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IL PROCESSO DI ALLENAMENTO DEL GIOVANE CALCIATORE SECONDO

I PRINCIPI DELLA METODOLOGIA OPERATIVA


Premessa
I giochi sportivi di squadra fanno parte degli sport di situazione. In queste discipline
si evidenzia una motricità a prevalente dominio tatticostrategico. La prestazione è
determinata dalla capacità di adattamento della tecnica a situazioni indeterminate e
non predefinite che variano continuamente in tempi brevissimi e che l’atleta deve
fronteggiare con risposte motorie adeguate, con la massima rapidità e precisione
possibili. Negli sport di situazione la correttezza del gesto tecnico richiesto dipende
dall’esattezza delle informazioni che il S.N.C. trasmette, dopo averle elaborate, al
sistema muscolare .
Ciò avviene attraverso la lettura dei segnali che ci dà l’avversario, a tal proposito
fondamentale è il ruolo dei neuroni specchio(1), la valutazione della traiettoria
dell’attrezzo e possedendo la capacità di movimento adeguata per compiere lo
spostamento alla velocità richiesta dalla situazione di gioco. Così l’atleta si troverà
sul punto d’impatto della palla oppure nello spazio richiesto. Fondamentale a tal
proposito è il ruolo della memoria, nelle sue varie forme, per velocizzare il processo
di elaborazione della risposta.

Pertanto, nei giochi sportivi gli aspetti cognitivi hanno un’incidenza notevole
sull’esito positivo o negativo dell’attività. Infatti, i giocatori, durante il gioco,
devono confrontarsi di continuo con fattori di vario genere: gli attrezzi di gioco ed i
loro movimenti; l'obiettivo da raggiungere; i compagni di squadra, gli avversari ed i
loro spostamenti; lo spazio entro il quale si gioca, il tempo di gioco; i vincoli posti dai
regolamenti, le varie condizioni esterne (luce, caratteristiche del terreno di gioco le
condizioni atmosferiche); gli influssi di vario genere esercitati dai comportamenti
arbitrali, dagli spettatori, ecc.
Tutto ciò presuppone continui processi di presa, elaborazione e memorizzazione delle
informazioni.
Il giocatore, prima di compiere un gesto tecnico, deve inserire una serie di dati nel
suo cervello. Questa fase è definita come immissione degli input.
Questi input vengono confrontati, valutati ed elaborati nella fase di elaborazione. Il
risultato che ne scaturisce è il progetto mentale che dà luogo all’esecuzione motoria
cioè la fase output. Più il suo pensiero è ricco di operazioni mentali, maggiore è la
probabilità di trovare soluzioni di gioco efficaci.
In realtà non c’è una netta separazione tra processi percettivi, cognitivi e motori; non
esiste una gerarchizzazione sequenziale del tipo: prima osservo, poi comprendo e poi
eseguo.
Si tratta di una rappresentazione circolare, in quanto il giocatore ripete tali operazioni
mentali in modo iterativo, passando dall’osservazione della situazione di gioco
contingente, al confronto di quanto ha osservato con le proprie conoscenze tattiche in
proposito, fino alla scelta dell’azione pertinente e così via.
Dunque il comportamento tattico è il fattore che caratterizzante i giochi sportivi
ed il complesso degli sport di situazione. In tali attività, il comportamento di ciascun
contendente, o meglio di ciascun giocatore, ha sempre un fondamento tattico, poiché
costituisce in ogni caso il risultato di una scelta, tra una serie più o meno vasta di
possibili soluzioni del problema motorio che si pongono in un determinato tempo di
gioco.
Costruire il percorso di organizzazione del gioco di squadra attraverso le categorie di
spazio e tempo individuali significa mettere al centro del processo dell’allenamento
calcistico il giocatore inteso nell’accezione più ampia di “ Unità Significativa “, cioè
come colui che nella data situazione, adesso ed ora, in maniera personalizzata ed in
piena autonomia esegue una decisione consapevole.
Per saper operare la scelta giusta dal punto di vista tattico- strategico il calciatore
deve essere continuamente sollecitato dal punto di vista senso-percettivo, attenzionale
e di concentrazione.
La metodologia operativa fa compiere un notevole passo in avanti al concetto
di allenamento calcistico, inteso non più come capacità meccanica di assimilazione,
memorizzazione e ripetizione ma come un processo personale di costruzione
attiva delle conoscenze.
Acquisito che i principi di gioco non sono compartimenti stagni, ma relazionati tra di
loro e che le fasi di gioco si susseguono in maniera dinamica ed interattiva, gli
apprendimenti tecnico tattici vanno promossi attraverso reali situazioni di gioco in
maniera tale da renderli fruibili nei diversi contesti.
Quindi situazioni reali con un approccio globale, sistemico, attraverso la pedagogia
dell’indagine per educare la creatività del calciatore a trovare risposte efficaci
sapendosi adattare al variare delle situazioni contingenti.
Siccome nel gioco del calcio, caratterizzato da un elevato grado di incertezza, i limiti
temporali imposti dalle azioni consentono di percepire solo ciò che viene ricercato
attivamente, assume particolare importanza nel corso del processo operativo
sollecitare ed affinare le capacità dell’atleta di realizzare ipotesi previsionali.
Per educare il calciatore ad agire in modo consapevole la metodologia operativa
adotta le seguenti strategie:
- aumento graduale degli stimoli;
- variazione delle situazioni di contesto;
- modifica del concatenamento degli stimoli;
- incremento progressivo del grado di compatibilità fra stimoli e risposte.
Ciò perché l’ambiente variabile e difficilmente prevedibile delle attività sportive
aperte condiziona il gesto tecnico che deve essere costantemente modificato ed
adattato per conformarsi alle richieste della situazione.
Le fonti di maggiore variabilità derivano dall’avversario, che con le sue iniziative, ad
esempio manifestando false intenzioni, può condizionare l’andamento dell’azione.
Nel calcio, quindi è necessario associare all’elaborazione automatica anche
un’elaborazione di tipo controllato.
Quest’ultima può realizzarsi soltanto attraverso un controllo cosciente che è
necessariamente più lento e dispendioso ma che offre la possibilità di porre
delle modifiche all’azione durante il suo stesso svolgimento in relazione alle
variabili delle situazione ed in base alle ipotesi previsionali dei soggetti coinvolti
nell’azione stessa.
Così le azioni tattiche rappresentano un agire interattivo e comportamentale
dei contendenti mirato ad influenzarsi reciprocamente, con lo scopo di creare
delle difficoltà all’avversario concedendogli un tempo d’azione il più possibile
ridotto e restringendo il suo spazio di manovra.
Quanto più un giocatore riesce ad acquisire dei vantaggi temporali e spaziali
sull’avversario tanto più riuscirà a gestire efficacemente la situazione di gioco
e ad avere l’iniziativa su di esso.
Questi concetti sono validi anche per i difensori che non vanno considerati
come soggetti passivi in grado di adattarsi semplicemente alle situazioni
determinate dagli attaccanti, ma come elementi attivi che provocano le azioni
piuttosto che subirle.
L’atteggiamento tattico è chiaramente comune ad entrambe le squadre: infatti,
durante una competizione tutti i giocatori adottano comportamenti tattici, sia
che si trovino in situazione di attacco che di difesa.

LE 4 FASI DI LAVORO DELLA SEDUTA OPERATIVA

1) Fase dell’attenzione;
2) Fase della discriminazione;
3) Fase dell’analisi;
4) Fase della disponibilità .

I fase: il lavoro viene proposto per gruppi (questi possono essere costituiti per catene
o per reparti contrapposti);
II fase:le idee vengono selezionate e gerarchizzate negli intergruppi costituiti
da elementi appartenenti a due reparti;
III fase: eventuali interventi di recupero o di rinforzo con esercizi ed esercitazioni a
coppie e per ruoli omologhi;
IV fase: le idee vengono riproposte nelle squadre o nei gruppi composti da
giocatori di tutti i reparti e diventano soluzioni condivise.
Tale processo operativo educa a trovare, individualmente o per gruppi, le
"mappe concettuali"di un contenuto tattico che partendo da un"nodo", vengono
collegati tra loro, mediante situazioni "legame".
L'allenatore arricchendo sempre più l'esperienza dei calciatori, come contesto di
apprendimento, promuove ed affina competenze e padronanze.
Nel caso di elementi in difficoltà l'allenatore costruirà "un'impalcatura" più
forte.
Ricercherà gli elementi già conosciuti a cui agganciare nuove conoscenze,
guiderà la ricerca dei concetti chiave e delle loro relazioni, proporrà trasposizioni dal
concreto all'astratto e viceversa, che una volta condivisi ed accettati rappresenteranno
la base per la consapevolezza cognitiva necessaria per gli apprendimenti ulteriori.
ORGANIZZAZIONE OPERATIVA
In ogni tipo di movimento , motorio, tecnico o tattico si è costretti continuamente ad
adeguarsi alle dimensioni spaziali e temporali.
Non esiste azione motoria che non sia condizionata dagli aspetti spazio-temporali.
I contenuti nella loro organizzazione temporale vengono presentati seguendo questi
principi: dal “facile al difficile”,dal “semplice al complesso”, dal “noto all’ignoto”.
La metodologia operativa delinea in maniera precisa i suesposti principi didattici e
pedagogici:

- Dal facile al difficile = percorso didattico tendente a modificare l’ambiente esterno


rispetto a un determinato compito motorio, tecnico o tattico. Ad esempio: è facile
correre su una superficie ampia e stabile (pavimento della palestra), è già più difficile
correre su una serie di materassini (superficie instabile) è molto più difficile correre
su una serie di panche (superficie limitata e sopraelevata). Quindi mentre viene
mantenuto fisso il compito motorio si agisce sulle modificazioni ambientali
stimolando, così la capacità di adattamento dei movimenti.

- Dal semplice al complesso = percorso didattico tendente a modificare il livello


coordinativo previsto dagli esercizi. Ad esempio: è facile correre a corpo libero, è più
difficile correre palleggiando una palla, è molto più difficile correre palleggiando in
uno spazio delimitato. Quindi ogni esercizio prevede un livello coordinativo sempre
più elevato stimolando la capacità di controllo del movimento.

- L’ultimo aspetto pedagogico riferibile ai contenuti è il percorso dal noto all’ignoto,


cioè la scoperta, da parte dell’allievo, di nuove soluzioni o interpretazioni del
compito motorio. Ovviamente tale salto può essere effettuato solo dal ragazzo e
richiede interventi induttivi da parte del docente, interventi che offrano opportunità di
libero apprendimento da parte degli allievi.

MODULAZIONE TATTICA
Superiorità, parità ed inferiorità numerica;
Opposizione passiva,semiattiva, attiva;
Riduzione ed adattamento dello spazio;
Limitazione dei tocchi;
Tempo compattato;
Tema tattico particolare.

I CONTENUTI OPERATIVI

Per esercizio si intende un gesto (esercizio degli arti superiori, degli arti inferiori, del
busto, una combinazioni arti superiori – inferiori – busto, etc) o compito motorio
definito,singolare , eseguito in forma individuale ed a coppie (un salto, un passaggio,
un palleggio, una capovolta,…….) con il quale si tende a:
- un apprendimento ex novo;
- un affinamento di un gesto già appreso;
- una correzione di un gesto;
- una automatizzazione di un gesto o compito motorio.
L’insieme degli esercizi, la loro concatenazione, la loro progressione rende
realizzabile il “fare” che contraddistingue l’esplicazione delle abilità e competenze
motorie e tecniche.

Per esercitazione si intende una serie di esercizi concatenati tra di loro come un
unico compito motorio. Ne possono essere un esempio:
- i “percorsi ginnastici” (per lo sviluppo delle capacità coordinative);
- il “circuit-training”(per il potenziamento organico muscolare);
- il “lavoro a stazioni” (per l’affinamento tecnico);
- il “lavoro seriale” (per l’affinamento della capacità di controllo motorio);
- il circuito situazionale (per la concatenazione dei fondamentali tecnici della
disciplina).

Per applicazione ludica si intende la presentazione di un esercizio o esercitazione in


veste giocosa e divertente. Il ludico serve, fondamentalmente, a stimolare la
motivazione e la voglia di fare anche in relazione a momenti esercitativi (ripetitivi)
legati a fasi di consolidamento e/o automatizzazione del movimento. Le applicazioni
ludiche, come i giochi, possono anche essere legate a fasi applicative in chi vengono
impiegati, razionalmente e per obiettivi volitivi, i comportamenti motori appresi.
Mentre il gioco è sempre ludico, l’applicazione ludica non corrisponde sempre a un
gioco.

Il gioco è l’applicazione ludica per eccellenza con la caratteristica fondamentale di


suscitare piacere in chi lo pratica. Il gioco puro, quello che il bambino realizza da
solo, è difficilmente riproducibile sul campo o durante le nostre attività motorie. Ci si
può avvicinare ad esso rispettando alcuni criteri:
- facilità e gradualità applicativa che consenta a tutti di partecipare con soddisfazione
e divertimento;
- regole elastiche e adattabili al contesto ( agli allievi, alla situazione, all’ambiente);
- durata limitata al piacere manifestato dai partecipanti;
Il gioco è uno strumento educativo eccellente per le sue valenze emotivo – affettive
che investono la sfera sociale degli allievi (collaborazione, rispetto, senso di
appartenenza, valori etici, …).
Il gioco oltre a stimolare tali aspetti è anche strumento applicativo degli
apprendimenti consolidati, cioè attraverso il gioco è possibile mettere in azione quei
gesti che il giovane calciatore sta apprendendo nel cammino educativo, ad esempio:
se si sta lavorando sull’abilità generale e/o speciale del lanciare – ricevere, è bene
strutturare una serie di giochi che concludano gli allenamenti richiedendo
l’applicazione del lanciare – ricevere in modo che l’allievo possa immediatamente
collegare ciò che sta apprendendo con la sua immediata applicazione.
Quindi, quando è possibile, è bene strutturare dei giochi applicativi dei
comportamenti motori oggetto di apprendimento.
I contenuti presentano differenti modalità applicative che consentono loro di rendere
multilaterale e polivalente l’ educazione motoria e sportiva:

FORME ESECUTIVE SECONDO I CONCETTI DI MULTILATERALITÀ E


POLIVALENZA.

- L’esecuzione individuale è fondamentale per l’apprendimento motorio, per il


consolidamento dell’apprendimento e per l’automatizzazione del gesto tecnico.
Inoltre consente un rapporto individualizzato e adeguato tra l’allievo, le sue capacità
motorie e il contesto di apprendimento. È fondamentale garantire sempre un
momento di confronto individuale tra l’allievo e il contesto operativo motorio, in tale
azione si riversano quegli aspetti soggettivi e singolari che solo l’allievo può far
emergere e apprezzare consapevolmente.

- L’esecuzione a coppie diviene fondamentale come momento di consolidamento -


perfezionamento o di applicazione degli apprendimenti. Lavorare con un partner
presenta elementi educativi molto importanti:
 Stimola l’adeguamento al ritmo e alla dinamicità del compagno;
 Consente un confronto con un altro modello esecutivo;
 Tende a motivare l’attività stimolando la collaborazione con il partner;
 Consente di mettere alla prova le proprie capacità in relazione all’azione
esercitata sul partner o all’azione esercitata dal partner.

- L’esecuzione in piccolo gruppo presenta le stesse caratteristiche dell’esecuzione a


coppie e in più aggiunge una funzione applicativa in quanto aumenta le variabili
presenti nell’esercitazione in relazione al maggior numero di partners presenti . Tale
tipo di esercitazione, inoltre, consente più facilmente l’organizzazione ludica o in
forma di gara.

- L’esecuzione in gruppi collaborativi tende, fondamentalmente ad applicare gli


apprendimenti consolidati in situazioni in cui è necessario collaborare con i compagni
per raggiungere un fine comune. In tali esercitazioni si tende alla velocizzazione delle
esecuzioni tecniche oppure al corretto collegamento tra le azioni dei vari componenti
del gruppo.

- L’esecuzione in squadre competitive contempla il confronto diretto tra squadre


opposte le une alle altre. In esse emergono, in forma più evidente, anche gli aspetti
tattici e strategici del gioco. Interessante notare che, in tali attività, emergono aspetti
collaborativi di elevato contenuto cognitivo relativi al senso di aiuto da dare ai
compagni in difficoltà per far si che gli avversari non abbiano la meglio in una
determinata fase di confronto (un esempio di ciò è la “copertura difensiva” che
bisogna dare a un compagno che sia stato superato dal diretto avversario).
LA VARIABILITÀ DEI CONTENUTI

Variabili spaziali: vicino – lontano – alto – basso – lungo – corto – ampio – ristretto;
tali variabili devono stimolare l’allievo ad utilizzare diversi aggiustamenti in
relazione al compito motorio da realizzare. Ad esempio: passare una palla a un
compagno vicino richiede un impulso di forza più blando rispetto a uno stesso
passaggio effettuato verso un compagno lontano. Quindi creare esercizi in cui
l’allievo sia costretto ad adeguare i suoi passaggi a distanze differenti consente lo
sviluppo di un corretto controllo dell’impulso di forza; tali esercizi potrebbero essere
codificati in diverse tipologie: ad impulso di forza crescente – decrescente – random -
…….

Variabili temporali: lento – veloce – successivo – simultaneo; tali variabili devono


stimolare l’allievo a controllare il movimento in relazione alle percezioni selezionate
rispetto a compagni o oggetti in movimento. Ad esempio: spostare il corpo per
stoppare una palla imprecisa che viaggia su una traiettoria balistica lenta richiede un
aggiustamento molto diverso rispetto allo stesso aggiustamento da fare su una palla
veloce che viaggia su una traiettoria diretta. Oppure dover calciare più palle lanciate
successivamente richiede una aggiustamento differente rispetto a dover controllare
due palle lanciate con due parabole e da due zone di campo diverse.

Variabili qualitative: riguardano la qualità del movimento richiesto e dipendono


dalle caratteristiche intrinseche delle esercitazioni. Ad esempio: eseguire un controllo
usando palle e palloni di diversa pesantezza, dimensione, forma, richiede un
aggiustamento di tipo qualitativo (esempio fare una serie di passaggi con palloni di
diverse dimensioni, consistenza, pesantezza,…)

Variabili quantitative: riguardano la quantità di azioni tecniche richieste o l’utilizzo


di più palloni con le stesse caratteristiche. Ad esempio: passarsi a coppie due palloni
contemporaneamente è un esempio di variabile quantitativa che va ad incidere sulla
velocità dei movimenti.

Variabili esecutive: riguardano le diverse modalità con cui eseguire un determinato


gesto tecnico. Rimanendo all’esempio del passare – ricevere, la variabile esecutiva si
manifesta quando: lancio e ricevo dal posto (forma statica) – lancio e ricevo in corsa
(forma dinamica) – lancio e ricevo in salto (forma dinamica in equilibrio di volo) –
lancio e ricevo in tuffo - ……

Variabili ambientali: riguardano il concetto dal facile al difficile e consistono nel


modificare l’ambiente in cui si esegue lo stesso movimento o gesto tecnico. Esempio:
correre su una superficie piana e stabile (pavimento) è facile; correre su una
superficie piana ma instabile (serie di tappeti ) è già difficile; correre su una
superficie limitata e sopraelevata (serie di panche svedesi) è ancora più difficile. Tutti
gli esercizi che, mantenendo fisso il compito motorio, ne variano il contesto
ambientale agiscono su tale tipo di variabile.
Così come esercitarsi in un campo di grande dimensioni è diverso se lo stesso
compito deve essere svolto in campo di dimensioni ridotte.

Variabili coordinative: riguardano il concetto di difficoltà (percorso didattico che si


muove dal semplice al complesso) e consistono nell’aumentare il grado coordinativo
richiesto nell’esercizio. Esempio: camminare palleggiando una palla al suolo è
semplice; correre palleggiando al suolo è complesso. Tutti gli esercizi che aumentano
progressivamente il livello coordinativo modificando il movimento richiesto,
agiscono su tale tipo di variabile.

Variabili percettive: riguardano gli aspetti di selezione delle informazioni e sono


riconducibili alla selezione semplice o complessa delle informazioni. Esempio:
lanciare e afferrare a coppie una palla è una situazione percettiva semplice; afferrare e
ricevere a coppie due o tre palle contemporaneamente è una situazione percettiva
complessa. Ogni volta che l’esercizio aumenta o diminuisce la quantità di percezioni
necessarie per realizzare il compito motorio si agisce su tale tipo di variabile.

CIRCUITO SITUAZIONALE
L’esercitazione è valida per allievi capaci di controllare, con sufficiente padronanza,
i fondamentali tecnici sportivi (abilità specifiche). In ambito calcistico tale
metodologia è applicabile laddove è garantita la presenza di gruppi di allievi
abbastanza omogenei per abilità tecniche e capacità motorie.
Il metodo consiste nello strutturare un circuito, di tipo SITUAZIONALE appunto
(cioè con esercizi molto simili alla reale situazione di gioco), in cui l’allievo deve
operare con velocità e precisione, alternando l’uso dei fondamentali tecnici specifici
di quello sport.
Eseguito in velocità è anche un metodo di richiamo per la resistenza speciale relativa
alla disciplina.
L’organizzazione ottimale di tale circuito richiede:
1. La suddivisione della squadra in gruppi.
2. Attività alternata, cioè un gruppo alla volta.
3. La collaborazioni dei gruppi in attesa per:
Recuperare i palloni e smistarli nelle stazioni in cui servono.
Creare le situazioni tecniche richieste dal circuito. L’esercitazione deve durare
dai 3’ di 5’ con partenza successiva degli allievi che formano il gruppo di
lavoro.
Con questa metodica si ricreano azioni parziali di gioco nelle quali, senza indicazioni
predeterminate, gli allievi risolvano il problema motorio (azione tecnico – tattica)
scegliendo una soluzione tra quelle possibili.
NOTA
(1) Nel momento in cui vediamo una persona compiere un gesto, reagiamo a livello
di corteccia cerebrale, proprio nella zona motoria. Sono i “neuroni specchio” che si
mettono “in moto” quando colgono l’azione esterna. Tutti usiamo questi neuroni:
quando, ad esempio, incrociamo altre persone salendo sull’autobus, nel cervello si
attiva istantaneamente una copia dell’intero schema motorio dei loro movimenti e
così evitiamo di scontrarci.
Dunque, grazie all’esistenza di queste particolari cellule nervose, scoperte da un
gruppo di neurofisiologi dell’Università di Parma diretto dal prof. Rizzolati, il nostro
cervello è in grado di rappresentare dentro di sé le azioni compiute da un altro; in
pratica, mentre li osserviamo, riusciamo a comprendere i gesti degli altri replicandoli
nella nostra mente cioè anticipandoli. I campioni “riescono a vedere” l’intera
sequenza motoria degli avversari, già dai loro primissimi movimenti, grazie a catene
di “neuroni specchio dedicati ad un’azione specifica”.
Inoltre, l’attivazione di queste particolari cellule avviene sia quando compiamo un
gesto che quando lo immaginiamo.
Sono tutt’ora in corso degli studi per conoscere meglio il funzionamento dei neuroni
specchio e le conseguenze pratiche, che nell’ambito sportivo si potranno tradurre
nell’utilizzo di metodologie di allenamento innovative.