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Bilancio I Premessa Per rappresentare con una serie di indicatori l’economicità aziendale possono

essere usati diversi modelli: 1. bilancio di esercizio F 0E 0 offre informazioni sul reddito conseguito
nel periodo amministrativo, determinando anche il capitale di funzionamento utilizzato nello stesso
che è la somma degli elementi che partecipano al processo produttivo cioè delle attività e delle
passività che vengono valorizzate sulla base dei rapporti sinergici che le avvincono e delle esigenze
di competenza dipendenti dalla suddivisione della vita aziendale in periodi amministrativi; tale
divisione impone la valutazione dei processi in corso che non hanno ancora concluso il loro ciclo
allo scadere del periodo amministrativo. Tale modello è influenzato dai principi di prudenza e
competenza. 2. valore economico F 0E 0 con la stima del capitale economico determina un valore
d’insieme del complesso aziendale che considera anche elementi non presenti in bilancio. Il
modello che si basa sul capitale economico considera l’insieme dei flussi di reddito futuri
attualizzati per tener conto della diversa collocazione temporale degli stessi avendo come unico
limite l’eventuale cessazione dell’azienda, per questo da luogo a risultati molto volatili in relazione
alla previsione dei flussi di cassa e dell’individuazione del tasso di attualizzazione. Il patrimonio
netto o capitale netto è la differenza tra attività e passività. Il capitale investito è il totale dell’attivo
che coincide con il totale del passivo. Stato Patrimoniale Attività Passività Patrimonio netto Totale
attivo Totale passivo La maggiore certezza delle determinazioni di bilancio comporta che da esso
discendono importanti conseguenze giuridiche (distribuzione degli utili, imposizione fiscale, ecc.).
Il modello del valore proprio per i legami con la politica aziendale è più utilizzabile internamente
come strumento di controllo strategico mentre esternamente è utile per verificare l’effettiva
creazione di valore per il mercato. Il bilancio di esercizio è diverso da quello di liquidazione, di
fusione e di trasformazione. La gestione è un insieme coordinato di operazioni effettuate
dall’imprenditore per svolgere l’attività, ed ha un: 1. aspetto finanziario F 0E 0 dalle entrate alle
uscite; i valori finanziari vanno nello stato patrimoniale 2. aspetto economico F 0E 0 dai costi ai
ricavi; i valori economici vanno nel conto economico Quando viene costituita un’azienda, questa
opera sul mercato dei capitali (M) da cui ottiene il capitale che permette di avere delle entrate (E)
per sostenere delle uscite (U) che determinano costi acquistando i fattori della produzione (impianti,
materie prime). Tali fattori poi vengono combinati insieme per ottenere i prodotti finiti che vengono
immessi sul mercato quindi dalla loro vendita si ottengono entrate che generano ricavi. Dalla
gestione viene determinato il reddito che è l’incremento o decremento subito dal patrimonio per
effetto della gestione cioè la differenza tra i ricavi e i costi quindi può essere sia una perdita se i
costi sono maggiori dei ricavi che un utile se i ricavi sono maggiori dei costi. Nella realtà solo alla
fine dell’azienda, con la liquidazione viene determinato il reddito ma per comodità e prassi la
gestione viene suddivisa in periodi amministrativi che solitamente coincidono con l’anno solare.
L’esercizio sono le operazioni svolte all’interno di un periodo amministrativo quindi il bilancio di
esercizio comprende le operazioni racchiuse in quel periodo. Il bilancio di esercizio è una sintesi di
valori delle operazioni svolte nel periodo amministrativo ma è influenzato dal redattore poiché
deriva oltre che da tecniche contabili anche da stime e valutazioni. CAPITOLO 1: IL MODELLO
DEL BILANCIO DI ESERCIZIO PAGE 46 Gli studi storici hanno riguardato più le origini della
partita doppia che quelle del bilancio (maestri della ragioneria: Besta, Zappa e Giannessi). Dagli
studi del Besta risultava che nelle compagnie dei mercanti medievali, il capitale (corpo di facoltà) si
determinava ad intervalli lunghi (20 anni) per ripartirlo tra i soci della compagnia quindi la
formazione degli inventari era di uso comune nel XIV secolo anche se venivano redatti per
determinare il capitale da ripartire. I veri bilanci, secondo qualche autore, si collocano tra la fine del
XVIII secolo e l’inizio del XIX. In questa fase, il bilancio si caratterizza come bilancio di
liquidazione perché procede alla chiusura di ogni affare infatti si tratta di bilanci di diritti d’azione
per dividersi il rimanente. Il bilancio di esercizio è un documento di sintesi di derivazione contabile
con lo scopo di informare sullo svolgimento della vita aziendale in un dato periodo amministrativo
quindi presuppone un ordinato sistema di scritture che deve essere integrato e rettificato con
l’inserimento di valori extracontabili che sono espressione di processi in corso e pertanto frutto di
stime (ammortamenti, valutazione rimanenze) e congetture. Nell’evoluzione storica del bilancio è
possibile individuare tre fasi: 1. strumento di carattere privato ed interno F 0E 0 fino agli anni ’50 si
ha la visione di rendiconto cioè gli amministratori rendono conto al proprietario per informarlo di
come avevano gestito l’attività. Il bilancio come rendiconto è quello che legittima il proprietario al
presivelo dell’utile. 2. strumento di comportamento verso le singole categorie di interessi legati
all’azienda F 0E 0 negli anni ’60 si ha la concezione della differenziazione dei bilanci a seconda
delle esigenze dei singoli portatori di interessi (fisco, banca, imprenditore) perchè coinvolge più
interessi, oltre a quello del proprietario, che possono essere diversi ed in conflitto. 3. strumento per
il raggiungimento di finalità di interesse pubblico F 0E 0 domina la concezione istituzionale con
funzione di informazione economica a disposizione della collettività ed elaborazione di un bilancio
unico, redatto per delega sostanziale al soggetto economico. Tale teoria del bilancio unico deriva
dalla necessità di un trattamento uniforme e dall’esistenza di sistemi di verifica e riscontro sempre
più raffinati. Il bilancio quindi costituisce lo snodo centrale del sistema informativo aziendale,
rappresentando in una sintesi di valori gli andamenti aziendali riferiti ad un periodo amministrativo.
Per il soggetto economico e per gli stakeholder quindi è uno strumento di informazione che viene
integrato con l’uso di altri strumenti informativi. Il legislatore prevede l’obbligo di redazione di tale
documento in tutte le tipologie imprenditoriali, con differenti gradazioni di adempimenti ed
informativa, a seconda della forma giuridica dell’impresa e dei settori in cui opera. Le funzioni del
bilancio attuali sono: 1. funzione di conoscenza dei risultati F 0E 0 (funzione universale) cioè
determinazione del reddito e del capitale di funzionamento. 2. funzione di collegamento F 0E 0 tra
la gestione passata e quella futura (stime) quindi oltre ad avere un valore informativo esterno può
essere utilizzato come strumento di pianificazione e controllo (a consuntivo e a preventivo) della
gestione futura, soprattutto in realtà piccole non dotate di adeguate strutture informative extra-
contabili. In passato e nelle attuali medie-piccole aziende il controllo di gestione non veniva fatto
con l’analisi dei costi ma si basa solo sui dati di bilancio, quindi si tratta di un controllo a
consuntivo che costituisce la base per il futuro. Nelle grandi aziende invece la gestione viene
controllata con la contabilità dei costi, il budget e altri strumenti. 3. funzione di comunicazione di
informazioni F 0E 0 le informazioni sono di carattere economico, finanziario e patrimoniale verso
una molteplicità di soggetti interni ed esterni (stakeholder). L’informazione deve essere neutrale
cioè non deve favorire nessun portatore d’interesse (investitori, dipendenti, fornitori, fisco, pubblica
amministrazione) quindi contiene un’informazione minima comune a disposizione di tutti che verrà
integrata da flussi informativi provenienti da relazioni bilaterali tra azienda e soggetti cioè le
maggiori informazioni sono le risposte alle istanze del soggetto richiedente. Le tre funzioni
coesistono ma possono essere in contrasto minando l’unicità e la significatività del bilancio,
comunque non possono legittimare i concetti passati di bilancio interno ed esterno anche se nella
realtà trovano ancora concreta applicazione. Inoltre la crescente diffusione dell’investimento
azionario, la globalizzazione dei mercati finanziari e il ruolo sempre più attivo nel contesto
economico-sociale svolto dall’azienda, hanno accresciuto l’esigenza di comunicazione di
informazioni. In sintesi la funzione del bilancio è di fornire informazioni per attuare un controllo
interno e/o esterno della gestione; se riferito al futuro è uno strumento per qualificare strategie,
politiche e comportamenti futuri mentre se riferito al passato consente la verifica del
raggiungimento di obiettivi di efficienza, efficacia ed economicità quindi l’osservazione
dell’azienda deve essere periodica per consentire ai PAGE 46 alla luce della riforma del diritto
societario e della nuova disciplina fiscale del 2004. La Consob ha stabilito che hanno rilevanza
giuridica per le società quotate in Borsa ma non sono obbligatori per le altre. La giurisprudenza e la
Cassazione svolgono una funzione interpretativa talora concorrente con quella dei principi contabili.
3. principi contabili internazionali F 0E 0 con l’UE anche il diritto contabile doveva essere unificato
quindi sono entrati in vigore i principi contabili internazionali (diversi da quelli americani perché
sono stati considerati troppo specialistici della realtà americana) che si sposano meglio con la realtà
europea. I principi contabili internazionali IAS (International Accounting Standards) sono stati
emanati dallo IASC (International Accounting Standard Committee) ridenominato IASB
(International Accounting Standar Board) che ha rivisto i 41 IAS mentre quelli che emanerà
assumeranno la denominazione di IFRS (International Financial Reporting Standards). Tali principi
hanno dei documenti interpretativi ridenominati IFRIC (International financial reporting
interpretations committee) emanati anch’essi dallo IASB. I principi contabili internazionali sono
obbligatori per: società quotate F 0E 0 prima erano solo per il bilancio consolidato poi dal 2006
anche per il bilancio di esercizio della singola società ma già dal 2005 erano stati applicati
volontariamente; banche e assicurazioni. Le società non quotate o che redigono il bilancio
abbreviato non hanno l’obbligo di applicazione. 4. Legge Draghi (D.lgs 58/1998) F 0E 0 è il Testo
Unico dei mercati finanziari quindi per le società quotate. L’attuale sistema normativo in materia di
bilancio ha un’impostazione gerarchica a piramide: 1. clausola generale o postulati o finalità (art.
2423) F 0E 0 sono le linee guida che devono ispirare la formazione del bilancio d’esercizio e il
mancato rispetto costituisce illecito. 2. principi di redazione (art. 2423 bis) F 0E 0 forniscono
indicazioni operative necessarie per il rispetto dei postulati quindi per l’adempimento della clausola
del quadro fedele ma il mancato rispetto non è sempre grave. 3. criteri di valutazione (art. 2426) F
0E 0 sono regole tecniche da seguire per la redazione 4. SP, CE, NI (art. 2424, 2425, 2427) F 0E 0
sono regole tecniche da seguire per la redazione I postulati (art. 2423) rappresentano concetti di
base gerarchicamente sovraordinati a tutte le norme successivamente dettate infatti sono il
fondamento dei principi di redazione, dei criteri di valutazione, degli schemi di rappresentazione e
pubblicizzazione. Il primo comma dispone che “gli amministratori devono redigere il bilancio di
esercizio, costituito dallo stato patrimoniale, dal conto economico e dalla nota integrativa” quindi
indica la composizione del bilancio inoltre al bilancio è allegata la relazione sulla gestione. Il
secondo comma dispone che “il bilancio deve essere redatto con chiarezza e deve rappresentare in
modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria della società e il risultato
economico d’esercizio” quindi evidenzia due postulati il cui mancato rispetto rende il bilancio
invalido e in alcuni casi può comportare solo l’annullabilità mentre in alti la nullità: 1. postulato
della chiarezza F 0E 0 significa intelligibilità o comprensibilità quindi il bilancio deve essere
compreso solo da persone dotate di media cultura contabile. Il principio si attua osservando l’art.
2423 ter sulla struttura analitica e sul contenuto dello SP e del CE evitando il compenso di partite
giuridico mentre quello economico è permesso e l’art. 2427 sull’informazione da fornire nella NI. Il
compenso di partite giuridico è l’evidenziazione di un saldo tra due valori di segno opposto qualora
non sussistano le condizioni per una compensazione civilistica. Se presso una banca si ha un credito
e un debito questi devono essere rilevati separatamente e non si può rilevare il saldo dei due conti
(compenso giuridico). Il compenso di partite economico si ha quando la legge prevede
l’evidenziazione del saldo o è frutto di una posta rettificativa (f.do ammortamento, f.do
svalutazione) inoltre i ricavi, proventi, costi ed oneri vanno esposti al netto di resi, sconti, abbuoni e
premi ed è ammessa la compensazione di utili e perdite sui cambi. Secondo l’art. 2423 ter è
obbligatorio il rispetto degli schemi di bilancio, le voci precedute da numeri arabi possono essere
ulteriormente suddivise mentre il loro raggruppamento è consentito solo a certe condizioni, è
obbligatorio inserire nuovi voci se non sono previste, è obbligatorio adattare le voci precedute da
numeri arabi e sono vietati i compensi di partite giuridici. Il primo comma dispone che “salvo le
disposizioni di leggi speciali per le società che esercitano particolari attività, nello SP e nel CE
devono essere iscritte, separatamente e nell’ordine indicato, le voci previste dagli art. 2424 e 2425”;
il secondo comma dispone che “le voci precedute da numeri arabi possono essere ulteriormente
suddivise, senza eliminazione della voce complessiva e dell’importo corrispondente; esse possono
essere raggruppate soltanto quando il raggruppamento, a PAGE 46 causa del loro importo, è
irrilevante ai fini indicati nel secondo comma dell’art. 2423 o quando esso favorisce la chiarezza del
bilancio. In questo secondo caso la NI deve contenere distintamente le voci oggetto di
raggruppamento”, il terzo comma dispone che “devono essere aggiunte altre voci qualora il loro
contenuto non sia compreso in alcuna di quelle previste dagli art. 2424 e 2425” , il quarto comma
dispone che “ le voci precedute da numeri arabi, devono essere adattate quando lo esige la natura
dell’attività esercitata” e l’ultimo comma dispone che “sono vietati i compensi di partite” . La
giurisprudenza interpreta tale postulato alla luce del contenuto e della struttura del bilancio, inteso
come unitario sistema di documenti contabili inoltre il diritto all’informazione non deve essere di
mera apparenza. Le principali violazioni secondo le sentenze di merito si hanno in caso di
omissione di poste contabili o talune voci degli schemi, in caso di commistione in un'unica posta di
voci non omogenee, in caso di indicazione di poste generiche o con denominazioni equivoche o in
caso di utilizzo di denominazioni che evidenziano la prevalenza della forma sulla sostanza. 2.
postulato della rappresentazione veritiera e corretta (quadro fedele) F 0E 0 traduce l’espressione
comunitaria true and fair view e il termine rappresentazione evidenzia la rilevante soggettività
connessa alla redazione del bilancio. Viene usato l’aggettivo veritiera perchè il bilancio non può
mai essere oggettivamente vero in senso assoluto ma solo in senso relativo cioè la sua attendibilità
si basa sulla coerenza delle valutazioni alle disposizioni del codice, ai principi contabili ed alle altre
informazioni di contesto e prospettiche fornite dal soggetto economico. L’aggettivo correttezza
attiene al rispetto delle modalità di rappresentazione previste dalla legge e dalla tecnica contabile.
Secondo la giurisprudenza il postulato riguarda i criteri di valutazione che gli amministratori
devono adottare nella redazione per ottenere risultati il più possibile conformi alla realtà. Le
principali violazioni secondo le sentenze di merito si hanno in caso di iscrizione di poste non
corrispondenti ai fatti, in caso di omissione di poste patrimoniali attive e passive e in caso di
costituzione di riserve occulte in fondi non aventi natura di poste del patrimonio netto. L’art. 2423
evidenzia che la chiarezza è separata ed anteposta alla veridicità e correttezza quindi i concetti sono
autonomi e di pari peso giuridico pertanto la violazione di uno è causa di invalidità del bilancio. Il
quadro fedele diventa il fine del bilancio quindi se con l’osservazione delle norme sulle valutazioni,
sul contenuto e sulla struttura del bilancio non viene raggiunto allora prevale l’obbligo di
raggiungere il fine derogando o integrando le norme stesse. I postulati del bilancio quindi sono
rafforzati dalla previsione di: 1. informazioni complementari F 0E 0l’art. 2423 terzo comma
dispone che “se le informazioni richieste da specifiche disposizioni di legge non sono sufficienti a
dare una rappresentazione veritiera e corretta, si devono fornire le informazioni complementari
necessarie allo scopo”. Le informazioni complementari sono obbligatorie quando quelle richieste
dalla legge non sono sufficienti alla rappresentazione veritiera e corretta; inoltre possono essere le
più varie come l’aggiunta di voci negli schemi di bilancio, l’utilizzo della nota integrativa o la
redazione di elaborati contabili come il rendiconto finanziario. Le informazioni complementari sono
connesse all’impresa, al settore in cui opera, alla sua dimensione e alle altre caratteristiche peculiari.
Il rendiconto finanziario è richiesto dia principi contabili nazionali perché permette di fornire una
valida rappresentazione finanziaria della società e di come è evoluta nel corso dell’esercizio. Alcuni
esempi di informazioni complementari sono l’effetto sul risultato economico a seguito di
significative riduzioni quantitative verificatesi nell’esercizio e nelle giacenze di magazzino valutate
col metodo LIFO, illustrazione dei criteri di contabilizzazione delle spese per i programmi di ricerca
e sviluppo realizzati nel periodo. 2. deroghe in casi eccezionali F 0E 0 l’art. 2423 quarto comma
dispone che “se, in casi eccezionali, l’applicazione di una disposizione degli articoli seguenti è
incompatibile con la rappresentazione veritiera e corretta, la disposizione non deve essere applicata.
La nota integrativa deve motivare la deroga e deve indicarne l’influenza sulla rappresentazione
della situazione patrimoniale, finanziaria e del risultato economico. Gli eventuali utili derivanti
dalla deroga devono essere iscritti in una riserva non distribuibile se non in misura corrispondente al
valore recuperato”. La deroga pertanto è obbligatoria, bisogna darne informazione nella NI e
bisogna costituire una riserva non distribuibile finché non è recuperato il maggiore valore per
effetto dell’alienazione del bene o per l’ammortamento. La costituzione della riserva deve avvenire
come attribuzione dell’utile, per non alterare la corretta rappresentazione del risultato (con
eccezione per le rivalutazioni). In caso di perdita di esercizio la riserva deve essere formata
attingendo dalle riserve disponibili altrimenti non si possono ridistribuire gli utili successivi. I
presupposti delle deroghe sono l’eccezionalità e la necessità al fine della rappresentazione veritiera
e corretta quindi l’obbligo può sorgere in casi rari e può riguardare gli schemi e il contenuto dello
SP, il contenuto della NI e i criteri di valutazione. PAGE 46 L’eccezionalità impedisce di usare la
norma per le rivalutazioni monetarie derivanti dalle perdite di potere di acquisto della moneta e tra i
casi eccezionali si possono considerare il mutamento della destinazione economica (da terreno
agricolo a fabbricale) o le ristrutturazioni aziendali che comportano un cambiamento rilevante
nell’utilizzo e nel valore economico di attività. Analoga disposizione è prevista dall’art. 5 D.lgs 28
febbraio 2005 dove si è completata la mappa delle norme previste sull’applicazione dei principi
contabili internazionali. Si stabilisce che, se in casi eccezionali, l’applicazione di un principio
contabile internazionale è incompatibile con la rappresentazione veritiera e corretta allora non deve
essere applicato. Gli utili derivanti dalla deroga devono essere iscritti in una riserva non
distribuibile se non in misura corrispondente al valore recuperato. I principi contabili internazionali
rispetto a quelli nazionali, preferiscono valutare al fair value (valore equo corrente o prezzo di
mercato) rispetto al costo quindi spesso ci sono utili non realizzati ma derivanti da valutazioni che
possono essere distribuiti. Questo perchè i principi contabili nazionali sono più prudenti in quanto
mirano alla conservazione del capitale (bilancio statico) mentre quelli internazionali prefiriscono
l’evidenziazione dell’utile distribuibile (bilancio dinamico). A tale scopo il legislatore ha previsto il
divieto di distribuire utili in misura corrispondente alle plusvalenze iscritte in CE che derivano
dall’applicazione del fair value e il divieto di distribuire riserve costituite in contropartita diretta
della valutazione del fair value. Inoltre gli utili corrispondenti alle plusvalenze devono essere iscritti
in una riserva indisponibile e se gli utili sono inferiori alle plusvalenze, la riserva deve essere
integrata con le riserve utili disponibili o accantonando gli utili degli esercizi successivi. E’
possibile ridurre le riserve nella misura in cui le plusvalenze sono state realizzate e la riserva può
essere usata a copertura delle perdite solo dopo aver usato le riserve di utili disponibili e quella
legale. Infine non si possono distribuire utili fino a quando la riserva è inferiore al valore delle
plusvalenze. Le riserve palesi sono quelli evidenziate in bilancio mentre le riserve occulte non sono
evidenziate e si hanno quando diminuiscono il valore delle attività o aumentano quello delle
passività. Le riserve di utili possono essere iscritte dopo l’approvazione del bilancio a seguito della
delibera assembleare che stabilisce la destinazione dell’utile (utili sui cambi, riserva legale, riserva
per azioni proprie, riserva da deroghe ex. art. 2423) mentre le riserve di capitale si iscrivono
direttamente nel bilancio di esercizio in cui si sono manifestate (f.do sovrapprezzo azioni,
versamenti in conto futuro aumento di capitale, riserve di rivalutazione monetaria, riserve di
rinuncia dei crediti da parte dei soci). Le riserve di rinuncia dei crediti da parte dei soci indicano che
la società ha un debito verso i soci ma questi hanno rinunciato alla riscossione quindi la passività
diventa una riserva di capitale. I versamenti in conto futuro aumento di capitale e i versamenti in
conto aumento di capitale vengono fatti durante la vita dell’azienda quando i soci finanziano
l’azienda ma nel primo caso l’aumento di capitale non è ancora stato stabilito al momento
dell’apporto mentre nel secondo è già previsto l’aumento di capitale che può essere scindibile
(anche se non si raggiunge l’importo minimo stabilito viene fatto l’aumento di capitale che avviene
quando la delibera è stata pubblicata nel Registro delle imprese) o inscindibile (se non si raggiunge
l’importo minimo stabilito non viene fatto l’aumento e vengono restituiti i soldi). Se l’azienda ha
bisogno di fondi, i soci possono apportare denaro sotto forma di finanziamenti (fruttiferi o
infruttiferi) o in conto futuro aumento di capitale, quest’ultimo di solito viene deciso quando c’è un
forte squilibrio tra capitale e debito. Esempio F 0E 0 se viene acquistato un terreno a 100 che da
agricolo diventa edificabile è possibile derogare la disposizione della valutazione al costo
rappresentando il valore effettivo 1000. La rilevazione può essere fatta in due modi: d/d/n 1 Terreni
a Plusvalenze 900 30/04/n +1 1 Utile d’esercizio a Riserva ex. Art. 2423 900 Nel primo modo la
plusvalenza viene evidenziata in CE con successiva destinazione a riserva. Nel secondo modo viene
direttamente iscritto nella riserva prima di determinare l’utile. Secondo i principi contabili la
rilevazione deve seguire il primo metodo. d/d/n 2 Terreni a Riserva ex. Art. 2423 900 I principi di
redazione (art. 2423 bis) sono: PAGE 46 chiusura. Gli altri fatti che non si riferiscono a situazioni
in essere, devono essere menzionanti nella relazione di gestione, perché la loro mancata
comunicazione comprometterebbe una corretta informativa societaria. Alcuni esempi sono
l’acquisizione di un’azienda, emissione di un prestito obbligazionario, aumento di capitale o
raggiungimento di un importante accordo di distribuzione. 5. punto 5 “gli elementi eterogenei
ricompresi nelle singole voci devono essere valutati separatamente” F 0 E 0 il principio della
valutazione separata degli elementi eterogenei non equivale al divieto di compensazione di partite e
mira ad impedire la compensazione tra perdite previste ed utili sperati connessi a determinati
elementi patrimoniali. 6. punto 6 “ i criteri di valutazione non possono essere modificati da un
esercizio all’altro” F 0E 0 il principio della continuità dei criteri di valutazione rende operativa la
clausola della rappresentazione veritiera e corretta, realizza i principi impliciti della neutralità del
bilancio e della sua comparabilità nel tempo. La neutralità indica che le informazioni non
favoriscono una particolare categoria di soggetti a scapito di altre quindi presuppone
l’evidenziazione del reddito prodotto e non del reddito distribuibile in funzione di una determinata
politica di bilancio; la manovra di livellamento o perequazione occulta dei redditi pertanto è
incompatibile col principio. Le comparazioni spaziali (imprese diverse) e temporali (nel tempo)
servono per valutare gli andamenti gestionali dell’azienda e il codice si riferisce indirettamente a
tale principio anche quando prevede per ogni voce dello SP e del CE l’indicazione dell’importo nel
precedente esercizio e che le voci incompatibili del precedente esercizio siano adattate inoltre la
comparabilità è favorita dalla costanza della forma di presentazione e dei criteri di valutazione oltre
all’evidenziazione dei mutamenti strutturali e degli eventi straordinari. 7. ultimo comma “ deroghe
al principio enunciato al numero 6 del comma precedente sono consentite in casi eccezionali. La NI
deve motivare la deroga e indicarne l’influenza sulla rappresentazione della situazione patrimoniale
e finanziaria e del risultato economico” F 0E 0 la norma si riferisce ai metodi e non alle stime usate
nell’applicazione dei secondi infatti è ammesso il cambiamento delle stime contabili che sono
ipotesi adottate nella valutazione in applicazione di un metodo di valutazione (ma ne è opportuna la
comunicazione in NI) mentre non è ammesso il cambiamento dei metodi di valutazione che sono i
criteri di valutazione in senso stretto. La deroga volontaria al principio precedente è ammessa solo
in casi eccezionali come l’ingresso di un’azienda in un gruppo che utilizza diversi criteri di
valutazione e deve redigere il consolidato; un cambiamento delle norme e dei principi contabili di
riferimento; aumento del livello generale dei prezzi e passaggio della valutazione delle rimanenze
dal FIFO al LIFO Dalla combinazione degli articoli del codice civile e dall’elaborazione dottrinale è
possibile evincere alcuni principi impliciti: 1. prevalenza della sostanza sulla forma F 0E 0 punto 1
dei principi di redazione 2. significatività e rilevanza dell’informazione F 0E 0 sono dei parametri
per valutare il grado di analisi con cui fornire le informazioni di bilancio e in tal senso sono un
limite all’obbligo di fornire informazione complementari (art. 2423 ter secondo comma, art. 2427
punto 7, 10 e 13 sulla NI) 3. neutralità F 0E 0 punto 6 dei principi di redazione 4. comparabilità dei
bilanci F 0E 0 punto 6 dei principi di redazione 5. verificabilità dell’informazione F 0E 0 affinché
l’informazione del bilancio sia affidabile per i destinatari occorre che il sistema informativo del
bilancio stesso sia verificabile cioè il processo di formazione deve essere tendenzialmente
ripercorribile anche dai soggetti esterni per testarne l’attendibilità. Questo criterio si riconnette
soprattutto alla funzione esplicativa della parte discorsiva cioè agli elementi che permettono di
ricostruire il complesso di ipotesi che hanno condotto gli amministratori all’attribuzione di un certo
valore ad un investimento non ancora realizzato. Il d.lgs. 6/2003 e l’introduzione degli IAS nel
nostro ordinamento, rendono questo principio ancora più importante in quanto la ripercorribilità dei
processi valutativi è una garanzia che può mettere al riparo il letto del bilancio da disinvolte
valutazione effettuate dal soggetto economico nel perseguimento dei suoi fini particolaristici. 2.2 I
criteri di valutazione del codice civile PAGE 46 Il codice civile disciplina i criteri di valutazione ma
in passato fissava solo i tetti massimi di valutazione lasciando ampi margini di discrezionalità con
l’unico obiettivo di evitare sopravvalutazioni e di consentire, in alcuni casi, la formazione di un
autofinanziamento occulto. La normativa del 1991 che recepisce la IV direttiva, individua specifici
criteri con una funzione di limitazione verso il basso e verso l’alto o al massimooffre la possibilità
di scegliere fra più criteri assegnati (sempre che la valutazione sia fatta secondo prudenza e nel
presupposto della continuità dell’azienda). La scelta del costo come criterio base di valutazione
permette di ridurre la discrezionalità del soggetto economico e di aumentare la possibilità di
revisione e controllo da parte dei terzi. Il costo è la spesa sostenuta e l’espressione dell’attitudine
funzionale che quel bene e servizio aveva nel momento dell’acquisto; inoltre lascia minor spazio ad
interpretazioni soggettive ed è di facile applicazione ma è solo uno dei termini per la misurazione
del valore ed il bilancio deve rappresentare valori e non costi. Il bilancio deve indicare valori
funzionali e non di scambio, inoltre se la differenza ad esempio tra il valore derivante
dall’applicazione dei metodi di valutazione delle rimanenze e i valori di mercato alla chiusura è
rilevante, tale informazione va obbligatoriamente fornita anche se non influenza il risultato di
esercizio (art. 2426). L’art. 2426 prevede : 1. punto 1 costo delle immobilizzazioni F 0E 0 le
immobilizzazioni sono valutate al costo di acquisto o di produzione. Il costo d’acquisto è l’onere
sostenuto per acquistare il bene e comprende i costi accessori. Il costo di produzione è l’onere
sostenuto per la fabbricazione interna o presso terzi e comprende i costi diretti di produzione (costi
speciali: materie prime, personale, altri costi diretti) e quelli indiretti (costi generali: industriali,
amministrativi, commerciali, distribuzione) per la quota ragionevolmente imputabile al prodotto
relativi al periodo di fabbricazione fino a quando il bene può essere utilizzato e gli oneri finanziari
relativi al finanziamento della fabbricazione. 2. punto 2 ammortamento delle immobilizzazioni F 0E
0 il costo delle immobilizzazioni, materiali e immateriali, la cui utilizzazione è limitata nel tempo,
deve essere sistematicamente ammortizzato in ogni esercizio in relazione con la loro residua
possibilità di utilizzazione. Eventuali modifiche dei criteri di ammortamento e dei coefficienti
applicati devono essere motivati in NI. Fiscalmente non è ammessa tale discrezionalità infatti il
decreto ministeriale contiene tabelle che indicano i coefficienti di ammortamento in relazione al
tipo di immobilizzazione e settore in cui l’azienda opera. L’ammortamento quindi è la ripartizione
del costo di un’immobilizzazione tra gli esercizi della sua vita utile stimata. Il concetto di residua
possibilità di utilizzazione comprende tutte le componenti dell’ammortamento (tecniche ed
economiche); l’avverbio sistematicamente significa che gli ammortamenti non possono essere
accelerati o rallentati nei vari esercizi e devono svolgersi in conformità ad un piano prestabilito
impostato per importi costanti. Tutte le immobilizzazioni immateriali devono essere ammortizzati
entro 5 anni (regola generale). Le rivalutazioni delle immobilizzazioni sono una deroga al criterio
del costo e si distinguono in: 2..a rivalutazioni monetarie F 0E 0 fondate su leggi speciali motivate
dal processo inflazionistico 2..b rivalutazioni economiche F 0E 0 per speciali ragioni determinate da
casi eccezionali; in questo caso la deroga è obbligatoria. In entrambi i casi si formano delle riserve
di rivalutazione che, nel caso delle rivalutazioni economiche, non sono distribuibili se non in misura
corrispondente al valore recuperato per ammortamento o alienazione. 3. punto 3 svalutazione delle
immobilizzazioni F 0E 0 l’immobilizzazione che alla chiusura risulta durevolmente di valore
inferiore al valore contabile residuo (costo di iscrizione al netto del fondo ammortamento) deve
essere iscritta a tale minor valore; la svalutazione deve però essere annullata se nei successivi
bilanci sono venuti meno i motivi della rettifica effettuata d/d svalutazion e svalutazione impianti a
f.do svalutazione impianti xxx d/d storno f.do svalutazione impianti a impianti xxx d/d rivalutazion
e f.do svalutazione impianti a rivalutazione impianti xxx Il ripristino del valore non può mai essere
superiore alla svalutazione precedentemente effettuata. Sono soggette a svalutazione tutte le
immobilizzazioni e la quotazione di mercato solitamente non è significativa per le partecipazioni
ma in alcuni casi può indicare perdite durevoli (Parmalat). PAGE 46 4. punto 4 partecipazioni in
imprese controllate e collegate F 0E 0 possono essere valutate, in alternativa al criterio del costo (e
costo rettificato se la partecipazione iscritta inizialmente al costo, risulti a fine esercizio
durevolmente di valore inferiore), con il criterio del PN che consiste nell’iscrizione delle
partecipazioni per un importo parti alla corrispondente frazione del PN risultate dall’ultimo bilancio
delle imprese partecipate. 5. punto 5 oneri pluriennali capitalizzati F 0E 0 costi d’impianto e di
ampliamento, di ricerca, di sviluppo e di pubblicità possono essere iscritti nell’attivo solo con il
consenso del collegio sindacale, gli ammortamenti non possono superare il periodo di 5 anni e
inoltre possono essere distribuiti dividendi solo se residuano riserve sufficienti a coprire
l’ammontare non ammortizzato degli oneri pluriennali. 6. punto 6 avviamento F 0E 0 può essere
iscritto nell’attivo solo con il consenso del collegio sindacale, se acquisito a titolo oneroso e nei
limiti del costo sostenuto inoltre deve essere ammortizzato entro 5 anni ma è possibile
ammortizzarlo per un periodo superiore ma entro la sua durata di utilizzazione, con motivazione in
NI. 7. punto 7 disaggio su prestiti F 0E 0 iscritto nell’attivo e ammortizzato per il periodo di durata
del prestito. 8. punto 8 crediti F 0E 0 essere iscritti al valore presumibile di realizzazione quando si
ritiene di non poter riscuotere tutto il credito. I crediti originati dai ricavi sono iscrivibili se sono
maturati i relativi ricavi mentre quelli sorti per ragioni diverse se effettivamente esiste
un’obbligazione di terzi verso l’impresa; il valore presunto di realizzo si ottiene rettificando il
valore nominale considerando le perdite per inesigibilità, resi e rettifiche di fatturazione, sconti ed
abbuoni e altre cause di minor realizzo. I crediti certamente inesigibili devono essere annullati e si
avrà una perdita su crediti o sopravvenienza passiva. I crediti di dubbia esigibilità vengono svalutati
per la parte che si ritiene di non poter riscuotere con un accantonamento al fondo svalutazione
crediti. I crediti di normale esigibilità per i quali esiste un rischio generico di possibili perdite danno
luogo ad una svalutazione presunta calcolata con una percentuale desunta dall’esame degli
andamenti statistici delle insolvenze verificatesi in passato con un accantonamento al fondo rischi
su crediti. La Cassazione ha ritenuto che non deve essere svalutato un credito sorto verso un cliente
ammesso alla procedura di amministrazione controllata nell’esercizio successivo a quello cui si
riferisce il bilancio perché tale procedura tende al risanamento dell’impresa e quindi all’integrale
soddisfacimento dei debiti. Per i crediti compresi tra le immobilizzazioni finanziarie si dovranno
indicare quelli esigibili entro l’esercizio successivo e la loro svalutazione si rileva nel CE in B.10.d.
Per i crediti compresi nell’attivo circolante si dovranno indicare quelli esigibili oltre l’esercizio
successivo e la loro svalutazione si rileva nel CE in D.19b. Nella NI deve essere evidenziato
l’ammontare dei crediti di durata residua superiore ai 5 anni. Esempio: una società ha crediti per
496.500 € che comprendono crediti v/clienti per 256.500 €, crediti insoluti per 90.000 € e ricevute
bancarie per 150.000 €. I crediti v/clienti comprendono 15.500 € verso la ditta A che presenterà
domanda di concordato preventivo e per cui si suppone di riscuotere solo il 40%. I crediti insoluti
comprendono 5.000 € verso un cliente dichiarato fallito mentre i restanti si presumono riscuotibili
per il 70%. L’amministratore infine giudica congrua una valutazione del 3% del rischio generico di
inesigibilità. • perdita certa su crediti F 0E 0 5.000 • svalutazioni F 0E 0 34.800 = 9.300 + 25.500
(f.do svalutazione crediti) • rischio generico F 0E 0 13.701 = (496.500 – 5.000 – 34.800) F 0 D 7
3% (f.do rischi su crediti) 9. punto 8 bis attività e passività in valuta F 0E 0 ad eccezione delle
immobilizzazioni, devono essere iscritte al tasso di cambio a pronti alla data di chiusura
dell’esercizio, i relativi utili e perdite devono essere imputati al CE e l’eventuale utile netto deve
essere accantonato in apposita riserva non distribuibile fino al realizzo. Le immobilizzazioni in
valuta devono essere iscritte al tasso di cambio al momento del loro acquisto o a quello inferiore
alla data della chiusura dell’esercizio se la riduzione deve giudicarsi durevole. L’art. 2425 bis
stabilisce che “i ricavi e i proventi, i costi e gli oneri relativi ad operazioni in valuta devono essere
determinati al cambio corrente alla data nella quale la relativa operazione è compiuta”; e l’art. 2427
n. 6 bis prevede che la NI deve indicare eventuali effetti significativi delle variazioni nei cambi
valutari verificatesi successivamente alla chiusura dell’esercizio. Questi articoli sono stati introdotti
dalla riforma del diritto societario. Esempio: Vendita 2.540$ al cambio 1,0456; cambio di chiusura
1,2450. Acquisto 4.580$ al cambio 0,9867 $; cambio di chiusura 1,2450. d/d clienti esteri a vendite
estere 2.429,23 PAGE 46 di PN è 1.200 = 2.000 F 0D 7 60%. Quando la partecipazione viene
acquistata essa viene rilevata in contabilità al costo di acquisto. d/d acquist o Partecipazione a
Banca 1.500 In sede di prima iscrizione in bilancio, la partecipazione può essere iscritta al costo o
coll metodo del PN. Se la partecipata è valutata per la prima volta col metodo del PN occorre
distinguere se il costo d’acquisto è superiore o inferiore alla frazione del PN. Se il costo è superiore
alla quota di PN indica: • cattivo affare F 0E 0 si tratta di una perdita durevole quindi la
partecipazione viene svalutata e la svalutazione è iscritta D.19.a. del CE. 31/1 2 svalut .
Svalutazione partecipazione a F.do svalut. partecipazione 300 • plusvalori di beni e avviamento che
non appaiono nel bilancio della partecipata F 0E 0 il maggiore valore di 300, purché sia motivato
nella NI, può essere iscritto nell’attivo come avviamento o se ne ricorrono i presupposti, può essere
attribuito ai beni ammortizzabili, ma tali maggiori valori devono essere ammortizzati. Se per ipotesi
la differenza è attribuibile agli immobili che vengono ammortizzati al 3% si avrà che la
svalutazione è 9 = 300 F 0D 7 3% e nell’attivo la partecipazione risulta iscritta per 1.491 = 1.500 –
9. 31/1 2 svalut . Svalutazione partecipazione a F.do svalut. partecipazione 9 Se per ipotesi la
differenza è attribuibile all’avviamento, poiché questo è ammortizzabile in 5 anni la svalutazione è
60 = 300/5 quindi nell’attivo la partecipazione è iscritta per 1.440. 31/1 2 svalut . Svalutazione
partecipazione a F.do svalut. partecipazione 60 L’ammortamento che intende il codice civile in
realtà è una svalutazione. Se il costo è inferiore (1.000) alla quota di PN si ha una plusvalenza che
può significare: • buon affare F 0E 0 la plusvalenza deve essere accantonata in una riserva non
distribuibile ma il codice non dice se deve essere imputata direttamente ad una riserva nello SP
prima della determinazione dell’utile (metodo rappresentazione patrimoniale) o se deve essere
iscritta nel CE ed imputata a riserva in sede di distribuzione dell’utile (metodo patrimonio netto
integrale) metodo rappresentazione patrimoniale 31/12 1 partecipazione a plusvalenza su
partecipazione 200 31/12 2 plusvalenza su partecipazione a riserva ex art. 2426 n.4 200 metodo
patrimonio netto integrale 31/12/n 1 partecipazione a plusvalenza su partecipazione 200 30/4/n +1 2
utile a riserva ex art. 2426 n.4 200 Contabilmente le procedure sono corrette ma i principi contabili
nazionali ed internazionali preferiscono la seconda che postula l’iscrizione della plusvalenza nel CE
salvo l’obbligo da parte degli amministratori di accantonarla in sede di distribuzione dell’utile a
riserva non distribuibile. Se successivamente è necessario svalutare la partecipazione, per i principi
PAGE 46 internazionali la svalutazione deve essere trattata come riduzione della riserva mentre per
i principi nazionali deve essere imputata a CE. • previsione perdite future della partecipata F 0E 0 il
maggior valore deve essere iscritto al fondo copertura perdite partecipate nella voce B.3 dello SP; si
tratta di un fondo rischi e non oneri d/d 1 partecipazione a f.do copertura perdite su partecipazioni
Per il trattamento dei dividendi bisogna distinguere: • patrimonio netto integrale F 0E 0 se la società
partecipata distribuisce utili o riserve, poiché la partecipante ha rilevato gli incrementi di valore
della partecipata in sede di valutazione, non è corretto iscrivere i dividendi nel CE perché i risultati
positivi sono già transitati nello stesso e pertanto occorre stornare la partecipazione d/d 1 crediti
v/controllate a Partecipazioni in imprese controllate • rappresentazione solo patrimoniale F 0E 0
poiché i risultati positivi della partecipata sono stati direttamente imputati dalla partecipante ad una
riserva senza transitare nel CE, è corretto imputare i dividendi nel CE e contestualmente poiché ciò
comporta la riduzione del valore della partecipata, ridurre la riserva: d/d 1 crediti v/controllate a
dividendi d/d 2 Riserva ex. art. 2426 n.4 a partecipazioni in imprese controllate Se dalla
concessione di tutte le partecipazioni derivino componenti di reddito positivi o negativi, essi vanno
iscritti rispettivamente nella voce C.15 e C.17 del CE. Nell’attivo circolante vengono valutate al
minore tra il costo d’acquisto e il valore di realizzazione desumibile dall’andamento del mercato. Il
minor valore non può essere mantenuto nei successivi bilanci se sono venuti meno i motivi.
Esempio: costo d’acquisto 1.000 €; valore desumibile 800 €. 31/12 1 svalutazione partecipazioni
D19a a F.do svalutazione partecipazione 200 Se nell’esercizio successivo il valore di mercato è pari
o superiore al costo di acquisto gli amministratori devono ripristinare il costo originario quindi se il
valore di mercato è 1.100 € si ha: 31/12 1 f.do svalutazione partecipazione a rivalutazione
partecipazioni D18a 200 Il valore desumibile corrisponde al valore di quotazione per i titoli quotati
nei mercati ufficiali. Contributi: sono somme corrisposte dalla PA o dagli Enti locali alle aziende e
si distinguono in: 1. contributi in c/esercizio F 0E 0 sussidi concessi per integrare i ricavi a fronte
delle spese di gestione sostenute quindi sono ricavi che devono essere imputati in CE nella voce
A.5. Tali contributi devono essere rilevati per competenza cioè nell’esercizio in cui è sorto con
certezza il diritto di percepirlo. Tale diritto nasce quando esiste una delibera formale di erogazione e
l’azienda ne ha avuto comunicazione. Tra questi contributi rientrano i contributi in c/interessi cioè
sussidi di natura finanziaria che riducono l’onere degli interessi passivi su alcuni tipi di
finanziamento contratti dall’azienda. Fiscalmente al momento dell’erogazione sono soggetti ad una
ritenuta a titolo di acconto del 4% che genera un credito verso lo Stato. Il contributo in c/esercizio si
riconosce da quello in c/ capitale dalla ritenuta o dalla legge se lo stabilisce espressamente. d/d 1
diversi a contributi c/esercizio 100.000 cassa/banca 96.000 erario c/ritenute su contributi 4.000
PAGE 46 2. contributi in c/impianti F 0E 0 (contributi in c/capitale) somme concesse a fronte di un
investimento specifico e ben individuato di un bene ammortizzabile. Il principio contabile n.16
stabilisce che tali contributi possono essere iscritti in base a due metodi di contabilizzazione
ambedue corretti che hanno lo stesso effetto sull’utile. Esempio: acquisto 100.000€, contributo
50.000€, durata utile 10 anni. Col primo metodo i contributi sono imputati a CE nella voce A.5 e
vengono rinviati per competenza agli esercizi successivi con i risconti quindi l’ammortamento è
calcolato sul costo lordo dei cespiti. d/d 1 cespite a debiti 100.000 d/d 2 crediti a contributi 50.000
31/12 3 ammortamento a f.do ammortamento 10.000 31/12 4 contributi a risconti passivi 45.000
Col secondo metodo i contribuiti vengono portati a riduzione del costo dei cespiti a cui si
riferiscono quindi l’ammortamento è calcolato sul costo dei cespiti al netto dei contribuiti. d/d 1
cespite a debiti 100.000 d/d 2 crediti a contributi 50.000 d/d 3 contributi a cespite 50.000 31/12 4
ammortamento a f.do ammortamento 5.000 3. contributi in c/capitale F 0E 0 concessi a fronte di
investimenti generici. Fiscalmente sono considerati sopravvenienze attive quindi da iscrivere nella
voce E20 del CE e possono essere tassate subito o nell’anno in corso e nei 4 successivi. Dalla legge
si può capire se l’investimento è ritenuto speciale o generale quindi se è un contributo in c/capitale
in senso stretto o in c/impianti. d/d 1 crediti a contributi c/capitale 50.000 PAGE 46 obbliga verso
un altro soggetto detto sponsor ad effettuare prestazioni pubblicitarie a fronte di un corrispettivo. Le
spese di pubblicità per i principi contabili nazionali possono essere capitalizzate se riferite a
particolari campagne promozionali (di ammontare rilevante e non ricorrente) per il lancio di nuovi
prodotti da cui possono ottenere benefici futuri. )I.)3 diritti di brevetto industriale e diritti di utilizzo
delle opere dell’ingegno F 0E 0 i diritti di brevetto industriale sono un insieme di studi/esperienze
con contenuto innovativo ed applicazione aziendale, che conducono all’ottenimento di prodotto,
strumento, metodo o processo di lavorazione industriale e applicazione tecnica di un principio
scientifico. Il presupposto della tutela giuridica è la concessione di un brevetto da parte dell’Ufficio
Italiano Brevetti e dall’Ufficio Europeo di Brevetti. I diritti di utilizzazione delle opere di ingegno si
riferiscono alla possibilità di pubblicare ed utilizzare economicamente, per un periodo di tempo le
opere creative. Rientrano in questa voce l’acquisto di software da utilizzare in via esclusiva (diritti
di utilizzazione dei programmi per calcolatori). Secondo i principi contabili internazionali hanno
durata indefinita e quindi sono soggetti a perdita di valore. )I.)4 concessioni, licenze, marchi e diritti
simili F 0E 0 costi ad utilità pluriennale sostenuti per l’acquisizione dei relativi beni immateriali. Le
concessioni sono atti emessi dalla PA che permettono di sfruttare beni pubblici o gestire servizi
pubblici in condizioni regolamentate. Le licenze sono atti con cui la PA permette ad un soggetto di
esercitare un’attività regolamentata che in assenza sarebbe illecita oppure di derivazione privatistica
con i quali viene concesso il diritto di sfruttare, con possibili limitazioni spazio-temporali altri beni
immateriali. I marchi sono il segno distintivo del prodotto/servizio fabbricato da un’impresa o della
merce commercializzata dalla stessa. Col D.lgs. del 92 è stata prevista la possibilità di trasferire un
marchio senza cedere l’azienda o un ramo. I diritti simili sono rapporti giuridici con finalità affini ai
precedenti (franchising). Secondo i principi contabili internazionali anche questi hanno durata
indefinita e sono soggetti alla perdita di valore. )I.)5 avviamento F 0E 0 è il maggior valore
(plusvalore) pagato per l’acquisizione di un’azienda rispetto a quello del relativo patrimonio netto
quindi rappresenta il riconoscimento dell’esistenza di elementi immateriali non iscritti nel bilancio
che contribuiscono al miglioramento della redditività. Può scaturire da operazioni straordinarie di
impresa come fusioni, conferimenti, acquisto di azienda o di partecipazioni. L’avviamento si può
iscrivere solo se acquistato a titolo oneroso e con il consenso del collegio sindacale inoltre deve
essere ammortizzato entro 5 anni con adeguata motivazione in NI. )I.)6 immobilizzazioni in corso e
acconti F 0E 0 costi sostenuti per i beni immateriali di produzione interna che alla chiusura sono in
fase di realizzazione quindi non possono essere iscritti nella voce delle immobilizzazioni
immateriali ed essere ammortizzati perché non sono utilizzabili. La voce acconti comprende gli
importi versati a fornitori a fronte di immobilizzazioni per le quali non è avvenuto il passaggio di
proprietà o non è terminato la fabbricazione interna. )I.)7 altre immobilizzazioni immateriali F 0E 0
voce residuale che include immobilizzazioni immateriali particolari. Un caso particolare è il
software perché si può ottenere con l’acquisto di proprietà, con un contratto di licenza o con la
produzione interna. Il software di base coincide col sistema operativo quindi è parte integrante
dell’hardware sia che sia stato acquistato con quest’ultimo o successivamente e pertanto ne segue le
sorti. Il software applicativo invece viene capitalizzato in B.I.6 se è prodotto internamente o in B.I.3
se è acquisito da terzi. Anche il know-how può essere prodotto internamento o acquistato
all’esterno e per l’iscrizione in bilancio vale quanto detto per il software. Il know-how nell’ambito
industriale è il complesso di conoscenze per produrre un bene, attuare un processo produttivo e
impiegare correttamente la tecnologia mentre nell’ambito mercantile è l’insieme delle regole di
condotta desunte da studi/esperienze di gestione imprenditoriale che riguardano il settore
organizzativo e commerciale. Non deve essere confuso con le esperienze connesse alle abilità
personali le quali non sono economicamente trasferibili e quindi non vengono iscritte in bilancio. )II
IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI F 0E 0 beni mobili ed immobili di proprietà, beni dati in
leasing e beni gratuitamente devolvibili destinati ad essere utilizzati in maniera durevole (beni a
fecondità ripetuta). Il riferimento è la destinazione quindi devono essere esclusi i beni acquistati con
l’obiettivo di essere trasformati e rivenduti e quelli che essendo stati utilizzati come fattori a
fecondità ripetuta alla data di redazione sono destinati all’alienazione; in questi casi la voce PAGE
46 corretta è quella delle disponibilità. I beni ammortizzabili devono essere esposti al netto dei
fondi ammortamento e quelli gratuitamente devolvibili devono essere rettificati dai fondi di
ammortamento finanziario. In NI poi devono essere evidenziati il costo storico, il fondo
ammortamento e le eventuali svalutazioni/rivalutazioni. La voce contiene: )II.)1 terreni e fabbricati
F 0E 0 beni immobili ad uso industriale e civile, comprensivi degli impianti fissi necessari al loro
utilizzo. Il costo delle immobilizzazioni la cui utilizzazione è limitata nel tempo deve essere
sistematicamente ammortizzato, ma il terreno ha un’utilizzazione illimitata nel tempo quindi non è
soggetto all’ammortamento. Un’eccezione sono le autostrade perché si ritiene che il manto stradale
abbia invece una durata limitata. I fabbricati destinati alla produzione poiché sono immobilizzazioni
tecniche devono essere ammortizzati. Per i principi contabili nazionali l’acquisto di un immobile è
completamente ammortizzabile mentre per quelli internazionali bisogna separare il costo del terreno
da quello del fabbricato perchè solo quest’ultimo è ammortizzabile quindi nell’atto notarile deve
essere richiesta la specificazione del costo. Per il legislatore fiscale, se non è possibile dividere il
costo, il costo del terreno è presunto il 30% di quello complessivo e nel caso del condominio è il
20%. )II.)2 impianti e macchinari F 0E 0 sono la struttura produttiva base per la realizzazione
dell’attività. Gli impianti generici sono quelli non caratteristici di una particolare fase del ciclo
produttivo mentre gli impianti specifici sono quelli impiegati in particolari fasi produttive. I
macchinari si distinguono in automatici e non automatici. )II.)3 attrezzature industriali e
commerciali F 0E 0 beni ausiliari alla struttura produttiva di base. L’autovettura usata dai
dipendenti per la vendita può essere iscritta in questa voce. )II.)4 altri beni F 0E 0 altre
immobilizzazioni precedentemente non citate. I computer rientrano in questa voce ma nel caso di
un’azienda di traduzione possono rientrare tra le attrezzature. )II.)5 immobilizzazioni in corso e
acconti F 0E 0 costi sostenuti per la costruzione di beni materiali interni non ancora terminati e
dagli anticipi ai fornitori per l’acquisizione di beni materiali. )III IMMOBILIZZAZIONI
FINANZIARIE F 0E 0 è suddiviso in: )III.)1 partecipazioni F 0E 0 secondo il codice la
partecipazione è ogni titolo o diritto, rappresentativo di una quota di proprietà di imprese (azioni e
quote societarie) mentre da un punto di vista economico aziendale sono i diritti al capitale di altre
imprese, rappresentati o meno da titoli, che pongono un legame duraturo con le imprese stesse. Le
partecipazioni si dividono in: )III.)1.)a controllate F 0E 0 l’art. 2359 dispone che le società
controllate sono quelle in cui un’altra società dispone della maggioranza dei voti (50%+1)
esercitabili nell’assemblea ordinaria, quelle in cui un’altra società dispone di voti sufficienti per
esercitare un’influenza dominante nell’assemblea ordinaria (può nominare la maggior parte degli
amministratori) e quelle che sono sotto l’influenza dominante di un’altra società in virtù di
particolari vincoli contrattuali con essa. Il legislatore comprende tra le società controllate anche
quelle per le quali vi è un controllo indiretto cioè società nelle quali l’influenza dominante è
possibile con il controllo di altre società che, congiuntamente, raggiungono la maggioranza dei voti
in assemblea. Per l’influenza dominante l’ordinamento non contempla diritti slegati dal possesso di
quote di capitale perché non è plausibile il controllo derivante da una situazione di fatto. )III.)1.)b
collegate F 0E 0 l’art. 2359 dispone che le società collegate sono quelle sulle quali un’altra società
esercita un’influenza notevole che è presunta quando si detengono il 10% (quotate) o il 20% (non
quotate) dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria di un’altra società (si ha la possibilità di
nominare almeno un amministratore). )III.)1.)c controllanti F 0E 0 per gli acquisti di partecipazioni
in imprese controllanti vige l’art. 2359 bis secondo cui agli acquisti di azioni della controllante da
parte della controllata si applicano i medesimi limiti previsti per l’acquisto di azioni proprie. )
III.)1.)d altre imprese F 0E 0 voce residuale che accoglie gli investimenti destinati a perdurare sotto
i limiti stabiliti dall’art. 2359 come le partecipazioni in imprese consociate che sono imprese
sottoposte al controllo delle controllanti (art. 2428). )III.)2 crediti F 0E 0 con natura finanziaria o
assimilabile; per ogni voce deve essere data separata indicazione degli importi esigibile entro
l’esercizio successivo. La normativa attribuisce rilievo alla destinazione quindi sono compresi tutti i
crediti con natura di finanziamento a prescindere dalla loro vita residua. Occorre indicare il
dettaglio dei crediti verso imprese: )III.)2.)a controllate PAGE 46 )III.)2.)b collegate F 0E 0
collegate dirette e controllate indirette )III.)2.)c controllanti F 0E 0 controllante diretta e controllanti
della propria controllante )III.)2.)d altre imprese )III.)3 altri titoli F 0E 0 titoli diversi dalle
partecipazioni (titoli di credito, obbligazioni, diritti di opzione, titoli di stato, titoli atipici) destinati
ad essere detenuti durevolmente. )III.)4 azioni proprie F 0E 0 azioni acquistate con utili distribuibili
o riserve disponibili a fronte delle quali bisogna iscrivere nel passivo una riserva indisponibile. Le
azioni devono essere interamente liberate e tale acquisto non può superare il 10% del capitale. La
voce comprende le azioni proprie acquistate per un’ipotesi di futura riduzione del capitale, per
costituire una scorta di azioni da utilizzare per dare incentivi di performance ai dirigenti o per
sostenere il prezzo delle azioni. Tali azioni possono essere classificate anche tra le attività
finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni perchè dipende dalla loro destinazione
aziendale. C) ATTIVO CIRCOLANTE F 0E 0 è suddiviso in: I) RIMANENZE F 0E 0 costi
sostenuti nell’esercizio che non essendo impiegati nel processo produttivo, non hanno erogato la
loro utilità quindi per il principio di competenza economica, vanno rinviati all’esercizio in cui
produrranno i ricavi. Le rimanenze si dividono in: I).)1 materie prime, sussidiarie e di consumo F
0E 0 beni destinati alla trasformazione; comprendono componenti acquistati e materie di consumo
costituite dai beni che concorrono al processo produttivo senza essere incorporate nei prodotti finiti.
I).)2 prodotti in corso di lavorazione e semilavorati F 0E 0 beni prodotti per il magazzino I).)3
lavori in corso su ordinazione F 0E 0 rimanenze relative a lavori di durata ultrannuale connessi a
contratti di appalto o simili. Possono essere valutati secondo il criterio del costo o in base alla
percentuale di completamento. I).)4 prodotti finiti e merci F 0E 0 beni che hanno terminato il
processo produttivo e sono destinati alla commercializzazione o beni acquistati per la rivendita. Le
aziende di distribuzione hanno solo le merci mentre quelle industriali hanno i prodotti e le voci
precedenti. I).)5 acconti F 0E 0 sono acconti o anticipi a fornitori riferiti a futuri acquisti di beni
iscrivibili tra le rimanenze cioè a future prestazioni di terzi relative alla produzione di beni da
comprendere nel magazzino. Il motivo dell’iscrizione ha ragioni di carattere finanziario, in quanto
si tratta di investimenti in magazzino, indipendentemente dall’effettiva disponibilità fisica di tali
beni. )I CREDITI F 0E 0 comprende i crediti commerciali e diversi, con separata indicazione per
ogni voce degli importi esigibili oltre l’esercizio successivo inoltre devono essere esposti al netto
dei fondi di svalutazione cioè al valore di realizzo. Solitamente viene mantenuto in contabilità il
valore originario del credito e viene iscritto in bilancio il valore di realizzo dato dalla differenza tra
monte crediti contabili e il fondo svalutazione ma è possibile anche effettuare la svalutazione del
credito direttamente in conto. Il fondo svalutazione crediti può essere fatta specificamente per ogni
credito come nel settore bancario o raggruppando i crediti in gruppi omogenei per rischio a cui
viene applicata un’unica percentuale di svalutazione. Un caso particolare si ha nel caso di cessione
di crediti a terzi con la formula del pro solvendo perché il terzo può esercitare il diritto di rivalsa sul
cedente, con azione di regresso, se il debitore non estingue l’obbligazione. Per determinare il
presunto valore di realizzo di tali crediti, se non risultano scaduti alla data di bilancio, anche se non
sono più iscritti tra le attività devono essere annotati tra i conti d’ordine esposti in calce dello SP in
quanto potrebbero dar luogo a perdite. La previsione di perdite implica lo stanziamento di un fondo,
tra i fondi rischi ed oneri del passivo, non essendo i crediti in oggetto direttamente rettificabili in
quanto non più presenti in bilancio. I crediti si dividono in: )I.)1 verso clienti F 0E 0 crediti verso la
clientela, già scaduti o scadenti entro l’esercizio successivo, a fronte di cessioni di beni o
prestazioni di servizi rientranti nell’attività tipica dell’impresa. Di solito sono crediti esigibili entro
12 mesi ma può esserlo anche dopo purché la dilazione rientri negli usuali termini di pagamento. )
I.)2 verso imprese controllate F 0E 0 crediti scadenti entro/oltre l’esercizio successivo per
operazioni con natura di transazioni commerciali, interessi di mora o altro, con società controllate,
ad eccezione dei crediti finanziari (considerate anche le fatture da emettere v/ controllate). PAGE
46 passività o rischi. I fondi oneri o perdite si ricollegano ad eventi la cui esistenza futura è certa ma
è indeterminato l’ammontare o la data di sopravvenienza o entrambi mentre i fondi rischi si
ricollegano ad eventi la cui esistenza è probabile (non possibile) ma è indeterminato l’ammontare o
la data di sopravvenienza o entrambi. La distinzione tra i due tipi di fondi determina una diversa
allocazione nel CE infatti gli accantonamenti a fondo rischi devono essere iscritti nella voce B.12
(accantonamenti per rischi) mentre quelli ai fondi oneri vanno iscritti alla voce B.13 (altri
accantonamenti). Per data di sopravvenienza si intende il momento in cui il debito o la perdita
risultano definitivamente accertati. Secondo la prassi gli eventi futuri che comportano costi per
l’azienda sono classificabili in tre categorie: probabili (l’evento è verosimile cioè può seriamente
manifestarsi ed è ragionevolmente determinabile ma non certo), possibili (l’evento è eventuale cioè
meno probabile) e remoti (eventi con scarsissime possibilità di realizzazione). Nel primo caso
occorre stanziare il fondo, nel secondo caso poiché tali eventi non sono suscettibili di stima
attendibile non va fatto lo stanziamento in bilancio ma deve essere menzionato in NI. Se una perdita
potenziale è stata stanziata in bilancio la situazione di incertezza e l’ammontare dello stanziamento
devono essere indicati in NI. Quando la perdita è molto significativa è preferibile effettuare la
classificazione in un fondo separato con spiegazione in NI. Le contestazioni eventuali da parte di
terzi non vanno poste in bilancio a meno che sia probabile che la contestazioni siano serie e la
perdita probabile quindi se l’impresa non rispetta una clausola contrattuale ma non è probabile che
l’altra parte promuova la contestazione non va effettuata alcuna menzione. In merito ai rischi non
assicurati vanno effettuati stanziamenti quando è probabile che si verifichino. La costituzione di un
fondo a fronte di oneri imprevisti e non identificati non è ammesso poiché gli stanziamento non
sono riconducibili ad eventi determinati. Secondo i principi contabili internazionali IAS 37 un
accantonamento al fondo rischi è possibile se l’impresa ha un’obbligazione in corso come risultato
di un evento passato, è probabile che comporterà un’uscita finanziaria e può essere effettuata una
stima attendibile. Se non ricorrono queste condizioni un evento passato che dia luogo ad una
possibile obbligazione potrebbe costituire una passività potenziale. Se l’obbligazione non è
possibile o è remota non bisogna stanziare il fondo mentre se non è possibile effettuare una stima
attendibile o si tratta di un’obbligazione non remota allora bisogna dare adeguate informazioni
relative alla passività potenziale. La voce è formata da: C) fondi per trattamento di quiescenza ed
obblighi simili F 0E 0 tali fondi sono certi nell’esistenza ma indeterminati nell’ammontare perché si
basano su calcoli matematico-attuariali o condizionati da eventi futuri come il raggiungimento di
una determinata anzianità di servizio: • fondi di pensione integrativa derivanti da accordi aziendali,
interaziendali o collettivi per il personale dipendente • fondi di pensione costituiti in aggiunta al
trattamento previdenziale di legge per il personale dipendente • fondi di indennità per cessazione di
rapporti di collaborazione coordinata e continuativa • fondi di indennità per cessazione dei rapporti
di agenzia e rappresentanza • fondi di indennità suppletiva di clientela (tutte le volte che il contratto
si scioglie per cuasa non imputabile all’agente) )1 fondi per imposte anche differite F 0E 0
comprendono accantonamenti per debiti fiscali probabili indeterminati nell’importo e nella data di
sopravvenienza. Le imposte differite comprendono accantonamenti effettuati nell’esercizio a fronte
di imposte che saranno pagate in future e dovute alle differenze temporanee emergenti tra
disposizioni civilistiche e fiscali. )2 altri fondi per rischi ed oneri F 0E 0 i fondi oneri sono passività
certe stimate nell’importo e correlate a costi di competenza tra cui rientrano: • fondo manutenzione
ciclica: vi sono impianti che necessitano dopo un certo numero di anni di una revisione ulteriore
rispetto alle semplici manutenzioni ordinarie; poiché il costo dell’usura si riferisce anche agli
esercizi precedenti a quello in cui il bene viene posto a revisione, per il rispetto del principio della
competenza occorre stanziare ogni anno accantonamenti al fondo. L’accantonamento va effettuato
quando si tratta di manutenzione che verrà sicuramente eseguita e vi è ragionevole certezza che il
bene sarà ancora utilizzato per un ulteriore ciclo produttivo. Lo stazionamento va effettuato
suddividendo la spesa prevista in base ad appropriati parametri. La congruità del fondo deve essere
riesaminata ogni anno. PAGE 46 • fondi manutenzione beni gratuitamente devolvibili e dei beni di
azienda ricevuta in affitto: le imprese che allo scadere della concessione devono restituire i beni al
concedente gratuitamente ed in funzionamento, dvonono accantonare ogni annuo degli stanziamenti
che consentono di costituire un fondo di ripristino degli impianti. Gli stanziamenti vanno effettuati
sulla base di una perizia tecnica o altro. Analoga metodologia deve essere adottata nel caso di
azienda ricevuta in affitto o usufrutto salvo deroghe. • fondi per operazioni e concorsi a premio:
alcune imprese come politiche di marketing riconoscono un certo sconto o erogano un premio al
consumatore che faccia pervenire appositi tagliandi o buoni. L’importo del fondo deve essere
stimato a fronte dei buoni che si prevedo verranno presentati per il rimborso. E’ ragionevole ritenere
che non tutti i buoni emessi saranno presentati per il rimborso e la percentuale di ritorno dipende da
una serie di fattori quindi la stima viene basata sull’esperienza storica e su elaborazioni statistiche.
L’accantonamento è correlato al ricavo di vendita quindi al momento della contabilizzzione del
ricavo si deve accantonare l’ammontare stimato dei buoni che verranno rimborsati successivamente
in quanto costituisce parte del costo del prodotto. • fondo garanzia prodotti: alcuni prodotto
vengono venduti con l’impegno da parte del venditore di fornire una garanzia di assistenza gratuita
per un certo periodo di tempo e il principio contabile 19 stabilisce che a fronte di tali costi l’impresa
deve iscrivere in bilancio un apposito fondo di garanzia. Il costo va imputato nel momento in cui
viene riconosciuto il ricavo del prodotto venduto, il quantum avviene sulla base dell’esperienza e di
elaborazioni statistiche. Dal punto di vista fiscale non è ammessa la deduzione. • perdite su crediti
ceduti: la cessione di crediti a terzi con regresso implica la necessità di valutare il credito a fine
dell’esercizio. I principi contabili stabiliscono che l’accantonamento relativo alla probabile perdita
deve essere imputato alla voce B.13 in contropartita della voce B.3 dello SP. Non deve quindi
interessare il fondo svalutazione crediti. • fondo copertura perdite società partecipate: qualora la
partecipata abbia delle perdite che non hanno natura durevole e la controllante abbia l’intenzione di
coprire tali perdite per la quota di pertinenza, la controllante procederà all’accantonamento della
quota parte nel fondo rischi B.3 dello SP in contropartita della voce di costo B.13 del C.E. Se la
perdita ha carattere durevole occorre procedere alla svalutazione. • fondo per prepensionamento e
ristrutturazione aziendale: un’impresa può decidere di ridurre il personale tramite prepensionamenti
o incentivazioni. Tali costi non sono correlati a prestazioni future ma eliminano preesistenti
situazioni di inefficienza. Essi sono di competenza dell’esercizio in cui l’azienda decide di
ristrutturare o riorganizzare. Tali costi possono essere ragionevolmente stimati e si deve creare un
apposito fondo del passivo con contropartita nel C.E. di un costo da iscrivere nella voce oneri
straordinari. • fondo ripristino ambientale: nel caso in cui l’impresa per effetto della sua attività crea
danni al territorio e debba sostenere oneri per il disinquinamento o il ripristino, deve accantonare
tali oneri in un apposito fondo nel passivo. • fondi per costi per lavori su commessa: può succedere
che dopo la chiusura di una commessa vengano sostenuti costi per lo smobilizzo del cantiere,
collaudi, penalità ecc. A fornte di tali costi nel passivo dello SP deve essere stanziato un apposito
fondo parti all’importo previsto. Si sostiene che nel C.E. l’importo deve essere iscritto nella voce
oneri straordinari. L’iscrizione degli stanziamenti ai fondi rischi non trova in Italia regole stringenti
infatti il principio contabile 19 stabilisce solo che il fondo accoglie perdite o debiti di natura
determinata, con esistenza certa o probabile e con ammontare e data di sopravvenienza
indeterminata. Gli IFRS pongono condizioni più restrittive. Essi stabiliscono che è possibile
accantonare solo se esiste un obbligazione vincolante per l’impresa e si può effettuare una stima
ragionevole. D) TRATTAMENTO DI FINE RAPPORTO DI LAVORO SUBORDINATO F 0E 0
gli accantonamenti ai fondi per TFR e ai fondi di previdenza del personale istituiti ai sensi dell’art.
2117 devono essere imputati nell’esercizio di competenza. La quota di accantonamento annuale è
data dal rapporto tra il monte salari e 13,5. Il TFR maturato fino al 31/12/2006 rimane in azienda e
deve essere rivalutato secondo la componente fissa (1,50) e variabile (75% dell’indice ISTAT)
inoltre tale rivalutazione è soggetta all’inimposta sostitutiva dell’11%. Con la finanziaria del 2007 è
cambiata la normativa infatti il TFR maturato dal 1/1/2007 deve essere versato ad un fondo
pensione o al fondo di tesoreria INPS quindi la quota non deve più essere accantonata ma versata.
PAGE 46 d/d quota TFR accantonamento TFR a Banca xxx Lo IAS 19 definisce i benefici
successivi al rapporto di lavoro e prevede che il TFR a livello internazionale venga calcolato con le
tabelle attuariali considerando la vita del dipendente e quella dell’azienda quinti il TFR
internazionale è diverso da quello nazionale. I piani dei benefici successivi si distinguono in: • piani
a contribuzione definitiva F 0E 0 piani in base a cui l’impresa versa dei contributi fissati ad un
fondo e non avrà più obblighi legale verso i dipendenti. Di conseguenza il rischio attuariale
(benefici minori a quelli attesi) ed il rischio di investimento (attività investite insufficienti a coprire
i benefici) ricadono sul dipendente. • piani a benefici definiti F 0E 0 prevedono l’obbligo per
l’impresa di concedere i benefici accordati quindi il rischio attuariale e di investimento ricadano
sull’impresa che deve stimare tale rischio seguendo un procedimento molto complesso. L’OIC con
un documento approvato il 26 settembre 2007 (Guida applicativa sul TFR secondo il principio IAS
19) ha stabilito che il TFR maturato fino al 31 dicembre 2006 è un piano a benefici definiti, quello
maturato dopo è a contribuzione definita. E) DEBITI F 0E 0 obbligazioni da pagarsi in denaro ad
una scadenza prestabilita che nascono in relazione all’attività tipica dell’impresa quindi solitamente
derivano dall’acquisto di merci, prodotti/servizi o dall’accesso al credito. Deve essere data separata
indicazione per ciascuna voce degli importi esigibili oltre l’esercizio successivo. La voce è
suddivisa in: F) obbligazioni F 0E 0 tutti i debiti obbligazionari emessi ad esclusione dei prestiti
obbligazionari convertibili. Le principali forme tecniche di obbligazioni esistenti nel mercato
finanziario italiano sono le obbligazioni ordinarie, indicizzati e senza cedole o “zero coupon
bonds”. G) obbligazioni convertibili F 0E 0 titoli di credito che offrono al sottoscrittore la
possibilità di chiedere il rimborso dell’obbligazione o chiedere la conversione in azioni H) debiti
verso soci per finanziamenti F 0E 0 può riferirsi ad esigenze temporanee o permanente I) debiti
verso banche F 0E 0 tecnicamente sono i mutui ipotecari, le aperture di credito con garanzia reale, i
riporti passivi e gli altri debiti verso banche come conto correnti bancari passivi J) debiti verso altri
finanziatori F 0E 0 debiti verso azionisti o soci e altri finanziatori K) acconti F 0E 0 anticipi
percepiti da clienti a fronte di forniture aziendali da effettuare. L’iscrizione degli acconti evidenzia,
che a fronte del ricevimento di una somma, l’azienda non ha registrato lo scarico del bene da
trasferire e quindi l’incremento patrimoniale derivante dal corrispettivo ricevuto deve essere
compensato da una posta passiva di eguale ammontare; la voce in esame subirà un decremento al
momento del pagamento e l’anticipo diminuirà il credito. L) debiti verso fornitori F 0E 0 debiti per
l’acquisto di beni/servizi classificabili in debiti verso fornitori di immobilizzazioni e debiti verso
fornitori di merci/servizi. La voce comprende anche i debiti conseguenti alle cessioni di beni già
entrate nei magazzini dell’impresa alla chiusura ma la cui fattura non è ancora pervenuta (fattura da
ricevere) e i debiti conseguenti alle prestazioni di servizi già erogate alla chiusura ma la cui regolare
fattura non è ancora pervenuta, si tratta delle partite da liquidare al termine del periodo
amministrativo. M) debiti rappresentati da titoli di credito F 0E 0 suddivisi in debiti commerciali
(cambiali passive per forniture di merci o servizi) e debiti finanziari (cambiali passive finanziarie,
commercial papers) N) debiti verso imprese controllate F 0E 0 possono essere debiti per forniture o
finanziari O) debiti verso imprese collegate F 0E 0 possono essere debiti per forniture o finanziari
P) debiti verso controllanti F 0E 0 possono essere debiti per forniture o finanziari Q) debiti tributari
F 0E 0 sono imposte dell’anno a saldo, debiti per Iva, Iva da versare, Iva in attesa di versamento a
fronte di vendite allo Stato o altri enti pubblici, debiti per ritenute alla fonte operate ex DPR 600
(erario c/ritenute su redditi di lavoro dipendente, erario c/ritenute su indennità di trattamento di fine
rapporto; erario c/ritenute su redditi di lavoro autonomo, erario c/ritenute su redditi di capitale).
Secondo la Relazione Ministeriale questa voce si riferisce ai debiti tributari certi mentre quelli
probabili o di ammontare indeterminato devono essere iscritti in un fondo nella voce B.2. Il conto
debiti tributari quindi accoglie il saldo delle imposte di competenza al netto di crediti verso l’Erario
(ritenute d’acconto subite su interessi attivi, crediti d’imposta su dividendi PAGE 46 8. Costi per il
godimento di beni di terzi F 0E 0 costi sostenuti per utilizzare un bene materiale o immateriali non
di proprietà. Le tipologie più comuni sono: • compensi per l’utilizzo di beni immobili e mobili
(locazione) e beni produttivi (affitto) • commissioni, royalty e provvigioni maturate per l’utilizzo di
brevetti, diritti di utilizzazione delle opere d’ingegno, licenze e marchi • canoni di noleggio
(automezzi, impianti, macchinari) 9. Costi per il personale F 0E 0 costi di natura retributiva e
contributiva sostenuti per il personale dipendente a titolo di retribuzione corrente e differita. Queste
poste deve essere iscritte: 9..a salari e stipendi 9..b oneri sociali 9..c trattamento di fine rapporto 9..d
trattamento di quiescenza e simili 9..e altri costi F 0E 0 voce residuale che accoglie le erogazioni di
qualunque tipo che non ricadono nelle voci precedenti come l’abbigliamento produttivo e pulizia in
B.6 mentre formazione del personale in B.7 perché il criterio di esposizione è per natura. Devono
essere iscritti le erogazioni di sussidi occasionali e ogni altro costo sostenuto a beneficio del
personale. 10. Ammortamenti e svalutazioni F 0E 0 l’acquisto di fattori produttivi a fecondità
ripetuta comporta il sorgere di costi che dovranno trovare reintegro con i ricavi generati negli
esercizi in cui erogano la loro utilità. Il processo di ammortamento fa partecipare il costo delle
immobilizzazioni al risultato d’esercizio sulla base di stime e congetture soggettive. La voce è
suddivisa in: 10..a ammortamenti di immobilizzazioni immateriali 10..b ammortamenti di
immobilizzazioni materiali F 0E 0 per i beni gratuitamente devolvibili alla scadenza è consentito
all’utilizzatore di effettuare, alternativamente all’ammortamento ordinario, l’ammortamento
finanziario che consiste nel determinare la quota di ammortamento dividendo il costo del bene per il
numero di anni di durata della concessione) 10..c altre svalutazioni F 0E 0 per perdita duratura di
valore delle immobilizzazioni materiali e materiali 10..d svalutazione dei crediti F 0E 0 compresi
nell’attivo circolante e nelle disponibilità liquide. La voce accoglie le quote relative alla
svalutazione dei crediti commerciali e degli interessi di mora al fine di allinearli al loro valore di
presunto realizzo; essa deve essere usata solo per effettuare la valutazione di fine anno degli stessi e
non per registrare in CE i crediti persi con certezza, per i quali si ricorrerà all’utilizzo del fondo ed
eventualmente alla voce B.14 11. Variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di
consumo e merci F 0E 0 le rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci rettificando
la voce B.6 sono collocate nell’area B perché sono beni non ancora assoggettati a trasformazioni
produttive. L’iscrizione avviene con segno positivo se la variazione è negativa cioè le giacenze si
sono ridotte e con segno negativo se la variazione è positiva cioè le giacenze sono aumentate. Una
variazione negativa costituisce infatti un utilizzo di materie prime superiore agli acquisti quindi
comporta una partecipazione di maggiori costi (rappresentanti dalla variazione delle rimanenze) al
reddito mentre una variazione positiva rappresenta un utilizzo di materie prime inferiore agli
acquisti che si traduce in costi sostenuti che non avendo partecipato alla produzione devono essere
rinviati. La variazione deve comprendere l’eventuale svalutazione o rivalutazione effettuata
nell’esercizio per le quattro categorie di beni perché il legislatore non ha previsto apposite voci per
evidenziare tali rettifiche. 12. Accantonamenti per rischi F 0E 0 sono la contropartita economica
degli accantonamenti ai fondi rischi (rischi di garanzia, rischi per controversie legali in corso)
inclusi nella voce del passivo B.3 relativi ad eventi solo probabili non caratterizzati dalla
straordinarietà perché andrebbero in E.21. 13. Altri accantonamenti F 0E 0 voce residuale che
accoglie gli accantonamenti al fondo B.3 per far fronte a spese ed oneri futuri come lavori ciclici di
manutenzione e oneri per concorsi ed operazioni a premio. Si differenziano da B.12 perché
comprendono accantonamenti per spese future. 14. Oneri diversi di gestione F 0E 0 voce residuale
che accoglie i costi riconducibili alla gestione caratteristica (costi delle gestioni accessorie diverse
da quella finanziaria) e quelli che non sono compresi nelle altre voci dell’area B. La voce
generalmente contiene imposte diverse da quelle sul reddito (imposte di registro, di bollo, tasse di
concessione, ICI, tassa rifiuti), oneri di utilità sociale non comprese in B.9, minusvalenze ordinarie
derivanti all’alienazione di beni strumentali e sopravvenienze o insussistenze passive (perdite su
crediti non coperti dal fondo svalutazione). PAGE 46 Differenza tra Valore e Costi della produzione
(A – B) F 0E 0 risultato intermedio il cui valore è scarso visto gli elementi eterogenei che si trovano
nei due aggregati. Ogni assimilazione al reddito operativo che misura il risultato della gestione
caratteristica cioè dello specifico business quindi è inopportuna. )C PROVENTI ED ONERI
FINANZIARI F 0E 0 comprendono: 15. Proventi da partecipazioni F 0E 0 dividendi, proventi
(plusvalenze) derivanti dalla cessione non straordinaria di partecipazioni e altri proventi come il
ricavato dalla vendita dei diritti di opzione. Bisogna evidenziare separatamente quelli relativi ad
imprese controllate e collegate. In questa voce sono ricompresse quindi elementi della gestione
finanziaria ed elementi della gestione non caratteristica. 16. Altri proventi finanziari F 0E 0 voce
residuale che accoglie i proventi derivanti da: 10..e crediti iscritti nelle immobilizzazioni, con
separata indicazione di quelli da imprese controllate e collegate e di quelli da controllanti F 0E
0interessi attivi su crediti finanziari dell’attivo immobilizzato (mutui attivi). 10..f titoli iscritti nelle
immobilizzazioni che non costituiscono partecipazioni F 0E 0 obbligazioni, titoli di Stato, fondi
comuni di investimento iscritti nell’attivo immobilizzato 10..g titoli iscritti nell’attivo circolante che
non costituiscono partecipazioni F 0E 0 titoli di Stato, fondi comuni di investimento e certificati
immobiliari iscritti nell’attivo circolante 10..h proventi diversi dai precedenti, con separata
indicazione di quelli da imprese controllate e collegate e di quelli da controllanti F 0E 0 interessi sui
conti correnti bancari e postali, interessi su crediti commerciali indicati in fattura, interessi di mora
e sconti attivi finanziari. 17. Interessi ed altri oneri finanziari F 0E 0 costi sostenuti per la raccolta di
mezzi finanziari come interessi passivi, oneri per l’ottenimento di garanzie, spese bancarie, costi di
emissione di prestiti obbligazionari, sconti finanziari su crediti commerciali. La voce comprende
elementi della gestione finanziaria e di quella non caratteristica pertanto la sua lettura è facilitata
dalle informazioni presenti in NI. 17-bis. Utili e perdite su cambi F 0E 0 sono una novità della
riforma societaria. Le attività e passività in valuta, diverse dalle immobilizzazioni, sono iscritte
nello SP al tasso di cambio a pronti alla chiusura e i relativi utili/perdite su cambi devono essere
imputati nel CE, con accantonamento dell’eventuale utile netto in apposita riserva non distribuibile
fino al realizzo. La NI deve evidenziare gli effetti significativi che derivano dalle variazioni nei
cambi valutati verificatesi dopo alla chiusura. )D RETTIFICHE DI VALORE DI ATTIVITA’
FINANZIARIE F 0E 0 comprende: 18. Rivalutazioni F 0E 0 riguarda le attività finanziare
dell’attivo immobilizzato e circolante. Si ricorre a questa voce quando il valore di tali attività deve
essere rivalutato per ripristinare il valore, entro i limiti del costo, se sono venuti meno i motivi per
cui precedentemente era stata effettuata una svalutazione. Non sono ammesse rivalutazioni diverse
da quelle descritte infatti l’eventuale deroga obbligatoria da luogo ad una riserva non distribuibile se
non per il valore recuperato quindi gli eventuali utili non transitano dal CE mentre per le
rivalutazioni dovute al metodo del patrimonio netto è previsto che il maggiore valore sia
accantonato in una riserva non distribuibile. 19. Svalutazioni F 0E 0 riguarda le attività finanziarie
dell’attivo immobilizzato e circolante. Si ricorre a questa cove quando il valore delle partecipazioni
iscritte tra le immobilizzazioni deve essere ridotto per perdite durevoli di valore o per un valore
determinato col metodo del patrimonio netto inferiore a quello di carico nel caso di prima
valutazione con questo metodo. Analogamente si procede per le partecipazioni e gli altri titoli
iscritti nell’attivo circolante quando il valore di carico è superiore al presumibile valore di
realizzazione desumibile dall’andamento di mercato. )E PROVENTI ED ONERI STRAORDINARI
F 0E 0 comprendono: 20. Proventi F 0E 0 proventi non iscrivibili nella sezione A perché non
riconducibili alla gestione caratteristica e corrente. Devono essere iscritti i proventi, con separata
indicazione delle plusvalenze da alienazione, i cui effetti non sono iscrivibili in A.5; pertanto
rientrano in questa voce solo le plusvalenze, rappresentate dalla differenza tra il valore contabile
delle attività e il loro valore di realizzo, derivanti dall’alienazione di impianti o attrezzature
effettuate in relazione a piani di riorganizzazione o conversione dell’attività, che risultano estranei
alla normale gestione. Vengono iscritte in questa voce solo le plusvalenze straordinarie dovute dalla
cessione di partecipazioni. La voce accoglie anche le sopravvenienze attive conseguite per costi e
oneri o passività iscritte in bilancio in precedenti periodi o la sopravvenuta insussistenza di costi ed
oneri PAGE 46 dedotti o di passività iscritte precedentemente in bilancio. Le sopravvenienze attive
attribuibili alla gestione caratteristica però devono essere iscritte in A.5. 21. Oneri F 0E 0 oneri non
iscrivibili nella sezione B perché non riconducibili alla gestione caratteristica e corrente. Devono
essere iscritti gli oneri, con separata indicazione delle minusvalenze da alienazioni, i cui effetti non
sono iscrivibili in B.14; pertanto rientrano in questa voce solo le minusvalenze, rappresentate dalla
differenza tra il valore contabile delle attività e il loro valore di realizzo, derivanti dall’alienazione
di impianti o attrezzature effettuate in relazione a piani di riorganizzazione o conversione
dell’attività che risultano estranei alla normale gestione. Le perdite sui titoli, partecipazioni e azioni
proprie poiché sono risultati della gestione del capitale investito in tali attività non rientrano nella
gestione caratteristica. Gli oneri straordinari di gestione comprendono anche quelli per imposte
relative agli esercizi precedenti, che non erano state accantonate tra i debiti tributari. La voce
accoglie anche le sopravvenienze passive manifestatesi nell’esercizio per le quali non era stato
effettuato nessun accantonamento a causa della loro imprevedibilità. Le sopravvenienze passive
attribuibili alla gestione caratteristica però devono essere iscritte in B.14. La voce infine comprende
gli errori di calcolo o contabilizzazione, gli effetti dei mutamenti dei criteri di valutazione, ecc.
RISULATO PRIMA DELLE IMPOSTE (A – B F 0B 1 C F 0 B 1 D F 0 B 1 E) F 0 E 0 è un
risultato intermedio fondamentale per l’analisi e l’interpretazione del CE in quanto non è
influenzato dal carico fiscale, quindi non considera eventuali variazioni dell’aliquota. 22. Imposte
sul reddito d’esercizio, correnti, differite e anticipate 23. Utile (perdita) dell’esercizio 3.3 Il bilancio
in forma abbreviata L’esigenza di semplificare le procedure contabili per le aziende più piccole ha
portato al bilancio in forma abbreviata che è stato introdotto dalla d.lgs 127/1991 ed ha segnato un
primo passo verso una regolamentazione basata non solo sulla forma giuridica ma anche sulla
dimensione aziendale. La riforma del diritto societario del 2003 ha confermato questa direzione
prevedendo un allargamento delle semplificazioni previste per queste società. La tendenza di
costante incremento delle informazioni economico aziendali obbligatoriamente fornite dalle aziende
non può trattare nello stesso modo fattispecie aziendali di diverse dimensioni. Le società più piccole
infatti subiscono un aggravio di costi e quindi svantaggi competitivi perché le minori dimensioni
non consentono di attuare le tecniche di mimetismo informativo tipiche delle maggiori dimensioni,
rendendo trasparenti modelli di business semplici e suscettibili di clonazione da altre realtà
aziendali di grandi dimensioni. L’art. 2435 bis primo comma dispone che “le società, che non
abbiamo emesso titoli negoziati in mercati regolamentati, possono redigere il bilancio in forma
abbreviata quando, nel primo esercizio o, successivamente, per due esercizi consecutivi, non
abbiano superato due dei seguenti limiti: 1. totale dell’attivo dello SP: 3.125.000€ 2. ricavi delle
vendite e delle prestazioni: 6.250.000€ 3. dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 50
unità” Se per due esercizi successivi si superano tali limiti, occorre redigere il bilancio ordinario fin
dal 1° esercizio successivo. Il d.lgs prevedeva che le semplificazioni riguardassero solo lo SP
mentre la relazioni sulla gestione poteva non essere redatta se venivano inserite le informazioni
relative al possesso e alla movimentazione delle azioni proprie o della società controllante nella NI
il cui contenuto veniva nettamente snellito (si possono omettere le indicazioni richieste dai numeri
2, 3, 7, 9, 10, 12, 14, 15, 16, 17 dell’art. 2427 e dal numero 10 dell’art. 2426 mentre quelle richieste
dal numero 6 dell’art. 2427 sono riferite all’importo globale dei debiti iscritti in bilancio). Inoltre si
possono indicare in SP solo le voci contrassegnate con lettere maiuscole e numeri romani, con
separata indicazione dei crediti e dei debiti esigibili oltre l’esercizio successivo, detraendo in forma
esplicita (con posta rettificativa nell’attivo) i PAGE 46 precedente, gli importi accreditati o addebiti
al CE o al PN, le voci escluse dal computo e le relative motivazioni • ammontare delle imposte
anticipate contabilizzato in bilancio attinenti a perdite dell’esercizio o di esercizi precedenti e le
motivazioni dell’iscrizione, l’ammontare non ancora contabilizzato e le motivazioni della mancata
iscrizione Non essendo previsto alcun punto della NI per accogliere le informazioni sulla situazione
fiscale della società è necessario che siano qui esposte con adeguato commento la pendenza di
verifiche tributarie, pendenza di avvisi di accertamento, spiegazione del rapporto tra imposte dirette
dell’esercizio ed il risultato d’esercizio se tale rapporto non è congruo rispetto alle aliquote vigenti e
gli eventuali crediti di imposta per perdite pregresse da utilizzare. 5. punto 15 dati sul personale
dipendente F 0E 0 numero medio dei dipendenti ripartito per categoria, tale valore è utile per il
calcolo degli indici di produttività. 6. punto 16 compensi spettanti ad amministratori e sindaci F 0E
0 viene considerata ogni forma di compenso di competenza cumulativamente corrisposto per
ciascuna categoria nell’esercizio (sia corrisposto che contabilizzato come passività) e l’eventuale
partecipazione agli utili maturata. L’indicazione deve riguardare i compensi che compaiono nei
costi B.14 e i compensi che rappresentano una partecipazione agli utili o che sono costituiti da stock
opzione e quindi non compaiono in CE. L’importanza della voce è crescente in relazione alle
politiche elusive che possono essere condotte dal soggetto economico. 7. punto 17, 18, 19 dati sulle
azioni della società, sul numero e le caratteristiche degli altri strumenti finanziari, sui movimenti
avvenuti negli stessi e notizie sugli altri titoli emessi dalla società F 0E 0 7..a punto 17 F 0E 0
numero e valore nominale di ciascuna categoria di azioni della società e il numero e il valore
nominale delle nuove azioni della società sottoscritte nell’esercizio. 7..b punto 18 F 0E 0 azioni di
godimento, obbligazioni convertibili in azioni e i titoli o valori simili emessi dalla società
specificando il loro numero e i diritti che essi attribuiscono. 7..c punto 19 F 0E 0 numero e
caratteristiche degli altri strumenti finanziari emessi dalla società, con l’indicazione dei diritti
patrimoniali e partecipativi che conferiscono e delle principali caratteristiche delle operazioni
relative. 8. punto 19 bis finanziamenti effettuati dai soci della società F 0E 0 ripartiti secondo la
scadenza e con indicazione separata di quelli con clausola di postergatine rispetto agli altri creditori
9. punto 20, 21 patrimoni destinati e finanziamenti destinati ad uno specifico affare F 0E 0 9..a
patrimoni destinati ad uno specifico affare F 0E 0 notizie sul valore e la tipologia dei beni e dei
rapporti giuridici compresi in ciascun patrimonio destinato inclusi quelli apportati da terzi; sui
criteri adottati per l’imputazione degli elementi comuni di costo e ricavo, sul regime della
responsabilità. Se la deliberazione costitutiva del patrimonio separato prevede una responsabilità
limitata della società per le obbligazioni contratte in relazione allo specifico affare allora la
valutazione effettuata e i criteri utilizzati devono essere illustrati in dettaglio. 9..b finanziamenti
destinati ad uno specifico affare F 0E 0 indicazione della destinazione dei proventi e dei vincoli
gravanti sui relativi beni. 10. punto 22 operazioni di leasing finanziario nel quale sono trasferiti
all’azienda i rischi e i benefici derivanti dall’utilizzo del bene F 0E 0 un prospetto contenente tutte
le informazioni in merito alle locazioni finanziarie che evidenzi il valore attuale dei canoni non
scaduti, gli oneri finanziari effettivi, il costo al quale i beni in locazione sarebbero stati iscritti
qualora fossero stati considerati immobilizzazioni e le quote di ammortamento. La soluzione
adottata dal legislatore mira ad offrire le informazioni necessarie ai fini del quadro fedele senza
mettere in discussione i principi base di rappresentazione delle attività in bilancio. La scelta non è in
linea con la prassi internazionale che prevede l’iscrizione in bilancio dei beni in leasing infatti
secondo gli IAS un’attività è una risorsa controllata da un’impresa che deriva da un evento passato
e dalla quale sono attese probabili entrate di risorse economiche mentre secondo il codice è la
proprietà o il rischio di perdita e danneggiamento il principio guida per l’iscrizione di un’attività in
bilancio. Altre informazioni da inserire in NI sono previste dagli articoli: 1. art. 2423, 2423 bis F 0E
0 motivazioni e effetti delle deroghe eccezionali al fine del quadro fedele e della variazione dei
criteri di valutazione. 2. art. 2423 ter secondo comma F 0E 0 indicazione delle voci raggruppate
nello SP e nel CE PAGE 46 3. art. 2423 ter ultimo comma F 0E 0 segnalazione e commento della
non comparabilità e/o adattamento della comparazione delle voci dello SP e CE. 4. art. 2424
secondo comma F 0E 0 indicazione dei valori che possono essere scissi ed imputati a più voci del
bilancio 5. art. 2426 punto 2 F 0E 0 motivi delle modifiche dei criteri e dei coefficienti di
ammortamento 6. art. 2426 punto 3,4 F 0E 0 motivazione dell’iscrizione del maggior valore delle
partecipazioni dell’attivo immobilizzato in imprese controllate e collegate iscritte in bilancio
valutate al costo invece che con il metodo del PN 7. art. 2426 punto 6 F 0E 0 motivazione
dell’ammortamento dell’avviamento in più di 5 anni 8. art. 2426 punto 10 F 0E 0 indicazione della
differenza tra la valutazione delle rimanenze coi metodi previsti ed i costi correnti 9. art. 2497 bis F
0E 0 prospetto riepilogativo dei dati essenziali dell’ultimo bilancio della società e dell’ente che
esercita su di essa l’attività di direzione e coordinamento; i rapporti intercorsi con chi esercita
l’attività di direzione e coordinamento e con le altre società che vi sono soggette oltre all’effetto che
tali attività hanno avuto sull’esercizio dell’impresa sociale e sui suoi risultati. 10. art. 2427 bis F 0E
0 informazioni relative al fair value degli strumenti finanziari. Per gli strumenti finanziari derivati
occorre indicare il loro fair value e tutte le informazioni necessarie mentre per le immobilizzazioni
finanziarie iscritte ad un valore superiore al fair value occorre indicare il valore contabile e il fair
value oltre i motivi per i quali il valore contabile non è stato ridotto. Secondo la norma il fair value
è il valore di mercato per gli strumenti finanziari per i quali esiste un mercato attivo mentre per
quelli che non esiste tale mercato è il valore che risulta da modelli e tecniche generalmente
accettati. La relazione sulla gestione (art. 2428) è un documento allegato al bilancio d’esercizio
redatto dagli amministratori che deve contenere un’analisi accurata della società, del suo andamento
e del risultato della gestione. Il contenuto della relazione sulla gestione può essere diviso: 1. parte
generale F 0E 0 contiene informazioni relative: 1..asituazione della società e all’andamento della
gestione nel suo complesso e nei settori in cui ha operato 1..b i costi e i ricavi degli investimenti
1..cfatti di rilievo avvenuti dopo la chiusura dell’esercizio 1..d evoluzione prevedibile della gestione
2. parte speciale F 0E 0 contiene informazioni specifiche in merito ad attività che possono risultare
particolarmente importanti per la valutazione complessiva dell’azienda in relazione alle opportunità
o rischi che implicano: 2..aattività di ricerca e sviluppo 2..b rapporti con imprese controllate,
collegate e controllanti 2..cdetenzione ed operazioni su azioni proprie e su azioni o quote di società
controllanti 2..d in relazione all’uso di strumenti finanziari: le politiche in materia di rischio
finanziario e l’esposizione ai rischi di prezzo, liquidità e al rischio di credito 3.5 Il rendiconto
finanziario Il rendiconto finanziario è un documento che serve per rappresentare in modo veritiero e
corretto la situazione finanziaria infatti espone le variazioni nei componenti attivi e passivi del
patrimonio per evidenziare le fonti di finanziamento ed i relativi impieghi di fondi. Ormai tutte le
aziende, ad eccezione di quelle di piccole dimensioni, redigono il rendiconto finanziario. Tale
strumento è in grado di evidenziare in modo dinamico l’aspetto finanziario e consente di fornire
informazioni sul cash flow d’esercizio, quale risultante del cash flow della gestione reddituale, degli
investimenti e dei finanziamenti e delle operazioni con i soci. In realtà, in forza dell’obbligo di
fornire informazioni aggiuntive qualora sia indispensabili per il quadro fedele, si deve ritenere che
le aziende operanti nei settori industriali in cui la variabile finanziaria è di rilevante importanza
siano obbligate alla redazione del rendiconto finanziario. Per le altre azienda l’unico riferimento è il
principio contabile nazionale 12 che prevede la presentazione nella NI del rendiconto finanziario, la
cui omissione però non costituisce una violazione del principio della rappresentazione veritiera e
corretta. Secondo il principio 12 il rendiconto finanziario deve evidenziare con riferimento al
singolo esercizio: PAGE 46 1. attività di finanziamento (autofinanziamento e finanziamento
esterno) di cui l’azienda ha usufruito (espressa in termini di variazione delle risorse finanziarie) 2.
variazioni delle risorse finanziarie determinate dall’attività produttiva svolta 3. attività di
investimento effettuate 4. variazioni della situazione patrimoniale finanziaria 5. correlazioni tra le
fonti di finanziamento e gli investimenti effettuati Il concetto di risorsa finanziaria non è univoco
infatti può indicare le semplice disponibilità liquide o il capitale circolante netto. La
rappresentazione dei flussi reddituali derivanti dalla gestione corrente può avvenire con: 1. metodo
diretto F 0E 0 l’individuazione delle disponibilità prodotte dalla gestione operativa si ha con
l’esposizione analitica dei flussi finanziari considerando solo i ricavi ed i costi che hanno avuto
manifestazione finanziaria. 2. metodo indiretto F 0E 0 il risultato economico dell’esercizio viene
rettificato considerando i flussi cui non corrisponde un’uscita di cassa (ammortamenti,
accantonamenti, minusvalenze, plusvalenze) per pervenire al flusso di liquidità prodotto dalla
gestione corrente. Lo IAS 7 suggerisce il metodo diretto perché evidenzia con maggiore chiarezza
l’origine delle variazioni di denaro. La mancanza di una forma obbligatoria per legge ha favorito la
disomogeneità dei contenuti e delle struttura utilizzate dalle aziende e dalla stessa azienda nel
succedersi degli esercizi, riducendo la sua capacità informativa. PAGE 46 per quel tipo di bene. Il
mercato attivo presuppone la presenza continua di compratori e venditori disponibili a vendere o
comprare, prezzi disponibili al pubblico e omogeneità degli elementi commerciali sul mercato. 2.
immobilizzazioni materiali: terreni e fabbricati 3. immobilizzazioni materiali: immobili, impianti e
macchinari 4. immobilizzazioni finanziarie 5. avviamento F 0E 0 non è ammortizzabile ma soggetto
a verifica con l’impairment test 6. rimanenze F 0E 0 la dinamica dei prezzi ha reso in Italia l’uso del
LIFO come criterio di valutazione delle rimanenze diffuso ma non è accettato dagli IAS che
prevedono il FIFO; la conseguenza del cambiamento sarà un probabile incremento del valore delle
rimanenze. Gli IAS prevedono regole di calcolo in relazione a classi di attività omogenee: valore di
realizzo netto per i prodotti finiti e merci; costi di completamento e di vendita per prodotti in corso
di lavorazione; valore attuale dei flussi finanziari futuri scaturenti da un bene immateriale; costo di
sostituzione per materie prime e materiali vari. Il passaggio agli IAS rappresenta una novità
significativa perché vengono applicate regole nuove a volte completamente diverse da quelle
attuali: 1. rendiconto finanziario e prospetto delle variazioni delle poste del PN F 0E 0 obbligatoria
la redazione. 2. costi pluriennali F 0E 0 non possono essere ammortizzati 3. leasing F 0E 0 iscritti
solo con il metodo finanziario che prevede l’iscrizione nell’attivo del valore del bene acquistato in
leasing, con evidenziazione del debiti nei confronti della società concedente. 4. beni immateriali e
materiali F 0E 0 consentite le rivalutazioni 5. lavori in corso su ordinazione F 0E 0 valutati solo con
il metodo dei corrispettivi Un problema è connesso all’ammortamento delle immobilizzazioni
materiali quando sono scomponibili in unità indipendenti. Questo deriva dal component approac
che impone un calcolo separato degli ammortamenti dei singoli componenti di un’unità in relazione
alla possibilità di una diversa vita economica. L’allontanamento dal criterio del costo storico
comporterà inoltre il controllo obbligatorio del valore relativamente a una serie di attività da
iscrivere in bilancio con l’impairment test. Le regole sono diverse in relazione all’elemento su cui
effettuare il test. Nel caso delle immobilizzazioni immateriali e materiali e partecipazioni escluse
dallo IAS 39 è necessario calcolare il prezzo netto di vendita ed il valore d’uso ritraibile come
valore attuale netto dei flussi finanziari futuri. Tale test è obbligatorio per l’avviamento e le altre
immobilizzazioni immateriali a vita utile indefinita (marchi registrati). Per gli schemi di bilancio
previsti dall’adozione dei principi contabili internazionali sono diversi da quelli attualmente in
vigore in Italia. Gli schemi previsti dagli IAS sono costituiti da un numero di voci miniale lasciando
al redattore del bilancio la possibilità di inserire voci aggiuntive, nuove descrizioni o classificazioni.
Si viene così a spezzare il legame che sussisteva nella legislazione italiana tra il principio della
chiarezza e rispetto degli schemi con un ritorno alla situazione ante 1991. PAGE 46 CAPITOLO 5:
LA DETERMINAZIONE DEL REDDITO IMPONIBILE E LE RELAZIONI PAGE 46 DELLA
NORMATIVA TRIBUTARIA CON LA DISCIPLINA CIVILISTICA 5.1 Le interferenze fiscali e i
loro effetti La relazione tra bilancio d’esercizio e reddito imponibile può essere: 1. indipendenza
assoluta (doppio binario) F 0E 0 l’utile d’esercizio, sulla cui base è determinato il reddito
distribuibile, e il reddito imponibile, che individua l’obbligo tributario a carico dell’azienda, sono
due grandezze il cui processo di formazione è indipendente (UK, USA). 2. dipendenza totale F 0E 0
l’utile d’esercizio coincide con il reddito imponibile. 3. dipendenza relativa F 0E 0 l’utile
d’esercizio è il primo elemento per determinare il reddito imponibile. 4. dipendenza rovesciata F 0E
0 il bilancio civilistico viene redatto con i criteri fiscali. In Italia fino al 1991 le esigenze di certezza
e gettito hanno attribuito alla legislazione tributaria un ruolo integrativo a quella civile sul bilancio
poi a seguito del recepimento della IV direttiva e della maggiore analiticità dei bilanci, si è seguito
il modello tedesco (interferenza tra le due normative: dedotti dal reddito imponibile i componenti
negativi di reddito che devono essere imputati al CE) che però ha evidenziato dei conflitti dovuti
alle diverse finalità delle due legislazioni. Tali contrasti derivano dalla differenza tra postulati e
principi di redazione del bilancio ed i principi fiscali che sono: 1. principio di imputazione F 0E 0
dall’art. 109 si evince che tale principio vale solo per i componenti negativi infatti il punto 4
dispone che “le spese e gli altri componenti negativi non sono ammessi in deduzione se e nella
misura in cui non risultano imputati al CE relativo all’esercizio di competenza” mentre il punto 3
dispone che “i ricavi, gli altri proventi di ogni genere e le rimanenze concorrono a formare il reddito
anche se non risultato imputati al CE”. Per imputazione si intende che il costo concorra a
determinare il risultato del CE ma se la deduzione è stata rinviata a norma della legge fiscale,
poichè l’imputazione civile era già avvenuta in passato, non occorre effettuarla nuovamente. 2.
principio di inerenza F 0E 0 l’art. 109 punto 5 dispone che “le spese e gli altri componenti negativi
diversi dagli interessi passivi, tranne gli oneri fiscali, contributivi e di utilità sociale, sono deducibili
se e nella misura in cui si riferiscono ad attività o beni da cui derivano ricavi o altri proventi che
concorrono a formare il reddito o che non vi concorrono in quanto esclusi” quindi la deducibilità dei
componenti negativi dipende dall’inerenza degli stessi ad attività o beni da cui derivano ricavi o
proventi che concorrono a formare il reddito d’impresa. Le caratteristiche dell’inerenza sono:
2..agenerica F 0E 0 si riferisce all’attività quindi l’oggetto sociale è un parametro necessario ma non
sufficiente per stabilire la legittima deduzione del componente negativo 2..b non specifica F 0E 0 è
stato abolito il riferimento alle operazioni che avrebbe limitato per esempio le spese promozionali
alle operazioni andate a buon fine. Il riferimento indiretto ai ricavi amplia le categorie di costo che
sono fiscalmente deducibili. Oltre l’inerenza è richiesta l’inevitabilità dell’onere cioè il costo si
pone in una scelta di convenienza per l’imprenditore, quando il fine perseguito è di pervenire ad un
miglior risultato economico. 3. principio di competenza F 0E 0 si hanno differenze con la
competenza civilistica infatti l’art. 109 punto 1 TUIR dispone che “i ricavi, le spese e gli altri
componenti positivi e negativi,per i quali le precedenti norme non dispongono diversamente,
concorrono a formare il reddito nell’esercizio di competenza; tuttavia i ricavi, le spese e gli altri
componenti di cui nell’esercizio di competenza non sia ancora certa l’esistenza o determinabile in
modo obiettivo l’ammontare, concorrono a formarlo nell’esercizio in cui si verificano tali
condizioni”. Può sembrare che il legislatore fiscale abbia scelto una dipendenza parziale del
risultato fiscale da quello civile infatti secondo il TUIR il reddito d’impresa è determinato
apportando al risultato desumibile dal CE le variazioni in aumento o diminuzione dovute in
applicazione delle norme fiscali. Tale disposizione sembra un principio generale ma non trova
seguito nelle altre norme tributarie infatti alcune subordinano la deducibilità di alcuni costi alla loro
iscrizione nel bilancio. La legge del 94 ha poi soppresso le voci 24 e 25 del CE ed ha introdotto
l’ultima comma dell’art. 2426 (criteri di valutazione) che prevedeva la possibilità di effettuare
rettifiche di valore e accantonamenti in applicazione di norme tributarie. Fu così recepito il
principio della dipendenza rovesciata secondo cui il bilancio può essere redatto con i criteri di
valutazione fiscali, a condizione che tali voci siano evidenziate e motivate nella NI. L’art. 83 TUIR
stabilisce che “ il reddito è determinato apportando all’utile o alla perdita risultante dal CE, relativo
all’esercizio chiuso nel periodo di imposta, aumentato o diminuito dei componenti che per effetto
dei principi contabili internazionali sono imputati direttamente a patrimonio, le variazioni in PAGE
46 amministratori non liquidati nell’esercizio di competenza; svalutazione dei crediti oltre i limiti
ammessi; ammortamento di immobilizzazioni materiali ed immateriali oltre i limiti ammessi;
svalutazione dei titoli e delle partecipazioni in base al valore di presumibile realizzo desumibile
dall’andamento di mercato che sono superiori al limite ammesso; costi di manutenzione imputati
per un importo superiore al limite ammesso (5% costi dei beni ammortizzabili esistenti all’inizio del
periodo di imposta, la parte eccedente è deducibile in quote costanti nei 5 esercizi successivi);
accantonamento in eccesso per fondi rischi ed oneri. 2. imposte posticipate o differite passive F 0E
0 derivano dalle differenze temporali di tassabilità e sono imposte differite che verranno pagate
successivamente. Tali imposte sono oneri fiscali che si manifesteranno nei futuri esercizi mentre il
componente positivo di reddito è stato imputato all’esercizio in chiusura. Alcuni esempi sono:
ammortamento anticipato indicato solo nella dichiarazione dei redditi; plusvalenze imputati al CE
ma fiscalmente vengono frazionate in 5 esercizi. Esempio differite: utile di bilancio 100.000 €,
impianti 50.000 €, ammortamento ordinario 10.000 €, ammortamento anticipato 10.000 € effettuato
nella dichiarazione dei redditi, aliquota fiscale 33%. • primo anno F 0E 0 l’utile fiscale 90.000 =
100.000 – 10.000 è più basso di quello di bilancio per effetto dell’ammortamento anticipato. Le
imposte correnti sono 29.700 = 90.000 F 0D 7 33% mentre quelle differite sono 3.300 = 10.000 F
0D 7 33%. Nel CE si ha in B.10.b l’ammortamento per 10.000, in E22 si hanno imposte correnti per
29.700 e differite per 3.300. Nell’attivo gli impianti sono iscritti in B.II.2 per 40.000 = 50.000 –
10.000; nel passivo si ha iscritto in B il fondo per imposte anche differite per 3.300 mentre i debiti
tributari sono iscritti in D per 29.700. • secondo anno F 0E 0 utile ipotizzato 50.000 € quindi l’utile
fiscale è 40.000 = 50.000 – 10.000. Le imposte correnti sono 13.200 mentre quelle differite sono
3.300. Nel CE si ha in B.10.b 10.000, in E22 si hanno imposte correnti per 13.200 e differite per
3.300. Nell’attivo si ha in B.II.2 per 30.000 = 50.000 – 20.000; nel passivo si ha in B 6.600 = 3.300
+ 3.300 mentre in D 13.200. • terzo anno F 0E 0 utile ipotizzato 70.000 € coincide con quello di
bilancio perché non si ha più l’ammortamento anticipato. Le imposte correnti sono 23.100 mentre
quelle differite sono 0. Nel CE si ha in B.10.b 10.000, in E22 si hanno imposte correnti per 23.100 e
differite per 0. Nell’attivo si ha in B.II.2 20.000 = 50.000 – 30.000; nel passivo si ha in B 6.600
mentre in D 23.100. Alla fine dell’anno l’impianto è completamento ammortizzato ai fini fiscali
mentre ai fini civilistici il fondo ammortamento è 30.000. • quarto anno F 0E 0 utile ipotizzato
80.000 €; l’utile fiscale è 90.000. Le imposte correnti sono 29.700 mentre quelle differite sono
-3.300. Nel CE si ha in B.10.b 10.000, in E22 si hanno imposte correnti per 29.700 e differite per
-3.300. Nell’attivo si ha in B.II.2 per 10.000 = 50.000 – 40.000; nel passivo si in B 3.300 = 6.600 –
3.300 mentre in D 29.700. Le imposte civilistiche di competenza sono 26.400 = 80.000 F 0D 7
33%. • quinto anno F 0E 0 utile ipotizzato 90.000 €; l’utile fiscale è 100.000. Le imposte correnti
sono 33.000 mentre quelle differite sono -3.300. Nel CE si ha in B.10.b 10.000, in E22 si hanno
imposte correnti per 33.000 e differite per -3.300. Nell’attivo si ha in B.II.2 0; nel passivo si ha in B
3.300 – 3.300 mentre in D 33.000. Esempio anticipate: Utile di bilancio 8.000 €, utile fiscale 10.000
€. Nel CE le imposte correnti sono 3.300, le imposte anticipate sono 660 quindi si iscrive in E22 per
2.640 = 3.300 – 660. Nello stato patrimoniale attivo nella voce C. II. 4-ter si iscrivono imposte
anticipate per 660. PAGE 46 CAPITOLO 7: L’INTERPRETAZIONE DEL BILANCIO DI
ESERCIZIO 7.1 La riclassificazione dello Stato Patrimoniale Per interpretare correttamente il
bilancio non basta una lettura comparata dei dati rappresentati nei prospetti infatti questi devono
essere sottoposti ad una riorganizzazione che ne semplifichi la lettura, rispettando la
rappresentazione che offrono del fenomeno aziendale. Lo SP è l’insieme degli impieghi e delle fonti
di finanziamento di un’azienda alla chiusura dell’esercizio; ma le sue finalità non si esauriscono
nell’elencazione dei valori infatti deve segnalare anche le correlazioni finanziarie esistenti tra gli
elementi del patrimonio quindi lo SP viene suddiviso in aree omogenee, ordinate secondo criteri
finanziari. Il criterio di classificazione adottato dallo schema legale è misto infatti in linea principale
la classificazione segue il criterio finanziario ma viene parzialmente abbandonato, in particolare con
riferimento alla natura degli elementi patrimoniali attivi, per mantenere riuniti alcuni elementi dalla
stessa natura gestionale o isolare poste dalla particolare connotazione giuridica o contabile.
Impieghi (Capitale investito) Fonti di finanziamento Attività fisse Mezzi propri Rimanenze finali
Debiti a medio/lungo termine Liquidità differite Debiti a breve termine Liquidità immediate Le
attività fisse sono gli impieghi realizzati dall’impresa per i quali si prospetta una loro reintegrazione
attraverso flussi finanziari in entrata in tempi successivi ai 12 mesi dalla data di chiusura di
bilancio. Le rimanenze finali comprendono le giacenze di magazzino, i risconti e i costi anticipati
per le quali si prevede che entro 12 mesi ci sia il completamento del ciclo tecnico produttivo, del
processo commerciale e la chiusura della fase finanziaria. Le liquidità differite sono attività a breve
termine che rappresentano crediti nei confronti di terzi per i quali si attendono flussi monetari in
entrata entro i 12 mesi. Tali liquidità comprendono valori finanziari espressi di negoziazioni con
terzi avvenute e misurate monetariamente; non implicano a differenza delle rimanenze, altri
problemi di valutazione che non siano quello di stimare il rischio d’insolvenza dei debitori o quelli
di minori realizzi nella conversione di eventuali crediti in valuta o nella vendita di titoli. Per questo
motivo, pur essendo identico il periodo di rientro dei flussi finanziari, è utile distinguere le liquidità
differite dalle rimanenze. Le liquidità immediate sono il denaro e i valori a questo assimilati. I
mezzi propri sono le voci che compongono il PN e costituiscono il capitale di rischio di cui dispone
l’impresa alla data del bilancio; esso è soggetto nel tempo a variazioni per effetto dei risultati
economici della gestione o dell’intervento dei soci. I debiti a medio/lungo termine sono le passività
consolidate cioè i debiti per i quali è prevista l’esigibilità oltre il limite temporale di 12 mesi che
separa convenzionalmente il breve dal medio-lungo termine. I debiti a breve termine richiedono
l’individuazione fra le poste del passivo di bilancio dei valori riguardanti uscite future,
comprendenti anche quelle indirette generate da prestazioni e forniture da effettuare nei 12 mesi
successivi e per i quali si è già avuto il flusso finanziario in entrata. I debiti correnti devono spesso
essere desunti da voci di bilancio aventi contenuti diversi. La riclassificazione dello SP secondo il
criterio finanziario permette, attraverso la valutazione dei rapporti tra le diverse aree, di ricavare
informazioni sulla solidità patrimoniale, sull’equilibrio finanziario e tramite il confronto con i dati
del CE anche sulla redditività della società. In linea generale, una struttura patrimoniale equilibrata,
gli impieghi di lunga durata (attività immobilizzate comprensive delle scorte intangibili) devono
trovare copertura in risorse finanziarie durevoli (mezzi propri e passività consolidate) e che le
attività liquide e i crediti e parte delle rimanenze devono consentire di estinguere l’indebitamento a
breve termine. Sulla base di questa riclassificazione è possibile determinare i valori di: 1. capitale
circolante netto F 0E 0 differenza tra il capitale circolante lordo (liquidità immediate e differite +
rimanenze) e debiti a breve 2. margine di tesoreria F 0E 0 differenza tra il capitale circolante netto e
il valore delle rimanenze 3. margine di struttura F 0E 0 differenza tra i mezzi propri e le attività
fisse 7.2 La riclassificazione del Conto Economico PAGE 46 Il CE evidenzia per mezzo del
confronto tra i ricavi e i costi di competenza, l’utile conseguito o la perdita subita quindi è collegato
allo SP, in quanto la definizione del PN e del reddito d’esercizio è un processo simultaneo ed
interrelato. Mentre nello SP i componenti sono iscritti in due sezioni contrapposte nel CE i ricavi e i
costi sono esposti in forma scalare. Nell’ambito della funzione informativa del bilancio
l’insufficienza, per valutare la redditività e le caratteristiche della gestione, della semplice
determinazione dell’utile o della perdita d’esercizio, o anche dei risultati intermedi per aree forniti
direttamente dallo schema legale. Sono importanti i criteri che hanno determinato quel risultato e
l’informativa di bilancio non viene esaurita dalla sua esplicazione contabile: l’attività di rettifica ed
integrazione degli aggregati esposti sulla base di tute le informazioni disponibili è una fase
preliminare ed imprescindibile dell’analisi. Si deve pervenire al seguente schema: SCHEMA
RICLASSIFICATO DI CONTO ECONOMICO Ricavi netti delle vendite e delle prestazioni di
servizi Altri ricavi di esercizio Incremento magazzino prodotti Capitalizzazioni e lavori interni 1.
Prodotto di esercizio Costi esterni (utilizzo materie e altre spese operative) 2. Valore aggiunto Costo
del lavoro 3. Margine operativo lordo (M.O.L.) Ammortamenti 4. Reddito operativo Proventi
finanziari Oneri finanziari 5. Reddito di competenza Proventi straordinari e rivalutazioni Oneri
straordinari e svalutazioni 6. Reddito ante imposte Imposte dirette di competenza dell’esercizio 7.
Reddito netto di esercizio Anche qui si ha la necessità di distinguere le diverse componenti del CE
per aree gestionali che siano realmente omogenee. Il legislatore civilistico ha predisposto uno
schema di CE che riproduce una classificazione di costi per natura e non completamente idoneo a
fornire in modo diretto le conoscenze necessarie ai fini dell’analisi di bilancio. La differenza tra il
valore e i costi della produzione, che appare nel CE è un dato che non può essere avvicinato a
quello di un risultato di gestione caratteristica infatti le due voci contengono ricavi e costi delle
gestioni accessorie e proventi e oneri patrimoniali, che alla gestione caratteristica sono estranei. Lo
schema riclassificato evidenzia: 1. prodotto di esercizio F 0E 0 è il valore che meglio rappresenta
l’intera attività produttiva svolta nell’esercizio prescindendo dalla considerazione degli scambi con
il mercato; non è un valore omogeneo ma deriva dalla somma di ricavi effettivamente realizzati
(vendite), ricavi virtuali da realizzare (incremento del magazzino prodotti) e produzioni interne
(lavori in economia e capitalizzazioni varie). 2. valore aggiunto F 0E 0 valore creato dall’attività
aziendale tenuto conto dei costi dei beni e dei servizi che acquistati da altre organizzazioni
produttive. Esso è ottenuto grazie all’impiego dei fattori produttivi da parte dell’azienda (lavoro,
capitale) ed è apri alla differenza tra il valore della produzione e i costi sostenuti per l’acquisto dei
materiali e dei servizi (costi esterni), ivi comprese anche le spese di vendita, le spese amministrative
e generali e quelle di ricerca e sviluppo. 3. margine operativo lordo F 0E 0 si ottiene sottraendo al
valore aggiunto il costo del lavoro. Può essere avvicinato al reddito operativo della gestione
caratteristica ma costituisce un ulteriore livello di disaggregazione utile per valutare le performance
aziendali indipendentemente dagli ammortamenti sostenuti e da eventuali politiche relative condotte
dal soggetto economico. Tale valore si presta ad utilizzo spesso disinvolti in quanto prescinde dagli
effetti delle poste straordinarie o presunte tali. 4. reddito operativo F 0E 0 PAGE 46

Bilancio I, Appunti di Analisi Di Bilancio


E Principi Contabili
Università di Pisa

Analisi Di Bilancio E Principi Contabili

4.7
6Recensioni
Bilancio I
Premessa
Per rappresentare con una serie
di indicatori l’economicità
aziendale possono essere usati
diversi modelli:
F0
1. bilancio di esercizio
E0

offre informazioni sul reddito


conseguito nel periodo
amministrativo,
determinando anche il capitale di
funzionamento utilizzato nello
stesso che è la somma degli
elementi
che partecipano al processo
produttivo cioè delle attività e
delle passività che vengono
valorizzate
sulla base dei rapporti sinergici
che le avvincono e delle esigenze
di competenza dipendenti dalla
suddivisione della vita aziendale
in periodi amministrativi; tale
divisione impone la valutazione
dei
processi in corso che non hanno
ancora concluso il loro ciclo allo
scadere del periodo
amministrativo.
Tale modello è influenzato dai
principi di prudenza e
competenza.
F0
2. valore economico
E0

con la stima del capitale


economico determina un valore
d’insieme del
complesso aziendale che
considera anche elementi non
presenti in bilancio. Il modello
che si basa sul
capitale economico considera
l’insieme dei flussi di reddito
futuri attualizzati per tener conto
della
diversa collocazione temporale
degli stessi avendo come unico
limite l’eventuale cessazione
dell’azienda, per questo da luogo
a risultati molto volatili in
relazione alla previsione dei
flussi di
cassa e dell’individuazione del
tasso di attualizzazione.
Il patrimonio netto o capitale
netto è la differenza tra attività e
passività. Il capitale investito è il
totale
dell’attivo che coincide con il
totale del passivo.
Stato Patrimoniale
Attività Passività
Patrimonio netto
Totale attivo Totale passivo
La maggiore certezza delle
determinazioni di bilancio
comporta che da esso discendono
importanti
conseguenze giuridiche
(distribuzione degli utili,
imposizione fiscale, ecc.). Il
modello del valore proprio
per i legami con la politica
aziendale è più utilizzabile
internamente come strumento di
controllo
strategico mentre esternamente è
utile per verificare l’effettiva
creazione di valore per il
mercato. Il
bilancio di esercizio è diverso da
quello di liquidazione, di fusione
e di trasformazione. La gestione
è un
insieme coordinato di operazioni
effettuate dall’imprenditore per
svolgere l’attività, ed ha un:
F0
1. aspetto finanziario
E0

dalle entrate alle uscite; i valori


finanziari vanno nello stato
patrimoniale
F0
2. aspetto economico
E0

dai costi ai ricavi; i valori


economici vanno nel conto
economico
Quando viene costituita
un’azienda, questa opera sul
mercato dei capitali (M) da cui
ottiene il capitale
che permette di avere delle
entrate (E) per sostenere delle
uscite (U) che determinano costi
acquistando i
fattori della produzione
(impianti, materie prime). Tali
fattori poi vengono combinati
insieme per ottenere
i prodotti finiti che vengono
immessi sul mercato quindi dalla
loro vendita si ottengono entrate
che
generano ricavi. Dalla gestione
viene determinato il reddito che
è l’incremento o decremento
subito dal
patrimonio per effetto della
gestione cioè la differenza tra i
ricavi e i costi quindi può essere
sia una
perdita se i costi sono maggiori
dei ricavi che un utile se i ricavi
sono maggiori dei costi. Nella
realtà solo
alla fine dell’azienda, con la
liquidazione viene determinato il
reddito ma per comodità e prassi
la
gestione viene suddivisa in
periodi amministrativi che
solitamente coincidono con
l’anno solare.
L’esercizio sono le operazioni
svolte all’interno di un periodo
amministrativo quindi il bilancio
di
esercizio comprende le
operazioni racchiuse in quel
periodo. Il bilancio di esercizio è
una sintesi di
valori delle operazioni svolte nel
periodo amministrativo ma è
influenzato dal redattore poiché
deriva
oltre che da tecniche contabili
anche da stime e valutazioni.
CAPITOLO 1: IL MODELLO
DEL BILANCIO DI
ESERCIZIO
PAGE 46

Gli studi storici hanno riguardato


più le origini della partita doppia
che quelle del bilancio (maestri
della
ragioneria: Besta, Zappa e
Giannessi). Dagli studi del Besta
risultava che nelle compagnie dei
mercanti
medievali, il capitale (corpo di
facoltà) si determinava ad
intervalli lunghi (20 anni) per
ripartirlo tra i
soci della compagnia quindi la
formazione degli inventari era di
uso comune nel XIV secolo
anche se
venivano redatti per determinare
il capitale da ripartire. I veri
bilanci, secondo qualche autore,
si
collocano tra la fine del XVIII
secolo e l’inizio del XIX. In
questa fase, il bilancio si
caratterizza come
bilancio di liquidazione perché
procede alla chiusura di ogni
affare infatti si tratta di bilanci di
diritti
d’azione per dividersi il
rimanente. Il bilancio di
esercizio è un documento di
sintesi di derivazione
contabile con lo scopo di
informare sullo svolgimento
della vita aziendale in un dato
periodo
amministrativo quindi
presuppone un ordinato sistema
di scritture che deve essere
integrato e rettificato
con l’inserimento di valori
extracontabili che sono
espressione di processi in corso e
pertanto frutto di
stime (ammortamenti,
valutazione rimanenze) e
congetture. Nell’evoluzione
storica del bilancio è
possibile individuare tre fasi:
1. strumento di carattere privato
F0
ed interno
E0
fino agli anni ’50 si ha la visione
di rendiconto cioè gli
amministratori rendono conto al
proprietario per informarlo di
come avevano gestito l’attività.
Il
bilancio come rendiconto è
quello che legittima il
proprietario al presivelo
dell’utile.
2. strumento di comportamento
verso le singole categorie di
F0
interessi legati all’azienda
E0

negli anni ’60


si ha la concezione della
differenziazione dei bilanci a
seconda delle esigenze dei
singoli portatori di
interessi (fisco, banca,
imprenditore) perchè coinvolge
più interessi, oltre a quello del
proprietario,
che possono essere diversi ed in
conflitto.
3. strumento per il
raggiungimento di finalità di
F0
interesse pubblico
E0

domina la concezione
istituzionale
con funzione di informazione
economica a disposizione della
collettività ed elaborazione di un
bilancio unico, redatto per delega
sostanziale al soggetto
economico. Tale teoria del
bilancio unico
deriva dalla necessità di un
trattamento uniforme e
dall’esistenza di sistemi di
verifica e riscontro
sempre più raffinati.
Il bilancio quindi costituisce lo
snodo centrale del sistema
informativo aziendale,
rappresentando in una
sintesi di valori gli andamenti
aziendali riferiti ad un periodo
amministrativo. Per il soggetto
economico
e per gli stakeholder quindi è uno
strumento di informazione che
viene integrato con l’uso di altri
strumenti informativi. Il
legislatore prevede l’obbligo di
redazione di tale documento in
tutte le tipologie
imprenditoriali, con differenti
gradazioni di adempimenti ed
informativa, a seconda della
forma giuridica
dell’impresa e dei settori in cui
opera. Le funzioni del bilancio
attuali sono:
1. funzione di conoscenza dei
F0
risultati
E0
(funzione universale) cioè
determinazione del reddito e del
capitale di funzionamento.
F0
2. funzione di collegamento
E0

tra la gestione passata e quella


futura (stime) quindi oltre ad
avere un
valore informativo esterno può
essere utilizzato come strumento
di pianificazione e controllo (a
consuntivo e a preventivo) della
gestione futura, soprattutto in
realtà piccole non dotate di
adeguate
strutture informative extra-
contabili. In passato e nelle
attuali medie-piccole aziende il
controllo di
gestione non veniva fatto con
l’analisi dei costi ma si basa solo
sui dati di bilancio, quindi si
tratta di
un controllo a consuntivo che
costituisce la base per il futuro.
Nelle grandi aziende invece la
gestione
viene controllata con la
contabilità dei costi, il budget e
altri strumenti.
3. funzione di comunicazione di
F0
informazioni
E0
le informazioni sono di carattere
economico, finanziario
e patrimoniale verso una
molteplicità di soggetti interni ed
esterni (stakeholder).
L’informazione
deve essere neutrale cioè non
deve favorire nessun portatore
d’interesse (investitori,
dipendenti,
fornitori, fisco, pubblica
amministrazione) quindi
contiene un’informazione
minima comune a
disposizione di tutti che verrà
integrata da flussi informativi
provenienti da relazioni bilaterali
tra
azienda e soggetti cioè le
maggiori informazioni sono le
risposte alle istanze del soggetto
richiedente.
Le tre funzioni coesistono ma
possono essere in contrasto
minando l’unicità e la
significatività del
bilancio, comunque non possono
legittimare i concetti passati di
bilancio interno ed esterno anche
se nella
realtà trovano ancora concreta
applicazione. Inoltre la crescente
diffusione dell’investimento
azionario, la
globalizzazione dei mercati
finanziari e il ruolo sempre più
attivo nel contesto economico-
sociale svolto
dall’azienda, hanno accresciuto
l’esigenza di comunicazione di
informazioni.
In sintesi la funzione del bilancio
è di fornire informazioni per
attuare un controllo interno e/o
esterno
della gestione; se riferito al
futuro è uno strumento per
qualificare strategie, politiche e
comportamenti
futuri mentre se riferito al
passato consente la verifica del
raggiungimento di obiettivi di
efficienza,
efficacia ed economicità quindi
l’osservazione dell’azienda deve
essere periodica per consentire ai
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alla luce della riforma del diritto
societario e della nuova
disciplina fiscale del 2004. La
Consob ha
stabilito che hanno rilevanza
giuridica per le società quotate in
Borsa ma non sono obbligatori
per le
altre. La giurisprudenza e la
Cassazione svolgono una
funzione interpretativa talora
concorrente con
quella dei principi contabili.
3. principi contabili
F0
internazionali
E0

con l’UE anche il diritto


contabile doveva essere unificato
quindi
sono entrati in vigore i principi
contabili internazionali (diversi
da quelli americani perché sono
stati
considerati troppo specialistici
della realtà americana) che si
sposano meglio con la realtà
europea. I
principi contabili internazionali
IAS (International Accounting
Standards) sono stati emanati
dallo
IASC (International Accounting
Standard Committee)
ridenominato IASB
(International Accounting
Standar Board) che ha rivisto i
41 IAS mentre quelli che
emanerà assumeranno la
denominazione di
IFRS (International Financial
Reporting Standards). Tali
principi hanno dei documenti
interpretativi
ridenominati IFRIC
(International financial reporting
interpretations committee)
emanati anch’essi
dallo IASB. I principi contabili
internazionali sono obbligatori
F0
per: società quotate
E0

prima erano
solo per il bilancio consolidato
poi dal 2006 anche per il bilancio
di esercizio della singola società
ma
già dal 2005 erano stati applicati
volontariamente; banche e
assicurazioni. Le società non
quotate o
che redigono il bilancio
abbreviato non hanno l’obbligo
di applicazione.
4. Legge Draghi (D.lgs 58/1998)
F0
E0

è il Testo Unico dei mercati


finanziari quindi per le società
quotate.
L’attuale sistema normativo in
materia di bilancio ha
un’impostazione gerarchica a
piramide:
1. clausola generale o postulati o
F0
finalità (art. 2423)
E0

sono le linee guida che devono


ispirare la
formazione del bilancio
d’esercizio e il mancato rispetto
costituisce illecito.
2. principi di redazione (art.
F0
2423 bis)
E0

forniscono indicazioni operative


necessarie per il rispetto dei
postulati quindi per
l’adempimento della clausola del
quadro fedele ma il mancato
rispetto non è
sempre grave.
3. criteri di valutazione (art.
F0
2426)
E0

sono regole tecniche da seguire


per la redazione
4. SP, CE, NI (art. 2424, 2425,
F0
2427)
E0

sono regole tecniche da seguire


per la redazione
I postulati (art. 2423)
rappresentano concetti di base
gerarchicamente sovraordinati a
tutte le norme
successivamente dettate infatti
sono il fondamento dei principi
di redazione, dei criteri di
valutazione,
degli schemi di rappresentazione
e pubblicizzazione. Il primo
comma dispone che “gli
amministratori
devono redigere il bilancio di
esercizio, costituito dallo stato
patrimoniale, dal conto
economico e dalla
nota integrativa” quindi indica la
composizione del bilancio inoltre
al bilancio è allegata la relazione
sulla gestione. Il secondo comma
dispone che “il bilancio deve
essere redatto con chiarezza e
deve
rappresentare in modo veritiero e
corretto la situazione
patrimoniale e finanziaria della
società e il
risultato economico d’esercizio”
quindi evidenzia due postulati il
cui mancato rispetto rende il
bilancio
invalido e in alcuni casi può
comportare solo l’annullabilità
mentre in alti la nullità:
F0
1. postulato della chiarezza
E0

significa intelligibilità o
comprensibilità quindi il
bilancio deve essere
compreso solo da persone dotate
di media cultura contabile. Il
principio si attua osservando
l’art.
2423 ter sulla struttura analitica e
sul contenuto dello SP e del CE
evitando il compenso di partite
giuridico mentre quello
economico è permesso e l’art.
2427 sull’informazione da
fornire nella NI. Il
compenso di partite giuridico è
l’evidenziazione di un saldo tra
due valori di segno opposto
qualora
non sussistano le condizioni per
una compensazione civilistica.
Se presso una banca si ha un
credito e
un debito questi devono essere
rilevati separatamente e non si
può rilevare il saldo dei due conti
(compenso giuridico).
Il compenso di partite economico
si ha quando la legge prevede
l’evidenziazione del saldo o è
frutto
di una posta rettificativa (f.do
ammortamento, f.do
svalutazione) inoltre i ricavi,
proventi, costi ed
oneri vanno esposti al netto di
resi, sconti, abbuoni e premi ed è
ammessa la compensazione di
utili e
perdite sui cambi. Secondo l’art.
2423 ter è obbligatorio il rispetto
degli schemi di bilancio, le voci
precedute da numeri arabi
possono essere ulteriormente
suddivise mentre il loro
raggruppamento è
consentito solo a certe
condizioni, è obbligatorio
inserire nuovi voci se non sono
previste, è
obbligatorio adattare le voci
precedute da numeri arabi e sono
vietati i compensi di partite
giuridici. Il
primo comma dispone che “salvo
le disposizioni di leggi speciali
per le società che esercitano
particolari attività, nello SP e nel
CE devono essere iscritte,
separatamente e nell’ordine
indicato, le
voci previste dagli art. 2424 e
2425”; il secondo comma
dispone che “le voci precedute
da numeri
arabi possono essere
ulteriormente suddivise, senza
eliminazione della voce
complessiva e
dell’importo corrispondente; esse
possono essere raggruppate
soltanto quando il
raggruppamento, a
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alla luce della riforma del diritto


societario e della nuova
disciplina fiscale del 2004. La
Consob ha
stabilito che hanno rilevanza
giuridica per le società quotate in
Borsa ma non sono obbligatori
per le
altre. La giurisprudenza e la
Cassazione svolgono una
funzione interpretativa talora
concorrente con
quella dei principi contabili.
3. principi contabili
F0
internazionali
E0

con l’UE anche il diritto


contabile doveva essere unificato
quindi
sono entrati in vigore i principi
contabili internazionali (diversi
da quelli americani perché sono
stati
considerati troppo specialistici
della realtà americana) che si
sposano meglio con la realtà
europea. I
principi contabili internazionali
IAS (International Accounting
Standards) sono stati emanati
dallo
IASC (International Accounting
Standard Committee)
ridenominato IASB
(International Accounting
Standar Board) che ha rivisto i
41 IAS mentre quelli che
emanerà assumeranno la
denominazione di
IFRS (International Financial
Reporting Standards). Tali
principi hanno dei documenti
interpretativi
ridenominati IFRIC
(International financial reporting
interpretations committee)
emanati anch’essi
dallo IASB. I principi contabili
internazionali sono obbligatori
F0
per: società quotate
E0

prima erano
solo per il bilancio consolidato
poi dal 2006 anche per il bilancio
di esercizio della singola società
ma
già dal 2005 erano stati applicati
volontariamente; banche e
assicurazioni. Le società non
quotate o
che redigono il bilancio
abbreviato non hanno l’obbligo
di applicazione.
4. Legge Draghi (D.lgs 58/1998)
F0
E0

è il Testo Unico dei mercati


finanziari quindi per le società
quotate.
L’attuale sistema normativo in
materia di bilancio ha
un’impostazione gerarchica a
piramide:
1. clausola generale o postulati o
F0
finalità (art. 2423)
E0

sono le linee guida che devono


ispirare la
formazione del bilancio
d’esercizio e il mancato rispetto
costituisce illecito.
2. principi di redazione (art.
F0
2423 bis)
E0

forniscono indicazioni operative


necessarie per il rispetto dei
postulati quindi per
l’adempimento della clausola del
quadro fedele ma il mancato
rispetto non è
sempre grave.
3. criteri di valutazione (art.
F0
2426)
E0

sono regole tecniche da seguire


per la redazione
4. SP, CE, NI (art. 2424, 2425,
F0
2427)
E0

sono regole tecniche da seguire


per la redazione
I postulati (art. 2423)
rappresentano concetti di base
gerarchicamente sovraordinati a
tutte le norme
successivamente dettate infatti
sono il fondamento dei principi
di redazione, dei criteri di
valutazione,
degli schemi di rappresentazione
e pubblicizzazione. Il primo
comma dispone che “gli
amministratori
devono redigere il bilancio di
esercizio, costituito dallo stato
patrimoniale, dal conto
economico e dalla
nota integrativa” quindi indica la
composizione del bilancio inoltre
al bilancio è allegata la relazione
sulla gestione. Il secondo comma
dispone che “il bilancio deve
essere redatto con chiarezza e
deve
rappresentare in modo veritiero e
corretto la situazione
patrimoniale e finanziaria della
società e il
risultato economico d’esercizio”
quindi evidenzia due postulati il
cui mancato rispetto rende il
bilancio
invalido e in alcuni casi può
comportare solo l’annullabilità
mentre in alti la nullità:
F0
1. postulato della chiarezza
E0
significa intelligibilità o
comprensibilità quindi il
bilancio deve essere
compreso solo da persone dotate
di media cultura contabile. Il
principio si attua osservando
l’art.
2423 ter sulla struttura analitica e
sul contenuto dello SP e del CE
evitando il compenso di partite
giuridico mentre quello
economico è permesso e l’art.
2427 sull’informazione da
fornire nella NI. Il
compenso di partite giuridico è
l’evidenziazione di un saldo tra
due valori di segno opposto
qualora
non sussistano le condizioni per
una compensazione civilistica.
Se presso una banca si ha un
credito e
un debito questi devono essere
rilevati separatamente e non si
può rilevare il saldo dei due conti
(compenso giuridico).
Il compenso di partite economico
si ha quando la legge prevede
l’evidenziazione del saldo o è
frutto
di una posta rettificativa (f.do
ammortamento, f.do
svalutazione) inoltre i ricavi,
proventi, costi ed
oneri vanno esposti al netto di
resi, sconti, abbuoni e premi ed è
ammessa la compensazione di
utili e
perdite sui cambi. Secondo l’art.
2423 ter è obbligatorio il rispetto
degli schemi di bilancio, le voci
precedute da numeri arabi
possono essere ulteriormente
suddivise mentre il loro
raggruppamento è
consentito solo a certe
condizioni, è obbligatorio
inserire nuovi voci se non sono
previste, è
obbligatorio adattare le voci
precedute da numeri arabi e sono
vietati i compensi di partite
giuridici. Il
primo comma dispone che “salvo
le disposizioni di leggi speciali
per le società che esercitano
particolari attività, nello SP e nel
CE devono essere iscritte,
separatamente e nell’ordine
indicato, le
voci previste dagli art. 2424 e
2425”; il secondo comma
dispone che “le voci precedute
da numeri
arabi possono essere
ulteriormente suddivise, senza
eliminazione della voce
complessiva e
dell’importo corrispondente; esse
possono essere raggruppate
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Bilancio I Premessa Per rappresentare con una serie di indicatori l’economicità aziendale possono
essere usati diversi modelli: 1. bilancio di esercizio F 0E 0 offre informazioni sul reddito conseguito
nel periodo amministrativo, determinando anche il capitale di funzionamento utilizzato nello stesso
che è la somma degli elementi che partecipano al processo produttivo cioè delle attività e delle
passività che vengono valorizzate sulla base dei rapporti sinergici che le avvincono e delle esigenze
di competenza dipendenti dalla suddivisione della vita aziendale in periodi amministrativi; tale
divisione impone la valutazione dei processi in corso che non hanno ancora concluso il loro ciclo
allo scadere del periodo amministrativo. Tale modello è influenzato dai principi di prudenza e
competenza. 2. valore economico F 0E 0 con la stima del capitale economico determina un valore
d’insieme del complesso aziendale che considera anche elementi non presenti in bilancio. Il
modello che si basa sul capitale economico considera l’insieme dei flussi di reddito futuri
attualizzati per tener conto della diversa collocazione temporale degli stessi avendo come unico
limite l’eventuale cessazione dell’azienda, per questo da luogo a risultati molto volatili in relazione
alla previsione dei flussi di cassa e dell’individuazione del tasso di attualizzazione. Il patrimonio
netto o capitale netto è la differenza tra attività e passività. Il capitale investito è il totale dell’attivo
che coincide con il totale del passivo. Stato Patrimoniale Attività Passività Patrimonio netto Totale
attivo Totale passivo La maggiore certezza delle determinazioni di bilancio comporta che da esso
discendono importanti conseguenze giuridiche (distribuzione degli utili, imposizione fiscale, ecc.).
Il modello del valore proprio per i legami con la politica aziendale è più utilizzabile internamente
come strumento di controllo strategico mentre esternamente è utile per verificare l’effettiva
creazione di valore per il mercato. Il bilancio di esercizio è diverso da quello di liquidazione, di
fusione e di trasformazione. La gestione è un insieme coordinato di operazioni effettuate
dall’imprenditore per svolgere l’attività, ed ha un: 1. aspetto finanziario F 0E 0 dalle entrate alle
uscite; i valori finanziari vanno nello stato patrimoniale 2. aspetto economico F 0E 0 dai costi ai
ricavi; i valori economici vanno nel conto economico Quando viene costituita un’azienda, questa
opera sul mercato dei capitali (M) da cui ottiene il capitale che permette di avere delle entrate (E)
per sostenere delle uscite (U) che determinano costi acquistando i fattori della produzione (impianti,
materie prime). Tali fattori poi vengono combinati insieme per ottenere i prodotti finiti che vengono
immessi sul mercato quindi dalla loro vendita si ottengono entrate che generano ricavi. Dalla
gestione viene determinato il reddito che è l’incremento o decremento subito dal patrimonio per
effetto della gestione cioè la differenza tra i ricavi e i costi quindi può essere sia una perdita se i
costi sono maggiori dei ricavi che un utile se i ricavi sono maggiori dei costi. Nella realtà solo alla
fine dell’azienda, con la liquidazione viene determinato il reddito ma per comodità e prassi la
gestione viene suddivisa in periodi amministrativi che solitamente coincidono con l’anno solare.
L’esercizio sono le operazioni svolte all’interno di un periodo amministrativo quindi il bilancio di
esercizio comprende le operazioni racchiuse in quel periodo. Il bilancio di esercizio è una sintesi di
valori delle operazioni svolte nel periodo amministrativo ma è influenzato dal redattore poiché
deriva oltre che da tecniche contabili anche da stime e valutazioni. CAPITOLO 1: IL MODELLO
DEL BILANCIO DI ESERCIZIO PAGE 46 Gli studi storici hanno riguardato più le origini della
partita doppia che quelle del bilancio (maestri della ragioneria: Besta, Zappa e Giannessi). Dagli
studi del Besta risultava che nelle compagnie dei mercanti medievali, il capitale (corpo di facoltà) si
determinava ad intervalli lunghi (20 anni) per ripartirlo tra i soci della compagnia quindi la
formazione degli inventari era di uso comune nel XIV secolo anche se venivano redatti per
determinare il capitale da ripartire. I veri bilanci, secondo qualche autore, si collocano tra la fine del
XVIII secolo e l’inizio del XIX. In questa fase, il bilancio si caratterizza come bilancio di
liquidazione perché procede alla chiusura di ogni affare infatti si tratta di bilanci di diritti d’azione
per dividersi il rimanente. Il bilancio di esercizio è un documento di sintesi di derivazione contabile
con lo scopo di informare sullo svolgimento della vita aziendale in un dato periodo amministrativo
quindi presuppone un ordinato sistema di scritture che deve essere integrato e rettificato con
l’inserimento di valori extracontabili che sono espressione di processi in corso e pertanto frutto di
stime (ammortamenti, valutazione rimanenze) e congetture. Nell’evoluzione storica del bilancio è
possibile individuare tre fasi: 1. strumento di carattere privato ed interno F 0E 0 fino agli anni ’50 si
ha la visione di rendiconto cioè gli amministratori rendono conto al proprietario per informarlo di
come avevano gestito l’attività. Il bilancio come rendiconto è quello che legittima il proprietario al
presivelo dell’utile. 2. strumento di comportamento verso le singole categorie di interessi legati
all’azienda F 0E 0 negli anni ’60 si ha la concezione della differenziazione dei bilanci a seconda
delle esigenze dei singoli portatori di interessi (fisco, banca, imprenditore) perchè coinvolge più
interessi, oltre a quello del proprietario, che possono essere diversi ed in conflitto. 3. strumento per
il raggiungimento di finalità di interesse pubblico F 0E 0 domina la concezione istituzionale con
funzione di informazione economica a disposizione della collettività ed elaborazione di un bilancio
unico, redatto per delega sostanziale al soggetto economico. Tale teoria del bilancio unico deriva
dalla necessità di un trattamento uniforme e dall’esistenza di sistemi di verifica e riscontro sempre
più raffinati. Il bilancio quindi costituisce lo snodo centrale del sistema informativo aziendale,
rappresentando in una sintesi di valori gli andamenti aziendali riferiti ad un periodo amministrativo.
Per il soggetto economico e per gli stakeholder quindi è uno strumento di informazione che viene
integrato con l’uso di altri strumenti informativi. Il legislatore prevede l’obbligo di redazione di tale
documento in tutte le tipologie imprenditoriali, con differenti gradazioni di adempimenti ed
informativa, a seconda della forma giuridica dell’impresa e dei settori in cui opera. Le funzioni del
bilancio attuali sono: 1. funzione di conoscenza dei risultati F 0E 0 (funzione universale) cioè
determinazione del reddito e del capitale di funzionamento. 2. funzione di collegamento F 0E 0 tra
la gestione passata e quella futura (stime) quindi oltre ad avere un valore informativo esterno può
essere utilizzato come strumento di pianificazione e controllo (a consuntivo e a preventivo) della
gestione futura, soprattutto in realtà piccole non dotate di adeguate strutture informative extra-
contabili. In passato e nelle attuali medie-piccole aziende il controllo di gestione non veniva fatto
con l’analisi dei costi ma si basa solo sui dati di bilancio, quindi si tratta di un controllo a
consuntivo che costituisce la base per il futuro. Nelle grandi aziende invece la gestione viene
controllata con la contabilità dei costi, il budget e altri strumenti. 3. funzione di comunicazione di
informazioni F 0E 0 le informazioni sono di carattere economico, finanziario e patrimoniale verso
una molteplicità di soggetti interni ed esterni (stakeholder). L’informazione deve essere neutrale
cioè non deve favorire nessun portatore d’interesse (investitori, dipendenti, fornitori, fisco, pubblica
amministrazione) quindi contiene un’informazione minima comune a disposizione di tutti che verrà
integrata da flussi informativi provenienti da relazioni bilaterali tra azienda e soggetti cioè le
maggiori informazioni sono le risposte alle istanze del soggetto richiedente. Le tre funzioni
coesistono ma possono essere in contrasto minando l’unicità e la significatività del bilancio,
comunque non possono legittimare i concetti passati di bilancio interno ed esterno anche se nella
realtà trovano ancora concreta applicazione. Inoltre la crescente diffusione dell’investimento
azionario, la globalizzazione dei mercati finanziari e il ruolo sempre più attivo nel contesto
economico-sociale svolto dall’azienda, hanno accresciuto l’esigenza di comunicazione di
informazioni. In sintesi la funzione del bilancio è di fornire informazioni per attuare un controllo
interno e/o esterno della gestione; se riferito al futuro è uno strumento per qualificare strategie,
politiche e comportamenti futuri mentre se riferito al passato consente la verifica del
raggiungimento di obiettivi di efficienza, efficacia ed economicità quindi l’osservazione
dell’azienda deve essere periodica per consentire ai PAGE 46 alla luce della riforma del diritto
societario e della nuova disciplina fiscale del 2004. La Consob ha stabilito che hanno rilevanza
giuridica per le società quotate in Borsa ma non sono obbligatori per le altre. La giurisprudenza e la
Cassazione svolgono una funzione interpretativa talora concorrente con quella dei principi contabili.
3. principi contabili internazionali F 0E 0 con l’UE anche il diritto contabile doveva essere unificato
quindi sono entrati in vigore i principi contabili internazionali (diversi da quelli americani perché
sono stati considerati troppo specialistici della realtà americana) che si sposano meglio con la realtà
europea. I principi contabili internazionali IAS (International Accounting Standards) sono stati
emanati dallo IASC (International Accounting Standard Committee) ridenominato IASB
(International Accounting Standar Board) che ha rivisto i 41 IAS mentre quelli che emanerà
assumeranno la denominazione di IFRS (International Financial Reporting Standards). Tali principi
hanno dei documenti interpretativi ridenominati IFRIC (International financial reporting
interpretations committee) emanati anch’essi dallo IASB. I principi contabili internazionali sono
obbligatori per: società quotate F 0E 0 prima erano solo per il bilancio consolidato poi dal 2006
anche per il bilancio di esercizio della singola società ma già dal 2005 erano stati applicati
volontariamente; banche e assicurazioni. Le società non quotate o che redigono il bilancio
abbreviato non hanno l’obbligo di applicazione. 4. Legge Draghi (D.lgs 58/1998) F 0E 0 è il Testo
Unico dei mercati finanziari quindi per le società quotate. L’attuale sistema normativo in materia di
bilancio ha un’impostazione gerarchica a piramide: 1. clausola generale o postulati o finalità (art.
2423) F 0E 0 sono le linee guida che devono ispirare la formazione del bilancio d’esercizio e il
mancato rispetto costituisce illecito. 2. principi di redazione (art. 2423 bis) F 0E 0 forniscono
indicazioni operative necessarie per il rispetto dei postulati quindi per l’adempimento della clausola
del quadro fedele ma il mancato rispetto non è sempre grave. 3. criteri di valutazione (art. 2426) F
0E 0 sono regole tecniche da seguire per la redazione 4. SP, CE, NI (art. 2424, 2425, 2427) F 0E 0
sono regole tecniche da seguire per la redazione I postulati (art. 2423) rappresentano concetti di
base gerarchicamente sovraordinati a tutte le norme successivamente dettate infatti sono il
fondamento dei principi di redazione, dei criteri di valutazione, degli schemi di rappresentazione e
pubblicizzazione. Il primo comma dispone che “gli amministratori devono redigere il bilancio di
esercizio, costituito dallo stato patrimoniale, dal conto economico e dalla nota integrativa” quindi
indica la composizione del bilancio inoltre al bilancio è allegata la relazione sulla gestione. Il
secondo comma dispone che “il bilancio deve essere redatto con chiarezza e deve rappresentare in
modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria della società e il risultato
economico d’esercizio” quindi evidenzia due postulati il cui mancato rispetto rende il bilancio
invalido e in alcuni casi può comportare solo l’annullabilità mentre in alti la nullità: 1. postulato
della chiarezza F 0E 0 significa intelligibilità o comprensibilità quindi il bilancio deve essere
compreso solo da persone dotate di media cultura contabile. Il principio si attua osservando l’art.
2423 ter sulla struttura analitica e sul contenuto dello SP e del CE evitando il compenso di partite
giuridico mentre quello economico è permesso e l’art. 2427 sull’informazione da fornire nella NI. Il
compenso di partite giuridico è l’evidenziazione di un saldo tra due valori di segno opposto qualora
non sussistano le condizioni per una compensazione civilistica. Se presso una banca si ha un credito
e un debito questi devono essere rilevati separatamente e non si può rilevare il saldo dei due conti
(compenso giuridico). Il compenso di partite economico si ha quando la legge prevede
l’evidenziazione del saldo o è frutto di una posta rettificativa (f.do ammortamento, f.do
svalutazione) inoltre i ricavi, proventi, costi ed oneri vanno esposti al netto di resi, sconti, abbuoni e
premi ed è ammessa la compensazione di utili e perdite sui cambi. Secondo l’art. 2423 ter è
obbligatorio il rispetto degli schemi di bilancio, le voci precedute da numeri arabi possono essere
ulteriormente suddivise mentre il loro raggruppamento è consentito solo a certe condizioni, è
obbligatorio inserire nuovi voci se non sono previste, è obbligatorio adattare le voci precedute da
numeri arabi e sono vietati i compensi di partite giuridici. Il primo comma dispone che “salvo le
disposizioni di leggi speciali per le società che esercitano particolari attività, nello SP e nel CE
devono essere iscritte, separatamente e nell’ordine indicato, le voci previste dagli art. 2424 e 2425”;
il secondo comma dispone che “le voci precedute da numeri arabi possono essere ulteriormente
suddivise, senza eliminazione della voce complessiva e dell’importo corrispondente; esse possono
essere raggruppate soltanto quando il raggruppamento, a PAGE 46 causa del loro importo, è
irrilevante ai fini indicati nel secondo comma dell’art. 2423 o quando esso favorisce la chiarezza del
bilancio. In questo secondo caso la NI deve contenere distintamente le voci oggetto di
raggruppamento”, il terzo comma dispone che “devono essere aggiunte altre voci qualora il loro
contenuto non sia compreso in alcuna di quelle previste dagli art. 2424 e 2425” , il quarto comma
dispone che “ le voci precedute da numeri arabi, devono essere adattate quando lo esige la natura
dell’attività esercitata” e l’ultimo comma dispone che “sono vietati i compensi di partite” . La
giurisprudenza interpreta tale postulato alla luce del contenuto e della struttura del bilancio, inteso
come unitario sistema di documenti contabili inoltre il diritto all’informazione non deve essere di
mera apparenza. Le principali violazioni secondo le sentenze di merito si hanno in caso di
omissione di poste contabili o talune voci degli schemi, in caso di commistione in un'unica posta di
voci non omogenee, in caso di indicazione di poste generiche o con denominazioni equivoche o in
caso di utilizzo di denominazioni che evidenziano la prevalenza della forma sulla sostanza. 2.
postulato della rappresentazione veritiera e corretta (quadro fedele) F 0E 0 traduce l’espressione
comunitaria true and fair view e il termine rappresentazione evidenzia la rilevante soggettività
connessa alla redazione del bilancio. Viene usato l’aggettivo veritiera perchè il bilancio non può
mai essere oggettivamente vero in senso assoluto ma solo in senso relativo cioè la sua attendibilità
si basa sulla coerenza delle valutazioni alle disposizioni del codice, ai principi contabili ed alle altre
informazioni di contesto e prospettiche fornite dal soggetto economico. L’aggettivo correttezza
attiene al rispetto delle modalità di rappresentazione previste dalla legge e dalla tecnica contabile.
Secondo la giurisprudenza il postulato riguarda i criteri di valutazione che gli amministratori
devono adottare nella redazione per ottenere risultati il più possibile conformi alla realtà. Le
principali violazioni secondo le sentenze di merito si hanno in caso di iscrizione di poste non
corrispondenti ai fatti, in caso di omissione di poste patrimoniali attive e passive e in caso di
costituzione di riserve occulte in fondi non aventi natura di poste del patrimonio netto. L’art. 2423
evidenzia che la chiarezza è separata ed anteposta alla veridicità e correttezza quindi i concetti sono
autonomi e di pari peso giuridico pertanto la violazione di uno è causa di invalidità del bilancio. Il
quadro fedele diventa il fine del bilancio quindi se con l’osservazione delle norme sulle valutazioni,
sul contenuto e sulla struttura del bilancio non viene raggiunto allora prevale l’obbligo di
raggiungere il fine derogando o integrando le norme stesse. I postulati del bilancio quindi sono
rafforzati dalla previsione di: 1. informazioni complementari F 0E 0l’art. 2423 terzo comma
dispone che “se le informazioni richieste da specifiche disposizioni di legge non sono sufficienti a
dare una rappresentazione veritiera e corretta, si devono fornire le informazioni complementari
necessarie allo scopo”. Le informazioni complementari sono obbligatorie quando quelle richieste
dalla legge non sono sufficienti alla rappresentazione veritiera e corretta; inoltre possono essere le
più varie come l’aggiunta di voci negli schemi di bilancio, l’utilizzo della nota integrativa o la
redazione di elaborati contabili come il rendiconto finanziario. Le informazioni complementari sono
connesse all’impresa, al settore in cui opera, alla sua dimensione e alle altre caratteristiche peculiari.
Il rendiconto finanziario è richiesto dia principi contabili nazionali perché permette di fornire una
valida rappresentazione finanziaria della società e di come è evoluta nel corso dell’esercizio. Alcuni
esempi di informazioni complementari sono l’effetto sul risultato economico a seguito di
significative riduzioni quantitative verificatesi nell’esercizio e nelle giacenze di magazzino valutate
col metodo LIFO, illustrazione dei criteri di contabilizzazione delle spese per i programmi di ricerca
e sviluppo realizzati nel periodo. 2. deroghe in casi eccezionali F 0E 0 l’art. 2423 quarto comma
dispone che “se, in casi eccezionali, l’applicazione di una disposizione degli articoli seguenti è
incompatibile con la rappresentazione veritiera e corretta, la disposizione non deve essere applicata.
La nota integrativa deve motivare la deroga e deve indicarne l’influenza sulla rappresentazione
della situazione patrimoniale, finanziaria e del risultato economico. Gli eventuali utili derivanti
dalla deroga devono essere iscritti in una riserva non distribuibile se non in misura corrispondente al
valore recuperato”. La deroga pertanto è obbligatoria, bisogna darne informazione nella NI e
bisogna costituire una riserva non distribuibile finché non è recuperato il maggiore valore per
effetto dell’alienazione del bene o per l’ammortamento. La costituzione della riserva deve avvenire
come attribuzione dell’utile, per non alterare la corretta rappresentazione del risultato (con
eccezione per le rivalutazioni). In caso di perdita di esercizio la riserva deve essere formata
attingendo dalle riserve disponibili altrimenti non si possono ridistribuire gli utili successivi. I
presupposti delle deroghe sono l’eccezionalità e la necessità al fine della rappresentazione veritiera
e corretta quindi l’obbligo può sorgere in casi rari e può riguardare gli schemi e il contenuto dello
SP, il contenuto della NI e i criteri di valutazione. PAGE 46 L’eccezionalità impedisce di usare la
norma per le rivalutazioni monetarie derivanti dalle perdite di potere di acquisto della moneta e tra i
casi eccezionali si possono considerare il mutamento della destinazione economica (da terreno
agricolo a fabbricale) o le ristrutturazioni aziendali che comportano un cambiamento rilevante
nell’utilizzo e nel valore economico di attività. Analoga disposizione è prevista dall’art. 5 D.lgs 28
febbraio 2005 dove si è completata la mappa delle norme previste sull’applicazione dei principi
contabili internazionali. Si stabilisce che, se in casi eccezionali, l’applicazione di un principio
contabile internazionale è incompatibile con la rappresentazione veritiera e corretta allora non deve
essere applicato. Gli utili derivanti dalla deroga devono essere iscritti in una riserva non
distribuibile se non in misura corrispondente al valore recuperato. I principi contabili internazionali
rispetto a quelli nazionali, preferiscono valutare al fair value (valore equo corrente o prezzo di
mercato) rispetto al costo quindi spesso ci sono utili non realizzati ma derivanti da valutazioni che
possono essere distribuiti. Questo perchè i principi contabili nazionali sono più prudenti in quanto
mirano alla conservazione del capitale (bilancio statico) mentre quelli internazionali prefiriscono
l’evidenziazione dell’utile distribuibile (bilancio dinamico). A tale scopo il legislatore ha previsto il
divieto di distribuire utili in misura corrispondente alle plusvalenze iscritte in CE che derivano
dall’applicazione del fair value e il divieto di distribuire riserve costituite in contropartita diretta
della valutazione del fair value. Inoltre gli utili corrispondenti alle plusvalenze devono essere iscritti
in una riserva indisponibile e se gli utili sono inferiori alle plusvalenze, la riserva deve essere
integrata con le riserve utili disponibili o accantonando gli utili degli esercizi successivi. E’
possibile ridurre le riserve nella misura in cui le plusvalenze sono state realizzate e la riserva può
essere usata a copertura delle perdite solo dopo aver usato le riserve di utili disponibili e quella
legale. Infine non si possono distribuire utili fino a quando la riserva è inferiore al valore delle
plusvalenze. Le riserve palesi sono quelli evidenziate in bilancio mentre le riserve occulte non sono
evidenziate e si hanno quando diminuiscono il valore delle attività o aumentano quello delle
passività. Le riserve di utili possono essere iscritte dopo l’approvazione del bilancio a seguito della
delibera assembleare che stabilisce la destinazione dell’utile (utili sui cambi, riserva legale, riserva
per azioni proprie, riserva da deroghe ex. art. 2423) mentre le riserve di capitale si iscrivono
direttamente nel bilancio di esercizio in cui si sono manifestate (f.do sovrapprezzo azioni,
versamenti in conto futuro aumento di capitale, riserve di rivalutazione monetaria, riserve di
rinuncia dei crediti da parte dei soci). Le riserve di rinuncia dei crediti da parte dei soci indicano che
la società ha un debito verso i soci ma questi hanno rinunciato alla riscossione quindi la passività
diventa una riserva di capitale. I versamenti in conto futuro aumento di capitale e i versamenti in
conto aumento di capitale vengono fatti durante la vita dell’azienda quando i soci finanziano
l’azienda ma nel primo caso l’aumento di capitale non è ancora stato stabilito al momento
dell’apporto mentre nel secondo è già previsto l’aumento di capitale che può essere scindibile
(anche se non si raggiunge l’importo minimo stabilito viene fatto l’aumento di capitale che avviene
quando la delibera è stata pubblicata nel Registro delle imprese) o inscindibile (se non si raggiunge
l’importo minimo stabilito non viene fatto l’aumento e vengono restituiti i soldi). Se l’azienda ha
bisogno di fondi, i soci possono apportare denaro sotto forma di finanziamenti (fruttiferi o
infruttiferi) o in conto futuro aumento di capitale, quest’ultimo di solito viene deciso quando c’è un
forte squilibrio tra capitale e debito. Esempio F 0E 0 se viene acquistato un terreno a 100 che da
agricolo diventa edificabile è possibile derogare la disposizione della valutazione al costo
rappresentando il valore effettivo 1000. La rilevazione può essere fatta in due modi: d/d/n 1 Terreni
a Plusvalenze 900 30/04/n +1 1 Utile d’esercizio a Riserva ex. Art. 2423 900 Nel primo modo la
plusvalenza viene evidenziata in CE con successiva destinazione a riserva. Nel secondo modo viene
direttamente iscritto nella riserva prima di determinare l’utile. Secondo i principi contabili la
rilevazione deve seguire il primo metodo. d/d/n 2 Terreni a Riserva ex. Art. 2423 900 I principi di
redazione (art. 2423 bis) sono: PAGE 46 chiusura. Gli altri fatti che non si riferiscono a situazioni
in essere, devono essere menzionanti nella relazione di gestione, perché la loro mancata
comunicazione comprometterebbe una corretta informativa societaria. Alcuni esempi sono
l’acquisizione di un’azienda, emissione di un prestito obbligazionario, aumento di capitale o
raggiungimento di un importante accordo di distribuzione. 5. punto 5 “gli elementi eterogenei
ricompresi nelle singole voci devono essere valutati separatamente” F 0 E 0 il principio della
valutazione separata degli elementi eterogenei non equivale al divieto di compensazione di partite e
mira ad impedire la compensazione tra perdite previste ed utili sperati connessi a determinati
elementi patrimoniali. 6. punto 6 “ i criteri di valutazione non possono essere modificati da un
esercizio all’altro” F 0E 0 il principio della continuità dei criteri di valutazione rende operativa la
clausola della rappresentazione veritiera e corretta, realizza i principi impliciti della neutralità del
bilancio e della sua comparabilità nel tempo. La neutralità indica che le informazioni non
favoriscono una particolare categoria di soggetti a scapito di altre quindi presuppone
l’evidenziazione del reddito prodotto e non del reddito distribuibile in funzione di una determinata
politica di bilancio; la manovra di livellamento o perequazione occulta dei redditi pertanto è
incompatibile col principio. Le comparazioni spaziali (imprese diverse) e temporali (nel tempo)
servono per valutare gli andamenti gestionali dell’azienda e il codice si riferisce indirettamente a
tale principio anche quando prevede per ogni voce dello SP e del CE l’indicazione dell’importo nel
precedente esercizio e che le voci incompatibili del precedente esercizio siano adattate inoltre la
comparabilità è favorita dalla costanza della forma di presentazione e dei criteri di valutazione oltre
all’evidenziazione dei mutamenti strutturali e degli eventi straordinari. 7. ultimo comma “ deroghe
al principio enunciato al numero 6 del comma precedente sono consentite in casi eccezionali. La NI
deve motivare la deroga e indicarne l’influenza sulla rappresentazione della situazione patrimoniale
e finanziaria e del risultato economico” F 0E 0 la norma si riferisce ai metodi e non alle stime usate
nell’applicazione dei secondi infatti è ammesso il cambiamento delle stime contabili che sono
ipotesi adottate nella valutazione in applicazione di un metodo di valutazione (ma ne è opportuna la
comunicazione in NI) mentre non è ammesso il cambiamento dei metodi di valutazione che sono i
criteri di valutazione in senso stretto. La deroga volontaria al principio precedente è ammessa solo
in casi eccezionali come l’ingresso di un’azienda in un gruppo che utilizza diversi criteri di
valutazione e deve redigere il consolidato; un cambiamento delle norme e dei principi contabili di
riferimento; aumento del livello generale dei prezzi e passaggio della valutazione delle rimanenze
dal FIFO al LIFO Dalla combinazione degli articoli del codice civile e dall’elaborazione dottrinale è
possibile evincere alcuni principi impliciti: 1. prevalenza della sostanza sulla forma F 0E 0 punto 1
dei principi di redazione 2. significatività e rilevanza dell’informazione F 0E 0 sono dei parametri
per valutare il grado di analisi con cui fornire le informazioni di bilancio e in tal senso sono un
limite all’obbligo di fornire informazione complementari (art. 2423 ter secondo comma, art. 2427
punto 7, 10 e 13 sulla NI) 3. neutralità F 0E 0 punto 6 dei principi di redazione 4. comparabilità dei
bilanci F 0E 0 punto 6 dei principi di redazione 5. verificabilità dell’informazione F 0E 0 affinché
l’informazione del bilancio sia affidabile per i destinatari occorre che il sistema informativo del
bilancio stesso sia verificabile cioè il processo di formazione deve essere tendenzialmente
ripercorribile anche dai soggetti esterni per testarne l’attendibilità. Questo criterio si riconnette
soprattutto alla funzione esplicativa della parte discorsiva cioè agli elementi che permettono di
ricostruire il complesso di ipotesi che hanno condotto gli amministratori all’attribuzione di un certo
valore ad un investimento non ancora realizzato. Il d.lgs. 6/2003 e l’introduzione degli IAS nel
nostro ordinamento, rendono questo principio ancora più importante in quanto la ripercorribilità dei
processi valutativi è una garanzia che può mettere al riparo il letto del bilancio da disinvolte
valutazione effettuate dal soggetto economico nel perseguimento dei suoi fini particolaristici. 2.2 I
criteri di valutazione del codice civile PAGE 46 Il codice civile disciplina i criteri di valutazione ma
in passato fissava solo i tetti massimi di valutazione lasciando ampi margini di discrezionalità con
l’unico obiettivo di evitare sopravvalutazioni e di consentire, in alcuni casi, la formazione di un
autofinanziamento occulto. La normativa del 1991 che recepisce la IV direttiva, individua specifici
criteri con una funzione di limitazione verso il basso e verso l’alto o al massimooffre la possibilità
di scegliere fra più criteri assegnati (sempre che la valutazione sia fatta secondo prudenza e nel
presupposto della continuità dell’azienda). La scelta del costo come criterio base di valutazione
permette di ridurre la discrezionalità del soggetto economico e di aumentare la possibilità di
revisione e controllo da parte dei terzi. Il costo è la spesa sostenuta e l’espressione dell’attitudine
funzionale che quel bene e servizio aveva nel momento dell’acquisto; inoltre lascia minor spazio ad
interpretazioni soggettive ed è di facile applicazione ma è solo uno dei termini per la misurazione
del valore ed il bilancio deve rappresentare valori e non costi. Il bilancio deve indicare valori
funzionali e non di scambio, inoltre se la differenza ad esempio tra il valore derivante
dall’applicazione dei metodi di valutazione delle rimanenze e i valori di mercato alla chiusura è
rilevante, tale informazione va obbligatoriamente fornita anche se non influenza il risultato di
esercizio (art. 2426). L’art. 2426 prevede : 1. punto 1 costo delle immobilizzazioni F 0E 0 le
immobilizzazioni sono valutate al costo di acquisto o di produzione. Il costo d’acquisto è l’onere
sostenuto per acquistare il bene e comprende i costi accessori. Il costo di produzione è l’onere
sostenuto per la fabbricazione interna o presso terzi e comprende i costi diretti di produzione (costi
speciali: materie prime, personale, altri costi diretti) e quelli indiretti (costi generali: industriali,
amministrativi, commerciali, distribuzione) per la quota ragionevolmente imputabile al prodotto
relativi al periodo di fabbricazione fino a quando il bene può essere utilizzato e gli oneri finanziari
relativi al finanziamento della fabbricazione. 2. punto 2 ammortamento delle immobilizzazioni F 0E
0 il costo delle immobilizzazioni, materiali e immateriali, la cui utilizzazione è limitata nel tempo,
deve essere sistematicamente ammortizzato in ogni esercizio in relazione con la loro residua
possibilità di utilizzazione. Eventuali modifiche dei criteri di ammortamento e dei coefficienti
applicati devono essere motivati in NI. Fiscalmente non è ammessa tale discrezionalità infatti il
decreto ministeriale contiene tabelle che indicano i coefficienti di ammortamento in relazione al
tipo di immobilizzazione e settore in cui l’azienda opera. L’ammortamento quindi è la ripartizione
del costo di un’immobilizzazione tra gli esercizi della sua vita utile stimata. Il concetto di residua
possibilità di utilizzazione comprende tutte le componenti dell’ammortamento (tecniche ed
economiche); l’avverbio sistematicamente significa che gli ammortamenti non possono essere
accelerati o rallentati nei vari esercizi e devono svolgersi in conformità ad un piano prestabilito
impostato per importi costanti. Tutte le immobilizzazioni immateriali devono essere ammortizzati
entro 5 anni (regola generale). Le rivalutazioni delle immobilizzazioni sono una deroga al criterio
del costo e si distinguono in: 2..a rivalutazioni monetarie F 0E 0 fondate su leggi speciali motivate
dal processo inflazionistico 2..b rivalutazioni economiche F 0E 0 per speciali ragioni determinate da
casi eccezionali; in questo caso la deroga è obbligatoria. In entrambi i casi si formano delle riserve
di rivalutazione che, nel caso delle rivalutazioni economiche, non sono distribuibili se non in misura
corrispondente al valore recuperato per ammortamento o alienazione. 3. punto 3 svalutazione delle
immobilizzazioni F 0E 0 l’immobilizzazione che alla chiusura risulta durevolmente di valore
inferiore al valore contabile residuo (costo di iscrizione al netto del fondo ammortamento) deve
essere iscritta a tale minor valore; la svalutazione deve però essere annullata se nei successivi
bilanci sono venuti meno i motivi della rettifica effettuata d/d svalutazion e svalutazione impianti a
f.do svalutazione impianti xxx d/d storno f.do svalutazione impianti a impianti xxx d/d rivalutazion
e f.do svalutazione impianti a rivalutazione impianti xxx Il ripristino del valore non può mai essere
superiore alla svalutazione precedentemente effettuata. Sono soggette a svalutazione tutte le
immobilizzazioni e la quotazione di mercato solitamente non è significativa per le partecipazioni
ma in alcuni casi può indicare perdite durevoli (Parmalat). PAGE 46 4. punto 4 partecipazioni in
imprese controllate e collegate F 0E 0 possono essere valutate, in alternativa al criterio del costo (e
costo rettificato se la partecipazione iscritta inizialmente al costo, risulti a fine esercizio
durevolmente di valore inferiore), con il criterio del PN che consiste nell’iscrizione delle
partecipazioni per un importo parti alla corrispondente frazione del PN risultate dall’ultimo bilancio
delle imprese partecipate. 5. punto 5 oneri pluriennali capitalizzati F 0E 0 costi d’impianto e di
ampliamento, di ricerca, di sviluppo e di pubblicità possono essere iscritti nell’attivo solo con il
consenso del collegio sindacale, gli ammortamenti non possono superare il periodo di 5 anni e
inoltre possono essere distribuiti dividendi solo se residuano riserve sufficienti a coprire
l’ammontare non ammortizzato degli oneri pluriennali. 6. punto 6 avviamento F 0E 0 può essere
iscritto nell’attivo solo con il consenso del collegio sindacale, se acquisito a titolo oneroso e nei
limiti del costo sostenuto inoltre deve essere ammortizzato entro 5 anni ma è possibile
ammortizzarlo per un periodo superiore ma entro la sua durata di utilizzazione, con motivazione in
NI. 7. punto 7 disaggio su prestiti F 0E 0 iscritto nell’attivo e ammortizzato per il periodo di durata
del prestito. 8. punto 8 crediti F 0E 0 essere iscritti al valore presumibile di realizzazione quando si
ritiene di non poter riscuotere tutto il credito. I crediti originati dai ricavi sono iscrivibili se sono
maturati i relativi ricavi mentre quelli sorti per ragioni diverse se effettivamente esiste
un’obbligazione di terzi verso l’impresa; il valore presunto di realizzo si ottiene rettificando il
valore nominale considerando le perdite per inesigibilità, resi e rettifiche di fatturazione, sconti ed
abbuoni e altre cause di minor realizzo. I crediti certamente inesigibili devono essere annullati e si
avrà una perdita su crediti o sopravvenienza passiva. I crediti di dubbia esigibilità vengono svalutati
per la parte che si ritiene di non poter riscuotere con un accantonamento al fondo svalutazione
crediti. I crediti di normale esigibilità per i quali esiste un rischio generico di possibili perdite danno
luogo ad una svalutazione presunta calcolata con una percentuale desunta dall’esame degli
andamenti statistici delle insolvenze verificatesi in passato con un accantonamento al fondo rischi
su crediti. La Cassazione ha ritenuto che non deve essere svalutato un credito sorto verso un cliente
ammesso alla procedura di amministrazione controllata nell’esercizio successivo a quello cui si
riferisce il bilancio perché tale procedura tende al risanamento dell’impresa e quindi all’integrale
soddisfacimento dei debiti. Per i crediti compresi tra le immobilizzazioni finanziarie si dovranno
indicare quelli esigibili entro l’esercizio successivo e la loro svalutazione si rileva nel CE in B.10.d.
Per i crediti compresi nell’attivo circolante si dovranno indicare quelli esigibili oltre l’esercizio
successivo e la loro svalutazione si rileva nel CE in D.19b. Nella NI deve essere evidenziato
l’ammontare dei crediti di durata residua superiore ai 5 anni. Esempio: una società ha crediti per
496.500 € che comprendono crediti v/clienti per 256.500 €, crediti insoluti per 90.000 € e ricevute
bancarie per 150.000 €. I crediti v/clienti comprendono 15.500 € verso la ditta A che presenterà
domanda di concordato preventivo e per cui si suppone di riscuotere solo il 40%. I crediti insoluti
comprendono 5.000 € verso un cliente dichiarato fallito mentre i restanti si presumono riscuotibili
per il 70%. L’amministratore infine giudica congrua una valutazione del 3% del rischio generico di
inesigibilità. • perdita certa su crediti F 0E 0 5.000 • svalutazioni F 0E 0 34.800 = 9.300 + 25.500
(f.do svalutazione crediti) • rischio generico F 0E 0 13.701 = (496.500 – 5.000 – 34.800) F 0 D 7
3% (f.do rischi su crediti) 9. punto 8 bis attività e passività in valuta F 0E 0 ad eccezione delle
immobilizzazioni, devono essere iscritte al tasso di cambio a pronti alla data di chiusura
dell’esercizio, i relativi utili e perdite devono essere imputati al CE e l’eventuale utile netto deve
essere accantonato in apposita riserva non distribuibile fino al realizzo. Le immobilizzazioni in
valuta devono essere iscritte al tasso di cambio al momento del loro acquisto o a quello inferiore
alla data della chiusura dell’esercizio se la riduzione deve giudicarsi durevole. L’art. 2425 bis
stabilisce che “i ricavi e i proventi, i costi e gli oneri relativi ad operazioni in valuta devono essere
determinati al cambio corrente alla data nella quale la relativa operazione è compiuta”; e l’art. 2427
n. 6 bis prevede che la NI deve indicare eventuali effetti significativi delle variazioni nei cambi
valutari verificatesi successivamente alla chiusura dell’esercizio. Questi articoli sono stati introdotti
dalla riforma del diritto societario. Esempio: Vendita 2.540$ al cambio 1,0456; cambio di chiusura
1,2450. Acquisto 4.580$ al cambio 0,9867 $; cambio di chiusura 1,2450. d/d clienti esteri a vendite
estere 2.429,23 PAGE 46 di PN è 1.200 = 2.000 F 0D 7 60%. Quando la partecipazione viene
acquistata essa viene rilevata in contabilità al costo di acquisto. d/d acquist o Partecipazione a
Banca 1.500 In sede di prima iscrizione in bilancio, la partecipazione può essere iscritta al costo o
coll metodo del PN. Se la partecipata è valutata per la prima volta col metodo del PN occorre
distinguere se il costo d’acquisto è superiore o inferiore alla frazione del PN. Se il costo è superiore
alla quota di PN indica: • cattivo affare F 0E 0 si tratta di una perdita durevole quindi la
partecipazione viene svalutata e la svalutazione è iscritta D.19.a. del CE. 31/1 2 svalut .
Svalutazione partecipazione a F.do svalut. partecipazione 300 • plusvalori di beni e avviamento che
non appaiono nel bilancio della partecipata F 0E 0 il maggiore valore di 300, purché sia motivato
nella NI, può essere iscritto nell’attivo come avviamento o se ne ricorrono i presupposti, può essere
attribuito ai beni ammortizzabili, ma tali maggiori valori devono essere ammortizzati. Se per ipotesi
la differenza è attribuibile agli immobili che vengono ammortizzati al 3% si avrà che la
svalutazione è 9 = 300 F 0D 7 3% e nell’attivo la partecipazione risulta iscritta per 1.491 = 1.500 –
9. 31/1 2 svalut . Svalutazione partecipazione a F.do svalut. partecipazione 9 Se per ipotesi la
differenza è attribuibile all’avviamento, poiché questo è ammortizzabile in 5 anni la svalutazione è
60 = 300/5 quindi nell’attivo la partecipazione è iscritta per 1.440. 31/1 2 svalut . Svalutazione
partecipazione a F.do svalut. partecipazione 60 L’ammortamento che intende il codice civile in
realtà è una svalutazione. Se il costo è inferiore (1.000) alla quota di PN si ha una plusvalenza che
può significare: • buon affare F 0E 0 la plusvalenza deve essere accantonata in una riserva non
distribuibile ma il codice non dice se deve essere imputata direttamente ad una riserva nello SP
prima della determinazione dell’utile (metodo rappresentazione patrimoniale) o se deve essere
iscritta nel CE ed imputata a riserva in sede di distribuzione dell’utile (metodo patrimonio netto
integrale) metodo rappresentazione patrimoniale 31/12 1 partecipazione a plusvalenza su
partecipazione 200 31/12 2 plusvalenza su partecipazione a riserva ex art. 2426 n.4 200 metodo
patrimonio netto integrale 31/12/n 1 partecipazione a plusvalenza su partecipazione 200 30/4/n +1 2
utile a riserva ex art. 2426 n.4 200 Contabilmente le procedure sono corrette ma i principi contabili
nazionali ed internazionali preferiscono la seconda che postula l’iscrizione della plusvalenza nel CE
salvo l’obbligo da parte degli amministratori di accantonarla in sede di distribuzione dell’utile a
riserva non distribuibile. Se successivamente è necessario svalutare la partecipazione, per i principi
PAGE 46 internazionali la svalutazione deve essere trattata come riduzione della riserva mentre per
i principi nazionali deve essere imputata a CE. • previsione perdite future della partecipata F 0E 0 il
maggior valore deve essere iscritto al fondo copertura perdite partecipate nella voce B.3 dello SP; si
tratta di un fondo rischi e non oneri d/d 1 partecipazione a f.do copertura perdite su partecipazioni
Per il trattamento dei dividendi bisogna distinguere: • patrimonio netto integrale F 0E 0 se la società
partecipata distribuisce utili o riserve, poiché la partecipante ha rilevato gli incrementi di valore
della partecipata in sede di valutazione, non è corretto iscrivere i dividendi nel CE perché i risultati
positivi sono già transitati nello stesso e pertanto occorre stornare la partecipazione d/d 1 crediti
v/controllate a Partecipazioni in imprese controllate • rappresentazione solo patrimoniale F 0E 0
poiché i risultati positivi della partecipata sono stati direttamente imputati dalla partecipante ad una
riserva senza transitare nel CE, è corretto imputare i dividendi nel CE e contestualmente poiché ciò
comporta la riduzione del valore della partecipata, ridurre la riserva: d/d 1 crediti v/controllate a
dividendi d/d 2 Riserva ex. art. 2426 n.4 a partecipazioni in imprese controllate Se dalla
concessione di tutte le partecipazioni derivino componenti di reddito positivi o negativi, essi vanno
iscritti rispettivamente nella voce C.15 e C.17 del CE. Nell’attivo circolante vengono valutate al
minore tra il costo d’acquisto e il valore di realizzazione desumibile dall’andamento del mercato. Il
minor valore non può essere mantenuto nei successivi bilanci se sono venuti meno i motivi.
Esempio: costo d’acquisto 1.000 €; valore desumibile 800 €. 31/12 1 svalutazione partecipazioni
D19a a F.do svalutazione partecipazione 200 Se nell’esercizio successivo il valore di mercato è pari
o superiore al costo di acquisto gli amministratori devono ripristinare il costo originario quindi se il
valore di mercato è 1.100 € si ha: 31/12 1 f.do svalutazione partecipazione a rivalutazione
partecipazioni D18a 200 Il valore desumibile corrisponde al valore di quotazione per i titoli quotati
nei mercati ufficiali. Contributi: sono somme corrisposte dalla PA o dagli Enti locali alle aziende e
si distinguono in: 1. contributi in c/esercizio F 0E 0 sussidi concessi per integrare i ricavi a fronte
delle spese di gestione sostenute quindi sono ricavi che devono essere imputati in CE nella voce
A.5. Tali contributi devono essere rilevati per competenza cioè nell’esercizio in cui è sorto con
certezza il diritto di percepirlo. Tale diritto nasce quando esiste una delibera formale di erogazione e
l’azienda ne ha avuto comunicazione. Tra questi contributi rientrano i contributi in c/interessi cioè
sussidi di natura finanziaria che riducono l’onere degli interessi passivi su alcuni tipi di
finanziamento contratti dall’azienda. Fiscalmente al momento dell’erogazione sono soggetti ad una
ritenuta a titolo di acconto del 4% che genera un credito verso lo Stato. Il contributo in c/esercizio si
riconosce da quello in c/ capitale dalla ritenuta o dalla legge se lo stabilisce espressamente. d/d 1
diversi a contributi c/esercizio 100.000 cassa/banca 96.000 erario c/ritenute su contributi 4.000
PAGE 46 2. contributi in c/impianti F 0E 0 (contributi in c/capitale) somme concesse a fronte di un
investimento specifico e ben individuato di un bene ammortizzabile. Il principio contabile n.16
stabilisce che tali contributi possono essere iscritti in base a due metodi di contabilizzazione
ambedue corretti che hanno lo stesso effetto sull’utile. Esempio: acquisto 100.000€, contributo
50.000€, durata utile 10 anni. Col primo metodo i contributi sono imputati a CE nella voce A.5 e
vengono rinviati per competenza agli esercizi successivi con i risconti quindi l’ammortamento è
calcolato sul costo lordo dei cespiti. d/d 1 cespite a debiti 100.000 d/d 2 crediti a contributi 50.000
31/12 3 ammortamento a f.do ammortamento 10.000 31/12 4 contributi a risconti passivi 45.000
Col secondo metodo i contribuiti vengono portati a riduzione del costo dei cespiti a cui si
riferiscono quindi l’ammortamento è calcolato sul costo dei cespiti al netto dei contribuiti. d/d 1
cespite a debiti 100.000 d/d 2 crediti a contributi 50.000 d/d 3 contributi a cespite 50.000 31/12 4
ammortamento a f.do ammortamento 5.000 3. contributi in c/capitale F 0E 0 concessi a fronte di
investimenti generici. Fiscalmente sono considerati sopravvenienze attive quindi da iscrivere nella
voce E20 del CE e possono essere tassate subito o nell’anno in corso e nei 4 successivi. Dalla legge
si può capire se l’investimento è ritenuto speciale o generale quindi se è un contributo in c/capitale
in senso stretto o in c/impianti. d/d 1 crediti a contributi c/capitale 50.000 PAGE 46 obbliga verso
un altro soggetto detto sponsor ad effettuare prestazioni pubblicitarie a fronte di un corrispettivo. Le
spese di pubblicità per i principi contabili nazionali possono essere capitalizzate se riferite a
particolari campagne promozionali (di ammontare rilevante e non ricorrente) per il lancio di nuovi
prodotti da cui possono ottenere benefici futuri. )I.)3 diritti di brevetto industriale e diritti di utilizzo
delle opere dell’ingegno F 0E 0 i diritti di brevetto industriale sono un insieme di studi/esperienze
con contenuto innovativo ed applicazione aziendale, che conducono all’ottenimento di prodotto,
strumento, metodo o processo di lavorazione industriale e applicazione tecnica di un principio
scientifico. Il presupposto della tutela giuridica è la concessione di un brevetto da parte dell’Ufficio
Italiano Brevetti e dall’Ufficio Europeo di Brevetti. I diritti di utilizzazione delle opere di ingegno si
riferiscono alla possibilità di pubblicare ed utilizzare economicamente, per un periodo di tempo le
opere creative. Rientrano in questa voce l’acquisto di software da utilizzare in via esclusiva (diritti
di utilizzazione dei programmi per calcolatori). Secondo i principi contabili internazionali hanno
durata indefinita e quindi sono soggetti a perdita di valore. )I.)4 concessioni, licenze, marchi e diritti
simili F 0E 0 costi ad utilità pluriennale sostenuti per l’acquisizione dei relativi beni immateriali. Le
concessioni sono atti emessi dalla PA che permettono di sfruttare beni pubblici o gestire servizi
pubblici in condizioni regolamentate. Le licenze sono atti con cui la PA permette ad un soggetto di
esercitare un’attività regolamentata che in assenza sarebbe illecita oppure di derivazione privatistica
con i quali viene concesso il diritto di sfruttare, con possibili limitazioni spazio-temporali altri beni
immateriali. I marchi sono il segno distintivo del prodotto/servizio fabbricato da un’impresa o della
merce commercializzata dalla stessa. Col D.lgs. del 92 è stata prevista la possibilità di trasferire un
marchio senza cedere l’azienda o un ramo. I diritti simili sono rapporti giuridici con finalità affini ai
precedenti (franchising). Secondo i principi contabili internazionali anche questi hanno durata
indefinita e sono soggetti alla perdita di valore. )I.)5 avviamento F 0E 0 è il maggior valore
(plusvalore) pagato per l’acquisizione di un’azienda rispetto a quello del relativo patrimonio netto
quindi rappresenta il riconoscimento dell’esistenza di elementi immateriali non iscritti nel bilancio
che contribuiscono al miglioramento della redditività. Può scaturire da operazioni straordinarie di
impresa come fusioni, conferimenti, acquisto di azienda o di partecipazioni. L’avviamento si può
iscrivere solo se acquistato a titolo oneroso e con il consenso del collegio sindacale inoltre deve
essere ammortizzato entro 5 anni con adeguata motivazione in NI. )I.)6 immobilizzazioni in corso e
acconti F 0E 0 costi sostenuti per i beni immateriali di produzione interna che alla chiusura sono in
fase di realizzazione quindi non possono essere iscritti nella voce delle immobilizzazioni
immateriali ed essere ammortizzati perché non sono utilizzabili. La voce acconti comprende gli
importi versati a fornitori a fronte di immobilizzazioni per le quali non è avvenuto il passaggio di
proprietà o non è terminato la fabbricazione interna. )I.)7 altre immobilizzazioni immateriali F 0E 0
voce residuale che include immobilizzazioni immateriali particolari. Un caso particolare è il
software perché si può ottenere con l’acquisto di proprietà, con un contratto di licenza o con la
produzione interna. Il software di base coincide col sistema operativo quindi è parte integrante
dell’hardware sia che sia stato acquistato con quest’ultimo o successivamente e pertanto ne segue le
sorti. Il software applicativo invece viene capitalizzato in B.I.6 se è prodotto internamente o in B.I.3
se è acquisito da terzi. Anche il know-how può essere prodotto internamento o acquistato
all’esterno e per l’iscrizione in bilancio vale quanto detto per il software. Il know-how nell’ambito
industriale è il complesso di conoscenze per produrre un bene, attuare un processo produttivo e
impiegare correttamente la tecnologia mentre nell’ambito mercantile è l’insieme delle regole di
condotta desunte da studi/esperienze di gestione imprenditoriale che riguardano il settore
organizzativo e commerciale. Non deve essere confuso con le esperienze connesse alle abilità
personali le quali non sono economicamente trasferibili e quindi non vengono iscritte in bilancio. )II
IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI F 0E 0 beni mobili ed immobili di proprietà, beni dati in
leasing e beni gratuitamente devolvibili destinati ad essere utilizzati in maniera durevole (beni a
fecondità ripetuta). Il riferimento è la destinazione quindi devono essere esclusi i beni acquistati con
l’obiettivo di essere trasformati e rivenduti e quelli che essendo stati utilizzati come fattori a
fecondità ripetuta alla data di redazione sono destinati all’alienazione; in questi casi la voce PAGE
46 corretta è quella delle disponibilità. I beni ammortizzabili devono essere esposti al netto dei
fondi ammortamento e quelli gratuitamente devolvibili devono essere rettificati dai fondi di
ammortamento finanziario. In NI poi devono essere evidenziati il costo storico, il fondo
ammortamento e le eventuali svalutazioni/rivalutazioni. La voce contiene: )II.)1 terreni e fabbricati
F 0E 0 beni immobili ad uso industriale e civile, comprensivi degli impianti fissi necessari al loro
utilizzo. Il costo delle immobilizzazioni la cui utilizzazione è limitata nel tempo deve essere
sistematicamente ammortizzato, ma il terreno ha un’utilizzazione illimitata nel tempo quindi non è
soggetto all’ammortamento. Un’eccezione sono le autostrade perché si ritiene che il manto stradale
abbia invece una durata limitata. I fabbricati destinati alla produzione poiché sono immobilizzazioni
tecniche devono essere ammortizzati. Per i principi contabili nazionali l’acquisto di un immobile è
completamente ammortizzabile mentre per quelli internazionali bisogna separare il costo del terreno
da quello del fabbricato perchè solo quest’ultimo è ammortizzabile quindi nell’atto notarile deve
essere richiesta la specificazione del costo. Per il legislatore fiscale, se non è possibile dividere il
costo, il costo del terreno è presunto il 30% di quello complessivo e nel caso del condominio è il
20%. )II.)2 impianti e macchinari F 0E 0 sono la struttura produttiva base per la realizzazione
dell’attività. Gli impianti generici sono quelli non caratteristici di una particolare fase del ciclo
produttivo mentre gli impianti specifici sono quelli impiegati in particolari fasi produttive. I
macchinari si distinguono in automatici e non automatici. )II.)3 attrezzature industriali e
commerciali F 0E 0 beni ausiliari alla struttura produttiva di base. L’autovettura usata dai
dipendenti per la vendita può essere iscritta in questa voce. )II.)4 altri beni F 0E 0 altre
immobilizzazioni precedentemente non citate. I computer rientrano in questa voce ma nel caso di
un’azienda di traduzione possono rientrare tra le attrezzature. )II.)5 immobilizzazioni in corso e
acconti F 0E 0 costi sostenuti per la costruzione di beni materiali interni non ancora terminati e
dagli anticipi ai fornitori per l’acquisizione di beni materiali. )III IMMOBILIZZAZIONI
FINANZIARIE F 0E 0 è suddiviso in: )III.)1 partecipazioni F 0E 0 secondo il codice la
partecipazione è ogni titolo o diritto, rappresentativo di una quota di proprietà di imprese (azioni e
quote societarie) mentre da un punto di vista economico aziendale sono i diritti al capitale di altre
imprese, rappresentati o meno da titoli, che pongono un legame duraturo con le imprese stesse. Le
partecipazioni si dividono in: )III.)1.)a controllate F 0E 0 l’art. 2359 dispone che le società
controllate sono quelle in cui un’altra società dispone della maggioranza dei voti (50%+1)
esercitabili nell’assemblea ordinaria, quelle in cui un’altra società dispone di voti sufficienti per
esercitare un’influenza dominante nell’assemblea ordinaria (può nominare la maggior parte degli
amministratori) e quelle che sono sotto l’influenza dominante di un’altra società in virtù di
particolari vincoli contrattuali con essa. Il legislatore comprende tra le società controllate anche
quelle per le quali vi è un controllo indiretto cioè società nelle quali l’influenza dominante è
possibile con il controllo di altre società che, congiuntamente, raggiungono la maggioranza dei voti
in assemblea. Per l’influenza dominante l’ordinamento non contempla diritti slegati dal possesso di
quote di capitale perché non è plausibile il controllo derivante da una situazione di fatto. )III.)1.)b
collegate F 0E 0 l’art. 2359 dispone che le società collegate sono quelle sulle quali un’altra società
esercita un’influenza notevole che è presunta quando si detengono il 10% (quotate) o il 20% (non
quotate) dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria di un’altra società (si ha la possibilità di
nominare almeno un amministratore). )III.)1.)c controllanti F 0E 0 per gli acquisti di partecipazioni
in imprese controllanti vige l’art. 2359 bis secondo cui agli acquisti di azioni della controllante da
parte della controllata si applicano i medesimi limiti previsti per l’acquisto di azioni proprie. )
III.)1.)d altre imprese F 0E 0 voce residuale che accoglie gli investimenti destinati a perdurare sotto
i limiti stabiliti dall’art. 2359 come le partecipazioni in imprese consociate che sono imprese
sottoposte al controllo delle controllanti (art. 2428). )III.)2 crediti F 0E 0 con natura finanziaria o
assimilabile; per ogni voce deve essere data separata indicazione degli importi esigibile entro
l’esercizio successivo. La normativa attribuisce rilievo alla destinazione quindi sono compresi tutti i
crediti con natura di finanziamento a prescindere dalla loro vita residua. Occorre indicare il
dettaglio dei crediti verso imprese: )III.)2.)a controllate PAGE 46 )III.)2.)b collegate F 0E 0
collegate dirette e controllate indirette )III.)2.)c controllanti F 0E 0 controllante diretta e controllanti
della propria controllante )III.)2.)d altre imprese )III.)3 altri titoli F 0E 0 titoli diversi dalle
partecipazioni (titoli di credito, obbligazioni, diritti di opzione, titoli di stato, titoli atipici) destinati
ad essere detenuti durevolmente. )III.)4 azioni proprie F 0E 0 azioni acquistate con utili distribuibili
o riserve disponibili a fronte delle quali bisogna iscrivere nel passivo una riserva indisponibile. Le
azioni devono essere interamente liberate e tale acquisto non può superare il 10% del capitale. La
voce comprende le azioni proprie acquistate per un’ipotesi di futura riduzione del capitale, per
costituire una scorta di azioni da utilizzare per dare incentivi di performance ai dirigenti o per
sostenere il prezzo delle azioni. Tali azioni possono essere classificate anche tra le attività
finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni perchè dipende dalla loro destinazione
aziendale. C) ATTIVO CIRCOLANTE F 0E 0 è suddiviso in: I) RIMANENZE F 0E 0 costi
sostenuti nell’esercizio che non essendo impiegati nel processo produttivo, non hanno erogato la
loro utilità quindi per il principio di competenza economica, vanno rinviati all’esercizio in cui
produrranno i ricavi. Le rimanenze si dividono in: I).)1 materie prime, sussidiarie e di consumo F
0E 0 beni destinati alla trasformazione; comprendono componenti acquistati e materie di consumo
costituite dai beni che concorrono al processo produttivo senza essere incorporate nei prodotti finiti.
I).)2 prodotti in corso di lavorazione e semilavorati F 0E 0 beni prodotti per il magazzino I).)3
lavori in corso su ordinazione F 0E 0 rimanenze relative a lavori di durata ultrannuale connessi a
contratti di appalto o simili. Possono essere valutati secondo il criterio del costo o in base alla
percentuale di completamento. I).)4 prodotti finiti e merci F 0E 0 beni che hanno terminato il
processo produttivo e sono destinati alla commercializzazione o beni acquistati per la rivendita. Le
aziende di distribuzione hanno solo le merci mentre quelle industriali hanno i prodotti e le voci
precedenti. I).)5 acconti F 0E 0 sono acconti o anticipi a fornitori riferiti a futuri acquisti di beni
iscrivibili tra le rimanenze cioè a future prestazioni di terzi relative alla produzione di beni da
comprendere nel magazzino. Il motivo dell’iscrizione ha ragioni di carattere finanziario, in quanto
si tratta di investimenti in magazzino, indipendentemente dall’effettiva disponibilità fisica di tali
beni. )I CREDITI F 0E 0 comprende i crediti commerciali e diversi, con separata indicazione per
ogni voce degli importi esigibili oltre l’esercizio successivo inoltre devono essere esposti al netto
dei fondi di svalutazione cioè al valore di realizzo. Solitamente viene mantenuto in contabilità il
valore originario del credito e viene iscritto in bilancio il valore di realizzo dato dalla differenza tra
monte crediti contabili e il fondo svalutazione ma è possibile anche effettuare la svalutazione del
credito direttamente in conto. Il fondo svalutazione crediti può essere fatta specificamente per ogni
credito come nel settore bancario o raggruppando i crediti in gruppi omogenei per rischio a cui
viene applicata un’unica percentuale di svalutazione. Un caso particolare si ha nel caso di cessione
di crediti a terzi con la formula del pro solvendo perché il terzo può esercitare il diritto di rivalsa sul
cedente, con azione di regresso, se il debitore non estingue l’obbligazione. Per determinare il
presunto valore di realizzo di tali crediti, se non risultano scaduti alla data di bilancio, anche se non
sono più iscritti tra le attività devono essere annotati tra i conti d’ordine esposti in calce dello SP in
quanto potrebbero dar luogo a perdite. La previsione di perdite implica lo stanziamento di un fondo,
tra i fondi rischi ed oneri del passivo, non essendo i crediti in oggetto direttamente rettificabili in
quanto non più presenti in bilancio. I crediti si dividono in: )I.)1 verso clienti F 0E 0 crediti verso la
clientela, già scaduti o scadenti entro l’esercizio successivo, a fronte di cessioni di beni o
prestazioni di servizi rientranti nell’attività tipica dell’impresa. Di solito sono crediti esigibili entro
12 mesi ma può esserlo anche dopo purché la dilazione rientri negli usuali termini di pagamento. )
I.)2 verso imprese controllate F 0E 0 crediti scadenti entro/oltre l’esercizio successivo per
operazioni con natura di transazioni commerciali, interessi di mora o altro, con società controllate,
ad eccezione dei crediti finanziari (considerate anche le fatture da emettere v/ controllate). PAGE
46 passività o rischi. I fondi oneri o perdite si ricollegano ad eventi la cui esistenza futura è certa ma
è indeterminato l’ammontare o la data di sopravvenienza o entrambi mentre i fondi rischi si
ricollegano ad eventi la cui esistenza è probabile (non possibile) ma è indeterminato l’ammontare o
la data di sopravvenienza o entrambi. La distinzione tra i due tipi di fondi determina una diversa
allocazione nel CE infatti gli accantonamenti a fondo rischi devono essere iscritti nella voce B.12
(accantonamenti per rischi) mentre quelli ai fondi oneri vanno iscritti alla voce B.13 (altri
accantonamenti). Per data di sopravvenienza si intende il momento in cui il debito o la perdita
risultano definitivamente accertati. Secondo la prassi gli eventi futuri che comportano costi per
l’azienda sono classificabili in tre categorie: probabili (l’evento è verosimile cioè può seriamente
manifestarsi ed è ragionevolmente determinabile ma non certo), possibili (l’evento è eventuale cioè
meno probabile) e remoti (eventi con scarsissime possibilità di realizzazione). Nel primo caso
occorre stanziare il fondo, nel secondo caso poiché tali eventi non sono suscettibili di stima
attendibile non va fatto lo stanziamento in bilancio ma deve essere menzionato in NI. Se una perdita
potenziale è stata stanziata in bilancio la situazione di incertezza e l’ammontare dello stanziamento
devono essere indicati in NI. Quando la perdita è molto significativa è preferibile effettuare la
classificazione in un fondo separato con spiegazione in NI. Le contestazioni eventuali da parte di
terzi non vanno poste in bilancio a meno che sia probabile che la contestazioni siano serie e la
perdita probabile quindi se l’impresa non rispetta una clausola contrattuale ma non è probabile che
l’altra parte promuova la contestazione non va effettuata alcuna menzione. In merito ai rischi non
assicurati vanno effettuati stanziamenti quando è probabile che si verifichino. La costituzione di un
fondo a fronte di oneri imprevisti e non identificati non è ammesso poiché gli stanziamento non
sono riconducibili ad eventi determinati. Secondo i principi contabili internazionali IAS 37 un
accantonamento al fondo rischi è possibile se l’impresa ha un’obbligazione in corso come risultato
di un evento passato, è probabile che comporterà un’uscita finanziaria e può essere effettuata una
stima attendibile. Se non ricorrono queste condizioni un evento passato che dia luogo ad una
possibile obbligazione potrebbe costituire una passività potenziale. Se l’obbligazione non è
possibile o è remota non bisogna stanziare il fondo mentre se non è possibile effettuare una stima
attendibile o si tratta di un’obbligazione non remota allora bisogna dare adeguate informazioni
relative alla passività potenziale. La voce è formata da: C) fondi per trattamento di quiescenza ed
obblighi simili F 0E 0 tali fondi sono certi nell’esistenza ma indeterminati nell’ammontare perché si
basano su calcoli matematico-attuariali o condizionati da eventi futuri come il raggiungimento di
una determinata anzianità di servizio: • fondi di pensione integrativa derivanti da accordi aziendali,
interaziendali o collettivi per il personale dipendente • fondi di pensione costituiti in aggiunta al
trattamento previdenziale di legge per il personale dipendente • fondi di indennità per cessazione di
rapporti di collaborazione coordinata e continuativa • fondi di indennità per cessazione dei rapporti
di agenzia e rappresentanza • fondi di indennità suppletiva di clientela (tutte le volte che il contratto
si scioglie per cuasa non imputabile all’agente) )1 fondi per imposte anche differite F 0E 0
comprendono accantonamenti per debiti fiscali probabili indeterminati nell’importo e nella data di
sopravvenienza. Le imposte differite comprendono accantonamenti effettuati nell’esercizio a fronte
di imposte che saranno pagate in future e dovute alle differenze temporanee emergenti tra
disposizioni civilistiche e fiscali. )2 altri fondi per rischi ed oneri F 0E 0 i fondi oneri sono passività
certe stimate nell’importo e correlate a costi di competenza tra cui rientrano: • fondo manutenzione
ciclica: vi sono impianti che necessitano dopo un certo numero di anni di una revisione ulteriore
rispetto alle semplici manutenzioni ordinarie; poiché il costo dell’usura si riferisce anche agli
esercizi precedenti a quello in cui il bene viene posto a revisione, per il rispetto del principio della
competenza occorre stanziare ogni anno accantonamenti al fondo. L’accantonamento va effettuato
quando si tratta di manutenzione che verrà sicuramente eseguita e vi è ragionevole certezza che il
bene sarà ancora utilizzato per un ulteriore ciclo produttivo. Lo stazionamento va effettuato
suddividendo la spesa prevista in base ad appropriati parametri. La congruità del fondo deve essere
riesaminata ogni anno. PAGE 46 • fondi manutenzione beni gratuitamente devolvibili e dei beni di
azienda ricevuta in affitto: le imprese che allo scadere della concessione devono restituire i beni al
concedente gratuitamente ed in funzionamento, dvonono accantonare ogni annuo degli stanziamenti
che consentono di costituire un fondo di ripristino degli impianti. Gli stanziamenti vanno effettuati
sulla base di una perizia tecnica o altro. Analoga metodologia deve essere adottata nel caso di
azienda ricevuta in affitto o usufrutto salvo deroghe. • fondi per operazioni e concorsi a premio:
alcune imprese come politiche di marketing riconoscono un certo sconto o erogano un premio al
consumatore che faccia pervenire appositi tagliandi o buoni. L’importo del fondo deve essere
stimato a fronte dei buoni che si prevedo verranno presentati per il rimborso. E’ ragionevole ritenere
che non tutti i buoni emessi saranno presentati per il rimborso e la percentuale di ritorno dipende da
una serie di fattori quindi la stima viene basata sull’esperienza storica e su elaborazioni statistiche.
L’accantonamento è correlato al ricavo di vendita quindi al momento della contabilizzzione del
ricavo si deve accantonare l’ammontare stimato dei buoni che verranno rimborsati successivamente
in quanto costituisce parte del costo del prodotto. • fondo garanzia prodotti: alcuni prodotto
vengono venduti con l’impegno da parte del venditore di fornire una garanzia di assistenza gratuita
per un certo periodo di tempo e il principio contabile 19 stabilisce che a fronte di tali costi l’impresa
deve iscrivere in bilancio un apposito fondo di garanzia. Il costo va imputato nel momento in cui
viene riconosciuto il ricavo del prodotto venduto, il quantum avviene sulla base dell’esperienza e di
elaborazioni statistiche. Dal punto di vista fiscale non è ammessa la deduzione. • perdite su crediti
ceduti: la cessione di crediti a terzi con regresso implica la necessità di valutare il credito a fine
dell’esercizio. I principi contabili stabiliscono che l’accantonamento relativo alla probabile perdita
deve essere imputato alla voce B.13 in contropartita della voce B.3 dello SP. Non deve quindi
interessare il fondo svalutazione crediti. • fondo copertura perdite società partecipate: qualora la
partecipata abbia delle perdite che non hanno natura durevole e la controllante abbia l’intenzione di
coprire tali perdite per la quota di pertinenza, la controllante procederà all’accantonamento della
quota parte nel fondo rischi B.3 dello SP in contropartita della voce di costo B.13 del C.E. Se la
perdita ha carattere durevole occorre procedere alla svalutazione. • fondo per prepensionamento e
ristrutturazione aziendale: un’impresa può decidere di ridurre il personale tramite prepensionamenti
o incentivazioni. Tali costi non sono correlati a prestazioni future ma eliminano preesistenti
situazioni di inefficienza. Essi sono di competenza dell’esercizio in cui l’azienda decide di
ristrutturare o riorganizzare. Tali costi possono essere ragionevolmente stimati e si deve creare un
apposito fondo del passivo con contropartita nel C.E. di un costo da iscrivere nella voce oneri
straordinari. • fondo ripristino ambientale: nel caso in cui l’impresa per effetto della sua attività crea
danni al territorio e debba sostenere oneri per il disinquinamento o il ripristino, deve accantonare
tali oneri in un apposito fondo nel passivo. • fondi per costi per lavori su commessa: può succedere
che dopo la chiusura di una commessa vengano sostenuti costi per lo smobilizzo del cantiere,
collaudi, penalità ecc. A fornte di tali costi nel passivo dello SP deve essere stanziato un apposito
fondo parti all’importo previsto. Si sostiene che nel C.E. l’importo deve essere iscritto nella voce
oneri straordinari. L’iscrizione degli stanziamenti ai fondi rischi non trova in Italia regole stringenti
infatti il principio contabile 19 stabilisce solo che il fondo accoglie perdite o debiti di natura
determinata, con esistenza certa o probabile e con ammontare e data di sopravvenienza
indeterminata. Gli IFRS pongono condizioni più restrittive. Essi stabiliscono che è possibile
accantonare solo se esiste un obbligazione vincolante per l’impresa e si può effettuare una stima
ragionevole. D) TRATTAMENTO DI FINE RAPPORTO DI LAVORO SUBORDINATO F 0E 0
gli accantonamenti ai fondi per TFR e ai fondi di previdenza del personale istituiti ai sensi dell’art.
2117 devono essere imputati nell’esercizio di competenza. La quota di accantonamento annuale è
data dal rapporto tra il monte salari e 13,5. Il TFR maturato fino al 31/12/2006 rimane in azienda e
deve essere rivalutato secondo la componente fissa (1,50) e variabile (75% dell’indice ISTAT)
inoltre tale rivalutazione è soggetta all’inimposta sostitutiva dell’11%. Con la finanziaria del 2007 è
cambiata la normativa infatti il TFR maturato dal 1/1/2007 deve essere versato ad un fondo
pensione o al fondo di tesoreria INPS quindi la quota non deve più essere accantonata ma versata.
PAGE 46 d/d quota TFR accantonamento TFR a Banca xxx Lo IAS 19 definisce i benefici
successivi al rapporto di lavoro e prevede che il TFR a livello internazionale venga calcolato con le
tabelle attuariali considerando la vita del dipendente e quella dell’azienda quinti il TFR
internazionale è diverso da quello nazionale. I piani dei benefici successivi si distinguono in: • piani
a contribuzione definitiva F 0E 0 piani in base a cui l’impresa versa dei contributi fissati ad un
fondo e non avrà più obblighi legale verso i dipendenti. Di conseguenza il rischio attuariale
(benefici minori a quelli attesi) ed il rischio di investimento (attività investite insufficienti a coprire
i benefici) ricadono sul dipendente. • piani a benefici definiti F 0E 0 prevedono l’obbligo per
l’impresa di concedere i benefici accordati quindi il rischio attuariale e di investimento ricadano
sull’impresa che deve stimare tale rischio seguendo un procedimento molto complesso. L’OIC con
un documento approvato il 26 settembre 2007 (Guida applicativa sul TFR secondo il principio IAS
19) ha stabilito che il TFR maturato fino al 31 dicembre 2006 è un piano a benefici definiti, quello
maturato dopo è a contribuzione definita. E) DEBITI F 0E 0 obbligazioni da pagarsi in denaro ad
una scadenza prestabilita che nascono in relazione all’attività tipica dell’impresa quindi solitamente
derivano dall’acquisto di merci, prodotti/servizi o dall’accesso al credito. Deve essere data separata
indicazione per ciascuna voce degli importi esigibili oltre l’esercizio successivo. La voce è
suddivisa in: F) obbligazioni F 0E 0 tutti i debiti obbligazionari emessi ad esclusione dei prestiti
obbligazionari convertibili. Le principali forme tecniche di obbligazioni esistenti nel mercato
finanziario italiano sono le obbligazioni ordinarie, indicizzati e senza cedole o “zero coupon
bonds”. G) obbligazioni convertibili F 0E 0 titoli di credito che offrono al sottoscrittore la
possibilità di chiedere il rimborso dell’obbligazione o chiedere la conversione in azioni H) debiti
verso soci per finanziamenti F 0E 0 può riferirsi ad esigenze temporanee o permanente I) debiti
verso banche F 0E 0 tecnicamente sono i mutui ipotecari, le aperture di credito con garanzia reale, i
riporti passivi e gli altri debiti verso banche come conto correnti bancari passivi J) debiti verso altri
finanziatori F 0E 0 debiti verso azionisti o soci e altri finanziatori K) acconti F 0E 0 anticipi
percepiti da clienti a fronte di forniture aziendali da effettuare. L’iscrizione degli acconti evidenzia,
che a fronte del ricevimento di una somma, l’azienda non ha registrato lo scarico del bene da
trasferire e quindi l’incremento patrimoniale derivante dal corrispettivo ricevuto deve essere
compensato da una posta passiva di eguale ammontare; la voce in esame subirà un decremento al
momento del pagamento e l’anticipo diminuirà il credito. L) debiti verso fornitori F 0E 0 debiti per
l’acquisto di beni/servizi classificabili in debiti verso fornitori di immobilizzazioni e debiti verso
fornitori di merci/servizi. La voce comprende anche i debiti conseguenti alle cessioni di beni già
entrate nei magazzini dell’impresa alla chiusura ma la cui fattura non è ancora pervenuta (fattura da
ricevere) e i debiti conseguenti alle prestazioni di servizi già erogate alla chiusura ma la cui regolare
fattura non è ancora pervenuta, si tratta delle partite da liquidare al termine del periodo
amministrativo. M) debiti rappresentati da titoli di credito F 0E 0 suddivisi in debiti commerciali
(cambiali passive per forniture di merci o servizi) e debiti finanziari (cambiali passive finanziarie,
commercial papers) N) debiti verso imprese controllate F 0E 0 possono essere debiti per forniture o
finanziari O) debiti verso imprese collegate F 0E 0 possono essere debiti per forniture o finanziari
P) debiti verso controllanti F 0E 0 possono essere debiti per forniture o finanziari Q) debiti tributari
F 0E 0 sono imposte dell’anno a saldo, debiti per Iva, Iva da versare, Iva in attesa di versamento a
fronte di vendite allo Stato o altri enti pubblici, debiti per ritenute alla fonte operate ex DPR 600
(erario c/ritenute su redditi di lavoro dipendente, erario c/ritenute su indennità di trattamento di fine
rapporto; erario c/ritenute su redditi di lavoro autonomo, erario c/ritenute su redditi di capitale).
Secondo la Relazione Ministeriale questa voce si riferisce ai debiti tributari certi mentre quelli
probabili o di ammontare indeterminato devono essere iscritti in un fondo nella voce B.2. Il conto
debiti tributari quindi accoglie il saldo delle imposte di competenza al netto di crediti verso l’Erario
(ritenute d’acconto subite su interessi attivi, crediti d’imposta su dividendi PAGE 46 8. Costi per il
godimento di beni di terzi F 0E 0 costi sostenuti per utilizzare un bene materiale o immateriali non
di proprietà. Le tipologie più comuni sono: • compensi per l’utilizzo di beni immobili e mobili
(locazione) e beni produttivi (affitto) • commissioni, royalty e provvigioni maturate per l’utilizzo di
brevetti, diritti di utilizzazione delle opere d’ingegno, licenze e marchi • canoni di noleggio
(automezzi, impianti, macchinari) 9. Costi per il personale F 0E 0 costi di natura retributiva e
contributiva sostenuti per il personale dipendente a titolo di retribuzione corrente e differita. Queste
poste deve essere iscritte: 9..a salari e stipendi 9..b oneri sociali 9..c trattamento di fine rapporto 9..d
trattamento di quiescenza e simili 9..e altri costi F 0E 0 voce residuale che accoglie le erogazioni di
qualunque tipo che non ricadono nelle voci precedenti come l’abbigliamento produttivo e pulizia in
B.6 mentre formazione del personale in B.7 perché il criterio di esposizione è per natura. Devono
essere iscritti le erogazioni di sussidi occasionali e ogni altro costo sostenuto a beneficio del
personale. 10. Ammortamenti e svalutazioni F 0E 0 l’acquisto di fattori produttivi a fecondità
ripetuta comporta il sorgere di costi che dovranno trovare reintegro con i ricavi generati negli
esercizi in cui erogano la loro utilità. Il processo di ammortamento fa partecipare il costo delle
immobilizzazioni al risultato d’esercizio sulla base di stime e congetture soggettive. La voce è
suddivisa in: 10..a ammortamenti di immobilizzazioni immateriali 10..b ammortamenti di
immobilizzazioni materiali F 0E 0 per i beni gratuitamente devolvibili alla scadenza è consentito
all’utilizzatore di effettuare, alternativamente all’ammortamento ordinario, l’ammortamento
finanziario che consiste nel determinare la quota di ammortamento dividendo il costo del bene per il
numero di anni di durata della concessione) 10..c altre svalutazioni F 0E 0 per perdita duratura di
valore delle immobilizzazioni materiali e materiali 10..d svalutazione dei crediti F 0E 0 compresi
nell’attivo circolante e nelle disponibilità liquide. La voce accoglie le quote relative alla
svalutazione dei crediti commerciali e degli interessi di mora al fine di allinearli al loro valore di
presunto realizzo; essa deve essere usata solo per effettuare la valutazione di fine anno degli stessi e
non per registrare in CE i crediti persi con certezza, per i quali si ricorrerà all’utilizzo del fondo ed
eventualmente alla voce B.14 11. Variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di
consumo e merci F 0E 0 le rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci rettificando
la voce B.6 sono collocate nell’area B perché sono beni non ancora assoggettati a trasformazioni
produttive. L’iscrizione avviene con segno positivo se la variazione è negativa cioè le giacenze si
sono ridotte e con segno negativo se la variazione è positiva cioè le giacenze sono aumentate. Una
variazione negativa costituisce infatti un utilizzo di materie prime superiore agli acquisti quindi
comporta una partecipazione di maggiori costi (rappresentanti dalla variazione delle rimanenze) al
reddito mentre una variazione positiva rappresenta un utilizzo di materie prime inferiore agli
acquisti che si traduce in costi sostenuti che non avendo partecipato alla produzione devono essere
rinviati. La variazione deve comprendere l’eventuale svalutazione o rivalutazione effettuata
nell’esercizio per le quattro categorie di beni perché il legislatore non ha previsto apposite voci per
evidenziare tali rettifiche. 12. Accantonamenti per rischi F 0E 0 sono la contropartita economica
degli accantonamenti ai fondi rischi (rischi di garanzia, rischi per controversie legali in corso)
inclusi nella voce del passivo B.3 relativi ad eventi solo probabili non caratterizzati dalla
straordinarietà perché andrebbero in E.21. 13. Altri accantonamenti F 0E 0 voce residuale che
accoglie gli accantonamenti al fondo B.3 per far fronte a spese ed oneri futuri come lavori ciclici di
manutenzione e oneri per concorsi ed operazioni a premio. Si differenziano da B.12 perché
comprendono accantonamenti per spese future. 14. Oneri diversi di gestione F 0E 0 voce residuale
che accoglie i costi riconducibili alla gestione caratteristica (costi delle gestioni accessorie diverse
da quella finanziaria) e quelli che non sono compresi nelle altre voci dell’area B. La voce
generalmente contiene imposte diverse da quelle sul reddito (imposte di registro, di bollo, tasse di
concessione, ICI, tassa rifiuti), oneri di utilità sociale non comprese in B.9, minusvalenze ordinarie
derivanti all’alienazione di beni strumentali e sopravvenienze o insussistenze passive (perdite su
crediti non coperti dal fondo svalutazione). PAGE 46 Differenza tra Valore e Costi della produzione
(A – B) F 0E 0 risultato intermedio il cui valore è scarso visto gli elementi eterogenei che si trovano
nei due aggregati. Ogni assimilazione al reddito operativo che misura il risultato della gestione
caratteristica cioè dello specifico business quindi è inopportuna. )C PROVENTI ED ONERI
FINANZIARI F 0E 0 comprendono: 15. Proventi da partecipazioni F 0E 0 dividendi, proventi
(plusvalenze) derivanti dalla cessione non straordinaria di partecipazioni e altri proventi come il
ricavato dalla vendita dei diritti di opzione. Bisogna evidenziare separatamente quelli relativi ad
imprese controllate e collegate. In questa voce sono ricompresse quindi elementi della gestione
finanziaria ed elementi della gestione non caratteristica. 16. Altri proventi finanziari F 0E 0 voce
residuale che accoglie i proventi derivanti da: 10..e crediti iscritti nelle immobilizzazioni, con
separata indicazione di quelli da imprese controllate e collegate e di quelli da controllanti F 0E
0interessi attivi su crediti finanziari dell’attivo immobilizzato (mutui attivi). 10..f titoli iscritti nelle
immobilizzazioni che non costituiscono partecipazioni F 0E 0 obbligazioni, titoli di Stato, fondi
comuni di investimento iscritti nell’attivo immobilizzato 10..g titoli iscritti nell’attivo circolante che
non costituiscono partecipazioni F 0E 0 titoli di Stato, fondi comuni di investimento e certificati
immobiliari iscritti nell’attivo circolante 10..h proventi diversi dai precedenti, con separata
indicazione di quelli da imprese controllate e collegate e di quelli da controllanti F 0E 0 interessi sui
conti correnti bancari e postali, interessi su crediti commerciali indicati in fattura, interessi di mora
e sconti attivi finanziari. 17. Interessi ed altri oneri finanziari F 0E 0 costi sostenuti per la raccolta di
mezzi finanziari come interessi passivi, oneri per l’ottenimento di garanzie, spese bancarie, costi di
emissione di prestiti obbligazionari, sconti finanziari su crediti commerciali. La voce comprende
elementi della gestione finanziaria e di quella non caratteristica pertanto la sua lettura è facilitata
dalle informazioni presenti in NI. 17-bis. Utili e perdite su cambi F 0E 0 sono una novità della
riforma societaria. Le attività e passività in valuta, diverse dalle immobilizzazioni, sono iscritte
nello SP al tasso di cambio a pronti alla chiusura e i relativi utili/perdite su cambi devono essere
imputati nel CE, con accantonamento dell’eventuale utile netto in apposita riserva non distribuibile
fino al realizzo. La NI deve evidenziare gli effetti significativi che derivano dalle variazioni nei
cambi valutati verificatesi dopo alla chiusura. )D RETTIFICHE DI VALORE DI ATTIVITA’
FINANZIARIE F 0E 0 comprende: 18. Rivalutazioni F 0E 0 riguarda le attività finanziare
dell’attivo immobilizzato e circolante. Si ricorre a questa voce quando il valore di tali attività deve
essere rivalutato per ripristinare il valore, entro i limiti del costo, se sono venuti meno i motivi per
cui precedentemente era stata effettuata una svalutazione. Non sono ammesse rivalutazioni diverse
da quelle descritte infatti l’eventuale deroga obbligatoria da luogo ad una riserva non distribuibile se
non per il valore recuperato quindi gli eventuali utili non transitano dal CE mentre per le
rivalutazioni dovute al metodo del patrimonio netto è previsto che il maggiore valore sia
accantonato in una riserva non distribuibile. 19. Svalutazioni F 0E 0 riguarda le attività finanziarie
dell’attivo immobilizzato e circolante. Si ricorre a questa cove quando il valore delle partecipazioni
iscritte tra le immobilizzazioni deve essere ridotto per perdite durevoli di valore o per un valore
determinato col metodo del patrimonio netto inferiore a quello di carico nel caso di prima
valutazione con questo metodo. Analogamente si procede per le partecipazioni e gli altri titoli
iscritti nell’attivo circolante quando il valore di carico è superiore al presumibile valore di
realizzazione desumibile dall’andamento di mercato. )E PROVENTI ED ONERI STRAORDINARI
F 0E 0 comprendono: 20. Proventi F 0E 0 proventi non iscrivibili nella sezione A perché non
riconducibili alla gestione caratteristica e corrente. Devono essere iscritti i proventi, con separata
indicazione delle plusvalenze da alienazione, i cui effetti non sono iscrivibili in A.5; pertanto
rientrano in questa voce solo le plusvalenze, rappresentate dalla differenza tra il valore contabile
delle attività e il loro valore di realizzo, derivanti dall’alienazione di impianti o attrezzature
effettuate in relazione a piani di riorganizzazione o conversione dell’attività, che risultano estranei
alla normale gestione. Vengono iscritte in questa voce solo le plusvalenze straordinarie dovute dalla
cessione di partecipazioni. La voce accoglie anche le sopravvenienze attive conseguite per costi e
oneri o passività iscritte in bilancio in precedenti periodi o la sopravvenuta insussistenza di costi ed
oneri PAGE 46 dedotti o di passività iscritte precedentemente in bilancio. Le sopravvenienze attive
attribuibili alla gestione caratteristica però devono essere iscritte in A.5. 21. Oneri F 0E 0 oneri non
iscrivibili nella sezione B perché non riconducibili alla gestione caratteristica e corrente. Devono
essere iscritti gli oneri, con separata indicazione delle minusvalenze da alienazioni, i cui effetti non
sono iscrivibili in B.14; pertanto rientrano in questa voce solo le minusvalenze, rappresentate dalla
differenza tra il valore contabile delle attività e il loro valore di realizzo, derivanti dall’alienazione
di impianti o attrezzature effettuate in relazione a piani di riorganizzazione o conversione
dell’attività che risultano estranei alla normale gestione. Le perdite sui titoli, partecipazioni e azioni
proprie poiché sono risultati della gestione del capitale investito in tali attività non rientrano nella
gestione caratteristica. Gli oneri straordinari di gestione comprendono anche quelli per imposte
relative agli esercizi precedenti, che non erano state accantonate tra i debiti tributari. La voce
accoglie anche le sopravvenienze passive manifestatesi nell’esercizio per le quali non era stato
effettuato nessun accantonamento a causa della loro imprevedibilità. Le sopravvenienze passive
attribuibili alla gestione caratteristica però devono essere iscritte in B.14. La voce infine comprende
gli errori di calcolo o contabilizzazione, gli effetti dei mutamenti dei criteri di valutazione, ecc.
RISULATO PRIMA DELLE IMPOSTE (A – B F 0B 1 C F 0 B 1 D F 0 B 1 E) F 0 E 0 è un
risultato intermedio fondamentale per l’analisi e l’interpretazione del CE in quanto non è
influenzato dal carico fiscale, quindi non considera eventuali variazioni dell’aliquota. 22. Imposte
sul reddito d’esercizio, correnti, differite e anticipate 23. Utile (perdita) dell’esercizio 3.3 Il bilancio
in forma abbreviata L’esigenza di semplificare le procedure contabili per le aziende più piccole ha
portato al bilancio in forma abbreviata che è stato introdotto dalla d.lgs 127/1991 ed ha segnato un
primo passo verso una regolamentazione basata non solo sulla forma giuridica ma anche sulla
dimensione aziendale. La riforma del diritto societario del 2003 ha confermato questa direzione
prevedendo un allargamento delle semplificazioni previste per queste società. La tendenza di
costante incremento delle informazioni economico aziendali obbligatoriamente fornite dalle aziende
non può trattare nello stesso modo fattispecie aziendali di diverse dimensioni. Le società più piccole
infatti subiscono un aggravio di costi e quindi svantaggi competitivi perché le minori dimensioni
non consentono di attuare le tecniche di mimetismo informativo tipiche delle maggiori dimensioni,
rendendo trasparenti modelli di business semplici e suscettibili di clonazione da altre realtà
aziendali di grandi dimensioni. L’art. 2435 bis primo comma dispone che “le società, che non
abbiamo emesso titoli negoziati in mercati regolamentati, possono redigere il bilancio in forma
abbreviata quando, nel primo esercizio o, successivamente, per due esercizi consecutivi, non
abbiano superato due dei seguenti limiti: 1. totale dell’attivo dello SP: 3.125.000€ 2. ricavi delle
vendite e delle prestazioni: 6.250.000€ 3. dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 50
unità” Se per due esercizi successivi si superano tali limiti, occorre redigere il bilancio ordinario fin
dal 1° esercizio successivo. Il d.lgs prevedeva che le semplificazioni riguardassero solo lo SP
mentre la relazioni sulla gestione poteva non essere redatta se venivano inserite le informazioni
relative al possesso e alla movimentazione delle azioni proprie o della società controllante nella NI
il cui contenuto veniva nettamente snellito (si possono omettere le indicazioni richieste dai numeri
2, 3, 7, 9, 10, 12, 14, 15, 16, 17 dell’art. 2427 e dal numero 10 dell’art. 2426 mentre quelle richieste
dal numero 6 dell’art. 2427 sono riferite all’importo globale dei debiti iscritti in bilancio). Inoltre si
possono indicare in SP solo le voci contrassegnate con lettere maiuscole e numeri romani, con
separata indicazione dei crediti e dei debiti esigibili oltre l’esercizio successivo, detraendo in forma
esplicita (con posta rettificativa nell’attivo) i PAGE 46 precedente, gli importi accreditati o addebiti
al CE o al PN, le voci escluse dal computo e le relative motivazioni • ammontare delle imposte
anticipate contabilizzato in bilancio attinenti a perdite dell’esercizio o di esercizi precedenti e le
motivazioni dell’iscrizione, l’ammontare non ancora contabilizzato e le motivazioni della mancata
iscrizione Non essendo previsto alcun punto della NI per accogliere le informazioni sulla situazione
fiscale della società è necessario che siano qui esposte con adeguato commento la pendenza di
verifiche tributarie, pendenza di avvisi di accertamento, spiegazione del rapporto tra imposte dirette
dell’esercizio ed il risultato d’esercizio se tale rapporto non è congruo rispetto alle aliquote vigenti e
gli eventuali crediti di imposta per perdite pregresse da utilizzare. 5. punto 15 dati sul personale
dipendente F 0E 0 numero medio dei dipendenti ripartito per categoria, tale valore è utile per il
calcolo degli indici di produttività. 6. punto 16 compensi spettanti ad amministratori e sindaci F 0E
0 viene considerata ogni forma di compenso di competenza cumulativamente corrisposto per
ciascuna categoria nell’esercizio (sia corrisposto che contabilizzato come passività) e l’eventuale
partecipazione agli utili maturata. L’indicazione deve riguardare i compensi che compaiono nei
costi B.14 e i compensi che rappresentano una partecipazione agli utili o che sono costituiti da stock
opzione e quindi non compaiono in CE. L’importanza della voce è crescente in relazione alle
politiche elusive che possono essere condotte dal soggetto economico. 7. punto 17, 18, 19 dati sulle
azioni della società, sul numero e le caratteristiche degli altri strumenti finanziari, sui movimenti
avvenuti negli stessi e notizie sugli altri titoli emessi dalla società F 0E 0 7..a punto 17 F 0E 0
numero e valore nominale di ciascuna categoria di azioni della società e il numero e il valore
nominale delle nuove azioni della società sottoscritte nell’esercizio. 7..b punto 18 F 0E 0 azioni di
godimento, obbligazioni convertibili in azioni e i titoli o valori simili emessi dalla società
specificando il loro numero e i diritti che essi attribuiscono. 7..c punto 19 F 0E 0 numero e
caratteristiche degli altri strumenti finanziari emessi dalla società, con l’indicazione dei diritti
patrimoniali e partecipativi che conferiscono e delle principali caratteristiche delle operazioni
relative. 8. punto 19 bis finanziamenti effettuati dai soci della società F 0E 0 ripartiti secondo la
scadenza e con indicazione separata di quelli con clausola di postergatine rispetto agli altri creditori
9. punto 20, 21 patrimoni destinati e finanziamenti destinati ad uno specifico affare F 0E 0 9..a
patrimoni destinati ad uno specifico affare F 0E 0 notizie sul valore e la tipologia dei beni e dei
rapporti giuridici compresi in ciascun patrimonio destinato inclusi quelli apportati da terzi; sui
criteri adottati per l’imputazione degli elementi comuni di costo e ricavo, sul regime della
responsabilità. Se la deliberazione costitutiva del patrimonio separato prevede una responsabilità
limitata della società per le obbligazioni contratte in relazione allo specifico affare allora la
valutazione effettuata e i criteri utilizzati devono essere illustrati in dettaglio. 9..b finanziamenti
destinati ad uno specifico affare F 0E 0 indicazione della destinazione dei proventi e dei vincoli
gravanti sui relativi beni. 10. punto 22 operazioni di leasing finanziario nel quale sono trasferiti
all’azienda i rischi e i benefici derivanti dall’utilizzo del bene F 0E 0 un prospetto contenente tutte
le informazioni in merito alle locazioni finanziarie che evidenzi il valore attuale dei canoni non
scaduti, gli oneri finanziari effettivi, il costo al quale i beni in locazione sarebbero stati iscritti
qualora fossero stati considerati immobilizzazioni e le quote di ammortamento. La soluzione
adottata dal legislatore mira ad offrire le informazioni necessarie ai fini del quadro fedele senza
mettere in discussione i principi base di rappresentazione delle attività in bilancio. La scelta non è in
linea con la prassi internazionale che prevede l’iscrizione in bilancio dei beni in leasing infatti
secondo gli IAS un’attività è una risorsa controllata da un’impresa che deriva da un evento passato
e dalla quale sono attese probabili entrate di risorse economiche mentre secondo il codice è la
proprietà o il rischio di perdita e danneggiamento il principio guida per l’iscrizione di un’attività in
bilancio. Altre informazioni da inserire in NI sono previste dagli articoli: 1. art. 2423, 2423 bis F 0E
0 motivazioni e effetti delle deroghe eccezionali al fine del quadro fedele e della variazione dei
criteri di valutazione. 2. art. 2423 ter secondo comma F 0E 0 indicazione delle voci raggruppate
nello SP e nel CE PAGE 46 3. art. 2423 ter ultimo comma F 0E 0 segnalazione e commento della
non comparabilità e/o adattamento della comparazione delle voci dello SP e CE. 4. art. 2424
secondo comma F 0E 0 indicazione dei valori che possono essere scissi ed imputati a più voci del
bilancio 5. art. 2426 punto 2 F 0E 0 motivi delle modifiche dei criteri e dei coefficienti di
ammortamento 6. art. 2426 punto 3,4 F 0E 0 motivazione dell’iscrizione del maggior valore delle
partecipazioni dell’attivo immobilizzato in imprese controllate e collegate iscritte in bilancio
valutate al costo invece che con il metodo del PN 7. art. 2426 punto 6 F 0E 0 motivazione
dell’ammortamento dell’avviamento in più di 5 anni 8. art. 2426 punto 10 F 0E 0 indicazione della
differenza tra la valutazione delle rimanenze coi metodi previsti ed i costi correnti 9. art. 2497 bis F
0E 0 prospetto riepilogativo dei dati essenziali dell’ultimo bilancio della società e dell’ente che
esercita su di essa l’attività di direzione e coordinamento; i rapporti intercorsi con chi esercita
l’attività di direzione e coordinamento e con le altre società che vi sono soggette oltre all’effetto che
tali attività hanno avuto sull’esercizio dell’impresa sociale e sui suoi risultati. 10. art. 2427 bis F 0E
0 informazioni relative al fair value degli strumenti finanziari. Per gli strumenti finanziari derivati
occorre indicare il loro fair value e tutte le informazioni necessarie mentre per le immobilizzazioni
finanziarie iscritte ad un valore superiore al fair value occorre indicare il valore contabile e il fair
value oltre i motivi per i quali il valore contabile non è stato ridotto. Secondo la norma il fair value
è il valore di mercato per gli strumenti finanziari per i quali esiste un mercato attivo mentre per
quelli che non esiste tale mercato è il valore che risulta da modelli e tecniche generalmente
accettati. La relazione sulla gestione (art. 2428) è un documento allegato al bilancio d’esercizio
redatto dagli amministratori che deve contenere un’analisi accurata della società, del suo andamento
e del risultato della gestione. Il contenuto della relazione sulla gestione può essere diviso: 1. parte
generale F 0E 0 contiene informazioni relative: 1..asituazione della società e all’andamento della
gestione nel suo complesso e nei settori in cui ha operato 1..b i costi e i ricavi degli investimenti
1..cfatti di rilievo avvenuti dopo la chiusura dell’esercizio 1..d evoluzione prevedibile della gestione
2. parte speciale F 0E 0 contiene informazioni specifiche in merito ad attività che possono risultare
particolarmente importanti per la valutazione complessiva dell’azienda in relazione alle opportunità
o rischi che implicano: 2..aattività di ricerca e sviluppo 2..b rapporti con imprese controllate,
collegate e controllanti 2..cdetenzione ed operazioni su azioni proprie e su azioni o quote di società
controllanti 2..d in relazione all’uso di strumenti finanziari: le politiche in materia di rischio
finanziario e l’esposizione ai rischi di prezzo, liquidità e al rischio di credito 3.5 Il rendiconto
finanziario Il rendiconto finanziario è un documento che serve per rappresentare in modo veritiero e
corretto la situazione finanziaria infatti espone le variazioni nei componenti attivi e passivi del
patrimonio per evidenziare le fonti di finanziamento ed i relativi impieghi di fondi. Ormai tutte le
aziende, ad eccezione di quelle di piccole dimensioni, redigono il rendiconto finanziario. Tale
strumento è in grado di evidenziare in modo dinamico l’aspetto finanziario e consente di fornire
informazioni sul cash flow d’esercizio, quale risultante del cash flow della gestione reddituale, degli
investimenti e dei finanziamenti e delle operazioni con i soci. In realtà, in forza dell’obbligo di
fornire informazioni aggiuntive qualora sia indispensabili per il quadro fedele, si deve ritenere che
le aziende operanti nei settori industriali in cui la variabile finanziaria è di rilevante importanza
siano obbligate alla redazione del rendiconto finanziario. Per le altre azienda l’unico riferimento è il
principio contabile nazionale 12 che prevede la presentazione nella NI del rendiconto finanziario, la
cui omissione però non costituisce una violazione del principio della rappresentazione veritiera e
corretta. Secondo il principio 12 il rendiconto finanziario deve evidenziare con riferimento al
singolo esercizio: PAGE 46 1. attività di finanziamento (autofinanziamento e finanziamento
esterno) di cui l’azienda ha usufruito (espressa in termini di variazione delle risorse finanziarie) 2.
variazioni delle risorse finanziarie determinate dall’attività produttiva svolta 3. attività di
investimento effettuate 4. variazioni della situazione patrimoniale finanziaria 5. correlazioni tra le
fonti di finanziamento e gli investimenti effettuati Il concetto di risorsa finanziaria non è univoco
infatti può indicare le semplice disponibilità liquide o il capitale circolante netto. La
rappresentazione dei flussi reddituali derivanti dalla gestione corrente può avvenire con: 1. metodo
diretto F 0E 0 l’individuazione delle disponibilità prodotte dalla gestione operativa si ha con
l’esposizione analitica dei flussi finanziari considerando solo i ricavi ed i costi che hanno avuto
manifestazione finanziaria. 2. metodo indiretto F 0E 0 il risultato economico dell’esercizio viene
rettificato considerando i flussi cui non corrisponde un’uscita di cassa (ammortamenti,
accantonamenti, minusvalenze, plusvalenze) per pervenire al flusso di liquidità prodotto dalla
gestione corrente. Lo IAS 7 suggerisce il metodo diretto perché evidenzia con maggiore chiarezza
l’origine delle variazioni di denaro. La mancanza di una forma obbligatoria per legge ha favorito la
disomogeneità dei contenuti e delle struttura utilizzate dalle aziende e dalla stessa azienda nel
succedersi degli esercizi, riducendo la sua capacità informativa. PAGE 46 per quel tipo di bene. Il
mercato attivo presuppone la presenza continua di compratori e venditori disponibili a vendere o
comprare, prezzi disponibili al pubblico e omogeneità degli elementi commerciali sul mercato. 2.
immobilizzazioni materiali: terreni e fabbricati 3. immobilizzazioni materiali: immobili, impianti e
macchinari 4. immobilizzazioni finanziarie 5. avviamento F 0E 0 non è ammortizzabile ma soggetto
a verifica con l’impairment test 6. rimanenze F 0E 0 la dinamica dei prezzi ha reso in Italia l’uso del
LIFO come criterio di valutazione delle rimanenze diffuso ma non è accettato dagli IAS che
prevedono il FIFO; la conseguenza del cambiamento sarà un probabile incremento del valore delle
rimanenze. Gli IAS prevedono regole di calcolo in relazione a classi di attività omogenee: valore di
realizzo netto per i prodotti finiti e merci; costi di completamento e di vendita per prodotti in corso
di lavorazione; valore attuale dei flussi finanziari futuri scaturenti da un bene immateriale; costo di
sostituzione per materie prime e materiali vari. Il passaggio agli IAS rappresenta una novità
significativa perché vengono applicate regole nuove a volte completamente diverse da quelle
attuali: 1. rendiconto finanziario e prospetto delle variazioni delle poste del PN F 0E 0 obbligatoria
la redazione. 2. costi pluriennali F 0E 0 non possono essere ammortizzati 3. leasing F 0E 0 iscritti
solo con il metodo finanziario che prevede l’iscrizione nell’attivo del valore del bene acquistato in
leasing, con evidenziazione del debiti nei confronti della società concedente. 4. beni immateriali e
materiali F 0E 0 consentite le rivalutazioni 5. lavori in corso su ordinazione F 0E 0 valutati solo con
il metodo dei corrispettivi Un problema è connesso all’ammortamento delle immobilizzazioni
materiali quando sono scomponibili in unità indipendenti. Questo deriva dal component approac
che impone un calcolo separato degli ammortamenti dei singoli componenti di un’unità in relazione
alla possibilità di una diversa vita economica. L’allontanamento dal criterio del costo storico
comporterà inoltre il controllo obbligatorio del valore relativamente a una serie di attività da
iscrivere in bilancio con l’impairment test. Le regole sono diverse in relazione all’elemento su cui
effettuare il test. Nel caso delle immobilizzazioni immateriali e materiali e partecipazioni escluse
dallo IAS 39 è necessario calcolare il prezzo netto di vendita ed il valore d’uso ritraibile come
valore attuale netto dei flussi finanziari futuri. Tale test è obbligatorio per l’avviamento e le altre
immobilizzazioni immateriali a vita utile indefinita (marchi registrati). Per gli schemi di bilancio
previsti dall’adozione dei principi contabili internazionali sono diversi da quelli attualmente in
vigore in Italia. Gli schemi previsti dagli IAS sono costituiti da un numero di voci miniale lasciando
al redattore del bilancio la possibilità di inserire voci aggiuntive, nuove descrizioni o classificazioni.
Si viene così a spezzare il legame che sussisteva nella legislazione italiana tra il principio della
chiarezza e rispetto degli schemi con un ritorno alla situazione ante 1991. PAGE 46 CAPITOLO 5:
LA DETERMINAZIONE DEL REDDITO IMPONIBILE E LE RELAZIONI PAGE 46 DELLA
NORMATIVA TRIBUTARIA CON LA DISCIPLINA CIVILISTICA 5.1 Le interferenze fiscali e i
loro effetti La relazione tra bilancio d’esercizio e reddito imponibile può essere: 1. indipendenza
assoluta (doppio binario) F 0E 0 l’utile d’esercizio, sulla cui base è determinato il reddito
distribuibile, e il reddito imponibile, che individua l’obbligo tributario a carico dell’azienda, sono
due grandezze il cui processo di formazione è indipendente (UK, USA). 2. dipendenza totale F 0E 0
l’utile d’esercizio coincide con il reddito imponibile. 3. dipendenza relativa F 0E 0 l’utile
d’esercizio è il primo elemento per determinare il reddito imponibile. 4. dipendenza rovesciata F 0E
0 il bilancio civilistico viene redatto con i criteri fiscali. In Italia fino al 1991 le esigenze di certezza
e gettito hanno attribuito alla legislazione tributaria un ruolo integrativo a quella civile sul bilancio
poi a seguito del recepimento della IV direttiva e della maggiore analiticità dei bilanci, si è seguito
il modello tedesco (interferenza tra le due normative: dedotti dal reddito imponibile i componenti
negativi di reddito che devono essere imputati al CE) che però ha evidenziato dei conflitti dovuti
alle diverse finalità delle due legislazioni. Tali contrasti derivano dalla differenza tra postulati e
principi di redazione del bilancio ed i principi fiscali che sono: 1. principio di imputazione F 0E 0
dall’art. 109 si evince che tale principio vale solo per i componenti negativi infatti il punto 4
dispone che “le spese e gli altri componenti negativi non sono ammessi in deduzione se e nella
misura in cui non risultano imputati al CE relativo all’esercizio di competenza” mentre il punto 3
dispone che “i ricavi, gli altri proventi di ogni genere e le rimanenze concorrono a formare il reddito
anche se non risultato imputati al CE”. Per imputazione si intende che il costo concorra a
determinare il risultato del CE ma se la deduzione è stata rinviata a norma della legge fiscale,
poichè l’imputazione civile era già avvenuta in passato, non occorre effettuarla nuovamente. 2.
principio di inerenza F 0E 0 l’art. 109 punto 5 dispone che “le spese e gli altri componenti negativi
diversi dagli interessi passivi, tranne gli oneri fiscali, contributivi e di utilità sociale, sono deducibili
se e nella misura in cui si riferiscono ad attività o beni da cui derivano ricavi o altri proventi che
concorrono a formare il reddito o che non vi concorrono in quanto esclusi” quindi la deducibilità dei
componenti negativi dipende dall’inerenza degli stessi ad attività o beni da cui derivano ricavi o
proventi che concorrono a formare il reddito d’impresa. Le caratteristiche dell’inerenza sono:
2..agenerica F 0E 0 si riferisce all’attività quindi l’oggetto sociale è un parametro necessario ma non
sufficiente per stabilire la legittima deduzione del componente negativo 2..b non specifica F 0E 0 è
stato abolito il riferimento alle operazioni che avrebbe limitato per esempio le spese promozionali
alle operazioni andate a buon fine. Il riferimento indiretto ai ricavi amplia le categorie di costo che
sono fiscalmente deducibili. Oltre l’inerenza è richiesta l’inevitabilità dell’onere cioè il costo si
pone in una scelta di convenienza per l’imprenditore, quando il fine perseguito è di pervenire ad un
miglior risultato economico. 3. principio di competenza F 0E 0 si hanno differenze con la
competenza civilistica infatti l’art. 109 punto 1 TUIR dispone che “i ricavi, le spese e gli altri
componenti positivi e negativi,per i quali le precedenti norme non dispongono diversamente,
concorrono a formare il reddito nell’esercizio di competenza; tuttavia i ricavi, le spese e gli altri
componenti di cui nell’esercizio di competenza non sia ancora certa l’esistenza o determinabile in
modo obiettivo l’ammontare, concorrono a formarlo nell’esercizio in cui si verificano tali
condizioni”. Può sembrare che il legislatore fiscale abbia scelto una dipendenza parziale del
risultato fiscale da quello civile infatti secondo il TUIR il reddito d’impresa è determinato
apportando al risultato desumibile dal CE le variazioni in aumento o diminuzione dovute in
applicazione delle norme fiscali. Tale disposizione sembra un principio generale ma non trova
seguito nelle altre norme tributarie infatti alcune subordinano la deducibilità di alcuni costi alla loro
iscrizione nel bilancio. La legge del 94 ha poi soppresso le voci 24 e 25 del CE ed ha introdotto
l’ultima comma dell’art. 2426 (criteri di valutazione) che prevedeva la possibilità di effettuare
rettifiche di valore e accantonamenti in applicazione di norme tributarie. Fu così recepito il
principio della dipendenza rovesciata secondo cui il bilancio può essere redatto con i criteri di
valutazione fiscali, a condizione che tali voci siano evidenziate e motivate nella NI. L’art. 83 TUIR
stabilisce che “ il reddito è determinato apportando all’utile o alla perdita risultante dal CE, relativo
all’esercizio chiuso nel periodo di imposta, aumentato o diminuito dei componenti che per effetto
dei principi contabili internazionali sono imputati direttamente a patrimonio, le variazioni in PAGE
46 amministratori non liquidati nell’esercizio di competenza; svalutazione dei crediti oltre i limiti
ammessi; ammortamento di immobilizzazioni materiali ed immateriali oltre i limiti ammessi;
svalutazione dei titoli e delle partecipazioni in base al valore di presumibile realizzo desumibile
dall’andamento di mercato che sono superiori al limite ammesso; costi di manutenzione imputati
per un importo superiore al limite ammesso (5% costi dei beni ammortizzabili esistenti all’inizio del
periodo di imposta, la parte eccedente è deducibile in quote costanti nei 5 esercizi successivi);
accantonamento in eccesso per fondi rischi ed oneri. 2. imposte posticipate o differite passive F 0E
0 derivano dalle differenze temporali di tassabilità e sono imposte differite che verranno pagate
successivamente. Tali imposte sono oneri fiscali che si manifesteranno nei futuri esercizi mentre il
componente positivo di reddito è stato imputato all’esercizio in chiusura. Alcuni esempi sono:
ammortamento anticipato indicato solo nella dichiarazione dei redditi; plusvalenze imputati al CE
ma fiscalmente vengono frazionate in 5 esercizi. Esempio differite: utile di bilancio 100.000 €,
impianti 50.000 €, ammortamento ordinario 10.000 €, ammortamento anticipato 10.000 € effettuato
nella dichiarazione dei redditi, aliquota fiscale 33%. • primo anno F 0E 0 l’utile fiscale 90.000 =
100.000 – 10.000 è più basso di quello di bilancio per effetto dell’ammortamento anticipato. Le
imposte correnti sono 29.700 = 90.000 F 0D 7 33% mentre quelle differite sono 3.300 = 10.000 F
0D 7 33%. Nel CE si ha in B.10.b l’ammortamento per 10.000, in E22 si hanno imposte correnti per
29.700 e differite per 3.300. Nell’attivo gli impianti sono iscritti in B.II.2 per 40.000 = 50.000 –
10.000; nel passivo si ha iscritto in B il fondo per imposte anche differite per 3.300 mentre i debiti
tributari sono iscritti in D per 29.700. • secondo anno F 0E 0 utile ipotizzato 50.000 € quindi l’utile
fiscale è 40.000 = 50.000 – 10.000. Le imposte correnti sono 13.200 mentre quelle differite sono
3.300. Nel CE si ha in B.10.b 10.000, in E22 si hanno imposte correnti per 13.200 e differite per
3.300. Nell’attivo si ha in B.II.2 per 30.000 = 50.000 – 20.000; nel passivo si ha in B 6.600 = 3.300
+ 3.300 mentre in D 13.200. • terzo anno F 0E 0 utile ipotizzato 70.000 € coincide con quello di
bilancio perché non si ha più l’ammortamento anticipato. Le imposte correnti sono 23.100 mentre
quelle differite sono 0. Nel CE si ha in B.10.b 10.000, in E22 si hanno imposte correnti per 23.100 e
differite per 0. Nell’attivo si ha in B.II.2 20.000 = 50.000 – 30.000; nel passivo si ha in B 6.600
mentre in D 23.100. Alla fine dell’anno l’impianto è completamento ammortizzato ai fini fiscali
mentre ai fini civilistici il fondo ammortamento è 30.000. • quarto anno F 0E 0 utile ipotizzato
80.000 €; l’utile fiscale è 90.000. Le imposte correnti sono 29.700 mentre quelle differite sono
-3.300. Nel CE si ha in B.10.b 10.000, in E22 si hanno imposte correnti per 29.700 e differite per
-3.300. Nell’attivo si ha in B.II.2 per 10.000 = 50.000 – 40.000; nel passivo si in B 3.300 = 6.600 –
3.300 mentre in D 29.700. Le imposte civilistiche di competenza sono 26.400 = 80.000 F 0D 7
33%. • quinto anno F 0E 0 utile ipotizzato 90.000 €; l’utile fiscale è 100.000. Le imposte correnti
sono 33.000 mentre quelle differite sono -3.300. Nel CE si ha in B.10.b 10.000, in E22 si hanno
imposte correnti per 33.000 e differite per -3.300. Nell’attivo si ha in B.II.2 0; nel passivo si ha in B
3.300 – 3.300 mentre in D 33.000. Esempio anticipate: Utile di bilancio 8.000 €, utile fiscale 10.000
€. Nel CE le imposte correnti sono 3.300, le imposte anticipate sono 660 quindi si iscrive in E22 per
2.640 = 3.300 – 660. Nello stato patrimoniale attivo nella voce C. II. 4-ter si iscrivono imposte
anticipate per 660. PAGE 46 CAPITOLO 7: L’INTERPRETAZIONE DEL BILANCIO DI
ESERCIZIO 7.1 La riclassificazione dello Stato Patrimoniale Per interpretare correttamente il
bilancio non basta una lettura comparata dei dati rappresentati nei prospetti infatti questi devono
essere sottoposti ad una riorganizzazione che ne semplifichi la lettura, rispettando la
rappresentazione che offrono del fenomeno aziendale. Lo SP è l’insieme degli impieghi e delle fonti
di finanziamento di un’azienda alla chiusura dell’esercizio; ma le sue finalità non si esauriscono
nell’elencazione dei valori infatti deve segnalare anche le correlazioni finanziarie esistenti tra gli
elementi del patrimonio quindi lo SP viene suddiviso in aree omogenee, ordinate secondo criteri
finanziari. Il criterio di classificazione adottato dallo schema legale è misto infatti in linea principale
la classificazione segue il criterio finanziario ma viene parzialmente abbandonato, in particolare con
riferimento alla natura degli elementi patrimoniali attivi, per mantenere riuniti alcuni elementi dalla
stessa natura gestionale o isolare poste dalla particolare connotazione giuridica o contabile.
Impieghi (Capitale investito) Fonti di finanziamento Attività fisse Mezzi propri Rimanenze finali
Debiti a medio/lungo termine Liquidità differite Debiti a breve termine Liquidità immediate Le
attività fisse sono gli impieghi realizzati dall’impresa per i quali si prospetta una loro reintegrazione
attraverso flussi finanziari in entrata in tempi successivi ai 12 mesi dalla data di chiusura di
bilancio. Le rimanenze finali comprendono le giacenze di magazzino, i risconti e i costi anticipati
per le quali si prevede che entro 12 mesi ci sia il completamento del ciclo tecnico produttivo, del
processo commerciale e la chiusura della fase finanziaria. Le liquidità differite sono attività a breve
termine che rappresentano crediti nei confronti di terzi per i quali si attendono flussi monetari in
entrata entro i 12 mesi. Tali liquidità comprendono valori finanziari espressi di negoziazioni con
terzi avvenute e misurate monetariamente; non implicano a differenza delle rimanenze, altri
problemi di valutazione che non siano quello di stimare il rischio d’insolvenza dei debitori o quelli
di minori realizzi nella conversione di eventuali crediti in valuta o nella vendita di titoli. Per questo
motivo, pur essendo identico il periodo di rientro dei flussi finanziari, è utile distinguere le liquidità
differite dalle rimanenze. Le liquidità immediate sono il denaro e i valori a questo assimilati. I
mezzi propri sono le voci che compongono il PN e costituiscono il capitale di rischio di cui dispone
l’impresa alla data del bilancio; esso è soggetto nel tempo a variazioni per effetto dei risultati
economici della gestione o dell’intervento dei soci. I debiti a medio/lungo termine sono le passività
consolidate cioè i debiti per i quali è prevista l’esigibilità oltre il limite temporale di 12 mesi che
separa convenzionalmente il breve dal medio-lungo termine. I debiti a breve termine richiedono
l’individuazione fra le poste del passivo di bilancio dei valori riguardanti uscite future,
comprendenti anche quelle indirette generate da prestazioni e forniture da effettuare nei 12 mesi
successivi e per i quali si è già avuto il flusso finanziario in entrata. I debiti correnti devono spesso
essere desunti da voci di bilancio aventi contenuti diversi. La riclassificazione dello SP secondo il
criterio finanziario permette, attraverso la valutazione dei rapporti tra le diverse aree, di ricavare
informazioni sulla solidità patrimoniale, sull’equilibrio finanziario e tramite il confronto con i dati
del CE anche sulla redditività della società. In linea generale, una struttura patrimoniale equilibrata,
gli impieghi di lunga durata (attività immobilizzate comprensive delle scorte intangibili) devono
trovare copertura in risorse finanziarie durevoli (mezzi propri e passività consolidate) e che le
attività liquide e i crediti e parte delle rimanenze devono consentire di estinguere l’indebitamento a
breve termine. Sulla base di questa riclassificazione è possibile determinare i valori di: 1. capitale
circolante netto F 0E 0 differenza tra il capitale circolante lordo (liquidità immediate e differite +
rimanenze) e debiti a breve 2. margine di tesoreria F 0E 0 differenza tra il capitale circolante netto e
il valore delle rimanenze 3. margine di struttura F 0E 0 differenza tra i mezzi propri e le attività
fisse 7.2 La riclassificazione del Conto Economico PAGE 46 Il CE evidenzia per mezzo del
confronto tra i ricavi e i costi di competenza, l’utile conseguito o la perdita subita quindi è collegato
allo SP, in quanto la definizione del PN e del reddito d’esercizio è un processo simultaneo ed
interrelato. Mentre nello SP i componenti sono iscritti in due sezioni contrapposte nel CE i ricavi e i
costi sono esposti in forma scalare. Nell’ambito della funzione informativa del bilancio
l’insufficienza, per valutare la redditività e le caratteristiche della gestione, della semplice
determinazione dell’utile o della perdita d’esercizio, o anche dei risultati intermedi per aree forniti
direttamente dallo schema legale. Sono importanti i criteri che hanno determinato quel risultato e
l’informativa di bilancio non viene esaurita dalla sua esplicazione contabile: l’attività di rettifica ed
integrazione degli aggregati esposti sulla base di tute le informazioni disponibili è una fase
preliminare ed imprescindibile dell’analisi. Si deve pervenire al seguente schema: SCHEMA
RICLASSIFICATO DI CONTO ECONOMICO Ricavi netti delle vendite e delle prestazioni di
servizi Altri ricavi di esercizio Incremento magazzino prodotti Capitalizzazioni e lavori interni 1.
Prodotto di esercizio Costi esterni (utilizzo materie e altre spese operative) 2. Valore aggiunto Costo
del lavoro 3. Margine operativo lordo (M.O.L.) Ammortamenti 4. Reddito operativo Proventi
finanziari Oneri finanziari 5. Reddito di competenza Proventi straordinari e rivalutazioni Oneri
straordinari e svalutazioni 6. Reddito ante imposte Imposte dirette di competenza dell’esercizio 7.
Reddito netto di esercizio Anche qui si ha la necessità di distinguere le diverse componenti del CE
per aree gestionali che siano realmente omogenee. Il legislatore civilistico ha predisposto uno
schema di CE che riproduce una classificazione di costi per natura e non completamente idoneo a
fornire in modo diretto le conoscenze necessarie ai fini dell’analisi di bilancio. La differenza tra il
valore e i costi della produzione, che appare nel CE è un dato che non può essere avvicinato a
quello di un risultato di gestione caratteristica infatti le due voci contengono ricavi e costi delle
gestioni accessorie e proventi e oneri patrimoniali, che alla gestione caratteristica sono estranei. Lo
schema riclassificato evidenzia: 1. prodotto di esercizio F 0E 0 è il valore che meglio rappresenta
l’intera attività produttiva svolta nell’esercizio prescindendo dalla considerazione degli scambi con
il mercato; non è un valore omogeneo ma deriva dalla somma di ricavi effettivamente realizzati
(vendite), ricavi virtuali da realizzare (incremento del magazzino prodotti) e produzioni interne
(lavori in economia e capitalizzazioni varie). 2. valore aggiunto F 0E 0 valore creato dall’attività
aziendale tenuto conto dei costi dei beni e dei servizi che acquistati da altre organizzazioni
produttive. Esso è ottenuto grazie all’impiego dei fattori produttivi da parte dell’azienda (lavoro,
capitale) ed è apri alla differenza tra il valore della produzione e i costi sostenuti per l’acquisto dei
materiali e dei servizi (costi esterni), ivi comprese anche le spese di vendita, le spese amministrative
e generali e quelle di ricerca e sviluppo. 3. margine operativo lordo F 0E 0 si ottiene sottraendo al
valore aggiunto il costo del lavoro. Può essere avvicinato al reddito operativo della gestione
caratteristica ma costituisce un ulteriore livello di disaggregazione utile per valutare le performance
aziendali indipendentemente dagli ammortamenti sostenuti e da eventuali politiche relative condotte
dal soggetto economico. Tale valore si presta ad utilizzo spesso disinvolti in quanto prescinde dagli
effetti delle poste straordinarie o presunte tali. 4. reddito operativo F 0E 0 PAGE 46

Bilancio I, Appunti di Analisi Di Bilancio


E Principi Contabili
Università di Pisa

Analisi Di Bilancio E Principi Contabili

4.7
6Recensioni
Bilancio I
Premessa
Per rappresentare con una serie
di indicatori l’economicità
aziendale possono essere usati
diversi modelli:
F0
1. bilancio di esercizio
E0

offre informazioni sul reddito


conseguito nel periodo
amministrativo,
determinando anche il capitale di
funzionamento utilizzato nello
stesso che è la somma degli
elementi
che partecipano al processo
produttivo cioè delle attività e
delle passività che vengono
valorizzate
sulla base dei rapporti sinergici
che le avvincono e delle esigenze
di competenza dipendenti dalla
suddivisione della vita aziendale
in periodi amministrativi; tale
divisione impone la valutazione
dei
processi in corso che non hanno
ancora concluso il loro ciclo allo
scadere del periodo
amministrativo.
Tale modello è influenzato dai
principi di prudenza e
competenza.
F0
2. valore economico
E0

con la stima del capitale


economico determina un valore
d’insieme del
complesso aziendale che
considera anche elementi non
presenti in bilancio. Il modello
che si basa sul
capitale economico considera
l’insieme dei flussi di reddito
futuri attualizzati per tener conto
della
diversa collocazione temporale
degli stessi avendo come unico
limite l’eventuale cessazione
dell’azienda, per questo da luogo
a risultati molto volatili in
relazione alla previsione dei
flussi di
cassa e dell’individuazione del
tasso di attualizzazione.
Il patrimonio netto o capitale
netto è la differenza tra attività e
passività. Il capitale investito è il
totale
dell’attivo che coincide con il
totale del passivo.
Stato Patrimoniale
Attività Passività
Patrimonio netto
Totale attivo Totale passivo
La maggiore certezza delle
determinazioni di bilancio
comporta che da esso discendono
importanti
conseguenze giuridiche
(distribuzione degli utili,
imposizione fiscale, ecc.). Il
modello del valore proprio
per i legami con la politica
aziendale è più utilizzabile
internamente come strumento di
controllo
strategico mentre esternamente è
utile per verificare l’effettiva
creazione di valore per il
mercato. Il
bilancio di esercizio è diverso da
quello di liquidazione, di fusione
e di trasformazione. La gestione
è un
insieme coordinato di operazioni
effettuate dall’imprenditore per
svolgere l’attività, ed ha un:
F0
1. aspetto finanziario
E0

dalle entrate alle uscite; i valori


finanziari vanno nello stato
patrimoniale
F0
2. aspetto economico
E0

dai costi ai ricavi; i valori


economici vanno nel conto
economico
Quando viene costituita
un’azienda, questa opera sul
mercato dei capitali (M) da cui
ottiene il capitale
che permette di avere delle
entrate (E) per sostenere delle
uscite (U) che determinano costi
acquistando i
fattori della produzione
(impianti, materie prime). Tali
fattori poi vengono combinati
insieme per ottenere
i prodotti finiti che vengono
immessi sul mercato quindi dalla
loro vendita si ottengono entrate
che
generano ricavi. Dalla gestione
viene determinato il reddito che
è l’incremento o decremento
subito dal
patrimonio per effetto della
gestione cioè la differenza tra i
ricavi e i costi quindi può essere
sia una
perdita se i costi sono maggiori
dei ricavi che un utile se i ricavi
sono maggiori dei costi. Nella
realtà solo
alla fine dell’azienda, con la
liquidazione viene determinato il
reddito ma per comodità e prassi
la
gestione viene suddivisa in
periodi amministrativi che
solitamente coincidono con
l’anno solare.
L’esercizio sono le operazioni
svolte all’interno di un periodo
amministrativo quindi il bilancio
di
esercizio comprende le
operazioni racchiuse in quel
periodo. Il bilancio di esercizio è
una sintesi di
valori delle operazioni svolte nel
periodo amministrativo ma è
influenzato dal redattore poiché
deriva
oltre che da tecniche contabili
anche da stime e valutazioni.
CAPITOLO 1: IL MODELLO
DEL BILANCIO DI
ESERCIZIO
PAGE 46
Gli studi storici hanno riguardato
più le origini della partita doppia
che quelle del bilancio (maestri
della
ragioneria: Besta, Zappa e
Giannessi). Dagli studi del Besta
risultava che nelle compagnie dei
mercanti
medievali, il capitale (corpo di
facoltà) si determinava ad
intervalli lunghi (20 anni) per
ripartirlo tra i
soci della compagnia quindi la
formazione degli inventari era di
uso comune nel XIV secolo
anche se
venivano redatti per determinare
il capitale da ripartire. I veri
bilanci, secondo qualche autore,
si
collocano tra la fine del XVIII
secolo e l’inizio del XIX. In
questa fase, il bilancio si
caratterizza come
bilancio di liquidazione perché
procede alla chiusura di ogni
affare infatti si tratta di bilanci di
diritti
d’azione per dividersi il
rimanente. Il bilancio di
esercizio è un documento di
sintesi di derivazione
contabile con lo scopo di
informare sullo svolgimento
della vita aziendale in un dato
periodo
amministrativo quindi
presuppone un ordinato sistema
di scritture che deve essere
integrato e rettificato
con l’inserimento di valori
extracontabili che sono
espressione di processi in corso e
pertanto frutto di
stime (ammortamenti,
valutazione rimanenze) e
congetture. Nell’evoluzione
storica del bilancio è
possibile individuare tre fasi:
1. strumento di carattere privato
F0
ed interno
E0

fino agli anni ’50 si ha la visione


di rendiconto cioè gli
amministratori rendono conto al
proprietario per informarlo di
come avevano gestito l’attività.
Il
bilancio come rendiconto è
quello che legittima il
proprietario al presivelo
dell’utile.
2. strumento di comportamento
verso le singole categorie di
F0
interessi legati all’azienda
E0

negli anni ’60


si ha la concezione della
differenziazione dei bilanci a
seconda delle esigenze dei
singoli portatori di
interessi (fisco, banca,
imprenditore) perchè coinvolge
più interessi, oltre a quello del
proprietario,
che possono essere diversi ed in
conflitto.
3. strumento per il
raggiungimento di finalità di
F0
interesse pubblico
E0

domina la concezione
istituzionale
con funzione di informazione
economica a disposizione della
collettività ed elaborazione di un
bilancio unico, redatto per delega
sostanziale al soggetto
economico. Tale teoria del
bilancio unico
deriva dalla necessità di un
trattamento uniforme e
dall’esistenza di sistemi di
verifica e riscontro
sempre più raffinati.
Il bilancio quindi costituisce lo
snodo centrale del sistema
informativo aziendale,
rappresentando in una
sintesi di valori gli andamenti
aziendali riferiti ad un periodo
amministrativo. Per il soggetto
economico
e per gli stakeholder quindi è uno
strumento di informazione che
viene integrato con l’uso di altri
strumenti informativi. Il
legislatore prevede l’obbligo di
redazione di tale documento in
tutte le tipologie
imprenditoriali, con differenti
gradazioni di adempimenti ed
informativa, a seconda della
forma giuridica
dell’impresa e dei settori in cui
opera. Le funzioni del bilancio
attuali sono:
1. funzione di conoscenza dei
F0
risultati
E0

(funzione universale) cioè


determinazione del reddito e del
capitale di funzionamento.
F0
2. funzione di collegamento
E0

tra la gestione passata e quella


futura (stime) quindi oltre ad
avere un
valore informativo esterno può
essere utilizzato come strumento
di pianificazione e controllo (a
consuntivo e a preventivo) della
gestione futura, soprattutto in
realtà piccole non dotate di
adeguate
strutture informative extra-
contabili. In passato e nelle
attuali medie-piccole aziende il
controllo di
gestione non veniva fatto con
l’analisi dei costi ma si basa solo
sui dati di bilancio, quindi si
tratta di
un controllo a consuntivo che
costituisce la base per il futuro.
Nelle grandi aziende invece la
gestione
viene controllata con la
contabilità dei costi, il budget e
altri strumenti.
3. funzione di comunicazione di
F0
informazioni
E0

le informazioni sono di carattere


economico, finanziario
e patrimoniale verso una
molteplicità di soggetti interni ed
esterni (stakeholder).
L’informazione
deve essere neutrale cioè non
deve favorire nessun portatore
d’interesse (investitori,
dipendenti,
fornitori, fisco, pubblica
amministrazione) quindi
contiene un’informazione
minima comune a
disposizione di tutti che verrà
integrata da flussi informativi
provenienti da relazioni bilaterali
tra
azienda e soggetti cioè le
maggiori informazioni sono le
risposte alle istanze del soggetto
richiedente.
Le tre funzioni coesistono ma
possono essere in contrasto
minando l’unicità e la
significatività del
bilancio, comunque non possono
legittimare i concetti passati di
bilancio interno ed esterno anche
se nella
realtà trovano ancora concreta
applicazione. Inoltre la crescente
diffusione dell’investimento
azionario, la
globalizzazione dei mercati
finanziari e il ruolo sempre più
attivo nel contesto economico-
sociale svolto
dall’azienda, hanno accresciuto
l’esigenza di comunicazione di
informazioni.
In sintesi la funzione del bilancio
è di fornire informazioni per
attuare un controllo interno e/o
esterno
della gestione; se riferito al
futuro è uno strumento per
qualificare strategie, politiche e
comportamenti
futuri mentre se riferito al
passato consente la verifica del
raggiungimento di obiettivi di
efficienza,
efficacia ed economicità quindi
l’osservazione dell’azienda deve
essere periodica per consentire ai
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alla luce della riforma del diritto
societario e della nuova
disciplina fiscale del 2004. La
Consob ha
stabilito che hanno rilevanza
giuridica per le società quotate in
Borsa ma non sono obbligatori
per le
altre. La giurisprudenza e la
Cassazione svolgono una
funzione interpretativa talora
concorrente con
quella dei principi contabili.
3. principi contabili
F0
internazionali
E0

con l’UE anche il diritto


contabile doveva essere unificato
quindi
sono entrati in vigore i principi
contabili internazionali (diversi
da quelli americani perché sono
stati
considerati troppo specialistici
della realtà americana) che si
sposano meglio con la realtà
europea. I
principi contabili internazionali
IAS (International Accounting
Standards) sono stati emanati
dallo
IASC (International Accounting
Standard Committee)
ridenominato IASB
(International Accounting
Standar Board) che ha rivisto i
41 IAS mentre quelli che
emanerà assumeranno la
denominazione di
IFRS (International Financial
Reporting Standards). Tali
principi hanno dei documenti
interpretativi
ridenominati IFRIC
(International financial reporting
interpretations committee)
emanati anch’essi
dallo IASB. I principi contabili
internazionali sono obbligatori
F0
per: società quotate
E0

prima erano
solo per il bilancio consolidato
poi dal 2006 anche per il bilancio
di esercizio della singola società
ma
già dal 2005 erano stati applicati
volontariamente; banche e
assicurazioni. Le società non
quotate o
che redigono il bilancio
abbreviato non hanno l’obbligo
di applicazione.
4. Legge Draghi (D.lgs 58/1998)
F0
E0

è il Testo Unico dei mercati


finanziari quindi per le società
quotate.
L’attuale sistema normativo in
materia di bilancio ha
un’impostazione gerarchica a
piramide:
1. clausola generale o postulati o
F0
finalità (art. 2423)
E0

sono le linee guida che devono


ispirare la
formazione del bilancio
d’esercizio e il mancato rispetto
costituisce illecito.
2. principi di redazione (art.
F0
2423 bis)
E0

forniscono indicazioni operative


necessarie per il rispetto dei
postulati quindi per
l’adempimento della clausola del
quadro fedele ma il mancato
rispetto non è
sempre grave.
3. criteri di valutazione (art.
F0
2426)
E0

sono regole tecniche da seguire


per la redazione
4. SP, CE, NI (art. 2424, 2425,
F0
2427)
E0

sono regole tecniche da seguire


per la redazione
I postulati (art. 2423)
rappresentano concetti di base
gerarchicamente sovraordinati a
tutte le norme
successivamente dettate infatti
sono il fondamento dei principi
di redazione, dei criteri di
valutazione,
degli schemi di rappresentazione
e pubblicizzazione. Il primo
comma dispone che “gli
amministratori
devono redigere il bilancio di
esercizio, costituito dallo stato
patrimoniale, dal conto
economico e dalla
nota integrativa” quindi indica la
composizione del bilancio inoltre
al bilancio è allegata la relazione
sulla gestione. Il secondo comma
dispone che “il bilancio deve
essere redatto con chiarezza e
deve
rappresentare in modo veritiero e
corretto la situazione
patrimoniale e finanziaria della
società e il
risultato economico d’esercizio”
quindi evidenzia due postulati il
cui mancato rispetto rende il
bilancio
invalido e in alcuni casi può
comportare solo l’annullabilità
mentre in alti la nullità:
F0
1. postulato della chiarezza
E0

significa intelligibilità o
comprensibilità quindi il
bilancio deve essere
compreso solo da persone dotate
di media cultura contabile. Il
principio si attua osservando
l’art.
2423 ter sulla struttura analitica e
sul contenuto dello SP e del CE
evitando il compenso di partite
giuridico mentre quello
economico è permesso e l’art.
2427 sull’informazione da
fornire nella NI. Il
compenso di partite giuridico è
l’evidenziazione di un saldo tra
due valori di segno opposto
qualora
non sussistano le condizioni per
una compensazione civilistica.
Se presso una banca si ha un
credito e
un debito questi devono essere
rilevati separatamente e non si
può rilevare il saldo dei due conti
(compenso giuridico).
Il compenso di partite economico
si ha quando la legge prevede
l’evidenziazione del saldo o è
frutto
di una posta rettificativa (f.do
ammortamento, f.do
svalutazione) inoltre i ricavi,
proventi, costi ed
oneri vanno esposti al netto di
resi, sconti, abbuoni e premi ed è
ammessa la compensazione di
utili e
perdite sui cambi. Secondo l’art.
2423 ter è obbligatorio il rispetto
degli schemi di bilancio, le voci
precedute da numeri arabi
possono essere ulteriormente
suddivise mentre il loro
raggruppamento è
consentito solo a certe
condizioni, è obbligatorio
inserire nuovi voci se non sono
previste, è
obbligatorio adattare le voci
precedute da numeri arabi e sono
vietati i compensi di partite
giuridici. Il
primo comma dispone che “salvo
le disposizioni di leggi speciali
per le società che esercitano
particolari attività, nello SP e nel
CE devono essere iscritte,
separatamente e nell’ordine
indicato, le
voci previste dagli art. 2424 e
2425”; il secondo comma
dispone che “le voci precedute
da numeri
arabi possono essere
ulteriormente suddivise, senza
eliminazione della voce
complessiva e
dell’importo corrispondente; esse
possono essere raggruppate
soltanto quando il
raggruppamento, a
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alla luce della riforma del diritto


societario e della nuova
disciplina fiscale del 2004. La
Consob ha
stabilito che hanno rilevanza
giuridica per le società quotate in
Borsa ma non sono obbligatori
per le
altre. La giurisprudenza e la
Cassazione svolgono una
funzione interpretativa talora
concorrente con
quella dei principi contabili.
3. principi contabili
F0
internazionali
E0

con l’UE anche il diritto


contabile doveva essere unificato
quindi
sono entrati in vigore i principi
contabili internazionali (diversi
da quelli americani perché sono
stati
considerati troppo specialistici
della realtà americana) che si
sposano meglio con la realtà
europea. I
principi contabili internazionali
IAS (International Accounting
Standards) sono stati emanati
dallo
IASC (International Accounting
Standard Committee)
ridenominato IASB
(International Accounting
Standar Board) che ha rivisto i
41 IAS mentre quelli che
emanerà assumeranno la
denominazione di
IFRS (International Financial
Reporting Standards). Tali
principi hanno dei documenti
interpretativi
ridenominati IFRIC
(International financial reporting
interpretations committee)
emanati anch’essi
dallo IASB. I principi contabili
internazionali sono obbligatori
F0
per: società quotate
E0

prima erano
solo per il bilancio consolidato
poi dal 2006 anche per il bilancio
di esercizio della singola società
ma
già dal 2005 erano stati applicati
volontariamente; banche e
assicurazioni. Le società non
quotate o
che redigono il bilancio
abbreviato non hanno l’obbligo
di applicazione.
4. Legge Draghi (D.lgs 58/1998)
F0
E0

è il Testo Unico dei mercati


finanziari quindi per le società
quotate.
L’attuale sistema normativo in
materia di bilancio ha
un’impostazione gerarchica a
piramide:
1. clausola generale o postulati o
F0
finalità (art. 2423)
E0

sono le linee guida che devono


ispirare la
formazione del bilancio
d’esercizio e il mancato rispetto
costituisce illecito.
2. principi di redazione (art.
F0
2423 bis)
E0

forniscono indicazioni operative


necessarie per il rispetto dei
postulati quindi per
l’adempimento della clausola del
quadro fedele ma il mancato
rispetto non è
sempre grave.
3. criteri di valutazione (art.
F0
2426)
E0

sono regole tecniche da seguire


per la redazione
4. SP, CE, NI (art. 2424, 2425,
F0
2427)
E0

sono regole tecniche da seguire


per la redazione
I postulati (art. 2423)
rappresentano concetti di base
gerarchicamente sovraordinati a
tutte le norme
successivamente dettate infatti
sono il fondamento dei principi
di redazione, dei criteri di
valutazione,
degli schemi di rappresentazione
e pubblicizzazione. Il primo
comma dispone che “gli
amministratori
devono redigere il bilancio di
esercizio, costituito dallo stato
patrimoniale, dal conto
economico e dalla
nota integrativa” quindi indica la
composizione del bilancio inoltre
al bilancio è allegata la relazione
sulla gestione. Il secondo comma
dispone che “il bilancio deve
essere redatto con chiarezza e
deve
rappresentare in modo veritiero e
corretto la situazione
patrimoniale e finanziaria della
società e il
risultato economico d’esercizio”
quindi evidenzia due postulati il
cui mancato rispetto rende il
bilancio
invalido e in alcuni casi può
comportare solo l’annullabilità
mentre in alti la nullità:
F0
1. postulato della chiarezza
E0
significa intelligibilità o
comprensibilità quindi il
bilancio deve essere
compreso solo da persone dotate
di media cultura contabile. Il
principio si attua osservando
l’art.
2423 ter sulla struttura analitica e
sul contenuto dello SP e del CE
evitando il compenso di partite
giuridico mentre quello
economico è permesso e l’art.
2427 sull’informazione da
fornire nella NI. Il
compenso di partite giuridico è
l’evidenziazione di un saldo tra
due valori di segno opposto
qualora
non sussistano le condizioni per
una compensazione civilistica.
Se presso una banca si ha un
credito e
un debito questi devono essere
rilevati separatamente e non si
può rilevare il saldo dei due conti
(compenso giuridico).
Il compenso di partite economico
si ha quando la legge prevede
l’evidenziazione del saldo o è
frutto
di una posta rettificativa (f.do
ammortamento, f.do
svalutazione) inoltre i ricavi,
proventi, costi ed
oneri vanno esposti al netto di
resi, sconti, abbuoni e premi ed è
ammessa la compensazione di
utili e
perdite sui cambi. Secondo l’art.
2423 ter è obbligatorio il rispetto
degli schemi di bilancio, le voci
precedute da numeri arabi
possono essere ulteriormente
suddivise mentre il loro
raggruppamento è
consentito solo a certe
condizioni, è obbligatorio
inserire nuovi voci se non sono
previste, è
obbligatorio adattare le voci
precedute da numeri arabi e sono
vietati i compensi di partite
giuridici. Il
primo comma dispone che “salvo
le disposizioni di leggi speciali
per le società che esercitano
particolari attività, nello SP e nel
CE devono essere iscritte,
separatamente e nell’ordine
indicato, le
voci previste dagli art. 2424 e
2425”; il secondo comma
dispone che “le voci precedute
da numeri
arabi possono essere
ulteriormente suddivise, senza
eliminazione della voce
complessiva e
dell’importo corrispondente; esse
possono essere raggruppate
soltanto quando il
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quasi 8 anni fa
marcozollino
circa 8 anni fa
Economia, Scienze dell'Economia e della Gestione Aziendale (Laurea Triennale)
"grazie mille :)"

nakrudc
circa 8 anni fa
Economia, Scienze dell'Economia e della Gestione Aziendale (Laurea Triennale)
"Sono ottimi, grazie mille"

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Economia, Scienze dell'Economia e della Gestione Aziendale (Laurea Triennale)

ninalabor
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Economia, Scienze del turismo (Laurea Triennale)

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