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TRASFORMATORE

Principio di funzionamento del trasformatore ideale


Il trasformatore industriale è composto da un nucleo magnetico e attorno ad esso sono
disposti due avvolgimenti isolati e distinti, ciascuno costituito da un certo numero di spire N1
ed N2 di piccola resistenza elettrica.
Quando all’avvolgimento primario si applica la tensione alternata da trasformare U1 si rende
disponibile sull’avvolgimento secondario la tensione trasformata U2.

Quando gli avvolgimenti sono percorsi da corrente si manifesta un campo magnetico le cui
linee di azione stanno nel circuito magnetico a bassa riluttanza, a costituire il flusso principale
Φ concatenato con tutte le spire di entrambi gli avvolgimenti.

Il trasformatore ideale ha le seguenti caratteristiche:


• Gli avvolgimenti primario e secondario sono privi di resistenza;
• Perdite trascurabili;
• Bassa riluttanza del circuito magnetico.

Funzionamento a vuoto del trasformatore ideale


Immaginiamo che l’avvolgimento secondario sia aperto (I2=0), e che il primario sia alimentato
da una tensione alternata U1; In queste condizioni si dice che il trasformatore funziona a
vuoto e l’avvolgimento primario si comporta come un circuito puramente induttivo.
Il flusso Φ si concatena con le N1 spire primarie e genera nell’avvolgimento primario una
f.e.m. indotta E1 sfasata di 90° in ritardo e avente un valore efficace:
Dall’altra parte il flusso Φ è condotto dal nucleo magnetico a concatenarsi anche con tutte le
N2 spire dell’avvolgimento secondario, nel quale viene così a generare una f.e.m. indotta di
valore efficace:

Osserviamo che le correnti e le f.e.m. sono orientate con il verso positivo del comune flusso Φ,
mentre per le tensioni ai morsetti si è adottata la convenzione di segno degli utilizzatori per il
primario e dei generatori per il secondario.

Applicando la legge di Ohm al primario si ottiene la relazione:

La quale indica che la f.e.m. E1 deve essere uguale ed opposta alla tensione applicata U1.
Applicando la legge di Ohm al secondario si ottiene, invece, la relazione:

La f.e.m. secondaria E2 costituisce la tensione secondaria a vuoto U20 che si manifesta fra i due
morsetti secondari aperti.
Ne segue che il rapporto tra f.e.m. vale anche per le tensioni U1 e U2:

n definisce il rapporto di trasformazione.

Ai morsetti secondari aperti si rende disponibile la tensione:

Se n>1 la tensione U2 è minore di U1, il trasformatore è un riduttore.


Se n<1 la tensione U2 è maggiore di U1, il trasformatore è un elevatore.
Funzionamento a carico del Trasformatore ideale

Chiudendo il secondario sul carico Z, circolerà una corrente I2. L’avvolgimento secondario
diventa sede della corrente concatenata:
A2=N2*I2
Questa corrente riduce la variazione del flusso e peraltro la variazione del flusso non può
cambiare perché imposta da U1: per ripristinare l’equilibrio magnetico nel primario circolerà la
corrente I’1, detta corrente primaria di reazione, a cui corrisponde la corrente concatenata
A’1=N1*I’1, in modo da neutralizzare A2.
A’1=A2 N1*I’1=N2*I2
Pertanto
𝐈𝟐 𝐍𝟏
= =m
𝐈′𝟏 𝐍𝟐
Per ottenere la corrente primaria I1, bisogna aggiungere I u:
I1=I’1+Iu
Si può affermare che il rapporto tra le correnti che circolano negli avvolgimenti è inversamente
proporzionale al rapporto spire:
𝐈𝟐 𝐍𝟏
= =m
𝐈𝟏 𝐍𝟐

Si può concludere che in un trasformatore ideale, in ogni istante, la potenza in ingresso è


uguale a quella in uscita.
Trasformatore reale
Le ipotesi del trasformatore ideale sono condizioni che non sono realizzabili. Infatti:
• Gli avvolgimenti presentano sempre una resistenza;
• Il flusso magnetico non si concatena perfettamente con i due avvolgimenti, presentando
flussi dispersi;
• La corrente magnetizzante non è sempre trascurabile;
• Perdite nel ferro.
Nello studio delle macchine elettriche reali si aggiungono al circuito equivalente della
macchina ideale alcuni componenti (resistori e induttori) che simulano la presenza di quei
fenomeni non considerati nella macchina ideale.

R0= resistenza, che riproduce le perdite nel ferro, il suo valore dipende dalla frequenza e dalla
forma d’onda di alimentazione.
L0= induttanza, che riproduce la corrente magnetizzante necessaria a creare il flusso.
R1 e R2= resistenze, che tengono conto delle perdite per effetto joule negli avvolgimenti
primario e secondario.
Ld1 e Ld2= induttanze, che tengono conto del flusso disperso primario e secondario.

Trasformatore reale a vuoto


Se applichiamo al primario del trasformatore una tensione sinusoidale V1=VMsen(wt) il circuito
equivalente sara:
Ove sono rappresentate le reattanze:

Il circuito magnetico sarà interessato da un flusso sinusoidale sfasato di 90° in ritardo rispetto
alla tensione E1 e di valore massimo:

Alimentando il primario con una tensione V1 sinusoidale e lasciando aperti i morsetti al


secondario, il trasformatore funziona a vuoto.
Nel funzionamento a vuoto la corrente I2 è nulla e la tensione V20 coincide con E2:

Il circuito primario è interessato da una corrente I0, corrente a vuoto, composta dalla somma
vettoriale della corrente magnetizzante Iu e dalla corrente Ia dovuta alle perdite nel ferro:
I0=Iu+Ia
Scrivendo l’equazione alla maglia del primario, si pone:

Normalmente il termine (R1+jX1)I0 è trascurabile rispetto a E1, per cui si può considerare:

Per tale ragione, nel funzionamento a vuoto, il coefficiente di trasformazione K0 si considera


uguale al rapporto spire m:

I valori delle correnti Iu e Ia risultano:

Iu è sfasata di 90° in ritardo rispetto a E1 e anche con V1.


Ia è in fase con E1 e anche con V1.

I diagrammi vettoriali del secondario e del primario

Trasformatore reale sotto carico

Collegando l’impedenza Z= R+JX tra i morsetti del secondario si avrà il funzionamento sotto
carico (carico induttivo).
• Applicando Kirchoff alle maglie avremo:
Maglia del primario Maglia del secondario

• In queste condizioni al secondario circola la corrente I2:

• Il cui modulo è dato dalla relazione:

Diagramma vettoriale
Grafico vettoriale del secondario
1) Si pone E2 sull’asse reale.
2) Si traccia il vettore della corrente I2, calcolando in modulo e fase:
Modulo Fase

N.B la fase di I2 corrisponde anche allo sfasamento tra E2 e I2:


3) Si sottraggono alla tensione E2 il vettore il vettore R2*I2, in fase con I2, e il vettore JX2*I2 sfasato di 90° in
anticipo rispetto a I2, ricavando V2.
4) L’angolo Φ tra V2 e I2 è imposto dal carico e risulta:

• La tensione E1 è ricavata moltiplicano E2 per il rapporto spire:

• La corrente primaria di reazione I’1 è ottenuta dividendo I2 per il rapporto spire:

Grafico vettoriale del primario


1) Si pone E1 sull’asse reale (E1 è in fase con E2).
2) Si tracciano: la corrente magnetizzante Iu in ritardo di 90° rispetto a E1, mentre la corrente Ia è in fase con E1,
quindi la loro somma da’ I0 (corrente a vuoto).
3) Si traccia il vettore della corrente I’1, calcolano in modulo e fase:
Modulo Fase

N.B la fase di I’1 corrisponde anche allo sfasamento tra E1 e I’1. Inoltre I’1 è in fase con I2
4) Si somma I’1 con I0 per trovare il vettore I1 (regola del parallelogramma).
Ovvero la corrente I1 è data dalla somma vettoriale:

5) Si somma alla tensione E1 il vettore R1*I1, in fase con I1, e il vettore JX1*I1 sfasato di 90° in anticipo
rispetto a I1, dalla loro somma vettoriale si ricava V1.
Trasformatore monofase: prova a vuoto

Lo scopo della misurazione della prova a vuoto è ricavare:


• P0, valori delle perdite a vuoto;
• I0, la corrente a vuoto;
𝐸1
• il rapporto di trasformazione, m=𝐸2 ;
• i parametri R0 e X0.

Prima di procedere è importante controllare i seguenti accorgimenti:


• alimentare il primario alla tensione e frequenza nominale e lasciare il secondario con i
morsetti chiusi sul voltometro;
• adottare l’inserzione con voltmetri e wattmetri a onte;

Schema per la misurazione


La misura può essere effettuata sia dal lato di alta tensione (A.T) sia dal lato di bassa tensione
(B.T), ciò dipende dalle tensioni disponibili in laboratorio.
Si ipotizzi la misura dal lato B.T.

Lo schema per condurre la misurazione è composto da:


• Due voltmetri;
• Un wattmetro;
• Un amperometro;
• Un alimentatore variabile in c.a. (variac)

Pertanto, mediante gli strumenti di misura e le formule che conosciamo, possiamo ricavare
tutte le nostre incognite:
• Il rapporto spire

• la potenza apparente a vuoto:

• il valore di R0 e X0:

Variazione per A.T.


Tutti i calcoli fatti fin ora sono validi per il lato del trasformatore della Bassa Tensione.
Per calcolare i valori della resistenza e induttanza basta applicare la seguente formula:

Misura per un trasformatore trifase


Nel caso del trasformatore trifase valgono le stesse considerazioni viste per il trasformatore
monofase.

Per realizzare lo schema saranno necessari:


• Tre amperometri indicati con A1, A2, A3;
• Due wattmetri a basso cos Φ indicati con Wa e Wb;
• Due voltmetri indicati con V1 e V2;
• Un variac trifase.

Quindi, come nel caso precedente con il TR monofase, tramite i valori empirici si possono
calcolare i parametri:
❖ Corrente a vuoto
Come media delle tre correnti misurate

❖ Potenza totale P0
Come somma algebrica delle due potenze misurate

❖ Rapporto spire

❖ L’induttanza X0

❖ La resistenza R0

Variazione per la BT
I calcoli, per quanto riguarda il trasformatore trifase, vengono effettuati dal lato della
AT del trasformatore. Per avere anche i parametri per il lato in BT del Trasformatore, le
formule sono le seguenti:
❖ Resistenza R0

❖ Induttanza X0
Trasformatore monofase: prova in cortocircuito

Lo scopo della prova è ricavare:


• La potenza di cortocircuito Pcc;
• I parametri serie R0 e X0.

Ipotizziamo di alimentare dal lato di alta tensione (A.T).


Si realizzi il circuito per il quale saranno necessari:
- un alimentatore variabile in c.a. (variac);
- due amperometri indicati con A1 e A2;
- un wattmetro a basso cos Φ, indicato con W;
- un voltmetro indicato con V

Serve per la determinazione delle perdite negli avvolgimenti, oltre che della tensione di
cortocircuito (col relativo fattore di potenza).
Viene condotta alimentando il trasformatore con frequenza nominale e tensione ridotta
(tensione di cortocircuito) così che il trasformatore abbia negli avvolgimenti le correnti
nominali.
La tensione di cortocircuito inoltre è la tensione da applicare al trasformatore e di solito si
definisce in percentuale: Vcc% = (Vcc*100) / V1.
Dato che la prova avviene con una tensione ridotta le perdite nel ferro diventano trascurabili, e
si ritiene che la potenza misurata durante la prova di cortocircuito sia equivalente a quella
persa nel rame in condizioni nominali: Pcc = Pcu = R1 • I2N.

Misurazioni
Per la misura della corrente nominale è necessario inserire un amperometro in serie
all’avvolgimento primario del trasformatore. Per la misura della tensione sul primario e sul
secondario ugualmente va inserito un voltmetro in parallelo sia all’avvolgimento primario che
secondario del trasformatore. Inoltre per misurare la potenza assorbita a vuoto nel primario va
posizionato un wattmetro collegando la parte voltmetrica in parallelo e la parte amperometrica
in serie.