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Vaccinarsi contro il Covid-19: doveri morali e responsabilità collettiva 30/04/21, 23)25

Vaccinarsi contro il Covid-19: doveri


morali, responsabilità collettiva e
intervento dello Stato
29 Aprile 2021

Vaccinarsi è una responsabilità etica, ma ci sono forti ragioni per


sanzionare tale responsabilità con vincoli legali. Pubblichiamo un estratto
dal volume "Etica dei vaccini. Tra libertà e responsabilità" a cura di Marco
Annoni in questi giorni in libreria per Donzelli.

Vaccinarsi è una responsabilità etica, ma ci sono forti ragioni per


sanzionare tale responsabilità con vincoli legali. Questo non significa
necessariamente rendere illegale il rifiuto del vaccino. Ma significa che un
intervento dello Stato è moralmente non solo giustificato, ma richiesto,
per avere una campagna vaccinale efficace ed equa. Efficacia ed equità
sono indispensabili in una situazione di emergenza come quella della
pandemia attuale. Il successo della campagna vaccinale farà la differenza
fra la vita e la morte di molte persone, sia per le conseguenze del Covid-
19, sia, soprattutto, per le conseguenze devastanti dei lockdown
indiscriminati. Come vedremo, lʼequità non è un aspetto secondario
perché lʼequità non ha soltanto un valore intrinseco, ma anche un valore
strumentale: politiche eque sono anche politiche con maggiori probabilità
di successo.

La relazione tra obblighi morali e obblighi di legge è complicata, ma nel


caso dei vaccini, e del vaccino contro il Covid-19 in particolare, ci sono
forti ragioni per un obbligo etico di vaccinarsi e per una qualche forma di
limitazione legale, almeno per certi gruppi della popolazione, al rifiuto del
vaccino.

Vediamo i due aspetti in sequenza, prima di esaminare la loro relazione.

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Lʼetica ha a che fare con decisioni che coinvolgono gli interessi di altre
persone e della collettività, e non solo gli interessi di chi prende quelle
decisioni. in questo senso, vaccinarsi è una scelta etica perché non
riguarda solo se stessi.

In primo luogo, con la vaccinazione si proteggono gli altri intorno a noi da


malattie infettive che rappresentano rischi elevati per la salute e la vita di
queste persone. Se il Covid-19 ci ha posto davanti in maniera molto
evidente tale pericolo e tale necessità di protezione, non dimentichiamo
che malattie come morbillo o anche lʼinfluenza, per cui vaccini esistono
da decenni, pongono rischi per la salute e la vita soprattutto di bambini
(nel caso del morbillo) e anziani (nel caso dellʼinfluenza). i rischi e costi
individuali dei vaccini sono estremamente piccoli, il danno che si può
prevenire molto grande, e vi è dunque proporzionalità tra ciò che si
richiede allʼindividuo e il beneficio che se ne ricava. Un principio di
prevenzione del danno, cardine della tradizione liberale milliana, unito a
un principio di easy rescue forniscono dunque una prima giustificazione
generale di un obbligo morale a vaccinarsi.

in secondo luogo, con la vaccinazione si contribuisce a un bene pubblico


estremamente importante come lʼimmunità di gregge o, laddove
lʼimmunità di gregge non è raggiungibile (come nel caso del Covid-19
finché la disponibilità di vaccini resta scarsa), si contribuisce a creare un
livello il più alto possibile di immunità a livello collettivo. Questo è lʼunico
modo di proteggere coloro che per ragioni mediche o per limiti di età non
possono (ancora) essere vaccinati in modo sicuro. Come per molti beni
pubblici, anche lʼimmunità di gregge, o in ogni caso un alto livello
collettivo di immunità, richiede uno sforzo collettivo. Qui la responsabilità
è in primo luogo collettiva [1]. Quello di responsabilità collettiva è un
concetto filosofico complesso, sia in termini teorici che in termini di
implicazioni etiche. Senza scendere in troppi dettagli, quello che qui
possiamo dire è che la responsabilità collettiva genera unʼesigenza etica
di distribuire gli oneri in modo equo tra i membri della collettività in

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questione. Esiste un dovere individuale di vaccinarsi perché il mio


vaccinarmi rappresenta il modo di dare il mio equo contributo. Chi non si
vaccina viene meno a un dovere etico di contribuire in modo equo a una
responsabilità collettiva e, nella misura in cui gli altri membri della
comunità creano un livello alto di immunità collettiva, viene meno al
dovere di non fare del free-riding. Lo si vede bene in questa situazione di
emergenza, dove la vaccinazione di massa è giustamente presentata
come la via dʼuscita dalla pandemia, e dove chi rifiuta il vaccino anti-
Covid-19 di fatto non contribuisce allʼuscita dalla crisi, ma beneficia del
fatto che gli altri si vaccinano. Se gli altri non si vaccinassero, ci sarebbe
un costo collettivo aggiuntivo (o da lockdown, o da Covid-19, o da
entrambi) che anche chi rifiuta il vaccino pagherebbe.

Alcuni obblighi morali sono anche obblighi di legge. Questo include


anche obblighi di contribuire in modo equo a certe responsabilità
collettive e a certi beni pubblici. Lo stesso approccio liberale milliano
richiede, in un passo del saggio Sulla libertà di John Stuart Mill forse
meno frequentato del celebre passo sul principio del danno, un dovere
che può essere imposto dallo Stato di condividere in modo equo gli oneri
richiesti a livello collettivo per prevenire danni agli individui [2]. Lʼesempio
più ovvio è la tassazione. Ognuno di noi ha un dovere di pagare le tasse
non tanto perché faccia differenza se una persona in più o in meno le
paga (nella quasi totalità dei casi, non fa alcuna differenza), ma perché è
giusto che ognuno dia il suo equo contributo al bene pubblico (o alle
risorse economiche con cui si finanziano importanti beni pubblici, come
sanità, istruzione, trasporto, e via dicendo). Lʼequità ha un valore
intrinseco, ma anche un valore strumentale. Un sistema equo consente di
minimizzare il cosiddetto problem of assurance: gli individui sono più
inclini a dare il proprio contributo a un bene pubblico se hanno sufficiente
rassicurazione che gli altri daranno il loro contributo allo stesso modo
(per esempio, molti sono meno inclini a pagare le tasse quando vengono
a sapere che altre persone non le pagano) [3]. Lʼintervento dello Stato
può fornire questa rassicurazione nel momento in cui impone penalità per
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chi omette di contribuire.

È vero che non tutti gli obblighi morali si traducono in obblighi legali. Ma
quando il bene pubblico in questione è sufficientemente importante per
la comunità chiamata a produrlo o preservarlo [4], il costo per lʼindividuo
è sufficientemente basso e proporzionato al bene in questione, e cʼè
esigenza che una porzione significativa contribuisca affinché tale bene
sia raggiunto, ci sono forti ragioni per tradurre lʼobbligo morale in un
obbligo legale. Tasse e vaccini soddisfano allo stesso modo queste tre
condizioni. Se accettiamo che queste siano condizioni sufficienti per
giustificare lʼintroduzione di obblighi di legge, allora qualche forma di
obbligo legale di vaccinazione è giustificata nella stessa misura
lʼimposizione della tassazione lo è [5].

In termini generali, tutto questo discorso si applica anche al vaccino


contro il Covid-19, e anzi lʼargomento in questo caso potrebbe essere più
forte che nel caso di altre malattie infettive. il danno che il Covid-19 e le
strette misure anti-Covid che molti paesi hanno indiscriminatamente
imposto hanno prodotto rende il bene pubblico dellʼimmunità a livello
collettivo ancora più importante che nel caso di malattie come il morbillo
o lʼinfluenza.

Ora, lʼobbligo di legge non è necessariamente lʼimposizione di una multa


o, nei casi estremi, il carcere. Ci sono vari modi in cui lo Stato può
intervenire al riguardo, in modo proporzionato a seconda delle
circostanze. Una delle obiezioni più ovvie allʼanalogia sopra riportata è
che la vaccinazione obbligatoria implica una violazione nellʼintegrità
corporea, che sembra molto più grave di qualunque violazione di diritti
individuali che la tassazione obbligatoria implica (ammesso che ce ne sia
una, per esempio il diritto alla proprietà privata). Ma questo varrebbe solo
nel caso in cui lʼobbligo fosse nella forma di un divieto esplicito al rifiuto
della vaccinazione o di forti sanzioni economiche, o addirittura il carcere.
Ma non è necessario arrivare a queste misure.

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Ci sono altri modi meno estremi e più proporzionati in cui lo Stato può
intervenire. nel caso dei vaccini contro il Covid-19, una delle ipotesi più
discusse è il cosiddetto «passaporto vaccinale». Lʼidea è che alcune
libertà individuali – per esempio la libertà di viaggiare, o di viaggiare
senza la richiesta di test negativi, o di accedere a certi mezzi di trasporto
o a certi luoghi pubblici – sono subordinate alla vaccinazione. non cʼè un
obbligo legale a vaccinarsi, ma i diritti fondamentali che i vari lockdown
hanno violato per così tanto tempo verrebbero «restituiti» a condizione
che lʼindividuo sia vaccinato. Eticamente, il passaporto vaccinale è
unʼopzione giustificabile perché il costo dellʼessere vaccinato è minimo e
infinitamente inferiore ai costi sproporzionati e ingiustificabili imposti dal
lockdown. Se quei costi sono stati accettati e da molti considerati
accettabili perché ogni persona rappresentava potenzialmente una
minaccia per gli altri e per il sistema sanitario, allora la libertà individuale è
stata violata precisamente per le ragioni che la vaccinazione
rimuoverebbe. Così, chi pensa che questi lockdown indiscriminati siano
stati proporzionati e dunque eticamente accettabili, non può
coerentemente opporsi al passaporto vaccinale. Ma anche chi ritiene che
queste prolungate violazioni dei diritti individuali per una malattia che è
rischiosa per una minoranza minuscola siano sproporzionati e dunque
non giustificabili deve riconoscere che, dato il costo estremamente basso
del vaccinarsi (se il costo individuale del vaccino anti-Covid-19 non fosse
molto basso, il vaccino non sarebbe stato approvato), anche il rischio di
morte per una minoranza molto piccola rende il passaporto unʼopzione
ragionevole. vedremo però più sotto come queste ragioni potrebbero non
applicarsi al caso dei bambini o agli adulti molto giovani.

Il passaporto vaccinale non viola in modo significativo un diritto


allʼintegrità corporea, non più di quanto il dire a un bambino «se non
mangi le verdure non puoi uscire a giocare» violi dʼintegrità corporea del
bambino. Semplicemente, certe libertà sono limitate dalla scelta riguardo
alla vaccinazione. Si tratta di una limitazione di libertà, ma non di una
limitazione significativa nellʼintegrità corporea. nessuna libertà è assoluta,
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e in condizioni estreme, come lo è questa pandemia, i limiti delle libertà


individuali sono stati fortemente condizionati e ridisegnati legalizzando
violazioni estreme dei diritti individuali, per esempio attraverso il
lockdown. non cʼè ragione di pensare che la libertà di rifiutare i vaccini sia
esente da tale ripensamento. nonostante quello che il desolante dibattito
sulla vaccinazione Covid-19 spesso sembra implicare, il diritto allʼintegrità
corporea, come qualunque altro diritto, non è assoluto e va sempre
bilanciato con altri doveri morali ed esigenze di salute pubblica.

Ora, un problema che il vaccino contro il Covid-19 solleva, e che lo rende


in un aspetto rilevante diverso dagli altri vaccini in uso da più tempo, è
quello dei rischi. Tutti i vaccini approvati per lʼuso rispettano standard di
sicurezza molto alti e i rischi sono estremamente minimi. Tuttavia, due
aspetti vanno considerati.

Primo, lʼapprovazione da parte delle autorità competenti è basata su dati


relativi a trials che hanno coinvolto decine di migliaia di soggetti nelle 3
diverse fasi cui tradizionalmente i vaccini vengono sottoposti, e in un
periodo di alcuni mesi. Mancano, per ragioni evidenti (inclusa lʼurgenza di
avere un vaccino disponibile in tempi brevi), dati sulla sicurezza nel più
lungo termine e su milioni o centinaia di milioni di soggetti. Questi si
potranno raccogliere solo attraverso il monitoraggio degli effetti dei
vaccini durante le campagne vaccinali. Per quanto i rischi di tali vaccini
siano estremamente bassi, non cʼè la certezza assoluta che su milioni o
centinaia di milioni di casi vaccinati non ci sia qualche complicazione
grave o qualche effetto nel lungo termine. dʼaltro canto, questo è un
rischio che consideriamo accettabile nel caso di qualunque altro vaccino
o qualsiasi altro intervento medico nelle fasi iniziali dopo lʼapprovazione.
non cʼè nessun vaccino o farmaco che abbia zero rischi. Questa dunque
di per sé non è una ragione sufficiente per escludere in principio i
passaporti vaccinali.

È vero che anche un rischio molto basso di seri effetti collaterali – per

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esempio, un rischio di 1/5 000 000 – si tradurrebbe in un certo numero


molto probabile di seri effetti collaterali su una popolazione di decine di
milioni. Statisticamente, questo può succedere. Ma questo è un rischio
che comunemente accettiamo e riteniamo giustificato in moltissimi altri
casi, sia in ambito medico sia in altri contesti. Unʼanalogia che può
tornare utile qui è quella con le cinture di sicurezza. Ci sono casi
estremamente rari in cui le cinture di sicurezza causano dei danni o
addirittura causano morti che non sarebbero altrimenti avvenute. Si pensi
per esempio a casi in cui le cinture impediscano a un guidatore di uscire
velocemente da unʼauto in un incendio o in un fiume. Questi casi
succedono, per quanto estremamente rari. E tuttavia, al giorno dʼoggi in
pochi obbiettano non solo alle cinture di sicurezza, ma anche allʼobbligo
delle cinture di sicurezza, perché le cinture di sicurezze salvano
innumerevoli vite umane. di nuovo, se non ci sono buone ragioni basate
sui rischi per obbiettare allʼobbligo delle cinture di sicurezza, non ci sono
buone ragioni basate sui rischi per obbiettare a qualche forma di obbligo
vaccinale [6].

Un problema – e questo è il secondo punto – è che per i soggetti come i


bambini o gli adulti giovani altrimenti sani, per cui il Covid-19 non
rappresenta un rischio elevato, anche un rischio infinitamente piccolo dai
vaccini potrebbe non essere nel loro migliore interesse. Per esempio, il
tasso di fatalità Covid-19 nei bambini fino ai 9 anni è stimato a meno dello
0,0016% [7], che è comparabile a quella della varicella, cioè praticamente
non esistente. Questo costituisce una ragione per esentare questi gruppi
dalla richiesta di passaporto vaccinale. Ma è appunto una ragione fra le
varie considerazioni, sia etiche che epidemiologiche che di salute
pubblica più in generale. Se sia anche una ragione sufficientemente forte,
considerando la complessità della situazione, dipende appunto da come
valutiamo questi altri aspetti. Se il rischio del vaccino, per quanto non nel
migliore interesse dei giovani, è comunque talmente piccolo da essere
proporzionato al beneficio che si otterrebbe attraverso la riduzione del
rischio di contagiare i più vulnerabili, allora il passaporto vaccinale
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potrebbe essere giustificato per i giovani come lo è per i gruppi più


anziani, nonostante che i giovani abbiano poco da guadagnare, e
possibilmente qualcosa da perdere in termini di rischio, da un vaccino
anti-Covid-19 in questo momento (ovviamente, questo tipo di ragioni
diventerà più debole o più forte man mano che acquisteremo dati e
conoscenza circa i benefici e i rischi del vaccino a livello individuale e
collettivo). Tuttavia, se il rischio del vaccino è abbastanza alto (cosa che
al momento pare molto improbabile), qualcuno potrebbe obbiettare che
vaccinarsi è supererogatorio per i giovani, e quindi le ragioni per qualche
forma di obbligo, incluso il passaporto vaccinale, sono molto deboli. in un
articolo pubblicato di recente con alcuni colleghi [8], abbiamo identificato
3 condizioni che devono essere soddisfatte affinché lʼobbligo vaccinale
sia giustificato nel caso dei bambini: la malattia in questione deve
rappresentare una minaccia significativa sia per i bambini che per la
collettività; lʼutilità prevista della misura deve essere superiore allʼutilità
prevista delle misure alternative; il livello di coercizione esercitato deve
essere proporzionato. Se si accettano queste condizioni, cʼè ragione di
pensare che, per via della prima condizione, forme di obbligo vaccinale
per i bambini non siano giustificate al momento, dato lo stato di
conoscenza dei rischi del vaccino contro il Covid-19.

Quando si parla di passaporto vaccinale, unʼaltra obiezione tipicamente


sollevata è quella di possibili discriminazioni verso chi non è vaccinato
[9]. Tuttavia, queste preoccupazioni sembrano più dettate da una sorta di
ideologia dellʼuguaglianza – la stessa [10] che ha portato ai lockdown
indiscriminati invece che selettivi – che da solide ragioni etiche [11].
Vediamo meglio.

Ci sono due tipi di possibili discriminazioni qui: quella verso chi non ha
ancora avuto lʼopportunità di vaccinarsi (per esempio perché non rientra
nei gruppi con alta priorità) e quella verso chi ha rifiutato il vaccino. i due
casi sono molto diversi da un punto di vista etico.

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Nel caso di chi non ha avuto ancora lʼopportunità di vaccinarsi, è vero che
il passaporto vaccinale introdurrebbe una discriminazione. Ma alcune
cose vanno dette.

Innanzitutto, se la discriminazione è significativa dipende da come


decidiamo di agire verso chi ancora non ha il passaporto.

Se queste persone devono stare in uno stato di lockdown o di


impossibilità a muoversi mentre chi ha il passaporto riacquista le proprie
libertà, allora la discriminazione è significativa. Tuttavia, non tutte le
discriminazioni – nel senso di trattamenti diversi di diversi gruppi di
persone – sono ingiuste. A volte sono la semplice conseguenza
sfortunata ma difficilmente evitabile di circostanze fuori dal nostro
controllo (come la disponibilità dei vaccini); se è vero che lʼingiustizia (in
senso letterale) è uno stato creato dalle persone e non da eventi
incontrollabili, allora non ha molto senso dire che questo stato di cose è
ingiusto (se non in senso metaforico). A volte, poi, le discriminazioni sono
ingiuste, ma lʼingiustizia è un inevitabile costo da pagare per raggiungere
un bene più grande – in questo caso la massimizzazione dellʼutilità di
risorse scarse che potrebbero richiedere di dare priorità per i vaccini a
certi gruppi. Una persona giovane potrebbe legittimamente dire che è
ingiusto che, dopo oltre un anno di sacrifici enormi per beneficiare
principalmente gli anziani (gruppo realmente vulnerabile al Covid-19),
adesso gli anziani hanno priorità nellʼaccesso al vaccino e di
conseguenza acquisiscono delle libertà che i giovani ancora non possono
avere. Questo stato delle cose potrebbe essere ingiusto verso i giovani
perché dipende da una precisa scelta circa i gruppi cui dare priorità
nellʼaccesso al vaccino: si sono scelti gli anziani, ma si sarebbe potuto
scegliere diversamente [12]. in ogni caso, anche ammettendo che ci
fosse qualche forma di discriminazione ingiusta, si tratterebbe di una
situazione transitoria di pochi mesi e forse tutto sommato accettabile.

Unʼalternativa, probabilmente più equa, è quella per cui chi ancora non ha

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potuto avere il passaporto vaccinale a causa della più bassa priorità


nellʼordine di accesso ai vaccini viene lasciato comunque libero di
muoversi, ma con dei controlli o restrizioni ulteriori rispetto a chi già ha il
passaporto. Per esempio, richieste di test negativi recenti per accedere a
certi spazi o per viaggiare. Questa strategia è leggermente più rischiosa
perché i test non sono accurati al 100% e in ogni caso è possibile
contrarre il virus appena dopo aver fatto il test, ma vero è che anche i
vaccini non sono 100% efficaci (il passaporto vaccinale non darebbe la
totale certezza che il portatore sia immune e non possa trasmettere il
virus) e che in ogni caso a un certo punto sarà inevitabile dovere
imparare a convivere con dei rischi. Se aspettiamo di avere rischio 0 per
riavere le nostre libertà, non le riavremo mai.

Infine, una terza opzione è semplicemente quella di attendere fino a che il


vaccino sia stato offerto a tutti, o a tutti gli adulti, prima di introdurre i
passaporti vaccinali.

Se questa strategia sia preferibile dipende da quali strategie verranno


impiegate nel frattempo, mentre aspettiamo che la campagna vaccinale
sia completata. La strategia di una continuata restrizione indiscriminata
delle libertà fondamentali finché a tutti è stato offerto il vaccino non pare
giustificabile perché anche la restrizione indiscriminata è ingiusta, per le
ragioni menzionate sopra (ovvero, in termini di giustizia
intergenerazionale). Se lʼalternativa è invece una situazione di quasi-
normalità, come a questo punto dovrebbe essere, questa alternativa è più
accettabile. Senza i vaccini, una situazione di quasi-normalità è una in cui
i gruppi anziani e dunque vulnerabili vengono isolati mentre i gruppi più
giovani tornano alla loro vita normale (e possibilmente contribuiscono
allʼimmunità di gregge contraendo il virus, che è unʼopzione a rischio
relativamente basso per loro). Con i vaccini, la quasi-normalità è quella in
cui tutti gli individui a basso rischio Covid-19 tornano alla vita normale, a
prescindere dal fatto che il basso rischio sia dato dalla giovane età o dal
fatto di essere stati vaccinati.

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Diversa invece è la questione se parliamo di coloro che rifiutano il vaccino


per ragioni non mediche (per esempio, per ragioni ideologiche/religiose,
per opposizione etica ai vaccini, per timori infondati, per la scelta di fare
free-riding ecc.). in questo caso la discriminazione – nel senso neutro del
termine: differenza di trattamento – non sarebbe ingiusta o comunque
eticamente ingiustificata perché, in un contesto di estreme limitazioni di
varie libertà individuali, abbiamo accettato e dobbiamo accettare che
certe libertà non sono incondizionate e anzi sono molto più condizionate
di quanto lo fossero prima. Se questo principio si è applicato finora a
libertà e diritti fondamentali che sono stati violati con il lockdown, non si
vede per cui non si debbano applicare alla scelta riguardo ai vaccini. Così,
che il rifiuto del vaccino comporti certi costi non deve né sorprendere né
scandalizzare. Se almeno alcune delle limitazioni cui siamo stati tutti
soggetti sono considerate accettabili, di sicuro lo è anche la limitazione
associata alla scelta sulla vaccinazione. nella misura in cui le persone
sono lasciate libere di fare le proprie scelte, nella misura in cui la scelta
meno preferita è una scelta comunque sicura e benefica, e nella misura in
cui le condizioni poste sulla scelta sono giustificate da considerazioni di
salute pubblica e bene pubblico, gli individui sono chiamati ad assumersi
la responsabilità delle proprie scelte, il che implica la responsabilità sulle
conseguenze delle scelte. La risultante differenza di trattamento verso
chi rifiuta il vaccino, anche se la consideriamo una forma di
discriminazione nel senso neutro del termine, non è una forma di
discriminazione ingiusta o immorale.

Soprattutto in tempi di crisi estreme, la libertà di fare delle scelte non è


separabile dalla responsabilità per le conseguenze di quelle scelte.

NOTE

[1] A. Giubilini, The Ethics of Vaccination, Palgrave Macmillan,


Basingstoke 2019.

[2] J. S. Mill, On Liberty, The Project Gutenberg, 2011, pp. 140-1 (ed. or.
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Walter Scott Publishing, London 1859).

[3] A. James, Fairness in Practice. A Social Contract for a Global


Economy, Oxford University Press, new York 2012, cap. 4.

[4] G. Klosko, The Principle of Fairness and Political Obligation (1994),


Rowman & Littlefield, Lanham Md 2004 (ii ed.).

[5] A. Giubilini, An Argument for Compulsory Vaccination: The Taxation


Analogy, in «Journal of Applied Philosophy», xxxvii, 2020, 3, pp. 446-66.

[6] A. Giubilini J. Savulescu, Vaccination, Risks, and Freedom: The Seat


Belt Analogy, in «Public Health Ethics», xii, novembre 2019, 3, pp. 237-
49.

[7] R. verity e altri, Estimates of the Severity of Coronavirus Disease


2019: A Model-Based Analysis, in «The Lancet. infectious deseases», i,
giugno 2020, 6, https://doi.org/10.1016/S1473-3099(20)30243-7.

[8] J. Savulescu, A. Giubilini, M. danchin, Mandatory Vaccination in


Children?, in «Journal of Pediatrics», 2021, 10.1016/j.jpeds.2021.01.021.

[9] n. Kofler F. Baylis, Ten Reasons Why Immunity Passports Are a Bad
Idea, in «nature», 21 maggio 2020.

[10] d. R. Lawrence J. Harris, Red Herrings, Circuit-breakers and Ageism


in the Covid-19 Debate, in «Journal of Medical Ethics», 13 gennaio 2021,
doi: 10.1136/medethics-2020-107115.

[11] J. Savulescu J. Cameron, Why Lockdown of the Elderly Is Not Ageist


and Why Levelling Down Equality Is Wrong, in «Journal of Medical
Ethics», 2020, 46, pp. 717-21.

[12] A. Giubilini, J. Savulescu, d. Wilkinson, Queue Questions: Ethics of


Covid-19 Vaccine Prioritization, in «Bioethics», 8 febbraio 2021,

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doi.org/10.1111/bioe.12858.

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