?
I draghi formarono una scia attraverso il cielo. Ora erano liberi dalle cellule, e avevano fretta di tornare a
casa.
I maghi avevano creato una Lente Curiosa di Thurlow appena sopra il ponte. L’aspetto era abbastanza
impressionante.
"Meglio dei fuochi d'artificio." osservò il Decano.
Ponder picchiettò sull’omniscopio.
"Funziona tutto, ora." disse. "Ma riesco a vedere solo questo- "
Apparve qualcosa di più del volto di Scuotivento che non fosse un naso gigante, diventando visibile mentre
lui si allontanava.
"Quali leve devo tirare? Quali leve devo tirare?" gridò.
"Che è successo?"
"Leonardo è ancora fuori gioco ed il Bibliotecario sta tirando Carota fuori dalla spazzatura e questa è
sicuramente una corsa accidentata! Non abbiamo più draghi! A cosa servono tutti questi quadranti? Credo
che stiamo precipitando! Cosa devo fare?"
"Non hai fatto attenzione a cosa faceva Leonardo?"
"Aveva i piedi su due pedali e stava tirando delle leve per tutto il tempo!"
"Va bene, va bene, vediamo se riesco a capire cosa fare guardando i suoi progetti, e poi potremmo portarvi
giù!"
“No! Portateci su! Su è dove vogliamo rimanere! Non giù!"
"Ci sono delle leve contrassegnate?" chiese Ponder, sfogliando gli schizzi di Leonardo.
"Sì, ma non le capisco! Eccone una con scritto ‘Troba’! "
Ponder esaminò delle pagine, coperte dalla scrittura al contrario di Leonardo.
"Ehm... ehm..." mormorò.
"Non tirare la leva contrassegnata ‘Troba’!” esclamò Lord Vetinari, sporgendosi in avanti.
“Mio signore!" lo rimproverò Ponder, e arrossì quando lo sguardo di Lord Vetinari cadde su di lui. "Mi
dispiace, mio signore, ma queste sono cose piuttosto tecniche. Si tratta di macchinari, e forse sarebbe meglio
se coloro la cui educazione sia stata mirata al campo delle arti non... "
La sua voce si spense sotto lo sguardo del Patrizio.
"Questa ha un’etichetta normale! Si chiama ‘Leva del Principe di Haran’!" disse una voce disperata
dall’omniscopio.
Lord Vetinari batté Ponder Stibbons sulla spalla.
"Capisco." disse. "L'ultima cosa che un esperto di macchinari vuole in un momento come questo è un
consiglio da persone ignoranti. Mi scuso. E cosa avrebbe intenzione di fare?"
"Beh, ehm, io..."
"Mentre l’Aquilone e tutte le nostre speranze precipitano verso il suolo, intendo." proseguì Lord Vetinari.
"Io, ehm, io… vediamo, abbiamo provato..."
Ponder fissò l’omniscopio, e poi i suoi appunti. La sua mente era diventata un enorme, appiccicoso, campo
bianco di lanugine calda.
“Immagino che ci sia rimasto almeno un minuto." disse Lord Vetinari. "Con comodo."
"Io, ehm, forse noi, ehm..."
Il Patrizio si chinò verso l’omniscopio.
"Scuotivento, tiri la Leva del Principe Haran." disse.
"Non sappiamo cosa potre-" cominciò Ponder.
"Mi dica quando avrà un’idea migliore." disse Lord Vetinari. "Nel frattempo, suggerisco che la leva venga
tirata."
Sull’Aquilone, Scuotivento decise di rispondere alla voce dell'autorità.
"Ehm... ci sono un sacco di clic e ronzii..." riferì. "E... alcune delle leve si stanno muovendo da sole... ora le
ali si stanno aprendo... stiamo quasi volando in linea retta, finalmente... molto lentamente, in realtà... "
"Bene. Vi suggerisco di impegnarvi al più presto per far tornare Leonardo in sé." disse il Patrizio. Si voltò e
annuì a Ponder. "Lei non ha studiato i classici, vero giovanotto? So che Leonardo lo ha fatto, invece."
"Beh... no, signore."
"Il Principe Haran era un leggendario eroe Klatchiano che navigò in tutto il mondo su una nave con un
timone magico." spiegò Lord Vetinari. "Guidava la nave mentre lui dormiva. Se posso essere di ulteriore
aiuto, non esiti a chiedere."

Harry il Malvagio rimase immobile dal terrore mentre Cohen avanzava sulla neve, con la mano alzata.
"Hai fatto una soffiata agli dei, Harry." disse Cohen.
"Ti abbiamo sentito tutti." disse Hamish il Matto.
"Ma va bene.” aggiunse Cohen. "Renderà le cose più interessanti."
La sua mano scese e diede una piccola pacca sulla schiena dell’ometto.
"Abbiamo pensato: Harry il Malvagio può anche essere più stupido di un mattone, ma tradirci in un
momento come questo... beh, questo è quello che noi chiamiamo avere fegato.” disse Cohen. "Ho conosciuto
un paio di Malvagi Signori Oscuri ai miei tempi, Harry, ma tu dai loro tre teste di goblin a uno per lo stile.
Puoi anche non essere mai entrato, sai, nell’associazione dei grandi Signori Oscuri, ma hai... beh, Harry, hai
sicuramente fatto le Cose Sbagliate."
"A noi piace un uomo che si attacca alle sue catapulte d’assedio." disse Boy Willie.
Harry il Malvagio abbassò lo sguardo e strascicò i piedi, il volto una battaglia tra orgoglio e sollievo.
"È gentile da parte vostra dire queste cose, ragazzi." borbottò. "Voglio dire, sapete, se fosse per me io non lo
farei, ma ho una reputazione da-"
"Ho detto che ti capiamo." lo interruppe Cohen. "È esattamente come con noi. Se vedi una grossa cosa pelosa
al galoppo verso di te, non ti fermi a pensare: Sarà per caso un specie rara sul punto di estinzione? No, gli
tagli la testa. Questo vuol dire essere degli eroi, ho ragione? E se tu vedi qualcuno, lo pugnali alle spalle più
veloce di un battito di ciglia. Questo vuol dire essere un Cattivo."
Ci fu un mormorio di approvazione da parte del resto dell’Orda. In uno strano modo, anche questo faceva
parte del Codice.
"Lo lasciate andare?" disse il menestrello.
"Ovviamente. Non hai sentito, ragazzo? Il Signore Oscuro riesce sempre a scappare. Ma nella canzone sarà
meglio scrivere che ci ha tradito. Sarà più bello."
"E... ehm... ti dispiacerebbe dire che ho diabolicamente cercato di tagliarvi la gola?" disse Harry.
"Ma certo." disse Cohen in tono orgoglioso. "Scrivi pure che ha lottato come una tigre dal cuore nero."
Harry si asciugò una lacrima. "Grazie, ragazzi." disse. "Non so cosa dire. Non lo dimenticherò mai. Questo
potrebbe far sì che le cose migliorino, per me."
"Ma facci almeno il favore di controllare che il bardo torni a casa sano e salvo, però, d’accordo?" disse
Cohen.
"Certo." disse Harry il Malvagio.
"Uhm... Non ho intenzione di tornare." disse il menestrello.
Questo sorprese tutti. E sorprese anche lui. Ma la vita si era improvvisamente divisa in due strade di fronte a
lui. Una di loro portava di nuovo ad un’esistenza passata a cantare canzoni che parlavano di amore e di fiori.
L'altra avrebbe potuto portare da nessuna parte. Ma c'era qualcosa in questi vecchi uomini che rendeva la
prima scelta completamente impossibile. Non riusciva a spiegarlo. Era come era.
"Devi tornare indietro." disse Cohen.
"No, devo vedere come va a finire." disse il menestrello. "Devo essere impazzito, ma è quello che voglio
fare."
"Non puoi inventartela, quella parte?" chiese Vena.
"No, signora.” disse il menestrello. "Non credo che potrei. Non credo che questa storia finirà in un modo che
sarei in grado di inventarmi. Non quando guardo il signor Cohen con il suo cappello da pesce ed il signor
Willie come il Dio di Quelli che Stanno Male. No, voglio andare avanti. Il signor Malvagio può aspettarmi
qui. E sarò perfettamente al sicuro, signori. Non importa cosa succederà. Perché sono assolutamente certo
che quando gli dei si troveranno sotto attacco da parte di un uomo con un pomodoro sulla sua testa ed un
altro travestito da Musa delle Imprecazioni vorranno davvero, davvero che tutto il mondo sappia che cosa
succederà dopo."

L eonardo era ancora fuori gioco. Scuotivento cercò di bagnargli la fronte con una spugna umida.
"Certo che lo osservavo." disse Carota, girandosi a guardare le leve delicatamente in movimento.
"Ma lui l'ha costruito, quindi era facile per lui manovrarlo. Uhm... io non lo toccherei, signore... "
Il Bibliotecario si era dondolato fino al posto di guida e stava annusando le leve. Da qualche parte sotto di
loro, il timone automatico scricchiolò e vibrò.
"Dobbiamo tirare fuori delle idee il prima possibile." disse Scuotivento. "Non voleremo per sempre."
"Forse, se provassimo a... io non lo farei, sign-"
Il Bibliotecario diede ai pedali una rapida occhiata. Poi spinse via Carota con una mano, mentre l’altra
sganciava gli occhiali da pilota di Leonardo dal loro gancio. I suoi piedi si arricciarono intorno ai pedali.
Spinse la maniglia che azionava la Leva del principe Haran e, molto al di sotto dei suoi piedi, qualcosa fece
‘clang’.
Poi, mentre la nave tremava, si scrocchiò le nocche, le allungò, agitò le dita per un momento, ed afferrò la
barra del volante.
Carota e Scuotivento si tuffarono ai loro posti.

I cancelli del Dunmanifestin si spalancarono, apparentemente da soli. L’Orda d’Argento entrò, restando
unita e guardandosi intorno con sospetto.
"È meglio se ci copri le spalle, ragazzo." sussurrò Cohen, guardandosi intorno lungo le strade trafficate.
"Questo non me lo aspettavo."
"Come?" disse il menestrello.
"Ci aspettavamo un sacco di bagordi in una grande sala." spiegò Boy Willie. "Non… dei negozi. E sono tutti
di grandezze diverse!"
"Gli dei possono essere di qualunque dimensione, mi sa." disse Cohen, mentre gli dei divampavano intorno a
loro.
"Forse potremmo... tornare un'altra volta?" disse Caleb.
Le porte sbatterono dietro le loro spalle.
"No." disse Cohen.
E ad un tratto ci fu una folla intorno a loro.
"Dovete essere i nuovi dei." disse una voce dal cielo. "Benvenuti al Dunmanifestin! Fareste meglio a venire
con noi!"
“Ah, il Dio del Pesce." disse una divinità a Cohen, comparendo accanto a lui. "E come stanno i pesci,
eminenza?"
"Ehm... cosa?" disse Cohen confuso. "Oh... ehm... bagnati. Bagnati come sempre. Davvero bagnati."
"E la roba?" chiese una dea ad Hamish. "Come va con la roba?"
"Se ne sta ancora in giro!"
"E sei ancora onnipotente?"
“Sì, ragazza mia, ma sto prendendo delle pillole per quello!"
"E tu sei la Musa delle Imprecazioni?" domandò un dio a Truckle.
"Fottutamente si!" disse Truckle disperato.
Cohen alzò lo sguardo e vide Offler il dio coccodrillo. Non era un dio difficile da riconoscere, ma in ogni
caso Cohen lo aveva visto molte volte, in passato. La sua statua nei templi lungo tutto il mondo era
abbastanza somigliante, ed ora era il momento giusto per di riflettere sul fatto che tanti di quei templi erano
diventati decisamente più poveri a causa dell’attività di Cohen. Lui non ci rifletté, però, perché non era una
cosa che usava fare. Ma ora gli sembrava che l’Orda venisse quasi spinta.
"Dove stiamo andando, amico?" disse.
"Ad affiftere al Gioco, fua fignoria." disse Offler.
"O si. È dove vo- noi giochiamo con i mortali, giusto?" chiese Cohen.
"Sì, esattamente." disse un dio dietro a Cohen. "E al momento abbiamo trovato alcuni mortali che stanno
cercando di entrare nel Dunmanifestin."
"Quei diavoli, eh?" disse Cohen con piacere. "Dategli un assaggio dei vostri fulmini appena sfornati, questo è
il mio consiglio. È l'unico linguaggio che capiscono."
"Forse perché è l'unico linguaggio che usate." borbottò il menestrello, guardando gli dei intorno a lui.
"Sì, pensavamo che una cosa del genere sarebbe stata una buona idea." disse il dio. "Comunque, piacere, io
sono Fato."
"Oh, sei Fato?" disse Cohen, mentre raggiungevano il tavolo da gioco. "Ho sempre voluto conoscerti.
Pensavo che fossi cieco?"
"No."
"E se qualcuno ti mettesse due dita negli occhi?"
"Scusa?"
"Era solo un piccolo scherzo."
"Ha. Ha." dichiarò Fato. "Mi chiedo, o Dio del Pesce, se sei un bravo giocatore?"
"Mai stato un giocatore d'azzardo." disse Cohen, mentre un dado solitario comparve tra le dita di Fato. "Non
fa per me."
"Forse ti interesserebbe un po' di... rischio?"
Sulla folla calò il silenzio. Il menestrello guardò negli occhi senza fondo del Fato, e seppe che quando
giocavi a dadi contro il Fato il destino era già segnato.
Si sarebbe potuto sentire un uccello precipitare.
"Sì." disse Cohen, finalmente. "Perchè no?"
Fato gettò il dado sulla tavola.
"Sei" disse, senza rompere il contatto visivo.
"Bene." disse Cohen. "Quindi ora dovrei fare sei anch’io, vero?"
Fato sorrise.
"Oh, no. Tu sei, dopo tutto, un Dio. E gli dei giocano per vincere. Tu, o Potente, devi fare sette."
"Sette?" esclamò il menestrello.
"Non riesco a capire il motivo per cui questo dovrebbe presentare una qualche difficoltà", disse Fato, "per un
dio con il diritto di essere qui."
Cohen girò il dado più e più volte. Aveva i classici sei lati.
"Capisco che possa presentare qualche difficoltà." disse. "Ma solo per i mortali, naturalmente.”
Gettò il dado in aria una o due volte.
"Sette?" disse.
"Sette." rispose Fato.
"Potrebbe essere una questione nodosa." disse Cohen.
Il menestrello lo fissò, e sentì un brivido corrergli lungo la schiena.
"Ti ricorderai di questa frase, ragazzo?" aggiunse Cohen.

L’ Aquilone virò attraverso le nuvole più alte.


"Ook!" disse felicemente il Bibliotecario.
"Sta volando meglio di come faceva Leonardo!" esclamò Scuotivento.
"Dev’essere più… facile per lui." osservò Carota. "Sai... per il fatto di essere naturalmente atavico."
"Davvero? Ho sempre pensato che fosse un tipo abbastanza tranquillo. Tranne quando lo si chiama scimmia,
naturalmente."
L’Aquilone virò di nuovo, curvando attraverso il cielo come un pendolo.
"Ook!"
"’Se guardate fuori dalla finestra di sinistra potrete vedere praticamente tutto.’." tradusse Scuotivento.
"Ook!"
"’E se guardate fuori dalla finestra di destra, potrete vedere-‘ Santo cielo!"
C'era la Montagna. E lì, scintillante nella luce del sole, la casa degli dei. Sopra di essa, appena visibile anche
nell’aria brillante, scintillava l’imbuto nebbioso del campo magico che si scaricava al centro del mondo.
“Tu, ehm, ti consideri un uomo molto religioso?" chiese Scuotivento mentre le nuvole sferzavano la finestra.
"Credo che tutte le religioni facciano riflettere sopra alcuni aspetti di una verità eterna, sì." disse Carota.
"Gran discorso." disse Scuotivento. "Potresti anche farla franca."
"E tu?" chiese Carota.
"Be-eh... conosci quella religione per cui girare vorticosamente in cerchio è considerata una forma di
preghiera?"
"Oh si. I Giromani del Klatch."
"La mia è così, solo che si svolge più in... linea retta. Sì. Questo è tutto. La velocità è sacra."
“Quindi credi che ti dia una sorta di vita eterna?"
"Non eterna, in quanto tale. Più... beh, solo più, in realtà. Vita in più. Vale a dire", aggiunse Scuotivento,
"più vita di quanta non ne avresti se non andassi molto veloce in linea retta. Anche se le linee curve sono
accettabili in un paese dal terreno irregolare."
Carota sospirò.
"Sei solo un vigliacco in realtà, non è vero?"
"Sì, ma non ho mai capito cosa ci sia di sbagliato con questa idea. Ci vuole coraggio per scappare, sai. Un
sacco di persone sarebbero vigliacche quanto me se fossero abbastanza coraggiose."
Guardarono fuori dalla finestra. La montagna era più vicina.
"Secondo le note della missione", disse Carota, sfogliando il fascio di note frettolosamente scritte che Ponder
gli aveva dato in mano appena prima della partenza, "un certo numero di esseri umani sono entrati nel
Dunmanifestin in passato e sono tornati vivi."
"Tornati vivi di per sé non è di grande conforto." disse Scuotivento. "Con tutte le braccia e le gambe? Sani e
salvi? Con tutti gli arti minori?"
"Per lo più erano personaggi mitici." disse Carota, incerto.
"Prima o dopo?"
"Gli dei tradizionalmente guardano con favore al coraggio, l’audacia e la temerarietà." continuò Carota.
"Bene. Puoi andare per primo."
"Ook." disse il Bibliotecario.
"Ha detto che dovremo atterrare presto." disse Carota. "C'è una qualche posizione che dovremmo assumere?"
"Ook!" disse il bibliotecario. Sembrava stesse combattendo contro le leve.
“Che cosa vuoi dire con ‘sdraiati con le braccia incrociate sul petto’?"
"Eek!"
"Non hai visto cosa faceva Leonardo quando siamo atterrati sulla luna?"
"Ook!"
"E quello era anche un buon atterraggio." disse Scuotivento. "Oh, bene, peccato per la fine del mondo, ma
sono cose che succedono, eh?"
VUOI UN'ARACHIDE? TEMO PERÒ CHE SIA UN PO' DIFFICILE APRIRE IL PACCHETTO.
Una sedia spettrale fluttuava in aria vicino a Scuotivento. Un alone viola intorno ai margini del suo campo
visivo gli disse che si trovava improvvisamente in un piccolo spazio-tempo personale.
"Quindi ci schianteremo?” disse.
È POSSIBILE. TEMO CHE IL PRINCIPIO DI INDETERMINAZIONE STIA RENDENDO IL MIO LAVORO MOLTO
DIFFICILE. VUOI UNA RIVISTA?
L’Aquilone curvò e cominciò a scivolare dolcemente verso le nuvole intorno a Cori Celesti. Il Bibliotecario
fissò le leve, morse una delle due, tirò la maniglia della Leva del Principe Haran e poi si dondolò lungo la
cabina e si nascose sotto una coperta.
"Stiamo per atterrare in quel campo di neve." disse Carota, scivolando nel sedile del pilota. "Leonardo ha
progettato la nave per atterrare nella neve, no? Dopotutto-"
L’Aquilone non atterrò esattamente, ma baciò la neve. Rimbalzò in aria, scivolò un po', e la toccò di nuovo.
Ci furono altri balzi, e poi la chiglia scivolò in modo netto e senza intoppi sulla neve.
"Eccezionale!" disse Carota. "È come una passeggiata al parco!"
"Vuoi dire che ci attaccheranno, ruberanno i nostri soldi e ci prenderanno brutalmente a calci nelle costole?"
disse Scuotivento. "Potrebbe anche essere. Stiamo andando dritti verso la città. Hai notato?"
Guardarono avanti. Le porte del Dunmanifestin si stavano avvicinando molto rapidamente. L’Aquilone
affrontò un cumulo di neve e continuò a scivolare.
"Questo non è il momento di farsi prendere dal panico." disse Scuotivento.
L’Aquilone colpì la neve, rimbalzò in aria e volò attraverso la porta degli dei.
In mezzo alla porta degli dei.

"Quindi... sette e vinco io." disse Cohen. "Se il dado forma un sette, io vinco, no?"
"Sì. Naturalmente." disse Fato.
"A me sembra una possibilità su un milione." disse Cohen.
Tirò il dado in aria, ed esso rallentò mentre saliva, roteando fermamente con un rumore simile al fruscio
delle pale di un mulino a vento.
Raggiunse l’apice del suo arco e cominciò a cadere.
Cohen lo guardava fisso, assolutamente immobile. Poi ad un tratto la sua spada era fuori dal fodero e ruotava
di scatto in una curva complessa. Ci fu u rumore sordo ed un lampo verde nell’aria e...
... Due metà di un cubo d'avorio rimbalzarono dall'altra parte del tavolo.
Una atterrò mostrando il sei. L'altra atterrò mostrando l’uno.
Uno o due degli dei, tra lo stupore del menestrello, iniziarono
ad applaudire.
"Se ben ricordo, avevamo un patto?" disse Cohen, con ancora
in mano la sua spada.
"Davvero? E hai mai sentito il detto ‘Non si può imbrogliare il
Fato’?" disse Fato.
Hamish il Matto si alzò dalla sua sedia a rotelle.
"E tu hai mai sentito il detto ‘brutto figlio di buona donna’?"
urlò.
Come un solo uomo, o dio, l’Orda d’Argento si unì e sfoderò
le armi.
"Niente combattimenti!" gridò Cieco Io. "Questa è la regola
qui! Abbiamo il mondo su cui combattere!"
"Quello non era un imbroglio!” ringhiò Cohen. "Lasciare rotoli
di pergamena in giro per attirare gli eroi alla loro morte, quello
è un imbroglio!"
"Ma dove sarebbero gli eroi senza mappe magiche?" disse
Cieco Io.
"Molti di loro, ancora in questo mondo! " sbottò Cohen. "Non
pedine in qualche maledetto gioco!"
"Hai tagliato il dado a metà.” disse Fato.
"Fammi vedere dove c’è scritto che non potevo, nelle regole, allora! Già, perché non mi fai vedere le regole,
eh?" disse Cohen, saltellando dalla rabbia. "Fammi vedere tutte le regole! Che succede, signor Fato? Vuoi un
altro tentativo, vero? Lascia o raddoppia? Raddoppiamo la posta in gioco?"
"Bifogna ammettere che è ftato un bel colpo." disse Offler. Molte delle divinità minori annuirono.
"Che cosa? Sareste disposti a lasciarli stare qui a sconfiggerci?" disse Fato.
"Sconfiggerti, mio Signore." disse una nuova voce. "Suppongo che abbiano vinto. È riuscito ad imbrogliare il
Fato. Se si imbroglia il Fato, non credo sia scritto da nessuna parte che le opinioni del Fato contino più
qualcosa."
La Signora si fece avanti con grazia tra la folla. Gli dei si separarono per lasciarla passare. Riconoscevano
una leggenda nascere, quando ne vedevano una.
"E tu chi sei?" sbottò Cohen, ancora rosso di rabbia.
"Io?" la Signora aprì le mani. Un dado giaceva su ogni palmo, il punto solitario rivolto verso l'alto. Ma ad un
semplice movimento del suo polso i due si unirono, si allungarono, si intrecciarono, diventarono un contorto
serpente sibilante nell’aria- e scomparvero.
"Io... sono la possibilità su un milione." disse.
"Ah sì?" disse Cohen, meno colpito rispetto a quanto il menestrello pensava sarebbe dovuto essere. "E chi è
tutte le altre possibilità?"
"Sono anche quelle."
Cohen tirò su col naso. “Quindi non sei una donna."
"Ehm, non è davvero-" cominciò il menestrello.
"Oh, non è quello che dovevo dire, vero?" disse Cohen. "Avrei dovuto dire. ‘Ooh, mia graziosa signora,
molto obbligato’? Beh, non l’ho fatto. Si dice che la fortuna aiuta gli audaci, ma io dico che ho visto troppi
uomini coraggiosi entrare in battaglie da cui non sono mai usciti. Al diavolo tutto- che ti succede?"
Il menestrello stava fissando un dio sul bordo della folla.
"Sei tu, non è vero?" ringhiò. "Sei Nuggan, non è vero?"
Il piccolo dio fece un passo indietro, ma ha fece l'errore di appigliarsi al decoro.
"Taci, mortale!"
"Tu brutto, brutto... quindici anni! Quindici maledetti anni prima che io abbia mai assaggiato l'aglio! E i
sacerdoti avevano l’abitudine di alzarsi presto in campagna obbligandoci a saltare su tutti i funghi! E hai idea
di quanto costi una piccola barretta di cioccolato nella nostra città, e che cosa hanno fatto alle persone che
vengono prese con una di quelle?" il menestrello voltò le spalle all'Orda e avanzò verso il dio che stava
indietreggiando, la sua lira sollevata come una clava.
"Ti colpirò con un fulmine!" squittì Nuggan, alzando le mani per proteggersi.
"Non si può! Non qui! Quella roba la si può fare solo laggiù nel mondo! Tutto quello che puoi fare qui è
bluffare ed illudere! È solo bullismo. Questo è quello che sono le preghiere... è gente spaventata che cerca di
fare amicizia con il bullo! Sono stati costruiti tutti quei templi e... e tu non sei altro che un piccolo-"
Cohen gli appoggiò una mano sulla spalla.
"Ben detto, ragazzo. Ben detto. Ma è ora di andare."
"Broccoli." mormorò Offler a Sweevo, dio della Legna Tagliata. "Non puoi fbagliare con i broccoli.”
"Io ho proibito la pratica della panupunitoplastica." disse Sweevo.
"E cofa farebbe?"
"Non chiederlo a me. Ma almeno li ha spaventati.”
"Lascia solo che gli dia una-" gridò il menestrello.
"Ascolta, figliolo, ascolta." disse Cohen, cercando di trattenerlo. "Hai di meglio da fare con quella lira che
romperla sulla testa di qualcuno, giusto? Alcuni versetti – è incredibile come ti entrano nella testa.
Ascoltami, ascolta, hai capito quello che ti sto dicendo?... Ho una spada, ed è una buona spada, ma tutto
quello che questo affare maledetto può fare è rendere un uomo vivo, ascolta. Una canzone, invece, può
rendere un uomo immortale. Nel bene o nel male!"
Il menestrello si rilassò un po', ma solo un po'. Nuggan si era rifugiato dietro un gruppo di altri dei.
“Aspetterà solo fino a che non sarò fuori dai cancelli-" gemette il menestrello.
“Sarà troppo occupato! Truckle, aziona quell’accenditore!"
“Ah, il tuo famoso fuoco d'artificio." disse Cieco Io. "Ma, caro mortale, il fuoco non può danneggiare gli
dei..."
"Beh, in realtà", disse Cohen, "dipende dai punti di vista, giusto? Perché nel giro di un minuto o giù di lì, la
cima di questa montagna sembrerà un vulcano. Tutti nel mondo lo vedranno. Mi chiedo se crederanno ancora
negli dei?"
"Ah!" sogghignò Fato, ma alcuni degli dei più brillanti sembrarono improvvisamente riflettere.
"In ogni caso", continuò Cohen, "non importa che qualcuno riesca ad uccidere gli dei. Importa che qualcuno
ci abbia provato. La prossima volta, qualcuno ci proverà con più forza."
"Tutto quello che succederà sarà che voi morirete." disse Fato, ma gli dei più riflessivi si stavano
allontanando.
"Che cosa abbiamo da perdere?" disse Boy Willie. "Stiamo comunque per morire. Siamo pronti a morire."
"Siamo sempre stati pronti a morire." aggiunse Caleb lo Squartatore.
"Ecco perché abbiamo vissuto così tanto tempo." disse Boy Willie.
"Ma... perché siete così sconvolti?” chiese Cieco Io. "Avete avuto delle vite lunghe e spericolate, e il grande
ciclo della natura-"
"Ah, il grande ciclo della natura può mangiarsi il mio perizoma!" disse Hamish il Matto.
"E non in molti vorrebbero farlo." commentò Cohen. “Ed io non sono molto bravo con le parole, ma...credo
che lo stiamo facendo perché moriremo, capite? E perché un tizio ha raggiunto il bordo del mondo, da
qualche parte, ed ha visto tutti gli altri mondi là fuori ed è scoppiato in lacrime perché c'è solo una vita da
vivere. Così tanto universo, e così poco tempo. E non è giusto..."
Ma gli dei stavano guardando da un’altra parte.

******
Le ali si erano frantumate e staccate. La fusoliera, sfondata sui ciottoli, era slittata via.
"Ora è il momento di farsi prendere dal panico!" urlò Scuotivento. L‘Aquilone distrutto continuava a
strisciare attraverso il lastricato con un odore sempre più forte di legna bruciata.
Una mano pallida oltrepassò Scuotivento.
"Sarebbe opportuno", disse Leonardo, "aggrapparsi a qualcosa."
Tirò una piccola maniglia con l'etichetta ‘Sekarb’.
Ora l’Aquilone si fermò. In una sorta di maniera molto dinamica.
Gli dei abbassarono lo sguardo.
Un portello si aprì nello strano uccello di legno. Cadde e rotolò per un po’.
Gli dei videro una figura uscire. Sembrava essere, in molti modi, un eroe, se non che era troppo pulito.
Si guardò intorno, si tolse il casco e fece il saluto militare.
"Buon pomeriggio, o potenti." disse. "Perdonatemi, ma non dovrei metterci troppo tempo. E posso cogliere
l'occasione per dire a nome della gente del Disco che state facendo un ottimo lavoro?" marciò verso l'Orda,
oltre gli dei sbalorditi, e si fermò davanti Cohen. "Cohen il Barbaro?"
"Che te ne importa?" disse Cohen, in trance.
"Io sono il Capitano Carota della Guardia Cittadina di Ankh-Morpork, e sono qui per arrestarvi con l'accusa
di cospirazione per la fine del mondo. Non è necessario che dica nulla-"
"Non ho intenzione di dire nulla." disse Cohen, alzando la spada. "Voglio solo tagliarti quella fott--issima
testa-"
"Aspetta, aspetta un attimo." disse Boy Willie con urgenza. “Sai chi siamo?"
"Si signore. Credo di sì. Lei è Boy Willie, in arte Bill il Pazzo, Wilhelm il Macellaio, il Grande-"
"E hai intenzione di arrestarci? Hai detto di essere una specie di piedipiatti?"
“Esatto, signore."
"Abbiamo ucciso centinaia di guardie ai nostri tempi, ragazzo!"
"Mi dispiace sentirlo, signore."
"Quanto ti pagano, ragazzo?” chiese Caleb.
"Quarantatré dollari al mese, signor Squartatore. Con gli straordinari."
L'Orda scoppiò a ridere. Poi Carota estrasse la spada.
"Devo insistere, signore. Quello che state progettando di fare distruggerà il mondo."
"Solo questo pezzo, ragazzo." disse Cohen. "Ora potresti anche tornartene a casa e-"
"Sono stato molto paziente, signori. In segno di rispetto per i vostri capelli grigi-"
Ci fu un ulteriore scoppio di risa ed Hamish il Matto ebbe bisogno di qualche pacca sulla schiena.
“Un momento, ragazzi." disse tranquillamente la Signora McGarry. “Abbiamo pensato bene a quello che
stiamo facendo? Guardatevi intorno"
Si guardarono intorno.
“Allora?” chiese Cohen.
"Ci siamo io, e te", disse Vena, "e Truckle e Boy Willie ed Harnish e Caleb ed il menestrello."
"Quindi? Allora?"
"Siamo in sette." disse Vena. "Sette di noi, contro lui solo. Sette contro uno. E lui crede di salvare il mondo.
E sa chi siamo e nonostante questo vuole combattere contro di noi... "
"Pensi che sia un eroe?" ridacchiò Hamish il Matto. "Ah! Che razza di eroe lavora per quarantatré dollari al
mese? Con gli straordinari!"
Ma la sua risata fu l’unica nella quiete improvvisa. L'Orda poteva calcolare la peculiare matematica
dell’eroismo abbastanza rapidamente.
C'era, c'era sempre, all'inizio e alla fine... il Codice. Vivevano sul Codice. Se seguivi il Codice, diventavi
parte del Codice per chi seguiva te. Il Codice era. Senza il Codice, non eri un eroe. Eri solo un delinquente
con un perizoma.
Il Codice era abbastanza chiaro. Un uomo coraggioso contro sette... vinceva. Sapevano che era vero. In
passato, avevano tutti fatto affidamento su di esso. Maggiore è la disparità, maggiore è la vittoria. Così era il
Codice.
Dimentica il Codice, respingi il Codice, nega il Codice... e il Codice ti prende.
Abbassarono gli occhi sulla spada del Capitano Carota. Era corta, acuta e piatta. Era una spada da lavoro.
Non aveva rune sopra la lama. Nessuna aura mistica brillava sul bordo.
Se si crede nel Codice, tutto ciò era preoccupante. Una spada così semplice nelle mani di un uomo così
coraggioso avrebbe tagliato una spada magica come burro.
Non era un pensiero spaventoso, ma era pur sempre un pensiero.
"La cosa divertente", disse Cohen, "è che ho sentito dire una volta che ad Ankh-Morpork c'è un certo
piedipiatti che è il vero erede al trono, ma fa tacere tutte le voci perché gli piace essere una guardia… "
Oh cielo, pensò l'Orda. Un re in incognito... questa era roba da Codice.
Carota incontrò lo sguardo di Cohen.
"Mai sentito parlare di lui." disse.
"Morire per quarantatré dollari al mese." disse Cohen, reggendo lo sguardo. "Un uomo deve essere molto,
molto stupido o molto, molto coraggioso..."
"Qual è la differenza?" si intromise Scuotivento, facendo un passo avanti. "Sentite, non voglio interrompere
un momento drammatico, o quello che è, ma non stava scherzando. Se questo... barile esplode, distruggerà il
mondo. Aprirà... una sorta di buco e tutta la magia defluirà."
"Scuotivento?" esclamò Cohen. "Che ci fai qui, vecchio ratto?"
"Sto cercando di salvare il mondo." disse Scuotivento. Alzò gli occhi al cielo. “Di nuovo.”
Cohen sembrava incerto, ma gli eroi non indietreggiavano facilmente, neanche di fronte al Codice.
"Salterà davvero tutto in aria?"
"Sì!"
"Non è un gran che, come mondo.” mormorò Cohen. "Non più..."
"Che dire di tutti gli adorabili piccoli gattini-“ cominciò Scuotivento.
"Cuccioli." sibilò Carota, senza distogliere lo sguardo da Cohen.
"Cuccioli, volevo dire. Eh? Non pensate a loro?"
"Beh. Loro cosa?"
"Oh niente."
"Ma moriranno tutti." disse Carota.
Cohen si strinse nelle spalle.
"Tutti muoiono, prima o poi. Così ci viene detto."
"Non ci sarà nessuno che ricordi.” disse il menestrello, come se stesse parlando a se stesso. "Se non rimarrà
vivo nessuno, nessuno ricorderà."
L'Orda lo guardò.
"Nessuno si ricorderà chi eravate o cosa avete fatto." proseguì. "Non ci sarà nulla. Niente più canzoni.
Nessuno ricorderà."
Cohen sospirò.
"Va bene, allora diciamo che se io non-"
"Cohen?" disse Truckle, con voce insolitamente preoccupata. "Sai pochi minuti fa, quando hai detto ‘aziona
quell’accenditore?”
"Sì?"
"Volevi dire che non dovevo?"
Il barile stava iniziando a sfrigolare.
"L’hai azionato vero?" disse Cohen.
"Beh, certo! L’hai detto tu."
"Possiamo fermarlo?"
"No." disse Scuotivento.
"Possiamo correre più veloci di quella cosa?"
"Solo se riuscite a pensare ad un modo per percorrere dieci miglia molto, molto velocemente." disse
Scuotivento.
"Raccoglietevi qui intorno, ragazzi! Non tu, menestrello, questa è roba da spada... " Cohen fece un cenno
agli altri eroi, e si riunirono tutti. Non sembrò impiegare troppo tempo.
"D’accordo." disse Cohen, mentre si raddrizzava. "Ti sei segnato tutti i nostri nomi, signor bardo?"
"Ovviamente-"
"Allora andiamo, ragazzi!"
Sollevarono il barile dietro alla sedia a rotelle di Hamish. Truckle si voltò mentre cominciavano a spingere.
"Ehi, bardo! Sei sicuro di esserti annotato quel pezzo dove io-?"
"Ce ne stiamo andando.” gridò Cohen, afferrandolo. "Ci vediamo più tardi, Signora McGarry."
Lei annuì, e fece un passo indietro.
"Sai com'è." disse tristemente. "I miei pronipoti e tutto il resto..."
La sedia a rotelle si stava già muovendo velocemente.
“Cosa stanno facendo?” chiese Scuotivento mentre la sedia rotolava lungo la strada verso i lontani cancelli.
"Non ce la faranno mai a scendere giù dalla montagna abbastanza in fretta!" disse Carota, iniziando a
correre.
La sedia passò attraverso l'arco alla fine della strada e saltò sopra le rocce ghiacciate.
Mentre si affrettavano dietro di essa, Scuotivento la vide rimbalzare e volare in dieci miglia di vuoto. Gli
parve di sentire le ultime parole, mentre profondo tuffo cominciava:
“Non dovremmo gridare qualcosssssssaaaaaaaaahh..."
Poi la sedia e le figure e la botte diventarono sempre più piccoli e si unirono al nebbioso paesaggio innevato
e le rocce taglienti.
Carota e Scuotivento guardarono.
Dopo un po' il mago notò Leonardo, con la coda dell'occhio. L'uomo aveva le dita sul suo polso e contava a
bassa voce.
"Dieci miglia... hmm... considerando la resistenza dell'aria... aggiungendo tre minuti in più... sì... sì, in
effetti... dovremmo distogliere lo sguardo nel giro di... si… adesso. Sì. Penso che sarebbe una buona ide-"
Anche attraverso le palpebre chiuse, il mondo diventò rosso.
Quando Scuotivento strisciò verso il bordo, vide un piccolo cerchio lontano color nero e cremisi.
Diversi secondi dopo il tuono rimbombò sui fianchi di Cori Celesti, causando delle valanghe. E anche
questo, si spense.
“Pensate che siano sopravvissuti?" disse Carota, scrutando nella nebbia di neve smossa.
"Huh?" disse Scuotivento.
"Non sarebbe una vera e propria storia, se non sono sopravvissuti."
"Capitano, si sono immersi a circa dieci miglia in un'esplosione che ha appena ridotto una montagna in una
vallata." disse Scuotivento.
"Potrebbero essere atterrati in un cumulo di neve molto profondo su qualche sporgenza." disse Carota.
"O ci può essere stato uno stormo di passaggio di uccelli veramente grandi e morbidi?" propose Scuotivento.
Carota si morse il labbro.
"D'altra parte... dare la loro vita per salvare tutti... anche questo è un buon finale."
"Ma è stato per colpa loro che stavano per saltare in aria tutti!"
"È stato comunque molto coraggioso da parte loro."
"In un certo senso, suppongo."
Carota scosse tristemente la testa.
"Forse potremmo scendere e controllare."
"È un grande cratere ribollente di roccia liquida!" sbottò Scuotivento. "Ci vorrebbe un miracolo!"
"C'è sempre una speranza."
"Ah si? Ci sono sempre le tasse, anche. Non fa alcuna differenza."
Carota sospirò e si raddrizzò.
"Vorrei tanto che ti sbagliassi."
"Tu vorresti che mi sbagliassi? Vieni, torniamo indietro. Non siamo ancora esattamente fuori dai guai, no?"
Dietro di loro, Vena si soffiò il naso e poi nascose il fazzoletto nel suo corsetto corazzato. Era ora, pensò, di
seguire l'odore dei cavalli.

******

I resti dell’Aquilone erano oggetto di vivo ma ignorante interesse, tra le classi degli dei. Non erano certi di
cosa fosse, ma di sicuro lo disapprovavano.
"Io credo", disse Cieco Io, "che se avessimo voluto che le persone volassero, avremmo dato loro delle ali."
"Permettiamo già le fcope volanti ed i tappeti magici." disse Offler.
"Ah, ma sono magici. Magia... religione... c'è una certa associazione. Questo è un tentativo di sovvertire
l'ordine naturale. Chiunque potrebbe volarsene in giro su uno di quei cosi." alzò le spalle. "Gli uomini
potrebbero guardare dall'alto in basso i loro dei!"
Guardò dall'alto in basso Leonardo da Quirm.
“Perché lo hai fatto?" chiese.
"Mi avete dato le ali quando mi avete mostrato gli uccelli." disse Leonardo da Quirm. "Ho solo costruito
quello che ho visto."
Il resto degli dei non disse nulla. Come molte persone professionalmente religiose – e loro erano abbastanza
professionali, essendo dei – tendevano verso il disagio in presenza di qualcuno spudoratamente spirituale.
"Nessuno di noi ti riconosce come un adoratore." disse Io. "Sei un ateo?"
"Suppongo di poter dire che credo sicuramente negli dei." disse Leonardo, guardandosi intorno. Questo
sembrò soddisfare tutti tranne Fato.
"E questo è tutto?" domandò.
Leonardo ci pensò per un po'.
"Suppongo di credere nelle geometrie segrete, ed i colori sul bordo della luce, e la meraviglia in ogni cosa."
disse.
"Quindi non sei un uomo religioso, allora?" disse Cieco Io.
"Io sono un pittore."
"Questo è un ‘no’, quindi, vero? Voglio essere chiaro su questo."
"Ehm... non ho capito la domanda." disse Leonardo. "Come l’hai formulata."
"Noi non abbiamo capito le risposte." disse Fato. "Come le hai formulate."
"Ma immagino che ti dobbiamo qualcosa." dichiarò Cieco Io. "Non sia mai detto che gli dei siano ingiusti."
"Ma noi non lasciamo che dicano che gli dei sono ingiusti." disse Fato. "Se posso sugger-"
"Vuoi stare zitto!" tuonò Cieco Io. "Lo faremo alla vecchia maniera, grazie!"
Si voltò verso i viaggiatori e puntò un dito contro Leonardo.
"La tua pena", disse Cieco Io, "è questa: dipingerai il soffitto del tempio dei Piccoli Dei di Ankh-Morpork.
Tutto. Le parature sono in uno stato terribile."
"Ma non è giusto." disse Carota. "Non è un giovanotto, ed al grande Angelino Tweebsly ci sono voluti
vent’anni per dipingere quel soffitto!"
"Allora questo gli terrà la mente occupata." disse Fato. "E gli impedirà di pensare il tipo sbagliato di pensieri.
Questa è la punizione giusta per coloro che usurpano i poteri degli dei! Troviamo sempre del lavoro per le
mani oziose."
"Hmm." disse Leonardo. "Una quantità considerevole di ponteggi..."
"Un’immenfa quantità." disse Offler, con soddisfazione.
"E la natura dei dipinti?" chiese Leonardo. "Vorrei dipingere…"
"Il mondo intero." disse Fato. "Niente di meno."
"Veramente? Stavo pensando che forse un omogeneo color carta-da-zucchero con un paio di stelle…" disse
Cieco Io.
"Il mondo intero." disse Leonardo, lo sguardo fisso su qualche visione privata. "Con elefanti, e draghi, e
vortici di nuvole, e foreste incontaminate, e correnti marine, e uccelli, e grandi pianure gialle, e tempeste, e
creste montuose?"
"Ehm, sì." disse Cieco Io.
"Senza aiuti." disse Fato.
"Fe non le impalcature." disse Offler.
"Questo è mostruoso." esclamò Carota.
Cieco Io disse: "E se non sarà completato entro vent’anni-"
"-dieci anni." disse Fato.
"-dieci anni, la città di Ankh-Morpork sarà rasa al suolo con fuoco celeste!"
"Hmm, sì, buona idea." disse Leonardo, continuando a fissare il vuoto. "Alcuni degli uccelli dovranno essere
piuttosto piccoli..."
"È sotto shock." disse Scuotivento.
Il Capitano Carota era diventato calmo dalla rabbia, come il cielo un attimo prima di un temporale.
"Dimmi." disse Cieco Io. "C'è un dio delle Guardie?"
"No, signore." disse Carota. "Le guardie sarebbero troppo sospettose di chiunque si spacci per un dio delle
Guardie, per credere in lui.”
"Ma tu sei un uomo timorato degli dei?"
"Quello che ho visto degli dei, certamente mi spaventa a morte, signore. E il mio comandante dice sempre,
quando andiamo a fare il nostro lavoro in città, che quando si guarda allo stato del genere umano si è costretti
ad accettare l’esistenza degli dei."
Gli dei sorridevano con approvazione, pensando che era davvero una frase azzeccata. Gli dei hanno scarsa
comprensione per l'ironia.
"Molto bene." dichiarò Cieco Io. "E tu hai qualche richiesta?"
"Signore?"
"Tutti vogliono qualcosa dagli dei."
"No signore. Vi offro un’occasione."
"Tu vuoi dare qualcosa a noi?"
"Si signore. Una splendida occasione per mostrare giustizia e misericordia. Chiedo a voi, signore, di
concedermi un favore."
Ci fu silenzio. Poi cieco Io disse: “Sarebbe uno di quegli... oggetti in gomma, non è vero?... Con un
filo, e... mmm... dell’elio dentro, e delle... cose...” fece una pausa. "Forse vuoi uno di quegli affari che
danno ai bambini alle fiere?"
"No. Signore. Quello sarebbe un pallone, signore. Un favore è una richiesta."
"Tutto qui? Oh. Quindi?"
"Permettete che l'Aquilone venga riparato in modo che possiamo tornare casa-"
"Impossibile!" disse Fato.
"A me sembra ragionevole." dichiarò Cieco Io, fissando Fato. "Deve essere il suo ultimo
volo."
"Sarà l'ultimo volo dell’Aquilone, no?" chiese Carota a Leonardo.
"Hmm? Che cosa? Oh si. Oh, certamente. Quel progetto ha un sacco di errori. Il
prossimo- mmph!"
"Cosa è successo?" chiese Fato con sospetto.
“Quando?” disse Scuotivento con innocenza.
"Quando gli hai tappato la bocca con la mano?"
"Davvero l’ho fatto?"
"Lo stai ancora facendo!"
"I nervi." spiegò Scuotivento, lasciando la presa su Leonardo. "Sono stato un po' scosso, ultimamente."
"E anche tu vorresti un favore, Scuotivento?” disse Leonardo.
"Che cosa? Oh. Ehm... io preferirei un pallone, in realtà. Un palloncino blu." Scuotivento lanciò a Carota
uno sguardo di sfida. "E’ successo tutto quando avevo sei anni, va bene? C'era questa ragazza più grande...
con un ago. Non voglio parlarne.” vide che gli dei lo fissavano. "Non capisco cosa diavolo state guardando."
"Ook." disse il Bibliotecario.
"Anche il vostro animale vuole un palloncino?" disse Cieco Io. "Abbiamo un dio scimmia se desidera del
mango o qualcosa del genere..."
Nel gelo improvviso, Scuotivento disse "In realtà ha detto che vuole tre mila risme di carta, un nuovo timbro
e cinque litri di inchiostro."
"Eek!" disse il Bibliotecario, con urgenza.
"Oh, va bene. E un palloncino rosso anche, per favore, se sono gratis."

******

La riparazione dell’Aquilone fu abbastanza semplice. Anche se gli dei, nel complesso, non si sentono a
proprio agio attorno alle cose meccaniche, ogni pantheon, ovunque nell'universo, ritiene necessario avere
qualche piccolo dio –Vulcano, Wayland, Dennis, Efesto- che sa quali pezzi si incastrano tra di loro e questo
genere di cose. La maggior parte delle grandi organizzazioni, con loro rammarico e grossa spesa, deve avere
qualcuno del genere.

H arry il Malvagio emerse dal cumulo di neve, e spalancò la bocca per respirare. Poi venne nuovamente
spinto giù da una mano ferma.
"Quindi abbiamo un patto, allora, intesi?" disse il menestrello, che era inginocchiato sulla sua schiena e lo
teneva per i capelli.
Harry il Malvagio riemerse.
"Affare fatto!" ruggì, sputando neve.
"E se in seguito mi verrai a dire che non avrei dovuto ascoltarti perché tutti sanno che i Signori Oscuri non
possono essere attendibili, ti strangolo con un stringa di cetra! "
"Non hai rispetto!"
"Allora? Sei un malvagio ed infido Signore Oscuro, giusto?" disse il menestrello, spingendo di nuovo la
sputacchiante testa nella neve.
“Be', sì, certo... ovviamente. Ma il rispetto non costa niennn nn nnnnn."
"Tu mi aiuti a scendere ed io ti scriverò nella saga come il più perfido, malvagio, infido e depravato signore
della guerra che sia mai esistito, capito?"
La testa spuntò di nuovo, respirando affannosamente.
"Va bene, va bene. Ma devi promettere... "
"E se mi tradisci, ricorda che io non conosco il Codice! Non devo lasciare fuggire i Signori Oscuri!"
Scesero in silenzio e, nel caso di Harry, per lo più con gli occhi chiusi.
Di lato e molto più in basso, una pendice montana che ormai era una valle ancora fumava e ribolliva.
"Non troveremmo nemmeno i corpi." disse il menestrello, mentre cercavano un passaggio.
"Ah, allora vuol dire che non sono morti, visto?" disse Harry. "Devono aver tirato fuori qualche piano
all'ultimo minuto, puoi scommetterci."
"Harry-"
"Puoi chiamarmi Malvagio, ragazzo."
"Malvagio, hanno trascorso l'ultimo minuto cadendo giù da una montagna!"
"Ah, ma forse hanno scivolato attraverso l'aria, no? E ci sono tutti quei laghi laggiù. O forse sono atterrati
dove la neve era molto profonda."
Il menestrello fissava il paesaggio.
"Pensi davvero che siano riusciti a sopravvivere?" disse.
Ci fu un leggero lampo di disperazione sulla faccia di Harry.
"Sicuro. Naturalmente. Tutto quel parlare che ha fatto Cohen… era solo parlare. Non è il tipo da andarsene
in giro a morire. Non il vecchio Cohen! Voglio dire… non lui. Lui è unico nel suo genere."
Il menestrello osservò le Hublands davanti a lui. C'erano dei laghi e c'era della neve profonda. Ma l'Orda non
era a favore dell’astuzia. Se avevano bisogno dell’astuzia, la assoldavano. In caso contrario, attaccavano
semplicemente. E non si può attaccare la terra.
È tutto mescolato, pensò. Proprio come aveva detto quel Capitano. Dei ed eroi e selvagge avventure... ma
quando l'ultimo eroe se ne va, scompare tutto.
Non era mai stato appassionato di eroi. Ma si rese conto che aveva bisogno che loro fossero lì, come le
foreste e le montagne... avrebbe potuto anche non vederli, ma riempivano comunque una sorta di buco nella
sua mente. Una sorta di buco nella mente di tutti.
"Andrà bene." disse Harry il Malvagio, dietro di lui. "Probabilmente stanno aspettando che scendiamo."
"Che cos’è appeso su quella roccia?" chiese il menestrello.
Si scoprì, quando si arrampicarono fino a sopra le rocce scivolose, essere parte di una ruota in frantumi della
sedia a rotelle di Hamish il Matto.
"Non vuol dire nulla." disse Harry il malvagio, gettandola da parte. "Vieni, diamoci una mossa. Questa non è
una montagna su cui si desidererebbe stare, durante la notte."
"No. Hai ragione. Non lo è." disse il menestrello. Prese la sua lira e cominciò ad accordarla.
"E non vuol dire nulla."
Prima di voltarsi per andarsene, raggiunse una tasca a brandelli della sua veste e tirò fuori una piccola borsa
di pelle. Era piena di rubini.
Li gettò sulla neve, dove brillarono. E poi se ne andò.

C’ era un mucchio di neve profonda. Qua e là un buco suggeriva che la neve era stata spinta da
parte con grande forza da un corpo che era caduto, ma i bordi erano stati levigati dalla forza del
vento.
Le sette amazzoni atterrarono dolcemente, ed il problema con la neve era questo: c'erano delle impronte, ma
non sembravano comparire esattamente dove i cavalli camminavano o esattamente quando lo facevano.
Sembravano sovrapposte al mondo, come se fossero state disegnate prima e l'artista non avesse avuto molto
tempo per dipingere la realtà dietro di loro.
Attesero per un po'.
"Bene, questo è davvero scocciante." disse Hilda (soprano). "Dovrebbero essere qui. Loro sanno che sono
morti, vero?"
"Non siamo nel posto sbagliato, no?" chiese Gertrude (mezzosoprano).
"Signore? Se vorreste essere così gentili da smontare?"
Si voltarono. La settima valchiria aveva estratto la spada e stava sorridendo.
"Ma che diavolo. Tu non sei Grimhilda!"
"No, ma penso che probabilmente potrei battervi tutte e sei." disse Vena, gettando da parte l’elmo. "L'ho
spinta nella latrina con una sola mano. Sarebbe... meglio che voi tutte smontaste semplicemente da cavallo."
"Meglio? Meglio di cosa?" disse Hilda.
La signora McGarry sospirò.
"Di questo." disse.
La neve eruttò vecchietti.
" ‘Sera, signorina!" disse Cohen, afferrando le briglie di Hilda. "Ora vedi di fare come dice lei, o devo dire al
mio amico Truckle qui di chiedertelo? Lui tende ad essere un po'... incivile."
"Hur hur hur!"
"Come osi-"
"Non oso nulla, signorina. Ora scendi o ti faccio scendere io!"
"Beh, davvero!"
"Scusatemi? Dico io? Scusatemi?" disse Gertrude. "Siete morti?"
"Siamo morti, Willie?" domandò Cohen.
“Dovremmo essere morti. Ma io non mi sento morto."
"Io non sono mica morto!" ruggì Hamish il Matto. "Faccio fuori chiunque dica che sono morto!"
"Ecco un'offerta che non si può rifiutare." commentò Cohen, montando sul cavallo di Hilda. "In sella,
ragazzi."
"Ma... scusatemi?" disse Gertrude, che era una di quelle persone affette da cordialità terminale. "Dovevamo
portarvi alle grandi Sale dei Caduti. Ci sono praterie e maiale arrosto e gare di mangiate! Solo per voi!
Questo è quello che volevate! È tutto solo per voi!"
"Si? Grazie lo stesso, ma non verremo." disse Cohen.
"Ma è lì che gli eroi morti devono andare!"
"Non mi ricordo di aver firmato nulla." disse Cohen. Alzò gli occhi al cielo. Il sole era tramontato e le prime
stelle stavano uscendo. Ognuna era un mondo, eh?
"Non vuoi unirti a noi, Signora McGarry?" disse.
"Non ancora, ragazzi." Vena sorrise. "Non sono ancora pronta, credo. Verrà un tempo…"
"Giusto. Giusto. Noi andiamo, allora. Abbiamo un sacco di cose da fare... "
"Ma-" la Signora McGarry guardò dall'altra parte del campo innevato. Il vento aveva soffiato la neve sopra...
delle figure. L’elsa di una spada spuntava da un cumulo, e lì un sandalo era appena visibile.
"Siete morti o no?" disse.
Cohen osservò la neve.
"Be', a quanto vedo io, noi non pensiamo di esserlo, quindi perché dovremmo preoccuparci di quello che
chiunque altro pensa? Non l’abbiamo mai fatto. Pronto, Hamish? Allora seguitemi, ragazzi!"
Vena guardò mentre le Valchirie, litigando tra di loro, si facevano strada verso la montagna. Poi aspettò.
Aveva la sensazione che ci sarebbe stato qualcosa per cui valesse la pena di aspettare.
Dopo un po', sentì il nitrito di un altro cavallo.
"Stai raccogliendo?" domandò, e si voltò a guardare la figura che lo montava.
QUESTA È UNA COSA DI CUI PROPONGO DI NON METTERTI AL CORRENTE, disse Morte.
"Ma tu sei qui." disse Vena, anche se ora si sentiva molto più la Signora McGarry. Vena avrebbe
probabilmente ucciso alcune delle amazzoni solo per assicurarsi che gli altri prestassero attenzione, ma
sembravano tutte così giovani.
IO SONO, NATURALMENTE, OVUNQUE.
La signora McGarry guardò le stelle.
"In passato", disse, "se un eroe era stato davvero eroico, gli dei lo avrebbero messo tra le stelle."
I CIELI CAMBIANO, disse Morte. QUELLO CHE OGGI SI PRESENTA COME UN GRANDE CACCIATORE PUÒ
APPARIRE COME UN BICCHIER D'ACQUA NEL GIRO DI CENTO ANNI.
"Non mi sembra giusto."
NESSUNO HA MAI DETTO CHE LO DEBBA ESSERE. MA CI SONO ALTRE STELLE.

Alla base della montagna, nell’accampamento di Vena, Harry attizzò di nuovo il fuoco mentre il menestrello
sedeva e provava le note.
"Voglio che la ascolti." disse, dopo un po', e suonò qualcosa. Andò avanti, secondo Harry il Malvagio, per
una vita. Si asciugò una lacrima quando le ultime note si spensero.
"Dovrò lavorarci un po’ su." disse il menestrello, con una voce lontana. "Ma andrà bene?"
“Mi stai chiedendo se andrà bene?" disse Harry il Malvagio. "Mi stai dicendo che pensi di poter fare ancora
meglio?
"Sì."
"Beh, non è come... una vera e propria saga." disse Harry il Malvagio con voce roca. "Ha una melodia. Si
può anche fischiare. Beh, mormorare. Voglio dire, sembra anche una saga. Se una saga avesse la musica..."
"Bene."
"È… meravigliosa..."
"Grazie. Migliorerà quando l’ascolteranno più persone. È una musica fatta perché le persone la ascoltino."
"E poi... non abbiamo neanche trovato corpi, no?" disse il piccolo Signore Oscuro. "Quindi, potrebbero
essere vivi da qualche parte."
Il menestrello raccolse alcune note sulla lira. Le corde scintillavano.
"Da qualche parte." concordò.
"Sai, ragazzo." disse Harry, "Io non so nemmeno il tuo nome."
Il menestrello aggrottò le sopracciglia. Nemmeno lui ne era certo, non più. E non sapeva dove sarebbe
andato, o cosa avrebbe fatto, ma aveva il sospetto che la vita sarebbe potuta essere molto più interessante
d’ora in poi.
"Sono solo il cantastorie." disse.
"Suonala di nuovo." disse Harry il Malvagio.
Scuotivento sbatté le palpebre, guardò, e poi distolse gli occhi dalla finestra.
"Siamo stati appena superati da degli uomini a cavallo." disse.
"Ook." disse il Bibliotecario, che probabilmente voleva dire. "Alcuni di noi hanno i loro voli da fare."
"Pensavo di avertelo detto."
Spiraleggiando attraverso l'aria come un clown ubriaco, l’Aquilone scalò la colonna d'aria calda del cratere
distante. Era stata l'unica istruzione che Leonardo aveva dato prima di andare a sedersi tranquillamente nella
parte posteriore della cabina, il che stava seriamente preoccupando Carota.
"Se ne sta lì seduto a sussurrare cose come ‘dieci anni!’ e ‘il mondo intero!’." disse. "Ha avuto uno shock
terribile. Che razza di penitenza!"
"Ma lui sembra contento." disse Scuotivento. "E continua a disegnare schizzi. E non fa altro che sfogliare
tutte quelle foto scattate sulla luna."
"Poveretto. Gli ha colpito la mente." Carota si sporse in avanti. "Dovremmo tornare a casa il più presto
possibile. Qual è la solita direzione, ‘Seconda stella a sinistra e poi dritto fino al mattino’? "
"Penso che quella, molto probabilmente, possa essere la più stupida indicazione di astronavigazione mai
suggerita." disse Scuotivento. "Ci stiamo solo dirigendo verso le luci. Oh, e sarà meglio stare attenti a non
guardare dall'alto in basso gli dei."
Carota annuì.
"È molto difficile."
"Praticamente impossibile." disse Scuotivento.

E d in un luogo senza mappe, l'immortale Mazeda, il portatore del fuoco,


giaceva sul suo luogo eterno.
La memoria può giocare degli scherzi dopo i primi diecimila anni, e lui non era
abbastanza sicuro di quello che era accaduto. C'erano stati dei vecchi uomini a
cavallo, che erano piombati dal cielo. Avevano tagliato le sue catene, e gli
avevano dato da bere, e avevano fatto la fila per stringergli la mano raggrinzita.
Poi avevano cavalcato via, tra le stelle, più veloci di come erano arrivati.
Mazeda si sdraiò nella forma che il suo corpo aveva scavato nella pietra nel
corso dei secoli. Non era del tutto sicuro su quegli uomini, o perché erano
arrivati, o perché erano così felici. Era sicuro solo, in effetti, di due cose.
Era sicuro che fosse quasi l'alba.
Era sicuro di stringere, nella mano destra, la spada molto tagliente che gli
anziani uomini gli avevano dato.
E poteva sentire, arrivare con l'alba, il battito delle ali di un'aquila.
Stava cominciando a divertirsi.

E’
nella natura delle cose che coloro che coloro che salvano il mondo dalla distruzione
certa spesso non ottengono grandi ricompense per il fatto che, dal momento che la
distruzione non è avvenuta, le persone sono incerte su quanto certa poteva
effettivamente essere e sono, quindi, un po’ restie quando arriva il momento di
distribuire qualcosa di più sostanzioso delle lodi.
L’Aquilone era atterrato piuttosto rudemente sulla superficie ondulata del fiume Ankh e, come accade spesso
alle cose lasciate in giro che non sembrano appartenere a nessuno, diventò rapidamente la proprietà privata di
molte, molte persone.
E Leonardo iniziò la penitenza per la sua arroganza. Questo fu largamente approvato dal sacerdozio di Ankh-
Morpork. Era sicuramente il tipo di punizione che incoraggiava la pietà.
Lord Vetinari fu quindi molto sorpreso quando ricevette un messaggio urgente tre settimane dopo gli eventi
narrati, e si fece strada attraverso la folla al tempio dei Piccoli Dei.
"Cosa sta succedendo?” chiese ai preti che sbirciavano intorno alla porta.
"Questa è... una bestemmia!" esclamò Hughnon Ridcully.
"Perché? Che cosa ha dipinto?"
"Non è quello che ha dipinto, mio signore. Quello che ha dipinto è... è sorprendente. E lo ha finito!"

S opra la montagna, mentre le bufere imperversavano, c'era un bagliore rosso nella neve. Restò lì per
tutto l'inverno, e quando le tempeste primaverili soffiarono, i rubini scintillarono sotto il sole.
Nessuno ricorda il cantastorie. La canzone rimane.