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IL POPOLO MAPUCHE ALL’INTERNO

DELLO STATO DEL CILE.

Melissa Vassallo

Per la stesura di questo elaborato mi sono servita di 3 articoli scientifici qui sotto riportati:

1. Indigenous Peoples, Human Rights and Natural Resource Development: Chile's Mapuche
Peoples and the Right to Water di Lila Barrera-Hernandez.

2. Natural Resources Claims, Land Conflicts and Self-Empowerment of Indigenous Movements in


the Cono Sur - The Case of the Mapuche People in Chile di Alexandra Tomaselli.

3. Prisons of ethnicity: Experiences and Practices of the Mapuche Resistance Subjected to


Political Violence in the Era of Multiculturalism di Fabienne le Bonniec.
Panoramica storico-sociale

Il popolo Mapuche è attualmente il terzo gruppo indigeno più grande dell’America Latina. Come
succede in molti paesi del continente, il controllo e l’amministrazione delle risorse naturali nei
territori tradizionali è comunemente motivo di conflitto tra comunità e l’apparato giudiziario dei
vari stati le quali leggi spesso falliscono nel tentativo di ottenere un bilanciato sviluppo economico
insieme all’attenzione per i diritti delle comunità autoctone.1 La comunità indigena dei Mapuche
affonda le sue radici nel periodo precoloniale durante il quale i suoi territori si estendevano dal
confine nord, ove fioriva l’impero Inca2, fino ad arrivare approssimativamente a metà dell’odierno
Cile e Argentina.3 Nella loro lingua tradizionale il termine mapu corrisponde a ‘terra’ mentre che
significa ‘popolo’ (ovvero il gruppo sarebbe chiamato ‘popolo della terra’), questo potrebbe esserci
d’aiuto per provare ad avvicinarci alla loro cosmovisione la quale si fonda soprattutto sull’intenso
legame che provano nei confronti della natura. Dopo anni di lotte e resistenza nei propri territori, i
Mapuche, sono stati obbligati con la forza a lasciare circa i due terzi delle terre ancestrali e sono
stati spinti verso una vita di sussistenza spesso al limite della soglia di povertà.4 Nonostante ciò, il
suddetto popolo costituisce circa l’8% dell’intera popolazione cilena e conta 200,000 persone
residenti in Argentina.

Alcune cause del conflitto

Le richieste di questo popolo appaiono chiare, essi vorrebbero un pieno e non soltanto apparente
riconoscimento dei propri diritti: tra questi i più importanti sono, il diritto di rimanere all’interno dei
propri territori ancestrali e il diritto all’accesso ad alcune risorse come l’acqua, alla quale sono
spiritualmente, culturalmente e materialmente legati da secoli. L’inasprimento di politiche
repressive da parte dello stato cileno, più volte giustificate dalle autorità sia centrali che locali sulla
base di un discorso volto alla protezione della cittadinanza5, ha fatto sì che venisse legittimata la
costrizione prodotta dallo stato nei confronti di alcune organizzazioni e comunità Mapuche perché
ritenute parte dell’area più radicale 6, ovvero per motivi di sicurezza, le autorità stanno restringendo
la libertà di associazione e riunione delle comunità. La causa maggiore di conflitto per questa
popolazione riguarda, per l’appunto, la rivendicazione dei propri terreni. Le numerose ricerche che
sono state fatte su questo argomento dimostrano come le loro richieste non siano nuove, e come la
questione del riconoscimento territoriale di questo popolo sia infatti ormai secolare. Nonostante

1
Barbera-Hernandez, Lila. "Indigenous Peoples, Human Rights and Natural Resource Development: Chile's Mapuche
Peoples and the Right to Water." 1-2 Ann. Surv. Int'l & Comp. L. 11 (2005): 1.
2
che non era mai riuscito a sottometterli a causa della loro bellicosità,
3
Errázuriz, Germán. "El pueblo Mapuche: Historia, medicina y proyectos de coexistencia en el área de la salud
(Primera parte)." Revista chilena de pediatría 77, no. 3 (2006): 290-294.
4
Sznajder, Mario. "El problema mapuche en Chile." Estudios interdisciplinarios de América Latina y el Caribe 5, no. 2
(2015).
5
Ad esempio attraverso la legge antiterrorista 18.314 adottata sotto il governo militare di Augusto Pinochet, la quale
esclude la presunzione di innocenza e consente quindi l'arresto di qualsiasi persona accusata di aver commesso il reato
fino a quando il caso non viene esaminato; Stabilisce inoltre procedimenti penali che violano il giusto processo.
6
Le Bonniec 2004
durante l’epoca della Riforma Agraria sotto il governo Allende, risalente agli anni 70, siano stati
restituiti numerosi territori alle comunità, quest’ultime durante il periodo di dittatura militare di
Pinochet (1973-1990) sono state nuovamente derubate di molte loro terre.

Recenti sviluppi

Nel 1993 in Cile fu creata, attraverso la “Ley indigena” 7, la “Corporación Nacional de Desarrollo
Indígena” (CONADI) la quale ha come obiettivo la promozione, coordinazione ed esecuzione dei
piani di sviluppo statali riguardanti le persone appartenenti alla popolazione indigena. La suddetta
corporazione ha come organo centrale il CONADI National Council formato da 17 membri, 8 dei
quali eletti dalle comunità indigene. La Ley indigena ha come altri punti: il riconoscimento
dell’esistenza della etnia indigena, la costituzione di un fondo per la ridistribuzione dei territori e
delle risorse d’acqua agli indigeni (art 20-22) e la costituzione di un altro fondo creato ad hoc per il
finanziamento di programmi specifici per lo sviluppo dell’economia indigena (art 23-37)8. Nel 2004
Rodolfo Stavenhagen, antropologo e sociologo specializzato nella difesa dei diritti dei popoli
indigeni e figura demandata ad intrattenere i rapporti politici tra comunità e stati, portò alla luce
alcune problematiche relative alle richieste emanate dalle minoranze, tra le quali: la lentezza e il
sotto finanziamento della procedura atta alla ridistribuzione delle terre, lo sfruttamento eccessivo
dei territori concessi alle popolazioni autoctone e il controverso riconoscimento dei diritti
riguardanti l’acqua9 Nel 2009, il Relatore Speciale per la situazione dei diritti e libertà fondamentali
dei popoli indigeni delle Nazioni Unite, James Anaya, ha sottolineato la necessità di adottare una
procedura per il riconoscimento formale delle terre tradizionali occupate dalle comunità locali,
aspetto altresì evidenziato durante la quinta revisione periodica dei diritti umani in Cile e
formalmente garantita dalla Ley Indigena (Art. 12(2)); la costruzione di impianti idroelettrici e altri
progetti dannosi per l'ambiente; la questione del diritto all’acqua; e, in una specifica sezione, il
problema delle occupazioni del territorio condotte dai Mapuche seguite, spesso da violenti
repressioni da parte della polizia. 10 Fino al 2009, la CONADI ha comprato e ridistribuito alle
popolazioni indigene circa 657.520 ettari di terreni ma non senza problemi; apparentemente non
tutti i territori restituiti potevano essere redditizi, infatti più del 40% dei territori comprati tra il 2000
e il 2005 e successivamente restituiti era scarsamente fertile. 11 Inoltre, la procedura per presentare la
richiesta al fondo per l'acquisizione di terreni era confusa e i prezzi dei terreni aumentarono in
modo decisamente speculativo. Tutto ciò che portò inevitabilmente ad un ritardo nel processo di
restituzione. In aggiunta, è opportuno precisare che la quantità di terre nelle mani di proprietari

7
Ley Indigena, Law No. 19.253, enacted on 5 October 1993
8
Tomaselli, Alexandra. "Natural resources claims, land conflicts and self-empowerment of Indigenous movements in
the Cono Sur–The case of the Mapuche People in Chile." International Journal on Minority and Group Rights 19, no. 2
(2012): 153-174.
9
UN Doc. E/CN.4/2004/80/Add.3, p. 2, and paras. 19-27 See also supra note 12 on Article 24 of the Chilean
Constitution and the right to property with regard to water and springs.
10
Tomaselli, Alexandra. "Natural resources claims, land conflicts and self-empowerment of Indigenous movements in
the Cono Sur–The case of the Mapuche People in Chile." International Journal on Minority and Group Rights 19, no. 2
(2012): 153-174
11
V. Toledo Llancaqueo, 'Presupuesto del Sector Ptiblico y Politicas Indlgenas. Chile 1994- 2008', Documentos de
Politicas Ptiblicasy Derechos Indigenas - Informe No 36, Santiago, 28 October 2007, p. 4
privati e aziende, non può essere nemmeno paragonabile, ai territori ottenuti dalle comunità
attraveso suddette redistribuzioni e le proteste e le occupazioni di terre da parte dei Mapuche sono,
in tal modo, diventate sempre più ricorrenti.

Caso studio: il progetto Pangue-Ralco

Come già detto uno dei temi centrali riguardanti i diritti del popolo mapuche è quello che concerne
l’accesso di alcune comunità all’ acqua, detto ciò ritengo interessante riportare un caso di studio che
si focalizza sulla diga di Pangue-Ralco e più generalmente sull’esperienza conflittuale del popolo
Mapuche in relazione allo sviluppo idroelettrico del Cile nei loro territori tradizionali. Nel 1989 il
governo cileno ha approvato un ambizioso piano di sviluppo idroelettrico rivolto alla parte
superiore del fiume Bio Bio in concomitanza delle terre tradizionali Mapuche, anch’esso chiamato
come: “Progetto Pangue-Ralco”. Quest’ultimo consisteva nella costruzione e gestione di una serie
di dighe edificate lungo il fiume Bio Bio, nonché nella creazione di un’infrastruttura di supporto
aggiuntiva per la generazione di energia situata nel valico di Ralco. Il progetto doveva essere
intrapreso da una nuova società privatizzata, con nome ENDESA, la quale riceveva finanziamenti
dall'International Financial Corporation (IFC), una filiale del World Bank Group.12 La costruzione
della centrale elettrica di Ralco, implicò lo sradicamento e il trasferimento forzato di numerose
famiglie e membri delle comunità Mapuche, tra le quali famiglie e proprietari indigeni che si
opposero al progetto e si rifiutarono di venire cacciati dalle loro terre ancestrali. È ormai tristemente
noto come la società promotrice del progetto, ENDESA, durante gli anni del conflitto abbia
applicato una politica sistematica, permanente e oppressiva nei confronti della popolazione
indigena, in modo tale da rompere e smantellare la sua iniziale opposizione al progetto, irrompendo
nelle vite e nelle terre Mapuche senza alcun riguardo delle loro abitudini, ignorando i loro modi
collettivi di prendere decisioni ed esercitando pressioni intollerabili sui suoi membri. Come se non
bastasse, oltre ciò, vi erano serie preoccupazioni riguardanti gli impatti del progetto sul fiume Bio
Bio, in particolare per ciò che concerne il suo ecosistema e le comunità limitrofe da esso dipendenti.
È stato sostenuto che il naturale corso del fiume sarebbe, infatti, stato modificato e che la qualità
dell'acqua sarebbe stata alterata in modo tale da non essere più adatta per gli usi umani e tradizionali
dei residenti della zona. 13 La società spagnola ENDESA fu citata più volte a giudizio dalle comunità
che abitavano il luogo interessato e che si sentivano danneggiati per quanto riguarda la loro
possibilità di accesso all’acqua. La questione era il diritto di ENDESA di poter alterare il corso del
fiume, in modo tale da possibilmente danneggiare le popolazioni limitrofe aventi diritto di accesso
alla risorsa. La corte suprema del Cile si pronunciò in favore della società in quanto, secondo lei,
non stava limitando in alcun modo gli aventi diritto all’acqua. Nonostante le incessanti
manifestazioni di protesta da parte della cittadinanza, la prima diga prevista da suddetto progetto, la
diga Pangue, fu costruita intorno al mese di settembre del 1996. Contenta di questo risultato la

12
Barrera-Hernández, Lila. "Indigenous Peoples, Human Rights and Natural Resource Development: Chile's Mapuche
Peoples and the Right to Water." Annual Survey of International & Comparative Law 11, no. 1 (2005): 2.
13
Barrera-Hernández, Lila. "Indigenous Peoples, Human Rights and Natural Resource Development: Chile's Mapuche
Peoples and the Right to Water." Annual Survey of International & Comparative Law 11, no. 1 (2005): 2.
società ENDESA volle intraprendere un nuovo progetto di un’altra diga, quella chiamata Ralco, a
27 km di distanza dalla prima e che avrebbe comportato il ricollocamento di 91 famiglie della zona
(500 persone circa). Le proteste della comunità Mapuche si fecero sempre più forti ma purtroppo
non bastarono per fermarne la costruzione che venne ultimata, però, soltanto nel 2004. Durante il
maggio del 1996, in merito alle questioni relative al progetto Ralco, l’ENDESA fu accusata dalla
CONADI di star violando la legge indigena14. Un mese dopo la CONAMA, Commissione
Nazionale per l'Ambiente, dichiarò non soddisfacente il progetto secondo l’EIA (Studio di Impatto
Ambientale) della società anche se quest’ultimo venne approvato l’anno successivo. ENDESA e
CONAMA furono, in seguito, citate a giudizio da qualche rappresentante del popolo Mapuche,
entrambe in merito ad un ricorso di protezione (Protection Proceeding) in conformità con l’articolo
20 della costituzione cilena. 15 Finalmente, l’11 marzo del 2004 la commissione interamericana per i
diritti umani (IACommHR) optò per un accordo amichevole includendo, inter alia, l’obbligo dello
stato cileno di rettificare la convenzione International Labour Organization (ILO) n. 169, ossia
quella relativa ai diritti dei popoli indigeni e tribali e imponeva allo stato di risolvere i processi che
risultavano ancora pendenti riguardanti il caso della diga Ralco. 16 L’11 ottobre del 2007, si presenta
un nuovo assetto proprietario di ENDESA s.a., ENEL ENERGY EUROPE SRL e ACCIONA
diventano i proprietari congiunti del 100% del Capitale Sociale di ENDESA. Ad oggi, l’ENEL
Generacion Chile gestisce tre centrali idroelettriche nella zona dell’ Alto Bio Bio. Come riportato
dalla suddetta società in un report riguardante la “comunità e condivisione di valori” a febbraio del
2017 è stato firmato un importante accordo di collaborazione con 25 famiglie della comunità Aukin
Wallmapu per l’avvio di progetti per lo sviluppo locale, mentre a marzo dello stesso anno sono state
restituite alla comunità di El Barco le terre del loro cimitero ancestrale, il tutto anche grazie
all’impegno del direttore generale della CONADI. Infine, a giugno l’ENEL Generacion Chile ha
firmato due accordi con le comunità di El Avellano e Quepuca Ralco, giungendo così alla
risoluzione del conflitto generato dagli impatti relativi alla costruzione dell’impianto di Ralco verso
queste comunità. 17

Risvolti internazionali
Purtroppo, casi simili a quello della comunità Pehuenche-Mapuche è pieno il mondo e questo
potrebbe, in un certo senso, rispecchiare la poca sensibilità che il mondo occidentaliocentrico
riserva al diverso. Uno degli esempi più lampanti che riguardano la resistenza delle popolazioni
locali nei confronti della costruzione di una diga, è quello che riguarda il mega-progetto della diga
di Sardar Sarovar situata nella regione Gujarat in India. In questa zona, per più di trent’anni, la
cittadinanza ha dovuto combattere per riappropriarsi di ciò che gli era stato portato via, ossia le terre

14
Nesti, supra note 55, p. 11.
15
Recurso de Proteccion a favor de Pehuenches de Ralco Lepoy y Quepuca Ralco, Court of Appeal of Santiago/Corte
de Apelaciones de Santiago, 19 June 1997, No.002499-97; Nicolasa Quintremdn y Otras contra CONAMA, ENDESA
S.A., Accidn de Nulidad de Derecho Publico, <www.xs4all .nl/- rehue/ralco/ra1028b.htrml>, last visited on 18
November 2010; Barrera-Hernindez, supra note 73, p. 17.
16
Tomaselli, Alexandra. "Natural resources claims, land conflicts and self-empowerment of Indigenous movements in
the Cono Sur–The case of the Mapuche People in Chile." International Journal on Minority and Group Rights 19, no. 2
(2012): 153-174.
17
Seeding Energies Comunità e condivisione di valore report Enel 2017
interessate dalla costruzione della diga dalle quali 250mila persone sono state costrette a sfollare; e
per le quali, molti di loro, non hanno ricevuto un adeguato risarcimento o qual’ora l’avessero
ricevuto si ripresentava il problema relativo alla qualità dei terreni restituiti che spesso non erano
nemmeno coltivabili. Ma senza distanziarci troppo dal caso cileno, l’Enel, ditta che come
ricordiamo ha acquisito nel 2007 ENDESA, è stata più volte coinvolta in situazioni di attrito tra le
comunità indigene locali e i suoi piani di costruzione di dighe per la produzione di energia elettrica.
Tra i casi che ritengo opportuno citare ci sono: quello relativo alla costruzione di una gigantesca
diga sul fiume Tapajós in Brasile, che avrebbe portato all'inondazione di villaggi e territori sacri per
gli indigeni Munduruku proposto dalle principali compagnie energetiche europee tra le quali EDF e
Endesa Brasile, acquisita da Enel; fortunatamente, forse anche grazie al rapporto di Greenpeace
“Amazzonia sbarrata”, il 21 Aprile del 2016 l’Istituto Brasiliano delle Risorse Naturali Rinnovabili
e Ambientali ha deciso di sospendere la licenza per la costruzione della diga sul fiume Tapajós. Un
altro caso è quello del progetto guidato dal consorzio Hidroaysen, finanziato con una quota
maggioritaria da Enel Endesa; nel quale, il governo cileno, dopo oltre sei anni di proteste e
campagne nazionali e internazionali, ha rigettato la valutazione d’impatto ambientale relativa alle
cinque grandi dighe che sarebbero dovute sorgere sui fiumi della Patagonia Pascua e Baker. Ed
ultimo ma non meno importante, il caso del Guatemala, relativo all’impianto idroelettrico situato
lungo il fiume Cotzal, che nel marzo 2011 è entrato in funzione nonostante le proteste delle
popolazioni indigene, mai consultate sulla costruzione dello stesso, il quale, secondo quest’ultime
ha provocato un solo risultato: la militarizzazione della zona. Proprietaria della struttura è, anche
qui, l’Enel Green-Power, braccio 'verde' della casa madre che, per il 31%, resta nelle mani del
Ministero dell’Economia e delle Finanze Italiano. A denunciare una situazione sempre più tesa è il
rapporto redatto dall’ associazione Re:Common chiamato “La diga della discordia nelle terre dei
Maya”. Questi purtroppo sono soltanto alcuni casi espressione di un modo di agire emblematico del
modello economico e sociale che multinazionali e governi continuano a imporre alle comunità
locali, nonché della criminalizzazione di qualsiasi loro forma di dissenso 18.

Conclusioni

Le conseguenze causate dalla costruzione di questi impianti sono state molteplici e di grande
intensità, tanto che l’università, ormai chiusa definitivamente, ARCIS di Santiago de Chile qualificò
il progetto di ENDESA come un genocidio rivolto al popolo Pehuenche-Mapuche, senza contare
dell’impatto ambientale apportato dalla costruzione della diga e del serbatoio che producono un alto
livello di evapotraspirazione che potrebbe provocare forti variazioni nel clima: aumento nei livelli
di umidità, aumento delle piogge, e una riduzione delle temperature. Questi fenomeni potrebbero
essere la causa della morte di organismi, principalmente piante, che fissano il diossido di carbono la
quale decomposizione emetterebbe nell’atmosfera migliaia di tonnellate di metano e CO2,
aumentando in tal modo il cambiamento climatico. Le numerose vicende che hanno animato questo
conflitto sono ormai tristemente note e hanno fatto sì che quest’ultimo diventasse, una sorta di
l’emblema delle problematiche associate alla mancanza di reali meccanismi di garanzia a tutela di

18
Re:common
risorse naturali e minoranze etniche, le quali dovrebbero essere realmente protette dalle leggi dello
Stato, non solo in apparenza in maniera conforme alla legge internazionale.