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L'infiltrato "Berlusconi vs Giustizia"

I DOSSIER DE:

“BERLUSCONI
VS

GIUSTIZIA”

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L'infiltrato "Berlusconi vs Giustizia"

BERLUSCONI vs MAGISTRATURA/
Legittimo impedimento, il 12 Gennaio la resa
dei conti
Sabato 08 Gennaio 2011

Si sta avvicinando il 12 gennaio, giorno nel quale la Corte Costituzionale sarà chiamata
ad esprimersi sul legittimo impedimento. E, come era facilmente immaginabile, Silvio
Berlusconi, da alcuni giorni, è tornato a fomentare quel clima d’odio nei confronti della
magistratura italiana. Alcuni giorni fa, infatti, collegandosi telefonicamente con la
trasmissione diretta dal fido Signorini, aveva affermato...

“Non hanno perso il vecchio vizio di mistificare la realtà e


di demonizzare l'avversario e calunniarlo cercando di
farlo fuori, come fanno con me. Utilizzando per questo i
magistrati a loro vicini, perché mi considerano un ostacolo
da eliminare assolutamente per arrivare al potere”. Silvio
Berlusconi – è evidente – è tornato alla carica, attaccando
preventivamente quanti hanno i mezzi per metterlo in
difficoltà. Appunto i magistrati.

Cerchiamo, a questo punto, di precisare alcune questioni. Il


legittimo impedimento, norma concepita dal Ministro Alfano in seguito alla bocciatura del Lodo
(sempre ad opera della Corte), ha carattere temporaneo: 18 mesi di validità. “Perché mai?”, ci si
potrebbe chiedere. Presto detto: questa è, sostanzialmente, una “norma-ponte” che dovrebbe
consentire al Governo di mettere in piedi un nuovo scudo costituzionale – si pensa ad un Lodo,
appunto, costituzionale - che tenga lontana la magistratura da Silvio Berlusconi. E, nel caso di
sentenza favorevole della Corte il 12 gennaio, il Governo avrà tempo fino a settembre 2011 per far
approvare un nuovo “salvavita” per il premier (essendo stato il legittimo impedimento approvato
nel marzo 2010) .

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L'infiltrato "Berlusconi vs Giustizia"

Come molti ricorderanno il verdetto era previsto inizialmente il 14 dicembre, ma, siccome per lo
stesso giorno il Parlamento aveva fissato il voto di fiducia in Camera e Senato, la Corte
Costituzionale ha rimandato tutto, appunto, al 12 gennaio. Ma cosa potrebbe accadere tra meno
di una settimana? In un articolo de “La Repubblica” si espongono in maniera esauriente le
possibili alternative che i 15 giudici della Corte avranno davanti:

“La prima: il consesso dei giudici si riunisce la mattina di martedì 11 gennaio e, in udienza
pubblica, ascolta cos’hanno da dire i difensori. Poi, subito dopo pranzo, gli stessi 15 si chiudono in
camera di consiglio e di lì non escono finché non viene scritto il dispositivo della sentenza che,
com’è avvenuto per la decisione sul lodo Alfano, viene subito diffuso alla stampa. Ma c’è una
seconda ipotesi di lavoro. In cui si prevede di esaminare la questione martedì pomeriggio e
rinviare però la decisione a giovedì. Nel frattempo, mercoledì, sarà trattato il caso dei referendum
proposti da Antonio Di Pietro – acqua, nucleare, lo stesso legittimo impedimento – per cui la Corte
deve decidere l’ammissibilità. A quel punto, giovedì, contestualmente, entrambe le scelte
verrebbero rese pubbliche. É una road map che non convince chi, sulla legge che tiene congelati i
tre processi milanesi del Cavaliere, chiede una pronuncia presa e resa ufficiale nel corso dello
stesso pomeriggio, per evitare qualsiasi pressione o possibile fuga di notizie. Ma poiché il verdetto
sulla costituzionalità del legittimo impedimento influisce anche sul referendum, il rinvio a giovedì
troverebbe una sua giustificazione”.

Dunque, ammesso e non concesso che la Corte mantenga in vita la norma, dovrebbe prospettarsi la
strada del referendum abrogativo. E, a questo punto, sarà la società civile chiamata ad esprimersi.
Ma, come detto, è difficile pensare che il legittimo impedimento superi lo scoglio della Corte
Costituzionale. Capiamo perché.

L’eccezione di incostituzionalità è stata formulata dai giudici del tribunale di Milano che si
occupano del processo sul caso David Mills, nel quale Silvio Berlusconi è imputato (processo che
spaventa il premier perché in dirittura d’arrivo).
Secondo i magistrati milanesi, il legittimo
impedimento è in contrasto con il terzo articolo
della Costituzione – “Tutti i cittadini hanno pari
dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza
distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di
opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” - e
con l’articolo 138 che stabilisce le regole per

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L'infiltrato "Berlusconi vs Giustizia"

l’approvazione delle leggi costituzionali (“Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi
costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo
non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna
Camera nella seconda votazioni”, cosa che non è avvenuta per il legittimo impedimento).

Se la Corte Costituzionale dovesse accogliere i rilievi sollevati dal Tribunale di Milano, Silvio
Berlusconi non potrebbe più far ricorso al legittimo impedimento e dovrebbe dunque affrontare
subito il processo. Anzi, dovrebbe affrontare subito i processi: oltre al caso Mills, il Tribunale di
Milano ha anche in mano le carte del processo su Mediatrade (appropriazione indebita e frode
fiscale) e sui diritti Tv Mediaset (frode fiscale, falso in bilancio e appropriazione indebita).

Prepariamoci ad un 12 gennaio di fuoco.

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BERLUSCONI vs MAGISTRATUTRA/
L'enorme scoglio del legittimo impedimento
Martedì 11 Gennaio 2011

“Berlusconi ha denigrato con accuse infondate il sostituto procuratore di Milano Fabio


De Pasquale, pm del processo Mills, ma anche la magistratura nel suo complesso”. Lo
sostiene la Prima Commissione del Csm, nella pratica a tutela di De Pasquale, attaccato
da Silvio Berlusconi il 3 ottobre scorso.

Ma allora ricordiamo quanto accaduto il tre ottobre. Nei


suoi confronti il premier parlò di “follia” e di “fantasia”,
termini che possono riferirsi solo a un “pm di parte come
De Pasquale”. Insomma, secondo Berlusconi, “nessuno,
nemmeno uno dei fatti che mi sono contestati nei processi
sono fatti veri”. Ma, come ribadito dalla Prima
Commissione, Berlusconi “ha denigrato con accuse

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L'infiltrato "Berlusconi vs Giustizia"

infondate anche la magistratura nel suo complesso”. In quell’’occasione, infatti, parlò di


“un’associazione a delinquere” nella magistratura, mettendo in evidenza che “tre diversi collegi,
quello di primo grado, secondo grado e la Cassazione avevano avallato la tesi del pm del processo
Mills” dimostrando quindi che “c’è un accordo fra i giudici di sinistra che vuole sovvertire il
risultato delle elezioni”.

In realtà la questione è ben diversa: semplicemente Silvio Berlusconi si è reso conto che, se il
legittimo impedimento dovesse essere bocciato dalla Corte Costituzionale, i suoi processi
ricomincerebbero. E qual è quello che più di ogni altro spaventa il premier? Proprio la vicenda
Mills, le cui carte – guarda un po’ – sono in mano a De Pasquale.

D’altronde non è nemmeno la prima volta che si cerca in ogni modo di ostacolare il lavoro del pm
tanto avverso a Berlusconi. Nel 2001, infatti, Berlusconi cominciò a servirsi dei servizi segreti a
proprio vantaggio, affiancando al nuovo direttore del Sismi, Niccolò Pollari, un funzionario che
veniva direttamente dall’intelligence militare. Stiamo parlando di Pio Pompa, che, come molti
sapranno, aveva lavorato anche per l’amico del premier, don Verzè. Bene, durante un sequestro
negli uffici dove Pompa lavorava, vennero ritrovati dossier sui presunti “nemici” del premier:
giornalisti, politici, intellettuali, tutti schedati con l’1, il 2 e il 3, tutti sotto il titolo “Aree di
sensibilità”. Ecco, tra costoro compare anche il nome del pm Fabio de Pasquale e, poco più avanti,
una nota sugli obiettivi da raggiungere: “neutralizzazione di iniziative politico-giudiziarie, riferite
direttamente agli esponenti dell’attuale maggioranza (legislatura 2001-2006, ndr) e/o di loro
familiari. Sedi: Milano (sede del processo Mills, ndr), Torino, Roma, Palermo”. D’altronde già in
precedenti articoli abbiamo mostrato e dimostrato chi, tra Berlusconi e De Pasquale, abbia ragione.

Si spera, dunque, che questa volta il documento del Csm porti a qualche risultato. A qualche
sanzione. Almeno questa volta. Già, perché non è il primo documento che la magistratura presenta
nel quale si rilevano ”accuse infondate” da parte di Berlusconi e del suo esecutivo. E quali sono
stati i risultati? Assolutamente nessuno. Non se n’è saputo più nulla. Anzi, la questione si è acuita
arrivando ad episodi che hanno dell’assurdo.

Ricordate Raimondo Mesiano? Giudice di Cassazione, si macchiò di una colpa sacrilega per aver
condannato la Fininvest a risarcire la Cir di De Benedetti di 750 milioni di euro per il passaggio
illegale della Mondadori. Prima Signorini mandò una squadra in Calabria per trovare notizie-
scoop sullo stato di salute del giudice; ma il colpaccio lo fece Mattino 5 di Brachino: un servizio
surreale, un vero e proprio video -pedinamento che, come sottolineò Dino Petralia “l’ho visto fare

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L'infiltrato "Berlusconi vs Giustizia"

solo da mafia e Sismi”.

Passano alcuni mesi e tocca ad Anna Argento, giudice e presidente della prima Corte d’Assise di
Roma, che respinse il 27 febbraio l’istanza presentata dal Pdl della Lombardia per presentare
comunque la propria lista sebbene consegnata fuori tempo massimo. Ebbene, questa volta la
Argento salì alla ribalta perchè era stata sorpresa – e ci sono le foto che provano il “reato” – a
indossare la toga mentre dietro c’è un ritratto del Che. E allora subito Il Giornale schiaffò il
titolone in prima pagina con tanto di editoriale di Vittorio Feltri: “Il giudice che escluse gli azzurri
tiene in ufficio il ritratto del Che“. Pare satira, ma purtroppo non lo è.

E poi, come detto, è stato il turno di Fabio De Pasquale. Tutti questi episodi (abbiamo ricordato solo
i casi più eclatanti, ma se ne contano molti altri) pongono una questione: la delegittimazione della
magistratura non è più solo un rischio, ma è – oramai – reale. E intanto la sentenza della Corte
Costituzionale sul legittimo impedimento è slittata di un giorno: non più il dodici, ma il tredici. Non
sono pochi a ritenere ci siano pressioni …

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Berlusconi e i processi, si riparte. Il premier è


alle corde...
Lunedì 17 Gennaio 2011

Il legittimo impedimento, che di legittimo non aveva neppure il nome, è stato bocciato,
seppur parzialmente dalla Corte costituzionale nella giornata di giovedì. Questo
pseudo-provvedimento legislativo avrebbe previsto - qualora egli avesse ritenuto
opportuno non presentarsi davanti ai giudici - la sospensione immediata dei processi a
carico del Presidente del Consiglio. Che sono talmente tanti da far impallidire un
esercito di furbetti...

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L'infiltrato "Berlusconi vs Giustizia"

In sintesi, il legittimo impedimento è l’abiura di uno


dei diritti inviolabili dell’uomo, sanciti dalla nostra
Costituzione, l’articolo 3, che decreta l’uguaglianza
di tutti i cittadini dinanzi alla legge e la loro pari
dignità sociale, senza differenze e distinzioni sul
piano dello status sociale.

La lista dei reati per cui sarebbe imputato Silvio


Berlusconi è una lista molto lunga che richiederebbe
almeno un libro per essere espletata completamente,
ma da scaltro e diabolico uomo quale è, ha sempre
cercato, e trovato, una scappatoia dal martello della
Giustizia. Latitante per le Procure di mezza Italia, ha
messo a lavoro i suoi certosini legali-adulatori per fare in modo che lui, Silvio Berlusconi, potesse
elevarsi al di sopra della legge.

Indagato nell’ambito di svariati processi per falso in bilancio, frode fiscale e falso in bilancio
aggravato, pensò bene di cancellare questi reati dal codice penale italiano, ed è così risultato
assolto in almeno cinque processi. Indagato per corruzione semplice, insieme a Cesare Previti, per
finanziamento illecito ai partiti, nel processo All Iberian 1, e per falsa testimonianza, non fu
condannato per intervenuta prescrizione del reato e per intervenuta amnistia. È stato archiviato,
e non assolto, in merito all’inchiesta sulla spartizione pubblicitaria Rai-Fininvest e sulle
tangenti fiscali sulle pay-tv per insufficienza di prove. La cosa più spaventosa e ripugnante è però
il suo coinvolgimento nelle indagini relative alle stragi di mafia del biennio 1992-93. Fu iscritto
infatti nel registro degli indagati dalla Procura di Firenze come uno dei probabili mandanti occulti
delle stragi di Firenze, Milano e Roma del ’93.

Il procedimento si concluse con l’archiviazione, sebbene si evidenziasse che vi era “un’obiettiva


convergenza degli interessi politici di Cosa Nostra rispetto ad alcune qualificate linee
programmatiche della nuova formazione” (ovvero Forza Italia) e che durante le indagini “l'ipotesi
iniziale abbia mantenuto e semmai incrementato la sua plausibilità”. A Caltanisetta fu invece
imputato, insieme al compare Marcello Dell’Utri, come mandante delle stragi di Capaci e di via
D’Amelio, le due stragi che ci hanno portato via due dei migliori uomini che questo Paese abbia
mai visto nascere. Anche questo processo fu infine archiviato, ma anche stavolta gli stessi Pm, ed in
particolare il pm Luca Tescaroli, titolare delle indagini, che si rifiutò di archiviare il fascicolo,

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L'infiltrato "Berlusconi vs Giustizia"

mostrarono perplessità sulla completa estraneità alle vicende di mafia di Silvio Berlusconi e
Marcello Dell’Utri, ritenendo che “tali accertati rapporti di società facenti capo al gruppo
Fininvest con personaggi in varia posizione collegati all'organizzazione Cosa nostra, costituiscono
dati oggettivi che rendono quantomeno non del tutto implausibili né peregrine le ricostruzioni
offerte dai diversi collaboratori di giustizia”. Il nostro capo di Governo è stato anche indagato per
concorso esterno in associazione mafiosa, ma la sua posizione fu, ancora una volta, archiviata,
mentre il buon senator Dell’Utri, suo braccio destro e fondatore del partito di Forza Italia, lo scorso
giugno, è stato condannato a sette anni per lo stesso reato.

Berlusconi è tuttora indagato per diffamazione aggravata dall’uso del mezzo televisivo,
compravendita dei diritti televisivi e nell’ambito del processo Mills, quest’ultimo condannato in
primo grado e secondo grado, con prescrizione di una parte della condanna in Cassazione.
Berlusconi è ancora in attesa della sentenza perché il processo è stato sospeso a causa del Lodo
Alfano, giudicato anticostituzionale troppo tardi, e a causa proprio della legge sul Legittimo
impedimento. Il premier è allergico alla Giustizia e convive con questa sua patologia
somministrandosi continuamente i vari Lodo Alfano, legittimo impedimento e scudi fiscali, leggi
ad personam insomma, leggi che gli salvano il culo ogni volta che si mette nei pasticci. Purtroppo
tutte queste ambigue vicende non sono la trama di una fiction sul crimine, ma le puntate di una
lunga antinomia tra la magistratura e il capo del Governo italiano, che non desiste ad insultarla
giornalmente e a definirla la metastasi dello Stato e della democrazia.

La Corte costituzionale ha però deciso di accogliere i referendum proposti dall’Italia dei Valori e
ha evitato quantomeno che decadesse il principio di uguaglianza dei cittadini, non auspicando,
almeno per il momento, un ritorno alle logiche feudali del Medioevo e consentendo a quella scritta
a caratteri cubitali incisa nel marmo di tutti i Tribunali italiani, “La legge è uguale per tutti”, di
conservare valore e validità. Giovedì sera si è intanto riaperto il caso Ruby e i magistrati di Milano
hanno spedito un invito a presentarsi in tribunale al Premier. “Non vedo l’ora di difendermi”, ha
replicato venerdì Silvio Berlusconi. Eh no, l’ora di smetterla di cercare scappatoie e presentarsi
finalmente dinanzi alla Giustizia per pagare il suo conto non la vede mai.

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L'infiltrato "Berlusconi vs Giustizia"

CASO BERLUSCONI/ Mills, Mediaset,


Mediatrade e Ruby: “Questi processi non
s’han da fare..”
Lunedì 28 Febbraio 2011

Come un novello Don Rodrigo, Berlusconi sta radunando i suoi Bravi - il suo gotha di
avvocati - cui demanda un compito quasi impossibile: "Questi processi non s'han da
fare!". Quali? Da Mills a Mediaset, da Mediatrade fino all’ultima grana Ruby. Saranno
almeno sei le udienze che lo aspettano da qui al sei aprile. Ecco allora che tocca
inventarsi qualcosa, ad esempio una "prescrizione breve" o un ritorno all'immunità
parlamentare. Senza dimenticarsi del Ddl Intercettazioni, un colpo al cerchio e uno alla
botte. Frà Cristoforo, Renzo e Lucia sono avvisati...

Il calendario giudiziario che attende Silvio Berlusconi è un calendario


fitto di date: da Mills a Mediaset, da Mediatrade fino all’ultima grana
Ruby. Saranno almeno sei le udienze che lo aspettano da qui al sei
aprile. E Berlusconi dovrà presentarsi in tribunale, a meno che non
accadano grosse sorprese. Sorprese che, tuttavia, Berlusconi comunque
sta tentando di montare e ideare. Ha già da tempo, infatti, riunito il suo
gotha di avvocati e ministri affinchè riescano a concepire qualcosa
che possa tenerlo a distanza dalle aule dei Tribunali.

E allora ecco la nuova campagna dell’esecutivo in materia giudiziaria: intercettazioni e processo


breve le prerogative. Ma non mancano le possibili sorprese: dopo essersi tanto dilungati su un
possibile reintegro dell’immunità parlamentare, pare che il Governo stia pensando anche ad una
nuova legge ad personam, una sorta di “prescrizione breve”, una versione riveduta e corretta della
ex Cirielli. Ma andiamo con ordine. Cerchiamo di fare il punto della situazione tra le varie proposte
che tenterà di avanzare la maggioranza su esortazione degli azzeccagarbugli di B.

IMMUNITÀ PARLAMENTARE/ La nuova grande bufala dei berluscones

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PROCESSO BREVE/ Un toccasana per gli interessi di B.

DDL INTERCETTAZIONI/ Come falcidiare, in un sol colpo, giustizia e stampa

PRESCRIZIONE BREVE/ Ecco una nuova legge per B.

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IMMUNITÀ PARLAMENTARE/ La nuova


grande bufala dei berluscones
Lunedì 28 Febbraio 2011

Nei giorni scorsi il Pdl ha premuto molto sulla possibilità di reintrodurre l’immunità
parlamentare. Il primo a comunicare quest’intenzione del Governo è stato il 18 febbraio
Gaetano Quagliariello in un intervento su “Il Tempo”. Il vice capogruppo del partito al
Senato ha definito il rapporto tra politica e giustizia una “anomalia italiana”...

...tant’è che, a detta di Quagliariello, “il venir meno del fattore di


equilibrio che i Costituenti avevano individuato nell’immunità
parlamentare, configurano di fatto l'esistenza di un corpo
separato e autoreferenziale, irresponsabile rispetto al proprio
operato e rispetto agli altri poteri dello Stato, al netto
dell'onesto e discreto lavoro di tanti magistrati” per questo è
necessario risolvere tale “anomalia” cominciando “dal ripristino
dell’articolo 68”.

Sulla questione bisogna fare un po’ di chiarezza. Sentendo parlare i Berluscones, infatti,
sembrerebbe più che legittimo istituire l’immunità parlamentare. Due sono le ragioni su cui costoro
fanno leva: i nostri Padri Costituenti l’avevano inserita nella Costituzione; in altre grandi
democrazie occidentali - in Francia ad esempio – è presente.

Ovviamente le cose stanno diversamente da come affermano i sostenitori dell’immunità. Vediamo

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L'infiltrato "Berlusconi vs Giustizia"

di capirci meglio. È vero: i Costituenti introdussero l’immunità, ma essenzialmente perché, dopo


la caduta del fascismo, gran parte dell’apparato giudiziario era stato nominato dal regime e si voleva
evitare che i nuovi rappresentanti del popolo, ovviamente antifascisti, finissero sotto processo senza
sufficienti garanzie. Nessuno, allora, avrebbe potuto pensare che qualcuno potesse entrare in
politica per evitare il carcere, come oggi molto spesso sembra accadere.

In più non c’è da dimenticare un altro particolare non di poco conto: i costituenti non stabilirono
una immunità così come oggi la si vuole intendere, ma più precisamente l’autorizzazione a
procedere per preservare i parlamentari da processi per reati “politici”, non certo per reati
comuni. E per quanto riguarda gli altri Paesi, ad iniziare da Francia e Inghilterra? Berlusconi, se
fosse Presidente del Consiglio lì, subirebbe un processo? Assolutamente sì: sia in Francia che in
Inghilterra, infatti, troviamo l’immunità, la quale tuttavia è valida non per i membri del Governo,
ma per il Presidente della Repubblica in Francia e per la Regina in Inghilterra. In questi due
Paesi, dunque, il Governo può essere portato in Tribunale. L’anomalia in Italia, allora, c’è. Ma in un
senso diametralmente opposto a quanto ha voluto far credere Gaetano Quagliariello.

A parte tali precisazioni, però, sembra che l’immunità parlamentare sia stata scartata perché
Berlusconi ha ricevuto il secco “no” da parte di Bossi. E allora bisogna necessariamente ripiegare su
altro che ottenga il “placet” anche della Lega. E pare proprio che i due vecchi e impolverati ddl, uno
sulle intercettazioni e l’altro sul processo breve, possano tornare ad essere utili.

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PROCESSO BREVE/ Un toccasana per gli


interessi di B.
Lunedì 28 Febbraio 2011

Silvio Berlusconi pare contare molto sul processo breve, tanto che la discussione a
riguardo in Parlamento è già stata calendarizzata per il prossimo 28 marzo. L’obiettivo
è quello di vedere approvato il provvedimento entro fine aprile. In questo modo il
premier dovrebbe riuscire a ipotecare almeno due dei suoi processi, quello per la

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L'infiltrato "Berlusconi vs Giustizia"

corruzione dell’avvocato inglese David Mills e quello riguardante i presunti fondi neri
Mediaset previsti rispettivamente per l’11 marzo e il 28 febbraio prossimi.

Il testo licenziato alcuni giorni fa da palazzo Madama si compone di 10


articoli. Alcuni punti sono stati modificati rispetto al testo originale, ma
in maniera assolutamente superficiale: si alza, infatti, il tetto della
durata massima dei processi. Se prima il testo contemplava due anni
per ogni grado di giudizio (per un massimo di sei anni), oggi nel ddl si
parla di 3 anni per il primo grado, 2 per il secondo e 18 mesi per la
Cassazione. Per un totale di sei anni e sei mesi. Soltanto metà anno in
più, dunque, rispetto a quanto si era previsto inizialmente.

Detto questo, bisogna specificare alcune questioni. Innanzitutto non tutti i reati saranno “degni”
dello stesso trattamento. Il processo breve, infatti, sarà destinato esclusivamente ai processi per
reati con una pena massima fino a dieci anni. E tra i tanti ritroviamo anche la corruzione
giudiziaria (reato per il quale B. è imputato nel processo Mills), frode fiscale, appropriazione
indebita e falso in bilancio (processi Mediaset e Mediatrade). La legge, inoltre, avrà valore
retroattivo: sarà, in pratica, valida da subito, anche per i processi già in corso. E questo è un aspetto
molto importante perché potrebbe essere l’unico modo per permettere a Berlusconi di salvarsi da
processi che lo intimoriscono non poco, ad iniziare da quello per la corruzione di David Mills che
potrebbe facilmente arrivare alle sentenze di primo e secondo grado essendo Berlusconi l’unico
imputato rimasto.

Ma ancora non è finita. Curiosa è anche la motivazione, il casus belli addotto dal Governo per
giustificare una misura così concepita. Secondo il Ministro Alfano, infatti, i processi in Italia
durerebbero troppo: tempo fa il Guardasigilli affermò che nel nostro Paese i processi hanno una
durata media di sette anni. Ma questa è la riforma giusta per abbreviare i tempi della giustizia
italiana? Assolutamente no: con questa misura si falcidiano i processi, non li si accorciano. Non si
permette ai giudici di lavorare meglio e in tempi più brevi, ma si impedisce loro di lavorare. Non è
un caso che l’Anm abbia condannato, dati alla mano, il ddl perché, in questo modo, si arriverebbe
alla sospensione immediata del 50% dei procedimenti pendenti a Roma, Bologna e Torino; mentre
a Firenze, Napoli e Palermo, l’estinzione riguarderà una percentuale di procedimenti compresa tra il
20 e il 30 per cento.

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L'infiltrato "Berlusconi vs Giustizia"

Il che risulta impossibile agli occhi di Alfano, che tempo fa affermò: “Ma stiamo scherzando?
Invito l’Anm a non giocare con le parole e neanche con i numeri, e dunque a chiarire bene i termini
della questione … Dei procedimenti penali ho parlato dell’1%”. Sono evidenti alcune
contraddizioni che svelano i reali motivi – salvare B. – per cui è stato concepito questo ddl: come
può Alfano parlare soltanto dell’1% dei processi, se lui stesso ha detto che in Italia durerebbero
mediamente sette anni e mezzo, mentre con la riforma non potrebbero durare più di sei anni e sei
mesi? E ancora: mettiamo pure che Alfano abbia ragione, che la riforma riguarderebbe solo l’1%
dei processi. Come si può ritenere questo ddl benefico per la giustizia italiana se poi va a colpire
una fetta così piccole, quasi inesistente di processi? Insomma, a prescindere da come la si ponga, le
contraddizioni restano e ci permettono di capire i motivi reali che hanno spinto Alfano, Ghedini &
co. a elaborare tale disegno di legge.

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DDL INTERCETTAZIONI/ La legge bavaglio


per falcidiare, in un sol colpo, giustizia e
stampa
Lunedì 28 Febbraio 2011

Silvio Berlusconi ha chiare in testa le difficoltà che gli si potrebbero presentare nel
momento in cui si tratterà di tradurre in legge un ddl che possa salvarlo dalle aule dei
Tribunali. Proprio per questo, accanto al processo breve, sembra intenzione del
premier rispolverare anche un altro ddl, quello sulle
intercettazioni.

C’è innanzitutto da sottolineare che questo disegno, qualora venga


convertito in legge così come è stato concepito inizialmente, avrà pesanti
ripercussioni non solo per la giustizia, ma anche per la stampa italiana,

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L'infiltrato "Berlusconi vs Giustizia"

che si troverà ad essere sempre più imbavagliata.

Iniziamo dalla giustizia. Stando a quanto prevedeva il ddl originariamente, per richiedere le
intercettazioni il pm dovrà avere non più soltanto “gravi indizi di reato” (come oggi), ma anche
“specifici atti d’indagine”. Basta pensarci un attimo per capire l’assurdità di questa norma: le
intercettazioni vengono richieste proprio per giungere a “specifici atti di indagine”. È come se si
confondesse la causa con la conseguenza. E ancora: per ottenere l’ok all’intercettazione non
basterà più il pronunciamento del gip, ma occorrerà il parere di tre giudici riuniti. Norma, questa,
chiaramente finalizzata a rallentare le indagini. E i tempi?

Oggi a decidere la durata delle intercettazioni è il pm (di norma, logicamente, durano tutto il
periodo delle indagini e, a volte, anche oltre). Con questa legge, invece, le intercettazioni
potranno durare al massimo 75 giorni, 30 nella prima fase più tre proroghe da 15 ciascuna. Ma
ciò è semplicemente assurdo. Pensiamo ad esempio a Calciopoli: oggi noi sappiamo che Luciano
Moggi ”interveniva” su diverse partite, addirittura dal precampionato. Che senso avrebbe
intercettare in questi casi soltanto per poco più di due mesi? Infine, dulcis in fundo: l’autorizzazione
alle Camere andrà chiesta anche quando si intercetta un parlamentare parlare di terzi (non più
solo se ad essere coinvolto è il parlamentare stesso); e simile la questione per i sacerdoti:
impossibile intercettarli senza chiedere prima l’autorizzazione alle autorità ecclesiastiche superiori.

Anche per quanto, poi, riguarda la stampa il ddl sarà una vera e propria mannaia. In pratica sarà
impossibile informare su inchieste giudiziarie fino alla loro conclusione: non si potranno riportare
intercettazioni (si rischia addirittura il carcere se non si oblaziona; in tal caso multe salatissime
fino a 5.000 euro); niente riprese e fotografie durante i processi senza il consenso di tutte le parti
e vietate anche le registrazioni e riprese senza l’autorizzazione preventiva dell’interessato (la
cosiddetta “norma D’Addario”). E anche qui la ciliegina sulla torta: l’editore che pubblica articoli
nei quali ci siano brani di atti o di intercettazioni, rischia addirittura di pagare fino a 464.000
euro per ogni articolo.

Ergo, con molta probabilità, la chiusura del giornale stesso (è chiaro, quindi, che nessun editore
pubblicherà un articolo di tale genere). Se oggi fosse già in vigore questa legge, noi non avremmo
potuto sapere nulla del caso Cucchi, del Trani-gate, dell’affaire G8, di Moggi e Calciopoli, degli
orrori della clinica Santa Rita di Milano, della scalate Antonveneta e Bnl. Ma non avremmo
potuto sapere alcunché nemmeno dello stupro della Caffarella e del sequestro di Abu Omar. Solo
per citare i casi più eclatanti.

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L'infiltrato "Berlusconi vs Giustizia"

Nonostante questo, come detto, Berlusconi sembra intenzionato ad insistere sul ddl. Soltanto due
giorni fa, al congresso del movimento dei Cristiano riformisti, ha dichiarato che “andremo avanti
sulla riforma per le intercettazioni perché non c’è libertà in un Paese in cui appena si alza la
cornetta del telefono altre persone ascoltano e dove le persone possono essere manipolate”.
Concetti che Berlusconi non esprime per la prima volta. Tempo fa parlò di “150 mila telefoni
controllati”, di “7 milioni e mezzo di persone che possono essere ascoltate”, ergo: “siamo tutti
spiati”. Sarà vero? Controlliamo qualche dato.

Già Alfano aveva affermato che “le persone intercettate in Italia nel 2007 sono state 124.845 […]
si arriva a tre milioni di intercettazioni”. In verità i decreti emessi dai gip sono stati 45.122; le
persone intercettate sono state quasi 20 mila: lo 0,03% della popolazione italiana.

Passiamo ora ai costi. Berlusconi, infatti, più volte è tornato anche sull’alto costo delle
intercettazioni per lo Stato. Lo stesso Alfano disse: “La spesa sulle intercettazioni è in continua
crescita: è aumentata del 50% dal 2003 al 2006” e occupa “il 33% delle spese per la Giustizia”.
Chiamiamo ancora una volta i dati in nostro soccorso e facilmente ci possiamo accorgere che, in
realtà, la spesa per intercettazioni non è in aumento, ma in calo: nel 2005 era di 286 milioni, nel
2006 è scesa a 246, nel 2007 a 224 (40 in meno ogni anno). E 224 milioni non sono “il 33% delle
spese per la Giustizia” (7,7 miliardi nel bilancio 2007), ma il 2,9%.

E non è finita nemmeno qui. La spesa potrebbe ancora diminuire se in Italia si facesse come si fa
negli altri Paesi: obbligando le compagnie telefoniche, concessionarie pubbliche, ad applicare
tariffe scontate o gratuite per le intercettazioni; acquistando le attrezzature usate dagli agenti
per intercettare, anziché affittarle a prezzi da favola da ditte private; recuperando le spese di
giustizia dai condannati, che devono pagare i costi sostenuti dallo Stato per processarli.

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PRESCRIZIONE BREVE/ Ecco una nuova


legge per B.
Lunedì 28 Febbraio 2011

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L'infiltrato "Berlusconi vs Giustizia"

Sembra che il Governo, su iniziativa e proposta dell’avvocato del premier Nicolò


Ghedini, stia concependo anche un’ennesima legge ad personam: una sorta di
“prescrizione breve”, più breve dell’attuale per coloro che si trovano sotto processo, ma
sono incensurati. Proprio come, incredibile ma vero, è incensurato Silvio Berlusconi.

Ad oggi non si sa se il Governo voglia concepire


tale norma come una nuova legge ad personam o –
e sembra più probabile – inserirla come comma nel
ddl del processo breve. In questo modo, infatti, il
premier avrebbe gioco facile per far cadere due dei
suoi processi, Mills e Mediaset, dove ormai la
prescrizione, secondo le regole attuali, già corre sul
filo (l’anno prossimo quella per Mills, l’anno
seguente quella per Mediaset).

Andando più nei dettagli, pare che questa nuova legge porterebbe ad una decurtazione di un
quarto della prescrizione per gli imputati incensurati. In pratica una versione riveduta, corretta e
ampliata della legge “ex Cirielli”, con la quale, nel 2001, si volevano inasprire le pene per i
condannati recidivi. Ma, senza che nessuno se ne accorgesse, venne aggiunto un codicillo:
dimezzamento dei termini di prescrizione per gli incensurati. Per la corruzione, ad esempio, si
passò da 15 anni a 7 e mezzo. Se anche la nuova legge passasse i tempi di prescrizione si
ridurrebbero ancora e arriverebbero a due anni circa.

A questo punto, però, bisogna porre una questione: Berlusconi ne trarrà assoluto beneficio. Fatta la
legge, infatti, il premier vedrà cadere prima il processo Mills, poi, poiché non condannato e dunque
ancora incensurato, vedrà cadere anche il processo Mediaset, e poi Mediatrade e poi Ruby. E via
così all’infinito: tutti i processi cadranno per questi assurdi restringimenti dei tempi di
prescrizione e la fedina penale del premier rimarrà pulita. Ma ora chiediamoci: che effetto potrà
avere una legge simile sulla sicurezza? Ladri, scippatori, spacciatori rimarranno incensurati a
lungo. E cosa allora direbbe la Lega che, ricordiamolo, ha sempre insistito oltre misura sulla
sicurezza? E allora stiamo a vedere se Bossi deciderà di restare coerente oppure chiudere un occhio
(o entrambi) per aiutare l’amico B.

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L'infiltrato "Berlusconi vs Giustizia"

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