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Atto di citazione. L’azione revocatoria può


essere esperita nell’ipotesi di donazione
dell’usufrutto sulla casa familiare al coniuge
già assegnatario della stessa in virtù di un
provvedimento giudiziale, trattandosi di atto avente contenuto dispositivo e patrimoniale.

Traccia
I coniugi Tizio e Caia sono da tempo ai ferri corti.
In particolare, la donna imputa al marito di avere contratto ingenti debiti, pari ad € 50.000,00, in ragione della sua passione per
il superenalotto, per soddisfare la quale egli ha chiesto somme in prestito.
Risultando insanabili i contrasti, i due coniugi si separano e il Giudice assegna a Caia il domicilio coniugale, di proprietà
esclusiva di Tizio. Ciò anche al fine di tutelare Mevio, figlio di anni sedici della coppia, affidato alla madre.
Tizio, al raggiungimento della maggiore età del figlio, decide di donare a Caia l’usufrutto dell’immobile, vita natural durante.
Venuto a conoscenza della costituzione del citato diritto reale, Sempronio, creditore di Tizio per l’importo di € 30.000,00, si
rivolge al proprio legale al fine di esperire l’azione più opportuna a tutela del suo credito.
Il candidato, assunte le vesti del legale di Sempronio, rediga l’atto giudiziario più idoneo alla tutela delle sue ragioni.

Giurisprudenza

o Cassazione Civile, sez. VI, 18 luglio 2014, n. 16498. Per la revocatoria del fondo patrimoniale ad integrare l'animus
nocendi previsto dalla norma è sufficiente che il debitore compia l'atto dispositivo nella previsione dell'insorgenza del debito e
del pregiudizio (da intendersi anche quale mero pericolo dell'insufficienza del patrimonio a garantire il credito del revocante
ovvero la maggiore difficoltà od incertezza nell'esazione coattiva del credito medesimo) per il creditore. E' pur vero che
l'elemento psicologico va provato dal soggetto che lo allega, ma può essere accertato anche mediante il ricorso a presunzioni,
il cui apprezzamento è devoluto al giudice di merito, ed è incensurabile in sede di legittimità in presenza di congrua
motivazione.
o Cassazione Civile, sez. III, 07 maggio 2014, n. 9855. Ai fini dell'accoglimento dell'azione revocatoria ordinaria, è
sufficiente la titolarità di un credito eventuale, quale quello oggetto di un giudizio ancora in corso, fermo restando che
l'eventuale sentenza dichiarativa dell'atto revocato non può essere portata ad esecuzione finché l'esistenza di quel credito
non sia accertata con efficacia di giudicato.
o Cassazione Civile, sez. I, 10 aprile 2013, n. 8678. Le attribuzioni di beni mobili o immobili disposte, nell'ambito
degli accordi di separazione personale, da un coniuge in favore dell'altro rispondono, di norma, ad un intento di sistemazione
dei rapporti economici della coppia che sfugge, da un lato, alle connotazioni di una vera e propria donazione e, dall'altro, a
quelle di un atto di vendita e svela, dunque, una sua tipicità, che può colorarsi dei tratti propri dell'onerosità o della gratuità
a seconda che l'attribuzione trovi o meno giustificazione nel dovere di compensare e/o ripagare l'altro coniuge del
compimento di una serie di atti. Spetta dunque al giudice del merito, investito della domanda di inefficacia dell'atto
dispositivo svolta da un terzo creditore ai sensi dell'art. 2901 c.c. (o, come nella specie, dal fallimento del coniuge
disponente, ai sensi dell'art. 64 l. fall. ), di accertare, in concreto, se l'attribuzione del cespite debba ritenersi compiuta a
titolo oneroso od a titolo gratuito.
o Cassazione Civile, sez. II, 17 maggio 2010, n. 12045. In tema di azione revocatoria ordinaria, una volta che in
sede di separazione personale sia stato attribuito ad uno dei coniugi, tenendo conto dell'interesse dei figli, il diritto personale
di godimento sulla casa familiare, la successiva costituzione per donazione, in favore dello stesso coniuge affidatario, del
diritto di usufrutto vita natural durante sul medesimo immobile, compiuta dall'altro coniuge, costituisce atto avente funzione
dispositiva e contenuto patrimoniale, soggetto ad azione revocatoria ai sensi dell'art. 2901 c.c. L'azione revocatoria ordinaria
di atti a titolo gratuito non postula che il pregiudizio arrecato alle ragioni del creditore sia conosciuto, oltre che dal debitore,
anche dal terzo beneficiario, il quale ha comunque acquisito un vantaggio senza un corrispondente sacrificio e, quindi, ben
può vedere il proprio interesse posposto a quello del creditore.
o Cassazione Civile, sez. 09 marzo 2006, n. 5105. Poiché l'azione revocatoria ordinaria tutela non solo l'interesse del
creditore alla conservazione della garanzia patrimoniale costituita dai beni del debitore, ma anche all'assicurazione di uno
stato di maggiore fruttuosità e speditezza dell'azione esecutiva diretta a far valere la detta garanzia, il riconoscimento
dell'esistenza dell' "eventus damni" non presuppone una valutazione sul pregiudizio arrecato alle ragioni del creditore
istante, ma richiede soltanto la dimostrazione da parte di quest'ultimo della pericolosità dell'atto impugnato, in termini di una
possibile, quanto eventuale, infruttuosità della futura esecuzione sui beni del debitore.
o Cassazione Civile, sez. III, 26 luglio 2005, n. 15603. L'art. 2740 c.c., dispone che il debitore risponde con tutti i
suoi beni dell'adempimento delle proprie obbligazioni, a prescindere dalla loro fonte, e quindi anche se le stesse derivino dalla
legge, come l'obbligo di mantenimento del coniuge e dei figli minori; contemporaneamente, l'art. 2901 c.c. tutela il creditore,
rispetto agli atti di disposizione del proprio patrimonio posti in essere dal debitore, senza alcun discrimine circa lo scopo
ulteriore avuto di mira dal debitore nel compimento dell'atto dispositivo; sono pertanto soggetti all'azione revocatoria anche
gli atti aventi un profondo valore etico e morale, come quello con cui il debitore, per adempiere il proprio obbligo di
mantenimento nei confronti dei figli e del coniuge, abbia trasferito a quest'ultimo, a seguito della separazione, la proprietà di
un bene.

Svolgimento
TRIBUNALE DI ________
ATTO DI CITAZIONE
nell’interesse del Sig. Sempronio, nato a _______, il _____, residente in _________, via ________, C.F. __________,

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rappresentato e difeso, giusta procura in calce al presente atto, dall'Avv. ________, C.F. __________, fax ________, pec
__________ ed elettivamente domiciliato presso il suo studio in _______, Via ________, n. ___
FATTO
1. Sempronio, odierno attore, è creditore, nei confronti di Tizio, di una somma pari ad euro 30.000,00, corrisposta a
quest'ultimo in data _______, a titolo di prestito (doc. 1), e dallo stesso utilizzata per assecondare la propria passione per il
gioco del Superenalotto.
2. Successivamente al sorgere del credito, in sede di separazione personale tra Tizio e la coniuge Caia, avvenuta anche in
ragione degli ingenti debiti contratti dal primo, il Tribunale, con sentenza n. ___, depositata in data ____(doc. 2), assegnava a
quest'ultima l'abitazione coniugale, di proprietà esclusiva di Tizio, anche in considerazione della minore età del figlio Mevio –
all'epoca sedicenne – affidato in via esclusiva alla madre.
3. In data ____, nonostante quest’ultimo avesse oramai raggiunto la maggiore età, Tizio, con atto a rogito Notaio Dott. ____
(prot. ____, racc. n. ___; doc. 3), donava all'ex coniuge l'usufrutto vita natural durante dell'abitazione medesima, riservandosi,
pertanto, unicamente la nuda proprietà dell'immobile.
4. Il predetto atto di disposizione, posto in essere dall’odierno convenuto successivamente rispetto al sorgere del debito nei
confronti dell'attore, è certamente idoneo ad arrecare un rilevante pregiudizio alle ragioni di quest'ultimo, riducendo
quantitativamente e qualitativamente il patrimonio sul quale soddisfare le proprie pretese creditorie ed incidendo sulla
fruttuosità dell’eventuale futura procedura esecutiva.
Pertanto è ora interesse di Tizio agire in via giurisdizionale al fine di far dichiarare l’inefficacia nei suoi confronti della donazione
per i seguenti motivi di
DIRITTO
E' di tutta evidenza che Tizio, donando all'ex coniuge Caia l'usufrutto vita natural durante dell'abitazione di sua proprietà, abbia
posto in essere un atto dispositivo a contenuto patrimoniale – benché a titolo gratuito – arrecando consapevolmente un
pregiudizio alle ragioni dei propri creditori, tra i quali l'odierno attore.
Nella fattispecie in esame sussistono, pertanto, tutti i requisiti previsti dall'art. 2901 c.c., necessari al fine di esperire l'azione
revocatoria ordinaria e, conseguentemente, di far dichiarare inefficace il suddetto atto di disposizione nei confronti di
Sempronio.
Infatti, la norma citata prevede che “il creditore, anche se il credito è soggetto a condizione o a termine, può domandare che
siano dichiarati inefficaci nei suoi confronti gli atti di disposizione del patrimonio con i quali il debitore arrechi pregiudizio alle
sue ragioni, quando concorrono le seguenti condizioni: 1) che il debitore conoscesse il pregiudizio che l'atto arrecava al
creditore …; 2) che, inoltre, trattandosi di atto a titolo oneroso, il terzo fosse consapevole del pregiudizio …”.
Al riguardo, pare opportuno sottolineare che, secondo quanto chiarito dalla giurisprudenza di legittimità, il pregiudizio insorto in
capo al creditore non deve consistere necessariamente nella totale compromissione del patrimonio del debitore, essendo
viceversa sufficiente che l'atto di disposizione renda più difficile o incerta la possibilità di soddisfacimento del credito mediante
l'azione esecutiva.
La Suprema Corte di Cassazione ha, infatti, chiarito a più riprese che “ad integrare l'animus nocendi previsto dalla norma è
sufficiente che il debitore compia l'atto dispositivo nella previsione dell'insorgenza del debito e del pregiudizio (da intendersi
anche quale mero pericolo dell'insufficienza del patrimonio a garantire il credito del revocante ovvero la maggiore difficoltà od
incertezza nell'esazione coattiva del credito medesimo) per il creditore” (Cassazione Civile, sez. VI, 18 luglio 2014, n. 16498).
Ebbene, nella fattispecie in esame, è appena il caso di precisare che l’assegnazione del bene alla coniuge, disposto dal Tribunale
in sede di separazione personale, attribuendo alla stessa un mero diritto personale di godimento, non incidesse in alcuna
maniera sulla proprietà del bene de quo.
Viceversa, è del tutto evidente che l’atto di disposizione posto in essere da Tizio in favore di Caia sia idoneo a comprimere il
diritto di proprietà sull’immobile in questione, pregiudicando conseguentemente le ragioni del creditore.
Ciò in quanto la costituzione di un diritto di usufrutto sull’immobile, vita natural durante, in favore di altro soggetto, limita
certamente la successiva espropriazione del bene, impedendo ai creditori di poter soddisfare le proprie pretese sullo stesso e
rendendo probabilmente infruttuosa una eventuale procedura esecutiva.
Peraltro, deve senza alcun dubbio escludersi che la donazione de qua costituisse, per Tizio, un atto dovuto in favore della
coniuge e del figlio minore, avendo questi ultimi ricevuto adeguata tutela giurisdizionale mediante l’assegnazione della casa
familiare; lo stesso, infatti, è stato unicamente frutto della libera determinazione del proprietario in tal senso.
Né, in ogni caso, potrebbe assumere alcuna rilevanza la circostanza per cui Tizio abbia disposto del bene in questione, ritenendo
di dover, in tal modo, adempiere ad un particolare dovere morale; infatti, come noto, l’eventuale scopo ulteriore avuto di mira
dal debitore nel compimento dell'atto dispositivo – quale il soddisfacimento di ragioni di particolare valore etico – non esclude la
revocabilità degli stessi.
Certamente sussistente deve altresì ritenersi l’ulteriore requisito della conoscenza del pregiudizio arrecato alle ragioni del
creditore; nella specie è, infatti, indubbio che Tizio fosse pienamente consapevole del fatto che l’atto di donazione avrebbe
pregiudicato il soddisfacimento del credito vantato da Sempronio, contratto in precedenza.
Quanto sopra emerge altresì dalla circostanza per cui, l’odierno convenuto, pur senza privarsi del proprio diritto di proprietà, lo
abbia limitato in modo consistente riservandosi esclusivamente la nuda proprietà del bene.
E', infatti, noto che il diritto di usufrutto si concretizzi, ai sensi degli artt. 981 ss. c.c., nella facoltà di godere del bene e di trarne
i frutti, determinando una totale compressione del diritto del proprietario il quale viene totalmente privato della possibilità di
disporre della res finché l'usufrutto medesimo non venga meno, circostanza che, nell'ipotesi in cui lo stesso venga costituito per
tutta la durata della vita del beneficiario, ovviamente potrà verificarsi solo con la morte di quest'ultimo.
Tizio era, quindi, pienamente consapevole del fatto che, tale condotta, avrebbe senza alcun dubbio reso maggiormente
difficoltoso il soddisfacimento delle ragioni dei creditori, tenuto conto non solo del minore valore della nuda proprietà rispetto a
quella piena proprietà, ma altresì della evidente difficoltà di reperire un acquirente disposto ad acquistare un immobile gravato
da un diritto reale di godimento così ampio come l’usufrutto.
Ai fini che qui interessano è, invece, del tutto irrilevante la circostanza per cui dell’esistenza del pregiudizio arrecato a
Sempronio fosse a conoscenza anche Caia, presupposto richiesto dall’art. 2901 c.c. unicamente qualora si tratti di atti di
disposizione a titolo oneroso.
Il negozio giuridico in questione, infatti, seppure avente contenuto patrimoniale, costituisce un atto a titolo gratuito,
relativamente al quale non occorre che anche il terzo sia consapevole dell’eventus damni.

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Sotto questo profilo, non pare superfluo precisare che la Suprema Corte di Cassazione abbia recentemente affermato, in
relazione ad una fattispecie analoga a quella di cui si tratta, che “in tema di azione revocatoria ordinaria, una volta che in sede
di separazione personale sia stato attribuito ad uno dei coniugi, tenuto conto dell'interesse dei figli, il diritto personale di
godimento sulla casa familiare, la successiva costituzione per donazione, in favore dello stesso coniuge affidatario, del diritto di
usufrutto vita natural durante sul medesimo immobile, compiuta dall'altro coniuge, costituisce atto avente funzione dispositiva e
contenuto patrimoniale, soggetto ad azione revocatoria ai sensi dell'art. 2901 c.c.” (Cassazione Civile, sez. II, 17 maggio 2010,
n. 12045).
In conclusione, Tizio ha certamente posto in essere un atto di disposizione, a titolo patrimoniale seppure gratuito, di un bene di
sua proprietà, arrecando consapevolmente un pregiudizio all'attore circa la possibilità di soddisfare il proprio credito, anche
mediante eventuali procedure esecutive, con la conseguenza che l'atto in questione deve essere dichiarato inefficace nei
confronti di quest'ultimo.
*** ** ***
Tutto ciò premesso, il Sig. Sempronio, come sopra rappresentato e difeso,
CITA
Tizio, nato a ____, il _____, residente in ____, Via _______, C.F. ____________, e Caia nata a ____, il ______, residente in
______, Via, _______, C.F. ___________, a comparire dinanzi all'intestato Tribunale all'udienza del _____ ad ore di rito, o a
quella successiva che verrà fissata d'ufficio ai sensi dell'art. 168 bis c.p.c. e a costituirsi nel termine di venti giorni prima della
suddetta udienza ai sensi e nelle forme dell'art. 166 c.p.c., con l'avvertimento che, in difetto, incorreranno nelle decadenze di
cui agli artt. 38 e 167 c.p.c., per ivi, in loro contraddittorio o contumacia, sentir accogliere le seguenti
CONCLUSIONI
Voglia l'Ill.mo Tribunale adito, contrariis rejectis,
· In via principale e nel merito, dichiarare inefficace nei confronti dell'attore l'atto di donazione di usufrutto stipulato tra
Tizio e Caia (atto a rogito Notaio Dott. ______, prot. _____, racc. n. ____, registrato in data ____) e , per l’effetto,
ordinare al Conservatore dei registri immobiliari presso l’Agenzia del Territorio di _____ la trascrizione dell'emananda
sentenza, con esonero da ogni responsabilità;
· In ogni caso con vittoria di spese, competenze e onorari.
Si offrono in comunicazione mediante deposito in cancelleria i seguenti documenti:
1. documentazione attestante il credito;
2. sentenza del ______, n. ___;
3. atto di donazione a rogito Notaio Dott. ____, prot. ___, racc. n.____.
Con riserva di produrre ulteriori documenti e formulare prova per testi.
Ai fini del contributo unificato si dichiara che il valore della causa è pari ad euro _____.
__________, __________
Avv. _______________

Procura speciale alle liti


Il sottoscritto Sempronio, informato ai sensi dell’art. 4, comma 3, D.Lgs. n. 28/2010 della possibilità di ricorrere al
procedimento di mediazione e dei benefici fiscali previsti dagli artt. 17 e 20 del medesimo decreto, come da atto allegato, delega
a sottoscrivere il presente atto, a rappresentarlo e difenderlo, in ogni stato e grado del presente procedimento l'Avv. _____,
conferendogli ogni più ampia facoltà prevista dalla legge, ivi inclusa quella di farsi sostituire, eleggendo domicilio presso il suo
studio sito in _____, Via ______.
Ricevuti gli avvertimenti di cui al D. Lgs. 196/2003, acconsente al trattamento dei miei dati personali da parte dell'Avv. ____,
dei suoi collaboratori, dipendenti, sostituti e domiciliatari.
__________, lì ____________
_______________ (firma)
E' autentica
Avv. ________________ (firma)
(di Avv. Irene Gana)

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