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Le prime grandi piogge ben assorbite dai terreni prosciugati dalla siccità estiva

I fiumi sorvegliati speciali


Il progno di Illasi in piena, due travolti nel guado
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sabato 29 novembre 2003 PROVINCIA, pagina 27

Piogge torrenziali creano allarme ma la situazione non desta preoccupazioni tra gli addetti ai lavori che
tengono sotto controllo fiumi e torrenti del Veronese. Lago e corsi d ’acqua sono a livelli compatibili con
le medie stagionali. I pericoli piuttosto possono arrivare dai torrenti che non assorbono immediatamente
la valanga d’acqua che si scarica con precipitazioni di forte intensità. Due fattori hanno finora
contribuito a limitare i danni: le precipitazioni nevose in alta quota e il grado di assorbimento del terreno
che arriva da un’estate particolarmente siccitosa e conserva ancora un alto indice di permeabilità.  
È nevicato abbondantemente sopra i 1.800 metri. Nella mattinata di ieri il Carega era completamente
coperto e dalla stazione sciistica di San Giorgio la neve si mostrava a partire da metà percorso della
pista Gaibbana, a circa 1.600 metri. Nelle prime ore del pomeriggio è cominciato a nevicare anche sulla
strada, una neve molto bagnata che faticava ad attecchire. 
Occhi puntati sui fiumi e torrenti che si gonfiano improvvisamente al consorzio di bonifica Zerpano
Adige Guà, ma finora non è segnalata nessuna situazione critica. «Sappiamo che scorre il progno di
Illasi, abitualmente in secca, ma lo Squaranto invece non ha un filo d’acqua», precisa Umberto Anti,
direttore tecnico del consorzio. «Per la zona di nostra competenza stiamo particolarmente attenti al
Chiampo e al Guà, mentre è tranquillo l’Alpone e comunque tutti i fiumi sono ben al di sotto dei limiti di
guardia», aggiunge l’ingegner Anti. 
Nella mattinata di ieri erano partite le pompe per il sollevamento di bacini bonificati a Monteforte e
Gambellara, scaricando rispettivamente nel Chiampo e nell’Aldegà. «Si avviano automaticamente
quando cresce il livello dell’acqua», spiega il tecnico dello Zerpano, «ma si sono spente nell ’arco di
qualche ora, segno che la situazione si è normalizzata in fretta e che l ’assorbimento degli invasi è
ancora alto grazie alla siccità della scorsa estate». 
Non avevano mai visto correre il progno d’Illasi Besnik Spaho e Mariglen Blushi, operai albanesi di 28 e
23 anni, alloggiati in località Deserto, sulla sponda destra del torrente, presso Cellore. Per questo,
partiti da casa al mattino presto per recarsi al lavoro in fabbrica e in cantiere, sono finiti con i loro
motorini dentro il torrente nell’attraversamento a guado. «Passiamo tutte le mattine e tutte le sere, ma
non abbiamo mai visto acqua», commentano increduli dopo la disavventura. Si sono accorti all ’ultimo
momento che l’acqua aveva coperto il guado e la frenata sulla ghiaia bagnata ha impedito di arrestare i
loro mezzi prima della corrente. I motorini sono stati trascinati a valle per un centinaio di metri e i due
operai, dopo lo spavento, hanno cercato di recuperarli, riportandoli all ’asciutto, ma ormai ammaccati e
non più in grado di ripartire. 
«Non c’era nessuna segnalazione del pericolo», aggiungono i due malcapitati. In tarda mattinata non
era ancora stata segnalata l’interruzione né di questo né di altri guadi e diverse auto, arrivate all ’altezza
del guado del Donzellino, erano costrette a far retromarcia. Per l ’episodio è stata sporta denuncia ai
carabinieri e informato l’ufficio tecnico comunale di Illasi.  
Mario Andreis, titolare di un centro ippico e di un agriturismo sulla sponda destra, da anni sta portando
avanti una battaglia per non essere più costretto, quando il guado è interrotto, a scavalcare la dorsale a
bordo di un trattore. 
«Già dallo scorso agosto avevo sollecitato con lettera raccomandata il Genio civile di Verona», fa
sapere il vicesindaco di Illasi, Pierluigi Zorzi, «ma non ho mai avuto risposta. Sembra impossibilitato a
intervenire in casa propria, ad aprire una strada che esisteva, perché è ormai occupata da coltivazioni
in atto». 
Quando scorre l’acqua (capita mediamente dalle tre alle cinque volte in un anno), si fermano attività
produttive localizzate sul lato destro del torrente, diventano difficili i collegamenti e si costringono i
residenti ad anticipare di ore l’uscita di casa. Più di qualche volta si è sfiorata la tragedia per negligenza
e indifferenza. 
Vittorio Zambaldo 
A Montorio residenti preoccupati per le piogge e il degrado del corso d’acqua. Ancora vivo il ricordo del
1959
Paura per lo Squaranto
Il torrente è invaso da arbusti, rovi e piante e potrebbe tracimare
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venerdì 28 novembre 2003 LETTERE, pagina 21

Sono in allarme i residenti della frazione di Pigozzo, temono che il torrente Squaranto possa tracimare
dal momento che il progno che dovrebbe contenere le acque di questo piccolo fiume che nasce nell'alta
Val Squaranto attraversandola per intero per poi immettersi nel fiume Fibbio di Montorio, è invaso da
arbusti, rovi e piante d'ogni tipo. La pioggia che in queste ultime ore non dà tregua e le previsioni per i
prossimi giorni che non lasciano sperare in nulla di diverso sta mettendo in ansia in particolar modo i
più anziani che non hanno ancora dimenticato l'inondazione del 1951, quando tutto il paese venne
messo in ginocchio e ancora più recentemente quella avvenuta quattordici anni fa quando tracimò poco
più a valle per l'esattezza a Montorio. 
"Quando lo Squaranto straripò non avvisò nessuno", ricordano alcuni residenti, "le acque arrivarono
all'improvviso portando con sè tutta la natura selvaggia che affollava il letto del progno. Nel 1989 la
forza dell'acqua era tale che trascinò fino a Montorio un muro di sterpaglie che si trasformarono in un
vero e proprio muro alto trenta metri. Temiamo che questo accada nuovamente vista la situazione in
cui versa il letto del fiume che è stato ripulito solo per un breve tratto, quello che va da Montorio fino
all'altezza di Mizzole". 
"Non occorre andare tanto in là con il tempo", ci fa presente Virginia Lovati che nonostante la pioggia
non ha rinunciato alla sua consueta passeggiata costeggiando gli argini dello Squaranto per
raggiungere la contrada Due Mori, "anche due anni fa il fiume ha straripato e la mia casa è stata invasa
dall'acqua. Da allora mi sono attrezzata ed ho fatto costruire dal fabbro dei ferri che fissati nel terreno
mi permettono di appoggiarvi delle assi di legno e dei sacchi di sabbia nella speranza che l'acqua non
invada più la mia proprietà". Sotto la pioggia decidiamo di fare un giro di perlustrazione e notiamo che
non solo il letto è invaso da veri e propri alberi, alcuni sono alti diversi metri e superano decisamente gli
argini ma che gli stessi muri di contenimento versano in uno stato di degrado indescrivibile: in alcuni
tratti per l'esattezza all'incrocio tra via Villa Arrighi e via Sant'Eurosia che è un'unica strada che unisce
Mizzole a Pigozzo, cadono a pezzi a causa dell'edera e di altre piante che con le loro radici sono
riuscite a sbriciolarlo letteralmente. Notiamo anche che per brevissimi tratti gli argini sono privi di
erbacce. La risposta è presto data: sono alcuni agricoltori della zona che temendo il peggio ripuliscono
il tratto di muro di contenimento che interessa la loro proprietà. 
Nel frattempo arriva anche il consigliere dell'ottava circoscrizione Alessandro Zamboni che tra l'altro
risiede a Montorio: "Posso capire i timori dei residenti e sicuramente l'alveo del fiume va ripulito nel più
breve tempo possibile. La circoscrizione ha sollecitato più volte la Regione alla quale spetta la
manutenzione di questi corsi d'acqua, di metterli in sicurezza e i lavori sono stati fatti solo per il tratto
che riguarda Montorio. E' certo che l'allarme è dato anche da quanto i mass media riportano riguardo
gli smottamenti e gli allagamenti che stanno avvenendo nel Paese". "Ci auguriamo", conclude, " che chi
di dovere provveda al più presto per non dover dire: "Ve l'avevamo detto". 
Anna Zegarelli 
In vista delle piogge autunnali, gli abitanti di Montorio denunciano il pericolo di inondazioni e chiedono
l’intervento della Regione
Montorio teme lo Squaranto
Il progno non viene pulito da anni e non è più in grado di reggere una piena
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domenica 17 agosto 2003 CRONACA, pagina 16

Da più di dodici anni il progno Squaranto di Montorio non viene pulito. A denunciarlo sono gli stessi
cittadini che, preoccupati del cambiamento del clima, temono che con l'arrivo dell'autunno e di
conseguenza delle piogge possa tracimare come già è avvenuto in passato. Il tratto del progno da
Mizzole arriva e attraversa Montorio, è completamente invaso da erbacce ed alberi, alcuni di questi
hanno raggiunto notevoli dimensioni: le acacie arrivano a superare il muro di recinzione che misura
diversi metri in altezza e che divide il fosso dalla strada, così che il letto del torrente appare come una
vera e propria foresta. 
Questo piccolo fiume che nasce nell'alta Valsquaranto, attraversandola per intero, per poi immettersi
nel fiume Fibbio di Montorio, venne ripulito solo per un pezzo, più precisamente da dove nasce sopra la
frazione di Pigozzo fino a Mizzole, mentre l'ultimo tratto non è mai stato oggetto di bonifica tanto che sul
finire degli anni '90, in occasione di una piena, causò gravi allagamenti e notevoli danni in tutta la zona
di Montorio. 
«Il problema», spiega Alessandro Zamboni consigliere dell'Ottava circoscrizione, che abita proprio a
ridosso del progno che attraversa Montorio e che in questo caso è portavoce dei residenti, «fino ad
oggi era dovuto al fatto che non si capiva a quale ente, Regione o Demanio, spettasse provvedere al
riordino del torrente. Oggi sappiamo che è dovere della Regione effettuare la pulizia e ci chiediamo
quando avverrà. Se la pioggia dovesse arrivare improvvisa, il progno non potrebbe sopportare alcuna
piena, anzi si teme che visto l’ambiente "selvaggio", sia impossibile anche il defluire minimo delle
acque». 
«È anche vero» fanno notare alcuni cittadini, «che fino agli anni Ottanta il problema di manutenzione e
pulizia del torrente non esisteva. Infatti veniva pulito dai pastori che risalivano il torrente con i greggi nei
periodi di transumanza. Bastava solo questo a mantenerlo in ordine. Oggi, dal momento che i pastori
nella zona sono scomparsi, occorrono per forza altri interventi». 
I cittadini in questi giorni si stanno organizzando per consegnare un esposto alla procura della
Repubblica. «Siamo stanchi», affermano, «di dover convivere con la sporcizia e il cattivo odore che
sale dal greto del torrente». 
Anna Zegarelli 
Cattivo odore e lo stato delle acque minacciano l’ottava circoscrizione. In pericolo anche le riserve di
Montorio
Scarichi inquinano il torrente Squaranto
Residenti di Pigozzo protestano. Il presidente Corsi: «Colpa di una ditta di uova»
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giovedì 26 giugno 2003 CRONACA, pagina 15

La segreteria dell'ottava circoscrizione è presa d'assalto dai residenti di Pigozzo, frazione a nord di
Mizzole: il torrente Squaranto è fortemente inquinato. In questi ultimi giorni di caldo straordinario dalle
acque di questo fiumiciattolo che nasce nell'alta Val Squaranto attraversandola per intero per
immettersi nel fiume Fibbio a Montorio, l'odore maleodorante è insopportabile. «Il problema» spiega il
presidente della circoscrizione Enrico Corsi, «si trascina da diverso tempo ed è causato da un'azienda
avicola che si occupa dello sgusciamento delle uova e della successiva lavorazione per l'industria
alimentare dolciaria. Da un controllo effettuato dal Centro di responsabilità Ambiente sappiamo che
vengono scaricati i rifiuti direttamente nel progno. Lo stato delle acque è disastroso ma oltre a questo
paventiamo il pericolo che queste possano contaminare il bacino idrico che alimenta buona parte
dell'acque cittadine visto e considerato che sono proprio a Montorio i pozzi dell'Agsm». 
Già in passato questo corso d'acqua era stato oggetto di scarichi non autorizzati da parte di alcune
porcilaie, ma solo in questi ultimi anni lo stato delle acque è divenuto così allarmante. In alcuni tratti
sono visibili ad occhio nudo enormi bolle "spumigginose". «Resici conto che la situazione stava
degenerando», sottolinea Corsi, «abbiamo notificato all'Arpav, ai Nas, all'Ulss, al settore ecologia del
Comune e della Provincia quanto stava avvenendo. La Ulss con una lettera di scuse ci ha spiegato che
il problema non è di competenza del distretto. Gia nel luglio dello scorso anno gli ispettori dell'Arpav e
del corpo forestale dello Stato avevano compiuti degli accertamenti in merito e successivamente
inviarono al Comune ed alla Provincia quanto avevano rilevato vale a dire che l'azienda non rispettava
le prescrizioni di legge per come devono essere effettuati gli scarichi e che vi era un deposito non
autorizzato di rifiuti costituiti da gusci d'uova non macinate». «Se gli uffici competenti», conclude Corsi,
«non troveranno al più presto una soluzione prenderemo in seria considerazione la possibilità di
costituirci parte civile e invieremo un esposto alla Procura della Repubblica». 
Anna Zegarelli 

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