Sei sulla pagina 1di 7

PROMEMORIA CAPITOLO 1: ANALISI DELLE POLITICHE PUBBLICHE E SCIENZA DELLA POLITICA

1) GLI OBIETTIVI DELLA “POLICY SCIENCE”:una scienza vara e propria nata dopo la 2° guerra
mondiale , gli scienziati studiarono l'attività di governo nella progettazione e realizzazione
delle politiche pubbliche: 2) DEFINIZIONE DI PUBLIC POLICY :il risultato delle decisioni di
governo , anche il non agire è una scelta. Esistono varie scuole di pensiero: LASSWELL:
multidisciplinare / rivolta al problem solving / normativa DYE: qualsiasi cosa un governo scelga
di fare o non fare (evidenzia la SCELTA) JENKINS: inseme di decisioni interralate prese da un
attore o gruppo di attori ,sulla selezione dei mezzi e obiettivi atti al loro raggiungimento
(evidenzia il PROCESSO) ANDERSON: un corso d'azione intrapreso da un attore o da un
gruppo di attori al fine di gestire un problema (evidenzia il CORSO AZIONE e i GRUPPI di
ATTORI) 3) CAPIRE LE POLITICHE PUBBLICHE: le politiche pubbliche sono un fenomeno
complesso che consiste in svariare decisioni prese da individui e organizzazioni, per
approcciarsi bisogna considerare: 1 IL REGIME POLITICO (tipo sistema politico e rapporto con
la società) 2 I FATTORI DETERMINANTI (macro socio-economici ,micro comportamentali) 3 IL
CONTENUTO DELLA POLITICA (regolativa, distributiva , ridistributiva LOWI le politiche
determinano la politica) 4 OUTCOME (valutazione risultato , calcolo costi-benefici) 4) LA
SOLUZIONE DEI PROBLEMI NEL PROCESSO DI POLICY: APPLICAZIONE DI UN MODELLO:
schematizzare il processo di policy con il policy cycle. LASSWELL: sintetizza il 7 fasi ma
inserisce la fase del TERMINE prima della VALUTAZIONE. BREWER: sintetizza in 6 fasi
risolvendo il problema di LASSWELL 5) VERSO IL PERFEZIONAMENTO DEL MODELLO DEL
POLICY CYCLE: si sintetizza ulteriormente il Policy Cycle ,rapportandolo al Problem Solving il
processo di soluzione del problema. 1 FORMAZIONE DELL'AGENDA (constatazione del
problema) 2 FORMULAZIONE DELLE POLITICHE (proposta di soluzione) 3 PROCESSO
DECISIONALE ( scelta della soluzione) 4 ATTUAZIONE DELLE POLITICHE (attuazione della
soluzione) 5 VALUTAZIONE DELLE POLITICHE (controllo dei risultati) società stessa non è altro
che il complesso di gruppi che la compongono. Quindi il confronto di gruppi dove il governo è
arbitro. E gli attori possono far parte di diversi gruppi contemporaneamente. Il
CORPORATIVISMO sostiene che i ceto intermedi hanno una vita propria oltre a quella degli
individui che la costituiscono. Abbiamo un numero limitato di categorie, riconosciute r
autorizzate dallo stato. 3 STATALISMO: lo stato è visto come attore autonomo dotato della
capacità di definire i propri obiettivi , non necessariamente rispondendo a pressioni dei
gruppi sociali , utilizzando il suo potere in maniera coercitiva. CAPITOLO 3: GLI ATTORI E LE
ISTITUZIONI. LA POTENZIALITA' DELLO STATO NELLA FORMAZIONE DELLE POLITICHE 1)
PROBLEMATICHE CONCETTUALI: gli attori e le istituzioni svolgono un ruolo decisivo nel
processo di policy. Ma anche l'organizzazione della società, dello stato e del sistema
internazionale. 2) GLI ATTORI NEL PROCESSO DI “POLICY”: possono essere di INDIVIDUI che
GRUPPI e sono coloro che prendono parte al processo di policy. Possono essere pubblici o
sociali, anche gli elettori e i partiti politici sono attori ma non prendono parte ai Policy
Subsystem. 1 FUNZIONARI ELETTIVI (stato): Quelli dell' ESECUTIVO ,hanno l'autorità di
governare, fanno parte del governo quindi i Ministri. Quelli LEGISLATIVI controllano l'operato
del governo cioè il Parlamento. 2 FUNZIONARI NOMINATI (stato): Sono quelli che fanno parte
della Burocrazia, sono specialisti e gestiscono questioni relative alle linee politiche. 3 GRUPPI
DI INTERESSE (società): Sono gruppi hanno la conoscenza della materia e le informazioni ,
offrono contributi a campagne elettorali. 4 ORGANIZZAZIONI DI RICERCA (società): Università
e Think Thanks 5 MEZZI DI COMUNICAZIONE DI MASSA: Danno informazione ma possono
anche distorcere. 3) L'ORGANIZZAZIONE STATALE: è il modo in cui lo stato si organizza e
definisce ciò che i suoi amministratori possono fare. Le due dimensioni sono AUTONOMIA/
CAPACITA' 1 IL FEDERALISMO: lo stato può essere unitario o federale ,quello federale prevede
due fasce quella locale e quella centrale, facilità il riconoscimento e l'attuazione delle soluzioni
personalizzate al luogo ma mette vari vincoli nel caso di contestazioni (vedi appelli alle corti e
lungaggini). Gli organi giudiziari sono autonomi incaricati si decidere le questioni
giurisdizionali. 2 L'ESECUTIVO, GLI OGANI LEGISLATIVI E GLI ORGANI GIUDUZIARI:una variabile
istituzionale riguarda il rapporto fra questi tre organismi. Nei sistemi PRESIDENZIALI
l'esecutivo è separato dagli organi legislativi e viene scelto direttamente dagli elettori, ma alle
volte può non avere la maggioranza del parlamento. Nei sistemi PARLAMENTARI , l'esecutivo
può contare quasi sempre sulla maggioranza del parlamento grazie alla disciplina di partito.
Anche in questo caso gli organi giudiziari devono regolare sulla legalità. 3 LA TRUTTURA
DELL'APPARATO BUROCRATICO: Sono i funzionari nominati all'applicazione della Policy.
L'apparato burocratico è più forte se è composto da pochi funzionari competenti con poche
pressioni. E' debole nel contrario. 4) L'ORGANIZZAZIONE DELLA SOCIETA': Sono i gruppi che
non fanno parte dello stato ma che organizzati , incidono sul processo di policy. 1 LE
ASSOCIAZIONI DEGLI IMPRENDITORI: sono associazioni per interesse ed è potente perché
detiene il potere degli strumenti di produzione e quello capitale. Possono finanziare le
campagne elettorali. Esistono le Peack Association (es. confindustria) 2 ASSOCIAZIONI DEI
LAVORATORI: sono i sindacati che spingono facendo pressioni sul governo per ottenere dai
datori di lavoro e difendono i diritti e la sicurezza dei lavoratori. 5) L'ORGANIZZAZIONE DEL
SISTEMA INTERNAZIONALE: Sono le istituzioni internazionali che in qualche modo rendono
permeabili i confini degli stati . Impongono limiti ma danno sicurezza. Sono REGIMI
INTERNAZIONALI reticoli di norme e procedure che regolarizzano i comportamenti e regolano
gli effetti. Possono essere scritti o soltanto convenzioni. 1 IL REGIME INTERNZIONALE DEL
COMMERCIO: Prima GATT (1947) poi WTO (1995) che imponeva la non-discriminazione nelle
pratiche commerciali, riduzione dei prezzi, liberalizzazione limiti i import/export,
l'impossibilità degli stati di dare sussidi ai propri produttori . I rapporti commerciali facilitano
anche gli accordi di pace e alleanze militari vedi NATO. 2 IL SISTEMA FINANZIARIO
INTERNAZIONALE: Con l'accordo BRETTN WOODS (1944) fu istituito il sistema monetario
internazionale cioè prevedere il cambio fisso delle valute nazionali verso il DOLLARO. Poi
entrò il sistema del tasso di cambio variabile (1989). L' FMI è il fondo monetario internazionale
dove possono attingere alcuni stati in necessità , aprendo le loro frontiere e svalutando la
propria moneta. L' IDE sono gli investimenti diretti esteri , sono investitori e imprese di
un'altro stato, dannosi perché possono portare i proventi nei propri stati. 3 GLI EFFETTI DELLE
ISTITUZIONI INTERNZAIONALI: Di solito l'intervento delle istituzioni internazionali abbassano il
potere di Policy del paese, l'apertura agli scambi è una debolezza ma può essere compensata
da una razionalizzazione interna dell'economia. Facilita i rapporti di pace e umanitari. FAO
UNESCO ONU CAPITOLO 4: GLI STRUMENTI DI “POLICY” 1) CLASSIFICAZIONE DEGLI
STRUMENTI DI POLICY: Gli strumenti sono i mezzi di cui gli stati dispongono per realizzare le
politiche, esistono di vario tipo. Volontari, misti, coercitivi. 2) STRUMENTI VOLONTARI:
coinvolgimento minimo dello stato , i governi decidono di NON AGIRE riguardo ad un
problema perché ritengono venga gestito meglio dalla società. 1 LA FAMIGLIA E LA
COMUTITA': La famiglia e la comunità si fa carico di problemi direttamente. Come la cura per
gli anziani. 2 LE ORGANIZZAZIONI DI VOLONTARIATO: Persone spinta da puro istinto di
volontà e missione e impegno . Se troppo grandi possono essere istituzionalizzati a a carico
dello stato. 3 INTERAZIONE FRA POLITICA ED ECONOMIA: per superare i problemi del
determinismo economico e tecnologico, gli studiosi hanno integrato le variabili politiche ed
economiche in una nuova “ECONOMIA POLITICA DELLE POLITICHE PUBBLICHE”. Quindi
l'economia possiede dinamiche proprie occasionalmente alterate dalle politiche pubbliche. 3
IDEE E IDEOLOGIA: questa teoria si basa sul concetto che gli individui hanno una propria
ideologia che si riversa sull'interpretazione delle politiche pubbliche. Quindi i problemi risolti
in governo non sono originati su base oggettiva o materiale (economica) ma formulati nella
realtà dal dibattito pubblico e privato. 3) RICONCETTUALIZZARE IL PROCESSO DI FORMAZIONE
DELL'AGENDA: per capire il processo di formulazione dell'agenda bisogna capire in che modo
il governo reagisce alle richieste di Policy della società. Negli anni '70 nel FUNNEL OF
CAUSALITY si sosteneva che ciascuna delle variabili si “annidava” all'interno dell'altra , quindi
considerava tutte le variabili economiche/tecnologiche/ideologiche. 4) PROCESSI TIPICI DI
FORMAZIONE DELL'AGENDA: secondo Cobb e Elder esistono due tipi di agenda: 1 AGENDA
SISTEMICA (o pubblica): agenda di discussione, si compone di tutti i problemi che vengono
comunemente ritenuti degni di attenzione dai membri della comunità politica. 2 AGENDA
ISTITUZIONALE (o formale): agenda di intervento, si compone solamente dei problemi ai quali
il governo ha deciso di dare seriamente attenzione. Da qui inizia il processo di Policy. Secondo
Cobb e Elder le ISSUE vengono proposte, se ne specificano le soluzioni, si espande il supporto
alle ISSUE, se ha successo entra nell'agenda istituzionale. Ma non è detto che le ISSUE si
muovono i questo senso esistono altri modelli in base al regime politico che prendiamo in
considerazione: 1 OUTSIDE INITIATION MODEL (regimi PLURALISTI) :un gruppo che non fa
parte del governo espone un problema, tenta di allargare l’interesse verso la issue ad altri
gruppi per guadagnarsi un posto nell’agenda pubblica allo scopo di creare sui decision
makers una pressione tale a portare la issue nell’agenda istituzionale e quindi ad essere presa
in considerazione. 2 INSIDE INITIATION MODEL (regimi CORPORATIVI): Le proposte vengono
sollevate all’interno del governo o in gruppi vicini al governo . La questione si allarga a gruppi
che possono avere un qualche interesse sul tema al fine di creare una pressione per il suo
inserimento nell’agenda istituzionale. Il pubblico non viene mai coinvolto. Si cerca di tenere
fuori il problema dall’agenda pubblica. 3 MOBILIZATION MODEL(regimi TOTALITARI): Le issue
vengono inserite dal governo nell’agenda politica senza necessità di espandere il consenso su
un problema reso ufficialmente noto. Il pubblico può essere tenuto all’oscuro della politica
fino al suo annuncio formale .E’ importante espandere l’appoggio alla nuova politica perché
per realizzarla occorre il favore del pubblico. Molte volte l'appoggio è guidato. 4
CONSOLIDAMENTO: Si ha quando il governo avvia il processo di soluzione di un problema
pubblico per cui l'appoggio popolare è già esteso. Allo stato basta consolidare l'appoggio
esistente e proseguire con l'attuazione delle politiche. Oppure, secondo Kingdom ,in base alla
natura del Problema e quindi da tre FLUSSI di variabili, che incontrandosi generano la
FINESTRA DI POLICY (cioè l'entrata nell'agenda istituzionale) 1 FLUSSI DI PROBLEMI:
percezione del problema come problema pubblico, la necessità di intervento del governo e le
esperienze dei governi passati 2 FLUSSI DI POLITICHE: consiste nell'esame delle possibili
soluzioni da parte degli esperti ed analisti. 3 FLUSSI DI POLITICA: si compone dai fattori di
mutamenti dell'opinione pubblica, ricambio Policy Fosus, i membri di questa community sono
mossi da coscienza e competenza e non a fini materiali. 3) CLASSIFICAZIONE DEI
SOTTOSISTEMI DI “POLICY”: esistono vari tipi di classificazione di Policy Community e Policy
Network: POLICY COMMUNITY: 1 COMUNITA' EGEMONICA : quando gli attori statali e sociali
sono d'accordo sui parametri di un problema. 2 COMUNITA' IMPOSTA : quando esiste un
EPISTEME (conoscenza certa) dominante ma i membri della società non sono d'accordo 3
COMUNITA' DI PARI SENZA LEADERSHIP: quando c'è consenso ma non c'è un EPISTEME
dominante. 4 COMUNITA' ANARCHICA: quando non c'è accordo ne EPISTEME dominante.
POLICY NETWORK: 1 NETWORK BUROCRATICO: quando le principali interazioni dei membri si
verifica all'interno dello stato. 2 ISSUE NETWORK: quando le maggiori interazioni si verificano
tra un ampio numero di attori sociali. 3 NETWORK STATALISTI PARTECIPATIVI: quando gli
attori statali svolgono un ruolo primario ma sono dominati da attori sociali non organizzati. 4
NETWORK PLURALISTI: quando il sottosistema è composto da molti attori , tra i quali
dominano quelli statali. 5 NETWORK CLIENTARE: quando lo stato domina l'attore sociale. 6
NETWORK CATTURATO: quando l'attore statale domina l'attore sociale. 7 NETWORK
TRIADICO: quando due attori sociali si confrontano con lo stato ma è lo stato a dominiare. 8
NETWORK CORPORATIVISTA: quando attori sociali si confrontano con lo stato e lo dominano.
CAPITOLO 7: IL PROCESSO DECISIONALE NELLE POLITICHE PUBBLICHE. OLTRE IL
RAZIONALISMO, L'INCREMENTALISMO E L'IRRAZIONALISMO 1) DEFINIZIONE DEI CONCETTI: Il
Decision Making (processo decisonale) è la parte più prettamente politica del processo di
policy. Brewer e De Leon lo definiscono come la scelta tra le alternative di policy generate e i
possibili effetti sul problema in esame, è prettamente politico e si focalizza su una sola scelta
di intervento. Diminuisco ancora gli attori coinvolti partecipano solo politici e funzionari del
governo. 2) MODELLI DECISIONALI: i principali sono quello razionale (usato ambito economico
e usato nell'arena pubblica) e quello incrementale (un modello politico applicato alle politiche
pubbliche) 1 IL MODELLO RAZIONALE (origine economica): si presuppone che l'individuo si
“razionale” e segua un preciso schema (stabilire un obiettivo per risolvere il problema,
elencare tutte le strategie, prevedere le conseguenze, scegliere una strategia). Secondo
questo modello i problemi andrebbero risolti in modo scientifico e razionale. Il critico più
eminente fu il premio Nobel Simon che riconobbe delle difficoltà in questo modello in quanto
i decision makers non possono conoscere in anticipo le conseguenze (RAZIONALITA'
LIMITATA) 2 IL MODELLO INCREMENTALE (origine politica): ha avuto origine da Charles
Lindblom ,in questa teoria si considera il reale comportamento dei decision makers in
situazioni pratiche. Alla fine queste decisioni porterebbero ad un risultato fattibile più che
auspicabile. In questo caso i cambiamenti saranno lievi e incrementali , passo per passo.
Questo modello esclude risultati rivoluzionari o ambiziosi. 3 IL MODELLO DEL BIDONE DELLA
SPAZZATURA: March e Olsen proposero questo modello che negava anche la limitata
razionalità concessa dall' incrementalismo. Il termine è voluto per far intendere la volontà di
abbattere la razionalità del processo. 3) UN MODELLO BASATO SUI SOTTOSISTEMI: Per
coniugare i modelli sopracitati John Forester sostenne che esistevano 5 stili decisionali e
sosteneva che ciò che è razionale per gli amministratori dipende dalle situazioni in cui
lavorano. Questo in base a 5 variabili ( n° di agenti – tipo di ambiente – livello del problema –
tipo informazione – tempo a disposizione). Da questo i vari stili decisionali: 1
OTTIMIZZAZIONE: quando tutto è chiaro e definito come nel modello razionale 2
SOTISFYCING: quando ci sono limitazioni cognitive 3 RICERCA: quando il problema è vago 4
NEGOZIAZIONE: quando più attori gestiscono un problema in assenza di informazioni e
tempo 5 ORGANIZZATIVA: quando ci sono molteplici problemi e molteplici attori con tempo e
informazioni disponibili CAPITOLO 8: ATTUAZIONE DELLE POLITICHE “POLICY DESIGN” E
SCELTA DEGLI STRUMENTI DI “POLICY” 1) DEFINIZIONE DEI CONCETTI: l'attuazione delle
politiche consiste nel processo con cui un programma o una politica vengono attuati, il che
vuol dire mettere in pratica quanto pianificato. Si stabiliscono gli strumenti e si mettono in
azione i burocrati. 2) LA REALTA' DELL'IMPLEMENTAZIONE DELLE POLITICHE: La realtà
dell'implementazione può rivelarsi molto difficile e l'attuazione dei programmi attuati non
potrebbero andare come previsto. Interagiscono la natura del problema (problemi troppo
difficili come eliminare il gioco d'azzardo, diversità dei problemi come violenze familiari e
basso rendimento scolastico che hanno origine varia, la dimensione del gruppo destinatario,
e il livello di cambiamento che dovrebbe portare alla società). Oltre alla natura del problema
anche le trasformazioni sociali , le trasformazioni economiche ,le trasformazioni tecnologiche
e quelle politiche. Anche le risorse disponibili influiscono come il supporto pubblico. Per un
corretto POLICY DESIGN i decisori devono: 1 FISSARE GLI OBIETTIVI DANDO UN ORDINE 2 ,
cioè del rapporto tra obiettivi, spese, risultati. In sostanza indica il rendimento di una politica e
si prefigge di verificarne il corretto funzionamento; valutazione dei processi, cioè dei
meccanismi in cui le strutture si organizzano per portare a compimento il processo, con
l'obiettivo di rendere efficienti i processi stessi in termini di procedure e costi. 2 VALUTAZIONE
GIUDIZIARIA. RIESAME DEI GIUDICI E DISCREZIONALITA' AMMINISTRATIVA: La valutazione
giudiziaria ha come oggetto di analisi gli aspetti più strettamente legali delle modalità con cui i
programmi vengono implementati (messi in opera, resi attuativi). Tali valutazioni vengono
eseguite da organi giudiziari e si occupano di eventuali conflitti tra decisioni del governo e
vincoli costituzionali e/o legislativi, sia al momento della promulgazione che nella fase
dell'attuazione (in Italia la Corte Costituzionale). Rispecchia l'attività di analisi che le
ADMINISTRATIVE COURTS, su loro iniziativa o su richiesta ,esercitano su aspetti legali collegati
alla realizzazione delle policy. 3 VALUTAZIONE POLITICA. CONSULTAZIONI CON IL
SOTTOSISTEMA DI POLICY E IL PUBBLICO: Si cerca in consenso. La valutazione politica non
necessità dell'alta specializzazione tecnica delle due precedenti, e non è riservata ad organi
competenti ma presenta carattere diffuso, e per questi due motivi è di natura parziale e non
coercitiva nei confronti del governo. Fine di questa valutazione è appoggiare i risultati di una
politica o combatterla. Entra in atto solo al momento delle elezioni oppure tramite gli
strumenti tipici della democrazia diretta (referendum abrogativi, art 75 cost, o confermativi,
art 138 cost.), e si avvale di strumenti aggregativi come comitati, forum, blog, etc.
Caratteristica del giudizio esteso è di dare una valutazione aggregata di una politica, senza
poter entrare nei dettagli tecnici che la rendono operativa. viene svolta informalmente da
qualsiasi attore impegnato nel dibattito politico, consumato in arene pubbliche anche Talk
Show, denigrando anche l'attività di governo. I momenti salienti per considerare la
valutazione sono le elezioni e i referendum. 3) L'APPRENDIMENTO: L'apprendimento
rappresenta quella sottofase del processo valutativo attraverso la quale il governo apprende il
giudizio e adatta la politica in base a questo. Secondo Peter Hall l'apprendimento è un
proccesso endogeno tipico dei piccoli policy network e rappresenta un segmento naturale nel
processo di policy necessario ad affinare gli strumenti, mentre per Hugh Heclo è una fase
adattativa di natura esogena che il governo mette in atto in base all'ambiente in cui opera al
fine di ottimizzare la scelta delle politiche da intraprendere e la performance dei
provvedimenti presi. Il primo ha una portata minore e viene anche chiamato lesson-drawing,
il secondo è in grado di trasformare completamente le politiche e viene spesso chiamato
apprendimento sociale. Il LESSON DRAWING: apprendimento di tipo endogeno , interessa
cioè la scelta dei mezzi o tecniche impiegate dai policy makers per raggiungere i propri
obiettivi, da vita a cambiamenti di portata minima. Ad esempio quali strumenti di policy
hanno funzionato e quali hanno fallito. L' APPRENDIMENTO SOCIALE è un apprendimento di
tipo esogeno, può produrre cambiamenti anche molto profondi (paradigmatici) e interessa i
vincoli o le capacità dei policy makers di modificare o cambiare la società. Ad esempio le
politiche di privatizzazione negli anni 80 hanno fatto si di considerare l'inflazione più grave
della disoccupazione, questo fatto dimostra il tipo di apprendimento molto forte. Si avrà:
apprendimento sociale se:(esogeno) alta capacita' amministrativa dello stato e numerosi
legami tra stato e attori sociali valutazioni informali se: bassa capacita' amministrativa dello
stato e scarsi legami tra stato e attori sociali valutazioni formali se: bassa capacita'
amministrativa dello stato e numerosi legami tra stato e attori sociali lesson drawing se:
(endogeno) alta capacita' amministrativa dello stato e scarsi legami tra stato e attori sociali
CAPITOLO 10: STILI DECISIONALI, PARADIGMI DI POLICY E POLICY CYCLE 1) MODELLI
NORMALI E PARADIGMATICI DI “POLICY CHANGE”: quando nelle scienze sociali si parla di
cambiamento vengono enfatizzati i seguenti aspetti: intenzionalità o accidentalità del
cambiamento (ruolo degli imprenditori di policy innovativi, carattere esogeno o endogeno del
cambiamento (apprendimento interno e apprendimento sociale) ,modalità continue e
discontinue del cambiamento. 1 UN MODELLO NORMALE DI POLICY CHANGE E DI STILE
DECISIONALE: Cambiamento in base al lesson drawing ,implica un cambiamento nello stile di
policy. In circostanze normali i problemi di policy sono affrontati all'interno di un contesto
definito dagli approcci già esistenti alla materia in questione , cioè dagli STILI DI POLICY. Ad
esempio ' nuove' iniziative in campo ambientale o industriale con sussidi per andare contro
l'inquinamento sono un modello “normale” di policy change. 2 UN MODELLO
PARADIGMATICO: “PUNCTUATED EQUILIBRIUM”: implica un cambiamento dello stile di policy.
Viene rotto lo stile, c'è discontinuità. Si ha un cambiamento di paradigma. Implica un forte
cambiamento dello stile decisionale, è raro. Forte cambiamento dove gli studiosi prendono
altre direzioni e altri punti di vista. Il PARADIGMA DI POLICY è una costruzione intellettuale
intimamente legata al sottosistema di policy , è fondamentalmente un gruppo di idee proprie
dei membri rilevanti di tale sottosistema che dà forma agli obiettivi generali perseguiti dai
policy makers , al modo in cui essi percepiscono in problema e ai tipi di soluzione che essi
ritengono di poter adottare. Inoltre definisce gli obiettivi ad ampio raggio che stanno dietro le
policy, i problemi che i policy makers devono risolvere per raggiungerli e il tipo di strumenti
che si possono usare per perseguire quelli scopi. IL PROCESSO DI CAMBIAMENTO DI
PARADIGMA: FASE DI AFFERMAZIONE:paradigma stabile, si istituzionalizza un policy
community, c'è un monopolio di policy, accumulazione delle anomalie (processi esogeni) FASE
DI TRANSIZIONE:sperimentazione, frammentazione dell'autorità, crisi del vecchio paradigma.
AFFERMAZIONE DEL NUOVO PARADIGMA:contestazione (politicizzazione del problema),
istituzionalizzazione del nuovo paradigma. Per PUNCTUATED EQUILIBRIUM si intende un
equilibrio punteggiato o discontinuo, il cambiamento viene rappresentato come alternanza
tra lunghi periodi di stabilità con adattamenti incrementali e brevi periodi di stravolgimenti
rivoluzionari. Per PARADIGM SHIFT si intendono avvicendamenti di paradigma quindi un
importate policy change.