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APPARATO TEGUMENTARIO

L’apparato tegumentario è costituito dalla cute e dai suoi derivati quali peli, unghie, ghiandole sudoripare,
ghiandole sebacee e ghiandole mammarie.

La cute, fornisce tavolta indicazioni sullo stato emozionale, come quando si arrossisce per imbarazzo o per
rabbia.

Se l’apparato tegumentario non è in perfetta efficienza, è immediato accorgersene. L’aspetto della pelle
può rispecchiare le condizioni di salute di altri apparati, e può evidenziare i segni di una malattia non
manifesta, come ad esempio il colorito della cute cambia in presenza di una malattia epatica.

STRUTTTURE E FUNZIONAMENTI DELL’APPARATO TEGUMENTARIO

L’apparato tegumentario ricopre l’intera superficie corporea, comprese la superficie anteriore degli occhi e
le membrane timpaniche nei canali uditivi esterni.

A livello delle narici, delle labbra, dell’ano e degli orifizi dell’uretra e della vagina, la pelle si continua con le
membrane mucose che ricoprono i tratti respiratorio, digerente, urinario e genitale.

In queste sedi, gli epiteli si continuano senza interruzioni, facendo permanere integra la funzione di
barriera.

La superficie è ricoperta da un epitelio, mentre i tessuti connettivi sottostanti conferiscono resistenza ed


elasticità; i vasi sanguigni presenti nel connettivo nutrono le cellule epidermiche.

Il tessuto muscolare liscio regola il diametro dei vasi e la posizione dei peli presenti sulla superficie
corporea.

Il tessuto nervoso controlla l’azione di questi muscoli, che la percezione delle sensazioni tattili, pressorie,
termiche e dolorifiche.

L’apparato tegumentario svolge numerose funzioni, tra le quali, sono incluse protezione fisica, regolazione
della temperatura corporea, secrezione, nutrizione, sensibilità e difesa immunitaria.

Le due componenti principali dell’apparato tegumentario si suddividono in:

- Cute che presenta due componenti:


1. Epidermide o epitelio di superficie.
2. Derma – connettivo sottostante.

Sotto il derma è presente un tessuto connettivo lasso che forma lo strato sottocutaneo, noto come
ipoderma, che separa la pelle dalla fascia profonda che riveste gli organi quali muscoli e ossa.
Solitamente l’ipoderma non viene inteso come parte dell’apparato tegumentario.

- Annessi cutanei: questi includono i peli, le unghie, ghiandole esocrine multicellulari. Queste
strutture si trovano nel derma e raggiungono la superficie attraversando l’epidermide.
EPIDERMIDE
L’epidermide è costituito da un epitelio pavimentoso pluristratificato cheratinizzato.
Nell’epidermide esistono quattro citotipi:

1. Cheratinociti
2. Melanociti – sono le cellule dell’epidermide deputate alla sintesi di pigmento
3. Cellule di merkel – ruolo nel percepire le sensazioni
4. Cellule di langerhans – note anche come cellule dendridiche sono cellule fagocitarie importanti
nelle risposte immunitarie dell’organismo.

Gli ultimi tre tipi di cellule sono sparsi tra i cheratinociti.

L’epidermide non contiene vasi. Non essendo vascolarizzate, le cellule epidermiche ricevono le sostanze
nutritive e l’ossigeno per diffusione dai capillari del derma.

Di conseguenza, le cellule epidermiche con maggiore domanda metabolica sono localizzate vicino alla
lamina basale, dove la distanza di diffusione è minore.

Le cellule superficiali, molto distanti dalle fonti nutritizie, sono inerti o morte.

Le cellule epiteliali più diffuse sono i cheratinociti, che formano diversi strati tra i quali è spesso difficile
individuarne un confine specifico.

I cheratinociti vengono generati continuamente per proliferazione cellulare a partire da alcune cellule
basali presenti nello strato basale dell’epidermide e vengono sospinte verso l’esterno per via di queste
stesse nuove cellule che continuamente vengono formate dallo strato più interno. Nel loro cammino verso
lo strato corneo, esse maturano gradualmente passando da uno stadio maturativo a quello successivo; di
conseguenza, i vari strati dell’epidermide non sono nettamente separati l’uno dall’altro, bensì si continuano
l’uno nell’altro in modo progressivo.

Questo processo di graduale maturazione e trasformazione del cheratinocita prende il nome di citomorfosi
cornea ed impiega circa due settimane affinché i cheratinociti giungano a morte (nello strato granuloso) e si
trasformino in lamelle cornee ripiene di cheratina, chiamate corneociti. Una volta terminata la citomorfosi
cornea, i corneociti rimarranno nello strato corneo mediamente per altre due settimane prima che vadano
perse per sempre dalla superficie dello strato corneo per sfaldamento.

Dunque, il turnover epidermico, ovvero il tempo di permanenza di un cheratinocita nell’epidermide, è di


circa quattro settimane.

Queste cellule, che formano diversi strati, contengono una grande quantità di cheratina.

La cheratina è una proteina dura e fibrosa che è anche la componente strutturale di base di peli, capelli e
unghie negli esseri umani.

I due strati cutanei, sottile e spesso, differiscono nel numero di strati di cheratinociti.

- La cute sottile, che riveste la maggior parte della superficie corporea, è composta da quattro strati
epidermici (circa 0,08 mm), lo strato lucido è tipicamente assente.
- La cute spessa, che si trova nel palmo delle mani e nella pianta dei piedi, contiene un quinto strato,
lo strato lucido, ha uno strato superficiale molto spesso (lo strato corneo) (circa 0,5 mm).

STRATI DELL’EPIDERMIDE

I confini tra gli strati sono spesso difficili da vedere con un normale microscopio. Procedendo dalla lamina
basale alla superficie esterna, troviamo:

1. strato basale,
2. strato spinoso,
3. strato granuloso,
4. strato lucido,
5. strato corneo.

Lamina basale
È una struttura formata da tre strati paralleli e sovrapposti:

- lamina lucida, attraversata dai filamenti di ancoraggio che ancorano le membrane dei cheratinociti
basali alla lamina densa.
Contiene la laminina, (famiglia di glicoproteine formate da tre diverse catene polipeptidiche legate
da ponti disolfuro).
- Lamina densa contenente collagene IV
- Lamina fibroreticolare, presenta fibrille d’ancoraggio di collagene VII.
1. STRATO BASALE

Lo strato più interno dell’epidermide è appunto lo strato basale, detto anche strato germinativo.

Questo singolo strato di cellule isoprismatiche (cellule con tutti e tre i lalti uguali) è strettamente adeso alla
lamina basale che separa l’epidermide dal tessuto connettivo lasso del sottostante derma.

Lo strato basale forma le creste epidermiche, che si estendono nel derma aumentando lʼarea di contatto
tra le due regioni. Proiezioni dermiche, dette papille dermiche, si estendono tra creste epidermiche
adiacenti. Le creste e le papille dermiche aumentano la forza del legame tra lʼepidermide e il derma e sono
importanti perché la loro forza di attacco è proporzionale alla superficie della lamina basale: più sono le
pieghe, più ampia diventa lʼarea.
È caratterizzato dalla presenza di grandi cellule staminali, o cellule basali, la cui divisione rimpiazza i
cheratinociti degli strati più superficiali, persi o desquamati in superficie. Infatti queste cellule sono in
continua attività mitotica, dalla singola cellula si origineranno due cellule una conserva i caratteri di cellula
staminale e rimane nello strato basale, mentre l’altra si spinge in alto verso lo strato spinoso, acquisendo le
caratteristiche degli strati che attraversa, iniziando poi il processo di cheratinizzazione che lo porterà
all’apoptosi.

Il colorito bruno dell’epidermide è dovuto all’attività sintetica dei melanociti.

I melanociti, si trovano dispersi tra le cellule staminali dello strato basale e possiedono numerosi processi
citoplasmatici che iniettano melanina un pigmento che può essere nero, dorato o marrone, nei cheratinociti
di tale strato e degli strati superficiali. (il rapporto tra i melanociti e le cellule staminali è compreso tra 1:4 e
1:20 a seconda della regione esaminata.

Sono più abbondanti nelle guance, nella fronte, nei capezzoli e nelle zone genitali.

Le differenze individuali e razziali nel colore della pelle dipendono dai diversi livelli di attività dei melanociti
e non dal loro numero.

Infatti gli albini hanno un numero


normale di melanociti ma sono incapaci
di sintetizzare melanina.

Nella cute sprovvista di peli sono


presenti cellule epiteliali specializzate,
dette cellule di Merkel, presenti tra le
cellule più profonde dello strato basale.

Esse sono sensibili al tatto: infatti in


seguito a compressione, rilasciano
sostanze chimiche capaci di stimolare le
terminazioni nervose sensitive
trasducendo informazioni di tipo tattile.

2. STRATO SPINOSO

Ogni volta che una cellula staminale si


divide, una delle cellule figlie viene
spinta, dallo strato basale, nel sovrastante strato spinoso, che è formato da 8-10 strati di cheratinociti legati
tra loro da desmosomi. Alcune delle cellule che arrivano in questo strato da quello germinativo continuano
a dividersi, aumentando ulteriormente lo spessore dellʼepitelio.

Ogni cheratinocita, contiene fasci di filamenti proteici che si estendono da un lato all’altro della cellula.

Questi fasci detti tonofibrille, iniziano e terminano a livello dei desmosomi che connettono i cheratinociti.

Questi agiscono quindi come bracci crociati che rinforzano e sostengono le giunzioni cellulari.

Tutti i cheratinociti presenti nello strato spinoso sono tenuti insieme da questa rete di desmosomi e
tonofibrille.

Le normali procedure istologiche di preparazione di tessuti per l’analisi microscopicacoartano il citoplasma


lasciando inalterate i desmosomi e le tonofibrille: le cellule assumono l’aspetto di piccoli puntaspilli, da cui il
nome di strato spinoso.

Lo strato spinoso contiene anche le cellule dendritriche (di Langerhans), che partecipano alla risposta
immunitaria stimolando una difesa contro:

(1) i microrganismi che tentano di penetrare attraverso gli strati superficiali dellʼepidermide

(2) i tumori cutanei superficiali.

3. STRATO GRANULOSO

Lo strato granuloso si trova immediatamente sopra un quello spinoso. Esso è costituito da tre a cinque
strati di cheratinociti provenienti dallo strato spinoso. È lo strato più superficiale dell’epidermide in cui tutte
le celule presenti sono ancora provviste di nucleo.

Quando le cellule raggiungono questo strato, cessano di dividersi e iniziare a produrre grandi quantità di
proteine cheratina e cheratoialina.

La cheratina una proteina fibrosa molto resistente, è la componente strutturale di base dei peli e delle
unghie. Mentre le fibre di cheratina si sviluppano, le cellule diventano più sottili e piatte, le loro membrana
si ispessiscono e diventano meno permeabili.

La cheratoialina forma granuli densi nel citoplasma detti granuli di cheratoialina, i quali formano una
matrice intracellulare che circonda i filamenti di cheratina.

I cheratinociti di questo strato contengono anche granuli avvolti da mambrana corpi lamellari che
rilasciano tramite esocitosi una sostanza ricca di lipidi che comincia a rivestire le cellule dello strato
granuloso e forma poi uno strato completo idrorepellente intorno alle cellule degli strati più superficiali
dell’epidermide, proteggendola.

D’altra parte, lo strato idrorepellente ostacola la diffusione di nutrienti e di prodotto di scarto all’interno e
all’esterno delle cellule degli strati più superficiali dell’epidermide e ne determina la morte.

La velocità di sintesi della cheratoialina e della cheratina da parte dei cheratinociti è spesso influenzata da
fattori ambientali.

Una maggiore frizione sulla cute determina un aumento di tale velocità all’interno dello strato granuloso,
esitando in un ispessimento localizzato dalla cute e nella formazione di un callo come quelli visibili sul
palmo delle mani dei sollevatori di pesi o sulle nocche dei pugili e degli atleti che praticano karate.
Nell’uomo, la cheratina rappresenta la componente strutturale di base dei peli e delle unghie. La cheratina,
comunque, è un materiale molto versatile e si ritrova anche negli altri vertebrati.

Strato lucido
Lo strato lucido è presente nella cute spessa del palmo delle mani e della pianta dei piedi e ricopre lo strato
granuloso. Le cellule di questo strato sono appiattite, prive di granuli citoplasmatici e di nucleo,
strettamente adese tra loro e ripiene di filamenti di cheratina disposto parallelamente alla superficie della
cute, sebbene non si colorino bene nei preparati istologici standard.

Strato corneo

Lo strato corneo ricopre la superficie di tutta la cute, spessa e sottile, e normalmente è formato da 15-30
strati di cellule morte e appiattite con plasmalemma ispessito prive di organuli citoplasmatici e nucleo, ma
ancora ricche di filamenti di cheratina e quindi cheratinizzate. Visto che le interconnessioni stabilite nello
strato spinoso rimangono intatte, le cellule di questo strato si desquamano generalmente sotto forma di
strati piuttosto che singolarmente.

Un epitelio contenente un’ampia quota di cheratina è detto cheratinizzato o corneificato.

Normalmente lo strato corneo è relativamente asciutto e ciò rende difficile la crescita di molti
microrganismi.

L’efficienza di questa barriera è però mantenuta anche dalla continua secrezione delle ghiandole sebacee e
sudoripare.

Il processo di cheratinizzazione avviene su tutta la superficie cutanea esposta, tranne che sulla superficie
anteriore dell’occhio.

Ad una cellula sono necessari 15-30 giorni per risalire dallo strato basale allo strato corneo. Inoltre, le
cellule morte rimangono nello strato basale allo strato corneo.

Inoltre, le cellule morte rimangono nello strato corneo per altre due settimane circa, prima di desquamarsi
o essere lavate via.

Pertanto, le porzioni epiteliali più profonde e tutti i tessuti sottostanti sono costantemente protetti da una
barriera costituita da cellule morte durevoli ma destinate a desquamarsi.

Anche se lo strato corneo è relativamente idrofobo, non è completamente impermeabile. L’acqua presente
nel fluido interstiziale lentamente risale verso la superficie, ed evapora. In questo modo vengono persi circa
500 mL di acqua al giorno.

Questo processo è detto sudorazione insensibile, poiché non si è nel grado di vedere o sentire la perdita di
acqua.

Al contrario della sudorazione sensibile, l’evaporazione è causata dalle ghiandole sudoripare.

La natura protettiva della cute risulta maggiormente evidente nei casi in cui vengono perdute ampie aree
cutanee in seguito a una lesione come ad esempio un’ustione grave.

A seguito di un’usitione di secondo grado o di terzo grado i medici devono preoccuparsi dell’assorbimento
di sostanze tossiche, della eccessiva perdita di liquidi e delle infezioni a livello delle aree ustionate, tutti
problemi clinici derivanti dalla perdita del ruolo protettivo della cute.

COLORE DELLA PELLE

Il colore dell’epidermide è dovuto alla combinazione di:


1. Apporto ematico nel derma
2. Spessore dello strato corneo
3. Quantità variabili di due pigmenti, carotene e melanina.

Il sangue contiene glubuli rossi, i quali sono pieni di emoglobina, pigmento che legandosi all’ossigeno
diventa rosso, conferendo ai vasi presenti nel derma il colore rosaceo che è più facilmente visibile nella cute
dei soggetti di carnagione chiara. Quando questi vasi sono dilatati, come ad esempio durante i processi
infiammatori, il colorito diventa più pronunciato.

La quantità di melanina e carotene prodotti sono sotto controllo genico.

La variablità a carico dell’espressione di questi geni determina il colore della pelle di un individuo.

Apporto ematico nel derma

Quado l’apporto ematico si riduce, la cute diventa pallida; un soggetto caucasico impaurito può diventare
bianco in seguito a caso costrizione improvvisa.

Se la riduzione della vascolarizzazione sistematica perdura, i vasi superficiali perdono ossigeno e


l’emoglobina cambia colore, scurendosi.

La superficie cutanea assume un colorito bluastro se si parla di cianosi.

In tutti gli individui, la cianosi è più evidente laddove la cute è più sottile, coma a livello delle labbra o sotto
le unghie.

Questa condizione può essere il risultato di un estremo raffreddamento o di una condizione di malattia
cardiovascolare o respiratoria, come un’insufficienza cardiaca o asma severa.

Contenuto epidermico di pigmento

Il carotene è un pigmento giallo arancio che si trova in vari vegetali di colore arancione, come le carote, il
mais e la zucca.

Può essere convertito in vitamina A, importante per il mantenimento dell’epitelio e la sintesi dei pigmenti
visivi da parte dei fotorecettori degli occhi.

Il carotene è normalmente accumulato nei cheratinociti e diviene evidente nelle cellule disidratate dello
strato corneo e del grasso sottocutaneo.

I melanociti producono e conservano la melanina, un pigmento giallo bruno, o decisamente nero che
formano vescicole cellulari dette melanosomi.

Queste vescicole, trasferite intatte nei cheratinociti, colorano questi ultimi provvisoriamente, fino a
quando i melanosomi non vengono distrutti dai lisosomi.

Le cellule degli strati più superficiali gradualmente assumono un colore meno intenso non appena il
numero dei melanosomi intatti diminuisce.

Negli individui dalla pelle chiara, i melanosomi migrano negli strati basale e spinoso , e le cellule degli strati
più superficiali perdono la loro pigmentazione.

Negli individui di pelle scura, i melanosomi sono più grossi e possono facilmente essere trasferiti anche
nello strato granuloso, cosiccè a pigmentazione è più scurae duratura.

La melanina protegge le cellule epidermiche dalle radiazioni ultraviolette(UV) contenute nella luce solare.
Una piccola quota di radiazioni ultraviolette è utile alla cute perché permette la conversione di alcuni
steroidi della famigliaa del colesterolo negli ormoni collettivamente noti come vitamina D.

La vitamina D, è importante per l’assorbimento del calcio e del fosforo da parte dell’intestinoo tenue, e un
inadeguato apporto di questa vitamina è dannoso per la crescita e l’omeostasi delle ossa.

Tuttavia, una quantità eccessiva di radiazioni UV può danneggiare i cromosomi e provocare un esteso
danno tissutale simile a quello causato dalle scottature leggere e moderate.

La melanina presente nell’epidermide protegge il derma sottostante. Inoltre nei cheratinociti i melanosomi
sono abbondanti soprattutto intorno al nucleo, e ciò aumenta la probabilità che le radiazioni UV vengano
assorbite prima di danneggiare il DNA nucleare.

I melanociti rispondono all’esposizione alle radiazioni ultraviolette aumentando la velocità di sintesi e di


trasferimento della melanina.

Ecco quindi che compare l’abbronzatura, ma la risposta non è tanto rapida da prevenire una scottatura
durante il primo giorno di esposizione al sole; per questo, sono necessari circa 10 giorni.

Ripetute esposizioni agli UV sufficienti a stimolare l’abbronzatura possono prococare danni cutanei a lungo
termine a livello del derma e dell’epidermide.

Nel derma i danni ai fibrociti determinano una struttura anomala del tessuto connettivo e la formazione
precoce di rughe.

Nell’epidermide, i danni ai cromosomi nelle cellule germinative o nei melanociti possono portare allo
sviluppo di tumori della pelle.

DERMA
Il derma si trova al di sotto dell’epidermide.

È costituito da due componenti principali:

1. Strato papillare superficiale


2. Strato reticolare profondo

Organizzazione
Lo strato papillare superficiale consiste di un tessuto connettivo lasso(figura 4.7a).
Questa regione contiene i capillari che riforniscono l’epidermide e le terminazioni periferiche dei nervi
sensitivi che innervano i recettori dello strato papillare e dell’epidermide. Lo strato papillare prende il nome
dalle papille del derma che si approfondano tra le creste epidermiche.

Lo strato reticolare, più profondo, è costituito da un reticolo fibroso intrecciato di tessuto connettivo denso
irregolare che circonda i vasi sanguigni, i follicoli piliferi, i nervi e le ghiandole sudoripare e sebacee(fig 4.4).

Il nome dello strato deriva dall’intreccio dei fasci di fibre collagene che si trovano in questa regione.

Gruppetti di fibre collagene risalgono dal derma reticolare verso il derma papillare, cosicchè non esiste una
netta linea di demarcazione tra i due strati. Le fibre collagene dello strato reticolare si estendono anche nel
sottostante strato sottocutaneo. (4.7c).

L’età, gli ormoni e gli effetti lesivi delle radiazioni ultraviolette riducono lo spessore e l’elasticità del derma
dando luogo all’insorgenza delle rughe e alla perdita di tono della cute.

L’estensiva distensione del derma dell’addome durante la gravidanza o in seguito ad un cospicuo


incremento ponderale va oltre la capacità elastiche del derma.

Le fibre collagene ed elastiche si rompono e sebbene la cute sia elastica non ritorna alle sue dimensioni
originali dopo il parto o una dieta rigorosa. La cute si raggrinzisce e si formano le smagliature.

La maggior parte delle fibre collagene ed elastiche è disposta in fasci paralleli, secondo una distribuzione
costante per serde.

Infatti l’orientamento di questi fasci è determinato dalle forze impresse alla superficie cutanea durante i
movimenti.

I fasci sono allineati per resistere alle forze applicate. La disposizione che ne deriva crea le cosiddette linee
di clivaggio della cute (fig 4.8).

Tali linee hanno un’importanza clinica, dal momento che un taglio parallelo ad esse può cicatrizzare
perfettamente, mentre un taglio perpendicolare ad esse si apre quando le fibre elastiche si rilasciano, ed
esita in una brutta cicatrice.
Oltre alle fibre proteiche extracellulari, il derma contiene tutte le cellule del tessuto connettivo
propriamente detto.

Nel contesto del derma si trovano anche annessi cutanei di origine epidermica, come i follicoli piliferi e le
ghiandole sudoripare.

Inoltre gli strati papillari e reticolari del derma possiedono una rete di vasi sanguigni e linfatici e fibre
nervose.

VASCOLARIZZAZIONE DELLA CUTE


Le arterie e le vene che vascolarizzano la cute formano una rete nello strato sottocutaneo lungo il margine
inferiore dello strato reticolare, definita plesso sottocutaneo.

I rami arteriosi vascolarizzano sia il tessuto adiposo del sottostante ipoderma che la cute.

Dai sottili vasi che si dirigono verso l’epidermide si staccano inoltre piccoli rami che vascolarizzano i follicoli
piliferi, le ghiandole sudoripare ed altri annessi dermici.

Raggiunto lo strato papillare, questi rami formano un’altra rete detta plesso papillare, da cui originano
capillari che seguono il confine epidermide- derma.

Questi capillari si riversano in una rete di vene delicate le venule che si ricongiunge al plesso papillare, dal
quale vene più grandi confluiscono in una rete venosa situata nel più profondo plesso cutaneo.

I motivi per cui la circolazione cutanea deve essere finemente regolata sono molteplici:

- In primo luogo essa è un meccanismo chiave nella termoregolazione, il controllo della temperatura
corporea.
Quando la temperatura corporea aumenta, aumenta la circolazione a livello cutaneo, e ciò
permette la dispersione del calore in eccesso; quando invece la temperatura corporea diminuisce,
la circolazione cutanea si riduce permettendo la conservazione del calore.
- In secondo luogo poiché il volume totale del sangue è realativamente costante, un aumento del
flusso sanguigno a livello cutaneo determina un minor flusso sanguigno a livello degli altri organi.

I sistemi nervoso, cardiovascolare ed endocrino, interagiscono tra di loro per regolare il flusso sanguigno
cutaneo, mantenendo contemporaneamente un flusso adeguato a livello degli altri organi e sistemi.

INNERVAZIONE DELLA CUTE


Le fibre nervose della cute regolano il flusso ematico, la secrezione ghiandolare e le sensazioni provenienti
dal derma e dallo strato profondo dell’epidermide: si tratta di recettori tattili connessi a terminazioni
nervose sensitive, dette dischi tattili.

L’epidermide inoltre contiene i dendriti dei nervi sensitivi deputati alla ricezione di stimoli termici e
dolorifici.

Anche il derma contiene recettori analoghi ma più specializzati:

recettori che rispondono a stimoli di lieve entità:


- Corpuscoli tattili papille dermiche
- Plesso della radice del pelo

Recettori che rispondono a stimoli più marcati

- Corpuscoli di ruffini strato reticolare

Stimoli pressori profondi

- Corpuscoli lamellati  strato reticolare

Strato sottocutaneo
Le fibre del tessuto connettivo del derma reticolare si intrecciano con quelle del sottostante strato
sottocutaneo, o anche detto ipoderma, e ciò impedisce una netta separazione tra i due strati.

Sebbene lo strato sottocutaneo non sia parte dell’apparato tegumentario, esso svolge un ruolo importante
nella stabilizzazione della posizione della cute rispetto ai tessuti sottostanti, come i muscoli scheletrici o
altri organi, permettendone movimenti indipendenti.

Lo strato sottocutaneo è costituito da tessuto connettivo lasso contenente abbondanti cellule adipose.
Neonati e bambini hanno generalmente una quota maggiore di tessuto adiposo, con conseguente minore
perdita di calore.

Il grasso sottocutaneo funge inoltre da riserva energetica, e attutisce gli inevitabili urti che un bimbo
subisce durante i giochi.

Con la crescita, la distribuzione del grasso sottocutaneo cambia.

Gli uomini lo accumulano nel collo, negli arti superiori, nel fondoschiena e nelle natiche.

Le donne invece le accumulano nelle mammelle nelle natiche nei fianchi e nelle cosce.

Lo strato sottocutaneo è piuttosto elastico. Solo la regione superficiale contiene grossi vasi arteriosi e
venosi, mentre il resto contiene solo un piccolo numero di capillari ed è privo di organi vitali. Ciò rende
l’iniezione sottocutanea un metodo utile per la somministrazione di farmaci. Il termine puntura ipodermica
fa riferimento appunto alla regione bersaglio dell’iniezione.

ANNESSI CUTANEI
I follicoli piliferi, le ghiandole sebacee, le ghiandole sudoripare e le unghie sono considerati annessi
cutanei. Durante lo sviluppo dell’embrione, queste strutture originano dall’invaginazione dell’epidermide.

Vediamo nello specifico due di esse:

GHIANDOLE SEBACEE
Sono ghiandole olocrine che producono un secreto oleoso e lo riversano sui follicoli piliferi.

Le cellule ghiandolari sintetizzano nel corso della loro maturazione grandi quantità di sostanze lipidiche
chiamati sebo, che rilasciate mediante secrezione olocrina, tale processo implica la rottura delle cellule
secernenti.

Le ghiandole sebacee che comunicano con un singolo follicolo pilifero condividono un condotto e quindi
sono classificate come ghiandole alveolari ramificate semplici.

I lipidi rilasciati dalle cellule ghiandolari entrano nel lume o si aprono un passaggio attraverso le ghiandole.

I muscoli erettori dei peli, che con la loro contrazione sollevano i peli, comprimono la ghiandola sebacea,
favorendo la distribuzione dei lipidi sul follicolo del pelo e sulla superficie cutanea.

Il sebo, è una mistura di trigliceridi, colesterolo, proteine ed elettroliti. Il sebo inibisce la crescita di batteri,
lubrifica e protegge la cheratina del fusto del pelo e ammorbidisce la cute.

La cheratina è una proteina resistente, ma inerte, per cui le cellule cheratinizzate esposte all’ambiente
esterno diventano secche e fragili.

I follicoli sebacei sono grandi ghiandole sebacee, non associate ai follicoli piliferi; i loro dotti si aprono
direttamente nell’epidermide. Essi sono localizzati su faccia, dorso, torace, capezzoli e genitali esterni.

Le ghiandole sebacee sono particolarmente attive durante gli ultimi mesi di vita fetale. Le loro secrezini
mescolate alle cellule epidermiche desquamate, formano uno strato protettivo che riveste la superficie
cutanea, la vernice caseosa.

La loro attività si riduce dopo la nascita ma aumenta di nuovo alla pubertà, in risposta agli alti livelli di
secrezione degli ormoni sessuali.

Sebbene, il sebo ha azione battericida in partocolari condizioni le ghiandole o i follicoli sebacei possono
essere colonizzati da germi.

La presenza di batteri nelle ghiandole o nei follicoli, produce un’infiammazione locale detta folliconite.

Se il dotto di una ghiandola si ostruisce si forma un piccolo acesso, detto foruncolo.

Generalmente il trattamento per un foruncolo è l’incisione che ne favorisce il drenaggio e lo svuotamento.

GHIANDOLE SUDORIPARE
La cute contiene due diversi tipi di ghiandole sudoripare:
- Apocrine.
- Merocrine.

Entrambi i tipi ghiandolari contengono cellule mioepiteliali, ovvero cellule epiteliali specializzate che si
trovano tra le cellule ghiandolari e la sottostante lamina basale.

La contrazione delle cellule mioepiteliali spreme la ghiandola e svuota la secrezione che vi si è accumulata.

L’attività secretorie delle cellule ghiandolari e la contrazione delle cellule mioepiteliali sono controllate dal
sistema nervoso autonomo e dagli ormoni circolanti.

GHIANDOLE SUDORIPARE APOCRINE

Le ghiandole sudoripare che rilasciano le loro secrezione nei follicoli piliferi delle aselle, intorno ai capezzoli
e nell’inguine, sono dette hiandole sudoripare apocrine.

Con il termine apocrino fu attribuito a queste ghiandole per la loro modalità di secrezione, ma oggi
sappiamo che la modalità di secrezione è di tipo merocrino, ma il nome non è stato cambiato.

Queste ghiandole tubulari spiralizzate producono una secrezione densa e viscosa, potenzialmente odorosa.

Queste ghiandole al momento della pubertà iniziano a secernere il sudore, che può fungere da nutriente
per batteri che ne alterano l’odore.

La secezione delle ghiandole apocrine può contenere feromoni, sostanze chimiche capaci di scambiare
informazioni tra individui a livello inconscio.

È stato dimostrato che le secrezioni apocrine delle donne adulte possono giungere ad alterare i tempi del
ciclo mestruale di altre donne.

Negli uomini il significato della presenza dei feromoni non è stato ancora del tutto chiarito.

GHIANDOLE SUDORIPARE MEROCRINE

Più numerose e più ampiamente distribuite delle ghiandole apocrine, note anche come ghiandole
sudoripare eccrine. La pelle di un individuo adulto contiene circa 3 milioni di gliandole eccrine, che sono più
piccole delle ghiandole sudoripare apocrine e non si approfondano troppo nel derma.

La maggior quota è presente nel palmo delle mani e nella pianta dei piedi.
Le ghiandole merocrine sono tubulari e spiraliformi che versano la loro secrezione direttamente sulla
superficie cutanea.

Questa secrezione chiara prodotta è detta sudore o perspiratio ensibilis.

Il sudore è quasi interamente costituito da acqua ma con anche alcuni elettroliti, metaboliti e sostanze di
scarto.

È la presenza dell’NaCl che da al sudore il gusto salato.

Le funzioni delle ghiandole sudoripare merocrine includono:

- Termoregolazione: il sudore raffredda la superficie corporea, riducendo la temperatura. Il


raffreddamento è la princilae funzione della perspiratio sensibilis, e il grado di secrezione
ghiandolare è regolato da meccanismi nervosi e ormonali.
Quando tutte le ghiandole sudoripare merocrine lavorano al massimo, la quantità di sudore elimina
anche oltre mezzo litro di acqua all’ora, e questa perdita di acqua e Sali può essere molto
pericolosa. Per questo motivo gli atleti, durante prove di resistenza devono fermarsi
frequentemente per introdurre liquidi.
- Escrezione ghiandole sudoripare merocrine rappresentano anche una importante via per
l’escrezione di acqua e di elettroliti, nonché di un certo numero di sostanze farmacologiche.
- Protezione la secrezione delle ghiandole sudoripare merocrine fornisce protezione dai danni
ambientali, diluendo le sostanze chimiche dannose e impedendo la crescita di microrganismi.

Altri tipi di ghiandole:

- Ghiandole mammarie: morfologicamente simili alle ghiandole sudoripare apocrine e la loro


secrezione è controllata da una complessa interazione tra ormoni sessuali e ipofisiari
- Ghiandole ceruminose: ghiandole sudoripare modificate presenti nel meato acustico esterno. La
loro secrezione, mescolandosi con quella delle vicine ghiandole sebacee, genera un composto detto
cerume. Questo assieme ai peli presenti intorno all’apertura del meato acuestico esterno, crea una
specie di trappola per le sostanze estranee impedendone la penentrazione e il raggiungimento
della membrana timpanica

GHIANDOLA MAMMARIA

Risente di un ormone specifico la prolattina che regola l’attività funzionale di questa ghiandola, legata
anche alle fasi del ciclo ovarico e quindi del mestruale, oltre alla preparazione della mucosa dell’utero per
accogliere un eventuale embrione, l’ormone a prolattina secreto dall’adenoipofisi, inizia a stimolare gli
adenomeri a produrre latte per un eventuale gravidanza.

Gli adenomeri passano da una fase in cui il lume centrale in riposo è ridotto, ad una fase di ipertrofia dove il
lume è più ampio e in questo lume in seguito al parto, le cellule della ghiandola mammaria saranno spinte a
produrre questo secreto grasso ricco di zuccheri e di vitamine che è il latto.

Il latte viene secreto in modo apocrino, il disegno fa vedere gocce che si staccano dalla sommità cellulare
che poi vanno nei dotti singolarmente delle ghiandle che si riuniscono tutte nel dotto galattoforo.

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