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PLATONE

Il tempo di Platone è caratterizzato da un decadimento della politica e la società e quindi dell’età d’oro
Ateniese. In quanto Platone era un aristocratico avvertiva In modo maggiore la crisi che vedeva anche
come crisi umana e volle trovare una soluzione per questa. In quel periodo avevano ucciso l’uomo più
giusto di tutti, Socrate e anche questo ha provocato il decadimento della società, quindi la crisi politica
deriva da una crisi intellettuale ed era necessaria una riforma globale dell’esistenza umana. Per permettere
ciò però si aveva bisogno di una nuova filosofia. Ma la filosofia di Platone non si concentra solamente sulla
dimensione politico-educativa ma su molte altre cose come la metafisica, gnoseologia, religione etica ,
pedagogia, matematica: Platone "globale".

LA FILOSOFIA DI PLATONE
La filosofia di Platone si ispirò molto a Socrate. La ricerca di Platone è uno sforzo di interpretazione della
filosofia di Socrate anche se comunque non tutta la sua filosofia è incentrata su di lui . Come Socrate,
Platone adotta il dialogo, infatti il dialogo è l’unico mezzo per esprimere in modo scritto la modalità
dell’indagine filosofica. Infatti la filosofia era percepita come un sapere aperto. Quindi era vista come un
grande sforzo per raggiungere una verità che l’uomo non possederà mai ma su cui bisogna continuare ad
interrogarsi.

FILOSOFIA E MITO
Una caratteristica di Platone l’uso dei miti per esporre dei concetti. I motivi per cui utilizza questo metodo
sono: 1 per comunicare in maniera più semplice e molto intuitiva la sua dottrina, 2 era utile per parlare di
realtà che vanno aldilà della razionalità e per spiegare qualcosa che non ha dimostrato ma si può ritenere
vero. Il mito di Platone ha senso solo se considerato insieme al discorso filosofico.

L’APOLOGIA DI SOCRATE E I PRIMI DIALOGHI


Platone durante il primo periodo della sua attività filosofica difende l’ideale di Socrate e va contro a quelle
dei sofisti. L’apologia sostiene che"Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta dall’uomo". Nel
Critone si pone la domanda sul fatto che sia meglio accettare la morte ed essere degli uomini giusti oppure
fuggire dal carcere e seguire i propri amici. Ma Socrate ritiene che sia un uomo deve morire e per il volere
del destino e non si può scappare. I capisaldi dell’insegnamento socratico sono: uno la virtù è una sola E si
identifica con la scienza, due in quanto scienza la virtù è insegnabile, tre nella virtù come scienza consiste
la felicità dell’uomo. Nei dialoghi minori Platone ammette ipoteticamente La tesi opposta a quella di Socrate
e fa vedere che questo non conclude nulla, confutando la. Secondo Socrate la virtù è solo una: la scienza.
Infatti esiste solo un valore, il bene che è unico come la virtù. Secondo Platone inoltre bisogna riconoscere
la propria ignoranza per raggiungere questa virtù. Infatti non può esistere una persona che conosca il bene
e faccia il male.

IL PROTAGORA
Protagora si definiva il maestro di virtù, Ma Socrate sostiene che la virtù di cui parla non è la scienza ma
solo delle abilità che ha acquisito nel tempo e che quindi non possono essere trasmesse. Platone esalta
l’insegnamento di Socrate e lo contrappone a quello dei sofisti quindi il Protagora scredita il loto valore
educativo.

L’EUTIDEMO
Viene spiegato il metodo eristico ovvero l’arte di battagliare a Parole e confutare qualsiasi cosa si dica che
sia vera oppure falsa. A questo concetto Socrate ribatte che in questo modo non ci sarebbe nulla da
insegnare e nulla da apprendere quindi l’eristica è inutile. Non mica cosa che si può insegnare e la
sapienza e l’unico modo per insegnarla è filosofando viene così fatto un invito alla filosofia. Il compito della
filosofia è l’uso del sapere a vantaggio dell’uomo.
IL GORGIA
Viene attaccata la retorica ovvero la persuasione che era indipendente dall’argomento di cui si trattava.
Invece per Platone questa persuasione poteva avvenire solo se ci si esprimeva riguardo all’oggetto trattato.
La retorica però non è un proprio oggetto e quindi non è un’arte. Può essere utile per difendersi da
un’ingiustizia commessa per non subire la pena. Ma secondo Platone questo non è un vantaggio perché
ormai il male, che è l’aver commesso questa ingiustizia, e non il subire la pena, è stato fatto. Secondo
callicle però l’ingiustizia era solamente una convenzione umana infatti la legge della natura è la legge del
più forte che non si cura della giustizia. Quindi si può sapere che una cosa è male e farla ugualmente. Ma
Platone ribatte che il più forte non è il più felice perché possa non piacere all’altro senza trarne
soddisfazione perché infatti la vera felicità è un bene è stabile perché se uno deve passare da un piacere
all’altro significa che prima aveva un dolore che andava colmato, quindi se arriva la conclusione che non
esiste piacere senza dolore e dolore senza piacere. Il bene e quindi consiste nel mettere a freno i propri
istinti e usare la ragione. Platone ritiene inoltre che chi fa il bene viva bene chi fa il male vive male in questa
vita e non nell’aldilà.

IL CRATILO E IL PROBLEMA DEL LINGUAGGIO


In quest’opera ci si chiede se il linguaggio sia il mezzo giusto per insegnare le cose. Ogni nome deve
imitare la natura della cosa non minata attraverso lettere sillabe, ma alcune parole come i nomi dei numeri
sono convenzionali e non rappresentano interamente la cosa a cui si riferiscono. Inoltre se si conosce il
nome di una cosa allora inevitabilmente si conosce quella cosa infatti i nomi presuppongono la conoscenza
delle cose. Nel Cratilo sono tre alternative nella teoria del linguaggio: 1 il linguaggio è pura convenzione
(per i sofisti, Democrito),2 Il linguaggio è prodotto dall’azione causale delle cose (per cratilo), 3 linguaggio è
la scelta di uno strumento per avvicinare l’uomo alla conoscenza delle cose (per Platone).

LA TEORIA DELLE IDEE


Nella prima fase di Platone, il filosofo difende le teorie di Socrate contrapponendosi a quelle sofistiche e
proprio andando contro alle loro dottrine elabora la teoria delle idee che rappresenta l’inizio della seconda
fase di Platone, oltrepassando le dottrine di Socrate.
La nascita dello sviluppo della teoria delle idee parte dall’approfondimento del concetto di scienza. Platone
ritiene infatti che la scienza deve essere stabile e immutabile. Sostiene anche che il pensiero rifletta
l’essere e quindi la mente è la riproduzione di qualcosa che esiste (realismo gnoseologico) si chiede però
quale sia l’oggetto che rappresenti la scienza arrivando a una conclusione. L’oggetto che la rappresenta
sono le idee. Queste idee sono un’entità immutabile e perfetta e insieme alle altre idee costituisce
l’iperuranio, una zona che è diversa da quella dove viviamo. Per il filosofo le cose sono solamente le copie
delle idee, quindi la concezione di idea di Platone è un modello perfetto delle cose del mondo in cui viviamo
che sono imperfette.

LA PROSPETTIVA DUALISTICA
Per Platone ci sono 2 gradi di conoscenza: l’opinione e la scienza, ovvero il dualismo gnoseologico. Ci
sono anche due tipi di essere distinti: le cose e le idee, ovvero dualismo ontologico. Quindi l’opinione è
mutevole e imperfetta perché rispecchia le cose che sono mutevoli e imperfette; la scienza è immutabile e
perfetta quindi anche le idee lo sono. Platone prende da Eraclito la teoria secondo cui il mondo è mutabile
e da Parmenide la teoria secondo cui l’essere è immutabile.
IL RAPPORTO TRA LE IDEE E LE COSE
Il rapporto tra idee e cose va in due direzioni in quanto le idee sono: 1 criteri di giudizio delle cose infatti per
dare un giudizio ad un oggetto ci riferiamo alle idee; 2 cause delle cose, per esempio due individui sono
uomini perché abbiamo un’idea di umanità. Il rapporto tra idee e cose non è ancora chiaro pur parlando di
mimesi (le cose imitano le idee) di metessi (le cose partecipano alle idee) e parusia (le idee sono presenti
nelle cose).
QUALI SONO LE IDEE
Ci sono le idee-valori quindi il bene, la bellezza, la giustizia e le idee matematiche (come le classi dei
numeri il quadrato il cerchio eccetera). Inoltre ci sono anche idee di cose naturali e idee di cose artificiali.
Anche se sono tante, le idee sono ordinate in una sorta di piramide con al vertice l’idea del bene. Nei testi
platonici non c’è un’esplicita conferma che il bene al vertice sia considerato come un creatore di tutte le
cose.

DOVE E COME ESISTONO LE IDEE


Le idee sono sparire le cose e formano l’iperuranio, sono trascendenti quindi vanno oltre le cose. Ma
l’iperuranio non è da collocare in un posto nell’universo fuori dalla terra, ma è semplicemente è un insieme
di idee e valori che non si trova in un luogo specifico.

COME SI CONOSCONO LE IDEE


Per riuscire a sapere come accedere alle idee, Platone utilizza la dottrina dell'anamnesi o reminiscenza
cioè afferma che prima che l’anima arrivi nel nostro corpo, abbia vissuto nel mondo delle idee e quando è
arrivata nel nostro mondo l’anima ricorda inconsciamente le cose che ha visto. Infatti per Platone
conoscere è ricordare. Platone prova questa teoria portando un esempio di un ignorante che se viene
interrogato nella maniera corretta può riuscire a rispondere a domande su argomenti che non conosce.

L’IMMORTALITÀ DELL’ANIMA
Nel Fedone, Platone prova l’immortalità dell’anima: 1 Una prima prova è quella dei contrari, infatti ogni cosa
si genera dal contrario (la morte si genera dalla vita e la vita si genera dalla morte); 2 la prova della
somiglianza, L’anima è simile alle idee e le idee sono eterne, 3 la prova della vitalità, infatti l’anima è
connessa all’idea di vita e quindi non può essere mortale. Nel fedone inoltre c’è una dottrina della filosofia
come preparazione alla morte perché se un filosofo per filosofare deve andare il oltre il corpo allora deve
prepararsi alla morte.

L’ANIMA È IL DESTINO: IL MITO DI ER


Platone ritiene che il destino è deciso in precedenza dall’anima quando si trovava nel mondo delle idee e
questa è una scelta libera, l’anima deve riuscire a scegliere bene, solitamente questa scelta è guidata dalle
esperienze che un’anima ha già vissuto nella vita precedente.

LA TEORIA DELLE IDEE COME ANTIDOTO AL RELATIVISMO SOFISTICO


Il relativismo sofistico secondo Platone è una filosofia che nega ogni punto di vista sulle cose che è stabile
negando ogni certezza. Quindi il filosofo deve trovare una forma di assolutismo e avere delle certezze
assolute e ci riesce grazie alla teoria delle idee perché presenta delle strutture ideali, stabili e oggettive.
Così il modo in cui l’uomo agisce non è più proprio dell’uomo ma diventa una cosa esterna. Quindi crolla il
relativismo sofistico. Anche il linguaggio che per i sofisti non era in grado di riprodurre l’essenza delle cose
secondo Platone è capace di descrivere l’essere.

LA FINALITÀ POLITICA DELLA TEORIA DELLE IDEE


Lo scopo di Platone con la teoria delle idee è quello di trovare delle definizioni e dei punti di vista che siano
comuni a tutta l’umanità così da superare la crisi dell’aristocrazia e le lotte tra diversi pensieri. Quindi se si
conoscono le idee e c’è una politica universale allora tutti gli uomini stanno bene e in pace.
LA DOTTRINA DELL’AMORE E DELLA BELLEZZA
Ci sono due dialoghi dedicati all’amore: il simposio e il Fedro. Il simposio considera l’oggetto dell’amore
quindi la bellezza mentre il Fedro considera l’amore come aspirazione alla bellezza.

IL SIMPOSIO
Pausania sostiene l’esistenza di un eros volgare è un eros celeste, uno rivolto ai corpi e uno alle anime.
Erissimaco vede l’amore come una forza grazie alla quale ci sono le proporzioni e l’armonia tra tutti
fenomeni. Aristofane sosteneva che gli uomini erano composti da due metà maschile, femminile una
maschile e una femminile che erano state divise da Zeus e tu non te la vita queste due metà vanno una in
cerca dell’altra per completarsi. Quindi le persone in vita si sentono incomplete. Socrate e quindi dice che
Eros è una mancanza e anche che l’amore non è bellezza: la bellezza è il fine dell’amore.Si vede la
bellezza di un singolo corpo Ma poi si nota che c’è anche in tutti gli altri corpi, successivamente ci si
accorge che al di sopra della bellezza dei corpi c’è quella dell’anima è ancora al di sopra c’è la bellezza
delle leggi e ancora la bellezza delle scienze. Al di sopra di tutte queste c’è la bellezza in sé che è perfetta
immutabile ed eterna. Sia così l’amore platonico che è un sentimento asessuato, Ma in realtà Platone non
spregia la corporeità anch’essa è specchio di bellezza quindi l’amore per Platone non è solo un sentimento
ma anche uno strumento per una conoscenza superiore.

IL FEDRO
Platone distingue l’anima in tre parti: la parte razionale, la parte desiderante e la parte coraggiosa. La prima
si trova nel cervello che domina gli impulsi corporei, la seconda si trova nel ventre e te da dove nascono gli
impulsi mentre la terza si trova nel petto e sostiene la prima parte e lotta per ciò che ritiene giusto. Platone
paragona tutto ciò ad un carro alato: l’anima è una biga alata guidata da un auriga e trainata da due cavalli
uno bianco che obbedisce e l’altro nero che non obbedisce. L’auriga è la parte razionale dell’anima, il
cavallo bianco la parte coraggiosa e quello nero rappresenta gli impulsi corporei irrazionali. Il cavallo bianco
cerca di andare verso l’alto dove si trova la ragione mentre il cavallo nero tira verso il basso, quando
l’anima per una colpa perse le ali, viene trascinata verso il basso dal cavallo nero e si incarna. L’Anima che
ha visto di più la parte dove è presente la ragione in vita sarà una persona che cercherà la verità e La
Sapienza, quella che ha visto meno invece sarà lontana da questa ricerca.

Nella persona che si è incarnata la bellezza risveglia il ricordo delle cose ideali. Quindi la bellezza è una
mediatrice tra la persona e il mondo delle idee e quindi è razionale.

LO STATO IDEALE
Tutti risultati dei dialoghi tra filosofi di cui Platone ha scritto sono riassunti nella Repubblica per descrivere
uno stato ideale è una comunità perfetta, Quindi governata da filosofi, ma Platone si chiede qual è lo scopo
di questa società e chi sono i filosofi. Lo scopo di questa società e la giustizia, Perché senza questa non
nascerebbe uno Stato. Lo Stato deve essere costituito da tre parti: i governanti la cui caratteristica è la
saggezza, i guerrieri la cui caratteristica è il coraggio e i lavoratori La cui caratteristica è la temperanza. La
giustizia si ha quando ogni cittadino compie il proprio dovere. Queste tre caratteristiche sono presenti
anche nell’anima e la giustizia nell’uomo si avrà solo quando queste tre parti dell’anima lavoreranno.
Per rispondere alla seconda domanda invece Platone sostiene che esistono vari tipi di individui, quelli
prevalentemente razionali quelli prevalentemente impulsivi e quelli prevalentemente soggetti al corpo e ai
suoi desideri. E l’appartenere a una di queste tre classi non dipende da dove nasci ma è un inclinazione
naturale.
IL COMUNISMO PLATONICO
Platone sostiene che per che ci sia la giustizia è uno Stato funzioni non ci devono essere proprietà private
e nelle classi superiori i beni devono essere in comune, i governanti Devono abitare in case piccole e
devono mangiare insieme e saranno proibiti loro e l’argento, perché il bene non deve essere solo di una
classe ma di tutti. Se la ricchezza e la povertà sono nocive. Inoltre la classe Che governa non deve avere
famiglia in quanto i governanti avevano in comune anche le donne. Ma non era vista come una
prostituzione infatti le donne avevano gli stessi diritti dell’uomo e parteciparono ugualmente alla vita
sociale. I matrimoni erano temporanei E venivano decisi dallo Stato per far nascere figli sani. Alla nascita i
bambini venivano portati via dai genitori così quando crescevano non sapevamo chi fossero i loro veri
genitori, ed era così una grande famiglia composta dalla Comunità intera.

LE DEGENERAZIONI DELLO STATO


Lo Stato che Platone rappresenta in realtà è solo un modello ideale ma non esiste. Lo Stato ideale
comunque è un’aristocrazia di filosofi. Ci sono quattro generazioni di questa: 1 la timocrazia ovvero il
governo fondato sull’onore, in questo modo i governanti cominciato a possedere terre e case, disprezzando
i sapienti. 2 l’oligarchia ovvero il comando riservato a pochi, gli uomini sono avidi e il loro scopo nella vita è
quello di risparmiare. 3 la democrazia, i cittadini si ribellano e sono liberi di fare quello che vogliono. 4 la
tirannide dove chi governa compie azioni crudeli sui suoi cittadini ed è schiavo delle passioni causandone
la sua infelicità.

ARISTOCRATICISMO PLATONICO
Platone era ostile alla democrazia. La divisione in classi della ”Repubblica” È utile perché si ha una
diversificazione delle attività in questo modo lo Stato è giusto in quanto lavora come un organismo dove
tutte le parti sono indispensabili. Inoltre Platone ritiene che la politica possa essere tenuta solo da una certa
parte della società e non da tutto il popolo con me nella democrazia. E la parte della società che può
tenerlo sono quelle più colpite e sapienti quindi i filosofi (lo Stato è una forma di Sofocrazia).

I GRADI DELLA CONOSCENZA E IL COMPITO DEI FILOSOFI


Ci sono 4° della conoscenza a cui corrispondono 4° della realtà. La conoscenza sensibile all’opinione che è
mutevole: la congettura che ha per oggetto le ombre delle cose; la credenza. La conoscenza razionale che
è immutabile: la ragione matematica che ha per oggetto le idee matematiche; l’intelligenza filosofica che ha
per oggetto le idee.
Secondo Platone la filosofia supera la matematica perché è una forma suprema di conoscenza. In quanto
si occupa dei problemi dell’uomo e della città all’Interno della politica.

I GRADI DELL’EDUCAZIONE
Divide inoltre la conoscenza in 4 parti: La 1^ (conoscenza sensibile - mondo mutabile) si divide in
immaginazione (impressioni superficiali) e credenza (percezione chiara), la seconda invece (conoscenza
razionale - mondo immutabile,idee) si divide in ragione matematica (idee matematiche) e intelligenza
filosofica (idee-valori). Platone ritiene che la filosofia sia comunque superiore alla matematica in quanto la
prima fa ipotesi per occuparsi dei problemi dell’uomo e della città, la seconda invece fa ipotesi indimostrate.
La matematica grazie ai metodi di misura passa dalla conoscenza sensibile alla conoscenza razionale
infatti si riescono a raggiungere conoscenze che non sono più soggettive ma oggettive. Le discipline della
matematica sono: l’aritmetica (arte del calcolo), la geometria (scienza delle cose immutabili), l’astronomia
(scienza del movimento dei cieli), la musica (scienza dell’armonia). I filosofi studiano musica, ginnastica,
discipline propedeutiche e infine filosofia, devono poi cimentarsi nelle cariche militari e solo alcuni potranno
infine accedere al governo dello Stato.
IL MITO DELLA CAVERNA
Grazie al mito della caverna Platone spiega la teoria della conoscenza e dell’educazione. In questo mito
degli schiavi (uomini) sono incatenati (ignoranza e passioni) in una caverna (mondo) e costretti solo a
guardare delle ombre (immagini superficiali) proiettate grazie al fuoco (principio che fa conoscere le cose)
da dietro un muro da delle statuette (cose del mondo) che gli schiavi scambiano per realtà. Uno schiavo
riesce a liberarsi (conoscenza e filosofia) e capisce che la realtà è quella fuori dalla caverna (idee) e non
riesce inizialmente a guardare il sole (idea del Bene), guarda quindi l’acqua (idee matematiche che
preparano), e riesce poi a guardare il sole (filosofia assoluta). Per rendere partecipi i suoi compagni torna
nella caverna (rendere tutti partecipi) e non riesce più a distinguere le ombre (filosofo disabituato alle cose)
venendo quindi deriso (sorte dell’uomo di pensiero) da quest’ultimi che continuano a lodare chi riesce a
distinguere meglio le ombre (premio dei falsi sapienti) e lo uccidono (sorte di Socrate)

LA CONCEZIONE PLATONICA DELL’ARTE


Platone esclude l’arte dalle discipline educative per 3 motivi: il 1^ è il fatto che l’arte è "imitazione di
un’imitazione" in quanto imita cose ed eventi naturali che a loro volta imitano idee, il 2^ è che essa può
corrompere gli animi e i governanti devono tenere a bada le proprie emozioni e il 3^ è il desiderio di
eliminare il primato che questa (anche la poesia) aveva nell’insegnamento. La musica non viene lo stesso
studiata in quanto segue degli schemi matematici e alcune sue tipologie aumentano il coraggio, come i miti,
continuati a utilizzare da Platone.

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