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DIRITTO DELLE ISTITUZIONI PUBBLICHE (A-L)

Capitolo 3: L’ordinamento internazionale


1. La comunità degli stati e il diritto internazionale.
Il diritto non è monopolio dello stato, ma inerisce a qualsiasi corpo organizzato, secondo la teoria
della pluralità degli ordinamenti giuridici. Questo comporta inevitabilmente un problema
generale di rapporti fra diversi ordinamenti giuridici.
Nel caso degli ordinamenti giuridici dotati del carattere sovranità essi possono regolare all’interno
del territorio dove sono applicati i rapporti con gli ordinamenti che tale carattere non hanno.
Più complessa è la situazione quando sono presenti ordinamenti che parimenti rivendicano la loro
sovranità

Diritto internazionale: è l’ordinamento della comunità degli stati la cui nascita è


convenzionalmente contrassegnata dalla firma del trattato di Vestfalia del 1648.
Fino a tempi recentissimi caratteristica pacifica dell’ordinamento internazionale, rispetto agli altri
ordinamenti giuridici, è stata quella di avere una base sociale non costituita da persone fisiche,
esseri umani, ma esclusivamente da stati, cioè da entità collettive.
Altre caratteristiche del diritto internazionale:
1. Non c’è un ente che si ponga nei confronti dei consociati in posizione sovraordinata.
2. L’ordinamento internazionale non ha un organo legislativo che produce norme.
3. Le norme di diritto internazionale generale sono prodotte da fonti fatto, quindi di conformazione
di consuetudine o spontanea, differenti dai trattati e gli accordi fra stati che producono norme di
diritto internazionale particolari.
4. Manca un meccanismo organizzato di soluzione delle controversie tra stati consociati.
5. La protezione degli interessi dei soggetti è affidata all’istituto dell’autotutela, cioè che il singolo
soggetto è autorizzato a ricorrere ad atti coercitivi per attuare i propri diritti.

2. Ordinamento internazionale e ordinamento italiano.


Concezione dualista: sostenimento della teoria della pluralità degli ordinamenti giuridici.
Concezione monista: ridurre a unità ordinamento internazionale e ordinamento italiano statale,
indicando quale dei due si considera derivato rispetto all’altro. Quello dei due che si considera
originario rispetto all’altro ha il primato su quest’ultimo.
Secondo la concezione dualista siamo di fronte a ordinamenti indipendenti e separati, ciascuno
dei quali compie autonomamente le sue valutazioni giuridiche, questa è la posizione di gran lunga
prevalente fra i giuristi italiani.

Modalità mediante le quali lo stato contrae obblighi di diritto internazionale. Questi obblighi
possono avere origine consuetudinaria, ovvero origine pattizia. Gli obblighi di origine pattizia
possono derivare da trattati o da accordi di natura diversa, meno solenni (accordi in forma
semplificata).
I trattati richiedono, successivamente alla firma, la ratifica, processo per il quale lo stato esprime il
proprio consenso a essere obbligato da un trattato.
Ratifica: In diritto internazionale di chiama ratifica l’istituto giuridico mediante il quale un soggetto fa
propri gli effetti di un negozio concluso con terzi dal proprio rappresentante; nel nostro caso i
trattati sono negoziati dal governo attraverso la rappresentanza del ministro degli affari esteri, il
quale agisce sulla base di indiritti fissati dal Consiglio dei ministri. (nel nostro ordinamento è atto
del Presidente della Repubblica art. 87.8 Cost.)

Dopo la ratifica segue lo scambio o dal deposito degli strumenti di ratifica presso una delle parti.
Legge di autorizzazione: Perviene nel caso in cui il PDR ha bisogno dell’autorizzazione con
legge del Parlamento per la ratifica dei trattati internazionali. In particolare, è necessaria per la
ratifica di trattati che comportano:
1. Una variazione nel territorio;
2. Oneri finanziari a carico dello Stato;
3. Modificazioni di legge;
oppure ancora quando ci sono trattati che:
4.1 Hanno natura politica, la loro identificazione è diversa dagli altri, devono essere pubblicati nel
testo integrale della Gazzetta Ufficiale insieme a tutti gli altri atti internazionali ai quali la
Repubblica si obbliga.
4.2 Prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari internazionali. (ovvero una limitazione della
sovranità dello Stato).

3. L’adattamento agli obblighi internazionali.


Lo stato opera su due piani separati e distinti: come soggetto di diritto internazionale si obbliga
nei confronti degli altri stati contraenti a introdurre una certa normativa interna mentre
invece come soggetto di diritto pubblico sul piano interno resta tuttavia padrone di fare ciò.
L’adattamento dell’ordinamento interno all’ordinamento internazionale può avere luogo in forme
diverse. All’interno dell’ordinamento italiano è possibile individuare 3 modalità.

1° Modalità, Ricorso a procedimenti ordinari di produzione giuridica: In questo modo vengono


adottate norme il cui contenuto, interamente elaborato dal legislatore statale, serve a ottemperare
agli obblighi internazionali. La fonte in genere utilizzata è la legge.

2° Modalità, Ricorso ad un procedimento speciale: In questo modo viene approvata una legge
che dispone l’adattamento dell’ordinamento interno ai vincoli internazionali attraverso l’ordine di
esecuzione. << Piena e intera esecuzione è data al trattato…>>. Il testo del trattato viene allegato
alla legge e l’adattamento è così completo e integrale. Per prassi l’ordine di esecuzione è
contenuto nella stessa legge di autorizzazione alla ratifica, il Parlamento ne ordina il
consequenziale adattamento.

3° Modalità, Adattamento in forma automatica: Meccanismo peculiare in base al quale non vi è


necessità di alcun apposito atto statale. Questo meccanismo ha come effetto che l’adattamento
è a) diretto e immediato, b) completo e c) continuo.

4. Il diritto internazionale e la tutela dei diritti umani.


Ci sono norme di diritto internazionale generalmente riconosciute. Vi rientrano tra queste una serie
di principi quali l’eguale sovranità degli stati, L’estensione delle acque territoriali e la piattaforma
continentale, l’immunità degli agenti diplomatici, il divieto alla pirateria, tratta degli schiavi,
contrabbando di guerra nonché di atti che ledono gli altri stati.

Si fa particolare riferimento al grande campo della tutela dei diritti umani, patrimonio che viene
conferito ad ogni essere umano alla nascita.
Sotto il profilo sostanziale, un crescente numero di strumenti internazionali si sono indirizzati alla
tutela di posizioni soggettive di singoli individui, di gruppi di individui e di intere collettività.
Numerose sono anche le dichiarazioni e convenzioni internazionali sui diritti umani, fra quelle
adottate dall’ONU troviamo tra le più importanti: Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo
(1948) e i Patti internazionali relativi ai diritti civili, politici ed economici, sociali e culturali (1966).
Sotto il profilo processuale, si sono previste procedure destinate ad assicurare l’osservanza da
parte degli stati delle convenzioni sui diritti umani e a reprimere le violazioni del diritto umanitario.
Sono stati istituiti infatti tribunali penali internazionali. Successivamente si passò anche
all’istituzione della corte penale internazionale, essa è un tribunale permanente ed esercita la
sua giurisdizione sulle persone fisiche che si siano macchiate dei più gravi crimini di portata
internazionale. La sua giurisdizione è inoltre complementare alle competenti giurisdizioni nazionali:
essa agisce solamente quando si è accertato che quest’ultime non vogliono o non possono
procedere.

La CEDU: Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo. È stata firmata a Roma
nel 1950 dai paesi aderenti al consiglio d’Europa ed oggi è il caso più cospicuo di accesso diretto
dei singoli a istanze internazionali, attraverso i ricorsi alla Corte europea dei diritti dell’uomo

5. L’organizzazione delle nazioni unite e le missioni internazionali.


L’ONU è stata creata e retta dalla carta di San Francisco del 1945 e fu sottoscritta da 51 paesi
quando la guerra in Europa era appena finita. Essa ha costituito il tentativo di rilanciare il progetto,
fallito, della Società delle Nazioni del 1919 a sua volta creata dopo la Prima guerra mondiale.
Ha come organi principali:
1. L’Assemblea generale: È composta da tutti gli stati membri, ormai diventati 193. Delibera a
maggioranza semplice e, per le questioni più importanti a maggioranza dei 2/3.
2. Il Consiglio di Sicurezza: È composto da 15 membri di cui 5 permanenti, gli altri, eletti
dall’assemblea generale restano in carica per due anni. I membri permanenti sono i paesi vincitori
della Seconda guerra mondiale (Cina, Francia, Regni unito, Russia e USA). Essi godono del
potere di veto.
3. Il Segretariato generale: Il cui titolare è eletto dall’Assemblea su raccomandazione proposta
dal consiglio di sicurezza per un periodo di 5 anni. È l’organo esecutivo dell’ONU.
4. Il Consiglio economico e sociale: È composto da 54 membri eletti dall’Assemblea generale
per un periodo di tre anni. Promuove e coordina le iniziative economiche e sociali dell’ONU.
5. La corte internazionale di giustizia: È composta da 15 giudici, eletti per nove anni
dall’assemblea generale e dal Consiglio di Sicurezza. Ha funzioni di arbitrato fra gli stati membri e
di conseguenza degli organi dell’ONU.

Alla base dell’Organizzazione delle Nazioni Unite c’è l’idea che l’uso della forza sia centralizzato,
cioè solamente affidato al solo consiglio di sicurezza. I singoli stati non hanno mai messo a diretta
disposizione delle nazioni unite le loro forze armate; ciò significa che di volta in volta è necessario,
perché le truppe siano fornite dagli stati, attendere che sia stato specificamente deliberato
l’intervento, il che equivale a dire che ci sia il consenso o il non dissenso di tutti e cinque i membri
permanenti.
Per decenni ciò è stato quasi sempre impossibile per la divisione del mondo in due blocchi
contrapposti. Dopo la fine della guerra fredda è risultato possibile, a partire dai casi della guerra
del golfo persico nel 1990 e della guerra civile in Somalia. In questi casi il consiglio di sicurezza
autorizzò gli stati membri a <<usare tutti i mezzi necessari>>.

Più frequentemente il CDS ha deliberato interventi non coercitivi e di interposizione. Si tratta delle
missioni dei ‘Caschi Blu’. Altre missioni dell’ONU hanno carattere politico, con finalità di
prevenzione dei conflitti, pacificazione e ricostruzione.

L’Italia fu ammessa all’ONU il 14 dicembre 1955 dopo un’anticamera durata circa otto anni a causa
del veto sovietico. L’adesione era coerente con l’art. 11 Cost in base al quale:
1. L’Italia ripudia la guerra sia come strumento di offesa contro altri popoli sia come mezzo per la
risoluzione di problemi fra altri stati.
2. L’Italia promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte allo scopo di assicurare la
pace e la giustizia fra le nazioni.
Invece con la legge 21. Luglio 2016, n* 145 è stata introdotta una disciplina organica sulla
partecipazione italiana alle missioni internazionali. E’ il consiglio dei ministri che delibera l’invio di
una missione, previo eventuale esame del consiglio supremo di difesa e successiva discussione
parlamentare. Le camere a quel punto se dovessero approvare l’invio di una missione
l’approverebbero per la durata massima di un anno. Esse approvano inoltre la relazione analitica
presentata con cadenza annuale dal governo il cui contenuto riporta tutti i risultati di tutte le
missioni in corso autorizzandone la prosecuzione.

6. La nato, il Consiglio d’Europa e altre organizzazioni internazionali regionali.


Dopo la Seconda guerra mondiale si sono andate affermando organizzazioni internazionali
regionali costituite da gruppi di stati allo scopo del mantenimento della pace in determinate aree
sotto forma di alleanza nei confronti di stati non membri (queste organizzazioni vengono
convenzionalmente considerate mezzi di autotutela a carattere collettivo).

La NATO: il modello principale è quello dell’Organizzazione del trattato del Nord Atlantico (NATO)
cui sin dal 1949 l’Italia partecipa. Oggi essa raccoglie 29 stati ed il suo principio cardine risiede
nell’art. 5 del Trattato stesso, ossia l’obbligo per ciascun paese alleato di prestare assistenza in
caso di attacco contro uno stato membro. La NATO deve principalmente la sua credibilità alla
forza militare degli stati uniti, i quali ricoprono un ruolo guida difficilmente discutibile.

Il Consiglio d’Europa: non è da confondere con l’organo dell’unione europea, è stato istituito del
1949 ed ha sede a Strasburgo, comprende 47 stati. Ha come finalità la promozione e la difesa dei
principi democratici, dello stato di diritto e del rispetto dei diritti dell’uomo.

OSCE: Promuove la democrazia, organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in europa.


Origini: conferenza di Helsinki 1975. Ne fanno parte tutti i paesi europei ed ex sovietici.
Unione Africana: Istituita al fine di favorire l’integrazione del continente.

Vanno distinte da quelle regionali le organizzazioni sovranazionali, ossia le associazioni si stati


volte a creare vincoli particolarmente stretti di integrazione, dando vita a ordinamenti in grado di
condizionare i singoli stati che ne fanno parte e direttamente i cittadini.
Non costituiscono organizzazioni internazionali ma serie di periodici incontri quelli che
riuniscono i leader delle maggiori economie mondiali sotto la denominazione di G7, G8 e G20.