Sei sulla pagina 1di 140

VITTORIO INGEGNOLI

FONDAMENTI DI ECOL GIA


DEL PAESA 1
studio dei sistemi di ecosistemi
.

CittaStudi
«Tutta la terra appartiene a Gopal,
dove e allora la linea?
E l'uomo l'autore di quella linea
e percio Egli la puo cancellare».
(M. K. Gandhi)

Copertina: Studio Achilli & Piazza e Associati


Impaginazione e composizione: VideoType

Vittorio Ingegnoli:
Fondamenti di Ecologia del Paesaggio
Studio dei sistemi di ecosistemi

©Copyright 1993 CittaStudi


CittaStudi s.c.r.l.
piazza Leonardo da Vinci, 7 - Milano

ISBN 88-251-0032-9

prima edizione: settembre 1993

ristampa
IV III 11 I O 1993 1994 1995 1996 1997

E vietata la riproduzione, anche parziale,


con qualsiasi mezzo effettuta, compresa la fotocopia,
anche a uso didattico, se non autorizzata.

Stampato presso le grafiche G.V., viale Umbria, 36 - Milano


per conto di CittaStudi s.c.r.l.
PREMESSA

1 OBIETTIVI, CONTENUTI E INDIRIZZI


DELL'ECOLOGIA DEL PAESAGGIO

Lo scopo primario della presente sintesi e quello di inquadrare gli studi di Ecologia del
Paesaggio nei suoi fondamenti teorici principali e in alcune delle sue possibilita' applicative,
per mettere in luce le potenzialita e i limiti di questa ecologia, non sempre facile da trasmettere,
come vedremo presto.
L'Ecologia del Paesaggio e una scienza sviluppata da principio in modo poligenico, da
studiosi differenziati fra loro sia nella definizione del concetto di paesaggio, sia nella defini-
zione di ecologia. 11 primo scienziato che utilizzo il termine «Landshaftücologie» fu il biologo
tedesco C. Troll (1939, 1950), impressionato dal concetto di ecosistema di Tansley e dalle unita
di paesaggio evidenziate dalle foto aeree.
Da quegli anni, a partire da! 1950, molti studiosi della natura e del territorio portarono
contributi alla formazione di questa disciplina: biologi e geografi, ma anche architetti del
paesaggio, forestali, agronomi, pedologi. 11 carattere delle discipline di origine rimaneva
tuttavia ancora assai marcato, malgrado gli sforzi compiuti nel primo simposio internazionale
sulla Ecologia del Paesaggio, promosso dal noto geobotanico Tüxen nel 1968 a Rintelen, e nel
volume «Handbuchfur Landshaftplfege und Naturshutz» di Buchwald ed Engelhart (1968),
architetti paesaggisti e botanici.
D'altra parte va detto che gli ecologi orientati ne! campo della vegetazione e della
pianificazione sono stati i primi a considerare lo studio del paesaggio in senso olistico. Il
principale oggetto di studio della Ecologia del Paesaggio diviene man mano centrato sulla
eterogeneita verticale e orizzontale delle unita ecologiche che formano un paesaggio.
Cosl gli ecologi del paesaggio orientati in senso zoologico studiano !'influenza della
eterogeneita corologica sulle popolazioni animali (Forman, 1982; Merriam, 1984). Anche gli
ecologi orientati in senso antropico sono interessati a tale impostazione di studi (Naveh e
Lieberman, 1984). Si notera che l'impostazione di cui si parla continua in realta a basarsi su!
concetto di ecosistema, del quale si considerano gli aspetti corologici. Tuttavia a molti studiosi
non sfugge clie la ricerca spaziale delle relazioni e dei gradienti ecologici riferiti a un mosaico
paesistico per molti versi va ben oltre il concetto di ecosistema.

7
PREMESSA L'ECOLOGIA DELPAESAGGIO IN ITALIA

Di conseguenza, si presentano due posizioni principali nella Ecologia del Paesaggio. ne! decennio successivo in Germania viene attivato un istituto universitario di «Landshafto-
Una parte degli studiosi di Eco logia del Paesaggio (da Troll, 1968, a Vos e Stortelder, 1992) kologie» presso l 'Universita di Monaco, el' insegnamento eaffidato a Wolfgang Haber, attuale
non intendono considerare questa disciplina come un ramo dell'Ecologia Generale, che, con presidente dell'INTECOL.
specifici concetti e metodi, si occupa di paesaggio (come altri rami si occupano di popolazioni Ne! 1982 a Veldhoven (Olanda), in seguito a un congresso internazionale, viene fondata la
o ecosistemi), mala considerano solo come base di coordinazione di metodi ecologici «presi IALE (International Association for Landscape Ecology). La sezione americana della IALE,
a prestito da altre discipline» per lo studio del paesaggio, o, piu in generale, dei sistemi si apre ne! 1986, per opera di Monica Turner, Frank Golley, Richard Forman, Eugene Odum,
ambientali. Paul Risser.
Altri studiosi (Blandin e Lamotte, 1985; lngegnoli, 1980, 1988, 1990; Odum, 1989, 1992) 11 ruolo trainante della IALE, estesa a piu di trenta paesi in soli sei anni dalla fondazione,
sostengono invec~ l'esistenza di specifici concetti di Ecologia del Paesaggio, tali da influire si esentito anche in Italia, dove estata fondata una Sezione Italiana da Gianumberto Cara vello,
anche profondamente su! rinnovamento della intera Ecologia Generale. Questa e in verita la Almo Farina e Vittorio Ingegnoli ne! 1989, presso il Museo di Storia Naturale della Lunigiana,
linea teorica, senza dubbio molto impegnativa, che e stata seguita nel presente !avaro. come SIEP (Societa Italiana di Ecologia del Paesaggio).
Certo e comunque che le potenzialita dell'Ecologia del Paesaggio sano assai rilevanti: al In realta, un Gruppo di Lavoro in Ecologia del Paesaggio e stato aperto alla S lt E (Societa
Convegno internazionale di Parma (Societa Italiana di Ecologia, novembre 1992) sugli Italiana di Ecologia) fin dall' inverno 1987/88. Inoltre, la Scuola di Architettura del Paesaggio
sviluppi futuri dell 'Ecologia, i rappresentanti delle maggimi riviste scientifiche hanno indicato dell'Universita di Genova aveva attivato un corso di Ecologia del Paesaggio fin da! 1985.
proprio nella «Landscape Ecology» uno dei rami piu promettenti. Pochi anni prima (1989) 11 primo significativo Seminario Nazionale di Studi si e tenuto ne! Campus universitario
Frank Golley aveva scritto in un editoriale della rivista Landscape Ecology: «The cultural and di Parma nel maggio 1990: «Ecologia del Paesaggio: prospettive teoriche e pratiche in Italia»,
economic relativity of landscape ecological work is impressive». con l'intervento di Antonio Moroni e Sandro Pignatti, e la partecipazione di Zev Naveh, che
D' altra parte enecessario ricordare come questa disciplina sia ancora assai giovane e, come portava il saluto della comunita scientifica internazionale, oltre a un contributo personale.
tale, in molte parti teoriche non ancora consolidata. Le difficolta da affrontare sano molte e gli Un altro importante momento, questa volta internazionale, e stato coordinato da Almo
strumenti di analisi e applicazione in continuo perfezionamento. Farina a Montecatini: «Landscape Approach to Regional Planning: The Future of the Medi-
La pres;nte pubblicazione segue quindi una articolazione essenziale della disciplina, che terranean Landscapes», ne! maggio 1992. In questa occasione Naveh ha discusso la sua
comprende: proposta di «red books» (poi «green books») per la tutela dei paesaggi in estinzione da parte
Riferimenti propedeutici. delle N U.
Struttura del paesaggio. Ne! settembre 1992 in occasione del Quinto Congresso Nazionale degli Ecologi Italiani
Dinamica del paesaggio. (organizzato a Milano perla S It E da Roberto Marchetti), Ingegnoli ha coordinato un simposio
Analisi e diagnosi. di Ecologia del Paesaggio, che ha suscitato un indubbio interesse.
Applicazioni di Ecologia del Paesaggio. Inoltre su richiesta dell'Istituto di lgiene dell'universita di Padova, da! 1992 un corso
Conclusioni. (integrativo) di «Landscape Ecology» e stato attivato presso il Corso di Laurea in Scienze
Bibliografia. Biologiche. Analogamente su richiesta del docente di Ecologia viene attivato da! 1993 un corso
Glossario. di «Fondamenti di Ecologia del Paesaggio», nell'ambito del Corso di Laurea in Scienze
Naturali dell'Universita di Milano.
Va detto infine che la presenza di soli tre corsi di Ecologia del Paesaggio nell'ambito di
tutta l'universita italiana, se da un lato puo essere un inizio significativo, dall'altro risulta
palesemente insufficiente. Si ricorda infatti che ai settori della architettura del paesaggio, della
biologia e delle scienze naturali e necessario che si affianchino al piU presto almeno i settori
2 L'ECOLOGIA DEL PAESAGGIO IN ITALIA di scienze ambientali e scienze forestali.

Come estato accennato nel precedente paragrafo, l' Eco logia del Paesaggio nasce in Europa
negli anni Sessanta, in seguito ali' opera pionieristica di alcuni studiosi tedeschi e olandesi. Gia

8 9
PREMESSA

RINGRAZIAMENTI SOMMARIO
Si coglie infine l' occasione per ringraziare vivamente i colleghi e gli amici che si sono
prestati in aiuti e consigli per questo lavoro. In particolare:
Antonio Moroni (presidente del Consiglio del Corso di -Laurea in Scienze Ambientali,
Universita di Parma); Giuseppe Chiaudani (professore di Ecologia), Marco Ferraguti (profes-
sore di Biologia Generale), Guido Pacchetti (ricercatore in Ecologia) del Dipartimento di
Biologia, Universita degli Studi di Milano; Gioia Gibelli Salteri (assistente al corso di Ecologia
del Paesaggio) Scuola di Architettura del Paesaggio, Universita di Genova; perla rilettura.
Francesco Giamminola, Flora Vallone e Massimiliano Conte, (architetti) perla grafica. Si PREFAZIONE 5
ringraziano inoltre gli studenti in tesi con il sottoscritto e il dottor Luigi Viola, responsabile
per CittaStudi Edizioni. PREMESSA 7
Un sentito ringraziamento anche a Osear Ravera (professore di Ecologia all'Universita di
1 Obiettivi, contenuti e indirizzi dell'Ecologia del Paesaggio (7) - 2 L'Ecologia del
Venezia e attuale presidente della SltE) per il sostegno morale dato all'autore fin dall'inizio
Paesaggio in Italia (8) - Ringraziamenti (10).
delle sue ricerche.

Vittorio lngegnoli SOMMARIO 11


Milano, febbraio-marzo 1993
1 RIFERIMENTI PROPEDEUTICI 13
1.1 Concetto di paesaggio e definizioni (13) - 1.2 Aspetti scientifico-culturali (17)
- 1.3 Limiti e sviluppo delle teorie ecologiche (19) - 1.4 Concetti-base per un'eco-
logia piu integrata (24) - 1.5 Sistemi e complessita (28) - 1.6 Sistemi gerarchici e
dissipativi (32) - 1.7 Cenni sulla metastabilita (37) - 1.8 Autorganizzazione e
anticaos (40).

2 STRUTTURA DEL PAESAGGIO 47


2.1 Modello strutturale di riferimento (47) - 2.2 Componenti elementari (51) - 2.3
Macchie paesistiche (55) - 2.4 Corridoi e matrici (58) - 2.5 Apparati paesistici (64)
- 2.6 Mosaici ambientali ed ecotessuti (68) - 2.7 Classificazione dei paesaggi (71)
- 2.8 Sistemi paesistici dell'Italia settentrionale (77).

3 DINAMICA DEL PAESAGGIO 87


3.1 Studio della dinamica (87) - 3.2 Processi paesaggistici generali (90) - 3.3
Funzioni di configurazione di elementi (97) - 3.4 Funzioni di popolazioni permeanti
(107) - 3.5 Funzioni antropico-ecologiche (111) - 3.6 Disturbi, metastabilita,
cambiamenti (115) - 3.7 Processi di trasformazione (120) - 3.8 Alterazioni e
patologia (126) - 3.9 Alterazione del sistema paesistico padano (132).

11
10
SOMMARIO

4 ANALISI E DIAGNOSI 137 1 RIFERIMENTI PROPEDEUTICI


4.1 L'analisi del paesaggio (137) - 4.2 Rilievo del paesaggio (139) - 4.3 Misure
biotiche tradizionali ( 146) - 4.4 Altre misure ecologiche ( 150) - 4.5 Teoria dei frattali
( 161) - 4.6 Biopotenzialita territoriale (167) - 4.7 Analisi delle funzioni ecologiche
dell'habitat umano (171) - 4.8 Diagnosi, pre visione, controllo (174 ).

5 APPLICAZIONI DI ECOLOGIA DEL PAESAGGIO 183


5.1 Campi e metodi di applicazione (183) - 5.2 Valutazione (di impatto) ambientale
(186) - 5.3 Vegetazione, fauna, paesaggio (194) - 5.4 Risanamento e progettazione
dell'ambiente (201) - 5.5 Conservazione della natura (21 3 ) - 5 ·6 Pianificazione 1.1 CONCETTO DI PAESAGGIO E DEFINIZIONI
ecologica del territorio (222) - 5.7 Esempio di applicazione in Lombardia (228).

CONCLUSIONI 239 1.1.1 Significato di paesaggio


1 Diversita biologica e ruolo gestionale dell 'uomo (239) - 2 Etica ambientale (241 ).
Diverse volte e stato sottolineato come sintomatico il titolo del Bulletin d'Ecologie:
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI 245 «Ecologie du paysage: mythe ou réalité?» (Lefeuvre et Barnaud, 1988). Tale apparente
ambiguita sta forse nella duplicita di campo di questa disciplina, che - come vedremo - e nello
stesso tempo una teoria innovatrice dell' eco logia general e e un suo ramo, che tratta il paesaggio
GLOSSARIO 255
come uno specifico livello della organizzazione biologica.
Ma l'ambiguita piu vera sta nella interpretazione corrente del termine paesaggio che,
INDICE E FONTI DELLE FIGURE 261 sopratt!J!to ip Italia, non sembra comprendere cio che e invece contenuto nella sua etimologfa,
cioe il senso funzionale e interattivo, per limitarsi aquello percettivo e visuale.
INDICE ANALITICO 265 In realta l'etimologia di paesaggio deriva da «paese», che significa «regione abitata o
villaggio» nel senso antico di teITitorio insediato. Di conseguenza il paesaggio e un termine
complesso, che rappresenta l'insieme dei caratteri di un territorio. Esso sottintende diverse
INDICE DEI NOMI LATINI 277 dimensioni (fisionomia, eterogeneita, percezione, comunita viventi, struttura geom01fologica,
processi, interazioni) pur rimanendo elastico sulle unita spaziali, quindi valido a diverse scale
spazio-temporali.
Ricordiamo che anche nella pittura, che per prima lo tratto come oggetto di studio, fin dal
Rinascimento (Clark, 1976; Forman e Godron, 1986) il significato di paesaggio era inteso in
senso completo, come scrive LeonaTdo da Vinci. Studiando Leonardo e evidente che la
curiosita scientifica e la ricerca della forma procedevano di pari passo. Mentre disegnava certe
forme, egli cominciava a chiedersi perché avessero que! particolare aspetto e quali fossero le
leggi del loro sviluppo (Fig. 1.1). Nel suo «Trattato su/la pittura», Leonardo arriva a scrivere:
«Ma fa prima di sapere ben fare tutte le membra degli animali come le membra de' paesi, cioe
sassi, piante e simili». Se cio era vero perla ricerca artistica, a maggior ragione deve esserlo
per la ricerca scientifica; Leonardo infatti esorta a studiare il paesaggio come fenomeno
naturale, tanto che ne derivo ricerche sulla formazione delle rocce.

13
12
CONCETTO DI PAESAGGJO E DEFINIZJONI
RIFERIMENTI PROPEDEUTICI

Non esitiamo quindi ad affermare che il termine paesaggio e del tutto ammissibile anche
nella scienza, che in realta lo usa fin dall'inizio dell'Ottocento, soprattutto dopo l'importante
definizione data da Alexander von Humboldt ( 1846) come «Der Totalcharakter einer Erdge-
gend», quindi questo termine e adatto a rappresentare l' oggetto piu specifico dell' ecologia del
paesaggio, in quanto comprende la totalita dei caratteri di un territorio.
Diremo piuttosto che l'ambiguita a cui abbiamo prima accennato, e dovuta a una conce-
zione antropocentrica nell'interpretazione del rapporto uomo-natura.

Va detto inoltre che chi pensa a tale rapporto in chiave di contrapposizione, invece che di
integrazione, difficilmente e in grado di definire il paesaggio in senso completo. Perché questa
posizione non permette di vedere la dimensione funzionale e interattiva insita nell'etimologia
del termine paesaggio, quindi non arriva a pensare di doversi integrare nelle sue leggi. Cio non
significa che anche costoro non possano comprendere l'importanza di tutelare la natura.
Chi invece considera l' aspetto integrativo del rapporto uomo-natura non ha difficolta a
comprendere l'etimologia di paesaggio in modo corretto.
Le conseguenze di queste posizioni sono da porre bene in evidenza, anche perché, come
vedremo, ad esse corrispondono due contrapposte metodologie di applicazione dell'ecologia:

a quclla che mira a «progcttare con la natura» (McHarg, 1969 Odum, 1971 lngcgnoli,
1971, 1980), cioe a modellare fin dall' inizio gli interven ti sccondo le leggi della natura,

b quella che si limita a «mitigare gli impatti» antropici, cioe a contenere il danno dovuto
a interventi imposti da economie contro natura.

In Italia il significato di paesaggio ha oscillato fra una interpretazione storico-letteraria ed


estetizzante (Ricci, 1905; Assunto, 1963) e una interpretazione naturalistica (Serpieri, 1910;
Giacomini, 1965), con riflessi anche sulla legislazione, che - come noto - vede impegnati due
diversi ministeri perla conservazione e lo studio del paesaggio.
E comunque senza dubbio ne! senso della sua etimologia completa (quella di von Hum-
boldt), che il biogeografo tedesco Car! Troll, fin dal 1939, utilizzo per primo la dizione
«Landschaftükologie». Parimenti nello stesso senso e stato inteso il paesaggio da Wolfgang
Haber (1972) fino a Zev Naveh (1984) e a Forman e Godron (1986).

A proposito, e doveroso dire che Ingegnoli, nei primi anni di studio (1971-1985) ha
preferito parlare_Qi ec_ologia del territorio, per non creare equivoci con l' architettura del
Fig. 1.1. Leonardo da Vinci (e.a 1500), studio di temporale su un paesaggio prealpino. Mentre
paesaggio ·(slri~orda che fo. legge -per la tutela del paesaggio lo considerava nel senso di
disegnava, Leonardo cominciava a chiedersi perché le forme avessero quel particolare aspetto «bellezza naturale e culturale» ): solo personalita scientifiche come Valerio Giacomini
e quali fossero le leggi del loro sviluppo e i fenomeni coinvolti. Egli era conscio dell'importanza (1965, 1976), e Francesco di Castri (colloquio personale) l'hanno convinto a utilizzare la
di studiare il paesaggio, come traspare da questo significativo disegno. dizione «ecologia del paesaggio».

14 15
RIFERIMENTI PROPEDEUTICI ASPETTI SCIENTIFICO-CULTURALI

1.1.2 Definizioni Sappiamo che per ogni livello dello «spettro biologico», vige la legge di integrativita
(Odum, 1959, 1971; Lorenz, 1978; Moroni e Faranda, 1983): le caratteristiche di un certo
Volendo dare qualche definizione recente, osserveremo che il paesaggio viene presentato livello di organizzazione biologica sono solo parzialmente esaustive di quello seguente, dove
da Forman e Godron ( 1986) come in si eme di ecosistemi interagenti, intendendo per ecosistema ne compaiono di nuove.
il concetto di biogeocenosi (Sukachev e Dylis, 1964). Inquadrato, da! generale al particolare, Anche ne! nostro caso si osserva che non tutti gli attributi del livello ecosistemico sono
in una determinata zona elimatica e geomorfologica e dato un certo regime di disturbi, il validi per il paesaggio, dove compaiono nuovi attributi, come ad esempio la connettivita, il
paesaggio e cosi definito: «heterogeneous land area composed of a cluster of integrating metaclimax, la metapopolazione, la diversita biotopica, le funzioni paesistiche (non solo come
ecosystems that is repeated in similar form throughout», vale a dire: porzione di territorio · concatenazione di funzioni ecosistemiche), e propri processi evolutivi, come si potra compren-
eterogenea composta da un insieme di ecosistemi interagenti che si ripete con struttura dere nei prossimi capitoli.
riconoscibile.
Questa definizione e forse attualmente la piu nota e la piU accettata nella «Landscape
Ecology». Interessante anche quella di Haber ( 1990) do ve si nota che l 'eco logia del paesaggio
si occupa di ecosistemi presenti in una regione geograficamente definita, mentre 1' ecologia
dell' ecosistema si occupa di insiemi di specie animali e vegetali e dí agenti non viventi presenti
in un dato luogo. 1.2 ASPETTI SCIENTIFICO-CULTURALI
Se vogliamo pero mettere in evidenza tutta la complessita del concetto dí paesaggio,
superando ogní eventuale riferimento (anche ínvolontario) alle scale antropiche, riteniamo piu
esaustivo definire il paesaggio come sistema di unita spaziali ecologicamente diverse, fra loro
1.2.1 Nuovo paradigma
interrelate, cioe come sistema di ecosistemi, o metaecosistema.
Esso e caratterizzato da molteplici domini gerarchici di scale spazio-temporali, e rappre-
Non c' e dubbio quin di che l' eco logia del paesaggio non eun mito, come si eran o domandati
senta inoltre un livello specifico della organizzazione della vita, superiore all'ecosistema
Lefeuvre e Barnaud: essa e il piU recente sviluppo delle teorie ecologiche ed e nello stesso
(lngegnoli, 1980, 1987, 1990; Blandin e Lamotte, 1985; Odum, 1989, 1992).
tempo, anche un importante campo disciplinare dell'ecologia, quello che studia i sistemí di
Si sottolinea che nonostante il recente sviluppo del concetto di ecosistema in senso
ecosistemi. L'ecologia del paesaggio si affianca quindi all'ecologia delle popolazioni e
gerarchico e integrativo (O'Neill et al. 1986; Burns, 1990), il concetto di sistema di ecosistemi
ali' ecologia degli ecosistemi e la sua importanza dovrebbe essere piu evidente, perché capace
definisce un ordine superiore di organizzazione. Un sistema di cellule non si puo definire come di coinvolgere maggiormente le attivita umane.
cellula di maggiori dimensioni, ma come tessuto o semplice organismo; analogamente, un In realta, le potenzíalita scientifiche dell'ecologia del paesaggio sono ancora poco cono-
sistema di ecosistemi non si puo definire ancora come ecosistema, ma come ecotessuto o sciute, e non di rado mal comprese. Addirittura osteggiati, talvolta, sono i suoi risvolti culturali
paesaggio, e cio vale a tutte le scale. e applicativi. Alcuni tecnici affermano persino che una scienza come la nostra sembra occuparsi
Da qui si arriva facilmente alla definizione di ecologia del paesaggio; enecessario tuttavia di tutto, quindi non puo approfondire nulla seriamente.
superare le definizioni generiche, quali quella data da Monica Turner e Robert Gardner Va detto, a nostro avviso, che queste incomprensioni e rancori sarebbero facili da ribattere
( 1991 ), che definiscono questa disciplina come concernente le grandi aree e gli effetti se chile sostiene non fosse prevenutci. 11 vero problema e che l'ecologia del paesaggio fa parte
ecologici della distribuzione spaziale degli ecosistemi. Se infatti puo essere necessario di quelle discipline che sono ormai riferite a un nuovo paradigma scientifico-culturale, e di
affermare che l' ecologia del paesaggio si occupa dello studio dei fenomeni ecologici in conseguenza trovano difficolta ad essere comprese fino in fondo da chi e ancora legato al
rapporto ai cambiamenti di scala e di configurazione multidimensionale e gerarchica degli precedente paradigma.
ecosistemi, cio non e sufficiente. Il superamento del passato dipende da! rinnovamento del paradigma culturale della
Bisogna precisare che essa si occupa per eccellenza dello studio dei sisterni di ecosistemi conoscenza: il positivismo logico e il razionalismo critico sono oggi superati dal nuovo
come specifico livello di organizzazione biologica, successivo all'ecosistema. Come vedremo, rapporto fra razionalita e processi interiori, e di conseguenza da considerazioni scientifiche di
questa osservazione avra grandi implicazioni sia di carattere epistemologico che teorico su maggior capacita integrativa, dove il processo del sapere e !' oggetto della conoscenza non
tutta l' eco logia. possono essere legittimamente separati !'uno dall'altro.

16 17
RIFERJMENTI PROPEDEUTJCI LIMITI E SVILUPPO DELLE TEORJE ECOLOGJCHE

Se da un lato non e piu possibile avvicinarsi alla realta oggettiva in senso riduzionista, Questa integrazione e compiuta anche influenzando dall'interno le discipline necessarie
dall'altro l'esperienza soggettiva non riguarda piu esclusivamente la sfera privata dell'indivi- per una analisi ambientale. Le informazioni specialistiche diventano di conseguenza piena-
duo (Lorenz, 1973, 1983). Sfuma cos'i la rigida separazione fra riduzionismo e olismo, come mente integrabili in una concezione multidimensionale, gerarchica e metastabile della natura.
fra soggettivo e oggettivo. E da diversi anni, in realta, che la scienza dice di aver superato Ne segue, come sottolinea Risser (1987), che si possono considerare superati i vecchi miti
queste contrapposizioni: ma in pratica una forte inerzia le mantiene ancora oggi in molte dell' eco logia e, in particolare:
discipline. che le teorie di base sugli ecosistemi richiedano ricerche solo su sistemi naturali indistur-
A tutto cio e riferita la dicotomia del rapporto uomo-natura che abbiamo evidenziato a bati;
proposito del concetto di paesaggio: l'integrazione fa parte del rinnovarsi dell'intero paradig- che i sistemi ecologici seguano le leggi e le previsioni di equilibrio senza riguardo alla scala
ma scientifico-culturale, la contrapposizione fa parte del passato. dei fenomeni;
Gia negli anni Sessanta Valerio Giacomini ( 1965, 1976) ha avuto il coraggio di denunciare, che gli uomini siano da considerare come intrusi nei sistemi ecologici.
fin nelle sedi internazionali. l'astrazione dei problemi umani da parte delle scienze biologiche
e naturali come situazione talmente negativa da limitare la stessa obiettivita scientifica.
Malgrado un primo riconoscimento internazionale sull'importanza del rapporto uomo-natura
(Conferenza di Stoccolma, e M A B), questo illustre naturalista, fondatore della S It E (Societa
Italiana di Ecología), si e trovato di fronte a grandi difficolta, soprattutto in Italia.
1.3 LIMITI E SVILUPPO DELLE TEORIE ECOLOGICHE
Da queste considerazioni sorge il problema fondamentale: ricollocarc l'uomo al suo posto
ne! mondo vivente, col privilegio, se si vuole, di riconoscersi al vertice della scala degli esseri,
ma proprio per questo con la coscienza di essere il servitore della Biosfera; in un posto quindi 1.3.1 Interrogativi
di massima dignita e di massima responsabilita (Cfr. Conclusioni).
Dato che il paesaggio, scrivono Giacomini e Romani (1982), e la manifestazione sia del Aquesto punto incomincia a di ventare palese che i primi concetti di ecologia del paesaggio
dinamismo naturale che di quello antropico ed esprime il continuo sovrapporsi e compenetrarsi so no na ti proprio per cercare di superare i limiti che!' eco logia tradizionale (o dell' ecosistema,
dei due domini, esso diviene !' oggetto preminente di una ricerca assai piu sofisticata ed come dice Haber) aveva posto allo studio dell' eterogeneita e della multidimensionalita
esauriente che non in passato. Per questo e necessario il riferimento al ruolo dell'uomo nella del!' ambiente. Diversi applicatori delle teorie ecologiche, quali i biologi della conservazione,
natura, se si vuole portare avanti tale importante e promettente ricerca. i fitogeografi, gli architetti del paesaggio, i forestali, gli analisti ambientali, avevano potuto
constatare tali limitazioni della teoría ecologica di fronte a questioni che la realta poneva loro
frequentemente.
Puo essere utile esporre alcuni interrogativi:
1.2.2 Superamento di vecchi miti - Quale e il giuoco delle scale spaziali e temporali sui fenomeni ecologici, in particolare
sui disturbi?
- Quale puo essere un sostenibile uso del territorio, compatibile con i principi ecologici?
Certo e che il passaggio verso un nuovo paradigma culturale esige il rifiuto di molti miti,
- Quale e la vera natura dei fenomeni che producono l' eterogeneita?
e l'ecologia del paesaggio ne infrange veramente tanti, sia ne! mondo scientifico che in quello
- In che modo variano gli scambi di organismi, materia, energía, tra gli ecotopi di un
applicativo, sociale, culturale.
mosaico territoriale in rapporto alla sua configurazione?
La nostra disciplina permette di passare da un significato di paesaggio diverso per ogni
- Come valutare (e gestfre) le macchie di ecosistemi naturali e seminaturali da conservare
gruppo di specialisti, a un concetto unico e multidimensionale, in cui il rapporto uomo-natura in un mosaico di ecosistemi antropizzati? ·
e nettamente spostato dall'impattci all'integrazione. - Come poter risolvere i conflitti fra protezione e cambiamento, fra gestione naturale o
Ma cio e tutt'altro che generalismo: e invece trans-disciplinarieta (Naveh, 1991). Questo artificiale di una foresta?
significa che l' ecologia del paesaggio e in grado di integrare le informazioni provenienti da - In che modo trasformare le informazioni semantiche in pragmatiche integrando i domini
altri campi e di renderle utilizzabili agli applicatori (Cfr. Cap. 5). naturali e umani nell'ecologia?

18 19
RIFERIMENTI PROPEDEUTICI LIMITI E SVILUPPO DELLE TEORIE ECOLOGICHE

1.3.2. Limiti teorici


ENERGIA SOLARE CALORE
Gli impedimcnti teorici che pongono difficolta a priori ne! rispondere a domande come le
precedenti sono riassumibili in pochi punti: presunta omogeneita delle unita ambientali,
astrazione dalle conseguenze delle variazioni di scala sui fenomeni ecologici, logica di impatto
fra uomo e natura, ricorrenti conflitti fra concezioni olistiche e riduzioniste o fra teorie
popolazionistiche ed ecosistemiche, e soprattutto, abuso del concetto di ecosistema.
In realta enecessario riconoscere che il concetto di ecosistema presenta indubbie ambiguita.
Dato un sistema ecologico reale (vegetazione, foglie, rami, radici, suolo, consumatori,
decompositori) si deve notare che l'interpretazione che enfatizza la struttura bio.tica (produt-
.: __ .... ____ ... _______ ~:

tori, consumatori, decompositori) rion riesce a coincidere, né ad essere riducibile, con l'inter-
pretazione che enfatizza le funzioni (cattura di energía, ritenzione di nutrienti, tas so di
j MINERALI HUMUS j
regolazione) (Fig. 1.2).
Alla dicotomia precedente si deve aggiungere la carente considerazione della scala spazio-
.
!
: •••••••••••••••••••••• .___ _
.:
A_M_Bl_EN_T_E_P_E_o_o_-L_IT_D_S_F_ER_lc_o______, •••••••••••••••••••••• : ,
temporale sui processi ecologici. Non si puo parlare di ecosistema dalla temporanea pozza
d'acqua fino al bioma. Soprattutto non si deve considerare !'ambiente (e quindi anche il MODELLO FUNZIONALE DI ECOSISTEMA
territorio) come formato da en tita pressoché autonome, che si possono di conseguenza studiare
indipendentemente.
Come ricorda Jaques Blondel (1986), l' eco logia delle comunita tratta l' eterogeneita
dell'ambiente: «comme un bruit de fond plus ou moins parasite et genant auquel on attachait 1 ENFASI BIOTIC~ 1 1 ENF ASI FUNZIONALE 1
une importance secondaire. La réalité est toute autre», vale a dire: come un rumore di fondo
piu o meno parassita e imbarazzante al quale annettere un'importanza secondaria. Mala realta
e diversa.
Ci si dimentica di osservare che l'eterogeneita e la variabilita del mosaico ambientale sono
una componente anche evolutivamente piU importante del determinismo della distribuzione
degli organismi e delle loro interazioni.
Alla stabilita presunta delle comunita, come deriva dalla teoria della nicchia, si sostitui-
scono oggi dei modelli di variabilita che attribuiscono una importanza crescente ai fattori di
instabilila (biotica e abiotica) dei vari ambienli, come ad esempio i disturbi. Inoltre, allo sludio lasso di regolazione
delle comunita per stazione singola, si sostifüisce uno studio regionale, che tiene conto delle
interazioni fra le comunita di uno stesso mosaico ambientale.
decompositori--t-~

1.3.3 Sviluppo delle teorie ecologiche


AMBIGUIT A' DEL CONCETTO 01 ECOSISTEMA
D'altra parte e interessante notare che il succedersi delle teorie ecologiche mostra una
convergenza verso un tentativo di integrazione di diverse dimensioni di studio della natura.
A conferma di cio si ricorda che dalle diatribe fra Clements (1936) e Gleason (1939), e
Fig. 1.2. Un semplice modello funzionale di un ecosistema posto a confronto con la dualita
riassumibili in un contrasto fra il senso del tempo e dello spazio, e dalla loro contrapposizione di interpretazione delle sue componenti. A sinistra l'enfasi biotica, dove si evidenzia la struttura,
a destra quella funzionale; al centro la realta di un sistema ecologico.
con la «process-functional ecology» (Odum, 1953), che enfatizza l'interpretazione ecosiste-

20 21
RJFERIMENTI PROPEDEUTICI LIMITI E SVJLUPPO DELLE TEORIE ECOLOGICHE

----------
mica rispetto a quella popolazionistica, si passa a un tentativo di mediazione, fatto attraverso
la «climax-pattern hypothesis» di Whittaker (1953, 1970) e ancora di Odum (1971), in cui il BIOSFERA ..........................................................................................
concetto di popolazione (e il suo livello di organizzazione) sono visti come componenti del
livello ecosistemico.
~
<!>
reglon!! biogeografica
BIOMA
---------
•••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••• ¡....._.¡...........¡

Da quegli anni in poi incominciano a riprender quota la «pattern-process theory» di Watt


o
....
o
PAESAGGIO
········································································- _........._
:rl ecotessulo territoriale ················································································~
________ llillllliD ___ ......

(1947), che perla prima volta teneva conto della eterogeneita dei mosaici ambientali e i primi ECOSISTEMA
studi sul paesaggio di Troll (1939, 1950), che pongono in luce apertamente l'influenza della <(
(5
o
comunita' biotica
POPOLAZIONE
·······································································'""""'-.¡..."'"""4
scala sui fenomeni ecologici. ....
o ORGANISMO INDIVIDUO
Poco dopo MacArthur e Wilson sviluppano la teoria della «geographical ecology» ( 1967, iii sistema di organi •••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••• ..,__ _ _ _ _ _ _¡..._...¡

1972), che generalizza i loro studi sulla colonizzazione-estinzione nelle isole. Segue quindi il <( ORGANO
pieno sviluppo dell'ecologia del paesaggio, con Forman e Godron (1981, 1986) e Naveh e G
o
....
o
TESSUTO CELLULAAE
CELLULA
···················································+---------¡.....----4
···················································i----~"8--~--I
Libermann (1984), e infine della «global ecology», con Rambler, Margulis e Fester (1989), ¡¡; sistema citoplasmatico ~···············································································~
¡;:
che considera l'organizzazione biologica a livello dell'intera biosfera (ecosfera). ORGANELLO •••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••• - - - ........._ ............¡

Ricorderemo aquesto punto che molte limitazioni della ecologia tradizionale sono dovute BIOMOLECOLA ·······································································- ..................
alla ancora incompleta integrazione (nello studio teorico) delle componenti del cosiddeÚo IV a.c. - XVII sec. XVIII - XIX ~m.I
XX sec.
«spettro biologico» (sensu Eugene Odum, 1959, 1971).
Fig. 1.3. Studio delle componenti dello spettro biologico da parte della scienza, a partire dalla
civilta greco-romana fino a oggi. Si noti come solo negli ultimi decenni si incomincia ad affrontare
1.3.4 Studio dello spettro biologico tale studio nella sua intierezza.

Se infatti si elenca lo spettro dei principali livelli di organizzazione dei sistemi biologici in 10 1 anni 101 anni
10 10
scala gerarchica, dal generale al particolare, e si pone in relazione rispetto un asse temporale 8

·~.
che ne rappresenti le fasi di studio da parte della scienza occidentale (Fig. 1.3), si notera che
solo negli ultimi due o tre decenni la biologia incomincia ad essere in grado di affrontare uno
studio teorico nel suo insieme.
Per quanto alcuni studiosi avessero di fatto cercato di comprendere certi processi di tipo ·2 BI RG ·2
poEC
ecosistemico, come il ciclo di fertilita dei suoli (Columella, De re rustica), ne! mondo ·4
A
·4
·6 ·6
greco-romano, e fino al XVII secolo, si potevano prendere in considerazione solo pochi livelli: o ·8
o
·8
organo, organismo, popolazione, ecosistema (solo nel senso di sistema territoriale di silva, ·10 BM ·10 BM
1ox rn 2 mx rn 2
ager, saltus, desertus), e regione biogeografica.
Nei due secoli seguenti (XVIII, XIX) lo spettro si e allargato in modo asimmetrico, con -10 -8 -6 -4 -2 o 2 4 6 8 10 12 14 16 ·10 -8 ·6 .4 -2 o 2 4 6 8 10 12 14 16

maggiore informazione sulle scale micro: protoplasma, cellula, tessuto cellulare, sistema di
organi. Si e aggiunto poi: biomolecola, comunita biotica, ecosistema (in senso completo), Bt-i=biornolecole O:organuli C:cellule OR=organisrno PO=popolazione
EC:ecosisterna P:paesaggio Bl=biorna RG=regione biogeografica B=biosfera
bioma, biosfera. Ma solo negli ultimi decenni si ecompletato lo spettro con i livelli di paesaggio
(ecotessuto paesistico e sistema paesistico).
Volendo porre in evidenza i campi di esistenza dei menzionati livelli di organizzazione
biologica in rapporto alle loro scale spaziali e temporali, si puo ancora una volta notare (Fig. Fig. 1.4. Sequenza dei campi di esistenza dei livelli organizzativi dello spettro biologico
1.4) una soluzione di continuita fra ecosistema e bioma, continuita completata solo negli ultimi (espressi in scala spazio-temporale). Si noti come il livello di paesaggio completi tale gamma,
decenni, con il concetto di paesaggio, secondo le definizioni che conosciamo. e la forte connessione fra popolazione, ecosistema, paesaggio.

22 23
RIFERIMENTI PROPEDEUTICI CONCETT!-BASE PER UN'ECOLOGIA PIÚ INTEGRATA

Non e certo una colpa degli studiosi dei tempi passati il non aver saputo vedere i livelli di - principio clelle proprieta emergenti: ogni volta che le stesse parti si organizzano in modo
vita nella loro piu completa integrazione: tuttavia rimane il fatto che solo da pochi anni questo diverso emergono proprieta nuove.
accade, quindi ci si eleve aspettare una ricaduta clelle nuove conoscenze (e una ulteriore nuova
integrazione) su tutto lo spettro biologico. L'elenco dei concetti-base dell'ecologia si riallaccia cos1 alla stesura delle «Great ideas in
Come affermano Luria, Goulcl e Singer ( 1981) le interazioni nel campo clei sistemi viven ti ecology for the l 990s» di Oclum (1992), sebbene cliverse moclifiche e nuove precisazioni
sono cosl multiformi, cosl numerose, cosl intricate e coslinfluenzate dagli accadimenti della vengano qui proposte, sía nei prececlenti che nei seguenti concetti.
storia, che viene da clomandarsi come sia possibile che esista una regolarita.
Un riesame sintetico clei principi che stanno alla base clell'ecologia generale, tenendo pero
conto di una piU completa necessita di integrazione degli stessi, ci sembra indispensabile. 1.4.2 Concetti-base di ecologia

Proviamo allora a esporre questo elenco, articolato nella nostra versione in soli 15 concetti:

Concetto l. Dal punto di vista termodinamico, un ecosistema e un sis.tema aperto, lqntano


1.4 CONCETTI-BASE PER UN'ECOLOGIA PIU INTEGRATA clall'equilibrio, quindi clissipativo. Per cui cio che entra e cio che esce ha la stessa importanza
di cio che si scambia all'interno (Prigogine, 1972; O'Neill, 1986). Questo vale per un'area
forestata come per una citta, e presuppone la presenza di confini (o «membrane») per ogni
1.4.1 Principi di riferimento unita ecosistemica e l'esistenza di un sistema di ecosistemi (esterno) come clelle popolazioni
componenti (interno).
Dopo aver constatato che i limiti dell'ecologia traclizionale (degli ecosistemi) sono dovuti
a un non ancora del tutto compiuto adeguamento allo sviluppo della teoría, dobbiamo renclerci Concetto 2. In un sistema di ecosistemi, certe aree e certe popolazionf (sorgenti) esportano
conto di quanto questo sviluppo, in buona parte clovuto all'ecologia del paesaggio, possa verso altre aree e popolazioni (bacini).1 E un corollario del precederlte, conosduto come
realmente influire sull'insieme clell'ecologia. «source-sink concept» (Pulliam, 1989). In un paesaggio e applicabile ai due livelli precedenti
Diremo subito che il concetto di ecosistema, pur con le cautele insite nella sua non facile (ecosistema e popolazione). Conduce al concetto di .me.taclimax e di metapopolazione, cioe di
dualita (par. 1.3.2), puo rimanere il concetto centrale dell'ecologia. A patto pero che le insiemi interconnessi di subunita in cliversi stacli.'In condizioni critiche i bacini poveri possono
1

popolazioni siano consideEate come sue componenti, e che il paesaggio rappresenti il succes- avere piu importanza dei ricchi (Golley, 1990).
si vo livello dello spettro biologico. .
Allora, raccogliendo il recente invito di Eugene Odum (BioScience, 1992) a elencare in
Concetto 3. 1 sistemi biologici sono strutturati, come tutti i sistemi, in livelli di organizza-
sintesi estrema i concetti-base dell'ecologia, potremo constatare il nuovo assetto della teoría
zione gerarchica, in modo tale che le interazioni fra i componenti di livello inferiore sono
ecologica.
controllate da interazioni piu lente ai livelli superiori. (O'Neill, 1986). Ne segue che i sistemi
Cio servira sia come riferimento scientifico generale, sia come ipotesi da dimostrare in
.di ecosistemi tendono ad avere maggiore omeostasi (i. e. maggiore capacita di incorporazione
maggior clettaglio - per quanto riguarda l'ecologia del paesaggio - proprio con il contenuto di
dei disturbi) .che gli ecosistemi componenti, e questi maggiore omeostasi delle popolazioni
questa pubblicazione.
componenti. Le interazioni a piccolo termine (e. g. preda-predatore) tenclono invece a essere
Alla base di questi concetti teorici, si clovrebbero porre i seguenti principi:
ciclici od oscillanti (Oclum, 1992).
- prima e seconcla legge della termodinamica,
- esigenza per ogni sistema terrestre di operare in cicli, Concetto 4. 1 primi s.egni di alterazione ambientale .si manifestano in genere a livello di
- presenza di principi evolutivi per ogni forma di vita, popolazione, interessando le specie piu sensibili. Se vi e sufficiente ridonclanza, altre specie
- esistenza di principi di connessione per tutte le forme di vita, e di uno spettro biologico possono occupare gli habitat abbandonati (e subentrare in ruoli simili), ma quanclo_l' a!~ei:_azione
dei suoi livelli di organizzazione, si risente a livello di ecosiste111a, allora e in atto un processo di degradazione. Cibe legato al

24 25 '\
1
RIFERIMENTI PROPEDEUTICI CONCETTl-BASE PER UN'ECOLOG!A PIÚ INTEGRATA

precedente concetto (Odum, 1985). N~Lcaso del paesaggio i primi segni di alterazione si Concett~ ~O. Un approccio allargato alla,bio-diversita <leve includere quella genetica e
registrano a livello di ecosistema, ma il processo e analogo. . quella pa~s1st1ca, non solo quella specifica (Naveh, 1990; Odum, 1992). L'obiettivo della
conservaz10ne della bio-diversita dcvc essere verificato a livello di sistema di ecosistemi
Concetto S. 1 sistemi biologici sono organizzati i1í:strutture complesse multidimensionali, perché la varieta di specie in ogni area dipende dalla dimensione, forma, varieta e dinamica dl
in cui evoluzione e auto-organizzazione son o correlati (N aveh, 1984; Kauffman, 1991 ). Inoltre, macchie e.corridoi (i. e. ecosi.stemi locali) (?olley, 1990). La bio-diversita a Ji vello di paesaggio
ogni sistema biologico specifica cosa ammette come interazione (Margulis, 1990). Percio la <leve esse1e valutata anche nguardo la vaneta di gradi evolutivi dei suoi componenti. Quindi
storia delle interazioni fra ecosistemi (i. e. coevoluzione) esprime uno specifico dominio per ~ssere a~ta. non. basta la presenza di diversi tipi di ecosistemi: essi devono presentare diversi
linguistico, caratterizzato dalla coerenza del loro reciproco adattamento, ed esprime specifiche stad1 evolutiv1 e d1verse strategie di stabilita.
funzioni paesistiche. In un sistema di ecosistemi, funzioni paesistiche coesistono con catene
di funzioni ecosistemiche in «ecotessuti» specifici, cioe in ecomosaici multidimensionaii Concetto 11. L'organizzazione dei livelli biologici puo procedere (i. e. l'informazione puo
(lngegnoli, 1990). essere tr~smessa) solo s.e .1~ stato finale di un sistema biologico e meno instabile (i. e. piu
n:etast~b1le) .dello stato 1111Z1ale (Godron, 1984). Mala massima metastabilita per un sistema
Concetto 6. La strutturazione dei sistemi biologici avviene con forze complementad. La ~I ecos1st~m1 non c~~ri~Pº?~e alla ~omma delle massime metastabilita dei suoi componenti
selezione di conseguenza ha tre aspetti: organismo verso organismo, che porta alla competí~_ (Ingegnoh, 1991 ). C10 s1gmf1ca che 111 un paesaggio in cui ogni ecosistema ten da al suo tilimax ·
zione, organismo verso ambiente (i. e. unita ecologica) che porta al nmtualismo, ecosistema non si raggiunge la massima metastabilita (Cfr. 1, 2, 3). Quanto detto sulla biodiversit~
verso ecosistema, che porta alla soev9lt1,,;i_on~ (Odum, 1992; Blande!, 1986; lngegnoli, 1990). paesistica e riconducibile a questo concetto.
La selezione naturale quindi puo avvenire a piu di un livello. La competizione puo portare alla
diversita piuttosto che alla estinzione. Conc~tto 12. Lo sviluppo di un ecosistema, o la successione ecologica autogena, e un
p~ocesso 111 ~ue fasi. Gli stadi pionieri tendono a essere stocastici quando le specie opportuni-
Concetto 7. La strutturazione dei sistemi biologici, pur avvenendo con modalita diverse ai stJche colomzzano, ma le dinamiche pioniere sono orientate e gli stadi maturi tendono a essere
diversi livelli, <leve rispondere acaratteristiche comuni,Valide anche in campo ecologico. Esse autorganizzati (Odum, 1989).
sano: strato di delimitazione e filtro, sistenia interno di comunicazione e trasporto, processo
di adattamento a modifiche ambientali, capacita di auto-riproduzione, .caratteri fisionomico- . .Conc~tto 13. La capacita portante (i. e. «carring capacity») di un ambiente e un concetto
funzionali propri. In particolare negli elementi dell'ecotessuto la capacita di autoriproduzione n
b1d1mens10nale, che coinvolge numero degli u ten ti e la.densita dell' intensita «pro ca pite» in
e riassumibile in: i_nformazioni circoscritte nel tempo e nello spazio, marte dei pmiatori di ~·apporto all~ _de~si.ta ~i disponibilita. Quando l' intensita degli impatti pro ca pite cresce, scende
informazione, formazione di un «evento zero» (i. e. insieme necessario di disturbi, Oldeman, ~l numero d1 111d1v1dm che possono essere sopportati da una data risorsa (Odum, 1992). Cio e
1990). importante anche perla popolazione umana: ad esempio, a parita di abitanti/ettaro di densita
ecologica, un insediamento industriale produrra un impatto maggiore di uno residenziale.
Concetto 8. 11 concetto di adattamento attivo, cosi come si deduce dai punti 4 e 5, porta i
sistemi viventi non solo ad adattarsi alle condizioni fisiche dell'ambiente, ma anche a <!oncetto 14. Da! punto di vista ecologico, il ruolo dell'uomo nella natura e principalmente
modificarlo. Cosi anche gli eterotrofi possono controllare il flusso di energía nelle catene .~estJonale, ~at.o,che possiede in modo cosciente molti attributi (capacita di raggiungere uno
alimentad (Odum, 1992). Ad esempio i batteri fungono da «sink» nelle acque tiepide, in modo scopo, creat1v1ta etc.) del processo che l'ha evoluto (Lorenz, 1983; Ingegnoli, 1988). Di
che minar energía raggiunge il fondo, mentre nelle acque fredde essi sono meno attivi. co~seguenza Iimitarsi a '<mitigare gli impatti» antropici puo non essere sufficiente: e necessario
arnvare a «?~ogettare con la natura» (McHarg, 1969; Odum, 1971; Ingegnoli, 1r:/7 i, l 9SO) ne!·
Concetto 9. In una rete trofica, gli effetti indiretti possono essere importanti come quelli senso spec1ficato ne! paragrafo 1.1.1. Cio va ben oltre il noto criterio di conservazione
diretti e possono contribuire al mutualismo. Le azioni delle catene alimentari in una rete trofica «ospite-parassita», per arrivare come mínimo al rapporto «erbivoro-prateria».
son o tali per cui gli organismi di testa in ogni serie alimentare (e. g._plancton e pesce persico)
non interagiscono direttamente, ma risentono entrambi dei benefici indiretti: il persico man- Con~et~o 1S. La pianificazione territoriale (e la progettazione dell' ambiente) propria delle
giando planctivori facilita il plancton che subisce minore predazione (Wilson, 1986). popolaz10m umane )!a un significa to ecologico (ed etologico) preciso, che va recupera to

26 27
R!FERIMENT! PROPEDEUTIC! SISTEM! E COMPLESSITA

(lngegnoli, 1975, 1981; Godron, 1984). Tali attivita hanno anche significato evolutivo, ad a brevi cenni, noteremo, in senso gestaltico (gestalten = dare forma, modellare), che vn «tutto
esempio dando preminenza a sottosistemi paesaggistici con particolare funzione regolatrice, organico» e maggiore della somma delle sue partí (Lorenz, 1978). . --·-
o trasformando quegli ecosistemi che meglio sopportano il cambiamento. Non a caso le Nell' evoluzione risulta evidente che le nuove proprieta sistemiche traggono origine spesso
degradazioni maggiori dell'ambiente derivano forse piu da un mancato riconoscimento del 9alla fusione di sistemi che fino ad allora erano del tutto indipendenti e che, se uniti, acquistano
ruolo ecologico della pianificazione che dagli inquinamenti. 11 punto nodale e il passaggio da proprieta del lutto imprevedibili. Questa imprevedibilita e intesa in senso gestaltico nell' evo-
'un'economia dello sfruttamento della natura a una economia ecologica. luzione, le nuove proprieta sistemiche traggono spesso origine dalla fusione (anche improv-
visa) di due sistemi che fino ad allora funzionavano indipendentemente tra loro. Tali proprieta
prima non esistevano e neppure erano accennate.

1.5.2 Sistemi dinamici


1.5 SISTEMI E COMPLESSITÁ.
E ovviamente impossibile applicare un metodo sistemico senza conoscere cosa sia un
sistema e senza avere almeno un'idea della teoria dei sistemi dinamici, alla quale si rimanda
1.5.1 Metodo sistemico (Rinaldi, 1980). Un sistema e definibile coÍne gruppo di cose o parti con interazione caratte-
ristica; esso e detto dinamico quando e in grado di evolvere nel tempo. Un sistema quindi - nella
Negli ultimi quindici-venti anni, si e assistito a un rapido cambiamento del tipo e della sua accezione piu genefü!e::·si rifetisce alin ente fisico sul quale venga esercitala una certa azione
scala dei problemi ecologici (Price et al., 1984; O'Neill, 1989), verso un raffinamento delle per mezzo di un ingressoae da! quale (come reazione ad a) viene fornita un certa uscita'.y\
analisi e degli strumenti interpretativi dei dati basati su principie metodi piu integrati. Volendo correlare in qualche modo ingressi (cause) e uscite (effetti) noteremo che, in
Siamo passati da uno studio «verticale» delle unita spaziali a uno studio «orizzontale». Cio generale, all'istante t il valore dell'uscita y non puo essere determinato da! valore assunto
significa che le relazioni fra piante, animali, aria, acqua, suolo, erano studiate entro «unita dall'ingresso nello stesso istante. L'uscita infatti e frutto dell'intera storia subita dal sistema e
spaziali» relativamente omogenee, mentre ora si tende a studiare anche le re!nzioni fra le non e quin di immediatamente legata ali' ingresso. Enecessario pertanto ammettere l' esistenza
diverse unita spaziali. di un terzo elemento detto «stato.» che racchiude sinteticamente in sé le informazioni su!
Questo cambiamento ha sottolineato la necessita di un metodo sistemico nello studio passato, su! presente e sull'evoluzione del sistelI\a.
. dell'ambiente. Non essendo possibile tracciare una linea di confine tra gli organismi viventi e 11 valore x(t) assunto dallo stato dell'istante t <leve essere sufficiente per determinare il
il relativo sistema ambientale interagente con essi, abbiamo visto che i sistemi ambientali sono valore dell 'uscita nello stesso istante; mentre la conoscenza congiunta di x(t¡) e a(t¡ t1), cioe
da considerare come sistemi biologici (par. 1.4.2 conc. l) caratterizzabili da gradienti diversi dello stato nell'istante t¡ e dell'ingresso nell'intervallo (t1t2), <leve permettere il calcolo dello
di organizzazione. stato (e quindi dell'uscita) nell'istante t2.
Non si puo quindi ridurre, come fa il riduzionismo, l'analisi di realta globali (ambiente) Un sistema dinamico e definito da 6 insiemi di variabili correlate da due funzioni (Fig.
allo studio delle rispettive parti, che pure sono fondamentali e indispensabili. Trascurando di 1.5):
',i l;l
collocare i diversi ruoli delle componenti nell'appropriato sistema di interazioni, si rende
incomprensibile la vera natura della realta ambientale. a insiemi di variabilita delle variabili parametriche e delle funzioni d'ingresso, a(t) E A,
11 sospetto con cui si guarda il riduzionismo non de ve pero far credere che solo !' olismo a(.) E Q (dove a(t) appartenente ad A e il valore che la funzione a(.) assume nell'istante t).
'/,
sia importante. E ormai incontestabile che il principio delle proprieta emergenti e andato oltre b insiemi di variabilita delle variabili parametriche e delle funzioni di uscila, y(t) E Y,
la diatriba fra olismo e riduzionismo, dimostrandosi assai piU fecondo. Come ricorda David y(.) E r.
Kirk (1980), in tutto !'universo, ogni volta che le stesse parti si organiZzano in modo diverso
ne emergono sempre proprieta nuove. Forse e bene ripetere che la vita e un fenomeno unico c insieme di variabilita delle variabili di stato, x(t) E X.
nei suoi particolari organizzativi, ma anch'essa aderisce al p1incipio delle proprieta emergenti. d insieme di variabilita del tempo, t E T.
E quindi di basilare importanza, nello studio dell' ecologia del paesaggio, comprendere
bene il senso delle proprieta sistemiche dell' organizzazione della vita. Dovendo solo limitarci e funzione di trasformazione di stato:

28 29
RIFERIMENTI PROPEDEUTICI
SISTEMI E COMPLESSITA

<p[t, to, x(to), a(.)] da cui x(t) = <p[t, to, a(.)]


f funzione di trasformazione di uscita:

TJ[t, x(t)] da cui y(t) =TJ[t, X (t)]


Grande importanza ha la coppia stato-tempo (x, t), in quanto l'insieme X n Te l'insieme
degli eventi, vale a dire la storia del sistema. Una volta fissato un istante di tempo t, uno stato
iniziale x (to) e una funzione di ingresso a (.), resta univocamente determinata ta funzione di
transizione <j>[., t, x (t), a(.)] che viene chiamata «movünento» (Fig. 1.6).
Ci si puo cosl riferire a modelli classici, quali quello di controllo di retroazione. t

s = (T, A, n, X, Y, r, <p, ri)

MOVIMENTO DI UN SISTEMA

x(t).::X te.Y
Y<. )E: r
X

RAPPB_ESENTAZIQNE TEOBlCA [)IJJN SISTEML\ Xi


Fig. 1.5. Rappresentazione teorica di un sistema dinamice.
\
'"'-.....
EQ
1.5.3 Tipo di complessita
TRAIETIORIA DI UN SISTEMA
La imprevedibilita menzionata nel paragrafo 1.5. l dipende principalmente dal tipo di
complessita dei sistemi biologici, piU che dalla complessita in sé. La complessita non dipende Fig. 1.6. Rappresentazioni (a) del movimento di un sistema dinamice, (b) della traiettoria di un
solo dal numero dei componenti di un sistema, ma anche da! _tipo di interazione. Weinberg movimento di un sistema dinamice, nel caso convergente verso uno stato di equilibrio.
(1979) classifica tre tipi di complessita:
II a «complessita disorganizzata», sistemi di grandi numeri di componenti con interazioni
I la «Semplicita organizzata», sistemi di pochi componenti con semplici interazioni, casuali, formalizzabili dalla:111eccanica statistica (e. g. la dispersione casuale di specie
formalizzabili dalla matemetica (e. g. la crescita delle popolazioni e l'equazione di in un telTitorio e la distribuzione statistica di Poisson, nei casi in cui il modetlo di
Lotka-Volterra in condizioni próssime alt' equilibrio). dispersione e di que! tipo).

30
31
RIFERIMENTI PROPEDEUTICI SISTEMI GERARCHICI E DISSIPATIVI

III a «complessita organizzata», sistemi di medio numero di componenti con interazioni vale lungo tutto lo spettro biologico. In particolare tale teoría e assai utile nello studio dei
ben stmtturate (complesse ), non formalizzabili in modo completo, con le attuali paesaggi, che essendo sistemi di ecosistemi, non saranno mai riducibili al livello ecosistemico,
conoscenze (e. g. l'ecotessuto paesistico, che e un mosaico multidimensionale). perché rappresentano il successivo livello di organizzazione, come gia si e detto nel primo
paragrafo (metaecosistemi).
La biologia, quin di anche l' ecologia del paesaggio, e interessata da tutti e tre i ti pi di Nei sistemi gerarchici, l' organizzazione delle strutture dipende dalla separazione delle
complessita, ma senza dubbio i problemi maggiori e comunque i piu cruciali, rientrano nel di verse velocita dei processi. 1 comportamenti corrispondenti ad alti livelli di organizzazione
terzo caso. dipendono da basseveloci!a nei pr()º'essi e viceversa. Entro ogni livello, i sotfosistem(sono
Per queste ragioni nello studio dei sistemi biologici _non e in genere possibile seguire isolati uno dall'altro da gradi~nti di velocita élei processi. Quindi, a un dato livello di
concatenazioni semplici e univoche di causeed effetti. Ne e un buon esempio l'irrisolvibile risoluzione, un sistema biologico e formato da componenti interagenti (en tita di livello
e
legame tra fisiologia patologia, dato che per rimuovere un disturbo e necessario aver prima organizzativo inferiore) ed e es so stesso un componente di un sistema piU largo (en tita di Ji vello
compreso il processo normale e che, viceversa, e quasi sempre un disturbo che pennette di organizzativo su peri ore).
comprendere il processo normale. Si puo dire che le componenti del livello inferiore spiegano le origini del livello in esame,
Di venta quindi indispensabile, come vedremo (Cap. 4.8), ! 'uso dei modelli, sia nella ricerca cioe ne consentono la descrizione interna, mentre il sistema di livello superiore ne spiega i1
che nelle applicazioni. Diventa pure di basilare importanza la_teoria dei sistemi gerarchici. significato, cioe consente di interpretare le propríeta derivate dalle condizioni trasm~sse al
Trattandosi di una teoria di sistemi disposti in scala, quindi scomponibili (con le debite livello di interesse, come si notera dalla figura riportata (Fig. 1.7).
precauzioni), essa permeüe di affrontare lo studio delle complessita organizzate, e risulta
particolarmente le gata all' ecologia del paesaggio.
Anche altre teorie stanno acquistando sempre maggiore interesse in campo biologico, nel
tentativo di affrontare il problema della complessita. Lo studio dei l'istemi dissipativi (Prigo-
gine, 1971), il concetto di metastabilita, la teoría dell'anticaos. ·

CONDIZIONI
(significa to)

-
Ul
Ul
1.6 SISTEMI GERARCHICI E DISSIPATIVI w
o LIVELLO DI
o INTERESSE
1.6.1 Sistemi gerarchici O'.
ll.
L' applicabilita della teoría dei sistemi gerarchici in eco logia e stata riportata in diversi tes ti, COMPONEN TI
(spiega zione)
in particolare da O'Neill et al. (1986) nel noto testo «A hierarchical concept of ecosystems».
In esso si sottolinea che il concetto di ecosistema ha una organizzazione gerarchica duale,
che sorge da. vincoli strutturali che operano sugli organisml e vincoli funzionali che operano
sui processi. Nessuna di queste due dimensioni e ríducibile nell'altra. Inoltre le due suddette
gerarchie di attributi rappresentano solo alcuni punti di vista basilari, mane esiste perlomeno
un altro altrettanto importante: l' organizzazione degli ecosistemi nello spazio (i. e. «Landscape Fig. 1.7. Livelli gerarchici dei sistemi ecologici. La teoria suggerisce che il ricercatore debba
Ecology»). focalizzarsi su un determinato livello di interesse. 11 livello superiore esprime cosl le condizioni
(vincoli) e puo essere utilizzato per spiegare il significato del livello di interesse. 11 livello inferiore
Si osserva pero che l' applicazione di una teoría cosl interessante per il campo ecologico
puo invece spiegare i processi che controllano il fenomeno, mediati dalle componenti del
non andrebbe riferita al concetto di ecosistema, come fa O'Neill. E necessario invece parlare
di «Sistema ecologico», in generale (che non e la stessa cosa!) in quanto la teoría gerarchica
e
sistema in esame. La velocit~Ql'li processi inversame.nte proporzionale aJla scala.

32 33
RIFERIMENTI PROPEDEUTICI SISTEMI GERARCHICI E DISSIPATIVI

La piU importante conseguenza della struttura gerarchica sta nel concetto di costrizione o 1.6.3 Sistemi dissipativi
«constraint» (O'Neill et al., 1989). Esso mostra il comportamento di un sistema ecologico
come limitato ( 1) dai comportamenti delle sue componenti e (2) dai yincoli ambientali imposti Anche se non tutti gli aspetti del comportamento di un paesaggio sono determinati dalla
dai livelli organizzativi superiori. · . . termodinamica, tuttavia essa definisce quell 'importante gruppo di costrizioni attrattive appena
Alcune limitazioni sulla, dinamica di un sistema ecologico vengono dai livelli inferiori e viste. Come noto i sistemi non isolati, come i paesaggi, possono essere tenuti lontano
sono dovute al eotenziale biologico delle loro componenti. dall' equilibrio termodinamico dissipando energia libera.
Altre limitazioni sono imposte dai livelli superiori come vincoli ambientali (sia biotici che Infatti, la capacita dei sistemi biologici di auto-organizzarsi in ordine coerente dipende
abiotici). Per un certo sistema ecologico, un paesaggio nel nostro caso, vi e quindi un «range» dalla continua dissipazione di energia libera.
di condizioni che rappresentano il campo di coazioni, o campo di definizione, entro il quale il Come sappiamo, il trasferimento dell'energia nei sistemi biologici avviene tramiteJoto-
.sintesi. Gli enzimi clorofilliani compiono una reazione endoergonica utilizzando 673
sistema <leve restare.
Kcal/mole (fotoni) di C02 ridotta

1.6.2 Incorporazione dei disturbi


Tramite la fotolisi dell'acqua, che fornisce gli atomi di idrogeno, gli enzimi formano
glucosio e acido fosfoglicerico.
Tale campo viene a interferire con l'intervallo ( «range») di disturbi che caratterizza un
Per capire come cio sia possibile, consideriamo dapprima un sistema chiuso. L'energia
paesaggio. Osserveremo a proposito che le perturbazioni eventualmente prodotte, possono
libera (F) e uguale alla differenza fra l' energia totale (E) e la entropía (S) per un dato Ji vello
essere «incorporate» da un sistema ecologico.
termico (T):
Si puo parlare di «incorporazione» quando l' organizzazione di un sistema esercita un
controllo su qualche aspetto dell' ambiente non in grado di essere controllato a un piu basso
livello di organizzazione, permettendo non solo di limitare eventuali alterazioni alle sue F =E-TS
caratteristiche di stato stazionario, ma di utilizzare le perturbazioni come forza. adatta alla
strutturazione del sistema stesso. Allo stato di equilibrio, F e mínimo, quindi ogni aumento di F puo avvenire solo con
Per tali ragioni, l'incorporazione viene proposta (O'Neill et al., 1986) anche come mecca- intervento dall'esterno (Sole). I biosistemi devono percio essere aperti, lontani dall'equilibrio,
nismo capace di stabilizzare gli ecosistemi. quindi dissipativi: la grandezza decisiva non e piula produzione di S, mala variazione di tale
Anche se un ecosistema e omeoretico a una data scala spazio-temporale, cioe e capace di produzione.
matenere una stabilita mentre si evolve, puo non esserlo a una scala di perturbazioni piu grandi Tali sistemi tendono a evolvere verso un grado sempre maggiore di complessita in una
e piU lente. Tuttavia, per incorporazione, queste maggiori perturbazioni diventano parte organizzazione biologica metastabile, dove F tende al massimo. 1 passaggi da F a TS devono
dell'ecosistema, vengono cioe messe sotto controllo in retroazione, a una piu grande scala di avvenire con velocita compatibili con le velocita dei processi vitali, e per quantita unitarie
organizzazione, ben oltre la scala spazio-temporale di riferimento, quindi ad esempio a livello molto piccole.
di paesaggio. Dobbiamo di conseguenza sottolineare che l 'evoluzione di tali sistemi e determina ta dalla
Noteremo ora che i rngimi 9i disturbo e le perturbazioni assumono grande rilievo anche variazione di produzione di entropía.
nella teoría dei sistemi dissipativi. Essi sono spesso la concausa di eventi evolutivi favorevoli In un sistema aperto, la disuguaglianza di Clausius-Camot prende la forma
che portan o a nuove strutture «order through fluctuation».
Nei sistemi gerarchici, il citato concetto di costrizione puo avere un ulteriore significato. dS = deS + d¡S, d¡S >0
Tutti i vincoli, entro il campo di definizione di un sistema ecologico, formano degli attrattori,
verso i quali il sistema muovera nel tempo. Anche questa classe di coazioni e spiegabile con i dove deS e il flusso di entropía dovuto agli scambi con l' ambiente, e d¡S e la produzione
sistemi dissipativi. di entropía dovuta ai processi irreversibili entro il sistema (i. e. diffusione, reazioni chimiche,

34 35
CENNI SULLA METASTABILJTÁ
RIFERJMENTJ PROPEDEUTJCI

lineare, un sistema si mantiene in un determinato stato di ordine se dxP/dt decresce o rimane


conduzione termica etc.). Benché d¡S non sia mai negativo, il termine di flusso deS non ha
costante (Glansdorff, Prigogine, 1971 ), infatti se dxP/dt decresce, d¡S decresce.
segno definito.
Si puo dire che gli stati stazionari corrispondenti a un mínimo locale di produzione di
Ne risulta che durante l' evoluzione un sistema puo raggiungere uno stato in cui l'entropia
entropía in eccesso sono attrattori.
e minore di quella iniziale. Inoltre questo stato, assai improbabile, puo essere mantenuto
Un sistema ecologico rimane relativamente immutato e/o ritorna allo stesso attrattore, se
indefinitamente qualora il sistema possa raggiungere uno stato stazionario (dS=O), ossia
soggetto a un regime di disturbi appropriato (i. e. intermedio). Se pero cambia il potenziale
biologico e/o i vincoli ambientali, quindi si altera il campo di coazioni (fra cui gli attrattori),
deS = - d¡S <O il sistema puo attraversare una soglia critica e avviarsi a una trasformazione, anche radicale,
avviandosi a un nuovo stato stazionario.
Cio significa éhe, almeno in linea di principio, se noi riforniamo un sistema con un Un sistema biologico in stato stazionario, a causa di macro-fluttuazioni che ne aumentano
sufficiente flusso di entropia negativa, possiamo mantenere il sistema in uno stato ordinato. la complessita, puo di ventare instabile, quindi piu dissipativo, fino alla soglia in cui raggiunge
L' equazione precedente implica che questo rifornimento debba aver luogo in condizioni di la massima entropía relativa, cioe il massimo flusso di entropia relativo al nuovo stato. Aquesta
non-equilibrio, altrimenti d¡S e deS si annullerebbero identicamente. soglia il sistema diventa sensibile a nuove piccole fluttuazioni che, auto-amplificandosi,
Non si dimentichi infatti che la crescita dell'entropia esprime la crescita del disordine portano a un nuovo ordine, in un nuovo stato stazionario.
molecolare misurato in termini del numero P di complessioni, come mostra la formula ·ar- Questa sequenza si puo ripetere, in un processo a retroazione ( «feed-back») in cuí Únuovo
Boltzman: ordine ( «order through fluctuation») e piu alto del precedente. L' esistenza di un processo
evolutivo significa che la strutturazione della biosfera si e realizzata e si mantiene in condizioni
omeostatiche solo se lo stato finale di ogni sistema biologico e meno instabile (piu metastabile)
S = k log P
che lo stato iniziale (Godron, 1984).

dove k e la costante universale di Boltzman.


Un semplice csempio di questo ordine di non-equilibrio puo vedersi in un esperimento di
diffusione termica, in un sistema soggetto a un gradiente di temperatura. Si assuma che
inizialmente il sistema abbia una composizione uniforme. La separazione di materia che cosl
si va raggiungendo corrisponde allora a una riduzione di entropia rispetto al valore iniziale.
1.7 CENNI SULLA METASTABILITÁ.

1.6.4 Ordine att.raverso fluttuazioni


1.7.1 Significato di metastabilita
Come ha dimostrato Prigogine, nei sistemi non-lineari in stato stazionario, lontano dall'e- Si parla di metastabilita, per indicare che un sistema e in equilibrio quando oscilla intorno
quilibrio possono insorgere diverse situazioni, ma nonostante questa diversita, vi e una teoria a un attrattore stabile, ma puo anche spostarsi verso un altro attrattore (Godron, 1984; Naveh,
termodinamica generale che sottolinea il meccanismo mediante il quale il sistema e spinto a
1984; Forman, Godron, 1986) (Fig. 1.8).
un nuovo regime, al di la dell'instabilita del ramo termodinamico.
\: ll significato della metastabilita di un sistema ecologico (e. g. un paesaggio) consiste nella
La stabilita di un sistema dissipativo puo essere messa in relazione con le deviazioni
sua possibilita di mantenersi di norma entro un limitato intorno di condizioni, ma di poter, alla
derivanti dalle perturbazioni esterne, rispetto a uno stato di riferimento, considerando l~
fine, raggiungerne altre, se il suo campo di coazioni continua a cambiare.
variazioni della d¡S.
· La maggiore o minore metastabilita dipende dalla maggiore o ~inore distanza dalla
. La de1:iv~ta di secondo ordine ( d2S/dt2 = dP/dt) della produzione interna di entropia e detta posizione di massima stabilita e dalla altezza della soglia di stazionarieta. Sistemi a bassa
dt entrop1a m eccesso, e si puo scomporre in due termini. 11 primo (dxP/dt), dovuto alla metastabilita hanno poca resistenza ai disturbi, ma rapida capacita di recupero, mentre sistemi
variazione delle variabili di stato termodinamiche, il secondo (djP/dt), dovuto alla variazione ad alta metastabilita hanno molta resistenza ai disturbi, ma lenta capacita di recupero.
dei flussi, quindi dell' organizzazione. Assumendo la produzione locale di entropía come
37
36
RIFERIMENTI PROPEDEUTICI CENNI SULLA METASTABILITA

Cio corrisponde a un sistema nel quale i parametri possono cambiare con tempi lenti
rispetto alla dinarnica delle variabili di stato, per cui il «manifold» suddetto descrive l'insieme
connesso di attrattori locali.
Se, dopo una perturbazione, il tempo di ritorno all'attrattore e il tempo di modifica dei
parametri sono sufficientemente diversi (Tikhonov, 1950) la dinamica a lungo termine del
sistema e descrivibile solo dalla componente dinamica piU lenta.

<1: y
~
lJJ
1-
~
U)

.....1
lJJ
o
lJJ
.....1
<1:
Ñ
z
lJJ
1-
o
a..
::!;
(.!)
o::
lJJ
z
lJJ

Fig. 1.8. Semplice modello della metastabilita. 11 cosiddetto modello delle «montagne russe»
mostra come il comportamento di una pallina di marmo, assimilabile a un sistema ecologico,
sia stabile in A, metastabile in B, C, O, E, instabile in F, G. La maggior metastabilita non dipende
solo dall'energia potenziale, ma anche dalle soglie di instabilita o stazionarieta (D>E)i. X

La chiave per capire la metastabilita sta, come vedremo, nella descrizione di un sistema z
ecologico (paesaggio) attraverso variabili di stato operanti a distinte scale temporali.
Consideriamo un sistema dinamico, individuato dalle variabili di stato e parametriche, in
grado di essere rappresentato come sistema potenziale. Ricordiamo che un sistema potenziale
cambia spontaneamente stato finché la funzione potenziale e a un mínimo locale (e. g. una
pallina di marmo sulle «montagne russe» ). Fig. 1.9. Funzione potenziale ipotetica, rappresentata come funzione dello stato di un paesag-
gio in esame (asse x) e di un singolo parametro (asse z). La linea continua proiettata sul piano
x-z rappresenta il luogo di molteplicita, cioe l'attrattore. La velocita di ritorno all'attrattore e
evidenziata come molto maggiore della velocita di cambiamento del potenziale, che modifica
1.7.2 Modello di sistema metastabile l'attrattore, intervenendo sullo stato del sistema. La dinamica del sistema e guidata a lungo
termine da queste velocita piü lente, che possono modificare l'attrattore in modo che, dopo una
Un ipotetico modello che rappresenta una funzione potenziale come funzione di stato e di perturbazione, il tratto di ritorno non sara piü AO-A 1, ma AO-A2. In tal caso A2 puo coincidere
un singolo parametro rispettivamente sugli assi y, x, z, mostra, proiettato sul piano x-z, il luogo con una biforcazione, per cui ulteriori cambiamenti del parametro, anche piccoli, possono
di molteplicita ( «the manifold») del sistema potenziale (Fig. 1.9). portare radicali trasformazioni nel sistema.

38
39
RIFERIMENTIPROPEDEUTJCJ A UTORGANIZZAZJONE E ANTICAOS

A tempi brevi, la dinamica piu veloce muovera il sistema verso un punto locale della linea comportamento e dell'apprendimento; l'intreccio di ecosistemi ricchi di specie in coevoluzio-
di attrattori, mentre a scala temporale piu lunga le dinamiche piu lente cambieranno la ne, che formano gli ecotessuti paesistici.
posizione dell'attrattore locale e le variabili di stato del sistema descriveranno una traiettoria Dato che i modelli matematici aiutano gli studiosi a comprendere le caratteristiche dei
per seguire tale cambiamento. sistemi complessi piu ardui, come e per noi un sistema di ecosistemi, si ritiene utile riportare
Una semplice simulazione (O'Neill et al., 1989) ci pennette di specificare che se le qualche cenno su! fenomeno dell'anticaos.
componenti veloci e lente di un sistema ecologico differiscono di un fattore 2, si puo desumere Ogni sistema complesso presenta caratteristiche che si possono chiamare locali, in quanto
che la dinamica a lungo termine sara dominata dalle componenti lente. descrivono il modo in cui i singoli elementi (e.g. gli ecotopi) sono collegati fra loro e il modo
Noteremo infine che quando i parametri che determinano le dinamiche lente superano una in cui possono interagire. Dato un insieme qualunque di caratteristiche locali, si puo costruire
soglia critica, il <<manifold» puo cambiare in modo da presentare una discontinuita topologica un gruppo (o famiglia) for~ato da tutti i diversi sistemi compatibili con quelle caratteristiche.
(e. g. una biforcazione) (Fig. l.9). Mediante una recente formulazione della meccanica statistica, si possono identificare le
Ciü significa che piccoli cambiamenti ulteriori nei parametri porteranno a radicali cambia- ~aratteristiche medie dei diversi sistemi della famiglia. Per questo e necessario idealizzare il
menti nello stato del sistema. comportamento di ogni elemento del sistema, assimilandolo a una semplice variabile binaria.
Abbiamo di fatto indicato come le trasformazioni di un paesaggio avvengano secondo Per studiare il comportamento di sistemi composti da un elevato numero di elementi si ricorre
modalita legate ai processi di superamento di una soglia di instabilita, che corrisponde al alle reti booleane stocastich((.
passaggio da un tipo di equilibrio metastabile a un altro. Questo vale, come vedremo (par.
3.6.2), perla riforestazione di un territorio devastato da! fuoco, come per l'antropizzazione di
un territorio naturale, cosl come e valso perla neolitizzazione delle regioni europee. 1.8.2 Reti booleane stocastiche

In tali reti ogni variabile puo assumere un definito stato, attivo o inattivo, ed e regolata da
altre, che fungono da ingressi. Regole di commutazione logica definiscono le attivita di una
variabile in risposta agli ingressi. Ad csempio, la funzione OR, o 9isgiunzione, la cui variabile
di uscita eattiva se almeno una delle suc variabili di ingresso eattiva. Invece la funzioneAND,
1.8 AUTORGANIZZAZIONE E ANTICAOS o congiunzione, rende attiva la variabile di uscita soltanto se tutti i suoi ingressi sono attivi.
Se gli ingressi dell'elemento binario sono K, vi sono 2k combinazioni possibili di ingressi,
e per ogni combinazione si deve specificare un segnale di attivita o inattivita, quindi le Jegole
1.8.1 Sistemi complessi autorganizzantesi booleane di commutazione (i. e. funzioni booleane) per elemento sono in numero paria 2 alla 2k.
Consideriamo delle reti booleane conteneti N elementi ognuno dei quali ha K ingressi,
L'autorganizzazione e una proprieta intrinseca di alcuni sistemi complessi che e stata dette anche autonome perché nessun ingresso viene dall' es terno del sistema. Gli ingressi e una
scoperta solo di recente. Diversi studiosi, come ad esempio Stein Daniel (1989) e Kauffman delle funzioni booleane vengono assegnati a caso per ogni elemento. Dando valori a N e K e
(1991 ), pensano che!' ordine biologico rifletta, almeno in parte, un ordine spontaneo, sul quale possibile definire una famiglia di reti aventi le stesse caratteristiche locali. Una rete stocastica
la selezione ha agito. euna rete scelta a caso in tale famiglia. <. , - -

L'autorganizzazione rimane tuttavia un fenomeno assai difficile da studiare, perché non Ogni combinazione di attivita einattivita degli elementi binari forma uno ~<stat0>~ della rete.
intuitivo, al contrario della disorganizzazione. Per effetto del caos, certi sistemi inizialmente }1 sistema passa da una stato ben definito a un altro, e la successione ciegli stati e detta
ordinati possono con il tempo diventare disorganizzati, ma esiste anche il fenomeno opposto, ~<traiettoria>( della tete.
non intuitivo, detto anticaos: alcuni sistemi molto disordinati «cristallizzano» spontaneamente Fondamentale carattere di una rete booleana stocastica e di avere un numero finito di stati,
in uno stato ordinato. quindi il sistema deve prima o poi tornare in uno stato che ha gia assunto (Fig. 1.10). Avendo
I sistemi in biologia sono tutti complessi, come abbiamo gia detto parlando del problema un comportamento deterministico, il sistema ripetera la stessa successione di stati, cicJicamen-
del tipo di complessita. Fra i piu significativi si ricordano le migliaia di geni che si regolano -te. Questi cicli vengono chiamati attrattori dinamici della rete. L'insieme degli stati che sono
l'un l'altro entro la cellula; i miliardi di neuroni dei sistemi nervosi che stanno alla base del compresi in un dato ciclo costituisce il «hacino di attrazione» di quel ciclo.

40 41
RJFERJMENTJ PROPEDEUTJCJ AUTORGANIZZAZJONE E ANTICAOS

Una perturbazione strutturale e un' alterazione permanente dei collegamenti o delle funzio-
ni booleane di una rete. Ad esempio, una funzione OR puo venir trasformata in AND, oppure
gli ingressi di due elementi si possono scambiare. Anche in questo caso si presentano di verse
vulnerabilita delle reti.
Man mano che i parametri che descrivono un sistema booleano cambiano, il comportamen-
to del sistema si modifica, e da caotico puo di ventare ordinato.

@] _____ ~

1.8.3 Indizio d'ordine


N=3 K=2

CSicLo 1 Ne! caso, relativamente semplice, in cui N = K, in cui ciascun elemento e collegato a tutti
gli altri, la rete considerata ha il massimo disordine e i1 successore di ciascuno stato e casuale

(~ (comportamento caotico). Un indice del disordine di questi sistemi e che al crescere del numero
. degli elementi, la lunghezza dei cicli di stati aumenta esponenzialmente.
Ad esempio per N = K = 150 elementi (ordine di grandezza comune per un paesaggio),
LSICLO 2 º( .
una rete puo' assumere 2 15 circa 1045- ) statl. d'1vers1;
. 1a 1ung hezza me d'ia d'1 un c1c
22
. 1o e' quas1.
~ pari alla radice quadrata di questo numero, cioe 3,8 x 10 stati. Anche se ogni transizione
001 010 avvenisse in un millesimó di secando, ci vorrcbbe un tempo di circa 12 rniliardi di secoli per
~
percorrere tutto il suo attrattore.
CICLO 3 Le reti K = N esprimono massima sensibilita alle condizioni iniziali, perché il successore
di ogni stato e casuale, _quindi quasi tutti i disturbi che alterano anche un solo elemento
. rnodificano decisamente la traiettoria successiva. Per questi caratteri che si aggiungono
all'aumento esponenziale dei cicli di stati, i sisterni K = N si definiscono caotici.
Malgrado questi cornportarnenti caotici, i sistemi K = N esprimono un irnpensabile indizio
di ordine, dato che il numero medio dei cicli di stati (e dei bacini di attrazione) possibili e molto
piccolo. Tale numero e uguale al numero di elementi diviso per e (2,7183). Per un sistema di
150 elementi (2 150 stati) i regimi di comportamento sono solo 55.
Inoltre circa 2/3 degli stati possibili appartengono ai bacini di un piccolo numero di
Fig. 1.1 O Esempio di semplice rete booleana formata da tre elementi, ciascuno con 2 ingressi. attrattori, talvolta di uno solo e la maggior parte degli attrattori comprende pochi stati.
Sono evidenziate le funzioni ANO, OR e i cicli di stati possibili. La stabilita degli attrattori e proporzionale alle dimensioni del loro bacino. Gli attrattori
grandi sono stabili nei confronti di molte perturbazioni, mentre quelli-p!Ccolí sono in genere
Lasciata a se stessa una rete finisce in uno dei suoi attrattori, mase viene perturbata, la sua instabili (i.e. hanno scarsa capacita di incorporazione dei disturbi).
traiettoria puo cambiare. Interessanti sono le perturbazioni minime e quelle strutturali. Gli aspetti caotici del comportamento e della struttura non sono limitati alle re ti K = N, ma
Una perturbazione minima nasce quando un elemento scatta momentaneamente nello stato si manifestano anche quando K decresce fino al valore tre (circa). guando K = 2, le proprieta
di attivita opposto. Se questo evento fa uscire la rete da! suo bacino di attrazione, la sua delle reti booleane stocastiche subiscono un brusco cambiamento, e si manifesta un ordint(
- - --

traiettoria si modifica, cioe essa finisce in un ciclo di stati diverso, adottando un diverso regime . collettivo spontaneo.
di comportamento. Gli attrattori hanno vari gradi di stabilita alle perturbazioni minime, quindi Nel caso di reti K = 1, la loro struttura degenera in anelli di retroazione isolati che non
le reti sono piU o meno vulnerabili. interagiscono.

42 43
RIFERIMENTI PROPEDEUTICI AUTORGANIZZAZJONE E ANTJCAOS

Nelle reti K = 2, sia il numero di cicli diversi, sia la loro lunghezza media si riducono a un
STA TO INIZIALE DELLA RETE
valore circa uguale alla radice quadrata del numero di elementi. Se consideriamo ad esempio
un numero di elementi paria 150, i cicli saranno 12. 1 cicli di questi sistemi sono stabili rispetto
a quasi tutte le perturbazioni minime, mentre quelle strutturali alterano di poco il loro
comportamento dinamico. Inoltre, in questi regimi ordinati, la sensibilita alle condizioni
iniziali e scarsa. Dopo una perturbazione le reti tornano di norma al loro attrattore di partenza:
il comportamento e quindi omeostatico.

1.8.4 Sistemi evolutivi fra ordine e disordine


K,2(ELEVATA ~ K>3 ( BASSA
DISSIMMETRIA ~ DISSIMMETRIA)

11 perché del manifestarsi di un ordine nei sistemi in oggetto sembra risiedere ne! formarsi
in queste reti di un nucleo congelato, una trama connessa di elementi bloccati in uno stato
attivo o inattivo (Kauffman, 1991). Questo nucleo congelato crea pareti uniformi interallac-
ciate che «s'infiltrano» propagandosi in tutto il sistema. Ne segue che questo si divide in un
nucleo congelato immutabile e in alcune i.sole di elementi variabili.
. Le variazioni di attivita non possono propagarsi dall'una all'altra isola attraverso il nucleo
congelato. Cosl il sistema diventa nel complesso ordinato, perché le modificazioni_cl~l~suo
comportamento devano restare modeste e localizzate. Un basso grado di connettivifa edunque
un; condizione sufficiente affinché in un sistema di commutazione disordinato si manifesti un·
comportamento ordinato.
Non edetto pero che sía una condizione necessaria, in quanto nelle reti con alta connettivifa
Fig. 1.11. Se le funzioni booleane degli elementi sono dissimmetriche, o se il grado di
!' ordine nasce anche quando le regole di commutazione sono dissimmetriche. Diversi fisici
connettivita e basso, una rete i cui elementi all'inizio possono variare diviene stabile e quindi
dello stato solido hanno scoperto che se il grado di dissimmetria supera un valore critico, e. g. «solida». Questi sistemi ordinati consistono in una trama di elementi congelati e in isole di
K=2 (elevata dissimmetria), allora «aggregati di omogeneita» formati da elementi con valori elementi variabili. Se le funzioni non sono dissimmetriche o se il grado di connettivita degli
congelati si col!egano fra loro e si infiltrano in tutta la rete. Se invece il grado di dissimmetria elementi e alto, il sistema diventa «gassoso» e caotico: solo piccole isole di elementi sono
e molto sotto il valore critico (come nei sistemi con attivifa caotica, e. g. K>3, bassa congelate (da Kauffman, 1991 ).
dissimmetria) ne! sistema si diffonde una trama di elementi oscillanti che lascia solo piccole
isole di elementi congelati (Fig. 1.11 ).
Le reti molto caotiche sarebbero tanto disordinate da rendere difficile il controllo dei
comportamenti complessi, mentre quelle molto ordinate sano troppo irrigidite per manifestare
1.8.5 Sistemi complessi e paesaggio
un comportamento complesso. Ma vía via che le componenti congelate fondono, possono
aversi andamenti dinamici piu complicati che comportano un complesso coordinamento di 11 modello di sistema complesso che abbiamo esposto in sintesi puo essere utile come
attivita in tutta la rete. conclusione di questo capitolo propedeutico, per varie ragioni.
La complessita che una rete puo esprimere raggiunge il massimo nella transizione «liquida» Prima di tutto esso conforma la validita dell'ipotesi di riferirsi a sistemi gerarchici e
tra gli stati «solido» e «gassoso», dove sembra manifestarsi la migliore capacita di evolversi. dissipativi nello studio dei sistemi complessi autorganizzantesi, come quelli naturali che ci
Sembra quindi che le reti al confine fra ordine e caos posseggano la flessibilita necessaria per interessano: popolazioni, ecosistemi, metaecosistemi. Sappiamo infatti che il !Il~~j>_i1J1() ()fciine
adattarsi con rapidita e buona riuscita tramite un accumulo di variazioni utili. .in un sistema te1modinamico si raggiunge con la mínima entropü1, .ma cio11.<m eutile al1a yita1

44 45
RIFERIMENTI PROPEDEUTICJ

dato che l' energia libera risulta anch' essa minima. 11 massimo disordine e altrettanto palese- 2 STRUTTURA DEL PAESAGGIO
mente opposto allc esigenze vitali. L' ordine mediante fluttuazioni, in un sistema dissipativo,
e invece efficace, e rappresenta proprio un sistema al confine fra ordine e caos.
La validita dell'ipotesi gerarchica, in cui non e necessario conoscere i legami di ciascuna
componente con tutte le altre, per tutte le scale, per descrivere il comportamento della natura,
si puo ritrovare nella riduzione di cicli (e dei bacini di attrazione) che si manifesta anche nei
sistemi caotici delle reti booleane, come abbiamo visto.
Inoltre, i caratteri di questi modelli di sistemi complessi permettono di comprendere come
sia necessario avere delle connettivita ~nedie fra elementi, perché un sistema ecologico sia in
grado di evolversi senza alterazioni. Se tale grado di connettivita fosse troppo basso il sistema 2.1 MODELLO STRUTTURALE DI RIFERIMENTO
sarebbe congelato e in caso contrario sarebbe caotico.
Infine, la caratteristica di avere sis_t.e.!l1i orclinati, ma elastici, permette di comprendere come
uno dei primi caratteri selezionati dall' evoluzione naturale sia la capacita di trarre vantaggio 2.1.1 Modelli struttumli diversi
dalla selezione. Si osserva che in cio epure compreso il nuovo concetto di adattamento attivo: .,.,\ i

alla selezione del piu adatto, ne! senso di progressiva ottimizzazione dell'adattamentQ, si Dalla definizione di paesaggio come sistema di ecosistemi segue che ogni tipo di paesaggi()\
affianca una reciproca sel.ezionedei processi di adattamento, con la conservazione dell'auto- puo essere riferito a una configurazione di ecosistemi interagenti, riconducibile a uno specifico
nomia dei sistemi biologlci. .. , ·· ·· . ·modello strutturale. ,
Tuttavia ogni studioso sache le distinzioni fr~)struttura e funzioni $ono un artificio difficile,
soprattutto nello studio della natura, perché sache le «complessita organizzate» non sono mai
compiutamente formalizzabili. Ne risulta una concezione delle strutture del paesaggio non
ancora sufficientemente convergente.
Scelta una opportuna scala, il modo piU generale per trattare della struttura del paesaggio
e riferito all'individuazione di elementi minimi, per poi studiarne le configurazioni gerarchi-
che, individuando dei mosaici ambientali (i. e . 1ecomosaici); Questi a loro volta possono
· rappresentare delle unita paesistiche maggiori, il cui insieme individua un paesaggio principale
e, a scala maggiore, .un paesaggio regionale. ., 1
Zonnenveld ad esempio (1989) individua delle unita gerarchiche che partono dalnecotopo \
(elemento minimo) e si estendono alle facies di terre, ai sistemi di terre, al paesaggio principale.
Inoltre egli distingue tre scale paesistiche principali: geosferica (regioni biogeografiche),
.~orologica (in cui prevale l' eterogeneita orizzontale),.topologica (in cui prevale l' eterogeneita
verticale) (Fig. 2.1 ).
Secondo Forman e Godron (1981, 1986) gli elementi di base della struttura dei paesaggi
sono le macchie di ecosistemi (i. e. «patche~» ). Essi descrivono le macchie in rapporto alla
·dim~nsione, alla forma, al tipo biotico, al numero, alla configurazione. E cos! possibile
descrivere l' origine delle macchie e gli effetti dei disturbi sulle loro configurazioni.
Insiemi di elementi formano mosaici caratteristici o ecomosaici, dove si possono distin-
guere aggregazioni di macchie configurabili ancora in macchie, oppure in corridoi, e in cui si
possono distinguere le «matrici paesistiche». Le matrici sono formate da quegli elernenti che
determinano il carattere prevalente dell' ecomosaico,.per estensione, connessione e/o funzione.

47
46
STRUTTURA DEL PAESAGGJO
MODELLO STRUTTURALE DI RIFERIMENTO

Per ogni scala spazio-temporale, e quindi possibile studiare la struttura di un paesaggio ne!
suo insieme («overall structure» ).
Forman e Godron (1986) richiamano l'attenzione anche sul rilevamento del tipo di
eterogeneita di un ecotessuto <~microheterogeneity and macroheterogeneity», del contrasto
B: corologica
(modo di differire tra elementi vicini), della grana (la media e la variabilita delle dimensioni
eterogeneita orizzontale degli elementi).
Taluni studiosi, avendo notato che gli ecomosaici possono anche cambiare in rapporto ai
fenómeni che si rilevano, in particolare in rapporto alle scale spazio-temporali e alle specie
(popolazioni) che utilizzano le risorse ambientali, rimangono piuttosto vaghi sul problema
A: geosferica della struttura del paesaggio.
Essi si basano sul concetto di macchia, corridoio, mosaico ambientale, sistema ambientale,
in una serie gerarchica molto elastica (Naveh, 1984; Risser, 1987; Farina, 1990). Noteremo
che essi tendono a parlare di sistemi ambientali in generale, in cui il paesaggio e inteso semmai
come il mosaico ambientale antropizzato (a scala antropica).
Si tratta di una impostazione non lontana da quella degli studiosi di ecologia economica,
C: topologica
eterogeneita verticale che infatti fanno riferimento alla «Systems Ecology» anche nella loro associazione internazio-
nale. In ogni caso va detto che tali studiosi sottolineano anch'essi lo spunto di rinnovamento
che l'ecologia del paesaggio porta alle teorie dell'ecologia tradizionale, dando ad esempio un
senso diverso al concetto di. ecotono (fascia di transizione fra ecosistemi) o permettendo
l'impiego di indicatori in mod-~~uo-vo, in una nuova concezionecleÜa~cala spazio-temporale.
A nostro avviso, dato che il problema della scala e assai complesso e non comprende solo
le dimensioni spazio-temporali nello studio della struttura dei metaecosistemi e necessario fare
atmosfera riferimento anche ad altre dimensioni, prima fra tutte quella della scala dei livelli di organiz-
zazione biologica: per questo abbiamo voluto sottolineare ne! primó capitolo l'importanza
vegetazione
dello spettro biologico e della teoria dei sistemi gerarchici.
fauna, uomo

suolo 2.1.2 Modello di riferimento

roccia
A nostro avviso il modello descrittivo della struttura del paesaggio che piu si avvicína ai
concetti-base per un'ecologia piu integrata (par. 1.4) rimane quello di Forman e Godron.
ecotopo Tuttavia, richiamandoci sempre a quegli stessi concetti-base, verificati piu volte sul campo,
~----------------< unita territoriale
., __ ,___ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _____,sistema territoriale crediamo dí potercí riferire a un modello strutturale un po' piu completo, con!' aggiunta delle
•-•-->------------------< paesaggio seguenti categorie strutturali:
- precísazione del concetto di ecotopo secondo Haber (1990), e sua possibile distinzione
Fig. 2.1. Dimensioni ecologiche e suddivisioni strutturali principali di un paesaggio, secondo
con quello dí macchia;
Isaac Zonneveld (1989) [da Landscape Ecology]. - riconoscimento di configurazioni complesse dí elementí, cioe di un ecomosaico pluridi-
mensíonale, denominato «ecotessuto paesistico» (lngegnoli, 1987, 1992);

48
49
STRUITURA DEL PAESAGG/O COMPONENTI ELEMENTAR!

~ SOLE ií CALOAE - individuazione di «apparati paesistici», vale a dire configurazioni strutturali composte
da macchie e corridoi aventi una funzione paesistica simile.

~~~~ Osserviamo che la precisazione derivan te dagli studi di Haber, che parla di elementi minimi
ne! senso di ecotopi, e una precisazione del concetto di ecosistema che sta alla base degli
sostanze che drcolano elementi del paesaggio (Fig. 2.2).
attraverso il pool Il noto modello funzionale dell'ecosistema viene ripreso dall'ecologia del paesaggio e
atmosferico
chiamato ecotopo: dove la composizione locale (fisica, chimica, morfologica etc.) cambia,
iniziera un altro ecotopo, definendo cosi un confine. Come si rileva una diversita di specie per
!'ecosistema, cos! si rivelera una diversita di ecotopi ne! paesaggio. L' eco topo viene cosl ad
essere definito come elemento che mantiene parte degli attributi di biosistema e di ecosistema
e acquista i caratteri dovuti alla struttura e alle funzioni del paesaggio.
sostanze che circolano Questo concetto esimile aquello di macchia paesistica, anzi ne ela base, pur essendo meno
solo nei pool ecosistemici elastico nei caratteri che la macchia e in grado di esprimere, anche perché meno scala-?ipen-
(meno le perdite) dente.
Tutte le strutture riferite alla scelta di questo modello saranno oggetto del presente capitolo.
MODELLO DI ECOTOPO

mappa della mappadella


vegetazione vegetazione
1976 1990

2.2 COMPONENTI ELEMENTAR!

su olo
geologia 2.2.1 Gerarchia di elementi
1
condizioni del sito pendenza condizioni del sito
J, L'ecosistema individuato da un elemento del paesaggio corrisponde al concetto di biogeo-
elevazione J,
cenosi (Sukachev e Dylis, 1964) o aquello di ecotopo (Haber), che lega e precisa l'interazione

/é!P/
3 ecotopi
densita

7 ecotopi
fra componenti biotici e abiotici di un sistema ecologico a uno specifico rapporto con un' area
riconoscibile.
Dal punto di vista operativo, e necessario sottolineare che il concetto di elemento del
paesaggio rappresenta in realta un sistema gerarchico di almeno tre livelli:
(Iº). Tipo di elemento =individua le. classi di ecosistemi presenti nell' area di studio, quali:
Fig. ~.2. 11 concetto di ecosistema viene ripreso dalla ecologia del paesaggio: esso viene bosco, foresta, campo, fattoria, strada, villaggio, rivo etc.
cons1derato nella sua localizzazione spaziale, e chiamato ecotopo. 11 noto modello funzionale (IIº). Elemento reale = ~pecifica gli ecotopi _in cui sono divisibili i precedenti ecosistemi,
de.ll'~cosistema viene trasformato nel modello di ecotopo: dove la composizione locale (fisica, quali: n elementi di bosco ceduo di latifoglie, n di bosco di ripa di salici, x di foresta di lecci,
c~1~1ca, morfologica etc.) cambia, iniziera un altro ecotopo, definendo cosl un confine. Come y elementi di campi agricoli, z di fattorie etc.
s1 nieva una diversita di specie per !'ecosistema, cosl si rilevelera una diversita di ecotopi nel (IIIº). Tessera (di elemento) =Je piU piccole unita omogenee in cui sono divisibili le
paesaggio (A, da Haber, 1990; B, da Nakagoshi, 1992).
biogeocenosi precedenti, quali: nl tessere di bosco ceduo semplice, n2 di ceduo composto, xl

50 51
STRUTI'URA DEL PAESAGGJO COMPONENTI ELEMENTAR/

tessere di foresta disetanea adulta, x2 di coetanea giovane, yl tessere di campi a frumento, y2 B


A
a mais, y3 di campi arati, zl edifici rustici, z2 aie e corti etc.
La tessera e quindi la piu piccola unita omogenea che sia possibile individuare a una data
scala in un paesaggio. Notiamo inoltre che la gerarchia di elementi del paesaggio che abbiamo
esposto permette di avere una buona flessibilita nelle dissezioni di un'area di studio, per ogni
scala di riferimento.

2.2.2 Caratteri di un elemento

Osserviamo ora che in un sistema di ecosistemi, ogni elemento e distinguibile dall'altro


come struttura e come funzione. Ogni elemento rappresenta un ecosistema, nel senso di
eco topo, ma non perde per questo i caratteri di un sistema biologico, e inoltre viene considera to
come componente base del successivo livello di organizzazione.
Fissato un certo intervallo di scale, incominceremo a notare che tali elementi hanno tre
ordini di attributi:

- ecosistemici, definiti da: produttori, consumatori, decompositori, sostanze abiotiche,


flussi di energia, catene trofiche, attivita inter e intra specifiche, cicli geobiologici etc.
- biosistemci, definiti da: strato di delimitazione e filtro, vie di comunicazione e trasporto
interno, processi di adattamento, sistemi di auto-riproduzione, attributi fisionomico-fun-
zionali propri etc.
- paesistici, definiti da: forma, dimensione, tipo biotico, funzione paesistica, appartenenza
ad apparato, correlazione connettiva, grado di metastabilita, naturalita etc.

Questi caratteri non li approfondiremo, in quanto quelli paesistici riguardano gia l'intera
pubblicazione, guelli ecosistemici riguardano la ben nota disciplina di ecologia degli ecosiste-
mi, se mai accenneremo rapidamente a guelli biosistemici generali (Cfr. par. 1.4, conc. 7).
Riportiamo infatti la Fig. 2.3 nella quale sono poste in evidenza le guattro principali fasi
di sviluppo di una tessera di un ecotopo forestale. Si noti come le strutture topologiche siano
ben caratterizzate. In guesta seguenza, in cui la struttura verticale e messa in evidenza ed e
assai significativa (non si dimentichi pero la corografia) si leggono:
ALBERI ALBERI ALBERI
(A) una fase di rinnovamento, differenziata soprattutto per il monostrato lenticolare; (B) POTENZIALI PRESENTI MORENTI
una fase di crescita, con presenza di due strati e ancora decisa differenza dal circostante; (C)
una fase di completo sviluppo, che ricompone la struttura circostante; (D) una fase di
degradazione, con discontinuita palesi.
La realta risulta guindi molto complessa, perché pur passando da un livello gerarchico al Fig. 2.3. Analisi strutturale delle tasi di sviluppo di una unita ecologica (tessera) in un paesaggio
forestale. A, fase di rinnovamento; B, fase di ricrescita; C, fase di completo sviluppo; D, fase di
successivo, alcuni dei caratteri dei componenti vengono filtrati o mediati, ma non scompaiono
degradazione (da R. Oldeman, 1990). Questi caratteri sono di tipo biosistemico.
del tutto. Cio vale perle strutture come per le funzioni.

52 53
STRUITURA DEL PAESAGGJO MACCHJE PAESISTJCHE

Esistono infatti concatenazioni di funzioni ecosistemiche, come vedremo, anche negli


ecomosaici. Esistono pure strutture paesistiche (e. g. ecotopi, ecotessuti) caratterizzate da
insiemi di strutture dovute alle fasi biosistemiche delle loro tessere (Fig. 2.4).
Si puo constatare inoltre come analizzando i caratteri riguardanti ogni elemento (biosiste-
mici, ecosistemici, paesistici) ne risultino interferenze anche notevoli: ad esempio, la forma e
la dimensione di un elemento possono avere influenza sulla biomassa e sulle popolazioni
componenti. Oppure: un banco di propagule (processo di auto-riproduzione) pub essere una
risorsa anche per una popolazione di consumatori di un elemento limitrofo.

2.2.3 Elementi e scala


o o [)
Nell'individuazione degli elementi paesistici abbiamo sempre ricordato una stretta dipen-
denza dalla scala spazio-temporale.
In realta esiste, e va quindi riconosciuta, anche una scala intrínseca, legata alle dimensioni
delle popolazioni o addirittura degli individui che formano certi ecotopi. Cio risulta chiaro
dall' esempio riportato dalle figure 2.3 e 2.4, dove le dimensioni delle tessere a carattere
biosistemico dipendono dalle dimensioni degli organismi maggiori, dai caratteri della loro
associazione vegetale, e dalla topografía, piuttosto che dalla scala.
Anche negli ecosistemi umani si osserva la presenza di scale intrinseche, come ad esempio
nelle cosiddette «funzioni di quartiere», che sono tutte comprese nel raggio della pedonalita.
Gli isolati delle citta hanno infatti misure non troppo discordanti uno dall'altro e lo stesso si
pub dire per gli orti o i giardini.
Cib significa inoltre che esistono evidentemente degli specifici spazi di attivita («home
range») anche per le popolazioni umane.
In realta comunque tutto e integrato nell'insieme risultante, che si comporta come un
sistema di ordine superiore. Non si dimentichi di fare riferimento a quanto detto ne! primo
capitolo sui sistemi gerarchici e sull'autorganizzazione.

2.3 MACCHIE PAESISTICHE

2.3.1 Tipi di macchie

La configurazione dei singoli t(lementi del paesaggio, e di loro semplici insiemi, ha una
notevole importanza nel comporre la ~truttura del paesaggio. Tale configurazione eclassifica-
bile in tre categorie di base: macchie, corridoi, matrici.

54
55
(
STRUTTVRA DEL PAESAGGIO MACCHIE PAESISTICHE

!Jna. «macchia» e intesa come porzione non lineare di supe1ficie territoriale, il cui aspetto
differisce dall'ambiente circostante. Questo intorno edetto «matrice» del paesaggio, definibile MARGINI DELLE MACCHIE
dall'elemento del paesaggio piu estensivo e connesso fra tutti, e che gioca un ruolo funzionale
dominante. Una stretta striscia di territorio che differisce da ambo i lati dalla matrice e invece
chiamata ~<corridoio». ( CORRIDOIO) (PICCOLE MACCHIE) ( GRANDI MACCHIE) ( FASCIA)
Si possono individuare diversi tipi di macchie, classificabili in rapporto alla loro origine.
In un paesaggio le macchie sono infatti formate da:
a) disturbo (cronico, ciclico, isolato).

b) reliquato (associato o no a un disturbo).

c) risorsa ambientale (biotica o abiotica).


M/1--7 oo M/l "'1 M/I <1 Mii> 1
d) antropizzazione (diretta o indiretta).

e) colonizzazione (naturale o antropica).

f) evento transitorio (naturale o antropico).

Le macchie nascono per trasformazione dell'ambiente e a loro volta si trasformano nel


tempo. Equindi importante lo studio della dinamica delle specie coinvolte in tale processo, in
particolare l'immigrazione e l'estinzione delle specie in rapporto alle differenti origini delle
macchie.
La persistenza delle macchie dipende in genere dalla presenza o meno di disturbi, nella
macchia stessa o nella matrice: la cronicita dei disturbi e di solito proporzionale alla stabilita 111
di una macchia, per ragioni di omeoresi.
Notiamo che il concetto di macchia e gerarchico, essendo una proprieta strutturale
distributiva (configurazione) degli elementi del paesaggio nel paesaggio stesso. Si possono
1 tMLINEA DI
1 ti M
LINEA DI
infatti individuare diversi ordini di macchie, corrispondenti ai diversi Iivelli di elementi DISTURBO DISTURBO
del paesaggio e, in piu, un ordine riferito a particolari insiemi di tali elementi. Molti
elementi del paesaggio possono essere considerati relativamente indipendenti (e. g. boschi, M• MARGINE I= INTERNO
campi), mentre altri sono legati fra loro per ragioni prevalentemente funzionali (e. g.
villa-giardino, laghetto-canneto ). Fig. 2.5. Differenziazione della struttura dei margini delle macchie in rapporto alla parte interna.
(A) Proporzioni diverse fra aree di interno in rapporto alla forma, (B) sezioni incomplete e
complete del margine esterno.
2.3.2 Caratteri di una macchia

La estensione di una macchia non influisce sul flusso di energia e nutrienti dell' ecosistema .Piu e esfesa una macchia, minore e l'ü1fluenza dei margini. Nelle fasce marginali delle
che rappresenta: esiste quindi una proporzionalita fra l'area e i suddetti processi. L'estensione macchie la biomassa e piu densa e spesso la produttivita e maggiore che all'intemo, dovela
puo influire invece sulla biomassa, data la diversa densita di biomassa e il maggior numero di diversita di specie e minore. Tuttavia le grandi macchie sembrano avere piu specie (animali
specie fra la fascia marginale e !'interno di una macchia (Fig. 2.5). soprattutto) che le piccole macchie.

56 57
STRUITURADEL PAESAGG/O CORRIDO/ E MATRICI

Una macchia puo essere in tesa come isola (in senso lato), per cuí possono valere i rapporti b) lineari (solo con caratteri di margine);
di diversita «specie/area» che si ritrovano nell'ecologia degli ecosistemi (delle comunita). Si
c) a striscia (con bordi differenziabili dall'interno).
ha di solito:

+-coRRIDOIO STRADALE-+
S = f [(+) H habitat, (-) Ds, (+)A,(-) Is,(+) eta]
+-STRADA--t
dove: (+) = relazioni positive, (-) = relazioni negative, H = diversita, Ds = disturbi, A=
area, Is = isolamento, S = n. di specie.
Tuttavia ne! caso di «isole» ne! lyrritorio si osserva in aggiunta come la diversita delle
specie (S) sía correlata positivamente con la eterogeneita della matrice e negativamente con la
discontinuita del perímetro della macchia. Sempre in questo caso, i disturbi possono avere
anche relazioni positive.
La forma di una macchia ha di solito un significato ecologico. Lo abbiamo appena visto
per il rapporto margini/superficie, che si puo estendere al delicato rapporto litorale/lago. Tali
rapporti inoltre variano nei casi di macchie isodiametriche piuttosto che allungate, o ad anello.
Possono cosl variare, oltre a S, l'interazione dei bordi con la matrice, il molo ne! movimento - . - - - - - CORRIDOIO FLUVIALE _ _ _ ____,._
di specie, e i rapporti funzionali fra un «arcipelago» di macchie. +--- FIUME------<.._
Nei casi di forme a penisola si aggiungono effetti particolari, come la diminuzione di specie
verso la punta, il cambiamento di gradiente ambientale e l'interdigitazione. L'influenza
ecologica della forma delle macchie puo farsi sentire anche in senso tridimensionale, soprat-
tutto nelle fasce marginali.
Infatti un ]>alto di luce, temperatura, umidita, oltre che di specie, modella la struttura dei
margini delle macchie, sía nella forma degli alberi (piu ricchi di rami), sia nella presenza di
cespugli e alte erbe. Anche nelle macchie di antropizzazione diretta (insediamenti costruiti) si
os serva un effetto di margine, se i rapporti con !'ambiente non sono degradati.

Fig. 2.6. Comparazione della struttura di un corridoio stradale e di uno fluviale. Si noti come il
corso d'acqua e lastrada siano solo una parte di tale struttura, e come (salvo eccezioni) siano
una in rilevato, l'altra in trincea.

2.4 CORRIDOI E MATRICI


Nello studio della struttura dei corridoi si tiene conto della curvilinearita, dei nodi e delle
diramazioni, delle interruzioni (nº e larghezza) e della connettivita (nº aperture/unita Junghez-
2.4.1 Corridoi paesistici za).
I corridoi correnti sono caratterizzati dalla presenza dell' al veo d' acqua, raccordato dalle
Oltre alle macchie, ne! paesaggio si possono individuare diversi tipi di corridoi, classifica- ripe (piu o meno scoscese).
bili in rapporto alla loro origine e al loro tipo di struttura. Richiameremo quanto elencato per La fascia di vege~tazione che completa questi corridoi controlla i deflussi_di acqua e
le macchie, aggiungendo e sottolineando: nutrienti, le erosioni, e permette il movimento delle specie. Percio il corridoio (Fig. 2.6) non
<leve limitarsi agli argini e alle ripe, ma deve estendersi (almeno da un lato) al margine dei
a) correnti (contenenti corsi d'acqua, canali);

58 59
STRUITURA DELPAESAGGIO CORRIDO! E MATRICJ

terrazzamenti. Solitamente le specie cambiano in conformita ali' ordine di deflusso del corso
d' acqua, oltre che ali' eterogeneita della matrice.
I corridoi lineari sono vari: siepi e filari, strade e ferrovie (banchine vegetate comprese),
condotte e linee di energía, crinali stretti. Possono presentarsi come solchi o come barriere, a
seconda della matrice del paesaggio. Il loro microambiente eparticolare, data l'esposizione ai
venti, alla luce e ai contatti con elementi del paesaggio sovente fra loro assai diversi.
I corridoi a striscia sono circa dello stesso tipo di quelli linead, ma larghi abbastanza da
contenere un ambiente interno differenziato rispetto i margini. Come dimostrato da vari
ricercatod (Anderson et al., 1977), la comunita di uccelli in una foresta e sempre diversa da
que lle nei corridoi, che mostrano differenze a seconda della larghezza. Cio eriscontrabile anche
per le specie vegetali, ed e valido sia per corridoi composti da elementi piU bassi o piu alti di
quelli della matrice circostante.
Di particolare importanza sono i corridoi formati da siepi e filad, data la loro frequente
associazione con i paesaggi agricoli (Fig. 2.7).
Questi corridoi presentano molte varieta di forma e composizione, in rapporto alle specie
vegetali dominanti, alla loro eventuale manutenzione, e alle variazioni avvenute ne! tempo o
alla presenza di artefatti.
Le siepi possono essere piantate o essere strisce di reliquati boschivi. La struttura verticale
delle siepi (presenza o no di cespugli) e di solito determinante per il tipo di comunita animale
presente. Le comunita vegetali sono spesso quelle tipiche del margine della foresta, con generi
simili in Europa e nel Nord America (Forman e Godron, 1981).

2.4.2 Matrici paesistiche

Macchie e corridoi si distinguono dalla matrice del paesaggio. Le matrici sono classificabili
secondo.i caratteri che le definiscono, quindi dall'elemento del paesaggio piU estensivo e piu
connesso e che gioca un ruolo funzionale determinante ne! paesaggio. Tre tipi di matrice si
possono distinguere:

a) continua (unico elemento prevalente per area);

b) semicontinua (presenza di qualche elemento minore);

c) a rete (elemento prevalente per funzione).

Da quanto scritto si comprendera che non e sempre facile distinguere una matrice del
paesaggio, per cui e necessario esporre un opportuno criterio di determinazione. Esso e Fig. 2.7. Struttura di un corridoio di campagna fra due filari dí alberí, in un típico paesaggio
bretone, Francia, studiato da F. Burel e J. Baudry (1990).
articolato in tre fasi (A, B, C) di controllo degli elementi del paesaggio.

60 61
STRUITURA DEL PAESAGGJO CORRIDO/ E MATR/Cl

A. La prima fase di controllo consiste nella valutazione dell'area relativa del tipo di
elemento del paesaggio maggiormente presente.
Per questo e necessario un rilevamento degll elementi nella zona in esame, atlraverso una
o piu linee di riferimento tracciate dove il gradiente ambientale sembra piu caratteristico. Tali
linee, come vedremo meglio al par. 4.2.2, vengono suddivise in segmenti di uguale lunghezza,
ognuno dei quali incontra uno o piU tipi di elementi del paesaggio, che cosi vengono rilevati
classificandoli in rapporto alla loro frequenza di ritrovamento. La frequenza puo essere
assoluta, se esprime il nº di segmenti che incontrano un certo tipo di elemento, o relativa, se
esprime la percentuale degli stessi segmenti.
Se, effettuato il controllo, il tipo di elemento del paesaggio piu estensivo non supera il 50%
di frequenza relativa per ogni linea di rilievo (senza che alcun altro tipo si avvicini a tale valore),
si dovranno cercare caratteristiche addizionali per determinare la matrice. Comunque tale
operazione e utile per evidenziare la distribuzione degli elementi nello spazio, cioe la regolarifa
della matrice, attraverso le diversita fra le frequenze relative dominanti.

B. La seconda fase di controllo consiste nella valutazione della connettivita dei tipi di
elementi presenti nell'area in esame.
Ricordiamo che uno spazio e co~1pletamente connesso se non e diviso in due insiemi aperti,
vale a dire se non e attraversato da alcun confine congiunto al perimetro dello spazio stesso.
Se un tipo di elemento del paesaggio e completamente connesso e circonda gli altri, si presenta
come rete di corridoi e macchie, con proprieta funzionali generalmente dominanti, anche se la
sua superficie non lo fosse. Struttura spaziale, barriera a processi degradanti, riserva genetica, POROSITA' PAESISTICA DELLA VEGETAZIONE ARBOREA

via preferenziale ai movimenti di specie, isolamento di elementi eterogenei, sono forse i piU
evidenti effetti della connettivita.
Fasce alberate e siepi possono essere un esempio di matrice del paesaggio del tipo suddetto.
Fattori storico-culturali possono determinare la maglia e il carattere delle reti, e puo essere Fig. 2.8. Esempio di rilievo della porosita. Configurazione di macchie e corridoi alberati in un
utile rilevarli. Inoltre, diversita e numero delle specie sono di solito legate alla distanza dal paesaggio mediterraneo dell'agrigentino, alto bacina del fiume Magazzolo. Si noti la perdita di
nodo di intersezione di due o piu coITidoi. struttura nelle parti centrale e occidentale.
Se, effettuato un controllo della connessione, non si trova alcun tipo di elemento del
paesaggio decisamente piU connesso di ogni altro, si dovranno cercare ulteriori caratteristiche E comunque prudente considerare sempre tutte e tre le fasi in cuí si articola il criterio di
addizionali per determinare il tipo di matrice. determinazione della matrice del pacsaggio, dato che in realfa molte volte la riconoscibilita e
difficile anche quando sembra immediata.

C. La terza fase di controllo consiste nella valutazione degli aspetti dinamici dei tipi di Anche quando la matrice si puo classificare come continua, essa non e mai del tutto priva
elementi presenti nell'area in esame. In particolare risulta importante il controllo sulle di eterogeneita. Nello studio delle matrici diventa quindi interessante la misura della loro
possibilita di 1innovo del paesaggio stesso, cioe sulla trasformabilita dei tipi di elementi. «porosita», cioe della densita delle macchie, diverse da quelle che compongono la matrice, in
Quest'ultima fase ela piu difficile da studiare, poiché non puo esistere un metodo preciso. .essa presenti (Fig. 2.8).
Essa va tenuta in considerazione, perché per definizione la matrice esercita un grado di Notiamo che la porosita e un concetto indipendente dalla connettivita. 11 numero di macchie
controllo sulla dinamica del paesaggio piu alto di qualsiasi altro tipo di elemento presente. per unifa di area della matrice e di solito un dato significativo, ma e spesso utile associarlo al

62 63
STRUTTURA DEL PAESAGGJO APPARATI PAESISTICJ

tipo di elementi. La densita di macchie forestali e ad esempio in relazione con la topografia e Gli elementi del paesaggio si possono quindi raggruppare e distinguere secondo quanto
l' antropizzazione del territorio, oltre che con la percentuale di copertura forestale, in propor- sopra, e la loro distribuzione spaziale pone in evidenza l'habitat umano inrapporto all'insieme
zione alle pendenze e al corrugamento del suolo. ~-~<t~itat l}atur~~-ffi¡Qillii~.1!1~11ta]:i'" ~--~--~~--.~··· ···-·· ·• ·· ...-~
Nel caso della Fig. 2.8 si notera come il rilievo della porosita abbia aiutato a comprendere Fanno parte dell'habitat umano (HU) gli ~~aj§Je111J1rn..tr9pjcj e, se,1rli-antropic~, mentre gli
le ragioni della perditá di funzionalita dell' ecotessuto, ponendo in luce le parti in cuila struttura ecosistemi naturali sono compresi nell'habitat naturale (HN). Notiamo che gia questa prima
risulta palesemente alterata rispetto il circostante. differenziazione puo essere molto significativa neÜo stuofo''Jei paesaggi: si puo parlare, ad
esempio, di densita specifica di popolazione in rapporto all'HU, che e ben diversa da quella
geografica o urbanistica.
Si potrebbe obiettare che oggi l' azione antropica arriva dovunque, che in certe regioni gfa
da tempo dominava, e che ben poco e rimasto di naturale, almeno in Europa. Tuttavia si ricorda
il ruolo gestionale dell'uomo: ~i intg.v~11ti_11('!gli e,c()te§SJ.!ti naturali risp_e,ttan()Je leggi
proprie di quegli ecotessuti, non sembra corretto parlare di antropizzazione, perché non sitratta
2.5 APPARATI PAESISTICI .di fr~Sf9i:ma7¿Íqñ,l:igri¿Ql~.Q.IQ:se,·g~tive specifiche e permanenti, . ·
D'altra parte uno dei primi tentativi di suddividere gli ambienti di un territorio seconclo il
criterio della funzione paesistica fu proposto da E. Odum fin dal 1971. Veniva costituito un
modello com~aleehesuddivideva il territorio in 4 ambienti: uno naturale (protettivo),
2.5.1 Configurazioni di funzioni paesistiche 'i'~,--...,,,~_.,'-~'""""',fr"~-,,,,,-,"~"'

tre antropici o semi-naturali (urbano-industriale, produttivo, di compromesso). Tale modello


era troppo semplicistico e non era legato agli attuali concetti di ecología del paesaggio, pero
Degli apparati paesistici abbiamo detto che so11~ill§.~~iJunz_iQnali che leg<1n~cli~ era uno spunto significativo. Anche Naveh (1987) parla di funzioni paesistiche, menzionando:
elementi e formano delle specifiche. conflgurazioni. Tali insiemi sono differenziabili per
_produz~QEtg_,jnfmm.azio!!ei_re,g()!a~i()ll_e.
~ppartene;;za all'habitat umano o all'habitat naturale, e possono legare, non necessariamente
a nido, diversi livelli gerarchici di ecosistemi.
Osserviamo che lo studio delle modalita distributive dei sistemi ecologici non puo limitarsi
2.5.2 Tipi principali di apparati
alla configurazione dei singoli elementi del paesaggio (o loro semplici insiemi), per passare
poi ;esaminareI'eterogeneita dell'intero paesaggio. E necessario porre in evidenza anche le
modalita distributive di specifici sistemi di elementi individuati da criteri di funzionalita Una classificazione degli apparati paesistici si puo fare oggi sintetizzando i piu importanti
paesistica. lnfatti la conoscenza delle fasi dinamiche in ogni punto del paesaggio non dipende sistemi di elementi del paesaggio che caratterizzano i due sistemi di habitat principali secondo
solo dalle macchie (o dai corridoi), ma dal modello spaziale (Watt, 1947) del paesaggio stesso. il criterio delle funzioni paesistiche prevalenti.
Porre in evidenza i sistemi formati dagli elementi del paesaggio aventi fasi dinamiche dello Riporteremo a proposito un esempio di rilevamento degli apparati paesistici (Fig. 2.9),
tipo puo essere molto significativo. relativo a una parte del territorio di Gallarate. Si tratta di un paesaggio molto alterato, come si
Non dimentichiamo inoltre che se iLn10lo dell'u.omo n~i.confr,onti_cle,llaf1.3.tura e di tiQo puo vedere dalla interruzione della fascia formata da un ecotessuto seminaturale, un tempo a
gestionale,,e di conseguenza puo essere visto come necessita evolutiva, lo studio delle modalita brughiera (tipico dell'alta pianura padana). Ci limiteremo a notare come anche l'habitat umano
gestionali dei sistemi di ecosistemi acquista una nuova importanza. E~V(;rta'iln-settoreo1 mostri una distribuzione poco organizzata dei suoi apparati.
'oss.ervaiion~ della natura che infatti l' ecofogía del paesaggio considera anche in senso teorico In generale, volendo elencare i maggiori apparati paesistici evidenziabili in un territorio,
(IALE, 1984). Anche da questo punto di vista, gli apparati paesistici sembrano essere di avremo:
notevole interesse.
Gli apparati paesistici, nel loro insieme, si possono ;::tllifilf!,C(lrein rappQQO__a!le prif1.f!J2fili a. apparati dell'habitat naturale (HN):
.~n.i_p<iesJ~!i,c:h,e..<!5!gli ec_otopL Tali funzioni, comprendendo l'uomo, sono prima di tutto al. scheletrico (dominato dai processi geom01fologici);
raggruppabili in ~.c!.<ttti~e)l1Y5!!1~i~e. (Naveh e Lieberman, 1984), cioe funzioni in cui la a2. connettivo (elementi con funzioni connettive);
creativita non prevale o prevale. a3. stabilizzante (elementi ad alta metastabilita);

64 65
STRUITURA DEL PAESAGG/O APPARATI PAESISTICJ

a4. resiliente (elementi ad alta capacita di recupero);


a5. escretore (il reticolo fluviale).
APPARATI HU APPARATI HN
b. apparati dell'habitat umano (HU): - sussidiario (;:/::::; 1 ese reto re
bl. protettivo (piantagioni a funzione protettiva); lli!ilD
abitativo c:::::=i resiliente
b2. produttivo (sistemi agricoli); ~ produttivo llllllllill!lll stabilizzante
b3. abitativo (sistemi di residenza e servizi);
b4. sussidiario (funzioni industriali, energia, trasporti).
mi protettivo e connettivo

NB. Alcune di tali funzioni sono in realta comuni a entrambi i sistemi di habitat, come
ovvio.

al. Apparato scheletrico. L'apparato scheletrico e un sistema di elementi del paesaggio


le cui funzioni paesistiche e biotiche son o ..<lo®nate dai processi geol1lorfol9gicj: (lo «schele-
tro» di quella parte di paesaggio rimane spesso visibile). Gli elementi possono essere eteroge-
nei, quali aree rocciose, ghiacciai, ghiaioni, sabbie etc. Alcuni possono essere transitori,
macchie o corridoi dovuti a pesanti alterazioni (naturali o antropiche) in ecosistemi naturali.

a2. Apparato connettivo. Il sistema di elementi dell'apparato connettivo e distinto da


funzioni che gia abbiamo menzionato parlando del controllo della connettivita di una matrice
del paesaggio. In questo caso pero la connettivita non e considerata rispetto a un solo tipo di
elemento. Macchie e corridoi di reliquati di foresta possono legarsi a canneti o cespuglieti che
connettono sistemi paesistici di diversa-caratterizzazione, come~ ad esempio, quelli stabiliz-
zanti.

a3. Apparato stabilizzante. L'apparato stabilizzante e formato da elementi di alta meta-


stabilita, a cui spettano generalmente le funzioni regolatrici e protettive dominanti rispetto gli
altri ecosistemi. Si tratta di solito di elementi di~1ªfljma))., ma anche di biotopi particolari
di area umida, di montagna etc. Prevale comunque la capacita di resistere («resistence
stability») alle perturbazioni.

a4. Apparato resiliente. L' apparato resiliente e in vece formato da elementi con grande Fig. 2.9. Rilevamento degli apparati paesistici principali nell'area fra Gallarate e Busto Arsizio,
capacita di ripresa («recovery» ). Gli ecosistemi sono formati da .\::~111unita pioniere o in stadi al confine del Parco del Ticino. Si noti l'accentramento del sussidiario, che interrompe la fascia
]Siº\l<l.II_D.i, oppure da foreste a bassa metastabilita, come molte pinete. Questo apparato si trova seminaturale di brughiera che divideva i due insediamenti, e la scarsita degli apparati dell'ha-
spesso come complementare al precedente. bitat naturale.

aS. Apparato escretore. L'apparato escretore di un paesaggio e formato dal~


~.ric!_qiJll!:~'iall.~al~yj~n~l)tilizzata la cap¡¡\::ita.di trasp()rto e depurazigqe. Tale reticolo (Cfr. Fig. 3.9), che .s~FllQ classificare .la qualita de1le ac;que valutan.dol<?.st¡¡todei corridoi di
e cosl strettamente legato all' ecotessuto, al paesaggio (o al sistema paesistico) che attraversa r~pa¡; delle macchieafianco.~\~t=e che delle comunita macrobentoniche)I

66 67
STRUITURA DEL PAESAGGIO MOSAICJ AMBIENTAL! ED ECOTESSUTJ

bl. Apparato protettivo. Per quanto riguarda l'habitat umano, noteremo che l' apparato Un mosaico di ecosistemi elementari (ecotopi) e senza dubbio rilevabile su! teITitorio, come
~~otettivo e un s~stema di .~ementi ~lJ.l!fluire_ Sl)lla E~Ql51z;i()l!,e microsIJ~a, ognuno~mediallifo fraaer.2!2!2gramrni e_.§oprallu~hj. Abbiamo visto che ogni
1 1sol_'.11:1:~I1!() acusllc() e la strutturazione deglLspazi negli insediamepti, sulla regolazione e la elemento in gioco ha una complessa e-;nolteplice-serie-di attributi. Di conseguenza un mosaico
p~·ot:t:z:L~ll~~clejc_()~~-~i a~t~()l~! su.lla t!_creazione clella pop_olazioJl~· Si tratta quindi del sistema di tal genere non puo essere rappresentato solo in modo bi o tri dimensionale: anzi per
d1 g1ardm1,_p511'Ch_1, s1ep1J1lar12 p1a11tª~'-""edui. l'esattezza non e un mosaico (configurazione di tessere giustapposte), ma -~-_u!l__te_§Suto
(intreccio di diverse trame).
b2. A_Pparato.produtti:o. L'apparato produttivo e formato dagli elementi del paesaggio D'altra parte, come ogni volta che si ha a che fare con spazi a n dimensioni, ci si puo
c?n jt~i:i~~~ :ªgr1~~_a: grt1~ol~, sewJ11at!\la, ~°.~ªggera_ e ZO()tecnica, frutticola e vi ni cola, ac~)Ll:lPR!'eSe!1t.az:io11LcliI11osaici _dis!!.11!!. Basti ricordare che essi non
} 1~mst1~~-~-cl1;n;t~rialj ?r~a~i~i (pi()ppeti, canna da zucchero etc.) . .Sono compresTañdiegli,
1
son o generalmente sommabili (per il principio delle proprieta emergenti), ma son o sicuramente
element1 msediat1v1 spec1ahst1c1, come le fattorie, le stalle, i granai. integrabili.
'~,,,,,.,,, ~- ' ,,....,_,'"''-,,--,,,-~-·

Pur essendo stato proposto in modo autonomo, e bene precisare che il concetto di ecotessuto
b3. Apparato abitativo. Il sistema di elementi dell'apparato abitativo e caratterizzato da risulta simile al concetto di ecocomplesso (Blandin e Lamotte, 1985).
funzioni l!!~cfu¡Jiy~xesi<:le11;i;iaJL e. cli Sef\'izio, trasmissione primaria delle tradizioni e della 1 due studiosi francesi definiscono infatti come «écocomplexe» un insieme localizzato di
cultura (scuole). Sono compresi piccoli orti-giardini di casa (abitativo rado) e il v_erde di arredo ecosistemi interdipendenti che sono stati modellati da una storia ecologica e umana comune.
yrbano e sportiv(). Le ville, anche se isolate, fauno parte di questo apparat~:~;~~~do emana- Anch' es si concordano con quanto abbiamo espresso nel paragrafo 1.1.2: «C' est ainsi un ~iveau
zioni di controllo dell' ecosistema urbano nelle campagne. d'integration supérieur a celui des écosystemes», vale a dire che e un livello di integrazione
(nell' organizzazione biologica) superiore aquella degli ecosistemi.
b4. Apparato sussidiario. L'apparato sussidiario e formato da elementi con funzione
ind~st~~al~,. t~asfor111ª-z_i_o11~; deLI11atexi.<!!Lincll!.stri<!H, proc!uziq!le di energi_ª, inf1&~trutture
_terntona.I1e d1 grande mob1bta (strade non agricole o residenziali). Sono compresi gli ae~opoiti~
le ferrov1e, le autostrade, i grandi depositi, le aree estrattive. 2.6.2 Caratteri di un ecotessuto

Co~~ vedr~mo, lo studio degli apparati paesistici puo avvalersi di opportuni indicitori Prendiamo come esempio (Fig. 2.10) un'area territoriale attraversata da un fiume. Si
ecolog1c1 che amtano ad analizzare la dinamica dei paesaggi e degli ecotessuti. Si nota inoltre rileveranno i corridoi ripariali formati da macchie di saliceti e ontaneti, un altro ecotopo puo
che tali sistemi funzionali non hanno proprio nulla a che fare con le zonizzazioni urbanistiche essere un'isola fluviale, e ai due lati del fiume vi saranno altre macchie distinguibili di campi
essendo basati su criteri ecologici. Questa osservazione avra notevoli conseguenze nell~ seminati, prati arborati, un reliquato di bosco (e. g. Querco-C01pinetum), un ceduo, alcuni
applicazioni dell'ecologia del paesaggio ne! campo della pianificazione. doppi filari di pioppi, infine la presenza di un lotto con villa, rustici e orto.
Tutto cio e rappresentabile come mosaico ambientale: ad esempio guando si voglia
evidenziare il cosiddetto «Uso. del suolo». Ma questo insieme di ecotopi (e tessere di ecotopo)
~~~q~~Üa configurazione. Molti elementi si possono accorpare e rilevare con macchie
(o corridoi) di forma diversa dalla precedente, se si pongono in evidenza altri caratteri: ad
esempio gli habitat umani e naturali, oppure grana e contrasto, oppure le funzioni paesistiche
2.6 MOSAICI AMBIENTAL! ED ECOTESSUTI (i. e. apparati).
Inoltre vi ~-~~Íll!!ÍE1~~JiiP.es~~~11~1Jii come per mol ti uccelli), di semi,
di polveri; di uomini e loro oggetti. Vi sono gli apparati, le connessioni, l'eterogeneita, la
2.6.1 Significa to di ecotessuto /1J ()( r-i\ l \. i_
frammentazione, e cosi via. L'importante e comprendere che l'ecotessuto risultante non e un
sistema di comodo per certi studi di una ecologia rinnovata solo come facciata, ma e un livello
Avevamo sinteticamente definito l'ecotessuto come ecomosaico pluridimensionale. Cer- specifico dello spettro biologico, con capacita di mantenimento di un proprio livello di
cheremo ora di comprendere meglio il senso di tale definizione. metastabilita.

68 69
STRUTTURA DEL PAESAGG!O CLASS!F!CAZ!ONE DEI PAESAGG!

Dato che anche il paesaggio, un sistema di ecosistemi, e un concetto gerarchico (come lo


era !'ecosistema), si potrebbe dire che l'ecotessuto e il primo importante insieme di elementi
paesistici che forma una unita paesistica rilevabile.
Forman e Godron riportano una serie di configurazioni di:gorr\is~i~Jf ben identificabili:
_GRAFO DELLA CONNETTIVIT A' regolare, aggregato, lineare, parallelo, spazialmente legato. In realta, se non ci si ferma al
DELLA STRUTTURA ARBOREA . concetto di mosaico e alla scala antropka, si puo facílll1ente cÍimostrare che queste configura-
zioni sono degli ecotessuti, e che !!2.~~tt2_ distinguerli. sullaJJ.ase del .solo loro mosaico
di «land use». E invece necessarióbasarsi su-Tñaicatori di meta.stabilita o comunque su valori
.~i st~t~~lltturali e clinamici, del sistema di ~~~;ist~~. c;~-vecl~~mo nel capitolo sull~
analisi.
o Molte volte comunque si deve, per ragioni di carattere operativo, far riferimento a un
1- _CLASSI DI GRANA
:J mosaico ambientale,\e la maggioranza degli studiosi riporta in tal senso il mosaico dt!l§Q cie\
Ul suolo; 6, falvolia,-d..f;!l<!_Yegetazione. Si vuole ricordare come in entrambi i casi ci si debba
Ul
w scostare dai metodi tradizionali, per cercare di avvicinarsi il piU possibile al senso degli studi
l- di ecologia del paesaggio, ll}~Jt.endo in relazionegli elementi del mosaico e le loro fm1zioni.
o
u Ad esempio, nel riliev~ dell'uso- del suolo gli- eíementi ~anuo r~pport~Ú aÜe fu~zío~i
w _MOSAICO DI 10 ELEMENTI ecologiche, non a quelle urbanistiche, o catastali. Nelle carte della vegetazione, gli elementi
( ECOTOPI) BASE vanno evidenziati per ~_Qto2i,• non per ~emi fitos9ciologi~i:

_SUBSTRATO
GEOPEDOLOGICO
2.7 CLASSIFICAZIONE DEI PAESAGGI

2.7.1 Struttura e classificazione

11 mosaico di ecotessuti che copre un territorio mostra un ordine superiore di ll.i:!!~f;;i:;t_


J9_rllli!1Ldall'incontro di differenti tipi di ~g_t~§§!!tLº'o~\'.Qll!J:i in presenza di ientita catalizzantii
ECOSISTEMA BIOSISTEMA che possono essere discontinuita forti del gradiente ambientale e conseguente presenza di
elementi comuni a piU ecotessuti.
L' es atta individuazione dei paesaggi non e sempre facile, in quanto essi non sono sempre
del tutto delimitabili. I Q<1esaggi si possono infatti assimilare a nicchie tenitoriali-paesistiche
che formano dei campi di ~~Iª1-izzazionesovrappostia1mosaico ª'egiíe9otessutCí5'aitra parte
-ialOroriconoscibilita e fuori cÍubbio, come si puo sperimentare nell'.analisi ecologica..deL
Fig. 2.1 O. Rappresentazione dei caratteri principali di un ecotessuto paesistico. Si noti come il Ji:rr!~2-ri_(). e come si puo osservareJ:lall'.u.tilizzazione..deLtei:titorie da parte delleJlQI>Qlaz;ioni ~
mosaico degli elementi di base (ecotopi) sía solo uno degli aspetti di una struttura cosl dominanti di uomini e animali.
complessa. Cio non toglie comunque che tale struttura esista nella sua organicita, riferibile a ' --Pe-;=®a~buona individuazione dei paesaggi, oltre ai dati strettamente ecologici, assumono
uno spazio di ordine n dimensionale.
la massima importanza gli ~i§JQ~Qmi~j di insieme e le caratteristiche storico-ambien-

70 71
STRUTTURA DEL PAESAGG/O CLASSIFICAZ/ONE DEI PAESAGGI
-- ) \ al-::S\
forma di tassonomia. Sarebbe di conseguenza piu corretto parlare solo d~~i!:~logia
di paesaggi.1
1
~;
ECOSISTEMA UOMO-NATURA in attesa di trovare dei principi ordinatori sufficientemente validi.
I sistemi di «classificazione» risultano infatti numerosi, essendo le posizioni dei diversi :
BIO·ECOSISTEMI
AGRICOLI
studiosi tra loro ancora poco convergenti. Nel seguito se ne possono citare tre, i piu noti, /
secondo:
A. il grado di antropizzazione, B. i sistemi fito-sociologici, C. un insieme gerarchico di
attributi.

PAESAGGIO
SEMl-NATURALE .___ __. 2.7.2 Ordinazione per grado di antropizzazione

' PAESAGGIO Un primo sistema di classificazione (Naveh, 1984) prevede la suddivisione del territorio
'' SEMl·AGRICOLO sulla base della dominanza degli artefatti umani (rurali e urbani) e di trasformazione d'uso
degli ecosistemi naturali (Fig. 2. 11 ), secondo una serie di sette insiemi caratteristici, den~nni­
PAESAGGI
APERTI
' '
PAESAGGIO CAMPI,
nati:
PIANTAGIONI,
'
1 '
AGRICOLO
PISCICOL TURA 1 - naturale, ad esempio formato da ecotopi di foresta climax e paludi;
,- - -
------~---~
- AZIENDA
i - semi-naturale, ad esempio una foresta con aree di rimboschimento e con strade taglia-
' PAESAGGIO AGRICOLA, fuoco; rv-xrco
' RURAL E FATIORIA, ''.) - semi-agricolo, ad esempio boschi da legna con pascoli semi-artificiali;
' VILLAGGIO

¡
PAESAGGI \, ~- agricolo, ad esempio campi arabili con filari e lago artificiale (per irrigazione e/o
COSTRUITI ' PAESAGGIO
SUBURBANO ' - - - - - ' piscicoltura);
PAESAGGI
CULTURAL!
'
L _________ • '
' -- - - rurale, ad esempio fattorie con rustici e orti, o villaggio agricolo;
? ~_:_ suburbano, ad esempio misto rumie e industiiale, con aree residenziali frequenti;
BIO-SFERA TECNO-SFERA (> - urbano-industriale, citta e aree metropolitane.
-----------------------------
MOOIFICAZIONE • TRASFORMAZIONE • RIPRISTINO DEI BIO-ECOSISTEMI NATURAL!
D. INFORMAZIONI BIO-FISICHE O ORGANISMI NATURAL! "v ENERGIA SOLARE I primi quattro insiemi corrispondono a paesaggi denominati «aperti» (Fig. 2.11 ), gli altri
i;,, INFORMAZIONI CULTURALI E CONTROLLO 1P MANUFATII ANTROPICI '1' ENERGIA FOSSILE
tre a paesaggi «costruiti». Il costruito piu I' agricolo costituiscono una classe di paesaggio
«culturale». Per Zev Naveh, il «Total Human Ecosystem» sostituisce il concetto di paesaggio,
Fig. 2.11. Ordinazione dei tipi di paesaggio secondo Z. Naveh (1980). Essa tiene conto di che viene visto come sistema naturale governato dall'uomo e del quale l'uomo fa parte.
energia, materia e input di informazioni da bio e tecno ecosistemi. 11 raggiungimento di un nuovo L'e~ogia_clel pa~-s~gg!ci_51i conseguenza viene definita come «Human Ecosystem Science». L
e
bilancio Ira i poli destro e sinistro del grafico lo scopo principale delle applicazioni della
~~-- ~----- ---- -+-- --- -- - ¡-

ecologia del paesaggio.

2.7.3 Ordinazione per criteri fitosociologici


~ali: ~i dovra comunque ammettere che ,I1_~l!~r~gioni antropizzate~e scilita_111~nJe~piLffü::jl~
_1f1d1V1du~ i paes~ggi, mentrein gueJlenaturali ~.11ecessaria _u11a analisi piu approfondita. Un'altra scuola di ecologia del paesaggio, che deriva dalla fitosociologia, cerca di classi-
Doboiamo dire inofüeche diversi studiosi, come Forman e Godron (1986), hanno sottoli- ficare i paesaggi per complessi di vegetazione, col nome AeH:.as.s.o.«i_a_:z;.!gn.e.P}~J:!.iff1Jgl, a scala
neato come non si possa parlare propriamente di classificazione dei paesaggi, perché la nostra di «piastrella territor{aie~;<cíOi<lruñ~ieme-ñlc;paesistico locale (se ala topologica), q2er.sfatemi
arretratezza nelle conoscenze teoriche di hase non ci permetterebbe di stabilire alcuna vera vegetazionali, --a scalapil!_vasta [corologica) (Pignatti, 1989) (Tab. 2.1).
·--~,-~·~ - --- --~-.,--,,·-~

72 73
STRUTI'URA DEL PAESAGGJO CLASSIFICAZJONE DEI PAESAGGI

Tab. 2.1. Complessi di vegetazione: passaggio dal sistema delle Dolomiti interne al sistema In secondo Iuogo, quando un territorio riunisce ~Q~!:!_nhª_ge~T.QI:lo_l~~ch~, vi e in
delle Dolomiti esterne (da S. Pignatti, 1988). correlazione un insieme di rappresentanti di diverse sigmeta corrispondenti a quelle unita,
insieme che forma una geosigma-associazione o geosigmetum.
Ecotopo Pendio a pascolo
Pignatti sottolinea che il paesag&~e_Ia risul!.t:1~t~_i!~.i:_car¡itt~1:i geo111QJfol~gi~tdel~~1?_:;t!~ªto
Esposizione E E SE SE s s NO s N s s s s s e dei caratteri della v~_(!_tazione c;he lo ricopre. La vegetazione puo essere naturale oppure
Seslerio-Sempervíretum 95 90 90 95 90 70 70 70 70 80 85 60 70 70 dsultare d~IÍ'opei'a.dell'uomo, comunque deve mantenere il carattere di «manto vegetale».
Potentílletum nítidae 1 1 1 2 5 10 10 25 1 30 15 10 Non viene pero preso in considerazione il paesaggio di tipo urbano.
Caricetum firmae s.s. 1 1 5 1 10 5 5 9 15 · Cosl, la vegetazione di un sistema territoriale (inteso come substrato) e formata da molti
Mugo-Ericetum 10 5 1 20 complessi di vegetazione e costituisce il sistema vegetazionale. Se considerati in correlazione,
Cirsium spinosissimum Ges. 5 1 2 i sistemi suddetti formano un sistema paesaggistico, classificabile come unita di paesaggio ad
Salicetum retusaeretículatae 1 estensione regionale.
Pedrotti ( 1988) propone anche carte della vegetazione con criteri paesaggistici. Vengono
Caricetum ferrugíneae 15
messe in evidenza le associazioni che fanno parte di una medesima serie dinamica (sigmetum)
Potenttlletum cau/exentis 15 5 5
con !'intento di sottolineare l'appartenenza a un determinato climax. Si rischia pero di
Cystoptertdwn 5
confondere il concetto di paesaggio con quello di serie dinamica.
Poion alpinae 5
Ses/erio-Brometum 10
Campanula moreliana Ges. 1 2.7.4 Ordinazione per gerarchie di attributi
Petasitetum paradoxi 5
Elementi di paesaggio, a) Un importante criterio di classificazione si basa in vece sull' assunzione che per stabilire
Larici-Cembretum + + + + + + + + una tipologia e necessario ~~gli_a_.!!r~~ut~?REºr~-~ Pº~\T~~-~i:i~Lar~-l~__g~_rª1:~11iª
Píceetum subalpinum + (Forman, Godron, 1986). Una gerarchia di attributi di importanza decrescente, art1colata 111 5
Abieti-Fagetum + + + + + + Iivelli di influenza n~<.~E~~s-~<;llf01~1"?!::~9_ne d~jJ1.aes3iggi, e la seg~ente: .

~
Rhodoro Vaccinietum /aricetosum - zon~matlChe, (climi principali della biosfera) ad esemp10 temperato-umtdo con
+ + +
Fagetum + stagtone secca.
Fe/sen (Potentílletum nitidae)
- Regioni climatiche, (sottoclimi specifici) ad esempio Riviera Ligure.
!:.- Fasce vegetazionali, (unita bioclin.iatiche) .ªd esen:pio per.la so.ttoregio;1e ipomes~x~rica
+ + + + + + + + + + + + + +
Seslerío-Semperviretum

Gero// (Papaveretum rhaetic1)


+ + + + + +
+
+
+
+ + + +
+
+
+
+
+
l (e cioe temperata, con curva termtca media menstle non mfenore a O C) della 1eg10ne
) precedente la formazione con dominanza di roverella.
Knautio- Trifolietum, + + + ¡S::. Unita geo11101fologiche, (struttura terreni) ad esempio suoli rossi mediterranei; (fisiogra-
Curvuletum
Mugo-Ericetum
+
+ -:._
\ fia) ad esempio conoide progressa.
Influenze antropiche, (colture e insediamenti) ad esempio villaggi sparsi con fasce

Detta scuola deriva dagli studi di Tüxen (1973) e di Gehu, 1979), cioe dall'idea di
L<-
terrazzate nei pendii meglio esposti.

associazione di associazioni. Queste possono essere rilevate in due modi complementari. In Sulla base di questi livelli di influenza, vengono identificate altre 5 c;:pnfig~isti~~
primo luogo, in una stessa unitá geomor{Qlogica suscettibile <;li portare la stessa vegetazione di mosaici ecologici, che possono aiutare a precisare i caratteri dei paesaggi da classificare.
potenziale, e verosimile chesrt'rovhío riunitiÍ r~ggruppamenii climax e tutti o p~te dei diversi Qu;st~~configurazfoni sono:
TñsfoíñC<li sostituzione. Un tale insieme di insiemi di una stessa sede e chiamato sigma- -Jegolm~eLcon uniforme distanza fra gli elementi: anche s~ gli eco~op~ so~o diversificati;
associazione o sigmetum. ad esempio, campi, vigneti, cascinali, castagnetl, con umforme d1stnbuz10ne.

74 75
SJSTEMI PAESISTJCI DELL'ITALIA SETTENTR!ONALE
STRUTTURA DEL PAESAGGJO

_:-)Aggregato\ con addensamenti tipici di elementi, ad esempio grandi macchie di aree .· lt di'fficile far coincidere le perirrietrazioni degli attributi elencati. Le ragi.on~
spesso nsu a . . .. · d'ff . 1 d
~agricole, villaggi rurali, boschi, con prevalenza o assenza di qualche tipo di elemento principali sono quattro: errori di orientazione, ~rror~ di. class1ftcaz10ne, 1 erenze rea 1 1
paesistico. classificazione e mancanza di correlazione fra gh attnbut1.
_:\Línearel formato lungo corridoi, ad esempio fasce boschive di crinale, villaggi lungo
strada, terrazzamenti a settore.
-ÍPm:afie1a, con ripetizione lineare di elementi, ad esempio torrenti, fasce boscate, fasce
terrazzate, che si ripetono in senso parallelo.
- ~aziáfmente le~a.~g, con associazioni caratteristiche fra elementi paesistici, ad esempio 2.8 SISTEMI PAESISTICI DELL'ITALIA SETTENTRIONALE
le risaie con i canali, o campi e siepi frangivento, o torbiere e piccoli laghi. Le associazioni
possono essere anche negative:'dove c'e vigneto manca il seminativo, o dove ci sono
villaggi mancano cascinali sparsi.
2.8.1 Premessa
In base ai criteri precedenti, vengono distinti 5 tipi di paesaggi, identificabili lungo un
+ gradiente di trasformazione antropica, analogamente ad Haber (1990): Come si e potuto notare nel precedente paragrafo, i ~etodi di classi~icazione del paes~ggio,
~\\},
-::~¡¡tui:al~ senza significativa influenza antropica (foresta, palude, tundra alpina). anche se non del tutto convergenti, sono in molte partl comp.lem~ntan.
-· ¡SeminaturaleJ dovele specie native sono controllate e utilizzate (pascolo, bosco). Seguendo l'ultimo metodo, ma tenendo presenti anche ~h altn, e soprattutto quello basat~
....:..)cofrívatof con villaggi e macchie di ecosistemi naturali o seminaturali dispersi in una sulla fitosociologia, il sistema paesistico italiano, anche se 111 forma non ancora completa, puo
matrice_paesistica di colture dominanti (seminativo, viticolo). essere delineato (lngegnoli, 1993) come riportato in figura 2.12. , . . . . .
- \§l1b~rbanol con macchie miste residenziali, industriali, agricole, seminaturali (periferico, Si aggiunge anche una tabella (Tab. 2.2), per meglio r~assumer~ l artlcolaz1?ne ~e1 s1stem1
semi urbanizzato). · · · · d' 'd f di isi nelle due regioni biogeograftche che mteressano l Itaha.
paes1stic1 111 1v1 ua 1, v . . . . . . . · ·d eri
-J:l.J_r1Jéll!~R con macchie residuali a parco disperse in una matrice densamente edificata Si aggiunge infine la figura 2.13, che rappresenta 1 pr111c1pal~ b10m1. eu10.pei e nor am -
(citta, metropoli). · t come la suddivisione dell'Italia aquesta scala di orgamzzaz10ne dello spettro
cam, per mos rare . d. . · · t' · uindi
biologico sia ben diversa da quella a scala paesistica (pur trattandos1 1s1stem1 paes1s 1c1, q
b) Un ulteriore sistema di classificazione (Zonneveld, 1990) e quello che cerca di tipizzare di paesaggi di paesaggi). . . .
il paesaggio attraverso i sistemi di c;lassg~c~zione delle co111ponenti principali: Si prende l' occasione per ricordare inoltre come la struttura a macrosc~la de1 due.contment~
- regioni (o subregioni) .tQ!!tªt(che _ influenzi i biomi componenti in modo ortogonalmente diverso. 1 paesagg1 saranno 111fluenzat1
- unita geQmorf9]9~iche_ da questi vincoli derivati dal livello superiore di scala.
- complessi yegetazi()I1ªU
- comprensori dtuso antropico.
- tipi di s.uolo. ··
Tab. 2.2. Sistemi paesistici italiani, e sottosistemi dell'ltalia Settentrionale.
- habitat .zoologici
REGIONE MEDIOEUROPEA (Italia Settentrionale)
Bisogna tuttavia evitare di considerare una unita paesaggistica come somma dei suddetti (1,a 1,b 1,c)
1. intralpino continentale
attributi, ricordando che essa e un sistema integrato. Equindi necessario dare a una unita il suo
nome ad hoc. Questo nome puo derivare solamente da nomi di siti specifici associati a nomi 2. prealpino meridionale (2,a 2,b 2,c)
tipici di (o dei) sottosistemi piU caratterizzanti. Qualche esempio di denominazione di paesag- (3,a 3,b 3,c)
3. planiziale padano
gi: terrazzato insubrico a brughiera, collinare monferrino viticolo, padano lagunare semisom-
merso. 4. collinare monferrino-langhiano (4)
Si ritiene giusto osservare che una simile classificazione non e lontana da quanto gia (5,a 5,b 5,c)
5. appenninico settentrionale
sperimentato con efficacia nella biogeografia. Si deve pero aggiungere che nelle applicazioni

77
76
SJSTEMI PAESJSTICJ DELL'JTALIA SETTENTRJONALE
STRUTTURA DELPAESAGGJO

REGIONE MEDITERRANEA
6. costiero ligure (6)
7. appenninico centrale
REGIONE
8. costiero marchigiano-abruzzese MEDIOEUROPEA

9. antiappenninico tirrenico
10. costiero tosco-laziale
11. appenninico meridionale
12. peninsulare garganico
13. tavolato apulo-lucano
14. costiero campano-calabro
15. insulare siculo
16. insulare sardo

2.8.2 Sistema pacsaggistico n. 1: intralpino continentale

Una serie di osservazioni sulla morfologia, l' altitudine,la struttura geologicaJJeprecipita-


, zioni annuali_~J<l continentalita, in~~t¡~1 ch~l'arc~ alpino e-divl~ÍbÍ!e in cÍue grandi domini: sottoregione
TERMOMEDITERRANEA
una fasda ééntrale intra-alpilrn e· la sua corona di massicci prealpini. Questa fascia intralpina
e relativamente omogenea. di altitudine media elevata (molte cime superano i 3500 e diverse
i 4000 rnetri), con predominio di rocce silicee e a clima decisamente continentale (4-6 mesi di
gelo, regione axerica fredda).

REGIONE
Fig. 2.12 (a fianco). Sistemi paesistici italiani. La linea grossa separa la regione biogeografica MEDITERRANEA
Medioeuropea da quella Mediterranea. (1) intralpino continentale, (2) prealpino meridionale,
(3) planiziale padano, (4) collinare monferrino-langhiano, (5) appenninico settentrionale, (6)
costiero ligure, (7) appenninico centrale, (8) costiero marchigiano-abruzzese, (9) antiappennino
tirrenico, (i O} costiero tosco-laziale, (11) appenninico meridionale, (12) peninsulare garganico,
(13} tavolato apulo-lucano, (14) costiero campano-calabro, (15) insulare siculo (16) insulare
sardo. Le linee punteggiate segnano i sottosistemi.

79
78
STRUITURA DEL PAESAGGIO S/STEMI PAESISTICI DELL'ITALIA SEITENTRIONALE

o Questa fascia contiene i caratteri del piano alpino e delle valli interne secche. Una ulteriore
"O
e suddivisione si presenta all' interno di tale fascia in modo concentrico: due poli di continentalita
~
Q) piU spiccata, uno occidentale e uno orientale, e una corona estema ad essi (Ozenda, 1985).
(/)
(/)
o Si deve quindi parlare di altri tre sottosistemi di paesaggi (sp):
:¡::; - sp 1, a. intralpino interno-occidentale;
o .
e ~ - sp 1, b. intralpino interno-orientale;
·- :;¡
(j) Ol - sp 1, c. intralpino intermedio.
·~
fm 2e
,....~ sp 1, a. Il settore interno-occidentale e caratterizzato da elementi rocciosi cristallini,
- prevalentemente silicei, ed e dominato dalla serie interna del peccio Picetum montanum con
·-- Q)
()
Q) Q)
(/) .....
ro o. sottobosco piuttosto pavero, e, nelle valli piu secche, dalla serie interna del pino silvestre
E Q)
Ononido-Pinion con presenza di praterie continentali, del tipo Festucetalia vallesiacae. Sul
~=¡¡¡
.e piano superiore (subalpino), frequenti i Larici-Cembretum accompagnati da Rhododendmn
a: ·.¡::;
(\j .!!? ferrugineum e Vaccinium myrtillus (che formano anche associazioni a parte). Frequenti le
"O >
~'[5
(\j ·.¡::;
praterie del tipo Triseto-polygonion bistortae.
() (/)
·e ·w Tipici anche gli arbusteti di ontano verde (Alnetum viridis), che assumono in un certo senso
o~
Q) Q)
E m nelle Alpi silicee la funzione colonizzatrice che le pinete di pino montano assumono in quelle
~8
<( o.
'E .E calcaree. Nel piano alpino sono dominanti i curvuleti (Caricetea curvulae). Questo settore
UJ lL o Q) risente, soprattutto nella parte nord (Alpi Graie, Pennine, Bernesi e dell' Alta Savoia) della
o.. - z tí
~~
UJ
- 'üi presenza dei grandi ghiacciai alpini. La colonizzazione antropica e meno densa e piu pastorale
1- <( eQ) ·O>- che negli altri settori, esponendo quindi maggiormente tale sistema paesaggistico ai recenti
Q)"O
(\j~ traumatici cambiamenti nell'uso del territorio. I paesaggi tipici dell'habitat umano (agricolo,
o.-
o Q)
..... :;¡ rurale, urbano, suburbano) sono comunque ridotti a circa 1/3 di tali territori (sano il 36% nella
:;¡ O'
UJ (\j Val d' Aosta).
e -o
·- (\j
·-
E (/)
.....
o Q) sp 1, b. Il settore interno-orientale ecaratterizzato da elementi rocciosi ancora cristallini,
·- >
::'. '6 sormontati spesso da strati sedimentad calcarei e spesso dolomitici, ed e dominato anch'esso
(tj :E
o.:;¡
·- dalla serie vegetazionale interna del peccio Picetum montanwn. La presenza del Larici-Cem-
g ·c(/) bretum e pero assai piu rilevante che nel precedente settore, e cio vale anear piu per il pino
·;:::: CD
o. e mugo, che forma, nel piano subalpino, associazioni con il rododendro Rhododendron hirsutum.
·-o
Q) · -
"O ~ Diverse le praterie dominanti ne! piano alpino e subalpino, appartenenti alla classe del
Q) .o Elyno-Seslerietea. La colonizzazione antropica e relativamente densa, i paesaggi tipici dell'ha-
eo.....,
·e
.Ñ .!!? bitat umano arrivano in media quasi al 50% di quei territori (sono il 44% ne! Trentino A. A.).
:;¡ "O
.o Q)
·e (ij
.~; sp 1, c. Il settore intermedio ha una continentalita meno forte, soprattutto nella parte
o E
·o orientale, per qualche influenza adriatica. E in generale piU ricco di specie vegetali, 500-600
~ ()
C\Í cd' specie per quadrante contra le 400-500 dei settori interni, essendo un quadrante un'area di
Ó> ~
·-....., rilievo internazionale di 5'x3' pari, nelle Alpi, a circa 35 km2 . Questo settore e dominato, nel
lL ::::
piano montano, dalla serie vegetazionale interna dell'abeteAbietetum e delle faggete mesofile

80 81
STRVITVRA DELPAESAGGIO SISTEMI PAESISTICI DELL'ITALIA SETTENTRIONALE

Cephalanthero-Fagion. Nel piano subalpino e presente in prevalenza il peccio e spesso i1 pino spesso nell'intero sistema prealpino, con paesi posti sui versanti morenici delle valli principali
rnugo. Gli ecotessuti sono in generale di tipo aggregato, con forti legami spaziali, sia associativi a U. Particolare importanza hanno i pascoli (Arrhenaterion nel piano montano) aree comple-
che di esclusione, come in tutto il sistema intralpino. La presenza antropica non e mol to diversa mentaria quelle foraggere della «bassa» pianura, per l'allevamento bovino. Oggi la pressione
da quella dei settori interni. turistica e industriale hanno in parte alterato la struttura del territorio. Si deve tuttavia notare
che questo sottosistema paesistico e interessato dalle vas te trasformazioni della sottostante area
metropolitana rnilanese, che ne ha limitato l'agricoltura (abbandono delle terre) a vantaggio
2.8.3 Sistema paesaggistico n. 2: prealpino meridionale di una ricrescita dei boschi.

La fascia estema al sistema alpino sopra descritto e formata da montagne meno elevate sp 2, c. 11 settore pre-Iigure e piuttosto ristretto, perché coincide con le prealpi marittime
(assenza di nevi perenni e ghiacciai) e ineno aspri, di origine sedimentaria calcarea, che hanno (da Albenga a Nizza). Esso e simile al settore gardesano-illirico, in cui il piano collinare e
subito fratture, dislocazioni, scorrimenti e piegamenti. La continentalita e ancora sensibile nel dominato dalle specie orientali: Fraxinus ornus e Sesleria cylindrica, Quercus pubescens etc.
clima, (regione mesaxerica) anche se localmente mitigata dalle aree lacustri, frequenti nella Ne! piano montano e subalpino le abetine sono piU frequenti delle faggete. E presente pure il
parte centro-occidentale. La piovosita e fra le piU alte d'Europa, da 1500 a 2500 mm/anuo, con Pinus mughus.
punte sopra i 3000.
Questo sistema paesaggistico e il piu ricco dal punto di vista floristico in Italia, toccando,
nella parte orientale, fino a 900-950 specie per quadrante, con molti endemismi. Gli ecotessuti 2.8.4 Sistema paesaggistico n. 3: planiziale padano
sono in prevalenza aggregati, ma spesso misti o piU regolari che nel precedente intralpino. 11
sistema prealpino e anche importante da! punto di vista della colonizzazione antropica, avendo Non c'e dubbio che questo sistema e molto legato alle Alpi come pure ali' Appennino
ospitato le prime popolazioni che incominciarono a compiere trasformazioni stabili nel settentrionale, sia per la sua struttura che per la sua dinamica. La pianura alluvionale ha un
territorio alpino e padano, fin dall'epoca neolitica (basti ricordare i Camuni). Si possono clima di tipo subcontinentale, nettamente piu marcato a nord del Po, dove le precipitazioni
distinguere tre sottosistemi:
sono di tipo subalpino, con mínimo invernale e massimi in autunno e primavera. A sud del Po
- sp 2, a. prealpino gardesano-illirico;
si ha invece un mínimo estivo. Una fascia di risorgive segue il perimetro delle Prealpi, da
- sp 2, b. prealpino insubrico-piemontese;
Santhia fino all'Isonzo, e qualche macchia di fontanili si trova pure ai piedi della linea
- sp 2, c. prealpino pre-ligure.
appenninica, da Piacenza a Bologna" La pianura alluvionale non e in realta cosl omogenea
come puo sembrare, anche se gli ecotessuti sono spesso regolari e geometrizzati. Si possono
sp 2, a. Il settore gardesano-illirico, formato da colline e basse montagne, si estende dal distinguere almeno tre sottosistemi paesistici:
Friuli al Grappa, Lessini e per certi aspetti fino alle Grigne. Ecaratterizzato dalla predominanza - sp 3, a. padano terrazzato o dell' «alta pianura»;
di suoli calcarei, e da qualche affinita sub-mediterranea nella vegetazione. - sp 3, b. padano alluvionale o della «bassa»;
11 piano montano e dorninato dalla serie della faggeta calcicola e (in parte) dalla faggeta- - sp 3, c. padano lagunare.
abetina, mentre il piano collinare e dominato dalla boscaglia a Ost1ya cmpin{folia e Fraxinus
omus e dalla roverella, quindi da formazioni termofile. Le colture agricole sono in genere poco sp 3, a. 11 settore dell'alta pianura e quello centro-occidentale, che dalle Prealpi piemon-
diffuse: vigneti, orti, mele.
tesi arriva fino al Garda (Mantova). Una fascia minore si trova pero anche ai piedi delle prealpi
venete. Esso e caratterizzato da un vasto terrazzamento alluviale e diluviale a disposizione
sp 2, h. 11 settore insubrico-piemontese si estende dalle prealpi orobiche, a quelle ghiaioso-sabbiosa e limosa man mano che ci si allontana da! margine prealpino. Tale margine
comasco-varesine, fino al biellese (e oltre). Malgrado i numerosi laghi, la continentalita e e inoltre congiunto a detta pianura da una serie di anfiteatri morenici dovuti alle glaciazioni
maggiore che nel precedente sistema. Il piano collinare e formato da associazioni vegetali del recenti (!'ultima terminata all'inizio del neolitico) e da una serie di lingue diluviali piU antiche,
Cmpinion e del Quercion roboris, similmente alla vegetazione medio-europea del versante a spesso ferrettizzate.
nord delle Alpi, anche se l'introduzione massiccia di piante coltivate di tipo mediterraneo ed La vegetazione típica e quelle del Querco-Cmpinetum, ormai rara, in relitti con Ulmus
esotico caratterizza molti tratti delle rive dei laghi. L'antropizzazione si e sviluppata, come minar e Acer campestre, ma non del tutto priva di potenzialita. Lungo i fiumi, formazioni con

82 83
STRUTTURA DEL PAESAGGIO SISTEMI PAESISTICI DELL'ITALIA SETTENTRIONALE

dominanza di farnia (Quercus robur), con alneti (Alnetum glutinosae) e frassineti (Carici-Fra- 2.8.5 Sistema paesaggistico n. 4: collinare monferrino-langhiano
xinetum) e, negli alvei, pioppeti (Populetum albae) e saliceti. Interessanti lembi di brughiera
(Ca/luna vulgaris, con Cytisus scoparius, Betula pendula e Pinus silvestris) si incontrano Questo sistema e chiamato «hacino terziario del Piemonte» ed e formato da terreni
ancora nelle aree terrazzate piemontesi e lombarde. L' agricoltura eintensa, ma non come nella oligo-miocenici e pliocenici. L' erosione de lle acque ha ricavato una complessa teoria collinare.
bassa, salvo il caso del riso intorno a Vercelli. La colonizzazione antropica ha qui raggiunto 11 clima rimane subcontinentale, ma e uno dei piU aridi della padania.
uno dei massimi in Europa: i paesaggi dell'habitat umano raggiungono fino il 90-95% del La separazione dal sistema paesistico seguente (appenninico settentrionale) e dovuta piu
territorio nella pianura lombarda. Ma ebene notare che fino a pochi decenni orsono (inizio del che altro a un insieme di particolarita geomorfologiche e vegetazionali. Nei residui querceti a
nostro seco lo) le trasformazioni del territorio in paesaggi agricoli, rurali, urbani, era proceduta roverella si trovano specie piU termofile (come I'Aphyllantes monspeliensis), probabilrnente
con rnolta attenzione ai caratteri ambientali: tanto che, come vedremo, la degradazione di venute dalla Liguria in epoche piu calde, e che hanno trovato nicchie favorevoli. Gli ecotessuti
questo sistema paesistico e ancora - volendo - contenibile. si possono spesso presentare lineari o mis ti. L' agricoltura, di anti ca tradizione, ecaratterizzata
dai noti vigneti piemontesi, di origine gallo-romana, che nelle Langhe si spingono fino ai 700
metri, e tipico uso hanno assunto quasi tutti i crinali, utilizzati per villaggi e strade.
sp 3, b. 11 settore della bassa edi forma circa triangolare, con un perimetro delimitato dal
margine appenninico (Forll, Piacenza), un lato dall'arco lagunare (Ravenna, Monfalcone) e
l'altro da Mantova all'arco collinare prealpino, fino quasi a Udine. Sono frequenti gli alvei 2.8.6 Sistema paesaggistico n. 5: appenninico settentrionale
pensili, data la pendenza minirna, con conseguenti facili deviazioni fluviali e interdigitazione
degli strati sabbiosi-ghiaiosi (corpi d'alveo) con strati argilloso-lirnosi (esondazioni) e spesso 11 clima rirnane subcontinentale, con aree piU fredde attorno ai tre maggiori complessi
torbosi (stagnazione). · montuosi. La tettonica e divisa tra le formazioni alloctone delle argille scagliose con ofioliti
La vegetazione e simile potenzialmente a quella del settore precedente, con maggiore (zona ligure ed emiliana) e le forrnazioni autoctone antiche (dal paleozoico al terziario) della
frequenza di alneti, pioppeti, saliceti, persino canneti (Phragmitetalia). zona toscana. Si possono distinguere tre sottosistemi paesistici:
L' agricoltura e mol to intensa, a cereali, foraggere, barbabietole, canapa, pioppi. La presen- - sp 5, a. appenninico ligure;
za antropica e invece diversa, non solo come colture, rna anche come tradizioni. Si nota che - sp 5, b. appenninico emiliano;
anche questo fatto edovuto essenzialmente alle condizioni ecologiche. Ad esempio i caratteri - sp 5, c. appenninico toscano.
dell'insediamento rumie non sano qui le «corti» dell'alta pianura, macase isolate con rustici
giustapposti. Malgrado la distruzione recente dei filari alberati, persistono pure aree centuriate, sp 5, a. Il settore Iigure presenta un intricato complesso di terreni calcarei e silicei. Sui
ad esempio vicino a Padova, Imola, Parma. suoli calcarei dominano, nel piano collinare, formazioni di Orno-Ostryon, con specie illiriche,
mentre sui suoli silicei si trova il Cm7Ji11ion. Ne! piano montano domina invece il Fagion, con
presenza di Quercus pubescens. E presente talvolta il Pinus silvester. Sono frequenti i boschi
sp 3,. c. I~ settore padano lagunare forma il fronte costiero della padania, dall'Isonzo a di castagno. Gli ecotessuti sono prevalentemente aggregati. L' agricoltura e scarsa, gli insedia-
Comacchio. E caratterizzato da un cambiamento dell'ambiente padano verso ambienti salrna- menti sono piccoli e poche le case sparse.
stri e salati e delle dune litoranee: lembi di terra melrnosi (velme) o coperti di vegetazione
palustre (barene). sp 5, b. Il settore emiliano ecaratterizzato da un assetto regalare dei lineamenti orografici,
E floristicamente piu ricco degli allri settori padani, perché meno alterato dall'uomo (se si a pettine. Le rocce son o ancora argillose e marnose, particolarrnente rodibili (calanchi e frane ),
eccettua la laguna di Venezia). Una delle formazioni vegetali piu caratteristiche e il canneto a tanto che perla viabilita epiu utilizzato il crinale. Sono pure frequenti gli spuntoni serpentinosi
giunco marittimo (Juncetalia meritimi), legato a un suolo piU o meno salato, sabbioso o e le placche di arenarie. La vegetazione esimile aquella precedente, con maggiore formazione
sabbioso-argilloso periodicamente sommerso dalle acque. Segue di solito il Salicornietum di latifoglie termofile (Quercus pubescens, Ostrya carpinifolia) e carpino nel piano collinare
(Salicornia fruticosa), con piante succulente, particolarmente resistenti al sale. Poi, nelle e di faggio nel piano montano. I1 castagno e piu scarso.
barene piu elevate, praterie di Glyceria e cariceti. I coltivi sono molto piu estesi e frequenti che nel precedente settore, e formano un grande
La presenza antropica tradizionale si manifesta nelle «valli da pesca», e nella costruzione mosaico intercalato da boschi cedui. L' allevamento, soprattutto dei bovini, e di antica tradi-
dei «casoni»; gli insediamenti turistici hanno aggredito, come noto, molti lidi. zione. Gli insediamenti sono in genere piccoli e numerase le case sparse e i casali isolati.

84 85
STRUITURA DEL PAESAGGIO

sp 5, c. Il settore toscano epiu ripido, con formazione di tronchi di catene parallele aquella
di spartiacque (che spesso supera i 2000 m). Nella costituzione geologica prevale l'arenaria
3 DINAMICA DEL PAESAGGIO
grigia (Oligocenica). Climaticamente, la base dei versanti tirrenici (fino a circa 500 m) e gia
mediterranea. Si generano cosi forti contrasti, dato che la temperatura media annua del piano
montano ein vece di 10-12 gradi, con clima subcontinentale. Cio si verifica in particolare nelle
Alpi Apuane (calcaree e paleo-mesozoiche), dove il leccio e le colture di olivo dominano il
piano collinare tirrenico, mentre nelle cime interne, a pochi chilometri, si possono trovare
piccoli nevai persistenti.
La vegetazione piu tipica del piano montano e il Quercetum pubescentis, spesso con
presenza di Quercus cerris. Frequenti i boschi di castagno, che possono arrivare fino al piano
3.1 STUDIO DELLA DINAMICA
superiore, dove domina il Fagion. Ne! piu interno gruppo del monte Cimone (2163 m)
ricompare l'Abietet11111, e qualche popolamento relitto di Picetum e Vaccinietum, con Rlwdo-
3.1.1 Campi di studio
dendronferrugineum. La zona agricola eprevalentemente nella fascia collinare, dove i villaggi
sono posti a mezza costa, fra viti, olivi e (al di sopra) campi di cereali, mentre i pascoli sono
Lo studio delle funziogi e delle trasformazioni .dei paesaggi (e delle loro componen ti)' e un
sulle cime dei monti. Questa area e ora prticolarmente colpita dall'abbandono dei coltivi.
campo che sembra-1:ls~ltare pi~ difficile da inquadrare di quello della struttura, anche se il
numero di ricerche e senza dubbio maggiore. Infatti anche coloro che trascurano gli aspetti
2.8.7 Sistema paesaggistico n. 6: costiero .ligure strutturali, non possono non cimentarsi con i problemi riguardanti i processi.
Forman e Godron ( 1986) trattano l' argomento secando i seguenti capitoli:
E noto che il clima della Riviera appartiene alla regione bioclimatica xeroterica, mesome-
diterranea, a causa, piu che del mare in sé, del!' arco di montagne costiere esposte a sud che - processi n"ª1:.ura!i nello sviluppo dei paesaggi:
riparano il litorale, formando quasi una serra naturale. In realta la fascia vegetazionale con geom01fologia e climi, insediamenti animali e speciazione, vegetazione e suoli, disturbi
dominanza di lecci si sviluppa lungo il litorale per una profondita media di circa duc chilometri, naturali, e principali legami di «feedback» nello sviluppo dei paesaggi.
salvo l'imbocco di qualche vallata piu esposta, dove puo arrivare fin circa a 10 km, e salvo - Il ruo!Q_dell'11()mo nello sviluppo dei paesaggi:
!'ultimo tratto occidentale, intorno a Sanremo. Malgrado la Liguria sia la regione italiana con modfficazi~ne- de(ritmi naturali, metodi e strumenti di tale modificazione, gradienti di
maggiore supe1ficie boscata (52,3% ), lo stato della vegetazione e piuttosto critico. modificazione dei paesaggi e studio dei caratteri funzionali dei paesaggi antropici.
Dell' orizzonte delle alofite costiere e rimasto ben poco, data la forte antropizzazione delle - fllls.§.!Jrª-~kmegti ad!ªc_e_n!i di un paesaggio:
coste, sempre molto costruite, anche se non sempre molto abitate. Lembi di gariga si meccanismi preposti ai legami, venti e locomozione, flussi del suolo, interazione fra te1Ta
rinvengono piu facilmente, ma rara e la lecceta (Quercetum ilicis). Frequenti invece le pinete e acqua, siepi-filari e loro interazioni.
(circa 1/3 dell'area boscata) di Pinus pinaster e Pinus halepensis, in maggioranza di impianto - _MQVÜn~Rto di piante e animali attraverso i paesaggi:
non naturale, ma favorite dall'uomo. ~odafftfdi movimento, movimento di animali, movimento di piante, movimenti di specie
L' agricoltura e scarsa, son o frequenti !'olivo e la vite, la floricoltura, che rico pre spesso di nei paesaggi agricoli.
serre i tipici pendii dove sono ancora presenti i terrazzamenti liguri. Molto diffusa la flora - _FunziQf!i E.ti p~~.gggio:
esotica nei giardini costieri. Gli insediamenti antichi sono particolarmente compatti e attenta- flussi nei corridoi, barriere, matrici; connettivita e porosita, campi di influenza, interdígi-
mente ubicati, per intelferire il meno possibile con l' ambiente naturale e le possibilita di tazione, reti.
coltivo. Lo «sviluppo» turistico risulta quindi ancor piu evidentemente degradante.
Diversi autori hanno cercato di approfondire certi settori importanti dello studio di tali
funzioni, come e stato fatto ad esempio riguardo:
- «connectivity» (Merriam, 1984);
- «heterogeneity and disturbance» (Turner et al. 1987);

86 87
DJNAMICA DEL PAESAGGIO STUDIO DELLA DJNAMJCA

- «movement corridors» (Harris, 1985);


- «source and sinks» (Pulliam, 1989);
- «landscape boundaries» (Hansen, di Castri, 1992).

E tuttavia necessario affrontare aspetti finora poco studiati. Accenneremo, ad esempio, alle
funzioni paesistiche, espressive di un ruolo sistemico degli elementi del paesaggio, gia
accennate nel paragrafo sugli apparati paesistici (par. 2.5). IRRAGGIAMENTO
SOLARE
Un altro capitolo dello studio delle funzioni che riguardano i sistemi di ecosistemi e che
vale la pena di sottolineare e quello sui rapporti fra perturbazioni naturali, connessioni e
successioni ecologiche, a cui e legato lo studio delle metapopolazioni (Blondel, 1986).

CIRCOLAZIONE ASSORBIMENTO
A TMOSFERICA PARZIALE E DIFFERENZIALE

3.1.2 Trasformazioni e alterazioni

Nello studio della dinamica dei paesaggi, un concetto di particolare rilevanza e il cambia-
1~nto d~~f>_~s¡¡g_g_i_ll~l t~rnPº: I maggiori processi di trasformazione nello svluppo di paesaggi RISCALDAMENTO
(Forman, Godron, 1986) sono tre: TRASPlAZIONE
( 1). processi. ge9m01fologici ~ecifici~ in~· tempi lunghi, (2). modalita di colonizzazione
;!~~~~i: i1i..scaj0em¡J~i<1Iüiia cor.te ch~fungh~~(3).'~tsturbllocali di singoli ecosíSte.-
mi, in tempi qrevi.
Lo studio delle trasformazioni dei paesaggi elegato ovviamente alla discussione dei sistemi
potenziali a cui abbiamo fatto cenno nel primo capitolo. Sorge quindi il problema della
prevedibilita delle trasformazioni (Turner, 1989).
Si osserva inoltre cheil cambiamento, anche radis;.ale,di un paesaggio, puo non essere di
per sé un dannq, anche quarc;;~-;:}ür!p;.¿~~cia in senso evolutivo. Infatti una tale trasformaZ!oñe GRAVITAZIONÉ ~ ESTRAZIONE
H20 INFILTRA TA DI H20
puo essere eqt1ili12rnt'1.9.a una trasfonnazione complementare al livello superiore di scalq, l<tl~
da mantenere costante la metastabilita-del sistema paesistico. Solo se ciü non avvenisse, la MOVIMENTI DI MASSE .__ _~
trasformazione in oggetto dovrebbe essere vista come veramente degradante. TRAVAr CARSISMO PEDOGENESI

In realta, i problemi legati al degrado sono piu complessi, come vedremo, ma certo e che
lo studio delle alterazioni dei paesaggi e uno dei capitoli piu interessanti e importanti della
VULCANESIMO
dinamica.
AL TERAZIONI
Come si potra intuire, l'argomento della dinamica del paesaggio e cosl vasto e articolato
che non si puo, in una pubblicazione sintetica, che accennarlo per punti. Cercheremo tuttavia
di dare una sequenza sensata ai paragrafi, che comprenderanno: processi paesaggistici generali,
funzioni di configurazione di elementi, funzioni di popoiazioni permeanti, funzioni antropi- Fig. 3.1. Schema sintetico dei processi generali di interazione fra le componenti geofisico-cli-
matiche e biologiche nella dinamica di formazione dei paesaggi. Si noti il ruolo importante del
co-ecologiche, disturbi metastabilita e cambiamenti, processi di trasformazione, alterazioni e
suolo.
patologia.

88 89
DINAMICA DEL PAESAGGIO PROCESSI PAESAGGISTICI GENERAL/

3.2 PROCESSI PAESAGGISTICI GENERAL! In realta tuttavia si osserva oggi che pedogenesi e morfogenesi non si alternano in modo
drastico come nella teoria suddetta. La teorie attuali si orientano quindi verso uno studio della
~~~:~ica.dei_p~i!!cjp~li [C!l()111eni geomorfologici. Gli studi tengono conto del
3.2.1 Interrelazioni principali ~s;Jor~sfggenesi/nmrfoge11~.sj in una pl:ospettiva sia cr()nojggica che morfodinamiq¡.
Si indaga sui fenomeni di degradazione associati ai tempi brevi, mentre nei tempi lunghi
L'informazione e il controllo degli insiemi di elementi del paesaggio si possono riportare si indaga sulla conoscenza temporale de lle dinamiche, dell' azione de lle vegetazioni passate,
a tre componenti fondamentali, che sono riferite ai processi: geofisico-climatici, adattativi, e cosi via. Si aggiungono studi sui processi di preparazione e di trasporto, sui fattori limitanti,
inventivi. Se vogliamo considerare la dinamica dell' organizzazione biologica del territorio, sulla suc~essione dei siste111i mQ!·(ogenet!ci differenti. Si possono individuare tre grandi
dobbiamo cercare di studiare questi processi nell'insieme dei loro molteplici rapporti, e a scala categorie draii1bientl geodinamici, secondo J. Tricart e J. Kilian ( 1979):
biogeografica.
a) ambienti stabili, da molto tempo (forme irrigidite e climatiche) o relativamente recenti
Le maggiori interrelazioni fra i tre processi suddetti non si verificano pero soltanto a scala
(forme relitte e poligenesi/associazione dei suoli);
superiore, trasmettendo coazioni (o vincoli) al paesaggio, come vedremo. Esse si sintetizzano
(Fig. 3.1) come segue: b) ambienti intermedi, con debole interferenza fra pedo- e morfogenesi;
,
1) Il clima influenza direttamente la vegetazione, la erosione, la sedimentazione, la forma c) ambienti instabili, a intensa morfogenesi, e forti condizioni aggressive (bioclimatiche,
del territorio. idriche etc.).
2) La vegetazione dipende dal clima, ma giuoca un ruolo fondamentale nello sviluppo e Puo essere utile cercare di inquadrare la posizione dei due fondamentali fenomeni della
protezione del suolo, come nella formazione dei mosaici di ecotopi. p~~~~<:1~esi.e della morfogenesi in rapporto al\lª:~t(_)_~!~~ema.diJlussi energetici della biosfera.
3) Il suolo interagisce di ritorno sulla vegetazione. Ricordando l'importanza dei processi termodinamici aperti di tipo dissipativo, partiamo
dall'irraggiamento solare che viene assorbito in modo parziale e differenziale dall'atmosfera
4) Clima, vcgetazione e suolo, forman o le condizioni ambientali perlo stabilirsi Jegli animali. e genera la circolazione dei ven ti, e tutti i fenomeni del clima. Lo stesso irraggiamento permette
la fotosintesi, il riscaldamento, la traspirazione delle piante el' estrazione del!' acqua clal suolo.
5) Gli animali, in retroazione, modificano sia il suolo che la vegetazione (impollinazione, Le comunita vegetali e animali formano il suolo, Jo stabilizzano, e partecipano altivamente
pascolo, dispersione dei semi) e completano il formarsi dei paesaggi. alla deposizione. Contributi alla pedogenesi si hanno pero anche dalla sedimentazione allu-
6) Con l'evoluzione dell'uomo, a tali retroazioni si aggiungono interazioni inventive, che vionale e dai fenomeni endogeni. (j(' ' (//' 11 ((1/í[/(~'I (1 )
interferiscono con le precedenti creando nuovi paesaggi. Le retroazioni influenzano D'altra pmte le azioni eoliche e le precipitazioni, le alternm1ze di soleggimnento e gelo, le erosioni
tutti i processi, ma da esse nasce la possibilita di controllo gestionale. e i rnscellamenti, p01tm10 alla morfogenesi, a cui pure possono pmtecipare fenomeni endogeni.
Malgrado la rapidita della rassegna, vale la pena di soffermarci un poco sulla.Qiggg11 e la
sua_ inte~ettaz!c:i.12: ~rte 9~ ve_g_~azi()ge, dato che questa dinamica ha molte consegu~~ze
3.2.2 Geomorfologia e pedologia di tipo applicativo·e di controllo. Si notera quindi che una pioggia anche intensa puo venire ÍJ
intercettata fino al 30% dalle chiome degli alberi, mentre il 55% viene assorbita da! terreno: ~\\(
La prima importante teoria riguardante le dinamiche di formazione dei paesaggi da questo
punto di vista e stata la teoria bio-rexistatica di Ehrart ( 1956). I geosistemi venivano di vi si in
due grandi categorie, dette di biostasi e di rexistasi. La biostasi comprendeva i sistemi stabili,
10% per ritenzione e 45% per detenzione (gravita). Solo il 15% scorre su! terreno, ruscellando.
Se il terreno non e coperto da vegetazione o se la vegetazione e molto degradata, il ruscella-
manto puo mTivm·e a superm·e il 60-70%.
1
con sedimentazione attiva, la rexistasi i sistemi in cui la morfogenesi contrasta la pedogenesi Va inoltre sottolineata la dinamica di sviluppo dei suoli, nota con il no me di legge della zonalita
e di conseguenza la colonizzazione vegetale. (Dokuchaev, 1898)._ln~ni zon.a_~a~~viluf>pano da dttf.~renti substrati rocciosi e '
Da qui varie classificazioni (Bertrand, 1968) dei fenomeni e delle forme, non per elementi \l_~I}gQI1Q colonizzati cta.diverse CQl1!!1I1itª-.di.piante_~anin1'!!i, Con lo svlluppo d~gli ecosistemi
geom01fologici (crinali, faglie, conoidi, frane etc.), quanto per sistemi conseguenti di forme verso uno stadio climax adatto a quella determinata regione climatica, i suoli e la vegetazione
caratterizzanti, divisi per unita geom01fologiche complementari. originati su differenti substrati convergono verso un sistema ecologico uniforme (Fig. 3.2).

90 91
DJNAMICA DEL PAESAGGIO PROCESSJ PAESAGGJSTJCJ GENERAL!

La l~ge de~ che pone il clima al primo posto fra le variabili ambientali, non
imPedisce perb ai caratteri della geosr:i:a~tenere un ruolo importante, in particolare nelle
aree influenzate direttamente dall'uorno. Ne consegue che all'interno di un territorio caratte-
rizzato da un determinato clima regionale appaiono comunque delle 1!_!_1,i!a l~ate¿!!~()l~_g@
~Í()~la_geog1mf9J9gia (Godron, 1984). Tali unita si chiamano «~~~Ql()gic;i~, e indivi-
duano mosaici di suoli diversi in un ambiente base unitario.
Nella «bassa» padana, ad esempio, le metodologie geopedologiche permettono di eviden-
ziare unita fisioPrnfiche assai utili nello studio del paesaggio (Cremaschi, 1991). Tali unita
~_________...~.

possono diventare assai riliev<t!lti nell'ªIJí!lisi degliecotipi.


""<:.~~ • "-.,_ .v•• ,,v,P'"7'•fi'" '"-d.-v«J~'·~V4..v~=" """~---

3.2.3 Stabilirsi delle forme di vita

~calcare FJIJ}ºriz~~nti
· .um1c1
~.=·J·;·:. orizzonti di accumulo (B)
.. 1 tipi principali di paesaggio sono comparsi nella biosfera nel corso dell'evoluzione.,Cio e
§§j argilla ~ (A 1 e A2)[i]] sabbia dovuto allo stabilirsi e all' evolversi progressivo delle forme di vita sulla terraferma, a partire
dal cambriano (Tab. 3.2). Si riportano, indicativamente, i sistemi paesistici principali:

Tab. 3.2. Tipi di sistema paesistico e loro comparsa nella biosfera (Cfr. Fig. 3.3).
Fig. 3.2. Convergenza di suolo e vegetazione su diversi substrati di origine. Da Forman e
Godron, 1986. Sommerso (550 X 106 ) [anni]
6
Serni-acquatico (450 X 10 )
Si puo cosi osservare che a un certo clima e una certa vegetazione, arrivata a maturita,
Semi-desertico (420 X 106 )
corrisponde in generale un certo tipo di suolo (Tab. 3.1).
Paleo-forestale (350 X 106 )

Tab. 3.1 (da Duchaufour, 1983, modificato). Forestale (130 X 106 )

suoli:
Prativo-(arbustivo) (50 X 106 )
clima: vegetazione: alterazioni:
Boscato-subantropico (0,5 X 106 )
tundra complessolisi artici
boreale Semi-agricolo (50 X 103 )
foresta boreale podzols
Agricolo-rurale
foresta decidua acidolisi bruni
temperato Urbano
prateria idrolisi chernozems
Suburbano
mediterraneo for. sclerofille idrolisi neutra fersiallitici

deserto idrolisi tot. desertici Anche se i maggiori gruppi di piante si svilupparono durante il paleozoico (piante vascolari,
tropicale
savana ferruginosi felci) e il mesozoico (gimnosperme e angiosperme), i generi attuali apparvero nel terziario (60

f
/L equatoriale for. pluviale idrolisi tot. ferrallitici
milioni di anni fa), quando la flora arcto-terziaria dominava nelle regioni fredde con foreste di
conifere e di latifoglie decidue.

92 93
DINAMICA DEL PAESAGGIO PROCESSJ PAESAGGISTICI GENERAL/

vegetazione di oggi si sviluppo nella sua attuale distribuzione e forma in seguito all'ultima
Tempo ANIMAL! VEGETAL! PAESAGGI glaciazione, il cuí ultimo periodo freddo (Dryas) si verifico circa 11.000 anni fa.
Un interessante aspetto della co_l211i:z,z<1~iO_I!e deJla_yegeta~i()11e e del suo sviluppo si nota
nella tendenza alla acquisizione di una statura sempre maggiore, anche dopo perturbazioni
violente. Questo fattQ_hª_no~cwgli cons_e_g_u_~~~ecg}ogiche epaesaggisHc:;he,_pyJa struttura-
~ii,_ela-modifl~ªzione_c:IeJ_cic_!o ic!rnl.ogic:;o.
Ancora piu importante e notare che la l;>iomassa vegetale in un paesaggio e di norma
distribuita a macchie, ed e proprio la smicapacita di assorbire energia(fotosintesi) che aiuta a
{ormare e a mantenere iLmosaicnpaesistico (Forman e Moore, 1992).
Questo fatto e del resto implícito ne! concetto 1 del paragrafo 1.4.2. Infatti le leggi della
termodinamica, soprattutto l'effetto Schrodinger, portano alla formazione di strutture organiz-
zate ed eterogenee quando si considerino aree di concentrazione di energia (dovuta alla
fotosintesi come anche alle macchine) che sono attive in una matrice circostante dí entropia
crescente (Nicholis e Prigogine, 1977).
Per quanto riguarda gli animali, solo ne! tardo paleozoico gli anfibi e i primi rettili
colonizzarono le terre. Verso la fine del mesozoico gli uccelli e i primi mammiferi comparvero.
Ma e solo con il terziario avanzato che si svilupparono i generi vicini a quelli attuali, e, nel
tardo pliocene, le specie odierne, fra cui i primi ominidi (Fig. 3.3).
Lo stabilirsi degli animali in specifici paesaggi comporta aspetti importanti. Prima di tutto
perla rapidita degli spostamenti in confronto con le migrazioni dei vegetali. Inoltre la presenza
o no degli animali in un paesaggio e legata strettamente alla storia recente delle fluttuazioni
negli stessi paesaggi, quindi ai legami fra animali e trasformazione ambientale.
Attraverso la selezione naturale, inoltre, molte popolazioni animali in un nuovo ambiente
tendono a perdere variabilita piuttosto rapidatnente. Cosl il tasso di variabilita genetica
(eterozigosita) e solo del 7% peri vertebrati e 13% per gli invertebrati, ma 17% perle piante
(Godron, 1984).
11 rapporto fl:¡i,_ettrogern~it~ dei paesaggi ~- aUopatria ~ ~enza_qubbio i_nnegabile.
-~ stabilirsi degÜ ani;nan-1~istiita in irilporta-¡;tf anelli di retroazione in un sistema di
ecosistemi, come abbiamo indicato all'inizio del paragrafo (Cfr. Fig. 3.1).
Per quanto riguarda l'uomo, il primo paesaggio in cuí l'uomo compare come componente
Fig. 3.3. Schematizzazione dello sviluppo filogenetico dei maggiori gruppi tassonomici di significativa si forma probabilmente nel pleistocene medio, circa 400.000 anni fa, al passaggio
vegetali e animali, e dei paesaggi principali. Si noti l'enorme aumento dei tipi di paesaggio nel
fra l' Hamo erectus e I' Hamo sapiens arcaicus.
Quaternario recénte.
L'uso del fuoco, la costruzione dei primi rifugi e la raccolta dei frutti erano in pieno
sviluppo, e in alcune aree le modificazioni prodotte al paesaggio potevano íncominciare a farsi
Tale flora fu separata dal sorgere delle grandi catene montuose odierne (Alpi, Ivlontagne sentire. Ma esolo con il paleolitico superiore, quasi 40.000 anni fa, che 1' Hamo sapiens sapiens
Rocciose, Ande, Himalaya) alla meta del terziario (36 milioni di anni fa) e si differenzio (Fig. puo essere visto come capace di antropizzare un paesaggio.
3.3). Si crearono grandi aree desertiche e aride nelle zone calde, dominate dalla flora \
I primi accampamenti e certe forme primitive di coltivi, e l'inizio della cultura artística
madro-terziaria, e molte specie si originarono alla fine di questo periodo. Durante il periodo sono elementi senza dubbio indicativi, anche se il numero degli abitanti doveva essere ancora
glaciale la migrazione delle nuove specie di piante fu particolarmente caratteristica. La troppo esiguo per incidere in modo definitivo sugli ecosistemi naturali (Fig. 3.4).

94 95
DJNAMICA DEL PAESAGGJO
FUNZJONJ DI CONFIGURAZIONE DI ELEMENTJ

~I ~I Certo e che il passaggio dal paleolitico al neolitico, circa 10.000 anni fa, vede l'organizzarsi
--;;-...::;,:;.=.;_ +o dell'agricoltura e della domesticazione, in parallelo ai primi insediamenti fissi ne! teITitorio e
I
1
rappresenta quindi un momento di supcramento di una grande soglia di instabilita, che porta a un
U)I nuovo e piu alto livello di metastabilita nello sviluppo degli ecosistemi umani e di conseguenza
Ql/
1 nella trasformazione dei paesaggi. In questo quadro, I' agricoltura deve essere vista come relazione
u -1117~­ mutualistica fra specie e come processo di riorganizzazione di interi sistemi di ecosistemi.
¡: llll
ze( \1
.J 1

D
~ lt
111 -----· -
¡¡¡ /
~{ 3.3 FUNZIONI DI CONFIGURAZIONE DI ELEMENTI
e( 1
i5 OIXll. -L----
n: w 1
.J
e( 1
ID 1 3.3.1 Funzioni piU tipiche degli elementi paesistici
:!: w 1
o.J o 1
m _1 _____ _
w 1
Appartengono aquesto settore le funzioni riguardanti gli elementi paesaggistici e le loro
z 1 configurazi oni s tru tturali.
o 1
¡;j
w 1
n: 1
' O<XIC -l--u--- a. Le caratteristiche delle singole macchie, se rapportate in funzione dei principali tipi di
11 m
" ecotessuto (e/o paesaggio), mostrano delle variazioni peculiari, la cui conoscenza e utile per
o ~: ~ lo studio dello stato di un paesaggio. Forman e Godron fanno esempi piuttosto interessanti,
cercando di individuare tale peculiarita in rapporto alla class_i_fiE_¡¡~~()J1e <.Jei paesaggi, ordinat.i
!:l 1~
-r""-- in rapporto al grado di influenza antropica come: (1) naturali, (2) agro-forestali, (3) coltivati,_
1 ~
1 (4TSub~banC(5) urbani.,
1
1 , .Si_p.Q§iQiiD__c;_Qgí-úii;~~rafici che indica_lli)_le_m_QQ_illiJllc:F_:'~~~i_()11~<.Jel~e_ ~<.>.111P.ºnenti
1
> IXI09 -¡------ del paesaggio in funzion~ c.Jei tipi sud.d~(ti. Se ci riferiamo ad esempio ali' origjne de lle macchie,
¡:
pott:e;:;;oosse!:vá~-~ che~-qu~Üe~;int;:odotte» son o crescenti quasi esponenzialmente in propor-
::i
.l
CI
>
'1
1 zione all'aumento di pressione a;1tropka; quelle dovute alle «risorse ambientali» si presentano
UJ w 1
--l- -- ---- -------------------
inverse alle precedenti; le macchie «da disturbo» hanno um.'massimo in corrispondenza dei
iii ooce -----.------~o

m
w
e(
w
a
1 gu: ~ coltivi e sono nulle neÍ paesaggio--urbañü;(iuelle «da reliquato» hanno un massimo in
1
¡:~ ~
u o
m 1
-el 'u corrispondenza dei paesaggi suburbani, ma non si annuliaño in ness~n caso (Fig. 3.5, a).
R 1
Facciamo notare che, in modo analogo, si possono rappresentare le variazioni degli ~_i
11. 1 w ..
¡¡j OOOL -----~--- ~ - ----6 - -~~ • - - -- - - - - - -- in funzione di e5Qt~~~mti (o paesaggi) piu articolati, come, ad esempio (Cfr. Fig. 3.5. b):
!l
w~
~ \\ 1!. ~ ª!1
ftu-
~
!l ~g \ - 0
~ a. Deserto f. Agricolo-seminaturale
~ oaoe ---------, BL __ b. Semi-deserto g. Agricolo
n: ~ 1
EW
•tll.
~
!l <(
o ii

1
~ c. Pseudo-forestale h. Rurale
!l
o ~d
g d. Forestale i. Urbano
e. Prativo-arbustivo l. Sub-urbano

96
97
DINAMICA DEL PAESAGGJO FUNZ!ON! DI CONF!GURAZJONE DI ELEMENT!

Gli ¡::lementi presi in considerazione in rapporto agli ecotessuti sopra elencati _yariano in
INTI\ODOITE
fünzioI1e di: tje~sj~!eo l¿iQtic;o, diversita di specie~ numero cli neofite, manufatti etc. Oppure
in funzione del n_um~r2~c!el tipo degli appa¡:aJi pae.saggis[ici nei quali gli elementi considerati
sono o non sono compresi (Fig. :fs, b). ·

b. Lo studio delle funzioni paesaggistiche contempla inoltre la descrizione delle funzioni


specifiche di macchi~;~c;fü;fiaüi~ ~~tric{..i'i'.1. parte gia viste parlando della .struttura. Per le
d ,.1'liacchie
si possono stúdfare 1e funzioni ne! paesaggfo cil molti dei loro attributi: ad esempio
~ la forma in rapporto a flussi di specie o di energia. In tal caso, si notera come I 'influenza della
~· BASSO BASSO
:> 1 4 1 4 forma sia assai variabile. Peri corridoi, si puo dire che essi sono un <,;Q!ldoJto peri movimenti,
o
< ORJOINE DELLE MACCHIE DL\IE.\IS!ONE DELLE MACCll!S I'hªhl.W per certe specie, una \t'ltÜ~Jfl per altre (o per certi disturbi), una sp.rgentedieff~tti per
,..~ la matrice (e. g. orientamento). Un corridoio e inoltre parte dell'~pp~r~to connettivo (e. g.
:5
~
:! nastro vegetato) o (se antropico) anche di quello §.!ls.s!Qü11j9 (e. g. strada).
.< ALTO ALTO
~
z
o
<:
:::l REOOLARITÁ
NELLAFORMA
/
OE.\ISITÁ
Per la matrice, si studiano, ad esempio, la connettivita e la resistenza al movimet1to, in
funzione d~n~· ~aí1canza o meno di barriere o dCfrmñ~~e11tazio11.e. Oppure la v~riazione della
.P.~la, o l'ªndament()cleis;_ampi di influenza di fenomeni dominanti. '-:J
"'''-" __"·"
~., ,, ,,,,,
.~--~,., "'-:V
Per quest'ultimo, e forse meglio riferirsi alle sgnfigurazi()ni di ecotopi)n quanto tali, cioe
allo studio piu generale degli ~comos~is:Lt~ degli ecotess~ti,
® Fanno parte di questo insieme (ff funzioni ancí1e q~ielle relative agli apparati paesistici,
descritte brevemente nel par. 2.5. Si nota pero che alcune funzioni rientrano ne! gruppo di
OASSO L--.L..--.1--.l--.J... a,1sso '---'---'---'-----'
l 4 l quelle di_connessione e movimento (par. 3.3.2).
--~~-----,-~-~
FOR.\IA DELLA MACCHIA \\;~IERO DELLE .\IACCHIE

UVELLO DI MODIF!CAZJONE D.EL PAESAGlO


c. ~~~. avviene quando due tipi di elementi si intersecano a pettine. La
distribuzione delle. specie componenti raggiunge un massimo lungo la linea baricentrale di
int~igitazTOne:;1~nfre entrambe le specie dei due tipi di elementi in esame tendono a
alto
decrescere a partire dalla stessa linea, per annullarsi all'interno degli elementi stessi (Fig. 3.6).
Interessante l.' effetto p_~isola, gia accennato anch' esso ne! capitolo delle strutture, in cui
si risente di una, talvoltaanche iÍccentuata, climinuzione del numero di specie in funzione della
lontananza da! territorio continentale. L'effetto piU caratteristico e quello cosiddetto di «cimi-
HUI HN
N' APPARATI niera» ( «funnel effect» ), che porta a un' alta densita di animali alla punta della penisola, la quale
PRODUTTIVO inoltre funziona come barriera fra le macchie adiacenti.
STABILIZZANTE
basso d. sa c_;ompJ~!IJ.el1ta¡·ieta. fra ecotopi eterogenei, puo creare delle _po!arit_ajn un ecotessuto,
b e d e h che si di_s_trj~uj~c;ono anclÍejn 111odo non ~ongruente S.~J~ geo1119rto.l()gia jocale. Cio puo
essere dovuto al permanere di un.disturbo dominante, sia antropico (e. g. coltivi) che naturale
Fig. 3.5. Variazione: (A) degli elementi paesistici (Forman e Godron, 1986) e (8) degli apparati (e. g. vento). In fun~ione di taff polarita si possono riscontrare esaltazione o smorzamento di
paesistici (lngegnoli, 1989) in funzione dei tipi di paesaggio. 1 tipi di paesaggi in (A) sono: 1 = fenomeni usualmente poco rilevabili.
naturale, 2 = agro-forestale, 3 = coltivato, 4 =suburbano, 5 =urbano.Peri tipi di paesaggio [a, Lo studio dell'interdipendenza fra e_c;otm2!, ad esempio in una matrice paesaggistica nota,
b ... 1) in (8) vedi il testo. e vastissimo. Una delle funzioni da rilevare e legata alla porosita. Se un certo numero di

98 99
DINAMICA DEL PAESAGGIO FUNZIONI DI CONFIGURAZIONE DI ELEMENTI

macchie boscate in una matrice agrícola sono fra loro di forma e dimensione simile, e facile Sono categorie funzionali simili a quelle di corridoio, ma non sempre sovrapponibili ad
riscontrare una frequente reciprocita di dipendenza; cosa che non avviene quando un analogo esse. PiU interessante e invece ricordare che, come nel caso di una membrana cellulare,
insieme e vicino a una vasta macchia forestata, dove l'effetto «source» rimane sempre alto. Si l'energia e la materia sono concentrale in modo caratteristico ai margini delle macchie
puo parlare anche di interdipendenza isotropa e anisotropa, qualora gli insiemi di macchie (differenza principale con i corridoi). Lo studio della distribuzione della biomassa vegetale e
siano orientati. del numero di specie animali conforma questa osservazione.
L' influenza dell' effetto margine su paesaggi seminaturali forestati espesso notevole, anche
se non deve essere considerata come parametro dominante per i criteri di conservazione.
· Come mostrato nella Fig. 3.7, recen ti analisi hanno permesso di constatare che la fram-
tutte le specie

.. ··· ........... ..
mentazione di foreste di conifere nell' America del Nord (dominanti: Pseudotsuga) che ha
moltiplicato i bordi di tali foreste, ha influenzato le medesime fino a una distanza variabile da
.... ..... 2 a 4 volte l' altezza media degli alberi (che significa da 120 a 240 m).
··.··..
to tale
·.·..
specie ~¡ interno . totale
100

specie ~¡ intern<
C1)
e 80
·~
distanza B cu
E '"O
Fig. 3.6. lnterdigitazione a penisola di due tipi di elementi paesistici e le distribuzioni delle specie
in funzione di tale fenomeno (da Forman e Godron, 1986).
60

137 ~
ª'
o
::l
o.
.....
40 .....
..... 120
3.3.2 Funzioni di connessione e movimento
90
!P!:o,cessi di base che avvengono negli ecotopi sono, lo ricordiamo, biosistemici, ecosiste-
20
--- 60
.111ifiepae~aggistici. Ovviamente essi sono integrati: lo strato biosist~mico di tran~izToñe e
filtro che distingue un ecotopo da un altro e intrecciato ad esempio con le funzioni ecosiste- . ~ . . .... 30
miche di ecotono, e con le funzioni paesaggistiche di confine.
o 16
1 20 40 60 80 100
e. Una numerosa serie di processi sono quelli derivati dallo studio delle fasce di confine
fra elementi diversi. grandezze delle macchie (ha)
Molto e stato scritto sugli ecotoni e i confini delle macchie (Hansen e di Castri, 1992). Ci
limiteremo qui a ricordare le funzioni principali di tali margini, che con la loro forma (e. g.
Fig. 3.7. Influenza dell'effeto margine per macchie di foresta di conifere di varie dimensioni (da
intera, frangiata, sinuosa etc.), la verticalita (e. g. strati di vegetazione), e la profondita, Chen et al. 1992). Si noti la mancanza di struttura «interna» per macchie < 10 Ha, se la
determinano 5 categorie di processi: (1) condotto, (2) filtro (o barriera), (3) sorgente, (4) e
profondita di influenza di 137/cm.
scarico, (5) habitat.

100 101
DINAMICA DEL PAESAGG/O FUNZIONI DI CONFIGURAZIONE DI ELEMENTI

f. Le connessioni in un ecotessulo sono pure molto studiate. La questione piü importante Come gia esposto nel paragrafo 1.4, tali processi si manifestano a piü livelli. Qui interessa
da evidenziare a proposito, e riferita ai limiti stessi di connettivita. Infalti un sistema di ricordare che di fronte a perturbazioni normali, gli ecotopi meno favorevoli accusano perdite
ecosistemi non puo essere sconnesso (o poco connesso ), come non puo essere troppo connesso. di popolazione, madi fronte a forti perturbazioni, capaci di alterare gli ecotopi piüricchi, quelli
Che esso debba avere íl giusto grado di connettivita, non e difficile da capire, se si ricordano piü poveri possono diventare sorgente di ricolonizzazione per l'intero sistema di ecosistemi.
i concetti di incorporazione dei disturbi, di melastabilita e di anticaos. Quale debba essere il Cio puo cambiare molte strategie di conservazione della natura.
giusto grado di connettivila e necessario stabilirlo caso per caso. Legato allo studio delle connessioni e la distribuzione dei disturbi in funzione di un mosaico
La conneltivita richiama inoltre il concetto di «source-sink», perché le distribuzioni delle ambientale: in questo caso la scala gioca un molo notevole, anche se non e il solo fattore
abbondanze locali sono legate alle condizioni degli ecotopi circoslanti. Da qui deriva ]'idea di determinante.
strutturazione delle popolazoni in soUo-popolazioni locali interconnesse da scambi, quindi il Uno studio di Monica Turner (1987) mostra ad esempio che passando da un'area di 1 Ha
concetto di metapopolazione (Fig. 3.8). a una di 1.000 Ha, formata da elementi del medesimo tipo, variano molto Je percentuali di
habitat contaminati: una grana media di 2.500 m 2 nel primo caso vede la contaminazione del
64% dell'habitat, nel secondo del 94%.

g. Per quanto riguarda i movimenti all'interno di un paesaggio, si notera che 'essi si


Défícit verificano per l' effetto filtrante dei margini degli elementi, per il fenomeno del «source-sink»
e perla differenziazione degli stadi evolutivi degli elementi, oltre che per effetti geom01fologici
quali la pendenza. I movimenti in oggetto dipendono da un numero piuttosto ristretto di vettori:
vento, acqua, animali volanti, terricoli, acquatici, uomini e loro mezzi. Le forze in gioco sono
tre: diffusione, trasporto, locomozione.
La concatenazione di funzioni ecosistemiche rappresenta un primo gruppo di movimenti.
Un esempio puo essere lo studio del flusso di carbonio piuttosto che di azoto in un paesaggio.
Una alterazione in tali flussi puo diventare un sintomo non trascurabile, come si comprendera
osservando la figura 3.9, che rappresenta il ciclo dell'azoto in un paesaggio.
Tale ciclo e in realta composto da cicli concatenati e diversificati, in cui il movimento
inter-ecosistemico gioca un molo importante e di rado posto in evidenza. Esso puo spiegare
una insospettabile concentrazione di azoto in corpi idrici anche sotterranei.
Va detto inoltre che i flussi attraverso le fasce ecotonali permettono di constatare!' esistenza
nel paesaggio di catene di funzioni ecosistemiche. Ad esempio, come sono legate fra loro le
catene alimentari riferite a ecosistemi diversi, ma appartenenti tutti allo stesso paesaggio.
Forman e Moore (1992) affermano che l'attraversamento di un confine per locomozione
decresce in proporzione al crescere del contrasto fra gli ecotopi adiacenti. Al contrario,
l'attraversamento per sospensione aumenta quando il contrasto e alto.

h. Un altro importante processo e dato dalla capacita di depurazione del reticolo fluviale
Fig. 3.8. Metapopolazioni: schema che riproduce la strutturazione delle popolazioni in sotto- in un paesaggio, cioe della funzionalita del suo apparato escretore.
popolazioni di uno stesso territorio. Certi comparti possono essere temporaneamente eccedenti Come ricorda Chiaudani (1992), la qualita ecologica delle acque (EQ) e una espressione
e condurre a dispersione in altri comparti deficitari. La correlazione con lo stato degli habita! e riassuntiva delle strutture e funzioni delle comunita ecologiche di un territorio, capace di tener
sovente labile. presente fattori fisiografici, climatici, geografici, chimici, fisici, sia antropici che naturali.

102 103
DINAM/CA DEL PAESAGGIO FUNZ!ONI DI CONF/GURAZIONE DI ELEMENTI

Si comprende quindi come la capacita di depurazione di penda da molteplici fattori, e come


fra questi siano in particolare da sottolineare quelli legati agli habitat dei corpi idrici.
Come mostra chiaramente Henri Decamps (1991 ), il processo della depurazione e le gato
a molti fattori, fra i quali si evidenzia soprattutto la funzione dei corridoi vegetati di ripa. Infatti
la lettiera che ne deriva costituisce il substrato peri funghi, che controllano la decomposizione
nei fiumi; inoltre il carbonio della lettiera e un fattore limitante per il processo di denitrifica-
zione all'interfaccia col fiume.
Decamps ha calcolato che !'input diretto di lettiera nella Garonna (Tolosa) e di 3t/km di
ripa per anno e la rimozione di azoto per denitrificazione e di 0,2 t/km/anno.

i. Studi piu típicamente paesaggistici vengono fatti sulla funzionalita dei corridoi vegetati,
in particolare su filari e siepi visti come barriere dense o porose al vento. La differenza fra le due
condizioni e rilevante: ne! caso di filari densi si ha abbattimento del 70% della velocita del vento
fino a una distanza parí a 6 volte la propria altezza, mentre ne! caso del filare poroso tali valori
diventano il 60% e 10 volte l'altezza. Altri studi sui corridoi sono in funzione delle specie presentí
in rapporto alla larghezza qel corridoio. Sembra che animali di «interno» incomincino ad essere
presentí coí1 strisce alberate non minori di 12-15 m di larghezza (Fig. 3.10).

32 o
specie di margine
o
o
28
"'eo o
o
o o o o
o
'Ñ 24 00 o
ro Q) Q)
o o

-
Vl -¡:¡ specie di margine ·¡¡ o o
.~ <J) <J) 00 o o o
o. o. 20
"'
'i5 "'
'i5 o

.s :s lb
o
o
~ ""['!
.t
['!
<J) <J) o o
.2:
1:J
.2:
1:J
12 o
¡,;
e:
o
·¡;:¡ specie di interno
ro
V)
V)
¡_;::
larghezza del corridoio
. :ohti.
8 12 16 20
larghezza delle siepi

Fig. 3.1 O. Effetto della larghezza su lle specie di margine e di interno presenti in un corridoio
vegetato (da Baudry e Forman, 1986).

104 105
DINAMICA DEL PAESAGGIO FUNZIONI DI POPOLAZIONI PERMEANTI

La dinamica dei corridoi e particolarmente complessa. Spesso essi rispondono a molteplici 1 filari studiati sono dominati da Fagus silvatica, Sorbus torminalis, Tc1xus baccata, Quercus
funzioni, che nell 'habitat umano possono caratterizzare un intero paesaggio (si ricorda che una sessilijlora, Pyrus communis, e quelli che accompagnano i viottoli sono probabilmente residui di
rete di corridoi puo costruirne la matrice). foreste. La distribuzione di specie sembra rispondere a fattori di habitat locale dei corridoi,
Nell'esempio riportato, Burel e Baudry hanno studiato un paesaggio bretone, ponendo in mentre il movimento di specie dipende dalla struttura del paesaggio. PiU una rete di corridoi
evidenza la connessione fra la rete di alberature, il flusso dell'acqua, la morfologia e la e congruente con la geomorfologia, maggiore e il controllo del flusso di acqua, dell'erosione,
distribuzione di popolazioni di coleotteri per tipo di ambiente (Fig. 3.11). del trasporto di nutrienti.
Questi processi erano conosciuti, sia pur empiricamente, anche ne! mondo romano, dato
ttlOGt:Fd:IW .\CllQSS nn: 5t..Ol'E liTOPPJHQ
son. l'AJITJC'Lts ANO $1.0WlffQ W.\TJ!.11.n.ow fll!:OOEJKM AAD Dl'f'Cn f\T
UnfJER SU)U: NfD fU.TU.ll
nu: l.IHIT
che i territori agricoli centuriati avevano creato una rete di corridoi vegetati molto efficace,
ben corrispondente alle funzioni ecologiche, come si osserva da studi di Caravello e lngegnoli
(1991).

SUJtrACt llATEA ft.OW


3.4 FUNZIONI DI POPOLAZIONI PERMEANTI

lo1l'l1Jr l
4 , DtHSB UHCRAUD
1000 / .. ,, HEOCEROW 3.4.1 Dinamica evolutiva e paesaggio

,... /;;,; , \
2, J'OREST EUCl& ' • 1
/~ ... ...
,' •\ \
/ Per evidenti leggi gerarchiche, gia esposte ne! primo capitolo, il comportamento delle
,,,. ........ , / 1 •• • \ \
' ' 1::. ''
\'V • ,.,,
popolazioni che compongono le unita ecosistemiche del paesaggio risulta un processo mediato
/ t. \
/""' '
. __
·~ e:_,,.~\
'' 1

' 1
/ •• 1 due volte, prima di emergere come funzione a livello paesaggistico.
/ \
''
~ 'f ; 5. DENSE GRAZtD HEOCERCM
Cio porta di conseguenza a un contributo in genere modesto, rispetto all'insieme dei
'
'
'
1
'

.
1
11
'
'
1 •
1
.. V ,.'ih :
1
1
processi paesaggistici. Ma non sempre vale questa logica.
\ /. \:
\ 6
' Anzi, per tutte le popolazioni permeanti, fra cui non si deve dimenticare quella umana,
lOOO Factor 1
'' Y/ 1)

'
'' V U
u
'I' ¡: . . ·':z·~
1
1
molle funzioni si arricchiscono di incisivita e significato proprio a livello paesaggistico.
' 'l",.1.
1
~
., La dinamica spazio-temporale delle popolazioni e determinata dalle interazioni tra i

,1' :
1
ª'' ·\ caratteri eco-demografici e quelli dell'ambiente (fisici e biologici). Tale dinamica si attua su
.................t"/.,:; ',
\ •: ~ un potenziale di specie legato a una coevoluzione, cioe alla storia, e alle scale organizzative
1 1
C1'RAOIDAE CROUPS 1
1 • 1
1 delle unita ecologiche. Essa dipende anche dal Iivello di risoluzione dei fenomeni (scala
o group 1 Foruat interior JJpecie11
~ ¡ C.. OPEN llEDGEROW
spazio-temporale ).
1 1
1::. group 2 roroat e<lge apceu1a 1 • '
Da quanto detto sopra, e ricordando il concetto di metapopolazione, si profila una delle
.
o qroup l Wat lene speciea ' • 1
e group 4 Den•• ungr,ued hedqer<>"" spcclell 1 '
1 1
'V
a
group 5 D01rnaa 91:a1.ed hedqerow spec1e11
gcoup 6 Open hed9erow apee 1e11
\ .......... / questioni piu importanti per l'ecologia del paesaggio: quale puo essere il numero e il tipo di
), Wf.:1' LAH&

ecotopi necessari al mantenimento minimo di un dato sistema di popolazione in un certo


paesaggio. Domanda a cui si cerchera di rispondere ne! paragrafo 5.5. La questione si complica,
Fig. 3. 11. Tipica rete di corridoi vegetati in un paesaggio della Bretagna, in cui si nota (A) la
osservando come la nozione di equilibrio demografico risulta essere un mito alla luce delle
congruenza con la topografia e il flusso delle acque. Nel grafico sottostante (8), si mostra la
distribuzione di coleotteri del suolo in ambienti di corridoio (da Burel e Baudry, 1990). teorie di ecologia del paesaggio, cos! come risulta per !'equilibrio genetico delle popolazioni
(Godron, 1984; Blondel, 1986).

106 107
DINAMICA DEL PAESAGGIO
FUNZ!ON! DI POPOLAZION! PERMEANTJ

Possiamo osservare, ricordando i concetti del paragrafo 1.4, che la relazione fra la diversita
Una conseguenza di questo dimorfismo puo essere di dividere i rischi d'estinzione su piu
delle specie e l'elerogeneita dell'ambiente sono reciproche. Il processo della spcciazione e
tipi di fenotipi, contribuendo alla stabilita delle popolazioni che necessitano paesaggi a grana
dotato di molteplici retroazioni che ne assicurano la regolazione: le mutazioni producono
larga («coarse grained») e riducendo gli effetti della variabilita dell' ambiente. Una analoga
elementi di diversita; la selezione elimina parte dei mutanti, e i rimanenti sono adattati; effetti
interpretazione si puo ritenere valida anche ne! caso di molte altre popolazioni animali. Un
aleatori contribuiscono a diversificare le popolazioni; diversi meccanismi di tipo complemen-
esempio e il caso del mimetismo di molti lepidotteri, che non di rado presenta un apparente-
tare mantengono il polimorfismo; e infine l'eterogeneita dell'ambiente controlla l'insieme
mente inspiegabile polim01fismo.
dell' evoluzione. L' importanza in questo sen so dei paesaggi viene di conseguenza sottolineata.
Cio non e lontano dal concetto di «fenotipo esteso» di Dawkins, che sostiene che
Si nota inoltre che l' equilibrio dell' evoluzione mediante anagenesi (tappe lungo una linea)
l'espressione fenotípica controllata da un gene (non certo isolato) non e tutta racchiusa
e cladogenesi (biforcazioni di una linea) epiU legato a fenomeni ecologici che genetici in senso
nell'individuo portatore, ma si trova anche in altri organismi (e. g. fiore-insetto, o modello-
stretto: si ricordi che la «selezione» econservativa. Infatti, ogni specie vive ne! suo ambiente,
mimo). Sarebbe pero meglio dire: si trova in altri livelli di organizzazione biologica, come
dove domina la coevoluzione, ma esplora anche ambienti marginali, e tale esplorazione di
riassunto ne! paragrafo 1.4.2 (diversi livelli di selezione) quindi anche a livello di paesaggio.
biotopi (ecotopi) dove domina la competizione interspecifica favorisce senza dubbio il
polimorfismo.
E stato dimostrato (Couvet et al. 1985) che il dimorfismo degli acheni di due specie di
Carduus e mantenuto da due pressioni di selezione antagoniste che si esercitano a scala di 3.4.2 Eterogeneita e popolazioni
metapopolazione e che corrispondono a delle strategie di colonizzazione e di sopravvivenza
diverse ma compatibili con l'eterogeneita dell'ambiente. Riportiamo un esempio analogo su Lo studio delle popolazioni in funzione dell'eterogeneita del paesaggio possono mostrare
due popolazioni di paridi, da Blondel (Fig. 3.12). come una frammentazione moderata, dovuta a perturbazioni non eccessive in un paesaggio,
aumenti la ricchezza di specie. Cio e dovuto alla presenza di ambienti con un grande numero
di nicchie ecologiche, come possono essere gli stadi di rigenerazione di ecosistemi forestali.
% Si riporta a proposito uno studio di Farina ( 1990) sui processi che legan o le popolazioni di
50 uccelli a un paesaggio degli Appennini settentrionali in Toscana. 11 mosaico ambientale di
riferimento presenta una alta eterogeneita, con compresenza di macchie naturali, seminaturali,
agricole, rurali, urbane (villaggi). Si fa notare (Fig. 3.13) come la piu alta diversita di specie
40-
sia concentrata attorno ai villaggi rurali e come tale distribuzione non coincida con quella
dell'abbondanza, che ancora presenta la massima concentrazione in area rurale.
30 A questi processi si riallaccia la necessita di evitare che ogni ecotopo di un paesaggio
raggiunga uno stadio clímax. Abbiamo gfa detto infatti che la massima metastabilita di un
20 sistema di ecosistemi non coincide con la somma delle massime metastabilita possibili di
ciascun ecotopo.
Altri processi legati alle popolazioni permeanti si osservano nell'utilizzazione del paesa~­
10
gio da parte di specie erbivore di grandi mammiferi, come in natura avviene oggi ancora 111
vasti tenitori africani.
Tali popolazioni eseguono migrazioni stagionali, e sanno sfruttare l'eterogeneita del
76 77 78 79 80 81 82 83 84 65
paesaggio in modo assai funzionale, individuando luoghi di pascolo, di abbeveraggio, di
onnées
rifugio, di incontro, e formando sentieri di collegamento, come risulta da molti studi, ad
esempio sugli elefanti.
Fig. 3.-12. Variazione delle presenze di Parus coeruleus (cinciarella) e Parus afer nel monte
Processi analoghi si sono verificati anche in Europa, e hanno presto coinvolto anche le
Ventoso (Provenza) da Blondel, 1986. La simmetria quasi perfetta delle curve mostra che le
prime popolazioni umane. Un esempio importante e la transumanza, che per millenni ha
due specie sono in competizione e le alternanze sono dovute a disturbi nel paesaggio locale.
caratterizzato i paesaggi di molte regioni, soprattutto in presenza di zone diversificate di

108
109
DINAMJCA DEL PAESAGGJO FUNZJONI ANTROPJCO-ECOLOGICHE

pianura e montagna. In particolare nel territorio di Milano erano note le «bergamine», grandi La funzionalita di tutti questi processi ha permesso una strutturazione dei paesaggi in grado
mandrie di vacche prealpine che svernavano nella pianura, ricca di «marcite» (quincli con fieno di mantenere un'alta diversita biologica, nonostante la forte antropizzazione.
per quasi tutto l'anno) che venivano fertilizzate con il letame. Questa interazione esiste in Cio ha permesso una coevoluzione molto efficace, come si puo riscontrare proprio in Italia,
piccola parte anche oggi, ma si svolge con trasporto motorizzato. dove ancora esistono - malgrado tutto - popolazioni di grandi carnivori (i. e. orso, lupo, lince)
e una diversita sia di specie che di paesaggi assai maggiore che in altri paesi molto civilizzati,
per vari aspetti paragonabili al nostro.
3 5 7 9 11 13 15 17 19 21 23 25 26 28 30 32 34 36 38 40 42 44 46 48
9 49
7 47
5 45
43
41 3.5 FUNZIONI ANTROPICO-ECOLOGICHE
~ 39
37
5 35 3.5.1 Uorno e paesaggi
3 33
31 Avevamo scritto (par. 3.2.3) che l'agricoltura deve essere vista come relazione mutualistica
9 29 fra specie e, addirittura, come processo di riorganizzazione di interi sistemi di ecosistemi.
27
Questo fenomeno ha portato infatti all'esplorazione funzionale del territorio, alla costru-
7
zione dei primi villaggi stabili e dei primi castellieri di difesa, alla creazione delle prime
5 25
macchine (aratro e telaio), al passaggio dai riti di caccia al culto solare e degli idoli antropo-
3 23
morfi, e a una prima regionalizzazione della cultura (Cfr. Fig. 3.4).
21 Nel fare cio le popolazioni umane sono state spinte a evidenziare i piu importanti apparati
g 19 funzionali di un paesaggio, a trasformare gli ecosistemi che possono subire un cambiamento
7 17 senza alterare troppo la capacita omeostatica del sistema di ecosistemi, ad associarne altri,
5 t5 rispettando gli ecosistemi protettivi o regolatori, precisando le delimitazioni piU labili degli
3 13 ecotopi, difendendo il territorio dalle invasioni delle popolazioni predatrici (anche umane) e
dalla irruenza delle acque (consolidamenti, canali etc.), creando nuove connessioni, svolgendo
11
quin di un ruolo di stabilizzazione (Ingegnoli, 1981 ).
9 9
ó L'importanza di questo ruolo dell'uomo si manifesta ad esempio negli ambienti alpini,
7
o 7
quando l' odierno spopolamento di mol ti villaggi influisce anche in termini di destabilizzazione
5 5 ecologica del territorio. Le strette connessioni nomo-ambiente hanno un significato evolutivo
3 3 palese, e non sono necessariamente negative neppure per la cosiddetta «wildlife», come
abbiamo potuto constatare di persona ne! Parco Nazionale di Abruzzo, dove l'allontanamento
3 5 7 g 11 1.3 15 17 19 21 23 25 26 28 30 32 34 36 38 40 42 44 46 48
della pastorizia ha prodotto un proporzionale allontanamento degli orsi.
Un esempio di notevole interesse viene dallo studio della evoluzione dei paesaggi lombardi
(Ingegnoli, 1981). Emanuel Anati, come noto, ha studiato i graffiti dei camuni, trovando che
Fig. 3.13. Distribuzione della diversita dell'avifauna in un territorio degli Appennini settentrionali alcune mappe risalgono a circa 4.000 anni fa. Dalla analisi delle prime «mappe» (Fig. 3.14)
(da Farina, 1990). del territorio della val Camonica rinvenute nella parte centrale della valle (la piu importante e

110 111
FUNZJONI ANTROPICO-ECOLOG/CHE
DINAMICA DEL PAESAGG/O

a Bedolina) si puo constatare come molti caratteri del paesaggio locale siano conservati ancora A riprova di quanto detto, si osserva che cercando di correlare le attivita delle popolazioni
ne! paesaggio odierno, ad esempio presso Cemmo. umane ai rispettivi paesaggi, con opportuni indici che vedremo ne! prossimo capitolo, si puo
evidenziare una serie di funzioni paesaggistiche assai interessanti. Una ricerca di queslo tipo
Fra questi caratteri si trovano ad esempio la forma delle abitazioni e i loro materiali, i
sulla Lombardia (lngegnoli, 1987) ha mostralo la correlazione (Fig. 4.15) fra i tipi di paesaggio
terrazzamenti, la dislribuzione dei frutteti. Cío sottolinea il ruolo dell'uomo nella strutturazione
e la variazione delle seguenti funzioni: densita specifica di popolazione, funzione paesaggisti-
dei paesaggi: si ricorda che la colonizzazione antropica ein que! caso avvenuta a breve distanza
co-protettiva, produttiva, abitativa, sussidiaria, biopotenzialita territoriale (capacita latente di
dalla colonizzazione naturale, dopo il ritiro dei grandi ghiacciai.
omeostasi del paesaggio).

3.5.2 Paesaggi antropizzati

Una ulteriore e decisiva fase evolutiva dei sistemi biologici e avvenuta del resto con il
passaggio da! neolítico al periodo storico, quando alcuni grossi villaggi si sono trasformati in
citta. L'elaborazione di una membrana attorno ai villaggi dominanti (le mura) coincide con
quella di un sistema di regolazione degli scambi con l'esterno, in analogia con quanto avviene
ne! passaggio da! protoplasma alla cellula (Godron, 1984). Cío richiede infatti una rete di
circolazione differenziata, di quartieri specializzati, di commercio a grande distanza, di
controllo di un vasto territorio, e un sistema di trasrnissione e memorizzazione delle informa-
zioni (scrittura).
Malgrado un indubbio antagonismo con diversi ecosistemi naturali in rnolte fasi di trasforma-
zione del paesaggio, gli ecosisterni antropici svolgono un ruolo importante e in genere positivo
nella evoluzione dei sistemi di ecosistemi. Come abbiamo osservato piu volte, la biosfera ha
acquisito maggiori capacita omeoretiche e simbiotiche dopo aver evoluto una componente (l'uo-
mo) dotata delle caratteristiche stesse (conoscitive e creative) del processo che le regge. La stessa
natura dell'attuale crisi uorno-arnbiente conferma queste osservazioni, essendo dovuta a una
síndrome di sviluppo legata a problemi di degradazione (etica) della cultura.
Per arrivare a ottenere e mantenere un alto grado di metastabilita ambientale, la strategia
evolutiva dei sistemi biologici ha perfezionato gli ecosistemi urbani come reti cibernetiche per
la gestione del territorio.
Gli ecosistemi urbani non si limitano alla citta, che rirnane il ganglio centrale, ma
gestiscono il territorio anche attraverso un insieme di piccoli centri periferici (e. g. ville,
monasteri, centri industriali) collegati da reti di circolazione privilegiata delle informazioni,
dell'energia e delle rnaterie. In tal modo avviene l'incorporazione di molte perturbazioni, non
solo a vantaggio degli ecosistemi antropici, ma spesso anche degli altri ecosistemi che vengono
1 a fa~ parte di un determinato ecotessuto (Fig. 3.15).
Fig. 3.14. (Qui sopra e nella pagina seguente) Mappe del territorio della val Camonica, rinvenute
\ E nec~ssario ri~ord~re ch.e un ~cosiste~a urban.o si. forma .sº!º grazie al mutualismo e alla in localita Bedolina (da Anati, 1985). Sano fra le prime mappe di rilevamento cosciente del
1: coevoluz10ne degh altn ecos1stem1 presentl sul terntono. La c1tta non puo esistere senza il suo paesaggio semi-antropizzato, e risalgono a circa 4.000 anni fa, periodo calcolitico. Si noti la
il territorio, come gia intuivano gli antichi, tanto che il concetto di «civitas» per i latini localizzazione degli insediamenti a mezza costa.
i comprendeva l'insieme di «urbs» e «territorium».
113
112
DINAMICA DEL PAESAGGIO DISTURBI, METASTABILJTA, CAMBIAMENTI

L'importante e comprendere che cio che si studia nei rapporti fra popolazioni animali (e

j
vegetali) e paesaggio, puo, e deve, essere studiato anche perle popolazioni umane. Territorialita,
«home range», dispersione, habitat spccifici, movimenti migratori, colonizzazione, decolonizza-
zione, devono essere studiati in modo ecologico, non solo socio-economico: altrimenti risulta
impossibile verificare le funzioni antropiche in rapporto ai problemi di gestione dei paesaggi.

Fig. 3.15. Villa e parco Gallarati Scotti a Oreno, presso Monza. Si noti la configurazione a isola
del grande parco, la giustapposizione del complesso all'insediamento rurale, e la sua palese
funzione di gestione (e protezione) del paesaggio agricolo.

~~ I\~ /
·k
<,P./
'
·~
3.6 DISTURBI, METASTABILITÁ, CAMBIAMENTI

3.6.l Disturbi e paesaggio

Fra i processi che si verificano ne! paesaggio i disturbi sono senza dubbio da sottolineare,
come giustamente ha mostrato Monica Turner ( 1987). Non che negli altri livelli dello spettro

114 115
DINAMICA DEL PAESAGGIO D!STURBI, METASTABILITÁ, CAMBIAMENTI

biologico essi non siano importanti, ma a questo livello essi incominciano ad acquistare dei In modo forse ancor piu evidente Naveh mostra un modello di paesaggio mediterraneo a
significati non usuali, primo fra tutti il loro manifestarsi come forza costruttiva, fino a quando pascolo, mantenuto da un controllo cibernetico a retroazione negativa e positiva alternata sul
certi limiti non vengano superati. disturbo del pascolo. Uno stadio centrale di alta diversita spaziale e alta stabilita globale a
Le ragioni di cio le abbiamo gia viste, parlando dei riferimenti propedeutici. Ora vogliamo lungo termine viene indotto da fluttuazioni climatiche e agricole. Un flusso di equilibrio
vedere piu da vicino come i disturbi giochino il loro molo nei processi del paesaggio. omeoretico assicura infatti I' ordine attraverso le fluttuazioni.
Un primo importante studio viene da Naveh (1984, 1987), che mostra come alcuni tipici Dalla figura 3.17 possiamo notare le seguenti fasi: (+)A, Minore pressione di pascolo: (1)
paesaggi mediterranei siano definibili addirittura come: «perturbation dependent dissipative aumento della densita dell' erba, riduzione dei cespugli e dei legumi. (-) B, Maggiore pressione
structures», vale a dire come strutture dissipative dipendenti dai disturbi. Egli pone in evidenza di pascolo: (2) aumento della defogliazione del prato, aumento della competizione da parte dei
due funzioni contrapposte: una che rappresenta la organizzazione del paesaggio, come derivata legumi e dei cespugli; (3) controllo del vigore dell'erba, popolazione mista erba-legumi-ce-
del flusso di informazione rispetto al tempo, l'altra che rappresenta la degradazione del spugli. (+) B, Maggiore pressione di pascolo (questa volta in uscita dallo stadio centrale): (4)
paesaggio, come derivata del flusso di disordine (i. e. entropia). Si puo vedere come esista un riduzione della de ns ita dell 'erba, aumento della den sita di legumi e cespugli. (-) A, Minore
optimum alternarsi di tali funzioni nel tempo, assai significativo, in quanto permette di pressione di pascolo (in entrata allo stadio centrale): (5) diminuisce lo stress da defoliazione
mantenere il paesaggio sempre allo stesso stato evolutivo (Fig. 3.16).

, bd>=bi
dt_...
p p p

!.._ ~
:t
dt
-
t p. perturbations by grazing,
cutting, burning, etc.
ds
D= dt • rata of entropy and
disorder production

Jnfo • negentropy and arder


HOMEOSTATIC PLATEAU
dominanza del
prato

Optimum perturbation cycles: D<O = d info/dl>O

p p p p p

~:{tl::ti:i d info
.._ -aT

Too frequent perturbation: D>Ó = d info/dl<O

d s
.,. -........, d info
dT .._-aT
., ' ( +) ---------
pressione di pascolo
------(-)
.... .. ..... ~... t
No perturbation: D>O = d info/dl<O
Fig. 3.17. Modello di pascolo mediterraneo, mantenuto da un processo di retroazione ciberne-
tica per controllare la pressione di pascolo (da Naveh, 1984). Schema tipico di un processo
Fig. 3.16 Paesaggi mediterranei che risultano come strutture dissipati dipendenti da perturbazioni. omeoretico.

116 117
DINAMICA DEL PAESAGGIO DJSTURBJ, METASTABILJTÁ., CAMBIAMENTI

sull'erba, diminuisce la competizione da parte dell'erba; (6) controllo del vigore di legumi e
cespugli.
Un'altra serie di studi sui disturbi nel paesaggio viene effettuata per verificare gli effetti maggiore metastabilita
degli incendi. Viene dimostrato che !'aumento della diversita biotica si produce in modo
esponenziale dopo che un paesaggio e stato colpito da incendi su diverse parti (ecotopi). In o
·o,
assenza di disturbi per tempi prolungati, la diversita biotica si abbassa. O> .....,....
<íl
Addirittura puo esistere la necessita che questo disturbo avvenga, in modo da riciclare (/)
Q)
/
l'accumulo di materiale organico (lettiera) su suoli poveri, e aumentare non solo la diversita . <íl /
c..
biotica, ma anche quella paesaggistica. Dove si sono artificialmente evitati gli incendi, come <ii
/
"O
si e visto per il parco dello Yellowstone, essi sono diventati piu pericolosi, dato !' abnorme <íl
(/)
accumulo di materiale ne! lungo intervallo di tempo e la forza della causa scatenante, che eleve (/)

essere tale da poter superare il pronto intervento antropico.


ro
E
/
/

----
o sviluppo del paesaggio
as minore ¡ sviluppo del paesaggio
metastabilita ¡ con differenti caratteristiche
3.6.2 Metastabilita e cambiamenti d disturbi da diminuzione
/;#' /
della biomassa
/ I
Per cercare di comprendere il Ij!I[lorto fra distt1r!:>~_!11~1ast<1_bilit~, Forman e Godron ( 1986) /
presentano un grafico ne! quale la biomassa'presente in un paesaggio e in funzionc del tempo /
/
e dei disturbi. La biomassa viene accumulata attraverso varie successioni ecologiche negli
elementi del paesaggio, e molte perturbazioni la riducono. Un aumento di metastabilita A maggiore stabilita tempo
significa che pcrturbazioni piu grandi sono necessarie per disturbare il sistema. Dopo una
perturbazione mol to forte, la biomassa ricresce, ma quasi sempre con altre carattcristiche.
Questo modello non sembra pero molto convincente (Fig. 3.18), perché presuppone che la Fig. 3.18. Modello di metastabilita per un sistema ecologico, valido anche per un paesaggio
biomassa debba essere direttamente proporzionale al grado di evoluzione, il che non esempre (da Forman e Godron, 1986). Si noti che dopo una perturbazione devastante si sviluppa un
verificato. paesaggio con caratteristiche diverse.
Nello studio della dinamica dei paesaggi, un concetto di particolare rilevanza e il cambia- valore dei parametri, senza disturbi. Ne! primo caso, se il disturbo e imprevedibile, non c' e
mento dei paesaggi ne! tempo. Vorremmo ricordare ancora una volta che i maggiori processi ( ~~--------------------~--¡
alcuna possibilita di prevedere il tipo di cambiamento del paesaggio. Ne! secando caso, un
di trasformazione nello sviluppo di paesaggi (Forman e Godron, 1986) sono tre: (1) processi aumento delljt_yariabilitae una diminuzi011e_della resilienza possono essere utili indicatori.
geom01fologici specifici, in tempi lunghi, (2) modalita di colonizzazione di organismi, in scale ---¡:;frasf;rma~ion; di un paesaggio da un livello di metastabilita a un altro e comunque un
temporali sia corte che lunghe, (3) disturbi locali di singoli ecosistemi, in tempi brevi. processo difficile da studiare. Ricordiamo ancora che la massima metastabilita di un paesaggio
Lo studio delle trasformazioni dei paesaggi elegato ovviamente alla discussione dei sistemi non corrisponde in genere alla somma delle massime metastabilita dei suoi elementi (Ingegno-
potenziali a cui abbiamo fatto cenno nel secando paragrafo (1.7.2). Ricorderemo che al li, 1991).
raggiungimento di una soglia critica, il luogo degli attrattori («manifold») presenta una Un modello puo essere mostrato (Fig. 3.19), per constatare quanto si afferma. Pue parti
biforcazione. Di conseguenza ulteriori cambiamenti nei parametri causano una trasformazione confrontabili di paesaggio, sono composte da ecotopi diversi. A sinistra (A) con livelli di
radical e dello stato del siste~a, spesso versci-sta1i pÍU-sfal:lilí. Sm:ge quin di il probTeí11a~áelfa metastabilita simili, adestra (B) con livelli complementari (resistenza-resilienza).
grev_edibilita delle trasformazioni (Turner, 1989). ,-----~-~---------------------
Dopo il verificarsi di una forte perturbazione, viene distrutto un tratto fra i due ecotopi. Al
V -Come indic;no d'N~ill eiaÍ:( 1989) si possono distinguere due ordin!gi fasi diW1_nsizione, tempo T2, i paesaggi sono ancora comparabili. Al tempo T3 si crea una differenza, perché
a seconda che la soglia critica sia raggiunta da! paesaggio: ( 1) meaíallte un forte distúr&o; che mentre il caso di sinistra sviluppa un ecotopo diverso da entrambi i presenti, ne! caso di destra
puo avvenire senza modifica nei parameTride1 sísfema, (2) mediante semp!Íce evoluzlone_~ l' elemento pili resiliente colonizza !' area.· Al tempo T4 le differenze son o ancora sottolineate

118 119
DINAMICA DEL PAESAGGJO PROCESSI DI TRASFORMAZJONE

da! fatto che la successione a sinistra e lenta (o bloccata), mentre adestra e ormai cresciuto

A~T1
!'elemento colonizzatore.
Quantificamlo con un indice opportuno (Btc) - descritto ne! paragrafo 4.6 - la dinamica dei
due casi, si osserva che il paesaggio di sinistra, che prima della perturbazione sembrava avere
ne] complesso maggiore metastabilita, al tempo T4 e decisamente inferiore all'altro (Aa<B). 'G"
Osserviarno infatti (Fig. 3.19) che confrontando i due grafici relativi alla trasformazione
in esame da! momento della perturbazione al momento in cui entrambi i casi tornano in stato
~ ~T2
stazionario, B ha un «deficit di perturbazione» (o di trasformazione) (Dp) pari al 12,6%, Aa
(caso in cui la successione sia bloccata a un livello secondario) ha un Dp = 26,5%, Ab ha un
Dp = 21,8%.
Si sottolinea quindi che anche ne! caso Ab (di successione lenta, ma capace di tornare al
~.& ... D .. l!J T3 ~

~T4~
livello simile a quello di partenza) il paesaggio A e meno metastabile di B in quanto la sua
e
capacita di incorporazione dei disturbi inferiore. Se un disturbo si ripetesse al tempo T5
troverebbe infatti B gia ripreso, mentre A sarebbe spinto a degradarsi sempre di piu.
ELEMENTI DEL PAESAGGIO CON:
Si puo concludere, che se gli elementi paesaggistici hanno livelli di metastabilita cornple-
mentari, la soglia omeostatica del paesaggio sara innalzata. ~ Livelli di metastabílila' simili
Non esufficiente quindi riferirsi solo alla diminuzione della resilienza e all' aumento della ~ Livellí di metastabilita' complementari
~~-~-•-• _,,,,' ~~-~~,.,~'"--- .. ~,.~ -v•n,,,,,,,, ''''''''-•u,v~,,-4.,_

variabiliüt nello studio aef!e trasfórmazioni, come gia menzionato. E-i1ecessario controllare V"' Disturbo
-lll!~he la diminuzionedella capacita di resiste11za(«resistence stability» ).
sC()SSCí'v<rinofüe che il cambiamento, anche radicale, di un paesaggio, puo non essere tji Btc ( Mca[.rñ4a1)
per sé un dan no, anche quaÍm:a non proceda in senso evolutivo)11fattüaleli"asfórn1azi9ne Q:iJ9
e2sere equilibrata da una trasformazione complementare allivello superiore di scala, tale da A 10 -o
maÍ1tenere costante la metastabilita dell' ecotessuto. Solo se cio non avvenisse, lúrasforma-
8 8
it;
,d~~e oggetto dovrebbe essere vista come degradante (lngegnoli, 1985).
Come vedrerno ne! prossimo capitolo, con !' aiuto degli studi tipologici dei paesaggi e di 6
opportuni indicatori, in riferimento ai domini di scale che interessano il fenomeno in oggetto,
4
e s;go.Qpportuni rili,evi statistici, si possono evidenziare le principali soglie di metastabilita dei
paesaggi, e utilizzare tali dati perle verifiche e le previsioni di ricerca, e di applicaziüne~· - 2
.o. d-;::~Jo.
o-+-~~~~·~-+~~---.-~~~i-----+-~T=empo
0123456 78
Deficit di trasformazione:
B =12.56%
3.7 PROCESSI DI TRASFORMAZIONE Aa =26.51%
Ab =21.80%
3.7.1 Processi evolutivi
Fig. 3.19. Modello in cui si puo vedere che la massima metastabilita di un paesaggio non puo
I _gi~~~s§Lkvolutivi di base di un paesaggio vanno sempre tenuti presente . se si vuole essere semplicemente la somma delle massime metastabilita dei suoi elementi (da lngegnoli,
comprendere come possano avvenirde_trasformazioni. Essi sano riassumibili in cinque punti: 1991). Si noti l'importanza del deficit di perturbazione (vedi testo).

120 121
DINAMICA DEL PAESAGGIO PROCESSJ DI TRASFORMAZJONE

strutturazione gerarchica, dinamica di non equilibrio, metastabilita, coevoluzione, cambiamen- b) Una trasformazione graduale, senza disturbi violenti, nella quale i valori dei parametri
ti evolutivi. cambiano normalmente. Ad esempio, si osserva l'evoluzione da! paesaggio rurale a
quello suburbano, o da campi abbandonati a un paesaggio naturale forestato (Fig. 3.20, b).
Strutturazione gerarchica. Il comportamento di un sistema ecologico e limitato: (a) da!
c) Un cambiamento temporaneamente piU instabile, nel quale viene raggiunto un grado
potenziale comportamento dei suoi componen ti al livello inferiore di scala e (b) dai vincoli
di organizzazione minore come passo necessario a una piu ampia (e difficile) riorga-
ambientali al livello superiore. L'insieme di tali condizioni rappresenta il campo di esistenza
nizzazione verso una maggiore metastabilita. Ad esempio, da un paesaggio silvo-pa-
entro il quale il sistema di ecosistemi deve (imanere.
storale, per arrivare a un paesaggio a maggiore diversita biotica (forestato e agricolo),
attraverso un degrado da incendio; o da un paesaggio agricolo per arrivare a un parco
Dinamica di 11011 equilibrio. I vipcoli termodinamici possono determinare un attrattore, suburbano, attraverso un paesaggio rurale degradato (Fig. 3.20, c).
cioe una condizione di minima dissipazione estema di energia, entro il proprio campo di
esistenza. Eventuali macro-fluttuazioni producono instabilita, che muovono il sistema verso E assai difficile elencare una serie di principi capaci di controllare i processi di trasforma-
un nuovo stato di organizzazione. zione. Proveremo a riassumerne alcuni:
Questi nuovi stati permettono un aumento della dissipazionc e muovono il sistema verso - Mantenimento di una congruenza fra forma e caratteri ecologici entro un adeguato
nuove soglie, per raggiungere un nuovo attrattore. Questa sequenza puo essere rappresentata intervallo di scale.
come un processo cibernetico di ordine attraverso fluttuazione. - Necessaria presenza di un insieme di disturbi incorporabili al livello di interesse.
- Mantenimento di un livello di connessioni, diversita, e frammentazione non eccedente
il campo di esistenza.
Metastabilitá. Un sistema ecologico puo mantenersi entro un limitato insieme di condizio-
- Continua o comunque congruente presenza dei maggiori apparati di funzioni paesaggi-
ni, ma puo in taluni casi mostrare alterazioni se dette condizioni cambiano. 11 sistema puo
stiche.
attraversare una soglia critica e arrivare a cambiamenti anche radicali. Tipi differenti di
- Velocita dei processi legata a scale coerenti e compatibili, cioe non fuori scala rispetto il
paesaggi (e loro componenti) possono essere correlati a diversi gradi di metastabilita.
fenomeno in gioco.
- Presenza di forme di adattamento completo e reciproco degli elementi.
Coevoluzione. La storia delle interazioni fra gli elementi del paesaggio in una data area - Effettivo funzionamento dei vincoli e del potenziale biologico ai livelli di scala vicini.
mostra un particolare dominio, caratterizzato dalla coerenza del loro reciproco adattamento. - Configurazioni strutturali che permettano il movimento di specie.
Questo processo porta a una sorta di stabilizzazione delle diverse capacita omeostatiche e
omeoretiche delle componenti del paesaggio, che puo essere espressa con un particolare grado
di metastabilita dell'intero sistema.
3.7.2 Colonizzazione ed estinzione
Ca111biame11ti evolutivi. La strutturazione di ogni sistema biologico nella biosfera, quindi
anche di un paesaggio, puo essere portata avanti, cioe l'informazione puo essere trasmessa, Una delle problematiche piu importan ti risulta essere, a proposito di trasformazioni, quella
solo se lo stato finale del sistema in oggetto e meno instabile, quindi piu metastabile, che il della colonizzazione, dell' estinzione, quindi del rinnovamento de lle specie in un paesaggio, o
suo stato iniziale. Le modalita con cui questi processi avvengono possono essere diversi, e non una sua parte.
limitati a una sola scala. Gli studi piu noti sono stati effettuati riguardo la teoria delle isole (McArthur e Wilson,
Dopo questa sintesi, che riprende, come abbiamo visto, concetti gia menzionati, possiamo 1967, 1972). L'idea e che neanche le isole siano sistemi chiusi, mache esista un rapporto
riconoscere tre principali modalita di trasformazione dei paesaggi: permanente con un continente. Si ricorda che e una isola anche una macchia circondata da una
matrice paesaggistica.
a) Un cambiamento improvviso imprevedibile, dovuto a disturbi violenti, che possono Dato che il numero totale di specie rimane costante, come dimostra il rapporto specie/area,
avvenire senza alcun cambiamento precedente nei parametri del sistema. Ad esempio, le specie che arrivano non possono stabilirsi senza che altre si estinguano: da qui la chiave di
puo formarsi un nuovo tipo di paesaggio vegetato, dopo un'eruzione, o un nuovo tipo volta della teoría, cioe che esiste sulle isole un equilibrio dinamico fra colonizzazione ed
di paesaggio antropico dopo un terremoto (Fig. 3.20, a). J.'. estinzione e che tale equilibrio si traduce (Fig. 3.21) con un rinnovamento di specie.

122 123
PROCESSI DI TRASFORMAZIONE
DINAMICA DEL PAESAGGIO

L'inconveniente maggiore di questo modello, nota tuttavia Blondel (1986), e che ammette
V V che tutte le specie abbiano la stessa probabilita di estinzione. Questo puo essere vero alla scala
V
di un tempo geologico, ma a scale minori cio e contraddetto dall'evoluzione degli endemismi.
Dobbiamo ora osservare che i problemi di colonizzazione esistono anche perle popolazioni
umane.
Abbiamo gia sottolineato che nella transizione frél paleolitico e neolitico si puo datare-_,_,,.,,
la
'~--,-~,,_"''~~., '"~,,-~'' ~, ' ' " ' ' ' - ',,, ,,,~,~

nascita ~ei pr:imi paesaggiantropici, ch~jn pocl:!in:lilleími hanno cambiato l'irliera biosfera .
. Imaftrlé popolazlonrulnane harÍn~ imparato .come assemblare i dÍversfelementi paesagglstici
per formare un loro habitat ottimale. Nel fare cio essi hanno formato una struttura di
coE1:pQnenti pae.§.istiche ben definite, inc{~ll.léñ!~~SI()I~~!~f:iilita dei})rocessi nel paesaggio.

MODELLO DI TRANSIZIONE
P= PARAMETRI
X=VARIABILI DI STATO I E
V= POTENZIALE
S= POSIZIONE DEL SISTEMA
1.2,= TEMPO
s

e
51 52535 4 Smox
Nombre d'especes
E

Fig. 3.21. Modello della biogeografia delle isole (da McArthur e Wilson, 1967, 1971 ). La
Fig. 3.20. Principali modalita di trasformazione dei paesaggi: a. cambiamento improvviso e ricchezza di specie all'equilibrio e situata all'intersezione delle curve di immigrazione ed
imprevedibile, b. cambiamento graduale, c. cambiamento temporaneamente piu instabile. estinzione. Smax = numero totale di specie esistenti nella «sargente» continentale.
(lngegnoli, 1990). p =parametri, x =variabili di stato, v = potenziale, s =posizione del sistema,
1,2 = indici di tempo.
Abbiamo anche visto comej'ªgri.s;oltura sia da considerare come rapporto mutualistico fra
11 tasso di colonizzazione e una funzione decrescente del numero di specie dimoranti e il le specie naturali e l'uomo, essendo in grado di produrre una vera riorganizzazione di molti
tasso di estinzione una funzione crescente delle stesse. La ricchezza di specie in condizioni di paesaggi. E noto infatti chel.a dive~~ggi.e in_~mentata conJ2~i.lill2P.O
equilibrio si trova all'intersezione di quelle curve. ~~enti umani in mC:illíbiomi ad esempio nel Mediterrane~a.
' ~,._~

125
124
DINAMICA DEL PAESAGGJO ALTERAZJONJ E PATOLOGIA

Per esempio e noto che molte popolazioni di animali di queste regioni non sono state !,_Erim.~ni di .~Her~azione. ar11bientale ..1?i!llélnif~§ta1~. aliyell() dieco¡;Lstema (ecotopo),
seriamente distrutte dalla forte antropizzazione dei paesaggi (Blondel, 1986; Di Castri, 1992). ~nteressa~do le ¡iopolazioni piusensibili. Se vi e sufficiente ridondanza, ~tri~cotopi possono
E pure noto (Ingegnoli, 1992) che la comparsa dei diversi tipi di paesaggio nel tempo e stata occ~~0e-)Y~chie. 'ferritoriali in de~rad(), ma quando l' alterazione, si risente a livello di
molto lenta durante l'evoluzione della biosfera, ed e andata accelerandosi solo negli ultimi ~suto,-airor¡\e"in atrcfuii processo didegraffaiione. Ló stesso vaie a scala maggiore (Cfr.'
millenni. par. 3.6~2r~· ·
Ciü ha portato a una eterogeneita arnbientale attualrnente enorme, se comparata anche solo Possiamo comunque notare che I~A~gradazi()ni piu pericolose.sembrano verificarsi in un
co¡:;Te epoche preceden ti !' olocene, tanto da far pensare a un í"lloló evolutivo paüicoiafo delle paesaggio in presenza di un «Congelamento evolutivo», quando la maggior parte dei processi
popolazioni umane in tal senso (Tab. 3.2). , · dinamici diffpo'eV'~1utivo vengono bloccati.
···· Osserviamo inoltre che le trasformazioni di larga scala producono effetti diversificati e .. Cio accade .~~~~~l!o di~netél~,abilita.dei sis~en;ii a sc:<1Ja..Sl1,Eeriore n?n ~ pl~_¡~rc~º··
complementari nei paesaggi, a caus'a della necessita di mantenimento della metastabilita --9!-1.llSºrEc:ra,re l,d1sturb1 cler sottosiste~e/o g11.a!l4-º~S!JÍJ.§!t'l:'gg()no le potenzrah ta b10log1c;h7e
propria del paesaggio stesso. Di conseguenza, una forte antropizzazione in una certa parte di ~~S5>.II1P._?11enti di scala if1f~ri()re, r;,/o quando si producono alterazioniperm¡¡nenti alle strutture
tale paesaggio porta a una decolonizzazione di altre parti (e. g. abbandono dei coltivi). ~:Jl!JeJui:izionícoñéeriiéntiil paesaggi9. · ,
Questo processo non eancora abbastanza conosciuto, ma ecomunque importante in quanto Diversi studi (lngegnoli, 1991; Turner e Gardner, 1991) hanno dimos trato che i paesaggi
acquista un significato di tipo evolutivo. hanno ~()glie critiche,alle quali i processi ecologici presentano cambiamenti qualitati~i dram-
La ricrescita di ecotessuti naturali in paesaggi antropizzati da lungo tempo gioca anche un matici. Per esempio il numero o la lunghezza dei margini ecotonali in un paesaggio cambia
ruolo nella conservazione biologica e negli apparati paesistici. Tale ruolo puo essere positivo rapidamente vicino a una soglia critica, e tali modifiche hanno importanti implicazioni per il
o negativo, in rapporto alla capacita di incorporazione raggiunta dal paesaggio ne! periodo di permanere di molte specie.
massima antropizzazione (Fig. 3.22). Consideriamo ora (Tab. 3.3) tre livelli di scale, e due serie di processi (gerarchicamente
Oggi l'abbandono delle aree agricole e frequente nelle zone di paesaggio suburbano e congruenti) per ogni scala.
particolarmente nei paesaggi agricoli di montagna. Queste aree in abbandono acquistano
significato perle popolazioni di animali, e perla diversita biologica. Tuttavia nei casi di aree Tab. 3.3. Esempio di scale gerarchiche in cui si evidenziano fenomeni ecologici correlati, che
con forte antropizzazione, si notano spesso interferenze di popolazioni avventizie, assai piu interessano un paesaggio.
efficienti ne! processo di ricolonizzazione, come nel caso della Robinia pseudoacacia e del
Prunus serafina nei campi abbandonati delle fasce di pianura terrazzata lombarda. 81 = successione di ecotopi forestati [livello 1)
Corollario del fenomeno di rinaturalizzazione nei paesaggi con alta antropizzazione, G1 = formazione del suolo negli ecotopi
sempre dovuto alla suddette complementarieta, e !'aumento del contrasto fra ecotessuti.
82 = crascita della vegetazione arborea
[livello 2)
G2 = formazione dell'humus
83 =crascita del micro-biota della lettiera [livello 3)
G3 = trasporto dei micro-granuli del suolo
3.8 ALTERAZIONI E PATO LOGIA Se J_',~u.ilibri2.~~9-~orfologico ~erosione-sedimentazione) viene alterato, ad esempio G3
esaltato e connesso a B2, noteremo una carenza di incorporazione al livello 3 e quindi la
produzione di un disturbo «fuori scala», che puo diventare una drasticaQ~rturbazione.
3.8.1 Degradazione del paesaggio Ricordiamo che in casi come questi, ma anche assai piu complessi e coinvolgenti molte
strutture del paesaggio,JIJLdi§!1=1!.~ fü(),r:~c;,ala an-iy_a..l.l.I9!.lpCre l'organizzazione del s,istema_
Fra i concetti-base per una ecología piu integrata (1,4) abbiamo gia esposto in sintesi .c\i ecosistemi, e le frequenze lente, legate ad alti gradi di o]f<lnízzay(Jn<Cscilln¡:iafum>. Le
(concetto 4) cosa si possa intendere per alterazione e degrado di un ecosistema. In gran parte conipoúenlicreI"l.isteinamiz!alloaoperare nelmodo piu rapido possibile. Unª· volta che i
- mutatis mutandis - cío e vero anche a livello di paesaggio. vincoli di scala superiore
~~~---·- ------------
sono stati persi,
____ ,,__
l'organizzazione-------
gerarchica si disfa.
--- --- -... .

126 127
DINAMICA DEL PAESAGG/O ALTERAZ/ONI E PATOLOGIA

SOTTOSISTEMI PAESISTICI
0IDIJ
INTRALPINO CONTINENTALE
bSS'S.1
PRE ALPINO MERIDIONALE Regione Lombardia
~ PLANIZIALE PADANO
IZZZJ
APPENNINICO SETTENTRIONALE 11
~ PEDEMONT ANO URBANIZZA TO 10
~ METROPOLITANO 9x10 6 ABIT ANTI
9
8 8.35 ha X 10 6 ARATORIO
.. ....
7
.. .. ..
..... ...
6
5
~ 4 .··"
MARE

'"""'" \ 3
2 nn m
2.32 ha X 10 6 EOIFltA TO
1 2.05 Mcal ni2 éfl BTC
O. O--'r----i--+----~--1-------'*-_¡,._,¡
'880 '900 '911 '928 '951 '968 ·975 '980 annt

&Z_~yentl!~~e rip~~s-~~!~ riorg.a¡-¡i~za.zi()!1~delpm~saggio, se riesce ad avve,11ke pe,r gircostanze


Stato generale del
territorio milanese
e~tf~~~~:-:_c::evo1i (fra cui l' eventuale interven to antropi~o) porta sofifamente il sistema a uno
al 1971 s~<lt() diverso_c:Iªlpreced(:!¡-¡t~.

3.8.2 Alterazioni flsiologiche indotte

Abbiamo visto che il relativo isolamento dei Iivelli gerarchici, che permette interazioni
dirette in un intervallo di scale di solito relativamente ristretto, puo modificarsi a causa di
perturbazioni «fuori scala». In questi casi, si possono manifestare come significative delle
interazioni anomale, che collegano scale di dettaglio con scale anche assai ampie.
Questo fenomeno edi particolare interesse perlo studio del paesaggio non solo per quanto
detto nel precedente paragrafo (Tab. 3.3), ma anche percl)~j~1:'!~i().!1! anomale possono
~arsi ~-onseg:y.enze a livello fisiologico in alcuni gruppi di. organismi. - -----··-~
Fig. 3.22. Studio delle principali trasformazionidei paesaggi lombardi piu legati alla conurba-
zione di Milano. (a) a scala sintetiGa,(6) a seala irítefrlledia,"(c)quantffiCaronedeicmnbtam-ellti:
Purron keautele dov~te alle.éfffficüft~ctéfle·Í:icéi·che; enoto che vífono si cure relazioni
Sinoff'¡1 quasi costanle valore della biopotenzialila territoriale (Cfr. par. 4.6), segno di avvenuta
fra i fenomeni di inquinamento dei paesaggi urbani e suburbani e !'aumento dei tumori maligni
incorporazione delle trasformazioni a scala maggiore. (Biava e Audisio, 1992\filY.er~.Luoti.onc.oillgi.hífil.no da mm.khe agnQ.ªf[egm1_tQ.cbele..i11ªlattie
Jumorali sono in buona parte classificabili come..,,_,~,-,,u~uM'~-~-
----~----_,,_,,~--~-~'~>->•-.~,-~re" r-'"'""'--·---,,,-,__,.,~..,, -·-~-
r - '''
sindromi
'''~~
ambientali
O

128 129
DINAMICA DEL PAESAGG/O ALTERAZIONI E PATOLOGIA

Ad esempio, differenze significative dell'incidenza di cancro polmonare sono rilevabili fra


paesaggi urbani e paesaggi rurali, anche se oggi tali differenze tendono a diminuire: da valori (A) 3 mois (O) 15 mols (C) 24 mols

di 2-3 volte maggiori a valori pari a circa 1,8-1,5 negli ultimi 20 anni negli Stati Uniti. Tale
diminuzione pero e pressoché parallela all' at1111ent() diJnquiimntip._ell~ªgricoltura e alla
progressiva trasformazione dei paesaggi agricoÍo-r~rali in pª~saggi agrico!()~!~~nologÍc(co~e
vedremo nel prossimo paragrafo ne! caso della padania. . --~---
11
Ma .il degrado dei paesaggi e degli e¡:;otessut_i puo avere conseguenze anche piü sottili e in
un certo senso pÍU pericolose di quanto si possa riscontrare nel caso degli inquinamenti.
Vorremmo almeno evidenziare le conseguenze etologiche, .nervose. e ormonali, quindi
comportamentali e fisiologich~, che un paesaggio d;gradato puo indurre s~-Qr~.ii!iiL~nshe
~Jlll1llili(oltre che animali o vegetali). 111
Data la delicatezza e la complessita dell' argomento ci dovremo limitare a brevi cenni sui
fattori nervosi: e nolo che disadattamenti sociali, turbe psichiche, aumento dell'aggressivita e
diminuzione della sensibilita in vari campi culturali sono evidenti nelle periferie urbane delle
metropoli piu grandi in tutto il mondo. Pur se difficile da provare, e indubbio che l'ipotesi
dell'influenza ambientale in senso di degrado ecologico e piü che sostenibile.
Deve comunque farci riflettere, aquesto proposito, la conoscenza di alcune particolarita IV

fisiologiche del sistema nervoso dei mammiferi.


Come ha da tempo mostrato Bovet ( 1969), ª-.nc:h~funzioni eleyate dQI comp91:tamen~o so no
.f..ontrollate geneticamente, come ne! caso dell'attitudine all'apprendin;:ento, e tali funzloril
V
possono essere influenzabili dall'ambiente. Questo fenomeno e assai piu difficile da provare
per quanto riguarda l'uomo, anche se puo sembrare verosimile in linea di principio (Changeux,
1970).
D' altra parte sappiamo che in tutti gli animali superiori lo sviluppo del cervello dal
momento della nascita e notevole: circa 2,9 volte per l'uomo, 5,8 volte nel ratto, solo 0,6 volte VI
nella cavia. In particolare anche nei bambini e stato dimostrato fin dall'inizio del secolo (Fig.
3.23) che l' accrescimento del numero delle arborizzazioni dei neuroni piramidali e delle loro
spine dendritiche nel cortex e notevole e si prolunga fin' oltre il secondo anno. Ció corrisponde
a un periodo di eccezionale plaslicita delle strutture cerebrali.
Questa osservazione e assai rilevante, dato che !'ambiente risulta necessario allo svolgi- Fig. 3.23. Diverse fasi di maturazione del cortex cerebrale del bambino. Si noti l'accrescimento
mento del programma di sviluppo delle capacita cerebrali anche dell'uomo. !:,a proprieta_cli_ delle arborizzazioni dei neuroni piramidali e delle loro spine dendritiche (da Ramon y Caja!,
1908). .
possedere alla nascita certe strutture cerebrali non determinate, che vengono specificate in
~uiicíín rap¡)61:to all'an1bíente sono state messe in evidenza anche da Kon1-:-ad Loreni(1%9).
~--Esistono quindi delle basi fisiologiche (estese anche a funzioni endocrifie)y~-ie quali il 3.8.3 Patologia dei paesaggi
s;I~grado del!' ambiente puo essere fon te di patologie anche serie, con conseguenze comporta-
mentali a retroazione positiva, tali cioe da peggiorare la situazione per le generazioni future. E certamente di fondamentale importanza evidenziare i legami fra alterazione del paesag-
Infatti una eventuale caduta di sensibili_tª_¡:>er il buono stato dell' ambiente da parte di chi gio e fisiologia, in quanto si <leve comprendere come !LQn...sla_l'llf!'c;ie11!~ int¡;rvenir¡;peruna
ci vive no~ 1 pÚ6-cF~~are iT<l~iado del_p;e~igi~,; Pub-~~ntribUii:e al «congelamento ,.llliglim:e_qg_ªJi@ a1:i;i!i~entale s?lº nei casi di inquim1ment9,r11a e necessario intervenire in ogñl-
evolutivo». ~ºrQ_il}t: <lL<!~,gi:~c!o ecoTcíg;lco: · ·~ .. · -·· -·· . . - ·

130 131
DINAMICA DEL PAESAGGIO ALTERAZIONE DEL SISTEMA PAESIST!CO PADANO

In questo caso vale la pena sottolineare come anche i,ma indagine perc~9-Sg . sistema paesaggistico assai significativo a tale proposito. Si tratta di quello padano, che e il
.contJ:ibujre al rilevarnento dei sintorni dülegr<tcio cii l1n plÍesaggiS} (Cfi::paf. 4.2). piU vasto (14% della superficie nazionale), il piU abitato (29% della popolazione italiana), e
Le influenze del degrado dei paesaggi sugli organisrni, non deve far dimenticare il centro sicurarnente uno dei piu compromcssi.
del problema: la necessita di occuparsi dello studio diagnostico delle patologie dei paesaggi I1 sistema paesaggistico planiziale padano presenta svariati sintomi di alterazione. Qual-
stessi. siasi analisi di ecología del paesaggio, anche la piu generale, pone in evidenza che i paesaggi
Si ricorda che lo studio della patología dei sistemi biologici, a qualsiasi livello di cornples- ~tm:~~~-~~1~1i;1attmtli_djgi;esto.sisJe1na-!e1~:itgJial_e so no tropp9 P9E~}:_ S()l}Q S_()\Tente in stat,o
sita e di scala, si rifa a una metodología comune di tipo diagnostico. Cio vale anche per le di degrado, o al limite_ della sussistenza, e non soño· distribuiti come sarebbe necessai·iÓ
alterazioni dei paesaggi: ~ell' ééoincrsáfco, ~~~~ndo iñ prevalenza liÍnitati ai corridoi fluviali. /Laframmentazione
- - -- ----- -------
do¡nina
-- ---
S-Qlll!Jngllesulla eterogeneita. La superficie degli ecotessuti ad alta naturalita non arriva al 1Oo/o
1) Rilevaménto dei ~ni; dei rispettivi terrltori. ·
2) Identificazione delle cause; La vegetazione presenta in media bassa ~~!,tafloristica (200 specie per quadrante), solo
poco di piu nel sottosistema lagunare. L'invasione di ¡¡ssociilz;!()ni~~!i§le ein certe aree
3) Reazioni agli stirnoli
,_. ___
~
patogeni;
-N-
·--,,,_,~--·- -~~
difficilrnente arginabile. E noto come formazioni di Robinia (&binia pseudoacacia) e Pruno
4) Rischi dUn_v~I1:1zione ulteriore; americano (Prunus serafina), o Ailanto (Ailanthus altissima) e Sambuco (il nostrQ Sambucus
nigra) riescano in vari casi a prevalere sulle associazioni in stato non ottirnale, o troppo isolate
5) Scelta di jndirizziterapeutid; in una matrice antropizzata.
6) ConJrol_lo deglj i_11terventi.
Non e ancora disponibile una classificazione delle ,Wll11'SllllidLalte.Iª-~ill1_i__e_e_c!_eg!]_d0--dei La situazione non eaffatto migliore per i-p_aesa_ggU!gricoli.e.IJJJali. Dalla contra;áone delle
E~-ª~ISJ.• ma senza dubbio eauspicabile una sua elaborazione, in modo non dissimile da quanto
~e_agrico!~ non sono irnmunj gli ecotessuti di pia~; -1,5%-\íegli ul-ti~i g-~~ni -il1'
si efatto nella patología medica, agraria, veterinaria. Lo studio delle patologie di questo Ji vello Lornbardia, ma-:.·5~so/o-nelláb~·garnaséa E questo-dopo irg1'ande calo degli anni Settanta, che
di organizzazionc biologica e di enorme importanza applicativa, come si potra facilmente vedeva ad esernpio il Veneto (56,5% pianura) ridurre i §.eJninativi da! 48,2 al 32,4% (1968-
irnmaginare. 1987) con aumento degli inc2Jtidal 4,3 al 16%, me1JtLeJapopolazionecreJ>c_e.lla.di circaiL7%~
1 maggiori tipi di patologie sono associate a: La gJ_minuzione delle sp~¡_;i~ c;oJtjyªte-;- quin di !' .'_!JJil!~lltQ_ .c:!eJlj!_mo.11Qcultu1:a, t1:~~a- la sua
- Alteg1úone strutturale degli ecotessuti (o di loro parti significative); maggiore es'tíi:essfone'in ·pmnura padana. Mol ti ecosistemi agricoli hanno su bito una denatu-
- },\lterazioni fu_nziona~i (proprie o indotte); razione assai forte, come le risaie. Gli apparati paesistici sono insufficienti. Inoltre la struttura
- Sindrorni da trasforrnazioneirnpro_prja o squilibrata; degli ecotessuti agricoli si sta modificando velocemente verso una rnaggiore aggregazione
- Degrado _da !qquinarnento (origini e intensita varie); delle colture e una distruzione dei filari e delle siepi e delle macchie boscate. Ne! territorio del
- Alterazioni per <,listurbi catastrofic._i. parmense (Colorno e Torrile) il ~_eminativo arboratCJ_ (con filari e siepi) e sceso da! 62,3% al
2,6% ne! periodo 1935-1985, mentre ¡¡ratorio_e_práti passavano dal 27,1 % al 79%.
., 1 paesaggi urbani e suburbani si sono troppa"' ingranditi, soprattutto attorno alle aree
metropo ltane rnagg10n. egli ultimi venti annIIaSilpeii-íCie urbanizzata e aumentata in
Lombardia di circa il 70%, mentre la popolazione solo del 6,7%. J_l.Dro.ecotes_suti.sono spes.sg
~!,brnJi, perché manca una chiara differenziazione degli ecotopi cornponenti. Anche gÜ
3.9 ALTERAZIONE DEL SISTEMA PAESISTICO PADANO ~~§Uti sem~_t11i:~i' confünzi~m:_gtettiva e regolatrice per un intero paesaggio antropico,
sono .in~ñaiziol!i _12récari<:<. Come ad ~p101L1'iii:f9 ..dLM21l?,:ll,Ja cui bi.QI>o~~i-ªJjtlt_
3.9.1 Rilevamento dei sintomi ~iJüJiale~(Cü:...Pl1_1__':_4_.~) ~ §c;es_ci,guasi _al li vello_ medio r~g!m:mh~,l!mit¡¡11_c:!_0Já"su~-influenza­
-·ªlle..e2!~~1:ee adiacenti. La Btc rnedfa éielierdtorio iñonzese (8000 ha) eoggi di Ü.5 M:~ailin-2/a, ·
Aquesto punto non si potra fare a meno di esporre, sia pure in estrema sintesi, un esempio rnalgrado Ía.p17éseñzadel Parco, essendo la Btc regionale di 1,95, e quella dei paesaggi agricoli
di ana.Ji~i c,l~lle alterazioni in un paesagg_io. Lo si fara prendendo come riferirnento pratico un lombardi di 1,60.

132 133
DINAMICA DEL PAESAGGJO ALTERAZJONE DEL SISTEMA PAESISTJCO PADANO

Noteremo inoltre, una progressiva perdita di congruenza fn:1lª stn1t.tura deg}i ecotessuti e ma ali' espansion~~ª: E~s_<1}~-~~f<!:filQJ..Lll~~!:!JA.nizz~ziQne, con emigrazione
- ·- ----
~~li interni e limitrofi, oltre che immigrazione estema. L'inclustrializz,a_zione
"'<---~-~_.--."'----------- --~-""'~-- ------------~-
scala. Cio significa che a nessuna scala si riesce a riconoscere lacongruenza di
~ein.e_gi_~cotQRLcon la struttma,geQm9IfQl<.Jgic:;s.i, quella vegetazionale, q~cl~~ ?~<!.~-~~~·~- hª _prodotto i. <la111~mªggL9~i, con una tremenda sempl1fica:Zi~ne dei mosaici
rnatica, quella antropica. Tale congruenza si e persa (o si sta perdendo ), quindi non si mantiene ecolog1c1.
alcun rnodello integrativo coevoluto in un certo territorio. I proble,111i di gestion~cleIJ~rritorio sono cresciuti e non hanno trovato soluzioni adeguate.
A quanto sopra e di solito associata una perdita di eterogeneita degli ecotessuti, data la I W:~~fu!".aQd~séi!a, contr~iÍ~!ldalle c:;gndizioni ciels.uoJo.nella padania, come i processi
diminuzione di informazioni (aumento entropico) dovuto al fenomeno descritto. Cio e misu- di r¡:iecl!i:t eyicc.Q]~ ~c;_¡¡la, controllaü ci¡:¡gli ~C::9:~is!~_111i.l.8~'1li, l' ins_ieme. delle condizioni clei
rabile con indici ecologici opportuni. Ad esempio ne! territorio di Colorno e Torrile (Parma), sisternL
....._~
di ecosistemi di importarizá cruciaJeper un sistema paesistico C()§I antropizzato,/-........-~'::::.
~-- --~~~~--- -- ,_
non
l'eterogeneita dell'ecotessuto e passata da D = 1,70 (1808) a D = 1,91 (1989). Essendo D la sonost11.ti_p1:e_si ·. . consiclerazione da parte clei responsabili della pianificazione, o non sono
dimensione frattale degli ecotopi presenti, si puo valutare l'avvicinamento al valore 2,0 che státi consideratl111 modo seientific9. .. . . ...... .
corrisponde ali' omogeneita (Cfr. par. 4.5). Se a tale misura, variabile di stato di una configu-
razione strutturale, si incrocia una variabile di stato di quella funzionale, si puo quantificare
quanto osservato in modo piu compiuto. 3.9.3 Reazioni agli stimoli patogeni
Si nota in genere una decisa perdita di connettivita, sia fra gli elementi del paesaggio, sia
fra paesaggi di sistemi vicini (e complementari). Diminuisce quindi la porosita dei confini fra Malgraclo la serieta dei sintomi riportati in precedenza, si deve notare che permangono
tali elementi. Si osserva una diminuzione dei movimenti di specie aniniali e vegetali negli ancora possibilita di ij¡iresa per il risanamento di questo sistema paesaggistico. Le trasforma-
ecotessuti, data la distruzione dei corridoi agricoli (siepi, filari, alberate di ripa dei canali). Lo zioni cfei paesaggi son~ st~~se;z~¡··dlíbbl~ p~santi, eppure una analisi di tali cambiamenti a
stesso si nota tra paesaggi di sistemi complementari, soprattutto fra quelli della pianura bassa livello regionale perle tre regioni piu legate alla padania (Lombardia, Veneto ed Emilia) mostra
e quelli delle Prealpi, dovela diminuzione di movimento vale anche perle popolazioni umane. un insospettato mantenimento del livello generale di metastabilita (Tab. 3.4) dall'inizio del
Si puo constatare una diminuzione della capacita di incorporazione dei disturbi (cioe di secolo a oggi (Cfr. Fig. 3.21).
assorbimento degli effetti di perturbazione, talora in senso costruttivo) da parte clei paesaggi f 1 2
planiziali, per pcrdita di complementarita fra ecotopi con differente strategia di slabilila e per Tab. 3.4. Variazioni di biopotenzialita territoriale media regionale( [Mcal/m /anno].
grande clislocazione delle risorse.
Regione 1911 1928 1951 1968 1987

Lombardia 1,90 1,89 2,03 2,01 2,00


3.9.2 ldentificazione delle cause
Ve neto 1,81 1,83 1,91 1,94 1,82

Le c~~l.§.e 11aturali di alterazion.e clei paesaggi sono piuttosto limitate, ma non assenti. La Emilia R. 1,91 i,94 1,87 1,86 1,82
si~micit~ e in generebassa o molto bassa, tranne qualche fascia marginale (ai piedi dell' Ap-
pennino emiliano-romagnolo o clelle Prealpi friulane). Maggiori le alterazioni dovute ad Cio e dovuto alla capacita di incorporazione clei "clisturbi al livello superiore di scala, dove
alluvione, specialmente nelle aree della bassa con alvei pensili e nelle aree lagunari. Piu i sistemi paesistici limitrofi, prealpino e appenninico, interagiscono con processi di cemigra-
frequenti, ma meno dannosi, i clisturbi clovuti ai. t(3Jnporali o al gel o. In parte naturali sono da zione locale, abbandono dei coltivi, ma anche con evidente ricrescita clei boschi.
considerare pure i clisturbi dovuti alla §Qyrapopolaifoí1e, per immigrazione da te~-_ritori anche ~he~-Scalainferiore si puo notare che la vegetazion~ p~tenziale non e clovunque del
loptani meno ricchi di risorse. ' - · ~--~-~- ". tutto inibita. Diversi casi ed esperienze mostrano (Cfr. par. 5.6) che nei corricloi o macchie
k~. alterazioni principal( dei paesaggi sono pero di origine antrqpic<l.. I disturbi di questo I1<-Siduali c'e ancora un rinnovamento delle specie tipiche del Querco-Ca1pi11etwn, con ontani
tipo s52!1Q_c:.01~ml!_que legatialregimedeLdisturbi naturali, nel senso che sia le attivila umane e Salici nelle aree umide. Persino nei casr el( sViluppo·dr)?obinia pseudoacacia e Prunus
9-i l.Jlantenimento sic~ quelle_té"cgojogicI1e_sono da rapp01:tare ~lle perturbazio~i. regIOnafi~ serafina, si puo notare una ricrescita della vegetazione potenziale, a patto che siano rimaste,
Le conseguenze maggiori dei disturbi antropici stÍl l)aesaggio sono dovute nurrtarrt<Y alla in qualche filare o siepe, delle farnie, dei frassini, o degli ontani. Come risulta in molte aree
industrializzazione, qui iniziata quasi un secolo prima che negli altri sislemi paesisdcíTtaIIañi~-" abbandonate, le Robinie si comporterebbero solo come vegetazione pioniera.

134 135
DINAMICA DEL PAESAGGJO

3.9.4 Rischi di involuzione ulteriore 4 ANALISI E DIAGNOSI


Procedendo da! generale al particolare, e necessario chiedersi per quanto tempo ancora i
sistemi paesistici circostanti (prealpi e appennini) siano in grado di incorporare ulteriori
alterazioni. Una risposta precisa e quanto mai difficile da formulare. Si puo notare tuttavia, dai
dati della Tab. 3.4, che la li11ea di re!!,ressione relativa .alle vari~kmi di metastabilita della
regione Emilia ha leggera p~nd;;ñza-négativa, mentr~ l~-J¡;~~·¿¡¡ regrns;i~~e-cai<;;Iateper le
altre due regioni sono pressoché orizzontali. Con le tendenze. at.tuali si impiegherebbero circa
.10~~º-~nni. p~r.ar1:Q:~~:-~- valori. di B5c m~uo1Tscii1a~ M~-potrébber~gere
c6inplicazioni imprevedibifí,qu~11anfrischi~~i degrado afs'!sfema·a..eyfi\Zere un coeffici~Dle
' .1di sicúrezza rton súpedofe a O;). Cio sigñítlca cfie-eiiiiQJ0-40añríisi de ve ave?coñcretamente 4.1 L' ANALISI DEL PAESAGGIO
,_,,,_,._, '~'~' '''~'' '' ',, ,, '' ',~-'"-----~--
,,,,;'\., -"·--·--·--·--~-...""'- -~·~- ''""'"~·-"'~' .~
, pftrontato la situazione conlrí5er~t;:n!~ªEEropr~a!i?_~o_!!?!L5.~!1!I:2lloAelJ' efQ!Sfgiª~!?E}i~ª.t'k
Dato che la scala temporale per gli lnterventi esecutivi di risanamento paesistico e
dell' ordine di grandezza di 10-20 anni come mínimo, i tempi per affrontare la situazione si
4.1.1 Diversi approcci
dimezzano ulteriormente.
Si osserva pero che a l''M'~M-,,,
scala intermedia o inferiore i '~~-__..--"'-,
_,,,,,,,~,--,,,-~~·~,~"'"'-~
rischi di ulteriore involuzione del
.~=-="'"=~~M,.:_;;;;;:,,,,,¿,
,, ' M "'
Veniamo cosl a parlare, sempre in modo mol to sintetico¡ c:]eglLstrumentiJ2i1Lutilizzati per
__degradopaei;a..egisticoj>QSJ>J:lno-ésserfªiversi. Non si puo-ííifatti omettere mñotare il compor-
.l'.IDIB.lisi dei ¡:i_aesaggi.
tamento non lirieáredelle p~Í:tl:1r6ilz:ionrantropiche in rapporto alla scala: !'influenza umana
sembra essere molto alta a micro-scala, piu bassa a media-scala, abbastanza alta a macro-scala,
N;terélno~-Innañzi tutto, che le misure dei modelli spaziali ( «spatial patterns») sono in
prevalenza derivate da indici gia noti in ecología, ma applicati, con le adatte modalita, ai
talvolta alta a mega-scala.,Laragione principale di ciü sta probabilmente ne! ruolo dell'uomo
paesaggi. Si utilizzano ad esempio gli indici di_dh'.S!I§.ita (H), dmninanza (D), <;.Q!lL~i9 (C),
nella evoluzione naturale dei paesaggi.
Certo e che la lcndenza all )ndm1tdªlizzazione da parte del!' agricoltura continua di fatto, .tiff~~~uluIL~~cie~l:___ .. --· .... ___ .~--~~-·-- _------·- ...
come pure 1;,e.s¡:mn~ion_e d~Lpaesªggi ~r.i;ini?,:z¡¡ti, prop1:ió é(;1;-~fiaf;;i;i'~cre-di trasformazioni a
r "E pero necessario cercare e utilizzare altri indicie metodi di ªlll!li.siad-hoc, tenendo presente
micro-scala, con ben pochi control!í. Per queste ragioni, nei rischi in oggetto e seriamente 1che!' obiettivo principale ne!l.:CCOlo.gi<1ciel paesaggio rimane li!.ricerca deilegami fras!ruttQra
compresa la~~·~7~•~"·~.
lentezza ne! .tinnoym11.ento dei metodi dLgestione dell' ambiente che devono \ e funzioni, in particolare f~_i~~-~2J.lf..ÜrnE(l~Í.QI1~. .§P.JlÚQ~t~IDporale sui.. pr9cessi che
~~P''' > ' ·~,,,.~'"'/%~-·~"'"-~''-'""~'~m'-=r::t" ,,,,,•'"'"P'•-~~·--··~~~
, , , ' ' •''' .,, '

K()Sed_e!·e a scala d1 paesagg10, 111 senso sisterríicó e guid<iti 9a .QQgnizi211l.sf!~]füi~he.


'' ''' ' ,,,,c>' / ' ' 0'n ,'
J----......_
avvengQn()
~ ____________ 11~i.P.ªesaggie.suUaJoro fqrmazions.

Come vedremo (par. 4.7), il ~onoscir11eJ1to di sogli.e q:itkhe.c,lj lli1sformazione dei


~a~s~gi. (soglie di metastabilita deg1recotessuti) puo essere effettuato a livello di sistema Blandin (1986) ha bene messo in rilievo la suddetta necessita, in un capitolo «Indicateurs
paesistico, e essere u~lizzato peri! ~.<?!~lr()ll()clei..cam:bia!J}.eI1ti.11~ipaesaggl. Dato che a biologiques et bioévaluation a l'échelle des écocomplexes», dove oltre agli inclici scientifici
()gni soglia son o associabili ünoo
Pfi'tjndic~ .ec()JQgici, possil¿ile ~are i rischi di e. citava anch~_el!!J2irico-~oggettivi. Riteniamo importante evidenziare questo fatto, perché
. superamento di dette soglie critiche. se le stime ambientali sui Sfsteffii di' ecosistemi sono fatte con me.todo e con prucienza, esse
possono diventare preziose per la diagnosi, nei casi in cui (e sono purtroppo frequenti) non
~~~ ~i~ponibili dati P!§cisi ltmgo .u11.arco.Cfíte1ll110.sufficiente a comprendere le trasforma:
z;.iqni.e)l.c(.}ffipg1tarne11tq cieJ paesªggiohi esame.
f Gli approcci fondaifentali per integrare le diverse scale spaziali e temporali sono tre:
(~~.?mma'.ín?ici, mode~li.¡}'~~di~i~n~ e solitamente non utilizzabi.le, per ra~ioni siste.miche (i.
e. propneta emergentt). Gh md1c1 s1 possono usare, a patto che siano ª1JJ2hcabili a p1u scale e
che sappianodescrivere opportunamente l~ yariabili parametriche. e di stato dei sistemi di
ecosistemi..J modelli vanno bene sia per cI.escrivere i fenomeni.che per integrarli nelle scale
spazio-temporali e compiere previsioni.

136 137
ANAL/SI E DIAGNOSI RILIEVO DEL PAESAGGIO

In particolare e utile sviluppare 1~i_c'.~~~olla~~ i~~~i~ in 4.2 RILIEVO DEL PAESAGGIO


esame_~~~He gruppiJ!iv¡¡riabilLc!isi<lto e parametri~he ~ ~eri-¡1~tter~pr~;_i~j~ni ~ul!'~Y~ºJ~­
zione dello stesso. Cio puo essere fatto in rapporto a soghe cntlche, ad esemp10 d1 melastab1hta,
ea eventualmente a campi complementari di habitat umani e naturali. Per questo enecessario 4.)d ·Controllo delle fisionomia
mettere a punto indici appositi, come quello diJ~ü2¡;mteJJ~i!lli!ate1:ritoriale, o Btc, riferito al
degli ecosistemi, come -vedremo. E~J2Ul~11>1LaL
//
/
concetto di capacit}l
- -------
latente di ..omeostasi
- ~----'"'""-- ---
..---- ·--------------------~
promettente l'uso di indicie diplodel.libasati sui frattali (Mandelbrot, 1975, 1987). Il rilievo del paesaggio richiede un insieme complesso di operazioni, supportate da adatta
~Dafüéhe i paúerns paesistici sono talvólta fortemente dipendenli dalla scala, soprattutto in / cartografía e da fotografíe aeree, sia a ..c:olorL11º1:111ªli che di tipo multispetlrale o almeno
domini non antropici, dobbiamo aggirare questa difficolta cercando di derivarne le dimensioni
aff'lñfra~no; Nüileñtreremo qui nel dettaglio di tali operazioni, né nella problematica
d'uso, dato che esistono materie apposite di tipo tecnico (e_:..Rl()~()l~-~:PEe!¡¡:z:ioDetcapaci di
frattali (Wiens, Milne, 1989). Infatti, essendo lali.,9.lm~2.1~()!1(0!.lg_()lal~j!!~..Q<~
istruire su tale campo. Ci limiteremo quindi a trallare i due argomenti piu legati al rilievo del
~~; es~~~~g@!1.()~ª~.()1112I~8-~ita_~s.Lmocle}li.cl!fil.li~l1JiYi: Quesla strad~ puo essere utilizza~a
paesaggio dal punto di vista della fisionmni.a.e<:!ell.a distribuzione degli .elemenli.
pure per individuare i domini di scala legati a un certo fenomeno: ~E.~1~;z:andoJ<tgf.Q!!l.~~
\\ L' ana. li.si de. lla fisionomía dei ¡~~;;ggi (o loro parti)~i b<~~; p1:~:y¡¡¡e;;te.;;JerÍt~· s~cliscipline
frattale¿u un «range» di scale si determina in quali pun~i)e dime11si()1:iLg~~tg1JLc;!:11~~!1Q,.., ···
~ ·-----~-~-~'"'~---~--"-----~-----------~,---,,,-- ---~--- esletico-percettive, ivi compreso il disegno dal vero, supportate pero dalle conoscenze speci-
1Téhe~on-irp;sliivismo logico eil_razionalisl11o critico, il mondoscientifico ha guardato con
molta 4iJfidenza, talvolta conscherno, aitentativi di affiªncare.a.i .me.todi scientlriCi tradizionali
¡;¡.;¿e~~i p~1:cettivl di tipo g;raficoJ2igi_n~~-b~~c~;1 ·Ü c~mbia;;;~;1to deLpmadigma cultural~
4.1.2 Analisi aggiuntive ~jintª·~Y:~1·~,c?_U!!ii"Iot~grazione di tutte le capacita conosciti\le, queste operazioni hanno ripreso
la l_~~E_i~1~a clignita. · ·· ·
Vogliamo qui solo accennare a due campi di analisi che non saranno compresi ne] presente Aquesto!)roposito, si vuole sottolineare il giusto richiamo di_~2111:~~dLoi:.enz (1978).al modo
s!iJJ.i:CJSedere di un pittore, per chi voglia compiere ricerche nel carnpo della biologiiL Tale richiamo ' :
lavoro, in quanto necessitano di approfondimenti molto specifici: si tratta ~ell'utilizz.ª-z.ÍQll.~
e ben pib di un pai:agorie, qualora si pensi che pon eimportante solo per ¡¡ metodo, ma anche per e
degli elab.oratori.~:QJJj~ d~E()_<i.~Lcl!~egnQJ~.atoallep~1~c~z.iQ11.L\li§.l!ª-l1.
~().s\lilt1pp9 clella sensibilita alle. clifferenze di valorefra processi non razionali.
j2Lgra.¿~cl.~_ln~ress~-~)~us? cl.i_111etQ.~basati sull' ana~_i_ SEaziaje informatica, ad esempi~
di tipo GIS (Geographic Information Systen1JJlQISSta avendo un buon successo, perche
E: noto da tempo che una delle funzioni pii:t importanti della ~.z:iº-~-d_elle forme.» e '
quella di permetterci di distinguere cio che e sano dacio che e malato. II che e inclispensabile
permette di manipulare grandi numeri di dati spaz.iali eJorn.mlare nu9.YJ:ÜJlOtesi sugli «spatial
~u;~~>;froccolini, 1991)~ / -~ ·- ·---~--~- soprattutto peri medici, gli studiosi e gli allevatori di animali, e per gli ecologi del paesaggio ..
lndispensabile perché l' «occhio clinico» non potra mai essere sos ti tui to da un' accumulazione
.. L'uso di sislemi informatici assai sofisticati, composti da un elaboratore centrale e diverse
di dati quantitativi, anche se co111pute1:izzati, per la non completa esprimibilita, in senso
subunitá fra cui «scanners» (digitalizzatori) e «plotters» (disegno automatico) necessita Ji:z:im1ñíe,.éü mol te integrazioni di funzi¡;ni proprie cli t1n si.stema biologico. Il contri bu to del
sovente di personale specializzato, che si dedichi a tempo pieno a elaborazioni che, pur di per disegi10 va_guindi persino oltre il controllo della fisionomü1, e infatti lo si dovrebbe considerare
sé facili da eseguire con i nuovi programmi, richiedono comunque molto tempo (digitalizza- <~la11do dldiagnosi ambiental e e di processi applicativi .cl~ll '.eco logia.
zione e controllo delle mappe). ··~sT riporta come esempio (Fig. 4.1) il rilievo della vegetazione di clue transetti (Van de
Non vogliamo infine dimenticare i metodi .d!sJIJQÍO erilievo della fisi()_no!llLadeL:P.aes.aggL Winckel, 1980; Ingegnoli, J982), pernotare la differenza di caratterizzazione della fisionomía
,Sappiamo che essi si basano su discipline grafico-percetÜve[rionescfoso il dísegno f Fra questi di un bosco planiziale (entrambi a dominanti di farnia), in due stagioni diverse.
~etodi ~i sorio éfaborazioni anche molto cc)lnplessedelfá~_mio)Qgia natural e e antro pica, della
....
visibilita assoluta, che devono essere rimandati a discipline particolari.
-- ----·-----···-··~.........,
II disegno deJ.paesaggio, nelle Sl!e varíe tecniche, rimane quindi uno strumento fondamen-
taie.perl~-~tudio c.leicaratteri dei sistemi di ecosistemi.Per tali motivi, fin dal 1946 il Field
In ogni caso, nell'uso di indicie metodi di analisi, si dovranno sempre tenere presentí i ~Co~~Cll di Londra ha introdotto un corso di dÍs'égí10 (e acquarello) nell'insegnamento
riferimenti teorici - che abbiamo tentato di inquadrare in questo scritto - e i principi (e le sfide) deí1'ec0logfa,e11botánico Ruggero Tomaselli ha utilizzato suoi personali di~egrú a mano libera
ad es si connessi. L' avanzare dell' eco logia del pae,;ªggio ric]1iede nuovi n1gfli di pensare, che ~ neüe'pubblicazionisCíeiiiifiche ( 1981 ). Non si elontani dallo spii:ito cli ricercadi Leonardo .da
non siano ristretÍiai concetti e ai metodi delle discipline corr~Íate. . ... - ..... ·--....... , Villci,'di Ciii' si í·icordan~·stra-;rdÍnari disegni di paesaggio (Fig. 1.1).
----
......

138 139
ANAL/SI E DIAGNOSI RILIEVO DEL PAESAGGJO

, AMBITIOI

~
IMPlUVI
lrJCISIOtll r-=\ MOFOWIESI
AflTICHE l11il.::1l1 ATTIVA
C--::J CllAE, WERGEIJZE ~ llOROI, ~ TERAAZZI

~ ~~TE~~/~~1rm VISl\11~ ~ i'~ r~t'sno


1 1
~ ~:~~IR:~~·PfSE

º. .
C-:::J COSTE
~~
CRHJALIE .CONFIGURAZIOlll
- OELIMITAZIO/jj GEO· L=---:1
,· SECotlDARIE MORFOlOGICHE

•111
lifilt!fil Il
lriCLlllAZIO~iE
DEI VERSAi/Ti
PWDHIZA>25'/,
~
At.1BITI
) ~ rom.1AUfülTE
,,_.,._> DEFlfJIBLI
.DISCOIJTlrJUnA
~ tl.ORíOLOGICHE

fTmnPHJOErJZA llMllEDELLE DROCCE


W1W25·i0/,
n
1
CO/fflGURAZIONI
l OOWf/AllTI
SPARSE
00!.\ll!ANTI

CARTA DELLA MORFOLOGIA DI SINTESI


.o PHJOENZA5i.
n:--1 RETICOL I
j_=:nJ
TALWEG

Fl UVIALI
0

~OUllHE
~VISIVE
GRAi/Di

Fig. 4.2. Elaborazione della morfologia di sintesi di un paesaggio (da Romani, 1990). Analoghi
disegni si possono elaborare anche per la semiologia antropica e naturale.

~elterritorio, articolata nei rami principali della .SeIJ1iologia.naturale e


Fig. 4.1. Disegno della fisionomia di due transetti di foresta planiziale a dominante di farnie: (a) jig!l~llaJ!Ll!.I.'9.Pigt,_ecertg¡menteJ:Il1Q§l:!11_nmúo uJil~a1Ja...CQ1!9..§.C..e!1~íl..§..Cle.1.1ti[ic,:Ac!elj)[1esaggi9.
in Alsazia, Van de Winckel (Oldeman, 1990), (b) in Lombardia, lngegnoli. Si notino le tecniche
Anche per guesto ,tipo di studi (Fig. 4.2) si rimanda a ,c;orsL.s12~cifici di raepresentazione e
diverse, malo stesso intento di controllo dello stato della vegetazione.
_[lnali_sipercettiva. E possibile anche compiere le operazioni di disegno seguendo i criteri della
e~gi~-dcl paesaggio.
Ricordiamo pero che j,Jnetodi d~Ldisegno per lo studio fision9111jco, del paesa,ggio Poniamo in evidenza guindi if\¡irlric!J?i~ foE_.rpa~f~i:zione,1 che eJegato alla topologia
),;QIJ1j)fe!J~Ono ang!ier(lpprn¡¡~ntazioni di rilevamenti e C()<:\ificaf:i<:mipei:cettiv~ di tlpo«ctecnico J!!ªí~_!, e che e conosciuto anch~ in biologia (Fig. 4.3).
,_oltre che (ll'-ffsTíco (Romani, 1988). L'osservazione piu importante riguarda I~11zion~Ji:.'1cJlle9.ggetri, che risulta di solito
I graficl~di"rllievo non riguardano solo le mappe, ma anche le sezioni di controllo, proporzio11<1Je,_.<ii cor1fini comuni. La forma stessa di un oggetto, ad esempio una macchia
dettagliabili molto bene nelle scale da 1:500 a 1:5.000 (codificabili per scale piu sintetiche). (~s-tic;), e stlictiabile guañtifiC'ando il rapporto area /perimetro (a/p).

140 141
ANAL/SI E DIAGNOS/ RILIEVO DEL PAESAGGIO

4.2.2 Controllo delle modalita distributive

® A/P=5.0 Nel controllo della ~~12i_Je degli ecotessuti) e di centrale


~ A/P=2.2 importanza il ~~ta, articolato intorno alle due forme ti piche di micro- e
macro-eterogeneita. Quando la struttura di un paesaggio eassai sminuzzata e piccoli elementi
si ripetono per ogni quadrante dell'area in esame, si parla di micro-eterogeneita (e. g. landa
arida). Se invece la struttura e diversa per ogni zona (e. g. montagna) siamo in presenza di
-~~-
macro-eterogeneita. Gli ecotessuti sono sovente compresi nel secondo caso.
,-·----------
/··~~-~

,.:=~~,,~_
L' analisi della eterogeneita si puo fare con il gia menzionato metodo delle linee di
rile~neiltoºffaéClatedo.ve gradiente ambientale appare piú caratteristico. Tali linee vengono
suddivise in segmenti di uguale lunghezza, ognuno dei quali incontra uno o piú elementi del

'~1'6!f~~- paesaggio, che cosl vengono rilevati. Come indicano Forman e Godron ( 1986), il numero di
segmenti in cui vengono divise le linee, quindi la lunghezza di ogni segmento, e arbitrario, e
SVILUPPO il massimo contrasto coincide con lunghezze adatte alla risoluzione della scala •e del tipo di
CONSERVAZlot~E-
eterogeneita della zona. Di solito la dimensione dei segmenti varia da 50 a 250 m, per scale
da l: 10.000 a 1:50.000.
TRASPORTO
~~~d~L9l~leruemLpL~1111!i.m~ll' '!~J:ÜIL1'.~m!1~¿,..I1e]l'.ordin~...dei.
p~·i~cip~ill~J:~~~~ya~~!~ici._~.f~~-1:1ª~(}Jl} ~-n.~~nc:tri~.~.tnelse1~:'º matematico) per ogni line.a
Fig. 4.3. lllustrazione del principio forma-funzione in elementi che fanno parte di sistemi s.'1 nle.Y'.1l11~1!1Q1 C()p'Te]JJ:!ll~ pan al numernde1 suddf!.tt1 el_ementL~Je,colonne pari al numero
biologici, e di cui esiste il corrispettivo anche a livello di paesaggio, come e. g. per l'oasi .de[:~~~-~.12~: Tale rnatrice registra, pe{ógñfseglnenlo (col~mi~) la presenza di tn; elemento'o
disegnata a sinistra. la sua assenza, segnalandoli ad esempio con asterischi (*)e punti (.).
Si
~ -
ottengono cosl degli strumenti
.-······ ·-· . . . - ~· ..... di.. ..controllo
e .
sugli insiemi di elementi
······ . .. .. ·- .. . ..•.
~esaggi, utilizzabili sfa.j)ei: seTezionaré éomprendere i1 tipo di paesaggio o di ecotessuto in
che formano
.
i
Tale rapporto e minimo per sistemi di conservazione delle risorse (e. g. oasi e costruzioni
esame, sia per studiarne le trasformazioni ne! tempo o le previsioni di interventi.
fortificate), e grande per sisterni con grandi scarnbi di risorse (e. g. fogliame), e dendrítico per
Si possono poi eleborare tali matrici anche matematicamente, adoperando ad esempio il
sistemi associati al trasporto (e. g. nervi).
concetto di informazione. L'informazione H ottenuta registrando i segmenti con presenza di
La forma del confine degli elementi del paesaggio e pure interessante. I due casi piú
elementi e nell'ipotesi di mancanza di conoscenze a priori e:
significativi sono quello convesso e quello concavo. Il primo caso e associato a una dinamica
di espansione (o fine di espansione), il secondo a reliquati (o inizio di espansione).
Il legame forn\a/funzione e importante a qualsiasi scala, tanto che la rnancanza di una (Godron, 1966) H = logS
congruenza in tal senso e sintorno di degrado nelle trasformazioni del paesaggio. Puo essere F! (S-F)!
che il rapporlo forma/funzione risulti piU evidente a una data scala, rna cio non deve trarre in
dove: F = frequenza assoluta
errare: e necessario infatti estendere l'indagine a tutti i livelli di pertinenza per verificare che
S = n. segmenti
tale rapporto sia operante.
H = informazione [bit, se Jog2]
Infine si ricorda che il rapporto forma/funzione puo cambiare col cambiamento di scala,
ma alcuni caratteri si mantengono. Per esempio J:!g51.J.ogljé~-~i.91:!..~1:s.@.JlQlL~'-1: 1:1.J~~ma
.dell'albero di quercia, manei passaggi di scala (frasche, rami,chioma) si mantiene Úna Per ogni riga della matrice si puo calcolare l'informazione media: h =H/S. L'eterogeneita
.c:arat.teris ücá~iñ frii1secq·:eh~ co~Ia1naten1atTcaaei'frattaií~ipuo .dimosfrare éostaí1te.eprüb~feñ;ct~ e legata ah: cambiando scala (es: raddoppiando la lunghezza dei segmenti), se tale informa-
,110~1)ontano da quello c!~!le. coste.ln geogratü0: Cfoe o,gni:c!~ttáglici: ;tát[,tlcá~e~te··¡;~;:r~;~;, zione tende all'unita, si e in presenza di macro-eterogeneita, nel caso contrario di micro-ete-
~jgrnne omot.etico al tutto. (Cfr. par. 4.5). .. .. .... ··· -·~·-·~····- rogeneita (Forman e Godron, 1986).

142 143
R!L/EVO DEL PAESAGGIO
ANAL/SI E DIAGNOSI

PERIMETRO DEL
PARCO REALE

PERIMETRO DELLA
AREA DI STUDIO

classl djmensionali delle mauhie

m< o.s lla


~O.S-1 Ha
l'.ZI 1-2 Ha
!:;] ) 2 Ha

DISTRIBUZIONE DELLA GRANA DEL PAESAGGIO ... ltNA

Fig. 4.5. Rilevamento della grana di un paesaggio, in cui si nota una polarizzazione nei confronti
del corso d'acqua: allontanandosi, si allarga la grana (sia quella dovuta ad antropizzazione che
e
quella naturale). Cio dovuto all'ambiente semi-arido dell'agrigentino (lngegnoli, 1991 ).
Su. A - CARTA DEL BRENNA
Cord d'acqua .......... • .... • ....
............................................. • .. •• ....... •••• ....................... • .. La discussione dei dati analizzati da una linea di rilevamento si puo avvalere di alcuni
•.••. ······· .... ·• ......... • ... .
BMro fortc
Bo«X> ceduo ......................................
........... • ...................... • .. ••• •• ..................... . aspetti significativi, messi in evidenza e comparati fra loro sia con P!l'.~Ü!tfileJ'lEl!ici che con
Si<¡¡l e r!Wi
Edífltalo .... •..................................... • ....................................
............................................. •• .. .
Strlode pavimcnt. • ............................. .. ~~.s~rva~~~I1} ragionate. Gli aspetti piu significativi per la determinazione di configurazioni
. ........... • ............ • ............. • ................. •, •, .. • ....... • .....
Stn.de mrr.
Sem. vita.to ··············· .................... ·· ..........................
......... •• ............................... ·····.·······.··········.
••• .............................. .
caratteristiche di elementi del paesaggio, sono:
.................. ····.·········· .... • .........
Arativo &.
Prato umido "'" ............. •.•
Sez. B • CARTA DEL BRENNA a) La ,P_g_sizio~e in,i~ial~cli ogni tipo di elemento.
Coni d'acqua ..........
• .............................................. ·
Boc.co forte ..........................................................
Bo«X> eeduo b) La posizione finale.
Siepi e filari ••.••••,,••.•,,,•,,••••• .. ••.••·····.··· .... • .. • ..... • ....
EdifJC&to ..... • ................................. .
Strade pa.virnent.
Strade .ttecr. ..... • .................... •• ...... ••.•• ............... •• .. c) L' aggregazione.
San. Vita.to
Arativo 1.
Prato um.ido ···············.··········································
........ • ............................................ . d) La ~~gglaritA .º il. p.arallelismo.
Fig. 4.4. Rilevamento degli elementi del paesaggio perlo studio del parco di Monza (lngegnoli, e) 11 legame spaziale di \'.CSclusione/esaltazione.
1987). Le linee segmentate fanno risontro alle tabelle sottostanti, riferite alle carte del Brenna
(1845). f) Punti üferiti .a confini rilevabili otticament~,.~

145
144
(

ANALISI E DIAGNOSI MISURE BIOTICHE TRADIZIONALI

A ti tolo esemplificativo, si riportera una elaborazione eseguita sul gia menzionato territorio Ricchezza relativa: R=--X 100
s
di Monza. Essa comprende due linee parallele, lungo il gradiente ambientale piu caratterizzante dove: s = n. dei differenti tipi di Smax
(Fig. 4.4). habitat presenti,
Oltre all' eterogeneita puo avere interesse valutare il contrasto e la grana di un paesaggio, Smax. =max n. di tipi di
~~>ff?"'°~"""~'w~,,,,,.o'"ww~'j""'~'wwo,_W~""-~%~

~JrfülliL~!L¡¡pp¡¡!ati habitat possibili.


· La grana indica la~.Il~~medi! delle_m~e, e cornunque la dimensione degli
elernenti in gioco. Essa ein rapporto all¡¡. scala consid.erata. La misura della media dei diametri
s
degli elementi del. paes~p;;;rtiin~u;~~:eadT stuclio~Í~~~varfazígne.:~relfil!i.a.cle}le
·'ªirnén.sionljfresénti puo ésseré sufflciente per un conti:ollo (Fig. 4:5).'
' ~-ficontrastQ indicaJl.ti11Qr.~l~~~~e.&Le.leme~1ti del paesaggio, ed e tanto maggiore
Diversita (H):
dove: Pk = percentuale di presenza di un
H=- L. (Pk ) ln (Pk )

quanto piu forti sono lejiff~@Jl~e fra gli elementi e piU strette le ~eme dit~,a]1.Sizi9.11e (e. g. elemento di tipo k nell' ecomosaico,
K= 1
margini) fra un tipo e l'altro. Si puo parlare di basso e alto contrasto, ma spesso e difficile la s =n. dei tipi di elemento osservati.
valutazione.
Ad esempio una foresta tropicale appare da un rilevamento aereo a basso contrasto, invece
a terra si possono individuare diverse aggregazioni. Un alto contrasto viene di solito creato s
dalle popolazioni umane che si insediano in una matrice paesistica omogenea.
La trama degli apparati paesistici forma diversi tipi di disegni in un mosaico di elementi. Dominanza (D):
dove: Hmax = max diversita,
D = Hmax +L. (Pk ) In (Pk )
Diversita degli apparati, continuita e discontinuita, orientamenti, danno modo di distinguere K=l
altri caratteri dei paesaggi e degli ecotessuti in esame. quando i tipi di elementi
compaiono in egua! proporzione.

111 11

4.3 MISURE BIOTICHE TRADIZIONALI


Contagian (C):
dove: q¡j = probabilita dell 'habitat i
e = 2s log s +L. L. q¡j log q¡j

di essere adiacente all'habitat,


s = n. degli habitat osservati.
4.3.1 Indici biotici piii comuni

Gli indici tradizionali, conosciuti e utilizzati nello studio delle popolazioni animali, della Si deve precisare che per habitat si intende elemento paesistico, ecotessuto, paesaggio o
vegetazione, dell'ecologia dell'ecosistema, si possono in parte usare anche nelle analisi di sistema paesistico, a seconda della risoluzione necessaria all'analisi.
ecologia del paesaggio, con opportuni accorgimenti. Non staremo quindi a entrare ne! detta-
glio, ci dovremo limitare agli indici piú importanti.
Distribuzione di Poisson. Viene utilizzata per verificare la distribuzione di piante o animali
di una data specie in un territorio, suddividendo l' area in rettangoli di uguale superficie. In
S =cAz ogni quadrante vengono contati il n. di individui (o di specie), mentre a noi interessa il n. di
Ricchezza di specie:
ecotopi (o tessere) di un certo tipo di elemento paesistico.
quindi: log S = z logA + c
dove: A = area territoriale,
z =pendenza della regressione, k -m
c = costante (tassonomica). P (X=k) = m k~ formula che descrive il tipo di dispersione casuale

146 147
ANAL/SI E DJAGNOS/ MISURE BIOTJCHE TRADIZIONALI

do ve: Gruppi faunistici che determina- Numero totale delle Unita Sistematiche costituenti la comunita (secando ingresso)
no con la loro presenza l'ingres-
so orizzontale in tabella (primo
P = probabilila che X assuma uno specifico valore k ingresso)
01 25 6-10 11-15 16-20 21-25 26-30 31-35 36-...
X= n. di ecotopi
m = np = valore medio di X
Tricotteri Piú di una sola - 5 6 7 8 9 10 11 -
presenti (ed us
Si noti che la varianza di X= m, quindi la media e la varianza di una distribuzione di Poisson inoltre Fam.
Cl).ENiDAE)
hanno lo stesso valore numerico. Quando i dati rilevati si discostano da questa uguaglianza, Una sola US - 4 5 6 7 8 9 10 -
la distribuzione in esame non e casualt;.
Gammaridi Tulle le US - 4 5 6 7 8 9 10 -
presentí assenti

4.3.2 Indicatori biotici per i corpi idrici Asellidi Tutte le US - 3 4 5 6 7 8 9


presentí sopra assenti

Fra gli indicatori biotici tradizionali, non si devono dimenticare anche quelli di tipo EBI '
Oligocheti o Tulle le US 1 2 3 4 5 - - - -
(Extended Biotic Index) (Tab. 7) o BMWP (Biological Monitoring Working Party). Chironomidi sopra assenti
Modificazioni nelle caratteristiche fisiche echimiche di un corso d'acgua'"' superiori alle
c~pacitz!~~eÜSTutiche deÜep-o¡)oTaZíoni d[organlsmi-bentgni~Í,indu~~o l~;cÍifi~~zi~ni nelle Tutti i laxa Possono - o 1 - - - - - -
precedenti esserci
relative coiilunita,-ql.ühcÜ negíi ecosistemi fluviali. La definiz;ionedella quafftilch~EJJ ambiefüí assenti organismi a
di acqua corre11te ~ulla ?~se -cli analisi delle suddette co1pu11ita-Oeve.haii1-§[i>[~yal~1~~i~e~t~- respirazione
ae rea
su unavalutazione dell'effetto di insieme dei c.listurbi. ~,

Nell 'analisi di un paesaggio e necessario sempre rile vare lo stato di funzionalita della rete Legenda:

di corpi idrici, vista la loro delicata funzione paesistica (escretriceY/ --·· ~~ · ' · --- ... ~ : giudizio dubbio, per errore di campionamento, per presenza di organismi di dril! non scartati dal computo, per ambiente
non colonizzato adeguatamente, per tipología non valutabile con l'EBI (es. sorgenti, acque di scioglimento di nevai, acque
ferme, zone deltizie, salmastre).
Tab. 4.1. Tabella per il calcolo del valore dell'EBI (da Ghetti, 1986). ': questi valori di indice vengono raggiunti raramente nelle acque correnti italiane per cui occorre prestare attenzione, sia
nell'evitare la somma di biotipologie (incremento artificioso della ricchezza in taxa), che nel valutare eventuali effetti prodotti
Gruppi faunistici che determina- Numero totale delle Unita Sistematiche costituenti la comunita (secando ingresso)
dall'inquinamento, trattandosi di ambienti con una naturale elevata ricchezza in laxa.
no con la loro presenza l'ingres-
so orizzontale in tabella (primo
ingresso)
01 25 6-10 11-15 16-20 21-25 26-30 31-35 36-...

Plecotteri pre- 1 Piu di una sola - - 8 9 10 11 12 13 14* 4.3.3 Indici vegetazionali


sen ti us

- Un altro settore importante e dato dagli ~li~yegetazione. Ad


Una sola US - 7 8 9 10 11 12 13'
esempio il rapporto terofite/emicriptofite (T/H) per ecotopo, che da la misuradeITefclazioni
4~::!1Qra, lª~ita di specie per are~~l!!1ita!}~ (Pignatti, l 989),J:iig_JJ1~1L(kg/m )JJ:Qdu.-::.,
2
Efemerotteri Piú di una sola - - - 7 8 9 10 11 12
present us zione lorda (kg/m TaññOfTa!VoTfa.nsuÍtanÜUtili anche indici derivati dalle scienze forestali.
(tranne Fam.
BAETIDEA,
'. :r;n;-;;~Üi (1977) aveva sottolineato l' uso dell' indice G. A I. («Green Area Index» di
CAENIDAE)
Una sola US - - 6 7 8 9 10 11 -
Geyer), che esprime il rapporto fra la 1¡upe1:fi.cie. .Y.et:Qe.fQt,()~in_teüz;i~...Eif~_I:ila allasu~1fi_c:je
..disuolo,_____ coperta.
,.-w.c-·~-__,

148 149
ANAL/SI E DIAGNOSJ ALTRE MISURE ECOLOG!CHE

Il GAI globale [m2/nl] di tutte le terre coltivate e paria 4, variando da 1,3 per un campo Per applicare tali indici si deve costruire un gi:_afo capa~~ di porre in evidenza i leg~mi
di mais diserbato, fino a 8-10 se non diserbato, e 5,7 per un prato, fino a 8 se fertilizzato al esistentinella strutturapaesistica in e~ª'"lll~ fra~Qlaffhie, Ccii1Td()i ~i=giill(écotoni) di confine.
massimo. Volendo confrontare tali valori con quelli degli ecosistemi naturali, si ha (Tab. 4.2): íñ evíaeñ:ia-sTdev~1}0 successivamente pon:e i legami possibÜi, da ripristinare o da progettare.
Con ragionamenti piu complessi, che vagliano lo stato del paesaggio in esame anche con altri
Tab. 4.2. Green Area lndex per gli ecosistemi naturali (da Tomaselli, 1977). indicatori, si deve infine stabilire il giusto livello di connettivita.
Ecosistema Clorofilla GAi
Paludi, torbiere 3 7
Foreste tropicali pluviali 3 12
Foreste tropicali decidue
Foreste boreali
2
3
5
12 0.
<?
•°o· ··~
• .
••
.
••¡, ••
Savane tropicali 1,5 4 '! ••. ··~ l
•••. .·.\.·º •
Praterie temperate
Tundre artiche, alpine
1,3
0,5
3,6
2
o
...
Semideserti e deserti 1

4.4 ALTRE MISURE ECOLOGICHE

4.4.1 Connettivita, interazioni

Molti di questi indici sono presi anch'essi da altri preesistenti, ma il loro utilizzo si PJtO-
dire prevalen te nell ~analisi del paesaggio. In ogni caso si e pensatóCfíerenc11rli á ·parte-per
(}üestlü11idici.~üicfle. · • - · · ~- · ·

J!Ic/Jc{.cJico1211ettiviti:. Sono n.S~ari E~r~.-~~l:lcliQ c!elleretLe si possono usare (Fig. 4.6)


per l' analisi dei corridoi ~eltéc91111.essi.oniJra ecotopi,
·· ·L'iriaice gamma (connessione) e dato dal rapporto fra il numero dei legami esistenti (L) e LEGAMI ESISTENTI LEGAMI POSSIBILI
il suo massimo (Lmax) =3 (V- 2), essendo V il numero dei nodi. di macchia di ricucitura
L'indice alfa (circuitazione) e dato dal rapporto fra il numero di circuiti esistenti (L-V+ 1) • • • di corridoio - per superamento barriere
e quello massimo (2V-5).
Fig. 4.6. SiJ:itesi (grafo) della rete di connessione di macchie e corridoi esistenti, con esplicita-
L a= (L-V + 1)
zione dei legami possibili. Comune di Gallarate, area limitrofa al parco del Ticino, 1992
y= 3(V - 2) 2V-5 (lngegnoli).

150 151
ANAL/SI E DIAGNOSJ ALTRE MISURE ECOLOGJCHE

MJJdel/9 .a_grai'.fta. Viene dalla fisica, e si puo usare quando i nodidi unarete o u11a
di~ibuzione di ecotopi presentano differenze nette e si vuole conoscere la loi:o interazione
-rispettü-uii 'area(Flg:-4.7):Gffcfrrntmff Iasegueiite:
.. -K ~
l 13- P¡XPj
do ve: 1 = interazioni fra i nodi i e j,
d2
P =a.rea dell'ecotopo o delle popolazione,
d = distanza.

4.4.2 Trasformazioni

/'.J.~sJJic.o._cl_iE_qJIJ!!!l~if!L!!! ( «Shifting mosaic» ). Si tratta di una piccola matrice (t x el) tempo


per elementi paesistici, che registra i cambiamenti, ad esempio di superficie o d'altri caratteri.
Vengono pero messi in evidema una serie di vett~ri ~he unlscono le celle della matrice (cell~
tenute separate da righe vuote) dalla colonna (t-1) alla colonna (t) e che rappresentano i _tflssi _
.di trasformazione (Fig. 4.8).
-~-~cTCi ~ assailitile per ~11.re .1<3 mqdificazioni del mosaico di ecotopi, anche guando uno
stesso tip2cJ.i~l~mento rimane quantitativamente costante ne! tempq, quindi sembra non subire
variazioni.

1
1 F,
COMPONENTI DEL TERRITORIO
1890 ' 1980

SOSCO FORTE
A B e n E

SOSCO CEDUO

PRA TI UMIDI

SEMINA TIVO ARSORA TO

ARA TIVO SEMPLICE

URSANIZZA TO
~
Controllo delle interazioni fra elementi paesistici unita' di misura =ha
nel caso delle macchie di bosco ad alta Btc. le variazioni si inlendono in ha per anno
Fig. 4.7. Applicazione del modello a gravita allo studio del parco di Monza (lngegnoli, 1989). Si Fig. 4.8. Esempio di mosaico di conversione ( «Shifting mosaic» ). 1valori sono inerenti all'analisi
del paesaggio del parco di Monza (lngegnoli, 1987).
noti la perdita di interazioni fra le macchie forestali piu antiche, quantificata nel grafico a lato.

152 153
r/
ANAL/SI E DJAGNOSJ
./ ALTRE MISURE ECOLOGJCHE

A[atrice di transizione. Utilizzata in medicina e genetica. Al tempo Tl,,!l,t<lem@(i.,P.ªe~i~ti,c;i 2


Confrontiamo la matrice F con le frequenze relative delle transizioqi 1840-1980:
~~~!l:tano ~~~ceiiadi~~~z!~°-e ~~lp~~sag_~i~.~()n~jder.'1!()"' Dopo un intervallo di tempo,
T2, ognuno di es si puo rimanere intatto o venire in parte (o tutto) rimpiazzato da un altro a b e d e
elemento. Si puo quindi formare una matrice n x n, in cui viene registrato iLtasso__di
cambiamento eventuale.
a 0,14 0,43 o o 0,43 o
~Siposs;~;:;·q~ndi verificare matematicamente diverse proprieta, ad esempio quella di b 0,082 0,781 o o 0,137 o
Marcov, cioe se le transizioni consecutive siano indipendenti tra loro.
1 tassi di cambiamento vengono registrati come frequenze relative delle transizioni fra due
e o 0,308 0,015 o 0,343 0,334 (F')
stadi, in una matrice F. Ad esempio (dati perle trasformazioni del parco di Monza 1720-1840): d o o o 0,21 0,55 0,429
e o 0,226 o o 0,401 0,373
a b e d e [somma=1]
o o o o o 1,0
a 0,59 0,41 o o o o
. L'~ccordo fra F e F' e debole, non vi sono le proprieta di Marcov (se non in picrnla parte)
2
b 0,053 0,763 0,184 o o o
q~md1 le transiz~oni non sono indipendenti del tutto tra loro, cioe gli eventi futuri non
e o o 1,0 o o o (F) d1pendono solo da! tempo presente. Questa indicazione puo risultare significativa, perché
d o 0,023 0,003 0,79 0,70 0,014 nell'esempio del Parco di Monza, verifica che !'alto grado di antropizzazzione recente non ha
ancora del tutto snaturato l'ecotessuto.
e o o o o 1,0 o
o o o o o 1,0
4.4.3 Misura dei corridoi fluviali
(Essendo: a, b, c, d, e, f = elementi paesistici)
. Un interessante, indicatore della qualita deiE()!:Si d'ac:;mmet'RCE di Robert Petersen, che
tiene conto di molti parametri ambientali, ed e capace quindi di verificare lo stato dei corridoi
Assumendo che tale matrice corrisponda (valori empirici) alle probabilita di transizione, pu~i~1 ..1!011_ s~ol()_c!~l; :c:;21~p() id_rjco, .~ ..con:e.!~le ..~.a,~~aj yc:;inQ.<!Lcilnc.etti. di .e.c::ol()giª del
ed estendendo l'indagine a due stadi (e. g. 1840-1980), sotto l'ipotesi di Markov si possono J2.~~~-a,.is:1510. S1nporta1 md1ce nella vers10ne elaborata da Maurizio Siligardi e Bruno Maiolini
generare le nuoveyroQ.~!i.~!t!.9iJran~izione facendo il quadrato (riga per colonna) della (1993) dopo diverse applicazioni ne! territorio trentino.
precedente matrice F: · Il Riparation, Channel and Enviromental Inventory proposto dal limnologo svedese ( 1990)
prevede 16 domande, con 4 risposte predefinite relative alle caratterist_iche ecologiche dei corsi
a b e d e d'acqua. La somma dei punteggi associati a tali domande consente di ¿¡assíficáre l'an1bient~
in esame in 5 classi di qualita.
a 0,370 0,555 0,075 o o o La versione che si riporta, migliorata dalle esperienze dei ricercatori italiani, e detta RCE-2.
b 0,071 0,604 0,324 o o o CLASSE SCORE GIUDIZIO COLORE
.

e o o 1,0 o o o (F2) 1 251-300 ottimo blu


11 201-250 buono verde
d 0,001 0,036 0,009 0,624 0,304 0,025
111 101-200 mediocre giallo
e o o o o 1,0 o IV 51-100 scadente arancio
o o o o o 1,0 V 14-50 pessimo rosso

154
155
ANAL/SI E DIAGNOS/
ALTRE MISURE ECOLOGICHE

RCE INVENTORY MODIFICATO (RCE2)


- interruzioni frequenti con qualche erosione (5)
Ente - zona riparia profondamente alterata o artificiale (1)
Bacino Fiume 5 Condizioni idriche dell'alveo
- alveo di morbida assente (25)
Local ita
- larghezza dell'alveo di morbida doppia di quella dell'alveo bagnato (20)
Codice Scheda N
- alveo di morbida molto maggiore dell'alveo bagnato (5)
Operatore Data - alveo bagnato inesistente o quasi (1)
1 Stato del territorio circostante 6 Stabilita delle rive
- coperto da foreste e boschi (25) - rive stabili trattenute da radici arboree (25)
- prati pascoli, boschi pochi arativi ed incolti (20) - rive trattenute da erbe e arbusti (15)
- seminativi e/o colture stagionali (5) - rive trattenute da un sottile strato erboso ' (5)
- aree urbanizzate e/o colture permanenti ( 1) - rive in erosione facile o con interventi artificiali ( 1)
2 Ampiezza della zona riparia primaria e secondaria 7 Strutture di ritenzione degli apporti trofici
- zona riparia paludosa o arbustiva o boscosa > 30 m (30) - alveo con massi e/o vecchi tronchi stabilmente incassati (20)
- zona riparia paludosa o arbustiva o boscosa 5-30 m (20) - massi e/o rami presentí con deposito di sedimento (15)
- zona riparia paludosa o arbustiva o boscosa 1-5 m (5) - strutture di ritenzione libere e mobili con le piene (5)
- zona riparia paludosa o arbustiva o boscosa assente ( 1) - alveo di sedimenti sabbiosi o sagomature artificiali (1)
lisce con corrente uniforme
3 Vegetazione della zona riparia primaria
8 Erosione delle rive
- prevalenza di bosco maturo (25)
- nessuna o poco evidente (20)
- alberi pionieri vicino alle rive e bosco maturo dietro (15)
- arbusti sparsi e vegetazione pioniera (5) - solamente nelle curve e nelle strettoie (15)
- vegetazione di erbe senza alberi o assente (1) - erosioni frequenti con scavo delle rive e delle radici (5)
3 bis Vegetazione della zona riparia secondaria - erosione molto evidente con rive scavate e franate o presenza di (1)
interventi artificiali
- arbustivo/boscosa consolidata (15)
9 Naturalita della sezione dell'alveo bagnato
- arbustivo/paludosa con pochi alberi (1 O)
- sezione naturale (15)
- erbacea consolidata con qualche arbusto (5)
- naturale con lievi interventi artificiali (1 O)
- erbacea rada o assente (1)
- artificiale con qualche elemento naturale (5)
4 lntegrita della zona riparia
- sezione artificiale ( 1)
- zona riparia intatta, senza interruzioni della vegetazione (20)
10 Fondo dell'alveo(negli ambienti lotici)
- zona riparia intatta, con interruzioni saltuarie (10)
- fondo a massi e ciottoli, irregolare e stabile (25)

156
157
ANAL/SI EDIAGNOSI ALTRE M!SURE ECOLOGICHE

- fondo ciottoloso e facilmente movibile, con poco sedimento (15)


- fondo di ghiaia e sabbia, stabile a tratti (5)
- fondo di sabbia e sedimento limoso o cementificato (1)
10 bis Fondo dell'alveo (negli ambienti lentici)
- fondo sciolto senza sedimento organico (20)
- fondo sciolto uniforme con poco sedimento organico (10) Legenda
- fondo limoso con sedimento organico (5) Classe 1
nm11mmm Classe II
- fondo limoso con abbondante sedimento organico (1)
Classe III
11 Raschi, pozze e meandri == Classe IV
- ben distinti, ricorrenti, distanti al massimo 5-7 volte la larghezza (25) Classe V
•»••m•111 CJ.intennedia lll/II
- presentí a distanze diverse e con successione irregolare (~-º2__
- lunghe pozze che separano corti raschi; pochi meandri (5)
- meandri, raschi e pozze assenti; percorso raddrizzato (1)
12 Vegetazione in alveo
F.Bardel!c (Va) - Andamento punteggio inventario RCE
- assente o formata da muschi e gruppi di idrofite (15)
- idrofite dominanti nelle pozze, elofite sui bordi (1 O)
- tappeti algali presenti, rare macrofite e pochi muschi (5)
- tappeto algale dominante (1)
e/o batteri filamentosi
13 Detrito
- formato da foglie e legno indecomposto (15)
- materiale organico parzialmente decomposto (10) Legenda

- materiale organico decomposto (5) Classe 1

- detrito anaerobico (1) '"'""""" Classe lI


Classe llI
14 Macrobenthos Classe IV
- molte specie presenti (15) Classe V
....,,.,...,... Cl.intermedia lll/TV
- molte specie presenti solo in habitat ben ossigenati (1 O)
- poche specie presenti, ma in tutti gli habitat (5)
Fig. 4.9. Esempio di applicazione dell'indice RCE di Petersen, allo studio del fiume Bardello
- poche specie presenti e solo negli habitat piu ossigenati (1)
(Varese) e sua comparazione con !'indice BMWP (Battegazzore, lngegnoli, Malgioglio, 1992).
Punteggio totale (..... ) Si noti la convergenza dei dati di qualita delle acque e del corridoio fluviale nel suo insieme.

158 159
ANAL/SI E DIAGNOSI TEORIA DEI FRATTALI

Anche se il macrobenthos rappresenta nell'RCE una sola voce, provando a incrociare (Fig. la ti della matrice. Le relazioni fra il numero di margini interni ed esterni delle macchie risultanti
4.9) i dati risultanti dagli indici tradizionali (EB IBMWP) si arriva a una ottima convergenza, .El1º essere usata per valufareil grado di frammentazione di un paesaggio. Per margine interno
dimostrando come l'analisi delle popolazioni bentoniche e quella dei corridoi fluviali siano si intende quello di «fori» entro una macchia: essi sono frequenti se p e alto.
egualmente valide.
Habitat standard. Deriva dalla misura della dens!_!~ifi_ca_di polazione,, di cui e
!'inverso, ma prende notevole importanza pratica ·riferendo l'indice agli apparati paesistici
4.4.4 Altre misure . (Cfr. par. 2.5) e utilizzandolo anche perle popolazioni umane. Ad esempio, l'habitat standard
(HS) ~ essere scom_po_stQ__nei__IB!ill1!:~31J_ortxel.f1tjy_Lalle are.e__difl)nzione protettiva (pt),
Control/o della percolazione. Viene dallo _studio dei liquidi percolanti attraverso materiali proci_ll_ttiva(pd2;-¡}bit<}tiyaJabJeJ>l1ssidi¡¡rLa (ss¿, se,_ra¡:¡portati all 'habitat umano di un paesaggio:
aggregati ed e accettato come modelfo neutrale. Si riferisce a una matrice grande a piacere (m
x m) e nel paesaggior----~~---
considera la probajJilita p che le celle delfa1nat1:ic::e si.ano··- occupate da un
·------~······-·----·--···----
oggetto di interesse (e. g. vegetazione, costruzioni). HS=HU dove: HU =habitat umano;
,.--~rnumero,-1it dimensione e la forma degli insiemi formati dalle celle della matrice Nab Nab = n. di abitanti;
cambieranno in funzione di p, con cambiamenti rapidi se ci si avvicina alla probabilita critica 2
HS = HSpt + HSpct + HSab + HSss [m ].
(Pe) quando cioe il piu grande insieme arriva ad estendersi da un lato all'altro, cioe percola
(Gardner et al., 1992). 11 valore di Pe per distribuzioni molto vaste e stato determinato
sperimentalmente paria 0,5928.
A!!_c_he la fo1:ma clell'in~ne.peI:c:_o_lªnJt\ml_s_t1.ra@_c.;Ql!_clirnen~iº!l:eJrattal~ e dipendente da p.
C~me-sI vede dall~FTg. 4.1 O, i ri;ultati dl una analisi di percolazione mostrano che quando
p e bassa la distribuzione di celle mostra macchie piccole e isolate. Quando p supera la soglia
critica le macchie precedenti si riuniscono in un insieme aggregato che arriva a loccare i due 4.5 TEORIA DEI FRATTALI
a p = 0.4 b p =0.6 e p = 0.8
4.5.1 Richiami teorici

Non <lirado, stl!cliando variprob!e,111i ecologici,c;_i_sja_c:c.;prge, che_le dime,11~iQ!Ü S()ttes,e, 11_011


va¡'.i~no in modo linear.e. Ad ese~pio, i disturbi antropici sembrano essere molto alti alle
ffii(;.o-sc~pi~ ba;si-alle scale medie, alti alle macro-scale, talvolta abbastanza alti alle mega.
In realta Mandelbrot (1975) ha mostrato come cio possa accadere con la teoría dei frattali.
Perla verita la teoria dei frattali e nata dall'antico problema della misurazione delle linee
di costa, misurazione tipicamente scala-d!Qt:n_ciel1te. E proprio per questa capacita di affrontare
i fenome~i- ~he-sonÓ-scara::crrpe;;delltf:1a teoria dei frattali e ut~lizzabile nell' ecologJa del
p~~;io_(Cfr. anche par. 4.2.1). _ . .
No. of clusters: 49 No. of clusters: 17 No. of clusters: 1
Size of largest: 18 Size of largest: 163
Un frattale e definibile come entita geometrica complessa, basata su una d1mens1one
Size of largest: 320
euclidea frazionaria. Per calcolare tale dimensione (D), osserveremo che essa puo coincidere
con la dimensione di una omotetia, cioe di una omologia con asse improprio. Ricordiamo che
Fig. 4.1 O. Esempio di matrice di percolazione (20x20), in cui p e la parte di matrice occupata una omologia e una corrispondenza biunivoca fra elementi euclidei, che mantiene i birapporti:
da celle grige o nere. L'insieme che forma la macchia di percolazione e nera (da Gardner et
al., 1992).
ABCD = ABC/ABD = AC/BC: AD/BD = AC x BD / BC x AD

160 161
ANAL/SI E DIAGNOSI TEORIA DEI FRATTALI

una omologia equindi individuata da un centro, un asse e da una coppia di punti corrispondenti. La dimensione frattale risulta calcolabile quindi come rapporto fra due logaritmi facilmente
In una omotetia (Fig. 4.11) l' asse e improprio, quindi il rapporto (r) di due segmenti identificabili. 11 significato e piU difficile da comprendere, ma non va del tutto contro
COITispondenti e COStante (invariante omotetica): l'intuizione. La dimensione D = 1 corrisponde a una linea, la D = 2 a un piano, la D = 1, y si
puo far corrispondere a una linea che si comporta in modo da riempire un piano, pur senza
r = (ORoo AA')= (AA'ORoo) = (AA'O) = ~g coprirlo in modo del tutto uniforme.
In realta si puo generalizzare la D frattale come relazione fra una quantita Q e la scala di
grandezza L alla quale Q e misurata:
11 rapporto delle aree di due figure omotetiche (Fig. 4.11) limítate da linee chiuse, euguale
al quadrato della variante.
Nel caso di un parallelepipedo (con dimensione euclídea paria due) il rapporto omotetico Q(L) = LDq
r riferito alle N partí in cuí una figura sta nell'altra e dato dalla formula:
Si puo cosl studiare la dipendenza spaziale di un insieme di punti, misurando la probabilita
112 P(m, L) di trovare m punti in finestre D-dimensionali di grandezza L centrate su ogni punto
r (N) = l/N
dell' in si eme
da cuí: log r (N) = log (1/N 110 ) = - (logN) / D N(L)

e ancora: D = - logN/log r (N) = log N / log (l/r) Qq (L) = L mq P(m, L)

m=l
E=1
dove q e un indice del momento della distribuzione frattale e N(L) e il nº dei valori di m
r(N)= _1 per un dato L. Quando q=l (momento primo), Q(L) indica la media dei punti trovati in una
N finestra L; quando q=2 (momento secondo), Q(L) indica la varianza dei punti nello spazio. Si
puo cogliere allora la differenza fra i frattali «esatti» e quelli «statistici»; quest'ultimi non
avranno identica D per ogni momento, perla presenza di disturbi casuali

4.5.2 Frattali e paesaggio

Per utilizzare questa teoria nelle analisi di ecología del paesaggio, ci riferiremo a una serie
gerarchica di reti a maglia quadrata, con r = 1, 1/2, 1/4, 1/8, 1/16, ... essendo tali numeri la
misura dei rapporti di un lato della grata (Fig. 4.12).

E=2 Cio misura scale di risoluzione crescente, vale a dire:


r(N)=_1_
N v2 [m 2 ] 1, 0,25, 0,0625, 0,0156, ,0039, ...

Essendo le reti a maglia ortogonale degli ottimi riferimenti per il rilievo degli elementi del
Fig. 4.1 ·1. Omotetia piana con asse improprio. Si noti che le figure riportate sono parallelepipedi paesaggio, possiamo individuare e valutare le celle occupate da un valore significativo (e. g.
(vedi testo). E= dimensione euclídea. 25 o/o) che attesti la presenza di un certo elemento paesistico (e. g. vegetazione arborea) rispetto

162 163
ANAL/SI E DIAGNOSI TEORIA DEI FRATTALI

la matrice (o l'insieme di altri elementi) del paesaggio in esame. Per ogni salto di scala e per
1808. dm = 1,70 1935. d =1.82
t'I\
ogni cella unitaria, avremo:

(un ita) (N unita inferiori)

1/0,25 4

0,25/0,0625 16

0,0625/0,0156 64

0,0156/0,0039 256

Controllando, ad esempio, come cambia l'eterogeneita per ogni scala, misuriamo ora i log
N per ogni cella e il rapporto log N /log l/r = D per ogni salto di scala.
Quindi, con regressione lineare, troviamo la D frattale per ogni cella unitaria.
Mappiamo poi le D a intervalli di tempo significativi, cioe dopo aver effettuata la misura
di D alla data attuale, e a una serie di date passate, nelle quali sia possibile ovviamente avere
i dati per ricostruire il paesaggio come era un tempo. Si potranno cos1 interpretare le variazioni
di D nel tempo, e cio aiutera a diagnosticare le trasformazioni avvenute e le prossime possibili
(Fig. 4.12).
Per comprendere meglio l'utilita di queste misurazioni, si osserva che se abbiamo da
restituire ~~~ll_".'.CE!:i~I1-Z_(:l_ fra strutturi:l. e funzioni .in un paesaggio, dopo aver
verificato con altri criteri cosa sia necessario fare, dovremo provare a ricostruire certe strutture
(e. g. rete di corridoi e macchie).
Quadro di riferimento 1989. ct,_=1.91 Dopo di che dovremo effettl!an~ 1111 ul teti9.rQ_Controllo, perché e_ indispensabile che tali
(5x5 Km)
i:i~()_sJ!:uzioni siano le minime. n~cessari~~;n sol9 per quj;!stioni di economiaJ Il1ª anche. di
...!e~.P.º dell 'operazione di recuper~ ( «restoration ecology» ), e di mantenimento dei caratteri del
paesaggio stesso.

D
0-0. 25
•• •
0.25-0.75 0,75- 1.25 1,25-1,75 1,75-2,0
Un buon controllo si puo ottenere verificando la variazione della dimensione frattale, che
deve risultare appunto minima.
Per questo puo essere necessario riferirsi a un grafico (Fig. 4.13) che pone in relazione il
numero delle celle considerate con il grado di risoluzione utilizzato nella misurazione. La
percezione del cambiamento della D frattale e COSI palese.
Anche le relazioni aree/perimetro, (A/P), importanti nell'analisi delle macchie paesistiche,
si possono misurare coi frattali:
Fig. 4.12. Esempio di suddivisione di una griglia di rilevarnento di un carattere del paesaggio,
secando quanto detto nel testo. Si notino i risultati dell'analisi, con la distribuzione delle D
nell'area rilevata, in 3 date diverse, nel territorio di Torrile e Colorno (Parma). (~,y= cost.)

164 165
ANALISI E DIAGNOSI BIOPOTENZIALITÁ. TERRITORIALE

Data la massima distanza fra due punti dal perímetro, Da (dimensione frattale dell'area) e Si puo scrivere allora log (A) "' D log (P) dove D=Da/Dp, sintetizza le precedenti
sensibile a lobi e convessita, per cui Da "' 2 indica forme ottuse, mentre Dp "' 2 indica un informazioni sulle macchie.
perímetro molto convoluto.

NUMERO DELLE CELLE


I 0::2
·4.6 BIOPOTENZIALITÁ TERRITORIALE
I
I
4.6.1 Assunti teorici
J
1000 / La ricerca di un indice che possa risultare utile nella valutazione delle soglie di metastabilita
900 I di un sistema di ecosistemi, rimanendo pero molto sintetico, non e cosa facile. qovremo
richiamarci a cío che abbiamo gia esposto per vedere come procedere verso !' obiettivo
800 I proposto.

700 I Si eno tato che la mas sima metª'8tªbilita .ciiunpm~saggio, non corrisponde alla somma delle
massime metastabilitll degflcle~enti º()mJ?onentLil livello dÍ metastabilita dipende dalla.
I complessft~C!é1P organizzazione, gl1i;di daii·~r<li~~. che for~isce una soglia di omeostasj, assai
600 I IJ.ilii~·daU;~~Üpmontare déll'energia potenziaie <!isponibile (i. e. biomassa). Se gli elementi

500 I paesisticihanno livelli complementafféli mefasiabilita, essi possono aluu-e la soglia omeosta-
dFa~dell' in tero paesaggio.
I In realta, un paesaggio e composto da elementi a bassa metastabilita, con poca resistenza
400 I ai disturbi, ma rapida capacita di recupero (i. e. alta resilienza), e di elementi di buona
300 I metastabilita, con alta capacita di resistenza ai disturbi, ma bassa resilienza.
I Tutto cio si avvicina al concetto di metaclimax (Blondel, 1986), anche se a nostro avviso
200 I e comunque una ragionevole ipotesi che un buon equilibrio fra elementi con livelli comple-
mentari di metastabilita possa formare la piu adattata organizzazione in un particolare tipo
100 di paesaggio. Un concetto di adattamento valido per l'organizzazione del paesaggio dipende

o -- -- --- -- D:: 1 dalle risposte attive degli elementi componenti ai disturbi ambientali. Se questi elementi
hanno livelli complementari di metastabilita, essi arrivano a formare un piu vasto campo di
esistenza per l'intero paesaggio, acquisendo la capacita di incorporare una piu vasta gamma
o3 6 :20 30 40 50 RISOLUZIONE
di perturbazioni.
VARIAZIONE DELLA DIMENSIONE FRA TT ALE (0) Le trasformazioni di larga scala sono difficili da misurare, anche in un paesaggio, e in molti
RIFERIT A AL RECUPERO DI UN CORRETTO casi non e possibile valutare se il cambiamento sia buono o no. Tuttavia puo essere possibile
P AESAGGIO LOCAL E val utare se i cambiamenti stanno portando il paesaggio a un punto di instabilita, controllandone
la sua metastabilita.
Raggiungere una soglia di metastabílita significa cambiare il tipo di paesaggio. Esso tende
Fig. 4.13. Cambiamento della dimensione frattale (D) riferita al risanamento del paesaggio ad essere rimpiazzato da un nuovo paesaggio. Se tale rimpiazzamento non ecompatibile con
dell'alto bacino del Magazzolo, Agrigento (lngegnoli, 1991 ).
un paesaggio di scala maggiore, o non e in grado di incorporare il regime locale di disturbi,

166 167
ANALTSJ E DIAGNOSJ
BIOPOTENZIALTTÁ TERRJTORIALE

cio puo indicare che tutto il sistema e in degrado e si profila la necessita di una azione di
risanamento.
Per cercare di valutare la metastabilita di un paesaggio, abbiamo bisogno di identificare i ELEMENTI DEL PAESAGGIO o1 2 .
3 1 ' 5' 6.7' 8 1o 2 3 1 5 6 7 8 9 10 1112 13
menzionatfliveili di .r1mpiazzo e-cf!misurare lámctastabilit~-dlogni elemeñtoperconSlderarne
iaeompleme11tarist4. A-quést; proposito, ci oobbiail1~-rifenie_aí.coñce'tt-;-d{c-ap[icltifatente 1. DESERTO. GHIAIE r- ,...,
._cl_L9¿:neostasi di un ecosistema O· e. elemento paesistico). 2. TUNDRA ALPINA r-""'
:E cosi possibile definire un inclicatore sintetico, denominato ~-ªcita
¡
biologica territoria!e
~m,-·-~~''""~ "''"''~-,,, '~~'~'~
"' '"''' ''''"
3. SEMI-DESERTO, CESPUGLI SPARSI ..--
o Btc (lngegnoli, 1980, 1987, 1991), sulla base: (1) del concetto di stªpilita resistente 4. PRA TI
(«resistance stability» ); (2) dei p1:inci¡:>a]i tipi djec:;osistemi della biosfera; (3) ;ui l~;.--;Óati _ 5. PRA TI ARBORA TI
metabolici, cioe biom¡¡ssa {B), produzione primaria lorda (PG), respirazio11e,(R, R/PG, R/B). 6. SIEPI E CESPUGLI
I>ossiamo elaborare due coefficienti: -· · .
7. VEGETAZIONE PIONIERA
8. ZONE UMIDE
rll
*bil
-11
. --
..-
a¡ = (R/PG) ¡/ (R/PG) rnax, b¡ = (dS/S) mini (dS/S) i
9. FORESTA ALPINA SOREALE *r::ll ÜilAI

011:11
- ¡,

'-h
do ve 10. FORESTA TEMPERA TA *' 131

R =respirazione 11. FORESTA MEDITERRANEA *1':3 *113 011:111 ' .... i..,
12. COLTIVAZIONI LEGNOSE r- l:::all
PG = produzione primaria lorda
r--::11111

-
dS/S = R/B =rateo di mantenimento della struttura 13. ORTI E OLIVETI
i = principali ecosistemi della biosfera K PARCHI URSANI rt::::a
15. VIGNE 1111111

11 fattore a¡ misura il grado di capacita metabolica relativa dei principali ecosistemi; b¡ 16. SEMINA TIVI 1111111111111111

misura il grado di mantenimento antitermico degli stessi ecosistemi. 17. CASE SPARSE E GIARDINI 111 lilla

Sappiamo che il grado di capacita omeostatica di un ecosistema e proporzionale alla sua 18. CAMPI POVERI E PRATI llillil h

·-·
respirazione (Odum, 1971). Cosi attraverso i coefficienti a, b, anche correlati nel modo piu 19. URBANIZZA TO 1111111111111
semplice, possiamo avere una misura di tale capacita: 20. URSANIZZA TO DENSO

Btc¡ = 1/2 (a¡+b¡) x R


CRITERI DI A TTRISUZIONE
E ST ASILIT A' PREVALENTE
Abbiamo stimato questo indicatore ecologico in riferimento a un gruppo di 15-20 principali
tipi di ecosistemi, basandoci sui dati di Golley (1972), Golley e Vyas (1975) e Wittaker (1970,
RECUPERO lRESISTENZA l
1975). CONDIZIONI PREVALENTI: C::J NA TURALE 111111111111 ANTROPICO

*=PICCOLE MACCHIE. FORESTA GIOVANE O SOSCO DEGRADA TO E ARSUSTI CEDUI


4.6.2 Misura della Btc
0= SOSCO CEDUO, FORESTA IMMATURA, ETC.

Una gamma di valori indicativi di Btc e stata calcolata sulla media di elementi paesistici
tipici dell'Europa centro-meridionale, elencati rispetto naturalita e antropicita (Fig. 4.14).
Fig. 4.14. Stima dei valori dell'indice di biopotenzialita territoriale calcolati per i principali tipi di
Possiamo utilizzare la Btc in molti casi di studio dei paesaggi, come ad esempio le analisi elementi paesistici dell'Europa centro-meridionale. Valori in Mcal m- 2 per anno (lngegnoli, 1980,
delle funzioni ecologiche piu caratteristiche dell'habitat umano, come vedremo. 1991 ).

168
169
ANAL/SI E DIAGNOS/ ANAL/SI DELLE FUNZIONI ECOLOGICHE DELL'HABITAT UMANO

La Btc, come indicatore sintetico, non ha bisogno di grande precisione anche se usata per 4.7 ANALISI DELLE FUNZIONI ECOLOGICHE
verificare i livelli di metastabilita degli elementi paesistici, essendo tali livelli di per sé DELL'HABITAT UMANO
definibili solo in bande. Inoltre, la Btc, per come e costruita, registra gli elementi in modo
corretto, dando alti valori agli ecosistemi con alta resistenza (alta metastabilita), in modo che
gli elementi paesistici con bassa B te corrispondono generalmente bene a ecosistemi con bassa
metastabilita. 4.7.1 HS teorico pro capite
J;a Btc, asso~iata con dati statistici riguardo un te{ritorio~ permette il riconoscimento di
~lie gLi:i.1!1pia~z;() dei tipi di ecotessuto, cioe delle loro sogíle.di íñetasiabilita. l,,JLcapacitadiun territoriQ di.osp~are una popolazi(meurnana ~Jl}tt'altro.che i!limitata, e.
. Viene infatti controllato il cambiamento degli ecotessuti (o deí paesaggi), sia naturali che quindi e indispensabile che la correlazione individuo/habitat..si9 basa.ta suprincipi ecologici,
antropici, nel tempo. Si puo visualizzare questo controllo, come vedremo. nüñ ~ indici economico-urbanistic.i. .. ..
Un ulteriore utilizzazione della Btc viene riportata come esempio di selezione di una Non dirnentichiamo del resto che nella nostra storia si trovano tentativi empirici che hanno
gamma di classi per il rilievo di sottosistemi paesistici formati da insiemi di ecotopi differen- dimostrato grande efficacia, laddove i colonizzatori romani erano ricorsi a codificare un
2
ziati per tipo di stabilita (Tab. 4.3). appezzamento minimo ereditabile nell'Heredi11111, paria 5.040 m , divisibile in 2jugera o 4
acta, cioe una quantita minima che potesse sostenere il sorgere di una famiglia. Con le tocniche
agricolc dell'epoca, ne! clima temperato, abbiamo calcolato che era perfettamente possibile, e
Tab. 4.3. lndividuazione di sottosistemi paesistici, differenziati per tipo di stabilita, per l'analisi infatti !' Heredium era alla base delle centuriazioni, le quali hanno formato paesaggi cosl stabili
di un ecotessuto mediterraneo (lngegnoli, 1992).
(Cfr. 3.3.2, i) da essere rimasti fino a oggi in molte parti d'Europa (Caravello, 1990).
Attraverso il gia citato HS (habitat standard), abbiamo calcolato un indice di HS pro capite
Classi Ordinazione Btc [Mcal/m 2/a] per l'habitat umano (HU), riferito ai sistemi paesistici lombardi, ma estendibile all'Italia del
Nord.
A RC/D > 1, RS/D < 1, e.g. sistemi con sussidio Esso consta di quattro parti, corrispondenti ai 4 apparati funzionali principali dell'HU:
<<-0,5
d'energia, o con una resistenza molto alta produttivo (PD), abitativo (AB), sussidiario (SS), protettivo (PT) (Cfr. par. 2.5).

Tab. 4.4. HS teorico pro capite (Lombardia):


B Campi agricolo-tecnologici, ecotopi naturali 0.5 - 1.5
degradati, o capaci di resilienza naturale (ma non Btc-Btc* %HS
Apparati paes. Btc dft
alta)
HS'Pd 1.043 1,65 -0,35 -364, 1 75,6
e RC/D = RS/D = 1, e. g. campi agricoli seminaturali, 1.5 - 2.5
ecotopi semidegradati, o di tipo arbustivo HS'Ab 105 0,95 -1,05 - 99,5 7,6

HS'Ss 79 0,60 -1,40 -111 ,3 5,7


D «Giardini» mediterranei, oliveti seminaturali, o 2.5 - 3.5
ecotopi naturali a medía Btc dft tot. -574,9

HS'Pt 152 6,56 +4,56 +578,3 11, 1


E RC/D < 1, RS/D > 1, e. g. ecotopi senza sussídio di 3.5 - »
energia seminaturali ad alta Btc, o ecotopi ad alta HS tot 1.379 [m 2/abítante]
resistenza
dft = deficit di trasformazione (Cfr. par. 3.6) Btc* = media regíonale
dove: RC =resilienza, RS =resistenza, D =disturbo
170 171
ANALISI E D!AGNOS! ANALISI DELLE FUNZIONI ECOLOGICHE DELL'HABITAT UMANO

Riportiamo in sintesi (Tab. 4.4) i risultati p}_ll!l_calcolo ~eJr\~~~;;.i~~~~·iferito alla regione


Lombardia. Tale calcolo e stato basato su dati dedotti da: -.._,

a) dati medi di consumo ---alimentare


:-·--~~·- ----
~- -'
(ISTAT, 1979);
500
m2 ao 1
b) bisogno calorico.(medio) per gli organismi ymaqi alla nostraJatitudiQ~ (Travia, 1979);

c) produzioni ottim~li agricole (non forzate);


--100%
d) statistiche dello statp ediliziQ, industriale, di servizi, agricolo, forest_a~e;
90%
e) Btc media regionale; 80%
300 70%
f) Btc media perle terre emerse;
60'%
g) su! rapporto HU/HN.
200
Viene posta in evidenza una Btc* teoricamente ammissibile per !'HU lombardo paria 2,00. 160 sic < M cal m2 á 11
Questo dato serve per una valutazione del deficit di trasformazione, come si puo vedere dalla 160 1.5 ro
'O
tabella 4.4. 140 OJ
120 E
100_
u
.,_.,
80
60 o.5 en
4.7.2 HS reate: verifica sui paesaggi lombardi 40
20
o -Ulc;..__~r-r__Jl-r~.-~,---,-_:_..:......:.....:..:r:.::..:.:.=.:~r==o.:~=;:r===='-'-'j~~~~-::?-:::k
Questi dati leorici si devano porre a confronto con i dati reali, provenienti dalle statistiche oººººg o o o o
regionali (IRER, 1981) e ulteriormente elaborati sulla base di una metodologia ca pace di tener º ººººº
-MU'ltoOO.-
o
N
CD
N
o
<">
o
...
conto di quanto detto sugli apparati funzionali del paesaggio, e comunque sui principi di TIPI DI PAESAGGIO
ecología del paesaggio. ,.,
Il grafico ripmiato (Fig. 4.15) mostra sull'asse delle ascisse i valori di HS [m'"/ab], mentre
rurale agricolo-rurale agricolo
sull'asse delle ordinate sono segnate tre scale di valori: HS'( ... ), HU[%], Btc; una quatia scala di
urba o rura e
valori non e segnata direttamente, ma compaiono valori significativi lungo il ratno di iperbole che
suburbano
esprimono la densita specifica in abitat1ti/Ha. La CQJJelazione fµnzionale delle sette vatfabili in ab 111 HSSS
urbano normale A HS
gioco e ulteri01111ente rapportata ai cambiame~ti d~i ti pi -di p~esaggio risc~~traln;tatísiicaíñente
urbano den~ e HS pd o Ble
come reali in Lombat·dia in modo da format·e una banda parallela ali' as se delle ascisse e da rendere
o HS pi llfo/o HU
palese tali correlazioni. HU• HN
Le equazioni di interpretazione dei dati statistici elaborati risultano essere di tipo parabo-
1981 REGIONE LOMBARDIA
liforme. Si osserva che l'HS teorico pro capite risulta collocabile ne! grafico nel paesaggio
suburbano-rurale, cosa del resto credibile. I tipi di paesaggi in vario grado antropizzati correlati
ne! grafico sono sette: urbano denso, urbano normale, suburbano, suburbano rurale, rurale,
agricolo rurale, agricolo. I valori dei parametri che li caratterizzano sono stati verificati di verse
volte in vat·i casi di studio in Lombardia.
Si riporta di conseguenza una tabella che avvicina tali valori con uno studio del territorio Fig. 4.15. Studio delle principali funzioni paesaggistiche dell'habitat umano e loro correlazioni
in cui si e sviluppato il fenomeno urbano di Milano: con i tipi di paesaggi (da lngegnoli, 1987). ·

172 173
DJAGNOSI, PREVISIONE, CONTROLLO
ANAL/SI E DIAGNOS/

sommando. Ad esempio, un parametro da valore 6, l'altro da v~lore_4, sommando d~vrebbe


Tab. 4.5. Tipi di paesaggio dell'HU in Lombardia (1981 ).
risultare un valore 10. Se dall'esperienza invece risulta, come d1 solito, un altro valore (e. g.
Classificazione Btcm HU HS Btc HS Milano
Paesaggi dominanti

Urbano denso 0,6-1,2 80-260 0,80 116,9 SORGENTE DI ENERGIA

Urbano normale 1,2-1,4 260-500 1,21 394,1


DISPERSIONE DI CALORE

'
Suburbano 1,4-1,5 500-800 1,45 593,6 (esporta energia degradata

Suburbano rurale 1,5-1,6 800-1600 1,52 936,6 - dopo aver prodotto lavoro)

Rural e 1,6-1,65 1600-2600 1,63 1930,4 PRODUTTORE


(converte e concentra
Agricolo rurale 1,65-1,70 2600-6700 energia solare;
capacita di automantenimento)
Agricolo > 1,7 > 6700

-
CONSUMATORE
(usa energia convertita;
4.8 DIAGNOSI, PREVISIONE, CONTROLLO capace di mantenersi)

4.8.1 Cenni sui modelli


-
E noto che per poter compiere delle diagnosi (ma anche perle previsioni o i controlli) sui
sisterni di ecosistemi, le á~alisi di per sé non sano sufficienti, tanto piu che sano in gioco, come
e stato sottolineato fin da! primo capitolo, dei sistemi complessi di tipo ecologico. Da qui
l 'importanza di avvicinarsi con dei modelli allo sti1dio del comportamento dei metaecosistemi.
--0--- MAGAZZINO

Il principio di organizzazione g~~rchica-d~i sisterni viven ti era gia stato per questo scop~
evidenziato da Odum ne! 1971: non e necessario conoscere precisamente i sub-componenti di
INTERAZIONE
un sistema per prevedere il cornportamento del «tutto organico», quindi !'uso di modelli e (due o piu flussi interagiscono
lecito in ecologia. E comunque indispensabile descrivere uno schema provvisorio dell'intero per produrre una piu alta
sistema in esame, perché si puo comprendere una singola parte solo dopo aver compreso anche qualita di energia)
tutte le altre. Non e corretto, anzi e fuorviante, cercare di approfondire funzioni o strutture
parziali, prima che la nostra conosc:enza abbia raggiunto una comprensione contemporanea di
tutte le parti. Fig. 4.16. Simboli propostí da H. T. Odum come línguaggío per la compílazíone di modellí
Un modello ein sostanza un insieme_ diipotesi e quindi va sottoposto a prove con la realta,
energetíci (da E. P. Odum, 1989).
cer~ando l'esperienza «cruciale» (metodo classico) valutando le cause una dopo l'altra e
175
174
ANALJSJ E DIAGNOSJ DIAGNOSI, PREVJSIONE, CONTROLLO

18) allora significa che i parametri erano correlati da una f~~~-c!ie.~~glta lt.!.~()!!8.e_gt1~ze parti dell' eco logia, ma anche di formare i ricercatori a una metodologia ca pace di tener con to
~ congiunte. 11 nocciolo del problema della modellazione e saper ~ªrreJ'essenzialedfilfJll;.­ di tali principi di base.
' cessorio. Non staremo ora a entrare nel dettaglio, elencando tutte le possibilita che uno studioso o
1 modelli comunque possono essere valutati per tre proprieta: realismo, precisione, gene- un professionista ha per all'ivare a costruire modelli adatti ai vari casi in esame. Diversi modelli
_r~ita.. Tali caratteri possono essere pill o meno labili in funzione delloscopo e-c.J~ff~tiJitK:·· di fatto sono gia stati esposti o accennati ne! corso. Ricorderemo invece le possibilita di
Altri caratteri dei modelli sono: deterministico, stocastico, decisionale simulativo a !_~egrnre }'uso di p!u.i!ld.ii,;at9ri_p_e!.~aggi1mgern...maggiore.cornprensione del comportamento
retroazione. ,...~-----------··---'-~ jel_gaesaggi().s!a~a!1.aliizare ..
'~ ·Perle applicazioni dei modelli in ecologia e util~ rlcordare che sono ormai codificati alcuni
simboli (Odum e Odum, 1976) che si riportano in figura 4.16. Es si concernono le -~ge11ti di
e11ergia, ~_dispersioni.~Ji.calore, i prbduttori, i consumatori, i deposi!i,i n{).di di interazio11e._ 4.8.2 Esempi di modello diagnostico per parti
/ Pu.r essendo.sfudiati per l' analiSi cfegff ecosrsteiiil, jioss()l1Q~~.i:.e u!ili~2:_<l!_Lallcl1~~~<!io
~lP.'!esagg1.
Uno strumento dimostratosi utile in diversi casi, puo essere composto avvicinando il rilievo
Per quanto concerne l 'ecologia del paesaggio, sarebbe bene a nostro avviso procedere a
del paesaggio secondo il metqdo cielle linee segmentate di Godron (par. 4.2) con la contestuale
costruire un modello con_@etQdC?._<~'!..sch~ggia», composto quincli da una serie correlata di
sottomodelli. . .. ··· ···\ ···----~---~-~···-~. valutazione .della BJc (Fii4.i 7). Si puo ad esernpi~ ~~Ju tare lá corrispondenza o 1heno di

Dato un sistema in esame (un paesaggio) dopo le fasi d~azj.Q.11e rilie~Q e_d.YJ¡Cri~ne ••
(ü;;ontfn~it~ tfa t~rreno, ecotopi e Btc ed evidenziare eventuali alterazioni del paesaggio.
Inoltre, la Btc, associata agli indici di HS e alle soglie di trasformazione dei paesaggi
in cui si mette in evidenza un in_§ieme di proprieta e di attributispecifici e si cerca di 'Oíl:íinarli
dell'habitat umano, e contemporaneamente al peso % della Btc dell'habitat naturale rispetto
a
per,gunpren.9ere le prigc,:ipaliintel·ftziÓni, si aiiiva fm:;;~fare un cosiddetto modello «inge-
la Btc media, puo creare un r1)odeU<J ..dLYf1:if.k<t__cl.d m.Qvjn~11ti. .di stªt9.di-un sistema di
nuo».
ecosis.terr!i.. ·
Esso e composto da un insieme di ipotesi il pill completo possibile rispetto il punto di vista
Cio permette non solo di _ili:QsJruireJe trasfo1111azioni nel.pªs~ato, ma anche di riportare i
della ricerca. Si inizia quindi una serie di fasi successive, per raffinarlo. Riassumendo, i passi
dati propositivi di intervento e quindi g:>J!~~o!Iaré il comp()rtamento futuro, cercando di vederne
son o: le eventuali incongruenze (Fig. 4.18). ~--... -~· --
a) descrizione degli .Q~vi; Per il CQ!!1!91ill-de1le~<!!!.ernz_iQ11,LdLun.~ªggjo, puo essere piu significativo cercare di
individuare il campo di esistenza dell'ecotessuto in esame, e su di esso compiere le operazioni
b) ricerca dei ¡xinc;jpa!ikgami; di proiezione e controllo.
c) assemblaggio provvisorio (modello); Naturalmente, dopo quanto detto sui modelli formati con metodo a scheggia, ricorderemo
che di campi di esistenza se ne dovranno definire diversi, legati cioe a diverse verifiche
d) i:kercafunzioname11to del modello; fisio-patologiche dell' ecotessuto.
Infatti abbiamo gia scritto che non e possibile fare altrimenti, quando si constati la natura
e) {)S~ervazione disc;repanze con la realta;
dell'iper-spazio atto a rappresentare in sintesi l'intero sistema.
f) rjtorno ai passi precedenti, o: Riporteremo quindi un grafico in tal senso (Fig. 4.19). Si notera che gli assi coordinati
rappresentano ciascuno un i11siemedi variabi.li di.stato del sistema: preferibilmente un gruppo
g) <;:ostruziorn~di.m.llikllQlunzion<t_l~.
di variabili ?,!1-.~ui 11rnYªle~l'J1~pett9~fü~¡,¿~~=~ii'ííñcrociAf~ co.11..un. a,!trnJ.n cuLpi:evaJe
Le parti del modello funzionale possono essere formalizzate a scheggia, quando raggiun- .;..J~..strntt.iarale.
gono un raffinamento opportuno. Dato che le parti formalizzate sono schegge isolate, e Nell'esempio, tratto da un recente studio per il recupero ambientale del parco di Monza
l' osservatore che, sapendo come usarle e conoscendo il modello del sistema, garantisce la loro (Ingegnoli, 1990), V x rappresenta la capacita teorica di riequilibrio del parco, Y y il grado di
correttezza semantica. consistenza della configurazione strutturale. Si noti che prima della formazione del parco
Anche per queste ragioni vogliamo sottolineare quanto riportato ne! primo capitolo, nel (1720) il paesaggio local e era gia prossimo al campo di definizione (esistenza), mentre oggi
quale i riferimenti propedeutici hanno il compito non solo di preparare allo studio delle altre (1985) il paesaggio del parco risulta assai deteriorato.

176 177
ANALISI E DIAGNOSI DIAGNOSI, PREVIS!ONE, CONTROLLO

!l
g ¡¡
o
:'! ~
°'
~1 ~
;;-,.,;.,;oo; dol
in Lombardia
pm•ggi1
•• Variazioni del paesaggio
di Torrile-Colorno

' :1
.........
I 'I - "'
1

rur ale-produt tivo


~I HU
~ ( habitat umano)
ONVó3lS 'S
~ rur ale povero

~ ~
suburbano

010ZZ\l'OVH

010ZZVDVH

¡
151110 ozzoo '
~
a:deserti, rocce. strade
E
VNOAIS -
u
CD
.......
b:semi-deserti, tundra alpina, pralí, coltivi poveri, urbano rado
c:cespuglieli, prati arborati. siepi, coltivi ricchi
d:arbusteti, corridoi boscali, cedui semplici, parchi urbani,
::- UJ
:e

>Y
-
u
CD
;!.
filare, legnose agrarie
e=arbusteti densi, corridoi boscati densi, cedui composti,
parchi extraurbani
~ f=aree umide, foreste di conifere, boschi
g=foreste temperate mature, foreste mediterranee
1 1
1 1
Fig. 4.18. Controllo delle trasformazioni del paesaggio di Colorno e Torrile (Parma), dal 1808
Fig. 4.17. Esempio di analisi della eterogeneita di un paesaggio, compiuto su un transetto al 1985, e proiezione delle tendenze in atto al 201 O. Si pub verificare inoltre l'effetto di una
dell'alto bacina del Magazzolo, nell'agrigentino (da lngegnoli, 1992). eventuale pianificazione al 201 O (da lngegnoli, 1992).

178 179
ANALISI E DIAGNOSI DIAGNOS/, PREVIS/ONE, CONTROLLO

Nel caso riportato in figura 4.19, Y y e stata calcolata come riassunto nella tabella 4.6: e
11 calcolo di V x stato eseguito sulla base della variazione della capacita teorica di riequilibrio
ecologico del parco (Cfr. anche par. 5.5), come qui sotto riassunto nella tabella 4.7:
Tab. 4.6. Variazione del grado di consistenza della configurazione strutturale del parco di
Monza. Tab. 4.7. Variazione della capacita teorica di riequilibrio ecologico del parco di Monza.
1720 1845 1895 1920 1985 1720 1845 1895 1920 1980
Diversita (H) 1, 14 1,80 1,84 1,84 1,58 (P) Btc area p 2,48 2,70 2,91 2,95 2,14
H/Hmax 0,548 0,865 0,885 0,885 0,759 (R) Btc regione (2,30) 2,15 2,00 1,90 2,06
Grana (n/Km 2 ) 11 13 14 14 25 (1) Btc intorno 2,16 1,95 1,80 1,65 1, 16
Ag/Ap 0,0126 0,0106 0,0099 0,0096 0,0055 Ar (1,68} 3,41 3,96 3,71 1,09
Ges 0,691 0,917 0,876 0,849 0,418 dove: Ar= (P-1) J (R-1) [nAp], Ar= area teorica di riequilibrio ecologico, Ap = area
dove: Hmax = 2,08, Ag = area grana media, Ap = area parco, Ges = [(H/Hmax) _llarco.
(Ag/Ap}) x100 =grado di consistenza configuraz.

_,
llJ CONTROLLO OELLE TRASFORMAZIONI DEl.L 'EC:OMOSAIC:O CIRCUIT AZIONE
Vv DEL PARCO DI MONZA
<
a::
::>
....
....
::>
...a::
VI MASSIMO_ _ _ 1
}. 1
-------í---------t-
llJ
z TEORICO ~ 1
o
Ñ
<(
~~~ilMO ........................ ~ ....................... ].. 1
1
N
N
z
<
C>
a::
o
0,691
PREVISTO ~l l
:....
_, POS SIBIL E - - 0.50 'l l 1
w
a DI PROGETT0-0.46-l-----+~~~tll j 1

o
1- 0.4\8 ---- ~ ¡ 1
<
,_ ~ ¡ 1
-L~m,1~P'7m~)'T/,77/'j..l7"
VI
MINIMO _ _ _ 0.17 - --- -
ºw_, 0.10 ~.-:
:
:
¡
í
1 CONNETTIVIT A'
ro
a:<
1 1

1,68 0.40 0.45 0.67 1


< 1,09
> 0.64
>
IIIIIIJ]]] CAMPO DI OTTIMIZZAZIONE
> VX• VARIABILI DI STA TO DELL'ORGANIZZAZIONE FUNZIONALE 1111 V AL ORE AL 1991
e VALORE AL 2006
Fig. 4.19. Controllo delle alterazioni di un paesaggio, tratto da uno studio sul parco di Monza
(lngegnoli, 1990). Si noti che prima della formazione del parco (1720) il paesaggio locale era
Fig. 4.20. Controllo della connettivita nel territorio fra Gallarate e Busto Arsizio, 1992. La situazione
gia prossimo al campo di definizione, mentre oggi (1985) il paesaggio del parco risulta assai
deteriorato.
e
odierna fuori dal campo di definizione di una connettivita corretta, e deve entrare, mediante
pianificazione, nell'area di ottimizzazione compatibile col paesaggio locale.

180 181
ANAL/SI E DIAGNOSJ

Portiamo inoltre un esempio di modello di controllo della connettivita, relativo all'analisi 5 APPLICAZIONI DI ECOLOGIA
ambientale del territorio fra Gallarate e Busto Arsizio (Cfr. Fig. 4.6): Viene evidenziato lo stato
attuale e il campo ottimale da raggiungere attraverso operazioni di risanamento ecologico delle
DEL PAESAGGIO
strutture paesistiche (Fig. 4.20).

A conclusione di questo paragrafo, ci limiteremo a sottolineare che i criteri diagnostici


derivano da quanto esposto al paragrafo 3.8.3. In particolare e forse bene ricordare che e
necessario cercare quale possa essere il comportamento normale di un sistema ecologico, onde
poter compiere delle valutazioni critiche mirate, cioe delle diagnosi.
A tale proposito possono essere utili anche alcuni indici, come ad esempio il MEI (Vighi
e Chiaudani, 1985), capace di misurare jl grado dicondjzioniJJ:oJiche_g~Lillghi. Questi autori 5.1 CAMPI E METODI DI APPLICAZIONE
hanno trovato una significativa correlazione fra il MEI (Morphoedaphic Index), calcolato come
rapporto fra la profondita media e!' alcalinita (o la conduttivita), e la concentrazione di fosforo,
secondo le seguenti equazioni di regressione: 5.1.1 Teoria e pratica

Log P = 1.48 + 0.33 ( +/- 0.09) Log MEI alk Gli studiosi di ecologia tendono a porre in evidenza il lato teorico di questo importante
Log P = 0.75 + 0.27 (+/- 0.11) Log MEI cond ramo della biologia: non si de ve pero dimenticare che l' eco logia e anche la scienza che ci
permette di affrontare e risolvere i problemi ambientali, oggi tanto preoccupanti.
do ve P rappresenta la concentrazione media di P totale [mg/m3]. Sulla base di tale semplice Per queste ragioni, al 5th International Congress of Ecology promosso dall'INTECOL a
correlazione e cosi possiblie valutare la frazione della concentrazione di P dovuta solo alle Yokohama, la definizione di ecologia sostenuta dagli organizzatori (Golley, 1990) tratta di
cause naturali. scienza ci~dic_ªlé:iéllla compr~nswnedcliereliZionitra Ía vita e il suo ambiente, come interazioni
t1·~~éffv~rse f9rme di vlta,-~omo incluso, quiiidi come scienza di base per affrontare i nostri
maggiori problemi ambientali.
· Dobbiamo sottolineare che in real tal' ecologia non ha solo contribuito a risolvere i problemi
ambientali attraverso le sue applicazioni, ma e stata essa stessa stimolata ne! suo sviluppo dai
problemi pratici che richiedevano di essere affrontati. Tanto e vero, che un ruolo di sintesi e
propulsione hanno assunto nella ecologia innumerevoli studiosi dedicati nello stesso tempo a
diversi rami disciplinari, in particolare teorici e pratici, come gli stessi Frank Golley e Wolfgang
Haber.
Inoltre si ricorda che iJJ>ro~leJ!la della()ggettivita.dellascienza e superato da! sorgere di
9.ll.U1!9YQ.J)_ªradigma cultural.e (Cfr. par. 1.2.1 ), do ve il processo del sapere el' oggetto della
conoscenza non possono essere legittimamente separatiFuno dal1' altro (Pauli, 1964 ) .
. - ni conseguenza i concetti di f>!'edntivita <leila sci~nza e ctr spedmentazione si devono
adeguare a questo nuovo paradigma. Cio e molto significativo, perché le differenze fra le
ricerche di base, la sperimentazione sulla realta e le applicazioni, non rimangono piu del tutto
nette e separate e acquistano nuovi e piu stimolanti rapporti.
Se, alla luce dei nuovi paradigmi scientifico-culturali, la parte applicativa di una disciplina
e in grado di portare un contributo significativo alla scienza di base, per gli stessi motivi epur
in grado di acquisire maggiore importanza anche di per sé. Questa asserzione si potra meglio

182 183
APPLICAZIONI DI ECOLOGIA DEL PAESAGG!O CAMPI E METODI DI APPL!CAZIONE

verificare qualora si ricordi che l' ecologia del paesaggio e una disciplina che ha partecipato Oggi in vece, soprattutto in Italia, economisti, ingegneri, architetti, amministratori pubblici,
direttamente alla formazione del nuovo paradigma. intervengono spesso senza chiedere la consulenza degli ecologi. I quali peraltro hanno ancora
una preparazione universitaria basala sull'ecologia tradizionale, quindi ben poco sanno di
eco logia del paesaggio. All' importanza di ulilizzare l' ecologia del paesaggio si aggiunge
quindi l'urgenza che almeno gli auspicabili consulenti ne vengano a conoscenza.
5.1.2 Metodi di studio del paesaggio

Ricordando quanto sostenuto nel primo capitolo riguardo ai limiti della ecologia tradizio- 5.1.3 Campi di applicazione
nale, vedremo che diventa impossibile cercare di studiare il paesaggio per ragioni applicative
con metodi che prescindono dalla ecologia del paesaggio. Se infatti struttura e processi non si I campi di applicazione della nostra disciplina sono in realta assai numerosi. Va notato
riescono fra loro a integrare per la comprensione del comportamento del paesaggio, o di una infatti che la i_gtercdisfiplil}arita (anzi la trans-disciplinarita) della ecologia del paesaggio, e
sua componente, secando i principi di una eco logia piU in te grata (Cfr. par. 1.4 ), e vano pensare ,i_nsita maggiormente nell_a sua parte applicativa piuttosto che in q_uelle te_Qrica, pieJ1amente
di trasformare le informazioni risultanti in atti pragmatici seri. al;Ces~ibi!e SQlü agÜ studenÜ di_ scienze naturali( O biologiche O forestaJi). ,
Quale puo essere un_sqstenibile uso del territorio, compatibile con i principi ecologici? sett~;-i di applicazione piu rilevanti, che verranno trattati, sia pur brevemente, in questo
Come fisolvei'e i conflitti fra protezione e cambiamento? capitulo, riguardano: (a) la v-ªlu1a'Z.iQne dj i111patto ambientale, (b) i rileva111enti_v_egetazionali
Per rispondere a domande come queste non e possibile analizzare un'area limitandosi a un =v faunistici, (e) ihisanamento e la progettazione dell' ambiente, (d) la.conseryazio11e e la tutela
semplice incrocio dei dati tematici tradizionali, quali: climatici, geomorfologici, botanici, della natura, (e) la pianificazione ecologica del territorio.
zoologici, urbanistici, e cosl via. Anche la loro interpretazione in senso ecosistemico e -- -·-s¡·t;~tta di campi legati prevalentemente alle scienze naturali e biologiche, alle scienze
insufficiente. Perché ignorando il paesaggio come soggetto di studio, cioe come specifico ambientali e, per diversi aspetti, anche all' architettura del paesaggio.
livello di organizzazione dei viventi, con una sua-propria struttura e dinamica, non si potra mai Va detto pero che ~ª1!!J2i_di__applic.azj0 ne sono perlomeno da segnalare, quali: ~rba­
entrare nel vivo uclle sue problematiche. nist~9,_l' ingegneria ambiental e, le scienze politiche, la geografia, I 'economia ambientifee
Come abbiamo gia sostenuto, e in gioco il concetto di integrativita dello speltro biologico, soprattutto le scienze agrarie e forestali e la «§_ystems Ecology» o ecologia economica.
a sua vol ta derivato da! principio delle proprieta emergenti: !:1\!ivellQ_della sc}lla di organiz-
zazione della vita puo contribuire. solo in parte alla descrizione e alla spiegaiione del
'tomportame~to del gr(;ldi~oseguente: mai alla sua piena comprensione. -
Per avere risposte alle domande precedenti, e a molte altre analoghe, il metodo di studio 5.1.4 Sviluppo sostenibile
di un paesaggio deve quindi essere adeguato ai principi dell'ecologia del paesaggio. Anche se
ovviamente tale metodo sara da precisare caso per caso, a seconda degli obiettivi pratici da All'insieme di questi campi applicativi e chiesto oggi di convergere verso il cosiddetto
colpire, dovremo premettere che vi sano alcuni criteri di base comuni. concetto di sostenibilita o «sustainable development», termine coniato dagli econ0111isti
Tali criteri, in estrema sintesi, possono essere riassunti nella seguente osservazione: i ambientali nel _notQ _«Brundtí-;;;;J'Jeio--;~ nel 1987. Ia.crescita -della popolazione umana,
metodi di analisi dell' ambiente dovranno essere simili a quelli della medicina, se si vuole che res¡;~;io~~ aii~~: piu -fcn'te della domanda e delladegradazione dell'ambiente, la maldistri-
le conseguenti applicazioni siano congruenti con l'ecologia del paesaggio. buzione delle risorse, sono urgenti e grandi problemi da risolvere, pena la distruzione
Per qualsiasi campo di applicazione a livello di paesaggio, o di una sua componente, ogni dell' ambiente da cui la stessa u manita dipende.
intervento sul paesaggio deve infatti rispondere a una diagnosi e seguire una terapia, dato che E evidente che l' ecologia puo validamente contribuire a raggiungere questo primario
~t~ta ~i unlive~l~d_i or~~~~élz_i9:!1e:bi9l~~ca. S~ e ~~pensa?ile intervenire su u~ organismo
7
o su una pop0Taz10ne senza 11 cons1gho d9 med1c1, c1 s1 dovra rendere canto che e altretlanto
obiettivo. Da qui la crescente crucial e importanza delle applicazioni di ecologia del paesaggio.
Ma come messo in luce dal presidente dell'INTECOL Wolfgang Haber (1992), vi sono da
impensabile intervenire su ecosistemi e páesaggi senza il consiglio degli ecologi. Ed entrambi, superare diversi ostacoli. Il_!ra~f¡_:rim__~!!!2Ji~!lt:JD_fg_rmqzioniscje11tifichein __a;>:ione.poli.tica,
medici ed ecologi, non potranno presqÚvere cure senza conoscere le leggi biologiche che intendendo con questo ~sc~l_tª-__app~_c;_¡itiy_a__nei .s11dd~tti _campi__cfüciplinari, incontra i
caratterizzano dette organizzazioni dell~ vita. seguenti maggiori ostacoli:
\ ~J
',;~/
185
APPLICAZIONI DI ECOLOGIA DEL PAESAGG/O VALUTAZ!ONE (DI IMPATTO) AMBJENTALE

1) L' ~ªsperazione delle previsioni catastrofiche. sulla distruzione delle risorse e sulla iniziale, che attraverso catene di eventi piu o meno complesse genera pressioni sui bersagli
crescita defl'iriquinamento, che produce un effetto opposto di rifiuto delle teorie ambientali significativi potenzialmente in grado di alterarli. Si possono distinguere diversi tipi
ecologiche. di impatti: ~!it~tti e }Dc,lirelti, a ~reve e ~Jungo termine, 1~ev.ersi~i]Le irrey~rsibili, p_g.;;jtivi e
neg~1ttvi. ---· ····-· .... ·Píf'J/t1l'/j\'\]\ ..
2) 11 dilemma §etnplicita-complessita, cioe la difficolta di essere compresi tentando di
Collegato col concetto di ~1.Q e anche quello di «rischio ambientale», ne! senso di
applicare concetti di grande complessita (i. e. sistema di ecosistemi) a problemi pratici.
impatto potenziale. 11 giuclizio di ~l!.t:~_é\.1~1-~~el]Jªle i~n all1:~concetto importante, elato
3) L' esistenza di un/ondamentalismo ecologico, da parte degli ambientalisti e dei «verdi», che l 'intervento in esame puo essere giudicato anche non accettabile, in funzione dei livelli di
che dogmatizza questioni che invece gli uomini di scienza ritengono elastiche. criticita ambientale conseguenti ai suoi effetti.
Le componenti della gQ__~__(\I!l.!Jientéll~ sono parecchie, e ci limiteremo a elencare le
4) U_ Pre>blema del valore, dovuto al fatto che i problemi ambientali sono di natura principali:
ecologica, ma molte lqrn~oluzionisonodi natura socio-culturale_ed etica.
a) Raritá: condizione di ~jiSQ2!1~Ei!ita per un certo elemento ambientale. Importan ti
5) Il problema dellascala, dato che le.scale spazio-temporali (ma anche organizzative) dei gli aspetti dinamici, quali la rarefazione.
processi ecologici non coincide>n9. mai C:ºl! Je scale sociali ,o~.,peggio in di viduali e
politiche. ' . . .
b) Diversitit e complessitá: la ricchezza, l~e~r()g_eneita e la molteplicita di relazione clegli
elementi che compongono un sistema ambientale.
6) Lo .scoorciinamento legislativo, che sviluppa normative ambientali in settori spesso
conflittuali e che rimane sempre arretrata rispetto le esigenze ecologiche piu avanzate.
c) Struttura e funzioni: sono i parametri forse piu importanti per la valutazione del
7) 11 disS..~n~ofrn .gli ecologi,di certo maggiore che in al tri rami della scienza, data la comportamento di un sistema o di una sua parte.
recente formazione, della disciplina, e (data la diversa formazione fra gli ecologi
tradizionali e quellÍ\sistemico-paesistici. el) Stabilitit: il mantenimento ne! tempo di una condizione di equilibrio. Non da intenclere
-'-.j ~Tr
in senso statico.

e) Inquinamento e degrado: l'allontanamento dallo stato di normalita di un sistema


ambientale. Si noti pero che le cause sono cliverse:~~illil;ento-~~yjen_e perc_onta~
~i~él~jgne chimica o batterica (a cui puó seguire un degrado), .!!le_ntl:el! clegr?.d_o_av_viene
5.2 VALUTAZIONE (DI IMPATTO) AMBIENTALE anche alter¡¡fiQili strl}tturali o funzionali dirette.

f) Pericolositit, pressione antropica: la c~pacita propria di produrrej11quinamento e


5.2.1 Premesse teoriche deg1:a.cJo, e il complesso ele lle p.fl!IJrba;;>,l;;;u;rocfr1.Q.Lbili
;-- ' - ----
dall' uomo. ··

11 fondamento della valutazione di impatto ambientale (VIA) e la valutazione preventiva g) Sensibilitit, fragilitit: di.YersitlU!~i_ livelli di~isten~ai disturbi ambientali da parte
degli elementi componen ti. ~ ··
degli interventi in sede di progetto, in modo che la societa non sia costretta successivamente
a correggere effetti negativi indesiderati.
h) Resili~1:za, vulnerabilitit: la S<lE~~~~:_~I~ta_tQ_i.11~zja_l~_clopo undistw:hp e la
Purtroppo c'e una tendenza, in sede tecnico-scientifica, di tener separati gli aspetti della capacita complessiva di subire degradi dovuti a pressioni esterne.
qualita dell'ambiente da quelli degli impatti provocati dall'uomo. La conoscenza di base in
quest'ottica risulta separata dalla scienza applicata e cio non risulta compatibile con l'attuale Valore culturale ed estetico: @J?jJ!_"esentativi.t:i!.socio-culturate, identita, influenze per-
paradigma scientifico. cettive, bellezza. e ~- --- ··•. . - ·-·

J/imp.atto viene definito (.tylalcevschi, 1991). l!Jl interyentoantro12ico_che ha provocato


t}J1e~azioni djsi~gCÍI~ C_OfüP9!1~n,tiQ~l!'a1!1.~i(:l)te. o d{un_sjs tema am bientaf~¿~~l~uo compl~~ so. j) Valore ecologico, naturalitit: ~~~si di 111Qlte infomwzic:mi sullo stato di sviluppo ¡;~a
Quindi un impatto ambientale e la conseguenza di inte1ferenze prodotte da una sorgeñte ~E~ll?'.t;;..antropiche.

186 187
m
APPLICAZIONI DI ECOLOGIA DEL PAESAGGIO VALUTAZIONE (DI IMPATTO) AMBIENTALE

k) Valore come risorsa: ~~!rispon_cle alll!_c;9JJ1PQ!}e.Q!(! 1!fI1fl1ÍIÜSJTJ!!Í~ª·9Lvlll!!taz:ione, so-


cio-economica di un elemento. Automezzi per il cantiere ~
Baracche per il cantiere
Camini
Caminl di scarico

5.2.2 Criteri di applicazione


AZIONI INTERFERENZE
ELEMENTAR! DIAETIE
In Italia il DPCM 27 .12.88 stabilisce alcuni criteri per la realizzazione degli studi di
valutazione della qualita ambientale, criteri che qui ci limiteremo a elencare:
1) Confronto con la ¡:iianificazione e la programmazione esistente .
.
---------~--"'-~µ µ " '

INTERFERENZE BERSAGLI
2) Descrizione del progetto e delle interferenze sull'ambiente all'origine. DIRETIE PRIMARI

3) Descrizione dell' ambiente. lttiofauna


Macrobenthos
4) lndividuazione degli impatti potenzialmente significativi. Campi irrigati
Bagnanti
5) Previsione degli effetti dell 'opera. Unita visive

6) Valutazione tecnica degli impatti prodotti. BERSAGLI


PRIMARI
7) Mitigazioni tecniche.

8) Misure compensative degli impatti residui.

9) Definizione del sistema di monitoraggio.


BERSAGLI
10) Bilancio ambientale. SECONDARI

11) Garanzie.

I metodi e i modelli di studio della valutazione ambientale sono ormai parecchi, e si Fig. 5.1. Esempio di valutazione ambientale con matrici coassiali, per uno scarico in corpo
avvalgono di jri~J.:L~.c.clo.gici, indici sintetici e di «Check-list» (liste di controllo), come idrico superticiale. Sono fra loro combinate m.atrici SLiCCeSsTveaventi sempre un lato in comune
di scale e funzioni di qualita. Uno dei problemi di maggiore interesse e la ponderazione degli (i. e. coassiali). Sono quindi tabel1~·c¡¡ cóñTspondeñza.ira loro cgocaJenate da vettori comuni
(da Malcevschi, 1991 ). ··- · ··· · ··· ·· · · · ·
indicatori, dato che diversi indici possono contribuire a un'unica qualita: quindi occoiTe
pesarne l'importanza relativa.
Matrici~ientali (Fig. 5.1) e incrocio di carte tematiche sono ancora oggi gli strumenti 5.2.3 Ecologia del paesaggio e valutazione ambientale
met~ci piu utilizzati.
ia~mRaJ~bilit~ afl)b.ientale di un intervento in progetto presuppone la .filLma delle varia- Ricorderemo che all' inizio della pubblicazione (par. 1.1) parlando del rapporto uomo-am-
zio~i di qualita prov~~abili sull'ambiente e il giudizio sulla loro accettabilita. Questo giudizio biente, si evidenziava come alla dicotomia oggi esistente corrispondono due metodologie
eil risultato dell'applicazione di criteri espliciti o impliciti, che vanno evidenziati almeno come contrapposte di applicazione dell'ecologia: quella che mira a PIº~~ttare con la t}atura, ~ quella
condizione di in~!<!bilitA_,;;u. . up_I!lodello grafic.0 (Fig. 5.2)dicompa.tibilit¡¡,, che si ~ª. .1'11i~il!·~z!U~11p~t~_ªll~·opi~i. Avendo sosten~to che l'ecologia del paesaggio
Pur da questi rapidi cenni si comprendera facilmente la grande importanza della valutazione era compatibile solo con il primo criterio (par. 1.2) e necessario a questo punto dare una
ambientale. Dobbiamo ora evidenziare il contributo dell'ecologia del paesaggio in questo spiegazione, perché tale criterio _pg1~t<t_itnplicitamen_te~§QtJ;p.ª·ººl:1~.il c01:ic:.~!t9 st~~rndiimpattq,
campo di applicazione. che gggi ..§.e!!lRi:.<t f~~e1:e.tlpern~cli pgni'vaiüúiziQñe arpbi~11tale. -~

188 189
APPLICAZIONI DI ECOLOGJA DEL PAESAGGIO VALUTAZJONE (DI IMPATTO) AMBIENTALE

Infatti sappiamo che i disturbi, se non superano una certa soglia, sono forze integrate e
necessarie per la formazione stessa e il mantenimento dei sistemi di ecosisterni: anche se si
tratta di disturbi antropici. Inoltre nelle analisi ambientali della ecología del paesaggio e gia
compreso l'uomo, quindi diventa fuorviante introdume le azioni con lo studio degli impatti.
Si potrebbe rispondere notando che la VIA puo considerare alcuni impatti come positivi:
e) b)
ma cio e ben diverso da quanto stabilito dai principi della ecología del paesaggio. La differenza
Recupero I
• ¡a
sta nella giustapposizione dell 'uomo alla natura, fatto salvo certi «impatti positivi», invece che
/
contestuale alla I riella sua completa integrazione.
fase di esercizio / I
Se i concetti-base per una ecología piu avanzata esigono le precisazioni, severe, su! termine
/
I ¡ Recupero al termine impatto, cio non vuol dire pero che si voglia criticare la VIA in senso applicativo, soprattutto
/ della fase di esercizio dopo i piu recenti aggiomamenti del metodo (Cfr. Malcevschi, 1991).
1
/ I contributi della ecología del paesaggio tuttavia non possono essere decisivi se non si cerca
I
·-·-·-·-·· /
di modificare, o perlomeno interpretare in modo diverso la legge italiana citata. Si osserva
intanto che tale legge ha una applicazione limitata a troppo poche opere tecniche, e questo fatto
I
di per sé la allontana dall'ottica della nostra disciplina, perché l'integrazione fra l'attivita
umana e il paesaggio rimane scompensata.
~zion~~J'-ªn¡Jlil?LQ~l!~ _<;..QD1pcm_e11ti, .'1!11lJi~11t_¡ilLeJe relazioni tra es si riguar-
dano (ne! DPCM):
-------·-"··-·~"~

A) Atmosfera

B) Ambiente idrico
t(A) t(P 1 ) C) Suolo e sottosuolo "

Fig. 5.2. Esempio di modello perla compatibilita ambientale, in cui viene evidenziata una fascia D) Vegetazione, flora e fauna
di inaccettabilita della qualita ambientale (ordinate); in ascissa i tempi di intervento, in cui si
differenziano varie tasi di realizzazione.
E) Ecosistenii

F) Salute pubblica
In realta, secondo l'ecologia del paesaggio, iJ__cQBCetto di impatto non ha ragione di essere
G) Rumore e vibrazioni v
tenuto_comediscri,rninante ¡)!'incipale(quasi assoluta) nei metodi di valu!azione ª!:11bientale.
/--!!J:~~wtluiione d)l;jrrÍplica la sekziQ!l~_jelpiu a.illilto,_nel se~~i_progressiva H) Radiazioni ionizzanti e non ionizzanti
ottimizzaziouedell'a.dattamento,.viene
·-·- ·-·-···
affj.anc.ato da una regipm.ca sele.zioJ1e_dei P!º~
·· .... ·-··-·-·· -
~-·-····· --~ ·~
I) Paesaggio
adattamento, con la conservazione cl.eJLc.n1tonomia.dei sistemi biolggici. Questo si deduce da
qilltnfü·esposto neí rfferlmenti propedeutici (par. 1.4). Di conseguenza, la strutturazione dei Apparentemente sembrerebbero richieste le analisi su tutti e tre i princi,pali liv~lli del!' or-
sistemi biologici, che aveva come unico concetto guida quello di <:ca__u~» e come forze operan ti g~i_~ion~_~_c:olog.iga:_p9p9laz.iol!i .. (J)L~cQ§~te!n!.(fü, . PaesaggIO:!I): In;~~e la legge li
quelle di «conflitto» (i. e. impatto), passa ad avere come guida anche il concetto di «coazione» considera ancora secondo un'ottica «tradizionale», cioe scientificamente non aggiomata, che
e come forze operanti piu significative quelle di «cooperazione e integrazione». per quanto riguarda il paesaggio fa riferimento a: .<~SÍ(l_agli \!!;lp~t!i~!orico-testirnoniali e
I principi teorici che portano ai concetti di sistema gerarchico e dissipativo, di eterogeneita, ,~l~Jj,~a agli aspetti legati alla percezione visiva>;;-ma non a quelii fondamentali, yale a
di incorporazione, di coevoluzione, di specificazione della arnmissibilita di interazione, dir~~ef.ologíCí.
portano quindi a ridimensionare il concetto di impalto. Sec~ndo la legge, la qualita del paesaggio e determinata attraverso le analisi concementi:

190 191
APPLICAZJONI DI ECOLOGIA DEL PAESAGGJO VALUTAZIONE (DI IMPATTO) AMBJENTALE

a) il paesaggio nei suoi Qil!ª_n:gsmi spontanei, mediante I'esame delle componenti naturali 2. Metodología.
-·~~--.--/
cos! come definite alle precedenti componenti [cioe A, B, C, D, E]; (a). Riferimenti disciplinari: ecologia del paesaggio.
(b). Metodo di lavoro: Il!~gi!E t_e1:1a!ishe~faer.se-scahL~.'!Z'.io::!emporali, capaci di
b) ~tiYit~agrtcole,Jesidenziali, produttiye, tyristiche, ricreazion~li,_~_P!~segie infra-
indicare le valenze negative e positive del percorso stradale nei confr~1;ti d~l paesaggio.
i:"trutturali, le loro stratificazioni e la relativa incidepza sul degrado di mituralita presente
Considerazione della yuh2ei:abilWi degli.erotopi attraversati in rapporto ali' ecomosaico, di cui
ne! sistema;
si sono ~ifu~_ate. ~ª-DlJte.ristié~il!!2.Ü2filL(e. g. matrice paesistica) e le carenze strutturali
c) le co11<:Jizioni naturali e umane che hanno generato l;.e.voluzione del paesaggio; ~iu sig~~ficative. Verifica dei tratti alternativi che si sono presentati. ~a__,,e
IJE._ee d1 mtervento proposte. · ---
~-~~---
d), l~_st11dio strettamente yi§_ivo .9 cultu!Jl.le-semiologico del rapporto tra soggetto e
ambieu.te, nonché delle radici della trasformazione e creazione del paesaggio da parte 3. Fasi di lavom ed elenco elaborati.
aelÍ'uomo; Quadro delle contemporaneita e delle interazioni, elenco degli eleborati secondo la presen-
tazione finale:
e) ,~pJ.'!1.li paesistici e territoriali;

3.1 Analisi

a) Riferimenti cartografici
A riprova di quanto appena osservato sulla limitatezza della legge, si noti che il dinamismo
del paesaggio si richiede mediante l'esame delle componenti A, B, C, D, E: non mediante le b) Area di studio, alle diverse scale spazio-temporali
sueJip_t~.cifiche legglfil_struttura._e_cfu1¡¡mica, come noi abbiamo es pos to ne! presente lavoro.
c) Ambiti disciplinari di settore, indagini di legge
Tuttavia al punto I, c) viene richiesta l'analisi delle condizioni naturali e urnane che hanno
generato l'evoluzione del paesaggio, senza menzionare le precedenti analisi (come al punto I, ' el) Studio degli stati passati ( 1880, 1936)
a).
Dato che e_in1E.~§tu!.!_~1>1~voluz:illri~_c,li_un Pl:!~~~Lo, o di una sua parte strutturale, ' e) Stato attuale del paesaggio, struttura e dinamica
~'~._i:!c_ciE~t:r~.aipri?cipi e_éllle ªllélli.sü!Lec:.ologiadelpa.e~gio, si potrebbe interpretare questa
norma come chiave per aprire la valutazione ambientale anche in Italia all'applicazione della , 3.2 Diagnosi
nostra disciplina.
Questo espediente e stato messo in pratica per una valutazione ambientale della strada 11 a) Vulnerabilita e carenze í
tangenziale di Monguelfo e Villabassa in Val Pusteria (BZ). Non si entrera ne! dettaglio delle
applicazioni, dato che sono slate eseguite buona parte delle analisi contenute ne! capitolo 4. b) Interferenze con lastrada e motivazioni
Ci si limita quindi a riportare lo schema metodologico:
c) Alternative eventuali

NIEDERWORF, WELSBERG, AUTONOME PROVINZ BOZEN (BOLZANO) d) Rischi di involuzione ambientale


PUSTERTALER STAATSSTRASSE NR. 49, UMWELTBERICHT, 10.09.91.
(Ingegnoli, V. Gretzer, A. Palmeri, F. Borchia, D. Nicolussi, H.) 3.3 Linee di intervento

1. Obiettivo. a) Scelta indirizzi operativi


5=ontrollo attivo, in parallelo allo sviluppo tecnico-progettuale, per minimizzare le intelfe-
b) Cautele per l'esecuzione
renze negative dell'opera pubblica sul paesaggio locale e per proporre miglioramenti dell'as-
setto ambientale, resi possibili in seguito ai lavori di costruzione dell' opera stessa. c) Controlli, con modelli di ecología del paesaggio.

192 193
APPLICAZ/ONI DI ECOLOGIA DEL PAESAGG/O VEGETAZIONE, FAUNA, PAESAGG/O

5.3 VEGETAZIONE, FAUNA, PAESAGGIO A nostro avviso e invece necessario avv1cmarsi di piu ai principi della ecologia del
paesaggio, che superano decisamente il livello di ecosistema: cio porta a conseguenze non da
poco anche nello studio della vegelazione e quindi nelle sue applicazioni.

5.3.1 Premessa
Interessante ad esempio il criterio di Naveh (1991), che nota come fino a poco tempo fa la
Mentre l' applicazione del!' eco logia del paesaggio nel campo della VIA e essenzialmente vegetazione era studiata soprattutto a livello di comunita, con il dogma preconcetto della
legata a questioni concettuali e metodologiche, vi sono altri campi, tipicamente scientifici, in successione climax della scuola fitosociologica di Braun-Blanquet. Studiando i paesaggi
cui eforse meno immediato comprendere il legame con questa disciplina. D'altra parte e utile mediterranei, Naveh ha dovuto allontanarsi da tale impostazione e ha utilizzato come lessera
sforzarsi di fario, dato che questi campi concorrono nella stessa valutazione ambientale, come anche i lerrazzi collinari (antropici) e le loro rovine. Gli elementi aggreganti e disaggreganti
pure in molti casi di analisi del paesaggio. del suolo e della vegetazione sono stati identificali a differenti scale spazio-temporali nei
/~YC[}lJ/ll¡(!; Si ricorda a proposito che la transdisciplinªrit~~J~_r~Q!iQ_~h~ªtc~~i§""º1PJ!9e, come mosaici dei terrazzamenti, campi e piantagioni, e macchie residuali, che si susseguono in molti
•l' ecologia del paesaggio, csian~~ gra_do di illt~grar~ l~jnformazi()l1iJJrQVen~en~Lciª al tri ~ª1!1Pij
paesaggi del Mediterraneo almeno dall'olocene inferiore .
. ¡,
Cio puo essere presentato come una ordinazione della copertura e composizione floristica
í)~Q_~erle?tjlizzabili agli ap.plicat~~~· Come abbi~m? s.critto. (~fr. par. 1.2) e nec~~sario .che
tale mtegraz10ne avvenga anche dall'mterno delle d1sc1plme utlhzzate per una anahs1 amb1en- a partire da erbe poco esigenti e cespugli nani lungo le fas~e erose, fino ai cespugli di scierofille
tale. occupanti le nicchie piu ricche lungo le pareti residuali dei terrazzamenti e nei suoli colluviali
Fra tutti questi campi, ci limiteremo a un breve discorso sulla vegetazione e la fauna, che formati per erosione dei suoli calcarei. Aumentand2 Ie. dimensioni de lle scale spazio-temporali,
piu sono legati allo studio del paesaggio. geologiche, archeologiche, storichy,"'Ná~eh e Dan (pedologo) hanno visto che in ciascun
11 moltiplicarsi delle esigenze di analisi dell'ambiente ha portato la botanica e la zoologia peñwó si focontravano due differenti ti pi di eterogeneita. Era cos} possibile djstinguere due
ad allargare i loro campi di applicazione. La applicazioni per i rilevamenti tematici, le principali eco topi, separati dai loro fattori ecologici indipiiióintied~tü<inti cl.ªUa diversa storia
valutazioni sullo stato delle cenosi, la verifica delle interferenze in presenza di disturbi arusodel suolo.
antropici fuori scala, con la «restoration ecology», con l'ingegneria naturalislica, con la
progettazione ciel[ªll11lie.DJe, cqnJa pjgnifif'lÚ.oneJerr.i!QI!ªle
..:--- -~' ' --~
innumerevoli~ Altre osservazioni utili ne! senso di un approccio consono all'ecologia del paesaggio nello
studio della vegetazione vengono da! rilevamento delle strutture delle tessere legate alle diverse
fasi di rinnova1!!~111Q_delle associazioni. Si rimanda per queslo alla Fig. 2.4. ' ..
~ ~-'""''~''>µ,_~,~-~,,µ_,_,,

5.3.2 Vegetazione Inoltre nelle applicazioni puo essere utile porre in relazione (Baudry, 1992) il gradiente di
un paesaggio (i. e. variazione dei suoi elementi) con il gradiente florislico della stessa area.
Nello studio della filogeografia pochi finora hanno seguito l'esempio di Pignatti (1988)
che divide questo campo in flora, fitomassa, vegetazione, ecologia del paesaggio, fitogeografia Riportiamo come esempio la valutazione ambientale della vegetazione delle macchie
culturale, ponendo esplicitamente in evidenza gli aspetti paesaggistici. boscate fra Gallarate e Busto Arsizio, per mostrare come diversi parametri di ecologia del
Inoltre lo stesso Pignatti, sull'esempio di Tüxen, ha perlo piu trattato tali aspetti come paesaggio siano necessari oltre a quelli vegetazionislici normali.
studio dei complessi di vegetazione, o geosigma-associazioni. Cio significa accorgersi ch~12-~ Tali macchie derivan o da una fascia planiziale di brughiera sul:laJpinaancora dlevabile dalle
~~ vegetazio~()Jl_efil!'=1_r~c;~.ilprQ!JJ~m1~ecolQgico. ~·afie via satellite, con prese~za:-ará~sociaziorii (degraaate) di Querco-cmpinetum e di
~ Jam11re . kt V(!getazioge in s~nso s.!f.etto risuHa .esclufüt dal paesaggio~urbauo; i1 paesaggio abbandüñi~~ti da Robinia pseudoacacia, intercalate s!a_campi, strade, lotti industriali
vegetale e aato dáll'insieme delle associazioni non piu considerate isolatamente, 111a.c,oll~l;lte ~_n_p~.s.aggio QJJ@i.dLtJE.o s~~~iffen<:>.~~~~---------------~·
dina.ipicame.nte nelleserie corrispondenti alle varie tessere di _qm~llªdeterrlli11_atipo.rzione_di Sono state rilevate (rilievo speditivo per ragioni di scadenze imposte) 16 stazioni (Fig. 5.3)
'i~rrit~rlo~M~'iffstÚdi~si non sono andati lontano dai concetÜ di «Si~~~sistema» di B;aun- della dimensione media di circa 0,3 Ha, con metodo fitosociologico.
Blanque't. Ovvio che le applicazioni vengono fatte secondo tali criteri, come si osserva ad La valutazione estata richiesta a scopo di pianificazione territoriale, e fa parte di una analisi
esempio nelle carte della vegetazione. ambientale piu generale imposta dalla presenza del parco del Ticino.

194 195
APPLICAZJONI DI ECO LOGIA DEL PAESAGGJO VEGETAZJONE, FAUNA, PAESAGGJO

Tab. 5.1 Valutazione ambientale della vegetazione delle macchie boscate nella pianura fra
Gallarate e Busto Arsizio.

stz. H E S+/S- Conn lnt Dsb Btcm ex V


2
n. bilis %Hmax car/aw %per %sup 1/n Mcal/m

col: 2 3 4 5 6 7 8 9
1a 4,40 0,98 1,81 0,37 0,70 0,67 6,0 1,31 16,74

1b 3,41 0,90 0,90 0,62 0,98 1,00 5,0 1,55 11,89

1c 3,80 0,89 1,03 0,75 0,78 1,00 5,5 1,60 14,88

2 3,49 0,85 1,00 0,62 0,20 1,00 5,0 1,12 8,31

3 3,53 0,90 1,30 0,37 0,70 0,40 3,5 1,13 ' 6,28

4 3,87 0,91 1,50 0,37 0,65 0,50 4,5 1,18 9,35

5 3,55 0,87 1,24 0,62 0,70 0,50 5,0 1,27 9,81

6 3,66 0,85 0,64 0,75 0,85 0,33 2,8 1,13 4,92

7 3,41 0,81 0,75 0,75 0,93 0,67 3,5 1,35 6,53

8a 3,59 0,88 2,82 0,70 1,00 1,00 2,5 2,97 11,73

8b 3,55 0,91 4,49 0,62 0,76 1,00 2,6 3,12 13,10

8c 3,37 0,88 2,77 0,75 0,80 1,00 2,5 2,66 9,86

9 3,39 0,86 2,33 0,75 0,80 0,50 2,3 1,69 5,70

10 2,93 0,82 0,37 0,75 0,95 0,50 3,0 1,13 4,07

11 3,10 0,79 0,88 0,87 1, 10 0,67 5,5 1,56 10,77

12 2,94 0,82 1,00 0,87 1,10 1,00 6,0 1,96 14,17

~ Distribuzione della copertura arborea Ci limitiamo a mostrare una tabella riassuntiva (Tab. 5.1 ), in cui le colonne contengono:

1) ~L<ita Q.iologic_a calcolata con !'indice di Shannon H [bit/specie], per


Stazioni rilevate
ogni stazione.

Fig. 5.3. Macchie boscate nel territorio fra Gallarate e Busto Arsizio. Fanno parte di una fascia 2) ~~11!~_11ra c!_eU'~,equ!t<!hlhta» H/Hmax.
di brughiera subalpina planiziale, di cui rimangono oggi lembi in prevalenza degradati. Sano
segnate le stazioni di rilievo della vegetazione. 3) 11 rapporto fra le specie caratteristiche S+ e quelle avventizie S-.

196 197
APPLICAZIONI DI ECOLOGIA DEL PAESAGG!O VEGETAZ!ONE, FAUNA, PAESAGG!O

4) La misura della .co11n~_:-;fil_Qne_Q()lla stazione, in % su! perimetro interessato. "


0.9
5) La misura dell)i:~~t~Q~» delle tessere rilevate (i. e. stazioni) in% di~
~istante dai margini. in proporzione al tipo di vegetazione.
Ql
'(3
Ql
• •
c. 0.6
(/J
6) L'inverso del nun;iero di distm~bi principali per stazione.
:a " •
t'O • •
7) La stima della !'lop()~enzialita territoriale me.dia per stazione (par. 4.6). ::!
Ql
0.3 • •
.e •
8) Fattore ottenuto moltiplicando le colonne 3x4x5x6. o 111
o •
·;::

9) Valutazione ambientale della vegetazione, secondo la seguente semplice equazione: .!!! o.o
(ij
'O
t'O • 111
111

V= (H x E) x (Btc x a/2) :a
Ql
- 0.3 •
111

E
.!!! 11
Numerase osservazioni in loco e la utilizzabilita dei dati nell'intera elaborazione di analisi ro
'O 11
-0.6
ecologico-paesistica sembrano confermare validamente tale valutazione. Ql 111
e:
o
.Ñ 111
t'O
·:; -0.9 11
5.3.3 Fauna Ql
e
Dei rapporti fra l~gia e l'ecologia del paesaggio abbiamo in parte accennato ne! -1.2
parlare della dinamica del paesaggio, come la distribuz~one delle IJ_<?Q_o!azioni di carabidi nei
2 3 5 10 15 2o 2 5 30
diversi habitat dci corridoi (Fig. 3.11), le mappedei rappol.Tif~·a popolationT di uccelli ed
Densita dei corridoi boscati (m/ha)
eterogeneita ambientale (Fig. 3.13).
Abbiamo menzionato pure due fra i piu importanti contributi della nostra disciplina allo
studio degli ª?ü~ali:.J!.concetto.di.rneta¡lli!29lazio11~j~ig:J:§Le le in:i12Iic~11_i _s_ulla genetica Fig. 5.4. Analisi del rapporto fra la densita di siepi e filari (m/Ha) e la ricchezza di specie di
clelle popolaz10111 (F1g. 3.12). · - -------· uccelli in Olanda (da Opdam, 1990).
' Ce;to ~ cl1~' la supposta stabilita delle comunita animali cosl come poteva derivare dalla
t~oria ~el!~ nicchia ha dovuto (o dovrebbe) essere oggi sos ti tui ta da)POdelli diyari~Qi!ita capaci
d1 attnbmre una crescente importanza ai fattori dLn;tetastabiliJa bioti~Le abioticá degli Viene pos to l' accento sulle previsioni di colonizzazione di macchie boscate, e sull' impor-
amQienti:_proprio nel senso dell'ecologia del paesaggio. ~--------~---~ tanza di specie indicatrici, quali la Sitta europaea, legate alle foreste decidue mature. A cio si
,..,- -----~·- ~
· Ancor meno che per l'analisi dei vegetali e in questa sede possibile addentrarci in un aggiunge la previsione della persistenza di popolazioni e la verifica della resistenza del
discorso che abbia qualche completezza. Tuttavia il fine che ci si propone e quello di portare paesaggio alla dispersione nelle macchie e nei corridoi boscati. Il tutto viene cartografato in
gualche esempio di.sgn1e.Rna1izz_m·e la fauna perché sia possibile una applicazione di queste modo che possa essere utile alla pianificazione del territorio.
informazioni nello studio del paesaggio. Di indubbio interesse anche l' analisi della ..QisJrjbu_~()ne della fau11a 111~c::robentonica pei
Diversi lavori in proposito sono stati fatti da Opdam (1990), che in un saggio Woods as ~
corsi d'~cqua,
•'-<,,,_.,""'
_gt!a_n_c!o_11_011 [iia_Jimitata all11 staziQ!le_d.!".H'alveo
...___
ma post.a in relazione con le , ,'
-----~~~~ ~ ~-.,"~
\
habitar parches for birds: application in landscape planning in the Nederlands mostra la ~~~cliill'Jn~~C?_-~Q-ºÍQ__~ Abbiamo gia mostrato !'indice RCE di Peterson
necessita di arrivare ~conoscere ~ta_Qi_p_rese.11_za d~~~.rte s_recie di uccelli in rela.z:isme (par. 4.4). Vorremmo pero aggiungere che oltre a un confronto generale, come da Fig. 4.9,
JllleJn~.c~bk..vE[etaje. A titolo di esempio ripÓrtiamo un -grafico in cui 5¡:)cfaffiev1(fe;¡zia -la sarebbe utile una mappatura a scala di maggior dettaglio, in cui si possano valutare meglio le
relazione fra la dynsita_Q0oo~!Q0_Q.o"5.f:ati (siepi, filari e strisce residuali) e la ricchezza di specie inf!!!enze--dei.dis_turbi e_lo_sfasa~l!ento_ fra le _c;__o11.diz_i2~~J!-ff!bi-º!1!alLc!el1' alyeo e c¡uelle delle .
di avifauna (Fig. 5.4). ~-------- -- --- -- - ~J~.e.-d~l!e]iY~. -- .

198 199
APPLICAZIONI DI ECOLOGIA DEL PAESAGG/O RISANAMENTO E PROGEITAZIONE DELL'AMBIENTE

Vorremmo inoltre riportare una estrema sintesi di un noto studio di Wiens e Milne (1989) Osservazioni e simulazioni sono stati indirizzati alla comprensione di come la struttura
sui coleotteri di un'area del New Mexico. frattale di una tessera della prateria arida abbia influenza sugli schemi di movimento dei
Questa ricerca riguarda un «microlandscape» e assume un significato rilevanle per rendersi coleotteri tenebrionidi. Il ruolo della struttura del ~aesaggio e dimostrato dalla significativa
conto di come i concetti di ecologia del paesaggio valgano anche a scale assai dettagliate, tendenza dei coleotleri di evitare le celle di 1 m che abbiano dimensione frattale pari a
compatibili con l' «home range» di piccoli organismi (Fig. 5.5). D=T]s::T:s9 ~fil.die; la tendenza del suofü"fiü<loacopdre l'area).
,~~isTe-basatosuquaiifo-gíaéspbsto nella teoria dei frattali (par. 4.5). Come
esempio di questo studio si riporta la Fig. 5.5, che rappresenta i quattro grafici piu significativi
(vedi didascalia).

5.4 RISANAMENTO E PROGETTAZIONE DELL' AMBIENTE

In parallelo allo sviluppo dell' ecologia del paesaggio e in questi anni cresciuta l' importan za
A B della cosiddetta «Restoration Ecology», cioe del campo ecologico-applicativo legato alla
necessita di risanamento dell'ambiente. Non poteva non essere cos!, anche se alcuni aspetti di
questo campo sono stati portati avanli dalla «Bio-engineering» o ingegneria naluralistica, che,
come vedremo, non sempre rispetta i principi della nostra disciplina.
Un ulteriore rilevante aspetto applicativo intimamente legato al risanamento ambientale e
quello della progettazione dell'ambiente: non si possono fare troppe distinzioni fra progetto e
restauro, in quanto la matrice metodologica e comune. Centreremo quindi il discorso sulla
progettazione dell'ambiente. Qualsiasi attivita umana arriva a incidere direttamente sull'am-
biente attraverso la realizzazione di progetti. Non dovrebbe esserci alcun dubbio che i
progettisti siano fra i maggiori responsabili delle trasformazioni dell' ambiente. Da uno studio
di Moroni (1985) risulta che in Italia tali progettisti sono per il 40% ingegneri e architetti, il
restante 60% e invece diviso fra agronomi, forestali, naturalisti, biologi, geologi, economisti.
Solo da pochi anni si sono aggiunti gli architetti del paesaggio, in numero pero limitatissimo,

e D e presto ci saranno anche i laureati in scienze ambientali, che in verita dovrebbero avere un
ruolo prevalentemente gestionale.
Ne risulta di conseguenza un capitolo applicativo di vasta portata. La necessita di raccor-
Fig. 5.5. Analisi di un micropaesaggio (da Wiens e Milne, 1989). (A} le linee dentellate dare l'ecologia alla progettazione inoltre deve essere ben bilanciata fra i suddetti progettisti,
rappresentano il numero di celle di 0,0156 m2 occupate da suolo nudo per piu del 25%, in perché e evidente che non serve insegnare l'ecologia applicata agli architetti, se poi naturalisti
rapporto a quelle di 0,0625 m2 , (B) analoga logica perle celle di 0,0039 m2 contro quelle di e agronomi non sanno intervenire ne! campo progettuale.
2
0,0156 m , (C) dimensione frattale calcolata per celle di 1 m2 , (D) schema di movimento dei
Cosl. facendo non si integreranno mai in seri gruppi di lavoro e la auspicata transdiscipli-
coleotteri osservato nel campo.
narita continuera a essere un mito.

200 201
APPLICAZIONI DI ECO LOGIA DEL PAESAGG/O
RISANAMENTO E PROGEITAZ/ONE DELL'AMBIENTE

Consideriamo ora uno schema metodologico di studio progettuale:


Si notera subito che il metodo comprende fasi di ricerca che sono ben note agli studiosi di
scienze, ma gli obiettivi, la proposizione e la risoluzione si staccano dalla ricerca di base, per
SCHEMA METODOLOGICO DI STUDIO PROGETTUALE: entrare in un ambito limitato da vincoli maggiori e che richiede continui aggiornamenti (ma
A. Fase preliminare ... a. dati del problema anche compromessi), per l'applicazione pratica della scienza.
In tale situazione si presentano molti rischi: ad esempio che la tecnica prenda il sopravven-
b. ricerca dei significati to, oppure che l' analisi non riesca a essere integrabile all'iter di progetto, o ancora che i criteri
applicativi del gruppo di lavoro siano discordanti. Il problema maggiore e di solito legato alla
c. formulazione delle esigenze
richiesta di tempi troppo brevi da permettere uno studio approfondito (queste urgenze capitano
B. lmpostazione ... d. individuazione ambiti anche ai medici) e alla difficolta di reperimento dei dati.
Di venta quindi di grande importanza rivolgersi a una scienza di tipo transdisciplinare, come
e. collegamenti interdisciplinari appunto l'ecologia del paesaggio, e non rifiutare le analisi basate anche su stime di valore,
C. lndagine ..... . f. caratteri dell'insieme circostante bollandole a priori come non scientifiche.
Pure di grande importanza risulta il considerare il risanamento dell' ambiente come parte
g. scelta del sistema del processo di progettazione. Non potrebbe essere altrimenti, dato che, salvo casi rarrssimi, e
scientificamente impossibile (Fig. 3.18) il ripristino delle condizioni ne! senso vero del
h. descrizione dello stato termine: per cui l'intervento diventa in realta di trasformazione, e come tale va attentamente
D. Estrapolazione ... i. discussione del comportamento progettato.
Proprio sui criteri di risanamento ambientale va detto che gli ecologi hanno opinioni non
j. estrapolazione della teoria concordanti. Ma a un esame piU approfondito le differenze si rivelano essere dovute principal-
mente alla dicotomia fra l'ecologia tradizionale e quella del paesaggio. Confrontiamo ad
k. confronto con lo stato esempio quanto propone Bradshaw ( 1989) uno dei maggiori esperti britannici, sugli interventi
l. tendenze possibili di recupero ambientale.
Egli espone diversi esempi di risanamento di zone degradate (aree estrattive), mettendo in
E. Proposizione .... m. scelta modello e note creative luce l' importanza di metodi «naturalistici» che tengan o con to del!' ecologia de lle specie
vegetali impiegate. Attraverso erbe e arbusti pionieri progetta di arrivare al recupero graduale
n. intervento sullo stato scelto
dell'ambiente, con il minimo intervento antropico. Viene inoltre sottolineata l'esigenza di
o. valori essenziali, flessibili preferire sempre quesli metodi a quelli di tipo «ingegneristico» - detti anche «in grigio», con
chiaro riferimento al cemento, materiale principale - cioe con uso di tecnologie pii't complesse.
p. tempi e alternativa Un controllo sui costi economici dovrebbe conformare la validifa di tali criteri.
F. Risoluzione ... r. elaborazione creativa finale

s. verifiche 5.4.2 Ingegneria naturalistica


t. soluzione proposta
Aqueste teorie di applicazione sembrano opporsi quelle derivate dall'ingegneria naturali-
u. approvazioni stica, che oggi sta prendendo ampio sviluppo anche in Italia, per opera di Sauli (1990),
presidente dell' Associazione Italiana Naturalisti.
v. elaborati esecutivi
L'ingegneria naturalistica e anch'essa caratterizzata dall'uso delle piante, non nel senso di
w. direzione dei lavori Bradshaw, bensl scelte in modo che possano adempiere, nelle normali funzioni di crescita,
anche a compiti strutturali, a sostegno di opere in progetto. In tal senso si pensa di poter inserire

202
203
APPLICAZIONI DI ECOLOGIA DELPAESAGGJO RISANAMENTO E PROGETTAZIONE DELL'AMBIENTE

le strutture tradizionali dell'ingegneria nel paesaggio, «Vitalizzandolo». Essa prevede anche la maggiori, ma solo se calcolati con una economia superata. Se si tenesse conto del «deficit di
costruzione attiva di biotopi, e spesso utilizza materiali tecnici sofisticati, come geotessili, trasformazione» (i. e. di disturbo, Cfr. par. 3.6) i rapporti economici sarebbero diversi.
sostegni di cemento, collanti per idrosemine, ecocelle, tappeti erbosi, e cosl via. Nel secondo caso, oltre a lasciarsi prendere la mano dalla tecnologia, i problemi possono
Nell' ingegneria naturalistica le finalita tecniche (Zeh, 1990), ecologiche, estetiche, econo- derivare dalla riduzione della ingegneria naturalistica a operazioni di «maquillage» ambientale.
miche, sono: Il pericolo c'e, perché si nota come nelle finalita prima esposte il concetto di paesaggio sia
limitato al senso estetico, o poco piu.
FINALITÁ DELL'INGEGNERIA NATURALISTICA

A. Finalita tecniche: 5.4.3 Cdteri di progettazione ambientale


- copertura del terreno con piante,
- aumento dell'asperita del terreno e quindi freno alle erosioni, Ricordando il contenuto della presente pubblicazione, riteniamo non sia difficile compren-
- consolidamento del terreno attraverso l' azione delle radici, dere come, con 1' applicazione dei concetti di ecologia del paesaggio, le scorrettezze menzio-
- trattenimento dell' acqua per mezzo dell' attivita delle piante, nate non dovrebbero verificarsi. La teoria permette di trasmettere principi di notevole rilievo,
- freno a vento, neve, caduta di massi, ghiaccio, riduzione della velocita di scorrimento che efuori luogo dettagliare qui, madi cui si possono riportare alcuni criteri, che sonq peraltro
delle acque. validi anche per la pianificazione:

B. Finalita ecologiche: ALCUNI CRITERI DI PROGETTAZIONE AMBIENTALE


- attivazione della flora e della fauna del terreno,
a) Analisi riferite a una serie di livelli gerarchici di scala spazio-temporale. Come
- sviluppo di associazioni vegetali,
sappiamo, i fenomeni di un dato livello sono relativamente isolati dagli altri, ma hanno
- miglioramento del microclima e della capacita di trattenimento delle acque nel le loro origini al livello inferiore e il loro significato a quello superiore. E necessario
terreno.
quindi studiare almeno una triade di livelli.

C. Finalita estetiche: b) Dislocazione delle risorse ambientali il piu possibile moderata. Il depauperamento di
- rimarginazione di ferite al paesaggio, una parte delle risorse locali deve essere riequilibrato entro lo stesso paesaggio, non
- inserimento di costruzioni nel paesaggio, altrove (e. g. in sede regionale).
- realizzazione di costruzioni tollerate dall'ambiente.
c) Valutazione delle informazioni per aggregazione di sottoinsiemi paesistici. La somma
di informazioni tematiche generali non einfatti in grado di valutare struttura e dinamica
D. Finalita economiche:
di un paesaggio.
- risparmio di costi di costruzione e di riparazione,
- rinaturazione con bassi costi di materiali ed energia. d) Congruenza fra le configurazioni strutturali lungo le di verse scale. Come richiesto dalla
teoria dei sistemi gerarchici, i rapporti forma-funzione non devono essere limitati a una
In una visione piu ampia, sia i criteri di intervento di «graduale rinaturalizzazione» sola scala, perché potrebbero condurre ad alterazioni.
(Bradshaw) che quelli di «ingegneria naturalistica», hanno diversi pro e contro, non e detto
e) Conservazione delle caratteristiche dell'ecomosaico e dell'ecotessuto. Se le trasforma-
siano contrapposti. Cio che ci preme porre in evidenza e che entrambi rischiano di ottenere
zioni dovute al progetto interessano uno o piu ecotopi, non basta verificare che cio non
risultati non corretti senza l' ausilio dell' eco logia del paesaggio.
alteri i loro caratteri. E necessario un controllo dell'intero paesaggio.
Nel primo caso il maggiore rischio e quello di non tener conto in modo corretto della scala
spazio--temporale, perché se una perturbazione (e. g. frana, cava, scarico etc.) degrada un f) Valutazione dell'incorporazione dei disturbi alle scale appropriate. Si deve tener conto
paesaggio, o una sua parte, un risanamento deve tener conto sia del mosaico ecologico della eventuale complementarieta dei paesaggi limitrofi, e verificare quale sia il
circostante (spazio) che del tempo di recupero. L'impegno di progetto e di spesa diventeranno massimo livello di scala capace di influenzare direttamente l'area in esame.

204 205
APPLICAZIONI DI ECOLOGIA DEL PAESAGGIO RISANAMENTO E PROGETTAZIONE DELL'AMBIENTE

g) Progettazione e gestione riferite alle soglie di evoluzione dei paesaggi. L'iter delle
trasformazioni storiche di un paesaggio e indispensabile per operare a ogni livello nel
paesaggio.

h) Mantenimento della permeabilita delle membrane fra diversi elementi del paesaggio.
Verifica delle connessioni e dei movimenti rispetto le necessita di progetto.

i) Controllo del «deficit di trasformazione» caso per caso. Quantificazione degli obiettivi
minimi da raggiungere, tenendo conto della possibilita di migliorare !'ambiente gene-
rale approfittando dell'occasione del progetto.

j) Progettare una buona trasformazione del paesaggio, invece di cercare forzati ripristini.
Meglio un cambiamento deciso di un ecotopo, ma conforme a struttura e dinamica
dell'ecotessuto, che un tentativo di ripristino ecologicamente impossibile, quindi solo
formale in senso estetico.

1) Rifiutare !' ottica del risparmio immediato di spesa, sostituendola con prospettive
economiche capaci di tener conto del plusvalore di risanamento ambientale. Non
fermarsi ai parametri economici corren ti, ma calcolare o almeno stimare anche il valore
dei processi naturali implicati a scale diverse.

5.4.4 Cenni escmplificativi

Discuteremo brevemente qualche esempio per meglio sottolineare i criteri di applicazione


dell'ecologia del paesaggio a questi problemi di progettazione dell'ambiente.
Consideriamo prima il progetto di recupero della cava di calcare di Fogliano (Gorizia). Si
tratta di una vasta cava su! margine del rilievo carsico, e la preoccupazione delle autorita era
quella di evitare frane e poi nascondere gli scavi, per esempio con i criteri dell'ingegneria
naturalistica.
La zona e stata analizzata con metodi di ecologia del paesaggio, che hanno evidenziato
l'importanza del margine fra il paesaggio carsico seminaturale e quello rurale e suburbano ai
suoi piedi. Le trasformazioni a scala maggiore pero non riguardavano solo l' apertura della
cava, ma anche la costruzione dell' autostrada per Trieste, e cio comunque modificava la serie
di nicchie semirurali poste allo sbocco dei paleoruscellamenti, con funzione paesistica di
connessione fra i due paesaggi.
Come si puo vedere dalla figura 5.6, la soluzione e derivata dalla scelta di una trasforma-
zione non fittizia dell'ecotessuto interessato, con un arretramento in modo da ricreare una Fig. 5.6. Modello assonometrico del territorio della cava di Fogliano. In (a) la situazione prima
funzionalita paesistica simile pur modificando i margini dell' altopiano. Ovviamente su questo della escavazione, in (8) la situazione attuale, in (C) la scelta di progetto. Si notino le frecce
che indicano le maggiori connessioni e le macchie territoriali fra i due paesaggi carsico e di
criterio si e sviluppato un progetto che teneva conto il piu possibile di quanto affermato nei
pianura, e la presenza dell'autostrada.
principi qui riportati, e che in parte utilizzava anche l'ingegneria naturalistica.

206 207
RISANAMENTO E PROGEITAZJONE DELL'AMBIENTE
APPL/CAZIONJ DI ECOLOGIA DEL PAESAGGJO

U)
o
Gli altri due esempi, riguardano (A) lo scarico di rifiuti urbani di Gerenzano (Varese) e (B) "' z
<(
N
z
la miniera di marna da cemento di Tavernola Bergamasca (Lago d'Iseo).
(A). 11 progetto di risanamento ambientale dello scarico di Gerenzano riguarda un' area di
ffi
o
~
"'Ci
circa 90 Ha nella pianura terrazzata a nord di Milano, un tempo oggetto di cave di ghiaia fino o
N o
u
12
a circa 25-30 m di profondita (lngegnoli, 1989). Obiettivo dell' autorita locale: eliminare lo <(
u
V>
scarico, gli inquinamenti della falda, e poter riutilizzare l'area.
~
(B). 11 progetto di recupero ambientale della miniera di Tavernola riguarda il versante a w
Cl

lago di una montagna prealpina per circa 60 Ha, soggetto a fnme per stratigrafia caotica della o
<(
w

sinclinale locale, danneggiata dal rit.iro del grande ghiacciaio wurmiano. Obiettivo delle
e
w °':_,
<(

·~ .~:
...J
w
autorita, oltre a evitare frane, cercare di nascondere i danni. Cl

~
A parte che in tutti gli esempi a cui si fa cenno le autorita hanno obiettivi di sicurezza ed
estetica, rnai di ecologia (o forse per loro l'ecologia e quella?), puo essere interessante
..
'
'
~
z
w

confrontare i criteri di intervento di (A) e (B), per quanto riguarda !'uso dell'ingegneria . ''
'
~
<(
o
a:
naturalistica in rapporto all' applicazione dell' ecología del paesaggio. ' w
tL
:::>
Nel caso (A) le tecniche di ingegneria naturalistica sono le piU varie, e perla maggior parte ' u
w
slrettamente dipendenti da criteri ecologici. La particolarita di questo caso sta nell'aver esteso -4
U1
r>1 C"'l
I'!
N N
ln
~,.....O
~ °'
!'uso della ingegneria naturalistica ad aree che, da! punto di vista economico e secondo i metodi
del citato Bradshaw, avrebbero richiesto pochi interventi. Le ragioni si possono individuare ~ o
<(
m u
nella strategia scelta per evitare un troppo grande deficit ecologico di trasformazione del w
e
o w ''
N
U)
<(
::;:
.Ñ <(
paesaggio locale (Fig. 5.7).
~ "'"'w
~
Ne! caso (B) si puo dire che succede il contrario. Su diverse zone rocciose che si o '' en
u '
·~ :5
presterebbero a essere trattate con tecniche apposite di ingegneria naturalistica, si e previsto M
o o
z
di evitare o ridurne !'uso in diverse aree. Le ragioni sono date da! fatto che si riesce a
'i5
1 ' -. N
a:
w

-~-
"ü >
~
raggiungere un guadagno della biopotenzialita territoriale di quell' ecotessuto in tempi e su ~ :¡¡ m Ci
m
scale sufficienti a superare il Ji vello di metastabilita precedente il degrado con interven ti anche
:;¡
<(
o
~ "'zw
non distribuiti su tutta !' area (Fig. 5.7). o
e :E
w
In conclusione di questo paragrafo centrato su! rapporto fra ecología e progettazione, non o >
.Ñ w
o
j
o :~ e M w
possiarno evitare di dare un cenno anche agli ecosistemi umani propriamente detti, cioe ai o e
m Cl

"' "' ~

r
e
sistemi costruiti. ~
o
·~ o. o ~
~
e z
w
Va fatto notare che da! punto di vista ecologico la definizione di architettura non coinvolge o e
¡¡;

solo forma e spazio, individuo e societa, ma una serie di interazioni con l' ambiente a vari livelli "uo. uo.w
~ ~ '"'E" :>:
<(

di complessita. L' architettura (non solo !'urbanística) di venta quindi una disciplina che si
w
,¡;
"' "'
w

U) :3'::;: .
'
n
o
a:
w
tL
:::>
u
occupa - anche se spesso in modo inconscio - dell'habitat specifico delle popolazioni umane, ~
w
ai vari livelli gerarchici degli ecosistemi antropici. Un riferimento, sia pure indiretto, ai principi ~ ,.; M ...; N
~
-' - ~
ci "'
dell 'ecología del paesaggio, dovrebbe quin di essere fatto, dato che essa interessa il modo in Fig. 5.7. Confronto fra i criteri di risanamen\o ambientale: (A) dello scarico di Gerenzano e (B)
cui i sistemi ecologici, anche non umani, si distribuiscono e interagiscono nel territorio. della miniera di Tavernola. 1grafici registrano le variazioni di Btc media, ponendo in evidenza
L'architettura rurale ci ha insegnato che i materiali, legati al luogo, influenzavano la il deficit ecologico di trasformazione (aree tratteggiate escure) con le proiezioni di progetto. Si
struttura e l'estetica delle costruzioni; le funzioni d'uso, nicchie ecologiche dell'habitat, ne noti la differenza fra il recupero spontaneo e quello di progetto in (A) (da lngegnoli, 1990).
plasmavano lo spazio e i caratteri; i parametri agricoli e urbanistici, legati al territorio, ne
209
208
APPLICAZIONI DI ECOLOGJA DEL PAESAGGIO RISANAMENTO E PROGEITAZIONE DELL'AMBIENTE

influenzavano tipologie, percorsi, volumi e connessioni; la cultura locale, espressione degli ecologico, cio deve valere anche per le sue realizzazioni. E non potrebbe essere altrimenti, se
adattamenti con !'ambiente, controllava l'intero ecosistema umano e quelli seminaturali: e vero che le tessere e gli elementi del paesaggio sono formati anche da ecosistemi umani.
l'integrazione co11 l'ecotessuto locale era di alto livello (Fig. 5.8). Nei progetti di risanamento ambicntale di centri storici, di giardini, sino nei progetti di
1 rapporti ecologici ville-ambiente, villaggi rurali, centri storici e campagna, sono stati recupero ambientale delle periferie urbane, ad esempio, non si dovrebbe trascurare di consi-
sottolineati sia dai naturalisti (Nangeroni, 1960), sia dagli architetti (Perogalli e Alpago-No- derare i principi ecologici. Nella pianificazione dovrebbe addirittura essere un obbligo, come
vello, 1975) sia dagli ecologi (lngegnoli, 1981, 1988). Qui si vuole solo notare come i criteri si vedra nell'ultimo paragrafo.
di recupero ambientale intesi anche nel senso del patrimonio architettonico non debbano essere
slegati dai principi dell'ecologia del paesaggio.
5.4.5 Progettazione ambientale e corsi d'acqua

La scelta di un argomento come questo in conclusione del presente paragrafo sembra essere
opportuna per varie ragioni: l'importanza del tema perla tutela dell'ambiente, la capacita
integrativa dell'ecologia del paesaggio ne] trattare questi temi operativi e progettuali.
Sappiamo bene che in Italia l' assetto dei fiumi assume una particolare importanza nell'in-
tero equilibrio idrogeologico dei nostri sistemi paesistici, perché di solito si perde di vista la
funzionalita ecologica di un corso d'acqua e si agisce utilizzando gli alvei fin dove e
tecnicamente possibile, a fini agricoli, residenziali e di scavo di materiali ghiaiosi e sabbiosi.
A una sempre crescente richiesta di acqua si risponde con opere che ne provocano lo
smaltimento veloce, e cosl le acque vengono canalizzate.
Le superfici montuose sono state disboscate in molte parti e i regimi climatici, sovente
assai incostanti per quanto riguarda le precipitazioni, provocano spesso danni gravi. Si
risponde con opere di regimentazione idraulica guidate dai criteri della cementificazione,
estraniando di conseguenza sempre piu il sistema fluviale dal suo contesto: il paesaggio di cui
fa parte. Nell'Italia meridionale il problema si acuisce, qualora si pensi che la carenza di acqua
spinge a costruire molti invasi artificiali che di rado tengono conto dei problemi ecologico-
paesistici.
A tutto cio si aggiunge il problema degli inquinamenti, che hanno effetto non solo sul corpo
Fig. 5.8. Studio di un antico villaggio rurale nella Val d'Ayas: Mascognaz (quota 1900 m). La idrico in sé e sulle sue possibilita di utilizzo o sulle comunita bentoniche, ma anche sul
disposizione su una spalla prativa al margine della foresta di larici e abeti, l'esposizione, paesaggio, perché annullano le capacita di depurazione naturale dei fiumi e incidono anche sui
l'adattamento morfologico, le tipologie edilizie, i materiali, gli orti, l'agricoltura, la pastorizia, corridoi di ripa.
sono perfettamente riassunte in questo ecosistema antropico, che mostra una struttura assai Sarebbe invece necessario non dimenticare che:
organica (dis. dell'autore).

Si os serva che mentre per il restauro ambiental e di aree naturali e seminaturali si pretendo no 1) Il reticolo fluviale costituisce (par. 2.5.2) l'apparato escretore dei paesaggi in cui si
spesso progetti di ripristino, per il restauro architettonico all' opposto si afferma che il ripristino sviluppa e che i corridoi fluviali non sono mai limitabili al solo alveo bagnato (Fig.
crea dei «falsi storici». Ma alla luce di una applicazione dei principi di ecologia del paesaggio, 2.6).
entrambe le posizioni risultano fuorvianti.
Abbiamo gia detto che un ripristino integrale, salvo eccezioni, escientificamente scorretto, 2) Anche nei casi di attraversamento di ecotessuti urbani i fiumi devono mantenere il loro
mache dovrebbero essere invece risanate le funzioni e la struttura dell'insieme di caratteriz- ruolo di elemento paesistico naturale (o semi-naturale), perché in caso contrario si
zazione del tipo di elemento paesistico. Dato che l'architettura e definibile anche in senso perderebbero gli attributi propri di un sistema di ecosistemi.

210 211
APPLICAZ/ONI DI ECOLOG/A DEL PAESAGG/O CONSERVAZJONE DELLA NATURA

3) La conservazione biologica della natura non puo essere relegata ai soli parchi naturali
(par. 5.5.2), mentre i corridoi fluviali assolvono un ruolo centrale nella rinaturalizza-
zione dei paesaggi.
Le difese idrauliche di tipo ingegneristico devono essere limitate a casi veramente di
eccezione, perché anche dal punto di vista eminentemente tecnico i metodi della «bio-
engineering» hanno ormai dimostrato di essere estremamente validi (par. 5.4.2), e la proget-
. tazione dell'ambiente ha ormai elaborato criteri capaci di tener conto di un'ecologia piu
integrata.
Come dimostrato da alcuni studi, fra cui quello relativo al rio Magazzolo in Sicilia
(Ingegnoli, 1993) - di cui abbiamo riportato nel testo di verse figure - si vuole sottolineare che
i progetti di regimentazione dei fiumi devono utilizzare criteri di ecologia del paesaggio, perché
il controllo di un corso d'acqua dipende essenzialmente dal controllo del paesaggio.
Anche i progetti di rinaturalizzazione di corsi d' aequa non possono fare a meno di ricorrere
a una ecologia piu integrata e capace di tener conto di diverse scale (Fig. 5.9). Vale qLii quanto
ricordato per l'ingegneria naturalistica, e in piu si deve aggiungere quanto detto poco sopra
sulle funzioni paesistiche dei fiumi. Si ricorda che in Germania si sta facendo da anni uno
sforzo per questo ambito di progettazione ambientale («Renaturierung» ), e si auspica che
presto anche in Italia si proceda in modo simile.

5.5 CONSERVAZIONE DELLA NATURA

5.5.1 Conservazione biologica

La conservazione biologica e questione di sopravvivenza per I' intera biosfera, quindi per
lo stesso genere umano, eppure rappresenta uno dei campi in cui l'uomo e la natura vengono
visti come contrapposti. Mostriamo a proposito un grafico di Erz (da Haber, 1990), in cui e
posta in evidenza proprio la relazione inversa fra uso e protezione del territorio (Fig. 5.10).
Cio porta a scompensi nella gestione ecologica del territorio, dove aree rigidamente protette
si contrappongono ad aree che rimangono sotto !'arbitrio politico-economico, con ricaduta
negativa sulle stesse aree protette e accelerato degrado di interi sistemi di ecotessuti o paesaggi.
La contrapposizione in oggetto influisce in modo limitante persino sulla ecologia teorica,
perché non permette di tener conto delle relazioni spazio-temporali fra diversi ecosistemi, non
Fig. 5.9. Progetto di rinaturalizzazione dei corsi d'acqua: schema che ricorda le principali scale considera in modo adeguato gli insiemi di disturbi naturali e antropici, ed elude i problemi
di studio e la complessita dell'argomento, da atfrontare secondo quanto richiesto dall'ecologia
dovuti alla integrazione delle diverse dimensioni di studio della natura. Abbiamo gia visto
del paesaggio.
come detti limiti siano rilevabili nella ecologia tradizionale.

212 213
APPLICAZIONI DI ECOLOG/A DEL PAESAGGIO CONSERVAZIONE DELLA NATURA

La contrapposizione sottolineata non permette inoltre all' ecologia di presentarsi come gli stessi ecologi sono interessati alla tutela delle specie. Del resto estato gia rilevato che molte
disciplina-guida nelle operazioni di pianificazione del territorio, lasciando tale guida a una delle questioni legate al problema pratico della conservazione sono uno stimolo per il procedere
economia distorta, limitando cosl le possibilita di conservazione biologica intesa in senso delle teorie ecologiche.
pieno. Inoltre i conservazionisti non possono certo Iimitarsi alla tutela delle specie per sé stesse,
Da pochi anni si nota tuttavia un cambiamento di tendenze, dovuto proprio all'evolversi devono conservare l'intera combinazione di strutture biologiche che ne formano l'habitat.
dell'ecologia del paesaggio. Si vuole quindi mostrare come la conservazione biologica non Cosl, dopo quanto scritto finora, si puo affermare con sicurezza, con le parole di Frank Golley
possa piu fare a meno dei principi della nostra disciplina. (1989): «effective conservation can only take place within landscapes», vale a dire che una
· reale conservazione puo essere fatta esclusivamente attraverso il paesaggio.
Purtroppo questa affermazione non sembra ancora seguita da tutti gli studiosi interessati.
In un saggio, Orians (1990) cerca di dare un quadro dei rapporti fra l'ecologia e la biologia
della conservazione. Egli distingue fra l'ecologia delle singole specie e I'ecologia delle
comunita. Indica come problemi centrali della conservazione i seguenti:
Uso interdetto Protezlone totale a) Trovare i fattori che mantengono la sopravvivenza delle popolazioni, analizzando le
situazioni che possono risultare in certe combinazioni di eterozigosita e di consangui-
Prlorita alle norme
neita («inbreeding depression» ).
di protezione Frequenti aree protette
b) Val utare le conseguenze dell' attivita umana in rapporto a massivi movimenti di indivi-
dui di molte specie dalle regioni di origine ad altre parti del globo.
Controllo
Uso normale e vincoli d'uso c) Comprendere le ragioni per le quali le specie rare di recente formazione sono piu
vulnerabili all'estinzione che quelle di antica formazione.

d) Stabilire i Iimiti di distribuzione e le risposte ai cambiamenti climatici delle specie da


Norme ambiental!
tutelare.
Uso inteslvo generiche
e) Misurare il modo di variare della franunentazione degli ecosistemi, e tutto cio che e
Area interessata legato alla eterogeneita degli ecosistemi nello spazio e nel tempo.

f) Stabilire quali possano essere le specie chiave nelle comunita ecologiche.

Fig. 5.1 O. Schema della relazione inversa di Erz, Ira uso e protezione del territorio (da Haber, g) Studiare le nicchie di rigenerazione delle specie nelle aree piu alterate.
1990).
h) Dimensionare con attenzione le aree delle riserve e gli eventuali corridoi di connessio-
ne.

5.5.2 Biologia della conservazione ed ecologia del paesaggio Orians parla del rinnovamento della ecologia, pero vengono menzionate solo la teoria della
«island biogeography» e quella della «restoration ecology». L'importanza dello studio della
Lo studio dei rapporti fra le specie (compresa quella umana) e il paesaggio, porta un franunentazione e la menzione dei corridoi sembrano essere gli unici accenni - indiretti - al
rinnovamento assai promettente di pensiero. paesaggio.
Una scienza come la biologia della conservazione, con forti connotazioni normative e Il non aver menzionato esplicitamente l'ecologia del paesaggio risulta ancor piU strano, se
conseguenti prevenzioni ideologiche, rischia spesso di trovarsi in conflitto con l'ecologia, si osserva che la maggior parte delle problematiche appena elencate e pienamente affrontabile
libera scienza di base (Orians, 1990). In realta pero il conflitto sembra mitigato dal fatto che solo alla luce dei principi della «landscape ecology».

214 215
APPL!CAZIONI DI ECOLOGJA DEL PAESAGGIO CONSERVAZIONE DELLA NATURA

Per fortuna in questi ultimi anni molti conservazionisti che gia di fatto si stanno occupando Di conseguenza, la constatazione che molte popolazioni hanno una distribuzione spaziale
di problematiche analoghe senza rendersene conto, si stanno accorgendo della esistenza della che utilizza almeno in parte elementi paesistici antropizzati, e che molti tipi di ecotessuti e di
ecologia del pacsaggio. Ne e un eloquente esempio quanto espresso nel Congresso dei paesaggi aumentano la loro cliversila biologica in presenza di determinati insiemi di clisturbi
«Defenders of Wildlife» tenuto a Denver (Colorado, marzo 1990), dal titolo: «Landscape (Blondel, 1986; Colinvaux, 1989), puo far comprendere quali contributi ancora l' ecologia del
Linkages and Biological Diversity: a Strategy for Survival». paesaggio puo sviluppare, se applicata al settore della conservazione.
Studiosi come Larry Harris (1988, 1989) si stanno battendo per ridurre le conseguenze In real ta la ricerca approfondita di strategie di ecologia del paesaggio perla conservazione
della frammentazione degli habi