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CAPITOLO PRIMO

Vulnerabilità, dipendenza, animalità

L'uomo è vulnerabile alla sofferenza ed è un dato di fatto che la


maggior parte di noi trascorre per lo meno una parte della pro-
pria vita afflitta da patologie di una certa rilevanza. Si tratta di
situazioni che dipendono peraltro in misura assai limitata dalla
nostra volontà. Molto spesso il nostro benessere personale, maga-
ri la nostra stessa sopravvivenza, sono legati significativamente ad
altre persone: basti pensare alle malattie del corpo, alle lesioni,
ai risultati di un'alimentazione inadeguata, alle patologie o ai
disturbi mentali, alle conseguenze della violenza o della negli-
genza umana; questa dipendenza da altri soggetti individuali in
relazione alla nostra difesa o al nostro sostentamento è partico-
larmente evidente nel caso della prima infanzia e della vecchiaia.
Tuttavia, tra la prima e l'ultima età della nostra vita, trovano il
loro posto periodi più o meno lunghi di dolore, malattie o altre
forme di disagio: alcuni di noi trascorrono in questa condizione
tutta quanta la loro esistenza.
Ouesti due dati di fatto, la vulnerabilità e la sofferenza da un
lato~ dall'altro la dipendenza da alt!_ ~omini, nelle loro diverse e
correlate manifestazioni, paiono tam:~~nte evidenti da far pensare
che non sia possibile dare una spiegazione credibile della condi-
zione umana senza riconoscere la centralità del loro ruolo.
Eppure, la storia della filosofia occidentale offre un quadro sostan-
zialmente diverso. A partire da Platone, fino a Moore e ai giorni
nostri, con ben poche e isolate eccezioni, si registrano soltanto
riferimenti secondari alla vulnerabilità umana e al dolore, e alla
loro connessione con la nostra dipendenza dagli altri. Certamente
non si possono chiudere gli occhi di fronte ad alcune evidenti limi-
tazioni umane e al conseguente bisogno dell'aiuto altrui, ma ad
essi si rifiuta di fatto di riservare una seria considerazione.
E allorché il malato, il sofferente o il disabile trovano posto nelle
pagine di un libro di filosofia morale, è in pratica sempre nella
ANilVlALI RAZIONALI VULNERABILITA, DIPENDENZA, ANIIvV\LITA 5

oggetto di benevolenza da parte dei veri agen-


IJ'-''00J.IJJ.Jl'-' avviene la vulnerabilità e la lo si ritro-
ìnvece, per tutto il corso della loro sono esse- va pari nel caso della dipendenza. La dipendenza dagli altri
n razionali, che godono di piena salute e non sono è riconosciuta da tutti come qualcosa di cui si ha
toccati da alcun problema. In altre parole, nei libri di filosofia per i propri scopi. Eppure si trascura di
morale, il disabile è un altro, qualcuno di diverso da noi, riconoscere in tutta sua portata il ruolo di questa dipendenza
a se stante, noi mai siamo possiamo essere in e dei modi in cui essa si radica proprio nella nostra vulnerabilità
preciso istante o potremmo benissimo essere nel futuro. e nelle nostre sofferenze. anni scorsi, la filosofia femmini-
Adam Smith è un di questo modo di sta ha cercato di porre rimedio a questa lacuna, non soltanto
ragionare, in per quale i approfondendo le correlazioni tra la svalutazione ruolo fem-
«piaceri della [ ... ] affascinano minile e la tendenza tipicamente maschile di i dati di
l'immaginazione come qualcosa di grande e Egli fatto della dipendenza, ma anche sottolineando l'importanza
nota che «nel languore della malattia e della fatica dell'età avan- della relazione tra madre e figlio come paradigma interpretativo
zata», noi smettiamo di essere attratti da simili piaceri, perché, delle relazioni morali, come ha sostenuto Held nei suoi
nella nostra situazione comprendiamo che ricchezza e scritti. Un'importante riflessione filosofica sulla natura della disa-
potere chi li possiede «ugualmente, se non in misura bilità e sulla condizione del disabile è stata condotta in tempi
giore, esposto alla paura e alla malinconia, alle soffe- ancora pm recenti, esempio, in Olanda da Hans S. Reinders
renze, al pericolo e alla morte» 1• Eppure, secondo Smith, sareb- e negli Stati Uniti da Eva Feder (quest'ultima ha contri-
be sbagliato alla nostra attenzione di mantenersi buito peraltro in maniera significativa ai dibattiti nell'àmbito de]
ferma su questa considerazione. femminismo) .
Ci si sbaglia in quanto si sposa una 'filosofia malinconica', si Ciò nonostante, questa riflessione è ancora ben lontana dal
accetta cioè l'effetto della «malattia o di uno spirito depresso» su poter incidere in maniera organica sulla linea dominante della
di un'immaginazione «costretta nel dolore e nella sventura,» così filosofia morale nelle società avanzate dell'Occidente. Ci''""-~'''"~
da perdere «l'attrattiva della di quella che abita del resto da stupirsi del contrario, nella misura in cui le caratte-
i ricchi palazzi dei nobili~>. Smith concede che l'immaginazione
di chi si trova «in una migliore condizione di salute o disposizio-
ne d'animo» possa condurre a quella che è in definitiva soltanto nrt''7"\o'\<.:ltA il lavoro ancora in via di elaborazione di H.S.
una seducente illusione di piacere e ma nt1ene lie1rtectz01u on lhe Future of Disabled
uefJentiencv and Rawlsian Equality,
che tali illusioni siano benefiche a fini economici. proprio
Boulder-CO
quest'inganno che stimola l'iniziativa del genere umano e lo
mantiene in continua attività». , persino un pensatore sensi-
bile come Smith, nel momento stesso in cui riconosce quanto la
malattia e la vecchiaia schiudano prospettive nuove per la com-
answers: t.nu
iYll!UIPI

prensione della vita umana, trova subito dei motivi per metterle titolo Love's Labor:
da parte. Così facendo, esprime una convinzione cliffo.sa nel- 1Je,venae11cv, Routledge, London & New York 1999, sarà
l'intera filosofia morale. il dibattito dei anni. Si veda
Philosophical on Disabilìty,
e la recensione che ne fa A. Silvers su «Ethics» 107
altro testo che probabilmente si rivelerà fondamentale è A. Silvers
1
Cfr. A. Smi th, The Sentiments, Clarendon Press, Oxford 1997; IV, - D. Wasserman - M. Mahowald, Di!Jerence, Discrimination: Perspectives on
Zanini, Teoria dei sentimenti morali, Rizzali, Milano ]ustice in Bioethics and Public Rowman and Littlefield, Lahnam-MD 1998
riportati nel testo è nostra). (con una di Lawrence Becker).
6 A"'\fIMALI RAZIONALI DIPENDENTI DIPE'\TDENZA, ANil'vL'\LITA 7

ristiche dell'eredità della filosofia morale occidentale sono quel-


le che ho appena messo in evidenza.
Ci sì chiede allora come potrebbe mutare il della filoso-
fia morale nel caso in cui i temi della vulnerabilità e del dolore e
quelli connessi della altri fossero considerati
essenziali la condizione umana. Per iniziare a rispondere a
questa domanda, bisognerebbe stabilire innanzitutto un adeguato
punto di le conseguenze delle ricerche filosofiche
dipendono infatti molto dagli assunti di partenza. Un
punto di possibile è quello riconoscere che le abitudi-
ni mentali che hanno consentito di oscurare la rilevanza del dato
del dolore e della occhi del filosofo morale non
soltanto sono ampiamente ma anche molto difficili da condizione animale
mettere fuori gioco. Esse sono, dopotutto, le nostre le identiche
cioè di una predisposizione mentale che molti di noi hanno che ci ,,.-,.c,rn'>L'.>1"~'"
sito, non soltanto in conseguenza personale nelle nerabilità alla disabilità nostre e altrui. Esse
ricerche di filosofia ma che hanno anche assorbito per mali razionali razionalità ani-
osmosi dal più ampio contesto culturale che da sfondo queste correlazione.
ricerche. Faremmo bene dunque a cominciare insinuando una
certa diffidenza critica nei confronti di noi perché, della
che sia il filosofico di cui facciamo uso nelle nostre r\'>rhre> dalla riaffermazione dell'animalità umana.
indagini, le risorse filosofiche che siamo in grado di mettere di
esposti al rischio di pensare
in termini che possono di capire proprio quale sia la
portata del cambiamento di punto cli vista che ci viene richiesto.
La disabilità, tanto fisica quanto morale, è un limite del corpo: segnamento:
di conseguenza, le abitudini mentali che implicano una negazio- animali
ne del dato della disabilità e della dipendenza, porteranno a una e poco
considerazione inadeguata delle dimensioni corporali della invece, anche e
nostra esistenza, quando addirittura non arriveranno a negarle. laddove Aristotele afferma che la razionalità è la caratteristica
Tale insufficienza o rifiuto è probabilmente fondato ed è sicura- intende dire che la razionalità
mente rinforzato nella misura in cui ci pensiamo e ci rappresen- non è una una caratteristica
tiamo diversi dagli animali, esenti cioè dalla rischiosa condizione che separa gli uomini dalla loro animalità. Naturalmente
di una mera animalità. Il bello è che questo tipo di auto-rappre- Aristotele non è caduto in la virtù che
sentazione al livello del pensiero quotidiano riesce a convivere che
senza particolari problemi con una convinzione teorica di tipo
evoluzionistico. il pregiudizio culturale è qualcosa che
frequentemente separa la percezione che l'uomo d'oggi ha di se a cura di
.iVleumm'(t Reale, ~"''"F'< • .,.,,
stesso dalla sua storia passata. Come se non il pregiudi- •
1
Cfr. Etica }\lìcom.achr:a, a
zio culturale trova talvolta delle apparenti conferme da di 1140b 4-6, 20-21.
ANIMALI RAZIONALI DIPENDENTI 9

Aristotele lui san attribuiva oltre che uomi- che realizza manufatti. «Per le cose dei
ni anche ad alcune animali sulla base della loro capacità di perché non ci fidiamo di noi
i"4·-~~L~~ Stando così
• cose, bisogna chiedersi ovviamente essere all'altezza di conoscerle . Tuttavia, è assai
1inrrn'1P\·1~ di alcune la dei nostri e
non-umani e la razionalità che caratterizza l'uo- Aristotele non ha colto il valore del dolore e della
diversi commentatori hanno questo dipendenza a causa dei suoi politici.
così facendo si sono tagliati la via alle Un altro ostacolo tipicamente aristotelico per una corretta
più concernenti le relazioni tra nostra percezione di queste realtà si deve due caratteristiche tipiche di
razionalità e nostra animalità. Essi hanno sottovalutato l'im- una concezione segnatamente maschile della virtù. Laddove
del che i nostri con l'i- Aristotele discute del particolare che abbiamo dell'ami-
dentità e le continuità di cizia, ci troviamo nell'avversità e nel egli sotto-
linea marcatamente che come tali
sono diversi dalle non accettare che altri
soffrano per le loro E arriva sostenere senza ter-
mento di mini che gli uomini che agiscono in quest'àmbito come fossero
del umano, l'anima non è l'intero essere donne non sono all'altezza della loro virtù
non corrisponde al mio .È una maschile. Inoltre l'uomo che secondo Aristotele
di noi 02."gigiorno si identificano con la tra-
Ut t. costituisce il dell virtuoso, rifiuta di accettare
forse andare a qualsiasi aiuto o consolazione da parte degli altri. «Si vergogna
che hanno portato nel ricevere benefici, accettarli d'inferiorità,
l'altro che io sono il mio corpo. mentre suo si ._......,.""'"'"-"" piuttosto di rn. E su questa
dimensione animale della nostra umanità non linea lo Stagirita che «SÌ ritiene poi anche che i
è evidentemente l'unico motivo che di cogliere il dato "'L'-' si ricordino
.......c.i;;. ............. ma non di colo-
Aristotele stesso accettava due
'-AJ.IJ'-'A"'"''-'''L,,C . .
roda cui hanno ricevuto benefici
di la di inferiore chi lo e invece
superiore) e dei benefici fatti sente
la razionalità pratica senza alcune 1.-,,...,..._..,""·.... li ricevuti, invece, con t
1

rienze - al da scrivere che hanno Aristotele - e con lui molti altri -,


scono anche di coloro che la teoria senza la nell'impostare la filosofia morale dal punto di vista di quanti si
pratica» 7 lui stesso, nell'àmbito dell'etica e della rifiu- ritengono superiori e autosufficienti e da di chi desume i
tava valore di chi in maniera criteri da quanti stessi come tali. Di conse-
più consistente effetti del dolore e della schiavi, di Smith di dare il
donne, la gente che nelle che va a riconoscimento al quando noi
cerchiamo di a questa carenza nella filosofia morale,

!bi, 114la 26-28.


6
Commento alla di san Paolo ai xv. l, 11; si noti " Etica Nìcornachea III, 3, 1ll2b l 0-11.
9
u111L1 ·~.1uca. di molti commentatori moderni, si riferisce agli Cfr. ìbi, 1171 b 6-12.
«altri animali».
=<•Y"»"=OCCH"'1>?>
IO !bi, 1124b 9-10.
7
iVIeta:fisica I, 1, Il lbì, 12-15.
10 ANiìVlALI RAZIONA.LI DIPENDENTI VULNERABILITA, DIPENDENZA, ANIMALITA 11

facciamo ricorso in buona sostanza a un armamentario di con- fronte ad alcune caratteristiche dell'agire razionale. en-
cetti, tesi e argomentazioni tipicamente aristotelici: benché trambi i generi di virtù sono necessari per rendere attuali le po-
Aristotele e alcuni aristotelici sostengano posizioni contro le tenzialità distintive specifiche dell'animale razionale che è l'uo-
quali non deve esser risparmiata la critica, bisogna riconoscere mo. La comprensione delle ragioni e delle modalità che le ren-
che è proprio Aristotele colui che ha offerto le migliori risorse di dono necessarie è una condizione essenziale per capire il loro
cui noi disponiamo ora come ora per identificare gli errori di posto nel genere di vita umana in cui può essere realizzata la vita
queste posizioni e per poterli correggere. Così sarà necessario a buona per l'uomo.
un certo punto usare Aristotele contro se stesso, talora con l'aiu- La domanda che sorge a questo punto riguarda il tipo di rela-
to di san Tommaso, per difendere tre tesi. zione sociale e di concezione del bene comune necessari perché
La prima riguarda quanto ci accomuna agli individui apparte- vengano sostenute e trasmesse all'interno di un gruppo sociale e
nenti ad alcune altre specie di animali intelligenti. Sosterrò nei attraverso di esso le virtù dell'indipendenza razionale e quelle
prossimi capitoli benché la nostra differenza da altre specie della dipendenza riconosciuta. Un terzo gruppo di argomentazio-
sia sicuramente di importanza, è ugualmente rilevante ni offre delle risposte a tali interrogativi e cercherò di dimostrare
che sia inizialmente, nella nostra primissima infanzia, sia più che né la figura dello stato nazionale moderno né la famiglia così
avanti, noi ci comportiamo nei confronti del mondo in modo come essa è intesa al giorno d'oggi possono rappresentare il tipo
assai simile agli altri animali intelligenti. Anche quando superia- di associazione sociale e politica di cui ci sarebbe bisogno.
mo alcuni dei loro limiti, non arriviamo mai ad affrancarci com-
da quanto abbiamo in comune con loro. Di fatto, la
nostra abilità nel superare quei limiti dipende in parte da alcune
di quelle caratteristiche animali: tra queste, la natura della nostra
identità.
Non è soltanto, come ho già detto, che i nostri corpi siano
corpi animali con l'identità e le continuità dei corpi animali.
L'identità umana è in primo luogo, se non addirittura soltanto,
corporea e di conseguenza è un'identità animale, ed è in riferi-
mento a quest'identità che le continuità delle nostre relazioni
con gli altri sono parzialmente definite. Tra le varie malattie che
ci affliggono ci sono quelle che alterano queste continuità -
amnesie o turbe della memoria, per esempio, o situazioni di sfi-
guramento, che impediscono agli altri di riconoscerci - così
come quelle che ci rendono disabili in altri modi.
Un secondo gruppo di tesi riguarda l'importanza morale del
non limitarsi semplicemente a riconoscere tali vulnerabilità e
dolori, ma anche le dipendenze che ne conseguono. La filosofia
morale moderna ha posto l'accento con molta ragione sull'auto-
nomia individuale, sulla capacità di compiere scelte indipenden-
ti. Cercherò di argomentare che proprio le virtù che garantisco-
no un agire razionale indipendente hanno bisogno di essere
accompagnate da quelle che chiamerò le virtù della dipendenza
riconosciuta. Non capire questo punto può renderci ciechi di
lismo evoluzionista
l'accento sulla distinzione
esseri umani nel ,.,.""''"''°"'""
smo razionalità
come una forma
dovremmo ormai aver storia umana,
essa sia stata, la storia naturale di una tra le
animali e che

del dibattito sulle relazioni tra Aristotele e Darwin rimandiamo a


r.r,• .-.,._.,,,.n
D'Aristote Darwin, r>t retour, Vrin, Paris 1971, in a L.
Jnr·11171r1·1n11 Natural The Ethics of Hurnan Nature, State
"'"'"'"''H" of New York
14 ANEvlALI DIPENDENTI L' RAZIONALE
16 ANll\!1ALJ DIPENDENTI L' RAZIONALE

era la sua idea nostre credenze i Sl


altri potessero essere in tera- tra gli esseri umani e
esteriore e dal loro animali. Si
Naturalmente è vero
ciò che
Tuttavia per-
sino 111

trova un suo

inizialmente una serie di


l'interazione con risposte interattive diventa un riconoscimento delle
di un dubbio cartesiano sui pensieri intenzioni contenute in una serie di ricono-
"'""'"'··"LJJ.J...., soltanto chi si colloca scimenti fatto che ciascuna intenzioni l'in-
tenzione che esser riconosciuta dagli altri
per l'influenza è. Tali riconoscimenti
conoscenza degli altri è in frasi del «Sl
di un'attenta condivisione e di

accumulato un bagaglio di
alle diverse situazioni.
sono ovviamente solo delle
trovare .,.,_.,~ ''""'., di re-i denti-
non abbiamo difficoltà ficazione e informati da un'attenzione ·r":.. .-r.urr'''"
mo diretta. per il momento ci interessa esclusiva-
mente il fatto che soltanto nella misura in cui ci inseriamo in una
trama di risposte riconoscimenti di e
è di nostro inserimento, noi siamo in grado di
gli altri e sentono, i loro
p1amo come s1en sentimenti riguardo nostri stessi e sentimenti.
In genere non dovrebbero nel caso della rela- In senso non vi una differenza sostanziale nell'identi-
zione tra due esseri umani. Ma mi azzarderei a sostenere che non ficare i e i sentimenti di individui ad altre
18 ANl~·L'\U RAZIONALI DIPENDENTI L'ANIMALE RAZIONALE 19

animali. Vicki Hearne ha una di trovare delle premesse dalle inferire come il cane si com-
di è implicato nella relazione di porterà, per prevedere se li morderà o meno. La contaminazio-
sviluppa tra addestratore ne a chi ne è affetto (o infetto?) di
livello nel l'addestratore bilire quell'unico di relazioni con cani o altri animali,
del cane, in maniera che quali i loro e sentimenti essere corretta-
ai suoi interventi e diventi mente interpretati, relazioni che trovano la loro
all'interno di un'attività interattiva. E quanto noi
a riconoscere l'interazione, sia con i bambini sia con
muove il manico del o gorilla, elefanti o delfini, è sufficiente per iniziare
il cane presta attenzione alle U.1'L'-'J.lLiV.l.11 con un certo tipo di teorie sugli animali.
destratore e riconosce le intenzioni nella A analisi si muovere almeno due tipi di criti-
misura in cui in modo piuttosto che in un altro. In che. La prima consiste nell'obiettare che sia ciò che dice Hearne
tal il cane non solo a rispondere comando di proposito deHa sua comprensione dei sia io sosten-
capisce anche si propone nel dei bambini, è - 'contaminato' - dalla teorizzazione
cui filosofica, esattamente corne comportamenti che lei critica.
Vicki Hearne potrebbe aver tratto la sua competenza da una
Poter comandare
lunga teoria di addestratori, da Senofonte fino William
di fatica[ ... ].
Koehler, ma ha appreso sui cani mostra un evidente debi-
lo farà a un passo
to nei confronti di ed è un dato di fatto che lei
lo stesso che
applichi alla pratica dell'addestramento la nozione di gioco lin-
fatto
Allo stesso modo, io ho sostenuto circa il modo
in cui i bambini imparano parlare, deriva fin troppo chiara-
mente da quanto dice Wittgenstein (particolarmente in
«sedersi in
e da idee sull'origine del significato
. La comprensio-
ricade nel concetto di 'sedersi' è dalla teoria di Peter Grice. Tuttavia, in entrambi i casi non si può
concludere da ciò che sia la le affermazioni per-
un modo per caratterizzare
,,,_H... LU" comunicando le sue~·-"~·"~ ... . ,........
L ... '-./
il tipo di d'interazione, senza la quale
Inoltre persino cani ben addestrati noi non saremmo in grado di attribuire pensieri e sentimenti
sono
avvicinati da che ha di altri, siano essi bambini, cani altro. Le di interpre-
come né tantomeno come tazione non sono ovviamente le stesse nei due di fatto
Sono quelli Hearne «bocconi naturali». I «bocconi del senso del richiamo all'esperienza è ricordarci che le
naturali sono quelle il cui approccio ai cani [ ... ] è rienze interpretative mediante le quali tali
. Essi sono coloro che sperano di sono vincolate in maniera determinante alle diverse
La risposta a quest'obiezione potrebbe essere
descrizioni della pratica e dell'esperienza di
Hearne, How to come di Hearne possano aiutarci a come
come capitolo m di noi di fatto attribuiamo pensieri, sentimenti e intenzioni ad alcu-
Ihi, p. 16. ne specie di animali non-umani, essi non hanno rilevanza alcuna
Jbi, p. 17. per alla domanda circa quale modo di attribuzione di
20 ANIMALI RAZIONALI DIPENDENTI

CAPITOLO TERZO

~~-'-H~•u.. pensiero, per e trova-


re applicazione per i concetti. E discutere su questo
- e la nostra discussione sarà una discussione filosofica -
soltanto se ciò negare che le argomentazioni filosofiche
di una correzione dal
Non sempre il filo- Gli animali intelligenti dei quali mi occuperò appartengono a
essere così» varie specie di delfini, in particolar modo il trunc~tus, o
di esperienza dicono delfino tursiope 1 , e il o delfino comune. Ci sono
«non è COSÌ». fare a situazione di impasse? altre specie di animali di cui mi sono interessato - scimpanzé,
Il mio nel suo complesso si in tre gorilla, cani, cavalli, elefanti - a cui farò riferimento in .qu~lche
alcuni fatti osservati a proposito esempio. se ho scelto i delfini, l'ho fatto pe~ ragiom b~n
a una particolare specie intelligente precise. Le attività dei delfini sono state oggetto di uno stud10
non-umana, i che a detta di molti che avuto a che molto ampio 2 • Il rapporto tra la loro massa cerebrale e quella cor-
fare con dimo-
porea è analogo a dei primati antropoidi più svilui:pati, e
strato che si senti-
la corteccia è altamente sviluppata, benché con un'architettura
menti, per agire, acqmsmone e di concetti. In diversa da quella della corteccia umana. I delfini vivono assieme
secondo presenterò alcune argomentazioni filosofiche, le
in gruppi o branchi con strutture sociali ben ?efini~e. Se.b?ene
quali concludono o che un sottoinsieme di queste attri- noi non capiamo ancora molto delle sequenze eh fischi e stnlh che
buzioni non essere che nessuna di esse essi emettono, è chiaro che essi sono altamente predisposti all'ap-
può esserlo. In conclusione porrò la se le descrizioni di
prendimento delle vocali e che comunican~ tra. l~ro in. r1.1olti
comportamento nella non giusti- modi diversi. Stabiliscono diversi tipi di legami sooah ed esibisco-
fichino la che non sono state no affetti e passioni. Sono soggetti alla paura e alla tensione. Sono
notate oppure alle quali non è stata la impor-
propositivi, disposti al gioco, e s'impegnano intenzionalmente in
tanza nelle argomentazioni della seconda parte. Sosterrò più esso 3 come anche nella caccia e in altre attività. Inoltre, ., ... ,.,.A,
avanti che distinzioni hanno delle importanti implicazio- molt~ meno affini all'uomo degli scimpanzé e dei gorilla, con i
ni in relazione alle nostre conclusioni circa gli animali in telli- quali l'uomo condivide assai di più in ragione ~ell' eredità dell' e~
gen ti non-umani e alla relazione degli uomini con gli altri ani- voluzione, essi sono in grado di interagire felicemente con gh
mali e con la loro stessa animalità. Comincio dunque dalla descri-
zione dell'attività di un tipo particolare di animale altamente
in te lligen te.
1
Si tratta della specie che in inglese è definita bottle-nose dolphin, a causa della
forma caratteristica del muso [N.d.T.].
2
I riferimenti più importanti circa l'attività dei delfini si trovano in. K. ~ryor -
K.S. N orris ( eds.), Dolphin Societies: Discoveries and Pu.zzles, U mvers1 ty of
California Press, Berkeley-Los Angeles 1991.
'' Cfr. K. Martin - K. Shariff - S. Psarakos - DJ White, Ring Bubbles of DoljJhins,
«Scientific American», 1996, 275.
RAZIONALI L'INTELLIGENZA DELFINI 23

ne

movimenti cor-
._U,LL ... u lo stesso
... ,
bene muove un azione verso
fine e a considerare fine come bene
. Così uomini sono orientati al fine in loro
hnows or know its natural world, in
.. , p. 359, inoltre K.S. Norris P.T. Dohl,
struclure and of cetacean schools, , Cetacean ii V.M. Bel'kovich al., Herd S!ntclurt'. and in - Norris (eds.),
Behavior: l'vledwnìsms and Functions, 1980. ~""'·"""·"··· pp. 69-70.
Cfr. Storia animali XLVHI, 63la 11eo t.of!7.ae I, q.
1
RAZIONALI

certo modo.

n1e e
sol-

e cominciare la
cui il resto

9Cfr. Bel'kovich et al., Herd Structure, H1irnti,no· and in


(eds.), Societies .. . , p. 43.
ANll\1ALI RAZIONALI L'INTELLIGENZA DEI DELFINI 27

...,." . ''""" non avesse riconosciuto che mrnore intervento


avevano non avrebbe certo cambiato direzione
per nuotare in trovavano le - a meno
che vi fosse qualche buona
momento che i del branco erano
di

giunge suo
per i delfini sia per
Si adesso
attribuite ai delfini di coloro che hanno con loro una
consuetudine: non soltanto relative
mezzo sì sia dimostrato UA•~ A~._ .._~
.... .. riconoscimento, all'identifi-
Così e i suoi colleghi rife- ma anche quelle che dimostrano
che avevano possesso e manifestazione la
un branco di di formulare intenzionalmente
in un secondo dei fini che
in alto mare, verso il resto del
risulta ,~.,.. _,.. ~
per attri-
~LL ~~~·A• di percezione
.....

e comunicazione delle circostanze allora evitare la conclusione che


rilevanti. che cioè i delfini .,..,.,..,,"'"'""" e sanno come
Che i delfini '-''"'·"-'""·"-"'"·'-"" tali capacità è evidente non soltanto carli. E a doverci inevitabilmente con-
ai loro ma anche ciò che LU"''"'''' filosofiche che
dì addestratori

autori abbiano inteso intendano con

know ìn ìts natural world, in


Norris .. , p.
11
Cfr. Etira Nicomachea x, 4, 117 4b
12
!bi,
I:\ A rn'<\TV><.:lf

dei
11
' Herman, lV7wt k11ows .. ., (eds.), Societies ... ,
p. 351
I