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Il principio di utilit� (J.

Bentham, Introduzione ai principi della morale e della


legislazione, UTET, Torino 1999, cap. I.)

� 1. La natura ha posto il genere umano sotto il dominio di due supremi padroni: il


dolore e il piacere. Spetta ad essi soltanto indicare quel che dovremmo fare, come
anche determinare quel che faremo. Da un lato il criterio di ci� che � giusto o
ingiusto, dall�altro la catena delle cause e degli effetti sono legati al loro
trono. Dolore e piacere ci dominano in tutto quel che facciamo, in tutto quel che
diciamo, in tutto quel che pensiamo: qualsiasi sforzo possiamo fare per liberarci
da tale soggezione non servir� ad altro che a dimostrarla e confermarla. A parole
si pu� proclamare di rinnegare il loro dominio, ma in realt� se ne resta del tutto
soggiogati. Il principio di utilit� riconosce tale soggezione, e la assume a
fondamento di quel sistema il cui obiettivo � innalzare l�edificio della felicit�
per mezzo della ragione e della legge. I sistemi che tentano di mettere in
discussione tale soggezione spacciano rumori per suoni sensati, capriccio per
ragione, oscurit� per luce. Ma basta con le metafore e le declamazioni. Non � con
questi mezzi che si pu� far progredire la scienza morale.
� 2. Il principio di utilit� costituisce il fondamento della presente opera: �
perci� opportuno iniziare con un resoconto esplicito e preciso di cosa si intenda
con esso. Per principio di utilit� si intende quel principio che approva o
disapprova qualunque azione a seconda della tendenza che essa sembra avere ad
aumentare o diminuire la felicit� della parte il cui interesse � in questione; o,
che � lo stesso concetto in altre parole, a seconda della tendenza a promuovere
tale felicit� o a contrastarla. Mi riferisco a qualsiasi azione, e perci� non solo
ogni azione di un privato individuo, ma anche ogni provvedimento di governo.
� 3. Per utilit� si intende quella propriet� di ogni oggetto per mezzo della quale
esso tende a produrre beneficio, vantaggio, piacere, bene o felicit� (in questo
contesto tutte queste cose si equivalgono) oppure ad evitare che si verifichi quel
danno, dolore, male o infelicit� (di nuovo tutte cose che si equivalgono) per
quella parte il cui interesse si prende in considerazione: se quella parte � la
comunit� in generale, allora l�interesse della comunit�, se � un individuo in
particolare, allora l�interesse di quell�individuo.
� 4. L�interesse della comunit� � una delle espressioni pi� generiche che si
possano trovare nella fraseologia della morale: non c�� da meravigliarsi che il suo
significato vada spesso perduto. Quando ha un significato � il seguente.
La comunit� � un corpo fittizio, composto dalle singole persone considerate come
sue membra. Quindi che cos�� l�interesse della comunit�? La somma degli interessi
dei vari membri che la compongono.
� 5. � vano parlare dell�interesse della comunit� senza comprendere quale sia
l�interesse dell�individuo. Si dice che una cosa promuove un interesse, o che � a
favore dell�interesse di un individuo, quando va ad aggiungersi alla somma totale
dei suoi piaceri, o, che � la stessa cosa, a ridurre la somma totale dei suoi
dolori.
� 6. Quindi un�azione si pu� definire conforme al principio di utilit�, o, per
brevit�, conforme all�utilit� (intesa rispetto alla comunit� in genere) quando la
sua tendenza ad aumentare la felicit� della comunit� � maggiore di ogni sua
tendenza a diminuirla.
� 7. Un provvedimento di governo (che altro non � che un particolare tipo di
azione, compiuta da una particolare persona o gruppo di persone) pu� essere
definito conforme al principio di utilit� o da esso dettato quando, allo stesso
modo, la sua tendenza ad aumentare la felicit� della comunit� � maggiore di ogni
sua tendenza a diminuirla.
� 8. Quando si suppone che un�azione, o in particolare un provvedimento di governo,
sia conforme al principio di utilit�, pu� essere conveniente, ai fini del discorso,
immaginare un tipo di legge o dettame, detto legge o dettame dell�utilit�, e
parlare dell�azione in questione come di un�azione conforme a tale legge o a tale
dettame.
� 9. Si pu� dire che un uomo � seguace del principio di utilit� quando
l�approvazione o la disapprovazione che egli attribuisce a ciascuna azione o
provvedimento � determinata dalla tendenza che secondo lui l�azione ha ad aumentare
o diminuire la felicit� della comunit�, ed � proporzionata a tale tendenza, o, in
altre parole, al suo essere o meno conforme alle leggi o ai dettami dell�utilit�.
� 10. Di un�azione conforme al principio di utilit� si pu� sempre dire che �
un�azione che deve essere compiuta, o almeno che non � un�azione che non deve
essere compiuta. Si pu� dire inoltre che � giusto, o almeno che non � ingiusto, che
debba essere compiuta; si pu� dire che � un�azione giusta, o almeno che non �
ingiusta. Quando sono cos� interpretate, le parole deve, giusto e ingiusto e altre
di questo genere hanno un significato, altrimenti non ne hanno alcuno.
� 11. � stata mai formalmente contestata la correttezza di questo principio? Sembra
che lo sia stata da coloro che non sapevano cosa intendevano. E suscettibile di
qualche prova diretta? Sembrerebbe di no, poich� ci� che viene usato per provare
ogni altra cosa, non pu� essere a sua volta provato: una catena di prove deve avere
un cominciamento da qualche parte. Fornire tale prova � tanto impossibile quanto
non necessario.
� 12. Non esiste e non � mai esistita una creatura umana vivente, per quanto
stupida o perversa, che non abbia fatto riferimento al principio di utilit� in
molte, forse nella maggior parte delle situazioni della sua vita. Per la naturale
costituzione della struttura umana, nella maggior parte delle situazioni della loro
vita gli uomini generalmente abbracciano tale principio senza rifletterci, se non
per regolare le loro azioni e quelle di altri uomini, almeno per giudicarle.
Allo stesso tempo non ci sono stati molti uomini, nemmeno tra quelli pi�
intelligenti, che sono stati disposti ad abbracciare questo principio integralmente
e senza riserve. Sono inoltre pochi quelli che non hanno colto l�occasione di
attaccarlo, o perch� non sempre ne capivano l�applicazione, o per qualche
pregiudizio che avevano timore di portare alla luce o a cui non potevano sopportare
di rinunciare. Perch� questa � la stoffa di cui � fatto l�uomo: in via di principio
come nella pratica, sulla retta via e su quella cattiva, la pi� rara delle qualit�
umane � la coerenza.
� 13. Quando un uomo tenta di combattere contro il principio di utilit�, lo fa,
senza rendersene conto, in base a ragioni tratte da quello stesso principio. Le sue
argomentazioni, se riescono a provare qualcosa, non provano che quel principio �
ingiusto, ma che, secondo le applicazioni che egli suppone ne siano state atte, �
mal applicato. � possibile per un uomo sollevare la erra? S�, ma deve prima trovare
un�altra terra su cui appoggiarsi.
� 14. L�appropriatezza del principio di utilit� non pu� essere confutata mediante
argomentazioni, ma, per le cause citate, o perch� si ha di esso una visione confusa
e parziale, pu� accadere che qualcuno non sia disposto ad apprezzarlo. Quando
questo accade, se questa persona ritiene che valga la pena chiarire le proprie
opinioni sull�argomento, segua i passi seguenti e alla fine forse si riconcilier�
col principio in questione. Stabilisca se il suo rifiuto del principio � totale: se
� cos�, consideri a cosa si riducono tutti i suoi ragionamenti, specialmente su
questioni politiche. Fatto ci�, che stabilisca se egli giudica e agisce senza alcun
principio, o se ce n�� qualcun altro in base a cui giudicare e agire. Se ce n��
uno, che esamini e si accerti se il principio che crede di aver trovato sia davvero
un principio intelligibile ben distinto, o se non sia un mero principio verbale,
una specie di frase che alla fine non esprime n� pi� n� meno che la pura
affermazione dei propri infondati sentimenti, cio� quel che in un�altra persona
egli potrebbe essere propenso a chiamare capriccio. Se � incline a ritenere che la
propria approvazione o disapprovazione, congiunta all�idea di un atto, senza alcun
riguardo per le sue conseguenze, sia per lui un fondamento sufficiente in base al
quale giudicare ed agire, si domandi se il suo sentimento debba essere un criterio
di giusto e ingiusto per ogni altro uomo, o se il sentimento di ogni uomo abbia lo
stesso privilegio di essere criterio di se stesso. Nel primo caso, si domandi se il
suo principio non sia dispotico ed ostile a tutto il resto della razza umana. Nel
secondo caso, si domandi se non sia un principio anarchico, e se di questo passo
non si arrivi ad avere tanti criteri di giusto e ingiusto per quanti sono gli
uomini; e se non possa capitare che anche per lo stesso uomo una cosa che sembrava
giusta oggi non possa risultare ingiusta domani senza essere minimamente mutata
nella sua natura; e se la stessa cosa non sia giusta e ingiusta nello stesso luogo
e allo stesso tempo; e in entrambi i casi, se tutta l�argomentazione non sia
inconcludente; e se, quando due uomini hanno affermato "Questa cosa mi piace" e
"Questa cosa non mi piace" possano poi, in base a tale principio, avere qualcosa da
aggiungere. Se dovesse dire a se stesso " no ", poich� il sentimento che egli
propone come criterio deve essere fondato sulla riflessione, che dica a quali
particolari debba rivolgersi la riflessione. Se a particolari in relazione
all�utilit� dell�atto, allora dica se non stia forse abbandonando il suo stesso
principio, chiamando in aiuto proprio quello contro il quale lo ha innalzato. E se
non a quei particolari, allora a quali altri? Se volesse arrivare a una mediazione,
affermando di adottare in parte il suo principio e in parte il principio di
utilit�, dica fino a che punto adotter� quest�ultimo. Quando avr� deciso a che
punto fermarsi, allora dica come giustifica a se stesso l�adozione del principio
fino a quel certo punto, e perch� non vada pi� oltre. Ammesso che un principio
diverso da quello di utilit� sia giusto, che sia un principio che per un uomo �
giusto perseguire; ammesso che la parola giusto possa avere (cosa non vera) un
significato che non si riferisca all�utilit�, dica se pu� esistere per un uomo un
motivo per seguirne i dettami; se c��, dica qual � questo motivo, e come vada
distinto da quelli che fanno valere i dettami dell�utilit�; se non c��, dica infine
a cosa pu� servire allora questo suo principio.