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Edo Biasoli (21 ottobre 1930 - 31 agosto 2003) è stato uno dei fondatori del Gruppo, e figura

Edo Biasoli
chiave per il suo avvio, assieme a padre Pio Ridenti. Scomparso padre Pio nel 1965, è rimasto
a lungo capo gruppo e principale animatore del Cesena 3 fino agli anni '90, continuando il suo
servizio anche negli anni della malattia e fino alla morte.

Il Cesena 3 fu fondato nel 1946 presso la parrocchia di Boccaquattro. Edo, sedicenne, vi entrò
immediatamente, e già nel 1947-48 fu messo a capo del branco “Seeonee”, che poi si trasferì
all'Osservanza, dove nel 1950 venne fondato anche il reparto esploratori.
Dal 1953 al 1965 diresse il reparto “Osservanza”, con padre Pio come assistente ecclesiastico.
Nel 1965 fondò poi il reparto nautico “Croce del Sud”, che diresse fino al 1994. Nel corso degli
anni, come capogruppo, promosse anche l'avvio dello scautismo a Savignano, a Macerone e
in varie parrocchie di Cesena.
Oltre che nel Cesena 3, Edo ha avuto ruoli di primo piano nello scautismo italiano. Membro
della Pattuglia Nazionale Esploratori dell'ASCI, diresse moltissimi campi scuola di II tempo per
la formazione dei nuovi capi. Negli anni successivi al '68 lavorò alacremente perché l'associazione
potesse superare la crisi che stava colpendo tutti i movimenti giovanili cattolici ed adeguarsi
ai nuovi tempi: sostenne così il rinnovamento metodologico del “nuovo sentiero” e l'unificazione
tra l'associazione maschile ASCI e quella femminile AGI, dalla quale nel 1974 sorse l'AGESCI.
Nel 1965, quando nacque il reparto “Croce del Sud”, lo scautismo nautico in Italia vivacchiava,
con poche unità, e pochissime realmente naviganti; ma col suo entusiasmo e la sua grande
capacità organizzativa Edo gli impresse un fortissimo sviluppo, divenendone Incaricato Nazionale
dal 1970 al 1991. Fu anche tra i dirigenti di svariati campi nazionali capo di uno dei reparti di
formazione dell’ASCI al Jamboree del 1963 in Grecia; fu poi vice-capo contingente al Jamboree
del 1967 in USA e capo del contingente AGESCI sia al Jamboree del 1975 in Norvegia che al
Jamborette nautico del 1987 in Finlandia.

La durata stessa del suo servizio assicurò a Edo una dote fondamentale e non scontata: quella
di essere pienamente adulto, con una personalità già ben realizzata, stabile ed equilibrata, e
dunque un sicuro punto di riferimento educativo per i ragazzi. Oggi può sembrare buffo e
incomprensibile, ma noi esploratori più giovani -per il rispetto che suscitava- lo chiamavamo
“signor” Edo, dandogli del lei. Questo però non gli impediva di avere con noi un rapporto di
grande amicizia e familiarità, da pari a pari, trattandoci con lo stesso rispetto e serietà dovuti
agli adulti, e insieme facendosi “piccolo” per mettersi dal punto di vista dei nostri interessi e
problemi.
nacque
Come Baden-Powell e tutti i grandi capi scout, infatti, Edo non insegnava predicando, ma con
l'esempio e la capacità di coinvolgimento. Essendo affascinato dagli ideali dello scautismo (la
fede, la generosità, la correttezza, il sapersela cavare con mezzi poveri, la bellezza della natura,
dello sport e del lavoro manuale) si sentiva anzitutto realizzato nel viverli personalmente, e
chiamava gli esploratori a viverli assieme a lui. Così i ragazzi restavano coinvolti, entusiasti di
fare esperienze di vita vera, quasi già adulta.
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Edo amava le sfide e i progetti ambiziosi, e li programmava così puntigliosamente che poi
riusciva a cavarsela brillantemente anche in situazioni problematiche. Aveva il gusto dell'ordine,
della precisione e dei lavori ben fatti, sapeva coinvolgere nei suoi sogni grandi e piccoli, era
attento ai singoli e ai loro problemi, calmo e rispettoso.
Nelle difficoltà era paziente e determinato, teneva di mira le cose più importanti relativizzando
le meno importanti e non arretrava di fronte al lavoro più duro, ma sapeva alternare fatica e
riposo, e gustare profondamente anche i piccoli piaceri. Queste doti, tipicamente scout, hanno
indubbiamente formato il carattere di chi gli stava intorno.

Nel 1960, dopo mesi di preparazione fisica e tecnica, condusse l’Alta Squadriglia del reparto
dell'Osservanza a compiere un giro della Svizzera in bicicletta, con partenza e ritorno a Cesena.
Più volte per la Settimana Santa - dalla fine degli anni 60 - organizzò una uscita del gruppo a
Monaco di Baviera e al lager di Dachau, così da commemorare insieme la passione di Cristo
e di quella delle vittime del nazismo.

La sua presenza in mezzo ai ragazzi non era limitata alle attività del fine settimana: tutti i
pomeriggi, dopo il lavoro, era in sede all’Osservanza o alla base nautica di Cesenatico, dove
proponeva sempre attività di specializzazione o lavoretti di manutenzione: pittura di infissi,
lavori in falegnameria o in muratura per sistemare la sede o la base, serigrafia, modellismo,
preparazione di materiali per i campi, costruzione di kayak, riparazioni alle barche, ecc. Edo,
che era esperto di tutte queste tecniche, passava 15 o 20 minuti con ciascun esploratore
mostrandogli esattamente come fare. Poi lo faceva proseguire da solo, mentre lui ne istruiva
un altro, e infine passava a controllare i risultati, a seconda dei casi correggendo o incoraggiando
o lodando per il lavoro compiuto.

Infatti Edo non era un teorico, ma essenzialmente uno spirito pratico. Forse anche per questo,
sebbene il suo carattere fosse ideale per gli esploratori, era meno portato per il lavoro educativo
con rover e scolte, e il suo campo d'azione preferito restò sempre il reparto. Ecco perché alla
sua scuola formò diversi aiuto-capi, ma pochi se si considerano i tanti anni del suo servizio.
Infine, Edo non era solo ad animare il gruppo, ma tutta la sua famiglia.

Sposatosi nel 1955 con Virginia Nieri, dopo vari impieghi temporanei fu assunto come impiegato
presso l'ufficio di collocamento di Cesena. La sua vecchia casa, arredata in buona parte da lui
stesso in uno stile rustico, ricca di volumi interessanti, ricordi, armi, trofei e resti di animali, era
sempre aperta ai ragazzi e ai capi per qualche riunione particolare, o per un momento di festa,
o magari per un bicchierino dopo cena.
La moglie Virginia partecipava ai campi estivi come cambusiera e infermiera (poiché era
crocerossina) e, fin da piccolissima, vi partecipò anche la figlia Chiara fino a diventare aiuto-
capo e capo lei stessa del reparto nautico femminile.
Mario Alai

Per una biografia più estesa vedi: “Edo Biasoli”, in Le vite dei cesenati III, a cura di Pier Giovanni Fabbri,
Stilgraf, Cesena, 2009, pp. 159-180, http://www.levitedeicesenati.it/volume/volume-3-le-vite-dei-cesenati/
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