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Le saghe - filologia germanica

Molinari
Filologia
Università degli Studi di Firenze
3 pag.

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Le saghe

Ancora oggi non è stata risolta la questione sulla loro datazione. Poiché l'alfabeto è giunto in Islanda solo nel XII secolo, le ipotesi sono due: le saghe
sono state elaborate e trasmesse da lunga tradizione orale che ha percorso i secoli (fino a 400 anni) prima di essere trascritte, oppure sono state create
da autori nel periodo successivo alla introduzione della scrittura [1].

Gli autori delle saghe degli Islandesi sono ignoti. Si crede che una, l' Egils saga, sia stata scritta da Snorri Sturluson, un discendente dell'eroe della
saga, ma non è certo.

Esse descrivono i viaggi e gli insediamenti delle prime generazioni di coloni trasferitesi in Islanda, i viaggi avventurosi dei vichinghi verso la
Groenlandia e la Finlandia, secondo un approccio di verosimiglianza nella concezione del mondo dell'epoca. Esse miravano a rispecchiare la realtà,
non lasciando spazio all'immaginazione e lasciandone molto poco all'elemento soprannaturale.
L'intenzione sottostante a tale progetto era legittimare il potere delle famiglie dominanti islandesi alla luce di un passato leggendario accettato e
condiviso, ripercorrendo le genealogie delle famiglie (molte di esse sono da considerarsi saghe familiari); esse riflettono le lotte e i contrasti che
crebbero nella società della seconda e terza generazione di coloni islandesi.
i dividono in vari gruppi, a seconda di ciò che narrano. I due principali sono le cosiddette ” Saghe del tempo antico “, che celebrano le gesta degli eroi
in un passato leggendario, e il cui contenuto si lega a quello dei carmi eddici, e le ” Saghe degli islandesi “, che raccontano le vicende delle più potenti
famiglie dell’ isola prima dell’ avvento del cristianesimo.

Da non dimenticare anche la famosissima ” Saga di Eirik il Rosso “, che narra della probabile scoperta dell’ America da parte dei vichinghi, un chiaro
tentativo di attentare al primato di Colombo: il figlio di Eirik, Leifur, sarebbe infatti approdato sulle coste orientali, trovandole accoglienti e piacevoli,
anche se non tanto da trasferirvisi.

” Laxdaela Saga “, che tradotto letteralmente significa ” la saga della gente della valle del salmone ” racconta, nell’ arco di molte generazioni, la storia
delle famiglie che colonizzarono la terra del ghiaccio e del fuoco. Questa è la più atipica e originale tra le saghe dell’ Islanda medievale: i personaggi
meglio delineati, come la protagonista, sono tutti al femminile.

Edda in prosa di SNORRI

-prologo Lo scopo di questo prologo è, una sorta di introduzione al lettore, per informarlo sulla storia del mondo secondo la Bibbia e
spiegare come nell'Europa settentrionale sorse la fede nelle divinità pagane. Egli utilizza insieme fonti bibliche e classiche: tratta di
Adamo ed Eva, del Diluvio universale, della torre di Babele e di Zoroastro, e spiega come gliuomini dimenticarono la fede nel vero Dio e
passarono ad adorare una moltitudine di divinità; tratta poi del regno di Saturno, antico re di Creta a cui erano attribuiti sapienza
esoterica e poteri magici, e dei sovrani che regnarono nella città omerica di Troia.
Snorri utilizza, secondo l'uso della storiografia medievale, l'interpretazione evemeristica. Gli Æsir furono un potente popolo originario di Troia.
Guidati dal loro re Odino, raggiunsero in seguito i paesi del nord, dove vennero adorati come dèi dalla popolazione ignorante e superstiziosa.

Bisogna comunque aggiungere che tra questa prima parte e i rimanenti libri dell'Edda vi sono numerose discrepanze stilistiche, linguistiche e testuali
che hanno indotto alcuni autori a ritenere che a redigere il Prologo non fu Snorri ma forse qualche erudito posteriore [senza fonte ].

-Il Gylfaginning (L'Inganno di Gylfi), è la prima parte dell'Edda in prosa di Snorri Sturluson. Il Gylfaginning è una narrazione completa ed organica
dei miti norreni, e in particolare tratta della creazione e della distruzione del mondo da parte degli Dei e molti altri aspetti dellamitologia norrena. La
seconda parte dell'Edda è chiamata Skáldskaparmál (Arte poetica) e la terza Háttatal (Trattato di metrica).

Il Gylfaginning parla dell'incontro del re Gylfi con gli Æsir, e del suo viaggio travestito da Gangleri fino a Ásgarðr. Là Gylfi è apparentemente
esposto alla gloria di Ásgarðr e dei suoi abitanti.

• SKALDSPARMAL Questa seconda parte dell'Edda in prosa (senza contare il Formáli) è la più lunga delle tre che compongono l'opera ed
è caratterizzata, rispetto alle altre due, da una generale mancanza di sistematicità e organizzazione. Si tratta infatti di un testo, pieno di
citazioni e di narrazioni giustapposte senza un'apparente armonia di base, il cui intento rimane comunque chiaro, ovvero quello di fornire
esempi di tecniche compositive nell'arte poetica: lo skáldskapr, appunto. Questa mancanza di organicità lascia supporre che esso sia stato
l'ultima parte dell'Edda a essere composta e che al momento dell'assassinio di Snorri, nel 1241, fosse ancora incompiuto. Pertanto, non è
nemmeno da escludere che sia stato completato da compilatori e da copisti successivi all'autore, i quali furono incaricati di trasmettere e
divulgare la sua opera.

Diversamente dal Gylfaginning, che si proponeva di parafrasare soprattutto il canzoniere eddico, il Discorso sull'arte scaldica indaga più a fondo la
cosiddetta poesia scaldica, cioè composta dagli scaldi (parola derivante dal norreno skáldr "poeta"), ovvero poeti e cantori di professione,
profondissimi conoscitori della lingua, delle figure retoriche e della tecnica compositiva, il cui compito principale era quello di tramandare il
patrimonio storico e letterario della propria cultura attraverso la ricapitolazione degli antichi poemi e di comporre nuove opere di carattere mitologico-
religioso, encomiastico o d'occasione.

I personaggi in questo dialogo sono il gigante del mare Ægir e il dio della poesia Bragi, in cui il secondo spiega al primo delle difficili figure retoriche
tipiche della poetica norrena, quali le kenningar e gli úkend heiti, semplici denominazioni o epiteti considerati particolarmente poetici. Lo scopo di
questo libro è pertanto istruire il lettore sull'arte poetica nordica, spiegandogli così il significato di molti epiteti mitologici citati nelle opere di antichi
scaldi.

In questo libro vengono narrate alcune storie che si possono trovare anche su altre fonti mitologiche, come il rapimento di Iðunn da parte di Þjazi, il
matrimonio tra Skaði e Njörðr, il furto da parte di Odino dell'idromele della poesia, i combattimenti tra Thor ed i giganti Hrungnir e Geirrøðr.

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Altre storie forniscono racconti eroici: si parla di Sigfrido, di re Fróði, di Hrólfr Kraki. A volte Snorri non si accontenta di citare una semplice
metafora poetica, ma fornisce lunghi estratti dei poemi che la contengono, conservando così importanti opere che altrimenti sarebbero andate perdute:
è il caso del poema Haustlöng ("lungo come l'autunno") diÞjóðólfr ór Hvíni, del Þórsdrápa ("inno a Thor") di Eilífr Goðrúnarson e
del Ragnarsdrápa ("inno a Ragnar") di Bragi Boddason. Nel testo è riportato anche un canto mitologico considerato parte dell' Edda poetica ma che
non figura in alcun manoscritto della raccolta: la Gróttasöngr ("Canzone del Grótti").
HATTATAL è una celebrazione di Hakon, ode di 102 strofe per indicare le varietà metriche della poesia del nord.

HEIMSKRINGLA

Heimskringla è il nome norreno di una opera epica (quasi completamente in prosa) che raccoglie diverse saghe scandinave, messe assieme attorno al
1225 dal poeta e storico islandese Snorri Sturluson (1179 - 1242).
Heimskringla contiene storie sui re svedesi e re norvegesi, nonché su alcuni dèi, visti in una ottica prettamente evemerista, quali primi dominatori
scandinavi.

L'opera segue Odino e i suoi seguaci dall'est, da Asaland (cioè l'Asia) e Ásgarðr (il regno degli dèi), fino al loro insediamento in Scandinavia e
continuare con la loro successione sui nuovi domini. Passati questi ultimi dagli dèi agli uomini (dal dio Freyr a Fjölnir), descrive le gesta di ogni re
membro della leggendaria dinastia svedese del casato degliYnglingar.
Prosegue narrando le vicende di molti sovrani norvegesi, vissuti tra il X e il XII secolo e arriva fino alla morte di Eystein Meyla nel 1177.

I racconti sono un misto di fantasia e realtà. La prima parte, infatti, è radicata nella mitologia norrena, mentre in seguito le storie sono un insieme di
favole e fatti storici come le contese tra i sovrani, la nascita dei regni di Norvegia, Svezia e Danimarca, le spedizioni e le conquiste vichinghe in
Inghilterra.

Circa 1/3 dell'opera è occupato dal lungo regno di Óláfr Haraldson, che durò 15 anni. La parte dedicata a Harald Hardråde narra invece la sua
spedizione ad est, i suoi brillanti exploit a Costantinopoli, in Siria e Sicilia, le sue battaglie in Inghilterra contro Aroldo II figlio del conte Godwin,
dove fu sconfitto, nella battaglia di Stamford Bridge nel 1066, pochi giorni prima della disfatta di Aroldo ad Hastings.

Questa opera è di particolare rilevanza anche per la storia d'Inghilterra. Fu tradotta in inglese nel 1844 da Samuel Laing.

VOLSUNGASAGA

La Saga dei Völsungar o Saga dei Volsunghi (in norreno: Völsunga saga) è una saga leggendaria scritta in prosa da un autore anonimo nell'Islanda
del tardo XIII secolo e costituisce il primo poema del Ciclo di Völsung. Essa narra l'origine e il declino del clan dei Völsungar (i discendenti
di Völsung), il mito di Sigfrido (Sigurðr) e Brunilde (Brynhild) insieme alla distruzione dei Burgundi. È ampiamente basata sul poema epico.

Le favole e i racconti dei Volsunghi sono legate insieme tramite la narrazione di altre leggende nordiche e tra l'altro costituiscono le basi per le saghe
degli eroi nell'Edda poetica [1]. Il protagonista principale della saga è l'eroe Sigfrido; le prime tre parti dell'opera sono incentrate sugli antenati di
Sigfrido, mentre l'ultima parte sulla vicenda di Crimilde (Gudrùn) e dei suoi parenti. La più antica rappresentazione artistica della Saga dei
Völsungar è la scultura di Ramsund ritrovata in Svezia, risalente al 1000 d.C. circa.

TRAMA

Sigi, figlio di Odino, allontanato da casa per aver ucciso un servo, si dà alle scorrerie e diventa un re ricco e potente. Ha un figlio di nome Rerir, la cui
moglie non riesce ad avere figli, ma Frigg ascolta le loro suppliche e convince Odino ad inviare loro una mela “magica” tramite una fanciulla (Hljódr)
sotto forma di corvo. Grazie alla mela la regina rimane incinta, e alla fine della gravidanza, che dura 6 anni, nasce un bambino già sviluppato,
chiamato Völsungr.
Völsungr si sposa con Hljódr e dalla loro unione nascono Sigmundr(maschio), Signy (femmina) e altri nove figli maschi. Signy si sposa con Siggeirr,
e durante il banchetto di nozze Odino conficca una spada (Gramr) in un ceppo, dal quale sembra impossibile estrarla. Solo Sigmundr riesce ad
estrarla. Siggeirr chiede a Sigmundr di consegnargliela, ma questi rifiuta, e allora, per vendicarsi, dopo qualche tempo Siggeirr invita i Volsunghi nel
suo palazzo, uccide Volsungr e fa appendere a un albero, a testa in giù, i suoi figli maschi. Questi vengono divorati, uno per notte, da una lupa; tutti
tranne Sigmundr, che viene salvato da sua sorella Signy, la quale gli cosparge la bocca di miele, cosicchè la lupa, invece di divorarlo, comincia a
leccargli la bocca, dandogli la possibilità di addentarle la lingua e di ucciderla, e di scapparsene nel bosco. Nel frattempo Signy ha due figli da
Siggeirr. Per provarne il coraggio, cuce loro addosso le camicie, prendendo insieme tessuto e pelle, ma questi piangono dal dolore, deludendo la
madre. Signy li porta allora da Sigmundr, nel bosco, dove lui chiede loro di impastare della farina al cui interno si trova un serpente velenoso. I
bambini rifiutano e Sigmundr li uccide. Allora Signy, per avere un figlio coraggioso, degno dei Volsunghi, si traveste e, sotto mentite spose, giace col
fratello. Dalla loro unione nasce Sinfjötli, che non piange quando la madre gli cuce sulla pelle la camicia, e impasta farina e serpente come se nulla
fosse. Sigmundr si sposa successivamente con una certa Borghildr, che avvelena Sinfjötli per vendicare il fratello, un re, ucciso da questi, e viene
quindi ripudiata da Sigmundr, il quale si risposa con Hjördis, figlia di un altro re. Durante una battaglia, Sigmundr è ferito a morte, e affida alla
moglie, incinta, i pezzi della spada Gramr. Hjördis viene trovata e poi sposata da Alfr, figlio del re di Danimarca, e dà alla luce Sigurdr, figlio di
Sigmundr.

Sigurdr cresce alla corte di Alfr, ed è affidato alle cure di un tutore di nome Reginn, un fabbro, che forgerà nuovamente la spada Gramr. Sigurdr si
sceglie, senza saperlo, un cavallo grigio, Grani, che discende da Sleipnir, il cavallo a otto zampe di Odino. Reginn è fratello di Otr e Fafnir. Otr soleva
assumere, di giorno, le sembianze di lontra, per pescare presso la cascata del nano Andvari. Un giorno viene ucciso con una pietra da Loki (divinità
maligna), che si era recato alla cascata insieme a Odino e a Hoenir (un’altra divinità). I parenti di Otr chiedono quindi a Loki, Odino e Hoenir un
riscatto in oro, sufficiente a riempire la pelle di lontra (cioè Otr). A tal fine Loki cattura con una rete Andvari, che è momentaneamente sotto forma di
luccio per procurarsi il cibo, e lo costringe a dargli tutto il suo oro, compreso un anello da quale il nano non voleva separarsi. Il nano allora maledice
l’anello e tutto l’oro, annunciando la morte dei suoi futuri possessori. Fafnir quindi uccide il padre, si impossessa dell’oro e si trasforma in un enorme

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serpente-drago per custodirlo (draghi e serpenti nei miti germanici sono equivalenti). Sigurdr, incitato da Reginn, uccide Fafnir e si impossessa del
tesoro. Reginn vuole mangiarsi il cuore di Fafnir, per diventare forte e audace, allora Sigurdr lo uccide e mangia lui il cuore di Fafnir. Ricco e
coraggioso come non mai, cavalcando incontra la valchiria Brunilde(sorella di Attila), addormentata, dentro una corazza, a causa di un incantesimo di
Odino, perchè aveva fatto vincere un guerriero contro la sua volontà. Sigurdr taglia la corazza e lei si sveglia. Insegna a Sigurdr come usare le rune, e
poi si giurano fedeltà ed eterno amore. Poi Sigurdr arriva alla corte di Gjuki, sposo di Grimilde. I due hanno tre figli maschi (Gunnar, Högni e
Gutthormr) e una figlia femmina (Gudrun). Grimildefa bere a Sigurdr una pozione magica che gli fa dimenticare Brunilde, e così riesce a fargli
sposare sua figlia Gudrun. Nel frattempo Gunnar si innamora di Brunilde, ma questa vuole sposare solo il più coraggioso degli uomini, cioè colui che
riuscirà ad attraversare le fiamme che cingono la sua dimora. Gunnar chiede aiuto al cognato, che, ingannando Brunilde, atraversa le fiamme sotto le
spoglie di Gunnar, ma poi pone una spada in mezzo al letto, tra il suo corpo e quello di Brunilde, per non giacere con lei tradendo il cognato. Dopo il
matrimonio di Gunnar e Brunilde, Sigurdr riacquista la memoria del suo amore per Brunilde, e rimane malissimo. nel frattempo Brunilde scopre di
essere stata ingannata da Gunnar e Sigurdr, e vuole vendicarsi uccidendo o l’uno o l’altro. Allora Gutthormr uccide Sigurdr e ne è a sua volta ucciso,
e Brunilde si ferisce con una spada e si getta nella pira dove ardono Sigurdr e il figlioletto di 3 anni.

Gudrun viene costretta da madre (Grimilde) e fratelli (Gunnar e Högni) a sposare Attila, il quale vuole prendersi il tesoro di Sigurdr (che ora ha
Gunnar). Attila invita dunque i due fratelli alla sua corte e fa strappare il cuore a Högni per convincere Gunnar a rivelargli il nascondiglio del tesoro.
Ma Gunnar resiste e allora lo fa gettare con le mani legate in una fossa di serpenti, che lui riesce ad addormentare suonando con la bocca un’arpa che
gli procura Gudrun, tutti tranne uno, che gli entra dentro la bocca e gli divora il cuore. Allora Gudrun uccide i due figli che ha avuto da Attila, versa al
marito il loro sangue mischiato a vino in calici ricavati dai loro teschi (parallelismo con Volundr e con Rosmunda), e gli dà da mangiare il cuore
arrosto. Poi, insieme a Niflungr, figlio di Högni, uccide Attila.

Gudrun cerca quindi di togliersi la vita annegando in mare, ma viene trasportata dalle onde alla cittadella di un re chiamato Jonakr, che la sposa, e ha
con lei alcuni figli, che crescono insieme a Svanhildr, la figlia che lei aveva avuto da Sigurdr, bella e dallo sguardo penetrante. Il re Ermanarico la fa
chiedere in sposa dal figlio Randver, ma i due giacciono insieme, istigati dal consigliere Bikki, che poi accusa Randver di tradimento, per cui
Ermanarico fa impiccare il figlio Randver e fa calpestare dai cavalli Svanhildr. Gudrun, quindi, manda i figli a vendicarla: essi riescono a tagliare
mani e piedi ad Ermanarico, ma poi vengono lapidati su consiglio di Odino.

SAXO grammaticus

Della sua vita non si sa praticamente nulla. La sua esistenza ci è nota principalmente per i sedici libri della coeva storia danese, noti come Gesta
Danorum 'le imprese dei Dani', che sono a lui attribuiti.

Sappiamo che era un "seguace" dell'arcivescovo Absalon di Lund, il che probabilmente significa che lavorava nell'amministrazione arcivescovile; non
è noto il suo ruolo, ma si pensa che possa essere stato un chierico.

Nel testamento di Absalon, viene condonato un debito di due marchi e mezzo d'argento a un chierico di nome Saxo, e gli si chiede di restituire due
manoscritti che si era fatto prestare dal monastero di Sorø. Di una dozzina tra Saxo o commenti su Saxo trovati nelle fonti danesi del tempo, questo è
l'unico testo che in genere si accetta essere sul Saxo Grammaticus; ma non c'è alcuna evidenza definitiva che in effetti il Saxo nominato da Absalon
sia il nostro Saxo Grammaticus.

Nella prefazione dei Gesta Danorum, Saxo stesso scrive che suo padre e suo nonno hanno entrambi servito sotto il reValdemaro I come guerrieri e che
lui vuole servire il re Valdemaro II, ma in un modo più spirituale. Queste poche righe sono le uniche informazioni certe che abbiamo su di lui. Si
pensa che sia nato in Selandia, o almeno così dicono fonti più tarde. Il suo latino elegante e la conoscenza dell'antica Roma mostrata nei Gesta
Danorum fanno credere che sia stato educato fuori dalla Danimarca, forse in una delle grandi scuole clericali in Francia.

Saxo Grammaticus non è il suo nome. Ricevette l'appellativo di Grammaticus, la parola latina per un insegnante di lettere, nel Compendium
Saxonis della Chronica Jutensisscritta intorno al 1342, come espressione di apprezzamento per il suo uso delle parole. Con la pubblicazione a stampa
della versione dei Gesta Danorum da parte di Christiern Pedersen nel 1514, il termine Grammaticus è rimasto parte del suo nome.

L'unico nome che gli fu attribuito si trova nella Chronica Sialandie (in danese: Ældre Sjællandske Krønike), nell'anno 1103, in cui viene
chiamato Saxo, cognomine Longus cioè, più o meno, Saxo, detto il lungo.

L'influenza dei Gesta Danorum fu enorme e fino all'inizio del '900 gli storici danesi utilizzavano acriticamente la sua versione degli eventi del XII
secolo. Oggi si sottolinea la parzialità, le omissioni e la visione aristocratico-militare del libro, che non viene più considerato una fonte storica
attendibile ma resta un capolavoro di stile. Probabilmente fu la sua versione della saga del principe danese Amled a ispirare l'Amleto shakespeariano.

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