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LA PSICOLOGIA A WURZBURG

IL CARATTERE TELEONOMICO E SELETTIVO DEL PENSIERO

Nicoletta Caramelli, Anna Borghi

ABSTRACT. This research aims both at filling the gap in the literature on the
psychological research carried out at Wtirzburg at the beginning of this century, and at
showing plausible analogies between some concepts assumed in contemporary research
to explain mental processes and those advanced by the psychologists working on
thinking at Wtirzburg. The analysis of the research produced there between 1901 and
1908 highlights the peculiar holistic approach devised for understanding thinking. It was
such an approach that allowed Marbe and Orth to discover the so called ' imageless
thought' which was found in the associations linking abstract mental contents as well as
in judgements (Marbe) and affects (Orth). From 1904 on, the research focused mainly
on the way in which thinking processes take place: Watt theorized the role of the so
called 'determining tendencies' in orienting the course of thinking, and Messer
acknowledged the existence of thinking processes of which subjects are unaware.
B(ihler's most relevant contribution was the systematization in a general framework of
the interpretations advanced by the several researchers in explaining the interplay of the
different elements responsible for the dynamic course of thinking processes.

I. lntroduzione

La letteratura concemente la scuola di WiJrzburg 6 molto scarsa. La


dimenticanza risalta, per contrasto, se si pensa all'attenzione dedicata alle altre
correnti della psicologia tedesca. Da un punto di vista storico questa negligenza
ci pare immotivata dato il ruolo fortemente innovatore che ia scuola ebbe nella
psicologia dei tempo.
In termini kuhniani si potrebbe parlare di un tentativo non compiuto di
mutamento di paradigma scientifico o di un mutamento di paradigma
potenziale; infatti le suggestioni concettuali, come quelle in certa misura
metodologiche, che hanno portato gli psicologi di Wtirzbug a formulare una
teoria del pensiero fondata sugli esiti di approfondite ricerche empiriche,
risuitano feconde anche per la ricerca contemporanea.
In questo saggio ci proponiamo di ricostruire la genesi e gli sviluppi
dell'idea della direzionalita e teleonomia dei processi di pensiero, un'idea
originariamente sviluppata in ambito wtirzburghese e ancora oggi presente nelle
teorie cognitiviste, per quanto inserita in un quadro teorico complessivo

Axiomath¢$. No. 3. 1995. pp. 349-374.


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radicalmente trasformato. Le analogie trail concerto di 'schema', come viene


usato oggi, e quelli di 'tendenza determinante' e di 'disposizione' del soggetto,
elaborati a Wiirzburg, appaiono evidenti.
Un'indagine sulla comunit/l dei ricercatori operanti a Wiirzburg 6 opportuno
venga introdotta, seppur brevemente, da aicune osservazioni the contribuiscano
a definirne le coordinate sia in senso esternalista the internalista.
Contrariamente a quanto di solito si sostiene, circa i rapporti esistenti al
tempo tra filosofia, scienza psicologica nascente e istituzioni, la fondazione da
parte di Wundt del primo laboratorio di psicologia sperimentale a Lipsia non
port6 all'istituzionalizzazione della psicologia in quanto scienza sperimentale
autonoma [Ash 1985]. In realt/l fino al 1910 gli psicologi tedeschi, the pure
erano riusciti a dar vita ad una loro 'comunitb. scientifica', non videro garantito
Io statuto indipendente alia disciplina. La Ioro battaglia si svolgeva, percib, su
due fronti: orientati da un lato a cercare legittimazione in ambito accademico
rispetto sia ai filosofi che agli scienziati della natura, erano indotti, dall'altro, a
mettere in evidenza i possibili risvolti pratici e applicativi della Ioro rieerca.
Nel periodo guglielmino (1871-1918) anche la psicologia benefici6
dell'aumento dei fondi statali per la ricerca: nell'arco di un trentennio si
moitiplicarono gli istituti di psicologia, sorse allora, infatti, queilo di Wtirzburg,
e nacquero nuove riviste non sempre allineate alle pur dominanti teorie
wundtiane.
Nell'insieme, per6, la battaglia condotta dagli psicologi ebbe esiti scarsi: la
comunit/l scientifica non vide n~ il riconoscimento istituzionale della psicologia
sperimentale come disciplina autonoma, n~ approd6 ad un'unifieazione sul
piano dei metodi. Se unificazione avvenne, ebbe luogo soltanto per via
negativa, in forza del rifiuto di una psicologia dipendente da speculazioni
mistiche, metafisiche e filosofiche. La tendenza allo sperimentalismo, tipica dei
tempi, assunse forme originali grazie ad alcune caratteristiche costanti della
psicologia tedesca come I'inclinazione verso la fenomenologia e le riserve nei
confronti di un empirismo, obiettivismo e sperimentalismo eccessivi, tipici
piuttosto della psicologia e della psicopatologia di stampo medico. Inoltre il
fatto the tutti gli psicologi, ad eccezione di Wundt, fossero iaureati in filosofia,
influi sicuramente sulla Ioro attivitb, sperimentale: il problema di fondo
consisteva nella scoperta di un apparato teorico-metodologico the conciliasse
gli apporti della scienza sperimentale con I'idealismo trascendentale neo-
kantiano.
In questo contesto culturale si colloea I'esperienza dei ricercatori di
Wtirzburg, tra i quali, accanto a psicoiogi sperimentalisti in senso stretto, altri
erano attenti ad abbinare teoria filosofica e ricerca empirica, operazione di
indubbio rilievo in tempi di crescente specializzazione. II fatto, poi, the alcuni
studiosi tendessero sempre pi~ a orientare la Ioro attivitb, in senso applicativo,
come per esempio Ach che dedicher/l parte della sua vita allo studio dei fattori
psicologici the intervengono negli incidenti stradali, trova giustificazione nella
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constatazione c h e l a rivendicazione dell'autonomia della psicologia come


disciplina doveva necessariamente passare attraverso I'accentuazione della sua
rilevanza applicativa.
Se passiamo a considerazioni di carattere 'interno', ~ opportuno notare che
parte della letteratura sulla psicologia d'inizio secolo individua nelle teorie
riduzioniste I'oggetto principale cui le diverse correnti della nascente
psicologia tedesca reagirono.
La rivendicazione di un orientamento non elementaristico ma olistico e
teleonomico per Io studio dei processi mentali era girl. presente nella prospettiva
associazionista, anticipato dalla dottrina dell'appercezione di Herbart, dalla
teoria della "mental chemistry" di Stuart Mill, dalla visione critica di Bradley e
Adamson ([Commins 1932], 208-217). Tale rivendicazione, infatti, accomuna
la psicologia sperimentale di Wundt, la fenomenologia di Brentano, il
movimento di WiJrzburg e le teorie gestaltiste. Non sempre, perb, cib ha
comportato un superamento dell'associazionismo per cui si possa parlare di una
frattura netta tra il periodo associazionista e quello seguente: la psicologia
wundtiana, per esempio, se rifiuta ogni forma di associazionismo puro, grazie
all'assunzione del principio dell"appercezione', non se ne libera com-
pletamente come dimostra, in particolare, la sua incapacit~ a trattare Io studio
del pensiero. I~ questo il motivo per cui alcuni studiosi come Humphrey (1963)
considerano la psicologia di Wundt come appartenente a quella linea di
sviluppo che dall'associazionismo inglese classico conduce alia riflessologia e
al behaviorismo.
I ricercatori di WiJrzburg sono collocabili sul versante opposto, quello di
quanti si occuparono precipuamente di psicologia del pensiero e presero le
distanze dali'associazionismo nei modo pifi marcato, introducendo concetti
quail quello di 'compito', di 'tendenza determinante', di forza associativa
orientata. Ii Ioro anti-associazionismo, se da un iato punta ad evidenziare il
riduzionismo di una spiegazione dei processi di pensiero basata solo
sull'esistenza di nessi superficiali, dall'altro si rivela tanto pi~ efficace quanto
pih insiste sul carattere orientato del pensiero umano. La questione del distacco
dall'associazionismo e del valore euristico del nuovo assetto concettuale
formulato da questi ricercatori nello studio dei processi mentali risulta, peraltro,
controversa.
Va comunque tenuto presente che forse anche in questo caso probabilmente
agi quel meccanismo frequente in base al quale ogni nuova prospettiva
scientifica, per configurarsi come un'eventuale rottura epistemologica effettiva,
induce spesso i suoi fautori a soffermarsi sugli elementi di antitesi piuttosto che
sulle linee di continuit~ con le concezioni dominanti fino a quel momento.
Prima di passare alia trattazione dei contributi che gli psicologi di WiJrzburg
hanno dato allo studio del pensiero, b opportuna un'ultima precisazione. La
letteratura classica, nei riferirsi ali'esperienza dei ricercatori di Wfirzburg,
tende a far uso dei termine di 'scuola'. Per quanto ci riguarda, cercheremo di
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evitarlo il pif~ possibile: adatto ad una trattazione 'manualistica' the procede


per semplificazioni e generalizzazioni, e non per analisi specifiche e
approfondite, il termine 'scuola' risveglia associazioni the, a nostro avviso,
vanno eluse, come per esempio I'idea di un 'maestro' circondato da pifJ
'discepoli'.
L'uso di questo termine in riferimento agli psicologi di Wiirzburg
implicherebbe, inoltre, una scorrettezza interpretativa: accentuerebbe implici-
tamente il ruolo svolto da Killpe sotto le cui direttive si sarebbero raccolti
dottorandi e giovani docenti per svolgere ricerche di ispirazione affine. In
realth, senza voler sottovalutare I'influenza della 'potente e polivalente
personalit/l di Kiilpe' come riteniamo sia giusto definirla con [Ronco 1963], p.
18, crediamo che il contributo principale dato da questo studioso concema
soprattutto la sistematizzazione filosofica e metodologica di quanto si veniva
producendo, mentre sul piano sperimentale le ricerche pi6 interessanti svolte a
Wiirzburg furono intraprese da altri.
Anche per questo motivo, alia Iocuzione 'scuola', preferiamo quella di
'comunit/L di ricercatori' the suggerisce ridea di un elima di ricerca comune
senza per questo annullare I'originalith dei contributi dei singoli studiosi
inscrivendoli entro un 'sistema' fisso e gerarchizTato.

2. Le ricerche sperimentali compiute a Wiirzburg dal 1901 al 1908

Affronteremo ora I'analisi dei lavori svolti dagli studiosi che afferivano
all'Istituto di Psicologia di Wiirzburg o ch¢ lavoravano in stretto contatto con
esso, prestando particolare attenzion¢ a quei contributi che possono essere
considerati ie pietre miliari per la formulazione della teoria della teleonomia del
pensiero.
Non faremo riferimento all'opera omnia dei singoli autori, i cui percorsi
scientifici presero, in seguito, direzioni assai diverse, proprio per evidenziare i
legami ed il senso di continuith tra !¢ varie ricerche volte allo studio di una
stessa tematica: i processi dei pensiero.
Questa scelta comporta sacrificare la trattazione degli studi di Kiilpe, che,
put fornendo contributi teorici di rilievo e partecipando a vari esperimenti, non
scrisse testi di psicoiogia del pensiero collocabili entro il clima di fermento
inteilettuale della Wiirzburg dei primo Novecento.

2. !. Mayer e Orth: Zur quantitativen Untersuchung tier Assoziation, 1901

L'articolo di Mayer e Orth dal titolo "Zur quantitativen Untersuchung der


Assoziation" diede avvio ad una seri¢ di studi sperimentali tra loro strettamente
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connessi. Comparve nel 1901 sulla Zeitschriftfiir Psychologie und Physiologic


der Sinnesorgane, rivista fondata nel 1890 da KSnig • Ebbinghaus per
osteggiare I' 'imperialismo' wundtiano.
Si trattava di una ricerca esplorativa, commissionata a Mayer e Orth da
Marbe, il quale, prima di affrontare Io studio del giudizio, intendeva vagliare se
le reazioni verbali a stimoli diversi fossero classificabili entro categoric
differenti. I due autori si propongono, dunque, di indagare le associazioni. Ma,
data I'ampiezza del problema, preferiscono concentrarsi sui casi in cui i
soggetti rispondono per libera associazione con una parola ad una parola-
stimoio. Ii Ioro ragionamento 6 circa questo: se quanto segue allo stimolo non
determinato da qualche struttura diversa, deve necessariamente esser connesso
ailo stimolo per via associativa.
I risultati dell'esperimento e dei protocolli introspettivi redatti dai soggetti
sono sorprendenti: oltre ai casi in cui la reazione segue immediatamente Io
stimolo, ed /~ dunque pi6 rapida, ve ne sono altri in cui tra le due parole
intervengono 'processi-di-coscienza' (Bewufltseinslage, d'ora in poi abbreviato
Bsl), spesso accompagnati da sentimenti.
L'attacco alia concezione associazionista, realizzato grazie alia scoperta di
Bsl, eventi mentali non riconducibili ad alcuna categoria tradizionale,
rappresenta la premessa teorica necessaria alia concezione della direzionalit/l e
della selettivitA del pensiero. Se i processi di pensiero non consistono di catene
associative, non andranno spiegati come accostamenti casuali di stimoli e
risposte, ma come organizzati in strutture finalizzate.

2.2. Marbe: Experimentell-Psychologische Untersuchungen i~berdas Urteil, 1901

I risultati cui erano giunti Mayer e Orth vengono confermati da Marbe che
ritrova ie Bsl anche nei suoi esperimenti sul 'giudizio'.
Con il termine 'giudizio' Marbe si riferisce a quel processo consapevole cui
sono applicabili i concetti di verit~ e falsitY, sia che si tratti di frasi, di parole
singole, di gesti, di immagini o di Bsl. Mosso dall'intenzione di scoprire quali
sono le condizioni psicologiche da cui derivano i giudizi e quali fenomeni
psicoiogici sono legati alia ioro comprensione, appronta due serie di
esperimenti piuttosto complessi. Conclude affermando I'inesistenza di con-
dizioni psicologiche che concorrono a determinare i giudizi o che influiscono
suila Ioro comprensione: i giudizi, piuttosto, sono concetti relazionali la cui
essenza consiste nel rapporto di similarit~ con oggetti estemi, rapporto che 6
individuato intenzionalmente dai soggetto percipiente nel momento della
comprensione.
I giudizi, cosi, assumono senso soltanto in riferimento al reale; solo in un
contesto preciso sono suscettibili di essere veri o faisi: in questa tesi trapelano
con evidenza le implicazioni anti-humiane, anti-coscienzialiste e realiste di
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questa prospettiva. 1 processi di pensiero, dunque, avvengono in modo


orientato: il contesto concreto, la reaR/t, rappresentano le eondizioni the
influenzano il processo di selezione sotteso alia comprensione nella formu-
lazione dei giudizi.

2.3. Orth: Gefiihl und Bewufltseinslage, 1903

L'indagine sul sentimento, condotta nel 1903 da Orth ha fondamenti teorici


analoghi a quelli delle ricerche precedend. Orth spiega ci6 che !o spinge alia
stesura dell'opera: da un lato la scoperta deile Bsl, dall'altro I'interesse per la
teoria del sentimento di Wundt. Ed 6 proprio una spietata disamina delle teorie
sul sentimento del suo tempo il contenuto della pars destruens.del suo lavoro.
La critica alla tesi della localizzabilit~ del sentimento, o al suo svilupparsi per
opposizioni, Io conducono a dimostrare I'impossibilitb di definite il sentimento
dal punto di vista psicologico. Non ritiene necessario un apparato concettuale
cosi complesso come quello adottato da Wundt e Lipps secondo i quali tre
coppie di variabili concorrono a provocare il sentimento. E sufficiente spiegare
come il diverso grado di eccitazione degli organi nervosi possa dar luogo a
condizioni di 'desiderio' (Lust) e 'assenza di desiderio' (Unlust) 'attive' o
•passive'.
Ritiene c h e l a confusione presente nelle teorie correnti sul sentimento sia da
imputare all'attribuzione errata della definizione di 'sentimenti' a fenomeni che
tall non sono. Tra essi spiccano le Bsl, che, pur di varia natura, sono definibili
nel Ioro insieme come stati psichici non ulteriormente analizzabili. Orth dedica
un intero paragrafo alle Bsl in cui, dopo aver isolato le Bsl non suscettibili di
ulteriore classificazione, suddivide le restanti in due gruppi: quelle ordinate
secondo un significato obiettivo, come dubbio, sicurezza e insicurezza,
contrasto e accordo, e quelle rappresentabili a livello psichico anche con altri
processi, come per esempio il ricordo. Le Bsl, afferma, non sono assimilabili ai
sentimenti: hanno pi~ a c h e fare con la conoscenza e perci6, implicitamente,
con ie sensazioni. Anticipa cosi Ach che pone una relazione tra le Bsl e la
cognizione: non i sentimenti, come afferma Wundt, m a l e Bsl sono i 'pionieri
della conoscenza'.
Individuate le dimensioni che consentono di interpretare la conoscenza
come un processo selettivo e orientato, nella pars construens del suo articolo
Orth descrive alcuni esperimenti condotti con il metodo introspettivo.
Nonostante ii disaccordo di alcuni tra i soggetti, i risultati di questi esperimenti
confermano la sua ipotesi: tutti i soggetti denominano 'sentimenti' solo i fatti
psichici rispondenti ai criteri di 'desiderio' (Lust) e 'assenza di desiderio'
(Unlust), mentre gli altri processi psichici, categorizzabili in base ai parametri
di tensione e soluzione, eccitazione e quiete, vengono spiegati come complessi
di sensazioni che, in certi casi, possono essere accompagnati da Bsl o da
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sentimenti. La differenza tra le Bsl ed i sentimenti ~ comunque chiara ai


soggetti, anche se i due fenomeni possono comparire insieme.

2.4. Watt: Experimentelle Beitrage zu einer Theorie des Denkens, 1904

II lavoro di Orth, volto a sgombrare il campo da alcune confusioni nella


definizione di cib che deve intendersi per sentimento, rientra ancora tra gli studi
dedicati all'analisi delle 'strutture' sottostanti i pensieri umani, deil¢ forme del
pensiero, senza tuttavia che il problema di come avvengano di fat-to i processi di
pensiero sia affrontato.
Ii quadro muta completamente a partire dalle ricerche di Watt, dottorando
americano di KiJlp¢, il cui articolo "Experimental contribution to a theory of
thinking" (1905), ampio estratto della sua tesi di dottorato pubblicata nel 1904
con il titolo Experimentelle Beitr~ige zu einer Theorie des Denkens, fu pubbli-
cato su una rivista americana e, a quanto ci consta, ~ anche I'unico testo degli
psicologi di Wtirzburg tradotto in italiano quasi per intero nella raccolta di
saggi sulla psicologia del pensiero curata da P. Legrenzi e A. Mazzocco.
Dopo aver condotto pi~ di tremila esperimenti col metodo delle associazioni
guidate, Watt conclude the possono verifiearsi tre tipi di esperienze di base: a)
la riproduzione semplice, in cui il soggetto arriva direttamente a pronunciare la
parola-reazione; b) la riproduzione complessa, caratterizzata dalla ricerca da
parte del soggetto di una parola the non riesce ad evocare; e) un secondo
genere di riproduzione eomplessa in cui il soggetto, pur volendo dire una certa
parola, ne pronuncia un'altra. Per ognuna delle tre classi di esperienze cosi
isolate, si possono verificare tre differenti casi: 1) la reazione segue
immediatamente allo stimolo; 2) allo stimolo fa seguito un'immagine visiva; 3)
immagini verbali non descrivibili, o Bsl, affiorano alia coscienza.
Le conclusioni che Watt trae dai protocolli raccolti vanno a rafforzare una
linea teorica di impronta decisamente anti-associazionista: cib che influenza i
soggetti, per quanto concerne i tempi di reazione come pure I'esperienza
immaginativa, ~ una 'impostazione'.(Einstellung) conseguente al 'compito'
(Aufgabe) cui vengono sottoposti. E cosl possibile indagare i processi di
pensiero nella Ioro dinamica: la vita mentale ~ spiegata facendo ricorso a una
coppia di fattori: la 'tendenza riproduttiva' ed il 'compito'.
La risposta agli stimoli non ha iuogo per un'associazione casuale tra due
termini, ma grazie ad una disposizione indotta nel soggetto dai compito; gli
errori, inoltre, si manifestano quando la forza delle tendenze riproduttive
tanto potente da impedire l'azione del eompito.
II compito, the esiste sempre e non deve percib essere necessariamente
esplicitato tramite istruzioni, pub portare ad una risposta solo se esistono
associazioni precedenti; inoitre influenza il tempo di risposta poieh~ pub
accelerare o rallentare la velocit~ con cui si realizzano le tendenze riproduttive.
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Watt intende la realt~ esterna come realt~ esperienziale in quanto consiste,


per la nostra coscienza, nelresperienza di associazioni passate: ~ gi~ resa
pertinente, dunque, in funzione di altri e precedenti tipi di compiti.
La postulazione dell'onnipresenza di un compito volto a organizzare i
processi cognitivi conduce Watt ad affermare I'insufficienza del liveilo
cosciente per spiegare la vita mentale.
Ne segue una constatazione metodologica di sorprendente modernit=i; infatti,
pur ammettendo I'esistenza dell'inconscio, Watt non ritiene euristicamente
utile tale nozione, ma ribadisce, piuttosto, la necessitb, di apprestare compiti
sperimentali the facciano emergere sui piano cosciente il maggior numero
possibile di processi mentali in forma di reazioni e di giudizi.
Ritiene che pi6 che indagare le strutture del pensiero nella Ioro sostanzialit~
ed essenza, si tratta di coglierne la dinamica funzionale individuando
l'influenza che fattori quali il compito e la conseguente 'impostazione' o
'disposizione' del soggetto hanno su di esso.
L'opera di Watt rappresenta un notevole passo avanti nelle concezioni
elaborate a WiJrzburg: le sue tesi gi~ preludono alia teoria di Selz, all'idea
dell'unit~ del processo di pensiero e del 'compito complessivo' (Gesamt-
aufgabe), a certi assunti dei gestaltisti.
!1 pensiero non viene inteso come prodotto da elementi discreti, ma in senso
olistico e antisensualistico come esito delrunificazione produttiva tra compito e
tendenze riproduttive. Del pensiero, cosi, viene colto il carattere motivazionale
e dinamico, carattere non determinato in modo contingente n~ casuale, ma
costante. Esistono compiti di cui siamo consapevoli, come quelli assegnati ai
soggetti negli esperimenti, di cui diventiamo inconsapevoli durante il processo
stesso di pensiero e eompiti di cui siamo inconsapevoli ma che, tuttavia, ci
accompagnano nelle esperienze quotidiane come, per esempio, il camminare.

2.5. Ach: Ober die Willenstgitigkeit und das Denken, 1905

La monografia di Ach Uber die Wil/ensta'tigkeit und das Denken, pubblicata


anch'essa n¢l 1905, pub considerarsi una sistematizzazione critica, per quanto
parzialment¢ modificata, delle concezioni di Watt. Ach, infatti, opera una
trasformazione concettuale di rilievo: non parla pid, come Watt, dell'influenza
suile prestazioni dei soggetti de! 'compito', ma dell'azione di 'tendenze
determinanti'. Inoltre introduce nel suo quadro teorico nuovi concetti come
queilo di 'astrazione' e di 'consapevolezza'.
AIl'epoca si riteneva che I¢ reazioni semplici potessero esser¢ di due tipi: ad
un tipo appartenevano le reazioni di carattere muscolare, pi~ brevi, e all'altro
quelle di carattere sensoriale, pi~ lunghe. Misurando i tempi di risposta dei
soggetti a stimoli prefissati, semplici o multipli, o indeterminati nel senso che i
soggetti potevano seegliere a quale stimolo reagire tra due presentati
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contemporaneamente, Ach scopre, invece, chela distinzione tra questi due tipi
di reazione non 6 rigida poich6 I¢ reazioni possono assumere carattere
intermedio, coliocandosi lunge un continuum di cui la reazione muscolare e
quella sensoriale costituiscono gli estremi.
Mette in lute, inoltre, l'influenza che I'intenzione del soggetto ha nel
determinare il tipo di reazione che seguir/=: I'intenzione di concentrare
I'attenzion¢ sul mutamento in arrive, e di reagire il pi~ veiocemente possibile
da un late, e, dall'altro, la volont/= di prestare attenzione allo stimolo per
discriminarne le caratteristiche.
Se la risposta 6 immediata, ha iuogo una reazione muscolare; se avviene
dope un certo tempo, si ha una reazion¢ sensoriale. Se, poi, la reazione tarda
ancora, ci6 significa che il soggetto 6 consapevole che Io stimolo atteso 6
arrivato e a ci6 far/= seguire o i l movimento di risposta oppure un processo
coscient¢ esc,mplificato da frasi del tipo 'Adesso posse muovermi' seguite dal
movimento. E chiaro, comunque, c h e l a concentrazione sullo stimolo piuttosto
che sul compito, o viceversa, non 6 I'unico fattore cui ricondurre le prestazioni
e i tempi di risposta dei soggetti. Anche il diverse mode con cui ciascun
soggetto si rapporta al compito da svolgere gioca un ruolo determinante nel
caratterizzame le prestazioni.
lllustrando i suoi esperimenti, Ach nota che le sensazioni intenzionali di
movimento, the i soggetti di solito provano nel periodo the intercorre t r a i i
segnale 'Pronto!' e la presentazione dello stimolo, hanno la funzione di rendere
consapevole la direzione in cui si potrebbe produrre il movimento, di orientare
la risposta verso Io scope. Col ripetersi degli esercizi, questi movimenti
perdono di valore e intensit/= e le reazioni avvengono in mode pressocch~
automatico.
OItre che nei movimenti intenzionali, I'orientamento del pensiero si
manifesta con particolare evidenza anche nell'azione di 'tendenze determinanti'
il cui effetto persiste anche sotto suggestione ipnotica. I! termine 'tendenza
determinante' ci pare pill appropriate rispetto a quello di 'compito' date che ne
evidenzia meglio I'onnipresenza. Tall tendenze, infatti, anch¢ se talvolta si
instaurano con i suggerimenti o con il compito date ai soggetti, possono
derivare semplicemente da intenzioni personali.
Si tratta di disposizioni che agiscono a livello inconscio e sono generate da
una 'immagine-di-scopo' (Zie/vorstellung) presente nella coscienza la cui
funzione consiste nel connettere I'immagine-stimolo in arrive all'immagine-di-
scope. Sono indipendenti dal materiale associative e ci consentono di formare
nuove associazioni. Ach !o dimostra eseguendo una serie di esperimenti di
controllo con sillabe senza sense che sicuramente non sono mai state soggette a
nessi associativi. Tuttavia vi sono casi in cui le tendenze associative agiscono
ugualmente e, di conseguenza, si ha una sorta di conflitto tra la tensione verso
la riproduzione e le tendenze determinanti: ia forza dell'atto volitivo viene
commisurata alia sua efficacia nel superare la forza delle associazioni. Vediamo
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ora come viene descritta, pi6 in particolare, la situazione di conflittualitb, tra


tendenze riproduttive e determinanti.
Le tendenze riproduttive corrispondenti al significato dell'immagine-di-
scopo vengono eccitate nella fase preparatoria grazie all'attenzione o alia
presenza costante, a iivelio cosciente, deli'immagine-di-scopo stessa. Quanto
pi6 le tendenze riproduttive si trovano in stato d'eccitazione, tanto pi6 la
"consapevolezza" aumenta. La "consapevolezza" rappresenta il riflesso conscio
dell'azione inconscia delle tendenze determinanti. Per Ach si ha consa-
pevolezza del significato, della relazione, della determinazione, ovvero della
capacit/l del soggetto di riconoscere se I'accadere psichico si svolge nei senso
di una determinazione precedente, se, cio6, 6 "voluto", e, infine della tendenza,
per cui il soggetto, pur cosciente di essere orientato verso uno scopo, va
cercando qualcosa che per6 6 ancora indefinito.
L'atto volitivo, da un punto di vista dinamico, si realizza grazie all'azione
delle 'tendenze determinanti', che, agendo indipendentemente dai processi
associativi, accentuano gli aspetti simili a quelli dell'immagine-di-scopo dello
stimolo, in termini odierni si potrebbe dire che le 'tendenze determinanti'
attivano un sistema di aspettative rispetto allo stimolo. Quando il soggetto
reagisce in accordo con le forze direttive che 1o guidano, emerge in iui la
consapevolezza d'aver risposto in conformit/l a tall forze e di aver eseguito,
dunque, un atto di volont&
In questo modo il pensiero umano non 6 meramente riproduttivo, ma 6 una
struttura che si accosta al reale in modo teleonomico, finalizzato rispetto ai
compiti e alle aspettative interne, il carattere 'creativo' e attivo del pensiero,
tuttavia, non 6 sempre evidente; le tendenze determinanti, infatti, rendono conto
anche dei processi abitudinari spesso cosi scontati da restate inconsci.
Le caratteristiche dinamiche del pensiero verranno ulteriormente precisate
nei lavori d'orientamento pih marcatamente cognitivo di Messer e Biihler che ci
apprestiamo ad analizzare.

2.6. Messer: Experimentell-PsychologischeUntersuchungeniiber das Denken, 1906

Nel 1906 Messer pubblicb I'articolo "Experimentelle-psychologische Unter-


suchungen fiber das Denken", il pi/l lungo tra i iavori degli psicologi di
Wiirzburg apparsi fino ad allora; si tratta di un saggio assai complesso sul piano
metodologico come pure su quello argomentativo.
Su entrambi questi piani viene confermata e ribadita la continuit~ con le
ricerche di matrice wtirzburghese precedenti: helle sue ricerche Messer adotta il
metodo delle associazioni verbali, libere e guidate, integrate dal resoconto
introspettivo dell'esperienza del soggetto.
Quanto ai problemi teorici su cui la teoria del pensiero si viene costruendo,
accentua I'importanza del compito e specifica ulteriorment¢ l'essenza delle Bsl.
LA PSICOLOGIAA WORZBURG 359

ldentificando le Bsl con forme di pensiero non ancora formulate, anticipa il


mutamento concettuale introdotto da B~ihler che non parler/l pi6 di Bs;, o stati-
di-coscienza, ma di 'pensieri' (Gedanken). Sottolinea anche la funzione
dell'inconscio: quanto pi6 un nesso 6 di semplice instaurazione, cio6 pi6 un
compito 6 di facile esecuzione, tanto pi6 facilmente si attiva un automatismo
che sposta I'esperienza a livello incosapevole.
Per analizzare i processi di pensiero semplici, Messer prende le mosse daila
definizione Iogica dei Ioro costituenti elementari: i concetti, i giudizi e le
conclusioni. La psicologia deve occuparsi soprattutto dei concetti e dei giudizi,
il cui studio 6 necessariamente precedente a queilo delle conclusioni che sono
processi complessi. II corrispondente verbale dei concetti e dei giudizi sono le
parole e le affermazioni presenti alia nostra coscienza in svariati modi: in forma
di immagini acustiche, ottiche e motorie, come sensazioni e riproduzioni, ecc.
Alternando compiti di associazione libera e guidata, Messer approda ad
alcune conclusioni di rilievo rispetto alia direzionalit~ del pensiero. II primo
punto messo a fuoco nella sua ricerca ~ I'atteggiamento dei soggetti nei
confronti del compito cui sono sottoposti: se questo ~ troppo generale, i
soggetti spesso si auto-attribuiscono nuovi compiti pi6 specifici. Se richiesti,
per esempio, di associare liberamente dei termini, i soggetti, ed alcuni pi5 di
altri, tendono a formare associazioni in modo sensato. Messer spiega il
fenomeno osservando chela parola-stimolo attiva una traccia che ~ collegata
alle sue svariate riproduzioni possibili. La fimzione del compito, cosi, consiste
nel promuovere I'orientamento verso una precisa direzione riproduttiva.
L'automaticit&, con cui ha luogo questa determinazione soggettiva del compito,
spesso ne impedisce I'affiorare a livello cosciente.
[ modi di giungere alia reazione, o soluzione del compito, possono essere
svariati: Messer conferma I'ipotesi di Watt che ne esistono tre. Nel caso A la
riproduzione ha luogo in una direzione soltanto; nel caso B il soggetto
dapprima tenta una certa direzione riproduttiva per poi tentarne un'altra; nel
caso C, infine, il soggetto, pur cercando in una direzione associativa precisa,
non trova ci6 che vuole e oppone, percib, forti resistenze a pronunciare quanto
ha gi~ in mente. Nel caso A, come gi/l aveva dimostrato Watt, delle immagini
verbali (Bsl) o visive possono svolgere una funzione mediatrice frapponendosi
tra Io stimolo e la reazione. Messer approfondisce I'analisi delle immagini
visive, senza tuttavia limitarsi all'indagine dei 'contenuti' della psiche; si
interroga, piuttosto, sulle modalit/l con cui tali immagini si connettono e si
associano.
I nessi associativi si instaurano prevalentemente 8razie alia legge di
contiguitY, e i due contenuti perlopi~ si legano per significato; inoltre vi possono
essere associazioni verbali che si instaurano perch~ i due termini appartengono
alia stessa espressione idiomatica (Winkel-Gl~ck: Gl~k im Winkel) o per
assonanza. Esamina, quindi, i modi in cui pub prodursi la parola-reazione: a
360 NICOLETTA CARAMELLI, A N N A BORGHI

volte emerge subito, automaticamente (fame-sete), altre volte 6 preceduta dalla


pronuncia acustica, acustico-motoria o dall'immagine visiva corrispondente.
Dopo aver trattato dei contenuti della coscienza, nel senso dei nessi che si
stabiliscono tra Io stimolo e la reazione, e dei modi in cui si manifesta ia
reazione, Messer si dedica ali'analisi di un'altra fase dell'esperienza di
pensiero: la comprensione delle parole stimolo.
Fino a c h e punto 6 necessario che ii significato di tali termini emerga alia
coscienza? Anche la coscienza-di-significato, spiega, 6 un fattore di grande
variabilit~i: ia iettura e la comprensione dei termini, spesso, vengono vissute
come esperienze tra Ioro distinte. Ci6 pu6 dipendere da diversi fattori, come la
lettura errata dello stimolo; la polisemia di quest'ultimo; la lunghezza della
parola; Io stabilirsi automatico di una reazione basata su un'associazione
verbale, la stanchezza o I'eccitazione del soggetto; dal faro che il soggetto non
conosce la parola in questione o ha una conoscenza inadeguata della lingua. II
processo di comprensione non 6 interpretabile in modo specifico e dettagliato
perch6 consiste in una vaga 'coscienza-dell'-ambito' (Sph¢irenbewu~tsein)
entro cui vengono identificati i nessi associativi adeguati. Tale ambito viene
individuato di volta in volta, mediante il concerto sovraordinato alia parola-
stimolo o mediante I'intero campo semantico cui appartiene: non 6 possibile
ottenere definizioni pifi pregnanti e precise.
Le immagini visive non costituiscono una condizione necessaria perch6 si
abbia la comprensione del significato, che, comunque, 6 caratterizzata da
intensit~ e gradi di chiarezza diversi: accanto a immagini verbali distinte si
trovano inanalizzabili Bsl.
Definite le modalit/l con cui hanno luogo i processi associativi e la
comprensione, Messer affronta I'analisi dell'esperienza psicologica del
giudizio. In che cosa consiste la differenza, la discriminante the distingue un
giudizio da un'associazione? Per rispondere a questo quesito, ritiene
insufficiente I'ipotesi di T. Ziehen, secondo cui, mentre I'associazione 6 una
successione di elementi discreti, come 'rosa' e 'bella', nel giudizio le singole
patti verrebbero fuse in un tutto unico come 'rosa 6 bella'. Messer, infatti,
verifica sperimentalmente che la presenza della copula non basta per
trasformare un'associazione in un 'giudizio'. Ci6 the rende tale un giudizio 6,
piuttosto, il fatto che il nesso 'predicativo' o 'affermativo' tra !o stimolo e la
reazione 6 'voluto' o 'riconosciuto' dal soggetto che 1o ha creato.
Per risolvere il problema del confine che separa il giudizio
dall'associazione, Messer ricorre al concetto di 'compito', che riprende da Watt
per approfondirlo in modo originale.
Di fronte a compiti diversi il soggetto assume una 'impostazione'
(Einstellung) interiore diversa che Io porta ad essere pih o meno orientato a
'volere' che un'associazione si qualifichi come un giudizio. Dunque ia
direzionalit/l e I'atteggiamento prodotti dal compito agirebbero anche sui
LA PSICOLOGIA A WORZBURG 361

meccanismi valutativi portando il soggetto a distinguere tra giudizi e asso-


ciazioni.
I1 passe teorico successive compiuto da Messer consiste nella
classificazione dei giudizi. Questi, infatti, vengono distinti per ii lore
contenuto: possono essere affermativi o negativi, analitici o sintetici, oggettuali,
cio6 saldamente legati alia realt/l estema, o concettuali; si differenziano per la
modalita, percettiva o immaginativa, con cui sono rappresentati i lore
contenuti; per il diverse mode di affiorare alia coscienza e di svolgersi, nel
sense che possono essere nuovi o riprodotti, completi o abbreviati, e, se membri
di una catena di giudizi, preparatori, mediani o finali; infine per la diversa
valutazione che ne dfi. il soggetto in funzione del lore carattere teorico o pratico
quando il soggetto constata l'intervento o meno di sentimenti e atti volitivi,
propri o 'prestati', ovvero influenzati dall'opinione comune, certi o incerti.
L'indagine sulle configurazioni, i concerti ed i modi organizzativi del
pensiero, inoltre, non pub prescindere dall'esame degli stati-di-coscienza, delle
Bsl, presenti in mode implicito quando concettualizziamo. Gli stati-di-
coscienza, infatti, rientrano neila sfera del pensiero 'intuitive', non formulate.
Sono unit/l di pensiero che, per quanto siano classificabili, non si danno in
forma sensoriale n6 sono suscettibili di scomposizione ulteriore. Messer li
ridefinisce 'pensieri' (Gedanken) al termine di un paragrafo estremamente
dettagliato in cui distingue le Bsl della realt/i, quelle dei nessi temporali e
causali, quelle di adeguatezza e di relazione Iogica come I'identit/l, la similarit/l,
la coordinazione ecc., quelle il cui contenuto consiste nei nessi tra I'oggetto ed
il soggetto pensante e quelle in cui ha valore il rapporto di sensatezza,
correttezza e adeguatezza con il compito da svolgere, e, infine, quelle in cui
prevale una situazione psicologica soggettiva di ricerca, di dubbio, di
riflessione, di sicurezza, di possibilit/l, di vuoto, di disperazione ecc., e che,
quindi, possono avere carattere intellettuale o affettivo.
Se nelle Bsl, era etichettate 'pensieri', spesso non v'6 traccia di immagini
verbali, 6 sorprendente notate come ad esse seguano formulazioni linguistiche
complete. Attento agli aspetti dinamici e procedurali del pensiero, Messer si
chiede come si lorraine i nessi tra le parole, gli oggetti e i concerti, tra gli
oggetti e tra i concetti, e in che mode avvenga quell'esperienza di relazione
associativa che poi trova espressione nella reazione. Tall nessi, a sue avviso,
possono instaurarsi in due modi. Per il primo, I'oggetto, o concetto, 6 gi/L
presente a iivelio consapevole senza che le relazioni associative ad esso
connesse !o siano ancora; nel secondo, invece, perch6 si stabilisca una relazione
necessario che un nuovo contenuto emerga alia coscienza. In quest'ultimo
case, nota Messer, si ha una semplice riproduzione, altrimenti un atto-di-
attenzione.
Messer, poi, pone al centre della sua indagine l'esperienza di 'ricerca' tipica
degli atti volitivi, come quando si cerca qualcosa pur non sapendo bene che
cosa, un problema gi/= preso in esame da Ach, per stabilire fine a c h e punto
362 NICOLETTA CARAMELLI,ANNA BORGHI

questa esperienza produce una specifica coscienza di attivit/L Ne conclude che


ci6 ehe determina I'esperienza della correttezza della direzione della nostra
'ricerca' sono I'immagine-di-scopo e il compito in quanto, basandosi sulle
riproduzioni, guidano e orientano teleonomicamente i processi di pensiero. II
compito, infatti, fornisce il criterio per distinguere il pensiero mirato, orientato,
selettivo dal sogno e dalla fantasticheria. L'immagine-di-scopo, a sua volta,
costituisce come una sorta di sistema di attese, uno schema, in grado di essere
'riempito' dagli elementi del reale e di modificarsi nella sua struttura in forza
dell'impatto con la realtA.

2.7. Bfihler: Tatsache und Probleme zu einer Psychologie der Denkvorgginge, 1907-8

Lo studio di Btihler, "Tatsache und Probleme zu einer Psychologic der


Denkvorgtinge', pubblicato in tre pani ira il 1907 e i l 1908, rappresenta, per
consapevolezza metodologica, ricchezza argomentativa e risultati ottenuti, il
lavoro pi~ complesso e completo svolto presso l'[stituto di Psicologia di
Wiirzburg. In seguito a questa pubblicazione, sintesi e punto culminante delle
ricerche wtirzburghesi, il movimento avrebbe potuto, con le parole di Watt,
trionfare o morire.
La continuit~ con i lavori precedenti /~ chiara, anche se le differenze
emergono immediatamente. In primo luogo muta I'oggetto d'indagine. Se
obiettivo principale della ricerca per Marbe era la definizione psicologica
dell'esperienza di giudizio, per Messer la determinazione dei giudizi e dei
concetti nella Ioro dimensione psicologica, Biihler prende le mosse da un
interrogativo molto pi6 generale: Che cosa esperiamo quando pensiamo? (Was
erleben wir, wenn wir denken?, 1907, pp. 297-365). Per rispondervi, Btihler
ritiene the sia necessario evitare di soffermarsi sugli elementi pill semplici the
alimentano il pensiero, come i concetti o le associazioni, per concentrare le
indagini direttamente sull'attivith del pensare. A tal fine usa una variante
complessa del metodo introspettivo (Ausfragemethode) the gli consente di
ricavare una fenomenologia delle componenti del pensiero dai protocolli dei
soggetti.
Nel pensiero rileva i'esistenza di elementi presenti in forma visiva, acustica
e senso-motoria, di concetti, di oggetti o di parole. Ma se le immagini sono
frammentarie e casuali, e dunque non troppo rilevanti, le parti pi6 importanti
del pensiero non sono riconducibili alle categoric precedenti: tali elementi
fondamentali, privi di determinazioni sensoriali, rappresentano la coscienza dei
pensiero stesso. Si tratta ancora delle Bsl, gi/l ridefinite come 'pensieri' da
Messer e ora definitivamente denominate tali in consonanza con la terminologia
di Binet e le stesse affermazioni dei soggetti.
Ma quali relazioni esistono tra le immagini e i pensieri? In polemica con
Wundt, Biihler sostiene I'esistenza del pensiero-senza-immagini: ogni cosa 6
LA PSICOLOGIAA WORZBURG 363

pensabile senza la mediazione della visualizzazione. Affermare questa


caratteristica del pensiero non significa, comunque, escludere la possibilit/l che
nei processi di pensiero siano presenti immagini, o forme di discorso interiore,
che emergono con maggior frequenza quando, durante I'esecuzione del
compito, si incontrano delle difficolt/l.
Resta da stabilire in che cosa consistano questi 'pensieri'. Essi, infatti, non
sono necessariamente coscienti e riducibili ad una serie di esperienze singole
come vorrebbero le teorie sensualiste: BiJhler ne sottolinea, piuttosto, ii
carattere di 'unit/~' o 'totalit/l'. Una 'totalit/l' consiste di patti, le propriet/l delle
quail dipendono ineludibilmente dal fatto di far pane di un certo insieme, di
una certa 'totalitA': analizzare ulteriormente tale 'totalit/t' vorrebbe dire
distruggerne le propriet/l specifiche.
In linea con le tesi wtir'zburghesi precedenti, dunque, i pensieri vengono
presentati come inanalizzabili. Ma, come si ~ visto, ~ possibile una Ioro
classificazione. BiJhler suddivide i 'pensieri' in tre categorie:
a) quelli che consistono nella 'coscienza-di-regola' (Regelbewz~tsein), cio~
neila progressiva presa di coscienza dell'esistenza, dato un compito, di un
possibile metodo di risoluzione. Questo tipo di pensiero, abbastanza frequente,
si verifica in generale, non in relazione a casi specifici. In termini odierni si
potrebbe dire che ii soggetto ~ in grado di comprendere quale copione andrA
adottato o quale metodo usato, pur non scendendo nei dettagli;
b) quelli che consistono nella 'coscienza-di-relazione' (Beziehungs-
bewuj3tsein), cio~ nel fare emergere a livello cosciente relazioni Iogiche come
la conseguenza, la contraddizione, ecc.;
c) quelli che consistono helle intenzioni (fntentionen), corrispondenti agli
'atti puramente significanti' (rein signitive Akte) di ascendenza husserliana, in
cui il carattere di attivit/t del pensare, dell'intendere, appare in primo piano,
mentre i contenuti, quanto viene inteso o pensato, restano sullo sfondo.
lllustrata la tipologia dei pensieri, BQhler determina due modalit~ del
pensiero. Distingue, cosi, tra un modo diretto ed uno indiretto di pensare o
intendere: nel primo caso I'oggetto o concerto pensato entra gi/t costituito in
relazione con I'oggetto di pensiero; nel secondo il contenuto del pensiero
prende forma solo tramite I'atto dell'intendere stesso. In altri termini si pub dire
che ~ il compito a definite il proprio oggetto in modo dinamico. Cosi, talora, il
compito risolutivo consiste nella trasposizione di una determinazione indiretta
in una definizione diretta: ~ il caso, in matematica, deile incognite che sono
definite indirettarnente tramite i rapporti che esistono tra i daft. Altre volte le
determinazioni indirette si rivelano sufficienti e allora si pub pensare il non-
pensabile, come, ad esempio, un cerchio dotato di angoli.
La distinzione tra pensiero diretto ed indiretto chiarisce ulteriormente su
cosa si fonda I'unitA dei pensiero: questa, infatti, pub essere unit/l di intenzione
o unit/l propria del pensiero stesso, sua qualit~ formale, legge di costruzione
364 NICOLETTACARAMELLI,ANNABORGHI

interna. Quest'ultimo tipo di unit/l pu6 esistere soltanto perch6 esistono forme
indirette di pensiero.
Un'indagine sui processi del pensiero, oltre a fornime una tassonomia e una
descrizione, deve chiarire anche le modalit/l con cui tali processi si strutturano
dinamicamente determinando le funzioni di quello che Biihler chiama 'sapere'
(Wissen). A questo problema Biihler dedicher~, la seconda parte del suo lavoro,
intitolata "Uber Gedankenzusammenhiinge", di cui ora seguiamo ie argomen-
tazioni.
II 'sapere' astratto, di cui Biihler parla spesso, non si manifesta in atti propri,
ma si colloca tra il prima eil dopo dell'atto di pensiero; la sua funzione, infatti,
consiste nel garantire I'unit~ del processo del pensiero e allo stesso tempo
esprime una sorta di controllo che il parlante opera sul pensiero per non perdere
il filo, I'orientamento.
In questo contesto interpreta il processo di comprensione come I'instaurarsi
di una 'relazione-tra-pensieri' (ZwischengedanklicheBeziehungen)in funzione
dell'azione del compito e della tendenza determinante. Le relazioni-tra-pensieri
vengono ordinate in due categorie: le 'relazioni-tra-esperienze' (Zwischen-
erlebnisbeziehungen), la cui funzione consiste neli'informare il soggetto
pensante su quanto avviene in lui, e le 'relazioni-tra-cose' (Zwischen-
gegenstandsbeziehungen),ch¢ Io rendono consapevole di come il contenuto dei
pensieri li connetta tra Ioro secondo la relazione di causa, di opposizione, di
conseguenza, ecc. Durante il processo di comprensione si crea un nesso,
un'interrelazione trail sistema di aspettative del soggetto e I'oggetto-stimolo in
arrivo investito di tall aspettative. Si instaura, cosi, una relazione che comporta
I'affiorare a livello cosciente del rapporto ch¢ esiste tra il pensiero che deve
essere compreso ed un altro pensiero ad esso preesistente, spesso pi~ generale.
L'esperienza del comprendere si realizza nel momento in cui la consapevolezza
della relazione tra i due pensieri porta ad un chiarimento improvviso, spesso •
caratterizzato dall'emissione di un suono caratteristico, 'Aha', da parte del
soggetto, esperienza pertanto denominata ',4ha-Erlebnis'. Secondo BiJhler,
quindi, il processo di comprensione si risolve, usando una terminologia odierna,
nella verifica della corrispondenza tra un sistema di aspettative e la realt/l
effettiva degli stimoli. II processo orientato del pensiero ha raggiunto Io scopo
seguendo le direzioni adeguate al vaglio degli stimoli.
L'interpretazione della comprensione si complica, osserva Btihler, quando si
passa, per esempio, alia comprensione delle frasi. Come pub un pensiero
unitario indagare il significato delle singole parole? BQhler osserva chela com-
prensione delle frasi avviene a due livelli: uno, pi/l profondo, segnalato dalla
"Aha-Erlebnis', ed uno pill superficiale, che si limita all'analisi linguistica,
verbale. Se si prescinde da rare eccezioni, inoltre, la comprensione del
linguaggio ha luogo per Io pi6 per via indiretta nel senso che il possibile
significato della frase viene inquadrato entro un sistema di aspettative. Anche
in questo caso, dunque, la comprensione si basa sulla percezione di schemi, di
LA PSICOLOGIAA WURZBURG 365

uniQ4 e non di elementi discreti; ci si accosta in modo selettivo, orientato, a


frasi o a pensieri nuovi the vengono integrati in un sistema preesistente
andando a soddisfare aspettative precedentemente prodotte.
Anche indagando i processi mnestici, di cui tratta nella terza pane del saggio
"Uber Gedankenerinnerungen", Btihler sottolinea ii carattere unitario del
pensiero ed il ruolo svolto dai processi intenzionali nella valutazione di quanto
ci sta di fronte. In termini odierni si potrebbe dire the gli schemi non agiscono
soltanto nella comprensione ma anche nella memoria. Nota, infatti, che, se un
soggetto ha pensato B, vuol dire the B ~ collegato ad un precedente pensiero A
e, per verificare I'influenza che un pensiero precedente pub esercitare su un
pensiero attuale, appresta numerose situazioni sperimentali.
Dai risultati di queste ricerche emerge che i soggetti riescono a ricordare
facilmente coppie-di-pensieri abbinati e che, nelle prove di completamento,
ricordano il contenuto del pensiero, ma non I'esatta formulazione linguistica
con cui era espresso; i soggetti sono in grado di abbinare con facilith pensieri, o
proverbi, che abbiano significato analogo e helle frasi, inoltre, certe parole
hanno un ruolo chiave nel richiamare pensieri complessi. [ ricordi, poi, possono
essere evocati non soltanto da pensieri completi ma anche da sentimenti e
frammenti di pensiero. Le modalit/t del ricordare sono svariate e si articolano
tra due estremi: il ricordo, infatti, pub seguire il processo di comprensione del
pensiero o pub, invece, precedere la comprensione quando conceme ia frase
udita.
L'esperienza the suscita il ricordo, in quanto tale, non ha un ruolo rilevante
per la produzione dei ricordi; I'emergere di questi, piuttosto, va cercato nel
rapporto sussistente tra I'elemento che Io scatena e quello che rappresenta Io
scopo per cui il ricordo viene suscitato. Accanto ad un tipo di ricordo che
'pura iterazione', cio~ un 'sapere' (Wissen) relativo ad esperienze passate in cui
il soggetto dapprima 'conosce' I'esperienza precedente, poi la rivive nel ricordo
e, infine, la esprime verbalmente, ve ne ~ un altro che consiste in un 'sapere'
relativo a cose, oggetti, immagini del passato che si ha quando, conclusasi la
formazione dei pensiero, ne segue I'esplicitazione in forma verbale. In un terzo
tipo di ricordo, infine, il soggetto 'sa' soltanto di aver gi/t formulato il pensiero
the ha in questo istante; spesso ~ anche in grado di ricordare in quale contesto,
o situazione, esso affiorb per la prima volta; in questo caso la frase, o l'insieme
di parole udite in precedenza, tornano alia mente senza motivi apparenti, in
modo automatico.

3. Conclusioni: l 'apparato teorico della psicologia di Wi~rzburg

Dopo aver esposto le argomentazioni prodotte dagli psicologi operanti a


Wtirzburg per interpretare gli esiti delle indagini sperimentali con cui hanno
366 NICOLETTA CARAMELLI, ANNA BORGHI

cercato di m e t t e r e a fuoco le diverse dimensioni dell'attivitb, cognitiva che si


esplicano nella complessit~ del pensiero, dalle associazioni mentali al ruolo
dell'inconscio, al giudizio, ai sentimenti, alle immagini e alia memoria,
richiamiamo ora sinteticamente i concetti eardine dell'articolato quadro teorico
scaturito dalle Ioro indagini sulla cui base si sono sviluppate le successive
interpretazioni delrattivit/t mentale.

3.1. Le Bewufltseinslage o 'Bsl'

II primo risultato di rilievo prodotto dalle ricerche condotte a WiJrzburg 6,


come si 6 detto, una 'scoperta negativa'. Nel 1901 Mayer e Orth riscontrano
I'esistenza di unit~ di pensiero cosciente non ulteriormente analizzabili che, per
suggerimento di Marbe, vengono chiamat¢ 'Bewuj3tseinslage'o Bsl. Nel 1903
Orth studiando i sentimenti n¢ conferma I'esistenza. Messer, tuttavia, ritiene
che le Bsl, pi~ che ai sentimenti, debbano essere ricondotte ai processi
cognitivi. Dopo averne costruita un'accurata classificazione, le identifica col
pensiero nella sua forma intuitiva ¢ preconcettuale, non ancora accompagnato
dall'espression¢ linguistica. Propone anche una revision¢ terminologica che
Biihler far~ sua: le Bsl, d'ora in poi, verranno dette 'Gedanken' e identificate
con unit/l di pensiero non ulteriormente scindibili in componenti ma
classificabili in base alia dominanza in esse di aspetti particolari: la coscienza-
di-regola, quella di-relazione e le intenzioni.
L'esistenza delle Bsl dimostra the la tesi, sostenuta da Wundt e al tempo
ampiamente condivisa, della coesistenza necessaria di immagini e pensieri 6
erronea. La teoria del 'pensiero senza immagini', oltre a trovare avallo nel
concetto di Bsl, si precisa ulteriormente quando Ach introduce la nozione di
consapevolezza di un 'sapere' (Bewufltheit), di una 'conoscenza', priva di
contenuto.
La 'scoperta' delle Bsl, inoltre, 6 importante anche per un altro motivo.
L'esistenza di un pensiero senza immagini, infatti, comporta una distinzione tra
pensiero e immaginazione: quanto determina l'atto creativo, o intelligente, non
sono tanto i contenuti quanto, piuttosto, il carattere teleonomico e orientato dei
pensiero. Quest'ultimo non deve necessariamente avvalersi solo della dimen-
sione immediatamente figurale o sensoriale, ma pub realizzarsi anche tramite
unit~, coscienziali astratte, le Bsl o 'pensieri'. D'altra parte i'intelligenza non 6
identificabile neppure con I'espressione verbale: talora ia formulazione
linguistica non precede, o coesiste, ma segue pensieri gi/l conchiusi. Gli
psicologi di Wiirzburg, cosi, paiono anticipare una distinzione analoga a queila
avanzata da Guilford (1978) secondo cui i contenuti del pensiero creativo, o
intelligente, possono essere d'ordine figurale, semantico, simbolico e
comportamentale.
LA PSICOLOGIAA WORZBURG 367

Negando I'assunto di origine aristotelica deli'identitA tra pensiero e


immagini, infine, a Wiirzburg si pongono le premesse per conferire
all'inconscio un nuovo ruolo nei processi del pensiero.

3.2. L "inconscio e la volont~

La nozione di inconscio che emerge dalle ricerche degli psicologi di


Wiirzburg si caratterizza in mode diverse da queila freudiana: se in Freud
l'inconscio b oggetto di analisi in quanto struttura relativamente autonoma e
centrale anche ai fini della comprensione del conscio, per i ricercatori di
Wiirzburg ~ necessario ammetterne I'esistenza e formulame una definizione in
negative. 11 problema principale, per questi studiosi, non consiste tanto
nell'individuare la dinamica specifica del sistema inconscio, ma nel far
emergere alia coscienza quanto pi6 ~ possibile cib che resta implicito nei
processi del pensiero. Come osserva Watt, infatti, sarebbe semplicistico ritenere
che quanto non 6 riportato nei protocolli introspettivi non /~ affiorato alia
coscienza: 6 possibile anche che il soggetto sia reticente, non ben disposto, o
non abbia colto l'impressione al memento giusto.
Come gi~ abbiamo notate, il compito di cui parla Watt, per quanto
inconscio, agisce a livello conscio dando luogo a comportamenti consapevoli.
Lo stesso principle seguono anche le 'tendenze determinanti' di Ach che
generano le consapevolezze (Bewufltkeiten). La teleonomia in base a cui il
pensiero si organizza, in sostanza, non 6 una struttura essa stessa, ma ~ uno
schema vuoto che conduce, per vie implicite, alia realizzazione dei processi di
pensiero, alia produzione della reazione ad uno stimolo, ad un'espressione
verbale ecc. Non si tratta di un inconscio retto dalla dinamica dei processi
primari riconducibili ad una struttura originaria, ma piuttosto di cib che testa
inconsapevole, nel sense di disatteso e automatico, nell'attivit/l cognitiva.
Sul piano metodologico questo assunto conduce alia convinzione espressa
da Watt, ma condivisa da tutti i ricercatori di Wiirzburg, che I'indagine
sperimentale non deve perdersi neli'esame degli stati inconsapevoli, ma esser
volta a far emergere al liveilo della consapevolezza la maggior quantit/l
possibile dei materiali del pensiero.
AIcuni interpreti delle prime fasi della psicologia come scienza autonoma
(Mandler, 1975) ritengono che il problema costituito dall'emergere
dell'inconscio produsse il failimento dei metodi introspettivi determinando la
svolta in sense behaviorista della psicologia, accreditando, cosi, I'idea
wundtiana, che ancora oggi gode di un certo credito, secondo cui i processi
inconsci, a differenza di quelli mentali oggetto di indagine della psicologia,
sono di pertinenza della fisiologia.
Con i'affermarsi e il consolidarsi deil'indagine sui processi cognitivi di
orientamento cognitivista, tuttavia, si va sempre pit) diffondendo I'idea di una
368 NICOLETTA CARAMELLI, A N N A BORGHI

possibile integrazione teorica del concetto di consapevolezza ai modelli


dell'attivit~ cognitiva.
$i ritiene, infatti, che la consapevolezza abbia una funzione selettiva
consentendo I'emergere alia coscienza, non tanto dei processi, quanto dei
risultati dell'attivit~ mentale. Queste tesi rispecchiano fedelmente quelle di
Watt. Molte azioni, come per esempio camminare, vengono compiute senza un
controllo focalizzato: il compito continua a svolgere la sua azione, ma
scompare dalla sfera della coscienza. L'analogia tra la nozione di processi
'preattentivi' come si ~ venuta definendo dopo Neisser (1967) e quella di
'compito' o 'tendenza determinante' ~ palese.
Come gi~ Watt e Ach, con il termine 'consapevolezza' anche oggi si intende
un meccanismo a capacit~ iimitata in cui. consapevolezza e attenzione possono
essere considerati tra Ioro sinonimi cosi come i processi 'preattentivi' possono
essere considerati inconsci. Nell'indagine contemporanea, inoltre, si assiste alia
crescente necessit~ di far ricorso al concetto di inconscio definito non come
sistema a s~ stante ma, come gi~ avevano fatto Ache Watt, in quanto elemento
che predetermina I'accostamento selettivo degli esseri umani al mondo esterno
tramite I'esperienzia.
D'altra parte anche Watt aveva mostrato i limiti della tesi secondo cui il
pensiero ha una struttura probabilistica, sequenziale, e ad un solo livello,
mettendone chiaramente in luce il carattere gerarchico: sono proprio il
'compito' e la 'tendenza determinante' a stabilire selettivamente la prevalenza
di un livello specifico sugli altri e, di conseguenza, I'emergere a livello
cosciente dei processi di pensiero ad esso propri.
Anche a proposito del ruolo svolto nei processi di pensiero dalla 'volont~' -
termine troppo mentalista per essere accolto dalla ricerca psicologica
contemporanea, ma che pub trovare un'equivalente funzionale in cib che oggi
definita 'attenzione' - c i pare di rinvenire un'anticipazione della problematica
relativa all'interdipendenza tra processi attentivi e automatici, tra processi
consapevoli e inconsapevoli.
Gli atti di volont~, messi a fuoco e studiati in particolare da Ach, si
realizzano nel momento in cui nel pensiero si viene a creare un conflitto tra
I'abitudine e la novit~, tra spinte associative contingenti e tendenze
determinanti; un conflitto che ha come esito la forma forte deli"lo voglio
davvero'. II pensiero, cosi, pub seguire attivamente il proprio orientamento
interno mediante un atto volitivo forte e non, passivamente, le tendenze
riproduttive. Anche Messer riprende il tema della volont~, ma in modo
marginale, anal izzando le reazioni vissute dai soggetti come 'involontarie'.
LA PSlCOLOGIAA WORZBURG 369

3.3.11 compito
L'idea che il 'compito' (Aufgabe) guida in modo orientato il nostro
pensiero, distinguendolo cosi dal sogno e dalla contemplazione estetica, viene
introdotta da Watt. II pensiero si forma a partire da due elementi costitutivi
fondamentali: I'azione del 'compito', the 6 causa dell'instaurarsi nel soggetto
di una precisa 'impostazione' (Einstellung), ¢ queila delle tendenze
riproduttive. Secondo Watt i due fattori non vanno contrapposti in quanto
concorrono a formare il pensiero e gli errori trovano giustificazione nel peso
eccessivo acquisito dalle tendenze riproduttive che travalicano queilo dei
compiti assegnati. La nozione di 'impostazione', cosi formulata, 6 analoga a
quella di 'schema' che troviamo nella psicologia cognitivista contemporanea. I
due concetti, infatti, sottendono la medesima idea di rondo: che, cio6, i nostri
meccanismi percettivi e cognitivi filtrino e modifichino la realtA esterna per
renderla pertinente ad una Ioro direzionalit~ intrinseca.
La sostituzione del termin¢ 'compito' con quello di 'tendenza determinante',
suggerita da Ach, produce una sorta di opposizione tra i fattori orientanti e le
tendenze riproduttive. Le tendenze determinanti hanno effetto solo se, tramite
un atto volontario del soggetto, sono in grado di superare la forza di quelle
riproduttive.
L'analisi del concerto di compito operata da Messer ne rivela I'onni-
presenza: anche quando le istruzioni sperimentali sono molto generali, i
soggetti mostrano la tendenza ad auto-assegnarsi nuovi compiti pifJ specifici.
Questa tendenza, espressione della dimensione teleonomica del pensiero, rende
pi~t economica I'azione: un compito ben definito, infatti, aiuta a non disperdersi
indirizzando verso una serie riproduttiva determinata tra le tante possibili.
La legge dell'associazione e queila di contiguit~, in particolare, si rivelano
valide, ma accanto, e talora in opposizione ad esse, si individua I'azione di
meecanismi orientati, teleonomici. II pensiero si presenta, cosl, come un'unitfi
strutturata, come un sistema dotato di scopi e finalit/l specifici. Sar/t la teoria di
Selz a negare con pifi determinazione I'ipotesi associazionista: parole-stimolo e
compiti verranno a costituire un'unitA inscindibile, il 'compito complessivo'
(Gesamtaufgabe).
La confutazione delia teoria deii'associazionismo puro grazie all'intro-
duzione dell'idea di una forza motivazionale, di una direzionalit/l del pensiero,
rappresenta, a nostro avviso, ia novit/l concettuale pi~t rilevante emersa dalle
ricerche condotte a Wiirzburg.
Se I'associazionismo inglese trova una continuith e rivive nelle teorie
riflessologiche e behavioriste, un filo di connessione ~ da rintracciarsi tra le
teorie wiirzburghesi e molta parte dell'attuale cognitivismo.
Neli'assunzione di un criterio di economia del pensiero costituito dalla
ridefinizione del compito da parte del soggetto ci pare di rinvenire
un'anticipazione delrapparato teorico con cui la teoria eontemporanea
370 NICOLETTA CARAMELLI,ANNA BORGHI

dell'elaborazione umana dell'informazione affronta Io studio della soluzione


dei problemi: in particolare dell'analisi mezzi-fini, che identifica stati del
problema piO vicini allo stato recta, e delle euristiche volte alia deterrninazion¢
di sottoscopi rispetto alia soluzione di un problema.
In termini odierni, poi, il ruolo del 'Wissen' potrebbe essere paragonato ad
un processo di feed-back, cio6 ad un meccanismo di controllo retroattivo che
facilita la dinamica funzionale del pensiero: se da un lato i processi di pensiero
si caratterizzano come orientati ad uno scopo, dall'altro sono sottoposti ad una
verifica continua che ne controlla Io stato e I'orientamento attuali, per
correggeme gli eventuali errori di direzione. II 'compito', cosi, svolge
un'azione selettiva e organizzativa come Io schema di stampo cognitivista. II
quadro concettual¢ wiirzburghese e quello cognitivista hanno tratti analoghi: in
entrambi I'accostamento al reale si presenta come strutturato e teleonomico.
Guidato da una serie di aspettative, il pensiero giunge a comprendere, a
conoscere, realizzando una sintesi feconda tra la propria unit/t intrinseca e gli
stimoli provenienti dall'esterno, una sintesi che pare anticipate I'esigenza di
formulate modelli di analisi 'top-down/bottom-up' ¢ modelli di simulazione
basati sui principi dell'elaborazione a parallelismo distribuito. In entrambe le
prospettive I'analisi volta all'identificazione dell¢ categoric e delle strutture del
pensiero 6 soppiantata da un atteggiamento funzionalista che sposta I'attenzion¢
sui contenuti e sulla dinamica dei processi che regolano l'attivit~ del pensiero.

3.4. L 'innatismo

I~ proprio la postulazione di strutture vuote, suscettibili di riempirsi di


contenuti e di modificarsi nell'accostarsi al reale, ch¢ consente ai ricercatori di
Wiirzburg di interpretare il pensiero come un sistema organizzato
teleonomicamente e non come semplice catena di nessi associativi. La teoria
ch¢ n¢ emerge 6 animata da una sorta di dialettica tra strutture innate e processi
prodotti dall'esperienza. Se, infatti, le tendenze riproduttive sono alimentate
essenzialmente dall'esperienza, non 6 cosi sia per il compito che per I¢
tendenze determinanti ch¢ seguono spesso dettami interiori senza essere
necessariamente indotte dall'estemo tramite istruzioni o ordini. In quanto preo
esperienziali e destinate ad accogliere e ordinate i dati dell'esperienza, le
tendenze determinanti possono ¢ssere definite, in certo senso, 'innate'.
Questo tentativo di rifondazione gnoseologica della psicologia dei processi
cognitivi, che fa app¢llo alle tendenze determinanti concettualmente derivate
dalla mediazione tra Io sperimentalismo associazionista e la teoria neokantiana
operata a Wiirzburg, solleva problemi ancora ampiamente dibattuti. Cosi, ad
esempio, la question¢ dell'esistenza di strutture o potenzialitb, innate, o
preesistenti, svolge ancora oggi, seppure trattata in modo assai sofisticato, un
ruolo centrale nella formulazione delle interpretazioni per quanto concerne
LA PSICOLOGIAA WORZBURG 371

I'acquisizione del linguaggio, come ben emerge dal dibattito tra Piaget e
Chomsky [Piattelli Palmarini 1980], la cosiddetta 'categorical perception'
[Harnard 1987], Io sviluppo dei concetti in riferimento soprattutto alle teorie
della [Carey 1985] e di [Keil 1979, 1989], il riconoscimento degli oggetti nei
neonati secondo la teoria della [Spelke 1990].

3.5. L "Aha-Erlebnis'

A Biahler in particolare occorre riconoscere il merito di aver fatto luce sui


processi di comprensione intesi come il prodotto dell'incontro, o della sintesi,
trail pensiero relativo all'oggetto di c.omprensione e pensieri preesistenti pi/l
generali. La realizzazione di tale sintesi si compie attraverso un atto
d'illuminazione, I"Aha-Erlebnis', the segna I'emergere a livello cosciente
della comprensione e, quindi, della soluzione. Questa idea, unita a quella della
strutturazione a pi/l livelli dei processi di comprensione di cui uno, pi/l
superficiale, di comprensione verbale, ed uno, pi/l profondo, d'ordine
concettuale, trova elementi di continuit:~ con la differenza tra pensiero
produttivo e riproduttivo teorizzata da Selz come pure dai gestaltisti della
scuola di Berlino. Ii processo di comprensione risulta cosi caratterizzato da un
atto di sintesi creativa, produttiva, apportatrice di novitb the anticipa
direttamente la nozione di 'Einsicht' come verrh teorizzata dagli psicologi della
Gestalt e da questi lasciata in eredith agli studi sulla creativith di stampo
cognitivista.

In sintesi, la teoria del pensiero che emerge dalle ricerche condotte a


WUrzburg mina alia radice ogni ipotesi associazionista 'forte'.
La scoperta the il pensiero non si configura come una semplice catena di
associazioni connesse per contiguitY, the esistono unith di pensiero formali e
inanalizzabili, the le immagini the accompagnano il pensiero hanno una
matrice da questo indipendente, the il compito e le tendenze determinanti
orientano attivamente i processi the portano alia soluzione, apre la via a una
concezione teleonomica del pensiero. Contrastando l'elementarismo riduzio-
nista dell'associazionismo ingenuo, gli psicologi di Wtirzburg hanno assunto un
orientamento fenomenologico ed olistico nello studio del pensiero the ben
riflette la consapevolezza da Ioro raggiunta nel cogliere tutta la flessibilitb, e ia
complessit/t dell'attivit/l cognitiva. Sul piano sia teorico the sperimentale ci6 ha
comportato privilegiare Io studio dei 'processi' piuttosto ehe quello dei
'contenuti', della 'dinamica' dei processi in gioco nel pensiero piuttosto the
quello della sua 'struttura'.
Gli esiti della rieerca condotta a Wiirzburg, tuttavia, non sono stati
contestualmente recepiti nella ioro reale portata per almeno due motivi. Da un
lato, infatti, non hanno trovato un background culturale pronto ad un simile
372 NICOLEI"I'A CARAMELLI,A N N A BORGHI

distacco dai principi positivisti che animavano le discipline scientifiche del


tempo. L'influenza delle coneezioni elaborate dagli psicologi di Wiirzburg sullo
sviluppo della psicologia europea, tuttavia, si avvertono numerose, per quanto
indirettamente, nelle teorie di quegli psicologi come Seltz, Bartlett, Michotte e
anche Piaget, solo per citare i pi0 noti, che hanno rielaborato in modo originale
le istanze teoriehe messe in lute a W0rzburg.
Negli Stati Uniti, d'altra parte, le vicende del costituirsi della psicologia
come disciplina autonoma hanno portato a caratterizzare Io sviluppo delia
ricerca nel senso dell'identificazione e dell'elaborazione di una prospettiva
originale sul piano teorico-concettuale the si 6 poi tradotta in egemonia grazie
al primato quantitativo the gli psicologi americani hanno assunto nella
pubblicistica.

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Nicoletta Caramelli
Anna Borghi
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Fax 051-243086