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Capire le politiche pubbliche Riassunto capitoli I, II, III “CAPIRE LE POLITICHE PUBBLICHE”

Capitolo 1: “Vedere le politiche pubbliche” Prime definizioni àChe cosa sono le politiche
pubbliche? Le politiche pubbliche sono tentativi messi in atto per fronteggiare un problema
collettivo • mobilitando risorse pubbliche e/o private per avviarne la soluzione, oppure,
all’opposto, • adoperandosi per negarne la rilevanza e accantonare ogni provvedimento. Le
politiche pubbliche sono tentativi messi in atto per fronteggiare un problema collettivo. Ad
esempio, la mancanza di indicazioni chiare e corrette di fianco a un ascensore 1. Prime
definizioni Italia, idea di politica assoluta: “L’azione politica, essendo intesa come il solo tipo di
azione capace di trasformare la società, è anche il solo attraverso cui la vita dell’umanità, o di
una nazione, può essere migliorata in vista di un dato ideale” (Pizzorno, 1993) - politics:
politica nel senso di attività di governo della collettività; - policy: politica nel senso di politica
pubblica o aziendale; cfr pragmatismo americano: una tensione e a un impegno che ci
coinvolgono in quanto individui non completamente liberi di disporre delle nostre vite, perché
legati ad altri da quella comune avventura che è la convivenza entro una stessa epoca e una
stessa società. Questo legame è dotato di una tenacia più forte delle formule politico-
istituzionali in cui si concretizza. le politiche pubbliche sono un modo per collegare tra loro
eventi eterogenei, che: - avvengono in differenti contesti istituzionali - vanno avanti per lunghi
periodi di tempo - hanno molti protagonisti - sono unificati da un dato: sono tentativi per
fronteggiare un problema collettivo (o per lasciare le cose come stanno) In Germania, Francia,
Svezia, Norvegia, Italia, lo studio delle politiche pubbliche per molti anni è essenzialmente
materiale d’importazione. 3 elementi: - le caratteristiche politiche e istituzionali - le teorie che
definiscono la sfera pubblica e le sue articolazioni interne - gli anelli che congiungono il primo
tipo di variabili al secondo, cioè le modalità con cui sapere e potere si incastrano tra loro.
Theodore Lowi (1984): perché non sono esistiti movimenti socialisti in America? - un sistema
partitico che dal 1860 è straordinariamente semplice e stabile - un'architettura costituzionale
basata sulla separazione dei poteri, in cui l'esecutivo ha una propria forte e distinta
legittimazione, ma sempre in un contesto di pesi e contrappesi - il federalismo, con quella che
Huntington chiama 'la promessa della disarmonia' (1981). F 0 E 0 compressione della politics,
a favore delle soluzioni imbastite caso per caso, politica per politica, per evitare che la
complessità si trasformi in paralisi INVECE: ITALIA - Indicatori del ritardo Le grandi
trasformazioni degli anni ‘60 e ’70: - l’avvio e la crisi della programmazione economica, -
l’espansione dell’industria di stato - l’intervento nel Mezzogiorno sono state studiate non dai
politologi, ma da studiosi con altre specializzazioni. Il primo posto spetta ai giuristi : il vero
ponte tra riflessione scientifica e attivo coinvolgimento nella soluzione di problemi di rilevanza
collettiva in Italia è stato costruito e piantonato dalle discipline giuridiche F 0 E 0 Predieri,
Amato, Cassese, Cammelli, Bassanini, Rotelli, Rodotà, Biagi, Treu, … Le cause dell’assenza Nel
caso italiano, il binomio partiti-potere definisce la sfera pubblica in termini che respingono ai
margini un discorso incentrato sulle politiche pubbliche I partiti: “La specificità del ‘caso
italiano’ viene trattata soprattutto nella teoria dei partiti” (Beyme, 1987) F 0 E 0Italia: Peso
della tradizione cinico-realistica italiana: Machiavelli, Mosca, Michels, Pareto F 0 E 0 USA: In
situazioni non patologiche, la dimensione verticale della politica non rimarca un valore fine a
se stesso, ma coglie la necessità di fissare delle precedenze in un mondo che non consente a
tutti di avere tutto ciò che vogliono. Molti organismi nascono con una missione definita in
termini di policy: - Organizzazione mondiale della sanità - Unesco (politiche dell’istruzione) -
Fao (politiche per la sussistenza alimentare) - Programma Ambiente delle Nazioni Unite. Altri
si sono indirizzati decisamente in questa direzione: v. la Banca Mondiale, impegnata in
progetti a sostegno delle economie più fragili e per la riduzione delle condizioni di povertà.
Vantaggi di un approccio policy oriented: “La soluzione collettiva dei problemi tra oltre 160
stati, con sensibilità culturali marcatamente diverse e con memorie storiche divergenti,
sembra dipendere dall’abilità di trascendere le divisioni culturali e storiche, per promuovere
significati condivisi pur nella diversità delle culture e delle ideologie” (Haas, 1990) Il ruolo
dell’Unione europea L’approccio in termini di politiche pubbliche emerge per l’impossibilità di
ricalcare il processo di institution building seguito dagli stati nazionali: - assenza di un nitido
disegno istituzionale - assenza di partiti responsabili e di un’opinione pubblica attenta e attiva
- il criterio elettorale democratico classico - un uomo, un voto - ha avuto un’applicazione
parziale e tardiva. -Il principio di maggioranza nelle decisioni è stato accantonato fin
dall’origine - le scelte sono compiute da organismi che non hanno un potere diretto per
garantire l’implementazione Per quanto paradossale possa apparire, il policy making diviene
la più rilevante fonte di visibilità e di legittimità per l’Unione Europea (Scharpf, 1994) v.
politiche del Carbone e dell’acciaio, politiche agricole, Fondo sociale europeo… “Ciò che si sa
del modus operandi dei comitati consultivi suggerisce l’idea che i dibattiti si sviluppino più in
funzione dei problemi di fondo che delle linee di confine nazionali. Tra funzionari europei ed
esperti nazionali si crea un’importante ‘complicità tecnocratica’ volta ad elaborare soluzioni
pragmatiche anziché difendere posizioni politiche. Quando una questione arriva a livello
politico, prima alla Commissione dei Rappresentanti Permanenti, e poi al Consiglio dei
Ministri, sono già stati messi a punto tutti i dettagli tecnici, e le eventuali modifiche apportate
in queste sedi normalmente non toccano l’essenziale” (Majone, 1994, p. 258) 3. Riferimenti
teorici e metodologici L'interdisciplinarità “Molti problemi nel campo delle politiche pubbliche
sono indisciplinati, e coinvolgono contemporaneamente questioni politiche, economiche,
amministrative e sociali” (Rose, 1989) Allo studioso di politiche pubbliche non si richiedono
tutte le competenze: si richiede la capacità di capire e di integrare gli specifici punti di vista
dell’economista, del giurista, del biologo, del medico… Non un tuttologo, ma un facilitatore
della conversazione tra diversi paradigmi disciplinari, ciascuno legittimo e utile, pur nella sua
parzialità. 4. Linee di ricerca à Come definire una politica pubblica • Il ruolo delle istituzioni
politiche - due posizioni: - ‘governativa’. Dye (1972):‘tutto ciò che i governi scelgono di fare, o di
non fare’ - ‘non governativa’. Easton (1953): “Una politica pubblica (..) consiste in una rete di
decisioni e di azioni che alloca valori” (Lasswell, 1956) “In una società non dominata dal
governo qual è la nostra, molte prescrizioni sono stabilite e attuate fuori dalla macchina che in
una comunità detiene l’autorità” Dahl: (1970) ”La General Motors è un’impresa pubblica tanto
quanto il servizio postale americano Dibattito: ”Il governo degli Stati Uniti può allocare con
autorità valori rispetto alla General Motors, ma non il contrario” (Bealey, 1996) esempi del
contrario: Microsoft ha allocato valori le organizzazioni del volontariato spesso arrivano prima
e meglio dei funzionari pubblici il controllo più efficace della pornografia su internet è messo
a disposizione dalle software houses, non dai governi • Organicità delle scelte e effetti non
previsti - 2 posizioni: - esigente: una policy è "un programma progettato di valori, fini e
pratiche" (Lasswell e Kaplan, 1950) - Onnivora: “Il mondo reale del policy making mostra un
costante influsso reciproco tra propositi e conseguenze inattese, tra obiettivi che esistono a
priori e obiettivi che sono scoperti a posteriori” (Heidenheimer, Heclo, Adams, 1983) F 0 E
0Dye completa la sua definizione chiedendosi: ma i governi sanno quel che fanno? La risposta
è: ”Parlando in generale, no” • Un campo di ricerca, non un oggetto precostituito - gli oggetti di
studio delle scienze sociali sono ‘carichi di teoria’ (theory laden) (Reich, 1988)
L’INDIVIDUAZIONE DELL’UNITA’ DI ANALISI • Confini convenzionali convenzionale non significa
arbitrario, ma basato su criteri che devono essere chiaramente specificati e motivati • Confini
controversi attenzione ai confini intorno ai quali esistono conflitti aperti: - dove finisce la
previdenza e comincia l’assistenza? - dove finisce il diritto all’istruzione e comincia il dovere
della selezione? • Confini mobili : - il confine tra business e politica culturale è cambiato nel
tempo - oggi molti comuni organizzano il tempo libero degli anziani • Confini rivelatori - le
politiche previdenziali ‘cominciano’ con la durata dell’obbligo scolastico I fatti significativi per
dare conto di una politica pubblica possono essere selezionati sulla base di filtri più o meno
porosi “l'Italia non ha una politica del debito, ma continua ad assumere iniziative non solo
scoordinate e spesso inefficaci” “L'Italia non ha una politica delle acque e i progetti per la
privatizzazione non sono dotati di alcun piano industriale, a breve, medio o lungo termine”
Oggi, tendenza a includere: La figura rappresenta i due piani sui quali si basa il discorso sulle
politiche pubbliche. Il piano α rappresenta l’assetto delle “normali” policy studies (studio delle
politiche pubbliche), mentre il piano β, considerato perpendicolare al primo, rappresenta un
punto di vista “diverso” rispetto al tradizionale approccio. 3. Le coordinate del piano α Per lo
studio delle politiche pubbliche, due sono le dimensioni particolarmente rilevanti: • Le finalità
della ricerca; • I metodi; Le finalità di ricerca Vengono distinti due approcci/poli: POLO
PRESCRITTIVO POLO DESCRITTIVO Pone come obiettivo il miglioramento delle politiche,
portando così lo studioso a sottoporre alla prova dei fatti le sue ipotesi facendo del suo
operato una professione al servizio del politico. Tale ricercatore si può porre nei seguenti
modi: • Come ingegnere: il politico, che ha democraticamente scelto i fini, lascia individuare i
mezzi al ricercatore ; • Come medico: il ricercatore ha il compito di diagnosticare una
situazione in modo da lasciare al politico la scelta dell’operazione più giusta da eseguire; •
Come avvocato: il politico vuole dimostrare la ragionevolezza delle sue decisioni davanti agli
elettori; pone come obiettivo lo studio per capire come funzionano i centri di governo e tale
approccio non esclude anche come predire effetti di una politica. Clifford Geertz ha
contribuito notevolmente allo sviluppo di tale approccio distinguendo tra “descrizione sottile”
e descrizione densa”; la prima si soffermerebbe troppo su una mera registrazione degli
eventi, mentre la seconda comprenderebbe dettagli, contesti ed emozioni escluse dalla prima.
Nell’asse prescrittivo/descrittivo si distingue dunque tra lo studio “per il policy making” e lo
studio “del policy making”. Le analisi del primo tipo esaminano i processi di formulazione e di
attuazione dell’intervento pubblico con l’esplicito proposito di migliorarne i risultati o, quanto
meno ridurne i fallimenti, mentre le ricerche del secondo tipo mirano a ricostruire i contorni
dei processi decisionali (esiti, attori, fasi) in modo da formulare modelli più realisti ed incisivi
di come le nostre società più complesse affrontano le situazioni critiche. I metodi della ricerca
si caratterizza in due approcci/poli: POLO INDUTTIVO POLO DEDUTTIVO Raccolta e
valutazione dei dati per conferma o smentita delle ipotesi. Esso è un’inferenza che ha la
probabilità di essere vera dato lo stato del mondo. La raccolta e l’osservazione dei dati in
modo scrupoloso ha permesso a questo approccio di dare un importante contributo alla
peculiarità della disciplina rispetto alle altre discipline tradizionali. Nello studio delle politiche
pubbliche, è il modo di ragionare della sociologia, della scienza politica e della psicologia.
Logica dell’attore sociale; Applicazione di una logica dimostrativa che basa le sue conclusioni
su precise caratteristiche degli attori e dei contesti. Esso si basa sugli assunti economici più
classici. Infatti anche se con finalità diverse (a seconda se si utilizzi un approccio prescrittivo o
descrittivo), il centro di questo polo è occupato dalla razionalità degli attori. In questa ottica
dunque le politiche pubbliche si fondano sul calcolo di vantaggi e svantaggi in situazioni di
conflitto che conduco a scelte (è il modo di ragionare dell’economia). Logica dell’homo
oeconomicus; L’asse induttivo/deduttivo Nello studio delle politiche pubbliche, quindi, gli
approcci che privilegiano l’induzione come strategia di ricerca mirano a decifrare le variabili
che strutturano i reali processi di policy; mentre gli approcci che adottano una strategia di
tipo deduttivo scommettono sulla validità dei postulati e sulla certezza dei percorsi logici. Una
mappa del piano α 4. La collocazione del piano β Nel piano β inseriamo gli approcci che non
trovano posto nel piano α, perché le loro capacità di ricerca non trovano riscontro nelle due
dimensioni del primo piano: • Postpositivista (deliberativo): trova la sua espressione nelle
policy sciences in senso proprio, cioè ragionare in termini di politiche pubbliche che tendono
a gettare un ponte sia verso la teoria critica della società sia verso teorie normative della
giustizia; • Argomentativa: porta ad applicare alle politiche pubbliche approcci basati
sull’analisi delle competenze linguistiche, sul decostruzionismo e sull’ermeneutica; •
(Neo)Pragmatica: rende espliciti i legami tra lo studio delle politiche pubbliche e il più
importante movimento filosofico americano, il pragmatismo, e ne sottolinea il cambiamento
dalle moderne teorie della conoscenza; Fuori dall’asse prescrizione/descrizione È fuorviante
considerare la prescrizione e la descrizione come due orientamenti alternativi sul piano
analitico. • 1946: RAND (Research And Development), intorno alla quale si costituirà la Rand
Corporation, una delle principali think tanks americane. • Anni ’60: “Nuova Frontiera” e
“Guerra Povera”, durante le presidenze Kennedy e Johnson, videro una grande espansione
delle ricerche che riguardano alcuni tipi di indicatori sociali. • Stesso periodo, il segretario alla
Difesa Robert McNamara sperimenta il Plannig Programming Budgeting System (PPBS), un
metodo di gestione delle risorse finanziarie che doveva portare all’eliminazione di sprechi e
inefficienze, trasformando il processo di bilancio in uno strumento per decidere le finalità e i
programmi di governo. • 1978: in California viene approvato il famoso referendum
Proposition 13, ritenuto l’emblema della rivolta fiscale, che comportava una riduzione del 50%
delle imposte locali. • 1981: il presidente Ronald Reagan, durante il suo discorso di
insediamento verso il nuovo orientamento verso l’intervento pubblico, si esprimeva in questo
modo: “Il governo non è la soluzione, ma il problema”. Questa dichiarazione inaugura una
stagione di porte scetticismo sull’intervento pubblico. • Anni ’90: si esaurisce l’ondata liberista
e si sviluppa una sempre più maggiore sfiducia nei confronti degli apparati burocratici, dovuta
dall’inefficienza dei servizi e dal conseguente aumento della spesa pubblica.
L’istituzionalizzazione della “policy analysis” Le think tanks: è un espressione usata per
descrivere la varietà di assetti che questa nazione di inventori e sperimentatori di istituzioni
ha escogitato nel corso del ventesimo secolo per far pesare nelle questioni pubbliche la
competenza tecnica, l’intuizione informale e il giudizio politico [James Smith, 1989]. Esse fanno
riferimento a centri di ricerca permanenti, dotati di un proprio staff, che hanno la speciale
competenza nello studio delle politiche pubbliche. Un ruolo importante è quello di lavorare
intorno agli uffici federali e statali. Perciò le grandi e piccole istituzioni costituiscono un
settore molto dinamico e importante per la produzione di migliaia di rapporti sull’intervento
pubblico. Oltre a queste istituzioni “esterne”, hanno acquisito molta importanza anche le
strutture interne alle istituzioni: • L’esecutivo: nella quale il Presidente può avvalersi di esperti
di policy e di specialisti divisi a seconda della materia; • Nell’università: Berkeley e Harvard; •
Nelle organizzazioni professionali: le associazioni svolgono un ruolo importante per rafforzare
la figura dell’analista di politiche pubbliche; Altri contesti Fuori dagli Stati Uniti, lo sviluppo dei
metodi di analisi delle politiche pubbliche, hanno avuto storie differenti: dovuto ad un profilo
più basso e dall’oggetto dell’analisi raramente definito in termini di politica pubblica. Occorre,
comunque sottolineare l’impegno delle organizzazioni internazionali per l’ampliamento e la
diffusione delle tecniche di valutazione di tipo razionale: importanti sono state l’OCSE e la
Banca Mondiale. Nell’Unione Europea, invece, il principio di valutazione di si è affermato per
l’esigenza di individuare procedure capaci di limitare i conflitti allocativi, cercando di
ottimizzare i criteri di scelta e i processi per l’aggiudicazione delle risorse. Il caso italiano Il
nostro paese si distingue dagli altri per il basso livello di istituzionalizzazione delle pratiche
sull’analisi dell’intervento pubblico, alla cui diffusione in anni recenti non hanno contribuito né
l’amministrazione pubblica centrale, né istituti di ricerca indipendenti. Così si registra
un’enorme difficoltà nel riconoscimento del ruolo di queste procedure rispetto a quello degli
organismi politici. Se comunque questo rappresenta il quadro generale, non bisogna però
dimenticare di segnalare quei casi che vanno in direzione opposta, grazie ai quali è stata
garantita la trasmissione del bagaglio di conoscenze tecniche (know how) nel campo
dell’analisi dei progetti e delle politiche. Nella storia meno recente, un ruolo importante è
stato svolto dagli uffici delle aziende pubbliche, che hanno educato una generazione di
economisti a confrontarsi con l’applicazione dei loro paradigmi a diversi settori dell’intervento
pubblico. Invece, in anni più recenti, occorre ricordare l’impegno del FORMEZ nel promuovere
una approccio di investimenti pubblici nel sud in termini di costi-benefici. L’obiettivo è ridurre
il gap che in questo settore ci separa dagli altri paesi europei e, soprattutto, aumentare la
capacità di spesa delle regioni e degli enti locali meridionali. La partecipazione agli interventi
di politica strutturale promossi dall’UE ha avuto infatti un ruolo molto importante:
nell’allestimento di strutture di gestione a livello centrale e regionale; nella formazione di
esperti per la gestione dei fondi; nel campo ambientale, nel settore pubblico, nella ricerca e
negli istituti privati. 3. Riferimenti teorici e metodologici 4 approcci fondamentali: 1.
Economico Idea guida: l’utilità Funzione del benessere sociale, analisi costi-benefici, ecc… 2.
Sistemistico Idea guida: il modello Scienza del management 3. Le scienze della decisione Idea
guida: la procedura 4. Problem solving e Artificial Intelligence (AL) 1. Approccio Economico Il
ruolo dell’economia Il ruolo dell’economia è fondamentale per il decollo della policy analysis:
l’obiettivo di questa scienza sociale è quella di gestire e distribuire in modo coerente, ed
eguale le risorse pubbliche a disposizione cercando di evitare sprechi e costi elevati. Però può
succedere che per effetto di decisioni politiche alcune persone “vanno a stare meglio”, mentre
altre “vanno a stare peggio”, e bisogna quindi cercare di capire come affrontare questa
situazione. L’ottimo paretiano L’economia affronta questa situazione muovendosi attraverso
un concetto basilare, il criterio di ottimo paretiano: un cambiamento è definito
paretianamente ottimo se nella transizione da una situazione a un’altra 1) ogni individuo del
gruppo va a stare meglio, oppure 2) almeno un individuo del gruppo va a stare meglio, o
nessuno va a stare peggio. Se in una situazione risulta impossibile attuare un cambiamento
senza che qualche individuo nel gruppo abbia un peggioramento, la situazione è definita
ottima o efficiente in senso paretiano [Buchanan e Tullock 1962]. Tale concetto di efficienza
ha in sé applicazioni normative: il concetto di ottimo paretiano si basa infatti sul concetto
dell’invidualismo, perché assegna esclusivamente al singolo il diritto di esprimere preferenze
tra diverse situazioni, per indicare quella in cui si trova meglio. senza curarsi delle
conseguenze per gli altri, comportandosi da free rider. Perciò quando non è possibile
escludere i consumatori, la tendenza è uno sfruttamento eccessivo del bene comune, fino ad
arrivare alla sua distruzione. Monopoli Nei casi in cui esiste un unico venditore di un bene o
un unico acquirente, il loro potere di mercato può essere impiegato per influenzare i prezzi a
cui avviene lo scambio. Pertanto, l’ammontare dei prezzi non rispecchia più i costi marginali, e
l’esito sarà inefficiente. In altre parole, quando uno dei due protagonisti dello scambio, è
costituito da un unico soggetto economico, questi può sfruttare la condizione di vantaggio per
estrarre più risorse di quante potrebbe ricavare in condizioni di concorrenza perfetta.
Concorrenza imperfetta: • Monopolio: una sola grande impresa e barriere ostacolano
l’ingresso di altre imprese nel mercato; • Oligopolio: poche grandi imprese si dividono il
mercato; Asimmetrie informative Nei mercati competitivi, il prezzo di mercato è un indicatore
sintetico delle informazioni rilevanti per le parti coinvolte nelle transazioni. Se le informazioni
rilevanti per lo scambio sono asimmetricamente distribuite tra le parti, allora una di esse gode
di un vantaggio conoscitivo sull’altra parte. La consapevolezza del vantaggio conoscitivo può
dar luogo ad un comportamento opportunistico da parte del contraente che gode del
vantaggio conoscitivo. I comportamenti opportunistici possono generare equilibri inefficienti.
Squilibri distributivi Esistono poi una serie di situazioni che hanno conseguenze distributive
tali da creare un allarme sociale. Nel modello ideale, il mercato competitivo e il meccanismo
dei prezzi aumentano il benessere degli attori perché permettono loro di migliorare la loro
posizione iniziale. Questo a patto che coloro che entrano nelle transazioni di mercato abbiano
una dotazione minima di beni da scambiare. Ma non è sempre così. Funzione del benessere
sociale Per tutti i casi che abbiamo rappresentato, l’efficienza del mercato, ottimo paretiano e
i fallimenti di mercato, vi è la possibilità di scegliere razionalmente quale delle due strade
seguire per cercare di effettuare scelte di allocazione delle risorse correttamente: • La scelta
pubblica: la pretesa di avere come giudizio una definizione oggettiva del benessere sociale è
infondata. Le politiche pubbliche “buone” sono quelle adottate entro procedure di voto
democratiche. Teorie della scelta pubblica ; • La funzione del benessere sociale: “Una funzione
del benessere sociale rappresenta il benessere dell’intera società come funzione delle utilità
degli individui, così come la funzione di utilità rappresenta il benessere di un individuo come
funzione delle quantità di beni che consuma” [Friedman, 1999]. Ciò crea un legame con
l’analisi razionale delle politiche o, più precisamente, l’analisi costi-benefici (ACB), che
rappresenta “lo strumento per eccellenza dell’economia del benessere applicata. L’ACB deve
permettere infatti di valutare se una modificazione nell’allocazione delle risorse è efficiente, se
produce, cioè, detto in termini più generali, un aumento del benessere sociale” [Brosio, 1986].
2. Approccio Sistemistico Le scienze manageriali Oltre ai contributi che abbiamo esaminato, vi
sono una serie di altri approcci accomunati dal fatto di ragione non sull’efficienza allocativa
ma bensì sull’efficienza tecnica (o produttiva). Quest’ultima, a differenza della prima, non deve
giustificare in termini scientifici la scelta degli obiettivi finali, ma si concentra sulla selezione
dei mezzi più adeguati per raggiungerli. All’interno di tale schema di riferimento, il problema
della decisione razionale è impostato in questi termini: se voglio ottenere un determinato
risultato quali variabile devo tenere conto, su quali posso influire o in che modo le devo
modificare. Da queste domande derivano una serie di indicazioni di ricerca strategica: • La
questione da affrontare per isolare con precisione gli obiettivi da raggiungere; • La
costruzione di un modello che rappresenti il corretto sistema su cui intervenire, con
l’individuazione delle variabili più significative; • La verifica delle tipo e delle quantità di risorse
disponibili; • Uso di tecniche di ottimizzazione per raggiungere l’obiettivo con il minor
dispendio di risorse; Ricerca operativa La ricerca operativa è un approccio scientifico all’analisi
dei problemi al decision making. Essa utilizza la matematica e i calcolatori per sviluppare
modelli che permettano di predire le conseguenze associate a scelte alternative e di
determinare la scelta ottima. Il ricercatore operativo analizza un problema reale da diverse
prospettive selezionando i dati disponibili e ricercando risultati applicabili nella pratica. Analisi
dei sistemi L’analisi dei sistemi è l’applicazione della teoria dei sistemi ai processi decisionali.
La teoria dei sistemi è lo studio dell’organizzazione e dell’evoluzione di entità complesse
mediante il ricorso a modelli di tipo matematico. Ragionare in termini di sistema significa
cercare le connessioni tra i vari fenomeni in qualche modo collegabili a un problema a agli
attuali esiti della situazione problematica. Le connessioni sono importanti perché un sistema
è più della somma delle sue singole parti. Il concetto economico di valore attuale permette di
ricondurre ad un’unica unità di misura conseguenze che si verificano in tempi diversi. In altre
parole, ci dice a quante uova oggi corrispondono dieci uova domani. Naturalmente gli
atteggiamenti individuali e l’impazienza possono portare a dare risposte molto diverse a
questa trasformazione dei valori futuri in valori attuali. L’albero decisionale Lo strumento più
potente per l’analisi delle decisioni prende il nome di albero decisionale. La procedura si
divide in quattro fasi: 1. Una situazione problematica è descritta in termini di alternative
effettivamente percorribili. In altre parole, occorre individuare le concrete possibilità di azione
che sono in un rapporto di incompatibilità, perché non possono essere attuate
simultaneamente. Devono comunque esistere almeno due alternative. 2. Le conseguenze
delle diverse alternative sono valutate quantificando le utilità associate a ciascuna delle
evenienze che si possono verificare. nel caso di conseguenze protratte nel tempo, si procede
alla scelta del tasso di sconto e alla trasformazione dei valori futuri in valori attuali. 3. Sono
assegnate le probabilità alle evenienze riportate sui rami dell’albero, in modo che la somma
delle probabilità sia uguale a 1 (100%). 4. Si moltiplicano i valori attuali associati a ciascuna
evenienza per la probabilità ad essa attribuita. L’ordine risultante determina la scelta migliore.
Un esempio molto semplice è dato figura qui sotto. Ammettiamo che io debba acquistare
un’auto e decidere se nuova o usata. La costruzione dell’albero inizia dalla decisione, da cui
dipartono le alternative che ho davanti a me. Per ciascuna di esse devo individuare i rami
degli eventi possibili e precisare i costi e benefici. In questo caso gli aspetti positivi sono
equivalenti perché entrambi i tipi di auto vanno comunque il loro lavoro. Mi concentro quindi
sugli aspetti negativi dati dai costi. Dopo di che devo assegnare ad ogni esito la probabilità che
mi sembra credibile (la somma deve essere 1). A questo punto, avendo tutti gli elementi a
disposizione, moltiplico le probabilità per il valore attuale attribuito ai diversi esiti e per
decidere dovrò confrontare il valore monetario atteso dalle due alternative: • AUTO USATA:
0,5(1000)+0,5(200) = 600; • AUTO NUOVA: 0,1(800)+0,9(400) = 440; In questo caso, visto che i
benefici sono uguali, la decisione riguarda i costi, quindi la soluzione migliore per avere dei
vantaggi è acquistare l’auto nuova (440). 4. Problem solving e Intelligenza Artificiale Problem
solving Intendiamo parlare dell’analisi dei processi decisionali in termini di problem solving,
un’impostazione che fa ruotare la ricerca in torno ad una domanda fondamentale: se ho un
problema, come posso identificare la procedura giusta per risolverlo? In termini molto
semplici, il problem solving comporta l’individuazione di un percorso da uno stato iniziale a
uno stato desiderato, usando qualunque forma di ricerca. Esso indica più propriamente
l’insieme di processi atti ad analizzare, affrontare e risolvere positivamente situazioni
problematiche. Intelligenza Artificiale (AI) Si intende quell’abilità che hanno attrezzature
informatiche di svolgere funzioni e ragionamenti tipici della mente umana: “La gamma delle
cose che un essere umano considera quando prende una decisione non è enorme. Per cui
non c’è ragione perché, pur con le attuali attrezzature informatiche, non dobbiamo aspirare a
ascrivere programmi che simulano il processo decisionale di un elettore, di un parlamentare,
o di un amministratore”. [Simon, 1966]. 4. Linee di ricerca In questa tabella è riportato, in
sintesi, il processo dall’analisi delle politiche. La comprensione del problema • Obiettivi: • Dare
maggiore precisione, concretezza e chiarezza a un problema; • Scomporlo nei suoi molteplici
aspetti; • Darne una prima quantificazione; • Proteggerlo dall’influenza delle mode, dei
pregiudizi, della propaganda; • Rilevanza: • E’ più grave sbagliare il problema che sbagliare la
soluzione; • Strumenti: • Spie del disagio (stampa, internet); • Interviste di gruppo: Focus
group, Brainstorming, Tecnica Delphi, ecc...; La raccolta delle informazioni sul presente e sul
futuro • Obiettivi: • Costruzione di un modello con le principali variabili: • Come evolve il
sistema in assenza di interventi? • Su quali variabili occorre intervenire per riportarlo a
equilibri accettabili? • Quale influenza possono esercitare le varie soluzioni sul tappeto? •
Rilevanza: • Un quadro delle relazioni tra cause e ffetti; 1. Individuazione di tutte le
conseguenze, negative e positive, derivanti dall’adozione di un alternativa di policy; 2.
Quantificazione dei costi e dei benefici in termini monetari e individuazione dell’orizzonte
temporale; 3. Riduzione dei valori futuri al loro valore attuale; 4. Stima delle probabilità e
calcolo delle conseguenze attese; 5. Confronto tra i risultati; Esistono vari criteri per mettere
in relazione i risultati delle due colonne: • Il valore attuale netto: consiste nella differenza
(benefici – costi). Una politica si può considerare efficiente se la differenza è superiore allo
zero, cioè se i benefici > costi; • Il rapporto benefici/costi: consiste nel mettere al numeratore i
benefici e al denominatore i costi. Una politica si può considerare efficiente se il risultato è
superiore a 1; • Il tasso interno di rendimento economico: è il tasso di sconto in base alla
quale il flusso dei costi e dei benefici assume un valore attuale netto uguale a zero. Una
politica si può considerare efficiente se questo valore è superiore al tasso di sconto adottato:
nel caso opposto converrebbe investire le risorse in altri modi. L’analisi multicriterio È un
metodo che permette di prendere in considerazione simultaneamente una molteplicità di
criteri e una molteplicità di preferenze. Inoltre permette di tenere conto dei diversi paesi
assegnati dai diversi attori ai valori in gioco. Per ciò è molto utile per verificare le preferenze
degli attori coinvolti in una decisione. In sintesi, l’ACB richiede che: 1. Un a politica pubblica
abbia un chiaro, singolo obiettivo e un unico criterio per misurare il suo raggiungimento, cioè
l’uso più efficiente possibile delle risorse; 2. Le risorse e le conseguenze delle diverse linee di
policy siano monetizzabili; Ma non sempre è così. Perché le politiche pubbliche possono: 1.
Avere obiettivi molteplici; 2. Avere risorse e conseguenze non esprimibili in termini monetari;
3. Richiedere una valutazione non solo quantitativa, ma anche qualitativa; Misure di efficacia È
la capacità di una politica pubblica di raggiungere i risultati per i quali era stata disegnata. Per
sapere ex ante se una politica pubblica sarà o no efficace, si può ricorrere a questi strumenti:
• Valutazione sperimentale. Si basa allo schema tipico dell’indagine sperimentale, cioè
procede confrontando tra loro situazioni in cui è stato attuato un determinato intervento
pubblico ed altre, del tutto analoghe, ma escluse dal programma sperimentale, in modo da
poterne isolare gli effetti. Gli elementi di un effettivo esperimento sono: • Definizione della
variabile indipendente e di quelle dipendenti; • L’individuazione di un gruppo esposto a
modificazioni della variabile indipendente; • L’individuazione di un gruppo di controllo con
caratteristiche simili al gruppo sottoposto all’esperimento, ma protetto da interventi sulla
variabile indipendente; • La definizione dei protocolli, cioè delle procedure che garantiscono
l’osservazione e la replicabilità dell’esperimento; Ovviamente bisogna comunque fare i conti
con qualche difficoltà, come la possibilità o l’opportunità di manipolare la variabile
indipendente. Altre difficoltà riguardano l’osservazione: • Effetto Hawthorne: afferma che gli
individui cambiano atteggiamento quando sanno di essere osservati; • Effetto Rosenthal:
evidenzia invece come la stesso impianto della ricerca tenda a essere sbilanciato a favore dei
risultati più facilmente spiegabili. In genere i dati che non quadrano vengono sotto rilevati;
Altre ancora sull’effettiva replicabilità degli esperimenti. Invece si è trovato un altro campo
ricerca molto promettente che riguarda la possibilità di compiere simulazioni assistite al
computer. • Analisi secondaria. Utilizza i risultati di studi precedenti come base per
rielaborazioni, quantitative o qualitative. L’obiettivo è approfondire la relazione tra variabili,
andando a recuperare tutte le ricerche in cui esse compaiono simultaneamente. • Misure di
costi/efficacia. Consiste in un metodo intermedio tra quello di efficienza e quello di efficacia.
Viene utilizzato soprattutto quando le risorse sono comunque prestabilite. Misure di equità Si
riferisce alla garanzia di un minimo livello di benefici o di un tetto di costi nella produzione tra
persone, gruppi, o zone. Per definizione, l’analisi dei costi-benefici è basata sul concetto di
efficienza economica aggregata. Però l’ACB non ci dice quali asimmetrie nell’allocazione delle
risorse siano da preferire, perché il criterio dell’efficienza non indica a chi devono aspettare i
costi e a chi i benefici. Questo problema è trattato tramite due concetti: quello dell’equità, e
quello del trade-off (scelta tra due o più alternative, in cui la perdita di valore di una
costituisce un aumento di valore in un’altra). L’equità entra in gioco per evitare che il criterio
economico di efficienza possa portare a dei risultati negativi a livello sociale. Da qui la
questione diventa l’individuazione del migliore trade-off tra i due valori di efficienza ed equità:
“Alla fine, il cliente, l’analista e il processo politico devono decidere a quanta efficienza sono
disposti a rinunciare per ottenere un dato livello di redistribuzione o di qualunque altro
obiettivo”. In altre parole, bisogna cercare di individuare i parametri che permettono di
bilanciare in modo coerente il criterio di efficienza. Il monitoraggio e la valutazione ad itinere •
Obiettivi: • Prevedere i requisiti per una corretta messa in opera; • Sorvegliare la concreta
attuazione della politica; • Rilevanza: • L’approccio top-down (Metodo di analisi finanziaria in
cui le migliori opportunità di investimento vengono individuate analizzando prima la
situazione macroeconomica dei vari paesi, poi per esempio quella dei vari settori industriali e
infine quella delle singole società, in un processo di selezione progressiva) ; • Strumenti: