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L’illuminazione dei luoghi di lavoro in interni – UNI EN 12464-1:2011

L’illuminazione dei luoghi di lavoro in interni – UNI EN 12464-1:2011


Pubblicato il
di Gianfranco Ceresini
23/02/2012
Aggiornato al:
23/02/2012

1 Introduzione

L’illuminazione di un ambiente di lavoro in interni deve soddisfare alcuni requisiti allo scopo di offrire ai
lavoratori presenti una visione soddisfacente, sicura e invariabile nel tempo. Questi requisiti sono
definiti da disposizioni legislative (tabella 1), istituzionali (tabella 2) e normative (tabella 3).

Prescrizioni per l’illuminazione dei luoghi di lavoro previste dal Dlgs 81/08
Integrazione tra
Allegato IV articoli:
illuminazione
1.10.1. A meno che non sia richiesto diversamente dalle necessità delle
naturale e lavorazioni e salvo che non si tratti di locali sotterranei, i luoghi di lavoro
artificiale devono disporre di sufficiente luce naturale. In ogni caso, tutti i predetti
locali e luoghi di lavoro devono essere dotati di dispositivi che consentano
un'illuminazione artificiale adeguata per salvaguardare la sicurezza, la salute e il
benessere di lavoratori.

1.10.5. Gli ambienti, i posti di lavoro ed i passaggi devono essere illuminati con
luce naturale o artificiale in modo da assicurare una sufficiente
visibilità.
1.10.6. Nei casi in cui, per le esigenze tecniche di particolari lavorazioni o
procedimenti, non sia possibile illuminare adeguatamente gli ambienti, i luoghi ed
i posti indicati al punto 1.10.5, si devono adottare adeguate misure dirette ad
eliminare i rischi derivanti dalla mancanza e dalla insufficienza della
illuminazione.
Sicurezza dai
Allegato IV art. 1.10.2. - Gli impianti di illuminazione dei locali di lavoro e
pericoli delle vie di circolazione devono essere installati in modo che il tipo
d'illuminazione previsto non rappresenti un rischio di infortunio per i
lavoratori.
Illuminazione di
Allegato IV art. 1.10.3. - I luoghi di lavoro nei quali i lavoratori sono
sicurezza particolarmente esposti a rischi in caso di guasto dell'illuminazione artificiale,
devono disporre di un'illuminazione di sicurezza di sufficiente intensità.
Allegato IV art. 1.5.11 - Le vie e le uscite di emergenza che richiedono
un'illuminazione devono essere dotate di un'illuminazione di sicurezza di intensità
sufficiente, che entri in funzione in caso di guasto dell'impianto elettrico.
Allegato IV articoli: (“illuminazione sussidiaria” va letta come “illuminazione di
sicurezza”)

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Le informazioni contenute nel presente documento sono tutelate dal diritto d’autore e possono essere usate solo in conformità alle norme vigenti. In particolare Voltimum Italia
s.r.l. a socio Unico si riserva tutti i diritti sulla scheda e su tutti i relativi contenuti.
Il materiale e i contenuti presentati nel documento sono stati attentamente vagliati e analizzati, e sono stati elaborati con la massima cura. In ogni caso errori, inesattezze e
omissioni sono possibili. Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico declina qualsiasi responsabilità per errori ed omissioni eventualmente presenti nel sito.
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1.10.7.1. Negli stabilimenti e negli altri luoghi di lavoro devono esistere mezzi di
illuminazione sussidiaria da impiegare in caso di necessità.

1.10.7.2. Detti mezzi devono essere tenuti in posti noti al personale, conservati
in costante efficienza ed essere adeguati alle condizioni ed alle necessità del loro
impiego.
1.10.7.3. Quando siano presenti più di 100 lavoratori e la loro uscita all'aperto in
condizioni di oscurità non sia sicura ed agevole; quando l'abbandono
imprevedibile ed immediato del governo delle macchine o degli apparecchi sia di
pregiudizio per la sicurezza delle persone o degli impianti; quando si lavorino o
siano depositate materie esplodenti o infiammabili, l’illuminazione sussidiaria
deve essere fornita con mezzi di sicurezza atti ad entrare immediatamente in
funzione in caso di necessità e a garantire una illuminazione sufficiente per
intensità, durata, per numero e distribuzione delle sorgenti luminose, nei luoghi
nei quali la mancanza di illuminazione costituirebbe pericolo. Se detti mezzi non
sono costruiti in modo da entrare automaticamente in funzione, i dispositivi di
accensione devono essere a facile portata di mano e le istruzioni sull'uso dei
mezzi stessi devono essere rese manifeste al personale mediante appositi avvisi.

1.10.7.4. L'abbandono dei posti di lavoro e l'uscita all'aperto del personale deve,
qualora sia necessario ai fini della sicurezza, essere disposto prima
dell'esaurimento delle fonti della illuminazione sussidiaria.

1.10.8. Ove sia prestabilita la continuazione del lavoro anche in caso di


mancanza dell’illuminazione artificiale normale, quella sussidiaria deve essere
fornita da un impianto fisso atto a consentire la prosecuzione del lavoro in
condizioni di sufficiente visibilità.
Attrezzature di
Allegato V art. 7.1 - Le zone di operazione ed i punti di lavoro o di
lavoro manutenzione di un'attrezzatura di lavoro devono essere
opportunamente illuminati in funzione dei lavori da effettuare.

Allegato VI art. 1.3 - Le zone di azione delle macchine operatrici e quelle dei
lavori manuali, i campi di lettura o di osservazione degli organi e degli strumenti
di controllo, di misure o indicatori in genere e ogni luogo od elemento che
presenti un particolare pericolo di infortunio o che necessiti di una speciale
sorveglianza, devono essere illuminati in modo diretto con mezzi particolari.

Nei casi in cui, per le esigenze tecniche di particolari lavorazioni o procedimenti,


non sia possibile illuminare adeguatamente i posti indicati al punto precedente, si
devono adottare adeguate misure dirette ad eliminare i rischi derivanti dalla
mancanza o dalla insufficienza della illuminazione.
Manutenzione
Allegato IV art. 1.10.4. - Le superfici vetrate illuminanti ed i mezzi di
illuminazione artificiale devono essere tenuti costantemente in buone
condizioni di pulizia e di efficienza.
Illuminazione in
Allegato XXXIV art. 2b - L'illuminazione generale e specifica (lampade da tavolo)
presenza di deve garantire un illuminamento sufficiente e un contrasto appropriato tra lo
schermo e l'ambiente circostante, tenuto conto delle caratteristiche del lavoro e
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videoterminali delle esigenze visive dell'utilizzatore.

Riflessi sullo schermo, eccessivi contrasti di luminanza e abbagliamenti


dell’operatore devono essere evitati disponendo la postazione di lavoro in
funzione dell'ubicazione delle fonti di luce naturale e artificiale.

Si dovrà tener conto dell’esistenza di finestre, pareti trasparenti o traslucide,


pareti e attrezzature di colore chiaro che possono determinare fenomeni di
abbagliamento diretto e/o indiretto e/o riflessi sullo schermo.

Le finestre devono essere munite di un opportuno dispositivo di copertura


regolabile per attenuare la luce diurna che illumina il posto di lavoro.

Tabella 1 – Prescrizioni di illuminazione dei luoghi di lavoro previste dal Dlgs 81/08

Requisiti di illuminazione richiesti dalle Linee Guida Ex-ISPESL


E’ opportuno che i luoghi di lavoro siano dotati di
una quantità di luce adeguata per una
Quantità di illuminazione corretta visibilità nell’ambiente di lavoro e, in
particolare, per lo specifico compito visivo da
svolgere
E’ opportuno che i luoghi di lavoro siano dotati di
una distribuzione ed una collocazione
Integrazione tra illuminazione naturale e adeguata delle fonti (naturali e/o artificiali)
artificiale di illuminazione, atte ad evidenziare eventuali
situazioni di pericolo (ostacoli, spigoli vari, ecc.) e
ad evitare fenomeni di abbagliamento
E’ opportuno che i luoghi di lavoro siano dotati di
Qualità dell’illuminazione una qualità dell’illuminazione che consenta di
distinguere convenientemente i colori
Più l’oggetto da osservare è vicino e di ridotte
dimensioni, maggiore è lo sforzo che viene
richiesto all’apparato visivo per vedere
Nitidezza dell’immagine
nitidamente; più l’illuminazione dell’oggetto
è debole, più la nitidezza è ridotta ed aumenta
lo sforzo di accomodamento
Gli oggetti riflettono in modo diverso la luce a
seconda del loro colore (chiaro o scuro) e della
loro superficie (opaca o brillante); i cambiamenti
rapidi di direzione dello sguardo e/o la presenza
nel campo visivo di zone a luminosità molto
Adattamento alla quantità della luce
differenziata, impongono all’occhio una complessa
attività di regolazione. Per questa ragione
occorre evitare tanto la visione diretta delle
sorgenti luminose di notevole intensità,
quanto i loro riflessi fastidiosi (dovuti a
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schermi, cristalli, vernici brillanti, ecc.); i contrasti


sono tuttavia utili: un oggetto sarà più o meno
facilmente visibile a seconda del contrasto dello
stesso al fondo
La necessità di effettuare molteplici regolazioni
della vista a causa di sfavorevoli condizioni di
illuminazione, in rapporto con le operazioni da
compiere, può affaticare sensibilmente
l’apparato visivo. Detto fenomeno, che si
manifesta agli inizi con irritazione degli occhi,
finisce per determinare veri e propri disturbi.
Inoltre, la postura, eventualmente assunta per
compensare insufficienti o inidonee condizioni di
illuminazione del posto di lavoro, può provocare
disturbi a carico dell’apparato muscolo-
scheletrico.
Al fine di prevenire i danni alla salute imputabili
all’illuminazione, occorre adottare i correttivi che
le norme di legge o di buona tecnica prescrivono
Limitazione e prevenzione degli effetti sulla in relazione alle possibili causali di rischio
(tendaggi, corretto posizionamento della
salute
postazione di lavoro rispetto alle fonti di
illuminazione, adeguamento della
intensità,...). Quanto, infine, alla intensità ed
alle caratteristiche della illuminazione, è
opportuno che esse vengano adeguate in
relazione alle esigenze connesse al tipo di
lavorazione/attività espletata. Contro l’incidenza
diretta o riflessa del flusso luminoso, possono
essere adottate schermature, tendaggi, veneziane
preferibilmente a lamelle orizzontali. Effetti
positivi possono riscontrarsi, inoltre, prevedendo,
ove possibile, il corretto posizionamento delle
postazioni di lavoro rispetto alle fonti di
illuminazione, di cui dovrà curarsi la costante
manutenzione e pulizia, soprattutto per le
superfici vetrate o illuminanti

Tabella 2 – Indicazioni di illuminazione dei luoghi di lavoro previste dall’INAIL (Ex-ISPESL)

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Requisiti di illuminazione richiesti dalla norma UNI EN 12464-1


L’illuminamento dell’ambiente deve indurre una
Comfort visivo sensazione di benessere che faciliti il compito
visivo e lavorativo delle persone
L’illuminamento dell’ambiente deve garantire
una buona visibilità allo scopo di poter
Prestazione visiva svolgere al meglio una determinata attività
ovvero riuscire a percepire con velocità,
accuratezza e contrasto l’oggetto della visione
L’illuminamento dell’ambiente deve garantire un
Sicurezza rapido e sicuro riconoscimento dei possibili
pericoli presenti nel luogo di lavoro

Tabella 3 – Requisiti di progettazione illuminotecnica richiesti dalla norma UNI EN 12464-1

La nuova normativa UNI EN 12464-1 “Illuminazione dei posti di lavoro. Parte 1: posti di lavoro in
interni” in vigore dal 1 luglio 2003, andata a sostituire la vecchia UNI EN 10380 datata 1994
“Illuminazione di interni con luce artificiale”, va a definire i criteri per una corretta progettazione
illuminotecnica dei luoghi di lavoro ed introduce alcuni concetti atti a migliorare la qualità
dell’illuminazione. L’edizione 2003 della norma UNI EN 12464-1 è andata in pensione lo scorso 31
dicembre 2011 per essere sostituita da una nuova versione datata luglio 2011 e pubblicata per ora
solo in lingua inglese dall’UNI.
La norma EN 12464-1 versione 2011 apporta alcune significative differenze rispetto alla versione del
2003, ma come la precedente riunisce nel soddisfacimento di tre fattori fondamentali (tabella 3), l’idea
di progettazione illuminotecnica nei luoghi di lavoro:

 Comfort visivo, cioè il raggiungimento di una sensazione di benessere, fisiologico e psicologico,


che contribuisca a migliorare la produttività dei lavoratori;
 Prestazione visiva, cioè la possibilità, da parte dei lavoratori, di svolgere il loro compito anche in
condizioni difficili e a lungo nel tempo. Può essere definita come il rapporto tra il lavoro svolto con
un certo illuminamento e lo stesso lavoro svolto in condizioni di illuminamento ideale (se ne ricava
un coefficiente inferiore ad 1 come risulta dalla tabella 4). La prestazione visiva viene influenzata
dalla capacità visive della persona (giovane, anziana), dal tipo di compito visivo da svolgere
(facile, medio, difficile) e dalle caratteristiche dell’ambiente e del tipo di impegno richiesto (medio,
elevato);
 Sicurezza, cioè la garanzia che l’illuminazione non incida negativamente sulle condizioni di
sicurezza dei lavoratori;

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Livello di impegno medio Livello di impegno elevato


Compito Prestazione visiva Prestazione visiva Prestazione visiva Prestazione visiva
Facile 0,97 0,83 0,83 0,75
Medio 0,85 0,7 0,7 0,6
Difficile 0,7 0,45 0,6 0,4
Giovani Anziani Giovani Anziani

Tabella 4 – Dalla pubblicazione CIE 19.2, le variazioni delle prestazioni visive tra giovani e anziani in
una situazione con illuminamento medio di 500 lx

Esaminiamo in dettaglio i parametri che vanno presi in considerazione per garantire comfort,
prestazione visiva e sicurezza:

• Illuminamento e sua uniformità


• Illuminamento delle pareti e del soffitto
• Distribuzione delle luminanze
• Abbagliamento e sua limitazione
• Direzione della luce
• Aspetti cromatici della luce
• Sfarfallamento ed effetti stroboscopici
• Illuminamento dello spazio interno (cilindrico, modellato, direzionale)
• Fattore di manutenzione
• Efficienza energetica
• Integrazione della luce diurna
• Illuminazione in presenza di videoterminali
• Valutazione del rischio dovuto all’illuminazione

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2 Illuminamento e sua uniformità

Come nella vecchia versione, anche nella versione 2011 della UNI EN 12464-1 si differenzia
l’illuminazione concentrandola dove è richiesto un determinato compito (es. lettura, scrittura, disegno,
lavoro sul computer). L’area dove, per lavoro, occorre svolgere un determinato compito visivo può
essere orizzontale, inclinata o anche verticale (figura 1).

Figura 1 – Illuminazione differente per compiti visivi differenti

A questo scopo è stato definito l’illuminamento medio mantenuto Em, cioè il minimo valore di
illuminamento medio consentito in una zona dove deve essere svolto un determinato compito visivo:
non si può mai scendere al di sotto, di conseguenza l’avvicinamento a questo valore indica che è
giunto il momento di effettuare una manutenzione. A questo proposito è importante sottolineare che,
in sede di definizione del valore iniziale dell’illuminamento medio, sarà opportuno dividere il valore di
Em fornito dalla norma per il fattore di manutenzione FM per tenere conto dell’inevitabile decadimento
nel tempo (quindi ad esempio in una cucina di un ristorante, dove si è determinato un fattore di
manutenzione di 0,8, l’illuminamento medio in sede di progettazione non dovrà essere 500 lx come
previsto dalla norma UNI EN 12464-1, vedi tabella 21, ma bensì 500/0,8 = 625 lx).
Possono ovviamente esserci diversi valori all’interno di uno stesso locale, potendo convivere differenti
tipologie di lavori e quindi di compiti visivi.

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Essendo difficile in fase di progettazione individuare con esattezza la zona dove si svolgerà il compito
visivo, la norma prevede un’area più estesa attorno a quella sede del compito visivo, chiamata zona
del compito visivo, all’interno della quale mantenere l’illuminamento Em (figura 2). Attorno a questa
zona viene definita una zona immediatamente circostante che è una fascia attorno alla zona del
compito di ampiezza minima di 0,5 m, nella quale l’illuminamento può essere diminuito rispetto a
quello della zona del compito visivo, in base a quanto prescritto dalla tabella 5. Attorno alla zona
circostante viene considerata un’altra area chiamata zona di sfondo.
La zona di sfondo è una fascia di almeno 3 metri attorno all’area immediatamente circostante e deve
essere illuminata con un valore medio mantenuto pari ad almeno 1/3 dell'illuminamento previsto per
l'area immediatamente circostante.

Illuminamento nella zona Illuminamento nella zona Illuminamento della zona


del compito visivo immediatamente circostante di sfondo
lx lx lx
≥ 750 500 > 500/3
500 300 > 300/3
300 200 > 200/3
200 150 > 150/3
≤ 150 Uguale a quello della zona del > (illuminamento compito
compito visivo visivo)/3

Tabella 5 – Correlazione tra illuminamenti delle zone del compito con le zone circostanti e con la zona
di sfondo

Figura 2 – Zona del compito visivo, area di colore blu, che comprende al suo interno l’area sede del
compito visivo (Zumtobel Staff)

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Figura 3 - Ampiezza della zona di sfondo (novità introdotta dalla UNI EN 12464-1:2011)

Nel caso in cui non si riescano ad individuare le zone del compito visivo all’interno dell’ambiente di
lavoro, ci sono due soluzioni possibili:

a. estendere a tutto l’ambiente la zona del compito, escludendo solo le aree nelle quali si sia
certi che non si svolgerà l’attività visiva legata al lavoro, oppure
b. si illumina l'intera area con una uniformità U0 ≥ 0,4 con un livello di illuminamento previsto dal
progettista. Se il compito visivo diventa noto in un secondo momento, il layout dell'impianto
deve essere riprogettato per garantire l'illuminamento prescritto.

Chiaramente non ci possono essere variazioni troppo brusche tra zone del compito e zone circostanti,
pena abbagliamento e conseguente affaticamento visivo. A questo proposito, per sentirsi bene e non
stancarsi precocemente è fondamentale una distribuzione equilibrata delle luminanze. Per questo
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scopo va mantenuto un determinato livello minimo di uniformità d’illuminamento sia nella zona del
compito visivo che nella zona immediatamente circostante. L’uniformità di illuminamento è un
parametro definito come il rapporto fra l’illuminamento minimo e l’illuminamento medio su una data
superficie (Emin/Emedio). La norma UNI EN 12464-1 definisce i valori minimi di uniformità al di sotto dei
quali non scendere;
o per le zone del compito visivo il valore minimo di uniformità cambia a seconda del compito ed
è indicato in tabella 21
o per le zone immediatamente circostanti l’uniformità minima è di 0,4;
o per le zone di sfondo l’uniformità minima scende a 0,1.

La stessa norma, per i livelli di illuminamento dei vari locali, propone una scala di valori espressi in lux,
di questo tipo: 20 – 30 – 50 – 75 – 100 – 150 – 200 – 300 – 500 – 750 – 1000 – 1500 – 2000 – 3000 –
5000. Detto che 20 lx sono il livello minimo indicato, in quanto è il valore al di sotto del quale non si
riesce ad identificare una persona, e che 200 lx è il valore minimo di illuminamento che la norma
concede in zone occupate continuamente, si possono accettare delle deviazioni dai valori indicati
dalla tabella generale dei requisiti illuminotecnici (tabella 21), aumentandone i lux di gradino (ad
esempio da 300 a 500) della scale degli illuminamenti quando esista una delle seguenti condizioni
particolarmente critiche di lavoro:

 Compito visivo critico


 Errori non economicamente accettabili
 Compito svolto per tempi eccezionalmente lunghi
 Dettagli del compito eccezionalmente piccoli
 Capacità visive del lavoratore inferiori alla norma
 Importanti alta produttività e accuratezza nel lavoro

o diminuendone i lux dello stesso gradino (ad esempio da 200 a 150), quando le condizioni di lavoro
lo consentono:

 Compito visivo con dettagli non particolarmente piccoli o con alti contrasti
 Compito svolto per tempi eccezionalmente brevi

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3 Illuminamento delle pareti e del soffitto

Nella versione 2004 della norma UNI EN 12464-1, nessuna prescrizione era prevista per queste
superfici. Invece, nella revisione 2011 sono state inserite delle prescrizioni relative ai valori di
illuminamento delle principali superfici di ambienti chiusi. Le motivazioni che hanno portato a
prescrivere questi illuminamenti sono giustificati dal fatto che sia le pareti, che il soffitto, entrano nel
campo visivo dell’osservatore (“background”), quindi queste superfici rivestono una notevole
importanza nel definire il comfort visivo dell’ambiente. I valori di illuminamento medi prescritti sono:

• per le pareti > 50 lx con U0 ≥ 0,10


• per il soffitto > 30 lx con U0 ≥ 0,10

In una nota è specificato che in locali dove a causa delle dimensioni, della complessità e di costrizioni
operative non è possibile rispettare quanto sopra prescritto, un valore ridotto dell’illuminamento
potrebbe essere accettato. Questo significa che, se ad esempio il locale da illuminare è molto alto e gli
apparecchi sono molto distanti dal soffitto, le parti più elevate delle pareti saranno poco illuminate,
quindi l'illuminamento medio di queste superfici sarà molto basso. In queste condizioni la norma
accetta valori ridotti di illuminamento. Un’altra nota prevede invece, per locali dove sono presenti
attività o compiti visivi che richiedono superfici luminose come uffici, ospedali e aule scolastiche, il
valore dell’illuminamento medio mantenuto diventa > 75 lx per le pareti e > 50 lx per il soffitto.
L’uniformità rimane per ambedue le superfici U0 ≥ 0,10.

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4 Distribuzione delle luminanze

La luminanza è l’unica, fra le grandezze illuminotecniche, ad essere percepita direttamente dal nostro
occhio. Di conseguenza risulta di estrema importanza garantire una distribuzione bilanciata della
luminanza nel campo visivo dei lavoratori, allo scopo di aumentare la nitidezza della visione, di
migliorare la possibilità di distinguere piccole differenze di luminanza, di aumentare l’efficienza delle
funzioni oculari (quali l’accomodamento, la convergenza, etc.), e di migliorare il comfort visivo.
La percezione di un oggetto è in funzione del contrasto rispetto a ciò che sta intorno, ossia della
differenza di luminanza fra l’oggetto e lo sfondo.
Poiché l’entità della luminanza dipende dall’illuminamento di una superficie, dall’indice di riflessione
della superficie illuminata e dalla direzione della luce riflessa, la norma consiglia i seguenti fattori di
riflessione per le pareti di un locale adibito a lavoro (tabella 6).

Tipo di superficie Fattore di riflessione consigliato (EN 12464-1)


Soffitto Da 0,7 a 0,9
Pareti Da 0,5 a 0,8
Pavimento Da 0,2 a 0,4

Tabella 6 – Intervalli consigliati per i fattori di riflessione di un locale

Nella edizione 2011 della norma UNI EN 12464-1 non è più prescritto il fattore di riflessione del piano
di lavoro, ma una nota specifica che il fattore di riflessione degli oggetti principali (arredi, macchinari,
superfici delle scrivanie) dovrebbe essere compreso tra 0,2 e 0,7.
Gli effetti negativi causati da scelte errate legate alla luminanza possono portare ad abbagliamento
(nel caso di luminanze troppo elevate), ad affaticamenti oculari (nel caso di contrasti di luminanza
troppo alti) e ad un ambiente di lavoro poco piacevole e poco stimolante (nel caso si ottengano
luminanze e contrasti troppo bassi). In genere un rapporto di 1 a 3 fra la luminanza media della zona
immediatamente circostante e quella del compito visivo e di 1 a 10 fra la luminanza media delle aree
periferiche del campo visivo, ossia pareti, soffitto e pavimento, e quella del compito visivo, sono
considerati valori limite da non superare. Ad esempio se la luminanza del compito visivo è di 150
2 2
cd/m , la luminanza negli immediati dintorni non deve scendere sotto 50 cd/m e quella delle zone
2
periferiche sotto 15 cd/m .

Figura 4 – Equilibrio errato e corretto delle luminanze

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L’illuminazione dei luoghi di lavoro in interni – UNI EN 12464-1:2011

5 Abbagliamento e sua limitazione


Per abbagliamento si intende la sensazione visiva causata da una distribuzione sfavorevole delle
luminanze e/o da contrasti eccessivi di luminanze nel campo visivo. L’abbagliamento si può dividere in
due categorie:

 Abbagliamento diretto (chiamato molesto) che è provocato direttamente dalle sorgenti


luminose, cioè dagli apparecchi di illuminazione o dalle finestre;

Figura 5 – Abbagliamento diretto (Zumtobel Staff)

 Abbagliamento riflesso che è provocato dalla riflessione della luce su oggetti e superfici
che fanno da specchio (es. schermo di computer) ;

Figura 6 – Abbagliamento riflesso (Zumtobel Staff)

Entrambi i tipi di abbagliamento sono da evitare, in quanto portano a cali di concentrazione ad


aumento degli errori e a stanchezza.

Abbagliamento diretto

Mentre per l’abbagliamento diretto provocato dalle finestre vi rimandiamo ad un punto successivo,
parliamo dell’abbagliamento diretto provocato dagli apparecchi di illuminazione che viene
valutato nella norma UNI EN 12464-1, attraverso il metodo dell’indice unificato di abbagliamento UGR
(Unified Glare Rating). L'UGR è un indice unificato in campo internazionale, sviluppato dalla CIE
(Commission International de l'Eclairage) nella pubblicazione 117 del 1995, per la valutazione

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dell'abbagliamento diretto per ogni specifica applicazione, in funzione della disposizione degli
apparecchi illuminanti, delle caratteristiche dell'ambiente (dimensioni, riflessioni) e del punto di
osservazione degli operatori. I valori standard di riferimento dell'UGR sono compresi tra 10 (nessun
abbagliamento) e 30 (abbagliamento fisiologico considerevole) distanziati di 3 unità (10, 13, 16, 19,
22, 25 e 28), da ricercarsi nelle due direzioni di vista (trasversale e longitudinale rispetto
all'apparecchio): più basso è il valore, minore è l'abbagliamento diretto. In tabella 6bis viene indicato
più in dettaglio il rapporto tra valori di UGR e grado di abbagliamento percepito. Nella tabella generale
dei requisiti illuminotecnici dei vari locali (tabella 21), viene indicato (dove può essere definito) il valore
massimo di UGR da non superare. Il fattore UGR tiene conto della luminanza di sfondo (soffitto,
pareti) e della somma dell’effetto di abbagliamento di ciascun apparecchio collocato nel locale riferite
ad una posizione standard dell’osservatore. L’UGR, che dovrebbe essere fornito dal costruttore
dell’apparecchio di illuminazione per una certa geometria di ambiente, non è però definito per
apparecchi di illuminazione che hanno una componente di illuminazione indiretta superiore al 65%.
Se le posizioni degli apparecchi e dell’osservatore differiscono di molto rispetto a quelle standard, il
fattore UGR può cambiare anche di molto. I valori limite in questo caso sono ancora allo studio, anche
se esistono tabelle del CIE che consentono di fare delle stime in base al variare della posizione
dell’osservatore.

Ma come è possibile ridurre e/o rimediare alla distorsione di visione causata da un abbagliamento ?
Se l’abbagliamento è provocato dalle finestre, per la sua limitazione ci si affida a tende e serrande,
mentre se l’abbagliamento proviene dagli apparecchi luminosi, lo si limita con una adeguata
schermatura delle lampade con elementi che non siano trasparenti, come per esempio le lamelle, con
un angolo minimo di schermatura indicato in tabella 7. L’angolo di schermatura α di un apparecchio,
viene misurato rispetto all’orizzontale (figura 7). Nel caso più semplice gli apparecchi schermati
possiedono lamelle metalliche o di plastica montate sia trasversalmente che longitudinalmente rispetto
all’asse della lampada.
La norma UNI EN 12464-1 fornisce una formula per il calcolo manuale del fattore UGR, ma in genere
viene calcolato attraverso software.

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Figura 7 – Esempi di angoli di schermatura di alcuni apparecchi di illuminazione (Zumtobel Staff)

Entità dell’abbagliamento diretto UGR


Abbagliamento intollerabile > 28
Abbagliamento quasi intollerabile 28 (es. sottopassi ferroviari)
Abbagliamento fastidioso 25 (es. lavori grezzi industriali)
Abbagliamento quasi fastidioso 22 (es. lavori fini industriali)
Abbagliamento appena accettabile 19 (es. uffici)
Abbagliamento accettabile 16
Abbagliamento percepibile 13
Abbagliamento appena percepibile 10

Tabella 7 – Valori dell’abbagliamento diretto dovuto alla luce artificiale diretta e indice UGR

Luminanza della lampada Angolo minimo di schermatura


L [kcd/m2]
20 ≤ L < 50 15°
50 ≤ L < 500 20°
L ≥ 500 30°

Tabella 8 – Angoli di schermatura minimi in base alla luminanza della lampada


(valori non validi in caso di apparecchi ad illuminazione indiretta o montati al di sotto del livello della
visione)

Abbagliamento riflesso

A causa di superfici troppo riflettenti e del posizionamento sbagliato degli apparecchi di illuminazione
e/o dei posti di lavoro, possono venire alterate le condizioni di visibilità del compito. Per evitare o
ridurre l’abbagliamento riflesso si possono seguire le seguenti indicazioni:

 Sistemazione adeguata e coerente tra apparecchi di illuminazione e posti di lavoro;

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 Uso di superfici opache e satinate, a riflessione diffusa o schermate sul posto di lavoro;
 Riduzione della luminanza degli apparecchi di illuminazione in modo da limitare i riflessi
sull’oggetto da vedere;
 Aumento dell’area luminosa dell’apparecchio di illuminazione, cioè utilizzo di luce diffusa,
con forti componenti di luce indiretta;
 Avere pareti e soffitto di colore chiaro;

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6 Direzione della luce

L’illuminazione diffusa dovrebbe essere miscelata in maniera equilibrata, ad una illuminazione


direzionale (cioè che proviene da una ben precisa direzione), allo scopo di migliorare il riconoscimento
tridimensionale degli oggetti, creando un’ombreggiatura nella quale si passa dalla zone scure a quelle
chiare senza traumi visivi e le forme sono rivelate in modo chiaro e piacevole.
Senza un equilibrio tra illuminazione direzionale e diffusa potrebbero crearsi inconvenienti quali un
ambiente senza ombre dove tutto appare monotono (eccesso di luce diffusa), oppure un ambiente con
ombre troppo pronunciate con conseguenti zone completamente scure (eccesso di luce direzionale).
L’illuminazione direzionale può essere utilizzata inoltre per migliorare uno specifico compito visivo,
aumentando la visibilità dei dettagli dell’attività da svolgere.

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7 Aspetti cromatici della luce

Per descrivere le proprietà cromatiche di una sorgente luminosa, la norma UNI EN 12464-1 prende in
considerazione due fattori:

 La temperatura di colore (TCP) che indica l'apparenza cromatica della luce stessa;
 L'indice di resa del colore (Ra) che dice in che misura il colore di un oggetto illuminato
artificialmente (es. pareti, mobili, oggetti di lavoro, etc.) appare naturale a chi lo osserva;

Temperatura di colore

Questo parametro nasce da un confronto che viene effettuato con le variazioni luminose di un corpo
nero riscaldato. Man mano che aumenta la temperatura, il corpo nero passa gradualmente dal rosso
all'arancio, al giallo, al bianco, fino al bianco azzurrognolo. La temperatura di colore di una sorgente
luminosa è appunto la temperatura, espressa in gradi kelvin (K), alla quale il colore del corpo nero
corrisponderà esattamente a quello della sorgente luminosa. Poiché per molte sorgenti luminose non
è possibile ottenere una corrispondenza perfetta, in tali casi si fa riferimento alla corrispondenza più
vicina possibile, ed il colore viene descritto come temperatura di colore correlata (TCP). E’ questa la
temperatura che viene indicata nella tabella 9, tratta dalla norma, e che mostra il colore apparente
della luce in relazione alla temperatura di colore delle lampade.

Si noti che le descrizioni (calda, fredda, etc.) si riferiscono al modo in cui vengono percepiti i colori,
ovvero all'impatto psicologico dell'illuminazione. I colori e le sorgenti luminose nella zona blu dello
spettro sono indicati come freddi e quelli verso la zona rossa-arancione sono invece descritti come
caldi.

Apparenza del colore Temperatura correlata


Calda TCP < 3300 K
Neutra 3300 K ≤ TCP ≤ 5300 K
Fredda TCP > 5300 K

Tabella 9 – Gruppi di apparenza di colore delle lampade

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Figura 8 – Diagramma che mette in relazione illuminamento e temperatura di colore per ottenere un
buon livello di comfort visivo.

Resa del colore


La resa del colore è un indice che ci permette di capire se i colori e la pelle umana, illuminati in modo
artificiale, sono resi in modo naturale, cioè appaiono a chi li osserva come illuminati dalla luce del sole.
Nella tabella generale dei requisiti illuminotecnici dei vari locali (tabella 21) viene indicato il valore
minimo di Ra, che consiste in un numero compreso tra 0 e 100. Un indice Ra pari o superiore ad 80
viene normalmente considerato alto ed indica che la sorgente ha buone proprietà di resa cromatica;
ad esempio le sorgenti di tipo termico, come le lampade a incandescenza, hanno un’ottima resa del
colore, mentre le lampade fluorescenti sono invece disponibili in diverse rese.
La norma UNI EN 12464-1 consiglia di non utilizzare lampade con un indice inferiore ad 80 nei luoghi
di lavoro dove le persone permangono e/o lavorano per lunghi periodi. Viene consentito un indice
inferiore ad 80, come eccezione, se il locale da illuminare è molto alto, ma comunque va garantita
un’illuminazione con un indice di resa del colore più elevata in corrispondenza dei posti di lavoro fissi
occupati in continuazione e dove i colori dei segnali di sicurezza devono essere riconosciuti.
In generale quindi, un indice Ra elevato significa che una sorgente luminosa renderà bene i colori.
Dato comunque che gli indici Ra sono calcolati per le sorgenti luminose a una specifica temperatura di
colore, non ha senso confrontare due sorgenti luminose con differente temperatura di colore e stesso
indice di resa del colore Ra. Ricordiamo inoltre che l'indice Ra è la media effettuata su otto differenti
colori, e che di conseguenza una sorgente luminosa con un indice Ra elevato non garantisce la resa
naturale di uno specifico colore, ma solo la tendenza a rendere bene un ampio spettro di colori.

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8 Sfarfallamento ed effetti stroboscopici

Effetti assolutamente indesiderati sono lo sfarfallamento (flicker), responsabile di distrazioni e a lungo


andare, anche di disturbi più gravi come le cefalee, e l’effetto stroboscopico provocato dal flusso
luminoso che pulsa a frequenza doppia di quella della rete (100 Hz). Normalmente questa frequenza
non viene percepita, ma nel momento in cui ci sono macchinari, quali ad esempio un tornio, che
ruotano velocemente, si può creare una pericolosissima illusione ottica tale per cui l’attrezzo sembra
addirittura fermo, determinando così una situazione di estremo pericolo. L’effetto stroboscopico si può
annullare utilizzando ad esempio lampade a scarica con reattori elettronici funzionanti ad alte
frequenze (circa 30 kHz), oppure lampade ad incandescenza alimentate in continua.

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9 Illuminamento dello spazio interno (cilindrico, modellato, direzionale)

Oltre all’illuminazione del compito visivo, dovrebbe essere illuminato anche il volume di spazio
occupato dalle persone. Questa luce è necessaria per evidenziare meglio gli oggetti, rilevarne la
consistenza e migliorare l'aspetto delle persone all'interno dello spazio. I termini "illuminamento medio
cilindrico", "modellato" e "illuminazione direzionale" descrivono queste condizioni di illuminazione.
Un buon riconoscimento degli oggetti all'interno di uno spazio richiede che il volume di spazio nel
quale le persone lavorano debbano essere illuminati. Ciò è realizzato fornendo un adeguato
illuminamento medio cilindrico, Ez, nello spazio. L'illuminamento medio mantenuto cilindrico
(illuminamento medio sul piano verticale) per l'attività e le aree interne non deve essere inferiore a 50
lx con Uo ≥ 0,1, su un piano orizzontale ad un'altezza specificata, ad esempio 1,2 m per persone
sedute e 1,6 m per le persone in piedi sopra il pavimento. Nelle zone in cui è importante una buona
comunicazione visiva, soprattutto in uffici, sale riunioni e aree di insegnamento, Ez non deve essere
inferiore ai 150 lx con Uo ≥ 0,1.
L'aspetto generale di un ambiente interno è esaltato quando le sue caratteristiche strutturali, le
persone e gli oggetti al suo interno sono illuminati in modo tale che le forme siano rivelate in modo
chiaro e piacevole. L’illuminazione non dovrebbe essere né troppo direzionale, per non produrre
ombre troppo dure, né troppo diffusa per non perdere completamente l’effetto del modellato, rendendo
l’ambiente luminoso monotono. Ombre multiple causate da un’illuminazione direzionale da più
posizioni dovrebbe essere evitata in quanto questo può portare ad una effetto visivo confuso. Il
modellato descrive l'equilibrio tra luce diffusa e luce diretta. Il rapporto cilindrico dell’illuminamento
orizzontale in un punto è un indicatore di modellazione. Con una disposizione uniforme di apparecchi
o lucernari un valore compreso tra 0,30 e 0,60 è un indicatore di buona modellazione.
L’illuminazione da una direzione specifica può rilevare i dettagli di un compito visivo, aumentandone la
visibilità e rendendo più facile l’espletamento del compito stesso. Devono essere evitate le ombre
troppo dure che interferiscono con il compito visivo, ma alcune ombre contribuiscono ad aumentare la
visibilità del compito.

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10 Fattore di manutenzione

La manutenzione degli impianti di illuminazione è essenziale per mantenere nel tempo le prestazioni
di un sistema di illuminazione entro i limiti progettuali e per promuovere un uso efficiente dell’energia.
Il livello di illuminazione all’interno di un locale infatti decresce gradualmente nel corso della vita
dell’impianto. Il parametro che descrive questa riduzione viene definito fattore di manutenzione (FM),
la cui definizione è la seguente: “il rapporto tra l’illuminamento medio sul piano di lavoro dopo un certo
periodo di uso dell’impianto (1°manutenzione) rispetto al valore medio dell’illuminamento ottenuto
sotto le stesse condizioni quando l’impianto è nuovo”.

E
FM = m
E
in
dove Em è l’illuminamento medio mantenuto ed Ein è l’illuminamento iniziale.

E’ evidente quindi che stiamo parlando di un parametro di valore inferiore ad 1, di fondamentale


importanza per la progettazione dell’impianto di illuminazione. Il progettista deve infatti, in base alla
norma UNI EN 12464-1:

 stabilire il fattore di manutenzione ed elencare tutte le ipotesi richieste per la valutazione


di questo valore;
 specificare gli apparecchi di illuminazione adatti per l’ambiente;
 preparare un programma completo di manutenzione in cui si devono indicare: la
frequenza con cui si devono sostituire le lampade, gli intervalli di pulizia degli apparecchi
di illuminazione e del locale, ed il metodo di pulizia più adeguato.

In sostanza, il fattore di manutenzione serve per valutare nel progetto il calo di illuminamento dovuto a
sporcizia, usura e guasti delle lampade che si verificano nel corso del tempo, e dipende da come
vengono “mantenute” le lampade, gli alimentatori, gli apparecchi di illuminazione, l’ambiente
circostante, e da come viene elaborato il programma di manutenzione. L’illuminamento che il
progettista calcola inizialmente Ein, deve essere allora superiore a quello desiderato per l’ambiente da
illuminare Em, per tenere conto del fattore di manutenzione.

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Figura 9 – Variazione dell’illuminamento attraverso la vita di un impianto.


In assenza di manutenzione, l’illuminamento dopo 6 anni scende al 50 % di quello iniziale. Un
programma di manutenzione biennale unito alla sostituzione delle lampade ed alla pulizia delle pareti
ogni 6 anni, porta ad ottenere un illuminamento dopo 6 anni pari al 98 % di quello iniziale.
(Esempio di lampade fluorescenti lineari montate su apparecchi riflettori in ambito industriale)

Per una valutazione più precisa ci si può rifare alla pubblicazione CIE 97/2005 “Guida alla
manutenzione dei sistemi di illuminazione per interni”, la quale permette di calcolare il fattore di
manutenzione (FM) come prodotto di quattro parametri:

FM = LLMF x LSF x LMF x RSMF


dove:
 LLMF è il fattore di manutenzione del flusso luminoso che indica la riduzione del
flusso specifica di una lampada nel corso della sua durata;
 LSF è il fattore di durata delle lampade che indica la percentuale di lampade ancora
funzionanti trascorso un certo intervallo di manutenzione;

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 LMF è il fattore di manutenzione dell’apparecchio che indica il calo di efficienza di un


apparecchio dovuto alla sporcizia che si accumula trascorso un certo intervallo di
manutenzione/pulizia;
 RSMF è il fattore di manutenzione del locale che indica il calo degli indici di riflessione
delle superfici perimetrali, dovuto alla sporcizia che si accumula trascorso un certo
intervallo di manutenzione/pulizia.

Le tabelle seguenti prese dalla pubblicazione CIE 97 del 2005, permettono di risalire al valore di
questi quattro parametri:

Durata di esercizio
0,1 0,5 1 2 4 6 8 10 12 15 20 30
in 1000 ore
Tipo lampade Fattore
LLMF 1,00 0,97 0,93
Incandescenza
LSF 1,00 0,98 0,50
LLMF 1,00 0,99 0,97 0,95
Alogene
LSF 1,00 1,00 0,78 0,50
Fluorescenti LLMF 1,00 0,99 0,98 0,97 0,93 0,92 0,90 0,90 0,90 0,90 0,90
trifosforo LSF 1,00 1,00 1,00 1,00 1,00 0,99 0,98 0,98 0,97 0,94 0,50
Fluorescenti LLMF 1,00 0,98 0,96 0,95 0,87 0,84 0,81 0,79 0,77 0,75
alofosfati LSF 1,00 1,00 1,00 1,00 1,00 0,99 0,98 0,98 0,92 0,50
Fluorescenti LLMF 1,00 0,98 0,97 0,94 0,91 0,89 0,87 0,85
compatte LSF 1,00 0,99 0,99 0,98 0,97 0,94 0,86 0,50
Vapori di
LLMF 1,00 0,99 0,97 0,93 0,85 0,82 0,80 0,79 0,78 0,77 0,76
mercurio alta
LSF 1,00 1,00 0,99 0,98 0,97 0,94 0,90 0,86 0,79 0,69 0,50
pressione
Ioduri LLMF 1,00 0,98 0,95 0,90 0,87 0,83 0,79 0,65 0,63 0,58 0,50
metallici LSF 1,00 0,99 0,99 0,98 0,97 0,92 0,86 0,80 0,73 0,66 0,50
Vapori di sodio LLMF 1,00 1,00 0,98 0,98 0,98 0,97 0,97 0,97 0,97 0,96 0,94 0,90
alta pressione LSF 1,00 1,00 1,00 1,00 0,99 0,99 0,99 0,99 0,97 0,95 0,92 0,50
LLMF I dati stanno cambiando troppo rapidamente
LED
LSF I dati stanno cambiando troppo rapidamente

Tabella 10 – Fattore di manutenzione del flusso luminoso (LLMF) e fattore di durata delle lampade
(LSF)
Se è prevista la sostituzione singola delle lampade, il fattore di durata delle lampade LSF sarà pari a 1

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Intervallo di
pulizia degli
0 0,5 1,0 1,5 2,0 2,5 3,0
apparecchi
(anni)
Condizioni Qual-
MP P N S MP P N S MP P N S MP P N S MP P N S MP P N S
dell’ambiente siasi
Tipo
apparecchi

A 1 0,98 0,95 0,92 0,88 0,96 0,93 0,89 0,83 0,95 0,91 0,87 0,80 0,94 0,89 0,84 0,78 0,93 0,87 0,82 0,75 0,92 0,85 0,79 0,73

B 1 0,96 0,95 0,91 0,88 0,95 0,90 0,86 0,83 0,94 0,87 0,83 0,79 0,92 0,84 0,80 0,75 0,91 0,82 0,76 0,71 0,89 0,79 0,74 0,68

C 1 0,95 0,93 0,89 0,85 0,94 0,89 0,81 0,75 0,93 0,84 0,74 0,66 0,91 0,80 0,69 0,59 0,89 0,77 0,64 0,54 0,87 0,74 0,61 0,52

D 1 0,94 0,92 0,87 0,83 0,94 0,88 0,82 0,77 0,93 0,85 0,79 0,73 0,91 0,83 0,77 0,71 0,90 0,81 0,75 0,68 0,89 0,79 0,73 0,65

E 1 0,94 0,96 0,93 0,91 0,96 0,94 0,90 0,86 0,92 0,92 0,88 0,83 0,93 0,91 0,86 0,81 0,92 0,90 0,85 0,80 0,92 0,90 0,84 0,79

F 1 0,94 0,92 0,89 0,85 0,93 0,86 0,81 0,74 0,91 0,81 0,73 0,65 0,88 0,77 0,66 0,57 0,86 0,73 0,60 0,51 0,85 0,70 0,55 0,45

G 1 1,00 1,00 0,99 0,98 1,00 0,99 0,96 0,93 0,99 0,97 0,94 0,89 0,99 0,96 0,92 0,87 0,98 0,95 0,91 0,86 0,98 0,95 0,90 0,85

Tabella 11 – Fattore di manutenzione dell’apparecchio (LMF)

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Intervallo di pulizia del locale


0 0,5 1,0 1,5 2,0 2,5 3,0
(anni)
Qual-
Condizioni dell’ambiente MP P N S MP P N S MP P N S MP P N S MP P N S MP P N S
siasi
Fattori di
riflessione
Tipo di
di soffitto/
illuminazione
pareti/
pavimento
Diretta 1,00 0,97 0,93 0,88 0,81 0,96 0,92 0,86 0,80 0,95 0,91 0,86 0,80 0,95 0,91 0,85 0,80 0,95 0,91 0,85 0,80 0,95 0,91 0,85 0,80
0,8/0,7/0,2 Diretta/Indiretta 1,00 0,95 0,90 0,81 0,70 0,94 0,88 0,78 0,67 0,93 0,87 0,77 0,67 0,93 0,87 0,77 0,67 0,93 0,87 0,77 0,67 0,93 0,87 0,77 0,67
Indiretta 1,00 0,93 0,86 0,72 0,54 0,91 0,82 0,67 0,50 0,90 0,81 0,66 0,49 0,90 0,81 0,66 0,49 0,90 0,81 0,66 0,49 0,90 0,81 0,66 0,49
Diretta 1,00 0,98 0,96 0,92 0,87 0,97 0,95 0,91 0,86 0,97 0,94 0,90 0,86 0,97 0,94 0,90 0,86 0,97 0,94 0,90 0,86 0,97 0,94 0,90 0,86
0,7/0,5/0,2 Diretta/Indiretta 1,00 0,97 0,93 0,87 0,77 0,96 0,91 0,84 0,75 0,95 0,91 0,84 0,75 0,95 0,91 0,83 0,75 0,95 0,91 0,83 0,75 0,95 0,91 0,83 0,75
Indiretta 1,00 0,95 0,89 0,77 0,60 0,93 0,86 0,73 0,56 0,92 0,85 0,72 0,55 0,92 0,85 0,72 0,55 0,92 0,84 0,72 0,55 0,92 0,84 0,72 0,55
Diretta 1,00 0,99 0,98 0,96 0,93 0,99 0,97 0,95 0,92 0,98 0,97 0,95 0,92 0,98 0,97 0,95 0,92 0,98 0,97 0,95 0,92 0,98 0,97 0,95 0,92
0,5/0,3/0,2 Diretta/Indiretta 1,00 0,98 0,96 0,92 0,85 0,97 0,95 0,90 0,84 0,97 0,94 0,90 0,84 0,97 0,94 0,90 0,84 0,97 0,94 0,90 0,84 0,97 0,94 0,90 0,84
Indiretta 1,00 0,96 0,91 0,81 0,66 0,95 0,89 0,78 0,62 0,94 0,88 0,77 0,61 0,94 0,88 0,77 0,61 0,94 0,88 0,77 0,61 0,94 0,88 0,77 0,61

Tabella 12 – Fattore di manutenzione del locale (RSMF)

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Condizioni dell’ambiente
(grado di sporcizia derivante Intervallo massimo di
Settori lavorativi
dall’uso che viene fatto di un manutenzione
locale)
Ambienti asettici, centri di
calcolo, reparti di assemblaggio
di componenti elettronici,
Molto pulito (MP) cliniche ospedaliere (qui per
motivi igienici possono essere
3 anni
richiesti intervalli di
manutenzione più brevi)

Pulito (P) Uffici, scuole, reparti ospedalieri

Negozi, laboratori, ristoranti,


Normale (N) 2 anni magazzini, capannoni di
montaggio
Acciaierie, impianti chimici,
Sporco (S) 1 anno fonderie, impianti metallurgici,
lavorazione del legno

Tabella 13 – Condizioni dell’ambiente (da utilizzare nelle tabelle 11 e 12)

Intervallo di
pulizia degli 3 anni 2 anni 1 anno
apparecchi
Condizioni MP MP MP
N S N S N S
dell’ambiente P P P
Tipo apparecchi
A - Supporti a
X X X
fascio libero
B - Riflettori
aperti verso
l’alto (a X X X
ventilazione
naturale)
C - Riflettori
chiusi verso
X (X) X
l’alto (non
ventilati)
D - Apparecchi
X (X) X
IP2X chiusi
E - Apparecchi
X X X
IP5X antipolvere
F - Apparecchi a
X (X) X
luce indiretta
G - Apparecchi a
ventilazione X X X
forzata

Tabella 14 – Intervallo di pulizia degli apparecchi (da utilizzare nelle tabelle 11 e 12).
La tabella vale per fattori di manutenzione apparecchio ≥ 0,8
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Comando sulla base


della luce diurna
Durata di
(le lampade si
esercizio per
accendono
Attività lavorativa Durata di accensione lampada
automaticamente
(ore di
quando la luce
accensione)
diurna è
insufficiente) *
Giorni di
Ore al
accensione
giorno
all’anno
Industria
Turni 24 ore su 24.
365 24 No 8760
Comando/controllo
365 24 Si 7300
del sistema
Doppi turni,
310 16 No 4960
6 giorni alla
310 16 Si 3720
settimana
Turno unico,
310 10 No 3100
6 giorni alla
310 10 Si 1760
settimana
Turno unico,
258 10 No 2580
5 giorni alla
258 10 Si 1550
settimana
Vendita al dettaglio
6 giorni alla
310 10 No 3100
settimana
Uffici
5 giorni alla 258 10 No 2580
settimana 258 10 Si 1550
Scuole
5 giorni alla 190 10 No 1900
settimana 190 10 Si 1140
Ospedali
7 giorni alla 365 16 No 5840
settimana 365 16 Si 3504

Tabella 15 – Durata di esercizio delle lampade (da utilizzare nella tabella 10).
I dati valgono a condizione che per la metà dell’anno sia data luce diurna in quantità sufficiente.

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Percorso logico per il calcolo di FM ed esempio pratico

Procedura per determinare passo dopo passo il fattore di manutenzione

Passo 1 – Selezionare lampade e apparecchi di illuminazione (tabella 2)

Passo 2 – Determinare la durata di esercizio delle lampade (tabella 3)

Passo 3 – Ottenere i fattori LLMF e LSF (tabella 4)

Passo 4 – Valutare l’intervallo di manutenzione del locale (tabella 1)

Passo 5 – Determinare gli intervalli di pulizia degli apparecchi e del locale

Passo 6 – Ottenere il fattore LMF (tabella 5)

Passo 7 – Ottenere il fattore RSMF (tabella 6)

Passo 8 – Calcolare FM = LLMF x LSF x LMF x RSMF

Passo 9 – E’ consigliabile ripetere i passi da 1 a 8, assestando i vari parametri

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Luogo Fabbrica che assembla ricevitori televisivi

Dimensioni Grande spazio aperto in condizioni normali

Fattori di riflessione Soffitto/pareti/pavimento rispettivamente a 70/30/20

Sistema di illuminazione Riflettori di metallo con lampade fluorescenti trifosforo

Ore di accensione 4000 ore all’anno con sostituzione delle lampade bruciate

Calendario di Pulizia e cambio lampade ogni 2 anni


manutenzione
Dalla tabella 4 LLMF = 0,90 per 8000 ore di durata di esercizio

Dalla tabella 4 LSF = 1,00 (ipotizzando la sostituzione singola delle lampade)

Dalla tabella 5 LMF = 0,80 per una pulizia biennale di un apparecchio di tipo
B
Dalla tabella 6 RSMF = 0,93 per una pulizia delle superfici effettuata ogni 6
anni
Fattore di FM = 0,90 x 1,00 x 0,80 x 0,93 = 0,67
manutenzione
Se la pulizia fosse effettuata annualmente e non ogni 2 anni, il
fattore LMF diventerebbe 0,90 ed il fattore di manutenzione
FM passerebbe a 0,72 con un incremento del 7% che si
tradurrebbe in un risparmio nel dimensionamento
dell’impianto e nel consumo successivo di energia.

Dopo aver stabilito il fattore di manutenzione ed aver scelto adeguati apparecchi di illuminazione, è di
fondamentale importanza preparare un programma completo di manutenzione. Nell’elaborare un
programma di manutenzione vanno affrontati i seguenti punti:

 La modalità di sostituzione lampade, cioè singolarmente in base ai guasti (manutenzione


correttiva) oppure a gruppi, pianificata secondo determinate scadenze (manutenzione
preventiva);
 La manutenzione degli apparecchi, cioè in sostanza la pulizia degli apparecchi stessi;
 La manutenzione delle superfici perimetrali, cioè la pulizia regolare delle superfici
perimetrali che è tanto più importante quanto più sono forti la componente di luce indiretta
di un impianto e il livello di sporcizia che si sviluppa nel locale. Ad esempio, in un
ambiente con forte sviluppo di sporco e con un impianto a luce prevalentemente indiretta il
calo di efficienza luminosa è di circa 1/3 nel giro di tre anni;

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 L’attrezzatura per la manutenzione, ad esempio i vari elevatori e gru (montacarichi, carrelli


elevatori, etc.), i meccanismi per apparecchi d‘illuminazione che permettono di abbassare
gli apparecchi a livello del pavimento, le strutture per effettuare il bagno degli apparecchi
mediante detergenti liquidi o ultrasuoni, etc.;
 I criteri per minimizzare il lavoro di manutenzione, che possono consistere in:
• uso di sorgenti luminose che mantengono costanti le caratteristiche
illuminotecniche nel corso di tutta la loro durata;
• misure contro la penetrazione di oggetti estranei negli apparecchi;
• installazione di lampade resistenti alla polvere;
• scelta accurata dei materiali;
• uso di apparecchi che comportino il minor lavoro possibile nel montare/smontare
le parti ottiche;
• scelta dei materiali in funzione delle condizioni dell‘ambiente;
• sfruttamento dell’effetto di autopulitura degli apparecchi (es. riflettori aperti verso
l’alto);

Il programma di manutenzione può essere impostato secondo due filosofie di intervento sull’impianto:
a intervalli regolari o ad intervalli variabili. Il programma di manutenzione ad intervalli regolari (figura
10) stabilisce una cadenza temporale rigida per gli interventi di pulizia, mentre il programma ad
intervalli variabili è impostato su intervalli di pulizia diseguali (figura 11). Quest’ultima impostazione è
particolarmente vantaggiosa nell’ottenere fattori di manutenzione più elevati, quando l’impianto di
illuminazione ha elevati costi iniziali e di consumo energetico, ma bassi costi di manutenzione.

Figura 10 – Programma di manutenzione ad intervalli regolari

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Figura 11 - Programma di manutenzione ad intervalli variabili

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11 Risparmio energetico

Un impianto di illuminazione deve corrispondere ai requisiti di illuminazione di un particolare luogo


senza che venga sprecata energia. Tuttavia, questo deve avvenire senza compromettere l’aspetto
visivo di un impianto di illuminazione, e per ottenere ciò occorre un esame approfondito dei sistemi più
appropriati di illuminazione, delle apparecchiature, dei comandi e dell’uso della luce diurna disponibile.
La problematica del risparmio energetico è sempre più pressante a livello mondiale e l’illuminazione
può contribuire in maniera determinante nel ridurre i consumi energetici.
Il risparmio energetico può essere fatto integrando la luce naturale con quella artificiale. Una
procedura per la stima del fabbisogno energetico di un impianto di illuminazione è data nella norma
EN 15193. La norma fornisce una metodologia per il calcolo di un indicatore numerico di energia di
illuminazione (LENI), che rappresenta la prestazione energetica di illuminazione degli edifici.
Questo indicatore può essere utilizzato per locali singoli solo su base comparativa, poiché i valori di
riferimento riportati nella EN 15193 sono pensati per un intero edificio.

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12 Integrazione della luce diurna

La luce diurna potrebbe fornire tutta o parte dell’illuminazione necessaria per i compiti visivi, anche se
il suo livello e la sua qualità variano durante il giorno, causando quindi una condizione di variabilità di
percezione luminosa. Tuttavia, a causa della sua direzionalità (orizzontale) la luce diurna può
contribuire a creare una equilibrata distribuzione delle luminanze insieme alla luce artificiale di tipo
diffuso.
Poiché negli interni con finestre laterali, la luce diurna disponibile diminuisce rapidamente a seconda
della distanza dalla finestra, sarà necessaria un’illuminazione supplementare per garantire
l’illuminamento necessario sui posti di lavoro all’interno della stanza. Si possono usare dispositivi di
accensione e/o di regolazione della luminosità, sia automatici che manuali, per garantire un’adeguata
integrazione tra l’illuminazione elettrica e la luce diurna.
L’illuminazione artificiale, pertanto non può essere mai considerata isolatamente, bensì va sempre
vista come necessaria integrazione della luce diurna, per aiutare il lavoro nei luoghi interni, creando
un’atmosfera il più possibile naturale. Per descrivere la luce diurna che entra negli interni si può usare
il fattore medio di luce diurna, ηm è il rapporto (%) tra l’illuminamento medio dell’ambiente, Em, e
l’illuminamento esterno prodotto dalla volta celeste, E0. Questo fattore può essere calcolato attraverso
una formula (vedi scheda). In ogni caso i valori ottimali, forniti da indicazioni normative e/o legislative,
indicano come soglia minima uno 0,7% per le aree occupate in modo non continuativo da lavoratori e
un 2% per le aree in cui si svolgono attività lavorative.
A titolo di esempio riportiamo in tabella 16 i valori del fattore medio di luce diurna richiesti dalla norma
UNI 10840 per gli ambienti scolastici.

Scheda per il calcolo del fattore medio di luce diurna ηm (norma UNI 10840)
Af = area della superficie trasparente della finestra

t ⋅ ε ⋅ Af (escluso il telaio)
ηm = ψ Atot = area totale delle superfici interne che delimitano
(1 − rm) ⋅ Atot
l’ambiente (comprese le superfici delle finestre)

t = fattore di trasmissione luminosa del vetro, che vale: rm = fattore medio di riflessione luminosa delle
o 0,9 per vetro semplice trasparente superfici interne che delimitano l’ambiente, che vale *:
o 0,85 per vetro retinato o 0,8 per intonaco comune o carta bianchi
o 0,8 per doppio vetro trasparente o 0,7 per intonaco comune o carta di colore
molto chiaro (avorio, giallo, grigio)
o 0,5 ÷ 0,6 per intonaco comune o carta di
colore chiaro (avorio, rosa chiaro)
o 0,3 ÷ 0,5 per intonaco comune o carta di
colore medio (verde chiaro, azzurro chiaro)

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o 0,1 ÷ 0,3 per intonaco comune o carta di


colore scuro (verde oliva, rosso)
o 0,4 per mattone chiaro
o 0,2 per mattone scuro, cemento grezzo, legno
scuro, pavimenti di tinta scura
o 0,4 ÷ 0,6 per pavimenti di tinta chiara
o 0,4 ÷ 0,6 per pavimenti di tinta chiara
o 0,8 ÷ 0,9 per alluminio
* rm andrebbe calcolato come media pesata dei fattori
di riflessione delle singole superfici interne
= fattore finestra, che vale: = fattore di riduzione del fattore finestra (vedi
o 1 per finestra orizzontale, tipo un lucernario, grafico sotto)
che non ha ostruzioni di luce
o 0,5 per finestre verticali senza ostruzioni di
luce
o < 0,5 per finestre verticali con ostruzioni di
luce determinate da edifici in prossimità (vedi
grafico sotto per la sua determinazione
precisa)

dove:
dove:
h = altezza della finestra dal piano stradale
Lf = larghezza della finestra
H = altezza del fabbricato posto di fronte
hf = altezza della finestra
La = larghezza della strada
p = distanza tra la finestra ed il bordo esterno della
parete

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Fattore medio di luce diurna


Tipo di compito od attività Note e
ηm (%)
in interni
consigli

Asili nido, scuole materne


Aule giochi ≥5
Nido ≥5
Aule per lavoro manuale ≥3

Locali scolastici
Aule scolastiche ≥3
Aule per corsi serali e per adulti -
Sale lettura ≥3
Lavagna -
Tavolo per dimostrazioni -
Aule educazione artistica ≥3
Aule educazione artistica in
≥3
scuole d’arte
Aule per disegno tecnico ≥3
Aule per educazione tecnica e ≥3
laboratori
Aule lavori artigianali ≥3
Laboratorio di insegnamento ≥3
Aule di pratica della musica ≥3
Laboratori di informatica ≥3 Rispettare le prescrizioni
previste per i
videoterminali
Laboratori linguistici ≥3
Aule di preparazione e officine ≥3
Ingressi ≥1
Zone di circolazione, corridoi ≥1
Scale ≥1
Sale comuni per gli studenti e ≥2
aula magna
Sale professori ≥2
Biblioteca: scaffali -
Biblioteca: zone di lettura ≥3
Magazzini materiale didattico ≥1
Palazzetti, palestre, piscine ≥2
(uso generale)
Mensa ≥2
Cucina ≥1
Bagni ≥1

Tabella 16 – Fattore medio di luce diurna da ottenere per garantire un’adeguata distribuzione
dell’illuminazione naturale nei locali scolastici

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In alternativa al fattore medio di luce diurna ηm come indice per descrivere i livelli di illuminazione
naturale di un edificio, alcuni regolamenti edilizi comunali propongono l’utilizzo di un parametro di più
facile calcolo, anche se presenta dei limiti sulla quantità di luce naturale che riesce a garantire negli
ambienti. Si tratta del rapporto illuminante RI, definito semplicemente come il rapporto fra la superficie
finestrata e la superficie pavimentata di un ambiente. I valori minimi sono indicati in tabella 21.

Tipologia del locale Dimensione RI minimo


Uffici, ambulatori, mense, locali
-- 1/8
di riposo, aule, locali di degenza
Locali adibiti ad attività < 1000 m2 1/10
lavorative diverse dalle 1000 ÷ 3000 m2 1/12
precedenti, compresi i
magazzini e gli archivi, occupati > 3000 m2 1/15
durevolmente dai lavoratori
Locali occupati
temporaneamente dai lavoratori -- 1/20
*
* in questi locali può anche essere ammessa una illuminazione naturale ridotta rispetto all’RI indicato,
nei casi in cui vi siano impedimenti tecnici (strutturali e/o vincoli urbanistici) od altri ostacoli che
rendono particolarmente complessa la realizzazione di superfici trasparenti
Coefficienti correttivi applicabili al valore di RI:
o per superfici a bassa trasmissione luminosa (t < 0,7) va aumentata la superficie vetrata
o vanno escluse le superfici vetrate poste ad una altezza dal pavimento < 0,60 m
o RI corretto solo per profondità dell’ambiente < 2,5 volte Hmax della superficie vetrata
o in presenza di tettoie, balconi e simili aumentare la superficie vetrata di 0,05 m2 ogni 5 cm di
ostruzione, oltre il metro di profondità dell’ostacolo

Tabella 17 – Valori del rapporto illuminante RI per alcune tipologie di locali

Un punto a favore della luce diurna è che psicologicamente predispone le persone ad un miglior
umore e di conseguenza ad un miglior rendimento sul lavoro, rispetto alla luce artificiale, mentre
invece il maggior problema provocato dall’illuminazione naturale è l’abbagliamento dovuto alla
notevole differenza di luminanza fra le superfici vetrate delle finestre e le superfici opache dei muri
interni. Per ridurre l’abbagliamento causato dalle finestre, si dovrà quindi provvedere ad un’adeguata
schermatura, tramite tende e similari soprattutto in condizioni di elevata luminanza esterna. Per
valutare l’abbagliamento causato dalla luce naturale si utilizza l’indice DGI (Daylight Glare Index)
definito attraverso una formula dalla norma UNI 10840. Valori indicativi sono riportati in tabella 18.
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Il materiale e i contenuti presentati nel documento sono stati attentamente vagliati e analizzati, e sono stati elaborati con la massima cura. In ogni caso errori, inesattezze e
omissioni sono possibili. Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico declina qualsiasi responsabilità per errori ed omissioni eventualmente presenti nel sito.
L’illuminazione dei luoghi di lavoro in interni – UNI EN 12464-1:2011

Entità dell’abbagliamento naturale DGI


Abbagliamento intollerabile > 28
Abbagliamento quasi intollerabile 28
Abbagliamento fastidioso 26
Abbagliamento quasi fastidioso 24
Abbagliamento appena accettabile 22
Abbagliamento accettabile 20
Abbagliamento percepibile 18
Abbagliamento appena percepibile 16

Tabella 18 – Valori dell’abbagliamento dovuto alla luce naturale e indice DGI

Una soluzione di recente introduzione per lo sfruttamento razionale dell’illuminazione naturale è quella
delle guide di luce, formate da superfici prismatiche che riflettono la luce diretta del sole attraverso un
condotto tubolare per consentirgli di raggiungere spazi in profondità rispetto al tetto dell’edificio.

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13 Illuminazione in presenza di videoterminali

Il principale problema che ci si trova ad affrontare, quando il lavoro viene svolto di fronte ad uno
schermo, è l’abbagliamento riflesso sul monitor. Per limitarlo, si devono seguire le disposizioni già
indicate nel punto 4, che qui velocemente ricordiamo: sistemazione adeguata e coerente tra
apparecchi di illuminazione, monitor e posti di lavoro, uso di superfici opache e satinate, a riflessione
diffusa o schermate sul posto di lavoro, riduzione della luminanza degli apparecchi di illuminazione in
modo da limitare i riflessi sull’oggetto da vedere, aumento dell’area luminosa dell’apparecchio di
illuminazione, cioè utilizzo di luce diffusa, con forti componenti di luce indiretta. Segnaliamo comunque
che i riflessi dipendono dagli angoli e che quindi per evitare i riflessi a volte basta solo girare o
inclinare il video.

Stato della luminanza sullo Schermo ad alta luminanza Schermo a media luminanza
schermo > 200 cd/m2 ≤ 200 cd/m2
Caso A ≤ 3000 cd/m2 ≤ 1500 cd/m2
Caso B ≤ 1500 cd/m2 ≤ 1000 cd/m2

Tabella 19 – Luminanza media da non superare per un corpo illuminante riflesso su uno schermo
piatto

In ogni caso la norma UNI EN 12464-1 nella revisione 2011, propone una tabella (tabella 19) con i
valori delle luminanze massime degli apparecchi che, a causa della loro posizione possono creare
riflessioni fastidiose sugli schermi piatti (LCD) dei computer.
Il caso A riguarda gli schermi piatti funzionanti a polarità positiva con normali esigenze riguardo ai
colori ed ai dettagli delle informazioni raffigurate (ad esempio: uffici, scuole, ecc.).
Il caso B riguarda, invece, gli schermi piatti funzionanti a polarità negativa e/o con elevate esigenze
riguardo ai colori ed ai dettagli delle informazioni raffigurate (ad esempio: CAD, ispezione colori).
2
Se, uno schermo ad alta luminanza viene usato con meno di 200 cd/m , vanno usate le prescrizioni
relative allo schermo a luminanza media. La luminanza dello schermo (vedi ISO 9241-302) descrive la
luminanza massima delle parti bianche dello schermo; questo dato è riportato nella documentazione
del costruttore dello schermo. Alcune attività, compiti visivi o tecnologie con video display molto lucidi,
possono richiedere differenti condizioni di luce (ad esempio: bassi limiti di luminanza, speciali
protezioni, regolazioni individuali della luce, ecc.).
In aree con attività industriali e professionali i display hanno, alcune volte, un vetro protettivo
addizionale. Le riflessioni indesiderate prodotte su questi vetri di protezione devono essere ridotte con
metodi adeguati come, ad esempio, trattamenti antiriflessione, montaggio dei vetri di protezione con
angoli di inclinazione corretti o usando adeguate schermature per la luce incidente sui vetri di
protezione stessi.
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14 Valutazione del rischio dovuto all’illuminazione

Il Dlgs 81/08 pone in capo al datore di lavoro l’obbligo alla valutazione dei rischi a cui sono sottoposti i
dipendenti durante il lavoro. Tra questi rischi, va valutato anche il rischio legato all’illuminazione. Tale
valutazione può essere effettuata attraverso l’ausilio di opportune check-list che permettano di
individuare la presenza o l’assenza del rischio. Un esempio può essere quello proposto da linee guida
Ex-ISPESL (tabella 20).

Modalità di intervento
Indagine Responso
(in caso di NO)
Tutti gli ambienti utilizzati come
Misurare l’indice RI o
luogo di lavoro sono dotati di
 SI eventualmente il fattore medio
illuminazione naturale nella
di luce diurna m;
quantità richiesta dal
 NO ampliare le finestre e/o
Regolamento Edilizio locale o, in
modificare la destinazione d’uso
sua assenza, forniti di un RI
del locale
maggiore di 1/8 ?
Ci sono addetti che si lamentano  SI Verificarne le cause e sanare la
della poca o troppa luce situazione
naturale oppure della troppa o  NO
poca luce artificiale ?
Ci sono addetti che lamentano Verificarne le cause anche con
 SI
una scarsa qualità dell’ambiente specifiche misurazioni;
luminoso (abbagliamenti, analizzare la situazione con il
 NO
riflessi, cattiva percezione dei medico competente e sanarla
colori, fatica visiva, etc.) ?
Gli impianti di illuminazione e le Effettuare una manutenzione
finestre sono regolarmente  SI straordinaria ed attivare una
oggetto di manutenzione (in procedura per la manutenzione
particolare sostituzione delle  NO programmata
lampade, pulizia di vetri e corpi
illuminanti) ?
Tutti i centri di pericolo hanno  SI Installare l’illuminazione
una illuminazione localizzata localizzata
sufficiente ?  NO

E’ presente e funzionante un  SI Installare e verificare almeno


impianto per l’illuminazione di ogni 6 mesi
sicurezza delle vie di fuga fino  NO
ad un luogo sicuro ?

Tabella 20 – Esempio di lista di controllo per analizzare rischi legati all’illuminazione nei luoghi di
lavoro

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L’illuminazione dei luoghi di lavoro in interni – UNI EN 12464-1:2011

15 Requisiti di illuminazione richiesti in ambienti interni


La norma UNI EN 12464-1:2011 riporta una tabella nella quale vengono elencate, per varie tipologie
ed ambienti lavorativi (se l’attività o il compito non viene menzionato, si deve far riferimento ad una
situazione paragonabile), tre caratteristiche illuminotecniche fondamentali da rispettare:

 l’illuminamento medio mantenuto, ossia il valore al di sotto del quale l’illuminamento medio, su
una specifica superficie (orizzontale, verticale o inclinata) sede di uno specifico compito visivo ,
non può mai scendere;
 Il valore massimo dell’indice unificato di abbagliamento UGR;
 Il valore minimo di uniformità di illuminamento U0 sul piano di riferimento
 Il valore minimo dell’indice di resa del colore Ra;

Requisiti di illuminazione richiesti dalla norma UNI EN 12464-1:2011


per compiti e attività nei luoghi di lavoro in interni
Valore
massimo
Indice
unificato Valore
Illumina di minimo
mento abbaglia Indice Uniformità di
Tipo di compito od medio mento di resa illuminament Requisiti specifici
attività in interni mantenu (se del o U0
to
applicabile colore
Em [lx]
Ra
al luogo)

UGRL

Zone di circolazione e spazi comuni all’interno di edifici

Zone di circolazione
Zone di circolazione e 100 28 40 0,4 -Illuminamento a livello
pavimento
corridoi
- Aumentare a 150 lx se ci sono
veicoli in movimento (es.
muletti)
- Ra e UGR devono essere simili
a quelli delle zone adiacenti

- L’illuminazione delle uscite e


delle
entrate deve prevedere una
zona di transizione per evitare
improvvise modifiche
nell’illuminamento tra
interno e esterno durante il
giorno e la notte

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- Fare attenzione
all’abbagliamento di mezzi e
pedoni
Scale, ascensori, tappeti 100 25 40 0,4 E’ necessario dare risalto ai
singoli gradini
mobili
Di fronte all’ascensore minimo
200 lx
Rampe e binari di carico 150 25 40 0,4
– aree carico/scarico
merce

Sale di riposo, infermeria e pronto soccorso


Mense 200 22 80 0,4
Locali di riposo 100 22 80 0,4
Locali per l’esercizio 300 22 80 0,4
fisico
Guardaroba, gabinetti, 200 25 80 0,4 Illuminazione in ogni singolo
bagno se questi sono
bagni, toilette
totalmente chiusi
Infermeria 500 19 80 0,6
Locali per visita medica 500 16 90 0,6 Temperatura colore TCP ≥ 4000
K e ≤5000 K

Sale di comando o di controllo


Locali impianti, sala 200 25 60 0,4
interruttori
Locali telex, posta, 500 19 80 0,6
quadri di controllo

Magazzini/magazzini refrigerati
Magazzini, zone di 100 25 60 0,4 Aumentare a 200 lx se il
magazzino è occupato
stoccaggio
costantemente
Zone di 300 25 60 0,6
movimentazione,
imballaggio, spedizione

Magazzini con scaffali


Corsie senza personale 20 - 40 0,4 Illuminamento a livello
pavimento
Corsie con presenza di 150 22 60 0,4 Illuminamento a livello
pavimento
personale
Stazione di controllo 150 22 60 0,6
Facciata del magazzino 200 - 60 0,4 Illuminazione verticale, possibile
utilizzo di luce portatile

Attività industriali ed artigianali

Agricoltura
Carico e manovra delle 200 25 80 0,4
merci, uso di
attrezzatura e
macchinario di
movimentazione
Edifici per il bestiame 50 - 40 0,4

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Zone per animali malati, 200 25 80 0,6


celle parto
Preparazione mangime, 200 25 80 0,6
area mungitura,
lavaggio utensili

Forni, panifici, pasticcerie


Preparazione, cottura al 300 22 80 0,6
forno
Finitura, glassatura, 500 22 80 0,7
decorazione

Cemento, prodotti in cemento, calcestruzzo, mattoni


Asciugatura 50 28 20 0,4 I colori dei segnali di sicurezza
devono essere riconoscibili
Preparazione dei 200 28 40 0,4
materiali, lavori al forno
e ai miscelatori
Lavorazioni generiche 300 25 80 0,6
alle macchine
Lavorazioni grossolane 300 25 80 0,6

Ceramica, piastrelle, vetro, vetrerie


Asciugatura 50 28 20 0,4 I colori dei segnali di sicurezza
devono essere riconoscibili
Preparazione, 300 25 80 0,6
lavorazioni generiche
alle macchine
Smaltatura, laminatura, 300 25 80 0,6
stampaggio, formatura
di parti semplici,
montaggio, soffiatura
vetro
Molatura, incisione, 750 19 80 0,7
brillantatura vetro,
formatura di precisione,
fabbricazione strumenti
in vetro
Molatura di vetro ottico, 750 16 80 0,7
cristallo, molatura
manuale e incisione
Lavori di precisione, per 1000 16 90 0,7 Temperatura colore TCP ≥ 4000
K e ≤6500 K
esempio molatura
decorativa, pittura a
mano
Lavorazione di pietre 1500 16 90 0,7 Temperatura colore TCP ≥ 4000
K e ≤6500 K
preziose sintetiche

Industria chimica, della plastica e gomma


Impianto di processo 50 - 20 0,4 I colori dei segnali di sicurezza
devono essere riconoscibili
controllato a distanza
Impianto di processo 150 28 40 0,4
con intervento manuale
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limitato
Luoghi di lavoro in 300 25 80 0,6
installazioni di processo
con presenza continua
di personale
Ambienti per 500 19 80 0,6
misurazione di
precisione, laboratori
Produzione farmaceutica 500 22 80 0,6
Produzione di 500 22 80 0,6
pneumatici
Ispezione dei colori 1000 16 90 0,7 Temperatura colore TCP ≥ 4000
K e ≤6500 K
Taglio, finitura, 750 19 80 0,7
ispezione

Industria elettrica ed elettronica


Fabbricazione di cavi e 300 25 80 0,6
fili
Avvolgimento bobine di 300 25 80 0,6
grandi dimensioni
Avvolgimento bobine di 500 22 80 0,6
medie dimensioni
Avvolgimento bobine di 750 19 80 0,7
piccole dimensioni
Impregnazione delle 300 25 80 0,6
bobine
Galvanizzazione 300 25 80 0,6
Lavori di assemblaggio 300 25 80 0,6
grossolano (es. grandi
trasformatori)
Lavori di assemblaggio 500 22 80 0,6
medio (es. quadri
elettrici)
Lavori di assemblaggio 750 19 80 0,7
fine (es. telefoni)
Lavori di assemblaggio 1000 16 80 0,7
di precisione (es.
attrezzatura di
precisione)
Laboratorio elettronico, 1500 16 80 0,7
prove, messa a punto

Generi alimentari e industrie alimentari di lusso


Posti e zone di lavoro: 200 25 80 0,4
- fabbriche di
birra,
fermentazione e
malto;
- lavaggio,
riempimento
barili, pulizia,
setacciamento,
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sbucciatura;
- cottura in
fabbriche di
conserve e
cioccolato
- zuccherifici
- fermentazione e
asciugatura del
tabacco, cantine
di
fermentazione
Selezione e lavaggio 300 25 80 0,6
prodotti, tritatura,
miscelatura,
confezionamento
Posti di lavoro e zone 500 25 80 0,6
critiche
in macelli, macellerie,
caseifici,
mulini, al piano di
filtrazione nelle
raffinerie di zucchero
Taglio e selezione di 300 25 80 0,6
vegetali e frutta
Produzione 500 22 80 0,6
gastronomica, lavori di
cucina, produzione sigari
e sigarette
Ispezione di vetri e 500 22 80 0,6
bottiglie, controllo
prodotti, guarnitura,
selezione decorazione
Laboratori 500 19 80 0,6
Ispezione dei colori 1000 16 90 0,7 Temperatura colore TCP ≥ 4000
K e ≤6500 K

Fonderie e fusione del metallo


Gallerie di 50 - 20 0,4 I colori dei segnali di sicurezza
devono essere riconoscibili
manutenzione,
sotterranei
Piattaforme 100 25 40 0,4
Preparazione delle 200 25 80 0,4
sabbie
Spogliatoi 200 25 80 0,4
Zone di lavoro al 200 25 80 0,4
cubilotto e al
miscelatore
Spazio di colata 200 25 80 0,4
Zona di disfattatura 200 25 80 0,4
Formatura a macchina 200 25 80 0,4
Formatura manuale 300 25 80 0,6
delle anime
Pressofusione 300 25 80 0,6
Costruzione di modelli 500 22 80 0,6
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Parrucchieri
Parrucchieri 500 19 90 0,6

Produzione gioielli
Lavorazione delle pietre 1500 16 90 0,7 Temperatura colore TCP ≥ 4000
K e ≤6500 K
preziose
Produzione gioielli 1000 16 90 0,7
Produzione orologi 1500 16 80 0,7
(manuale)
Produzione orologi 500 19 80 0,6
(automatica)

Lavanderie e tintorie
Raccolta capi, marcatura 300 25 80 0,6
e smistamento
Lavaggio e pulizia a 300 25 80 0,6
secco
Stiratura, stiratura a 300 25 80 0,6
vapore
Ispezione e riparazione 750 19 80 0,7

Pelle e capi in pelle


Lavori in tino, vasca, 200 25 40 0,4
fossa
Scamatura, cuciture, 300 25 80 0,4
tiratura, lucidatura delle
pelli
Lavori di selleria, 500 22 80 0,6
manifattura scarpe:
cucitura, lucidatura,
formatura, taglio,
foratura
Selezionatura 500 22 90 0,6 Temperatura colore TCP ≥ 4000
K e ≤6500 K
Tintura del cuoio (a 500 22 80 0,6
macchina)
Controllo qualità 1000 19 80 0,7
Ispezione dei colori 1000 16 90 0,7 Temperatura colore TCP ≥ 4000
K e ≤6500
Produzione scarpe 500 22 80 0,6
Produzione guanti 500 22 80 0,6

Lavorazione e trasformazione dei metalli


Fucinatura libera 200 25 60 0,6
Fucinatura a stampo 300 25 60 0,6
Saldatura 300 25 60 0,6
Lavorazione di macchina 300 22 60 0,6
grossolana e media:
tolleranza ≥0,1 mm
Lavorazione di macchina 500 19 60 0,7
fine: tolleranza <0,1
mm
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Tracciatura, ispezione 750 19 60 0,7


Laboratorio trafilatura, 300 25 60 0,6
costruzione tubi,
formatura a freddo
Lavorazione 200 25 60 0,6
laminati:spessore ≥5
mm
Lavorazione fogli: 300 22 60 0,6
spessore < 5 mm
Fabbricazione utensili e 750 19 60 0,7
attrezzi da taglio
Assemblaggio 200 25 80 0,6
grossolano
Assemblaggio medio 300 25 80 0,6
Assemblaggio fine 500 22 80 0,6
Assemblaggio di 750 19 80 0,7
precisione
Galvanizzazione 300 25 80 0,6
Preparazione superfici e 750 25 80 0,7
verniciatura
Attrezzi, preparazione 1000 19 80 0,7
sagome e calibri,
meccanica di precisione,
micromeccanica

Carta e oggetti di carta


Preparazione 200 25 80 0,4
dell’impasto e
raffinazione
Fabbricazione e 300 25 80 0,6
trasformazione della
carta, macchine per
carta e cartone
ondulato, fabbricazione
del cartone
Lavori di rilegatura, es: 500 22 80 0,6
piegatura, smistamento,
incollaggio, taglio,
stampa, cucitura

Centrali elettriche
Impianto alimentazione 50 - 20 0,4 I colori dei segnali di sicurezza
devono essere riconoscibili
combustibile
Locale caldaie 100 28 40 0,4
Sala macchine 200 25 80 0,4
Locali annessi (es. locali 200 25 60 0,4
pompe, locali
condensatori, quadri di
controllo interni)
Sale di controllo 500 16 80 0,7 I quadri di controllo sono in
genere verticali. Potrebbe
essere necessario utilizzare
apparecchi con la regolazione
del flusso luminoso.
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L’illuminazione dei luoghi di lavoro in interni – UNI EN 12464-1:2011

Stamperie
Taglio, doratura, stampa 500 19 80 0,6
in rilievo, lavori su pietra
e lastra, macchine da
stampa, costruzione
matrici
Selezione fogli e stampa 500 19 80 0,6
a mano
Montaggio caratteri, 1000 19 80 0,7
ritocco, litografia
Ispezione dei colori in 1500 16 90 0,7 Temperatura colore TCP ≥ 4000
K e ≤6500 K
stampe policrome
Incisione su acciaio e 2000 16 80 0,7 Potrebbe essere necessaria una
illuminazione direzionale
rame

Laminatoi, lavorazioni ferro e acciaio


Impianti di produzione 50 - 20 0,4 I colori dei segnali di sicurezza
devono essere riconoscibili
senza intervento
manuale
Impianti di produzione 150 28 40 0,4
con intervento manuale
occasionale
Impianti di produzione 200 25 80 0,6
con intervento manuale
continuo
Magazzino di laminati 50 - 20 0,4 I colori dei segnali di sicurezza
devono essere riconoscibili
Fornace 200 25 20 0,4 I colori dei segnali di sicurezza
devono essere riconoscibili
Treno di laminazione, 300 25 40 0,6
avvolgitori, linea di
taglio
Piattaforme di controllo, 300 22 80 0,6
quadri di controllo
Prova, misurazione e 500 22 80 0,6
controllo
Gallerie di 50 - 20 0,4 I colori dei segnali di sicurezza
devono essere riconoscibili
manutenzione, sezione
cinghie, sotterranei, etc.

Lavorazione e manifattura tessile


Zone di lavoro a lato 200 25 60 0,6
delle vasche di lavaggio,
apertura balle
Cardatura, lavaggio, 300 22 80 0,6
stiratura, disegno,
pettinatura,
imbozzimatura,
incollaggio, punzonatura
cartoni, profilatura,
filatura juta e canapa
Filatura, ritorcitura, 500 22 80 0,6 Occorre impedire gli effetti
stroboscopici
48
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aspatura, bobinatura
Ordinatura, tessitura, 500 22 80 0,6 Occorre impedire gli effetti
stroboscopici
intrecciatura, maglieria
Cucitura, maglieria fine, 750 22 80 0,7
rimagliatura, rammendo
Disegno manuale, 750 22 90 0,7 Temperatura colore TCP ≥ 4000
K e ≤6500 K
disegno trame
Finitura, tintura 500 22 80 0,6
Camera di asciugatura 100 28 60 0,4
Stampaggio automatico 500 25 80 0,6
Annodatura, ispezione 1000 19 80 0,7
della trama,
passamaneria
Ispezione colori, 1000 16 90 0,7 Temperatura colore TCP ≥ 4000
K e ≤6500 K
controllo fabbricazione
Rammendo invisibile 1500 19 90 0,7 Temperatura colore TCP ≥ 4000
K e ≤6500 K
Manifattura cappelli 500 22 80 0,6

Costruzione veicoli
Carrozzeria e 500 22 80 0,6
assemblaggio
Camera di verniciatura, 750 22 80 0,7
spruzzatura, lucidatura
Verniciatura: ritocco, 1000 19 90 0,7 Temperatura colore TCP ≥ 4000
K e ≤6500 K
ispezione
Fabbricazione 1000 19 80 0,7
rivestimenti interni
Ispezione finale 1000 19 80 0,7
Servizi generici per 300 22 80 0,6 Considerare l’illuminazione del
locale
veicoli, riparazione e
testing

Lavorazione e manifattura del legno


Processi automatici 50 28 40 0,4
come ad esempio
l’essiccazione e la
fabbricazione del
compensato
Camere del vapore 150 28 40 0,4
Sega 300 25 60 0,6 Occorre impedire gli effetti
stroboscopici
Lavori al banco di 300 25 80 0,6
falegnameria,
incollaggio,
assemblaggio
Lucidatura, verniciatura, 750 22 80 0,7 Occorre impedire gli effetti
stroboscopici
falegnameria di fantasia
Lavorazioni su macchine 500 19 80 0,6
per lavorazione del
legno quali: tornitura,
scannellatura,
sgrossatura, ribassatura,
scanalatura, taglio,
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segatura, cavatura
Selezione legno per 750 22 90 0,7 Temperatura colore TCP ≥ 4000
K e ≤6500 K
impiallacciatura
Intarsio, lavoro di 750 22 90 0,7 Temperatura colore TCP ≥ 4000
K e ≤6500 K
intarsio
Controllo qualità, 1000 19 90 0,7 Temperatura colore TCP ≥ 4000
K e ≤6500 K
ispezione

Uffici
Archiviazione, copiatura, 300 19 80 0,4
etc.
Scrittura, dattilografia, 500 19 80 0,6 Nel caso, rispettare le
prescrizioni previste per i
lettura, elaborazione
videoterminali
dati
Disegno tecnico 750 16 80 0,7
Postazioni CAD 500 19 80 0,6 Nel caso, rispettare le
prescrizioni previste per i
videoterminali
Sale conferenze e 500 19 80 0,6 Illuminazione regolabile
riunioni
Reception 300 22 80 0,6
Archivi 200 25 80 0,4

Vendita al dettaglio
Zone di vendita 300 22 80 0,4
Zona delle casse 500 19 80 0,6
Tavolo imballaggio 500 19 80 0,6

Luoghi pubblici

Spazi comuni
Ingressi 100 22 80 0,4 UGR solo se applicabile
Guardaroba 200 25 80 0,4
Sale d’attesa 200 22 80 0,4
Biglietteria 300 22 80 0,6

Ristoranti e Hotel
Reception, cassa, 300 22 80 0,6
portineria
Cucina 500 22 80 0,6 Dovrebbe esserci una zona di
transizione tra cucina e
ristorante
Ristorante, sala da - - 80 - L’illuminazione dovrebbe essere
progettata per creare
pranzo, sala ricevimenti
un’atmosfera appropriata
Ristoranti self-service 200 22 80 0,4
Buffet 300 22 80 0,6
Sale conferenze 500 19 80 0,6 Illuminazione regolabile
Corridoi 100 25 80 0,4 Livelli inferiori accettabili
durante la notte

Teatri, sale da concerto, cinema


Sale di prova 300 22 80 0,6

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Spogliatoi 300 22 90 0,6 L’illuminazione degli specchi per


il trucco deve essere priva di
abbagliamento
Aree con posti a sedere 200 22 80 0,5
– manutenzione - pulizia
Palco - attrezzatura 300 25 80 0,4

Fiere, padiglioni espositivi


Illuminazione generale 300 22 80 0,4

Musei
Oggetti esposti Illuminazione dettata dalle
esigenze della mostra
insensibili alla luce
Oggetti esposti sensibili Illuminazione dettata dalle
esigenze della mostra.
alla luce
E’ importante la protezione
delle opere dalle radiazioni
dannose.

Biblioteche
Scaffali 200 19 80 0,4
Zona di lettura 500 19 80 0,6
Posti di servizio al 500 19 80 0,6
pubblico

Parcheggi pubblici coperti


Rampe di 300 25 20 0,4 Illuminazione a livello
pavimento.
ingresso/uscita (di
I colori dei segnali di sicurezza
giorno) devono essere riconoscibili.
Rampe di 75 25 20 0,4 Illuminazione a livello
pavimento.
ingresso/uscita (di
I colori dei segnali di sicurezza
notte) devono essere riconoscibili.
Corsie di circolazione 75 25 20 0,4 Illuminazione a livello
pavimento.
I colori dei segnali di sicurezza
devono essere riconoscibili.
Zone di parcheggio 75 - 20 0,4 Illuminazione a livello
pavimento.
I colori dei segnali di sicurezza
devono essere riconoscibili.
Un illuminamento verticale
elevato aumenta il
riconoscimento delle persone e
quindi il senso di sicurezza.
Biglietteria 300 19 80 0,6 Evitare riflessione sulle finestre
e abbagliamento dall’esterno

Edifici scolastici

Asili nido, scuole materne


Aule giochi 300 19 80 04 Evitare illuminazione dal basso
Nido 300 19 80 0,4 Evitare illuminazione dal basso
Aule per lavoro manuale 300 19 80 0,6

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Locali scolastici
Aule scolastiche 300 19 80 0,6 Illuminazione regolabile
Aule per corsi serali e 500 19 80 0,6 Illuminazione regolabile
per adulti
Sale lettura 500 19 80 0,6 Illuminazione regolabile
Lavagna 500 19 80 0,7 Evitare le riflessioni speculari
Tavolo per dimostrazioni 500 19 80 0,7 Nelle sale lettura 750 lx
Aule educazione artistica 500 19 80 0,6
Aule educazione artistica 750 19 90 0,7 Temperatura colore TCP ≥ 5000
K e ≤ 6500 K
in scuole d’arte
Aule per disegno tecnico 750 16 80 0,7
Aule per educazione 500 19 80 0,6
tecnica e laboratori
Aule lavori artigianali 500 19 80 0,6
Laboratorio di 500 19 80 0,6
insegnamento
Aule di pratica della 300 19 80 0,6
musica
Laboratori di informatica 300 19 80 0,6 Rispettare le prescrizioni
previste per i videoterminali
Laboratori linguistici 300 19 80 0,6
Aule di preparazione e 500 22 80 0,6
officine
Ingressi 200 22 80 0,4
Zone di circolazione, 100 25 80 0,4
corridoi
Scale 150 25 80 0,4
Sale comuni per gli 200 22 80 0,4
studenti e aula magna
Sale professori 300 19 80 0,6
Biblioteca: scaffali 200 19 80 0,6
Biblioteca: zone di 500 19 80 0,6
lettura
Magazzini materiale 100 25 80 0,4
didattico
Palazzotti, palestre, 300 22 80 0,6 Per l’illuminazione di
installazioni sportive specifiche
piscine (uso generale)
fare riferimento alla norma UNI
EN 12193
Mensa 200 22 80 0,4
Cucina 500 22 80 0,6

Edifici di cura

Locali di uso generale


Dovrebbe essere evitata
un’illuminazione troppo elevata
nel campo visivo dei pazienti
Sale d’attesa 200 22 80 0,4 Illuminamento a livello
pavimento
Corridoi: di giorno 200 22 80 0,4 Illuminamento a livello
pavimento
Corridoi: pulizia 100 22 80 0,4 Illuminamento a livello
pavimento

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Corridoi: di notte 50 22 80 0,4 Illuminamento a livello


pavimento
Corridoi multiuso 200 22 80 0,6
Sale giorno (Day room) 200 22 80 0,6
Ascensori per persone e 100 22 80 0,6 Illuminamento a livello
pavimento
visitatori
Ascensore di servizio 200 22 80 0,6 Illuminamento a livello
pavimento

Locali per il personale


Ufficio per il personale 500 19 80 0,6
Stanze per il personale 300 19 80 0,6

Corsie, reparti maternità


Evitare luminanza elevate nel
campo visivo dei pazienti
Illuminamento a livello
pavimento
Illuminazione generale 100 19 80 0,4 Illuminamento a livello
pavimento
Illuminazione di lettura 300 19 80 0,7
Visita semplice 300 19 80 0,6
Visita e trattamento 1000 19 90 0,7
Luce notturna, luce di 5 - 80 -
sorveglianza
Bagni, toilette per 200 22 80 0,4
pazienti

Locali diagnostici (generale)


Illuminazione generale 500 19 90 0,6 Temperatura colore TCP ≥ 5000
K e ≤ 5000 K
Visita e trattamento 1000 19 90 0,7

Locali per visite oculistiche


Illuminazione generale 500 19 80 0,6 Temperatura colore TCP ≥ 5000
K e ≤ 5000 K
Visita esterna dell’occhio 1000 - 90 -
Test di lettura e visione 500 16 90 0,7
dei colori su pannelli

Locali per visite otorinoloringoiatriche


Illuminazione generale 500 19 80 0,6
Visita orecchio 1000 - 90 -

Locali analisi
Illuminazione generale 300 19 80 0,6
Analisi con amplificatore 50 19 80 - Nel caso rispettare le
prescrizioni previste per i
di immagini e sistemi
videoterminali
televisivi

Sale parto
Illuminazione generale 300 19 80 0,6
Visita e trattamento 1000 19 80 0,7

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Locali di cura (generale)


Dialisi 500 19 80 0,6 Illuminazione regolabile
Dermatologia 500 19 90 0,6
Endoscopia 300 19 80 0,6
Ingessatura 500 19 80 0,6
Bagni medicali 300 19 80 0,6
Massaggio e 300 19 80 0,6
radioterapia

Sale operatorie
Locale pre-operatorio e 500 19 90 0,6
risveglio
Sala operatoria 1000 19 90 0,6
Sale operatorie per denti - - - Illuminamenti da 10000 lx a
100000 lx

Rianimazione e cure intensive


Illuminazione generale 100 19 90 0,6 Illuminamento a livello
pavimento
Visita semplice 300 19 90 0,6 Illuminamento a livello letto
Visita e trattamento 1000 19 90 0,7 Illuminamento a livello letto
Sorveglianza notturna 20 19 90 -

Odontoiatria
Illuminazione generale 500 19 90 0,6 Evitare l’abbagliamento sul
paziente
Sul paziente 1000 - 90 0,7
Zona operatoria - - - - Vedere EN ISO 9680
dentistica
Controllo del bianco dei - - - - Vedere EN ISO 9680
denti

Laboratori e farmacie
Illuminazione generale 500 19 80 0,6
Ispezione colori 1000 19 90 0,7 Temperatura colore TCP ≥ 6000
K e ≤ 6500 K

Locali di decontaminazione
Locali di sterilizzazione 300 22 80 0,6
Locali di disinfezione 300 22 80 0,6

Locali per autopsia e camera mortuaria


Illuminazione generale 500 19 90 0,6
Tavolo per autopsia e 5000 - 90 - Valori maggiori di 5000 lx
quando richiesto
dissezione

Trasporti

Aeroporti
Sale di arrivo e 200 22 80 0,4 Se il locale è molto alto, Ra può
essere inferiore ad 80
partenza, zone ritiro
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bagagli
Zone di collegamento, 150 22 80 0,4
scale e tappeti mobili
Banchi informazione, 500 19 80 0,7 Nel caso rispettare le
prescrizioni previste per i
accettazione
videoterminali
Dogana e controllo 500 19 80 0,7 E’ importante l’illuminamento
verticale per il riconoscimento
passaporti
dei volti
Sale d’attesa 200 22 80 0,4
Deposito bagagli 200 25 80 0,4
Zone controllo di 300 19 80 0,6 Nel caso rispettare le
prescrizioni previste per i
sicurezza
videoterminali
Torre di controllo 500 16 80 0,6 - Illuminazione regolabile
- Nel caso rispettare le
traffico aereo
prescrizioni previste per i
videoterminali
- Evitare l’abbagliamento da
luce diurna
- Evitare la riflessione sulle
finestre specie di notte
Hangar per le riparazioni 500 22 80 0,6
e i controlli
Zone controllo motori 500 22 80 0,6
Zone di misurazione 500 22 80 0,6
all’interno degli hangar

Stazioni ferroviarie
Binari completamente 100 - 40 0,4 1. particolare attenzione ai
bordi dei binari
chiusi, numero ristretto
2. evitare abbagliamento degli
di passeggeri autisti
3. illuminazione a livello del
pavimento
Binari completamente 200 - 60 0,5 1. particolare attenzione ai
bordi dei binari
chiusi, numero notevole
2. evitare abbagliamento degli
di passeggeri autisti
3. illuminazione a livello del
pavimento
Sottopassi, numero 50 28 40 0,5 Illuminazione a livello
pavimento
ristretto di passeggeri
Sottopassi, numero 100 28 40 0,5 Illuminazione a livello
pavimento
notevole di passeggeri
Atrio e biglietteria 200 28 40 0,5
Deposito bagagli, cassa 300 19 80 0,5
Sale attesa 200 22 80 0,4
Ingressi, saloni 200 - 80 0,4
Stanze di trasferimento 200 28 60 0,4 Colori di sicurezza riconoscibili
Accesso ai tunnel 50 - 20 0,4 Illuminazione a livello
pavimento
Manutenzione e servizi 300 22 60 0,5

Tabella 21 – Requisiti illuminotecnici da rispettare nei vari luoghi e postazioni di lavoro

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16 Misure e verifiche degli impianti di illuminazione

I principali parametri che occorre misurare una volta effettuata l’installazione dell’impianto di
illuminazione si possono ridurre a tre: il livello di illuminamento, il fattore medio di luce diurna
(ricostruibile da misure di livelli di illuminamento) e la luminanza. Le verifiche, oltre che sui tre
parametri citati, vanno eseguite anche sui fattori UGR e Ra, i quali però possono essere verificati
senza l’effettuazione di misure.
Gli strumenti di misura (che devono rispondere alla norma UNI 11142) utilizzabili a questo scopo sono
i seguenti:

Luxmetro (quantità dell’illuminazione): è lo strumento che permette la misura dei livelli di


illuminamento creati sia da luce artificiale che da luce naturale all’interno od all’esterno di un
ambiente. E’ in genere costituito dallo strumento vero e proprio sul quale viene visualizzata la
misura e da una parte mobile rappresentata da un trasduttore fotoelettrico (figura 12). La
radiazione luminosa che colpisce la fotocellula viene trasformata, dal sensore, in corrente
elettrica, la quale viene rilevata da un galvanometro, posto all’interno dello strumento, la cui scala
è tarata in lux.

Figura 12 – Luxmetro (Pce Group)

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Luminanzometro (qualità dell’illuminazione): è lo strumento che permette la misura della


luminanza, intesa come contrasti di luminanza, di una superficie. La luce emessa dalla sorgente
passa attraverso le lenti di un obiettivo (A). L’obiettivo forma in uno specchio (B) l’immagine del
campo visivo nel quale è contenuta la zona di misura. Una parte della luce viene deflessa dallo
specchio (B) in direzione di un sistema ottico, prisma (C) e disco (D) che trasmette l’immagine
verso l’occhio dell’operatore. Attraverso un sistema di filtri (E), la luce raggiunge una fotocellula
2
(F) tramite la quale si effettua la misurazione in cd/m .

Figura 13 – Schema di principio di un luminanzometro (Zunino)

Per luxmetri e luminanzometri, la CIE ha individuato tre classi di precisione in funzione dei diversi tipi
di impiego (tabella 22). La taratura degli strumenti per verifiche illuminotecniche deve essere almeno
biennale.

Limite di incertezza [%]


Classe Impiego
Luxmetri Luminanzometri

A Misure di precisione 5 7,5

Misure su impianti in
B 10 10
esercizio

C Misure orientative 20 20

Tabella 22 – Precisioni degli strumenti di misura in base alle tipologie di utilizzo

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L’illuminazione dei luoghi di lavoro in interni – UNI EN 12464-1:2011

Verifica dell’illuminamento
La norma UNI EN 12464-1 del 2003 non prevedeva prescrizioni relative al numero minimo di punti
delle griglie di calcolo, sia per le aree dei compiti visivi che per altre aree. Nella revisione normativa
attuale (luglio 2011) invece, sono stati definiti il numero minimo di punti di calcolo e le dimensioni delle
celle delle griglie per le aree dei vari compiti visivi. Ricordiamo che l’area del compito visivo è quella
dove il lavoro è effettivamente svolto. Le griglie di calcolo, che preferibilmente devono essere
approssimativamente quadrate, sono definite derivandone i criteri dalla norma UNI EN 12193 e hanno
le seguenti caratteristiche:
• il rapporto tra lunghezza e la larghezza delle celle della griglia è compreso tra 0,5 e 2,
• i punti di calcolo sono posizionati nel baricentro di ogni cella e
• la dimensione massima della cella della griglia è data dalla formula:

p = 0,2 x 5log10(d)

dove “p” è la dimensione della cella della griglia e può assumere un valore massimo di 10 m e “d” è la
lunghezza del lato maggiore dell'area di calcolo, se il rapporto tra lato maggiore e lato minore è
inferiore a 2, altrimenti “d” è la dimensione minore.
Il numero “n” di punti di calcolo nella direzione della dimensione “d” è dato dal più vicino numero intero
superiore al rapporto:
n=d/p
Nello stesso modo vengono calcolati i punti relativi all'altro lato della griglia di calcolo. Il rapporto tra i
due lati della cella deve essere il più vicino possibile a 1. Le griglie di calcolo devono escludere una
fascia di almeno 0,5 m dalle pareti tranne quando la area del compito visivo è posizionata vicino alla
parete. Dei valori tipici di spaziatura (ricavati dalle formule precedenti) dei punti della griglia sono
indicati in tabella:
Lunghezza dell’area “d” Distanza massima fra i punti Numero minimo di punti della
[m] della griglia “p” [m] griglia “n”
0,4 0,15 3
0,6 0,2 3
1 0,2 5
2 0,3 6
5 0,6 8
10 1 10
25 2 12
50 3 17
100 5 20

Tabella 23 - Numero consigliato di punti per una griglia di calcolo o di verifica (EN 12464-1:2011)

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L’illuminazione dei luoghi di lavoro in interni – UNI EN 12464-1:2011

Durante una verifica occorre controllare sia che il livello di illuminamento medio che l’uniformità siano
superiori a quelli indicati in tabella 21.
L’illuminamento medio verrà calcolato come media aritmetica degli illuminamenti nei punti considerati.
Più è elevato il numero di punti di misura scelti e maggiore sarà la precisione del valore in lux
ottenuto.
La fotocellula del luxmetro va posta sul piano di lavoro in posizione parallela alla superficie sede del
compito visivo (che ricordiamolo può essere orizzontale, verticale o inclinata) e collocata al centro di
ciascuna maglia rettangolare del reticolo. L’illuminamento medio Em viene calcolato come media
aritmetica dei valori di illuminamento misurati (nell’esempio di figura 9 si ottiene Em = 1511 lx)
L’uniformità di illuminamento viene calcolata eseguendo il rapporto tra l’illuminamento minimo Emin e
l’illuminamento medio Em calcolato precedentemente (nell’esempio di figura 14 si ottiene U = Emin/ Em
= 1308/1511 = 0,86). Durante le misure è bene fare attenzione a non creare ombre con il proprio
corpo o con altri oggetti.

Figura 14 – Esempio di punti di misura in un ambiente dalla forma regolare


con indicati i valori di illuminamento misurati

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Verifica della luminanza


Nonostante molti ambienti e luoghi di lavoro abbiano livelli di illuminamento corretti in base alle norme,
spesso si verificano fenomeni di abbagliamento dovuti a contrasti eccessivi di luminanza (figure 15 e
16). Per questo, oltre a misurare i lux, una verifica significativa delle condizioni di illuminazione di un
locale deve prevedere anche misure di luminanza per rilevare soprattutto contrasti (differenze) di
luminanza nell’area sede del compito visivo e nelle aree circostanti. Il contrasto di luminanza si può
definire come il rapporto tra la luminanza del dettaglio (per esempio i caratteri di un documento da
leggere) e la luminanza del suo sfondo (il foglio e sue immediate vicinanze).
Il luminanzometro deve essere collocato nella posizione che l’operatore assume nella postazione di
lavoro, ad una altezza corrispondente a quella degli occhi e in direzione della sorgente di luce o della
superficie di cui si vuole misurare la luminanza. In particolare è bene misurare la luminanza della
superficie del compito visivo, dello sfondo che contiene il compito visivo, delle zone circostanti il
compito visivo e delle superfici verticali più lontane poste di fronte all’operatore (figure 15 e 16).
Effettuate alcune misure per ogni tipo di luminanza se ne effettua la media aritmetica e si ottengono i
valori medi di luminanza per le diverse superfici.
Gli unici valori limite normativi per la luminanza sono prescritti dalla norma UNI EN 12464-1 per le
postazioni con videoterminali (indicati in tabella 19).

Figura 15 – La vetrata sullo sfondo causa elevati contrasti di luminanza nel campo visivo
dell’operatore. L’illuminamento sul piano di lavoro rientra nei limiti normativi
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Figura 16 – L’apparecchio di illuminazione ha una luminanza troppo elevata in rapporto alle luminanze
presenti sugli schermi dei PC e ciò causa abbagliamento. E’ bene che il rapporto fra la luminanza del
compito visivo e quella delle zone circostanti non sia inferiore a 1/3, né superiore a 3.
L’illuminamento sul piano di lavoro rientra nei limiti normativi

Verifica dell’UGR
In base ai dati ufficiali dell’UGR, che devono essere forniti dal costruttore degli apparecchi, occorre
verificare che ci sia conformità tra, da un lato, la disposizione effettiva degli apparecchi di
illuminazione e le finiture delle superfici, e dall’altro ciò che è indicato nel progetto. Lo scopo è
ovviamente garantire che l’UGR del locale sia inferiore a quello massimo indicato in tabella 21.

Verifica di Ra
In base ai dati ufficiali dell’indice Ra, che devono essere forniti dal costruttore delle lampade, occorre
verificare che le sorgenti installate abbiano un indice pari o superiore a quello indicato nel progetto e
quindi nella tabella 21.

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