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Marino Emanuele M38000767 Relazione sul discorso di Steve Jobs all’Università di Stanford,

California Il 12 giugno 2005, nella solenne cerimonia per i neolaureati dell’Università californiana
di Stanford, Steve Jobs, compianto genio fondatore della Apple, ha pronunciato un discorso che è
passato alla storia, articolandolo in tre micro-storie a sfondo biografico. Prima Storia: Unire i
puntini. Egli inizia parlando della sua storia: di come sia stato adottato, di cosa abbia fatto
all’Università e di come, non vedendone il senso, dopo soli sei mesi abbia abbandonato gli studi. I
suoi genitori adottivi avevano lavorato per tanti anni al fine di assicurargli una buona istruzione
universitaria, spendendo tutti i loro risparmi per iscriverlo alla Stanford University, una delle più
costose al mondo. Anch’egli, come molti oggi, ha vissuto momenti di difficoltà economica. Come
lui stesso narra, riportava le bottiglie di Coca Cola vuote al venditore per avere i cinque centesimi
del deposito e la domenica notte percorreva a piedi 10 km per gustare un buon pasto caldo. Jobs
dice, tuttavia, una cosa importante: I've loved it (“l’ho amato”). Da tale sfumatura si può intravedere
la mentalità positiva che già allora aveva e che l’ha sempre caratterizzato. Tuttavia, non è questo
l’insegnamento principale. Jobs racconta in seguito di come abbia frequentato un corso di calligrafia
presso la stessa Università di Stanford. Era bello, dice, gli piaceva, ma a quel tempo non ne trovava
il senso, riteneva che non tale competenza non avrebbe mai potuto avere una concreta applicazione
nella vita reale. Invece, dieci anni dopo, mentre progettava il primo MAC, tutto quello che apprese
allora gli fu utile, inserendolo nel sistema operativo ed elaborando vari caratteri per il PC. Se ciò
non fosse stato possibile, probabilmente oggi i computer non sarebbero stati dotati di quei fantastici
caratteri di scrittura che invece possiedono. La lezione che Steve Jobs è semplice: non si può capire
se una cosa fatta oggi sarà utile o meno in futuro; lo si capirà solo nel tempo, guardando indietro;
bisogna essere fiduciosi in qualcosa e sapere che tutto andrà per il meglio; se piace fare una cosa, se
rende felici farla, va fatta senza ripensamenti. Seconda Storia: Amore e Perdita. Nella seconda
storia, Jobs narra di come la Apple sia cresciuta e si sia evoluta in breve tempo e di come lui fu
licenziato dalla sua stessa compagnia all’età di trenta anni. I dirigenti che aveva assunto avevano
una visione diversa del futuro dell’azienda. Essi diedero ragione all’altro cofondatore, Steve
Wozniak, ed estromisero lo stesso Jobs dalla Apple. Qui fece ancora una volta la differenza la sua
mentalità positiva. Dopo un periodo iniziale di smarrimento, egli comprese di amare ancora quello
che aveva realizzato con la Apple e ciò gli diede la forza di andare avanti, di ricominciare da capo
sulla strada della creatività. Negli anni successivi Jobs fondò la Pixar, casa di animazione grafica
(creatrice, tra l’altro, di Toy Story), e la Next, azienda di progettazione software e hardware
avanzati per computer, che con l’andare degli anni divennero dei colossi a livello mondiale (e lo
sono ancora oggi). Credo fermamente che in questo passaggio del suo discorso Steve Jobs dia una
delle lezioni di vita più incredibili e importanti, ognuno di noi dovrebbe apprendere. A volte è vero,
la vita può essere dura e darci dei dispiaceri non indifferenti. Non bisogna, tuttavia, perdere la fede
e, forse ancora più importante di tutte, va ricercato ciò che si ama, in qualsiasi campo. Il lavoro
riempie e riempirà buona parte della vita di tutti noi, dice Jobs. Per sentirsi felici e vivere bene,
occorre cercare incessantemente un lavoro che si ama, non accontentandosi mai, non pensando alle
cose brutte che la vita può riservare e, soprattutto, non perdendo la fede: Keep looking, don't settle
(continua a cercare, non accontentarti).

Relazione sul discorso di Steve Jobs


all'Università di Stamford, Appunti di
Economia E Direzione Delle Imprese
Università degli Studi di Catania
Economia E Direzione Delle Imprese

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Marino Emanuele
M38000767
Relazione sul discorso di
Steve Jobs all’Università di
Stanford, California
Il 12 giugno 2005, nella solenne
cerimonia per i neolaureati
dell’Università californiana di
Stanford, Steve
Jobs, compianto genio fondatore
della Apple, ha pronunciato un
discorso che è passato alla storia,
articolandolo in tre micro-storie a
sfondo biografico.
Prima Storia: Unire i puntini.
Egli inizia parlando della sua storia:
di come sia stato adottato, di cosa
abbia fatto all’Università e di come,
non vedendone il senso, dopo soli
sei mesi abbia abbandonato gli
studi.
I suoi genitori adottivi avevano
lavorato per tanti anni al fine di
assicurargli una buona istruzione
universitaria, spendendo tutti i loro
risparmi per iscriverlo alla Stanford
University, una delle più costose al
mondo. Anch’egli, come molti
oggi, ha vissuto momenti di
difficoltà economica. Come lui
stesso narra,
riportava le bottiglie di Coca Cola
vuote al venditore per avere i
cinque centesimi del deposito e la
domenica
notte percorreva a piedi 10 km per
gustare un buon pasto caldo.
Jobs dice, tuttavia, una cosa
importante: I've loved it (“l’ho
amato”). Da tale sfumatura si può
intravedere la
mentalità positiva che già allora
aveva e che l’ha sempre
caratterizzato.
Tuttavia, non è questo
l’insegnamento principale. Jobs
racconta in seguito di come
abbia frequentato un
corso di calligrafia presso la stessa
Università di Stanford. Era bello,
dice, gli piaceva, ma a quel tempo
non
ne trovava il senso, riteneva che
non tale competenza non avrebbe
mai potuto avere una concreta
applicazione nella vita reale.
Invece, dieci anni dopo, mentre
progettava il primo MAC, tutto
quello che
apprese allora gli fu utile,
inserendolo nel sistema operativo
ed elaborando vari caratteri per il
PC. Se ciò non
fosse stato possibile, probabilmente
oggi i computer non sarebbero stati
dotati di quei fantastici caratteri di
scrittura che invece possiedono.
La lezione che Steve Jobs è
semplice: non si può capire se una
cosa fatta oggi sarà utile o meno in
futuro; lo
si capirà solo nel tempo, guardando
indietro; bisogna essere fiduciosi in
qualcosa e sapere che tutto andrà
per
il meglio; se piace fare una cosa, se
rende felici farla, va fatta senza
ripensamenti.
Seconda Storia: Amore e Perdita.
Nella seconda storia, Jobs narra di
come la Apple sia cresciuta e si sia
evoluta in breve tempo e di come
lui
fu licenziato dalla sua stessa
compagnia all’età di trenta anni.
I dirigenti che aveva assunto
avevano una
visione diversa del futuro
dell’azienda. Essi diedero ragione
all’altro cofondatore, Steve
Wozniak, ed
estromisero lo stesso Jobs dalla
Apple.
Qui fece ancora una volta la
differenza la sua mentalità positiva.
Dopo un periodo iniziale di
smarrimento,
egli comprese di amare ancora
quello che aveva realizzato con la
Apple e ciò gli diede la forza di
andare
avanti, di ricominciare da capo sulla
strada della creatività. Negli anni
successivi Jobs fondò la Pixar, casa
di
animazione grafica (creatrice, tra
l’altro, di Toy Story), e la Next,
azienda di progettazione software
e
hardware avanzati per computer,
che con l’andare degli anni
divennero dei colossi a livello
mondiale (e lo
sono ancora oggi).
Credo fermamente che in questo
passaggio del suo discorso Steve
Jobs dia una delle lezioni di vita
più
incredibili e importanti, ognuno di
noi dovrebbe apprendere. A volte è
vero, la vita può essere dura e darci
dei dispiaceri non indifferenti. Non
bisogna, tuttavia, perdere la fede e,
forse ancora più importante di tutte,
va ricercato ciò che si ama, in
qualsiasi campo. Il lavoro riempie e
riempirà buona parte della vita di
tutti noi,
dice Jobs. Per sentirsi felici e
vivere bene, occorre cercare
incessantemente un lavoro che si
ama, non
accontentandosi mai, non pensando
alle cose brutte che la vita può
riservare e, soprattutto, non
perdendo la
fede: Keep looking, don't settle
(continua a cercare, non
accontentarti).
Marino Emanuele
M38000767
Relazione sul discorso di
Steve Jobs all’Università di
Stanford, California
Il 12 giugno 2005, nella solenne
cerimonia per i neolaureati
dell’Università californiana di
Stanford, Steve
Jobs, compianto genio fondatore
della Apple, ha pronunciato un
discorso che è passato alla storia,
articolandolo in tre micro-storie a
sfondo biografico.
Prima Storia: Unire i puntini.
Egli inizia parlando della sua storia:
di come sia stato adottato, di cosa
abbia fatto all’Università e di come,
non vedendone il senso, dopo soli
sei mesi abbia abbandonato gli
studi.
I suoi genitori adottivi avevano
lavorato per tanti anni al fine di
assicurargli una buona istruzione
universitaria, spendendo tutti i loro
risparmi per iscriverlo alla Stanford
University, una delle più costose al
mondo. Anch’egli, come molti
oggi, ha vissuto momenti di
difficoltà economica. Come lui
stesso narra,
riportava le bottiglie di Coca Cola
vuote al venditore per avere i
cinque centesimi del deposito e la
domenica
notte percorreva a piedi 10 km per
gustare un buon pasto caldo.
Jobs dice, tuttavia, una cosa
importante: I've loved it (“l’ho
amato”). Da tale sfumatura si può
intravedere la
mentalità positiva che già allora
aveva e che l’ha sempre
caratterizzato.
Tuttavia, non è questo
l’insegnamento principale. Jobs
racconta in seguito di come
abbia frequentato un
corso di calligrafia presso la stessa
Università di Stanford. Era bello,
dice, gli piaceva, ma a quel tempo
non
ne trovava il senso, riteneva che
non tale competenza non avrebbe
mai potuto avere una concreta
applicazione nella vita reale.
Invece, dieci anni dopo, mentre
progettava il primo MAC, tutto
quello che
apprese allora gli fu utile,
inserendolo nel sistema operativo
ed elaborando vari caratteri per il
PC. Se ciò non
fosse stato possibile, probabilmente
oggi i computer non sarebbero stati
dotati di quei fantastici caratteri di
scrittura che invece possiedono.
La lezione che Steve Jobs è
semplice: non si può capire se una
cosa fatta oggi sarà utile o meno in
futuro; lo
si capirà solo nel tempo, guardando
indietro; bisogna essere fiduciosi in
qualcosa e sapere che tutto andrà
per
il meglio; se piace fare una cosa, se
rende felici farla, va fatta senza
ripensamenti.
Seconda Storia: Amore e Perdita.
Nella seconda storia, Jobs narra di
come la Apple sia cresciuta e si sia
evoluta in breve tempo e di come
lui
fu licenziato dalla sua stessa
compagnia all’età di trenta anni.
I dirigenti che aveva assunto
avevano una
visione diversa del futuro
dell’azienda. Essi diedero ragione
all’altro cofondatore, Steve
Wozniak, ed
estromisero lo stesso Jobs dalla
Apple.
Qui fece ancora una volta la
differenza la sua mentalità positiva.
Dopo un periodo iniziale di
smarrimento,
egli comprese di amare ancora
quello che aveva realizzato con la
Apple e ciò gli diede la forza di
andare
avanti, di ricominciare da capo sulla
strada della creatività. Negli anni
successivi Jobs fondò la Pixar, casa
di
animazione grafica (creatrice, tra
l’altro, di Toy Story), e la Next,
azienda di progettazione software
e
hardware avanzati per computer,
che con l’andare degli anni
divennero dei colossi a livello
mondiale (e lo
sono ancora oggi).
Credo fermamente che in questo
passaggio del suo discorso Steve
Jobs dia una delle lezioni di vita
più
incredibili e importanti, ognuno di
noi dovrebbe apprendere. A volte è
vero, la vita può essere dura e darci
dei dispiaceri non indifferenti. Non
bisogna, tuttavia, perdere la fede e,
forse ancora più importante di tutte,
va ricercato ciò che si ama, in
qualsiasi campo. Il lavoro riempie e
riempirà buona parte della vita di
tutti noi,
dice Jobs. Per sentirsi felici e
vivere bene, occorre cercare
incessantemente un lavoro che si
ama, non
accontentandosi mai, non pensando
alle cose brutte che la vita può
riservare e, soprattutto, non
perdendo la
fede: Keep looking, don't settle
(continua a cercare, non
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