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PSICOLOGIA SOCIALE DEL Sé

1. Descrivere le principali conseguenze dello stato psicologico noto come


“autoconsapevolezza oggettiva” (p.52-53)
Teoria dell’autoconsapevolezza oggettiva (Duval e Wicklund):
- Quando il Sé è oggetto di attenzione gli aspetti più salienti vengono confrontati con canoni
interiorizzati relativi a ciò che la persona ambisce ad essere
- Nella maggior parte dei casi tale confronto è insoddisfacente e produce disagio. Per stare bene,
una strategia è quella di evitare di rivolgere l’attenzione verso noi stessi.
L'autoconsapevolezza viene e va per diverse ragioni e comporta una serie di conseguenze. Nello stato
di autoconsapevolezza oggettiva effettuiamo un confronto tra come siamo in realtà e come ci
piacerebbe essere. Le persone cercano allora di correggere i propri difetti nel tentativo di avvicinare
il proprio sé ai canoni ideali. A volte, questo può essere molto difficile, e le persone possono
sperimentare una riduzione della propria motivazione e finendo per pensare a sé in termini ancora più
pessimistici. Il contrario dell'autoconsapevolezza oggettiva è lo stato di ridotta autoconsapevolezza
oggettiva: dato che l'elevata autoconsapevolezza può essere sgradita, alcuni possono cercare di evitare
questa condizione. La riduzione dell'autoconsapevolezza è stata identificata anche come una
componente chiave della de-individuazione, un processo attraverso cui le persone perdono il senso
della propria identità individuale frutto della socializzazione e assumono comportamenti asociali e
antisociali.

IL PREGIUDIZIO
2. In che modo sono legati fra di loro pregiudizio etnico (nelle diverse forme che
esso assume) e orientamento politico? (p. 194-195)
Sappiamo che i due principali partiti americani i conservatori repubblicani e i democratici, hanno
atteggiamenti molo diversi. Quindi possiamo immaginare che il modo di concepire i rapporti fra
bianchi e neri sia diverso; il sistema di norme implicite di chi è repubblicano e il sistema di norme
implicite di chi è democratico è diverso. È su questa base che Gaertner costruisce un esperimento
famosissimo che ha fatto epoca nella storia del pregiudizio. Gaertner è interessato a dimostrate che il
sistema normativo, le norme soggettive, sono ciò che modulano le differenze osservate nel
pregiudizio, quindi che nella mente di ognuno di noi esiste un costrutto di atteggiamento ostile verso
gruppi diversi da quello di cui facciamo parte. Ciò che distingue liberali e conservatori, progressisti
e reazionari non è il pregiudizio, ma le norme. Il pregiudizio lo abbiamo tutti, ma condividiamo norme
diverse su quello che è lecito dire e su quello che non è lecito dire e su quello che è lecito fare e su
quello che non è lecito fare. Nell’idea di Gaertner democratici e repubblicani bianchi sono ostili verso
gli afroamericani, ma i democratici non possono tradurre in comportamenti manifesti questa ostilità
perché condividono, in quanto democratici, un sistema normativo tendenzialmente egalitario. I
conservatori invece no, infatti la manifestazione del pregiudizio etnico è sancita dalle differenze di
orientamento politico.
Se pensiamo all’Italia, vi è stata una crescita del pregiudizio etnico nel periodo intercorso tra il 2003
e il 2009. Le analisi hanno evidenziato l’importante ruolo dell’orientamento politico, che,
contribuendo alla cornice interpretativa attraverso cui le persone guardano il contesto sociale,
politico, economico, incide sulla percezione della crisi degli ultimi anni e sulla reazione ad essa.
3. A cosa danno luogo, rispettivamente, i processi di giustificazione e di
soppressione del pregiudizio genuino nel Justification Suppression Model of
Prejudice di Crandall e Eshleman? (p.201-205)

Secondo Crandall e Eshieman nel Justification-Supression Model of Prejudice, nelle situazioni in cui
è necessario esprimere un giudizio, si innesca una reazione automatica negativa. Questa reazione
(pregiudizio "genuino" o automatico), può essere vista come una reazione di tipo affettivo, che
rappresenta una forza motivazionale alla svalutazione dell'outgroup e alla difesa del Sè. Tuttavia
prima di esprimere un giudizio, le persone si confrontano con i loro standard, i quali possono includere
norme sociali, credenze, valori: ognuno di questi fattori può contenere in sé istanze che giustificano
o sopprimono l'iniziale reazione verso l'outgroup. Questo modello supera, quindi, l'assunzione dei
modelli bifattoriali: le persone che esprimono pregiudizio lo fanno, solitamente, dopo una profonda
elaborazione cognitiva e non in virtù di una reazione puramente automatica. La soppressione viene
definita da Crandall ed Eshleman come una motivazione esterna o interna che tenta di ridurre
l'espressione o la consapevolezza di pregiudizio. Può dipendere da fonti esterne, come l'esistenza di
un diffuso sistema normativo di tipo egalitario, sia da una motivazione intenzionale e interna volta a
controllare i pensieri e le espressioni di pregiudizio per aderire ai propri canoni interiori. La
soppressione può portare a fenomeni di "discriminazione inversa", ovvero casi di persone che
preferiscono l'outgroup a l'ingroup. A volte la soppressione intenzionale di pregiudizio può portare
fino alla iper-valorizzazione dell’outgroup o a effetti paradossali come quelli i quali hanno mostrato
che il tentativo di sopprimere pensieri spesso provoca una loro maggiore presenza consapevole
(effetto rimbalzo). Una giustificazione è un processo psicologico che offre l'opportunità di esprimere
il pregiudizio genuino evitando sanzioni esterne o interne. La giustificazione è secondaria alla
soppressione perché un pregiudizio non ha bisogno di una giustificazione senza l'esistenza di
credenze, norme sociali che sanciscono come improprio un atteggiamento emozionale negativo nei
confronti di un outgroup.

PERCEPIRE I GRUPPI/PERCEZIONE SOCIALE


4. Descrivere l’errore fondamentale di attribuzione e le conseguenze che esso
comporta negli incontri con persone nuove (p.171-173)
L’errore fondamentale di attribuzione è una tendenza a inferire tratti di personalità sulla base del
comportamento osservato, anche quando quei comportamenti potrebbero essere spiegati da fattori
situazionali. Questo contribuisce alla formazione di stereotipi distorti. Molte volte i comportamenti
dei membri di alcuni gruppi sociali non vengono scelti liberamente ma sono dettati da esigenze
economiche. Immigrati nordafricani "venditori ambulanti". Sulla base dell'errore fondamentale di
attribuzione la gente tende a dimenticare i fattori contingenti, interpretando questo ruolo come la
conseguenza di caratteristiche disposizionali quali l'ignoranza o la pigrizia. Tali caratteristiche
verranno presto associate al gruppo, per cui i nordafricani "diventeranno" ignoranti e pigri. Spesso il
bias attore-osservatore viene confuso con l’errore fondamentale di attribuzione. Tuttavia, sebbene si
tratti in entrambi i casi di bias di attribuzione, sono diversi tra loro. Il bias attore-osservatore e
l’errore fondamentale di attribuzione sono essenzialmente due facce della stessa medaglia. Entrambi
i termini si riferiscono allo stesso aspetto del bias di attribuzione, ma non hanno lo stesso significato.
A differenza del bias attore-osservatore, l’errore fondamentale di attribuzione non tiene conto del
nostro comportamento. Spesso, infatti, si limita alle cause interne del comportamento altrui.
(aggiungere profezia che si auto-avvera, distorsioni attribuzionali)
5. In cosa consiste la differenza “attore/osservatore” nei processi di attribuzione
causale? (slide percezione sociale 2)
DIFFERENZA ATTORE – OSSERVATORE, ovvero, tendiamo ad attribuire il comportamento
osservato a caratteristiche disposizionali delle persone, creando così un ERRORE
FONDAMENTALE DI DISPOSIZIONE. In sostanza, è la tendenza sistematica a spiegare il
comportamento altrui in termini disposizionali e a propendere per spiegazioni situazionali per il
proprio agire. Ogni comportamento può portare a successi o insuccessi:
- utilizziamo spiegazioni disposizionali per i nostri successi (es: ho vinto la scommessa perché
di calcio me ne intendo)
- utilizziamo spiegazioni situazionali per i nostri insuccessi (es: ho perso la scommessa perché
sono sfigato).
Questo atteggiamento dà vita al cosiddetto SELF – SERVING BIAS (ovvero errori nelle situazioni
sistematiche). Tutti noi abbiamo successi e insuccessi; per elevare la nostra autostima cerchiamo di
minimizzare gli insuccessi e di massimizzare i successi.
6. Descrivere, fornendo anche un esempio numerico, il fenomeno della
correlazione illusoria (p. 172) (slide effetto di correlazione illusoria)
Un altro meccanismo cognitivo coinvolto nella formazione di uno stereotipo è la correlazione
illusoria. la correlazione illusoria è il fenomeno della percezione di una relazione tra variabili
(tipicamente persone, eventi o comportamenti) anche quando tale relazione non esiste. Partiamo dal
presupposto che la gente presta particolare attenzione agli stimoli che in un determinato contesto
risultano insoliti, distintivi. Per esempio un membro di un gruppo di minoranza richiama l'attenzione
dell'osservatore in quanto saliente rispetto ad una persona dell'ingroup: un comportamento negativo
è più saliente di uno positivo e verrà notato con più facilità. Se questi due “eventi” dovessero
presentarsi simultaneamente? Cosa accadrebbe cioè se un filippino scippasse una signora? La
conseguenza sarà quella di: a) percepire una connessione tra due eventi in realtà indipendenti il
numero di criminali filippini è equivalente a quello presente in qualsiasi altro paese; b) giudicare
filippini come particolarmente inclini al crimine. Della formazione degli stereotipi sono anche
responsabili i meccanismi affettivi. Le emozioni negative vengono automaticamente trasferite al
gruppo di cui l'altro soggetto fa parte, cosi tali emozioni divengono parte dello stereotipo di quel
gruppo.

esempio: poiché la proporzione di comportamenti negativi su quelli positivi è maggiore per uno dei
due gruppi. La proporzione è uguale, anche nel caso degli individui. Nella percezione di gruppi si
assiste ad una sovrastima della frequenza dei comportamenti negativi, nella percezione di individui
si assiste ad una sottostima della frequenza dei comportamenti negativi. Il fenomeno si presenta in
entrambi i casi, con alternanza di effetti.
7. In cosa consiste l’effetto Pigmalione e su quali processi psicologici sia
fondamentale (p.43-44)
EFFETTO PIGMALIONE: caso specifico di profezia che si auto-avvera; riguarda l’ambiente
scolastico e il rapporto tra studenti e insegnanti. In una scuola che tradizionalmente formava le classi
raggruppando gli studenti in dotati e non dotati. Raggruppamento che veniva fatto sulla base di un
test. Rosenthal scrisse un nuovo test, che propose alla scuola e che decise di sottoporre agli studenti
(l’uomo voleva solo testare la credibilità del test). Sottopone il test d’intelligenza, dopodiché prende
i risultati e li chiude in un cassetto. Forma le due classi in maniera casuale, facendo credere a tutti che
le classi siano state formate sulla base dei risultati ottenuti dai test. Appena finì l’anno scolastico,
Rosenthal, somministrò nuovamente il test; gli studenti ritenuti intelligenti, sono stati trattati da
intelligenti e sono diventati veramente intelligenti. Questo è un meccanismo pericoloso, poiché
funziona anche al contrario.
8. In che misura è sostenibile l’ipotesi che il sistema cognitivo utilizza gli stessi
meccanismi di elaborazione per trattare informazioni che descrivono individui e
informazioni che descrivono gruppi (slide persons and groups)
Quando siamo in giro, incontriamo e riconosciamo diverse persone. Succede però, che in queste
persone, riconosciamo anche l’appartenenza ad un gruppo. Per alcune persone, che incontro, ho delle
informazioni particolari che mi fanno capire l’appartenenza ad un dato gruppo, ad una data categoria.
Cosa cambia quando la mente si concentra sulle caratteristiche individuali o sulle caratteristiche di
un gruppo? Queste due tematiche sono sempre state trattate distinte l’una dall’altra. Tant’è che sorge
spontanea la domanda: intervengono sistemi diversi o un unico sistema per entrambe le cose? Per
dimostrare se esista un solo sistema, partiamo da una cosa: i meccanismi di elaborazione delle
informazioni sono gli stessi ma a seconda del modo, danno risultati diversi. Partiamo dalla percezione
d’individui: nel processo di formazione di impressione, assumiamo che le personalità degli individui
siano unità caratterizzate da un’elevata coerenza. Esempio: se una persona è generosa, non può essere
tirchia; se è onesta non può essere bugiarda. Ci deve essere quindi una coerenza. Tuttavia, tolleriamo
una non coerenza su di noi, ma non sugli altri. PRINCIPIO 1: sei ciò che fai; posso capire chi sei da
quello che fai; PRINCIPIO 2: a seconda di ciò che uno è, fa. esempio: ci aspettiamo che le persone
estroverse parlino con tutti e che le persone introverse abbiano pochi amici. PRINCIPIO 3: si tende
a ritenere le informazioni coerenti con quanto già si sa su una persona e non si presta attenzione su
una caratteristica che va fuori da quelle già conosciute. PRINCIPIO 4: ci si trova davanti ad
un’informazione che non si può ignorare e che va in contrasto con ciò che già si sa su una persona;
esempio: una persona che ritenevo generosa, caccia a malo modo un posteggiatore. Questi principi
che regolano il modo in cui ciascuno di noi tende a formarsi un’opinione su una persona, in che misura
si applicano anche sui gruppi? Colui che percepisce non si attende sui gruppi le stesse conseguenze
riscontrate sugli individui, ma in misura diversa dovrebbero funzionare gli stessi principi. Se
l’impressione suscitata è analoga è plausibile che i processi siano molto simili (con una graduazione
diversa). Il paradigma di ricerca è lo stesso, molto semplice e lineare. A due gruppi di soggetti
vengono fornite le stesse informazioni, identiche. Solo che ad un gruppo viene detto che queste
informazioni descrivono un individuo e all’altro viene detto che descrivono individui diversi ma sono
tutti individui che appartengono allo stesso gruppo. Si chiede ai partecipanti di formarsi un’idea sulla
persona o sul gruppo da cui hanno avuto le informazioni. Se l’impressione suscitata è analoga, è
plausibile che i processi sono gli stessi, se invece dando le stesse informazioni, otteniamo risultati
completamente diversi, allora ci sono due processi diversi.

ATTEGGIAMENTI SOCIALI
9. Quanto dell’originale intuizione di Lange è ancora presente nelle attuali
definizioni di atteggiamento? (slide atteggiamenti sociali)
Lange (fine 1800) scoprì che soggetti preallertati sul tipo di compito da svolgere avevano tempi di
reazione più veloci. Questi dati furono interpretati come prova di uno stato interno di “tensione verso
un compito” che ancora oggi costituisce il nucleo concettuale del costrutto di atteggiamento. Per
spiegare il fenomeno introdusse il concetto di stato psicologico, ossia il modo di porsi nei confronti
del compito, questo modo di porsi è l’atteggiamento. L’intuizione è che noi ci prepariamo a fare
qualcosa quando siamo opportunatamente stimolati.
Oggi la definizione di riferimento è quella di Eagly e Chaiken (1993), secondo cui l’atteggiamento
indica un orientamento nei confronti di qualcosa (comportamento, evento, persona) – secondo un asse
di piacere/dispiacere – che rispecchia insieme di affetti e cognizioni e attiva una tendenza a esprimersi
o ad agire pro o contro. Possiamo dire che rimane l’intuizione di Lange per il fatto che un individuo
sviluppa una risposta allo stimolo quando entra in relazione con un oggetto che identifica
immediatamente con piacere o dispiacere.
10. Cosa c’è di sociologico e cosa c’è di psicologico nella definizione di
atteggiamento di Thomas e Znaniecki (slide atteggiamenti sociali)
Un processo mentale individuale che determina le risposte sia attuali sia potenziali di ogni individuo
al mondo sociale. Dato che un atteggiamento è sempre rivolto verso qualche oggetto, esso può essere
definito come uno stato della mente dell’individuo verso un valore. Un valore sociale, a sua volta, è
definibile come ogni dato avente un contenuto empirico accessibile ai membri di qualche gruppo
sociale e un significato che può essere o no oggetto di attività
- E’ un concetto psicologico perché riguarda uno stato individuale
- E’ un concetto sociologico perché è definito in funzione di un valore
11. Descrivere il modello tripartito di atteggiamento (p.76-77)
Il modello tripartito di atteggiamento prevede che la disposizione nei confronti di un oggetto sociale
sia determinata da tre diverse tipologie di informazioni collegate fra loro dal fatto che vertono tutte
sullo stesso oggetto: conoscenze, affetti, tendenze all’azione.
Conoscenze: insieme delle nozioni cumulate su di un oggetto nel corso del processo di
socializzazione
Affetti: sentimenti ed emozioni vissuti in relazione ad uno specifico oggetto
Tendenze all’azione: script comportamentali utilizzabili per la programmazione dell’azione nei
confronti di uno specifico oggetto.
Per poter utilizzare il costrutto di atteggiamento nella ricerca empirica è necessario misurarlo.
Per fare questo è necessario individuare degli indicatori osservabili che hanno un rapporto
significativo con il costrutto in esame. Due aree di studio:
*La relazione tra atteggiamento e comportamento
Fino a che punto gli atteggiamenti sono uno strumento utile per predire il comportamento?
1) Comportamenti volontari
2) Comportamenti spontanei
*Il cambiamento degli atteggiamenti
1) Quando la comunicazione persuasiva modifica un atteggiamento
2) Quando il comportamento modifica l'atteggiamento
Quel che penso e (ovvero) quel che faccio
12. Illustrare dettagliatamente la teoria dell’azione ragionata specificando in che
modo essa costituisca una risposta alle perplessità suscitate dalla scarsa
correlazione fra atteggiamenti e comportamento spesso osservata in letteratura
(p.85-86)
La teoria più influente per spiegare come gli atteggiamenti possono guidare il comportamento è la
teoria dell'azione ragionata di Finshbein e Ajzen in cui si ipotizza che il comportamento sia
determinato dall'intenzione di eseguirlo, quindi, per prevederlo bisogna considerare l'Intenzione di
agire in un certo modo. Tuttavia, dobbiamo conoscere quali sono le vie determinanti di una intenzione
comportamentale. Secondo il modello le principali determinanti dell'intenzione comportamentale
sono l'atteggiamento verso il comportamento che è una valutazione personale, e le norme
soggettive, che sono credenze su come gli altri giudicano quel comportamento. Le norme soggettive
sono importanti perché nella scelta di mettere in atto un comportamento pesa ciò che noi
immaginiamo possa essere gradito alle persone; le nostre decisioni riflettano non solo ciò che ci piace
ma ciò che supponiamo piaccia ad altri che non vogliamo deludere. Ma solo i comportamenti che
sono di facile esecuzione dipendono, per il loro esito, interamente dalla volontà. Perplessità sulla
scarsa correlazione tra atteggiamento e comportamento: La ricerca di LaPiere, (quella sulla coppia di
cinesi, risultato: al pregiudizio razziale non seguiva un comportamento discriminatorio dei ristoratori,
dichiaravano di non ospitarli ma di fatto venivano accolti). Da qui l’idea ingenua di pensare che il
comportamento è funzione dell’atteggiamento.
Studio di Wicker La correlazione media atteggiamento e comportamento è emersa bassa in 42
ricerche, gli atteggiamenti non si potevano ritenere predittori del comportamento, idea da cui partiva
Wicker. Hanno difficoltà a individuare una relazione stabile tra atteggiamenti e comportamento ma
in realtà la questione è mal posta: anziché chiederci se gli atteggiamenti predicono il comportamento,
dobbiamo analizzare i casi in cui si ha una correlazione tra atteggiamenti e comportamento e cosa
modifica il valore (ricerca di Shavitt e Fazio – lez.5) di questa relazione. Ci arrivano Fishbein e Ajzen:
c’è correlazione quando entrambi sono misurati allo stesso livello di specificità/genericità e per
prevedere il comportamento bisogna calcolare le intenzioni comportamentali le quali discendono da
norme soggettive e atteggiamento verso comportamento, l’atteggiamento solo non basta, occorre un
quadro normativo interiorizzato per prevedere le intenzioni.
13. Illustrare le differenze specifiche fra teoria dell’azione ragionata e teoria del
comportamento pianificato (p. 87)
Per prevedere comportamenti più complessi, Ajzen ha esteso il precedente modello nella teoria del
comportamento pianificato che è identica alla teoria dell'azione ragionata tranne per il fatto che è
stato introdotto un nuovo antecedente delle intenzioni, il controllo comportamentale percepito.
L'assunto di base è che ci si aspetta che una persona sviluppi l'intenzione di mettere in atto un
comportamento quando avverte la convinzione di poter portare a termine con successo quel corso di
azioni, ovvero, la fiducia che un individuo ha di essere in grado di portare a termine con successo un
compito specifico. Ma la teoria risulta applicabile solo ai comportamenti percepiti sotto il controllo
del soggetto; manca una valutazione del grado in cui i soggetti credono di poter controllare le proprie
azioni. L’importanza della controllabilità ha spinto gli autori ad una revisione della teoria, definita
ora del comportamento pianificato, che ha incluso la percezione del controllo sul comportamento.
14. La relazione tra atteggiamenti e comportamento alla luce della teoria del
provare di Bagozzi (p.89)
Bagozzi analizza gli scopi comportamentali, sviluppando una teoria adeguata a spiegare lo sforzo nel
raggiungimento di uno scopo. L’autore parte dall'assunto che molti comportamenti sono visti dagli
individui come più o meno difficili rispetto al loro successo. Nella teoria del provare, il provare a
raggiungere uno scopo è determinato dall'intenzione di provare, che a sua volta è determinata
dall'atteggiamento e dalla norma sociale verso il provare. L'atteggiamento viene pensato come una
rappresentazione a tre componenti: atteggiamenti verso a) avere successo nel raggiungere uno scopo,
b) fallire nel raggiungere uno scopo, e c) il processo che conduce al successo o al fallimento. Infine
nella teoria del provare vengono incorporati anche gli effetti del comportamento passato. La
frequenza passata che si ritiene influenzi sia l'intenzione di provare sia il provare stesso e la frequenza
passata che si ritiene influenzi direttamente il provare.

CONFLITTI INTERGRUPPI
15. I processi di decategorizzazione e ricategorizzazione nella gestione dei conflitti
intergruppo (slide il conflitto)
La categoria sociale
- è una caratteristica saliente del conflitto intergruppi
- rendendo la categoria sociale meno rilevante si assiste a una riduzione di stereotipi e
pregiudizi
Questo è quanto proposto da Brewer e Miller (1984) con il MODELLO DELLA
DECATEGORIZZAZIONE: un contatto ripetuto nel tempo con l'outgroup dovrebbe portare ad una
falsificazione delle credenze negative ad esse associate. Se si vuole giungere ad una relazione
intergruppi improntata alla tolleranza reciproca occorre operare una RICATEGORIZZAZIONE.
Decategorizzazione: in un conflitto intergruppo caratteristica principale è la categoria sociale
d’appartenenza messa da parte; l’interazione a livello personale induce a soffermarsi sulle qualità
personali del soggetto che si ha dinanzi, ragion per cui un contatto ripetuto nel tempo con vari membri
dell’outgroup dovrebbe portare a una falsificazione delle credenze negative a esso associate.
Ricategorizzazione: per Gaertner, se si vuole aggiungere una relazione intergruppi improntata sulla
tolleranza reciproca occorre operare una ricategorizzazione, propone un modello di identità comune
di gruppo; individui prima categorizzati come appartenenti a un outgruop vengono inglobati
all’interno dell’ingruop, trasformandosi da “loro” in “noi”.

ATTEGGIAMENTI SOCIALI
16. Descrivere il modello duale di relazione fra atteggiamenti e comportamento
conosciuto come MODE ed elaborato da Russel Fazio (p.92-95)
Fazio (1986; 1990; 1995) postula l'esistenza di due percorsi differenti che collegano l'atteggiamento
al comportamento.
Modalità di elaborazione volontaria Analizzando sui costi e i benefici di un determinato
comportamento si può consapevolmente riflettere su qual è il proprio atteggiamento verso quella
particolare azione.
Modalità di elaborazione spontanea  Gli atteggiamenti possono guidare il comportamento senza
che l'individuo consideri gli atteggiamenti relativi e senza che abbia consapevolezza di come questi
stiano influenzando il comportamento
MOTIVAZIONE: tra queste Fazio da particolare attenzione al timore dell'errore, indicando con
questa la motivazione, sia a non fare scelte che portino a conclusioni inesatte, sia ad evitare di essere
mal giudicato per la scelta fatta.
OPPORTUNITÀ : La quantità di risorse disponibili per l'elaborazione
Uno degli esperimenti più convincenti del modello mode riguarda il comportamento elettorale nel
1986. Fazio e Williams chiesero alle persone chi avevano intenzione di votare e registrarono il tempo
di risposta. Dopo le elezioni i soggetti, nuovamente contattati, riferirono a quale candidato avevano
dato il proprio voto. Risultati: chi aveva risposto velocemente, non aveva cambiato perdona a cui dare
il voto. La modalità di elaborazione spontanea è quella su cui formulare le migliori previsioni.
17. In che modo il modello di relazione fra atteggiamenti e comportamento
conosciuto come APE (Affective – Propositional model of Evaluation) rende conto
della possibile esistenza di atteggiamenti ambivalenti (p.101-103)
Il modello di valutazione associativa e proporzionale (APE) si basa sulle precedenti teorie duali del
funzionamento cognitivo che distinguono tra due tipi di processi mentali qualitativamente diversi. Gli
atteggiamenti impliciti ed espliciti possono essere compresi a partire da processi sottostanti, e cioè i
processi associativi per gli atteggiamenti impliciti e i processi proporzionali per gli atteggiamenti
espliciti. Il modello Ape accetta la diffusa definizione di atteggiamento come tendenza a valutare una
data entità con qualche grado di favore o sfavore. Anche se il modello Ape va oltre questa definizione
sostenendo che tale tendenza può avere alla base due tipi di processi mentali. Processi associativi,
sono caratterizzati da semplici attivazioni automatiche, a prescindere dal fatto che il soggetto le
consideri vere o false. Processi proposizionali, rappresentano un ragionamento che ha a che fare con
la conferma e la validità delle proposizioni e delle credenze. La più importante caratteristica che
differenzia i processi associativi dai processi proposizionali è che, mentre i primi si verificano a
prescindere dal fatto che una persona considera l'associazione vera o falsa, i secondi, invece hanno
bisogno di una conferma delle valutazioni e delle credenze.

CAMBIAMENTO DI ATTEGGIAMENTO
18. Descrivere il modello dell’equilibrio cognitivo di Fritz Heider (123-124)
Secondo la teoria dell'equilibrio cognitivo di Heider il rapporto tra gli atteggiamenti e il
comportamento necessitano di equilibri e consonanza. Haider sostiene che le persone rappresentano
le situazioni sociali per mezzo di strutture triadiche nelle quali le componenti sono unite tra loro da
relazioni di sentimenti e di unità. Un soggetto X si raffigura la relazione con un'altra persona Y e con
gli oggetti di interesse comune O. Vi è equilibrio quando una situazione in cui le unità percepite e i
sentimenti sperimentati convivono senza conflitto, non vi è cioè pressione verso il cambiamento. La
triade è equilibrata quando tutti e tre rapporti sono positivi, oppure uno positivo e due negativi, è
squilibrata quando due rapporti sono positivi è uno negativo. Secondo la teoria dell'equilibrio
cognitivo, le persone tendono a mantenere lo stato di equilibrio tra i loro atteggiamenti e, per il disagio
provocato da sua carenza, sono disposti a cambiare idee e sentimenti per raggiungerlo. Le strutture
squilibrate sono psicologicamente spiacevoli e determinano negli individui una spinta motivazionale
a riequilibrarle. Un modo per ritrovare equilibrio è il cambiamento di atteggiamento laddove è più
semplice e meno gravoso per l'individuo.

19. Il comportamento di aiuto quando “pensiamo” di essere osservati: l’effetto di


testimone implicito (wikipedia)
L'effetto spettatore, definito anche apatia dello spettatore o effetto testimone (in inglese bystander
effect), è un fenomeno della psicologia sociale che si riferisce ai casi in cui gli individui non offrono
alcun aiuto ad una persona in difficoltà, in una situazione d'emergenza, quando sono presenti anche
altre persone. La probabilità d'intervento è inversamente correlata al numero degli spettatori. In altre
parole, maggiore è il numero degli astanti, minore è la probabilità che qualcuno di loro presterà aiuto.
Numerose variabili intervengono nel determinare l'effetto spettatore. Esse comprendono l'ambiguità,
la coesione sociale e la diffusione della responsabilità.

20. Perché l’attribuzione della responsabilità del comportamento a se stessi è


fondamentale per innescare l’arousal negativo nei processi di dissonanza
cognitiva? (appunti e slide dissonanza cognitiva, p.135)
La teoria della dissonanza cognitiva proposta da Festinger mantiene l'idea centrale secondo cui le
persone tendono a conservare una forma di armonia tra le proprie cognizioni (atteggiamenti, pensieri,
convinzioni) e che le eventuali incoerenze producono cambiamenti nell'organizzazione cognitiva.
Festinger spiega cosa accade quando le persone diventano consapevoli dell'esistenza di una
incoerenza. Il nucleo di questa teoria è che gli individui, quando riscontrano eventuali discrepanze tra
le proprie cognizioni, sperimentano un'attivazione fisiologica negativa, detta dissonanza cognitiva. E'
l'esito della presa di coscienze di una incoerenza tra le proprie convinzioni personali e un
comportamento messo in atto. I cambiamenti che apportiamo riguardano per lo più i nostri
atteggiamenti, non il comportamento. Questo avviene un po' perché vale il principio del minimo
sforzo e un po' perché, quando diventiamo consapevoli della dissonanza, il comportamento è già stato
condotto al termine. Quando un individuo percepisce una discrepanza tra il suo atteggiamento avverte
uno stato di aurosal negativo, un'attivazione emotiva spiacevole, una sensazione di malessere che
funge da spinta motivazionale per il cambiamento e per il ripristino della coerenza.
21. La dissonanza cognitiva è un processo motivazionale? (Dettagliare la ragione
della risposta). (p.124-137)
La teoria della dissonanza cognitiva Festinger partendo dal bisogno fondamentale di coerenza spiega
che quando le persone diventano consapevoli dell'esistenza di una incoerenza tra un suo
atteggiamento e un suo comportamento sperimentano un'attivazione fisiologica negativa detta
dissonanza cognitiva; la quale funge da spinta motivazionale per il cambiamento e per il ripristino
della coerenza. La dissonanza cognitiva rappresenta l'esito della presa di coscienza di una incoerenza
tra alle proprie convinzioni personali e un comportamento messo in atto. I cambiamenti che
apportiamo riguardano perlopiù i nostri atteggiamenti, non il comportamento. Anche qui vale il
principio del minimo sforzo. Diverse sono le strategie attraverso le quali la dissonanza può essere
attivamente ridotta. 1. Ridurre l'importanza di uno degli elementi dissonanti. 2. Si possono aggiungere
elementi cognitivi consonanti" andavo di fretta". 3. Infine si può modificare uno degli elementi
dissonanti (cambio di atteggiamento). Però i processi di esposizione selettiva, di attenzione selettiva
e di interpretazione selettiva mettono in crisi la spiegazione motivazionale della dissonanza cognitiva.
22. In che senso la teoria dell’autopercezione di Bem può essere una spiegazione
alternativa ai fenomeni usualmente descritti come effetti della dissonanza
cognitiva? (p.134-135)
La teoria dell'autopercezione di Bem in base alla quale le persone in determinate circostanze giungono
a inferire i propri stati interni attraverso l'osservazione del proprio comportamento. Secondo questa
prospettiva, la ricerca di coerenza tra comportamento e atteggiamento ha alla base proprio tale
processo inferenziale. Secondo Bem è l'inferenza prodotta dall'autopercezione che determina il
cambiamento di atteggiamento, secondo i fautori della dissonanza è il disagio che spinge a cambiare
atteggiamento. Le due prospettive possono coesistere come strategie di pensiero alternative.

PERSUASIONE/ CAMBIAMENTO DI ATTEGGIAMENTO


23. Descrivere l’effetto di mera esposizione (slide persuasione, appunti)
Vi sono due livelli di mera esposizione:
1 LIVELLO: la semplice esposizione del soggetto all’oggetto-stimolo.
2 LIVELLO: la mera esposizione ripetuta di un individuo ad uno stimolo è una condizione sufficiente
per provocare un atteggiamento più favorevole verso quello stimolo.
Zajonc chiese al suo pubblico quale fosse l'indice di gradimento di alcune immagini che mostrava,
contenenti parole straniere, volti di sconosciuti o caratteri cinesi. Nel pubblico c'erano: coloro che
vedevano l'immagine per la prima volta, coloro che avevano già visto l'immagine alcune volte e
coloro che avevano visto l'immagine più di 20 volte. L'ultimo gruppo fu quello che registrò il più alto
indice di gradimento. In sostanza, la ripetuta esposizione a un oggetto ha come conseguenza un
rafforzamento in senso positivo o negativo della nostra reazione, questa forza tende a stabilizzarsi
dopo un po' di volte e ha un impatto maggiore quando non si hanno informazioni in merito a qualcosa.
L'esperimento venne preso in grande considerazione da altri psicologi, che approfondirono la mera
esposizione con ulteriori studi, scoprendo che il fenomeno si manifesta anche con disegni, colori e
figure geometriche. Più le persone vengono esposte a questi stimoli, più finiscono per esserne attratte.
L’EFFETTO SI VERIFICA ANCHE QUANDO LA PERSONA NON RICONOSCE DI ESSERE
STATA ESPOSTA ALLO STIMOLO. Questo può accadere perché o lo stimolo è mascherato o
perché è complesso.
24. Come avviene il cambiamento di atteggiamento secondo la teoria della risposta
cognitiva e come mai l’atteggiamento può spostarsi in una direzione opposta a
quanto sostenuto nel messaggio persuasivo? (108-109)
Nel modello della risposta cognitiva Greenwald, gli effetti della persuasione dipendono da come il
soggetto interpreta il contenuto del messaggio e da come reagisce alla comunicazione. I prodotti
dell'elaborazione cognitiva sono pensieri favorevoli, sfavorevoli o neutri relativi all'argomento
oggetto della comunicazione persuasiva. Tali pensieri vengono integrati in una struttura di
atteggiamento che è del tutto nuova. Se invece un atteggiamento era già presente questo viene
integrato dalle nuove valutazioni e quindi cambia nella direzione della valenza dei pensieri generati
dalla comunicazione. I messaggi che suscitano pensieri favorevoli avrebbero un impatto persuasivo
e determinerebbero un cambiamento di atteggiamento nella direzione suggerita dal messaggio. I
messaggi che evocano pensieri sfavorevoli determinerebbe un cambiamento di atteggiamento in
direzione opposta.
25. Quali sono le differenze specifiche tra il modello della probabilità di
elaborazione del segnale e il modello euristico sistematico? (110-115)
Il modello della probabilità dell'elaborazione di Pretty e Cacioppo e il modello euristico-sistematico
di Chaiken condividono con il modello della risposta cognitiva l'idea generale che i cambiamenti di
atteggiamento avvengono attraverso l'elaborazione attenta dei contenuti della comunicazione
persuasiva ma la integrano postulando l'esistenza di forme di persuasione in cui gli individui si
pongono in maniera sostanzialmente passiva di fronte alla comunicazione. Il modello della
probabilità dell'elaborazione sostiene che il cambiamento di atteggiamento possa avvenire
seguendo due percorsi distinti e separati un percorso" centrale" o uno" periferico". Il percorso centrale
prevede che le persone prestino attenzione alla comunicazione persuasiva e si impegnino in
un'elaborazione accurata dei contenuti del messaggio. Percorso periferico: quando i soggetti che
ricevono un messaggio persuasivo non hanno la motivazione o le risorse cognitive per elaborare, non
riescono ad analizzare i pro e i contro di una comunicazione e fanno appello a indici salienti. In
assenza di elaborazione centrale, le persone tendono ad attribuire più credibilità ai messaggi che
contengono un maggior numero di argomentazioni indipendente dal loro contenuto.
Modello euristico-sistematico postula due differenti percorsi per il cambiamento atteggiamento. Il
percorso sistematico è simile al percorso centrale. La formulazione dell'elaborazione di tipo euristico
è più ristretta rispetto all'elaborazione periferica e circoscritta all'uso di euristiche. Attraverso forme
di ragionamento di tipo euristico è possibile inferire il" valore" del messaggio anche senza analizzarlo.
Le euristiche sono "scorciatoie di pensiero" regole semplici da utilizzare che non richiedono l'impiego
di particolari risorse cognitive. LA DIFFERENZA SOSTANZIALE consiste nel fatto che mentre per
il modello della probabilità dell'elaborazione il soggetto di fronte a una comunicazione persuasiva
può cambiare atteggiamento o attraverso il percorso centrale oppure attraverso il percorso periferico,
per il modello euristico-sistematico i due tipi di elaborazione possono coesistere e interagire.
26. Descrivere il modello di elaborazione dell’informazione persuasiva
denominato Unimodel e sviluppato da Arie Kruglanski (p.115-116)
Nel modello unimodale viene proposta un'integrazione delle due vie che conducono alla persuasione
e si avanza l'ipotesi che il cambiamento di atteggiamento avvenga tramite un unico percorso. Gli
autori, criticano la differenza avanzata dai modelli duali tra indici periferici e contenuto del messaggio
e, invece, considerano entrambe le tipologie come semplici informazioni con la stessa funzione dal
punto di vista qualitativo. Questo modello afferma che il processo che porta al cambiamento di
atteggiamento è un processo di verifica delle ipotesi. Il modello unimodale postula l'esistenza di
un'equivalenza funzionale tra argomenti del messaggio e indici periferici e ciò che determina lo
svolgersi di un processo persuasivo è relativo alla lunghezza e alla complessità dell'informazione e al
suo ordine di presentazione.

PERCEZIONE SOCIALE
27. Che cosa sono le teorie implicite di personalità e quale ruolo giocano nella
percezione di persone? (37-39)
Le teorie implicite di personalità descrivono il modo relativamente stabile di reagire delle persone
nelle diverse situazioni e rendono conto sia di una mera costanza sul piano cognitivo e affettivo, che
di una certa coerenza nei comportamenti. Prima possibilità è che l'origine sia essenzialmente
semantica. Una seconda prospettiva descrive invece queste teorie implicite come il risultato sintetico
delle innumerevoli passate esperienze di interazione sociale. Quelle che sistematicamente tendono a
comparire contemporaneamente verrebbero integrate nella medesima teoria implicita di personalità.
Oltre a riconoscere e tener traccia di associazioni sistematiche siamo in grado di fare inferenze
dimensionali e riconoscere per esempio che socievolezza e timidezza sono negativamente correlate.
Infine possiamo creare dei raggruppamenti significativi e immaginare che il tipo collerico è
suscettibile, permaloso, perdona difficilmente. Le teorie implicite di personalità risultato uno
strumento efficace nella formazione di un'impressione dell'interlocutore. Sono implicite, non
affidabili, non devono essere fedeli. Per esempio: se vediamo una persona ridere, pensiamo che sia
allegra, ma di conseguenza anche socievole (caratteristica che va a braccetto con l’allegria).
L’importante non è creare una visione realistica ma buona per portare avanti il comportamento.
28. Che cosa sono autostima e autoefficacia? (p.69-70)
L'autostima è il processo soggettivo e duraturo che porta il soggetto a valutare e apprezzare se stesso
tramite l'autoapprovazione del proprio valore personale fondato su auto-percezioni. Con il termine
autoefficacia si intende il giudizio relativo alla propria capacità di organizzare ed eseguire un corso
di azioni adeguato a raggiungere livelli di prestazione prefissati. Ciò che la caratterizza è la specificità:
la stessa persona può ritenere di possedere un elevato senso di efficacia nell'attività professionale che
non si accompagna a un pari senso della propria efficacia come coniuge. Le convinzioni delle persone
riguardo alla propria efficacia originano da quattro fonti principali: 1. Esperienza diretta di gestione
efficace 2. Esperienza vicaria fornita dai modelli 3. Persuasione verbale 4. Controllo delle emozioni

PERSUASIONE
29. Quale ruolo gioca l’umore nei processi di persuasione? (117-119 e slide)
In realtà l’impatto persuasivo dell’umore non si riflette in modo diretto nell’atteggiamento, ma
influenza le strategie di elaborazione dei contenuti che portano, a loro volta, alla definizione dei vari
atteggiamenti o al mantenimento di quelli preesistenti.
- Maggiore elaborazione sistematica da parte di persone di umore negativo
- Maggiore elaborazione superficiale da parte di persone di umore positivo
Anche se esistono condizioni-limite: per esempio, quando l'umore negativo diventa depressione o
paura eccessiva questo può bloccare la capacità o la motivazione del sogg. a procedere nell'analisi
approfondita delle informazioni.
Schwarz, Bless e Bonher (1991) in una rassegna sostengono che gli studiosi hanno individuato 5
processi diversi attraverso i quali l'umore esercita il proprio impatto persuasivo.
1)L'umore è stato concepito come un segnale periferico
-Condizionamento
-Processo di inferenza
2)L'umore può influenzare l'attivazione selettiva di elementi cognitivi associati all'oggetto di
atteggiamento in memoria
-Più accessibili in memoria informazioni della stessa valenza (congruenti)
3)L'umore può influenzare i criteri che il soggetto utilizza per valutare la qualità del messaggio
-Il maggior impatto persuasivo dell'umore positivo sarebbe dovuto alla scelta di criteri meno rigorosi
di valutazione
4)L'umore può influenzare la motivazione ad elaborare il contenuto del messaggio
-Lo stato d'animo negativo informa il soggetto che l'ambiente circostante presenta poblemi di
rilevanza personale → aumento della elaborazione delle informazioni per la risoluzione.
-Lo stato d'animo positivo, al contrario, lo informa del fatto che nell'ambiente non sono presenti
minacce → non è necessario investire risorse attenzionali rilevanti
5)L'umore può influire sulla capacità cognitiva del soggetto
-La presenza di pensieri positivi nella memoria operativa occupa uno spazio che non può più essere
utilizzato per l'elaborazione delle informazioni contenute nel messaggio
30. Quale effetti produce la paura sui processi di persuasione? (p.119 e slide)
Il livello di paura influenza la motivazione e la capacità di elaborare un messaggio, il che a sua volta
influenza la modificazione degli atteggiamenti.
Ciò accade perché:
1) la persona cerca di capire come evitare esiti negativi
2) la persona vuole eliminare l'elemento ansiogeno
Ma un appello negativo è persuasivo solo quando la minaccia induce un grado di paura sufficiente,
ma non eccessivo inoltre le persone devono anche essere persuase che le conseguenze negative
minacciate potrebbero accadere proprio a loro.
Quando la paura è troppa:
1)Evitamento difensivo Minore motivazione a elaborare
2)Diminuita capacità cognitiva di elaborazione sistematica.
Esperimento di Jepson e Chaiken (1990) I soggetti erano studenti il cui livello di paura, volto a
promuovere regolari controllo preventivi per individuare eventuali controlli preventivi, conteneva
numerosi errori di ragionamento.

PREGIUDIZIO
31. Chi ha sviluppato la scala F, a quale scopo e quali risultati sono stati ottenuti
dalla sua somministrazione? (appunti pregiudizio)
Settant'anni fa, gli studi sulla personalità autoritaria tentarono di "costruire uno strumento che fornisse
una stima della ricettività fascista a livello di personalità", lo studioso Adorno inventò la Scala F.
Adorno e collaboratori interpretano il pregiudizio come uno spostamento dei sentimenti di avversione
nei confronti dell’autorità verso i più deboli. Dunque, nell’ottica di Adorno il pregiudizio dipende
dalla persona che porta pregiudizio. Ovviamente Adorno ha bisogno di dimostrare questa intuizione
e inizia una serie di ricerche che vanno dalla psicometria fino alla psicologia clinica che ricorre
all’utilizzo del colloquio clinico come strumento di indagine. Per la prima volta lavorano insieme
matematici, clinici, psicologi e quello che ne esce è un volume chiamato “The Authoritarian
Personality”, frutto di un team di ricerca guidato da Adorno.
E’ una delle opere realmente multi disciplinari nella storia della psicologia.
Che cosa scoprono? Se quello che Adorno aveva intuito è vero, doveva essere che le persone che
avevano forti pregiudizi, sono anche persone che hanno avuto un’infanzia problematica e attraverso
un approccio psicoanalitico adorno e i collaboratori vanno alla ricerca di queste problematiche nelle
persone che hanno alti punteggi in pregiudizio. Ciò per cui si ricorda Adorno è lo sviluppo della scala
F dove si immagina che la personalità autoritaria venga fatta coincidere con forme di pensiero nazista.
Il punteggio F dice in che misura siamo vittima di disturbo affettivo, si calcola il punteggio e a
seconda del punteggio ottenuto si ha una sorta di diagnosi. Alti punteggi nella scala F erano correlati
con alti punteggi nella scala del semitismo. Questo approccio in qualche modo obbliga la psicologia
sociale a occuparsi di un fenomeno che prima era oggetto di scarsa attenzione.
32. Qual’è stato il ruolo del secondo conflitto mondiale nella nascita del
movimento per la rivendicazione dei diritti civili degli afroamericani? (slide
pregiudizio1 e appunti)
L’attenzione verso particolari problemi di ordine psicologico spesso nasce da occasioni di ordine
pragmatico. Nel corso della seconda guerra mondiale i neri ebbero una parte attiva ed importante
nell’esercito americano, al termine del conflitto la comunità nera aveva maturato una coscienza di
gruppo che li spingeva a nuove rivendicazioni e imponeva all’attenzione dell’ordine pubblico il
problema dell’uguaglianza razziale. A distanza di pochi anni dalla guerra agli afroamericani, tornati
in patria, gli viene chiesto di vivere in una società segregata. Inizia così una serie di movimenti per i
diritti civili dei neri. Il reclutamento è la prima cosa non segregata che fanno negli USA. Neri e bianchi
vanno insieme a fare qualcosa: dormono, mangiano, combattono insieme per il primo semestre.
Abbiamo quindi afroamericani che tornano in patria e in realtà viene loro chiesto di tornare a vivere
in una città segregata → bianchi e neri di nuovo separati. Civil Rights Movement → nel dopoguerra
questo movimento lotta contro la segregazione razziale.

33. Come viene descritto il pregiudizio nella sociologia economica di matrice


marxista? (appunti)
L’idea scientifica di pregiudizio nasce con i sociologi della scuola marxista, che definiscono il
pregiudizio come un atteggiamento sociale propagato tra il pubblico di una classe dominante, con lo
scopo di stigmatizzare come inferiori altri gruppi in modo che sia giustificato il loro sfruttamento
economico e l’accesso alle risorse di cui i gruppi dominati dispongono. Questa definizione nasce da
una riflessione economica sul processo del secondo colonialismo, che si sviluppa a valle della seconda
rivoluzione industriale, quando l’Europa si specializza in prodotti manufatti. Il pregiudizio quindi, è
l’idea che giustifica l’ideologia dell’esportazione della realtà. Il concetto è che esiste un uomo
primitivo ed esiste la società dell’800. Questi due estremi sono estremi di un unico continuum. Da
una parte ci sono i selvaggi e dall’altra gli europei e il cammino delle civiltà è un cammino evolutivo
in cui ogni società cresce fino ad arrivare alla società dell’800.
Qualsiasi altra civiltà può essere descritta come un punto intermedio, per cui in realtà in quest’ottica
il pregiudizio è la linea di stanza che c’è fra la linea evolutiva e le altre civiltà arretrate che devono
svilupparsi per giungere ad uno stato avanzato come il nostro. A riprova della validità di questa teoria,
può essere adottata la diffusione delle ideologie razziste durante la seconda fase del colonialismo
europeo (1890-1939).
34. Descrivere i meccanismi psicodinamici alla base dell’insorgenza della
“Personalità Autoritaria” secondo Theodore Adorno (p.188-189)
Adorno, ha formulato la teoria della personalità autoritaria, collegando il pregiudizio a un particolare
tipo di vissuto infantile, un'educazione caratterizzata da repressione e rigide figure genitoriali, è
sufficiente a produrre un individuo con un atteggiamento fortemente sottomesso nei confronti
dell'autorità e con idee razziste. La frustrazione che deriva da un'eccessiva severità educativa
condurrebbe l'individuo a cercare una valvola di sfogo che, si indirizzerebbero nei confronti di
individui più deboli. Il pregiudizio è una sorta di “patologia del pensiero” dovuta ad una forma di
personalità autoritaria che è caratterizzata dall’acquiescenza verso l’autorità e dal disprezzo verso i
più deboli.
35. Le teorie personologiche del pregiudizio sono state abbandonate perché
trovano difficoltà a spiegare alcuni fenomeni facilmente osservabili nella
psicologia del pregiudizio. Quali? (internet, risposta incompleta)

Le teorie P. sono state abbandonate perché nelle ricerche più volte sono emersi i limiti di queste
teorie: per prima cosa generalizzano troppo perché prevedono che esistono portatori di pregiudizio e
non portatori di pregiudizio, cosa alquanto irrealistica visto che ci possono essere razzisti ma non
omofobi, etc. Il limite è che il pregiudizio NON è caratteristica di alcune persone. Inoltre, gli studi
moderni sulla personalità sostengono che la personalità è effetto di variabili socioculturali, di processi
motivazionali e della categorizzazione sociale. Per finire, TUTTI NOI siamo vittima del pregiudizio
e la differenza sta nella nostra capacità di controllare gli esiti di questi processi mentali. Le teorie
personologiche sono quelle che spiegano il pregiudizio focalizzandosi sul processo mentale del
soggetto, quindi sono: Teoria frustrazione aggressività, personalità autoritaria, personalità dogmatica,
teorie cognitive di Allport e dell'identità sociale.

36. Il ruolo della categorizzazione sociale nella psicologia del pregiudizio (p.191)

Nei fenomeni di categorizzazione sociale vengono accentuate da un lato, le differenze tra categorie
diverse e, dall'altro, le somiglianze intracategoriali. Su queste basi, si fonda l'estensione della teoria
dell'identità sociale; la "self categorization theory"(STC) di Turner. La base motivazionale del
comportamento intergruppi e le ragioni dell'identificazione con un gruppo sociale, stanno nel fatto
che, quando ci si categorizza, si ricava dall'apparenza a una categoria sociale un'immagine di sé nitida.
L'autocategorizzazione, definisce il soggetto sia sulla base delle somiglianze che condivide con gli
altri membri di quella categoria, sia sulla base delle differenze che presenta in contrapposizione con
i membri di altre categorie sociali.
37. L’evoluzione del pregiudizio verso gli afroamericani nei dati del N.O.R.C.
(National Opinion Research Council) e quanto sono realmente in grado di
descrivere l’andamento dei rapporti fra maggioranza e minoranza negli Stati
Uniti del secondo dopoguerra (appunti pregiudizio e slide)

Dopo il rientro dalla guerra degli Afroamericani, negli Stati Uniti il NORC, analizza l’opinione
pubblica in merito a temi che sono importanti per gli usa in quel particolare momento storico. Il
NORC aiuta il governo, le agenzie profit e non, a prendere decisioni sulla base di dati raccolti per le
loro politiche e per le scelte aziendali. A partire dal 42 il NORC condusse delle rilevazioni del
pregiudizio verso i neri nella popolazione afroamericana. I dati vennero raccolti con lo stesso
strumento, cioè per mezzo di questionari che contenevano item molto espliciti. Per esempio:
Pensi che bianchi e neri debbano studiare
- In scuole diverse
- Nella stessa scuola
I dati raccolti con questa metodologia mostrano un costante decremento del livello del pregiudizio
nel corso del tempo. I dati del NORC però non sono gli unici dati a disposizione, perché anche altri
centri di ricerca stanno raccogliendo dati diversi. Se per esempio pensiamo al fattore economico, si
osserva che i neri guadagno meno dei bianchi e, quello che scopriamo, è che i bianchi non solo
guadagno di più ma il divario tra il guadagno è aumentato nel corso del tempo.
Quindi si osservano i seguenti problemi:
- I miglioramenti sociali ed economici delle minoranze non seguono lo stesso trend
- Le minoranze non percepiscono un atteggiamento più favorevole nei loro confronti
- Gli episodi di intolleranza non manifestano un calo analogo
La spiegazione proposta dal modello sopra esplicitato è che non siano cambiati gli atteggiamenti, ma
le norme che regolano la possibilità di esternare opinioni negative verso le minoranze. Abbiamo un
problema dal punto scientifico perché abbiamo dei risultati che si contraddicono. PERCHE’? Quello
che il NORC ha misurato non è un punteggio di pregiudizio, ma è una sorta di combinato del
punteggio di pregiudizio e delle norme che regolano l’espressione del pregiudizio. Il NORC ha
univocamente interpretato il decremento dei punteggi come un decremento del livello di pregiudizio.
C’è un’altra spiegazione coerente con quanto osservato altrove e cioè ciò che è cambiato non è il
pregiudizio, ma ciò che si può dire e non si può dire, ovvero le norme soggettive che regolano
l’espressione del pregiudizio. Può darsi che negli anni 40 chi affermava che bianchi e neri devono
studiare in scuole diverse, andava bene, ma negli anni 60 dire che bianchi e neri dovevano andare in
scuole diverse si veniva guardati male. In realtà ciò che p cambiato potrebbe non essere tanto il
pregiudizio, quanto le norme che ne regolano l’espressione.
38. Il ruolo delle norme di espressione e i modelli bifattoriali di pregiudizio (p.193)

Le teorie bifattoriali partono dall'assunzione che vi siano due componenti responsabili


dell'espressione del pregiudizio: il pregiudizio razziale e la motivazione a sopprimere tale pregiudizio.
La componente di pregiudizio genuino è primitiva, basilare, appresa precocemente, automatica. Si
tratta di un atteggiamento connotato in modo negativo e rappresenta una spinta ad agire che non è
basata su valutazioni razionali dell'oggetto di discriminazione. Questo pregiudizio è rilevabile solo
quando gli atteggiamenti sono misurati attraverso tecniche implicite. Questa discrepanza, che vede
da un lato il persistere di forme automatiche di pregiudizio e dall'altro l'attenuarsi della
discriminazione rilevata attraverso questionari espliciti, è spiegabile attraverso l'intervento di una
componente di soppressione nell'espressione di pregiudizio. Questa seconda componente rappresenta
la motivazione al controllo del comportamento promosso dalle norme sociali.

ATTEGGIAMENTI SOCIALI
39. Come funziona il paradigma di ricerca chiamato Affective Priming e quali
risultati ha prodotto quando è stato utilizzato nella misurazione del pregiudizio
implicito (p.99)
Gli atteggiamenti impliciti possono essere misurati attraverso una serie di tecniche che sono: le
tecniche implicite. Le procedure più consolidate sono la tecnica del priming affettivo e del priming
semantico o l'Implicit Approach Avoidance Task. II paradigma del "priming" affettivo misura
l'influenza di uno stimolo prime sull'elaborazione di uno stimolo, immediatamente successivo, detto
Target. La comparsa del prime, attiva informazioni tali da influenzare l'interpretazione delle risposte
successive. Sullo stimolo Target, generalmente una parola con connotazione positiva o negativa, il
soggetto deve esprimere un giudizio di tipo valutativo. I tempi per stabilire che una data parola target
ha una valenza negativa o positiva vengono influenzati dalla valenza che viene soggettivamente
associata allo stimolo prime. È importante sottolineare che pur essendoci una percezione conscia dello
stimolo prime non può esserci consapevolezza sui suoi effetti sulle risposte.

STERIOTIPI
40. Descrivere l’evoluzione dei sistemi di categorizzazione sociale in bambini e
adolescenti e in che modo questi sviluppo possono influenzare le espressioni di
pregiudizio nei più giovani (appunti e p.168-169)

L'essere umano ha la capacità di suddividere il mondo in categorie, di raggruppare cioè le persone


sulla base della loro similarità rispetto a determinate caratteristiche. Criteri quali la religione
professata, l'età, il colore della pelle possono fungere da base per la categorizzazione. Ciò che ci inizia
verso una di queste azioni piuttosto che verso le altre è la salienza dello stimolo. Perché amiamo
categorizzare la gente all'interno dei gruppi? Da un punto di vista cognitivo, la categorizzazione
svolge un'importante azione adattiva: essa riduce la complessità del mondo sociale e consente quindi
un notevole risparmio di energia mentale. Nei bambini la costruzione della categorizzazione è un
processo molto precoce. E gli studi condotti relativamente all’abitudine hanno permesso di
comprendere meglio questa costruzione. Studio di Tajfel e Wilkes hanno dimostrato che la
categorizzazione di stimoli fisici all'interno di classi produce una sovrastima delle somiglianze
all'interno di una stessa categoria e un'accentuazione delle differenze tra categorie diverse. I membri
di qualsiasi categoria vengono considerati più simili tra loro di quanto effettivamente sono; i membri
di gruppi diversi, invece, vengono considerati ancora più differenti. I bambini mostrano di essere in
grado di classificare se stessi per genere, anche in età molto precoce (Thomson) e il processo di
differenziazione di genere sembra che aumenti con l’età. Tale processo è dimostrato anche dalla
gender segregation (tendenza ad interagire con soggetti dello stesso sesso), che influenza giochi e
amicizie preferite, specialmente a partire da tre anni fino all’adolescenza. Si considerano
favorevolmente i soggetti appartenenti al proprio gruppo sociale.

PREGIUDIZIO
41. In che modo i risultati degli studi dei coniugi Clark determinarono le politiche
scolastiche negli Stati Uniti (slide pregiudizio)
Lo studio fu condotto come parte del materiale presentato alla corte per una decisione. È il primo
caso in cui i risultati di un esperimento psicosociale vengono utilizzati in tribunale. L’esperimento si
presenta come l’ideale prosecuzione del lavoro di tesi di dottorato di Mamie Phipps Clark sullo
sviluppo dell’autoconsapevolezza in bambini afroamericani lo studio originale venne condotto in una
scuola dove vigeva la segregazione su base razziale a bambini di 3-7 anni. I risultati mostrarono che
i bambini afroamericani avevano una preferenza per le bambole che ritraevano bambini bianchi. In
un secondo momento venivano mostrate delle silhouette del corpo umano e ai bambini veniva chiesto
di colorarle del loro stesso colore → molti bambini colorarono di rosa le silhouette lo studio fu
ripetuto da Kenneth Clark in molte scuole di stati dove era prescritta la segregazione nell’educazione
scolastica intervistando più di 300 bambini. Ebbero gli stessi risultati.
42. Come si produce il fenomeno conosciuto come “ignoranza collettiva” (appunti)
In psicologia sociale l'ignoranza collettiva è un processo che coinvolge le persone quando sono
all'interno di un gruppo. Ciascuno pensa che gli altri abbiano più informazioni sulla situazione e
quindi di fronte a un evento ambiguo le persone osservano il comportamento altrui per cercare di
interpretarlo correttamente senza considerare che anche gli altri fanno lo stesso. Ciò porta ad
un'elevata probabilità di inazione. Generalizzando si tratta di un processo che coinvolge diversi
membri di un gruppo che pensano di avere diverse percezioni, credenze o attitudini rispetto al resto
del gruppo. Essi si comportano comunque come gli altri membri del gruppo perché ritengono che
siccome tutti si comportano allo stesso modo le opinioni all'interno del gruppo siano unanimi.
Siccome quindi tutti i dissenzienti hanno la stessa percezione e si comportano come se concordassero
con gli altri, ciascuno pensa di essere l'unico a dissentire e questo rafforza la propensione a
conformarsi.

43. Per quale ragione i Modelli Psicologici di sviluppo dell’omosessualità che


vedono il rapporto instaurato dal bambino col genitore di sesso opposto come
l’origine dell’orientamento sessuale omofilo sono considerati inadeguati?
I modelli psicologici sull'omosessualità sono inadeguati: perché sono discriminatori, vedono
l'omosessualità come deviazione. Perché questi modelli dicono: “essere gay è frutto di traumi
infantili, abusi, maltrattamenti”, dipendono quindi dalle relazioni con i genitori dello stesso sesso e
sesso opposto. Quindi, queste teorie non vanno bene. Oggi l’omosessualità è risultato di fattori
cognitivi e biologici, su questo concordano gli scienziati. Inoltre, non c’è la spiegazione
dell’omosessualità, persone diverse sviluppano omosessualità per ragioni diverse, è un fenomeno che
può essere prodotto da cause diverse a seconda delle persone.

CROMOSOMI CATTIVI
44. Descrivere il modello cognitivo-neoassociazionista di aggressività specificando
per quali ragioni l’effetto pistola ne sia considerato una dimostrazione (slide e
appunti)
Il modello cognitivo è un modello che aldilà dei risultati empirici ha dei risultati che lo corrodono.
Una serie di cause tra cui la frustrazione scatenano due emozioni cognitive rabbia e paura. Le due
emozioni sono in gara per quale è la predominante. Questa reazione è conosciuta in filologia come
reazione fight of fly. Questi due processi partano in parallelo e uno dei due vince. Se vince la rabbia
allora si tenderà a reagire, se vince la paura si tende ad indietreggiare. Mentre già il nostro corpo ha
deciso se attaccare o scappare, la corteccia celebrale in base ad impulsi dell’amigdala cerca di capire
la situazione, successivamente avviene la decisione. Per sapere chi vince bisogna analizzare il luogo
circostante. In questa analisi dell’ambiante possono essere presenti degli elementi che
semanticamente prevalgono su altri elementi. Se metto elementi che incitano la rabbia allora prevarrà
la rabbia se non li metto allora prevarrà la paura o comunque sicuramente non la rabbia. ( weapons
effect).

il fatto stesso che un'arma sia visibile aumenta le


possibilità di attivare risposte aggressive. Un famoso esperimento condotto da Berkowitz ha
dimostrato che la semplice presenza di armi in una stanza aumenta l'intensità di un'azione aggressiva
in persone frustrate.

45. Quali dati smentiscono l’idea che la sindrome di Jacobs (trisomia XYY) possa
essere considerata “il gene del male”? (p.236-237)
Le anomalie dei cromosomi sessuali sono il risultato di un imperfetto sdoppiamento del corredo
cromosomico durante la meiosi delle cellule sessuali che portano ad una trisomia che può assumere
varie forme. I maschi che ricevono il cromosoma X dalla loro madre e due cromosomi Y dal padre
presentano caratteri sessuali secondari marcati e problemi dello sviluppo cognitivo. Patricia Jacobs
ipotizzò che gli individui affetti da anomalia cromosomica 47 XYY potessero avere maggiori
tendenze aggressive e avessero quindi maggiori probabilità di avere problemi con la legge. Questa
ipotesi deriva dall'osservazione di una sovra rappresentazione, nella popolazione carceraria negli Stati
Uniti, di individui affetti da trisomia 47 XYY. La maggiore incidenza della trisomia 47 XYY nella
popolazione carceraria può essere spiegata dalla difficoltà di apprendimento di questi individui che
costituisce uno dei fattori di rischio psicosociale per la manifestazione di comportamenti devianti.
Loehlin, Willerman e Horn suggeriscono che il grosso della delinquenza giovanile deriva da fattori
ambientali ma che un substrato di delinquenza giovanile che si sviluppa fino a diventare criminalità
adulta può avere una qualche forma di responsabilità genetica. È possibile che deficit cognitivi
ereditari di rischio specifico per i problemi di aggressività. I dati di ricerca più recenti se da un lato
hanno demolito la visione di una codifica genetica diretta delle tendenze a comportamenti aggressivi,
dall'altro lato lasciano aperta la possibilità che fattori genetici influenzino l'aggressività in modo
indiretto determinando problemi nello sviluppo cognitivo che, a loro volta, possono sfociare in
condotte antisociali.

CONFLITTI INTERGRUPPI
46. Il Groupthink è una deriva del modo di ragionare e prendere decisioni di un
gruppo eccessivamente coeso. Quali cambiamenti possono essere introdotti per
restituire al gruppo la capacità di prendere decisioni più accurate ed efficaci?
(slide conflitti intergruppi)
Il “pensiero di gruppo” o groupthink, una forma di pensiero che ha luogo quando le persone sono
tanto coinvolte in un gruppo altamente coeso che la spinta a ricercare l’unanimità di vedute
annichilisce la possibilità di immaginare alternative possibili. Come risultato il pensiero di gruppo
produce comportamenti decisionali inadeguati. Rimedi :
- Il leader invita ciascun partecipante ad assumere, a turno, il ruolo di critico
- Chi occupa una posizione elevata nel gruppo non dovrebbe esprimere inizialmente le proprie
opinioni
- Quando è possibile, più sottogruppi dovrebbero affrontare separatamente lo stesso problema
- le idee nate nel gruppo dovrebbero essere confrontate con esperti esterni al gruppo stesso
- il gruppo dovrebbe invitare esperti esterni a partecipare alle riunioni in cui vengono prese
decisioni

ALTRUISMO
47. Il ruolo del tono dell’umore nella messa in atto di comportamenti pro sociali:
il modello del sollievo dallo stato d’animo negativo.
Il modello del sollievo dallo stato negativo (Cialdini et al., 1987): osservare una persona in difficoltà
suscita un’emozione spiacevole nell’osservatore spingendolo ad agire; l’aiuto alla persona bisognosa
sarebbe motivato dalla volontà di alleviare il proprio disagio. Quindi una volta aiutata la persona in
difficoltà il nostro umore migliora.
48. Descrivere il ruolo dell’empatia nel comportamento altruistico
Batson (anni 80):
- le persone aiutano in base ad una motivazione altruistica, in particolare quando provano
EMPATIA per la persona in stato di bisogno.
- EMPATIA: capacità di sentire come la persona si sente.
Empatia è un comportamento altruistico spinto dalla capacità di sentire se la persona è veramente
bisognosa.
Quando si prova empatia?
- Empatia disposizionale (Davis)
Empatia situazionale: prendere la prospettiva della persona in stato di bisogno.
- Indotta dalla situazione
- Somiglianza (in diversi aspetti)
- Affetto (relazioni di condivisione)