Sei sulla pagina 1di 2

Dunque non concentriamoci solo sulle nostre differenze, ma pensiamo anche ai nostri interessi comuni

e a come superare tali differenze. E se le nostre divergenze non possono essere risolte oggi, almeno
possiamo cercare di rendere il mondo un luogo sicuro per le diversità. Perché, in fin dei conti, il nostro
più elementare legame è che tutti noi abitiamo questo piccolo pianeta, respiriamo la stessa aria, ci
preoccupiamo per il futuro dei nostri figli, e siamo tutti mortali. (John Fitzgerald Kennedy)

La diversità – una ricchezza

Secondo quanto sancito dalla Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino,
che sta alla base di tutte le legislazioni moderne, gli uomini sono uguali di fronte
alla legge, hanno tutti gli stessi diritti: alla vita, al rispetto, alla salute, di
pensiero, di religione, compresa la libertà di realizzarsi secondo le proprie
inclinazioni e le proprie passioni.
Però essere uguali non significa pensare, parlare, abbigliarsi e parlare allo stesso
modo, ma avere il diritto come gli altri di esprimere la propria personalità e le
proprie inclinazioni liberamente.
In quest'ottica la tutela dell'uguaglianza implica la tutela alla diversità che
dovrebbe esser intesa come una grande ricchezza e un diritto imprescindibile.
Invece, se consideriamo ciò che ci ha insegnato la storia e oggi l'attualità,
notiamo che spesso la diversità è considerata sintomo di inferiorità e
inadeguatezza e causa di conflitti, spesso molto cruenti. Si pensi alla
persecuzione degli ebrei, alle guerre di religione, al razzismo.
Il diverso viene considerato un nemico da combattere.

Si può essere diversi per aspetto fisico, carattere, capacità e talento, e questi sono
fattori puramente personali, ma anche e soprattutto per strato sociale, per
condizioni economiche e per opportunità. Questi sono fattori tangibili o
comunque oggettivi di diversità e sarebbe sciocco non riconoscerli: certamente
per non perdere di vista l'uguaglianza sulla base dei diritti, bisogna evitare di
trattare in modo identico persone che in realtà non lo sono, ma riservare un
trattamento adeguato alle condizioni di ciascuno, tenendo conto delle reali
diversità tra le persone e non quelle apparenti. È facile discriminare il diverso,
soprattutto se straniero e in condizioni di bisogno. A chi non è mai capitato di
obbedire all'istinto di fuggire, per fastidio e paura, da chi si trova in uno stato di
bisogno; quando poi la richiesta è pressante, massiccia e proveniente da un
gruppo sempre più ampio di persone, di lingua, religione, abitudini e mentalità
diverse dalle nostre, si intensificano le tensioni sociali. A complicare la
situazione e a fornire il pretesto della discriminazione ci possono essere varie
circostanze: trasgressioni più o meno gravi, difficoltà ad adattarsi alle regole
della nostra vita civile e, nei casi peggiori, furti e azioni criminali. E così si
accentuano lo sdegno, il pregiudizio e la paura. Basti pensare per esempio in
alcuni TITOLI di quotidiani, nel caso di un incidente stradale, è così importante
indicare il luogo di provenienza di chi era al volante al momento dell'urto? Se chi
ha provocato l'incidente è romano o triestino, questo dato non appare nel titolo;
se è albanese si, con la conseguenza di indurre i lettori ad associare un evento
tragico a un particolare gruppo etnico. Anche una persona diversamente abile,
un portatore di handicap, suscita stranezza. In questo caso l'emozione si
manifesta come disagio di fronte a qualcuno cui la vita ha riservato una sorte che
un domani potrebbe riservare a noi o che il fato avrebbe potuto assegnarci. Ecco
perché di fronte ad una diversa abilità fisica o anche mentale si tende a girare lo
sguardo, ad evitare il contatto. Ecco creata così un'altra possibile categoria di
"diversi". Oltre al disprezzo, al fastidio e al risentimento dovuto a vari motivi,
proviamo paura nei confronti di chi è portatore di una cultura diversa che
potrebbe destabilizzare la nostra. Sono "diversi" e quindi esclusi ed emarginati
dalla società gli immigrati, gli omosessuali, i matti, i portatori di handicap, i
perdenti in genere, e addirittura siamo arrivati al paradosso che si considera
diverso in quanto "sfigato" chi non imbroglia, chi non si sballa, chi non veste alla
moda, chi non entra nella taglia 40, chi non frequenta il giro giusto. La diversità
è colore, cultura, ricchezza, scambio, crescita, necessità, fa parte della storia di
ogni uomo. il primo passo è forse quello di cominciare a considerare la diversità
come un elemento da tollerare, ma soprattutto come un bene da tutelare. La
diversità degli uomini può essere occasione di crescita e arricchimento nel senso
che se fossimo tutti uguali non potremmo cogliere l'occasione di domandarci:"io
mangio questo cibo a differenza di chi? Io credo in questo Dio e gli altri in cosa
credono? Perché io sono di questo colore e loro no? ". Con chi potremmo
confrontarci altrimenti? Gli esseri umani sono tanti e vari. Le diverse usanze
dipendono da fattori ambientali e culturali. Trattando in modo uguale persone
diverse si arriverebbe a conseguenze non egualitarie. Due persone possono
percepire lo stesso reddito ma vivere in circostanze tali per cui, a parità di
reddito, l'una ha opportunità diverse dall'altra: con uguali opportunità si
potrebbero avere redditi diversi, con uguali redditi ricchezze diverse e con uguali
ricchezze differenti felicità. E questo perché? Perché popolazioni diverse hanno
svariati parametri di misurare la felicità. Certamente non si può vivere di "pane,
amore e fantasia" e la ricchezza economica è uno degli elementi che aiuta, ma ci
sono alcune popolazioni che vedono la felicità nelle piccole cose. Questo loro
modo di vedere le cose è un'occasione di crescita individuale perché a volte si
rincorrono grandi sogni e aspirazioni alla ricerca di una felicità che sembra
irraggiungibile e che invece spesso è proprio sotto il nostro naso: gli amici, gli
affetti, piccole e grandi conquiste quotidiane. Loro ci insegnano che la felicità
non sta nelle grandi cose, ma nel rendere grandi le piccole cose che si fanno. Ad
ogni modo ognuno difende il proprio modo di vivere dimenticando o
allontanando da sé ciò che potrebbe metterlo in crisi ed è umano questo
comportamento perché dietro alla curiosità umana c'è la paura.