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F.A.Q.

Fissate Attentamente Questo


Federico Cairo, Simone De Salvatore, Giuseppe Futia,
Enrico Giovannini, Ernesto Mudu

1 Il nome: cosa vuol dire Ingegneria del cinema


e dei mezzi di comunicazione?
La parola cinema è stata scelta perchè l’industria cinematografica rappresen-
ta il modello organizzativo per eccellenza per l’impresa che opera nel mercato
della comunicazione. Il cinema ha sempre avuto come principale caratteristica
la multidisciplinarietà della sua principale figura, il regista. Il suo compito è
instaurare e mantenere la comunicazione tra i vari reparti attraverso la capacità
di comprendere e parlare diversi linguaggi, la cui integrazione porterà alla
realizzazione del prodotto.
E’ fondamentale avere una combinazione bilanciata di competenze tecniche,
artistiche, comunicative e sociali. Un ingegnere del cinema è tutto questo: è
un tecnico, un artista, un comunicatore, e, infine, un modo di essere. Come
un regista è in grado di vedere, ancor prima di iniziare, come sarà il suo film,
l’ingegnere del cinema è in grado di prevedere in partenza come sarà il prodotto
finito, saprà decidere quali strumenti utilizzare per realizzarlo, saprà applicare
un metodo di lavoro ben preciso e sarà in grado di adattarlo all’interno dei più
svariati contesti.

2 La figura professionale: che cosa fa un regista


d’impresa?
Sviluppa una conoscenza di linguaggi diversi, moderata e gestita da una sensi-
bilità estranea all’ingegneria classica, maturata attraverso l’impostazione mul-
tidisciplinare ed eterogena del piano didattico:
- Grafica e animazione: Computer Graphics, Tecniche e linguaggi dello Spet-
tacolo, Modellazione e animazione 2D e 3D
- Produzione multimediale: Crossmedia, Comunicazione visiva, Produzione
Post-Produzione video
- Analisi e ricerca nel mercato dei media: Economica dei media, Sociolo-
gia dei processi comunicativi, Mercato, tecniche e linguaggi della pubbli-
cità, Comunicazione d’impresa e marketing
- Informatica e programmazione: Interfacce grafiche, Applicazioni web, Ba-
si di dati

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3 Il metodo: specializzazione tecnica o capacità
manageriali?
In una società dominata dai computer risultano poco duttili coloro che ragionano
come macchine, mentre sono necessarie persone che sappiano interagire con
queste macchine in maniera cosciente. Perde cosı̀ senso la figura dell’ingegnere
classico con una conoscenza approfondita in un unico campo del sapere, mentre
appare vincente la figura del tuttologo, come scrive Joshua Meyrowitz 1 :
Il tuttologo veramente bravo non conosce tutto di ogni argomento,
ma è ben informato su chi sa che cosa, su dove e come trovare le
informazioni e ha un’ottima capacità di collegare tra loro problemi
simili in campi diversi.

La realtà che si forma attorno alla Rete, esalta questo concetto in quanto i
progetti complessi, come quelli che hanno a che fare con la comunicazione, non
possono prescindere da una figura in grado di coordinare conoscenze differenti.
L’approccio è quindi reticolare, perché non sono i singoli nodi a fare la dif-
ferenza, ma l’efficienza con cui sono collegati. Dal problem solving by learning
dell’ingegneria classica, attraverso il problem solving by doing delle discipline
manageriali, siamo di fronte ad un nuovo metodo, il problem solving by
linking.

4 L’orizzonte: quale futuro?


Nel parlare di business innovativi, di modalità produttive elastiche che si adat-
tino a contesti di mercato in continua evoluzione e di un’economia caratteristica
del mondo globalizzato, diviene necessario ripensare alle strutture classiche che
fino ad oggi hanno permeato in tutti i suoi aspetti il sistema-impresa. Si tratta
di abbandonare modelli organizzativi fortemente gerarchici, i quali non sono in
grado di rispondere in modo efficace e tempestivo al dinamismo del mercato,
aderendo invece alle logiche funzionali dell’industria dell’intrattenimento.
Si tratta in sintesi di creare organizzazioni ad hoc che si fondino su collabora-
zioni tra diversi partner e si focalizzino sullo sviluppo di un progetto, realizzando
sostanzialmente un prototipo. Il team viene poi sciolto, salvo ricomporsi in for-
me anche complessivamente diverse per rispondere a scopi differenti. Ecco che
allora a questo modello innovativo viene in soccorso la tecnologia: le reti telema-
tiche flessibili e perfettamente adatte alla natura volatile della nuova economia
globale. Un sistema che in sostanza favorisce il dialogo, le connessioni, la produ-
zione di nuove idee, generando nuovi schemi e piani d’azione in grado di creare
un vero e proprio ambiente creativo: un sistema tecnologico che funziona come
struttura del business. Questo modello è l’adhocracy2 .

1 Meyrowitz,Joshua (1985). No Sense of Place: The Impact of Electronic Media on Social


Behaviour. Oxford University Press.
2 Beltramini, Enrico (giugno 2007). Nova Review numero 7