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PERSONE GIURIDICHE una sorta di minicodice della responsabilità

(RESPONSABILITA’ DA REATO della societas. La tardività di questa


DELLE) importante innovazione, rispetto ai sistemi di
Common Law3, è dipesa da pregiudiziali
ontologiche sostanzialmente riconducibili ad
SOMMARIO: 1. Il recente superamento del una concezione antropomorfica del diritto
dogma del ‘Societas delinquere (et puniri) non potest’
ad opera del d. lgs. 231/01: premessa. – 2. I destinatari
penale, imperniata sopra il dogma dell’azione,
del decreto. – 3. I criteri di imputazione oggettiva della alla cui stregua solo la persona umana può
responsabilità all’ente. – 4. I criteri di imputazione fungere da destinatario del precetto penale4.
soggettiva della responsabilità all’ente. – 5. Il dovere di La maggior parte della dottrina ha posto da
organizzazione dell’ente: premessa. – 5.1. tempo in evidenza l’indiscutibile fragilità, non
L’organizzazione complessa e la ‘organizzazione
dell’organizzazione’. – 5.2. I contenuti del dovere di
solo dogmatica, ma anche politico-criminale,
organizzazione. – 5.3. La struttura e la funzione dei di tali pregiudiziali5, sì che non appare
modelli di organizzazione, gestione e controllo del proficuo dilungarsi, in questa sede, sul tema
rischio-reato. – 6. I reati-presupposto della del loro definitivo superamento. Quello che,
responsabilità dell’ente. – 7. Il sistema sanzionatorio e invece, preme evidenziare è che, a fronte di
le sue finalità.
dette resistenze, l’orizzonte della politica-
criminale lascia intravedere, per lo meno a
partire dagli anni ’60, uno scenario empirico-
1. Il recente superamento del dogma
criminologico contrassegnato:
‘Societas delinquere (et puniri) non potest’ ad
(a) da un incremento della criminalità
opera del d. lgs. 231/01: premessa. - Con
del colletto bianco6, che tende a sopravanzare
l’introduzione del d. lgs. 231/011, attuativo
quella individuale, con modalità che
della legge-delega 300/2000, il nostro paese si
trascendono le motivazioni dei singoli per
è dotato di un modello generale di
esprimere autentiche scelte aziendali;
responsabilità sanzionatoria degli enti
collettivi (di natura verosimilmente
parapenale2), che si atteggia, per struttura, ad
(M. ROMANO, «La responsabilità amministrativa degli
1
La letteratura sul d. lgs. 231/01 ha assunto dimensioni enti, società o associazioni», in Riv. soc., 2002, p. 393
ragguardevoli; in questa sede, ci si limita a richiamare, ss.; G. MARINUCCI, «“Societas puniri potest”: uno
per tutti, l’ultimo volume collettaneo: Reati e sguardo sui fenomeni e sulle discipline
responsabilità degli enti, (a cura di) G. Lattanzi, contemporanee», in Riv. it. dir. proc. pen., 2002, p.
Milano, 2005, anche per gli indispensabili riferimenti 1202). Invita a non enfatizzare tale querelle,
bibliografici e giurisprudenziali. privilegiando un approccio che si prefigga di sondare
2
La struttura e le finalità dei criteri di imputazione “in concreto”, sul versante dell’effettività e su quello
della responsabilità all’ente, dei quali si tratterà fra delle garanzie, la fisionomia del nuovo modello
breve nel testo, hanno da subito alimentato una punitivo, D. PULITANO’, «La responsabilità “da reato”
querelle sulla natura della responsabilità della societas. degli enti: i criteri di imputazione», in Riv. it. dir. proc.
Da un lato, vi è chi parla di una distinta impronta pen., 2002, p. 419.
3
penalistica (C.E. PALIERO, «Il d. lgs. 8 giugno 2001, n. Per un’accurata analisi sulle origini e lo sviluppo
231: da ora in poi societas delinquere (et puniri) della responsabilità della societas nei sistemi di
potest», in Corr. giur., 2001, p. 841 ss.), oppure di un Common Law, v. C. DE MAGLIE, L’etica e il mercato.
terzo binario del diritto penale criminale, evidenziando La responsabilità penale delle persone giuridiche,
la natura punitiva amministrativa delle sanzioni (G. DE Milano, 2002, passim.
4
VERO, «Struttura e natura giuridica dell’illecito di ente Per una sintetica esposizione di tali pregiudiziali, cfr.
collettivo dipendente da reato», in Riv. it. dir. proc. C. PIERGALLINI, «Societas delinquere et puniri non
pen., 2001, p. 1126 ss.); dall’altro lato, vi è chi ha posto potest: la fine tardiva di un dogma», in Riv. trim. dir.
in evidenza che si sarebbe al cospetto di una pen. economia, 2002, p. 573 ss. Sui precipitati del
responsabilità punitiva, che sorge in ambiente “dogma dell’azione”, v. G. MARINUCCI, Il reato come
penalistico, per esigenze di miglior tutela dei beni “azione”. Critica di un dogma, Milano, 1971, p. 173
giuridici, ma non assume lo schema penalistico (A. ss.
5
ALESSANDRI, «Riflessioni penalistiche sulla nuova Per un riepilogo delle posizioni dottrinali, v. C.
disciplina», in AA.VV., La responsabilità PIERGALLINI, «Societas delinquere», cit., 579 ss.
6
amministrativa degli enti. D. lgs. 8 giugno 2001, n. Obbligato il rinvio alla celebrata opera di E.H.
231, Milano, 2001, p. 51); altri sostengono la natura SUTHERLAND, Il crimine dei colletti bianchi, Milano,
indiscutibilmente amministrativa della responsabilità 1987.
1
(b) dallo sviluppo della criminalità del soltanto sul piano della deterrenza, ma
profitto, non di rado collegata alla criminalità rilasciano corpose finalità specialpreventive.
organizzata;
(c) dall’incedere di forme di illiceità
tipiche della società del rischio 2. I soggetti destinatari del decreto. -
(Risikogesellschaft), espressive della tendenza L’art. 1, comma 2, del d. lgs. 231/01 stabilisce
alla “modernizzazione” del diritto penale, in che le disposizioni del decreto si applicano
cui gli illeciti si muovono in direzione della agli enti forniti di personalità giuridica e alle
tutela di beni giuridici sovraindividuali, società e associazioni anche prive di
diffusi (o globali: si pensi all’ambiente) e personalità giuridica. Il comma 3 esclude, per
artificiali7. contro, che il decreto possa avere tra i suoi
Nel quadro sinteticamente abbozzato, destinatari lo Stato, gli enti pubblici
ci si confronta con la criminalità di impresa, territoriali, gli enti pubblici non economici
in cui i reati vengono commessi per conto o nonché quelli che svolgono funzioni di rilievo
nell’interesse della societas e offendono beni costituzionale9.
giuridici collocati all’esterno della stessa. Non sorgono particolari interpretativi
Dinanzi ad un simile scenario, il d. lgs. in ordine all’elenco contenuto nel secondo
231/01, sia pure nel contesto di un più ridotto comma: la scelta di estendere il regime della
(e non sempre criminologicamente coerente) responsabilità agli enti sprovvisti di
catalogo di reati-resupposto della personalità giuridica appare del tutto
8
responsabilità dell’ente (v. artt. 24 ss.) , ha ragionevole, visto il rilievo che possiedono
decisamente imboccato una strada finalizzata nella vita economica e giuridica. Peraltro, allo
alla prevenzione del rischio-reato. Nella scopo di estromettere dal novero dei
consapevolezza che il reato di impresa destinatari soggetti come i “condomini” e i
affonda stabilmente le sue radici in una “comitati”, il legislatore ha fatto ricorso alla
struttura organizzata, che partorisce una formula “società ed associazioni anche prive
propria cultura e una propria strategia, il di personalità giuridica”, così da selezionare
decreto ha puntato al cuore delle solo gli enti che, pure privi di personalità
organizzazioni complesse, con lo scopo di giuridica, possano comunque ottenerla.
implementare l’adozione di regole di Il comma 3 esclude dal raggio dei
comportamento che orientino l’agire destinatari gli enti pubblici non economici (si
organizzato verso la prevenzione ragionevole pensi a quelli associativi, come gli ordini, i
del rischio-reato e, dunque, in direzione della collegi professionali, l’ACI, la CRI, ecc.) e
legalità. Questo scopo, come vedremo tra quelli che svolgono un pubblico servizio,
breve, si ricava non soltanto dai criteri sprovvisti di finalità di lucro (si pensi alle
oggettivi e soggettivi di ascrizione della aziende ospedaliere). In definitiva, il decreto
responsabilità, ma anche dallo stesso sistema assoggetta a responsabilità gli enti pubblici
sanzionatorio, cofunzionale ai nessi orientati dal fine di lucro e quelli conformati
imputativi: le sanzioni non si risolvono
9
Osserva O. DI GIOVINE, «Lineamenti sostanziali del
7
Sul trend delineato nel testo, v. C.E. PALIERO, nuovo illecito punitivo» in Reati e responsabilità degli
«Problemi e prospettive della responsabilità penale enti, cit., p. 31-32, che l’esclusione dello Stato, da
dell’ente nell’ordinamento italiano», in Riv. trim. dir. intendersi come Stato-apparato (che esercita, cioè,
pen. economia, 1996, p. 1173-1175. Sui “costi” indotti l’attività di amministrazione), e degli altri enti
dal “Societas”, v. il lungimirante saggio di F. BRICOLA, territoriali si giustifica, al momento, con il ristretto
«Il costo del principio “societas delinquere non potest” novero dei reati-presupposto della responsabilità:
nell’attuale dimensione del fenomeno societario», in specie con riguardo ai reati contro la pubblica
Riv. it. dir. proc. pen., 1971, p. 951 ss. Sui temi legati amministrazione, sarebbe risultato un non senso
alla Risikogesellschaft, v., per un’analisi sociologica, prefigurare la pubblica amministrazione come soggetto
U. BECK, La società del rischio. Verso una seconda attivo e nel contempo passivo degli illeciti che
modernità, Roma, 2000. incardinano la responsabilità dell’ente. La ragione
dell’esclusione sembra, per contro, tutta da rimeditare
8
L’estensione del catalogo sarà esaminata nel par. 6, al ove si pervenisse ad un ampliamento dell’orbita dei
quale si fa, pertanto, rinvio. reati-presupposto.
2
dal principio di economicità, sottoposti ad uno organica10 permette, per questa via, di
statuto privatistico di disciplina. Questa affermare la piena compatibilità tra la
scelta, con riguardo agli enti pubblici responsabilità dell’ente e il principio sancito
associativi, sembra muovere dalla marginalità dall’art. 27, comma 1, Cost., inteso nella sua
di tali enti, destinati, per lo più, a scomparire accezione minima (come divieto di
a causa del crescente fenomeno delle responsabilità per fatto altrui).
privatizzazioni, che, una volta intervenute, Le nozioni di “interesse” e
provocherebbero la soggezione alla disciplina “vantaggio” risultano particolarmente
stabilita dal decreto; per quanto concerne gli dibattute.
enti pubblici non economici (specie quelli che Vi è chi distingue le stesse,
svolgono un pubblico servizio), la evidenziando, sulla scorta della Relazione
sottoposizione alla normativa in esame esplicativa del decreto11, che la prima sarebbe
avrebbe avuto una ridottissima efficacia riferibile alla sfera volitiva della persona
deterrente, visto che il costo delle sanzioni fisica che agisce, sì che il nesso di ascrizione
pecuniarie si sarebbe scaricato, da ultimo, oggettivo verrebbe escluso quando, all’esito
sullo Stato, mentre l’applicazione di sanzioni di una valutazione ex ante, risulti che il
interdittive si sarebbe risolta in un costo per la soggetto abbia agito nel suo esclusivo
collettività. interesse personale (v. art. 5, comma 2); il
Il riferimento agli enti che svolgono “vantaggio”, per contro, avrebbe una
funzioni di rilievo costituzionale, come dimensione oggettiva, destinata ad operare ex
soggetti posti al di fuori della disciplina del post: anche in assenza di un fine in favore
decreto, coinvolge i partiti politici e i della società, quest’ultima risponde
sindacati. dell’illecito se ha comunque ritratto un
vantaggio dal reato12.
3. I criteri di imputazione oggettiva Secondo un altro orientamento, la
della responsabilità all’ente. - Una delle locuzione “nell’interesse o a vantaggio” si
ricorrenti pregiudiziali al superamento del risolverebbe in un’endiadi, sì da profilare un
“Societas” è radicata nel convincimento che criterio unitario, riconducibile ad un
l’ente è incapace di azione, perché sprovvisto “interesse” dell’ente in senso obiettivo, non
di uno spessore di umanità che gli impedisce essendo possibile rimettere il collegamento
di agire. Per giunta, tale obiezione si del reato con l’ente alle soggettive intenzioni
ammanterebbe di una coloritura o rappresentazioni dell’agente13.
costituzionale, perché, nel caso di Un ulteriore requisito di tipicità del
riconoscimento di una responsabilità della nesso di ascrizione è da intravedere nel fatto
persona giuridica, risulterebbe violato l’art. che la norma dell’art. 5 individua il novero
27, comma 1, Cost., atteso che non vi sarebbe dei soggetti qualificati a realizzare i reati-
identità tra l’autore dell’illecito e il soggetto presupposto della responsabilità dell’ente. In
passivo della sanzione. Questo ostacolo è tal senso, la disposizione opera una
superabile se ci si muove in direzione di fondamentale distinzione tra soggetti in
criteri di ascrizione normativa, destinati a posizione “apicale” e “sottoposti”. Una
supplire alla carente capacità naturalistica distinzione, questa, che, come vedremo,
dell’ente e che siano compatibili con il citato
principio costituzionale. E’ stata questa la
strada imboccata dal decreto legislativo che, 10
Per un esame di tale teoria, v. C. DE MAGLIE, L’etica
all’art. 5, stabilisce che l’ente risponde per i e il mercato, cit., p. 305 ss.
11
reati commessi nel suo interesse o a suo Pubblicata in Guida al diritto, 26/2001, § 3.2.
12
vantaggio, individuando così il parametro Cfr. O. DI GIOVINE, «Lineamenti sostanziali», cit., p.
62 ss.
oggettivo di ascrizione della responsabilità. Il 13
D. PULITANO’, «La responsabilità “da reato”», cit., p.
visibile aggancio alla teoria 425. Più in generale, sulla nozione di “interesse”, v. N.
dell’identificazione o dell’immedesimazione SELVAGGI, L’interesse dell’ente collettivo quale
criterio di ascrizione della responsabilità da reato,
Napoli, 2006.
3
comporta peculiari effetti giuridici sul penetranti di dominio all’interno della
versante del nesso di ascrizione soggettiva. controllata, la norma dell’art. 5 troverebbe
Quanto all’elencazione dei soggetti in immediata applicazione.
posizione apicale (coloro che svolgono Pare sfuggire, invece, all’ambito del
funzioni di rappresentanza, di decreto, l’ipotesi in cui il reato sia stato
amministrazione o di direzione dell’ente, o di commesso nell' “interesse del gruppo”,
una sua unità organizzativa dotata di piuttosto che della controllante o della
autonomia finanziaria e funzionale, nonché controllata15.
persone che esercitano, anche di fatto, le Circa i “sottoposti”, il decreto ha
gestione e il controllo dell’ente), non vi sono attribuito la preferenza all’aspetto funzionale
ricompresi i sindaci, atteso che non sono più che a quello dell’appartenenza all’ente, sì
titolari di poteri che impegnano la societas. che la responsabilità di quest’ultimo non può
Circa i soggetti che esercitano, di fatto, un ritenersi esclusa in presenza di un reato
potere di gestione e di controllo, il commesso da un soggetto estraneo alla
riferimento va a coloro che vantano un compagine sociale, a condizione che sia
predominio diffuso sull’ente, sia sul piano sottoposto alla direzione e vigilanza altrui.
gestionale che su quello del controllo: si
pensi, per fare un esempio, ad un socio non 4. I criteri di imputazione soggettiva
amministratore, ma detentore della quasi della responsabilità all’ente. - Su questo
totalità delle azioni. versante, il decreto (artt. 6 e 7) distingue a
In questo contesto, pare da inserire, seconda dei soggetti che hanno commesso il
almeno per un parte, la problematica del c.d. reato nell’interesse o a vantaggio dell’ente. La
“gruppo di società”, sulla quale il decreto vicenda è più semplice da decrittare quando
non reca alcuna disposizione (in omaggio al l’illecito è stato commesso da soggetti che
silenzio serbato nella legge-delega)14. In rivestono la qualifica di dipendenti, perciò
questa evenienza, è chiaro che ciascuna estranei alla struttura verticistica. La
società conserva la sua soggettività, risultando responsabilità dell’ente fa capo ad un difetto
destinataria della disciplina sanzionatoria. di vigilanza e di controllo, cioè alla
Può, tuttavia, accadere che un reato venga violazione di standard di diligenza
commesso da un soggetto apicale della “particolareggiati”, formalizzati in altrettanti
holding nell’interesse esclusivo di una modelli di prevenzione e di controllo
controllata, di talché mancherebbero i funzionali alla minimizzazione di uno
presupposti per riferire il reato alla controllata specifico rischio-reato (art. 7).
(vista l’estraneità alla compagine di vertice di Il meccanismo di ascrizione si rivela
quest’ultima del soggetto che ha commesso il più complesso quando il reato è stato
reato) e alla controllante (nel cui interesse il commesso da soggetti collocati ai vertici della
reato non è stato commesso). In questo caso, struttura aziendale (art. 6). Opera, questa
si è ritenuto che una nozione ‘allargata’ della volta, la teoria dell’identificazione dell’ente
locuzione “interesse” permetterebbe di con la persona fisica: la responsabilità
ritenere che un comportamento nell’interesse dell’ente non è colposa (per difetto di
della controllata sia realizzato anche in quello organizzazione, cioè), ma autenticamente
della controllante. Qualora, poi, il reato fosse dolosa, perché la persona fisica, a causa delle
stato commesso dal soggetto apicale della sua collocazione apicale, costituisce la mano
controllante nell’esercizio, di fatto, di poteri visibile del vertice aziendale, il soggetto, cioè,
che incarna all’esterno la strategia messa in
14
Di recente, su questo tema, cfr. E. SCAROINA, atto dagli apici dell’azienda. Al cospetto di un
Societas delinquere potest. Il problema del gruppo di criterio di ascrizione sostanzialmente
imprese, Milano-Roma, 2006, passim. Per alcune
incontrovertibile, è tuttavia opinabile che
significative applicazioni giurisprudenziali, v. G.i.p.
trib. Roma, 4 aprile 2003, Soc. Finspa, in Foro it., questa forma di responsabilità dolosa sia
2004, II, p. 317 ss.; G.i.p. Trib. Milano, 20 settembre
15
2004, I.V.R.I. Holding s.p.a. e altre, in Guida al diritto, Così, O. DI GIOVINE, «Lineamenti sostanziali», cit.,
47/2004, p. 69 ss. p. 118.
4
sempre e in ogni caso rimproverabile all’ente, comportamenti delittuosi tenuti da soggetti di
o se si danno ipotesi in cui il vertice aziendale vertice risultino rappresentativi della volontà
possa legittimamente dissociare la propria della societas. Per queste ragioni, il
responsabilità da quella di chi lo ha legislatore ha introdotto un paradigma di
rappresentato all’esterno. L’interrogativo colpevolezza per il vertice societario, costruito
scaturisce dall’esigenza di tenere conto delle negativamente, alla stregua cioè di una
moderne dinamiche organizzative aziendali, scusante con inversione dell’onere della
che mettono in crisi la validità dell’asserto prova a carico dell’ente18. Ferma la regola di
secondo il quale non sarebbe mai possibile identificazione sopra esposta, l’ente (di
prefigurare l’esistenza di un diaframma che regola, il consiglio di amministrazione) può, a
separi la volontà della persona fisica da quella norma dell’art. 6, evitare di incorrere nella
dell’ente. A ben vedere, se ciò può dirsi vero responsabilità se prova: 1) di aver adottato ed
in relazione al modello tradizionale di ente efficacemente attuato, prima della
collettivo (emblematico il caso commissione del fatto, modelli di
dell’amministratore unico), non altrettanto organizzazione e di gestione idonei a
vale per la situazione societaria attuale. prevenire reati della specie di quello
Questa è ormai costellata da una serie di verificatosi; 2) di aver affidato il compito di
realtà organizzativamente complesse, in cui il vigilare sul funzionamento e l’osservanza dei
management non si sviluppa più secondo un modelli e di curare il loro aggiornamento ad
modello rigidamente verticistico, ma si un organismo interno dell’ente dotato di
distende su un’ampia base orizzontale16, alla autonomi poteri di iniziativa e di controllo; 3)
quale i poteri di amministrazione sono che le persone hanno commesso il reato
delegati dal consiglio di amministrazione che eludendo fraudolentemente i modelli di
conserva, dunque, il potere-dovere di vigilare organizzazione e di gestione di cui al n. 1.
sull’andamento della gestione e di Il sistema così delineato è proteso a
impedimento degli atti pregiudizievoli. Può, valorizzare, sia pure con un meccanismo di
dunque, accadere che il compimento di un inversione probatoria, il rispetto, in chiave
illecito da parte di uno dei svariati soggetti in esimente, di adeguate e spontanee regole di
posizione apicale non rifletta la politica di diligenza auto-imposte da parte della società e
impresa espressa dal consiglio di specificamente finalizzate a prevenire il
amministrazione, che, nei casi di delega delle rischio-reato da parte dei vertici19. Ne deriva,
funzioni o di parti di esse, finisce con l’essere allora, che l’adozione di un sistema di
un organo intermedio (con funzioni di prevenzione, la cui effettività trova un limite
generale sovraintendenza solo nell’elusione fraudolenta (non agevolata
sull’amministrazione) tra l’assemblea e da un difetto di controllo), rende non
l’organo di vera e propria gestione della rimproverabile all’ente il reato consumato da
società (comitato esecutivo o gli un soggetto formalmente deputato ad
amministratori delegati). Ne deriva che la incarnarne la politica d’impresa20.
frantumazione dei poteri decisionali dell’ente
(si pensi alla configurazione organizzativa di 18
Cfr. G. DE SIMONE, «I profili sostanziali della
tipo “divisionale”, segnata dalla presenza di responsabilità cd. amministrativa degli enti: la “parte
più amministratori di area, da una pluralità di generale” e la “parte speciale”, del D. lgs. 8 giugno
direttori generali o da svariati direttori di 2001 n. 231», in Responsabilità degli enti per illeciti
amministrativi dipendenti da reato, (a cura di) G.
stabilimento17) fa sì che non sempre i Garuti, Padova, 2002, p.107.
19
Così, C.E. PALIERO, «Il d. lgs. 8 giugno 2001, n.
16
231», cit., p. 847.
Su questi aspetti, cfr. H. MINTZBERG, La 20
Va segnalato che l’art. 8 del d. lgs. 231/01 stabilisce
progettazione dell’organizzazione aziendale, Bologna, che la responsabilità dell’ente sussiste anche quando
1996, p. 165 ss. l’autore del reato non è stato identificato o non è
imputabile, ovvero quando il reato si estingue per una
17
Fondamentale, sul tema della progettazione delle causa diversa dall'amnistia. E’ soprattutto la prima
macrostrutture, il lavoro di H. MINTZBERG, La ipotesi, relativa all’autore ignoto, che evoca una chiara
progettazione, cit., passim. valenza politico-criminale, mirando a fronteggiare i
5
normativamente, l’azione dell’individuo
5. Il dovere di organizzazione all’ente), il decreto valorizza la colpevolezza
dell’ente: premessa. - Il decreto, dunque, come fattore di incentivo all’adozione di
punta tutte le sue carte sull’idea della misure di contenimento del rischio-reato. Ma
prevenzione, da perseguire con il ricorso ai si tratta, appunto, di una colpevolezza
modelli di organizzazione, gestione e organizzativa che, per essere adeguatamente
controllo del rischio-reato, che lasciano apprezzata, impone di evidenziare il contesto
immediatamente percepire il loro legame con in cui affonda le radici: quello delle
i compliance programs statunitensi che, organizzazioni complesse.
sviluppando l’esperienza dei codici etici,
integrano modelli di comportamento
specificamente rivolti a prevenire i reati e a 5.1. L’organizzazione complessa come
scoprirne l’esistenza21. La mancata adozione ‘sistema’ e la ‘organizzazione
dei modelli o la loro insufficiente dell’organizzazione’. - Secondo un approccio
implementazione apre il campo ad una “colpa ‘organico’, l’organizzazione è un insieme
organizzativa” dell’ente che, sul versante ordinato e collegato di parti di un tutto, una
penalistico o penale-amministrativo, sorta di armonia predisposta allo scopo, che si
formalizza, in chiave imputativa, processi snoda in un insieme capace di svolgere
organizzativi che condizionano decisioni. determinate funzioni23. Trattandosi di un
Si staglia, così, in capo agli enti, un aggregato di ruoli e di competenze,
dovere di organizzazione ‘autonomo’22 e la l’organizzazione si trova quasi sempre nella
“colpa di organizzazione” traduce, sul condizione di doversi confrontare con una
terreno giuridico, la colpevolezza dell’ente (v. pluralità di alternative decisionali, che
artt. 6 e 7 del d. lgs.), elevandosi a categoria esibiscono coefficienti di probabilità, rispetto
centrale dell’impianto normativo: rifuggendo al risultato, estremamente diversificati,
da nessi di ascrizione della responsabilità proiettando sul sistema non trascurabili rischi
esclusivamente oggettivi (come quelli decisionali.
delineati nell’art. 5, che servono a riferire, Ma per poter esprimere decisioni,
l’organizzazione, come sistema ‘artificiale’ –
fenomeni di opacità che affliggono le dinamiche a differenza di un sistema naturale, che
criminali nelle organizzazioni complesse. Ne deriva semplicemente esiste – deve, a sua volta,
che la ricostruzione della colpevolezza dell’ente organizzarsi (organizzazione della
risulterà senz’altro più problematica nei casi in cui si organizzazione)24. Il principale vantaggio che
proceda solo nei confronti della societas per essere
ignoto l’autore del reato. Evenienza, questa, che, poco deriva dall’agire organizzato è infatti da
più che virtuale nel contesto dei reati-presupposto intravedere nella formazione di una
contenuti nella “parte speciale”, è destinata a “metacompetenza” superiore alla somma
manifestarsi di frequente con riferimento ai reati che si delle competenze degli individui: il gruppo,
situano nel cono d’ombra del rischio di impresa (si
rispetto ai singoli componenti, possiede, di
pensi all’inquinamento, al danno da prodotto,
all’esercizio di attività pericolose, ecc), caratterizzati norma, maggiori informazioni e conoscenze,
da ben noti fenomeni di anonimìa del danno e/o della la capacità di proporre soluzioni alternative e
responsabilità. In questi casi, ammesso che il catalogo una più accentuata condivisione degli
dei reati-presupposto della responsabilità dell’ente obbiettivi (c.d. ‘effetto esponenziale’ del
subisca un ampliamento, spetterà in buona parte alla
giurisprudenza il difficile compito di forgiare le linee e
i contenuti di una colpevolezza autonoma dell’ente. Per
un esame della norma dell’art. 8, v. O. DI GIOVINE,
23
«Lineamenti sostanziali», cit., p. 123 ss. Così, N. LUHMANN, Organizzazione e decisione,
21
Sulla struttura e la funzione dei compliance Milano, 2005, p. 7.
24
statunitensi, v. C. DE MAGLIE, L’etica e il mercato, cit., Di “organizzazione dell’organizzazione” parla N.
102 ss. LUHMANN, Organizzazione e decisione, cit., 249 ss.
22
Lo sostengono C.E. PALIERO - C. PIERGALLINI, «La L’espressione viene calata nel contesto della
colpa di organizzazione», in La responsabilità responsabilità degli enti da C.E. PALIERO - C.
amministrativa delle società e degli enti, 3/2006, p. 174 PIERGALLINI, «La colpa di organizzazione», cit., p.
ss. 171.
6
fenomeno organizzativo)25. Questo aspetto, quest’ultimo versante, la scelta per l’illegalità
relativo al fenomeno dell’ “organizzazione non si atteggia quasi mai come ‘occasionale’,
dell’organizzazione”, aiuta a comprendere ma costituisce l’esito coerente di un’azione
che anche il problema della prevenzione del organizzata che non ha introiettato e
rischio-reato, negli enti collettivi, non è tanto metabolizzato la cultura della legalità, ma, al
un problema di persone, ma soprattutto di contrario, un atteggiamento di
27
“organizzazione della organizzazione”. ‘normalizzazione’ della devianza . Così
Alla tradizionale prospettiva della come denota una capacità di commettere reati,
garanzia dovuta dai soggetti che operano l’ente può trovare al suo interno le risorse per
all’interno di organismi complessi (nei forgiare dispositivi di autorinforzo28 che,
termini, conosciuti, delle posizioni di agendo sul versante dell’intelaiatura
‘protezione’ e di ‘controllo’), si raccorda organizzativa, si rivelino idonei a
necessariamente la garanzia dovuta dalla minimizzare il rischio-reato. Vengono,
stessa organizzazione. dunque, in rilievo i c.d. modelli di
Il d. lgs. 231/01 rappresenta, così, il prevenzione del rischio-reato (i compliance
primo serio tentativo di disegnare la programs statunitensi), autentico supporto
fisionomia di un simile obbligo nell’ambito materiale del dovere organizzativo.
della societas, sia pure con diverse tonalità. In definitiva, mentre la distribuzione
dei garanti serve ad assicurare la vicinanza
5.2. I contenuti del dovere di auto- alle fonti di rischio, l’adozione del
organizzazione. - Quali sono, allora, i programma di prevenzione riguarda la
contenuti del dovere di organizzazione? strategia di contenimento del rischio-reato,
Proviamo a tracciarne un profilo di rivelandosi un misuratore del coefficiente di
massima. diligenza che l’ente ha messo in campo per
(a) Il primo contenuto del dovere di fronteggiare tale rischio.
organizzazione per la persona giuridica
consiste nella predisposizione di una griglia 5.3. La struttura e la funzione dei
capillare di garanti, collocati nelle diverse modelli di organizzazione, gestione e
fasi del processo decisionale e produttivo. controllo del rischio-reato. - Il modello
L’oggetto della garanzia dipenderà dalla organizzativo, menzionato negli artt. 6 e 7 del
tipologia di funzione svolta: così, chi è d. lgs. 231/01, costituisce un sistema
collocato in posizione apicale assicurerà, operativo, cioè un meccanismo rivolto ad
prima di tutto, l’adozione di un modello assicurare il corretto ed equilibrato
organizzativo che consenta un’adeguata funzionamento dell’organismo aziendale,
protezione ai beni giuridici tutelati dalle sulla base dell’impiego di idonei supporti
norme penali; scendendo ai ‘piani’ inferiori, strumentali29. Va, ora, richiamata l’attenzione
la garanzia si concretizzerà in rapporto al tipo su alcuni aspetti che rivestono un particolare
di funzione (di direzione, di controllo, di valore funzionale. Il primo attiene al
consulenza, di preposizione, ecc.) in concreto ‘contenuto’ della prevenzione, vale a dire alla
esercitata. conformazione delle ‘cautele’ rivolte a
(b) Si è più volte sottolineato che disinnescare o ridurre il rischio-reato; il
l’ente è un organismo vitale capace di
esprimere un proprio indirizzo strategico e 27
Su questo aspetto, si rinvia a C. PIERGALLINI, Danno
una propria cultura, compresa la capacità di da prodotto e responsabilità penale. Profili dommatici
indurre la criminalità di impresa26. Su e politico-criminali, Milano, 2004, p. 332 ss.
28
P. BASTIA, «L’autoregolamentazione delle aziende
25
Cfr., ancora, C.E. PALIERO - C. PIERGALLINI, «La per il fronteggiamento della corruzione tra privati», in
colpa di organizzazione», cit., p. 167 ss. La corruzione tra privati. Esperienze comparatistiche e
26
Così, P. BASTIA, «Implicazioni organizzative e prospettive di riforma, (a cura di) R. Acquaroli - L.
gestionali della responsabilità amministrativa delle Foffani, Milano, 2003, p. 218.
29
aziende», in Societas puniri potest. La responsabilità Cfr., in proposito, P. BASTIA, «I modelli
da reato degli enti collettivi, (a cura di) F. Palazzo, organizzativi», in Reati e responsabilità degli enti, cit.,
Padova, 2003, p. 35. p. 142-143.
7
secondo riguarda la funzione di controllo e, (b) Per quanto concerne il modello di
dunque, l’organismo deputato a vigilare organizzazione, gestione e controllo del
sull’effettività e l’adeguatezza del modello. Si rischio-reato, va soffermata l’attenzione sulla
tratta di due aspetti che si raccordano struttura dei protocolli rivolti al contenimento
sinergicamente, dato che la funzione di del rischio. A questo proposito, si osserva
controllo, sia interna che esterna (come è nel quanto segue.
caso dell’organismo di vigilanza, di cui (i) Il modello va accompagnato dalla
all’art. 6), è uno strumento irrinunciabile per redazione di un codice etico, che si atteggia
il conseguimento dell’obbiettivo strategico di come una imprescindibile tavolozza di valori,
fondo. una sorta di Grundnorm che richiama i valori
(a) Occorre premettere che la e le prescrizioni che permeano la cultura di
redazione e l’implementazione di un modello impresa e deputata ad informare i
di prevenzione è strettamente legata ad una comportamenti individuali dei dipendenti e
corretta ed efficace previa mappatura dei dei partners abituali dell’ente.
rischi-reato. Si tratta di una fase cognitivo- (ii) I protocolli hanno, come
rappresentativa, funzionale alla percezione obbiettivo strategico di fondo, quello della
del rischio e alla valutazione della sua cautela, cioè l’apprestamento di misure
intensità. La mappatura dovrà snodarsi idonee a ridurre, continuativamente e
attraverso un procedimento, contraddistinto ragionevolmente, il rischio-reato. Lo
dai seguenti interventi: strumento per conseguite tale obbiettivo è la
1) individuazione delle aree predisposizione di un processo, di un sistema
potenzialmente a rischio-reato (sulla operativo, che coinvolge una pluralità di
scorta della ‘parte speciale’ del d. lgs. soggetti e di funzioni. Proviamo e descriverne
231/01); l’ossatura.
2) rilevazione e valutazione del 1) L’adozione del modello e la
grado di efficacia dei sistemi operativi e redazione dei protocolli presuppone
di controllo già in essere, allo scopo di necessariamente l’individuazione delle
reperire i punti di criticità rispetto alla funzioni coinvolte nell’attività a rischio-reato.
prevenzione del rischio-reato; Se la decisione per l’illecito vede, di regola,
3) indagine ‘retrospettiva’, avente concorrere una pluralità di centri decisionali,
ad oggetto la storia dell’ente, vale a dire il contenimento del rischio deve muovere da
la sua eventuale propensione alla una esatta ricognizione di tali centri e dei
illegalità; soggetti che ne incarnano il ruolo.
4) descrizione delle possibili 2) I protocolli devono contenere
modalità di commissione dei reati, allo regole comportamentali ed operative munite
scopo di forgiare le indispensabili di iper-descrittività: devono essere, cioè,
‘cautele’ preventive. altamente tassativi31. Mentre il codice etico
Ne deriva che una mappatura individua i principi, i protocolli devono
‘effettiva’ ed ‘adeguata’ costituisce la tradurre, operativamente, tali principi in
risultante di un approccio multidisciplinare: ‘cautele’ puntuali, concrete e orientate sul
da un lato, bisogna ricorrere ai più
sperimentati ed accreditati ‘saperi’ 2004, II, p. 318, che reputa consentito al giudice
aziendalistici, informatici e afferenti alle nominare un perito per valutare l’idoneità a prevenire i
reati di un modello organizzativo aziendale, adottato
tecniche di programmazione e controllo; da una società per evitare l’applicazione di misure
dall’altro lato e congiuntamente, ai ‘saperi’ cautelari interdittive. Nello stesso senso, G.i.p. Trib.
empirico-criminologici, rivolti a decrittare, Bari, 25 maggio 2006, inedita, in un procedimento a
dall’interno, la morfologia e l’orditura dei carico di cinque società farmaceutiche che, in sede
cautelare, avevano depositato modelli di
singoli rischi30.
organizzazione e controllo del rischio-reato: in questa
evenienza, il giudice ha nominato un collegio peritale.
30 31
Significativa, in relazione alla multidisciplinarità dei Per un esame della struttura dei protocolli di gestione
‘saperi’, che la nuova disciplina richiede, la decisione e di controllo del rischio-reato, v. P. BASTIA, «I
G.i.p. Trib. Roma, 22 novembre 2002, in Foro it., modelli organizzativi», cit., p. 133 ss.
8
rischio da contenere. Alla determinatezza si · nella indicazione di un
deve affiancare l’efficace attuazione, nel responsabile del processo a rischio-reato,
senso che lo strumento di prevenzione non il cui compito principale è quello di
deve risolversi in un supporto ‘cartaceo’, garantire che il sistema operativo funzioni.
privo di vitalità. Questi due requisiti (bb) Una particolare importanza
assumono un rilievo assolutamente strategico, rivestono i protocolli destinati a conformare,
se solo si pensa che il modello di prevenzione in funzione preventiva, “la gestione delle
del rischio-reato presenta, nel d. lgs. 231, la risorse finanziarie” (art. 6, comma 2, lett. c).
caratteristica di essere “opponibile” in Essi rappresentano, in parte qua, il vero
giudizio: nel caso dell’art. 6 (reati commessi polmone di un adeguato ed effettivo
da soggetti in posizione apicale), la prova, compliance. Le ragioni sono facilmente
che incombe all’ente esibire, in ordine intuibili ed affondano le radici sul terreno
all’adozione e all’efficace attuazione del empirico-criminologico: se si vogliono
modello, ne fa venire meno la responsabilità; fronteggiare efficacemente alcune, e tra le più
analogamente, in sede cautelare, detta prova, ricorrenti, tipologie di reato (la corruzione, la
unitamente ad altre condizioni, determina frode, ecc.), è necessario, dapprima, evitare
l’inapplicabilità delle sanzioni interdittive comportamenti prodromici illeciti. Si pensi
cautelari (art. 45); infine, nell’art. 7 (reati alla creazione di riserve liquide occulte,
commessi da soggetti subordinati), l’adozione spesso funzionali alla consumazione del reato
e l’efficace attuazione del modello di corruzione e che, quale snodo intermedio,
costituiscono il parametro di valutazione della richiedono altresì la consumazione del reato
diligenza organizzativa dell’ente. La di falso in bilancio (che incardina la
circostanza, dunque, che si tratti di strumenti responsabilità dell’ente, a norma dell’art. 25-
di prevenzione da riversare nel processo ter d. lgs. 231/01)32.
enfatizza ancora di più le istanze di iper- (c) Il modello di prevenzione,
tassatività della cautela e l’effettività della espressione di un insieme articolato e
stessa. Queste esigenze si traducono: proceduralizzato di cautele preventive,
richiede, rispetto ai reati riconducibili alle
· nella specificità e dinamicità figure apicali delle organizzazioni complesse,
del protocollo, laddove il primo requisito la creazione di un organismo interno di
evoca la sua aderenza sostanziale rispetto vigilanza (OdV), che costituisce un’assoluta
al rischio da contenere; il secondo mette novità nell’ambito dei sistemi di governance
capo all’adeguatezza diacronica del delle società. Se si prova a raffigurarne la
protocollo, cioè alla necessaria prontezza funzione, lo si può immaginare come una
del suo adeguamento, in ragione sia della stella con tante punte che si muovono a
presenza di segnali di insufficienza doppio senso: per un verso, si proiettano
operativa che dell’insorgenza di verso i soggetti che hanno il presidio del
modifiche strutturali e strategico-operative processo a rischio-reato, per ottenere i flussi
dell’ente, che impongano di ridisegnare informativi previsti dal modello; per altro e
(adeguandole sollecitamente) le modalità collegato verso, possono insinuarsi nel
della cautela; processo, come controllori di secondo grado,
· nel garantire la completezza esercitando poteri ispettivi e di vigilanza. Il
dei flussi informativi, che rivestono un destinatario dell’attività dell’OdV è,
ruolo assolutamente centrale sul versante essenzialmente, il vertice della società, al
dell’effettività della prevenzione;
· nell’agevolare l’emersione
delle violazioni: non soltanto nelle loro 32
Sulla funzionalità dei modelli di prevenzione rispetto
forme più gravi, ma anche di quelle che si ai reati societari, specie con riguardo al falso in
traducono in una deviazione dalle regole bilancio, v. C. PIERGALLINI, «La responsabilità
di compliance; amministrativa delle persone giuridiche», in I nuovi
reati societari: diritto e processo, (a cura di) A. Giarda
- S. Seminara, Padova, 2002, p. 95 ss.
9
quale compete la decisione finale sulle presenza, provvista di indubbi requisiti di
segnalazioni che gli vengono trasmesse. profesionalità, non finisca per condizionare
Quanto ai requisiti costitutivi, sono i eccessivamente la strategia operativa
seguenti. dell’organo di vigilanza. Va ricordato, in
1) L’indipendenza, nel senso che tale proposito, che l’Internal Auditing è una
requisito va riferito alle persone che lo funzione che si trova in rapporto di
compongono, che non devono trovarsi in dipendenza con il Consiglio di
conflitto di interessi con la società, né amministrazione (dunque, con i vertici
appartenere ai vertici della stessa o comunque societari), sì che una presenza assorbente o
costituire espressione del gruppo di comando comunque significativa all’interno
nella società; l’indipendenza dell’organismo dell’organismo di vigilanza rischia di minarne
andrebbe garantita collocandolo come unità di irreparabilmente l’indipendenza dal vertice.
staff, al di fuori dell’autorità di line33: si tratta, Sicuramente auspicabile, per contro, è la
infatti, di un organo chiamato a dialogare con possibilità che l’organo di vigilanza si
il vertice, ma che non ne deve subire il avvalga, in funziona ausiliaria, alla stregua di
condizionamento. Sulla scorta di questi un “braccio armato”, dell’ Internal Auditing
rilievi, non appare ammissibile la presenza di per l’esecuzione della sua attività. Va posto,
membri del collegio sindacale nell’organismo infine, in evidenza che l’OdV vanta
di vigilanza. Prima di tutto perché il collegio essenzialmente poteri di sorveglianza, ai quali
sindacale, per quanto organo “indipendente”, sono estranei poteri impeditivi e gestionali,
costituisce, pur sempre, un organo che, ove esercitati, finirebbero proprio per
“endoaziendale”, a stretto contatto con la pregiudicarne l’indipendenza: una volta
gestione dell’ente, e che risulta comunque segnalata una violazione, la scelta di correre o
espressione del gruppo di comando della non il rischio-reato spetta, in ultima analisi, al
società. Inoltre, la presenza di un membro del vertice della società.
collegio sindacale può innescare un conflitto 2) L’autonomia è espressione di
di interessi, dovuto al fatto che entrambi gli effettivi ed incisivi poteri di ispezione e di
organismi svolgono attività di controllo e di vigilanza; dunque, tali poteri conferiscono
vigilanza sulle modalità di svolgimento dei all’OdV una funzione di controllo anche
rispettivi compiti. Si pensi ai controlli che il proattiva, potendo lo stesso attivarsi, motu
collegio sindacale è chiamato ad eseguire nei proprio, per prevenire possibili violazioni.
confronti dell’organismo di vigilanza per 3) La professionalità è un requisito di
quanto concerne il rispetto delle prescrizioni natura soggettiva, che riguarda i soggetti
regolamentari, il funzionamento dell’organo e inseriti nell’organismo. Questi debbono
la gestione del budget assegnato. possedere competenze specifiche in tema di
Specularmente, quest’ultimo esercita controlli attività di controllo, da intendersi però in
su alcuni reati societari, presupposto della senso lato: auditing, controllo di legalità,
responsabilità dell’ente (tra i quali il falso in operativo, tecnico-contabile, direzionale e
bilancio), sui quali svolge un’attività di strategico. Ne deriva che, specie nelle aziende
controllo anche il collegio sindacale. Dunque, di maggiori dimensioni, l’OdV non potrà che
il collegio può, in taluni casi, diventare esso avere una composizione collegiale, l’unica in
stesso oggetto di controllo da parte grado assicurare la descritta pluralità di
dell’organismo di vigilanza. Non vi sono, competenze. I requisiti di professionalità dei
invece, ostacoli a che entrino a far parte componenti dell’OdV dovranno trovare
dell’organismo membri della funzione di riscontro in un adeguato compenso, anche a
Internal Auditing, a condizione che la loro garanzia della loro effettiva autonomia.
4) La continuità di azione: l’OdV deve
33 assicurare un funzionamento costante nel
Sul concetto di “unità di staff”, v. H. MINTZBERG, La
progettazione, cit., p. 46 ss.; l’autorità di line collega il tempo ed in continua interazione con gli
vertice strategico con il middle management e il nucleo organismi amministrativi e di controllo della
operativo: si tratta, dunque, del flusso di autorità che società. Ovviamente, per funzionare, l’OdV
corre dal vertice fino al nucleo operativo.
10
dovrà essere destinatario di adeguate risorse abuso di informazioni privilegiate e di
finanziarie. manipolazione del mercato39, le pratiche di
5) L’imparzialità, che deriva dalla mutilazione degli organi genitali femminili40 e
sommatoria dei requisiti di indipendenza e di alcuni reati “transnazionali”41, le fattispecie di
professionalità: solo una condizione di omicidio e di lesioni colpose gravi e
indipendenza dei membri dell’organismo, gravissime, commesse con violazione delle
accompagnata da caratteristiche di onorabilità norme antinfortunistiche42, e, infine, i reati di
e di elevata professionalità, può permettere di ricettazione e riciclaggio, di cui agli artt. 648,
raggiungere un’azione improntata ad equità. 648-bis, 648-ter c.p.43
E’ evidente che, sul terreno della Quanto ai primi, il loro ingresso nel
progettazione organizzativa, questo requisito decreto è stato anche questa volta determinato
può essere più agevolmente perseguito dalla necessità di adeguamento dell'Italia alle
attraverso una composizione collegiale. indicazioni provenienti dalla Comunità
europea44 che, per vero, non corrispondono ad
6. I reati-presupposto della esigenze di politica-criminale particolarmente
responsabilità dell’ente. – All’atto della sua avvertite nel nostro paese45.
emanazione, il decreto ha limitato l’orbita dei Più significativo il secondo
reati-presupposto della responsabilità allargamento, ma le apparenze non devono
dell’ente alle fattispecie di frode nelle trarre in inganno: se, infatti, la scelta di
pubbliche sovvenzioni, di truffa in danno assoggettare a responsabilità sanzionatoria gli
dello Stato o di ente pubblico, di corruzione e
di concussione (v. artt. 24 e 25). Pure 601, 602, 600-bis, 600-ter, 600- quater, 600-quinquies
contenuti nella delega, erano rimasti fuori dal c.p..
39
Cfr. l’art. 25-sexies del d. lgs. 231/01, inserito
decreto di attuazione, per ragioni politiche34, i dall’art. 9 l. 18 aprile 2005, n. 62.
reati che si situano nel cono d’ombra del 40
Cfr. il nuovo art. 25-quater. 1. del d. lgs. 231/01,
rischio d’impresa (infortuni sul lavoro, introdotto dall’art. 8 della l. 9 gennaio 2006, n. 7. Il
violazioni ambientali, delitti contro la reato di “pratiche di mutilazione degli organi genitali
femminili” (c.d. “infibulazione”) viene previsto
pubblica incolumità). Questa grave potatura
dall’art. 583-bis c.p., introdotto dall’art. 6 della l. cit.
può ritenersi almeno in parte compensata dai 41
Si tratta, a norma dell’art. 10 della l. 16 marzo 2006,
recenti ampliamenti della “parte speciale” del n. 146 (di ratifica ed esecuzione della convenzione e
decreto legislativo, relativi all’inserimento dei dei protocolli delle Nazioni Unite contro il crimine
delitti in materia di contraffazione organizzato transnazionale, adottati dall’Assemblea
dell’Euro35, dei reati societari36, dei delitti che Generale il 15 novembre 2000 ed il 13 maggio 2001),
che non interviene, questa volta, sul tessuto del d. lgs.
hanno come loro ‘ragione sociale’ l’eversione 231/01, dei reati di cui agli artt. 416, 416-bis, 648-bis,
globale37, la tratta degli schiavi38, i reati di 648-ter, 377-bis, 378 c.p., 291-quater d.P.R. 43/1973
(associazione per delinquere finalizzata al
contrabbando di tabacchi lavorati esteri), 74 d.P.R.
34
Illustrate da C. PIERGALLINI, «Societas deliquere», 309/1990 (associazione finalizzata al traffico illecito di
cit., p. 585 ss. sostanze stupefacenti) e 12, commi 3, 3-bis, 3-ter e 5
35
Si tratta dell’art. 25-bis del d. lgs. 231/01, introdotto del T.U. di cui al d. lgs. 25 luglio 1998, n. 286, recante
dall’art. 6 d.l. 25 settembre 2001, n. 350, conv. in l. 23 disposizioni contro le immigrazioni clandestina. Sulla
novembre 2001, n. 409. definizione di reato “transnazionale”, v. l’art. 3 l.
36
Cfr. l’art. 25-ter del d. lgs. 231/01, inserito dall’art. 146/2006.
42
3, comma 2,del d. lgs. 11 aprile 2002, n. 61. Si segnala, Cfr. l’art. 9 della l. 123/07, che ha introdotto il nuovo
inoltre, che le sanzioni pecuniarie, per tali reati, sono art. 25-septies nel d. lgs. 231/01.
43
state raddoppiate a norma dell’art. 39, comma 5, l. 28 Cfr. l’art. 63, comma 3, del d. lgs. 231/07, che ha
dicembre 2005, n. 262. introdotto, nel d. lgs. 231/01, il nuovo art. 25-octies.
37 44
Cfr. l’art. 25-quater del d. lgs. 231/01, introdotto Si tratta della Decisione quadro del Consiglio del 29
dall’art. 3 della l. 14 gennaio 2003, n. 7, che prevede maggio 2000, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale delle
quali reati-preuspposto della responsabilità Comunità europee del 14 giugno 2000.
45
amministrativa degli enti i delitti con finalità di L’introduzione della responsabilità degli enti per i
terrorismo o di eversione dell’ordine democratico. reati di contraffazione dell’Euro muove dalla
38
Cfr. l’art. 25-quinquies del d. lgs. 231/01, inserito considerazione che, in numerosi paesi dell’Unione
dall’art. 5 l. 11 agosto 2003, n. 228, che contempla, europea, la fabbricazione delle banconote e delle
come reati-presupposto, i delitti di cui agli artt. 600, monete è affidata a società private.
11
enti collettivi per i reati societari risulta Criminologicamente coerente appare,
criminologicamente inattaccabile, va per contro, l’inclusione dei reati di market
nondimeno rilevato che l’intervento è abuse e di manipolazione del marcato, per i
avvenuto nel contesto di una riforma quali, tuttavia, è stata riproposta, sul versante
dell’intero catalogo dei delitti che segna, per sanzionatorio, la scelta, operata con riguardo
alcuni importanti aspetti (si pensi al falso in ai reati societari, di privilegiare il ricorso alla
bilancio), una vistosa diaspora dell’intervento sola sanzione pecuniaria.
penale in direzione di una sostanziale Risulta, invece, davvero arduo
sterilizzazione46. Ne deriva, pertanto, che la individuare la ratio dell’estensione al reato di
riduzione del “rischio penale”, in questo “infibulazione”.
delicato settore, si ripercuote fatalmente Quanto alla responsabilità degli enti
sull’effettività della responsabilità della per crimini “transnazionali”, si osserva che i
societas. Ma non basta. Con una scelta reati di riciclaggio fungono da giunto
politico-criminale dissennata, il Governo ha cardanico tra l’economia legale e quella
ignorato l’arsenale sanzionatorio del d. lgs. illegale, sì che il loro riconoscimento come
231/01 (che, come vedremo tra breve, reati-presupposto della responsabilità
prevede accanto alla sanzione pecuniaria le dell’ente appare condivisibile.
più temute sanzioni interdittive e Conseguentemente, merita del pari
incapacitanti), limitandosi a contemplare le approvazione la recentissima estensione della
sole sanzioni pecuniarie. Le ragioni di questa responsabilità degli enti ai reati di ricettazione
scelta non debbono, peraltro, stupire più di e riciclaggio (art. 25-octies) previsti dal
tanto. Esse si allineano con la filosofia della codice penale. Le altre fattispecie rinviano
riforma: una volta circoscritto drasticamente il alle considerazioni poc’anzi svolte a proposito
perimetro dell’intervento penale, avrebbe dell’”impresa criminale”.
avuto poco senso esibire i ‘muscoli’ nei Di intuibile e ragguardevole spessore politico-
confronti delle società47. criminale appare l’ ‘aggiunta’ relativa ai reati
Quanto all’eversione e alla tratta degli di omicidio colposo e di lesioni colpose gravi
esseri umani, è agevole rilevare che si è al e gravissime, dipendenti dalla violazione di
cospetto di scelte venate di simbolismo disposizioni antinfortunistiche. Peraltro, la
(anche massmediatico) che, anziché muoversi qualità dell’intervento legislativo si espone ad
in direzione di una razionalizzazione alcune non trascurabili perplessità,
criminologica del societas delinquere potest, concernenti, tra l’atro: 1) l’entità, per vero
rischiano di alimentare una confusione tra draconiana (specie se parametrata sulle
l’area della “criminalità di impresa” e quella, piccole imprese), della sanzione pecuniaria,
affatto diversa, della “impresa-associazione individuata in un numero di quote non
criminale”48. inferiore a mille: dunque, in misura fissa,
atteso che il massimo della sanzione
46 pecuniaria applicabile, ai sensi dell’art. 10,
Particolarmente vasta la letteratura in argomento: in
questa sede, ci si limita a segnalare il collettaneo I comma 2, è pari a mille quote (l’importo
nuovi reati societari: diritto e processo, cit., passim. andrà, sulla scorta del valore attribuito alla
47
Lo rileva C. PIERGALLINI, «La responsabilità singola quota dall’art. 10, comma 3, D. Lgs.
amministrativa», cit., p. 106 ss. Spicca, poi, nel novero 231/01, da un minimo di 258.000 euro ad un
dei reati societari che incardinano la responsabilità massimo di 1.549.000 euro); 2) l’identità
dell’ente, l’esclusione, criminologicamente
immotivata, della c.d. corruzione attiva, prevista dal della cornice edittale per il reato di omicidio
nuovo art. 2635, comma 2, c.c.: si tratta, infatti, di un colposo e per quello di lesioni colpose gravi o
illecito che non si risolve in un danno per la società e gravissime; 3) la ‘ragionevolezza interna’
che costituisce una forma di illegalità d’impresa degli editti sanzionatori prefigurati nella parte
particolarmente significativa, visto lo stretto legame
speciale del D. Lgs. 231: se è pur vero che la
con la dimensione dell’etica e della legalità negli affari.
colpevolezza dell’ente (di stampo
48
A tal proposito, cfr. F. PALAZZO, «Associazioni essenzialmente normativo) non si presta ad
illecite e illeciti delle associazioni», in Riv. it. dir. proc. essere discriminata, in punto di gravità,
pen., 1976, p. 443 ss.
12
secondo i parametri (empiricamente testati) struttura, che individua uno spazio di
riferibili alla persona fisica, nondimeno si discrezionalità applicativa per il giudice in
danno, nel decreto legislativo, reati dolosi di corrispondenza della gravità oggettiva e
corposa gravità, espressione della criminalità soggettiva del fatto nonché in vista della
del profitto, che contemplano forbici edittali capacità economica e patrimoniale dell’ente
di entità inferiore rispetto agli illeciti colposi (art. 11), permette di escludere che questa
ora introdotti; 4) il problematico sanzione assolva a funzioni di natura
coordinamento della criminalità colposa con il compensativo-risarcitoria. Al contrario, la sua
criterio di imputazione oggettiva, delineato adattabilità al caso concreto e alle sostanze
nell’art. 5: quest’ultimo appare dell’ente è la spia dell’esistenza di finalità di
teleologicamente orientato su responsabilità prevenzione generale e speciale. Specie il
individuali dolose, sì che per i fatti colposi si riferimento alle “condizioni economiche
dovrebbe più correttamente parlare, non tanto dell’ente”, posto a fondamento del sistema
di reati commessi nell’interesse o vantaggio “per quote”, orienta la commisurazione sia sul
dell’ente, bensì di fatti collegati all’attività di versante della prevenzione generale, nel senso
impresa svolta nell’interesse o a vantaggio che i potenziali destinatari del precetto sono
dell’ente. diffidati dal poter contare su un’eventuale
sproporzione tra la sanzione e le proprie
7. Il sistema sanzionatorio e le sue condizioni economiche che renderebbe
finalità. - Sul piano della tipologia delle vantaggioso l’illecito; sia verso la
sanzioni (il cui catalogo è contemplato all’art. prevenzione speciale, laddove tende ad
9 del d. lgs.), spiccano la sanzione pecuniaria impedire che condizioni economiche
(artt. 10-12), quelle interdittive (artt. 13-17), favorevoli rendano insensibile l’ente al
la confisca (art. 19) e la pubblicazione della carattere afflittivo della sanzione pecuniaria.
sentenza (art. 18). Va subito posto in risalto (b) Analoghe finalità improntano le
che, trattandosi di sanzioni amministrative, sanzioni interdittive, anch’esse comprese, sul
non trova luogo l’istituto della sospensione piano edittale, tra un minimo e un massimo
condizionale della pena. (hanno una durata non inferiore a tre mesi e
(a) La sanzione pecuniaria, di non superiore a due anni)50. Quanto alla
indefettibile applicazione, risulta articolata tra tipologia, l’art. 11 prevede: l’interdizione
un minimo e un massimo, ma non coincide dall’esercizio dell’attività, la sospensione o la
con il modello di sanzione pecuniaria a revoca della autorizzazioni, licenze o
“somma complessiva”. Allo scopo di meglio concessioni funzionali alla commissione
adattarla alle reali capacità economiche dell’illecito, il divieto di contrattare con la
dell’ente, è stato privilegiato un sistema “per pubblica amministrazione, l’esclusione da
quote”, a struttura bifasica49. Questa articolata agevolazioni, finanziamenti, contributi o
sussidi e l’eventuale revoca di quelli già
49 concessi, il divieto di pubblicizzare beni e
La legge-delega 300/2000 si limitava ad individuare
l’ammontare minimo (pari a cinquanta milioni di lire, servizi. Destinate a trovare obbligatoria
cioè a euro 25.822) e quello massimo (non oltre i tre applicazione nei soli casi previsti dalla legge e
miliardi di lire, pari a euro 1.549.370) ai quali si quando ricorrono determinate condizioni di
doveva attenere il decreto legislativo. In attuazione
della delega, il valore di ogni singola quota va da un
minimo di euro 258 ad un massimo di euro 1549 e,
nell’art. 10, si stabilisce che la sanzione pecuniaria inflitto con il valore assegnato alla singola quota. Sul
viene applicata per quote non inferiori a cento né sistema di funzionamento dei “tassi giornalieri” in
superiori a mille. Di conseguenza, il giudice, una volta Europa, v. E. DOLCINI - C.E. PALIERO, Il carcere ha
individuato, sulla scorta dei criteri di commisurazione alternative?, Milano, 1989,p. 13 ss.
di cui all’art. 11, comma 1, il numero delle quote
50
irrogabili (per come previsto dalla forbice edittale), Fatte salve le sanzioni interdittive applicate in via
procederà, poi, a determinare il valore della singola definitiva che, per la gravità dei presupposti che ne
quota, tenendo conto delle capacità economiche e condizionano l’irrogazione (v. art. 16 d. lgs.), si
patrimoniali dell’ente (art. 11, comma 2). L’operazione fondano sopra una prognosi di irrecuperabilità
si conclude, moltiplicando il numero delle quote dell’ente ad una prospettiva di legalità.
13
“gravità” dell’illecito (v. art. 13)51, il della sanzione interdittiva che sarebbe stata
contenuto di tali sanzioni, di tipo fortemente applicata.
incapacitante, rimanda la presenza di una Sul piano strutturale, il
finalità di prevenzione generale, da intendersi commissariamento si atteggia come una vera
come capacità di dissuasione-intimidazione, e propria misura alternativa di contenuto
sia pure complementare rispetto a quella di sanzionatorio52. Lo si desume dalla sua
prevenzione speciale, maggiormente ossatura: in primo luogo, la durata, che è pari
espressiva dell’istanza di neutralizzazione a quella della sanzione interdittiva che il
della fonte del rischio-reato. giudice avrebbe inflitto; in secondo luogo, si
Va, poi, segnalato che, in sede di prevede che il profitto derivante dalla
scelta delle sanzioni interdittive (art. 14), il prosecuzione dell’attività debba essere
giudice è chiamato a valutare l’idoneità confiscato. Sul versante dello “scopo”, la
preventiva delle singole sanzioni, anche in misura tradisce una chiara finalità curativa,
vista di una loro applicazione congiunta. La per sommi capi accostabile al corporate
sanzione dell’interdizione dallo svolgimento probation statunitense e al placement sous
dell’attività viene concepita come extrema surveillance judiciaire previsto in Francia53.
ratio, in ragione del suo alto grado di Coerentemente, il commissario viene
invasività. Inoltre, occorre evidenziare il chiamato a curare la riorganizzazione
parametro della frazionabilità delle sanzioni dell’ente con l’adozione dei modelli di
interdittive, che devono proiettarsi, per quanto prevenzione del rischio-reato54.
possibile, in direzione della specifica attività (c) Ma l’aspetto sicuramente più
dell’ente fonte l’illecito. innovativo del sistema sanzionatorio sta nel
Nel contesto della disciplina, assume rilievo accordato alle condotte di
particolare importanza la norma dell’art. 15, ravvedimento post factum. I comportamenti di
relativa alle ipotesi in cui le sanzioni riparazione dell’offesa e di ri-organizzazione
interdittive sono applicate verso enti che dell’ente in direzione della legalità
svolgono un pubblico servizio o un servizio di possiedono una particolare efficacia
pubblica utilità, quando dall’interruzione condizionante dello stesso regime di
dell’attività può derivare un grave pregiudizio applicazione delle sanzioni. Una speciale
alla collettività, ovvero quando l’applicazione forma di attività riparatoria provoca, infatti,
di tali sanzioni può causare rilevanti una significativa riduzione della sanzione
ripercussioni sull’occupazione, avuto pecuniaria e, addirittura, l’inapplicabilità
riguardo alle dimensioni dell’ente e alle delle sanzioni interdittive. Si tratta delle
condizioni economiche del territorio in cui è attività coincidenti con il risarcimento del
situato. In questi casi, il giudice, in luogo
52
della misura interdittiva, dispone la Sulla sanzione del “commissariamento”, v. D.
prosecuzione dell’attività da parte di un CORAPI, «La nomina del commissario giudiziale», in
Atti del Convegno su “Responsabilità degli enti per i
commissario, per un periodo pari alla durata
reati commessi nel loro interesse”, Roma, 2001, in
Cass. pen., suppl. al n. 6, 2003, p. 138 ss. Ritiene
51
Vale a dire, a norma dell’art. 13: a) quando l’ente ha particolarmente problematica l’applicazione, in sede
ritratto dal reato un rilevante profitto e il reato è stato cautelare (a norma dell’art. 45, comma 3, del d. lgs.
commesso da soggetti in posizione apicale, ovvero da 231/2001), della misura del commissariamento, G.
soggetti ‘subordinati’ quando la commissione del reato FIDELBO, «Misure cautelari nei confronti delle società:
è dipesa da gravi carenze organizzative; b) in caso di primi problemi applicativi in materia di tipologie delle
reiterazione degli illeciti. “sanzioni” e limiti all’operatività del commissario
A proposito del “profitto di rilevante entità”, di cui giudiziale», in Cass. pen., 2004, p. 276 ss.
all’art. 13, si segnala che, di recente, la Corte di
53
Cassazione ne offerto una concezione ‘dinamica’, Per un esame di questi due istituti, v. C. DE MAGLIE,
precisando che esso non dipende dalla considerazione L’etica e il mercato, cit., p 89 ss., p. 222 ss.
54
del valore del contratto o del fatturato seguito al reato Su questi aspetti e sulle problematiche concernenti il
(criterio ‘statico’ dell’utile netto), ma può comprendere tipo di sanzione che può dare luogo alla nomina del
anche vantaggi economici non immediati, comunque commissario, v., diffusamente, G. FIDELBO, «Misure
conseguiti con la commissione dell’illecito (Cass., 23 cautelari nei confronti delle società», cit., p. 278 ss.
giugno 2006, La Fiorita soc. coop. a r. l., inedita).
14
danno e con l’eliminazione delle conseguenze (d) Per quanto concerne la confisca
dannose o pericolose del reato nonché con (art. 19), si tratta di una sanzione autonoma e
l’adozione di efficaci modelli di prevenzione obbligatoria: è, infatti, sempre disposta con la
del rischio-reato (v. artt. 12 e 17 del decreto). sentenza di condanna e ha ad oggetto il
Tali condotte, per poter conseguire gli effeti prezzo o il profitto del reato. La norma
ora indicati, vanno poste in essere prima configura anche la forma di confisca c.d. “per
dell’apertura del dibattimento di primo equivalente”, che ha ad oggetto somme di
grado55. Ne deriva che, specie con riguardo denaro, beni o altre utilità di valore
alle sanzioni interdittive, il sistema così equivalente al prezzo o al profitto derivato
congegnato trasuda, sul piano sistematico e dall’illecito, quando, ovviamente, non ne è
politico-criminale, indubbie finalità possibile l’apprensione nelle forme
specialpreventive. Così, per un verso, la tradizionali.
minaccia, di cospicuo spessore, è collegata al La pubblicazione della sentenza di
compimento di illeciti di particolare gravità o condanna (art. 18) può essere disposta dal
all’esistenza della reiterazione specifica degli giudice solo quando viene irrogata una
illeciti; per altro e collegato verso, vengono sanzione interdittiva e vanta significative
ritagliate sanzioni positive, che consentono di assonanze con l’Adverse Publicity
evitare l’applicazione delle sanzioni statunitense e la Communication de la
interdittive in presenza di comportamenti décision francese.
diretti, con un legame sinergico di natura Quanto al regime della prescrizione, si
funzionale, a reintegrare l’offesa e a prevenire è prescelta una disciplina (v. art. 22) di
la commissione di ulteriori illeciti attraverso evidente stampo civilistico, che stride con la
un’opera di riorganizzazione preventiva natura intrinsecamente punitiva dell’illecito.
dell’ente56. Come si vede, il sistema (e) Il procedimento di accertamento
sanzionatorio, proprio sul versante delle della responsabilità e di applicazione delle
temute sanzioni interdittive, non si ispira ad sanzioni è interamente devoluto alla
una logica punitiva draconiana ed cognizione del giudice penale, secondo le
indiscriminata, ma mira dichiaratamente a norme del codice di procedura penale (v. artt.
privilegiare la prospettiva della tutela dei beni 34 ss.). L’ente, dunque, assume nel processo
in uno con la prevenzione del rischio di la qualità di imputato, partecipandovi tramite
commissione di illeciti. il suo rappresentate legale (salvo che questi
sia imputato del reato da cui dipende la
responsabilità sanzionatoria dell’ente) ovvero
55
Il favore accordato alle condotte riparatorie fa sì che con un mandatario munito di specifica delega
esse, anche se tenute oltre l’apertura del dibattimento di (art. 39)57. La persona fisica, imputata del
primo grado, possano comunque dare luogo alla reato-presupposto, non potrà esercitare la
sostituzione della sanzione interdittiva con la sanzione funzione di testimone nel processo a carico
pecuniaria, che si somma, così, a quella già inflitta con
dell’ente; tale incompatibilità a testimoniare si
la sentenza di condanna (v. artt. 31 e 78). Per alcune
significative applicazioni giurisprudenziali, in ordine estende anche a colui che rappresenta l’ente
all’integrazione delle condotte riparatorie, v.: Trib. nel processo e che rivestiva tale qualità anche
Pordenone, 4 novembre 2002, Impresa Coletto, in Foro nel momento in cui fu commesso il reato (art.
it., 2004, II, p. 318 ss.; G.i.p.Trib. Roma, 4 aprile 2003, 44): è evidente, in questo caso, che, se il
cit., p. 318 ss.; G.i.p. Trib. Milano, 27 aprile 2004, rappresentante legale fosse costretto a
Siemens AG, in Guida al diritto, 19/2004, p. 72 ss.;
G.i.p. Trib. Milano, 20 settembre 2004, cit., p. 69 ss. testimoniare, si esporrebbe al rischio di
56
Quanto sia rilevante il significato preventivo di tali autoincriminazione, in quanto potrebbe
sanzioni positive lo dimostra il fatto che la tenuta delle trovarsi nella situazione di dichiarare fatti e
condotte riparatorie e riorganizzative consente all’ente circostanze da cui il giudice ricaverebbe
di evitare l’applicazione delle misure cautelari
interdittive, all’esito di un contraddittorio anticipato
57
sull’applicazione di tali misure. Per un esame della fase Cfr., su questi aspetti e, più in generale, sulla
cautelare, nel d. lgs. 231/01, v. G. FIDELBO, «Le misure partecipazione dell’ente al processo, G. FIDELBO, «La
cautelari», in Reati e responsabilità degli enti, cit., p. testimonianza: casi di incompatibilità», in Reati e
455 ss. responsabilità degli enti, cit., p. 389 ss.
15
elementi di prova sia a carico dell’ente, sia a G. Lattanzi, Milano, 2005, p. 133 ss.; ID.,
suo carico58. «Implicazioni organizzative e gestionali della
Nell’ambito del sistema processuale, responsabilità amministrativa delle aziende»,
meritevole di attenzione appare la disciplina in Societas puniri potest. La responsabilità da
delle misure cautelari (artt. 45 ss.)59. Quanto reato degli enti collettivi, (a cura di) F.
alla tipologia, le misure coincidono con il Palazzo, Padova, 2003, p. 35; ID.,
catalogo delle sanzioni interdittive e sono «L’autoregolamentazione delle aziende per il
applicabili quando sussistono gravi indizi di fronteggiamento della corruzione tra privati»,
colpevolezza nei confronti dell’ente e il in La corruzione tra privati. Esperienze
pericolo di reiterazione (art. 45, comma 1)60. comparatistiche e prospettive di riforma, (a
Il procedimento di applicazione presenta tratti cura di) R. Acquaroli - L. Foffani, Milano,
di originalità, atteso che il giudice provvede 2003, p. 218; U. BECK, La società del rischio.
sulla richiesta del pubblico ministero all’esito Verso una seconda modernità, Roma, 2000;
di una udienza nel contraddittorio delle parti F. BRICOLA, «Il costo del principio “societas
(art. 47). Va posto in risalto che, in tale delinquere non potest” nell’attuale
udienza, l’ente può richiedere di dar corso alle dimensione del fenomeno societario», in Riv.
condotte riparatorie che, come si è visto, it. dir. proc. pen., 1971, p. 951 ss.; D. CORAPI,
determinano l’inapplicabilità delle sanzioni «La nomina del commissario giudiziale», in
interdittive: in tal caso, il giudice può Atti del Convegno su “Responsabilità degli
sospendere le misure cautelari, assegnando un enti per i reati commessi nel loro interesse”,
termine per la loro realizzazione e fissando Roma, 2001, in Cass. pen., suppl. al n. 6,
una somma a titolo di cauzione. Se le 2003, p. 138 ss.; C. DE MAGLIE, L’etica e il
condotte riparatorie vengono attuate, il mercato. La responsabilità penale delle
giudice revoca la misura cautelare (art. 49). persone giuridiche, Milano, 2002; G. DE
Ancora una volta, dunque, il SIMONE, «I profili sostanziali della
legislatore fa trasparire il favore per le responsabilità cd. amministrativa degli enti: la
condotte riparatorie, tanto che l’udienza “parte generale” e la “parte speciale” del D.
cautelare tende ad assumere, nella prassi, una lgs. 8 giugno 2001 n. 231», in Responsabilità
funzione spiccatamente preventiva, nell’ottica degli enti per illeciti amministrativi
di favorire, prima possibile, un recupero dipendenti da reato, (a cura di) G. Garuti,
dell’ente alla legalità61. Padova, 2002, p.107; G. DE VERO, «Struttura
e natura giuridica dell’illecito di ente
collettivo dipendente da reato», in Riv. it. dir.
Bigliografia proc. pen., 2001, p. 1126 ss.; O. DI GIOVINE,
A. ALESSANDRI, «Riflessioni penalistiche «Lineamenti sostanziali del nuovo illecito
sulla nuova disciplina», in AA.VV., La punitivo» in Reati e responsabilità degli enti,
responsabilità amministrativa degli enti. D. (a cura di) G. Lattanzi, Milano, 2005, p. 3 ss.,
lgs. 8 giugno 2001, n. 231, Milano, 2001, p. E. DOLCINI - C.E. PALIERO, Il carcere ha
51; P. BASTIA, «I modelli organizzativi», in alternative?, Milano, 1989, p. 13 ss.; G.
Reati e responsabilità degli enti, (a cura) di FIDELBO, «Misure cautelari nei confronti delle
società: primi problemi applicativi in materia
58
di tipologie delle “sanzioni” e limiti
Così, G. FIDELBO, «Le attribuzioni del giudice
all’operatività del commissario giudiziale», in
penale e la partecipazione dell’ente al processo», in
Reati e responsabilità degli enti, cit., p. 444. Cass. pen., 2004, p. 276 ss.; ID, «La
59
Cfr., per un approfondito esame, G. FIDELBO, «Le testimonianza: casi di incompatibilità», in
misure catelari», cit., p. 455 ss. Reati e responsabilità degli enti, (a cura di)
60
In ordine ad un problema di applicabilità, in fase G. Lattanzi, Milano, 2005, p. 389 ss.; ID., «Le
cautelare, della misura interdittiva della revoca di un
attribuzioni del giudice penale e la
finanziamento già concesso, v. G.i.p. Trib. Salerno, 28
marzo 2003, Soc. IVAM e Monteverde, in Cass. pen., partecipazione dell’ente al processo», in Reati
2004, p. 266 ss., con nota di G. FIDELBO, «Misure e responsabilità degli enti, (a cura di) G.
cautelari nei confronti delle società», cit., p. 276 ss. Lattanzi, Milano, 2005, p. 444 ss.; ID., «Le
61
Così, G. FIDELBO, «Le misure cautelari», cit., p. 457.
16
misure cautelari», in Reati e responsabilità
degli enti, (a cura di) G. Lattanzi, Milano,
2005, p. 455 ss.; N. LUHMANN,
Organizzazione e decisione, Milano, 2005, p.
7; G. MARINUCCI, Il reato come “azione”.
Critica di un dogma, Milano, 1971, p. 173 ss.;
ID., «“Societas puniri potest”: uno sguardo sui
fenomeni e sulle discipline contemporanee»,
in Riv. it. dir. proc. pen., 2002, p. 1202; H.
MINTZBERG, La progettazione
dell’organizzazione aziendale, Bologna,
1996, p. 165 ss.; F. PALAZZO, «Associazioni
illecite e illeciti delle associazioni», in Riv. it.
dir. proc. pen., 1976, p. 443 ss.; C.E.
PALIERO, «Problemi e prospettive della
responsabilità penale dell’ente
nell’ordinamento italiano», in Riv. trim. dir.
pen. economia, 1996, p. 1173; ID., «Il d. lgs. 8
giugno 2001, n. 231: da ora in poi societas
delinquere (et puniri) potest», in Corr. giur.,
2001, p. 841 ss.; C.E. PALIERO - C.
PIERGALLINI, «La colpa di organizzazione»,
in La responsabilità amministrativa delle
società e degli enti, 3/2006, p. 174 ss.; C.
PIERGALLINI, «Societas delinquere et puniri
non potest: la fine tardiva di un dogma», in
Riv. trim. dir. pen. economia, 2002, p. 573 ss.;
ID., «La responsabilità amministrativa delle
persone giuridiche», in I nuovi reati societari:
diritto e processo, (a cura di) A. Giarda - S.
Seminara, Padova, 2002, p. 65 ss.; ID., Danno
da prodotto e responsabilità penale. Profili
dommatici e politico-criminali, Milano, 2004;
D. PULITANO’, «La responsabilità “da reato”
degli enti: i criteri di imputazione», in Riv. it.
dir. proc. pen., 2002, p. 419; M. ROMANO,
«La responsabilità amministrativa degli enti,
società o associazioni», in Riv. soc., 2002, p.
393 ss.; E. SCAROINA, Societas delinquere
potest. Il problema del gruppo di imprese,
Milano-Roma, 2006; N. SELVAGGI,
L’interesse dell’ente collettivo quale criterio
di ascrizione della responsabilità da reato,
Napoli, 2006; E.H. SUTHERLAND, Il crimine
dei colletti bianchi, Milano, 1987.

CARLO PIERGALLINI

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