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DECADENTISMO

Origine del termine. Nel 1883 sul periodico parigino Il gatto nero Paul Verlaine pubblicò un
sonetto dal titolo Languore, in cui affermava di identificarsi con l’atmosfera di stanchezza ed
estenuazione dell’Impero romano alla fine della decadenza, immerso nel vuoto, incapace di forti
passioni. Queste idee giravano nei circoli d’avanguardia, che si contrapponevano alla mentalità
borghese e benpensante e ostentavano atteggiamenti bohémien e provocatori, ispirandosi al modello
maledetto di Baudelaire. La critica ufficiale usò il termine ‘decadentismo’, in accezione negativa.
Il movimento trovò il suo portavoce nel periodico Le Décadent. Verlaine presentò le personalità più
significative del gruppo in una serie intitolata Poeti maledetti, con Rimbaud e Mallarmé.
Senso del termine. Il termine Decadentismo originariamente indicava un movimento letterario
sorto a Parigi negli anni Ottanta. La storiografia letteraria italiana lo ha assunto a designare una
corrente culturale europea. Si ripresenta lo stesso problema del Romanticismo: può assumere
significato ristretto, ma anche significato ampio. Quest’ultima è preferita in Italia, mentre in altri
paesi ci sono varie denominazioni.
VISIONE DEL MONDO
Le corrispondenze. La base della visione del mondo decadente è un irrazionalismo
misticheggiante. Viene rifiutata la visione positivistica: la ragione e la scienza non possono dare la
vera conoscenza del reale, perché l’essenza di esso è al di là delle cose. L’anima decadente è sempre
protesa verso il mistero che è dietro la realtà visibile. Mentre per la visione comune le cose
possiedono una oggettiva individualità, che le isola le une dalle altre, per questa visione mistica tutti
gli aspetti dell’essere sono legati da corrispondenze che fuggono alla ragione. La rete di
corrispondenze coinvolge anche l’uomo: c’è un’unità tra io e mondo, tra soggetto e oggetto.
L’unione avviene sul piano dell’inconscio, dove l’individualità scompare e si fonde con un Tutto
consapevole.
L’inconscio. Esso è il dato fondamentale del decadentismo. Freud comincia a dare una sistemazione
scientifica a questa conoscenza, con lo scopo di portare alla luce della coscienza l’inconscio,
sottoporlo al dominio dell’io; i decadenti invece si lasciano inghiottire dal vortice, distruggendo
ogni legame razionale.
Gli strumenti irrazionali del conoscere. Gli strumenti privilegiati sono gli stati irrazionali
dell’esistere: malattia, follia, nevrosi, delirio, sogno, incubo, allucinazione. Questi stati di
alterazione (che possono essere provocati con alcol e droghe), sottraendosi al controllo limitante
della ragione, aprono all’uomo prospettive ignote.
Se io e mondo non sono distinti, l’io può annullarsi nella vita del gran Tutto, confondersi nella
materia, farsi nuvola, acqua, erba, e potenziare all’infinito la propria vita rendendola divina. Questo
atteggiamento è detto panismo.
Un altro stato di grazia sono le epifanie: un particolare della realtà, che appare insignificante alla
visione comune, si carica all’improvviso di una misteriosa intensità di significato, come se fosse un
messaggio proveniente da un’altra dimensione.
POETICA DEL DECADENTISMO
Estetismo. L’arte è un momento privilegiato della conoscenza: il poeta, pittore, musicista sono dei
sacerdoti di un vero e proprio culto capaci di spingere lo sguardo là dove l’uomo comune non vede
nulla.
L’esteta è colui che assume come principio regolatore della sua vita non i valori morali, ma solo il
bello. Egli si colloca al di là della morale comune, in una sfera di eccezionalità rispetto agli uomini
mediocri. Tutta la realtà è filtrata attraverso l’arte. Va costantemente alla ricerca di sensazioni rare e
squisite, si circonda di oggetti preziosi, prova orrore per la banalità della gente comune. E’ una
posizione teorizzata da Ruskin, Wilde e D’Annunzio.
Ne consegue che il poeta rifiuta di farsi banditore di identità morali e civili: l’arte si chiude in una
celebrazione di se stessa, depurandosi di tutti gli intenti pratici e utilitaristici; diviene arte pura.
Oscurità del linguaggio. Se la poesia è rivelazione del mistero, la parola poetica non può più essere
strumento di comunicazione logica e razionale. Assume un valore suggestivo. C’è una rivoluzione
del linguaggio poetico. Il significato della parola si fa labile, o scompare del tutto. Alle immagini
nitide si sostituisce l’impreciso, il vago, l’indefinito. La parola non ha più funzione di strumento
comunicativo immediato e recupera la sua formula magica. Il poeta comunica in forme cifrate ed
enigmatiche. In situazioni estreme la poesia diviene pura autocomunicazione. Si rivela qui il
carattere aristocratico dell’arte decadente, che non vuole rivolgersi al pubblico borghese, ritenuto
mediocre. La scelta è inoltre motivata dall’imporsi della cultura di massa, che offre al grande
pubblico prodotti fatti in ‘serie’, ripetitivi. Per questo l’artista sente il bisogno di differenziarsi. C’è
una frattura tra artista e pubblico.
Tecniche espressive. Ci sono vari mezzi tecnici attraverso cui si ottiene effetto di suggestione. In
primo luogo la musicalità: viene esaltata la fonicità della parola. Nella visione decadente la musica
è la suprema fra le arti, proprio perché è la più indefinita, perché è svincolata da ogni significato
logico, capace di agire sulle zone più oscure della psiche. Nell’anima decadente la musica crea vere
e proprie estasi. La trasformazione della parola poetica in musica è teorizzata da Verlaine. Infine la
sintassi si fa vaga e imprecisa, e le parole assumono significati diversi da quelli comuni.
Sinestesia. La metafora decadente è l’espressione di una visione simbolica del mondo, dove ogni
cosa rimanda ad altro, allude alla rete di relazioni che uniscono le cose in un sistema di analogie
universali. Non è regolata da un semplice rapporto di somiglianza tra 2 oggetti, ma istituisce legami
impensati tra realtà fra loro remote; il secondo termine di paragone è oscuro e misterioso.
La sinestesia è una fusione di sensazioni, nel senso che impressioni che colpiscono un senso
evocano altre impressioni relative a sensi diversi.
Spesso si tenta anche la fusione dei vari linguaggi artistici.
TEMI DELLA LETTERATURA DECADENTE
Decadenza, lussuria, crudeltà. C’è l’ammirazione per le epoche di decadenza, come la grecità
alessandrina, la tarda latinità imperiale, l’età bizantina, in cui l’esaurirsi delle forze si traduce in
raffinatezza.
A ciò si aggiunge il vagheggiamento del lusso raro e prezioso, complicato da perversità e crudeltà.
Buona parte della letteratura decadente è segnata dal sadismo e dal masochismo, per trpvare stimoli
che impediscano di cadere nell’inerzia.
Malattia e morte. La malattia è un altro gran tema. Da un lato rappresenta una condizione storica
pervasa da una crisi profonda, dall’altro la malattia diviene condizione privilegiata, segno di nobiltà
e distinzione, di strumento conoscitivo per eccellenza.
Alla malattia umana si associa la malattia delle cose: si ammira tutto ciò che è corrotto, impuro,
putrescente. Per questo Venezia, in cui convivono raffinatezza e sfacelo, è la citta decadente per
eccellenza. La morte è un altro tema dominante e ossessivo.
Vitalismo e superomismo. Alla malattia e alla morte ci sono anche tendenze opposte: il vitalismo,
cioè esaltazione della pienezza vitale senza limiti, che afferma se stessa al di là di ogni norma
morale, la ricerca del godimento ebbro e la forza barbarica che impone il dominio sui deboli. Il suo
teorico è Nietzsche. Ma il culto della forza e della vita è un modo per esorcizzare l’attrazione
morbosa verso la morte; è l’altra faccia della malattia interiore, la maschera che cerca di occultarla.
E’ anche ricerca del diverso, in polemica con la visione benpensante borghese. L’atteggiamento in
conflitto con la società ora si estremizza e l’artista decadente è orgoglioso della propria diversità.
Eroi decadenti. Nascono figure ricorrenti che assumono una dimensione mitica. Ad esempio
l’artista maledetto profana tutte le convenzioni della società e sceglie il male e l’abiezione, si
compiace di una vita misera e sregolata, con il vizio della carne, alcol e droghe.
Altra figura è l’esteta, consacrata da Wilde e d’Annunzio. E’ l’uomo che vuole trasformare la sua
vita in opera d’arte, sostituendo alle leggi morali le leggi del bello, andando alla ricerca di piaceri
raffinati. Ha l’orrore della vita comune, da una società dominata dall’interesse materiale e profitto, e
si isola circondato dalla bellezza. Il presente per lui è il trionfo della bruttezza e dello squallore: ciò
che è bello appartiene al passato.
Una terza figura è l’inetto, un escluso dalla vita, a cui non sa partecipare per mancanza di energie
vitali. Può solo rifugiarsi nelle sue fantasie, compensatrici di una realtà frustrante. Vorrebbe provare
forti passioni, ma si sente inaridito e impotente. Il suo eccesso di pensiero lo isola dalla vita.
La donna è designata come fatale, dominatrice del maschio fragile e sottomesso, lussuriosa e
perversa, crudele torturatrice, che succhia le energie vitali dell’uomo come un vampiro, portandolo
alla distruzione. Si ha la crisi dell’identità virile, con la distruzione dell’uomo forte grazie alle
trasformazioni sociali, e l’affermazione dell’emancipazione della donna.
Fanciullino e superuomo. La variante originale dell’inetto è il fanciullino pascoliano: il rifiuto
della condizione adulta, della vita di relazione al di fuori del nido familiare, il regredire a forme di
emotività infantili. Un’altra figura è quella del superuomo, quello dannunziano: è superiore alla
massa mediocre, forte e denominatore, che si muove alla conquista di mete eroiche senza essere
ostacolato da incertezze. Queste due figure sono in realtà legate.

LA POESIA MODERNA
A partire dall’opera di Baudelaire, si ha una rivoluzione poetica, da cui nasce la poesia moderna;
fino alla metà del ‘900 la poesia ne sarà influenzata. Questa poesia è lirica: scompaiono vasti poemi
narrativi, con intenti pedagogici. La poesia di Baudelaire vuole essere pura, staccata da ogni
praticità.
PARNASSIANESIMO
Questo gusto fu teorizzato da poeti francesi che si presentarono con 3 raccolte di versi intitolate al
Parnaso, il mitico colle delle Muse. Il loro maestro Gautier, lanciò lo slogan ‘l’arte per l’arte’. I
parnassiani miravano a una poesia di pure immagini di evidenza scultorea, priva di espressività
sentimentale, impassibile; il loro poeta ideale era un artefice della parola. Era un lavoro artistico
consapevole, contrapposto all’idea romantica di ispirazione.
SIMBOLISMO
Sorse in Francia nel 1880, di cui Baudelaire fu il precursore seguito da Verlaine, Rimbaud e
Mallarmé. Operano un rinnovamento del linguaggio: fanno accostamenti inconsueti di parole e idee,
con l’accumulo di metafore sorprendenti, con la sinestesia (intreccio di diverse sensazioni), la
lingua diventa allusiva: in Rimbaud e Mallarmé diventa oscura, con mancanza di senso a prima
vista. Si ispirano alla musica.
POETA VATE
La figura del poeta "vate", o veggente, è attribuita a gli autori che cercano di interpretare e guidare i
sentimenti delle masse di ogni epoca.
Tale appellativo fu attribuito per la prima volta ad autori latini, impegnati nella ricerca dei valori
perduti dell'antica romanità, venuti a mancare durante il periodo di grande corruzione in cuì versò
Roma dall'età di Cesare in poi. La funzione di poeta-vates, attribuita ad esempio a Lucrezio o ad
Orazio, è quella, secondo la concezione latina, di un poeta divinamente ispirato e quasi profetico, in
grado di proporsi come guida della comunità, impegnato attivamente per il ripristino di valori
morali, ma anche filosofici come nel caso dello stesso Lucrezio, scomparsi o, a volte, considerati in
alcuni casi nefasti, come la stessa dottrina epicurea.
Una ripresa significativa di tale fenomeno si ebbe nella fine romanticismo, quando con il risorgere
della poesia e del "sentimentalismo poetico", in contrapposizione al periodo precedente del
neoclassicismo, dove i sentimenti erano oscurati dal rigore e dall'ordine conferito dalla precisione
dello studio e della ragione, i poeti cominciarono a sentire la necessità di aprirsi e rendersi interpreti
del mondo, verso tutti coloro che avrebbero voluto apprezzarne i valori nascosti. Poeti guida si sono
riscoperti autori del romanticismo tedesco, dello Sturm und Drang come Goethe, o anche
contemporanei italiani dello stesso periodo come Foscolo e pompeo greco. Foscolo, infatti, come
ogni poeta VATE si abbandoanva completamente alle passioni e agli istinti.