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Modellistica “dal basso” per l’analisi di rischio di contagio da Covid-19

Abstract
La resilienza della società italiana alla pandemia di Covid-19 richiede non solo un approccio Top-Down
guidato dalle Pubbliche Autorità ma anche Bottom-Up (dal basso) in cui la popolazione e le sue articolazioni
(ad esempio le aziende) siano in grado di elaborare risposte comportamentali adeguate.

Da questo punto di vista, è la consapevolezza del rischio di ritrovarsi malati e contagiare il prossimo che può
guidare il comportamento individuale e aziendale in rapporto alla necessità di dover comunque, prima o poi,
riprendere una vita di relazione ragionevole.

A fine, sarebbe opportuno lo sviluppo di strumenti di valutazione del rischio basati su modelli in grado di
valutare l’entità del rischio in situazioni pratiche e quindi specifiche. E’ necessario uno sforzo analitico e
sperimentale nell’ambito di un approccio globale.

1 Occorrono sia risposte rapide che di medio-lungo termine


L’emergenza in cui la società italiana è piombata a partire dal Marzo 2020 pone nuove domande di tipo
fondamentale, si veda ad esempio [1]. Nel breve/medio termine sorgono domande più immediate, di
ordine pratico. La necessità di fornire risposte rapide può cozzare contro l’incertezza dovuta all’assenza di
conoscenze pregresse. Di fatto, nei primi mesi dell’emergenza, i cittadini si sono trovati di fronte a una
situazione di disagio:

1 Una iniziale contraddittorietà di molte fra le indicazioni provenienti dagli esperti, nazionali e
internazionali, per come comunicato dai media.
2 Una scarsità, quando non l’assenza totale sul mercato, di dispositivi di protezione validi (es.: le c.d.
mascherine).
3 L’assenza sul mercato di presidi elementari per la disinfezione, quale ad esempio l’alcool denaturato
(etanolo), che evidentemente non è stato considerata una commodity a rischio penuria.

E’ evidente che questa situazione è frutto di una situazione inizialmente al di sopra delle capacità del sistema.
Pur nell’incertezza, la società italiana ha reagito tutto sommato abbastanza bene, anche con creatività.

Nel breve termine, uno degli aspetti pratici più significativi sarà l’ottimizzazione dell’impiego delle
mascherine protettive, non solo da parte del personale specializzato, che dispone di tutte le conoscenze
necessarie, ma anche da parte del pubblico. Un esame della documentazione reperibile sul web nei primi
mesi dell’epidemia ([2], [3], [4], [5], [6]) ha mostrato che anche nel caso che la popolazione riesca ad accedere
a sufficiente informazione, rimangono molte questioni aperte riguardo, ad esempio, il grado di protezione,
la durata, la possibilità di ri-uso tramite disinfezione. Da questo punto di vista, solo recentemente è stata
pubblicizzata una guida aggiornata da parte dell’ISS (Istituto Superiore di Sanità), che spiega in modo più
ampio come utilizzare le mascherine protettive [8]. Ciò dopo che, vista la penuria, lo stesso ISS ha ammesso
l’utilizzo di mascherine “fatta in casa”, o a queste equivalenti.

Più in generale, mentre le autorità di governo – a livello nazionale o locale – normalmente emettono leggi o
direttive di tipo obbligatorio, le domande fondamentali che un cittadino o un responsabile di azienda o un
amministratore pubblico si pone sono:

 Che tipo di comportamenti e di protezioni devo adottare, per me o per le persone di cui sono
responsabile (legalmente o moralmente)? La differenza è notevole, in quanto l’approccio individuale
consente una certa libertà, l’approccio del “responsabile” richiede tutta una serie di considerazioni

1
aggiuntive, quali il rispetto e l’interpretazione delle normative, il rispetto dei vincoli di bilancio, la
valutazione dei costi-benefici di varie soluzioni, eccetera.
 Che tipo di soluzioni sono effettivamente disponibili, ora e in prospettiva? Infatti, se devo comunque
trovare una soluzione immediata, qualsiasi essa sia, non ha senso investire in modo massiccio in
soluzioni che diverranno magari rapidamente obsolete o inutili.
 Come devo ristrutturare la mia vita, o le attività che coordino, sulla base delle soluzioni di protezione
di cui dispongo?
 Sulla base della mia situazione specifica (relazionale e lavorativa) posso ri-utilizzare i miei dispositivi
di protezione? Dopo quante ore di utilizzo perdono le loro caratteristiche? E se li re-impiego, come
devo agire per ricondizionarli correttamente?
 Per tutto ciò che non è chiaro, devo attendere che un organo certificatore emetta una direttiva
ufficiale, fra mesi o anni, o posso iniziare a muovermi in autonomia?

Dall’inizio di Maggio 2020, il Lock-Down è in fase di sostituzione con la c.d. Fase 2. Durante il Lock-down, la
politica è stata abbastanza restrittiva e di facile interpretazione, ovvero #stateacasa a meno non abbiate
necessità specifiche e certificate di movimento, sanzionabili anche penalmente. La Fase 2 può essere definita
come “ri-organizzatevi mantenendo le distanze”, in attesa della riapertura anche ai collegamenti
interregionali, prevista per il 3 Giugno. In questa fase, ogni cittadino e ogni azienda dovrà prenderà
comunque delle decisioni che non possono essere unicamente basate su un meccanismo Top-Down, che non
potrà ragionevolmente scendere nel dettaglio di ogni situazione. Mentre enti pubblici che non hanno una
immediata importanza per l’economia e la società potranno mantenere una posizione defilata, le aziende e
ditte private dovranno invece comunque riorganizzarsi, ristrutturarsi, o fallire.

Per di più: l’attuale pandemia prima o poi avrà probabilmente termine, sperabilmente prima possibile. Ma
ha dimostrato la presenza di punti di debolezza nelle nostre società. In realtà, l’attuale pandemia non era
“imprevedibile”, di fatto era stata preconizzata seppur in forma di suggerimento in un fumetto edito nel 2011
dalla Comunità Europea ([7]). Ciò indica che una buona strategia da predisporre fin d’ora è di prepararsi
adeguatamente a simili situazioni future. Una ulteriore precauzione è quella di prepararsi a una possibile
“seconda ondata” (e successivi cicli di soppressione/ripartenza) presa in esame nell’ambito di vari studi
modellistici epidemiologici; si veda ad esempio [9], che riporta una evoluzione di medio termine tratta da
[10]. Parte della risposta può essere preparare i cittadini a una esplicita Valutazione del Rischio.

2 Un modello di quantificazione del rischio


Come può un cittadino, o un amministratore, valutare il rischio? Infatti solo da una valutazione del rischio
può discendere un comportamento cosciente e razionale. Base della valutazione del rischio è la sua
quantificazione, che è quindi l’aspetto essenziale che qui interessa.

Come si può quantificare il rischio in termini pratici? Personalmente suggerisco di partire da un approccio
matematico, per quanto possibile accurato ma sufficientemente semplice in modo da poter essere calato
nella realtà concreta.

Un punto di partenza è la definizione del Rischio R come la probabilità di essere contagiato in conseguenza
di una specifica “attività”. Per esempio, una “attività” può essere: “esco di casa; vado al supermercato in
automobile; acquisto generi alimentari e altri beni, incontrando altre persone; torno a casa”. Un’altra
potrebbe essere: “esco di casa; mi reco al lavoro utilizzando mezzi pubblici; eseguo l’attività lavorativa,
incontrando altri colleghi; torno a casa”. Ovviamente, ogni attività può essere scomposta in sotto-attività;
se una sotto-attività ha un rischio trascurabile (es: esco di casa) può essere trascurata nel computo.

Ogni attività implica delle azioni da compiere in un certo tempo: come fatto notare da Erin Brommage in un
celebre articolo divulgativo [11], il concetto di base da utilizzare è:

2
 Infezione significativa = Esposizione al Virus * tempo di esposizione

La quantificazione del Rischio non è altro che un computo esplicito di questo semplice concetto, calato nella
realtà fattuale schematizzabile in modo statisticamente rappresentativo.

Si potrebbe ulteriormente considerare il Rischio come probabilità di essere contagiato in modo fatale; in
modo significativo (con richiesta di ospedalizzazione e a volte, purtroppo, danni permanenti ai polmoni); in
modo pauci-sintomatico; in modo asintomatico. Implicitamente includendo anche il danno, e la diversa
suscettibilità individuale. In questo caso R assumerebbe una caratteristica vettoriale (un vettore di 4
elementi, nella fattispecie). Senza sottilizzare, in linea teorica il modello che personalmente propongo è il
seguente:

1) 𝑅 = 𝑉 ⋅ (1 − 𝑃 ) ⋅ (1 − 𝑃) ⋅ 𝑓 (𝑑) ⋅ (1 − 𝑃 ) ⋅ 𝑆 ⋅ 𝑓 (𝑇)
Dove:

 Il suffisso i contraddistingue il soggetto infettante, il suffisso r il soggetto a rischio


 Vi è la carica virale (viral load) del soggetto “infettante” (o dell’ambiente infettante)
 Pi è la capacità protettiva (in ingresso) o schermante (in uscita) applicata al soggetto infettante, ad
esempio con l’impiego di una mascherina attiva o c.d. “altruista”
 P è la capacità protettiva , o schermante, esercitata da uno schermo, ad esempio un diaframma
interposto fra i soggetti.
 d è la distanza fra i due soggetti. fd(d) una opportuna funzione della distanza.
 Pr è la capacità protettiva, o schermante, applicata al soggetto a rischio, ad esempio con una
mascherina passiva o c.d. “egoista”.
 Sr è la suscettibilità al contagio del soggetto a rischio
 fT(T) è una funzione che dipende dalla durata T del contatto.

Alcune precisazioni e suggerimenti.

 Molti dei fattori sono stocastici. Ad esempio il carico virale di un soggetto o di un ambiente non è
noto a priori. Ma può essere nota, ad esempio sulla base della rilevazione periodica da parte delle
autorità sanitarie, quale è la probabilità che in una certa aerea geografica i “soggetti circolanti”
abbiano un carico virale significativo. Per esempio, attualmente il Ministero della Salute comunica
su base regolare il cosiddetto Indice di Rischio Potenziale, che quantifica per ogni regione la
percentuale di cittadini infetti.
 A parità di “carico virale proprio” di un soggetto infetto, un soggetto che tossisce o starnutisce o
sputa, ha un valore più elevato di Vi. Anche questo aspetto va trattato in modo stocastico.
 Pi descrive le caratteristiche protettive o schermanti introdotte a livello del soggetto “infetto”. Se è
l’ambiente stesso ad essere infetto (ad esempio un ambiente chiuso e affollato, senza ricambio
d’aria) Pi è nullo. Se un soggetto infettante porta una mascherina, ad esempio chirurgica, Pi assumerà
un valore elevato, tendente a 1.
 Se il soggetto infettante si trova all’interno di un ambiente chiuso, ad esempio un’auto con i finestrini
chiusi, P vale 1. Se fra soggetto infettante e soggetto a rischio si interpone uno schermo, P assumerà
un valore intermedio fra 0 e 1. Se il soggetto a rischio si trova dentro un edificio o un veicolo con i
finestrini chiusi, non infettati, P vale 1. Se invece un soggetto a rischio si trova all’interno di un veicolo
infettato, P tende a zero.
 La funzione fd(d) può essere complessa. Potrebbe, ad esempio, tener conto della velocità del vento
e della direzione mutua fra i soggetti. Sicuramente vale 1 a distanza zero e tende a 0 a distanza
infinita. Se è l’ambiente stesso a essere infetto, fd tende a 1. E’ l0’elemento di base del c.d.

3
“distanziamento sociale”, che sarebbe meglio definire “distanziamento fisico”, come suggerito dal
compianto Enzo Basso
 Pr descrive le caratteristiche schermanti introdotte a livello del soggetto a rischio. E’ l’aspetto che più
interessa ai soggetti per recuperare una capacità di relazione nell’ambiente di lavoro o nell’ambiente
sociale. Se un soggetto a rischio porta una mascherina passiva, ad esempio una FPP2, Pr assumerà
un valore elevato, tendente a 1. Pr, probabilmente molto più che Pi è funzione dello stato d’uso e di
manutenzione del sistema protettivo (mascherina). In linea di principio può degradare verso lo zero.
Questo è un aspetto che andrebbe approfondito.
 La suscettibilità al contagio del soggetto a rischio Sr ovviamente è una funzione complessa che
dipende da molti fattori. Alcuni sono noti, ad esempio l’età, la presenza di malattie, il sesso. Altri
sono probabilmente ancora ignoti. E’ stato proposto un calcolatore online [12].
 La fT(T) sarà una funzione non lineare che vale zero per T=0, tende a 1 per T tendente a infinito.
Verosimilmente il valore 1 viene raggiunto per un tempo T finito dell’ordine di frazioni di ora o di ore.
Il tempo minimo di contatto per risultare significativo nella nuova app Immuni [13] è pari a 15 minuti.

Una precisazione ulteriore è quella che il modello si dovrebbe focalizzare sui rischi derivanti da contagio
interpersonale per via respiratoria, caratterizzato da un “contatto” tramite sputi (sputum), goccioline
(droplets), aerosol emesso da un soggetto infettante in prossimità, o presente in un ambiente “contaminato”
da soggetti infettanti. E’ infatti universalmente riconosciuto che la possibilità di contagio con altre modalità
(per esempio toccando superfici contaminate e portandosi le mani alla bocca) è verosimilmente
significativamente inferiore; anche in aree ad alto rischio come presidi medici di emergenza starebbe
emergendo che la contaminazione superficiale è meno severa di quanto presunto inizialmente, si veda ad
esempio [16]; soprattutto, è una modalità evitabile semplicemente evitando di compiere tale azione. Non
ha quindi alcun senso, se non da un punto di vista epidemiologico, che non è l’oggetto del modello in esame,
valutare la probabilità di compiere un’azione comunque da evitare. L’inclusione di eventi di questo tipo ove
significativo (ad esempio contaminazione di bicchieri in pubblici esercizi) è possibile in linea di principio ma
verosimilmente la probabilità non è facilmente quantificabile a priori.

Anche il particolato può avere un’influenza, sia nel trasporto virale che nella suscettibilità indotta, come
suggerito dagli studi che stanno trattando l’argomento (es. [14]) e potrebbe essere incluso nelle funzioni con
opportuni coefficienti tratti dall’esperienza, laddove vi fosse una adeguata caratterizzazione.

Ovviamente, per tutte le grandezze va introdotta una opportuna definizione matematica e una opportuna
metrica, su cui non entro nel merito qui. Andrebbe prima di tutto esaminata e sistematizzata la letteratura
presente nei vari settori tecnologici.

L’estensione alla modellistica epidemiologica richiederebbe la simulazione dinamica (interazioni nel tempo)
a comprendere una pluralità di soggetti che interagiscono.

In definitiva, l’approccio modellistico può svilupparsi in varie fasi, con gradi di approfondimento diversi.

3 Aspetti pratici
Come già detto, la valutazione di ogni termine dell’equazione 1) richiede un approfondimento. Per esempio,
recentemente stanno diventando di dominio pubblico studi sulla carica virale di soggetti infetti da SARS-CoV-
2, effettuati in Germania [15]. Ogni termine dell’equazione potrebbe in realtà richiedere un intero studio
computazionale o sperimentale. Non è detto che valga la pena di farlo, ma credo sia importante sviluppare
comunque una capacità analitica che consenta di affrontare le varie fasi di ripresa della vita sociale in modo
razionale. Potrebbero essere utilizzate modellistiche utilizzate in campi diversi della fisica e dell’ingegneria.

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Ad esempio, esistono sicuramente dati precisi sulla capacità filtrante dei DPi in campo medico, e studi sulla
distribuzione degli aerosol e del particolato in campo ambientale e dell’ingegneria civile.

Una analisi di questo tipo è comunque didattica di per sé.

4 Modelli semplificati
Versioni semplificate del modello presentato in 1) vengono implicitamente assunte dai cittadini stessi, o
proposti dalle autorità.

Per esempio, il modello #stateacasa introdotto alla fine di Febbraio e applicato fino ai primi di Maggio,
corrisponde ad assumere che:

 Vi = 1;
 Pi = Pr = 0;
 d = 0;
 P=1;
 Sr = 1;
 FT(T) = 1;

In altre parole, poiché chiunque può essere contaminato, l’ambiente stesso potrebbe esserlo (per cui d=0),
non ci sono mascherine protettive, la suscettibilità al contagio può essere alta a piacere, nessuno sa per
quanto durerà il contagio (fT(T) = 1), l’unico modo per azzerare il rischio (R=0) è porre fra se e l’esterno, e gli
altri soggetti, uno schermo costituito da solide pareti (P=1). Un problema è ovviamente il fatto che parenti
o conoscenti potrebbero contaminare l’ambiente domestico stesso; infatti uno dei fattori maggiori di
contagio su cui è stata richiamata l’attenzione nei primi periodi del Lock-down è stato il contagio inter-
familiare tramite soggetti che attraversino i confini del “guscio” domestico.

Invece il modello “state distanziati” implicitamente assume che a distanza d > 1,5 metri (ora 2 metri) il rischio
sia nullo o trascurabile. Probabilmente perché assume che anche T sia trascurabile, o che Vi sia limitato.
Nessun medico sano di mente lo adotterebbe in un reparto Covid-19.

All’ estremo opposto, se fosse Vi = 0 (nessun virus nell’aria), oppure Pr = 1 (mascherine perfette o scafandro
protettivo), o Sr = 0 (vaccino perfetto) R si azzererebbe comunque.

R si azzera anche se d tende all’infinito; ammesso che “il virus non sia nell’aria”. Ciò porta alla conclusione,
di “potersene andare in giro” ben distanziati. Conclusione severamente messa all’indice dai media e dalle
autorità, a caccia di sportivi e passeggiatori, soprattutto nei primi mesi di Lock-down. Ma il divieto delle
passeggiate all’aperto, compresi i luoghi remoti (!) ha probabilmente più che altro una funzione di tipo
pedagogico (condivisione del lutto; mantenimento di una disciplina di gruppo in una situazione fuori controllo
sanitario; evitamento di contatti comunque fortuiti; incitamento a un atteggiamento “molto cauto”) e di
riduzione dell’ulteriore carico sul sistema sanitario dovuto a incidenti. Almeno ciò è sperabile, perché se il
virus fosse stato “realmente nell’aria” la situazione sarebbe stata parecchio preoccupante. Per inciso, non
si dovrebbero neppure aprire le finestre di casa.

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5 Conclusioni e suggerimenti
Spero che questa breve nota possa dare un contributo a ricerche e riflessioni concrete su come iniziare a
quantificare il rischio in termini pratici e comunicabili, per affrontare la fase 2 e le successive. Il lavoro può
essere lungo e complesso, ma la situazione richiede risposte che saranno inizialmente parziali, via via
diverranno necessariamente più raffinate. Una volta quantificato il rischio del singolo contatto, si potrebbe
poi andare a quantificare il rischio di determinate “attività”, passare quindi alla valutazione di attività che
coinvolgono gruppi di persone, fornendo anche elementi per la modellistica ai fini epidemiologici.

Ing. Massimo Falchetta - 26 Maggio 2020

massimo.falchetta@enea.it mfalchetta@gmail.com

Riferimenti
[1] Massimo Falchetta - 90 Questions

https://www.researchgate.net/publication/340790154_90_questions

Le 90 domande https://www.researchgate.net/publication/340742066_Le_90_domande

[2] Advice on the use of masks in the context of COVID-19 – Interim guidance 6 April 2020 – World Health
Organization

[3] Wang Zhou, Nanshan Zhong, Qiang Wang, Ke Hu, Zaiqi Zhang – The CORONAVIRS prevention
Handbook, Wuhan Center for Disease Control and Prevention– Hubei Science and Technology Press
–Skyhorse Publishing – Feb 2020

[4] Vademecum utilizzo mascherine: -ASSO.FORMA Regione Piemonte, diffuso dal Comandante Malizia
dei VVFF L’Aquila, dipvvf.CO-AQ,Registro ODG_ODS.R.0000303.20-03-2020

[5] Istruzioni d’uso per la sanitizzazione delle mascherine monouso di protezione individuale in
emergenza da COVID 19 - Agenzia Industrie Difesa – Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare –
Firenze – rev. 0.

[6] Stefano Silvestri et al. La Protezione respiratoria contro il virus SARS-CoV-2 - Preprint su
https://repo.epiprev.it/index.php/2020/04/14/la-protezione-respiratoria-contro-il-virus-sars-cov-2/

[7] Jd Morvan, Huang Jia Wei - Infected - EU Publications Office – ISBN: 978-9279-21088-4
doi:10.2841/25737 European Union, 2011 http://www.afnews.info/wordpress/wp-
content/uploads/2020/05/gp_eudor_WEB_MN3011250ENC_002.pdf.en_.pdf

[8] Come utilizzare e smaltire le mascherine. Dossier ISS.

https://www.startmag.it/economia/come-utilizzare-e-smaltire-le-mascherine-dossier-
iss/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=come-utilizzare-e-smaltire-le-mascherine-
dossier-iss&ct=t(RSS_EMAIL_CAMPAIGN)

[9] Tomas Pueyo - The Hammer and the dance

https://medium.com/@tomaspueyo/coronavirus-the-hammer-and-the-dance-be9337092b56

6
[10] N. M. Ferguson et al. – Impact of non-pharmaceutical interventions (NPIs) to reduce COVID-19
mortality and healthcare demand - Imperial College COVID-19 response Team, 16 March 2020

https://www.joserobertoafonso.com.br/attachment/198685

[11] Erin Brommage – The Risks, Know Them, Avoid Them.

https://www.erinbromage.com/post/the-risks-know-them-avoid-them

[12] https://qxmd.com/calculate/calculator_731/covid-19-prognostic-tool

[13] Immuni, cos’è e come funziona l’app italiana coronavirus https://www.agendadigitale.eu/cultura-


digitale/immuni-come-funziona-lapp-italiana-contro-il-coronavirus/

[14] S. Re, A. Facchini – Potential effects of airborne particulate matter on spreading, pathophysiology
and prognosis of a viral respiratory infection – 02/04/2020
https://repo.epiprev.it/index.php/2020/04/02/potential-effects-of-airborne-particulate-matter-on-
spreading-pathophysiology-and-prognosis-of-a-viral-respiratory-infection/

[15] C. Drosten et al. – An analysis of SARS-CoV-2 viral load by patient age – Institute of Virology, Charité-
Universitätsmedizin Berlin, corporate member of Freie Universität Berlin, Humboldt-Universität zu
Berlin, and Berlin Institute of Health, 10117 Berlin, Germany ----------------------------------------------------
https://zoonosen.charite.de/fileadmin/user_upload/microsites/m_cc05/virologie-
ccm/dateien_upload/Weitere_Dateien/analysis-of-SARS-CoV-2-viral-load-by-patient-age.pdf