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P arlarc di suicidio e difficile, come e difficile parlare di tutti i problerni re lat i vi alia mone,

T fi losofi girano intorno ::II problema della morte come furfalle iniorno al Fuoco. II suicrdio, poi, 10 toccano di rado e 10 trattano come problema

di costume, in modo per 10 piD. moraIistico, Allora siarno an cora

ag!i inizi, c'e appena un tentative di pcnsiero, uno sguardo dentro il pozzo di questa C$trema - estrema per davvero - scelia di liberia. a volte lucida c addirittura serena. spesso dispcratu

Giorgio Antonucci. medico. nel 1969 lavora all'Ospedale Psichiatrico di Gorizia diretro da Franco Basaglia. Oal1970 al 1972 dirice il Centro di Igiene Mentale di Cas-telnuovo ne' Monti (Reggio Emilia). Dal 1973 in poi si dedica allo srnantellarnento dei reparti manicomiali di lungodegenti negli lstituu di Irnola, dove e stare a lungo responsabile del Reparto Autogestito, Presso Eleuthera ha pubblicato fl pregiudizio psichiatrico ( 1998:) e. i ns i erne ad Alessio Coppola. 1/ TeteIOIl(I "info. contro i metod; del/a psichlatria (1995).

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GIORGIO ANTONUCCI

PENSIEII SUL SUlelDIO

eleuthero

© 1996 Giorgio Antonucci

e Editrice A coop. sezione Eleuthera Copertina: Gruppo Artigiano Ricerche Visive

INDICE

Pre~essa 7

I. Pensieri sui suicidio 11

II. Ancora sui suicidio e suI problema

della scelta 20

III. Sulla morte e sui morire 27

IV. Tentativi di ricerea sui concetto di morte 36

v. n suicidio nella storia della psichiatria 40

VI. Riflessioni sui morire 48

VII. Riflessioni sui cervello e sui pensiero 56

VIII. n torto dei filosofi 63

IX. Pitagora di Sarno 70

X. Pirrone di Elide 74

XI. Zenone e Epicuro 78

XII. Filolao e Protagora 80

XIII. Da Eraclito a Leonardo 83

XIV. Ancora sui ritomo aIle origini 88

Riferimenti bibliografici 94

PREMESSA

Tutti i progressi nella cultura, mediante i quali l'uomo compie la propria educazione, hanna per fine l'applicazione delle corwscenze e delle abilita COSl acquisite alloro uso nel mondo; ma nel mondo l'oggetto piu importante a cui rivolgere questa applicazione e l'uomo, perche l'uomo e il fine ultimo di se stesso.

Quindi la corwscenza dell'uomo, nella sua qualita di essere terrestre dotato di ragione, merita in modo particolare di esser detta corwscenza del mondo, benche l'uomo sia solo una parte delle creature terrestri.

Antropologia dal punto di vista pragmatico Immanuel Kant

Parlare di suicidio e difficile come e difficile parlare di tutti i problemi relativi alIa morte.

Fin dall'antichita i filosofi girano intorno al problema della morte come farfalle intorno al fuoco. E cost fanno mistici e teologi.

Li ostacola il silenzio degli spazi.

'futto quello che si e detto e che si cerca di dire sul mondo della trascendenza e vuoto e oscuro, proprio

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come sono buie Ie tombe.

«Nirvana» sembra voler dire «estinzione». La lampada che si spegne. La candela che si strugge.

I limiti del nostro esistere ci consumano e tengono in sospeso sia la nostra intelligenza, sia la nostra sensibilita, sia la nostra fantasia, sia la nostra immaginazione.

Eppure la speranza non cede.

AI di fuori dovrebbe esistere quello che gli indigeni dell'Australia chiamano poeticamente «il tempo del sogno-. n desiderio di uscir fuori dalla morsa. n trovar quiete.

In questi anni di lavoro mi sono incontrato molte volte con le esperienze del desiderio di morire e con i tentativi di suicidio.

Ho conosciuto a fondo persone che si sono uccise. Ho tentato sempre di evitare i suicidi, con il metodo del dialogo e della discussione e non con la costrizione e l'autorita, che soffocano l'individuo creativo e accrescono la voglia di morire.

Una volta, per evitare l'internamento di una giovane donna che si era avvelenata, ho provveduto da solo a disintossicarla.

Ero all'inizio della mia attivita, nel periodo fiorentino, in assoluta solitudine.

Se la persona non fosse sopravvissuta mi avrebbero condannato.

Pero, anche ora Ie cose non sono cambiate molto. Questo libro non si occufa tanto del problema del suicidio quanta invece de problema della scelta e del suo significato nel percorso breve e insicuro dell'esistenza di ciascuno di noi, cost sospesa e ineerta e del tutto casuale.

Non intendo esaltare il suicidio ne biasimarlo, rna cerco di riproporre la liberta individuale di scelta di fronte all'uomo funzione cost caro alle nostre soeieta autoritarie ormai completamente disumane.

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Certo 10 scenario e molto pittoresco.

Quelli che si possono permettere vacanze dispendiose possono anche organizzare safari divertenti contro gli indigeni dell'Amazzonia, mentre gli scienziati di astrofisica, quando vogliono costruire un super osservatorio, non e detto che siano interessati a rispettare le tradizioni delle popolazioni locali.

I capi di Stato in Francia 0 in Cina (0 in ogni altro luogo) difendono illoro diritto di continuare gli esperlmenti atomici, perehe, come tutti sanno, la potenza dei governi e al di sopra della vita dei singoli e al di Iii dei vantaggi della specie.

L'aumento di tumori e di Ieucemie e la nascita di bambini con difetti genetici e problema del tutto secondario, se non addirittura trascurabile.

La guerra chimica e uno dei capisaldi delle ricerche universitarie.

Molti nascono, e le neonate superfiue vengono soppresse, mentre i preti discutono di preservativi.

Logicamente, i bambini abbandonati nelle strade delle metropoli possono servire come fornitori delle banche di organi, 0 come materiali per le orge sessuali dei turisti.

Altri, che si trovano in zone di guerra, vengono mutilati dalle mine di fabbricazione italiana, le piu efficienti sul mercato.

Poi la carita pubblica ne prende alcuni per fornirli di protesi.

Li portano in aereoplano dalle zone di guerra a Francoforte sul Meno.

Li strappano alle loro radici.

Ma li rlmandano indietro accomodati.

I ricchi se la godono e i poveri muoiono di fame. La salute e un bene dei privilegiati.

C'e chi vende i reni per comprarsi da mangiare. n mondo e diviso in gaudenti e moribondi.

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AHa televisione parlano i moralisti, fornendo messaggi zuccherosi einni perbenisti alla fedelta, all'ordine e alla sottomissione allo Stato.

Il tutto viene confermato con le esecuzioni capitali in diretta.

Come ha insegnato Eichmann, il suddito modello deve essere obbediente e riservato, senza pretese di ragionare da solo.

Soprattutto, il rispetto della legge e dei costumi qualunque cosa prescrivano.

In ogni caso, essere miti, tranquilli, obbedienti e buoni esecutori.

Intanto i suicidi sono in aumento in tutte le fasce di eta, con perplessita dei moralisti e scandala degli studiosi di psicologia.

Ma la scelta del suicidio non e la pura e semplice volonta di morire. E, piu propriamente, nella disperazione 0 nella stanchezza 0 nell'umiliazione 0 nel dolore senza pace, il desiderio violento di uscire rapidamente al di fuori dell'incertezza, il rifiuto del terreno ambiguo e senza sbocco in cui ci siamo trovati senza volere, arbitrariamente e casualmente intradotti, forse fin dal momento iniziale della concezione, 0 dal momento successivo della nascita, 0 dal giorno in cui si e divenuti consapevoli.

A volte ci si uccide per eccesso di voglia di vivere quando, assetati di gioie e di piaceri, si vede che non ci son piu le forze, 0 mancano le opportunita per placarsi 0 le occasioni per costruire nuovi significati.

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I

PENSIERI SUL SUICIDIO

11 tempo scorre E io mi giaccio nel mio letto sola.

Saffo di Lesbo

Sia nell'uomo di Neandertal, che alcuni ritengono un nostro simile, sia nella nostra specie, apparirebbe alla coscienza quel tipo di solitudine che si accompagna ai pensieri della morte e ai riti funebri.

Secondo alcuni ricercatori l'uomo di Neandertal praticava gia l'uso delle sepolture, per altri studiosi pill recenti, invece, gli indizi archeologici sarebbero casuali e discutibili.

Furono gli uomini di Neandertal a tenere per la

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prima volta un morto sopra un letto di fiori? C'a chi sostiene che l'uomo di Neandertal a sparito perch€! molto piu sensibile e piu vivo di noi e troppo intelligente per resistere alIe durezze dell'esistenza. Pero in realta niente a sicuro.

E emersa anche l'ipotesi che l'uomo di Neandertal esista ancora e che non abbia nulla da spartire con Ie nostre origini. Per di piu, l'evoluzione e il passaggio da specie a specie non sembra dispongano ancora di reperti fossili sufficienti.

La coscienza della morte nelle altre specie risulta in ogni caso un campo inesplorato, visto che ancora ai tempi di Cartesio tutte Ie varieta animali erano considerate macchine senz'anima.

L'alba dell'intelligenza s'identifica con la moltitudine di possibilita che gia la vita primitiva si trova di fronte. n protista nel mare. L'ameba che segue il sole. La vita di relazione dei virus e degli unicellulario

Per lunghe epoche l'intelligenza era stata attribuita esclusivamente all'uomo, per 10 stesso modo di pensare che metteva la Terra al centro dell'universo.

Sarebbe utile conoscere il rapporto delle antiche sequoie col lento trascorrere del tempo, magari in armonia con le leggi segrete dell'orologio genetico che sembra orientare la durata di ciascuno.

Ma della sensibilita vegetale sappiamo troppo poco, e poco riusciamo a immaginare, almeno per ora, anche se alcuni studiosi se ne occupano molto.

Qual a la vita di relazione dei grandi alberi e delle altre specie del mondo vegetale?

Del resto, il rapporto con il trascorrere del tempo e con la morte a molto oscuro anche nelle dottrine della psicologia umana, perch€! mascherato da una serie di pregiudizi e da paure e da remore di tutti i tipi, sia nelle ricerche sull'argomento, sia. nei discorsi quotidiani.

In ogni modo, chi - come noi - a consapevole e dotato di autocoscienza non so che vantaggio abbia

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nel vivere in sospeso in attesa della fine.

Alcune filosofie 1; anno tentato, con risultati poco con vincenti, di sostenere che il pensiero della morte e un dato non essenziale dellanostra condizione di individui viventi sia nella natura sia nella societa. Cost, per esempio, alcuni marxisti.

Secondo una novella popolare, il creatore chiede a un uomo il parere sul mandarlo nel mondo, e quell'uomo gli risponde che non accetta, e non accetterebbe neppure con la promessa di una vita relativamente serena, per rion essere costretto, in ogni momento, senza vera speranza, a tremare nella paura di essere sorpreso, affidato alla sua debolezza senza poteri e senza garanzie, come un navigante privo di bussola in una barca senza timone.

In ogni modo, la coscienza della morte pare proprio un campo inesplorato, come i deserti dell'Asia 0 le regioni del Polo.

Dobbiamo riflettere su questi argomenti:

1. n pensiero della morte dell'altro.

2. n pensiero della morte pro~ria.

3. I pensieri sui problemi dell omicidio.

4. I pensieri a proposito del suicidio.

5. n pensiero della fine della specie.

6. n pensiero della sparizione della vita sulla Terra, l'unica vita che almeno per ora conosciamo.

Certamente l'uomo pUG scegliere anche il suicidio, ma questa scelta appare COS! radicale e definitiva da porre problemi esplosivi che non tutti si sentono in grado di affrontare.

Sembra che il suicidio esista anche tra gli animali, Ma nel caso degli animali, cosa significa lasciarsi morire 0 cercare la morte?

Comunque sia, Ie scelte individuali di grande significato mettono in crisi le regole sociali, e le societa di ogni epoca si tutelano e si difendono con molteplici e complessi accorgimenti repressivi.

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La complicata articolazione degli apparati repressivi dimostra quanto sia paurosa per Ie comunita degli uomini la ricchezza di scelta dell'individuo e quali problemi preoccupanti puo suggerire alIa sensibilita di ognuno. Cost, si preferisce cercare affidamento nell'apparente stabilita delle regole e nella artificiale rna rassicurante solidita delle convenzioni.

Ma il problema che deve essere approfondito e legato al conflitto - tutto da studiare - tra etica dell'individuo e moralita dei costwni; approfondimento che sarebbe utile per riconsiderare molti aspetti della ricerca di Friedrich Nietzsche sulle origini della morale (Genealogia della morale) riportando l'individuo autonomo a una riflessione reale sulla particolarita della sua condizione e sulle possibilita della sua sopravvivenza come soggetto di scelta.

Con la storia del suicidio di Catone, Dante modifica Ie regole della provvidenza. n suo pensiero non e ortodosso su molti problemi. Condannato a morte due volte, appunto per la sua indipendenza di pensiero e per la sua dignita individuale, Dante propone la liberta di scelta come valore essenziale e insostituibile, cui non. e bene rinunciare in alcun caso, come lui cerca di fare nella sua vita come nella sua opera.

Catone e un suicida sfuggito all'lnferno, cui VIrgilio e Dante si rivolgono con riverenza e rispetto, ed e in lui che il poeta romano ripone le sue speranze di ascesa e Ie prospettive di salvezza del suo discepolo.

Or ti piaccia gradir la sua venuta Liberta va cercando che e SI cara Come sa chi per lei vita rifiuta.

Ma anche per gli altri suicidi dell'lnferno valgono, per Dante, la liberta del volere e il primato della coscienza di cui si interessa la teologia di san 'lbmmaso. 11 singolo non rinuncia alIa sua individua-

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lita nemmeno tra i dannati.

Nel mondo dantesco, come in quello di Masaccio, la dignita dell'individuo e al di la di ogni regola 0 imposizione. Viene ripreso e perfezionato un antico concetto stoico. Nel Rinascimento i sottomessi che rimandano 0 deferiscono le loro scelte allo Stato 0 ad altre burocrazie autoritarie non sembrano ancora di moda.

Nella decisione tra vivere e morire e nella possibilita di darsi la morte di volonta propria l'importanza dell'arbitrio individuale (il libero arbitrio dei filosofi e dei teologi) sembra raggiungere il suo massimo significato.

Le classificazioni dei tipi di suicidio, come per esempio quella di Emile Durkheim (suicidio egoistico, altruistico, fatalista, anomico), anche se interessanti per alcuni aspetti della conoscenza del fenomeno, sono insoddisfacenti perch€! ogni azione umana ha troppi aspetti per essere classificata ed e troppo ricca di sfumature e contraddizioni per essere vista in modo schematico e in termini astratti.

L'individuo che sceglie non puo essere mai separato dalla sua singolarita, e la psicologia e una ricerca sempre aperta sul mondo incommensurabile e inesauribile delle novita.

La tradizione psicologica finora e fallita perch€! si e preoccupata di stabilire il dover essere invece che l'essere, cercando di racchiudere gli uomini in schemi precostituiti corrispondenti alle convenzioni sociali imposte dalle usanze comunemente accettate.

Come si e gia accennato, nella letteratura filosofica e la contraddizione di Nietzsche tra liberta individuale e moralita dei costumi.

L'etologo David Lack, citato anche dal neurologo John Carew Eccles nel suo libro Eooluzione del cervello e creazione dell'lo, scrive a proposito che «la scienza non ha una spiegazione per la moralita, la verita, la bellezza, la responsabilita individuale 0 l'autocoscienza: cost una parte importante e centrale

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dell'esperienza umana si colloca al di fuori della seienza».

Non a caso Freud dichiara di sentirsi allievo pin di Goethe che di Helmholtz, riconoscendo agli artisti il primato della conoscenza interiore, come ricerca sempre rinnovata, aperta a ogni possibile imprevisto.

Scrive Leonida di Taranto:

Uomo, non darti corruccio, in aspra vita raminga, senza riposo, anelo, di gente in gente errando.

Nietzsche sottolinea continuamente che l'individuo singolo e una forza creante ex novo ai margini dell'abisso, quell'individuo che Heidegger definisce con termine espressivo «la sentinella del nulla» e che Jean-Paul Sartre richiama con insistenza alla sua dignita di soggetto di scelta. Ricordo in particolare il saggio su Baudelaire.

La possibilita di togliersi la vita non e un'esperienza particolare di alcuni momenti estremi, ma, pin propriamente, accompagna il nostro cammino in ogni momento dell'esistenza, come un tesoro del nostro percorso intellettuale che ci garantisce un maggior grado di liberta, e di indipendenza, riservandoci comunque una potenziale via di fuga dal mondo della natura e della societa, estremamente preziosa in ogni circostanza.

Verra la morte

e avra i tuoi occhi.

Cost la poesia di Pavese, anche lui suicida.

AI contrario, chi cerca di mantenere l'altro come schiavo, come oggetto di possesso, e di averlo a disposizione come strumento ricorre ai pin differenti metodi di ricatto, di intimidazione e di paura pur di evitare che la vittima gli sfugga, che si sottragga al suo potere e venga meno alla sua influenza.

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Cost nascono i comandamenti religiosi e i regolamenti sociali cost rigidi e le punizioni cost spaventose in ogni cultura e in ogni epoca.

La condanna a morte e da parte delle autorita un diritto di possesso sul suddito. E parimenti l'ergasto- 10, una condanna a morte mascherata. Mentre il suddito non puo decidere su di se e pens are per conto proprio.

n potere costituito, nella sua prepotenza assoluta, si riserva di imporre sia la conservazione, sia la morte.

'futtavia non bisogna vedere la scelta di procurarsi la morte esclusivamente come una decisione negativa, identificandola in modo schematico con un semplice atto di rinuncia e cost dimenticando che la morte - che in realta dal suicidio viene soltanto anticipata - e anche un mondo inesplorato che non solo non possiamo evitare, ma e pure attraente, come una possibile terra promessa 0 unritorno alle origini.

Cost la neve al sol si disigilla Cosl al vento nelle foglie lievi Si perdea la sentenza di Sibilla

Cosi la morte la si pub vedere come un invito, e il continuare a vivere come una paura dell'ignoto, come Shakespeare in Amleto.

Spesso si sente la morte, come Leopardi, congiunta con i nostri sentimenti pill teneri, come il fiore che muore nell'aprirsi alla luce, pellegrino del sole a cui tende con tutti i suoi succhi.

Quando novellamente Nasce nel cor profondo Un amoroso aft'etto

Languido e stanco insiem con esso in petto Un desiderio di morir si sente.

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Si puo pensare con Otto Rank la nostalgia della quiete prenatale.

Qui la riflessione puo condurci a epoche distinte, come alla condizione prebiotica, prima dei giorni della vita, nel mondo silenzioso dei minerali. Quindi alla partecipazione al mondo della vita prima di essere concepiti; poi al periodo dalla concezione alla nascita cui si riferisce Otto Rank con il suo pensiero, che sembra un viaggio misterioso agli albori della coscienza; infine la condizione attuale dopo l'abbandono del grembo materno.

La morte, dal punta di vista fenomenologico, riconduce alla condizione minerale.

A volte, in sogno 0 nella veglia, sembra di rivivere momenti delpassato. Sono lampi 0 barlumi, di cui non si afferra il significato. Sembrano un ritorno alle fasi precedenti.

n mormorio delle acque del mare, del flume, dei ruscelli, ricordano una quiete antica. E una quiete che nutre l'idea del nirvana.

Pero, il principio di individualita lotta ferocemente con la voglia di dissolversi. Altrimenti non si spiegherebbe l'ansia di andare oltre anche quando si e agli estremi della vita, la voglia di futuro dei vecchi e la tenacia dei moribondi. II misterioso ritorno dal coma.

La soeieta organizzata con i suoi schemi moralistici - come scrive Malcolm X nella sua Autobiografia - da una parte grava le persone di pesi disumani, dall'altra le punisce per non averli sopportati.

Cost il suicidio e visto, a seconda dei luoghi e delle usanze, come una vergogna 0 una colpa 0 un reato 0 una malattia di mente, e ai morti di mana propria viene rifiutata la sepoltura in mezzo agli altri estendendo il rifiuto moralistico anche al cadavere.

Allora c'e i1 balletto degli psichiatri.

Alcuni ritengono il suicidio una malattia specifica, altri 10 accolgono a far parte di malattie di mente

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piu generali, altri ancora 10 considerano malattia solo in certi casi.

Per gli psicanalisti e sempre un fatto patologico, da Freud in poi, che 10 ritiene un'alternativa morbosa all'omicidio, 0 meglio la decisione estrema di un omicida fallito.

In tutti c'e il concetto di macchinetta guasta. Certamente un antico romano come Seneca non li avrebbe capiti, tanto era compreso nel suo concetto di uomo come soggetto di liberta e tanto poco era abituato a ragionare in termini meccanici.

10 credo che rer capire che il meccanicismo e uno schema e che i determinismo e un pregiudizio non c'era bisogno di aspettare i risultati delle ricerche scientifiche del ventesimo secolo.

Ora, siamo in un periodo in cui e difficile essere riconosciuti almeno come esseri viventi.

Si parla del cervello come «macchina per pens are» e non e che sia, come potrebbe sembrare, una brutta metafora da dilettanti, rna e un concetto diffuso che si qualifica come scientifico negli ambienti ufficiali della ricerca e che e ricco di conseguenze preoccupanti sia nella riflessione teorica, sia nella pratica sociale.

Cost, quando uno non agisce 0 non pens a secondo gli schemi prescritti, viene requirito con la forza e costretto a dimorare neUe officine specializzate da cui dovrebbe tornare meccanicamente modificato e tutto rinnovato dall'azione redentrice della chimica degli psicofarmaci, della fisica degli elettrochoc 0 del bisturi del chirurgo.

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II

ANCORA SUL SUICIDIO

E SUL PROBLEMA DELLA SCELTA

Di Misone si racconta che era un misantropo e che rideva quando era solo.

Quando un tale gli chiese perche 10 facesse, rispose: «Proprio perche sono solo».

Da una cronaca antica sui sette sapienti

Noi pensiamo, tuttavia, che il suicidio sia una delle scelte possibili, indispensabile per la liberta dell'individuo.

Per Epicuro, difatti, i1 suicidio e un'affermazione della liberta dell'uomo che si contrappone alIa neces-

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sita che govema la natura.

Durkheim definisce il suicidio discretamente come -ogni caso di morte direttamente 0 indirettamente derivato da un atto positivo 0 negativo compiuto dalla stessa vittima, pienamente consapevole di produrre questo risultato», Ma essendo l'individuo stesso l'autore volontario della propria fine e sparizione non e pertinente usare la parola vittima.

In alcune culture il suicidio e approvato e praticato frequentemente, in altre e poco conosciuto e raro, in altre ancora, come la nostra, e disapprovato e chi 10 tenta senza riuscire e perseguitato in vari modi.

Ad Atene la mana del suicida veniva seppellita a parte. In Atene l'individuo non contava assolutamente.

Anche nell'Inghilterra antic a (intomo all'anno 1000) i suicidi venivano mutilati e sottoposti a pubblica vergogna. Si cercava di scoraggiare il suicidio col terrore. Cosi come con altre trasgressioni.

In generale, le tradizioni religiose giudaica, cristiana e musulmana sono ostili al suicidio a differenza dalle tradizioni brahmana, buddista e giapponese (scintoismo e buddhismo). Gandhi afferma che l'induismo e la piu tollerante tra Ie religioni.

Interessante e la posizione originale e dialettica del codice civile (Corpus Juris Civilis) di Giustiniano che ammette come moralmente giustificabile elegittimo il suicidio provocato da noia di vivere (taedium vitae) 0 dal dolore per la perdita di persone care, 0 da gravi dolori e sofl'erenze a causa di malattie. Lo ritiene invece illegittimo se attuato per sfuggire a una sentenza legale 0 per sottrarsi a un dovere civile.

Heinrich von Kleist, che aveva sognato il suicidio insieme alla cugina Marie e alla sorella Ulrike, prima di realizzarlo a trentaquattro anni con l'amica prediletta Henriette Vogel, giovane donna colpita da cancro, aveva vagheggiato la preparazione di quella tomba che, secondo la sua stessa espressione, gli

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sembrava in prospettiva «pin cara del letto di tutte le imperatrici del mondo»,

Il giovane Goethe si era invece avventurato in un viaggio di fantasia e di letteratura nel mondo dell'amore e del suicidio passionale. La scelta unica nell'amore romantico e il trionfo del valore irripetibile del singolo.

Secondo la filosofia di Kierkegaard, «quel singolo» non e riducibile ad alcuna categoria. Inoltre, qui la disperazione - scrive Kierkegaard nell'opera La malattia mortale - non e soltanto un patire rna diventa energicamente un'azione.

E il conflitto e il tormento di una persona unica e consapevole di esserlo in rap porto affettivo con un'altra persona unica.

11 fatto di essere unici e per noi il mistero piu grande della natura.

Eppure, le conseguenze sociali della diffusione e del successo dei Dolori del giovane Werther avevano sorpreso l'autore e 10 avevano persino infastidito. Si racconta che molti lettori si siano uccisi.

Scrive Saffo:

sinceramente vorrei essere morta; lei si separo, tra Ie lacrime,

e mi disse: come e terrlbile,

Saffo, questa nostra sorte,

perche e contro il mio volere che ti abbandono.

Eccoci qui dunque al problema della congiunzione e della separazione, che si intrecciano tra di loro e dispongono al desiderio di morte, 0 almeno alla nostalgia di una condizione divers a, proprio come pensa Otto Ranke quando riflette sulla separazione primitiva, il distacco dell'individuo dal tutto.

E scrive ancora Saffo:

Aurora arnica

il sonno nero della notte si spande sugli occhi.

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Nella poesia di Dante il mistero di amore e morte si pone, unito con il problema del caso, nell'episodio mitico di Piramo e Tisbe. Nella musica di Wagner compare l'intensita degli elementi mescolati tra loro come nel caos primitivo.

La contraddizione come perpetuo essere in sospeso. Ma perche il caos primitivo? Forse il caos e attuaIe e l'ordine apparente e fragile come una increspatura sul mare in tempesta.

Tuttavia il suicidio non e vissuto solo come abbandono dell'altro 0 degli altri, perche e piuttosto la ricerca di una unita piu profonda, di una congiunzione meno fragile e meno effimera.

Si vuole tagliare il nodo che comunque un giorno si scioglierebbe.

Teognide di Megara scrive:

Cyrno, parola non dire mai troppo grande:

che ad uno cosa la notte e il di porti nessuno 10 sa.

C'e ancora quella impressione interiore di essere vissuti altre volte, quell a che fa pensare all'etemo ritorno oppure alla metempsicosi, e che ci fa appartenere all'universo.

Si dice che il Buddha raccontasse Ie sue vite in forma di parabola. Allora 10 si ricorda quando era un elefante, 0 quando era una quaglia. Sono i suoi scalini verso l'estinzione.

Come dice Hermann Hesse COS! minuziosamente:

Ho gia provato tutte le morti

e ancora proverb tutte le morti:

la morte dellegno dentro l'albero,

la morte della roccia nella montagna, la morte della terra nella sabbia,

la morte delle foglie tra il mormorio delle erbe, la triste e sanguinosa morte dell'uomo.

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C'e l'orrore della putrefazione e del disfacimento che ci fa odiare ogni forma di morte procurata e ci rende ostili anche al suicida.

Meglio sarebbe morire come Ie piante, piu dolcemente.

Cost la natura degli animali e delle piante, dei virus, dei protisti e dei funghi con il suo spreco illimitato e con l'assurdo della contingenza e del caso, fa sentire la morte come un ritorno alla dispersione, con in piu 10 spettacolo disgustoso e avvilente dei cadaveri putrefatti e il triste malinconico non senso di essere un umore provvisorio e cosciente che inevitabilmente si disfa.

Sempre ricordando Saffo:

Morta tu giacerai

e mai alcuno di te avra ricordo e mai rimpianto.

AI di 18. dell'astrazione dell'armonia naturale, appare senza mistero una miscela informe e caotica in cui senza identita si torna con paura e con dispiacere a far parte. L'orrore di mescolarsi con tutto rende inaccettabile il morire, e puc> suggerire odio per chi 10 anticipa, sia pure su se stesso.

La terra con gli insetti e la discarica con Ie acque stimolano l'idea feroce della morte come immondizia.

n fatto di essere effimeri ci rende la vita difficile e dolorosa, sempre ai margini della disfatta.

Di qui la ferocia dell'ordine costituito.

n caos e i1 nulla ci dispongono all'ostilita dell'uno con l'altro.

Gli istituti e i campi di deportazione sono il tentativo inutile di delimitare la rovina con la superstizione dell'ordine imposto.

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In tutti i casi, la decisione e la scelta non possono essere viste, con ragionamenti semplicistici, come pure e semplici conseguenze univoche di una serie definita di motivazioni. Dobbiamo considerare il salto di qualita che c'e in ogni nostra nuova intuizione, non dimenticando che siamo soggetti creativi.

In ogni fenomeno psicologico c'e un carattere creativo che si esprime in modo singolare e altamente misterioso nella poesia, come fa notare con precisione Marina Cvetaeva nel suo lavoro Il poeta e il tempo dove scrive: «Egli non sa che dira e spesso non sa neanche cosa dice. Non 10 sa finche non 10 dice e subito dopo averlo detto 10 ha gia dimenticato-.

Questi versi ed il canto Alcmane fece, ascoltando le voci di pernici

ed in parole traducendo.

La pretesa degli psicologi di spiegare il funzionamento dell'uomo come la macchinetta di un orologio, oltre che essere una assurdita logica, e anche principio e motivo di violenza autoritaria e di sopraffazione sociale, e deriva dall'esigenza di inquadrare e sottomettere gli individui per avere societa ordinate come caserme, piene di marionette meccaniche dociIi strumenti di produzione e di guerra.

Cosi si possono uccidere duecentomila persone in un mese con i bombardamenti, per convenienze e interessi di minoranze al potere, facendo contemporaneamente del moralismo sulla vita dei singoli, che dovrebbero giustificarsi con il prefetto per aver fumato uno spinello.

n singolo uomo non e padrone dialcuna iniziativa, e sottratto a qualsiasi scelta personale; in cambio 10 Stato - come amministrazione del potere - 10 puc> usare come strumento ogni volta che gli serve.

Charles Duff, nella sua intelligente operetta,Il manuale del boia, dice argutamente che il suo libretto non ha altra pretesa che sfiorare il tema dell'omi-

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cidio di Stato, di cui la pena capitale e un aspetto di importanza minore.

«In verita - si legge - la storia dell'uccidere e la storia stessa del mondo e quindi non e affatto sorprendente scoprire che in nessuna altra cosa l'uomo ha pin dimostrato la sua creativita che nell'inventare e perfezionare metodi e macchine per uccidere il suo simile».

Anche l'interferenza della psichiatria sui tentativi di suicidio e sugli altri aspetti della liberta individuale fa parte di questo spiacevole discorso di espropriazione burocratica e di alienazione sociale.

Forse, se gli antichi inquisitori fanatici tornassero al mondo alla fine del ventesimo secolo, ci chiederebhero umilmente moderazione.

Spaventati da questo spettacolo.

Ci vorrebbe un pittore come Bruegel il Vecchio per dipingere Ie forche e le torri di questo deserto con voli sinistri nel cielo e grida di rapaci.

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III

SULLA MORTE E SUL MORIRE

Tu non mi volevi

COSt

mihanno invitato le stelle

nei loro silenzi.

La parola suicidio, sul modelIo del termine omicidio, fu usata per la prima volta dall'abate gesuita Desfontaines nel libro Dictionnaire neologique pubblicato nel 1726. Deriva dal latino sui-caedes, che significa uccidere se stessi.

Scrive Dante:

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Quando si parte l'anima feroce

dal corpo ond'ella stessa s'e disvelta Minos la manda alla settima foce

«Feroce- vuol dire che si rivolge contro se stessa e si toglie dal mondo per _pr&~a scelta. La parola «disvelta» rende l'idea della . colta della decisione e della esecuzione, come per una pianta sradicata.

Dante pensa che l'anima colpevole dopo il giudizio universale - diversamente dalle altre anime - non potra pin ricongiungersi col proprio corpo. Non a lecito riavere cio che si a volontariamente rifiutato.

Ecco infatti la ribellione estrema che mette in discussione tutto. Eppure c'a una beatitudine che a volte si prova nel sonno, che a come essere usciti dalla ruota inesorabile del tempo.

In ogni modo, il suicidio a ritenuto una potentissima rivolta. L'intero universo morale ne trema: cost il suicida viene messo in terra non consacrata. n singolo si sottrae di propria volonta a tutti i legami che 10 riguardano.

L'uccidere se stessi a qualitativamente diverso dall'uccidere altri. II problema del dare 0 darsi la morte, come la questione dell'uccidere al servizio del potere, varia nei tempi e nelle culture.

n giudizio di Dante sul suicidio a contraddittorio, ma Dante non a conformista e ragiona secondo il suo pensiero individuale, come si vede a ogni passo. Eppure Dante non dice nulla sulla condanna a morte, nonostante abbia rischiato di esserne vittima due volte per motivi di fazione politica.

Comunque, nel nostro poeta a sempre presente il conflitto tra la dignita dell'individuo e i princlpi astratti sia politici sia teologici.

Gli stoici vedono il suicidio con occhio sereno, come una scelta forte e difficile, collegata con la levatura morale dell'uomo filosofico.

I Romani colti e liberi sono molto influenzati dal pensiero stoico, e cost anche la giurisdizione romana.

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Un pensiero simile e proprio alle classi dominanti giapponesi, tanto che in Giappone uccidersi per dignita e un concetto radicato nella tradizione e praticato sia in pace sia in guerra.

Ma il suicidio e sempre un atto di indipendenza da tutti.

La decisione di uccidersi e personale e solitaria. Per i Romani 10 schiavo non e autorizzato a uccidersi perche non e proprietario di se stesso, come non 10 sono il debitore e il soldato, che non devono sottrarsi ai loro impegni.

Anche il cristiano non e padrone di uccidersi perche non e proprietario di se stesso.

Solo il sogno ci permette provvisoriamente di essere liberi dalla ruota del tempo e cos} rivivere con persone defunte 0 incontrare uomini del passato 0 individui mai conosciuti.

n sogno ci libera anche dagli schemi dello spazio e della logica. Cos} ci si pub immergere periodicamente nel fantastico come in acque di mare.

Forse dai sogni nascono le mitologie. Si vedono mostri, ma anche giardini e spazi immensi dell'infi.nito.

Chi e ostacolato nella possibilita di sognare non resiste e muore.

Nelle sue lettere al padre, non di rado Mozart esprime la sua insidiosa malinconia e il suo pericoloso scetticismo, come quando afferma: «Mi sento abbastanza bene, grazie a Dio. E tuttavia non trovo, il piii. delle volte, il significato delle cose»,

Altre volte parla dei limiti dell'esistenza con relativa serenita: «Siccome la morte (a essere esatti) e il vero scopo finale del nostro vivere, da qualche anno ho fatto una conoscenza profonda con questa arnica dell'uomo, cos} per me la sua immagine non solo non e piu paurosa, ma mi appare piuttosto quieta e consolante-.

Talvolta il suicidio e possibile proprio per la ricchezza del fantastico, che e un nostro prezioso patri-

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monio psicologico. Si e sedotti dall'indecifrabile, per esplorare mari sconosciuti.

Spesso, anche quando non si pensa al suicidio, abbiamo dentro di noi un desiderio dolcissimo di morte. Scrive Nietzsche nel capitolo «Perch€! sono cost saggio» di Ecce homo: «La felicita della mia esistenza, la sua unieita forse sta nella sua fatalita: per parlare per enigmi, in quanto mio padre sono gia morto, in quanto mia madre vivo ancora e invecchio. Questa doppia origine, per cost dire dal pill alto come dal pill basso gennoglio sulla scala della vita, decadent e insieme cominciamento - se c!e qualcosa che spieghi quella neutralita, quella liberta da ogni fazione di fronte al problema della vita nel suo complesso, che forse mi contraddistingue, e proprio questo. 10 ho, per i segni dell'ascesa e del declino, pill fiuto di quanto un uomo abbia mai avuto, io sono, in 9uesto, il maestro par excellence, conosco l'una e 1 altro sono l'una e l'altro».

Nietzsche infatti e abile nella critica ai pregiudizi, e ha lucidita notevole sia per la vita interiore sia per la storia.

Negli ultimi anni si sono visti in tutto il mondo sempre pill suicidi di adolescenti 0 di bambini, essendo aumentati il ricatto e il terrore sia nella vita planetaria sia nella vita intema delle comunita e dei popoli - mentre la realta sociale come ferocia e sicuramente meno nascosta di quanto non fosse nel passato.

Scrive «La Nazione» del 17 giugno 1993 in un articolo di prima pagina: Sei anni: si uccide sotto it treno - «La mamma ha l'Aids l'aspetto in cielo».

Ecco il racconto della vicenda: «Camminando ieri mattina lungo la ferrovia per andare a scuola, in un sobborgo alle porte di Fort Lauderdal in Florida, la piccola Jackie Johnson, 6 anni, ha raccontato ai due fratelli e alIa cuginetta il suo sogno. Poi, appena ha scorto in lontananza il treno merci diretto a nord,

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verso Miami, e saltata in mezzo alle rotaie. 'Vieni via, fai presto' Ie ha urlato la cugina di 7 anni, Lakita Wimberly. 'No - ha urlato Jackie - voglio restare qui, voglio morire'. Quando ha visto la locomotiva ormai a poehi metri, Ie ha girato le spalle e ha chiuso gli occhi».

II ricordo principale dell'infanzia e la paura con cui genitori e maestri coltivano la crescita. Anche le fiabe per bambini sono paurosi luoghi di minaccia e ricettacoli sinistri di moralismo. Gli asili per l'infanzia sono gelidi come caserme e controllati come postazioni.

Non c'e dunque bisogno di essere bambini randagi per aver paura di vivere. Basta abitare una casa bor~hese e frequentare una scuola di Stato.

L infanzia e aggredita ovunque, sia pure con metodi e conseguenze differenti. E quando non vengono soppressi, i bambini devono crescere programmati.

Personalmente, io ricordo la paura che avevo quando facevano l'appello 0 quando stavano per interrogare: era un' angoscia dolorosa come per una eolpa incancellabile cui stava per seguire la punizione tremenda.

Per fortuna non c'erano assistenti sociali.

Quando mia nonna mi portava a vedere la tomba del mio fratello pill piccolo, morto a due mesi e mezzo, la quiete del cimitero mi pareva un misterioso rifugio di pace che spesso mi torna ancora in sogno come una fantasia di sollievo.

Diceva Jackie Johnson: «'Voglio diventare un angelo e volare in paradiso ad aspettare la mia mamma' [ ... I. II medico legale della contea di Broward ha archiviato la morte della piccola come suicidio- .

«11 nirvana - scrive Vladimir Grigoriev [NeZ mondo dei miti, Armenia Editore, Milano, 1987] - non e oggetto di conoscenza e quindi di definizione. Se ne puc) dire superficialmente che e quello stato di

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liberta assoluta, di liberazione totale, di cui sappiamo da cosa libera (la finitezza) e per sempre, rna non cosa raggiunge - se raggiungere e il termine giusto.

«Avendo posto tra vita e finitezza il segno uguale, come fra cia che e e cia che cesserai un giorno di essere - con segno di irreversibilita - ogni pensatore indu ha del tempo una percezione incommensurabiIe».

Infatti, se ogni creazione e solo un fra-due situato tra due nulla, e ogni vita un fra-due situato tra una vita precedente e una successiva fino a che non si esaurisca il capitale di vita e ne segua la liberazione totale, allora e chiaro che l'indu ha tutto il tempo per se, come 10 vuole, tanto quanto ne vuole.

«In altre parole, bisogna vivere - e non dipende da noi - rna bisogna anche, per accedere alla liberta assoluta, non vivere piu - e dipende da noi. Non che vi sia posto per un qualsiasi suicidio empirico, fisico (questo suicidio non esaurirebbe di per se il nostro capitale di vita), rna per un suicidio trascendentale sicuramente st, quello che opera 10 spirito distaccandosi mentalmente e praticamente dall'errore, dail'illusione, dal desiderio legati aile cose, agli esseri, aile produzioni mentali»,

In ogni modo il discorso sottolinea il confluire dell'orrore per le limitazioni con la grande voglia di infmito, che fanno immaginare la morte come un mare navigabile, motivo di paura rna anche luogo di serenita - specialmente quando la condizione umana appare inutile, dolorosa e priva di prospettive.

Ci vuole comunque un'arguzia particolare per immaginarsi che da una vita non voluta ci si possa liberare solo attraverso lunghi percorsi di ascetismo verso una condizione di distacco. n lume che si consuma.

Ma molte sono le vie degli uomini, e molto complicate e tutte piene di sorprese.

Freud, dopo i massacri stupidi e inutili della prima guerra mondiale, ampliava le ricerche, secondo

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il suo pensiero, «al di ladel principio del piacere» per tentare di capire qualcosa sul problema della morte e sul perehe l'uomo, che e una specie feroce, sia cost disponibile a uccidere, e noi sappiamo come sia difficile che si fermi anche di fronte alla probabile sparizione della vita sulla Terra.

In altre parole, cosa significa in termini psicologici questa nostra disponibilita a sparire?

Anche l'indiscutibile attrazione del peri colo che coinvolge particolarmente le persone giovani e le persone in grande salute e da considerarsi un problema psicologico collegato con questi pensieri e riflessioni.

Conviene pero qui riportare direttamente il pensiero di Freud: «Ad un certo momento, l'intervento di una forza, sullacui natura non possiamo farci alcuna idea, ha risvegliato nella materia inanimata Ie caratteristiche della vita.

«PUO essersi forse trattato di un processo analogo a quello che in un secondo tempo provoco 10 sviluppo della coscienza in uno strato particolare di materia vivente.

«La tensione, che allora si produsse in una sostanza fino a quel momento inanimata, cerco di autoeliminarsi. Cost nacque la prima pulsione: quella a tornare allo stato inanimato.

«A quell'epoca, per la sostanza vivente morire era cosa semplice; breve era probabilmente il cammino dell'esistenza; e determinato dalla struttura chimica della giovane vita. Per lungo tempo la sostanza vivente doveva cost nascere e rinascere, e morire facilmente, finche fattori decisivi esterni produssero alterazioni tali da costringere la sostanza ancora in vita a deviazioni sempre piu grandi dal suo cammino biologico originario e sempre pill complicati prima di arrivare alla meta finale, la morte.

«Bono questi giri viziosi, cui si attengono fedelmente le pulsioni di conservazione, a formare un quadro dei fenomeni della vita quale ci si presenta

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oggi.

«Non ci e possibile pervenire ad altre conoscenze sull'origine e 10 scopo della vita, se noi attribuiamo rigorosamente alle pulsioni un carattere esclusivamente conservatore.

«Non meno sorprendenti appaiono le considerazioni relative ai grandi gruppi di pulsioni che, come crediamo, sono alla base dei fenomeni vitali dell'organismo. Cosl, l'ipotesi di pulsioni di autoconservazione, da noi attribuite agli esseri viventi, si trova in netto contrasto con l'idea che la vita delle pulsioni, considerata nella sua globalita, serve a riportare alla morte. Vista sotto questa luce, l'importanza teorica delle pulsioni di autoconservazione, di autoaffermazione e di dominio si affievolisce notevolmente. Si tratta di pulsioni parziali la cui funzione e di garantire all'organismo il suo cammino verso la morte e di salvaguardarlo da altre possibili modalita di ritomo all'esistenza organica che non siano quelle immanenti all'organismo SteRSO.

«Non dobbiamo piu fare i conti con la misteriosa determinazione dell'organismo (cost difficile da inquadrarsi) a preservare la sua esistenza di fronte ad ogni ostacolo. Ci resta il fatto che l'organismo desidera morire a modo suo. Cosl, anche questi custodi della vita erano, originariamente, i sicari della morte. Da cia scaturisce quella condizione paradossale per cui l'organismo vivente combatte con tutte le sue forze contro i fattori (pericoli di fatto) che potrebbero aiutarlo a conseguire rapidamente 10 scopo della sua vita per una sorta di corto circuito,

«E proprio questa attitudine, comunque, che caratterizza gli sforzi propri delle pulsioni in opposizione a quelli dell'intelletto» [Al di la del principio del piacere, Tascabili Economici Newton, Roma, 1993, pp. 64-65].

Ogni riga di questo brano, che io ritengo uno dei migliori di Freud, ha un'importanza particolare, per

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cui l'ho riportato tutto nonostante la sua lunghezza e nonostante la sua aspra complessita,

E uno scritto denso di pensiero e ricco di suggerimenti, da cui risulta che l'essere vivente ha passioni per la sopravvivenza rna anche attrazioni verso la morte - e queste ultime sono fisiologiche come le prime. La scelta e una qualita interiore.

Come dice Freud, si pub preferire di morire a modo nostro.

Inoltre, le contraddizioni, sia interiori sia intellettuali, sono la sostanza della vita psicologica, che e sostenuta da innumerevoli scopi a vasto raggio, al di la di qualsiasi convenzione sociale 0 culturale e di qualunque limitazione di leggi 0 trappola di costumi.

E la leggenda del diavolo musicista pellegrino, il quale canta la condizione degli uomini e propone una melodia complessa che raccoglie tutti i motivi dell'odio e dell'amore, che e pill misteriosa dell'armonia delle sfere - di cui parlano i filosofi antichi - e che ogni orecchio vorrebbe sentire, rna nessuno purtro_ppo riesce ad udire e nessuno si immagina.

Tuttavia il pensiero della trascendenza rende il problema ancora pill vasto.

Ora il mondo e cost pieno di orrore che la morte sembra un miraggio e una promessa di quiete.

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N TENTATIVI DI RICERCA SUL CONCETrO DI MORTE

Elle est retrouoee Quoi? l'etemite.

C'est la mer alike Avec les soleils. *

Arthur Rimbaud

n misticismo come misterioso patrimonio individuale viene rubato e utilizzato per fini di potere, e diviene delitto. Da quel momento il singolo non e pill

* Ora SI l'ho trovata l'eternitA. / E il mare disperso nel sole [traduzione mia].

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padrone di se stesso.

Le filosofie religiose, piu 0 meno esplicitamente totalitarie, hanno trasformato il morire in un passaggio da un tribunale all'altro, cost il singolo, doppiamente imprigionato, e costretto a passare da processi e punizioni terrene a processi e punizioni celesti, sempre inseguito da colpe terribili, aHe quali viene perennemente inchiodato.

Gli artisti si sono sempre ingegnati per rappresentare questa drammatica successione in ogni forma dell'arte e della poesia. Da qui le diverse rappresentazioni di giudizi e processi e pene ultraterrene: pitture desolate con patiboli e deserti e caveme nella roccia.

Da cio derivano i terrori della morte per paura di nuove punizioni. Ne deriva l'assurdita di una nuova ferocla trascendente. Molto al di lA della paura della morte come mistero biologico e come limite reale di ciascuno dei viventi.

Si dovrebbe rivivere per ulteriori esperienze atroci. Si comincia dall'assurdita del peccato originale da cui si puo essere liberati (pero relativamente) solo con l'intervento delle autorita.

Non il peccato originale inteso in senso simbolico, come metafora della condizione umana, ma assunto in senso letterale, come strumento di dominio, il peecato originale dei sacerdoti.

Ma esiste, fin dalle origini, anche l'idea di salvarsi col sangue degli altri.Ed ecco, in molte culture, il sacrificio di sangue, sia con animali, sia con uomini, sia in altri casi con forme simboliche.

Anche questo prescritto dai sacerdoti al servizio dei potenti.

Tra i Greci Ifigenia, tra i Giudei il sacrificio di Isacco. E si arriva pure alla crocifissione di Gesii..

Perehe il Dio della Bibbia ha·bisogno di un sacrificio di sangue e di una condanna capitale per riconciliarsi con Rli uomini? Secondo la tradizione alcuni uccidono 1 eretico e altri 10 pensano come capro

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espiatorio. Addirittura Dio stesso l'avrebbe inviato per il supplizio. E lui volontariamente si sarebbe donato agli uomini.

Altrimenti non vi era salvezza.

Ma forse e pill preciso chiedersi perche gli uomini religiosi hanno bisogno di sangue per coltivare le loro illusioni.

Hanno bisogno di vittime.

II sacrificio di sangue e uno dei modi pill usati per propiziarsi il divino - cost concepito dagli uomini del potere per ragioni di dominio e di intimidazione, con 10 scopo determinato di tenere i sottomessi sotto controllo con i metodi del terrore.

Ancor oggi il sacrificio propiziatorio si manifesta indirettamente in altre istituzioni come, per esempio, la pena di morte.

Parimenti, nella Stato l'individuo e soprattutto un inguaribile portatore di colpe da punirsi con il ricatto e con la ferocia permanenti della repressione metodica, puntualmente organizzata a tutela della stabilita sociale costruita dai ceti dominanti.

Per le istituzioni ecclesiastiche (rna anche per 10 Stato etico) nessuno - chiunque sia - e mai innocente e padrone di se, prima di tutto perehe e una colpa sentirsi vivi ed e vergogna perfino il desiderio.

Ogni autentica condizione di liberta e vista con diffidenza. I tribunali e le polizie partono dalla presunzione di colpevolezza.

L'intera vita e una spiacevole fastidiosa trasgressione.

A meno che non risulti funzionale e integrata 0 non sia quella dei privilegiati nella pienezza dei loro poteri. Integrata nella Chiesa, nella Stato 0 nel Partito. Inglobata nella societa totalitaria.

Cosa che non risulta mai perfetta e richiede sempre attenzione da parte dei tutori dell'ordine e degli specialisti della psicologia. Cost, ogni creativita individuale e sempre potenzialmente sospetta.

In questa logica prosperano i manicomi e gli isti-

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tuti di pena - veri e propri sacrari della morale sociale e confortanti templi e basiliche del conformismo e della falsa tranquillita dei perbenisti, squallidi ecutori di ordini.

rIa logica degli uomini funzione che amano la bonta e la tolleranza e per questo collaborano ai campi di concentramento - purche autorizzati dalle autorita costituite della loro parte - e sanno distinguere la guerra giusta da quella sbagliata avendo autorevoli indicazioni a riguardo, tutte provenienti dall'alto, con consacrazioni spirituali 0 con sottili formalita giuridiche di natura farisaica.

Di recente e arrivata la notizia dallo Stato dell'Oklahoma che un condannato a morte e stato salvato da un tentativo di suicidio e due ore dopo e stato ucciso dal boia, come di regola.

A Mosca usa ancora, dopo una sentenza capitale, colpire all'improvviso i condannati alla nuca mentre non se l'aspettano, elevando cos! la morte di Stato a fenomeno naturale.

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v ILSmCIDIO

NELLA STORIA DELLA PSICHIATRIA

Oh fro poco fra poco deporro il mio grave (ardello.

Spiritual afro-arnericano

Nei tempi antichi il concetto di follia poteva indicare eccessi del carattere e della passione che potevano avere conseguenze drammatiche ma anche effetti grandiosi, desiderabili e rltenuti ammirevoli. Comunque cic) che e desiderabile 0 non desiderabile dipende dai punti di vista.

Eccessi o. difetti - dal punto di vista psicologico - sono sempre misurati in rapporto alle valutazioni convenzionali del costume. A quei tempi 10 straripa-

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re della passione era considerato . aristocratico di fronte alla misura ritenuta meschina delle persone timorose e prudenti.

Le opere di poesia e di musica descrivono grandi conflitti. Per esempio i poemi di Omero 0 le tragedie di Eschilo e di Sofocle. I personaggi sono ricchi di contraddizioni, si tratti di Achille e Agamennone 0 di Aiace e Ulisse, quest'ultimo con la sua curiosita insaziabile feconda di pericoli inquietanti.

Anche il suicidio e una scelta passionale.

Aiace, infuriato per l'ingiustizia, ammazza simbolicamente un gregge di pecore, al posto di Ulisse e dei suoi complici, e si uccide con la spada di Ettore.

Edipo diventa un caso psicologico solo per i pregiudizi dell'eta vittoriana ossessionata daile convenzioni bigotte sulla sessualita.

La follia non indica un difetto della persona, come accadra in epoche in cui la mediocrita diventa la misura prevalente della vita sociale.

La mediocrita e la misura di Tersite, con la saggezza delle piccole cose e il dominio del conformismo e della sottomissione.

C'e da dire che tutte Ie virtu e tutti i diritti sono attribuiti aile classi dominanti e i difetti agli altri, come succede anche da noi. Pero da noi la mediocrita diventa programmazione scientifica e modelio universale.

Nietzsche rimpiange infatti la morale degli aristocratici temendo la degradazione delle civilta di massa. E la degradazione di cui stiamo godendo, il trionfo dell'uomo funzione - roba piu da fascisti e da stalinisti che non da democratici.

Anche per Dante follia significa eccesso grandioso

o passionale, che puc) esser anche motivo di perdizione in senso religioso 0 teologico 0 pratico, ma non certamente limite della personalita. Similmente in Shakespeare.

Machiavelli esalta la ricchezza delle scelte appassionate e non ha paura delle conseguenze. Don

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Chisciotte teme la monotonia dei giorni senza passione. Erasmo da Rotterdam ironizza sui limiti della saggezza. In Dostoievskij i personaggi son troppo autentici per essere saggi.

I personaggi vivi sono ricchi di contraddizioni estreme.

In ogni caso il concetto di pazzo, e in seguito il suo equivalente pseudoscientifico, il concetto di malato di mente della dottrina psichiatrica, sono usati per impedire agli uomini di affrontare direttamente le scelte diffici1i e inquietanti che mettono in discussione le regole di costume.

Un uomo con le sue scelte puc> mettere in discussione l'intera esistenza e tutte le dottrine filosofiche e tutti i pregiudizi religiosi.

Allora le scelte non accettate sono considerate come una suppurazione, come un bubbone da tagliare, come una malattia da estirpare, e gli uomini che vi sono implicati sono oggetto di ferocia smisurata.

Le scelte non ammesse sono attribuite a difetti di struttura 0 a errori genetici che riguarderebbero sia l'individuo sia la sua stirpe di antenati e di discendenti, come neUe superstizioni e neUe maledizioni della Bibbia in cui sono colpite intere generazioni con una logica paurosa e irrazionale.

Naturalmente 10 psichiatra gode della convinzione di essere scientifico ed e orgoglioso di avere sostituito i roghi con i manicomi.

Pero e giustamente preoccupato della fragilita della sua disciplina, sempre in ricerca affannosa dei suoi tipici e particolari contenuti, e spesso in concorrenza con altre forme di controllo, custodia e mantenimento della morale dei costumi secondo le indicazioni e le imposizioni deUe autorita (mutevoli secondo le opportunita, come si e visto in particolare negli ulti . anni).

~ngolare, inoltre, che gli psichiatri pretendano che le squalifiche arbitrarie che loro distribuiscono a piene mani vengano accettate dalle vittime sportiva-

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mente, senza preoccupazione 0, come dicono loro, senza imbarazzi e senza vergogna.

Disgraziatamente molti, per senso di colpa 0 per paura, accettano di essere ridotti a cittadini di secondo ordine, in pratica privi di diritti. Altri accettano, nell'illusione di ottenere vantaggi pratici 0 garanzie economiche come sussidi e pensioni di invalidita, che invece ratificano l'inferiorita sociale e portano di fatto solo complicazioni sociali e l'impossibilita di vivere tra gli altri alla pari.

Scrive Gregory Zilboorg in Storia della psichiatria [Feltrinelli, Milano, 1963, p. 20] che: «Il processo di opposizione alla psichiatria non ha perso il suo impeto e la conquista del campo delle malattie mentali da parte della medicina e ben lungi dalI'esser compiuta. Oggi ci vergogniamo ancora di confessare una neurosi 0 un disturbo mentale pill serio, e consideriamo anche il suicidio come fosse un delitto contro Dio 0 10 Stato. Come in un lantana passato, pensiamo al suicidio come a un gesto di grande coraggio 0 di grande vilta, Infatti, 0 risuscita in noi il ricordo emozionante degli antenati, che potevano entrare nel Walhalla soltanto se erano stati uccisi in battaglia 0 si erano dati la morte da se, e che erano quindi eroi estremamente coraggiosi, 0 ci riporta la memoria di secoli pill recenti quando il suicidio era considerato un modo di schivare il proprio dovere di cittadino, la cui vita apparteneva allo Stato, e si era percio non degli ammalati, rna dei codardi e dei peccatori».

Cosi, con il progresso scientifico degli psicologi e degli psichiatri, gli uomini che meditano 0 decidono il suicidio da soggetti di scelta - sottoposti, come e logico, ai pill diiferenti giudizi morali - divengono con tutt'altro criterio dei malati di mente da curare o degli incapaci da custodire.

La eivilta dei dubbi finti e artefatti di sant'Agostino e di Cartesio ha preparato una cultura di fanatici e di intolleranti. Quando Agostino e Cartesio propongono il dubbio sono gia convinti delloro dogma.

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Cost Agostino approva le esecuzioni degli eretici.

Ma gia Platone proponeva i dubbi come percorso verso la verita. Da cui la cultura delle verita autoritarie e collettive.

Per Zilboorg la discussione sul significato del suicidio non si pone neppure, ne tantomeno spiega perche a suo avviso debba senza dubbio essere una malattia di mente e un difetto del cervello.

Poi, senza accorgersi del ridicolo e con assoluta mancanza di umorismo, aggiunge indispettito che -sotto molti aspetti, i dilettanti sono meglio accetti ai pazienti che non gli psichiatri e Ie cliniche per malattie mentalis [po 21]. Infatti, se uno ha pensieri di malinconia e di suicidio l'ultima cosa che desidera e finire in una cella di manicomio 0 sotto la felice consolazione dell'elettrochoc 0 dell'insulina coma.

Non essere capiti nei propri significati, nelle proprie motivazioni e nelle proprie scelte non sembrerebbe utile a nessuno.

Tra l'altro Zilboorg usa l'idea di malattia mentale non solo per definire concezioni individuali, ma anche per liquidare pensieri collettivi e convinzioni millenarie di intere civilta. «Questo disprezzo della morte - scrive ancora - si sviluppo talvolta in un culto della morte: ne risultarono suicidi individuali, ritualistici, 0 suicidi collettivi, che ritroviamo nelle vecchie saghe teutoniche, in India, in Cina e in Giappone. Dato che pratiche simili facevano parte della riconosciuta filosofia della vita, non apparivano anonnali a queste nazioni; ma quando riemerge dal passato nella vita moderna, in forme moderne, e viene praticato sistematicamente, i1 suicidio da la netta impressione di una forma di patologia mentaIe. Si possono notare manifestazioni di tal fatta qua e la nell'antica Grecia, a Parigi durante la rivoluzione francese, e nei cosiddetti club del suicidio in Gennania, particolarmente in Prussia, dopo la guerra franco-prussiana» [pp. 28-29].

Qui, a proposito del suicidio sia individuale sia

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collettivo, appare chiaro come altrove che l'idea di follia e il concetto di malato di mente nascono dal rifiuto di discutere i prob1emi cruciali e dal1a paura d'incontrarsi con le vere questioni della condizione umana.

Le camere e i corridoi degli Istituti psichiatrici e delle Case di cura per malattie mentali racco1gono e custodiscono la vacuita e 10 squallore di questa sicurezza cost cara ai filosofi del vero e ai partigiani dell'ordine dei costumi antico 0 di altri ordini equivalenti, fondati sulla presunzione terribile di poter programmare la vita dell'uomo secondo idee preconcette.

Chi non segue 1a verita e un degenerato e deve essere corretto 0 estinto.

Nessuno, per l'uomo benpensante, pub permettersi di compromettere 1a propria vita senza ordini superiori 0 autorevoli disposizioni dall'alto. L'individuo e solamente una pedina del gioco, senza significato proprio e senza alcuna autonomia personale.

In questo caso, la vita di uno e uguale a quella di un a1tro e si svo1ge senza storia. Allora 1a morte arriva, come si dice nell'Ulisse di Joyce, come un fenomeno bestiale, dove bestiale significa passivo.

I cimiteri di automobili alle periferie delle metropoli, convulse rna spente, sono simbolo e metafora di questo tipo di esistenza infe1ice e nella stesso tempo inutile.

Ciascuno identico all'altro segue un percorso precostituito come un carrello in miniera, 0 un vagoncino del treno.

Opportunamente gli scienziati astratti indicano il dialogo e l'incontro tra uomini con 1a definizione sterile di scambio programmato di informazioni. Con Ie persone ridotte a segnali 0 cartelli.

L'ultimo topo di fogna vive una vita pill ricca. Nella notte le luci delle citta ondeggiano sotto i1 silenzio nebbioso dei cieli come messaggi di navi perdute ridotte da lungo alla deriva senza marinai e

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senza timone.

Milioni di uomini sanno minuto per minuto quello cui sono obbligati con vincoli e regole, terrore e ricatti, simili a schiavi di terre straniere, ma non sanno e non chiedono il perehe, per non essere isolati 0 uccisi con provvedimenti istantanei nella generale noncuranza di una soeieta senza memoria.

La presunzione che la nostra sia la civilta per eccellenza e che tutta la storia del Mondo converga sull'Europa e l' America di derivazione europea ha anche influito sulla eecita culturale dei medici occidentali, abituati in ogni caso a usare il bisogno di salute dei cittadini come ricatto per il controllo soeiale.

COS! Zilboorg annota che gli indu non hanno il concetto di normale e anormale in senso psicologico (e quale sarebbe infatti la norma?), ma non ne ricava alcuna utilita per 10 sviluppo del suo senso critico, considerando in pratica gli indiani un popolo di second'ordine con una sottocultura non ancora toccata dalla verita; verita di cui solo noi europei saremmo i portatori illuminati tanto da conoscere di sicuro dov'e la saggezza e COS! tenerla ben distinta e ben protetta dalla follia.

Naturalmente anche per gli indu il suicidio e una scelta possibile, e nbn e come per gli psichiatri un difetto del cervello che impedirebbe di vivere a poehi sciagurati geneticamente difettosi.

COS! e scritto nell'antico testo buddhista Digha Nikaya: «La nascita e dolore, l'invecchiamento e dolore, la morte e dolore; dispiacere, lamento, sofl'erenza, disperazione sono dolore; non ottenere cib che si vuole e dolore. In breve, i cinque stati essenziali dell'esistenza sono dolore-.

n fatto di essere transitori e dolore. Transitori e senza un fine. Lo scopo e 1'estinzione, il nirvana, la lampada che si spegne. Si possono avere molte concezioni diverse, ma nessuno pub legittimamente pretendere di essere lui la saggezza.

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Tanto da pensare di imporsi.

Con Ie cliniche psichiatriche 0 con Ie guerre di religione.

La possibilita di scegliere di morire per opera propria richiama Ie esperienze e Ie caratteristiche e i modi di pensare di ogni singolo individuo, e ogni singolo ha una storia differente.

La psicologia puc, essere solo una ricerca nella vita dell'individuo; le generalizzazioni servono solo a non capire e preparano il terreno ai soprusi di ogni tipo.

D'altro canto, se il suicidio fosse dovuto alIa malattia di mente 0 alIa incapacita di intendere e di volere, non sarebbe suicidio ma incidente.

n problema del suicidio si pone in modo esclusivo per chi sceglie essendo consapevole.

Ancora una volta la psichiatria non spiega nulla. Lo sforzo che e stato fatto da una moda pseudoscientifica per pensare gli esseri viventi, e tra loro gli uomini, come particolari macchine ha impedito 10 sviluppo delle scienze biologiche e ha strozzato l'umanesimo, riducendo Ie conoscenze sull'uomo a manuali di meccanica.

E la stessa psicologia e stata vanificata da questo meccanicismo.

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VI RIFLESSIONI SUL MORIRE

E l'istante della scelta era per me solenne e venerabile.

Soren Kierkegaard

Riporto un breve articolo de «La Nazione» del 30 agosto 1995 intitolato Suicida a cinque anni: «A Pechino un bambino cinese di cinque anni si e ucciso, gettandosi dalla finestra di un appartamento posto al quinto piano, dopo aver assistito ad un film sulle atroeita commesse dai giapponesi nell'ultima guerra mondiale. n bambino si e ucciso dopo aver visto una scena in cui alcuni soldati colpivano al cuore un adolescente con particolare ferocia»,

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Lo spunto di questa riflessione rimanda alle motivazioni per il suicidio e l'omicidio che, per essere comprese, avrebbero bisogno di conoscere i rapporti profondi che la coscienza umana stabilisce col pensiero della morte.

La domanda verte su quanto influisce il pensiero della propria precarieta e la consapevolezza di essere effimeri sulla ferocia con cui si aggredisce. E quanto influisce sulla serenita con cui si decide di morire.

Cost scrive Janet Fox di un suo personaggio in Urlando per uscire: «Ma non si creda che fosse cosciente della propria condizione pill di quanto 10 sia un ratto della propria abilita nel sopravvivere nelle sabbie mobili. Se il ratto si fermasse a riflettere non sarebbe pill un ratto»,

Purtroppo noi siamo davvero ratti che riflettono. Che c'e di attraente sia nell'omicidio sia nel desiderio che altri siano sottoposti alla morte? Perche sono cost numerosi i fautori della pena capitale?

L'omicidio si ritrova nei costumi pill diversi e per scopi di ogni genere. Lo usano i singoli nonostante la paura delle leggi e 10 usano tanto le organizzazioni illegali che gli Statio

Anzi questi ultimi sono i pill prolifici di morte.

Sono i pill fecondi: e inconcepibile uno Stato senza strumenti di morte e macchine per uccidere. E con le leggi gli Stati si riservano il monopolio degli omicidi.

I cittadini possono uccidere solo per ordini superiori.

Anzi devono farlo quando si tratta di commissione statale e se non 10 fanno vanno incontro ai rigori della legge. Come quando 10 fanno per conto proprio.

Cosl anche il diritto e fondato sulla morte. Si basa sulle prigioni e sulle colonie penali per chi non accetta il monopolio di Stato. Si basa sull'uomo funzione. «Nessuno 10 notava - si legge ancora nel racconto Urlando per uscire - perche aveva il migliore travestimento della citta: una faccia uguale a centinaia di

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altre».

E inutile criticare Eichmann se non si discute questo principio.

Machiavelli, respingendo i moralismi superstiziosi che provano a nobilitare i delitti, riporta Ie riflessioni suIl'assassinio alla voglia di potere in quanto tale, per cui l'uomo che uccide 10 fa semplicemente per scopi di prevaricazione.

Niente Provvidenza e niente Stato etico.

E quanto vale anche per l'omicidio individuale, dove l'altro viene ucciso per rimuovere gli ostacoli a fini personali di potenza.

«Era nel duca tanta ferocia e tanta virtu, e Sl bene conosceva come gli uomini si hanno a guadagnare 0 perdere» [Il principe - VII].

In uno Stato di polizia come queUo in cui ora ci troviamo, e in un panorama intemazionale in cui 10 sterminio ha grandi mezzi di espressione e grandi effetti quotidiani, non ci sembra inopportuno 0 superfluo discutere suI concetto di morte nella nostra specie, peraltro in rapid a espansione demografica.

Una volta a Firenze, in un mattino di primavera, un giovane, salito al secondo piano del campanile di Giotto, nel pieno movimento della vita cittadina aveva gridato e fatto capire che voleva buttarsi per protestare. Si erano mobilitati pompieri, guardie e polizia, e si era raccolta una moltitudine di folIa a curiosare, sia cittadini sia forestieri, visitatori della citta e ammiratori delle sue arti.

Siccome la disputa si era prolungata per ore, nel tardo pomeriggio moltissime persone si erano accampate con comodo, provviste di panini e bibite, e aspettavano interessate la conclusione della vicenda, quasi fosse un palio, 0 una partita al pallone, 0 10 scoppio del carro.

~do poi il giovane aveva ceduto e si era deciso a discendere, 10 avevano addirittura fischiato quasi

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li avesse raggirati e delusi con la sua rinuncia ad agire, senza concludere dignitosamente la vicenda e fomire 10 spettacolo promesso.

Nell'intrecciarsi dei commenti ricordo una giovinetta che andava riflettendo: «Non e che lui abbia deciso di morire: noi tutti moriremo senza avere deciso nulla. Lui ha solo pensato di scegliere da se il momento, diventando, almeno in questo, sia pure per un unico giorno, protagonista attivo della sua vita. Pero non e COS! facile, e COS! ha fallito ancora una volta».

E tornera di nuovo nelle mani del caso.

Sembra pero che il suicidio imbarazzi le persone beneensanti piu dell'omicidio.

L uccisione di se stessi sembra ai conformisti alquanto piu innaturale e paurosa e piu difficile da spiegare.

Edwin Muller in una biografia di Genghiz Kahn - uno dei condottieri piu prodigiosi della storia politica che ci viene raccontata - scrive con entusiasmo che il generale americano Douglas Mac Arthur era solito insegnare ai suoi soldati che soltanto con Ie imprese di questo capo avventuroso, senza consultare nessun altro, i militari possiedono una miniera di inesaurihile ricchezza per ricavame preziose cognizioni di tattica e di strategia; e sentirsi COS! capaci di qualsiasi prodezza memorabile e gloriosa nel campo della guerra.

Naturalmente Muller racconta anche le prodezze giovanili del nostro capo guerriero, quando preparava la sua carriera consolidando ed estendendo il suo potere sulle tribiJ. che un giorno gli avrebbero dato tanta gloria in COS! vasti territori, estesi dai limiti orientali dell'Europa ai porti remoti della Cina.

Temucin - COS! si chiamava l'eroe - fece strangolare sotto i suoi ocehi l'amico e cugino Jamuga, con cui aveva condiviso la tenda e il cibo per anni, solo per-

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che gli ostacolava il potere, e ugualmente aveva fatto con 1bgrul, arnico del padre che piil volte 10 aveva salvato. C'era anche la gioia di vederli morire.

Poi arrivarono i giorni delle conquiste.

Come e logico, in tutte le citta soggette i vinti venivano sterminati senza distinzione: «I corpi venivano decapitati per impedire che qualcuno simulasse la morte. In una sola citta furono trucidati 500.000 civili»,

C'e indubbiamente il concetto che la morte degli altri e vantaggiosa, rna sembra pure che uccidere sia una gioia. E sembra che certe abitudini e usanze, nonostante il mutare dei secoli e i costumi diversi, restino invariate dai primitivi alla guerra del Golfo.

Eppure ci colpisce non tanto la cieca ferocia dei delitti di potere quanto il consenso piu 0 meno compiaciuto degli studiosi di storia politic a, che pure sono bigotti e moralisti nella vita quotidiana, sempre pronti a chiamare la polizia per un barbone che dorme sulla panchina 0 per un giovane che si droga o per un rumore notturno.

Gli stessi che parlano di guerra giusta giudicano con ferocia i fumatori di spinello ed evocano i mostri per i delitti individuali.

Qual e il senso di questo moralismo crudele? Forse gli uomini non hanno una coscienza individuale se non come riflesso delle regole imposte dal potere che li controlla? Forse non esiste II singolo individuo ma solo il funzionario?

E allora non conta il principio di Mose «tu non ucciderai» come principio etico universale, ma vi sono gIi omicidi proibiti e quelli imposti, come vi sono i suicidi autorizzati e quelli arbitrari. Contano solo le regole calate dall'alto per quanto assurde possana essere davanti al giudizio critico dell'individuo.

Ma perche tutto questa succede? Come mai si ripete C«l monotonia nei secoli?

Una domanda inquietante e se l'uomo sottomesso alle leggi diviene feroce in guerra e in altre occasioni

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offerte dalle autorita per semplice conformismo, 0 magari per la voglia interiore di essere protagonista di sopraffazione con la copertura morale utilmente fornita dallo Stato 0 da altre equivalenti organizzazioni di potere.

Forse la morale e solo una distribuzione della forza per la sopravvivenza dei gruppi, per cui il singolo - nel patto sociale - rinunzia ad alcune sopraffazioni personali per riservarsi altre soddisfazioni equivalenti legate alla collettivita cui convenzionalmente appartiene?

Oppure la morale e qualcosa di pill profondo e di pill mdividuale e l'individuo e compresso dai costumi e dalle strutture sociali?

Esiste - al di la del moralismo -l'etica come possibilita creativa del singolo?

Nell'epoca dei campi di sterminio, dei bombardamenti a tappeto e delle bombe nucleari con prospettive di distruzione planetaria, la domanda «perche uccidiamo?» e divenuta per ogni uomo che pensa pill assillante e urgente che ai tempi feroci dell'inquisizione 0 delle guerre tra Lutero e i cattolici 0 dei «trionfi della morte» di Andrea Orcagna e Buffalmaceo Buonamico.

n processo di Norimberga e quello di'lbkio, dove i vincitori erano compromessi quanto i vinti, hanno resi inutili i concetti nascenti di diritto intemazionale.

E il concetto di obbedienza aIle gerarchie e sopravvissuto agli orrori di Eichmann e a tutte Ie ferocie naziste e staliniste basate sul concetto filosofico hegeliano di Stato etico 0 sul concetto pill antico di provvidenza nella storia. Ferocie fondate sulla superstizione che tutti gli orrori avrebbero significato trascendente e che il potere discende dall'alto: idea micidiale puntualmente criticata dal realismo critico di Niccolo Machiavelli tanto nel Principe quanto nelle sue opere di storia del costume e di riflessione filosofica e antropologica.

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Scrive argutamente Nietzsche in Genealogia della morale che se non ci fossimo cercati non avremmo potuto trovarci.

Abbiamo navigato nel buio. Chiusi nella conchiglia non abbiamo veduto le stelle.

Ma l'interesse della Genealogia della morale sta pill che altro nel fatto che, secondo Nietzsche, i significati 0 i concetti che devono essere seguiti come regole di comportamento e come principi di costume sono imposti in ogni epoca dalle classi dominanti. E sono, sotto ogni punto di vista, termini relativi basati sulla costrizione, sulla paura delle pene, su tutti i tipi di ricatto e di internamento come il carcere, il campo di concentramento, il campo di sterminio, il villaggio strategico, il manicomio, il manicomio giudiziario, il riformatorio, la colonia penale, il collegio e altre analoghe istituzioni finalizzate al mantenimento della disciplina. Oltre naturalmente alIa pena capitale, strumento estremo del potere della Stato e del terrorismo legale.

La morale e imposizione e conformismo.

Per le origini, da buon filologo Nietzsche segue il metoda di ricerca dello studio etimologico delle parole, cercando di ricavarne la storia e il senso, il succo interiore dei significati.

Uetimologia, pero, e una scienza vaga e molte sono le possibilita di interpretazione. Ma di certo rimane costante il fatto che i detentori del potere sono quelli che impongono le regole e che le fanno rispettare con la forza.

Cost, cio che e «buono» e cio che e «cattivo- vengono dettati dall'alto per orientare i sottoposti e dare una filosofia degli schiavi.

Ma come individua 10 stesso Nietzsche, c'e anche una filosofia della rivolta che provoca e costruisce altri significati di qualita e orientamento diversi.

Emerge sempre di pill a mio giudizio - quando si

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rafforza, come nel Rinascimento, il concetto del valore dell'individuo - il conflitto tra la neeessita essenziale di libera scelta e di libera espressione del singolo, come ineliminabile forza creativa, e la societa dei potenti interessata al controllo dei poteri al fine di mantenere il dominio politico, da cui i piu vengono esclusi.

Perche solo i singoli sono creativi e ci lasciano motivi per vivere nonostante la tragedia che incombe, il non senso di tutto e la nostra impotenza senza scampo.

Per questo scriveva Callimaco in onore e ricordo dell'annco filosofo: «0 Eraclito, la notizia della tua morte mi indusse al pianto: mi ricordai quante volte conversando entrambi avevamo tratto giii. dal cielo il sole. Ora tu, ospite di Alicarnasso, gia da tempo sei cenere. Ma vivono i tuoi canti d'usignolo su cui non tendera la mano Ade, che tutto rapisce».

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VII RIFLESSIONI SUL CERVELW E SUL PENSIERO

E impossibile seorrere un giornale qualsiasi, non importa di qual giorno, di qual mese 0 di qual anno, senza trovarvi, in ciascuna riga, i segni della pill, spaventevole malvagita umana insieme con le smancerie pill, sorprendenti di probita, di carita, e con le affermazioni pill, seontate relative al progresso e alla cioilizzazione.

Ogni giomale, dalla prima riga all'ultima, non e ehe un campionario di orrori.

Charles Baudelaire

Sia 10 studio della biologia sia quello della psicologia sono stati resi improduttivi e inefficaci dal pregiudizio che tutta la conoscenza scientifica dovesse

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essere sviluppata in termini quantitativi e con metodi meccanici.

10 stesso Kant - critico sotto ogni punto di vista - riteneva pero che la scienza dovesse in ogni caso essere inseparabile dal meccanicismo piu rigoroso e dal codice deterministico.

n modello era la teoria fisica di Newton. Era un modello che doveva valere per ogni conoscenza scientifica.

La liberta del volere e la scelta dovevano essere considerate per mezzo di conoscenze di tipo differente, con altre categorie adatte alla comprensione del reale nei suoi molteplici aspetti.

Ugualmente, la riflessione sul significato della beUezza, sia in natura sia nelle arti, doveva avere una sua spiegazione a parte. Vicino alla Ragion Pura, la Ragion Pratica e il Giudizio.

Almeno COS} per Kant, che nonostante tutto sentiva i limiti del determinismo.

n cervello viene comunque considerato una macchina complessa, rna per quanto sofisticato e di difficile definizione, e pur sempre considerato un meccanismo.

Anche la teleologia biologica accettata da moltissimi filosofi e scienziati - da Aristotele in poi - era vista perlopiu in termini di forme determinate con cause finali definite.

Si deve arrivare al ventesimo secolo perche ricercatori e scienziati sottopongano finalmente a una revisione critica approfondita sia il determinismo sia il finalismo, sino a quel momento termini di riferimento assoluti, quasi fossero leggi oggettive dell'universo.

Era l'ora di volar via dalla gabbia.

A noi non sembra ne utile ne interessante arrivare a nuovi concetti di tipo metafisico, rna ci pare sufficiente affermare che il ragionare di psicologia umana in termini meccanicistici abbia portato sia a un pregiudizio teorico sia a un metodo di indagine

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completamente negativo per la reale comprensione delle caratteristiche di pensiero e della natura efl'ettiva della specie con tutta la ricchezza delle sue proprieta.

La psicanalisi e la psichiatria, con Ia loro struttura rigida e astratta 10 dimostrano di continuo.

La psicologia meccanicistica non spiega nulla. E d'altro canto, la tendenza a ragionare in termini di semplificazioni pseudomeccaniche e piuttosto antica, anche se ha avuto maggior sviluppo nei secoli recenti correlata al preconcetto che gli esseri viventi siano delle macchine particolari da sottoporre pero a controlli e manutenzioni proprio come si fa con Ie automobili, Ie locomotive, gli orologi e i computer.

Pure il pensiero e stato considerato un meccanismo che funziona 0 s'inceppa in rapporto alIe valutazioni specifiche dei controllori sociali che tutelano la morale dei costumi, il mantenimento dei poteri dello Stato e il dominio degli interessi privilegiati.

Si vedano per esempio i test psicologici 0 Ie tecniche di interrogatorio psicologico e psicoanalitico. Si tratta, come tutti possono verificare, di metodi che vengono esercitati a scopo di sottomissione, 0 di forzatura all'adattamento, 0 di brutale lavaggio del cervello.

Finora la psicologia e stata solamente una scienza di controllo al servizio del moralismo. In tal modo non vi sono neanche barlumi di conoscenza. La vera ricerca e inutile.

C'e in sostanza la pretesa disumana di esercitare metodi coercitivi per distruggere l'autonomia e la ricchezza di pensiero e per limitare 0 ostacolare la sua indipendenza. Tutto questo in societa morte organizzate militarmente, avverse alIe liberta individuali, nemiche delle espressioni creative dell'intelligenza, ostili ai piaceri e alla gioia di vivere. Societa organizzate per costruire moltitudini di schiavi insignificanti, strumenti passivi di produzione e oggetti ru consumi imposti dal mercato.

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L'uomo funzione deve essere un meccano. Un vero robot.

Nella prefazione del libro The Amazing Brain i biologi Robert Ornstein e Richard F. Thomson scrivono a tal proposito che «sono migliaia di anni che l'uomo si sforza di capire il cervello. Gli antichi Greci pensavano che fosse una sorta di radiatore per raffreddare il sangue; nel nostro secolo esso e stato assimilato a una centralina telefonica, a un computer e a un ologramma, e senza dubbio sara paragonato a numerose altre macchine non ancora inventate. Nessuna di queste analogie e pero adeguata, perche il cervello e unico nell'universo, diverso da qualsiasi cosa l'uomo abbia mai costruito» .

. Ma perehe considerare il cervello una macchinetta? Direi che, a parte la mancanza di precisione nel ragionare scientifico, c'e pure il fatto che le macchine in quanto meccanismi costruiti dall'uomo per i suoi scopi pratici sono realta limitate e controllabili, come si vorrebbe che fossero i cervelli.

Per fortuna il cadere degli schemi assoluti in tutte le scienze comincia ad avere riflesso - sia pure in ritardo - tanto nell'ambito della studio del sistema nervoso e nei corrispondenti aspetti della vita di relazione, come nello studio della mente, intendendo per mente cia che riguarda l'uomo in quanto essere pensante, in quanto soggetto di scelta e in quanto principio vivo di immaginazione e di invenzione.

Eppure vi sono ancora scienziati famosi che riflettono sui rapporti che potrebbero esistere tra la struttura genetica degli sposati e la frequenza dei divorzi e delle infedelta coniugali, oppure tra patrimonio genetico e disponibilita alle droghe proibite, unendo pregiudizi scientifici a moralismi puritani e pettegoIezzi da osteria, nell'intento lodevole di controllare tutto, fin dalle origini, magari con operazioni di chirurgia molecolare finalizzate a prevenire Ie divergenze dalle regole di costume.

E l'idea stuzzicante di fare l'uomo programmato,

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il sogno secolare dei govemi e degIi uomini d'ordine, e l'insaziata utopia dei signori del potere, padroni dell'economia e della poIitica statuale

Fantastica convergenza di Stalin e di Hitler con Frankenstein. Una creatura gia costruita prima della concezione, un uomo docile gia nel grembo materno, un suddito sicuro fin dai primi respiri del bambino.

E questo il sogno di un'umanita pacificata, senza la spiacevole necessita dei campi di sterminio e di altri istituti repressivi. Per un mondo di regole stabilite dall'alto in termini burocratici. In un panorama metropolitano di squallore fisico, con uomini spenti ormai incapaci di riconoscersi l'un l'altro, se non come possibili nemici 0 possibili prede 0 possibili compagni di sventura.

Attualmente il pensiero scientifico e senza dubbio pill interessante e aperto che in ogni altra epoca precedente, essendo ora cauto e problematico in tutte le ricerche cruciali: sia nella varieta delle ipotesi cosmologiche, sia nella finezza dei sondaggi di biologia molecolare 0 di neurobiologia, sia nei complessi studi sulla sensibilita, sull'intelligenza e sul comportamento degIi animali.

Ma anche gli studi psicologici, sociali e storici devono ora uscire dalle rigidita deterministiche che Ii caratterizzano per aprirsi all'imprevisto e alla contingenza. Per cancellare la pericolosa concezione dell'uomo-macchina, COS! segnata da tragici equivoci e COS! squisitamente antiumana.

Hitler parlava di spazio vitale e bisogna dire che di omicidio se ne intendeva almeno quanto Mozart si intendeva di musica.

Del resto un capo di Stato deve avere una buona preparazione.

In ogni caso, si uccide per realizzare i propri scopi e si eIimina chi ha scopi differenti. In questo fatto

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elementare si riassume la natura del potere.

Cost, si uccide 0 si viene uccisi. Fu anche il ragionamento degli scienziati che realizzarono la bomba atomica, quasi tutti d'accordo sull'uso che ne e stato fatto. Si trattava, come dicono i moralisti, di portare a fondo rapidamente una guerra giusta.

I moralisti.

Sono gli stessi che obbligano i giovani consumatori di droghe proibite a farsi annullare in apposite comunita terapeutiche.

L'importante e essere disposti a diventare nulla. Il suicidio invece non va perehe e un'obiezione. 'Iu non ti limiti a sparire ma avanzi delle pretese, cost ragiona l'uomo civile.

Come scrive Baudelaire: -Guerre, crimini, furti, storture, crimini di principi, crimini di nazioni, crimini di cittadini privati, un delirio di atrocita universali. E con questa disgustante aperitivo che l'uomo civile - leggendo il giornale - accompagna il suo pasto ogni mattina»,

I moralisti.

Sono gli stessi che hanno chiamato 10 psichiatra per interdire Baudelaire.

o per internare Van Gogh.

E hanno costretto Dino Campana a morire a Castelpulci.

Le istituzioni servono per regolamentare la prevaricazione. Legittimano la violenza reciproca.

L'indipendenza della cultura e diventata una veechia superstizione, un mito antico. Storici, scienziati e giornalisti confermano le decisioni dei funzionari. 11 dissenso e sempre pin raro. 11 singolo si vive sempre pin impotente e rischia la solitudine assolutao E logico sentirsi estranei alla societa,

I poteri sono sempre pin astratti, pen) non lasciano respiro.

n suicidio pub essere una risposta all'impotenza.

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Si sente di non essere nulla.

Si resta in sospeso tra due orrori: il vuoto dell'esistenza e quello della morte.

Nel sonno profondo si dimentica di esistere e nei sogni si abbandonano gli schemi del tempo e dello spazio. Si puo essere bambini 0 giovani e vivere in luoghi irreali con leggi capovolte.

Sembra una liberazione dalla ruota di 'tortura dell'irreversibile.

Puo essere anche un invito a cercare nuovi mondi, una promessa di vera serenita.

Forse non si tratta di trascendenza, rna e certamente un modo diverso di essere. Chissa che a volte il suicidio non sia una voglia di dormire senza paura del risveglio.

In sogno s'incontrano persone morte e si agisce e si par la con loro senza meraviglia. A volte non si ricorda che la morte esiste, altre volte si sa che sono gia morte rna ci pare naturale che siano ll con noi. In ogni modo non si seguono Ie leggi della vita di veglia.

n nome della fanciulla amata e per Piramo suicida un momento di dolcezza ~rima della beatitudine del morire. A conferma che I amore e un richiamo al grembo dell' essere.

n sonno e stato studiato pill che altro in funzione della veglia. Non e stato visto come tesoro in se se non dai poeti.

n mito della resurrezione forse e il risveglio dopo un sogno di beatitudine fuori dei limiti del tempo. Come nella Bella addormentata.

Per i buddhisti viene il giorno in cui questo risveglio non e pill necessario: quando la lampada ha consurnato tutto il suo olio.

Il passaggio dalla vita alIa morte e al contrario dalla morte alla vita - come si puo vivere solo in sogno - e il superamento dei limiti dell'individuo e l'identificazione con la natura senza tempo. II sogno allora e forse pill importante della veglia.

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VIII

IL TORTO DEI FIWSOFI

... il vento maligno e il demone peroerso ehe strugge il corpo e fagita.

Scongiuri babilonesi (2000-1500 a.C.)

Talete fu il primo ad essere chamato sapiente sotto l'arconte Damasias di Atene, sotto il cui potere anche altri sei pensatori furono chiamati sapienti.

Ma cosa vuo1 dire sapiente? Cosa intendevano 101'0 e cosa inveee intendiamo noi? Cosa intendeva il potere che li scelse?

Si dice che fosse uno scopritore di stelle. «E del carro si dice le piccole stelle osservasse per primo-. COS! 10 ricorda Callimaco.

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Pare che unisse il senso della bellezza all'amore per la geometria. Calcolava l'altezza delle tom misurando Ie ombre. Voleva sapere, del sole e della luna, orbite e dimensioni.

Rifletteva sull'immortalita e sulla corruzione dei corpi. Aveva studiato Egizi e Caldei.

L'acqua era per lui il principio di tutte le cose. Forse aveva intuito che gli esseri viventi nascono dal mare. E la stessa'lerra e come una nave nell'oceano.

In origine, proprio nell'acqua e accaduto qualeosa, una specie di squilibrio non decifrato. n secondo squilibrio sara la coscienza. Nel mormorio delle acque. Altro squilibrio non decifrato.

E utile prevedere la propria fine? Cosa significa passare dall'essere al non essere?

Raccontano che pensava che l'anima e immortale (e il poeta Cherilo ad aft'ermare che fu. il primo a sostenere questa tesi filosofica). Ma cosa vuol dire che l'anima e immortale? Cos'e che vive dopo la morte? E cos'e l'anima: il pensiero, la sensibilita, le passioni, i ricordi? Il respiro?

Ecco un punto importante e un po' misterioso. Scrive Diogene Laerzio: «Interrogate perch€! non procreasse, dicono che abbia risposto: 'Per amore dei figli». Che intendeva? Forse pensava che era meglio non nascere? Che in nulla la morte differisce da1la vita?

«'Allora perch€! continui a vivere?' gli fu. chiesto. 'Perch€! non c'e differenza' rispose».

Gia allora il pensiero della morte confondeva i cervelli? 0 Talete voleva dire che la vita non significa nulla?

Ma forse aveva ragione la vecchia contadina quando gli chiese cosa cercava nel cielo visto che non vedeva quello che gli capitava tra i piedi.

Pare invece che Talete ritenesse la meditazione piu importante della pratica, anche se la tradizione 10 raeconta abile pure nelle discipline mondane come i commerci, gli affari e la politica.

E interessante sapere come si viveva e moriva a

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Mileto, una florida citta. di commerci piena di schiavi

d' . parte. .

<>.fh! i cittadini didiritto vi erano - come nelle altre citta. della Grecis e dell'Asia Minore frequentate da Talete - lotte feroci tra ricchi e poveri per il dominio e il benessere 0 per la pura sopravvivenza.

A Mileto, ~do vineeva la fazione popolare, si uceidevano mogli e figIi degli aristocratici, e quando vineevano gli aItri usavano i vinti come torce nei crocicchi e nelle piazze. Quando poi il caos li soffocava, allora si votavano aI tiranno di turno che ne garantiva i privilegi.

C'e qui il problema di come si riflette suI siznificato della vita umana quando l'ureidere e una regcla generale. C'e il morire per caso e il morire per seelta degIi aItri: ee la storia del genocidio, vecchia e attuale.

n suieidio dev'essere visto anehe in questa luee, essendo Iunieo modo di morire per scelta propria. Ma spesso i filosofi sfuggono alla morte con il pensiero.

Scrive comunque Talete a Solone: <<Be tu ti allontanerai da Atene a me pare ehe molto eomodamente potresti sistemarti a Mileto; qui nulla ti sara grave. Se ti sdegnerai perehe anche noi Milesii siamo govemati da un tiranno - e tu odii ogni specie di tiranno - potrai pero egualmente vivere con noi ehe ti siamo amici». Non si sa se Solone aecetto,

Racconta Anassimene in una lettera a Pitagora che il vecchio Talete, mentre camminava di notte in contemplazione delle stelle e degIi spazi, cadde senza volere in un precipizio, immemore delluogo in cui si trovava.

Ancor oggi Stephen Hawking, ai limiti del vuoto, dopo secoli di ricerehe e di esperimenti, riflette con incertezza sui medesimi misteri. C'e stato un inizio dell'universo? Ci sara. una fine? E soprattutto, e'e uno scopo?

n sogno di Empedocle.

Ed eceo aneora Empedocle aveva lasciato la citta nativa e s'era portato suI vulcano da cui guardava il

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mare e il cielo nottumo.

Qui la solitudine e l'aridita del paesaggio favorivano il pensiero. La lava e Ie roece ricordavano l'inevitabile ritomo del nulla.

Come si concilia il caso - lui pensava - con questa

irrimediabile certezza?

D nulla che avanza nella testa e nel corpo.

D mare cantava e ballava come un poeta eli corte.

D vuoto e un errore della mente - provava a pensareo Come quel buio tra Ie stelle.

E scriveva con la sua penna ai cittadini che amava e aveva difeso in circostanze feroci: «0 amici, che la grande citta suI biondo Agrigento abitate, eli buone opere solleciti, io vi saluto: io tra voi non pill mortale-,

n fuoco 10 aspettava. I.e stelle cadenti sembravano invitarlo, -Nemmeno nei giomi d'amore mi ero sentito beato-.

<<Oia un tempo io nacqui fanciullo e fanciulla, arboscello e uccello e pesce ardente balzante fuori dal mare».

Ed ecco il mio giomo.

Un yolo eli uccelli spegneva gli spazi. Passava un vascello in silenzio.

«Anche tu un giomo Empedocle, purificando il corpo nella vivida fiamma, fuoco bevevi dai crateri immortali».

Cercavi la quiete come si cerca la madre. Scintilla che torna nel fuoco.

Un pesce che torna nel mare.

Diogene eli Sinope era figlio eli un banchiere che falsificava i soleli. Lui stesso scrive eli aver battuto moneta falsa. Presto elivenne nemico delle convenzioni e critico delle usanze. COS} si fece pellegrino.

Non apprezzava i potenti.

Ora direbbero che Diogene era un barbone. Secondo alcune tradizioni, riferite pure da Aristotele, si comportava in pubblico come un cane. Faceva tutto

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aUo scoperto: mangiava, dormiva, si masturbava. Pereio fu detto -einieo-, che vuol dire canino.

Ad Alessandro rispose lui stesso: «Se tu - come dici - sei un gran re, io - come dico - sonG un cane».

Non si preoccupava della morte visto che nessuno pub averne esperienza personale. Almeno COS! affermaya. Pero della morte come limite si ha una esperienza continua.

C'e chi narra che morl volontariamente trattenendo il respiro. Dicono anche che morendo disponesse di lasciare il suo eorpo insepolto come pasto per gli animall. Aveva smesso di here nella ciotola vedendo un bambino che usava il cavo delle mani.

Se e vero che Socrate poteva sottrarsi alla condanna che il tribunale di Atene gli aveva comminato, si potrebbe dire che Socrate e un suicida.

Eppure che il filosofo desideri la morte non ~ un'idea di Socrate ma piuttosto una conseguenza. ratta e ideale della metafisica di Platone.

E allora, perehe Socrate permise che l'uccidessero?

I Romani, quando cremavano i morti, spegnevano i carboni con il vino e bagnavano Ie ossa con il miele, quasi ad augurare calore nel trapasso e gioia nell'oltremondo. Era un commiato molto aft'ettuoso.

Lucio Anneo Seneca aveva riflettuto molto suI morire e spesso aveva pensato al suicidio anche per Ie sue precarie condizioni di salute. Ma era servita la filosofia aevitarlo.

Poi, aveva avuto ordine di uccidersi dal suo allievo piu illustre e piu educato, che era per l'appunto Nerone. E tuttavia avrebbe potuto fuggire invece che svenarsi e poi raggiungere la morte con la cicuta. Venne meno tra sofl'erenze atroci e molti ne hanno lodato la forza del pensiero e dell'anima degna veramente di un filosofo stoico.

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Cosl aveva scritto a Lucilio: -Sia questa la nostra vita, siano queste le nostre parole; il destino ci trovi pronti e attivi» .

. Si riunivano sotto Is loggia cost sapientemente dipinta dai pill bravi pittori di Atene. Erano gli stoici, i filosofi del portico, che insegnavano l'indipendenza dalle clrcostanze. La dignitA dell'individuo.

Lui, il maestro, usava un linguaggio essenziale, non amava le parole superflue, detestava i sofismi, rifuggiva la folla, amava la dialettica del discorso individuale.

La discussione e diretta.

n pensiero richiede di guardarsi negli occhi. ~

«Non andava in giro con pill di due 0 tre persone»

racconta Diogene Laerzio nelle VUe dei filosofi. «Era solito cibarsi di piccoli pani e di miele e here vino di poco pregio ma di soave profumo». Aveva consuetudine amorosa con ragazzi e con donne.

Si chiamava Zenone filosofo - da precisare di Cizio, origine cui era affezionato. In vecchiaia, come Ulisse ripensava all'isola lontana che 10 aveva generato.

E sentiva la verligine dellungo percorso.

n mondo e un grande organismo animato dal fuoco originario.

Siamo fatti di aria e di fuoco.

Si dice che pensasse che l'universo procede per catastrofi. Morl di morte volontaria.

n problema di Anassimene era capire l'infinito, -Che c'entriamo noi con l'infinito?» si domandava.

Cosl scriveva a Pitagora parlando di se stesso: «Una volta venuti a conflitto non abbiamo pill speranza di salvezza, e come dunque Anassimene potrebhe transuillamente attendere all'osservazione degli astrl sotto lincubo della morte 0 sotto quello della sehiavitu?».

Si nasconde il sole la notte dietro i monti e poi ritorna per il giomo. Ma tutto deriva dall'aria: le nuvole del

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cielo come il respiro degIi animali, e vengono dall'aria anche i sogni e nell'ariadi nuovo si disperdono. E gIi uomini si votano alla Sibilla per capirIi.

L'anima e un soffio notturno. E molti sono gIi universi che nascono e si dissolvono. Cosi il singolo desidera tornare nel vortice. E a \701te si procura la morte di suamano.

Di Anassimene non si sa come sia sparito,

Anassagora, riferisce Diogene Laerzio, decise Ia propria morte: «Ma egIi si uceise di sua mano con la tranquillita del saggio».

Come Socrate, rispose con dignita al potere che 10 aveva condannato alla pena capitale. Lo chiusero in prigione. Pericle 10 difese e allora fu rilaseiato, rna non volle sopportare l'insulto subito.

Anassagora era incorso in questi guai perehe diceva che il sole e una massa incandescente, come sembra anche a noi, con alcune probabilita di essere nel giusto,

, Ironizzava sulla paura della morte e quando seppe della sua condanna - che dimostra come ad Atene bastava nulla per essere uccisi con le leggi - disse che da un pezzola natura aveva eondannato a morte sia lui sia i giudici del tribunale.

Anche Giordano Bruno avrebbe detto ai suoi giudici che avevanopiu paura loro nel pronunciare la sentenza che lui nell'ascoltarla.

Anassagora pensava che la Via Lattea fosse un riflesso della luce delle stelle. Quelle che hanno luce propria. Molto prima di Galileo disse che nella luna ci sono colline e burroni.

Concept la mente come principio di movimento, GIi esseri viventi erano per lui generati dall'umido e dal caldo.

GIi avevano ammazzato anche i figIi e lui Ii seppelli con le sue mani e dichiaro con arguzia che li aveva generati mortali.

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IX PITAGORA DI SAMO

Ho voglia di morire: vedrei le rive fiorite del trifoglio, bagnate di rugiada

Saffo di Lesbo

Si dice che, trovata la patria sotto la tirannide di Policrate, fece vela verso Crotone d'Italia. Aveva notate che i despoti, col pretesto della democrazia, si pongono come perno tra poveri e ricchi ingannando sia gli uni sia gli aItri.

Come scrive propriamente Edoard Zeller, in Grecia la scienza fu sempre affare privato degli indi-

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vidui e i govemi se ne curavano solo per soffocare dottrine pericolose allo Stato e al costume.

Allora come adesso.

La cultura si e sempre sviluppata in contrasto con 10 Stato, come Burckhardt fa rilevare cost bene. Le istituzioni servono a spegnere le intelligenze e coltivano l'odio reciproco attraverso la repressione morale.

La sottomissione ha bisogno di sottoculture e della fede in chi afferma di sapere la verita.

Ora la scienza e inquadrata dallo Stato per ragioni di potere. Le universita offrono tecnologie militari efficaci e utili strumenti polizieschi. Offrono anche mezzi accurati I>er la persuasione forzata. Offrono conformismo. Offrono farmaci per la distruzione psichica e strumenti per la demolizione neurologica.

n sapere che mmaccia i costwni viene invece cancellato .

. Di fronte ai potenti e ai cortigiani c'e il rifuzio nelle comunita degli individui senza padrone, gelosi dell'indipendenza di pensiero, estranei al pensiero programmato e all'imposizione autoritaria dei costumi.

Pitagora era esoterico. In politica aveva orrore del fanatismo.

Pitagora era sfaccettato come un diamante. 11 padre infatti era incisore di pietre preziose per anelli.

Di lui filosofo si dicono molte cose e molte altre vien fatto di immaginare.

Anche Pitagora cercava la vita immortale tra i pianeti, che apparivano piu tranquilli e duraturi delle eitta che lui conosceva.

Gli ultimi piani della torre di Babele sembrano sfiorare le stelle.

E gli occhi vorrebbero rapirle. Mentre Ie orecchie le sentono cantare.

La geometria e le matematiche appaiono l'opposto della corruzione e del decadimento. Sembrano garantire il respiro del pensiero.

Ma c'e anche illato mistico per superare i limiti dell'esperienza. Dicono che avesse fatto tre calici di

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argento per donarli ai sacerdoti di Egitto, come raeconta argutamente Diogene Laerzio.

A proposito della dottrina delle trasmigrazioni di Pitagora, Aristotele si domanda come fanno le anime a trovarsi nel corpo giusto, non ammettendo, per logica sua, che le anime possano trovarsi in un corpo qualunque.

Come si puo cadere e rimanere in un corpo a caso?

Un corpo qualsiasi? Se l'anima e il musicista e il corpo il suo strumento, quando l'anima si allontana 10 strumento diviene silenzioso. 11 musicista, ritiene Aristotele, dovra pure scegliersi 10 strumento piu idoneo e le corde piu adatte al suo talento.

Eppure il caso appare anche nelle contraddizioni delle aritmetiche. n caso appare anche nelle idee e corrode le astrazioni.

L'anima si nutre del sangue.

Ma gli occhi sono le porte del sole.

Pitagora aveva capito che gli esseri viventi si generano l'uno dall'altro per mezzo di semi.

La luna e di pietra il sole e di fuoco.

I pitagorici cercarono senza successo di temperare i numeri come Bach tempera con buoni risultati il clavicembalo dei suoi esercizi quotidiani.

Essi avevano molta dimestichezza col misticismo, come dicono i testi e come indicano i viaggi di Pitagora.

Anche Pitagora ha fatto un viaggio nell'oltretomba? Sembra che abbia vissuto per un periodo sottoterra tornando poi ad apparire agli amici magro come uno scheletro.

n caso governa sia i corpi, sia Ie anime, sia i frammenti che cadono sulla Terra dal cielo senza regola.

Tale bizzarria e come l'impossibile quadratura del cerchio. Come altri paradossi delle matematiche. L'irrazionalita dei numeri occupa le notti insonni di

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Pitagora.

La sua insonnia pero gli permette di riflettere sulle stelle e di pensare ai pianeti. Cost, Pitagora e i suoi discepoli girano costantemente intorno ai problemi insolubili delle antinomie come indici palpabili dell'assurdo.

Di Pitagora si racconta, come di Buddha, che si sia reincarnato piu volte e sembra che abbia chiesto di conservarne memoria. Poteva riferire in quante piante e animali ricordava di aver vissuto. Anche di Buddha si dice che sia stato un elefante e una quaglia.

Ma questo discorso aumenta i problemi. Rivivere in tanti corpi conservando il ricordo avrebbe potuto apparire come una continuazione della stessa vita, al pari dei granchi quando cambiano veste.

Pero lui, la sera, con un piccolo flauto ricavato dal legno della foresta poteva calmare i dolori inquieti della sua sottilissima nostalgia e illudersi, sia pure provvisoriamente, di avere trovato alla fine un barlume consistente di pacifica beatitudine.

Si dice che non volesse obbligare gli altri alle proprie usanze; aveva inteso forse che non c'e una sola esperienza, ne una sola saggezza, e forse nemmeno un solo universo.

«Egli diceva di non voler essere empio, ma ammetteva che gli altri fossero diversi da lui».

Racconta dispiaciuto un antico cronista che Pitagora, per non calpestare un campo di faye che per lui erano sacre, s'incammino per un sentiero scoperto e fu ammazzato dagli Agrigentini. .

Morl cost - per caso - per gli effetti della guerra, come Archimede. Aveva scritto ad Anassimene in una lettera: «Anche io non attendo solo all'elaborazione delle mie dottrine, ma sono partecipe delle guerre in cui si consumano i miei concittadini».

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X PIRRONE DI ELIDE

Chi sa se it vivere non sia morire e se it morire non sia quel ehe i mortali ehiarnano vita?

Euripide

Teodosio scrive propriamente che 10 scetticismo non puo e non deve essere chiamato pirronismo perche nessuno di noi puc) sapere cosa pensava veramente Pirrone, essendo il pensiero di ognuno contingente, momentaneo, mutevole e inafferrabile.

Sapere che Pirrone era stato _pittore non e per nulla secondario 0 trascurabile. Vedeva Ie cose da molti angoli. E i disegni gli venivano diversi e differenti i dipinti.

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Si ricordi che Paolo Uccello aveva moltiplicato le prospettive pitturando il complesso e il bizzarro; e Picasso era venuto a Firenze per conoscerlo meglio come antico e lucido precursore.

Insomma, vi sono in ogni epoca uomini molteplici che vedono con molte facee. Era COS! anche Piero di Cosimo.

COS! agli Uffizi Perseo e ancora in yolo e Perseo e gia a terra.

Pirrone di Elide aveva seguito Alessandro di Macedonia nella incredibile spedizione in Oriente e aveva avuto modo di conoscere i fachiri dell'India, che inseguivano non tanto la felicita quanta il distacco, la imperturbabile indift'erenza verso l'effimero, una disciplina efficace contro il dolore.

Troppo delicata e questa sensibilita che ci viene offerta. Molle e scoperta come una lumaca. Vulnerabile e senza difesa.

Una specie sbagliata? Come difendersi?

Legati a impressioni illusorie e incapaci di capire quello che accade in un universo silenzioso e indifferente. Come rugiada le impressioni e come rugiada i pensieri.

Dice l'antico testo dei Veda: -Le pietre focaie devono venire percosse per produrre scintille e per vedere la luee il pulcino deve rompere il guscio». Ma rimane un legame con la quiete primitiva, una eco lontana delle origini, come una luce tenue d'aurora 0 come un canto dell'alba. 0 come un notturno di luna.

Comunque gli scettici sono ricercatori dubitosi e si astengono dal giudizio, rna sono anche silenziosi e imperturbabili e contemplativi, tolleranti per le opinioni di tutti, aperti alle esperienze diverse e virtualmente cosmopoliti. E sono pacifici e moderati. COS! possono capire molti costumi e convivere con molte culture.

Afferma infatti Senofane: «E nessun uomo conosee la certezza e nessun uomo la conoscera mai».

Allora come pub un uomo ritenersi piu saggio di

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un altro e come pub sapere per certo se sia meglio vivere 0 morire?

Tutti i filosofi - non solo gli scettici - partono dal dubbio, salvo dopo pretend ere di aver capito la verita dalla quale subito derivano intolleranza e persecuzione, guerre e pena capitale.

Succede in questo modo ad Agostino e ugualmente a Cartesio.

Il bello e riuscire a mantenere la critica senza mostrare stanchezza di pensiero e ricordarsi in ogni circostanza quello che anche Omero vien dicendo nel correre dei suoi racconti, quando afferma dolcemente che volubile e la lingua dei mortali e molti sono i discorsi e infinitamente diversi i costumi e Ie opinioni dei popoli.

Noi sappiamo che i nazisti - moderni maestri di filosofia - spesero mesi interi per definire in modo secondo loro accurato il concetto preciso di ebreo, per identificarlo e deportarlo in campi di sterminio approntati dallo Stato in modo rigorosamente scientifico.

N aturalmente non riuscirono ad accordarsi. E si decisero a scegliere senza precisione.

E Martin Heidegger cosa ne pensava di questa faccenda nelle sue meditazioni sulle rive del N eckar?

Sappiamo bene come sono importanti Ie definizioni convincenti per la guerra e per i manicomi. Chi e veramente italiano? Che cosa vuol dire tedesco? E chi e che davvero manca di saggezza? Cosa vuol dire pazzo e cosa significa - come spesso si dice senza ragionare - contrario alIa natura?

Cosi g1i scettici dicevano: «Nulla noi definiamo-, E ancora: <<A ogni giudizio un altro se ne contrappone»,

Ecco come si esprime Diogene Laerzio parlando di Pirrone e di quelli che si provavano a seguirne gli insegnamenti, con tutte Ie varianti che questo proposito inevitabilmente comportava: «Ora, l'uomo e in disaccordo sia con se sia con gli altri, come risulta evidente dalla diversita delle leggi e dei costumi; i

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sensi ingannano, la ragione e discorde; la rappresentazione comprendente e determinata dalla mente e la mente si volge in differente direzioni. II criterio dunque e inconoscibile; quindi anche la verita e inconoseibile».

Gli scettici sottolineano anche come glianimali, con la loro diversa struttura percettiva e con la loro differente organizzazione biologica, vivono probabilmente in un universo differente, per noi estraneo e difficilmente comprensibile per il nostro pensiero.

Qualcuno racconta che una volta Pirrone si era messo a scrivere con l'intento molto contenuto e ragionevole di esprimere le opinioni di cui a volte si sentiva momentaneamente e provvisoriamente attraversato. Ma dopo aver sentito i giudizi dei suoi primi casuali lettori, si era convinto dell'inutilita dell'iniziativa e del ridicolo in cui rischiava di invischiarsi in disarmonia e contraddizione con la sua ormai consolidata tradizione di filosofo scettico e

miscredente. .

Ma non bisogna credere ai filosofi dogmatici che vorrebbero che gli scettici stessero zitti per non avere alcuna contraddizione alla loro prepotenza e alla lora arbitraria esibizione di sicurezza. Come se dovessero parlare solo quelli che ritengono di esprimere certezze. Come se 10 scetticismo significasse passivita e sottomissione.

Naturalmente i filosofi dogmatici, con la loro cultura della verita e dell'ordine, avevano insinuato che gli scettici avrebbero potuto vivere solo con la passiva sottomissione agli orrori di ogni natura e avevano detto - come riferisce Diogene Laerzio - che chi dubita non si oppone neppure a eseguire l'ordine di squartare il padre. Ma avevano dimenticato il particolare curioso che nessuno e piu incapace di eseguire ordini di chi non crede in alcuna verita, Avevano dimenticato che gli esecutori di ordini 10 fanno per paura 0 per convinzione.

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XI ZENONE E EPICURO

10 spengo la dolce arsura della gola.

Lucrezio

Della morte di Zenone di Elea si trovano diverse versioni differenti, rna tutte riguardano la sua inimicizia per il tiranno di cui desiderava la rovina, tanto che si recise la lingua per buttargliela in faccia e mostrargli cost il suo disprezzo davanti agli altri cittadini. I quali, cost stimolati, finirono per abbatterlo,

In un'altra versione si dice che gli si attacco all'orecchio coi denti fintanto che i cortigiani non 10 uccisero.

In ogni caso, i nostri attuali specialisti dell'intelli-

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genza avrebbero trovato da ridire pill suI contenuto poco convenzionale dei suoi concetti filosofici che non sugli aspetti bizzarri dei suoi comportamenti politici.

Meno male che non c'era la psicoanalisi.

EvidenteInente Zenone di Elea non pensava che la sua vita fosse pill importante della liberta e a tal rlguardo non era interess_ato a esprimersi con quella misura e con quella moderazione che Ie persone beneducate e i cittadini perbene attribuiscono alla saggezza.

«Mi meraviglio della vostra paura - raccontano i testi che abbia dichiarato - perche per timore che anche a voi possa toccare qualche sofferenza toccata a me, continuate a servire il tiranno-.

Fini a pezzi in un mortaio.

Epicuro fu un filosofo singolare, forse senza precedenti e senza seguito, che si preoccupo in modo specifico della ricerca della gioia, sia per se, sia per gli uomini del suo tempo, sia per tutti quelli che sarebbero venuti in futuro.

Vorrei precisare filosofo della gioia che non vuol dire filosofo del piacere 0 filosofo della felicita, che sono scopi del tutto differenti. Infatti non era filosofo del momento, ne filosofo dell'utopia.

Quando scrive a Idomeneo inpunto di morte - dopo aver deciso di uccidersi - afferma di essere in un giomo beato, che e anche l'uItimo della sua vita, e gli rammenta lietamente i loro colloqui passati ancora vivi nella memoria, con tutte le insostituibili consolazioni dell'amicizia, che e un piacere profondo sia della sensibilita sia del pensiero. «Sono certo che non puoi dimenticare il mio giardino».

Quando si accorse di essere vecchio e tormentato da mali dolorosi e incurabili si racconta che, entrato in una calda tinozza, bevve un sorso di vino purissimo per raggiungere il mondo solitario dei morti.

La vita non e un bene in se, rna puc> essere, fintanto che e possibile, una creazione dell'intelligenza.

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XII

FILOLAO E PROT AGORA

IYonde l'illimite buio vomitano i lividi fiumi della foschissima notte.

Pindaro di Tebe

Filolao di Crotone fu accusato ingiustamente e ucciso con la pena capitale. Dicevano che tramava per diventare tiranno.

«Dico - scrive Diogene Laerzio - che tutti sono massimamente schiavi del sospetto. Perche anche se nulla commetti, ma sembra che tu 10 commetta, sei perduto-.

Cost moriva Filolao.

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Eppure egli credeva che tutto succedesse per necessita e armonia. Pero precisava: «La natura dell'universo e armonicamente costituita da elementi indefiniti»,

Forse lui Ron pensava alla casualita assurda dell'universo, cui si aggiunge spietata la singolare e inimitabile ferocia dell'uomo. 0 ci pensava e cercava di rimediare.

Sembra che Platone abbia ricevuto in dono l'unica opera scritta da Filolao per averliberato dalla prigione un giovinetto suo discepolo, anche lui ingiustamente accusato.

Protagora di Abdera 0 Protagora di 'Tho?

Ma forse non importa sapere di sicuro la citta delle origini se tutto fluisce come un flume infuocato e tutto si dilegua e scompare.

Attraversiamo senza saperlo gli spazi gia spenti di una stella in collasso

E siamo una nave perduta.

«Credevo di essere in viaggio piacevole per un incontro importante e invece ero finito da anni». Mi raccontava nel sogno. Si era fermato all'ultimo pensiero.

«Intorno agli dei - pensava Protagora - non ho alcuna possibilita di sapere ne che sono, ne che non sono. Molti sono gli ostacoli che impediscono di sapere, sia l'oscurita dell'argomento, sia la brevita della vita dell'uomo-.

Protagora diceva che su ogni argomento vi sono due asserzioni contrapposte. La contraddizione perenne. La condizione di rimanere in sospeso.

n filosofo - come attesta Diogene Laerzio - viveva di pubbliche lettrire. Le grandi polemiche sulle piazze e nei vicoli. E aggiunge Timone che Protagora si mescola con tutti e sa ben discutere con la parola e

argomentare con la dialettica. "

" Ma e anche maestro di dubbi. n pensiero genera



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dubbi come la montagna genera ruscelli.

In Atene -la citta colta della Grecia - i suoi scritti furono ricercati, requisiti e bruciati con furore sulla piazza del mercato tra grida di banditori e commercio di schiavi.

Lui fu bandito: se restava poteva essere ucciso da chiunque. Dovette scappare per mare dove si crede che morl per annegamento.

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XIII

DA ERACLITO A LEONARDO

Ti aggirerai tra scure ombre di morti sperduta

Saffo di Lesbo

Scriveva Eraclito: «11 fuoco vive la morte della terra e l'aria vive la morte del fuoco; l'acqua vive la morte dell'aria e la terra la morte dell'acqua». E ancora: «Negli stessi fiumi entriamo e non entriamo, siamo e non siamo».

Eraclito di Efeso questo nemico dei poeti - avrebbe voluto bandire sia Omero sia Archiloco - sembra detestasse l'illusione e l'ineanto della bellezza, ama-

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va poco gli uomini e diffidava della natura.

Ma perehe questa paura della fantasia?

Anche lui, come Platone, voleva ridurre il mondo in uno schema? E cos'e poi 10 schema se non i eostumi e Ie leggi dello Stato?

Molte sue afl'ermazioni erano famose: «La guerra decide chi e libero e chi e sehiavo»; «Il parere di trecento non e necessariamente pill giusto di quello di uno solo»; «Gli asini preferiscono la paglia all'oro e i maiali amano pill il fango dell'acqua di ruscello»,

Scrive di lui Diogene Laerzio: «E alla fine divenne misantropo e s'apparto dall'umano consorzio trascorrendo la vita sui monti, cibandosi di erbe e di verdure. Per questo tenore di vita fu eolpito da idropisia». Ma poi aggiunge eon dignitoso stupore: -Spesso mi meravigliai come mai Eraclito pote concludere con una tale morte una vita cost tormentata e infelice. Perche una crudele malattia inondo il suo corpo con l'acqua, spense la luce negli occhi e l'abbandono alla tenebra fonda».

Eppure proprio lui aveva scritto con altissima poesia e conoscenza profonda del mistero:

II sole e nuovo ogni giomo. Identico e vivo e morto.

Aveva cercato una sintesi impossibile. L'inquietudine dell'essere 10 aveva consumato.

Quando le acque gli invasero la pancia chiese inutilmente ai medici di trasformare l'inondazione in siccita, ma dovette rifugiarsi nelle stalle, sotto 10 stereo dei buoi, nella speranza che il calore 10 salvasse risparmiandogli la soft'ocazione.

Almeno il suicida si sceglie la morte da solo.

Forse anche chi si uccide cerca questa sintesi trascendente, questa unita del molteplice, come si dice in termini astratti. «Non capiscono come con se stesso concordi pur discordando: armonia di tensioni contrastanti come nell'areo 0 nella lira».

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Oggi Ie concezioni cosmologiche e le immagini e le idee sulle origini dell'universo sono ancora pill incerte che in ogni altra epoca passata.

Scrive John Taylor che i -buchi neri», costituiti da stelle ad un cost alto stato di condensazione che nulla, neppure la luce, puo emanare dalla loro superficie, mettono in discussione molti dei concetti fondamentali che l'uomo ha da secoli nutrito su di se e sul mondo a lui intomo. «Sembra che le leggi principali dell'universo cessino di esistere, assieme ai concetti di tempo e di spazio. [ ... ] I buchi neri ci pongono faccia a faccia con i misteri del mondo»,

Zenone di Elea aveva scritto: «Se 10 spazio e qualcosa, in che cosa sara compreso?». Insomma, dov'e che 10 troviamo? Come si fa a capirlo?

E ugualmente aveva riflettuto sul problema del tempo, vale a dire sul problema della vita e della morte che resta sempre il nocciolo vero di ogni filosofia della conoscenza.

n fatto che Achille non raggiunge mai la tartaruga e cosa indiscutibile. COS! noi moriremo senza sapere, sprovvisti come alla nascita.

Ma aHora non varrebbe il discorso che Platone attribuisce a Socrate, e cioe che il filosofo desidera morire.

Morire ache scopo? Non esiste un perche per nascere, rna neppure un perche per morire.

Eppure a volte la morte e ugualmente attraente, come una fanciulla che ci invita nel suo grembo delicato. Sembra sul serio l'unico porto tranquillo, la quiete pill vera e pill stabile per tutti coloro che - come dice Giobbe -l'aspettano e non viene, la cercano pill di un tesoro e gioiscono se possono trovarla.

Leucippo, il primo atomista, alunno di Zenone di Elea, afferma che la Terra (che per caso ci ospita) si mantiene sospesa mentre ruota intomo al suo centro ed ha figura simile a quella di un timpano.

Anche Melisso si chiedeva eom'e possibile sfuggire

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all'effimero e difendersi dall'imprevisto. Lo inquietava il tremolio delle stelle, l'incertezza dei mari, il furore improvviso dei terremoti e il mormorio dei vulcani.

«Non vi e movimento reale, ma solo apparente», COSl aveva scritto.

Ma non si deve dir nulla su quello che non si conosee, Per esempio il mondo trascendente.

Discuteva animatamente con Eraclito di cui difendeva il valore con chi, come gli Efesi, 10 ignorava.

Aristotele di Stagira era figlio di Nicomaco, medico di corte. Nicomaco curava Aminta, re dei Macedoni. Dicono che l'interesse particolare di Arlstotele per la biologia sia dovuto alla cultura del padre.

Aristotele ci appare quasi soltanto pensiero tanto influisce il potere della tradizione sul concetto che di lui ci siamo costruiti. I secoli 10 rivelano e 10 nascondono nel mito.

Dante 10 considera il vero maestro del sapere. In effetti, per le sue molte opere sembra che sia molti filosofi. E anche i molti problemi che pone senza risolvere 10 rendono una singolare forza della natura.

AHora e piacevole leggere Diogene Laerzio che cerea e riferisce notizie di vita concreta sull'uomo di ogni giomo. Si dice che avesse gli occhi piccoli e le gambe sottili. Sembra che fosse balbuziente. Era molto criticato per i suoi amori.

Diogene Laerzio tramanda aneddoti curiosi, ma anche dichiarazioni estemporanee che non sono soltanto filosofia astratta. Ecco quali sarebbero alcuni di questi pensieri.

Sembra che abbia detto che la speranza e un sogno da svegli e che il vantaggio della filosofia e quello di fare senza che ci sia ordinato cio che alcuni fanno per paura delle leggi.

Se questa e vero, si potrebbe pensare che in un mondo con scarse speranze rivendicava probabilmente l'autonomia del ragionamento individuale di

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fronte alle costrizioni delle autorita e alle imposizioni della legge.

In tarda eta, dopo aver vissuto tredici anni ad Atene, fu accusato di empieta e dovette rifugiarsi a Calcide. Qui morl a settanta anni dopo aver bevuto l'aconito, come riferisce Diogene Laerzio senza commenti.

Leonardo riflette molto spesso e attentamente sul deperire delle cose e delle persone. Per questa disposizione risulta pure un appassionato ricercatore dei resti del Esato rome conchiglie negli strati dei monti.

U arcano del tempo si legge in ogni suo disegno e traversa il senso pill recondito delle sue pitture segnando i volti dei suoi personaggi pill espressivi come i vecchi nella Adorazione dei Magi degli Uffizi.

Cost scrive nel pensiero Circolazione della materia: -L'omo e gli animali sono proprio transito e condotto di cibo, sepoltura degli animali, albergo dei morti, guaina di corruzione, facendo a se vita dell'altrui morte». E dellume dice: «Chi e quel che 10 rita, se il fattore al continuo muore?».

Ma la riflessione si porta oltre e sembra riguardare ancora di pill il mondo di ora, colma ogni giorno di distruzione sistematica. Ed ecco il suo pensiero: «Adunque questa terra cerca di mancare di sua vita, desiderando la continua moltiplicazione»,

Adesso la sovrappopolazione sembra indicare - nel senso di Darwin - un incredibile successo della specie che sta saturando il mondo. Pen) i popoli e gli individui, in un crescendo di odio reciproco, si distruggono a vicenda, come per favorire nuove moltiplicazioni.

Cosl il singolo non conta e a volte anticipa la sua sete di morte e straripa nel nulla. «Or vedi, la speranza e il desiderio di ripatriarsi e ritornare nel primo caso, fa a similitudine della farfalla al lume».

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XIV

ANCORA SUL RITORNO ALLE ORIGINI

Rapido fuoco affiora alle mie membra e ho buio negli occhi e il rombo del sangue alle orecchie.

E tutta in sudore e tremante come erba patita scoloro: e morte non pare lontana a me rapita di mente.

Saffo di Lesbo

II noto ricordo del nibbio ritorna alla mente di Leonardo mentre lui si occupa dello studio del volo, con i problemi della forma e della leggerezza delle ali e della spinta che permetta di opporsi con regola e continuita alle forze naturali della caduta verso terra.

Leonardo non parla di sogno, dice solo « ... E mi

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parea che essendo io in culla, che un nibbio venisse a me e mi aprissi la bocca colla sua coda, e molte volte mi percotessi contal coda dentro aHe labbra»,

Potrebbe venire aHa mente il rapporto pericoloso tra la fragilita della creatura piccola, ancora acerba e largamente indifesa, e la potenza ostile delle forze della natura.

La bocca, che e anche sorgente della parola, viene colpita pill volte da un volatile aggressivo che viene dall'alto dei monti con agili e vivissimi poteri di distruzione.

n pericolo e grande.

Eppure a volte si apre 10 spazio per questa parentesi effimera: la nostra esistenza debole e apparentemente inutile.

Ma quando e perehe?

«La natura pare qui in molti 0 di molti animali stata pill presto crudele matrigna che madre e d'alcuni non matrigna rna madre pietosa-, Si vede in Leonardo, in modo sempre pill angoscioso, il processo della dissoluzione degli esseri in antagonismo, con il proliferare insensato della natura creativa.

E aggiunge che la natura «e volenterosa e pill presta nel suo creare, che il tempo nel consumare, e pero ha ordinato che molti animali siano cibo l'uno dell'altro», E siccome non basta, ha previsto pestilenze e altre catastrofi che limitino l'eccessiva espansione deiviventi. Poi cita Anassagora che afferma: «E ogni cosa torna in ogni cosa».

Per ciascuno di noi la natura (rna cos'e la natura?) prevede il breve periodo della fecondita per riprodursi e il resto e subito un avviarsi vertiginoso aHa debolezza e al dissolvimento.

Ciascuno di noi e inutile, tanto che potrebbe anche non essere esistito. E non c'e memoria che duri.

«E la vita a lui fugge sotto speranza di godere i

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beni con somma fatica acquistati»,

Sara la fine di ogni vita sulla Terra senza che alcuna stella se ne accorga. «Perpetui son Ii bassi lochi del fondo del mare, e il contrario son Ie cime dei monti, seguita che la terra si fara sferica e tutta coperta dell'acque, e sara inabitabile»,

E COS! Leonardo, come osservatore inquieto e attento del consumarsi di ogni cosa e delle persone, riflette in modo intuitivamente personale, come per disegnare e preparare un paesaggio di desolazione, sul problema dell'omicidio come arbitraria demolizione di opere preziose della natura e dissolvimento cieco e istantaneo di meravigliosi singolari artifizi.

Questo concittadino di Arnolfo, di Giotto e di Brunelleschi, mentre vede Ie opere dei veri architetti vive e organiche, ugualmente riflette suI corpo delle creature viventi come espressioni finissime di equilibri instabili profondamente intelligenti.

«Or pensa essere cosa nefandissima il togliere la vita all'omo-, COS! scrive. E vien fuori il diritto di seegliere e di non essere sottomessi: -Poiche COS! malvolentieri (l'anima) si parte dal corpo, e ben credo, che '1 suo pianto e dolore non sia senza cagione-.

Diverso e il discorso se e l'anima che decide di farlo per decisione indipendente e individuale.

Posso lasciare il tempio quando voglio anche se e stato costruito per me.

Anche il mondo piil perfetto potrebbe non essere adatto. Diventa un abito che non voglio indossare.

Nello Stato americano dello Utah non si sapeva bene, nel gennaio 1996, come fare a smorzare l'entusiasmo dei cittadini perbene che si sono offerti volontari per sparare personalmente nell'esecuzione della pena capitale di un condannato omicida.

Non c'e soltanto l'orrore per il deIitto commesso (10 stupro e 10 strangolamento di una bambina di undici anni), rna c'e anche la credenza dei Mormoni che 10

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spargimento di sangue sia l'unica espiazione per i peccati commessi, che sono il tormento di Dio.

Quelli che non spargono il sangue di propria iniziativa hanno bisogno di sfogarsi al servizio dello Stato, per essere impunemente feroci al servizio della virtU e in ottemperanza de~li ordini.

Non esiste opposizione all omicidio, ma solo rispetto delle autorita, le quali decidono quando si uccide e quando non si uccide.

-Tu non ucciderai assolutamente», se non autorizzato come scritto nelle tavole della legge.

Nello Stato dello Utah (almeno per ora) la liberta americana concede al condannato la facolta di seegliere tra essere fucilato e morire di puntura letale usando i progressi terapeutici delle medicine pill. aggiornate e moderne, eft'etto contemporaneo delle culture umanistiche.

Riportiamo per precisione di cronaca cosa scrive «La Nazione» del 15 gennaio 1996, concludendo l'articolo dedicato all'argomento: «La settimana prossima i falegnami inizieranno, nel complesso penitenziario di Draper, nello Utah, i lavori di costruzione della sedia speciale su cui sara fucilato Taylor. Nell'era dell'Aids la sedia sara dotata di vasche per raccogliere il sangue del giustiziato. Quella di Taylor, 36 anni, sara probabilmente l'ultima fucilazione nello Utah, che ci tiene molto all'immagine di Stato moderno, con una economia in piena salute grazie all'industria del software e al turismo degli sci, in vista dei giochi invernali delle olimpiadi del 2002. La prossima settimana sara presentata all'assemblea statale una legge che prevede infatti l'abolizione del plotone di esecuzione. Non dovrebbe incontrare difficolta»,

Bisogna aggiornarsi.

Non si pub continuare in modo antiquato come fanno i russi, i cinesi e gli indiani.

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La paura profonda delle differenze rende sempre piu feroce la vita collettiva, con orrori sempre piu frequenti e raffinati che si ripetono in modo quotidiana e si fanno piu vasti e sistematici nelle densita disumane delle metropoli.

Gli squilibri sociali fomentano l'odio e il rancore e procurano la guerra perpetua di tutti contro tutti espressa dalla legalita come dai fuorilegge.

Ogni pretesto diviene buono per uccidere cercando l'umiliazione, la degradazione della vittima con fur0- re straripante. Ci vuol poco per aprire 10 scontro e poco per portarloall'estremo.

Intanto i moralisti chiedono repressione e vendetta e si godono le forche e le fucilazioni in tv.

Eppure, ancora nel Cinquecento, Michel de Montaigne lamentava le oscurita della sua epoca e scriveva nei Baggi, dove riflette sui commenti alla vita di Catone il giovane, che per se non esisteva l'errore di giudicare gli altri con il proprio modello. «Per il fatto di sentirmi impegnato a una certa forma, non vi obbligo gli altri, come fanno tutti; e immagino e concepisco mille contrarie forme di vita; e diversamente dalla gente comune, noto in noi piii. facilmente la differenza che la somiglianza, libero totalmente un altro essere dalle condizioni e dai principi che sono i miei, e 10 considero semplicemente in se stesso, senza paragoni, foggiandolo suI suo modello».

I 6.10so6. evoluzisnisti, cost preoccupati della sviluppo demografico, dovrebbero guardare al ventesimo secolo con grande gioia e profonda soddisfazione, visto quanta gli uomini sono aumentati di numero grazie ad un }rocesso biologico esplosivo, ormai straripato in tutti i continenti della 'Ierra,

I teologi, poi, avvezzi a trattare quistioni di indiscutibile serieta (loro non si smarriscono affatto in quistioni che possano dirsi oziose) avranno da domandarsi se la valle del giudizio di Dio e uno sta-

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dio proporzionato al bisogno.

Che importano Ie guerre, le epidemie, le pene capitali, gli omicidi passionali 0 quelli per denaro?

Che importano Ie sofferenze atroci degli individui? Che importa la disperazione di vivere nella noia .senza scopo?

Che importano i bambini che riforniscono il mercato degli organi?

Che contano Ie bambine che vengono scartate per illoro sesso?

Che importa se gli uomini, come un prodotto abbondante suI mercato, vengono condotti sistematicamente al macello e allevati per il massacro?

L'abbondanza giustifica 10 spreco.

Quello che conta e il rafforzamento della specie.

E contano Ie leggi di Dio e le regole sociali che ci vogliono saggi e remissivi.

Pero - come scrive Maupassant - c'e almeno una porta di cui, se si vuole, si dispone per andare dall'altra parte ..

La natura, almeno lei, non ci ha voluti del tutto prigionieri.

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Finito di stampare

nel mese di luglio 2002 presso Rian Graf, Segrate per conto di Eleuthera

via Rovetta 27,20127 Milano