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CARRIERE CITTADINE (CIL X, 1081):

Epigrafe collocata sulla base marmorea di un monumento funerario (205 × 322 × 105 cm) dedicato a
Marco Virzio Cerauno. Il reperto venne ritrovato nell’800 in contrada san Marco, nella via che collegava
le città di Stabia e di Nuceria Alfaterna, sepolto nella cenere vulcanica insieme ad altre due iscrizioni;
conservato nella Villa dei marchesi Pellicano di Castellammare di Stabia, il monumento venne poi
trafugato nel 1978 e ritrovato a Lugano l’anno successivo; ora è conservato nel Museo Archeologico
Nazionale di Napoli.

M(arco) Virtio M(arci) f(ilio) Men(enia)


Cerauno aedili IIivir(o) iure
dicundo praefecto fabrum V̄ vir
cui decuriones ob munificentiam
5 eius quod equom (sic!) magnum posuerat
et denarios populo dedicatione eius
dederat duumviratum gratuitum
dederunt Nuceriae

«A Marco Virzio Cerauno, figlio di Marco, iscritto alla tribù Menenia, edile, duoviro iure dicundo,
praefectus fabrum, quinqueviro, a cui i decurioni di Nocera conferirono il duovirato gratuito per la sua
generosità, dal momento che offrì [scil. alla comunità] una grande statua equestre e, in occasione della
sua dedica, distribuì denari al popolo».
L’iscrizione, realizzata tramite incisione a V, è estremamente solenne e curata; lo specchio epigrafico
consiste di un rettangolo (78 × 138 cm) 1 delimitato da una cornice ed è attorniato da cinque altorilievi,
ciascuno dei quali inserito a sua volta in una cornice: ai lati dell’iscrizione sono presenti due littori, in
basso una sella curulis e due telamoni – nell’atto di sorreggere la base dell’iscrizione – collocati ai lati
della sella. La grafia è una tipica capitale epigrafica con contrasto modulare tra il primo rigo (le cui
lettere hanno un’altezza di 7,8 cm) e quelli successivi (le cui lettere sono alte 3,4 cm). La separazione tra
parole è affidata a interpuncta sistematicamente presenti e sostituiti – dove gli spazi sono maggiori – da
linee oblique discendenti verso sinistra; lo stesso segno grafico viene apposto, anche se non
sistematicamente, anche nelle interlinee in corrispondenza di vocali lunghe e dittonghi. L’unico altro
diacritico che compare è la sopralineatura orizzontale che accompagna sistematicamente i numerali.
Il nome completo del dedicatario dell’iscrizione è Marco Virzio Cerauno; da Nuceria Alfaterna
provengono altre due attestazioni del gentilizio Virtius (che sembrerebbe di origine veneta2): in AE 1948,
157c3 si cita un Marco Virzio figlio di Lucio veterano della Legio XIX, mentre in AE 1974, 282, un altro
titulus sepulchralis, il dedicatario è un Marco Virzio figlio di Marco, definito come avunculus. In base alle
informazioni in nostro possesso e al fatto che le tre epigrafi siano state ritrovate insieme si può
postulare che il Marco Virzio di CIL X, 1081 e quello di AE 1974, 282 siano la stessa persona e che
Cerauno sia figlio di Marco Virzio figlio di Lucio. In quanto alla datazione è AE 1948, 157c a proporre un
referente cronologico sicuro: la Legio XIX venne annientata durante la battaglia di Teutoburgo 4, per cui il
terminus ante quem per il congedo di Marco Virzio va collocato al 9 d.C. Ne risulta, dunque, che Marco
Virzio Cerauno dev’essere nato – tenendo a mente che ai soldati in servizio non era consentito sposarsi –
in età augustea e dunque, verosimilmente, deve essere morto al più tardi tra Caligola e Claudio;
quest’ultimo dato, da alcuni messo in discussione 5, può essere desunto dal fatto che la carriera di
Cerauno si è arrestata alla praefectura fabrum, indice che la morte dev’essere avvenuta a un’età di circa
trent’anni6. Potrebbe inoltre contribuire, anche se in minor misura, alla datazione alta del monumento
anche l’accusativo arcaico equom, comune nelle epigrafi di età repubblicana e via via più raro in quelle
di età imperiale.
Il cursus honorum di Marco Virzio Cerauno si esplica quasi interamente nella realtà locale di Nuceria,
di cui il defunto è stato – in ordine cronologico, come si evince dalla struttura ascendente della carriera –
edile e duoviro iure dicundo; quest’ultimo dato permette di riferire l’epigrafe alla fase “coloniale” di
Nuceria, fase la cui datazione è ancora oggi controversa ma comunque coerente con la datazione
proposta su base prosopografica: l’elevazione del municipium a colonia sembra essere avvenuta tra la
guerra contro Spartaco e la battaglia di Filippi (42 a.C.), mentre una nuova deduzione coloniale avverrà,
successivamente, sotto il principato di Nerone (57 d.C.) 7. La sezione finale del testo fa inoltre riferimento
alla gratuità (cioè all’assenza di summa honoraria) della carica duovirale, offerta dalla cittadinanza come

1
Dal momento che gli altorilievi sono disegni complessi, dotati di una propria “autonomia” grafica e iscritti in spazi
grafici ben definiti e nettamente separati dallo specchio epigrafico ho preferito non menzionarli nella trascrizione,
ritenendo più giusto descriverne la posizione la posizione e l’aspetto nella sezione dedicata al commento.
2
Cfr. Todisco, p. 12
3
AE 1948, 157c: M(arco) Virtio L(uci) f(ilio)/Men(enia) patri/veterano legionis/X̄ ĪX̄
4
Cfr. Todisco p. 12.
5
Come riportato in apparato da Giuseppe Camodeca su EDR, alcuni datano l’iscrizione all’età neroniano-flavia sulla
base dello stile decorativo del monumento.
6
Cfr. Dobson, p. 194.
7
Cfr. Varone, p. 43.
premio per l’atto evergetico della donazione della statua equestre e per le elargizioni in denaro alla
popolazione.
La praefectura fabrum è l’unico incarico non municipale svolto da Cerauno, indicativo del fatto che il
defunto si stava avviando alle tres militiae, prima vera tappa della carriera equestre, dopo essere
entrato nell’ordo tramite la carriera municipale 8. Che il dedicatario dell’iscrizione possedesse un
patrimonio molto ampio, tale da poter aver accesso all’ordine cavalleresco (la soglia fissata da Augusto
era di 400.000 sesterzi), è un dato desumibile sia dalla carriera municipale – per partecipare alla quale
esistevano soglie di censo variabili a seconda della comunità ma comunque non basse – sia dai suoi atti
di evergesia pubblica.
Elemento problematico rispetto ad un cursus sostanzialmente lineare – e tuttora parzialmente
inspiegabile – è la carica di quinquevir. Il quinquevirato è una carica municipale attestata a Roma e nelle
comunità italiche: nell’Urbe i quinqueviri cis Tiberim (o Cistiberes9) sono funzionari presposti al rispetto
dell’ordine pubblico, alle dipendenze dei tresviri capitales prima, degli aediles poi. Costituito (almeno a
Roma) da ingenui coadiuvati da schiavi, il quinquevirato era la carica più bassa tra quelle cittadine 10, per
cui risulterebbe inspiegabile la posizione finale in una carriera ascendente. Per spiegare questa anomalia
Varone propone di identificare nel quinquevirato l’attestazione di un duovirato quinquennale11, che
andrebbe quindi interpretato come eccentrico rispetto alla carriera vera e propria.

8
Cfr. Buonopane, pp. 178-179
9
Digesto I. 2.2.33 (Pomponio): et tamen hi, quos Cistiberes dicimus, postea [per] aediles senatus consulto
creabantur.
10
Cfr. Šašel Kos, p. 700.
11
Cfr. Varone p. 42.