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VOCE Principi IAS Principi OIC Rimanenze La regola generale di valutazione prevede

che le rimanenze devono essere iscritte al minore tra il costo e il valore netto di
realizzo. Il costo delle rimanenze deve essere attribuito utilizzando solo uno fra i
seguenti metodi convenzionali: a) adottando il metodo Fifo (first-in, first-out) b) il costo
medio ponderato continuo c) il costo medio ponderato di periodo Lo Ias 2 non
consente il metodo Lifo, in quanto il valore che verrebbe attribuito alle rimanenze (il
più lontano nel tempo) non è considerato attendibilmente rappresentativo del valore
delle rimanenze alla data del bilancio. Il costo delle rimanenze di magazzino di beni
fungibili può essere determinato alternativamente con i seguenti metodi: -FIFO.
Secondo tale metodo si assume che le quantità acquistate o prodotte in epoca più
remota siano le prime ad essere vendute od utilizzate in produzione; per cui restano
in magazzino le quantità relative agli acquisti o alle produzioni più recenti. -Costo
medio ponderato. Secondo tale metodo le quantità acquistate o prodotte non sono
più individualmente identificabili e fanno parte di un insieme in cui i beni sono
ugualmente disponibili. -LIFO. Tale metodo assume che le quantità acquistate o
prodotte più recentemente siano le prime ad essere vendute od utilizzate in
produzione; per cui restano in magazzino le quantità relative agli acquisti o alle
produzioni più remote. Sebbene il costo sia la base di partenza della valutazione del
magazzino, si rende necessario, quando l’utilità o la funzionalità originaria è ridotta,
modificare tale valore se esso non è recuperabile. Immobili, impianti, macchinari Un
immobile o un impianto o un macchinario deve essere rilevato come attività quando: •
è probabile che i futuri benefici economici riferibili al bene saranno goduti
dall’impresa. • il costo del bene per l’impresa può essere attendibilmente determinato.
Le regole internazionali prevedono che quando all’interno del bene vi siano
componenti con vite utili differenti o che procurano benefici all’impresa con modalità
differenti ne consegue la necessità di utilizzare metodi e aliquote di ammortamento
diversi. Il primo criterio di valutazione da utilizzare inizialmente è quello del costo. Il
costo comprende: • il prezzo di acquisto, inclusi dazi all’importazione e tasse di
acquisto; • i costi direttamente imputabili alla messa in funzione del bene; • sconti
commerciali e abbuoni che devono essere dedotti. Il trattamento contabile di
riferimento impone che anche successivamente alla rilevazione iniziale come attività i
beni devono essere iscritti al costo da cui occorre però dedurre gli ammortamenti
accumulati, e qualsiasi perdita durevole di valore accumulata. È però dettato un
trattamento contabile alternativo (consentito) secondo cui è possibile iscrivere un
valore rivalutato, pari al fair value alla data della L’articolo 2426, numero 1, codice
civile prevede che le immobilizzazioni siano iscritte al costo di acquisto o di
produzione. Nel costo di acquisto si computano anche i costi accessori. Il costo di
produzione comprende tutti i costi direttamente imputabili all’immobilizzazione
materiale. L’articolo 2426, numero 2, codice civile prevede che il costo delle
immobilizzazioni, materiali e immateriali, la cui utilizzazione è limitata nel tempo deve
essere sistematicamente ammortizzato in ogni esercizio in relazione con la loro
residua possibilità di utilizzazione. L’ammortamento è calcolato anche sui cespiti
temporaneamente non utilizzati. Tutti i cespiti sono ammortizzati tranne (a) alcuni
fabbricati civili e (b) i cespiti la cui utilità non si esaurisce, come i terreni e le opere
d’arte. rivalutazione sempre al netto degli ammortamenti accumulati e delle
successive perdite durevoli di valore accumulate. Il fair value è fissato pari al valore di
mercato per terreni ed edifici e pari al valore di mercato determinato mediante una
perizia negli altri casi. Leasing Vedi pag.60 slide Ricavi La loro valutazione deve
coincidere con il fair value del corrispettivo ricevuto o spettante, che normalmente è
costituito da disponibilità liquide o mezzi equivalenti: in tal caso quindi il fair value è
pari all’importo di disponibilità liquide o mezzi equivalenti ricevuto o spettante.
Attività immateriali Le attività immateriali sono valutate inizialmente al costo. Solo
raramente una spesa successiva - sostenuta dopo la rilevazione iniziale di un'attività
immateriale acquisita o dopo il completamento di un'attività immateriale prodotta
internamente - può essere rilevata nel valore contabile dell'attività stessa.
Analogamente, le spese successive per marchi, testate giornalistiche, diritti di
utilizzazione di titoli editoriali, anagrafiche clienti e altri elementi simili nella sostanza
sono sempre imputati a conto economico dell'esercizio in cui sono sostenuti. I costi di
sviluppo devono invece essere capitalizzati, ma solamente dopo che la fattibilità
tecnica e commerciale della relativa attività per la vendita o per l'utilizzo e il relativo
ritorno economico sull'investimento è stata determinata. La vita utile di un'attività
immateriale può essere finita o indefinita; se finita è necessario valutare la durata, o il
numero di unità di produzione ottenibili nel corso della sua vita utile al fine di stabilire
il periodo di ammortamento dell'attività. Se la vita utile è indefinita le immobilizzazioni
sono soggette a impairment test. Successivamente alla rilevazione iniziale, l'impresa
deve valutare le attività immateriali secondo il metodo del costo al netto di
ammortamenti e svalutazioni per perdite di valore o al valore rivalutato (sulla base del
fair value) al netto di ammortamenti e svalutazioni. Condizione necessaria per
l'applicazione del valore rivalutato per le attività immateriali è che il fair value sia
determinato con riferimento a un mercato attivo. Le immobilizzazioni sono iscritte al
costo di acquisto o di produzione. I costi di impianto e di ampliamento, i costi di
ricerca, di sviluppo e di pubblicità aventi utilità pluriennale possono essere iscritti
nell’attivo con il consenso, ove esistente, del collegio sindacale e devono essere
ammortizzati entro un periodo non superiore a cinque anni. L’avviamento può essere
iscritto nell’attivo e deve essere ammortizzato in 5 anni; è tuttavia permesso di
prolungare il periodo fino a 20 anni massimo. Il valore delle immobilizzazioni
immateriali è rettificato dagli ammortamenti. Le immobilizzazioni immateriali sono
ammortizzate sistematicamente e la quota di ammortamento imputata a ciascun
esercizio si riferisce alla ripartizione del costo sostenuto sull’intera durata di
utilizzazione. Le immobilizzazioni immateriali, costituite da beni immateriali, possono
essere rivalutate solo nei casi in cui leggi speciali lo richiedano o lo permettano.
Perdite di valore Un'attività ha subito una perdita di valore laddove il suo valore netto
contabile eccede il valore recuperabile (rappresentato dal maggiore tra il fair value al
netto dei costi per vendere e il valore d'uso). Per le attività immateriali a vita utile
indefinita e l'avviamento, il principio prevede lo svolgimento di una verifica sulla
perdita di valore con frequenza annuale (Impairment test). La perdita di valore deve
essere immediatamente rilevata come un costo nel conto economico, a meno che
l’attività non sia iscritta al proprio valore rivalutato, caso in cui la perdita deve essere
trattata come una diminuzione della Se il valore recuperabile di un’immobilizzazione è
inferiore al suo valore contabile l’immobilizzazione si rileva a tale minor valore. La
differenza è imputata nel conto economico come perdita durevole di valore. Che cosa
occorre fare per il passaggio Secondo l’Ifrs 1 (che è il primo dei nuovi principi contabili
internazionali in cui sono dettate le modalità di adeguamento delle vecchie contabilità
alle regole Ias) è necessaria la compilazione di una situazione patrimoniale di partenza
all’1/1/2004 e non anche di un conto economico. Più nel dettaglio si richiede la
compilazione di una situazione patrimoniale di apertura all’1/1/2004 (o alla diversa
data di apertura dell’esercizio 2004/2005); il bilancio dell’esercizio 2004 (o 2004/2005);
il bilancio dell’esercizio 2005 (o 2005/2006) Le attività Con riguardo alla classificazione
le attività patrimoniali devono essere suddivise tra correnti (che in base allo Ias 1
sono: rimanenze di magazzino, crediti commerciali, titoli negoziabili di realizzo
previsto entro 12 mesi, ratei e risconti attivi, cassa e disponibilità liquide) e non
correnti (ora invece la suddivisione è tra immobilizzazioni e attivo circolante) e
medesima linea vale anche per le passività (in base allo Ias 1 sono correnti: i debiti
commerciali, quelli verso il personale e gli enti previdenziali, quelli finanziari scadenti
entro 12 mesi, quelli verso l’erario e vari scadenti entro 12 mesi, i dividendi da pagare,
i fondi per rischi e oneri con passività da estinguere entro 12 mesi). I crediti v/soci per
versamenti ancora dovuti Passando agli Ias il primo cambiamento, seguendo lo
schema rigido di bilancio dettato dall’art. 2424 del codice civile, si incontrerà proprio
con la prima posta da esso prevista. Non avrà infatti più ragione di esistere la voce dei
crediti per decimi non ancora versati, in quanto gli stessi devono essere portati a
riduzione del capitale sociale emesso. In sostanza, divengono una posta (in
diminuzione) del patrimonio netto o meglio ancora dello stesso capitale che deve
singolarmente evidenziare: il totale emesso, quanto non versato e, come differenza, il
versato. Le immobilizzazioni immateriali Le stesse sono da considerare come attività
non correnti ma ben più importante è verificare come per alcune delle voci abituali
non potrà più essere mantenuta l’iscrizione tra le attività. I costi d’impianto e
d’ampliamento devono, per esempio, essere annullati in quanto in base agli Ias non
sono iscrivibili in bilancio. L’impatto di tale regola potrà essere anche rilevante
considerando che riguarda anche i costi di start-up, i costi di addestramento del
personale e i costi di avviamento di impianti o di produzione, che invece fino a oggi
potevano, pur con tutta una serie di limitazioni e vincoli essere iscritti tra le
immobilizzazioni e non imputati direttamente a conto economico. Appare evidente
come tale situazione sia uno dei punti di maggior criticità. L’analisi dei bilanci di non
poche tra le nostre imprese evidenzia infatti un abituale ricorso alla capitalizzazione di
tali poste. Considerato che il passaggio comporterà un totale azzeramento di queste
attività è facile immaginare come in non pochi casi lo stesso non sarà indolore
comportando un ingente abbattimento del patrimonio sociale. Non è difficile
prevedere che per coloro i quali il passaggio agli Ias si presenta come una facoltà e
non invece come un obbligo, tale situazione potrà scoraggiare il cambiamento. In
parte la situazione è ripetibile anche per i costi di ricerca, sviluppo e pubblicità: solo
quelli di sviluppo possono essere mantenuti tra le attività. Medesima considerazione
riguarda anche i diritti di brevetto industriale e diritti di utilizzazione delle opere
dell’ingegno, per cui non sono previste modifiche nel caso di acquisiti dall’esterno o di
utilizzo a seguito di licenza, ma che invece se generati internamente non possono
rimanere iscritti in bilancio. Il risultato di tutte queste eliminazioni sarà un
impoverimento del patrimonio in quanto la cancellazione comporterà come
contropartita la riduzione della riserva utili portati a nuovo. Il costo a cui iscrivere gli
stessi al 1º gennaio 2004 è quello di acquisto con l’aggiunta dei costi accessori e di
eventuali costi necessari per rendere l’intangibile pronto al suo uso. Le considerazioni
così esposte possono essere ripetute anche per concessioni, licenze, marchi e diritti
simili. Con riguardo alle immobilizzazioni in corso e acconti esiste ancora il dubbio se
gli acconti a fornitori possano essere mantenuti in questa voce o se invece debbano
essere considerati risconti attivi. La presumibile riduzione del patrimonio (o meglio
della riserva per utili portati a nuovo) conseguente alla riduzione delle attività iscritte
prevede però un’eccezione. Se le stesse sono stati acquisiti a seguito di una business
combination (acquisto o conferimento di azienda o ramo di azienda; fusione;
scissione) possono essere iscritti come avviamento. Ricordiamo che in base agli Ias
l’iscrizione distinta dell’avviamento non può che derivare da un’operazione di business
combination. Se quindi con riguardo alle poste iscrivibili come attività nell’ambito dei
valori immateriali le differenze sono notevoli, meno problemi crea il confronto fra le
tecniche di ammortamento. Il confronto tra regole attuali e future mostra come non
sussistono rilevanti differenze sempre che fino a oggi siano stati seguiti i criteri dettati
dal principio contabile 24. Altra innovazione decisiva è invece quella che obbliga già a
partire dal 1º gennaio 2004 a controllare il valore degli intangibles prima di iscriverli
nella situazione patrimoniale (trattasi del cosiddetto impairment test). Rispetto a
quanto oggi accade (anche se le regole dettate dai principi contabili nazionali non
dimenticano di prevedere una sorta di monitoraggio continuo di tali voci) si assisterà
quindi alla necessità di una continua osservazione degli importi risultanti per gli
intangibles con la possibile conseguenza di una loro rivisitazione sulla base dei
risultati emersi dal test di impairment. L’IMPATTO IAS SULLE IMMOBILIZZAZIONI
IMMATERIALI 1 Alcune attività oggi iscritte (lecitamente) nei bilanci dovranno essere
azzerate 2 La differenza deve essere imputata a diminuzione del patrimonio netto 3
Tali attività possono esser iscritte come avviamento nel caso derivino da operazioni
straordinarie 4 I criteri di ammortamento previsti dagli Ias non si differenziano da
quelli indicati dall’OIC 24 5 È necessario verificare gli importi degli intangibles
(impairment test) Immobilizzazioni materiali Rispetto alla classificazione oggi prevista
dall’art. 2424 quella dettata dalla Ias comporta alcune differenze evidenziate nella
tabella 1.In linea generale non dovrebbero riscontrarsi grosse differenze con le regole
nazionali. Probabilmente il punto di maggior distanza concerne il fatto che il bene
acquistato va iscritto in bilancio solo se il venditore ha effettivamente trasferito
all’acquirente tutti i rischi e benefici a esso relativi. Tale regole comporta la necessità
di iscrivere in bilancio i beni detenuti in forza di un contratto di leasing finanziario
anche se nel momento di iscrizione il locatore risulta ancora il titolare del diritto di
proprietà. Con riguardo al concetto di costo così come già oggi previsto oltre a quello
iniziale di acquisto devono essere aggiunti i costi accessori ma anche i costi per lo
smantellamento del bene e il ripristino del sito, fatto questo fino a oggi non previsto
dai principi contabili nazionali. Sarà quindi il costo così calcolato il valore da iscrivere
(al netto di ammortamenti e svalutazioni) al 1º gennaio 2004. Ma il costo può essere
sostituito dal fair value, dal valore rivalutato in base a una legge speciale, dal fair value
determinato a seguito di una legge di privatizzazione. Un problema non indifferente
nascerà con riguardo alle nuove linea dettate dagli Ias (cosiddetto «component
approach») che richiedono un calcolo separato degli ammortamenti, per i singoli
componenti di un’unità. L’esempio portato è quello di un aereo. A oggi la società
titolare della proprietà dell’aereo iscrive in bilancio il costo complessivo dello stesso.
Al contrario le nuove linee la considerazione che le singole parti dello stesso
rappresentano un’unità scindibile e magari soggetta anche a processi di deperimento
differenti comporta la necessità di riconoscere queste singole parti dotate di
autonomia (per esempio, il motore, la fusoliera, i sedili, le attrezzature in dotazione) e
di iscriverle (in contabilità e non in bilancio) come attività separate. Un altro punto su
cui il passaggio non mancherà di far sentire i suoi effetti, visto le abitudini contabili
solitamente seguite, sarà quella di dover iscrivere il valore del terreno e quello del
fabbricato che su di esso è stato costruito in modo distinto con la necessità di
eliminare gli ammortamenti già calcolati sul terreno. Anche con riguardo alle
immobilizzazioni materiali è necessario procedere all’impairment test ai fini
dell’iscrizione del valore nella situazione all’1/1/04. Immobilizzazioni finanziarie Le
attuali immobilizzazioni finanziarie dovrebbero essere iscritte tutte fra le attività non
correnti e non vi sono differenze con i principi italiani, salvo per le azioni proprie che
non possono essere iscritte all’attivo e devono essere annullate, con annullamento
anche della corrispondente riserva e per le attività finanziarie disciplinate dallo Ias 39.
Con riguardo ai valori di iscrizione 1º gennaio 2004 il memorandum dell’Oic ricorda: -
partecipazioni in società controllate: devono essere iscritte al costo oppure al fair
value mentre non è possibile l’applicazione dell’equity method. Prima di iscrivere i
valori nella situazione all’1/1/04, è però necessario calcolare eventuali perdite di
valore e ridurre il valore della partecipazione (impairment test); - partecipazioni in
società collegate: la partecipazione va valutata con l’equity method o se essa è
mantenuta per esse re rivenduta entro 12 mesi al fair value; - partecipazioni in joint
ventures: nel bilancio del venturer, la partecipazione si valuta al costo ma se essa deve
essere venduta entro 12 mesi si valuta al fair value; - partecipazioni in imprese
controllanti: nel bilancio d’esercizio la posta relativa alla partecipazione nella
controllante deve essere mantenuta mentre deve essere annullata nel consolidato
(così come prima esposto per le azioni proprie); - partecipazioni in altre imprese:
vanno classificate fra le attività non correnti se non sono destinate alla rivendita. Si
tratta in questa ipotesi di partecipazioni di minoranza non qualificate valutate al costo
nei bilanci italiani e che in base agli Ias sono iscritte (generalmente) al costo se non
quotate e al fair value se quotate. I crediti finanziari sono invece valutati al «costo
ammortizzato», pari al valore iniziale al netto dei rimborsi già ottenuti, rettificato in
base all’ammortamento complessivo di eventuali differenze tra valore iniziale e finale
e ridotti di svalutazioni per perdite permanenti di valore e per presunte perdite di
inesigibilità. Il valore iniziale non è il valore nominale, bensì il valore attuale di tutti i
futuri incassi per acquisite a seguito di contratti di appalto, somministrazione e simili.
Se la società non ha iscritto la perdita, occorre provvedere alla stima di essa e
all’iscrizione della relativa provision in base allo Ias 37». Fondo trattamento di fine
rapporto È una passività non corrente. Le regole di calcolo sono previste dallo Ias 19: il
tfr è un «beneficio a lungo termine successivo alla fine del rapporto di lavoro» che
comporta l’iscrizione di una passività analoga a quella che sorge nei piani pensionistici
a benefici definiti. Da ciò è nata forse una delle maggiori difficoltà operative che ci si
sono trovate le imprese ad affrontare in sede di passaggio agli Ias: per ogni
dipendente è stato necessario il ricalcolo del valore attuale finanziario-attuariale della
passività. Ciò oltre alle difficoltà di calcolo ha comportato l’evidenziazione di differenze
da iscrivere nella situazione patrimoniale all’1/1/04. Va osservato che la riforma
pensionistica, con una maggior attenzione allo sviluppo della pensione integrativa, dal
2007 prevede l’introduzione del silenzio assenso per la destinazione del TFR a fondi
pensione. Tale modifica di fatto comporta una semplificazione della contabilizzazione,
in quanto il TFR accantonato non viene di fatto incrementato e diventa generalmente
una passività a lungo temine. Debiti Vanno divisi tra: • correnti: debiti commerciali,
debiti verso il personale e gli enti previdenziali, debiti verso l’erario per ritenute,
acconti e saldi d’imposta, debiti finanziari scadenti entro 12 mesi; • non correnti. Nel
dettaglio: • obbligazioni semplici: vanno suddivise in quota scadente entro 12 mesi
(passività corrente) e residuo importo. Devono essere valutate al costo ammortizzato
(occorre sostituire al valore contabile residuo del prestito obbligazionario il valore
attuale di tutti i pagamenti futuri per capitale e interessi, usando come tasso di
attualizzazione il tasso di interesse effettivo del prestito); • obbligazioni convertibili:
vanno suddivise fra valore dell’obbligazione e valore dell’opzione call pari alla
differenza d’importo; • debiti verso soci per finanziamenti: per le non correnti, la
valutazione (al costo ammortizzato) implica il calcolo del valore attuale, come per le
obbligazioni; • debiti verso banche: anche qui va fatta la distinzione in corrente
(compresa la quota a breve di mutui) e non corrente. Quest’ultimo importo va
attualizzato, al tasso effettivo del prestito (e quindi ancora si presenta una differenza
rispetto alle regole attuali); • debiti verso altri finanziatori: occorre prestare attenzione
al caso dei prestiti infragruppo concessi a un tasso inferiore a quello di mercato. In
questa ipotesi si dovrà rilevare la differenza del valore attuale rispetto a quello
nominale; • acconti: l’importo è pari a quello già iscritto in bilancio dall’impresa; •
debiti verso fornitori: sono sempre passività correnti indipendentemente dalla loro
scadenza. Se superiore ai 12 mesi devono però essere attualizzati a un tasso di
mercato ante imposte; • debiti rappresentati da titoli di credito: non sarà possibile
mantenere una voce distinta come avviene oggi; • debiti verso imprese controllanti,
controllate e collegate: in base agli Ias non è più necessario mantenere l’iscrizione di
tre voci distinte, essendo sufficiente la posta «debiti verso consociate» (anche
denominata «debiti verso parti correlate»). Sarà però necessario offrire il dettaglio in
nota integrativa; • debiti tributari e debiti previdenziali: gli importi iscritti non
dovrebbero dar luogo ad alcuna rettifica. Ratei e risconti passivi Sono debiti da
iscrivere nella categoria a cui si riferiscono (crediti finanziari o commerciali, a breve o a
media-lunga scadenza). In ogni caso non dovrebbero emergere differenze rispetto al
valore contabile all’1/1/04. Sempre secondo l’Oic le aree di maggior «rischio» o quelle
che quanto meno devono essere considerate con la maggior attenzione sono quelle
elencate nella tabella. IL PASSAGGIO AGLI IAS: LE POSTE PERICOLOSE 1) Il leasing
finanziario e operativo Differenza tra: • il metodo finanziario (Ias 17), che prevede
l’iscrizione nell’attivo dello stato patrimoniale del valore del bene acquistato in leasing,
avendo quale contropartita il debito nei confronti della società concedente. Negli
esercizi successivi alla stipulazione del contratto, il valore del bene viene sottoposto
ad ammortamento, mentre con il pagamento dei canoni si riduce il debito verso la
società di leasing, fino alla sua completa estinzione (si prevede poi l’iscrizione degli
oneri finanziari nel conto economico di competenza); • il metodo patrimoniale OIC,
che invece prevede l’iscrizione del bene in leasing solo al momento del riscatto, con
l’acquisizione della proprietà da parte dell’utilizzatore. Per converso, i canoni di leasing
vengono imputati a conto economico e concorrono a formare la voce B.8- Costi per il
godimento di beni di terzi. 2) I lavori in corso su ordinazione Nel caso di lavori in corso
su ordinazione l’Oic sottolinea un possibile problema che si troveranno ad affrontare i
soggetti interessati. In base alle regole nazionali nel caso di valutazione dei lavori in
corso su ordinazione valutate a corrispettivo in base alla percentuale di
completamento, tale valore deve essere iscritto tra le rimanenze finali. Secondo
l’organismo sussiste più di un dubbio che ciò sia conforme agli standard internazionali
(con particolare riferimento alle regole dettate dallo Ias 11) che richiede l’imputazione
a conto economico del ricavo anche se non coperto da stato avanzamento lavori. In
sostanza lo Ias 11 prevede che tra le attività debba iscriversi il totale dei costi
sostenuti, più gli utili realizzati meno le perdite subite da cui si deducono i ricavi
fatturati. 3) I contributi pubblici È possibile che nei bilanci italiani siano ancora iscritti
fondi sopravvenienze attive che devono essere in sede di situazione patrimoniale
iniziale al 1º gennaio 2004 invece imputati tra gli utili portati a nuovo dalle società che
passano agli Ias. 4) Gli immobili detenuti a scopo di investimento Quale primo valore
di iscrizione occorre considerare il costo di acquisto, comprensivo degli oneri
direttamente imputabili, tra i quali sono esplicitamente compresi i compensi
professionali correlati all’acquisizione, le imposte per i trasferimenti di proprietà e
qualsiasi altro tipo di costo di carattere amministrativo. Nelle valutazioni successive si
ripropone la scelta tra contabilizzazione al fair value e contabilizzazione al costo. In
ipotesi di adozione del fair value tale scelta deve essere obbligatoriamente estesa a
tutti gli immobili detenuti per investimento, non essendo ammissibile adottare criteri
di valutazione non omogenei per beni appartenenti alla medesima classe. Le
variazioni di valore rispetto all’esercizio precedente andranno imputate direttamente
a conto economico, essendo tali differenze fisiologiche e ricorrenti con il metodo
adottato. In ogni caso, anche qualora l’impresa non adottasse in bilancio il criterio del
fair value, tale valore andrebbe comunque calcolato. In nota integrativa, infatti, deve
essere indicato il valore del fair value dell’investimento immobiliare. È evidente che
qualora si dovesse scegliere la strada del fair value (qualora ciò sia possibile) si
creerebbe in sede di situazione patrimoniale al 1º gennaio 2004 una differenza da
imputare che deve essere imputata al patrimonio netto. 5) L’impairment test È in
moltissimi casi una vera e propria novità per le imprese italiane. Le regole sono
differenti in relazione all’oggetto del test. Nell’ipotesi di immobilizzazioni materiali e
immateriali e partecipazioni escluse dallo Ias 39 occorre calcolare per singoli elementi
o per complessi di essi il prezzo netto di vendita e il valore d’uso ritraibile e il «valore
d’uso» come valore attuale dei flussi finanziari futuri. Il passaggio è molto importante
soprattutto considerando che il test è obbligatorio per l’avviamento e le altre
immobilizzazioni immateriali a vita utile indefinita come, per esempio, i marchi
registrati. 6) Le poste in valuta estera e traduzione dei bilanci di controllate estere Le
poste non monetarie devono essere convertite al cambio storico così come accade già
in Italia. Eventuali fondo rischi di cambio stanziati in bilancio, in base a precedenti
normative, sono da eliminare e imputare a patrimonio netto. L’Oic si sofferma anche
ad analizzare l’impatto sul bilancio consolidato considerato che lo Ias 21 non ammette
più nel caso di controllate estere la distinzione tra gestioni integrate e gestioni
autonome. L’unico metodo applicabile risulta ora quello del cambio di chiusura con la
conseguenza che «in sede di redazione del consolidato al 31/12/2003, per i bilanci
delle controllate estere deve essere usato esclusivamente il metodo del cambio di
chiusura, con tutte le differenze cambio rilevate nell’apposita riserva di traduzione,
che fa parte del patrimonio netto. Se qualche controllata risiede in un paese ad alta
inflazione, prima della traduzione vanno applicati i criteri di rettifica previsti dal
documento Ias 29 “Informazioni contabili in economie iperinflazionate”.
Nell’applicazione dei criteri previsti dal documento Ias 21 va considerato che esso ha
subito nel 2002 e nel 2003 modifiche molto rilevanti, con l’introduzione, fra l’altro,
della distinzione fra “Moneta funzionale” (functional currency) e “moneta nella quale il
bilancio viene redatto” (presentation currency). Se le due monete sono diverse, vanno
applicate dapprima le regole relative alla functional currency (par. 18-35 dello Ias 21,
nel testo modificato) e poi le regole di conversione per il passaggio alla presentation
currency previste dal par. 37. Questo processo così macchinoso, in concreto, potrà
riguardare qualche controllata estera posta in paesi non europei, che opera
utilizzando la moneta locale ma redige il proprio bilancio in una moneta diversa (per
esempio, dollaro Usa)» 7) I fondi pensione e altri debiti verso il personale È questo un
altro dei punti critici del passaggio. Le regole Ias sono sul punto rigide: occorre dare
piena applicazione a quelle previste dal principio contabile internazionale n. 19. Nel
dettaglio quindi: • i debiti verso dipendenti (più usuali) quali salari stipendi e contributi
per oneri sociali, ferie, festività e altre assenze a breve termine retribuite;
partecipazioni agli utili e incentivi dovuti entro 12 mesi dalla chiusura dell’esercizio
(per esempio: premi di produzione, premi di rendimento ecc.), benefici in natura
(assistenza medica, abitazioni, auto aziendale, altri benefits) non dovrebbero esserci
necessità di alcuna rettifica; • nel caso di benefici e lungo termine ma diversi da quelli
successivi alla fine del rapporto di lavoro (per esempio, assenze a lungo termine
retribuite come permessi legati all’anzianità di servizio o disponibilità di periodi
sabbatici; indennità per invalidità permanente; partecipazioni agli utili o incentivi da
corrispondere dopo 12 mesi dalla chiusura dell’esercizio ecc.) devono essere
attualizzati gli importi comportando ciò una grossa novità rispetto a quanto effettuato
fino a oggi; • le indennità da pagare in caso di prepensionamenti ed esodi agevolati
comportano l’iscrizione di una passività attualizzata; • per le stock option occorre
rilevare il relativo costo nel conto economico in base al fair value alla «grant date», in
contropartita a un incremento del patrimonio netto in un’apposita voce (che non
potrà essere «capitale sociale» fino a quando le nuove azioni non saranno emesse); •
le pensioni integrative (o situazioni similari quali le assicurazioni sulla vita) devono
anch’esse dar luogo a una passività attualizzata al netto del fair value delle attività al
servizio del piano. 8) Le imposte differite e anticipate Con riguardo alla differenze
esistenti e che daranno luogo all’iscrizione di valori differenti si deve ricordare come in
base agli Ias sono da iscrivere le imposte anticipate a patto che esista una probabilità
di assorbimento e senza invece che sia necessaria la presenza della ragionevole
certezza. 9) La cancellazione dal bilancio di attività e passività finanziarie Al 1º gennaio
2004 occorreva iscrivere tutte le attività e passività già cancellate ma che non
potevano subire tale sorte in forza delle regole internazionali. Ciò non valeva per le
cancellazioni intervenute entro il 31/12/2000. 10) Gli strumenti finanziari derivati
Differenze importanti rispetto ai principi nazionali si incontrano anche con riguardo al
tema degli strumenti finanziari derivati, per i non vi è un principio contabile nazionale
loro dedicato. Come ricordato dall’Oic «in base allo Ias 39 tutti gli strumenti derivati
(forward, swaps, futures, options ecc.) danno luogo ad attività o passività finanziarie
fin dalla conclusione dei relativi contratti; tali attività e passività devono essere
sempre incluse fra quelle “held for trading” e devono essere sempre valutate al fair
value, con le differenze positive e negative imputate al conto economico». Ciò
considerato occorre per dare rappresentazione degli stessi nella situazione di
passaggio individuare quale tra i derivati costituiscono attività e passività finanziarie
per poi iscriverli al fair value. 11) La contabilità delle coperture da rischi finanziari Con
riguardo poi alla contabilità delle coperture da rischi finanziari (hedge accounting)
anche le imprese commerciali dovranno riesaminare le coperture in corso. 12) I conti
d’ordine I conti d’ordine sono una prerogativa del nostro sistema contabile tanto che
gli Ias non li prevedono. Ciò non significa che quanto solitamente compreso negli
stessi ovvero rischi, garanzie prestate a favore di terzi e altro siano indifferenti nel
sistema contabile internazionale. È solo diversa la loro esposizione. Infatti non

Differenze ias oic, Appunti di Analisi Di


Bilancio E Principi Contabili
Università degli Studi di Milano-Bicocca
Analisi Di Bilancio E Principi Contabili

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VOCE Principi IAS
Principi OIC
Rimanenze La regola generale di
valutazione prevede che le
rimanenze devono essere iscritte al
minore tra il costo e
il valore netto di realizzo.
Il costo delle rimanenze deve essere
attribuito
utilizzando solo uno fra i seguenti
metodi
convenzionali:
a) adottando il metodo Fifo (first-in,
first-out)
b) il costo medio ponderato
continuo
c) il costo medio ponderato di
periodo
Lo Ias 2 non consente il metodo
Lifo, in quanto il valore
che verrebbe attribuito alle
rimanenze (il più lontano nel
tempo) non è considerato
attendibilmente
rappresentativo del valore delle
rimanenze alla data del
bilancio.
Il costo delle rimanenze di
magazzino di beni
fungibili può essere determinato
alternativamente
con i seguenti metodi:
-FIFO. Secondo tale metodo si
assume che le
quantità acquistate o prodotte in
epoca più remota
siano le prime ad essere vendute od
utilizzate in
produzione; per cui restano in
magazzino le quantità
relative agli acquisti o alle
produzioni più recenti.
-Costo medio ponderato. Secondo
tale metodo le
quantità acquistate o prodotte non
sono più
individualmente identificabili e
fanno parte di un
insieme in cui i beni sono
ugualmente disponibili.
-LIFO. Tale metodo assume che le
quantità
acquistate o prodotte più
recentemente siano le
prime ad essere vendute od
utilizzate in produzione;
per cui restano in magazzino le
quantità relative agli
acquisti o alle produzioni più
remote.
Sebbene il costo sia la base di
partenza della
valutazione del magazzino, si rende
necessario,
quando l’utilità o la funzionalità
originaria è ridotta,
modificare tale valore se esso non è
recuperabile.
Immobili,
impianti,
macchinari
Un immobile o un impianto o un
macchinario deve
essere rilevato come attività
quando:
• è probabile che i futuri benefici
economici riferibili al
bene saranno goduti dall’impresa.
• il costo del bene per l’impresa può
essere
attendibilmente determinato.
Le regole internazionali prevedono
che quando
all’interno del bene vi siano
componenti con vite utili
differenti o che procurano benefici
all’impresa con
modalità differenti ne consegue la
necessità di utilizzare
metodi e aliquote di ammortamento
diversi.
Il primo criterio di valutazione da
utilizzare inizialmente
è quello del costo. Il costo
comprende:
• il prezzo di acquisto, inclusi dazi
all’importazione e
tasse di acquisto;
• i costi direttamente imputabili alla
messa in funzione
del bene;
• sconti commerciali e abbuoni che
devono essere
dedotti.
Il trattamento contabile di
riferimento impone che anche
successivamente alla rilevazione
iniziale come attività i
beni devono essere iscritti al costo
da cui occorre però
dedurre gli ammortamenti
accumulati, e qualsiasi
perdita durevole di valore
accumulata.
È però dettato un trattamento
contabile alternativo
(consentito) secondo cui è
possibile iscrivere un
valore rivalutato, pari al fair value
alla data della
L’articolo 2426, numero 1, codice
civile prevede che
le immobilizzazioni siano iscritte al
costo di acquisto
o di produzione. Nel costo di
acquisto si computano
anche i costi accessori. Il costo di
produzione
comprende tutti i costi direttamente
imputabili
all’immobilizzazione materiale.
L’articolo 2426, numero 2, codice
civile prevede che
il costo delle immobilizzazioni,
materiali e
immateriali, la cui utilizzazione è
limitata nel tempo
deve essere sistematicamente
ammortizzato in ogni
esercizio in relazione con la loro
residua possibilità
di utilizzazione. L’ammortamento è
calcolato anche
sui cespiti temporaneamente non
utilizzati.
Tutti i cespiti sono ammortizzati
tranne
(a) alcuni fabbricati civili e
(b) i cespiti la cui utilità non si
esaurisce, come i
terreni e le opere d’arte.
rivalutazione sempre al netto degli
ammortamenti
accumulati e delle successive
perdite durevoli di
valore accumulate. Il fair value è
fissato pari al valore
di mercato per terreni ed edifici e
pari al valore di
mercato determinato mediante una
perizia negli altri
casi.
Leasing Vedi pag.60 slide
Ricavi La loro valutazione deve
coincidere con il fair value del
corrispettivo ricevuto o spettante,
che normalmente è
costituito da disponibilità liquide o
mezzi equivalenti: in
tal caso quindi il fair value è pari
all’importo di
disponibilità liquide o mezzi
equivalenti ricevuto o
spettante.
Attività
immateriali
Le attività immateriali sono valutate
inizialmente al
costo. Solo raramente una spesa
successiva - sostenuta
dopo la rilevazione iniziale di
un'attività immateriale
acquisita o dopo il completamento
di un'attività
immateriale prodotta internamente -
può essere rilevata
nel valore contabile dell'attività
stessa. Analogamente, le
spese successive per marchi, testate
giornalistiche, diritti
di utilizzazione di titoli editoriali,
anagrafiche clienti e
altri elementi simili nella sostanza
sono sempre imputati
a conto economico dell'esercizio in
cui sono sostenuti.
I costi di sviluppo devono invece
essere capitalizzati,
ma solamente dopo che la fattibilità
tecnica e
commerciale della relativa attività
per la vendita o per
l'utilizzo e il relativo ritorno
economico
sull'investimento è stata
determinata.
La vita utile di un'attività
immateriale può essere finita
o indefinita; se finita è necessario
valutare la durata, o il
numero di unità di produzione
ottenibili nel corso della
sua vita utile al fine di stabilire il
periodo di
ammortamento dell'attività. Se la
vita utile è indefinita
le immobilizzazioni sono soggette a
impairment test.
Successivamente alla rilevazione
iniziale, l'impresa deve
valutare le attività immateriali
secondo il metodo del
costo al netto di ammortamenti e
svalutazioni per
perdite di valore o al valore
rivalutato (sulla base del
fair value) al netto di ammortamenti
e svalutazioni.
Condizione necessaria per
l'applicazione del valore
rivalutato per le attività immateriali
è che il fair value
sia determinato con riferimento a un
mercato attivo.
Le immobilizzazioni sono iscritte al
costo di
acquisto o di produzione.
I costi di impianto e di
ampliamento, i costi di
ricerca, di sviluppo e di pubblicità
aventi utilità
pluriennale possono essere iscritti
nell’attivo con il
consenso, ove esistente, del collegio
sindacale e
devono essere ammortizzati entro
un periodo non
superiore a cinque anni.
L’avviamento può essere iscritto
nell’attivo e deve
essere ammortizzato in 5 anni; è
tuttavia permesso di
prolungare il periodo fino a 20 anni
massimo.
Il valore delle immobilizzazioni
immateriali è
rettificato dagli ammortamenti. Le
immobilizzazioni
immateriali sono ammortizzate
sistematicamente e la
quota di ammortamento imputata a
ciascun esercizio
si riferisce alla ripartizione del costo
sostenuto
sull’intera durata di utilizzazione.
Le immobilizzazioni immateriali,
costituite da beni
immateriali, possono essere
rivalutate solo nei casi
in cui leggi speciali lo richiedano o
lo permettano.
Perdite di
valore
Un'attività ha subito una perdita di
valore laddove il suo
valore netto contabile eccede il
valore recuperabile
(rappresentato dal maggiore tra il
fair value al netto dei
costi per vendere e il valore d'uso).
Per le attività
immateriali a vita utile indefinita
e l'avviamento, il
principio prevede lo svolgimento
di una verifica
sulla perdita di valore con
frequenza annuale
(Impairment test). La perdita di
valore deve essere
immediatamente rilevata come
un costo nel conto
economico, a meno che l’attività
non sia iscritta al
proprio valore rivalutato, caso in
cui la perdita deve
essere trattata come una
diminuzione della
Se il valore recuperabile di
un’immobilizzazione è
inferiore al suo valore contabile
l’immobilizzazione
si rileva a tale minor valore. La
differenza è imputata
nel conto economico come perdita
durevole di
valore.
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Che cosa occorre fare per il


passaggio
Secondo l’Ifrs 1 (che è il primo
dei nuovi principi contabili
internazionali in cui sono dettate
le modalità di
adeguamento delle vecchie
contabilità alle regole Ias) è
necessaria la compilazione di
una situazione
patrimoniale di partenza
all’1/1/2004 e non anche di un
conto economico. Più nel
dettaglio si richiede la
compilazione di una situazione
patrimoniale di apertura
all’1/1/2004 (o alla diversa data
di apertura
dell’esercizio 2004/2005); il
bilancio dell’esercizio 2004 (o
2004/2005); il bilancio
dell’esercizio 2005 (o
2005/2006)
Le attività
Con riguardo alla classificazione
le attività patrimoniali devono
essere suddivise tra correnti (che
in base
allo Ias 1 sono: rimanenze di
magazzino, crediti commerciali,
titoli negoziabili di realizzo
previsto entro 12
mesi, ratei e risconti attivi, cassa
e disponibilità liquide) e non
correnti (ora invece la
suddivisione è tra
immobilizzazioni e attivo
circolante) e medesima linea vale
anche per le passività (in base
allo Ias 1 sono
correnti: i debiti commerciali,
quelli verso il personale e gli enti
previdenziali, quelli finanziari
scadenti
entro 12 mesi, quelli verso
l’erario e vari scadenti entro 12
mesi, i dividendi da pagare, i
fondi per rischi
e oneri con passività da
estinguere entro 12 mesi).
I crediti v/soci per versamenti
ancora dovuti
Passando agli Ias il primo
cambiamento, seguendo lo
schema rigido di bilancio dettato
dall’art. 2424 del
codice civile, si incontrerà
proprio con la prima posta da
esso prevista. Non avrà infatti
più ragione di
esistere la voce dei crediti per
decimi non ancora versati, in
quanto gli stessi devono essere
portati a
riduzione del capitale sociale
emesso. In sostanza, divengono
una posta (in diminuzione) del
patrimonio
netto o meglio ancora dello
stesso capitale che deve
singolarmente evidenziare: il
totale emesso, quanto non
versato e, come differenza, il
versato.
Le immobilizzazioni immateriali
Le stesse sono da considerare
come attività non correnti ma
ben più importante è verificare
come per alcune
delle voci abituali non potrà più
essere mantenuta l’iscrizione tra
le attività. I costi d’impianto e
d’ampliamento devono, per
esempio, essere annullati in
quanto in base agli Ias non sono
iscrivibili in
bilancio. L’impatto di tale regola
potrà essere anche rilevante
considerando che riguarda anche
i costi di
start-up, i costi di addestramento
del personale e i costi di
avviamento di impianti o di
produzione, che
invece fino a oggi potevano, pur
con tutta una serie di limitazioni
e vincoli essere iscritti tra le
immobilizzazioni e non imputati
direttamente a conto economico.
Appare evidente come tale
situazione sia
uno dei punti di maggior
criticità. L’analisi dei bilanci di
non poche tra le nostre imprese
evidenzia infatti un
abituale ricorso alla
capitalizzazione di tali poste.
Considerato che il passaggio
comporterà un totale
azzeramento di queste attività è
facile immaginare come in non
pochi casi lo stesso non sarà
indolore

Che cosa occorre fare per il


passaggio
Secondo l’Ifrs 1 (che è il primo
dei nuovi principi contabili
internazionali in cui sono dettate
le modalità di
adeguamento delle vecchie
contabilità alle regole Ias) è
necessaria la compilazione di
una situazione
patrimoniale di partenza
all’1/1/2004 e non anche di un
conto economico. Più nel
dettaglio si richiede la
compilazione di una situazione
patrimoniale di apertura
all’1/1/2004 (o alla diversa data
di apertura
dell’esercizio 2004/2005); il
bilancio dell’esercizio 2004 (o
2004/2005); il bilancio
dell’esercizio 2005 (o
2005/2006)
Le attività
Con riguardo alla classificazione
le attività patrimoniali devono
essere suddivise tra correnti (che
in base
allo Ias 1 sono: rimanenze di
magazzino, crediti commerciali,
titoli negoziabili di realizzo
previsto entro 12
mesi, ratei e risconti attivi, cassa
e disponibilità liquide) e non
correnti (ora invece la
suddivisione è tra
immobilizzazioni e attivo
circolante) e medesima linea vale
anche per le passività (in base
allo Ias 1 sono
correnti: i debiti commerciali,
quelli verso il personale e gli enti
previdenziali, quelli finanziari
scadenti
entro 12 mesi, quelli verso
l’erario e vari scadenti entro 12
mesi, i dividendi da pagare, i
fondi per rischi
e oneri con passività da
estinguere entro 12 mesi).
I crediti v/soci per versamenti
ancora dovuti
Passando agli Ias il primo
cambiamento, seguendo lo
schema rigido di bilancio dettato
dall’art. 2424 del
codice civile, si incontrerà
proprio con la prima posta da
esso prevista. Non avrà infatti
più ragione di
esistere la voce dei crediti per
decimi non ancora versati, in
quanto gli stessi devono essere
portati a
riduzione del capitale sociale
emesso. In sostanza, divengono
una posta (in diminuzione) del
patrimonio
netto o meglio ancora dello
stesso capitale che deve
singolarmente evidenziare: il
totale emesso, quanto non
versato e, come differenza, il
versato.
Le immobilizzazioni immateriali
Le stesse sono da considerare
come attività non correnti ma
ben più importante è verificare
come per alcune
delle voci abituali non potrà più
essere mantenuta l’iscrizione tra
le attività. I costi d’impianto e
d’ampliamento devono, per
esempio, essere annullati in
quanto in base agli Ias non sono
iscrivibili in
bilancio. L’impatto di tale regola
potrà essere anche rilevante
considerando che riguarda anche
i costi di
start-up, i costi di addestramento
del personale e i costi di
avviamento di impianti o di
produzione, che
invece fino a oggi potevano, pur
con tutta una serie di limitazioni
e vincoli essere iscritti tra le
immobilizzazioni e non imputati
direttamente a conto economico.
Appare evidente come tale
situazione sia
uno dei punti di maggior
criticità. L’analisi dei bilanci di
non poche tra le nostre imprese
evidenzia infatti un
abituale ricorso alla
capitalizzazione di tali poste.
Considerato che il passaggio
comporterà un totale
azzeramento di queste attività è
facile immaginare come in non
pochi casi lo stesso non sarà
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