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Dirección General de Educación Secundaria,

Formación Profesional y Régimen Especial

CONSEJERÍA DE EDUCACIÓN Y JUVENTUD

ITALIANO

CERTIFICADO DE NIVEL AVANZADO C2


CONVOCATORIA ORDINARIA 2020

COMPRENSIÓN DE TEXTOS ESCRITOS

APELLIDOS: ___________________________ NOMBRE: ________________________


DNI/NIE: __________________________ EOI: ________________________________

INSTRUCCIONES PARA LA REALIZACIÓN DE ESTA PARTE:

DURACIÓN: 75 minutos
 Esta parte consta de tres tareas.
 Lea las instrucciones al principio de cada tarea y realícela según se indica.
 Las respuestas escritas a lápiz o en rojo no se calificarán.
 No escriba en los recuadros sombreados.
 No está permitido el uso de diccionarios u otros medios.
IT C2 20 OR CTE

TAREA 1 TAREA 2 TAREA 3 TOTAL CALIFICACIÓN

PUNTOS / 25 / 10
PRIMO COMPITO (8 x 1 punto = 8 punti) PUNTI
Legga il testo e completi ogni spazio vuoto con le frasi adeguate,
elencate in ordine alfabetico nella tabella sottostante. Per rispondere,
usi le caselle in bianco della griglia che si trova alla fine inserendo la
lettera corrispondente a ogni item. Attenzione: c’è una frase in più. Il
primo spazio vuoto (item 0) è un esempio.

IL ROBOT NON CI TOGLIE LAVORO


Basta investire sulle persone e la tecnologia produrrà posti.

Il rapido progresso tecnologico, dall’automazione delle fabbriche alla diffusione dei robot
intelligenti, alla crescita della digitalizzazione, fino all’intelligenza artificiale, è percepito dall’opinione
pubblica della maggior parte dei paesi occidentali come una minaccia profonda al futuro del lavoro.

___[0]___. Sembra che tutti i mestieri e le professioni siano a rischio. Persino la professione di
giudice potrebbe essere a rischio. Uno studio recente dell’economista di Harvard Sendhil Mullainathan
dimostra che gli algoritmi dell’intelligenza artificiale sono in grado di comminare sentenze nei processi
penali meglio del giudice medio, perché riescono a prevedere con più precisione le probabilità di
reiterazione del reato.

Il quadro che emerge dai resoconti dei media, sia in Europa che negli Stati Uniti, è profondamente
inquietante, ___[1]___ . Man mano che i computer diventano più potenti e l’intelligenza artificiale più
sofisticata – si racconta – le aziende si libereranno di un numero sempre maggiore di figure
professionali. Il futuro che viene prospettato, insomma, vede diminuire le possibilità di impiego per la
maggior parte dei lavoratori “normali”, professionisti compresi.

Il bestseller “The Second Machine Age” di Erik Brynjolfsson e Andrew McAfee, esemplifica l’opinione
dominante. Sostiene che il progresso tecnologico, nella sua corsa inarrestabile, lascerà indietro milioni
di persone e che i decenni futuri saranno durissimi per i lavoratori dotati di competenze e abilità
“ordinarie”, ___[2]___.

Non sorprende, allora, che ci sia una preoccupazione profonda nell’opinione pubblica di molti paesi
occidentali. I sondaggi ci dicono che sia in Europa che negli Usa la maggioranza dei cittadini,
___[3]___.

In realtà, il futuro del lavoro è probabilmente meno fosco e certamente più complesso e
interessante di come viene normalmente presentato. Messo in prospettiva storica, il cambiamento
tecnologico che stiamo attraversando in questi anni non è uno dei più profondi.

Nel 1918, esattamente un secolo fa, il 60 per cento della manodopera italiana era impiegata in
agricoltura. Oggi in quel settore resta solo il 5 per cento degli occupati. ___[4]___, nuove industrie e
nuovi mestieri sono stati creati e hanno assorbito i 13 milioni di persone che altrimenti avrebbero
lavorato in agricoltura. Lo stesso discorso vale per l’industria. Nelle fabbriche moderne i robot sono
sempre più diffusi, e si impiegano sempre meno umani.
___[5]___ è più alta oggi rispetto a cent’anni fa. La disoccupazione subisce fluttuazioni cicliche –
cresce nelle fasi di recessione e diminuisce in quelle di espansione – ma non aumenta nel lungo
periodo.

Com’è possibile? Perché nonostante i milioni di posti di lavoro perduti, prima in agricoltura e poi in
manifattura, le economie moderne registrano un tasso di occupazione costante o in crescita?
I motivi fondamentali sono altri e vengono spesso trascurati nel dibattito sugli effetti del progresso
tecnologico. ___[6]___. Da un lato l’automazione si pone come sostituto della manodopera. Molte,
probabilmente la maggior parte, delle tecnologie impiegate sul luogo di lavoro sono introdotte per
risparmiare manodopera. Ma l’automazione ha anche un ruolo complementare alla manodopera, nel
senso che ne aumenta la produttività e di conseguenza accresce la domanda di certe tipologie di

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lavoratori. Il primo effetto produce una riduzione dell’occupazione e dei salari, il secondo un aumento.
In molti casi il secondo effetto è più forte del primo.

Se l’opinione pubblica dei paesi industrializzati nutre sempre più timori nei confronti del progresso
tecnologico è ___[7]___. Il mercato del lavoro non è quindi un soggetto statico e nuovi posti di lavoro
e nuove occupazioni tendono ad emergere e a sostituire quelli perduti.

Va chiarito però che anche se l’automazione non ridurrà il numero totale degli occupati, influenzerà
sicuramente il tipo di posti di lavoro. Negli ultimi trent’anni i maggiori aumenti salariali registrati sui
mercati del lavoro delle economie occidentali sono andati a vantaggio dei lavoratori con alta scolarità,
ovvero quelli con la laurea o il master. Il motivo è che le nuove tecnologie sono più un complemento
che un’alternativa ai lavoratori con alto titolo di studio.

___[8]___. Bisogna quindi investire nella formazione, così che il maggior numero possibile di
lavoratori possa beneficiare dei profondi cambiamenti tecnologici che ci attendono.
Enrico Moretti © la Repubblica, 11 febbraio 2018 (adattato)

A. AL CONTEMPO, LE REGIONI E LE CITTÀ CHE HANNO SVILUPPATO LE ECONOMIE PIÙ


DINAMICHE SONO QUELLE CHE DISPONGONO DI UNA FORTE BASE DI CAPITALE UMANO
B. CIÒ NON SIGNIFICA CHE IL MERCATO DEL LAVORO ITALIANO ABBIA PERSO QUEI POSTI
DI LAVORO IN MANIERA PERMANENTE. TANTO È VERO CHE, NEI DECENNI SUCCESSIVI
C. IN EFFETTI, L’IMPATTO DELLE NUOVE TECNOLOGIE SULL’OCCUPAZIONE NON È
UNIVOCO, MA È DUPLICE, COME HA DIMOSTRATO L’ECONOMISTA DEL MIT DAVID
AUTOR
D. INFATTI, NON È ALLARMATA PIÙ DI TANTO, E FA AFFIDAMENTO SULL’INTERVENTO DEI
GOVERNI PER TUTELARE I GLI INTERESSI DEI LAVORATORI.
E. INFATTI, OGNI GIORNO I MEDIA RIPORTANO ESEMPI DI COME LE
OPPORTUNITÀ DI LAVORO SI RIDURRANNO DRASTICAMENTE NEI PROSSIMI
DECENNI A CAUSA DELLE NUOVE TECNOLOGIE
F. INFATTI, PERCEPISCE IL CAMBIAMENTO TECNOLOGICO COME UNA MINACCIA AI PROPRI
MEZZI DI SOSTENTAMENTO, PIÙ CHE COME FONTE DI OPPORTUNITÀ
G. NONOSTANTE QUESTE PROFONDE TRASFORMAZIONI IN AGRICOLTURA E
MANIFATTURA, IL NUMERO COMPLESSIVO DI POSTI DI LAVORO NON STA DIMINUENDO
NELLE ECONOMIE OCCIDENTALI. IN TUTTI I PAESI SVILUPPATI, LA PERCENTUALE DEGLI
OCCUPATI SULLA POPOLAZIONE TOTALE
H. PERCHÉ DESCRIVE UN MONDO IN CUI LE MACCHINE SOSTITUISCONO GLI ESSERI
UMANI NELLE FABBRICHE E NEGLI UFFICI A RITMO SEMPRE PIÙ ACCELERATO
I. PERCHÉ I COMPUTER, I ROBOT E ALTRE TECNOLOGIE DIGITALI LE ACQUISISCONO A UN
RITMO STRAORDINARIO
J. PERCHÉ I MEDIA E IL DIBATTITO PUBBLICO TENDONO A CONCENTRARSI SULL’ASPETTO
NEGATIVO, IGNORANDO COMPLETAMENTE QUELLO POSITIVO

ITEM 0 1 2 3 4 5 6 7 8

LETTERA E

-3-
SECONDO COMPITO (7 x 1 punto = 7 punti) PUNTI
Legga il seguente testo. Scelga tra le alternative date (a, b, c) l’informazione
corretta e inserisca la lettera corrispondente nella casella in bianco. La prima
frase (0) è un esempio.

L’ARTE CHE GUARISCE LA NOSTRA FERITA


Una proposta di ricostruzione di Gibellina, paese distrutto dal terremoto del gennaio 1968.

Nel gennaio del 1968 un terremoto brutale cancella il paese di Gibellina nella valle del Belice. La
nuova Gibellina verrà ricostruita a 20 chilometri di distanza. Architetti e artisti di tutto il mondo offrono
i loro contributi alla ricostruzione. L’invito verrà rivolto anche ad Alberto Burri, che si reca sul luogo
della tragedia ma non trattiene le sue riserve: preferisce lavorare sulle macerie a cielo aperto della
vecchia città piuttosto che donare un contributo per la ricostruzione di quella nuova. Di lì l’idea del
grande Cretto: una enorme gettata di cemento bianco che incorpora le macerie del terremoto.
Scegliendo di non distanziarsi dall’orrore, Burri mostra la lezione più propria dell’arte: la sua dignità è
tale solo se non evita l’incontro con il reale del trauma. Per questa ragione Burri decide di costruire il
suo Cretto proprio sul luogo dove l’orrore della morte aveva fatto la sua drammatica irruzione. Lo
stesso si potrebbe dire del Guernica di Picasso, che raffigura il terribile bombardamento nazifascista
sulla città basca. Sono due esempi estremi: ci ricordano che l’evento dell’opera d’arte non può che
commemorare la tragedia, non può che continuare ad evocarla.
In questo senso non esiste arte spensierata. Perché il pensiero stesso nasce — come la psicoanalisi
spiega — dalle prime esperienze di incontro con l’assenza. Per Schopenhauer il pensiero sorge da un
vero trauma, da una “spina nella carne” che non smette mai di pungere. E, tuttavia, se il lavoro
dell’arte deve sapere tenere presso di sé la forza del negativo da questa vicinanza deve anche
emergere con ostinazione talvolta ironica, che la morte non può essere l’ultima parola sulla vita. Il
colmo del dolore non ha immagine, né suono e nemmeno può tradursi in parole; la sua esistenza è
sempre nell’ordine dell’irrappresentabile.
Il trauma non si decifra simbolicamente come fosse una metafora ma tende a ripetersi
silenziosamente. Per Freud il colmo del dolore consiste nell’irruzione di una quantità eccessiva di
stimolazioni che offende e destabilizza l’equilibrio dell’apparato psichico e le sue povere difese. Non è
vero che attraverso il lavoro del lutto possiamo liberarci — come credeva invece Freud — dal dolore
della perdita. Ciascuno di noi porta con sé le cicatrici dei suoi dolori, dei suoi morti e delle sue
molteplici separazioni. Camminiamo nel mondo sempre circondati dalle assenze che hanno segnato la
nostra vita e che continuano a essere presenti tra noi. Il lavoro del lutto non ci libera da queste
assenze sempre presenti, ma ci permette di continuare a vivere, di resistere alla tentazione di
scomparire insieme a chi abbiamo perduto.
Se il dolore, come la morte, è senza immagine, senza suono e senza nome, la pratica dell’arte
sorge come un possibile lavoro intorno a questo suo carattere inesprimibile. È questa la lezione di
Burri con il suo Cretto, ma è questa altresì la lezione di tutta la grande arte: l’aspirazione alla forma
sorge sempre da un confronto serrato con l’informe. Ogni artista, come accade nel testo biblico a
Giacobbe, lotta nella sua notte con un nemico mortale che non è altro che quella parte dell’esistenza
che non può essere governata dall’ordine della ragione. Ogni artista si deve misurare col vuoto, con
ciò che non ha forma, non ha un argine stabilito.
Nell’arte contemporanea la barriera della bellezza come difesa fobico-ossessiva nei confronti del
carattere ustionante di questo informe ha ceduto, i suoi veli sono stati strappati. Di qui l’emergenza
dell’orrido, del fondo informe della vita che rischia però di fondare una nuova retorica del brutto.
Questa via dell’arte ha le gambe corte. Se la restaurazione della bellezza sull’informe del trauma non è
più praticabile, allo stesso modo l’esibizione ostentata del brutto non sembra essere all’altezza del
compito più proprio dell’arte. Piuttosto si tratta di mettere in valore proprio lo strappo, lo squarcio del
velo, il luogo da dove l’informe emerge. Con il rischio di sprofondare nel caos dell’informe, al di là del
velo, di autodistruggersi, di rendere impossibile il sentimento estetico come tale. Il gusto per l’orrido
che caratterizza le tendenze egemoni dell’arte contemporanea segue questa direzione destinata ad
una seriale sterilità.

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L’evento della grande arte pulsa ancora quando lo strappo del velo non annichilisce l’evento della
forma, ma la potenzia. Restare prossimi all’inesprimibile, all’eccedenza assoluta della vita e della
morte. Burri aveva visto bene il rischio di separarsi dal luogo della tragedia, di negare la presenza tra
noi dello spettro della morte. Se, infatti, l’arte diventa puro divertissement, provocazione, essa perderà
il suo rapporto particolare col dolore: non accontentarsi di celebrare il visibile e il suo ordine
conformistico, ma discendere nell’abisso del Terrificante, dove incontriamo insieme alle macerie del
mondo, le nostre.
In questa discesa l’artista può indicarci la via in risalita della sublimazione: se la ferita non può
essere curata, se nessun balsamo può guarirla, nessuna maceria, nessun dolore può essere l’ultima
nota sulla vita. L’arte è all’altezza del suo compito quando ci ricorda che se è impossibile continuare è
anche impossibile non continuare. È in questa forzatura che l’arte trova un passaggio stretto: se è
impossibile dimenticare l’urto del trauma, il suo compito non è quello di ripetere il trauma, ma di
elevare il suo urto alla dignità redentrice della poesia.

Testo da “L'arte che guarisce la nostra ferita” © massimorecalcati.it, 12 maggio 2018 (adattato)

0. Per la ricostruzione di Gibellina Alberto Burri C


a) ha presentato un progetto innovativo.
b) offre generosamente i suoi risparmi. 
c) vuole sfruttare materiali già presenti.

9. Il Cretto di Alberto Burri


a) dimostra come l’arte possa insegnare la dignità.
b) è stato ispirato al Guernica di Picasso.
c) scarta il cemento a favore di materiali locali.

10. L’arte, mai libera da preoccupazioni,


a) è conscia di non potere rappresentare il dolore.
b) ricorda la superiorità della vita sulla morte.
c) riesce ad avere la meglio sul pensiero psicoanalitico.

11. I traumi sono onnipresenti


a) ma possono essere rielaborati.
b) se lo psichiatra ne stimola la fuoriuscita massiccia.
c) se tenuti sotto silenzio.

12. La pratica dell’arte


a) incarna le aspirazioni dell’artista.
b) tende a dare forma al disordine.
c) viene riassunta nelle lezioni tenute da Burri.

13. Nell’arte contemporanea l’utilizzo della bruttezza


a) aiuta ad allontanare le fobie.
b) è ciò che resta una volta rimossi tutti i veli.
c) mostra delle limitazioni conoscitive.

14. La missione della grande arte


a) è esprimersi al limite della forma.
b) è indenne alla sopraffazione.
c) è quella di essere conformista.

15. L’arte dimostra che il dolore


a) non soffoca la vita.
b) scalfisce la bellezza della poesia.
c) spinge l’arte in un cammino obbligato.

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TERZO COMPITO (10 x 1 punto = 10 punti) PUNTI
Legga il testo e completi ogni spazio vuoto con la parola adeguata
scelta dalla tabella sottostante tra le quattro opzioni (a, b, c, d)
corrispondenti a ogni spazio. Per rispondere, usi le caselle in bianco
della griglia che si trova alla fine inserendo la lettera corrispondente a
ogni item. Il primo spazio vuoto (0) è un esempio.

MIGRARE SULLA NUVOLA


Perché il cloud spinge l’evoluzione digitale

Si fa presto a dire cloud, la nuvola informatica. Le aziende sono sempre più spesso orientate a
mettere il cloud al centro della propria attività e della propria organizzazione. È un digital enabler, cioè
capace di fare da ____[0]____ per la trasformazione digitale in settori diversi.
All’interno di questo grande insieme, ci sono molte combinazioni possibili, che fanno capo a tre
modelli: privato, pubblico e ibrido. Nel primo, i servizi sono ____[16]____ da una specifica azienda e
sono esclusivi. Nel cloud pubblico, invece, un provider offre strumenti, capacità di calcolo e spazi per
____[17]____ documenti a chiunque voglia utilizzarli, in uno spazio condiviso. Assetti diversi, ma con
obiettivi simili: il provider deve essere capace di garantire sicurezza ed elevate prestazioni. L’ibrido può
essere definito come l’ ____[18]____ tra pubblico e privato: un’infrastruttura fatta di risorse on
premise (cioè detenute dal cliente) e in outsourcing (custodite dal provider).
Gli investimenti, spiega l’ultimo Rapporto Anitec-Assinform, sono “ormai trasversali a tutte le
aziende”, ma hanno ____[19]____ una direzione ben precisa: già nel 2017, cloud ibrido e pubblico
concentravano oltre il 60% degli investimenti.
Il futuro sembra andare dunque verso una gestione sempre più aperta, composita e condivisa che,
di conseguenza, ha bisogno di competenze difficilmente ____[20]____ all’interno dell’azienda. Ecco
perché questo trend spinge verso servizi esterni, tra i quali il cloud provider gioca un ruolo decisivo.
Ci sono quindi approcci diversi (privato, pubblico, ibrido) che richiedono scelte strategiche e
competenze specifiche. Il cloud, infatti, non è solo un’infrastruttura ma – in un certo senso – anche un
processo di continua evoluzione. Ciò spesso presuppone passare attraverso una “migrazione”, cioè lo
spostamento di attività da e verso la “nuvola”, nelle modalità più differenti. Le imprese potrebbero, ad
esempio, avere l’esigenza di traslocare dati e servizi dall’ufficio al cloud (cioè dal mondo fisico a quello
digitale). Oppure affidare a un ____[21]____ esterno applicazioni digitali fino ad allora gestite
internamente, migrando da un ambiente privato a uno pubblico o ibrido.
Il tema della migrazione e il ruolo dei provider si pone anche per organizzazioni più mature dal
punto di vista digitale. Un’impresa che ha già adottato servizi in cloud può infatti decidere di cambiare
provider, creando potenziali conflitti: è il cosiddetto “vendor lock-in”. L’organizzazione resta
____[22]____ nei servizi del precedente fornitore, che così finiscono per rallentare la migrazione e, di
conseguenza, ____[23]____ sviluppo e trasformazione digitale. È quello che – in piccolo – succede
ogni volta che si acquista uno smartphone. È più semplice trasferire app e dati solo se il vecchio
dispositivo aveva lo stesso sistema operativo del nuovo.
Le società che guardano al cloud dovrebbero quindi valutare il provider anche alla luce della sua
capacità di evitare ____[24]____ di questo tipo, sia nel passaggio dall’ex partner, sia in previsione di
un’eventuale uscita futura. Ecco perché, all’inizio o strada ____[25]____, serve un cloud provider che
faccia da consulente e non solo da fornitore di tecnologia. Che sia un autista (per correre più veloce)
ma anche una guida (per indicare la direzione migliore).

© www.corriere.it, 2019 (adattato)

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0. a) propulsore b) pulitore c) reattore d) trattore

16. a) forniti b) immessi c) inflitti d) rifilati

17. a) guarire b) incidere c) iscrivere d) salvare

18. a) abbiocco b) intreccio c) ossimoro d) unisono

19. a) afferrato b) dato c) imboccato d) immesso

20. a) reperibili b) smarrite c) triviali d) univoche

21. a) datore b) fornitore c) rifinitore d) untore

22. a) annodata b) annoverata c) impigliata d) irretita

23. a) falciano b) intralciano c) rilanciano d) scalciano

24. a) complicità b) criteri c) grane d) passivi

25. a) facendo b) mettendo c) percorrendo d) usando

0 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25

LETTERA a

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