Sei sulla pagina 1di 18

02/03/2020

Testo di Lovejoy richiama Platone presentandoci duplice atteggiamento che caratterizza la cultura
occidentale che è presente in Platone e costituisce la base del futuro:
 da un lato si ha in Platone la prima versione della ultramondanità: per cui la natura è svalorizzata,
perché si valorizza qualcosa che sta fuori dalla natura; nella caverna gli uomini vivono guardando
ombre credendola la realtà gli oggetti dei sensi sono instabili, contingenti e incompiuti e per sé
non sono autosufficienti cosiccome non sono capaci di autonoma intelligibilità, ovvero di essere
conosciuti senza il ricorso ad altro. Il vero essere è il contrario del nostro mondo, è ultramondano.
Idea del bene espressa nella Repubblica e nel Fedone rappresenta un essere compiuto, univoco e
che sta a fondamento di tutto l’essere e tutte le idee, essendo autosufficiente = sole che non si può
propriamente vedere ma rende visibile tutto. Conclusione di Lovejoy è che qui il mondo sensibile
non aggiunge nulla alla perfezione del mondo sovrasensibile e in particolare all’idea del bene come
unità di tutte le idee.
 dall’altro si ha la valorizzazione della natura a cui si dà valore: in parte nella Repubblica ma
soprattutto nel Timeo, una delle ultime opere, che riallacciandosi alla repubblica presenta tale
tradizione della “pienezza” idea che l’universo è una copia delle idee ma questa replica è fedele;
mondo delle idee sarebbe deficitario senza il mondo sensibile. Già nel sesto libro della repubblica si
trova l’espressione di “prole del bene”, il bene è quindi diffusivo, creatore e produttore di qualcosa
nel mondo; nel Timeo il demiurgo mette ordine in base alle idee che sono geometriche, in base al
triangolo crea i quattro elemento assieme al quinto (etere), associabili ai cinque solidi regolari
allora conosciuti (cubo/terra, tetraedro/fuoco; icosaedro/acqua; ottaedro/aria). Qui è un mondo
che nasce ed è animato dal bene (nel Timeo Platone si riferisce al mondo come un grande
animale).
Se è vero che il bene alla Plotino trabocca, ci sono molti essere che non ci sembrano essere una
copia fedele dell’idea del Benequalcosa che esiste è sempre meglio della non esistenza: gli esseri
che sembrano meno perfetti si spiegano con due principi: uno della gerarchia in base alla
perfezione che arriva fino a dio/bene, pensata perché il bene non potrà mai dare alle sue creature
tutte le perfezioni altrimenti sarebbero tute il bene; l’altro è il principio di continuità per cui tra un
grado di perfezione a un altro vi sono infiniti passaggi e “mini gradi”, non si deve pensare la
gerarchia come una scala ma piuttosto come una catena.

03/03/20
Si crea un’idea di equilibrio tra beni e mali in cui l’equilibrio della natura e la sua guerra convivono.
Etimologia di natura: da latino nasci, stessa cosa per phusis (= generare, crescere) vi è nella natura un
elemento sfuggente che la rende indefinibile.
Compito della filosofia della natura può essere una chiarificazione dei concetti, oppure ci si deve
interrogare sul modo in cui la natura viene percepita da noi dal punto di vista percettivo e fenomenologico.
Senz’altro si può dire che da una posizione antropocentrica si passa a un “biocentrismo”, comprendendo
tutto ciò che esiste anche ciò che non vive: si parla anche di diritti della natura; con gli animali si ha in
comune il fatto di soffrire, la sensibilità dal pensiero filosofico inglese nasce l’animalismo. Sono gli inglesi
che sentono il bisogno di riconquistare la natura inventando le vacanze a mare, nel deserto ecc.
Si può dare una definizione della natura per differenza:
 Tra natura e convenzione: si contrappone alle convenzioni, agli accordi umani; ambito della praxis,
ovvero l’azione libera dell’uomo in vita di fini. Le convenzioni sono arbitrarie, la natura è
necessaria l’ordine dell’uomo dipende dal contesto storico e geografico e perciò è sempre
criticabile e mai definitivo, tuttavia è trasformabile; se la natura ci fornisce una base certa, le leggi
naturali non si trasformano e non si adattano alle esigenze e alla morale umana. Necessità della
natura.
 Tra natura e tecnica: ambito della poiesis, ovvero l’azione in vista di produzione di oggetti sia
materiali che immateriali. Aristotele distingue tra le due dicendo che le cose naturali si sviluppano e
riproducono in base a norme proprie, la natura ha il proprio principio in sé stessa; la tecnica invece
trae forma e regole del suo funzionamento dall’uomo e si riproduce e cambia in base alla scienza e
alla ricerca dell’uomo, la tecnica avanza solo a condizione che l’uomo ricerchi e scopra. Galimberti
in “Psiche e techne” dice che la tecnica nasce come rimedio alla mancanza istintuale umana,
all’insufficienza biologica dell’uomo: è specifica dell’uomo perché ha la mano libera e i due eventi
che differenziano l’uomo dagli animali (sviluppo cerebrale e liberazione della mano) si sono svolti
quasi assieme così si arriva alla possibilità di plasmare la natura compensando la propria
mancanza. Si dice che l’uomo non è un animale ancora stabilizzato, come dice Pico della Mirandola
l’uomo può sia andare verso il bestiale che verso il divino. Principio in sé stessa.
 Tra naturale e artificiale: ambito dell’ordine si dice che naturale è ciò che è dato dall’ordine della
creazione, ordine a cui ci si riferisce quando si pensa a delle convenzioni, esso non può essere
ambiato; mentre quello artificiale è creato da noi e per questo mutabile. In tedesco arte e artificiale
hanno la stessa radice; tra anni ‘60’/70’/80 vi fu grande successo delle fibre artificiali che era
vissuto come liberazione dalle fibre naturali. Abbiniamo a natura la semplicità, all’artificiale il
complesso. Semplicità della natura.
Kant nella Critica della Ragion Pura dà tre criteri utilizzati per la natura: la semplicità (l’economia dei
principi), la specificazione (dal generale al particolare secondo ordine) e continuità (perfezione
crescente) dice che i questi tre possiamo parlarne solo sul piano riflettente e non determinante,
sono guide per la conoscenza ma non possiamo effettivamente dire che la natura contenga tali
principi che non fanno in realtà parte della natura. Da Kant in poi tali criteri sono della nostra
mente e non della natura, passaggio che stravolge teorie precedenti e inaugura la stagione
trascendentale: dicendo ciò si perde il significato di cosa sia naturale e cosa artificiale perché tutto
sta nella nostra mente.

04/03/20
 Tra naturale e culturale: ovvero tra originario e civilizzato. Presuppone l’idea di stato di natura nata
tra ‘600 e ‘700 quando ci si chiede le caratteristiche dell’uomo originario e dello stato di natura:
tutto ciò pensato come situazione astratta e puramente teorica. Tendenza viene dalla scoperta del
nuovo mondo, delle tribù in esso viventi cosiccome piante finora sconosciute e non presenti in
Europa sembrò di toccare qualcosa di originario e autentico, non corrotto dalla civilizzazione.
La cultura occidentale avverte la propria corruzione e decadenza, si sente messa in discussione
nella sua universalità (dai suoi valori alla validità dei propri libri) ci si domanda che validità può
allora avere la bibbia.
Era prevalsa per molto la narrazione della genesi in cui è detta la dominazione dell’uomo sulla
natura rispetto a una seconda lettura in cui viene detto di custodire la natura.
L’apertura di tali problemi non è univoca certamente è scoperta una natura innocente e vergine,
nascendo così il mito del buon selvaggio assieme alla credenza di poter ricominciare da zero; altra
faccia è quella dell’uomo primitivo come feroce, brutale e malvagio. Inoltre la nuova natura è certo
più ricca e varia ma può apparire più debole si diceva per esempio che il puma pareva un leone
piccolo, il tapiro un pachiderma “tascabile” e simili.
Anche l’uomo appare debole, si diceva fossero impotenti, avevano pochi figli e occupavano poco la
terra su cui vivevano si parla di un’umanità e natura bambina e infantile: quindi buona e
originaria ma allo stesso tempo non matura da un lato il mondo occidentale si sente corrotto
dall’altro pensa di essere superiore.
Levi - Strauss dirà che i due uomini che si incontrarono ebbero un tale shock che fecero fatica a
riconoscersi umani tra loro. Rappresentazione dell’uomo primitivo si ha già in Shakespeare con
Calibano.
Si arriva a chiedersi se gli uomini del nuovo mondo abbiano un’anima o meno.
Oltre metà ‘700 si ha un viaggiatore francese di nome Bougainville che scopre Haiti descrivendola
come l’isola dell’more libero, Diderot aggiungerà una postilla al lavoro di B descrivendo gli uomini
come capaci di governo e anche di fare filosofia, mettendo in scena un dialogo il cui protagonista è
il “filosofo nudo”. Haiti come isola d’amore libero può apparire come incapacità di regolarsi,
insensibilità del capo indiano che dà la propria figlia ai conquistatori.
Si finisce per pensare gli indiani come schiavi per natura da civilizzare portando i valori
dell’occidente cristiano: è Aristotele che in un certo senso legittima questo dicendo che gli schiavi
per natura sono coloro che non hanno un proprio principio egemonico ma devono essere
comandati dal fuori e da persone esterne.
In inglese due termini contrapposti nature e norture: la seconda significa educazione, contesto,
relazioni ecc. contrapposta alla prima che ha a che fare più propriamente con la genetica e la
biologia.
 Tra natura come esteriorità e l’interiorità umana : ambito del dualismo filosofico Cartesio: res
cogitans e res extensa; meccanicismo cartesiano per cui i corpi devono toccarsi per mutare il loro
movimento, ciò attiene al carattere della res extensa, si oppone all’animismo ponendo uno studio
scientifico e matematico del mondo misurandolo con urti, velocità tutto ciò che esiste nel mondo
è materia e movimento, vi sono differenze solo quantitative.
Diverso è il mondo della res cogitans: dualismo attenuato in realtà rispetto a ciò che si pensa,
l’anima è presente in tutto il corpo pur avendo sede principale nella ghiandola. Dirà che vi sono casi
in cui corpo e anima pur essendo distinti agiscono assieme.
Hegel definisce la natura come l’idea nella forma del suo essere altro, nella forma dell’esteriorità
essa non diviene, il divenire si dà solo nella storia dell’uomo, ma avviene tramite passaggi dislocati
e non dialettici. Tuttavia la natura è si idea che si esteriorizza ma tale è solo un passaggio per
arrivare allo spirito, è un passaggio obbligato.
Fiche: io/non-io; Schelling: natura = spirito.
 Tra naturale e sovrannaturale:
o Contingente e necessarioil principio della natura non è più in sé stessa; si apre tema
dunque della creazione
o Contingente e assoluto
o Finita e infinita/imperfetta e perfetta conseguente divenire e così possibilità di
corruzione
Hegel nei suo scritti giovanili dice che una distinzione tra essere perfetto e contingenza del nostro
mondo non esiste nelle religioni primitive in cui vi sono molti dei legati ai fenomeni naturali e in
generale della vita umana e non rappresentano un’idea di perfezione che era sconosciuta prima
delle religioni monoteiste, soprattutto prima dell’ebraismo in ci si Dio interviene ma in maniera
esterna, trascendente. Dirà che è la religione della scissione tra uomo e Dio, di cui l’uomo è schiavo.
Il cristianesimo è invece religione dell’amore e del legame tra uomo e Dio.

16/03/20
LA NATURA COME MADRE
Etimologia di mater da materia: che sia in greco che latino indica originariamente il legno di bosco, ovvero il
materiale di costruzione per eccellenza o anche come matrice da cui madre contenendo in sé una vita.
Aristotele parla di materia prima intendendo una concezione generale di materia, ovvero intesa come ciò
che può assumere qualsiasi forma principio formatore è maschile e agisce come caglio sul latte.
Si pensava che la natura come madre generasse spontaneamente alcune forme di vita ambivalenza la
natura è dea creatrice ma è anche ciò che accoglie il cadavere: è ricettiva in due modi contiene la vita
cosiccome la morte.
Prima divinità madre è greca: Gaia, sorta da Caos, pensata come recipiente pieno di mescolanza che sta
insieme in modo non ancora formato; da essa si forano tute le divinità pre-olimpiche e olimpiche
successivamente.
Venere di Willendorf.
Opposto è il cielo che è maschile che è semplice, cristallino e alto; è inoltre attivo e spirituale, superiore.
Idea di natura come madre porta a vedere il progresso come qualcosa che pretende di sovrapporre alla
materia un principio ad essa estraneo e così impedisce alla natura che ha il principio in sé stessa di
affermarsi
17/03/20
NATURA COME FONTE DEL DIRITTO
Termini phusis e nomos nascono circa allo stesso tempo quando la polis si pone il problema di darsi delle
leggi e si chiede quale sia il criterio per porre queste leggi, che diventa la natura come qualcosa che è un
tutto ma diverso da noi.
Sono gli storici i primi a parlare d legge di natura e a identificarla con la ragione, parlandone come
universale, costante ed eterna e capace di governare tutti i popoli.
Anche diritto romano considerava come criterio di base il diritto naturale che ha priorità su quello positivo:
quello naturale era usato per giustificare sia il potere imperiale che quello divino del Papa, il quale è a sua
volta diritto naturale.
Giusnaturalismo contemporaneo alla rivoluzione scientifica e alla nascita del razionalismo che considera la
ragione come di tutti gli uomini, ma anche alle guerre di religione di ‘500/’600.
La ragione appare come un’ancora di salvezza contro il carattere anche ma non solo (Descartes per esempio
le considera tutte buone come modi che si hanno per difendersi da ciò che può danneggiarci) distruttivo
delle passioni, che sono paradossalmente tema fondamentale dei razionalisti.
Giusnaturalismo basato su una natura come razionale. Fra fine ‘500 e inizi ‘600 si comincia a dire che
questo diritto naturale può essere indipendente dal diritto divino che aveva portato a diversi conflitti.
1625 opera di Grozio che pensa un diritto quasi matematicamente costruito da cui derivare tutte le altre
leggi come un teorema (stesso approccio nella mathesis universalis di Descartes e nella ethica demonstrata
di Spinoza); si arriva poco per volta a una definizione fondamentale di uguaglianza tra gli uomini dato che
tutti nascono con la ragione in loro, essa non riconosce l’individualità.
Concetti comuni tra quasi tutti i pensatori di quest’epoca:
 Stato di natura: per individuare le leggi di natura si ipotizza uno stato originario in cui gli uomini
vivevano prima della politica e della civiltà.
 Contratto sociale: presuppone uno stato di natura e viceversa; è accordo umano su come definire la
convivenza civile due momenti: patto d’unione e pactum subiectionis. Problema nasce nel
momento di scelta della forma di sovranità: qualcuno pensa che il patto debba essere riconosciuto
da entrambe le parti (sovrano che sia popolo o re e chi si è unito) e che così i diritti degli individui
debbano essere rispettati e legittimati dal sovrano; altri invece pensano a una sovranità assoluta ch
non si deve limitare o essere limitata.

Hobbes: stato di natura governato dalle passioni e in cui l’unico criterio è la forza e la ricerca dell’utile.
Tutti nascono uguali ma è il confronto a renderci diseguali in quanto si cerca di prevalere sugli altri
ricercando un utile immateriale come la superiorità. Fattore primario della passione principale ovvero la
paura è l’ordinarietà della morte violenta: ragione qui può essere strumento perché, essendo al servizio del
principio di autoconservazione (conatus), ci porta a delle leggi che ci garantiranno dalla morte violenta e
così dalla paura si arriva alla legge naturale che è escogitata dalla ragione e serve all’uomo per
conservarsi, essa è immutabile ed eterna prima legge: l’uomo deve cercare la pace per difendere sé
stesso; altre come non fare agli altri quello che non vuoi fosse fatto a te, adempiere ai patti ecc.
Queste leggi naturali non sono tali se non fatte rispettare da un’autorità “auctoritas non veritas facit
legem” altrimenti le leggi vi sarebbero state anche nello stato di natura: l’autorità è il Leviatano:
giuspositivismo per cui la legge è tale se posta da qualcuno.

Locke: pensa lo stato di natura come di libertà, uguaglianza sulla base della ragione quindi non senza
regole, vi è anche la proprietà privata da cui deriva il contratto che serve alla tutela della stessa per non
ricadere in una continua catena di vendette e per togliere un timore onnipresente in una situazione di
totale libertà che è per altro precario. Il potere deve andare allo stato ma esso deve essere limitato dal
diritto di natura.

Kant: stato di natura ha delle leggi, è stato sociale ma in esso prevale il diritto privato ovvero quello
dell’individuo.
18/03/20
NATURA COME NORMA ESTETICA
Primo gruppo in cui natura appare come norma estetica è quella antica la natura come oggetto da imitare
riprodotto o rappresentato nell’arte:
1. Innanzitutto è la natura come realtà empirica:
a. passando prima dalla natura
b. natura nella sua essenza e non solo come realtà empirica, non tradendola ma
rappresentandola nel modo più alto esempio è la proporzione aurea dell’ottavo della
testa rispetto al corpo.
c. Natura rappresentata come incontaminata, vergine, travolgente (esempio: Turner), quadri
di sola natura cominciano solo a inizio ‘700 con natura come trasformata dall’uomo

2. Natura come ordine cosmico i cui attributi devono caratterizzare l’arte:


a. Uniformità
b. Semplicità
c. economia di mezzi verso uno scopo
d. regolarità. Natura geometrizzante
e. (ma anche): irregolarità, selvaggio
f. pienezza, abbondanza, varietà, fecondità

3. Come naturalezza dell’artista che lo è maggiormente se libero dalle convenzioni:


a. libertà dall’influenza dalle convenzioni
b. auto espressione libera da disegni deliberati e pensati
c. le qualità dell’uomo primitivo, dell’arte primitiva.

4. Natura come corrispondenza rispetto al pubblico artistico:


a. L’immutabile e l’universale, che ognuno può immediatamente capire e godere (bello
oggettivo)
b. Il familiare e l’intimo: ciò che è congeniale a un popolo o a un’epoca, o a ciascun individuo
(non universale, varia col tempo, razza, nazione ecc.)

23/03/2020
Tre autori ma con stesso stilema filosofico e tre approcci verso la natura ancora moderni, sono nuovi tipi di
intellettuali a partire dai primi del ‘700: nessuno di loro insegna nelle università, non sono accademici e
spesso anche anti accademici; sono di origine borghese e vivono del loro lavoro, della loro scrittura detti
filosof, sono coloro che si interessano anche d’economia o politica ; inoltre rispetto ad altri sono personaggi
che viaggiano o per necessità perché esiliati o per fare il gran tour.
Si ha un approccio laico alla filosofia, nel senso di non dogmatico allontanandosi dal tipico ragionamento
logico-deduttivo, praticando una razionalità più aperta e meno votata alla certezza.
Quasi tutti i professano deisti pur non identificando l’entità superiore con una particolare religione o fede.
Scoprono anche la dimensione della sensibilità, per cui si dice no solo che la filosofia deve studiare il
sentimento ma anche che il sentimento, e questa è la novità, deve far parte del processo e della ricerca
filosofica.
Si dirà che sono i sentimenti a guidare e formare la morale Hume dirà che non solo la ragione è schiava
delle passioni, ma anche che deve esserlo.

SHAFTESBURY
Anthony Ashley Cooper, terzo conte di Shaftesbury; suo nonno, primo conte, aveva promosso l’habeas
corpus, per cui il sovrano non poteva impadronirsi del corpo dei sudditi.
Suo precettore in casa è Locke; studia i classici che ironicamente ispirano un autore di rottura. Finita la
formazione viaggia in tutta Europa, per poi tornare in Inghilterra dive scrive l’”indagine sulla virtù e il
metodo” in cui tratta tematiche etiche. Subito dopo entra nella camera dei comuni e poi alla morte del
padre in quella dei lord, dove sosterrà posizioni liberali.
Per questioni di salute si ritira dalla vita pubblica e nel 1708 pubblica lettere sull’entusiasmo, che va contro
il fanatismo religioso e pro invece un entusiasmo inteso come buon umore, l’opposto dell’amore del
sangue.
1709 pubblica i “Moralisti” che si presenta come un dialogo.
Ritorna in Italia, dopo essersi sposato e aver avuto un figlio, risiede a Napoli fino alla morte nel 1713.
Armonia di natura di cui parla è più complicata di quella platonica perché si base sull’idea che l’armonia sia
fatta anche di dissonanza, basata sul principio d’economia di natura che ha delle entrate e delle uscite.

Sono dialoghi che avvengono in mezzo alla natura.


Sottotitolo è “una rapsodia filosofica”; si hanno tre parti divise in sezioni.

24/03/20
È una rapsodia quindi composizione varia che non si pone il problema della coerenza. In forma di dialogo
perché le opinioni si confrontino tra loro, esponendosi al rischio del dubbio proponendo una filosofia gaia e
spiritosa.
Seconda sezione tratta un tema che tornerà nella terza sezione ovvero la debolezza umana si accusa
Prometeo che ruba il fuoco agli dei e che però porta l’uomo a poter essere nocivo a sé stesso.
A pagina 40 torna il tema del male chiedendosi se esso sia contingente, portato da qualcuno ecc; primo
punto presentato è la dualità piacere/dolore che sarebbero ovunque intrecciati e nel complesso formano
una mistura gradevole seppure nel dettaglio siano brutti ci si renderà conto che parlare di una natura
armoniosa che risponde al disegno di una mente diventa sempre più complicato a causa del moltiplicarsi
delle dissonanze rispetto per esempio al demiurgo platonico.
Per Shaftesbury il paradigma della mente cosmica può sussistere ma dall’immagine del dio geometra e
ingegnere si deve passare a quella di un dio amministratore che tiene un bilancio in cui vi sono entrate e
uscite, guadagni e spese che ha un vero e proprio budget ovvero l’universo c’è anche possibilità di
fallimento e perciò occorre tenere in mente un dio che non perde i conti.
Tutto nasce dall’osservazione della natura ma passare dal contingente al necessario non è giustificato ciò
dimostra che il nostro ragionamento su un disegno è a priori, era a posteriori solo la nostra osservazione
della natura (questo è ciò che dirà Kant).
Nella terza seziona a pag 46 si dice che pensare alla mente universale ha un effetto rassicurante; se prevale
il caso e i stri che vengono dal cuore umano si toglie importanza alla natura per S tuttavia la natura non
può commettere errori anche quando sembra essere cieca.

30/03/20
Posizione antropocentrica di difficile superamento perché quando si capì la portata della rivoluzione
copernicana si capì che l’uomo non era più al centro e ciò sembrò una grande perdita, una distruzione delle
certezze e del mondo come lo si conosceva.
Si comincia a pensare di poter ragionare diversamente sulla natura, da un unto di vista non
antropocentrico passaggio avviene molto lentamente.
La deformità e la malattia è spiegata come trasformazione.
Seconda parte inizia con ambientazione all’aperto, nella naturamolti temi morali come religione, virtù
(salta le prime tre sezioni tranne incipit).
Da quarta sezione: presentato Teocle come teologo predicatore, Filocle sarà invece l’infedele a cui è diretta
la predica, è lo scettico accademico che non si separa dal mondo ma vi interviene per controbattere ai
dogmatici (tutto da prendere in termini ironici).
Rapporto da discutere nella natura è quello tra parti e tutto: Teocle chiede come mai non riesce a passare
Teocle si propone di una posizione contro l’atomismo e che afferma l’unità del tutto.
Ciò che Teocle sostiene è che se vediamo u’irregolarità della natura è perché non vediamo il tutto a causa
della limitatezza della nostra mente.
Altro argomento è quello del venir meno dell’antropocentrismo tutte le cose sono felici se non vengono
messe in rapporto con l’uomo e sua ragione che rende tutto effimero avendo una prospettiva parziale e
relativa a sé. Si è metabolizzata la fine della prospettiva antropocentrica che non è più vista come una
perdita ma un invito a ragionare più ampiamente sulla natura.
Prende parola Filocle e fa delle obiezioni Teocle non dimostrerebbe l’unità del tutto: essendo la mente
umana limitata non è neanche in grado di dimostrare l’unità del mondo.
Si amplia l’orizzonte con altri mondi mondo può venire dal caos: posizione atomista.
Seconda obiezione: i difetti della natura risalgono a secondo principio.
Terza obiezione: perché la natura si dimostra così effimera con la più degna delle creature obiezione sulla
debolezza umana.
Risposta di Teocle:
1. comincia con ribadire la fine dell’antropocentrismo è l’uomo che ha relazione con natura non
natura fatta per lui uomo deve accettare di sottomettersi alla natura: bisogna chiedersi
l’atteggiamento dell’uomo verso la natura e non viceversa.
2. Debolezza umana guadagnerebbe qualcosa l’uomo con le ali? Creature simili hanno rinunciato ad
altro per avere le ali, “sono solo ali” la natura è buona amministratrice dando prevalenza ad altre
parti: cervello nell’uomo
3. Eccellenza dell’uomo sta in qualità umane lasciando quelle animali a loro
Ancora Filocle dice che le bestie hanno istinti di cui l’uomo è privo oggi si dice che l’istinto animale è
originariamente autoregolato, istruito e sempre uguale a è stesso.
La ragione umana è invece originariamente non istruita, non autoregolata ed è in perenne evoluzione
tuttavia Teocle ammette che l’uomo ha un difetto in sé, che s trasforma però in un vantaggio l’uomo ha
un corpo inferiore all’animale: è vantaggio nel momento in cui la sua debolezza lo porta ad aggregarsi in
società.
Il criterio è la sopravvivenza l’uomo non può che sopravvivere da solo: la ragione e la socialità
sopperiscono alla sua debolezza. “Non è una fortuna che da una tale mancanza venga una tale…

31/03/20
Tradizione di Pico della Mirandola immagine di creazione in cui dio volendo creare l’uomo non sa dove
metterlo avendo già usato tutti gli archetipi, allora non lo mette da nessuna parte. L’uomo può scegliere di
essere vicino agli angeli, o scendere vicino alla pietra.
Per Shaftesbury ciò vuol dire che la debolezza umana mete l’uomo in contatto con gli altri.
Altra tradizione di uomo come essere mancante 30/40 del ‘900 in autori come Gehlen e Plessner che
dicono l’uomo come carente di istinto.
Filocle non è convinto, il signore sullo sfondo lo esorta a dare di più Filocle non pensa che l’uomo sia
socievole originariamente: diciamo che non c’è stato nessuno stato di natura o se c’è esso non è socievole,
l’uomo era vicendevolmente ostile e in guerra.
Una condizione come quella naturale non potrebbe essere chiamata stato, perché non durevole, ma che
cade si può dire stato naturale quando l’uomo ha solo una forma e non è “in potenza”.
Bisogno di società non si può togliere.
Se l’uomo esiste dall’eternità, non si può dare lo stato di natura, se non è esistito da sempre o si è formato
tutto assieme come è ora o per gradi terza ipotesi: o si è formato per caso (ipotesi insostenibile quasi
ridicola) o secondo un disegno provvidenziale qualcosa di naturale non si può definire tale se non si vede
una forma.
Quando si può dire che vi è stato di natura, o ve ne sono 100 corrispondenti a tute le trasformazioni umane
o uno solo ma dove? Teocle risponde che è quando la natura raggiunse la sua perfezione, dove l’uomo è in
grado di sopravvivere quindi dove c’è la socialità, senza cui non vi sarebbe stabilità e così neanche “stato”.
Critica diretta a Hobbes con critica ad homo homini lupus non si può immaginare stato di natura senza
socialità, a maggior ragione non tramite un’immagine animale perché all’interno delle loro specie gli
animali non si attaccano.
Terza parte
Siamo nella parte più amena della collina dove si ha un vero e proprio inno alla natura fatto da Teocle:
definita bella, buona, grandiosa, è trasformazione.
Filocle lo richiama fuori da questo inno.
Introdotto dopo l’inno, il tema della relazione tra individualità e unità: la prima molto cara alla tradizione
politica e empirista inglese (dato singolo da cui arrivo all’universale con la generalizzazione).
Shaftesbury crede in unità fatta di individui (essa può essere della natura o della società) Teocle chiede se
l’altro accetta di esistere come individuo che è unità che permane, lui accetta e dice anche di essere fatto di
sostanza Materiale o immateriale? Filocle non rende posizione e allora Teocle gli chiede in virtù di cosa
sia lui un individuo ciò che lo tiene assieme, deve essere un principio immateriale e spirituale che è quella
che è chiamata mente, spirito ecc. Allora perché non dovrebbe esserci un principio di natura che regola il
tutto? Tutto nella natura è nel caos? No perché tutte le cose non sono contingenti ma sono in un tutto
tenuto assieme da un principio animatore.

01/04/20
Il tutto non è riducibile alla somma delle parti ma è di più.
Individuo significa semplice, unico e identico, indivisibile se non si vogliono perdere le sue proprietà
strutturali e funzionali anche scettico accetta che l’individuo sia sostanza.
Per Teocle ciò che unisce l’individuo è un principio immateriale che ha un fine.
Dire che l’individuo è semplicità vuol dire che è un intero di parti che non può essere ulteriormente diviso.
Il principio che fa sì che l’individuo sia unito è anche quello che tiene assieme l’universo esclude
meccanicismo sia atomismo antico (casuale).
Principio unificatore che unisce le parti che non possono essere conosciute una per una ma devono essere
considerati come un tutto.
Tale principio è considerato come energia idea di natura che si trasforma nel tempo.
Tre possibili ipotesi e opinioni:
 non esiste alcun principio attivo intelligente: esclusa dal fatto che affermando ciò lo si fa solo per la
limitatezza della nostra mente;
 ve n’è più di uno: impossibile ve ne siano due egualmente attivi perché o agirebbero in armonia o in
opposizione, se lo fossero regnerebbe il caos finché uno dei due non vince, se fossero armonici ciò
dipenderebbe da una causa naturale che rimanderebbe a un disegno creativo, così a un terzo
principio cui gli altri due sono subordinati;
 ve n’è uno solo: per esclusione questa è vera.
Così Filocle disse di essere convinto.
Primo a parlare della bellezza nella decomposizione se la consideriamo da un punto di vista parziale, non
considerandola imparzialmente come un passaggio ad altre forme migliori.
Ricomincia la lode di Teocle: il tempo è inafferrabile; lo spazio è descritto partendo dalla sua immensità,
passa per il sole descrivendo la legge di gravitazione di Newton con la doppia attrazione per infine arrivare
alla terra così loda il paradigma dell’armonia universale nonostante le contraddizioni.
Comincia a parlare dei 4 elementi terrestri in chiave fenomenologica ovvero considerandoli dal punto di
vista percettivo:
 per la terra rivaluta tute le cose sottovalutate come i lavori contadini, la madre terra, i minerali;
 per l’aria dice che è forte e espansiva, dà valore ai venti che agiscono in modo purificatore rispetto
ai pori della terra;
 per l’acqua dice che si insinua ed è funzionale all’insieme;
 per il fuoco dice che è plasmatore e diffuso ovunque, scaldando e ravvivando perfino al centro della
terra.
Da qui in poi parla dei diversi climi della Terra e di quelli solitamente considerati poco interessanti, come
quelli oscuri e spesso visti poco belli ambienti glaciali, desertici ecc.
Conclude il viaggio nell’universo e nella terra dicendo che anche se i climi appaiono brutti, piace il loro stato
selvaggio (the wildness pleases) essendo certi dell’ordine cosmico, per cui i veleni si mostrano benefici, i
miasmi belli ecc.

06/04/20
Vedendo la natura come energia, come trasformazione possiamo trovare la bellezza anche nella
decomposizione come trasformazione della natura.
Ultime due sezioni: approfondimento di tale ragionamento, come il tema del genio del luogo ciò che
rende caratteristico un luogo dandogli una particolare atmosfera, valorizzando così tutti gli ambienti che
contribuiscono a rendere perfetta la natura. Per comprendere una tale bellezza occorre un’educazione
fondata sui classici riletti modernamente.
Ultimo punto è tripartizione tra diversi tipi di forme:
 forme morte: come i cristalli che hanno bellezza ma non vita in loro
 forme formatrici: tutte quelle della natura comandate dalla loro capacità di auto formarsi
 forma di dio: un dio che sta nella natura, tale forma comprende le due precedenti
Sezione si conclude con invito all’autoeducazione per cogliere una bellezza più complessa rispetto a quella
classica.
Precede Kant su questo tema secondo cui il sublime dall’uomo non coltivato viene visto come solo pericolo
e terrore.

ROUSSEAU
Altri illuministi scrivono opere poco sistematiche, molto frammentate Rousseau riesce a fare un discorso
compiuto lasciando importante segno nella tradizione futura.
Biografia legata sempre alle sue opere: nasce in ambiente borghese e vive l suo lavoro.
Nasce a Ginevra da una famiglia di artigiani, madre muore poco dopo il parto e il padre lo avvicina alla
lettura dei classicipadre lascia Ginevra a causa di una rissa e lo abbandona, affidato a un pastore.
Inizia a fare l’apprendista incisore ma litiga col padrone e viene licenziato: costante nella sua vita
lavorativa a 16 anni lascia Ginevra e riesce ad andare dalla madame de varane presso cui trova
accoglienza, lei lo invia a Torino convincendolo a convertirsi al cattolicesimo, lì farà il lacche, il copista di
musica e altri lavori.
Torna dalla madame dove ne diventa l’amante, da lei può lavorare e studiare avendo degli anni di
tranquillità.
Attorno ai 30 anni va a Parigi dove tramite delle conoscenze arriva a conoscere alcuni filosof, tramite
Diderot qui sente la sua unicità confrontandosi con illuministi di cui condivide alcuni concetti ma capisce
di avere uno stile suo, ciò diventerà mania di persecuzione con sensazione di essere isolato.
Avrà 5 figli, poi abbandonati tutti.
Accademia di Digione pone un quesito pubblico: se la rinascita delle scienze e delle arti ha contribuito a
migliorare i costumi. Racconta di aver letto ciò sotto un albero dove sopraffatto dalle passioni scrive una
quindicina di pagine vince il concorso col primo discorso al quesito risponde di no, perché sebbene le
scienze e le arti non sono da condannare, esse sono legate alle ricchezze da cui sono nati lusso e ozio
scienza e arte nascono dai vizi: tesi provocatorie che da un lato colgono consensi dall’altro dissensi da parte
di tutti gli illuministi.
Diventa improvvisamente a quasi 40 anni famoso, anche perché scrive opere per il teatro come “l’indovino
del villaggio” gli viene offerta una pensione che rifiuta perché odia Parigi considerandola città corrotta e
non volendo vendersi.
Secondo quesito dell’accademia di Digione: qual è l’origine della disuguaglianza tra gli uomini. Risponde col
secondo discorso.
Avendo rifiutato la pensione deve vagabondare per l’Europa ma riesce a scrivere negli anni 60 l’Emilio e Il
contratto sociale, che vengono condannati si sente perseguitato va in Inghilterra grazie a Hume che in
pochi mesi litigano, Rousseau torna a fare il copista di musica; dedicandosi poi alle ultime opere di carattere
biografico.
Intellettuale moderno anche per idea di democrazia, di uguaglianza tra gli uomini per stando tra gli
aristocratici pieno di contraddizioni.

07/04/20
Secondo discorso diviso in due parti: la prima su un ipotetico stato di natura, la seconda nella fuoriuscita da
tale stato.
Temi principali: crede che vicinanza con natura sia unico modo di essere felici e convinzione che la civiltà sia
potenzialmente corruttrice.
Voltaire a cui spedisce il discorso, risponde che sta bestializzando l’umanità pur condividendo che a volte
le arti sono origine del male (galileo), attacca la corruzione attuata dalle arti i grandi delitti sono sempre
azione degli ignoranti.
Dedica il testo a Ginevra, descrivendone tutti gli aspetti positivi natura e società sono felicemente unite:
la disuguaglianza è minima. Si unisce l’ordine pubblico e la felicità degli individui.
Ci presenta Ginevra come città idealizzata in cui tutti fanno parte del consiglio generale, sembra
corrispondere alla sua proposta fatta nel contratto sociale.
12 punti in base a cui questa è la miglior realizzazione del principio di uguaglianza, dice che avrebbe scelto
una società che ha tali caratteristiche che sono quelle di Ginevra:
1. Città piccola e proporzionata alle facoltà umane di controllo e gestione, in cui tutti si conoscono e
dove è possibile un senso di appartenenza
2. Sovranità popolare che persegue il bene comune, democratica in cui tutti partecipano (in realtà
Ginevra aveva un regime oligarchico sebbene vi fossero le istituzioni di sovranità popolare
3. Cittadini liberi sottomessi a leggi volute da loro stessi
4. Nessuno sopra la legge, vs Leviatano e vs sovrano estraneo che dà leggi che non sono quindi
accettabili
5. Repubblica solida
6. Patria disinteressata alle conquiste perché autosufficiente
7. Diritto di legislazione per tutti
8. Anche democrazia rappresentativa fatta dai due consigli
9. Simile divisione dei poteri: il popolo non deve tenere l’esecuzione delle proprie leggi e
l’amministrazione degli affari civili
10. Potere giudiziario a chi ha maggior integrità
11. Condizione climatica fertile
12. Ricchezza moderata che serve alla città per essere autosufficiente
13. Modello del miglior cittadino è suo padre, perché vive del lavoro delle sue mani
14. Sacerdoti sono tolleranti e non fanatici
15. Donne sono semplici e dolci nei costumi
16. Non c’è il lusso o spettacoli, vi sono solo uomini a Ginevra--> Lambert parlando di Ginevra
nell’enciclopedie dice che forse gli spettacoli potrebbero giovare alla città Rousseau gli risponde
sostenendo che occorre difenderla dal teatro difendendola così dalla civiltà, dal modello di Parigi
che così tanto odiava, dove conta l’ultima moda e non ciò che davvero è essenziale disputa
presente anche in Aristotele e Platone con chi pensa che spettacoli violenti portano a violenza e chi
pensa facciano l’opposto. Non vuole degli spettacoli chiusi e privati a teatro, ma si a feste pubbliche
e tradizionali. Tale disputa tra Rousseau e illuministi porta alla proibizione della pubblicazione
dell’enciclopedie anche se poi trova pubblicazione negli anni successivi, ma oltre a ciò sempre nella
voce Ginevra c’era anche giudizio sul clero di Ginevra dicendo che molti non credono in cristo e
ammettono che Calvino bruciando prete che non ammetteva trinità “anima atroce di Calvino”
porta allo scandalo e alla critica di Rousseau che porta alla rottura definitiva con gli enciclopedisti
che considera persecutori e nemici.

08/04/20
Ginevra unisce l’uguaglianza nella legge naturale e le esigenze della società.
Far coincidere volontà generale e individuale sta nel seguire la voce della natura.
Rousseau sente bisogno di dare ragione del perché del suo discorso prefazione in cui si usa il metodo
genetico che cerca la ragione della differenza umana interrogando la natura dell’uomo.
La corruzione è necessaria perché nasce dalla natura dell’uomo o vi sono potenzialità inespresse dalla
società corrotta di Parigi atteggiamento sovversivo che pensa la corruzione non come dato metafisico ma
storico.
Dice che la scienza meno sviluppata gli sembra essere quella sull’uomo.
Come distinguere ciò che l’uomo è da ciò che è diventato esempio della statua di Glauco così sfigurata
dalle onde sotto cui la statua originale c’è o no? Per Rousseau si può togliere l’incrostazione e recuperare
l’uomo/statua originale.
Prima fonte di disuguaglianza è il progresso, ovvero Parigi dove la disuguaglianza è maggiore.
Fa congetture e ipotesi con l’intento non di risolvere ma illuminare il problema metodo ipotetico.

20/04/20
Opera molto ambiziosa che vuole parlare della natura umana.
Esegue una critica ai filosofi sia antichi che moderni (in particolare Grozio) che non hanno vere risposte.
Parla del disaccordo su cosa legge significhi per lui non è avversario della libertà, ma vi è legge che
salvaguarda la libertà stessa deve non essere imposta e avere immediata corrispondenza con la natura.
Vuole inoltre mettere da parte i libri e voler meditare sulle prime operazioni dell’animo umano cerca di
capire qual siano le qualità da attribuire all’uomo di natura senza cui non si può parlare di uomo di natura.
Vi sono due principi (dette disposizioni fondamentali) precedenti alla ragione:
 Amore di sé spinta all’autoconservazione;
 Pietà/commiserazione ripugnanza nel veder perire qualsiasi essere sensibile, a noi simile
estende autoconservazione alla specie;
Sono entrambi istinti presocievoli, sono impulsi naturali universali nell’uomo senza questi la socialità
dell’uomo non è spiegabile.
Breve dichiarazione del dovere verso gli animali in quanto condividono la sensibilità con l’uomo, quindi
sono esseri simili a noi, dandoli il diritto di non essere maltrattati.
Si deve separare ciò che è stato fatto dalla volontà divina (lo stato di natura), da ciò che l’uomo con la sua
libertà è riuscito a fare fa riferimento al grado zero volendo rivelare come saremmo diventati se lasciati a
noi stessi è discorso ipotetico.

INTRODUZIONE
Obiettivo è indicare il momento in cui la natura fu sottomessa alla legge, il forte si sottomise al debole.
Due tipi di disuguaglianza:
 Naturale: in base a età, forza ecc
 Sociale: dipende da convenzioni non si ha un più senza un meno alcuni godono di privilegi a
danno di altri l’in più si ha in ricchezza, potere ecc
Presenta tre teorie riassunte sullo stato di natura: chi parla di differenza tra giusto/ingiusto, chi di proprietà
privata e chi di lotta tutti contro tutti.
Ha pretesa universale, la consapevolezza che tale discorso sebbene si basi sull’esperienza universale, la
volontà è fare un discorso con il “genere umano come uditorio”.

PRIMA PARTE
Dice che non parlerà dell’uomo partendo dal regno animale, e nemmeno al soprannaturale cercherà
fondamenti solo nello stadio zero in cui consiste lo stato di natura.
La fertilità della terra offre cibo sufficiente e riparo all’uomo egli osservando gli animali, ma essendo
carente rispetto a loro, si appropria di vari aspetti che egli può utilizzare per elevarsi sopra loro,
appropriandosi degli alimenti che invece gli animali sono costretti a dividersi la natura è abbondante.

21/04/20
Disuguaglianze tra uomini non si basano su quelle naturali esse tuttavia sono credute tali.
Distruzione di tale tesi si basa su pochi e semplici principi che combinati tra loro possono spiegare la
complessità stessa cosa fatta da Cartesio ne il mondo che aveva individuato tra principi fondamentali:
inerzia,degli urti e movimento da cui sarebbe stato possibile spiegare tutti gli eventi.
I primi due: amore di sé e pietà sono sufficienti a spiegare l’uomo al grado zero.
Istinti naturali non lo portano alla socialità.
Se vuole dimostrare la non naturalezza della disuguaglianza allora deve ipotizzare una non scarsità della
natura.
L’uomo primitivo è robusto essendo allevato spartanamente dalla natura, e lo è maggiormente quanti
meno frutti dell’arte tecnica e strumentale utilizza è così autosufficiente e basta a sé.
Primo confronto con animale porta con sé una gerarchia rispetto all’uomo lo supera e non ne ha paura
perché mette assieme schemi di comportamento come fuga e aggressività, che sono due istinti di specie
diverse (erbivori e carnivori). L’inermità dell’uomo non porta alla debolezza ma al suo rafforzamento.
Arriva a dire che l’uomo che medita è depravato vedeva gli studiosi come gente che stava al chiuso, col
corpo debole rispetto a quello che la natura prevedeva: depravato da pravus cioè perverso e deforme
moralmente e fisicamente scandalo per gli illuministi, soprattutto per Voltaire.
Elemento di libertà l’uomo può scegliere cosa fare, è un agente libero Montaigne parlò d’intelligenza
degli animali che varia rispetto a quella umana solo nella quantità.
Seconda facoltà è quella di perfezionarsi che sviluppa nelle giuste circostanze le altre essa è in potenza
fino all’arrivo delle giuste circostanze.
Tali facoltà sono latenti e non al massimo della loro potenza.
Nota di Rousseau tirata ispirata in cui dice che si trova vantaggio a danno dei nostri simili.

22/04/20
Unico linguaggio prima della necessità di convincere altri uomini è solo il “grido della natura”, non vero e
proprio linguaggio esso nasce dopo che alcuni segni diventano necessari pur non dando una risposta
definitiva alla nascita della lingua.
Scriverà un saggio sulle lingue in cui dice che nasce da bisogni morali che si aggiungono a quelli fisici.
Linguaggio è allontanamento dalla natura.
Ue critiche a Hobbes:
 Egli parla dell’aggressività dell’uomo nello stato di natura perché tutti gli uomini sono uguali, non vi
è disuguaglianza (qui concordano), e così essi hanno gli stessi fini e perciò entrano in conflittoper
Rousseau tale immagine è un proiezione della vita sociale su quella naturale-> la forza dell’uomo
non è alla base dell’aggressività ma della sua indipendenza, per cui chi è debole sarà invece
dipendente;
 Hobbes non vede la pietà che l’uomo ha nello stato di natura.
I due mostrano due diverse concezioni della ragione per Hobbes è artificiosità che serve ad uscire dalla
precarietà e guerra dello stato di natura e che consente di concordare su punti in comune su cui si
costruisce il contrattualismo, essa è matematica; per Rousseau nello stato di natura non c’è ragione ma solo
bisogni fisici, essa si accompagna allo sviluppo delle passioni (come il linguaggio), alla ragione si
accompagna il conflitto e perciò non è matematica porta al confronto e così alla distinzione in gradi tra gli
uomini solo dopo un percorso di riforma della ragione si può arrivare all’unione tra uomini.
L’unione sta nell’istinto naturale, non occorre la ragione.
Immagine del filosofo colui che è fatto solo di amor proprio e che non fa nulla nel vedere l’altro morire,
chi interviene è l’uomo semplice, il contadino ecc.

27/04/20
I bisogni di base non richiedono un confronto con gli altri.
Il livello zero non ha senso dell’avvenire.
Il quadro fornito ha bisogni così limitati che ci appare povero non a livello materiale ma mentalmente non
sviluppandosi.
La ragione non porta alla virtù ma separa e distingue le passioni non portavano alla violenza che sta
invece nella società. Simile a Shaftesbury per cui se l’entusiasmo è lasciato alla natura non sfocia nel
fanatismo.
Amore ambivalenza: è anche distruttivo essendo elettivo di natura concentrandosi su un solo oggetto;
egli ha la natura di essere preferenza e esclusiva, che porta alla gara.
Ad esso si accompagna la crudeltà nella natura soddisfatto il bisogno finisce il desiderio che non è
elettivo come l’amore.
Allo stato zero dunque non ci sono conflitti ma principalmente perché lo sviluppo non esiste tuttavia
siccome molti credono che la disuguaglianza sia naturale allora essa non sarà mai estirpabile mostrare
che ciò è una falsa credenza è il compito che si prefigge.
La servitù nella natura è impossibileserve una interdipendenza tra gli uomini, cosa che in natura non
esiste in natura perché la natura è sufficiente a tutti gli uomini e perciò se qualcuno mi frega un albero io
vado in un altro. Socievolezza invece per Shaftesbury portava alla realizzazione di un buon ordine voluto da
Dio.
In società invece si formano dipendenze utili all’ottenere ciò che gli serve per vivere “rendere un essere
cattivo rendendolo socievole”.

28/04/20
Seconda parte nasce dalla rottura della simbiosi tra realtà esterna e individuo è il quadro originario
statico e povero di elementi che comincia a complicarsi negli ambienti contingenticosì come l’uomo
cambia e come la coscienza nasce.
Si passa da un generale a un ambito specifico contingente a ogni forma in cui la natura si mostra all’uomo.
Condizione necessaria ma non sufficiente per il passaggio alla società è la nascita dell’amor proprio.
Differenza tra amor di sé (= autoconservazione) che è assoluto e amor proprio che nasce artificialmente
nella società e ci spinge a considerare noi stessi superiori agli altri e fa nascere l’onore.
Amor di sé è personale mentre quello proprio nasce dall’alterità producendo confronto e conflitto.
Qualcuno recinta dicendo che ciò è suo e qualcuno gli crede.
Sul passaggio da crudo a cotto Levi - Strauss scrisse un testo mostrando come la cucina crea organizzazione
e convivialità portando quindi anche alla creazione di un dialogo e discorso tra gli uomini.

29/04/20
Uomo capisce che ci sono casi in cui è vantaggioso associarsi associazioni libere e non stabili: si creano
per necessità e le prime non costituiscono comunità.
“Chiarificazione” sviluppo della mente umana: si sviluppa la tecnica per cui si iniziano a costruire le
capanne. Ciò porta alla creazione anche se minima della proprietà privata si è ancora in uno stato però
dove le opportunità sono uguali per tutti e così i più deboli seguono i forti nella costruzione.
Si creano associazioni stabili formate da affetti e per scopi come la caccia nasce l’amore coniugale e
paterno.
Divisione compiti uomo-donnauomo perde sua ferocia ma si associa ci si divide il lavoro cosa che porta
al tempo liberonascono bisogni artificiali (= lusso).
Si impongono tali bisogni cosiccome i rapporti costituitesi tolgono la libertà di uscirne.
Nasce il linguaggio plausibilmente prima in piccole comunità in cui si garantisce un elemento di
appartenenza.
Ci si abitua a guardarsi ci si valuta e ciò porta alle idee di valore e bellezza che fanno nascere un
gerarchia.
Amore e amor proprio nascono assieme per cui pretendo stima e amore ricambiati e se ciò non succede
crolla nasce la disuguaglianza con la preferenza e il confronto.

04/05/20
Stima pubblica diventa un valore e così nasce la competizione tra gli uominiiniziano a separarsi l’essere e
l’apparireciò produce un’intersoggettività: questa costruzione di sé è vista negativamente qui; in Hegel
invece per esempio è passaggio nella nascita dell’autocoscienza.
Il conflitto porta disuguaglianza ma nasce nel momento in cui si è tutti uguali e tutti pretendono di essere
ascoltati.
Se l’amor proprio nasce in società allora può essere letto in altro modo e usato in senso civile e nei temi
pubbliciciò non sarebbe possibile se come Hobbes pensasse l’amor proprio come nato dallo stato di
natura.
Parla di caso funesto per quanto riguarda la creazione della proprietà privata presupposti di ciò sono il
ferro e il grano di cui l’Europa era ricca: contemporanea ricchezza di metalli e vegetali per l’agricoltura.
Dice che per il poeta è l’oro ad aver rovinato l’uomo mentre per il filosofo sono stati ferro e grano appunto:
essi civilizzano l’uomo ma lo corromponoquesto è anche motivo per cui l’America è rimasta per molto in
stato selvaggio

05/05/20
È Levi - Strauss a dirci che è fondamentale la rivoluzione neolitica, anche Rousseau utilizza il termine
rivoluzionel’eccezione europea c’è ma non così rilevante.
Levi - Strauss si chiede come si è arrivati alla fusione del ferropresuppone tecniche molto sofisticate e
inoltre non c’era la previdenza dei bisogni futuri, l’uomo non ha ancora il senso del tempo.
E quando servirono uomini in particolare per occuparsi della fusione del ferro ne servirono altri per nutrire
questi uomini che si occupassero quindi dell’agricolturadivisione dei lavori.
Avendo dunque la tecnica per coltivare e coltivando una determinata terra, l’uomo la fa suacominciano
inoltre le dispute e servono regole per occuparsi di queste dispute: le leggi nascono per tutelare la
proprietà privata.
Trae dalla Francia dell’epoca le conseguenze negative quindi più la disuguaglianza che la ricchezza prodotta,
in quanto questa figlia di possessi feudali per lo più.
Se vi fosse un equilibrio nella divisione dei lavori si sarebbe stati uguali ma le cose nascono senza autorità o
criterio che garantisca l’equilibrio.
Mette in discussione la mano invisibile di Smith per cui l’interesse egoistico porterebbe a un equilibrio
generale, ecco qui invece la disuguaglianza nasce proprio dalla privatizzazione della terra e dalla divisione
dei lavori.
Passaggio alla disuguaglianza decisivo quando alcuni riescono ad accaparrarsi, avendo in mente un’isola,
tutte le terre e altri rimangono senza nullaessi così chiedono ai ricchi di mettersi al loro serviziosi crea
da una parte il proprietario, dall’altra gli spossessati.

06/05/20
Da un lato si ha lo sviluppo di tutte le nostre capacità, dall’altro più che averle è importante mostrare di
averleessere e apparire diventano cose diverse quando nasce il confronto.
In questa concorrenza nata con la società vi è la necessità di mascherarsi dato che è un gioco di più e meno
per cui se io ho di più qualcuno ha di meno e viceversa.
Si è nella situazione di guerra hobbesiana, ma da dove sono nate le leggi? I ricchi si trovano sotto attacco da
chi voleva prendere i loro beni così creano delle istituzioni e delle leggi che diano uguaglianza a chi era
rimasto povero: usano tali ragioni perché hanno tutto da perdere ma presentano ciò che fa comodo loro
come faccia comodo anche agli altri. Il consenso è fondamentale, VS Hobbes che pensava non vi fosse vero
bisogno di riconoscimento del potere del Leviatano.
Tali leggi distruggono per sempre la libertà naturale stabilendo la legge dea proprietà e della disuguaglianza
e dell’usurpazione fanno un diritto irrevocabilec’è un inganno da cui nasce la politica.
Vuole dunque smascherare tale nascita, il diritto di pochi che si presenta come diritto di molti, e far capire
l’illegittimità di tale diritto di usurpazione.
Successivamente confronta al tre posizioni filosofiche sulla nascita della politica (leggi).
Il popolo dovrebbe avere diritto di liberarsi dai tiranni sulla base del potere di resistenza.
Ci presenta l’immagine di una disuguaglianza che porta a una situazione “esplosiva”si ha una moltitudine
oppressa per effetto delle stesse precauzioni prese per evitare ciò: agli oppressi rimane sempre il desiderio
della libertà. Il re diventa tiranno ed è qui che gli individui tornano ad essere uguali perché non sono
nullanascono così le sommosse che finiscono per togliere un tiranno, e ciò è tanto diritto quanto quello
che il tiranno esercitavalegittima la sommossa.

11/05/20

12/05/20
È uomo che decide di vivere i propri impulsi, anche al costo di averne delle ripercussioni.
Vita molto legata al suo pensieroDonatienne De Sade nasce a Parigi nel 1740 e muore in carcere nel
1814; è figlio di antica nobiltà provenzale con regole molto dure, non era ricchissima ma culturalmente ben
inserita nell’ambiente parigino (conoscevano Voltaire e Montesquieu); lo zio abate ha grande influenza per
il suo comportamento libertino essendo il suo primo educatore anche se poi mandato nel collegio “Luigi il
grande”, liceo gesuita a Parigi; a 14 anni mandato in una scuola di caval leggeri.
A 17 anni partecipa alla guerra dei 7 anni personalmentesua infanzia e giovinezza avviene in una serie di
regole precise: matrimoni già previsti e basati su interessiparagone con Rousseau che mentre egli nasce
in una piccola famiglia borghese non avendo la vita predeterminata; De Sade ha una vita segnatamigliori
collegi, attività militare, matrimonio ecc. e forse per questo cercherà una propria libertà fuori da tali regole
da Ancient Regime.
La famiglia cercherà di difenderlo quando trasgredirà e di coprire le sue azioniin carcere si cercherà di
fargli avere una situazione accettabile, gli danno addirittura la possibilità di avere il domestico carcerato
assieme a lui.
Tornato dalla guerra si sposa con una primogenita di una famiglia più ricca della sua, sebbene di recente
nobiltà: inferiore nel ceto, superiore nel patrimonio.
1763giovane operaia lo accusa di essere stata frustata e viene imprigionato in un castello vicino a Parigi,
interviene la madre della moglie che ha molta autorità e carca di mettere a tacere tale accusa,
minimizzando il gesto; il padre di De Sade invece pare non lo abbia molto amato e inizia a chiamarlo “figlio
mal nato”, De Sade lo amava ma non se n’è mai sentito ricambiatopadre muore nel 1766 lasciandogli
molte proprietà.
Pasqua del 1768, Pouver dice che qui nasce la sua leggendaDe Sade vede una mendicane, Rose Keller, e
ne è attratto e le offre soldi per venire con lui in casa; le chiede poi di spogliarsi dicendo che se non lo fa la
ucciderà; la lega al letto e comincia a frustrarlaquesta è base dell’accusa e dell’incarcerazione.
Interviene la famiglia della moglie e il re consente sia liberato solo se rimane nel castello di La Coste.
Viaggia in Olanda dove pubblica la sua prima operetta erotica.
In Italia conosce l’arte, ne racconta nelle sue lettere; soprattutto del barocco romano avvertito come forma
d’arte molto sensuale.
Il paganesimo gli appare come religione con forse qualche valore, da contrapporre a quelli cristiani.
Rimane per un anno intero.
Dal castello di prigionia legge Rousseau, scrive alla moglie e inizia “le 120 giornate di Sodoma”scrivere gli
allieva il dolore. Di Rousseau coglie il cuore e la mente.
Imprigionato nella Bastiglia, da cui è liberato durante la rivoluzionecomincia ad occuparsi di politica dopo
aver terminato “le 120 giornate di Sodoma”, sentendosi vicino alla lotta contro la superstizionelo fa per
lo più per portare acqua al suo mulino.
Pubblica nel 1791 “Justine” e scrive anche opere teatrali. Si pone contro la pena di morte e perciò sarà
accusato di moderatismo.
Napoleone sequestrerà tutte le opere di De Sade e le metterà al rogo, viene poi incarcerato fino alla morte
in un manicomio criminale dove viene dimenticato in quanto percepito come intollerabile e
inumanodiventerà mostro anche per i rivoluzionari.

13/05/20
“Francesi ancor uno sforzo se volete essere repubblicani”si riferisce al genere
del protrettico ovvero genere letterario che esorta, solitamente agli studi filosofici.
Siamo nel 1795, durante la rivoluzione e gli viene bene inserirsi nello spirito del tempo parlando della
religionela domanda è come i costumi influenzino la società.
Prima delle leggi serve una religione che non può essere però quella cristiana, serve un altro culto essa
riporterebbe i rivoluzionari sotto il giogo. Preti visti come viziosi e profani, inoltre tale religione era una
delle armi che i tiranni usavano.
La potenza della religione e dei preti si interseca e dipende vicendevolmente con quella dei reè sempre
stato così.
Dice di dover sradicar la superstizione e così il cristianesimo che sostiene la tiranniaaltrimenti i più deboli
saranno subito sottomessi. Si deve annientare tutto ciò che può far crollare le fondamenta della rivoluzione.
Ora gli unici dei devono essere il coraggio, espressione dell’energia, e la libertà.
Qualcuno dice che la religione serva a tenere a bada il popolo: e sia dice ma non vuole sapere di un dio
senza corpo, un dio onnipotente che non fa mai ciò che vuole di un essere buono ma che fa solo male.
Hegel dirà,similmente a qui, che il paganesimo incitava all’uso della ragione mentre il cristianesimo portava
alla cieca obbedienza.
Dice che si deve usare l’egoismo per non cadere vittima e schiavi della religione.
Tutte le nostre idee hanno oggetto, cosa rappresenta dio che è senza oggetto? Dietro a ciò sta il sensismo di
Condillac. Quindi il dio cristiano è effetto senza causa, idea senza oggetto. Non può essere innata perché
tutto viene dall’esperienza.
La rinuncia alla ragione, quindi l’ignoranza e la paura sono fondamenti della religione.
Una delle armi è quella del ridicolo, dell’ironiaautorizza le peggiori bestemmie e simili.

18/05/20
Si svolge dunque il primo attacco alla religione, che non serve per una nazione libera, sostenendo il
dispotismo sostituito dalla repubblica qui che necessità invece di fierezza.
Almeno non si utilizzi il culto cristiano che è per schiavi che subiscono, meglio la religione romana fatta di
figure coraggiose imitando le passioni che il regime repubblicano necessita.
Non si vuole più un essere senza corpo, onnipotente ma che non fa mai ciò che vuolecitazione alla
teodicea affrontato nel dizionario filosofico di Voltaire, voce “bene” che parte da Leibniz e il suo dio che
sceglie il migliore dei mondi possibili citando Lattanzio che cita Epicuro che riporta 4 possibilità rispetto a
come spiegare il male del mondo: o dio vuole togliere il male ma non può, quindi non onnipotente; o può e
non vuole quindi è malvagio; oppure non lo può né lo vuol, quindi sia non onnipotente sia malvagio; oppure
può e vuole e questa è la sola possibilità che si addice a Dio.
Ma quindi perché esiste il male? Problema irrisolvibile, Lattanzio dice che il male viene dall’uomo ma vi
sono catastrofi fuori dall’azione umana (terremoto di Lisbona).
Tema dei costumi e delle abitudini degli uomini nel regime repubblicanoi costumi devono cambiare
come la religione: cambiate le situazioni devono cambiare i costumi e così le leggi, come il regicidio o il
sacrilegio non avendo né re né religione.
Resteranno così pochi crimini essendo fondamento libertà e uguaglianza della repubblicail crimine è tale
solo ciò che la legge condanna; non si può riferire il bene e male alla natura dandoci sia vizi che virtù, essi
non sono né bene né male ma impulsi in ragione di ciò di cui ha bisogno. Bene e male dalle leggi e non dalla
natura umana e da ciò che proviamo.
Tre diversi tipi di doveri violando i quali commettiamo crimini:
 Quelli che la coscienza impone verso dio, contro Diose ne è già liberato togliendo la religione
dalla repubblica. Non v’è stato un dio che si è occupato di noi (riprende l’epicureismo per cui la
natura non ha ordine dato ma è caso), siamo prodotti del meccanismo della natura (quindi rifiuta il
caso epicureo) quindi non abbiamo dovere verso Dio. Una soluzione può essere ammettere tutti i
culti oppure accettare la derisione dei culti intolleranti che portano alle guerre e al dispotismo.
 Quelli obbligati tra i fratelli, contro gli altri: a partire dalla calunnia passando per lo stupro propone
una legittimazione con nuova prospettivamorale cristiana dà base di amare il prossimo come sé,
ma è assurdo perché ciò va contro le leggi della natura, che sola deve guidare la nostra vita, ed essa
ci dice di amare noi stessi prima di tutto. Si tratta di amare gli altri come fratelliprima noi e poi gli
altri: abbiamo un’energia vitale spinta verso la sopravvivenza, ma tutti si è diversi quindi non si
deve biasimare chi non prova la forza dei legami di fratellanza e amore.
Non si possono dunque creare leggi universali: vi sono differenze quantitative tra l’energia che gli
uomini hanno pur essendo qualitativamente ugualile leggi devono essere poche e miti per
adattarsi ad ogni carattere. La pena di morte è legge atroce: è infatti fredda e non autorizzabile
dalla natura; al contrario dell’omicidio possibilità del quale è data dalla madre natura, alcuni uomini
amano sé stessi crudelmente. Inoltre, la pena di morte non ha mai sconfitto il crimine, lo vede nella
rivoluzione in cui chi aveva ghigliottinato viene poi ghigliottinato a sua volta. Chi sente tale impulso
lo sente dalla natura, e se si vuole fare una legge non contro natura si deve accettare ciònatura è
nostra madre e può anche ispirarci l’omicidio appunto, ci dà legami di amicizia come quelli di
inimicizia.
o
19/05/20
o La calunnia: si rende conto di stare facendo un qualcosa di controverso, dichiara d non
avere intenzioni perversesi inserisce nella cultura anti-divieti tipica della rivoluzione.
Confessa di non aver mai creduto che questa fosse una calunnia, soprattutto in uno stato
come quello repubblicanoo colpisce un uomo malvagio e così svela un colpevole (“fanale
sul male”) oppure uno virtuoso, egli non deve allarmarsi ma mostrarsi facendo cadere la
calunnia contro di lui comportandosi meglio di primaè un vantaggio per la repubblica in
ogni caso.
o Il furto: nell’antichità dice che era ricompensato e che il saccheggio era virtù guerriera e
contiene tutte le qualità utili al regime repubblicano; fine del furto è il livellare le ricchezze,
addirittura parla di un popolo che puniva chi difendeva il suo patrimonio dai furti.
Caricando Rousseau dice che se qualcuno capisce l’ingiustizia del patto sociale allora è
giustificato e fa bene a rubare.
I mali morali sono indifferenti a un regime repubblicano, ma deve pensare solo a conservarsi e
unico mezzo per fare ciò è la guerra e grazie ai suoi cittadini. È pericoloso che chi deve difendere la
repubblica sia un essere morale, cioè un uomo pacifico di carattere cristiano: ma lo stato è
immorale, sempre in movimento.
Pudore: è innaturale, i popoli primitivi si muovono in totale nuditàcoprirsi è uno dei primi tratti
della corruzione portato dalle donne per coprire i difetti ma anche sedurre col gioco copri/scopri.
La lussuria è causata da ciò e ora si deve soddisfarla completamente: è un bisogno naturalelo
stato deve operarsi in tale direzione per soddisfare al massimo la libertà dell’uomo che possa
soddisfare la lussuria. Propone dunque dei luoghi sicuri in cui mettere a servizio dei libertini
persone di qualsiasi tipo che debbano sottomettersi ed ove ogni rifiuto sarà punitoavendo
bisogno della massima libertà, la natura mette nell’uomo il bisogno del dispotismo soddisfatto
dall’avere attorno lui schiavi a suo servizio. Riconosce inoltre la sessualità femminile che ha stessi
bisogni, se non maggiori, dell’uomo.
Il sesso è dispotico: non è eros platonico con elemento pedagogico (Fedro e Simposio), ma
sottomissione da parte di chi ha pinta maggiore di chi ha spinta minorenon ci si può rifiutare alle
richieste di chi ha la forza di farle. Tuttavia, gli schiavi, che possono essere donne, uomini, bambini,
parenti, non diventano proprietà di chi dominatutti si è nati liberi e lo si deve rimanere: la
sottomissione è momentanea e non esclusiva di una sola persona.
Non tutti si è dispotici: ma la natura ispira sia la dolcezza amorosa che la forza e il bisogno dispotico
ma nessuna delle due è da condannare.
20/05/20
Si invoca la possibilità di tornare alla libertà naturale contro le leggi troppo severe e che devono essere
“poche e miti”.
La natura come ispira l’armonia con gli altri ispira anche la discordia: se Shaftesbury vuole recuperare i
paesaggi considerati spesso brutti, in realtà mostrano come la materia si trasformi, qui si ha il recupero del
paesaggio interiore e delle inclinazioni anche più estreme e vengono anche questi dalla natura. Se S parla
della possibilità di recuperare elementi considerati disarmonici, qui si passa alla necessità di considerare i
mali della natura perché alcuni li vivono come qualcosa di irrinunciabile.
La donna non può addurre a rifiuto del sesso con l’amare un altro (vs amore “proprietario” di
Rousseau che spinge verso alcuni a perdita di altri) perché questo è esclusione degli altri uomini e
forma di egoismo della donna.
Si tratta di sola attrazione e ogni piacere deve essere soddisfatto qualunque esso sia: le donne
tuttavia saranno ricompensate, considerate sia come oggetti che come soggetti del desiderio; sono
libere sessualmente come gli uomini.
Potrebbero nascere bambini senza padre”bambini della repubblica” (≈Rousseau), devono essere
figli della patria.
L’incesto rende più attivo l’amore per la patria, le prime istituzioni lo favorivanoestende la
famiglia creando patria di fratelli. È naturale amare le persone più vicine a noi.
La sodomia è solo un crimine di gusto quindi non lo èdicono lo sia perché vi è la perdita di seme
ma la natura lo crea in abbondanza proprio perché esso va per lo più perso (g. Leopardi).
o L’omicidio vuole far cadere le false credenze:
 È crimine per la natura? L’uomo non è diverso dagli animali, come loro cresce e
decresce ed è altrettanto male o poco male uccidere uomo o animale (tutto ha lo stesso
valore per la natura)se le distruzioni sono necessarie per la creazione, la fine del
vivente è semplice trasmutazione e cambiamento di forma (≈Shaftesbury): ammesso
ciò la distruzione non può essere crimine.
Tema dell’equilibrio creazione-distruzione presente anche in Linneo.
 Per la politica? : è scienza della distruzione fatta di omicidi.
 Contro la società: non può esserlo in una così numerosa e indifferente al minimo
cambiamento.
 Per la repubblica: la fierezza del repubblicano richiede ferocia. Esso è cosa necessaria e
non crimine.
 Da reprimere con l’omicidio? No, guarda sopra.

 Quelli che riguardano solo sé stessi, contro sé stessi: ovvero il suicidio( g. lettera di Rousseau) i
greci e i romani incoraggiarono il suicidio come sacrificio per la patria e coraggio personale.
Anche andare in guerra per la patria e tornare per metà morti è un gesto di mettersi alla morte per
la patria.