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DIRITTO DELLE ISTITUZIONI PUBBLICHE (A-L)

Capitolo 4: L’ordinamento dell’Unione Europea.


1. Dalle comunità europee all’Unione Europea.
L’UE nacque il 1° novembre 1993 a seguito dell’entrata in vigore del trattato di Maastricht firmato
un anno e mezzo prima. È fondamentalmente un’unione di stati e allo stesso tempo un’unione di
popoli. Tale processo prese le mosse con la firma del trattato di Parigi nel 1951 che istituì la
Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA) fra Belgio, Italia, Francia, Germania,
Lussemburgo e Paesi Bassi.
La Seconda guerra mondiale, definita come una guerra civile europea, aveva lasciato l’Europa in
ginocchio. Fu in quegli anni che nacque una strategia politica volta a dare basi solide alla
riconciliazione tra Francia e Germania. Si pensò così di mettere in comune le principali risorse
strategiche dell’epoca: carbone e acciaio.

La nascita della Ceca fu seguita dall’istituzione, fra gli stessi paesi dell’EURATOM (per sviluppare
insieme l’industria nucleare) e della Comunità economica europea, la Cee.
Ciò avvenne a seguito del trattato di Roma del 1957. Il trattato puntava a creare un’area di libero
scambio con tariffe doganali esterne comuni, ad attuare una politica comune per l’agricoltura ed i
trasporti, a istituire un Fondo sociale europeo ed una Banca europea.
Per fare tutto ciò il trattato prevedeva che le istituzioni della comunità fossero dotate anche di un
potere normativo di tipo legislativo.
Nel 1965 si arrivò alla totale fusione degli organi istituzionali comuni a tutti i trattati con
l’aggiunta della Commissione e del Consiglio (e inoltre un unico bilancio). Nel frattempo, assumeva
crescente importanza la comunità economica, la quale era di caratteristica non settoriale.

La vicenda della costruzione di quella che sarebbe diventate l’attuale UE ha visto progressi sia
lenti che veloci ma sostanzialmente ininterrotti.
1. La Comunità economica si è occupata di sempre più numerose materie accrescendo anche il
suo ordinamento giuridico derivato dai trattati.
2. Dal 1979 il Parlamento europeo è direttamente eletto, sono aumentate le decisioni che vengono
assunte dal consiglio a maggioranza qualificata ed è nato un vero e proprio organo di indirizzo per
l’unione, ossia il Consiglio europeo.
3. La corte di giustizia non sono ha garantito l’applicazione del diritto a livello comunitario ma lo ha
anche interpretato sempre più esclusivamente.
4. La comunità si è sempre più allargata.

Fu però soprattutto dagli anni 80 che avvennero i passaggi più decisivi;


Nel 1986 viene firmato l’Atto Unico Europeo, il quale fissò l’obiettivo del mercato unico interno
prima del 1993 ed introdusse nel trattato di Roma la cooperazione in politica estera fino ad
allora dominio riservato ed esclusivo di ciascun stato.

Conseguiti gli obiettivi sopracitati ed in seguito alla riunificazione delle due Germanie nel 1992 fu
firmato il Trattato di Maastricht, il quale non solo cambiò la denominazione da comunità
economica europea in Comunità Europea, con esso si posarono le importanti basi per il
raggiungimento di una moneta unica valida all’interno di tutti gli stati consociati.
Il T.d.M aggiunse ad esso un ulteriore nuovo trattato, chiamato proprio Trattato sull’U.E.
T.u.E
Dette via ad una struttura organizzativa peculiare definita anche a ‘tre pilastri’.
Il primo pilastro era costituito dalle preesistenti comunità ed era disciplinato dai rispettivi trattati, il
secondo dalla politica estera e di sicurezza comune ed il terzo, infine, dalla cooperazione di
polizia e giudiziaria in materia penale.
La peculiarità della situazione risiede nel fatto per il quale si decise che, dentro l’unione, tutto ciò
che ricadeva nel primo pilastro si decise di farlo gestire in base alle norme di diritto comunitario
mentre tutto il resto si diede affidamento delle materie all’operazione intergovernativa tra stati
secondo le regole del diritto internazionale.

La struttura a tre pilastri fu superata solamente con il Trattato di Lisbona firmato il 13 dicembre
2007 ed entrato in vigore il 1° dicembre del 2009 con il quale si assistette ad una profonda
innovazione dell’ordinamento dell’Unione Europea.
Con esso l’UE diviene soggetto dotato di personalità giuridica internazionale.
L’Unione di fonda su due distinti trattati aventi lo stesso valore giuridico; il Tue e il TFue. (trattato
sul funzionamento dell’unione europea).

2. Alle origini del trattato di Lisbona.


Nel dicembre 2001 i capi di stato e di governo dell’Unione europea che all’ora erano solamente 15,
presero atto della necessità di adeguare l’assetto organizzativo ed il funzionamento dell’unione
all’allargamento ampiamente già deciso e previsto.
Si ipotizzava che la riforma avrebbe potuto portare ad un unico testo costituzionale dell’Unione.
Invece di affidare la revisione dei trattati alle sole diplomazie degli stati come era sempre stato si
decise di costituire un organo speciale atto proprio a svolgere quella mansione, ossia la
Convenzione sul futuro dell’Unione Europea.

Composizione della Convenzione sul futuro dell’Unione Europea: un rappresentante e due


rappresentanti della Commissione, sedici del Parlamento europeo e due per ogni parlamento
nazionale.
Quest’ultima di adoperò per la scrittura di un progetto di Costituzione che venne successivamente
comunque abbandonato poiché Francia e Paesi Bassi non erano a favore.

Però proprio ciò che aveva indotto ad avviare il processo di riforma dei trattati allontanò una parte
dell’opinione pubblica in quanto l’entità e la rapidità dell’allargamento imposero un’accelerazione
ed estensione del processo di integrazione a cui non tutti erano preparati e creando timori rispetto
alle possibili eccessive migrazioni interne oppure anche a riguardo della competitività nei vari
settori produttivi e lavorativi.

3. L’organizzazione e le istituzioni dell’unione europea.


Il Consiglio Europeo: È composto dai capi di stato o dai rappresentati di governo degli stati
membri e si riunisce almeno due volte ogni sei mesi. La presidenza è diventata una carica
permanente a tempo pieno, incompatibile con incarichi nazionali.
Il presidente del consiglio europeo viene eletto dal consiglio stesso a maggioranza qualificata per
un mandato di due anni e mezzo, esso rappresenta all’esterno l’Unione per le materie relative alla
politica estera e di sicurezza comune.
In breve, il c.e è l’organo di indirizzo politico dell’unione, non esercita funzione legislative e
non va confuso con il Consiglio (senza aggettivo), esso decide per consenso.
Il Consiglio: È composto da un ministro per ogni stato membro, esso si riunisce in varie
formazioni, ossia in composizione diversa a seconda dei temi che deve affrontare. Due diverse
formazioni sono direttamente previste dal Tfue: Il consiglio degli affari generali ed il consiglio
degli affari esteri (esistono anche altre formazioni come l’Ecofin o l’eurogruppo).
Esso esercita:
1. Insieme al parlamento europeo la funzione legislativa e di bilancio.
2. Definisce e coordina le politiche dell’Unione.
3. Garantisce il coordinamento e la sorveglianza delle politiche economiche.
4. Prende le decisioni relative alla politica estera e di sicurezza comunitaria.
La regola decisionale ordinaria è la maggioranza qualificata, e decide all’unanimità solo
quando è previsto da precisi trattati.

Il Parlamento europeo: È composto da 751 membri garantendo la rappresentanza dei cittadini


dei singoli stati in modo digressivamente proporzionale rispetto alla loro popolazione con un
minimo di 6 seggi per stato ed un massimo di 96. I suoi membri sono eletti per 5 anni direttamente
dai cittadini dell’unione con formule tutte proporzionali nonostante non esista ancora una legge
elettorale uniforme.
I membri al suo interno sono suddivisi in partiti politici composti da non meno di 25 individui
eletti in almeno un quarto degli stati, essi corrispondono inoltre ai tradizionali partiti politici del
continente.
I deputati lavorano suddivisi in 20 commissioni.
Il Parlamento ha un proprio regolamento come ogni organo esistente e delibera principalmente a
maggioranza dei voti espressi.
Non ha una sede unica ma ben 3: Strasburgo (quella ufficiale), Bruxelles, Lussemburgo (qui
risiedono segretariato e uffici).
Le sue funzioni sono:
1. Esercita congiuntamente con il Consiglio la funzione legislativa.
2. Esercita con il consiglio la funzione di Bilancio.
3. Esercita le funzioni di controllo politico e funzioni consultive; elegge il presidente della
Commissione e può istituire commissioni d’inchiesta; può formulare raccomandazioni sulla politica
estera e sulla sicurezza comune da presentare al Consiglio; elegge il Mediatore europeo.

La Commissione: È composta da un membro per ogni stato, incluso il presidente e l’alto


rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza.
La commissione permane per circa cinque anni ed ha sede a Bruxelles.
È il consiglio europeo che, tenendo conto dei risultati delle elezioni del Parlamento europeo sceglie
con maggioranza qualificata il Presidente della commissione. È sempre il Consiglio che con
l’intesa del neoeletto presidente individua i restanti membri in base alle proposte degli stati.
È sottoposta ad approvazione del Parlamento (che può votargli mozione di censura) ed è infine
nominata dal Consiglio.
Esercita i suoi compiti nel quadro degli orientamenti dati dal presidente.
Le sue funzioni sono:
La commissione è l’organo che promuove l’interesse generale dell’Unione e adotta le iniziative
appropriate a tal fine. In particolare, la commissione:
1. Ha l’iniziativa degli atti legislativi.
2. Presenta il progetto annuale di Bilancio e gli dà esecuzione.
3. Vigila sull’applicazione del diritto dell’Unione, se uno stato non adempie ai suoi obblighi, la
Commissione può intervenire prima mettendolo in mora, cioè intimidandogli di provvedere poi
facendo ricorso alla Corte di Giustizia mediante la procedura d’infrazione.
4. Ha il potere di rivolgere ‘avvertimenti’ agli stati membri ai fini del coordinamento delle politiche
economiche, sorveglia i bilanci di ciascuno stato.
La Corte di Giustizia: È composta da un giudice per stato più undici avvocati generali che
studiano le cause e sottopongono alla Corte le proprie conclusioni e da questo ne deriva che tutte
le culture si fondono per crearne una nuova europea che prende il meglio da ciascuna delle
precedenti.
Tutti i membri sono nominati dai governi per una durata complessiva di 6 anni, i giudici inoltre
eleggono fra loro il presidente.
Ha sede a Lussemburgo.
Compito generale della Corte è assicurare il rispetto del diritto nell’interpretazione e
nell’applicazione dei trattati.
Giudica le controversie tra: Gli stati membri (ricorsi di inadempimento), fra l’Unione e uno stato
membro, fra istituzioni dell’UE (ricorsi di annullamento), fra persone fisiche o giuridiche e l’Unione.

Di fondamentale importanza è la competenza in via pregiudiziale, ossia la corte si pronuncia


prima che le norme dell’UE trovino applicazione in un processo.
È stata decisiva per lo sviluppo dell’integrazione europea, attraverso decisioni chiave come quelle
sul primato e sull’efficacia diretta del diritto comunitario e quelle sulla tutela dei diritti
fondamentali.
Alla corte si affianca il Tribunale, competente per le azioni intraprese da persone fisiche o
giuridiche, nonché per le controversie fra l’Unione e i propri funzionari.

La Banca centrale europea (BCE): È dotata di personalità giuridica propria e di un elevato grado
di indipendenza rispetto alle altre istituzioni e ai governi. Ha sede a Francoforte ed il suo
presidente è eletto per 8 anni dal Consiglio europeo con mandato non rinnovabile a maggioranza
qualificata.
Ha un ruolo fondamentale in materia di politica monetaria in quanto dispone del diritto esclusivo di
autorizzare l’emissione di banconote in euro all’interno dell’UE. Insieme alle banche centrali
nazionali costituisce il Sistema europeo delle banche centrali il cui compito è quello di
mantenere la stabilità dei prezzi nonché sostenere le politiche economiche generali.

La Corte di conti: È composta da membri, uno per ciascuno stato, nominati per 6 anni. La sua
funzione risiede nell’assicurare il controllo dei conti attraverso l’esame delle entrate e delle spese
controllandone anche la legittimità.

Sono previsti infine due organi consultivi che assistono Parlamento europeo, Consiglio e
Commissione.
1. Il Comitato economico e sociale.
2. Il Comitato delle regioni.

4. Il funzionamento dell’Unione Europea.


L’ordinamento si fonda prima di tutto sui trattati, i quali sono stati conclusi per una durata illimitata
e costituiscono le fonti originarie del diritto dell’Unione e sul complesso delle norme adottate
sulla base dei primi dalle istituzioni dell’Unione (costituiscono queste le fonti derivate e devono
essere compatibili coi trattati sia sotto il profilo formale che sostanziale).

4.1 Fonti originarie dell’Unione: I trattati.


I principali sono obiettivi, valori e principi sono:
1. Il rispetto della dignità umana, libertà, democrazia ed uguaglianza. (Insieme allo stato di diritto e
dei diritti umani)
2. La pace ed il benessere fra i popoli. Dentro al quale ricadono l’assenza di frontiere, un mercato
interno ben regolamentato, lo sviluppo sostenibile, la materia della stabilità dei prezzi e molto altro
(per approfondimento vedi pagina 71 con riferimento alla decima edizione del manuale).
3. Rispetto dell’eguaglianza fra gli stati membri e della loro identità nazionale.
4. I principi di attribuzione, sussidiarietà e di proporzionalità.
5. Il riconoscimento dei diritti, libertà e principi sanciti nella Carta dei diritti fondamentali.
6. L’eguaglianza dei cittadini e la comune cittadinanza.
7. Principio di democrazia rappresentativa, della partecipazione di cittadini e partiti e della
trasparenza.

Cittadinanza dell’Unione: Non sostituisce, ma si aggiunge a quella nazionale ed è riconosciuta


di diritto a tutti i cittadini di uno stato membro. Conferisce al cittadino il diritto di circolare e
soggiornare liberamente nel territorio degli stati membri e l’elettorato attivo e passivo nelle
elezioni comunali ed europee nello stato in cui si risiede.

Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea: Proclamata dal parlamento europeo dal
Consiglio e dalla Commissione, è riconosciuto ad essa lo stesso valore giuridico dei trattati.
La Carta contiene 54 articoli al cui interno risiede un ampio e aggiornato catalogo di diritti. Un suo
aspetto innovativo è che abbandona la distinzione fra diritti civili e politici da una parte e
diritti economici e sociali dall’altra propria delle carte internazionali.
Tutti i diritti sono riconosciuti a ogni persona senza distinzione alcuna (compresi anche quindi, gli
extracomunitari).

Le competenze dell’Unione: Secondo il principio di attribuzione enunciato dall’art.1 Tue, l’UE


esercita solo le competenze attribuitegli dagli stati membri con i trattati: tutto il resto resta agli
stati.
Tre tipi di competenze: Esclusive, Concorrenti e di Sostegno, coordinamento o completamento.
L’Unione esercita le competenze che le spettano applicando i principi di sussidiarietà e di
proporzionalità. Il primo significa che l’Unione che non sono di sua competenza interviene solo se
e in quanto i suoi obiettivi non possono essere conseguiti in misura sufficiente dagli stati. Il
secondo significa che l’azione dell’UE non deve andare al di là di quanto necessario al
conseguimento dei suoi obiettivi.
Il principio ha doppia valenza: da un verso significa che se un obiettivo non può essere raggiunto
dallo stato membro, allora e solo allora l’Unione può intervenire mentre dall’altro significa che se
l’Unione non può fare di meglio deve astenersi dall’intervenire.

La parte terza del Tfue tratta specificatamente ciò di cui l’unione di occupa ed indica le politiche
dell’Unione e le sue azioni interne. Fa eccezione la competenza in materia di politica estera e di
sicurezza comune (la Pesc). L’azione esterna invece è specificata all’interno dello stesso trattato
ma nella parte quarta.

Accanto alle politiche da tempo attribuite all’Unione sono ora ricomprese alcune competenze
nuove o che fino ad allora non erano affidate tanto alle istituzioni comunitarie quanto alla
cooperazione intergovernativa. Fra quest’ultime vi è compresa la cooperazione giudiziaria in
materia penale e la cooperazione di polizia. Esse comprendono tutto ciò che riguarda la
sicurezza interna e di conseguenza, la prevenzione e la lotta contro il terrorismo e le forme più
gravi di criminalità.

I trattati prevedono la possibilità di istaurare una cooperazione rafforzata fra gli stati membri con
la partecipazione di non meno di nove stati se il Consiglio l’autorizza con unanimità. Questo
rappresenta lo strumento che permette agli stati forme di integrazione maggiori rispetto agli altri in
determinati settori di non esclusiva competenza dell’Unione. Un esempio sono quelle riguardanti la
legge applicabile al divorzio oppure il brevetto europeo. (Anche la procura europea ne fa parte).
Revisione dei trattati: È prevista per essa una procedura ordinaria e in particolari casi anche
procedure semplificate.
La prima attribuisce a qualsiasi stato, al Parlamento europeo e alla Commissione l’iniziativa, da
presentare al Consiglio che a sua volta la trasmette al Consiglio Europeo.

4.2 Fonti derivate dell’Unione


Si parla degli atti giuridici dell’Unione definiti nel titolo primo del Tfue. Si tratta di ciò che nel suo
complesso costituisce il diritto derivato dell’Unione.
Gli atti giuridici dell’Unione, elencati dall’art 288 Tfue, sono questi:
1. I regolamenti: Vere e proprie leggi dell’Unione: atti normativi di portata generale, obbligatori in
tutti i loro elementi, direttamente applicabili in tutti gli stati membri.
2. Le direttive: Atti che vincolano uno o più o, nella maggior parte dei casi, tutti gli stati membri in
vista di un risultato che essi devono raggiungere entro un certo termine. Quello che conta in questi
casi è appunto il risultato.
3. Le decisioni:
4. Le raccomandazioni e i pareri: hanno valenza d’indirizzo politico e non sono vincolanti.
5. Atti Legislativi
6. Atti Delegati
7. Atti di Esecuzione: sono previsti da un atto legislativo quando la necessità di condizioni uniformi
suggerisce che non siano gli stati membri a adottare le misure necessarie per l’esecuzione degli
atti dell’Unione, ma sia la Commissione.
Altre fonti dell’unione: L’UE conosce anche fonti non scritte: i principi generali del diritto
dell’Unione. Tra essi emergono i diritti fondamentali garantiti dalla CEDU e risultanti delle
tradizioni costituzionali comuni agli stati membri. L’unione può concludere accordi internazionali
con paesi terzi o organizzazioni internazionali.

4.4 Il procedimento di formazione del diritto dell’Unione.


Il Tfue prevede: una procedura legislativa ordinaria e procedure legislative speciali.
Procedura legislativa ordinaria: Prevede il seguente iter legislativo:
1. Presentazione da parte della commissione di una proposta al Parlamento europeo e al
Consiglio.
2. Prima lettura da parte del Parlamento e trasmissione al Consiglio
3. Prima lettura da parte del Consiglio, con approvazione dello stesso testo trasmesso dal
Parlamento e adozione dell’atto oppure approvazione con emendamenti e trasmissione al
parlamento; Il Consiglio deve in questo caso motivare e la Commissione illustra la sua posizione al
Parlamento.
4. Seconda lettura da parte del Parlamento entro tre mesi; se il Parlamento approva il testo del
Consiglio o se non si pronuncia, l’atto è adottato nella versione del Consiglio. Se il Parlamento lo
respinge, l’iter dell’atto proposto s’interrompe. Se il Parlamento approva emendamenti a
maggioranza dei suoi componenti il testo torna al consiglio e in questo caso la Commissione
illustra la sua proposta.
5. Seconda lettura da parte del Consiglio entro tre mesi; se il consiglio approva gli
emendamenti del Parlamento, a maggioranza qualificata, il testo è adottato. Se non li approva,
viene convocato un comitato di conciliazione.
6. Conciliazione da parte di un Comitato paritetico Consiglio-Parlamento che deve
raggiungere un accordo entro sei settimane
7. Se il comitato di conciliazione ha approvato un progetto comune, terza lettura da parte del
Consiglio e del Parlamento.
Le procedure speciali: prevedono che l’atto sia adottato dal Consiglio previa consultazione
oppure previa approvazione del Parlamento europeo.
5. Ordinamento dell’Unione e ordinamento italiano (Rinvio)
Sin dalla fondazione della prima comunità, quindi dal 1951, l’Italia è parte dell’ordinamento
dell’Unione europea: come tale ha assunto una serie di obblighi, impegnandosi a adottare ogni
misura di carattere generale e particolare per assicurarne l’esecuzione.
Questo significa che l’Italia ha rinunciato in parte alle proprie competenze in tutti gli ambiti diventati
oggetto della competenza esclusiva dell’Unione, facendo prevalere la normativa dell’Unione sul
diritto interno.
Gli obblighi in questione sono specificati nei trattati sottoscritti e ratificati dall’Italia secondo il
procedimento scritto nell’art. 80 Cost, ossia con legge ordinaria.

I trattati e la giurisprudenza della Corte di giustizia stabiliscono che non solo lo stato ma bensì
anche tutte le persone fisiche e giuridiche siano dirette destinatarie del diritto dell’Unione,
questo dunque determina situazioni giuridiche di vantaggio sotto forma di diritti e di svantaggio
sotto forma di obblighi.

6. L’unione e il suo peculiare ordinamento.


In primis bisogna richiamare le sue principali caratteristiche.
1. L’unione di fonda sui trattati di durata illimitata.
2. L’insieme dei trattati formano la carta costituente di una comunità di diritto in quanto questo
insieme contiene ormai tutto quello che contengono le moderne carte costituzionali.
3. I trattati danno vita a un complesso diritto derivato il quale unico interprete legittimo è la Corte
di giustizia.
4. Esiste una cittadinanza europea
5. Si sta sviluppando man mano un sistema partitico europeo, disciplinato da norme dell’Unione
che hanno il preciso fine di far diventare le elezioni al Parlamento europeo una competizione fra
partiti europei e non nazionali.
6. Gli organi legislativi dell’Unione da una parte rappresentano i governi e dall’altra i cittadini
(Con il Consiglio per il primo ed il Parlamento con il secondo).
7. Ci sono organi che hanno l’obbligo giuridico di agire nel solo interesse dell’Ue e non possono
accettare istruzioni da altri singoli governi.
8. Le maggioranze sono calcolate anche in base al numero dei cittadini.
9. L’Unione gode di autonomia finanziaria, nel senso che il suo bilancio è finanziato interamente da
risorse proprie.
10. L’Unione è aperta all’adesione di altri stati europei purché rispettino i suoi valori. (come è
consentito anche il recesso)

Sin dai primi anni di vita delle comunità europee si era parlato di comunità sovranazionali, di
fronte alla grande evoluzione dell’integrazione europea, altri hanno poi parlato di ordinamento
pre-federativo mentre più di recente, in ambiti accademici e politici, si è parlato di federazione di
stati-nazione.
Occorre riconoscere che l’insieme dei suoi cittadini non può considerarsi un unico popolo: questa è
la ragione per cui i più mettono in dubbio che l’Unione costituisca già oggi una vera e propria
comunità politica.
7. L’unione davanti alla crisi.
La crisi finanziaria globale esplosa nel 2008 ha coinvolto, a partire dal 2010, i paesi della zona
euro che i mercati hanno ritenuto non in grado di sostenere i loro debiti sovrani.
La crisi dell’eurozona è scoppiata a causa della situazione della Grecia che era parsa sull’orlo di
dichiarare fallimento (default).
Bisogna tenere conto del fatto che la moneta unica è stata introdotta in assenza di istituzioni
capaci di imporre una comune politica di bilancio.
Se alla Banca centrale europea è stato affidato dai trattati il compito di fissare l’ammontare di
moneta da mettere in circolazione, sottraendo questo potere alle banche centrali nazionali, ad
essa è stato espressamente vietato di finanziare i debiti pubblici attraverso l’acquisto diretto di titoli
di stato.

Con la moneta unica i singoli stati non possono far ricorso al metodo un tempo utilizzato per
fronteggiare crisi del proprio debito: stampare carta moneta e, mediante l’inflazione da ciò
generata, aumentare il Pil nominale e ridurre il debito. Oggi il rifinanziamento del debito dei singoli
paesi della zona euro avviene in una valuta di cui non controllano il valore.

La crisi ha provocato una rinnovata tensione fra la tendenza degli stati a non cedere ulteriori
poteri e l’opposta esigenza di un più stretto coordinamento delle politiche economico-
finanziarie che richiede un ruolo sempre più di potenza crescente da parte dell’Unione.
Altre forti tensioni, inoltre, si stanno creando e sempre più intensificando fra paesi creditori e paesi
debitori all’interno dell’Unione, ovvero fra i paesi con una più solida finanza pubblica e quelli in
condizioni più precarie.

Tali tensioni hanno trovato poi un preoccupante riflesso anche nell’opinione pubblica suscitando
crescenti sentimenti antieuropei.
Per ciò che riguarda il mercato gli stati della zona euro hanno dovuto ricorrere a massicci interventi
di sostegno. Prima allestendo strumenti temporanei e successivamente si è faticosamente
concordata l’istituzione di uno strumento permanente, l’Esm (trattato che istituisce il meccanismo
europeo di stabilità, ossia il fondo salva-stati)

L’Esm è un’istituzione intergovernativa che può concedere prestiti e anche acquistare titoli
di debito pubblico, ma solo a condizioni severe (per esempio riforme strutturali del paese che
ne fa richiesta).
Le risorse del fondo derivano in parte da capitale sottoscritto direttamente dagli stati dell’eurozona.

Si propose in seguito l’esigenza di rafforzare il governo della finanza pubblica nell’Ue. Si è


pertanto pervenuti ad una complessiva riforma della governance economica europea. Questa è
stata realizzata con un pacchetto di misure legislative entrate in vigore nel novembre 2011 e
maggio 2013, allo scopo di assicurare maggiore sorveglianza, criteri più stringenti e sanzioni più
rapide nei confronti degli stati che ne mettano a repentaglio la stabilità finanziaria.

Fiscal compact: Nuovo patto adottato dall’Unione per fronteggiare l’esigenza di rafforzare l’unione
economica e finanziaria. Obbliga gli stati a perseguire l’equilibrio di bilancio facendo introdurre il
vincolo anche nel proprio ordinamento interno e a farli impegnare in percorsi sia di correzione dei
disavanzi eccessivi sia di rientro dai debiti superiori al 60% del Pil. Esso impone due obiettivi
in particolare: avere un deficit strutturale che non superi su base annua lo 0.5%, ridurre ogni anno
il debito di un ventesimo rispetto al massimo tollerato.

Va aggiunto che si va completando anche l’unione bancaria, il cui scopo è di salvaguardare la


stabilità finanziaria della zona euro e di tutta l’Ue in caso di turbolenze provocate da eventuali
fallimenti di banche.

La crisi migratoria: È stata un altro fattore che si è aggiunto alle difficoltà del sistema finanziario.
Fu determinata dall’afflusso in numeri mai registrati prima dai paesi dell’Unione di persone in fuga
dal loro paese per ragioni politiche. La vicenda ha riattizzato poi gli egoismi nazionali in un’Unione
già fiaccata. In base alla norma dell’ordinamento sul sistema europeo di comune di asilo, la
responsabilità di registrare i richiedenti asilo e valutare la legittimità della richiesta di protezione
internazionale è dello stato di primo ingresso, in questa particolare occasione i paesi più colpiti
furono l’Italia e la Grecia.
C’è da dire che nessun meccanismo era stato inizialmente messo in atto dall’Unione per alleviare il
peso sui paesi di confine.
Del pattugliamento del Mediterraneo per contrastare gli scafisti e salvare i naufraghi si era fatta
carico l’operazione italiane Mare Nostrum, sostituita solo alla fine del 2014 da un’operazione
europea gestita da Fortex, l’agenzia Ue per il controllo delle frontiere esterne.
Diversi stati hanno però successivamente rifiutato di dar seguito all’obbligo di ricollocazione dei
profughi, mentre altri, hanno reintrodotto i controlli alle frontiere all’interno dello spazio Schengen.
L’Unione, infine, ha avviato una collaborazione con la Turchia affinché sia essa a fare da filtro e
assorbire la gran parte delle persone in arrivo dal vicino Afghanistan.