Sei sulla pagina 1di 10

Tutto è uno

(di Albert Einstein)

"Un essere umano è parte di un tutto che chiamiamo 'universo', una


parte limitata nel tempo e nello spazio.

Sperimenta se stesso, i pensieri e le sensazioni come qualcosa di


separato dal resto, in quella che è una specie di illusione ottica
della coscienza.

Questa illusione è una sorta di prigione che ci limita ai nostri


desideri personali e all'affetto per le poche persone che ci sono
più vicine.

Il nostro compito è quello di liberarci da questa prigione,


allargando in centri concentrici la nostra compassione
per abbracciare tutte le creature viventi e tutta la natura
nella sua bellezza".

Quando ho letto queste citazione ho fatto un po’ fatica a credere che fossero di uno
scienziato.

Om Namaha Shivaya

Vasudeva Kutumbakam

Vasudeva Kutumbakam, è un termine Indù che vuol dire Famiglia Universale, ma può
essere riferita a tutte le religioni, la ritroviamo nel Cristianesimo nel concetto di Fratellanza,
nel Buddismo nel concetto di Compassione, io la tradurrei in senso più largo in Amore
Universale.
Quando parliamo di famiglia siamo abituati a pensare alla nostra famiglia genetica, di
appartenenza, per ognuno di noi è normale amare i nostri cari, i nostri amici, i nostri fratelli
di fede o di esperienza, scegliamo chi amare per simpatia o per similarità, e tutto questo è
giusto, naturale.
Ma noi abbiamo intrapreso una strada che conduce alla liberazione, abbiamo deciso di
seguire i nostri amati Guru, vogliamo la pace in noi e nel mondo, e l’unico modo per
raggiungere i nostri obiettivi è sviluppare l’Amore, la Compassione, la Tolleranza, la
Fratellanza, la Verità, dobbiamo essere una Famiglia non dobbiamo fare una famiglia,
quando parlo di amore penso sempre all’amore che una madre ha per il proprio figlio, e chi
ha provato questo sa di cosa parlo. L’Amore di una madre è totale, incondizionato, non si
aspetta nulla in cambio, e qualsiasi colpa avrà il figlio questo amore non diminuisce.
Universale non vuol dire conformare, al contrario è diversità, l’universo non potrebbe
esistere senza la diversità, senza gli opposti. Una volta Morishita in un suo discorso disse
che il mondo è come un quadro con tanti colori e sfumature, e la bellezza sta proprio nella
combinazione dei diversi colori, un mondo monocolore perderebbe il suo fascino.
Gli uomini hanno tentato in vari modi di unire gli uomini per diversi scopi, le ideologie
politiche, sia di destra che di sinistra, ci hanno provato ma hanno fallito, perché la
motivazione era materiale, sappiamo che la politica se fa felici alcuni rende infelici altri,
anche le confraternite religiose in qualche modo falliscono perché se accettano chi
abbraccia la stessa fede, rifiutano chi non lo fa, tempo fa ho conosciuto un Evangelista,
notai che tra loro usano l’appellativo di fratelli, gli chiesi “ io che cosa sono?” mi rispose:
creatura di Dio”. Finché alla base dell’unione non c’è l’Amore tutte le forme di
congregazioni sono destinate a fallire perché non sono delle vere fratellanze, da un lato
uniscono ma dall’altro discriminano.

Quando Guruji ci invita a guardare gli altri, le piante, il cibo e persino i nostri dolori, non fa
altro che invitarci ad osservare con il cuore, a riconoscere che non c’è nessuna differenza
tra l’osservatore e l’osservato, che intimamente tutto è connesso, Tutto è Uno.
E quando riusciamo ad aprire il nostro cuore un fiume di lacrime di gioia sgorga dai nostri
occhi perché finalmente riconosciamo chi siamo veramente, e tutto ciò ci riempie di gioia.

Nei vangeli Gesù invita in molti modi i suoi discepoli all’Amore fraterno, dando esempio
vivente di come amare. Gesù parla spesso di un Padre comune e tutti siamo fratelli, se
riconosciamo la nostra origine in Dio Padre, per forza dobbiamo riconoscere che siamo
tutti fratelli, e non soltanto quelli della stessa fede, ma anche i nostri nemici. “ se amate
quelli che vi amano che merito ne avete, anche i pagani fanno lo stesso”. Parla spesso di
condivisione, tanto è vero che le prime comunità cristiane vivono nella condivisione dei
beni, io penso che il più grande insegnamento di Gesù è l’Amore, quell’amore
incondizionato che non si aspetta nulla in cambio, che tutto perdona.
Amore è anche servizio, Gesù servitore del mondo e soprattutto dei più bisognosi,
nell’ultima cena diventa ultimo e lava i piedi dei suoi discepoli, mostrando la via. Il suo
Amore è estremo, totale sino a dare la propria vita per l’umanità.
L’Amore e la Fratellanza è il fondamento dell’insegnamento di Gesù, e dovrebbe essere
l’aspirazione ultima di tutti i Cristiani, anche se purtroppo, guardando intorno ci accorgiamo
che così non è, a partire da quanti fra noi si sentono Tali, siamo sempre presi dal nostro
personale, dai nostri problemi, dal nostro gruppo, da tutto ciò che è racchiuso nella sfera
del nostro personale.

Nel Vangelo leggiamo:


Lc 10,25-37 : In quel tempo, un dottore della legge si alzò per mettere alla prova Gesù:
“Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?”. Gesù gli disse: “Che cosa sta scritto
nella Legge? Che cosa vi leggi?”. Costui rispose: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo
cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo
tuo come te stesso”. E Gesù: “Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai”. Ma quegli, volendo
giustificarsi, disse a Gesù: “E chi è il mio prossimo?”. Gesù riprese: “Un uomo scendeva
da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi
se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella
medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte. Anche un levita, giunto in
quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli
accanto lo vide e n’ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio
e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il
giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e
ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. Chi di questi tre ti sembra sia stato il
prossimo di colui che è incappato nei briganti?”. Quegli rispose: “Chi ha avuto
compassione di lui”. Gesù gli disse: “Va’ e anche tu fa’ lo stesso”.

Nel Buddismo troviamo la Compassione, essere compassionevole verso tutti gli esseri
senzienti è uno dei principi del Budda, il voto del Bodhisattva ne è una dimostrazione, Lui
che sulla soglia del Nirvana, del perfetto riposo nella Luce rifiuta di entrare e rimane
facendo voto di non entrare nel Nirvana finché una sola traccia di dolore esiste nel mondo,
questo è il modello ideale di tutti i Buddisti. La compassione va al di là dell’amore, siamo
portati a pensare alla compassione come qualcosa di triste, mesto, in occidente quando
parliamo di compatire pensiamo subito che è una cosa disdicevole, usiamo dire “poverino
lo dobbiamo compatire” ma in realtà è uno stato d’essere che va al di là dell’amore;
Amore è volere il bene dell’altro, ed è una qualità naturale degli uomini ma finché non
maturiamo questo con la meditazione, la preghiera, la pratica spirituale, rimane limitata
solo ad alcune persone o cose che ci stanno accanto, che sentiamo vicini.
L’Amore cosi detto con la “A” maiuscola è l’Amore Universale, per tutto ciò che ci circonda
indipendentemente dal rapporto che questi hanno con noi.
La Compassione non è solo volere la felicità per gli altri ma è sentire la sofferenza degli
altri e fare tutto il possibile per alleviare tale infelicità.

Il Dalai Lama in una intervista afferma: “Se ritorno per un momento al bodhisattva, che
per noi è l'essere ideale, colui che può ambire al nirvana, l'assoluto riposo nella luce, ma
che rifiuta di giungervi, che preferisce restare in contatto con questo mondo sofferente per
venire in suo aiuto o, in altre parole, che non potrà trovare il suo vero riposo finché una
traccia di dolore sussisterà nel mondo, se noi prendiamo questo ideale come modello, non
basta leggere regolarmente i sùtra. Non è sufficiente domandare: dove si trova questo o
quel bodhisattva. In quale direzione mi devo prosternare? Che cosa gli devo dire?”
Ride e aggiunge:
“Questo bodhisattva dobbiamo produrlo in noi stessi. Se mi dico, con convinzione, che
il mio compito è di mettermi al servizio degli esseri, per un periodo di tempo che nulla può
determinare, che può anche non avere fine, questo richiede una determinazione piena e
integra. Senza un io molto forte, questa determinazione è impossibile.”

Nel Sanatana Dharma uno dei principi fondamentali è Vasudeva Kutambhakam, tradotto
vuol dire Famiglia Universale, ma non è altro che sviluppare il senso di appartenenza
all’universo, tutto è uno, e questa realizzazione cambia tutta la nostra vita, i rapporti con gli
altri, il nostro vivere quotidiano.
Tutti i Guru della tradizione vedantica indicano la suprema via dell’Amore come la più
elevata, dobbiamo passare attraverso la conoscenza per sviluppare il valore comune a
tutte le pratiche spirituali, dobbiamo passare attraverso la mente per arrivare al cuore,
anche se a volte, per alcuni, questo passaggio non è obbligatorio.

Alla domanda “Qual è il più alto ideale che può essere conseguito sulla terra, da tutti i
membri di una società, simultaneamente?”
Ramana Maharshi rispose: “La promozione di Universalità e Fratellanza è il più alto ideale
di una società.
Con la Fratellanza Universale, regna la Pace Universale; e il mondo intero viene a
somigliare a una singola casa.”
Guruji nel corso di base ci fa scoprire le sette verità, affinché con la mente possiamo
meglio capire chi siamo, come funzionano alcuni meccanismi che ci fanno gioire o soffrire,
quale il nostro mondo e chi lo crea, come scoprire la gioia della meditazione e come vivere
meglio il momento presente, le regole per avere successo in tutto ciò che facciamo e qual
è l’atteggiamento davanti all’insuccesso ( scopo, volontà e responsabilità del risultato ), la
nostra vita che è nostra solo per modo di dire, in quanto molto spesso è una storia
raccontata dagli altri, e alla fine, per questo lascia più spazio nel corso di approfondimento,
che in realtà senza gli altri non siamo nessuno, siamo tutti in relazione, siamo untuttuno
con l’universo, ed attraverso il corso avanzato ci guida alla scoperta di questa grande
verità, questo è Vasudeva Kutambhakam, tutto è uno, noi siamo tutto, ed il servizio è la
più alta forma di spiritualità, vogliamo raggiungere l’illuminazione dobbiamo passare dal
servizio, vogliamo entrare nel regno di Dio dobbiamo passare per il servizio, vogliamo
essere felici è dal servizio che dobbiamo passare. Tutti i più Grandi esseri sono stati al
servizio dell’umanità, chi è stato più servizievole è stato ricordato tra i grandi, potremo
citare tanti, tutti i nostri amati Guru, Santi e Illuminati sono vissuti e vivono nel servizio
dell’umanità.

Deepak Chopra in un intervista dice:


Quando parliamo di amore per noi stessi, non parliamo di amore per il nostro ego, o per
l'immagine che abbiamo di noi, ma parliamo di intimità con una parte più vasta di noi
stessi. Una volta arrivati a questa parte di noi stessi che è il fondamento del nostro essere,
riconosciamo l'esistenza dì un'intelligenza che governa l'attività della nostra mente e del
nostro corpo. E quando ci sintonizziamo maggiormente con essa, ci rendiamo conto che si
tratta della stessa intelligenza che governa l'attività di tutte le menti e di tutti i corpi,
nonché, in effetti, di tutto l'universo.
Questo significa sperimentare coscientemente l'unita di tutto ciò che esiste. Ed è quando
sperimentiamo questa unità che siamo innamorati. Ed essere innamorati è la nostra
condizione originaria. E trovare questa condizione originaria significa superare la paura
della mortalità, che è alla base di qualsiasi altra paura.
La coscienza dell'unità del tutto è questo stato di consapevolezza in cui sai veramente, a
livello di esperienza, che tutti noi siamo un'unica cosa, che l'osservatore e la cosa
osservata, l'amante e l'amato, colui che conosce e l'oggetto della sua conoscenza sono
tutti lo stesso essere, sia pure in guise diverse. La coscienza dell'unita è l'intelligenza che
in realtà fa di noi un'unica cosa, ma che si differenzia nell'apparente separazione che
esiste tra di noi".

- E qual’è il collegamento tra l'amore e l'energia che collega ogni cosa?

- "L'amore è il mezzo per trovare questo collegamento”

- Dunque, quando ci innamoriamo, si apre davanti a noi una porta che conduce a questa
consapevolezza?
"Quando qualcuno si innamora per la prima volta, entra in contatto con lo spirito. Dentro di
sé, perde le abituali certezze, il che costituisce uno dei primi modi di esplorare l'ignoto, che
è spirito. Chi è innamorato si distacca dalle cose mondane, triviali. E' pervaso da un senso
di meraviglia, è più esposto, più vulnerabile, ma anche più spensierato, più allegro. Sono
questi i segni del fatto che, in realtà, sta sperimentando una connessione con lo spirito. E'
anche uno stato d'innocenza.
“Pensi a un bambino".
Ed è l'essere nel momento presente.
"Quando si è innamorati, si sta nel momento presente. Quando si è allegri e scherzosi, si
sta nel momento presente. Quando si ha l'innocenza, si sta nel momento presente. E in
realtà, è questo l'unico momento che esiste. il momento presente è l'unico che non ha mai
fine. Tutto il resto è nell'immaginazione. E' la nostra immaginazione che ci distoglie
dall'essere innamorati.
- Esistono dei modi per rimanere ininterrottamente in questo stato?
"Sì. Innanzitutto, sentirsi a proprio agio con ciò che si è. Quando cerchiamo di non essere
chi siamo, ci mettiamo addosso costantemente delle maschere, e in questo modo ci
priviamo del nostro fascino. Il nostro fascino deriva dalle nostre contraddizioni, dal sentirci
a nostro agio con le nostre contraddizioni. il nostro fascino deriva dalla sicurezza interiore
che avere delle debolezze non significa essere imperfetti, ma completi. Se si vuote fare
esperienza dell'amore, la prima cosa da fare è sentirsi a proprio agio con se stessi. E' un
altro modo per dire: ama te stesso.
"Ma bisogna anche imparare a non giudicare il comportamento degli altri. Non bisogna
aspettarsi nulla in risposta al proprio atteggiamento amorevole. Quest'ultimo rappresenta
la sua stessa ricompensa. Bisogna credere profondamente di essere degni d'amore.
Bisogna imparare a dare sempre. Se si fa questo, allora ci si sente davvero innamorati".

A conclusione di tutto ciò vorrei, ancora una volta, porre l’attenzione su un fattore unificante
dall’occidente all’oriente, in tutte le tradizioni spirituali, ma anche in correnti filosofiche, che
si dichiarano atee ma che credono nell’umanità e nei valori umani, è evidente che tutti i
precursori, fondatori (loro malgrado) di religioni, avatar, illuminati, maestri, santi e saggi di
tutti i tempi, pongono le basi sull’Amore, la Compassione, la Fratellanza, il Servizio, l’Unione,
senza lo sviluppo di queste qualità nessun discepolo, praticante, ricercatore potrà giungere
alla meta agognata, potremo leggere la vita di tutti i saggi e maestri, fare le austerità più
severe, controllare ogni minima funzione del nostro corpo, passare giornate intere a meditare,
praticare il pranayama sino all’inverosimile, ma se non sviluppiamo queste qualità saremo
solo bravi in queste cose ma non raggiungeremo il paradiso, il nirvana, la buddita, il
satcitananda, il brhamaloka, l’illuminazione, la saggezza, la luce, l’ananda.
Sviluppando queste qualità, non facciamo altro che aiutare la nascita della Famiglia
Mondiale, dove Tutto è uno.
Auguro ad ognuno di noi, indipendentemente dalla pratica che segue di sviluppare questo
senso di appartenenza al tutto, in modo da essere veramente felici e piena di gioia e realizzare,
così, tutti gli insegnamenti di Guruji.

Krishnamurti in “Verità e Realtà” dice:

Qual è nella meditazione il fattore unificante? Questa è una delle cose più necessarie e
urgenti. Gli uomini politici, per quanto possano parlarne, non procureranno questa unità.
Gli ci sono voluti migliaia di anni solo per incontrarsi. Qual è questo fattore? Stiamo
parlando di un tipo di energia totalmente diverso, che non è il movimento del pensiero con
la sua propria energia; tale energia, che non è quella del pensiero, può determinare
questa unità? Per amor di Dio, è questo il vostro problema, no? Unità fra voi e vostra
moglie, o vostro marito, unità fra voi e un altro. Sapete, abbiamo cercato di produrre
questa unità, il pensiero vede che è necessaria e per questo ha creato un centro. Come il
sole è il centro di questo mondo e nella sua luce tutto comprende, così questo centro
creato dal pensiero spera di riunire l'umanità. Grandi conquistatori, grandi guerrieri hanno
cercato di farlo con i massacri. Le religioni hanno cercato di farlo, e con la crudeltà, le
guerre e la tortura hanno prodotto una maggiore divisione. Anche la scienza ha indagato
in questa direzione. E siccome la scienza è accumulazione di conoscenza, e il movimento
della conoscenza è pensiero, che è frammentario, essa non può portare unità.
Esiste un'energia che possa produrre tale unità, tale unificazione dell'umanità? Noi
diciamo che questa energia viene nella meditazione, perché nella meditazione non c'è
alcun centro. Il centro è creato dal pensiero, ma si verifica qualcosa di completamente
diverso, cioè la compassione. È questo il fattore unificante dell'umanità. Essere — e non
diventare compassionevoli, perché questo sarebbe ancora falsità — essere
compassionevoli. Questo può solo accadere quando non vi sia un centro, il centro creato
dal pensiero — il pensiero che spera, creando un centro, di poter produrre unità, qualcosa
come un governo frammentario, una dittatura, una autocrazia, tutti questi sono centri che
sperano di produrre unità. Tutti hanno fallito, e falliranno inevitabilmente. Uno solo è il
fattore, ed è questo senso di grande compassione. E questa compassione c'è quando
comprendiamo tutta la vastità e la profondità della sofferenza. Ecco perché abbiamo
parlato tanto della sofferenza, e non solo di quella di un singolo essere umano, ma di
quella collettiva, dell'umanità. Non cercate di capire al livello di parole o di intelletto, ma
cercate di sentire la cosa da qualche altra parte, nel vostro cuore. E siccome voi siete il
mondo e il mondo è voi, se sboccherà la compassione produrrete unità, non potrete
evitarlo.

FRATELLANZA
di Murshida Dahnya Bozzini - van Gelder

Sentiamo spesso parlare di fratellanza nei più svariati contesti: razziali, religiosi, politici e perfino
negli affari.

Ma cosa sono queste forme di fratellanza e cosa le differenzia ?

L’associarsi negli affari ed in politica è di fatto l’unione di individui per un comune interesse di tipo
materiale.
Sono vere e proprie unioni che hanno lo scopo di proteggere e far sviluppare i loro affari, in genere
a spese di qualcun altro.
Si tratta di vere e proprie alleanze opportunistiche che al variare delle situazioni e delle
condizioni si possono sciogliere molto facilmente, proprio perché si basano su interessi
materiali, quindi transitori.
In questo contesto il termine “fratello “ ha soltanto lo scopo di rafforzare il concetto di unione.
L’ideale di fratellanza religiosa, invece, è più elevato ed unisce gli individui di un certo credo in una
certa pratica religiosa e nel nome di Dio. Seppur con un ideale più elevato, tuttavia anche questa,
mentre unisce alcuni, allo stesso tempo esclude coloro che non seguono quella specifica pratica
religiosa. Questo ha creato molte sette in lotta fra loro.
Quindi, anche questa è una fratellanza che in un modo o in un altro divide.
Ma possono essere definite, visto che in qualche modo dividono gli individui, una vera fratellanza?
La vera fratellanza è una fratellanza universale che unisce, senza distinzioni di sorta, tutti gli esseri
umani nella paternità di Dio.

Tutti i messaggeri che sono venuti sulla terra hanno portato il messaggio di fratellanza universale di
tutti gli esseri umani nella paternità di Dio, senza distinzioni di religione, casta, ecc. e questo è
anche il tema centrale di tutte le grandi religioni.

Questo perché la Fratellanza è un’inclinazione naturale del cuore umano e quindi di tutti gli esseri
umani. Ed è presente nel nostro cuore fin dalla nascita, però è un sentimento che deve essere
coltivato, curato affinché possa produrre i suoi frutti. Perché in questo sta lo scopo della nostra vita.

Non vi è dubbio che la prima forma di fratellanza sia quella di unirsi con un’altra persona per
formare una famiglia. Ma questo è soltanto il primo passo.
In una famiglia è bene che i figli riconoscano nei loro familiari i loro fratelli, ma poi
dovremmo invitarli ad immaginare la loro città, la loro nazione ed il mondo intero come una
grande famiglia.

Nei secoli il concetto di fratellanza ha sicuramente subito un’evoluzione da una dimensione


familiare, ad una feudale per arrivare ad un livello nazionale e di gruppi di nazioni. Però questo,
purtroppo, non ha certo diminuito i conflitti, anzi! Perché è stata mantenuta la tendenza di creare
differenze e di guardarsi l’un l’altro dall’alto in basso con diffidenza e distacco.
I conflitti, purtroppo, sono addirittura peggiorati passando dalla dimensione della “ vendetta
familiare” a vere e proprie catastrofi mondiali.

Proprio nei nostri tempi è di fondamentale importanza comprendere che le basi per uno sviluppo
continuo del concetto di fratellanza sono all’interno della nostra. famiglia. Dove è opportuno
insegnare ai nostri figli che siamo tutti fratelli nella paternità di Dio, senza distinzioni di razza,
credo e casta. Infatti, il miglioramento del mondo dipende in gran parte dallo sviluppo delle
generazioni a venire e l’ideale di fratellanza dovrebbe essere insegnato prima di tutto in casa.
Qual è il modo migliore per insegnarlo?
E’ quello di viverlo noi stessi, diventando esempi per i figli vivendo la fratellanza fra noi genitori e
poi fra genitori e figli, in modo che si crei un sincero sentimento d’amicizia.

Il rischio oggi è che vivendo in una società così frenetica, complessa e competitiva, essendosi
quindi allentati i legami di famiglia non si possa più decidere autonomamente ma ci si comporti
secondo dei modelli che vengono decisi, e somministrati come modelli di riferimento, da altri.
Arrivando così ad agire quindi come degli automi, dei meccanismi nei rapporti familiari senza
essere consapevoli degli effetti che si possono generare a livello individuale ma anche sociale.
E’ importante quindi creare un rapporto di amicizia vera fra i familiari, che ci unisca in un vero
rapporto umano di amicizia, solidarietà e comprensione, sia nei momenti di gioia che di dispiacere.

Ma da cosa nasce quindi la fratellanza?


Nasce dall’amicizia e rappresenta l’Amicizia perfetta.
Abbiamo sentito dalle scritture Buddiste: “ Riconosci come amici veri coloro che sono sempre
servizievoli, eguali nella gioia e nel dolore, coloro che ti indicano ciò che è profittevole, coloro che
sono compassionevoli.”
Questo dovrebbe essere il Ns. atteggiamento verso gli altri in ogni situazione della vita.
La natura ci fornisce continui esempi di quello che è lo spirito di fratellanza.
Un esempio sono gli stormi di uccelli che volano assieme nel cielo, oppure le mandrie di animali
nei campi che vivono e si muovono insieme, vivendo la realtà dell’essere uniti e quindi della
dimensione collettiva.

Questa tendenza è ovviamente presente da sempre in tutti gli esseri umani, anche se vediamo nella
nostra società molto spesso l’affermazione e la diffusione del contrario cioè dell’individualismo e
della competizione, cercando di prendere il meglio degli altri in ogni situazione. Dovremmo invece
comportarci lealmente in ogni situazione o contesto, non soltanto negli affari.
Soltanto nella fratellanza universale l’uomo può essere felice, accettando ed amando completamente
il suo vicino, i suoi simili in una dimensione globale, completa. Questa dimensione porta
soddisfazione a noi e felicità al nostro vicino. A tal proposito le scritture Ebraiche ci indicano: “
Ama il tuo prossimo come te stesso:”
In altre parole la fratellanza crea felicità.

Quando guardiamo la fratellanza da un punto di vista più profondo ci possiamo rendere conto che
nello spirito di fratellanza è nascosta una via verso l’illuminazione ed è la via per sviluppare la
spiritualità. E’ nell’essere utile agli altri che trova un senso la nostra vita, cominciando a
considerare i propri obblighi, mantenendo la propria parola ed essendo sinceri con ognuno.
Le scritture Indù ci indicano infatti che : “ l’essere che Mi vede ovunque e vede tutto in Me non è
mai separato da Me, come Io non sono mai separato da lui.”
Ecco quindi perché la tendenza alla fratellanza sorge dal cuore che è sintonizzato con il
proprio diapason, che è quindi in armonia con se stesso. Abbiamo sentito dalla Divina
Sinfonia che: “ quando il cuore umano prende coscienza di Dio diventa come il mare:
estende le sue onde agli amici e nemici.”
In questo modo il messaggio di fratellanza diventa un messaggio di simpatia e di armonia verso se
stessi e gli altri.

Ecco perché il misticismo promuove la fratellanza universale, ama ogni essere umano e non chiede
quale sia la sua religione o credo, razza o casta. Il Sufi, quindi, riconosce Dio in ogni essere umano
ed in ogni essere vivente; e vedendo Dio vede se stesso in ogni altro essere.
Quando questo sentimento di fratellanza è sorto non si vedono più i difetti e gli errori delle altre
persone e si diventa tolleranti anche verso noi stessi.
Tutti coloro che sono sulla strada spirituale dovrebbero lavorare per diffondere con il proprio
esempio l’ideale ed il messaggio di fratellanza nella Paternità di Dio, che è la strada per il
raggiungimento spirituale.
E’ un processo che si sviluppa progressivamente nel tempo e che richiede la Ns. massima
attenzione, cura ed energia perché possa produrre i suoi frutti.
Abbiamo letto prima dalla Divina Sinfonia:” considero le mie azioni nei riguardi di ogni uomo
come azioni verso Dio ed accetto le azioni di ogni persona nei miei confronti come azioni di Dio”.
Dobbiamo infine anche essere consapevoli che ciò che conta è soltanto ciò che diamo agli altri e
quindi la focalizzazione dei nostri pensieri e delle nostra attività deve essere sul “Tu non io”.
Gandhi e la Religione Universale
Introduzione

Cercare la verità è una naturale aspirazione umana, un risultato dell'intelligenza e della mente
umane: queste qualità rendono gli esseri umani superiori agli animali. Tuttavia, le differenti
condizioni umane rappresentano molte diverse esperienze e conoscenze e queste portano con sé
varietà di vite e reciproche interazioni tra soggetti ed oggetti; ognuno ha, quindi, molti strumenti per
investigare fatti e verità, al meglio delle proprie capacità. Di conseguenza, il riconoscimento delle
realtà e del vero modo di ricercare esse sono i principi generali per fondare una religione, una fede o
un Dharma.
Effettivamente, Buddha stesso insegnò le Quattro Nobili Verità nel suo primo discorso. I molti
fondatori religiosi credevano che la Verità è il solo fenomeno che può soddisfare il naturale
umano desiderio. Loro credevano che lo stato ultimo della felicità della mente è realizzabile, e che
gli esseri umani hanno il potenziale sufficiente per raggiungerlo tramite le proprie esperienze.
Inoltre loro credevano che ogni essere umano è responsabile del piacere degli altri e che il benessere
di un essere umano deve considerare come bene gli altri.
Loro credevano anche che lo stato naturale delle cose è basato su una ed ultima realtà. Per esempio
Buddha dice che la realtà ultima è la vacuità, giacché tutti i fenomeni sono vuoti di un'esistenza
intrinseca in loro stessi. Gesù dice che l'universo è una creazione di un ultimo vero Padre.
Di conseguenza tutti i fondatori religiosi avevano una pura e gentile motivazione e i loro
insegnamenti divennero questa grande risorsa per la felicità umana.
Quindi io credo che rispettivamente ogni religione ha il potenziale di dare gli opportuni
insegnamenti per guadagnare la pace della mente, se seguita come un'eccezionale sentiero
spirituale. Naturalmente ogni essere umano ha il diritto e la possibilità di addestrarsi con tutte
le diverse religioni affinché sviluppi una pratica religiosa organica e personale. Io non intendo dire
né che tutte le religioni dovrebbero essere unificate, né che tutti gli esseri umani dovrebbero
studiare e praticare tutte le religioni. Bensì, io sto sottolineando un importante concetto: le persone
non dovrebbero considerare le religioni come contrapposte l'un l'altra o intoccabili.
Le persone devono considerare le religioni come risorse di felicità e non come la distruzione di
essa.
Ogni qualvolta il nome di una religione diventa sinonimo di distruzione, ciò non accade per causa
della religione o del suo fondatore, ma a causa delle persone che fraintendono il significato e l'uso
della religione.

Ma come portare tutte le differenti religioni insieme negli studi e nella pratica di un singolo essere
umano? Io vorrei spiegarlo qui parlando di Gandhi e della sua vita. Gandhi nacque in una famiglia
Hindu e fu educato sia in Occidente sia in Oriente. Accanto ai suoi studi accademici, egli considerò
la pratica religiosa come un grande compito della sua vita e studiò le differenti religioni ogni volta e
dovunque ne aveva l'opportunità. Egli praticò religioni diverse appena poteva. Noi consideriamo
Gandhi come un mente veramente grande e intelligente, mossa da pura conoscenza umana
Lui credeva che il valore di una religione ha fondamento sulle basilari buone qualità umane. Per
valori umani intendo mente compassionevole e senso del perdono. Se qualcuno fallisce in queste
qualità umane basilari, lui o lei non otterrà mai alcun beneficio da una fede religiosa.
Perciò coltivare i valori umani fondamentali è il primo dovere di una persona religiosa. Le
qualità umane fondamentali sono la porta per iniziare una genuina pratica religiosa.
Allo scopo di raccogliere differenti studi religiosi in una sola vita umana, una persona dovrebbe
capire i concetti delle diverse religioni e, per questo, i seguaci delle varie religioni dovrebbero
incontrarsi e studiare insieme per il beneficio e la comprensione reciproci.
Questa è la principale ragione per cui promuovere il dialogo e gli incontri interreligiosi è molto
importante nel mondo odierno.
Io considero la vita di Gandhi e il suo insegnamento come la migliore via e motivazione per
attuare un così importante compito.
A causa dell'assenza di un'apertura e di buon cuore, molte persone del mondo oggi soffrono per
sentimenti di insoddisfazione, malinconia e senso di insicurezza. Così, promuovere valori umani più
profondi è un insegnamento di cui oggi il mondo ha bisogno.
Inoltre, la promozione di un'armonia tra le diverse religioni è essenziale per sviluppare le umane
qualità. Allo scopo di sviluppare una reale armonia tra le differenti religioni, base di una reciproca
comprensione, noi dobbiamo promuovere maggiore comunicazione e interazione tra quelle diverse
religioni. Perciò oggi il dialogo interreligioso è un compito e un bisogno essenziale.
I valori umani essenziali stanno a significare che per sua natura, effettivamente ognuno ha lo stesso
desiderio di felicità e stesso diritto di realizzarlo. Un'altra verità è che la felicità dipende dall'aiuto
degli altri o dal loro supporto, e dalla loro gentilezza. Quindi, giacché noi siamo esseri umani in una
società umana, dobbiamo vivere nello sforzo comune del reciproco beneficio
Di conseguenza, noi dobbiamo occuparci o dovremmo pensare al benessere degli altri, avere il
cuore aperto e capire la realtà

Gandhi e le religioni del mondo

Consideriamo Gandhi come un uomo universale che aveva una fede costante negli immortali valori
umani e denunciava tutti i tipi di barriere: geografica, razziale, culturale ecc.
Riguardo alle diverse religioni nel mondo egli credeva profondamente che: "Tutte le religioni
hanno una sorgente e nessun uomo ha il diritto di dire che la sua è la migliore, o che sia la sola
vera forma di credo".
L'induismo di Gandhi era una religione con una prospettiva universale. Egli si lasciò influenzare da
tutte le culture, e rifiutò di ridurre la sua eredità culturale a una visione ristretta della vita e degli
eventi
Gandhi credeva nella grandezza di tutte le religioni. Egli dice: "Io credo la verità fondamentale di
tutte le grandi religioni del mondo". Ogni qualvolta Gandhi ne aveva l'opportunità, egli citava le
sacre scritture Hindu, Islamiche e cristiane alle riunioni di preghiera. Gandhi provava a capire e
adottava ogni cosa che trovava essere di valore nelle altre religioni. Lui credeva in tutti i grandi
profeti e santi. Lui proclama: "Il mio induismo non è settario. Esso include tutto ciò che io so
essere il meglio nell'Islamismo, nel Cristianesimo, nel Buddismo e Zoroastrismo".
Gandhi non separava mai la sua religione dal resto della sua vita. Egli dice: "Io non conosco
alcuna religione a parte l'attività umana".
Gandhi era un uomo politico che regolava la sua vita politica sui dettami dei principi morali e
religiosi e in base alla voce della coscienza.
Thomas Matron riconosce un appropriato tributo a Gandhi, quando dice: "Per Gandhi, strano che
possa sembrarci, l'azione politica deve essere la sua vera natura di religioso, nel senso che, essa
doveva essere permeata dai principi di saggezza religiosa e psicologica. Separare religione e politica
era agli occhi di Gandhi "follia", perché per Gandhi, la politica è fondata interamente su una
religiosa interpretazione della realtà della vita e della condizione dell'uomo nel mondo".
Nella prospettiva di Gandhi "Dio" e "Verità" hanno la stessa denotazione. Perciò l'asserzione "Dio
è Verità" può essere convertita semplicemente senza cadere in errore. Il significato psicologico di
questa citazione è rilevante. Dopo "Crossed the Sahara of atheism", Gandhi accettò l'idea di Dio
delle religioni del mondo.

Conclusione

Dalla vita di Gandhi, io sono sicuro che le persone che vogliono trovare la soluzione per l'armonia
delle religioni del mondo, possono imparare il modo migliore per studiare, praticare e promuovere
la pace del mondo e la Fratellanza Universale. ** Geshe Gedun Tharchin(Roma, 1998)**