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Francesco Menchetti

La fabbrica del convento

Trascorsero quarant’anni tra il 1517, data del- adatto e convenevole dove ospitare la celebrazio- A fronte
Pianta del convento annes-
la concessione della chiesa di San Salvatore ne del Capitolo provinciale dell’ordine france- so a Santa Maria Nuova,
e dell’area per il convento ai Frati Minori scano che ebbe luogo nell’ottobre del 15376. Il sec. XIX (Fano, Biblioteca
Osservanti, e il 1557, termine dei lavori e con- Comune aveva già sostenuto in passato i capitoli Federiciana, Fondo disegni
e rilievi, B8/90)
sacrazione1. Come chiariscono i documenti, provinciali tenutisi a Fano e in particolare il 9
passò quindi un consistente periodo di tempo maggio 1484 a Santa Maria Nuova nella sede di
tra l’inizio delle attività edilizie alla chiesa e il San Lazzaro7.
compimento dell’intero cenobio, attività alle Dal 1534 Paolo III Farnese era pontefice e in
quali in aggiunta alle maestranze locali solita- città, con la fine del governatorato del temibile
mente partecipavano i frati stessi. Il terreno affi- Cardinale di Ravenna, giunse un nuovo gover-
dato dal Consiglio comunale ai francescani era natore: Girolamo Capodiferro, “uomo di grande
collocato in contrada San Salvatore confinante letteratura, e da fanesi con grande amorevolez-
con la strada comunale, con l’orto di Giovan za accolto, in vedendosi rimessi nella loro an-
Battista Rigo, con l’angolo dell’orto di Maestro tica libertà, sotto l’immediata soggezione della
Pietro Zoppo e con la strada e l’orto di proprie- sede apostolica”8. Nel 1539 al Capodiferro se-
tà della Confraternita della Trinità 2. Nel 1527 il guì Giovanni Angelo Medici, governatore e fu-
guardiano del convento di San Lazzaro ricevet- turo Pio IV, il quale si contraddistinse per una
te un’elemosina dal Consiglio per l’acquisto di spiccata attività urbanistica a Fano e a Roma.
50 pianelle per sistemare “il campo della casa” Nella città adriatica promosse la definizione di
e ricoprire un tetto in San Salvatore, materiale un “guasto” finalizzato alla costruzione di una
resosi indispensabile in seguito ad un forte nubi- strada di collegamento con funzioni militari tra
fragio “che fo guasto da la gran fortuna del ven- Porta Marina e la rocca e il progetto della Porta
to”3. Il convento inizialmente constava di alcune Angelica situata al termine dell’antico decuma-
case donate da Galeazzo Gabrielli, rettore della no, in direzione di Pesaro9.
chiesa e dipendente dai monaci Camaldolesi di Il documento che attesta l’inizio di un impegno
Montegiove4. Si trattava di abitazioni singole, consistente da parte del senato fanese nei con-
non ancora organizzate attorno a un chiostro, fronti del cenobio francescano è conservato pres-
struttura che sarà centro della vita conventuale. so la Referendaria comunale ed è datato 1537.
In questi anni i frati, con molta probabilità, risie- Il “referendario” registrava che nel Consiglio
dettero ancora per un po’ di tempo nel vecchio Generale del 30 settembre 1537 si concedet-
monastero extra moenia in San Lazzaro prima te un’elemosina di una soma e mezzo di grano
di entrare in città come già suggerito all’intero “per spazio di due anni per la fabrica del loro
Ordine dal provvedimento di papa Gregorio IX convento”10. Non è stato possibile verificare il
(1240) e dalla Bolla di Innocenzo IV (1252). Nel contenuto del verbale del consiglio perchè non
1537, come rileva un atto notarile, la chiesa erà si sono conservati i registri degli anni 1537-39
già a buon punto e nuper eretta5, quindi nuova- proprio quel periodo di tempo in cui avvenne la
mente costruita, ma il convento con i suoi cortili prematura fine del vescovo Cosimo Gheri causa-
non veniva neanche citato. ta da Pierluigi Farnese come sostenuto, da Pietro
La fabbrica del convento ricevette un’accele- Paolo Vergerio, vescovo di Capo d’Istria11. La de-
razione particolare nella seconda metà degli cisione presa in Consiglio cittadino definiva che
anni trenta del Cinquecento: questo fu dovuto attraverso l’opera del Ponte Metauro si sarebbe
a ragioni politiche e religiose e grazie all’opera versata regolarmente un’elemosina destinata al
di governatori illuminati che vollero preparare compimento del cantiere del convento: a parti-
insieme al Senato Cittadino e ai frati un luogo re da febbraio 153812 si iniziò ad effettuare un

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LA CHIESA DI SANTA MARIA NUOVA A FANO

versamento con cadenza bimestrale. L’elemosina regolare con volta ad ombrello e vele decorate da
continuò poi nel mese di agosto con una quantità piccole maschere in arenaria con figure antropo-
di grano offerto corrispondente all’intero perio- morfe, spazio attiguo alla chiesa e alla sagrestia
do di quattro mesi13, poi il 30 ottobre14 e infine che probabilmente ospitava il Capitolo.
il 31 dicembre15. Le altre offerte sono registrate A riprova che alla fine degli anni Trenta del
nel 1539 a febbraio16, maggio17, giugno18, agosto19 Cinquecento i lavori erano giunti a un buon punto
e ottobre20. Per il 1540 e il 1541 non sono più ricordo la notizia che il Consiglio Generale del 7
segnalate elemosine, segno che i lavori si trova- dicembre 1539, dietro richiesta di Fra Francesco
vano in fase avanzata. Il provvedimento dell’ele- da Cartoceto, era riuscito a stanziare 14 ducati
mosina trova riscontro tra le carte di Ludovico per acquistare i libri della biblioteca: “tanti libri
Rusticucci, Pietro Negusanti e M. Bambini, i per ornare la bibliotecha da farsi in detto con-
“pontinieri”21 in carica tra il 1536 e il 1540. Il vento”30. La biblioteca si trovava a piano terra a
Ponte elargiva le elemosine al guardiano di Santa fianco del refettorio o tra i due chiostri. A questo
Maria Nova sotto forma di grano misurato in periodo appartenne senz’altro anche l’intervento
“some” e “toppi” e segnato nei registri come de- dei lapicidi impegnati nei due claustri principa-
stinato genericamente “per la fabrica” secondo li e la rimessa in opera del portale di Maestro
disposizione del Consiglio Generale: 3 some il 3 Bernardino di Pietro da Carona, integrato nel-
aprile 153722, 3 some il 30 aprile 153723, 4 some la parte superiore con il busto in marmo del
e 4 toppi il 7 luglio 153724, 3 some di grano il 16 Salvatore. Giovanni Bosso da Milano e i suoi
febbraio 153825, 4 some e 4 toppi il 30 giugno collaboratori, considerati in questo volume nel-
153926 e infine 3 some il 26 ottobre 153927.
Le notizie sui cantieri e sulle maestranze sono
scarse e oltre a riferire del riutilizzo del mate-
riale proveniente dalle demolizioni del convento
in San Lazzaro28, descrivono alcuni pagamenti
come quelli registrati tra le spese della fabbri-
ca del Ponte a favore di Mastro Bambino ad-
detto a rifornire le attrezzature di carpenteria.
Il Bambino il 6 agosto 1538 ricevette 90 bolo-
gnini per tre catene di “merollo” utilizzate per
tenere unite le volte che coprivano la scala 29,
probabilmente la rampa d’accesso alle celle del
primo piano. Sicuramente alcuni di questi con-
tributi furono destinati all’acquisto del marmo
impiegato per la lavorazione di colonne e corni-
ci utilizzati nel chiostro grande, formato da 16
colonne di ordine ionico su plinto di 1,25 m.
Il quadriportico venne coronato da un puteale
poligonale e scolpito sugli otto lati con i sim-
boli dei Mendicanti (si veda la scheda Il puteale
di Gianni Volpe). Il secondo chiostro, porticato
su due lati, presenta 7 colonne di stile dorico su
plinto di 50 cm. Tra i due cortili collegati da
corridoi voltati a crociera si trova un ambiente

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LA FABBRICA DEL CONVENTO

la scheda biografica curata da Franco Battistelli, forzo, si riscontrarono dei problemi anche prima
furono attivi inoltre in San Paterniano (1525), della consacrazione della chiesa (avvenuta nel
San Michele (1543) e nel palazzo Malatestiano 1557), quando tre colonne della “loggia”, addos-
(1544)31 dove realizzarono rispettivamente 24 sate alla chiesa andarono in rovina36. A seguito
colonne e capitelli di ordine corinzio, 8 colonne di questo increscioso incidente le maestranze
e capitelli di ordine ionico e 7 colonne, capitelli e Geronimo Corbelli, nominato dal convento,
e plinti32 di ordine ionico. Il termine ante quem si recarono da Michelangelo Boldrini, notaio.
per la messa in opera delle colonne in convento L’atto rogato descrive la suddivisione delle re-
è da far risalire al 17 marzo 1543, data in cui i sponsabilità a seconda della natura del danno
fusti in pietra istriana vengono citati come esem- arrecato, a causa della sbagliata messa in posa di
pio per quelli da realizzare nell’ospedale di San Lorenzo muratore o della lavorazione della pie-
Michele33. Nel 1544 Nicolò Bosso, nipote di tra eseguita da Nicolò e Filippo Bosso37.
Giovanni e gli altri scalpellini oltre che alla corte Al di sotto del convento si trova una grotta cru-
Malatestiana, lavorarono alla scala a chiocciola ciforme utilizzata come rifugio durante i conflit-
detta “lumaca”34 nella cancelleria dei priori35. I ti bellici. Nel 1736 i chiostri subirono notevoli
capitelli ionici del chiostro grande sono ugua- danni perchè utilizzati impropriamente come
li nello stile e nelle misure a quelli scolpiti per scuderie per ospitare cento cavalli dell’esercito
San Michele e per il palazzo malatestiano. Senza tedesco.
contare il terremoto del 30 ottobre del 1931 e il Il convento, dal 1870 asilo Gallizi e oggi visi-
conseguente inserimento di alcune chiavi di rin- tabile solo su richiesta, “riveste una importanza

Un capitello tamponato
del chiostro grande e il
corridoio di collegamento
tra i due chiostri

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LA CHIESA DI SANTA MARIA NUOVA A FANO

Il chiostro grande del


convento

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LA FABBRICA DEL CONVENTO

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LA CHIESA DI SANTA MARIA NUOVA A FANO

storica notevole e mantiene intatta la distribu- dino all’inglese. Le disposizioni seguono non
zione planimetrica cinquecentesca”, come ri- solo dettami simbolici ma anche distributivi
levato dall’Ufficio Tecnico del Comune38. La e climatici. La chiesa, sul lato settentrionale, è
struttura mantiene i caratteri comuni alla mag- orientata secondo l’asse est-ovest, affinchè le alte
gioranza degli insediamenti francescani sorti in mura riparino il resto della fabbrica dalle intem-
Italia tra XIII e XVII secolo. La suddivisione del perie ed è probabilmente per lo stesso motivo
convento mendicante in quattro parti riflette la che il secondo chiostro non presentava i porti-
disposizione di massima del duecentesco con- ci sui due lati più a nord. La chiesa con i suoi
vento benedettino, come riassunto da Goffredo annessi, coro, sagrestia e cappelle aveva un suo
di Vendôme39. Le quattro zone articolate intor- ingresso autonomo sul sagrato e una porta late-
no al chiostro grande sono così distinte: la chiesa rale di accesso interno con il braccio del chio-
dedicata al culto, una zona riservata al mangiare stro a cui è tangente. Al piano terreno tra i due
e al bere con le cucine e il refettorio, un terzo set- portici era probabilmente collocata la suddetta
tore dedicato ai lavori diurni e un quarto settore sala del capitolo, la quale si affacciava sul lungo
destinato ai dormitori. corridoio voltato a crociera, vero e proprio asse
L’edificio dislocato all’interno della cerchia di di distribuzione dell’intero edificio. Si accedeva
mura romane e malatestiane si presenta a due al convento o dalla porta principale collocata a
piani caratterizzato da tre chiostri: uno regolare, sinistra della loggia della chiesa o da una porta
uno più piccolo porticato su due lati con una carraia collocata sul retro dov’era l’orto. Superata
fontana in cemento al centro e tracce di una la soglia una scala permetteva di raggiungere gli
vecchia pavimentazione a pianelle, e un terzo alloggi, le celle e i dormitori, che al primo piano
chiostro piccolo documentato nella mappa del occupavano i lati del chiostro, con i “necessari”
Il puteale in pietra del 1834, detto “chiostro esteriore”. Quest’ultimo, o latrine in posizione decentrata. Tra i due chio-
convento di Santa Maria non porticato, era uno spazio recintato attiguo stri principali e il chiostro esteriore serrato da un
Nuova dopo il recente al refettorio e destinato ad un utilizzo esclusivo alto muro si trovava il refettorio, unico spazio
restauro. Oggi si trova nel
giardino pubblico di Piazza dei frati; in una pianta ottocentesca dell’”asilo affrescato con nove lunette con storie di Cristo e
Leopardi a Fano d’infanzia” presenta addirittura un piccolo giar- santi francescani, come dovrebbero confermare
i lavori di ripulitura ancora in corso. La biblio-
teca pubblica cittadina venne aperta nel 1621 e
probabilmente si trovava lungo l’asse verticale di
fronte al chiostro principale con alle spalle gli
ambienti di servizio (forno, cantina, dispensa
legnaia e lavatoio). I restanti corpi di fabbrica
avrebbero potuto ospitare altri ambienti di lavo-
ro come officine, stalle, magazzini. Non sappia-
mo se il convento ospitasse anche un’inferme-
ria. Nell’area dell’orto nel 1919 venne realizzato
l’ampliamento dell’asilo con la costruzione della
mensa e altri vani atti a migliorarne i servizi.

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LA FABBRICA DEL CONVENTO

Note 30. ASP-SASF, AAC, III, Referendaria, 84, c. 227 r.


31. Battistelli data i lavori al loggiato interno del palazzo
1. S. Tomani Amiani, Guida storico artistica di Fano, Fano Malatestiano al 1557-58 mentre la “Spesa straordinaria alli ma-
1853, p. 135; A. Talamonti, Cronistoria dei Frati Minori del- lefici” della Referendaria anticiperebbe il pagamento delle co-
la Provincia Lauretana delle Marche, Monografie dei conventi, lonne al 13 febbraio 1544 con pagamento a Francesco Lanciso,
Sassoferrato 1941, III, pp. 140-188; F. Battistelli, Notizie e do- ufficiale della confraternita di San Michele. Cfr. Battistelli,
cumenti sulla chiesa di S. Maria Nova in S. Lazzaro e sulle opere p. 84; “[Giovan Matteo Scacho] Voi medesimo ser Francesco
per essa eseguite alla fine del secolo XV, in “Fano, Supplemento Sigisberto depositario de li malifitiis ducati quindici mozzi
al Notiziario di informazione sui problemi cittadini”, 4 (1977), sonno che tanto avete pagato a Francesco Lanciso officiale di
pp. 51-70; Idem, Note su Mo Giovanni Bosso da Milano scalpel- San Michele per parte de pagamenti delle colonne tolto per la
lino a Fano nel secolo XVI, in “Fano, Supplemento al Notiziario fabrica del palazzo delli Signori Priori commo apare [...] libre
di informazione sui problemi cittadini”, (1979), pp. 75-85. 45-0-”, SASF, AAC, III, Referendaria, 87, c. 163 v.; nel 1551
2. ASP-SASF, AAC, Consigli, Registri, 45, c. 46 r.v. viene effettuato il pagamento agli eredi di Giovanni Bosso per
3. ASP-SASF, AAC, VII, Ponte, 55, c. 48 r. la loggia, gli scalini del palazzo malatestiano e la piazza grande
4. Memorie francescane fanesi. Omaggio a S. Francesco d’Assisi cittadina; ASP-SASF, AAC, III, Referendaria, 93, c. 303 r.
nel VII centenario della sua morte, Fano, 1926, p. 176 32. I plinti vengono descritti nei documenti come “mezzi piedi-
5. ASP-SASF, Notaio Cornelio Zagareli, vol. G, c. 227 v. stalli”. Il 21 dicembre 1545 viene registrata la spesa di 1 fiorino,
6. ASP-SASF, AAC, III, Depositeria, 156, c. 134 r. “Reverendo 24 bolognini a Giovanni Bosso per 7 piedi e ½ di pietre, che
Guardiano et Convento di San Francesco di Fano fiorini vinte erano sotto il palazzo malatestiano “tolti per farne due mezzi
in denare et some tre de grano che tanto li è stato concesso [...] piedistalli sotto le colonne della loggia delli Signori Priori et per
per la celebrazione del capitolo della ditta religione da farse qui fare una mezza busa et cornigie per dicta fabrica”. ASP-SASF,
in Fano nel presente anno et mese in elemosina 58-0-“. AAC, III, Referendaria, 88, c. 182r.
7. Sono ricordati altri due capitoli provinciali presso la sede di 33. ASP-SASF, Fondo S. Michele, Istromenti, I, 1516-1549,
San Salvatore nel 1699 e nel 1764; Memorie, cit., pp. 175, 179. c. 83 v. “del medesimo lavoro che sonno le colonne poste in
8. P. M. Amiani, Memorie istoriche della città di Fano, Fano opra nel claustro dei frati de i zochi a sancta Maria Nova cum
1751, II, p. 147. prescriti Cap.tis et paulis che dicto mastro giovanne promette
9. F. Menchetti, La fabbrica delle mura nella Fano “antirovere- dare et portare qui in Fano octo colonne et quelle darle lavorate
sca” (1532-1590). Committenze, architetti, cantieri, in “Pesaro: ai dicti ufficiali a tucte spese de [Messer] mastro giovanne per
Città e Contà”, 17, (2003), pp. 15-44. sino a la festa de San Giovanne de giugno che verà [...] lavorate
10. ASP-SASF, AAC, III, 81, c. 129 r. [...] “elemosina duna como de sopra [...]”.
soma et mezza di grano il mese concessali dal magnifico con- 34. “lumaca che si fa far nella cancellaria” opera di Mastro
siglio generale sotto ultimo settembre 1537 per spazio di due Girolamo Scalpellino di Sant’Ippolito, ASP-SASF, AAC, III,
anni per la fabrica del loro convento per ottobre novembre et Referendaria, 91, cc. 138 r., 166r.
xbre 1537 vale some di grano 4-0-0” 35. ASP-SASF, AAC, III, 87, c. 173 v. A testimonianza dei di-
11. P. M. Amiani, op. cit., p. 149. versi cantieri attivi in questo decennio e della notevole presenza
12. ASP-SASF, AAC, III, 81, c. 129 v. di scalpellini forestieri in città durante questi anni si ricorda che
13. Ivi, c. 130 r. nel 1544 il monastero vendette un carro di calcina alla fabbrica
14. Ivi, c. 131 r. dell’acquedotto, che scorreva vicino alla piazza; responsabile
15. Ibidem. dei cantieri era “Mastro Jacomo dell’Ingegnero Scarpellino”;
16. Ivi, c. 131 v. ASP-SASF, AAC, III, 87, cc. 165 r., 168 r., 168 v., c. 171 v.
17. Ivi, c. 132 v. 36. F. Battistelli, Notizie, cit., p. 70 n. 46
18. Ibidem. 37. ASP-SASF, Notarile, Notaio Michelangelo Boldrini, Vol.
19. Ivi, c. 133 r. C, anni 1550-55, cc. 357 r.-358 v.
20. Ivi, c. 133 v. 38. Relazione tecnica dell’architetto Mariangela Giommi, U.O.
21. I “pontinieri” erano responsabili per tutte le attività perti- Settore 5° LL. PP., novembre 2002.
nenti al complesso della Madonna del Ponte Metauro, l’ente 39. Cfr. L. Bartolini Salimbeni, Il convento mendicante: origi-
al quale il Consiglio faceva riferimento per il reperimento di ni, sviluppo, tipologia, in Gli Ordini mendicanti in Val d’Elsa.
elemosine destinate a chiese e conventi. Atti del Convegno (6-8 giugno 1996), Castel Fiorentino 1999,
22. ASP-SASF, AAC, VII, Ponte, 75, c. 30 v., “Adi 3 aprile. E pp. 283-292; Idem, Resti monunentali e modelli architettonici
più deve haver il dicto (Ponteniero) some tre d grano sono che francescani fino all’Osservanza, in L. Pellegrini, R. Paciocco,
tanto ha dato al Guardiano di Santa Maria nova per ordine del I Francescani nelle Marche secoli XIII-XVI, Cinisello Balsamo
magnifico consiglio generale apare a boletta Some 3-0-0” 2000, pp. 142-143; G. Maria Guarrera, Dall’ hortus conclusus
23. Ibidem al chiostro, in G. Volpe, (a cura di), Chiostri cortili e corti delle
24. Ivi, Ponte, 76, c. 26 r. Marche, Jesi 1999, pp. 56-133.
25. Ivi, Ponte, 76, c. 26 v.
26. Ivi, Ponte, 78, c. 97 r.
27. Ivi, Ponte, 78, c. 97 v.
28. P. M. Amiani, op. cit., p. 176
29. SASF, AAC, VII, Ponte, 77, c. 74 r.

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LA CHIESA DI SANTA MARIA NUOVA A FANO

Qui e nelle pagine seguenti


Piante e sezioni del conven-
to annesso a Santa Maria
Nuova, sec. XIX (Fano,
Biblioteca Federiciana,
Fondo disegni e rilievi, B8/
Tavv. 80-85)

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LA FABBRICA DEL CONVENTO

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LA CHIESA DI SANTA MARIA NUOVA A FANO

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LA CHIESA DI SANTA MARIA NUOVA A FANO

Il puteale

Il puteale al centro del Come scrive Franco Battistelli nel volume de-
chiostro grande di Santa dicato al Palazzo malatestiano di Fano, “l’uni-
Maria Nuova, come appare
in un’antica mappa otto- ca modificazione, imposta dall’adattamento a
centesca teatro all’aperto della corte interna [del Palazzo
Malatestiano] (in una prima sistemazione risa-
lente al 1954 e poi in quella studiata dall’in-
gegner Cesare Eusebi per l’estate del 1965), è
stata quella che ha portato alla scomparsa delle
aiuole e alla rimozione dal centro del cortile del
bel puteale cinquecentesco, con tanto di stem-
ma civico e insegne dell’ordine francescano,
proveniente dal chiostro dell’ex convento di S.
Maria Nuova (oggi sede dell’asilo Gallizi)”1.
Come dimostra una vecchia foto pubblicata
nel 1970 sulla rivista di studi storici fanesi2,
il puteale era ancora nel cortile del conven-
to di Santa Maria Nuova nei primi anni del
Novecento con tutta l’incastellatura di ferri
sagomati per la manovra della carrucola. Non sappiamo con esattezza quando fu trasferito nella corte
malatestiana, dove poi compare al centro del cortile (come dimostra un’altra foto d’epoca), subito dopo
la sistemazione operata dall’architetto Alberto Calza-Bini, tra il 1929 e il 1930.
Il manufatto è rimasto, fino a qualche mese fa, del tutto trascurato e privo peraltro del castello me-

Il puteale al centro della


corte malatestiana di Fano,
come appare in una foto
degli anni Trenta

100
tallico superiore in un angolo della corte, poggiato su un precario basamento cementizio in attesa di
restauro; restauro avvenuto nella primavera del 2009 e che ha portato anche ad una sua nuova e più
dignitosa collocazione nei giardini di Piazzale Leopardi, sul retro della Corte malatestiana, lungo Via
Nolfi. Il puteale ha forma ottagonale ed è stato realizzato in pietra d’Istria lavorata, dividendo le parti
in facciate, angolari, bordo e basamento. Sulle lastre che compongono le otto facce si possono notare: la
data MDLXI e la scritta MEN. AP con la rosa centrale, il simbolo francescano della croce tra le braccia
incrociate; il calice inscritto in un ovale, la sigla IHS sormontata dalla croce; un primo gruppo di sim-
boli della Passione di Cristo (fruste, chiodi e scala), lo stemma del Comune di Fano; un’altra rosa; altri
simboli della passione (la croce, la lancia, l’asta con la spugna, il teschio e le ossa)
Gli angolari sono studiati a mo’ di pilastro con tanto di capitello. Il bordo superiore è aggettante rispetto
al fusto, così come la base forma un gradino molto pronunciato, La data del 1561 e l’iscrizione MEN.
AP. (da leggere, secondo Giuseppina Boiani Tombari, come abbreviazione di “mese di aprile”) sono da
mettere in relazione con la costruzione del convento, avvenuta tra il 1555 e il 15683.

(GV)

1. F. Battistelli, Il Palazzo Malatestiano in Fano Storia e raccolte d’arte, Urbino 1982, p. 52.
2. La foto del puteale, assieme ad un’altra che mostra il parco dell’asilo, è pubblicata a p. 45 del saggio a firma di G. Gaggia, Notizie
storiche sull’asilo civico “A. Gallizi”, in “Fano” Supplemento al n. 4, 1970 del “Notiziario di informazione sui problemi cittadini”.
3. La data del 1555 si ricava dall’iscrizione che ne ricorda l’evento. Per la data del 1568 invece giova invece ricordare quanto scrisse il
Tomani Amiani a proposito dell’iscrizione relativa al dipinto di Benedetto Nucci (datato appunto 1568) e cioè che queste pitture furono
le ultime, preparate appunto per l’inaugurazione della chiesa. Sappiamo inoltre dai documenti che nel 1558 fu portata a termine anche
la cisterna.

Il puteale come appare


oggi, sistemato nei giardini
di Piazza Leopardi

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LA CHIESA DI SANTA MARIA NUOVA A FANO

Qui e nella pagina a fronte 1. 2.


I diversi riquadri in pietra
del puteale

1. Monogramma
bernardiniano
2. Simboli della passione
3. Stemma della città
di Fano
4. Rosa
5. Simboli della passione
6. Datazione
(1561, mese di aprile)
7. Stemma francescano
8. Simboli eucaristici

3. 4.

102
5. 6.

7. 8.

103
Gianni Volpe
I restauri del Novecento

Tra i più antichi documenti conservati presso la portico. Questa Soprintendenza, mentre si com- A fronte
Disegno del portale di
Soprintendenza ai Monumenti di Ancona alcu- piace della cura con cui tali lavori sono condotti, Santa Maria Nuova realiz-
ne lettere del 1923 accennano a non ben preci- non sarebbe contraria alla ricostruzione del cor- zato dal prof. arch. Enrico
sate richieste di restauro della chiesa; chiesa che, nicione ad un livello poco più alto dell’originario Alessandri di Firenze agli
inizi del Novecento
“salvo il portico e il portale - si legge - non ha in modo che, mentre rimarrebbe possibile rica-
carattere monumentale benchè abbia presenti vare all’interno un vano in sostituzione di quello
opere d’arte”.1 sopraelevato preesistente, il prospetto del portico
Alcune lettere del 1933 documentano invece, ne guadagnerebbe in proporzione ed armonia.
seppur in maniera generica, un intervento di Naturalmente il paramento dovrà rimanere a
restauro nel portico della chiesa; lavori che in- mattoni visti e senza alcuna apertura per finestre
teressarono anche la copertura e il cornicione o altro e il cornicione dovrà ricostituirsi integral-
dello stesso, come si legge in una comunicazio- mente in pietra, senza sostituzioni in cemento,
ne inviata in data 19 maggio contemporanea- che non possono essere in alcun modo consenti-
mente al Podestà della città e al conte Piercarlo te dal carattere artistico del portico”.2
Borgogelli, ispettore onorario a Fano della stessa Ma i restauri più consistenti si ebbero negli anni
soprintendenza regionale. Scrive il soprinten- successivi al secondo conflitto mondiale, da quel
dente: “A seguito di una visita effettuata recen- drammatico 20 agosto 1944, quando, per ini-
temente nella chiesa di S. Maria Nova si è presa ziativa delle truppe tedesche in ritirata, Fano
conoscenza dello stato dei lavori di restauro del usci menomata soprattutto dei suoi numerosi
Il cerchio indica l’area
urbana attorno a Santa
Maria Nuova (Archivio
di Stato di Pesaro, Cessato
Catasto Pontificio, sec XIX,
particolare)

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LA CHIESA DI SANTA MARIA NUOVA A FANO

A sinistra
Il campanile di Santa Ma-
ria Nuova come appariva
qualche decennio prima
del suo abbattimento (Ar-
chivio Foto Eusebi, Fano)

A destra
L’interno della chiesa di
Santa Maria Nuova con lo
squarcio absidale causato
dal crollo del campanile
abbattuto nell’agosto del
1944 (Biblioteca Federi-
ciana di Fano, Archivio
Fotografico)

monumentali campanili, uno dei quali, il più la sacrestia ed una parte del convento. Ovunque
alto, apparteneva proprio alla chiesa di Santa vere montagne di macerie che agghiacciano il
Maria Nuova. Ecco come Giuseppe Perugini cuore.
nel suo Fano e la seconda guerra mondiale narra Nemmeno mezz’ora dopo ecco un altro scroscio.
quell’evento: Crolla in questo momento il campanile della
“Alle prime luci del 20 agosto, alle ore 4,25, una Chiesa di Santa Maria Nuova, altissimo, snello
squadraccia di guastatori delle S.S. (dalla sigla ed imponente, con il suo bene intonacato con-
ZZ Staffette della difesa) s’inoltra nel bel chio- certo di quattro grosse campane che, fortuna-
stro di San Paterniano, chiesa officiata dai P.P. tamente scivolando, con i loro metallici castelli,
Cappuccini, e con faccia feroce dirige i suoi passi tutte nell’interno, rimangono salve [...].
verso la porta del campanile, guadagnandosene Unico caso in cui questo, fra i campanili abbat-
le scale che conduce al primo pianerottolo. Di- tuti, restituisce le armoniose campane intatte a
slocati, ivi, gl’infernali ordigni, alle 5,10, la bella dispetto dell’illimitata ferocia di premeditate di-
torre del Sansovino (1547) precipita di schianto struzioni. Completa rovina subiscono nella chie-
e con il suo immane crollo sfonda l’abside del sa, l’altare maggiore e il grandioso coro, un vero
tempio, distruggendo e sotterrando l’altare mag- gioiello d’arte, tutto fregiato ad intarsi.”3
giore, grandioso e ricco di sceltissimi marmi ed Fatta la drammatica constatazione dei dan-
il coro tutto di noce bello ed elegante, costruiti ni, iniziarono subito i lavori per tamponare lo
dai due maestri fanesi Mencarelli e Fontana. squarcio creatosi sopra l’abside con il crollo del
Dal lato opposto travolge, in completa rovina, campanile ottocentesco. Il 19 ottobre 1945 l’uffi-

106
I RESTAURI DEL NOVECENTO

Via Giovanni da Serravalle


prima e dopo l’abbat-
timento del campanile
ottocentesco di Santa
Maria Nuova

107
LA CHIESA DI SANTA MARIA NUOVA A FANO

cio pesarese del Corpo Reale del Genio Civile, a na a fianco).8


firma del geometra Lorenzo Menegoni di Fano, Risale al 1952 una lettera del sindaco di Fano
redige una prima perizia per i lavori di pronto che chiedeva al soprintendente di interessarsi
intervento. Ecco il testo: del restauro dell’organo danneggiato9: l’organo
“La monumentale chiesa di S.Maria Nuo- ottocentesco era quello sistemato dalla ditta dei
va in Fano ha subito gravi danneggiamen- Fratelli Bazzani di Venezia (allievi del Callido)
ti in seguito all’abbattimento del campanile nel 185310 e rappresentava un vanto della chiesa
ad opera delle truppe germaniche in ritirata. stessa. Una relazione del genio civile, che aveva
La presente perizia prevede lo sgombero delle fatto anche una perizia, è interessante giacchè
macerie, nonché la ricostruzione del tetto e del viene minuziosamente descritto non solo il dan-
soffitto a volta in corrispondenza dell’abside. no, ma la composizione stessa dell’organo, che,
Le murature sono state eseguite a cura della So- giova ricordarlo, oggi non è più visibile essen-
vrintendenza ai Monumenti.”4 do stato sostituito nel 1959 dallo strumento che
Sempre nel 1946 si provvide a rispristinare la oggi troneggia, con l’altare maggiore (anch’esso
gradinata dell’altare maggiore.5 I lavori di pronto ricostruito), nel presbiterio della chiesa. Ecco il
intervento, tutti eseguiti in stretto rapporto con testo: “In seguito allo scoppio delle mine fatte
la Soprintendenza ai monumenti di Ancona, fu- brillare dai tedeschi per la distruzione del cam-
rono realizzati dalla ditta Domenico Camerini panile ed alla caduta del campanile stesso una
di Fano; le riparazioni di alcune decorazioni fu- parte della Chiesa di S. Maria Nuova e con essa
rono invece fatte da Giuseppe Monaldi, sempre l’organo del Bazzani-Venezia è rimasto grave-
nel corso del 1946.6 mente danneggiato. Lo spostamento d’aria cau-
Sempre in questo frangente anche i quadri con- sato dall’esplosione ha piegato i piedi di tutte
servati nella chiesa vennero ritenuti necessari le canne di metallo nell’interno dell’organo e
di cure e pertanto furono inviati a Roma per la contemporaneamente ha rovinato le anime delle
pulizia ed il conseguente restauro. Nel 1948 il canne più pesanti. Le canne storte s’appoggiano
quadro dell’Annunciazione non era però ancora una sull’altra, ne impediscono l’intonazione e
tornato al suo posto, come si legge in una lette- non sono più accordabili.
ra dell’allora Soprintendente alle Gallerie delle L’umidità penetrata nell’organo in seguito al
Marche, Pasquale Rotondi, inviata all’ingegnere crollo del tetto della Chiesa ha fatto scollare
Cesare Selvelli che ne sollecitava il ritorno; ri- l’impiallacciatura del crivello causando in segui-
torno sollecitato ancora 5 anni dopo sempre dal to la sua imberlatura e l’alzamento delle canne
Selvelli ed ancora sorprendentemente disatteso.7 più piccole che non trovano più posto nei buchi
I dipinti del Perugino saranno ricollocati in loco delle basi. L’ossidazione del piombo, dal contatto
solo nel 1956. col crivello imbevuto di umidità, ha scomposto
Le pratiche di restauro murario vero e proprio i piedi di moltissime canne, che, piene di buchi,
furono intraprese però solo agli inizi degli anni non suonano più.
Cinquanta e portate avanti pian piano nel corso L’umidità ha fatto inoltre imberlare diverse stec-
degli anni successivi, sia da parte della Soprin- che dei registri rendendoli immobili o inservi-
tendenza ai Monumenti di Ancona che da parte bili per le gravi perdite d’aria. In diversi punti
del Genio Civile di Pesaro. l’imberlatura delle stecche è arivata al punto di
I frati comunque non stavano con le mani in mettere fuori uso l’intero soprano del relativo
mano; si organizzavano collette e si inviava per- registro, perchè i fori tra la base e la stecca non
sino un piccolo depliant per la raccolta di fondi corrispondono più.
tra gli emigrati in America (vedi foto nella pagi- Tutto il corpo del sommiere principale ha cedu-

108
I RESTAURI DEL NOVECENTO

to nel centro, la registrazione della meccanica “nessuna modifica architettonica e strutturale


non è più possibile. verrà apportata alla chiesa”, si fa presente che per
Tutte le canne sono piene di polvere, causata dal completare “la riparazione della chiesa propria-
crollo del campanile che, insieme all’umidità, ha mente detta” occorrono questi lavori:
coperto tutto con una crosta ormai indurita sot- a) rifacimento del pavimento e della balaustra
to la quale i tarli, l’ossidazione ecc. proseguono dell’abside; Depliant postbellico
l’opera di distruzione. b) ricostruzione del corridoio di comunicazione inviato negli Stati Uniti
L’organo pertanto si trova in grave pericolo. Le fra la casa parrocchiale (di proprietà dell’Ente d’America per la raccolta
di fondi per il restauro
canne storte e pesanti potrebbero all’improvvi- Ecclesiastico) e l’abside della Chiesa; della chiesa di Santa Maria
so rovesciare tutto il crivello che tiene tutte le c) revisione e parziale rifacimento dell’impianto Nuova
canne, e nella caduta potrebbero rovinare anche
quello che ora è ancora salvabile e servibile.
Urge pertanto procedere alla rinnovazione
dell’organo eseguendo tutti i lavori compresi e
descritti nel computo metrico estimativo che si
allega alla presente relazione.
Detti lavori di restauro e di rinnovazione am-
montano alla somma di L. 1.100.000 (lire un
milione centomila lire).” 11

Torniamo ora ai lavori murari. Dalla relazione


redatta dal Perito Capo Sezione del Genio Ci-
vile di Pesaro il 25 ottobre 1953 (già esposta nel
capitolo dedicato al campanile sempre in questo
libro) si ha un quadro del primo intervento da
farsi, non solo per ricostruire il campanile, ma
anche le stanze attigue verso la chiesa12.
Nel novembre del 1954 una nuova perizia inte-
grava la pratica dal Genio Civile di Pesaro. Fatta
una sommaria ricostruzione della vicenda belli-
ca e del primo intervento eseguito immediata-
mente dopo (“subito dopo il passaggio del fronte
di guerra, il parroco Padre Giovanni Barbalar-
ga eseguì alcuni lavori di primo intervento alla
Chiesa per evitare ulteriori danneggiamenti” e
“successivamente la soprintendenza ai Monu-
menti delle Marche eseguì i restauri dell’altare
maggiore”) e ribadendo che “la proprietà degli
stabili sopraddetti è del Comune di Fano”; che
“la Chiesa e il Campanile annesso sono com-
presi nello elenco delle opere monumentali della
Regione”; che “ricostruzione del campanile, delle
sale parrocchiali e il completamento riparazione
Chiesa” per un totale di L. 20.350.000” e che

109
LA CHIESA DI SANTA MARIA NUOVA A FANO

Disegni per la nuova elettrico della chiesa;


balaustra dinanzi all’altare
maggiore (SBBAAPM,
d) lavori di restauro degli intonaci interni, zocco-
cartella MPS.13.39) latura, verniciatura e tinteggiatura della chiesa.
Accompagna la relazione un disegno in cui si
mostrano alcuni dettagli costruttivi e decorativi
relativi alla balaustra, all’abside e al corridoio di
fianco all’abside stessa.13
Tutti questi lavori svolti tra il 1955 e il 1957 fu-
rono eseguiti dall’ “Impresa Soc. Lavorazione
Marmi Farabini e C” di Fano.14
Un articolo del 18 novembre 1956 a firma di Ales-
sandro Castellani apparso su “La Voce Adriati-
ca” ci fornisce un riepilogo dei lavori fino a quel
tempo svolti: “[...] Tutti i quadri del Perugino
sono stati di recente assoggettati ad un’opera di
sapiente restauro e ripuliti a cura dell’Istituto del
Restauro di Roma, sì che oggi, perduto il velo di
fumo e polvere che i secoli vi avevano deposta,
sono di nuovo apparsi all’occhio dell’osservatore
tali e quali il Perugino li aveva creati.
Recentemente ad opera dei padri minori la chie-
sa è stata sottoposta ad un’accurata opera di rior-
dino e sopratutto si è provveduto a rinnovare, al
completo, la tinteggiatura delle pareti e del sof-
fitto che da tempo non erano state più ritinteg-
giate. Si è provveduto a rifare, ex novo in mar-
mo, la pavimentazione dell’altare maggiore che
era rimasto rovinato nel crollo del campanile, ed
a togliere dagli altari laterali una serie annerita
di statue di Santi dell’ordine, che più che ornare
abbruttivano ed appesantivano gli altari.
Tra i progetti in programma per la definitiva si-
stemazione della chiesa da parte dei padri mino-
ri c’è il desiderio di atterrare l’attuale cantoria,
posta sopra l’ingresso, che vi deve essere stata
costruita all’epoca del rimodernamento della
chiesa, per riedificarla sul coro dietro l’altare
maggiore. Se si riuscirà nell’intento, se ne avvan-
taggerà tutto l’aspetto generale della chiesa che
tornerebbe a riprendere, se non nella linea archi-
tettonica, la forma primitiva.
E’ sperabile che da parte della Soprintendenza
competente sia provveduto a che il coro, ora
semplicemente appoggiato alle pareti e scom-

110
I RESTAURI DEL NOVECENTO

posto, venga, una volta completato il restauro, Nel 1957 si affronta poi la questione dei con-
fissato al suo posto e possa riprendere, almeno in fessionali e del pulpito per la modifica dei quali
parte, il suo aspetto primitivo. il Sindaco di Fano richiese all’ispettore onora-
Ed esprimiamo l’augurio che anche il bel cam- rio della Soprintendenza regionale, professor
panile distrutto dai tedeschi, torni ad elevare la Gaetano Bartolucci di Fano, un apposito parere,
sua cuspide al cielo e torni a fare sentire, dall’al- espresso con questa nota inviata ad Ancona il 4
to, il suono delle sue campane.”15 settembre dello stesso anno:
Nell’articolo del Castellani testé riportato si fa
cenno anche alla questione della cantoria. Infatti All’ufficio tecnico del Comune di Fano è stata
con lettera del 14 dicembre 1955 il rettore della presentata, dal Priore della Chiesa di S. Maria
chiesa, Padre Enrico Bani, aveva inviato forma- Nuova, la domanda per la rimozione di alcuni
le richiesta alla Soprintendenza ai Monumenti confessionali e per la demolizione del pulpito. Per
affinché si autorizzasse la rimozione della can- quanto sopra, il Sindaco mi ha pregato di fare un
toria: sopralluogo e dare il mio parere in proposito.
Ho appreso così che sarebbe desiderio di quella co-
Ill. Signor Sovraintendente, munità religiosa, conservare soli quattro degli otto
il sottoscritto, in qualità di Rettore della Chiesa confessionali esistenti, restaurandoli conveniente-
di S. Maria Nova in Fano si permette invia- mente con il materiale degli altri quattro.
re, dietro parere del Prof. Belli di codesta Spett. Il Priore ha inoltre espresso il desiderio che sia de-
Sovraintendenza, alla S.V. Ill.ma le fotografie del- molito il pulpito il quale, anche a mio avviso, non
la Cantoria di detta Chiesa, perchè si degni esami- ha alcun pregio artistico. Anzi, la demolizione del
narle e concedere il permesso di demolizione, dato suddetto, ridonerebbe all’ossatura muraria della
che sono in corso i lavori per la definitiva sistema- Chiesa quell’armonico equilibrio che essa aveva in
zione di tutta la chiesa. origine.
A questo proposito si fa notare che la Cantoria in Il mio parere concorda perciò con il progetto sopra
legno posta all’ ingresso principale della Chiesa, ol- esposto, indipendentemente da ogni decisione che
tre a nascondere in parte gli elementi architettonici vorrà prendere codesta Soprintendenza.17
della parete, s’ inserisce arbitrariamente contro le
paraste laterali mettendo in evidenza la bruttura
I lavori di smontaggio
di una scaletta di accesso. della cantoria (SBBAAPM,
L’ insieme, alquanto inorganico, senza pregi arti- Archivio fotografico)
stici (le decorazioni sono dipinte in chiaroscuro), è
una recente sovrastruttura (1856) la cui conserva-
zione non è da ritenersi necessaria nemmeno per le
esigenze liturgiche della Chiesa.
D’altra parte non è intenzione di questa Comunità
sostituire, almeno per ora, l’ inefficiente Organo
esistente con un nuovo per l’ ingente somma neces-
saria, della quale è difficile possa mai disporre.
Pienamente fiducioso in una sollecita (dati i lavo-
ri di sistemazione generale in corso) e affermativa
risposta della S.V.Ill.ma alla mia richiesta, distin-
tamente ossequio.16

111
LA CHIESA DI SANTA MARIA NUOVA A FANO

Il progetto di traslazione
sull’altare maggiore del
dipinto del Perugino pro-
posto dal Padre Guardiano
Francesco Talamonti nel
1957 (disegno del professor
Donatello Stefanucci)

112
I RESTAURI DEL NOVECENTO

Gli interni della chiesa


restaurati come appaio-
no nel settembre 1958
(SBBAAPM, Archivio
fotografico)

113
LA CHIESA DI SANTA MARIA NUOVA A FANO

Sempre nel 1957 viene avanzata, ma senza suc- moria della propria madre Selvelli-Astolfi sepolta,
cesso, anche la proposta di traslazione sull’altare a metà del secolo scorso, in quella cripta.
maggiore del dipinto del Perugino; proposta cor- Alcuni parenti e qualche amico mi hanno informa-
redata anche da un progetto di un nuovo altare to sul prevalente proposito attuale di sopprimere,
adeguato alla fama e al valore della pala quattro- nella nuova pavimentazione, quelle precisazioni
centesca.18 storiche documentarie, puramente indicative, sulle
Nel 1959 si iniziò lo smontaggio del pavimen- tombe famigliari.
to “a piastrelle” disposto a dama diagonale, per Mi permetto di segnalare tale tendenza a V.E. Rever.
sostituirlo con il pavimento in pietra che ancora ma, aggiungendo una soggettiva considerazione.
oggi si vede.19 Alcune foto datate 1957 e con- La pavimentazione di un Tempio plurisecolare,
servate sia presso la Soprintendenza di Ancona come quello di S. Maria Nuova, francescano, nel
che presso il “Fondo Selvelli” custodito nella Bi- quale tante famiglie fanesi di ceti eletti hanno de-
blioteca Federiciana di Fano, mostrano questo siderato le tombe proprie, parrebbe nella funzione
precedente pavimento che fu posizionato nella di documento d’archivio connesso alle memorie fa-
chiesa nel 1901, come si legge in un documento migliari ed alla storia del Tempio che ha riflessi su
conservato presso l’Archivio vescovile di Fano.20 quella della Città.
Sempre nelle stesse fotografie si vedono anche Cancellare, in circostanze simili a quella di cui si
altri significativi dettagli relativi alla zona del dice, le indicazioni storiche pavimentali, potrebbe
fonte battesimale e ai confessionali, muniti del- apparire errore di rispetto per non piena compren-
la cimasa arrotondata superiore, oggi purtroppo sione storica e civica.
privi di questo elemento. Non si sa se sia vero che, mezzo secolo fa, durante i
Sempre tra le carte del “Fondo Selvelli” si tro- lavori per la pavimentazione cementizia, le cripte
vano anche lettere che l’ingegnere indirizzava al furono vuotate. Ma questo non giustifica la can-
vescovo di Fano Vincenzo Del Signore per sco- cellazione dei dati grafici e storici che sono nella
raggiare, con l’operazione di rifacimento della pavimentazione, la quale è documento storico in
pavimentazione, la rimozione delle lastre tom- un Tempio multisecolare. Un Tempio che è uno
bali ancora presenti in chiesa. Scrive il Selvelli dei diplomi di nobiltà spirituale nella bimillenaria
nel luglio 1959: Città nostra. In esso le cripte famigliari sono fra le
componenti del documento storico, indipendente-
Eccellenza Rev.ma, mente da eventuali arbitri sugli avanzi mortali,
Nella Chiesa di S. Maria Nuova di codesta città, compresa l’asportazione.
sono in corso lavori di sostituzione della pavimen- Scrivendone al M.R.P. Parroco è parsa corrispon-
tazione cementizia (di circa mezzo secolo fa) con dente a realtà spirituale e storica la considerazione
altra di materiale nobile. In quella pavimentazio- del caso come un caso di coscienza civica, religiosa
ne cementizia che coprì le pietre terragne di chiu- e storica.
sura delle tombe famigliari (parrebbero 36), erano Voglia scusarmi V.E. Rev. Ma se, eventualmente,
inserite semplici piastrelle documentarie indicative ho sottoposto il caso a torto.21
delle famiglie titolari delle singole sottostanti cripte.
Fra tali piastrelle è quela dei discendenti Selvelli- La nuova pavimentazione fu terminata senza
Astolfi. La tomba è presso l’altare della Annuncia- seguire nessuna indicazione del Selvelli e quella
zione del Perugino, come indicato nella epigrafe che oggi si vede è un insignificante pavimento
sotto la targa - bassorilievo Il lupo di Gubbio che in pietra, senza alcun segno che ricordi l’antica e
il mio compianto genitore ottenne di collocare, una fitta presenza di tombe.
trentina di anni fa, nell’atrio della Chiesa, in me-

114
I RESTAURI DEL NOVECENTO

Alla fine del 1959 veniva intanto montato il nuo- Agli inizi degli anni Ottanta venne sollevata,
vo organo elettrico. Nella cronaca di Pesaro de sia da parte della Soprintendenza per i beni ar-
“Il Resto del Carlino” del 19 novembre 1959 si tistici e storici delle Marche che da parte di un
legge questo interessante articolo che ne spiega gruppo di cittadini del centro storico, la questio-
anche tutte le caratteristiche: “Sulla complessi- ne del restauro del portico antistante la chiesa.
tà e perfezione del nuovo organo elettrico di S. Ecco cosa scriveva il soprintendente Paolo Dal
Maria Nuova, costruito dai Fratelli Mascioni di Poggetto in una lettera inviata contemporanea-
Cuvio, abbiamo avvicinato mons. Igino Tonelli, mente al rettore della Chiesa, al Comune e alla
progettista dell’opera, perchè ci illustrasse quella Soprintendenza per i beni ambientali e architet-
parte dello strumento, ormai da alcuni decen- tonici delle Marche:
ni internazionalmente chiamata ‘consolle’, cioè
quel grande mobile distaccato dal corpo dell’or- In corso di sopralluogo in data 30.10.1980 si è con-
gano e collocato in mezzo all’artistico coro, ma statato lo stato di abbandono in cui viene tenuto il
facilmente trasportabile fino in mezzo al presbi- portico antistante la chiesa di S. Maria Nuova e
terio, in quanto basato su un carrello a balestre a il portale d’ ingresso: il tutto è imbrattato da uno
quattro ruote snodate. spesso strato di sudicio. Mentre l’ufficio scrivente
Appare subito, pur nella linea sobria ed elegante, può programmare il restauro del portale in pietra,
un vero capolavoro sia di tecnica e praticissima ci si augura che l’Ente proprietario provveda ad un
distribuzione dei tantissimi comandi. C’è da re- adeguato restauro degli intonaci del portico.[...]25
stare più che ammirati: è solo lavoro di artigiani.
La ‘consolle’, ci ha detto mons. Tonelli, è il vero Nella questione interveniva anche il presiden-
cervello dell’organo[...]”22. te della Circoscrizione n.1 di Fano, professor
Nel 1963 si concludeva poi il restauro del trit- Antonio Battistoni, con questa lettera inviata
tico cinquecentesco del Nucci, restaurato dal alla Soprintendenza ai beni architettonici e am-
francescano Arturo Cicchi e che verrà collocato bientali delle Marche, al rettore della chiesa e al
- come si legge in un articolo a firma di Fiorenzo preside dell’Istituto statale d’arte di Fano nella
Filipetti apparso su “Lo Scambio” del 15 aprile quale proponeva anche la ricostruzione dell’arti-
di quell’anno - “sull’altare dell’Immacolata, dal stica cancellata che un tempo chiudeva il portico
quale fu tolto alcuni anni or sono dopo che fin verso la strada:
dal 1850 era stato rimosso il dipinto sovrastante. In seguito alla petizione di un gruppo di cittadini
La opera infatti faceva parte di un grande di- del centro storico di Fano che richiedevano il ri-
pinto, ora scomparso, dell’eugubino Benedetto pristino della cancellata in ferro del Portico della
Nucci che rappresentava una Vergine delle rocce Chiesa di Santa Maria Nuova in Fano, asportata
di notevole pregio. E’ rimasto soltanto il trittico durante la seconda guerra mondiale, il Consiglio
che ha per soggetto tre storielle bibliche: il pec- della Circoscrizione n. 1, approvava la proposta in
cato originale, la cacciata dal paradiso terrestre base ai seguenti motivi:
e la discesa al limbo”23. Ancora oggi il dipinto si - riportare l’artistico portico della Chiesa alla sua
trova nella sagrestia. completezza;
Il 7 giugno 1970 veniva solennemente consacra- - evitare che detto portico continui ad essere luogo
to dal vescovo Costanzo Micci il nuovo altare di posteggio per biciclette e di moto e di sosta di
maggiore, “progettato secondo i nuovi canoni gruppi di ragazzi che deturpano l’ambiente con
liturgici dall’ing. Franco Baldelli di Ancona”24 e scritte varie;
realizzato dalla ditta Marmifera Pesarese. I capi- - il ripristino della cancellata non permetterà che grup-
telli furono scolpiti dal fanese Ilario Alegi. pi di sbandati, durante la notte, sostino utilizzando il

115
LA CHIESA DI SANTA MARIA NUOVA A FANO

La proposta di ricostru-
zione della cancellata
nell’atrio di Santa Maria
Nuova elaborata dagli
allievi della “Sezione Me-
talli” dell’Istituto Statale
d’Arte “A. Apolloni” di
Fano (anni Ottanta)

116
I RESTAURI DEL NOVECENTO

luogo in modo contrario alla decenza. Tale fatto risul- Della cancellata non si fece più nulla, mentre una
ta indecoroso ed offensivo per la cittadinanza e per i riparazione del tetto e della grondaia della chiesa
turisti e cultori dell’arte che si recano nella Chiesa per venne autorizzata nel 1982.28
ammirare alcuni capolavori del Perugino, del Santi, Il restauro del portico invece si fece qualche anno
del Raffaello ecc.; dopo, tra il 1993 e il 1995, e venne realizzato
- la cancellata infine sarà utile anche per salvaguardare grazie all’interessamento della Fondazione della
meglio l’interno da eventuali tentativi di furto. Cassa di Risparmio di Fano.29
Si fa presente che negli archivi della Biblioteca Il lavoro di restauro venne svolto da Leonardo
Federiciana comunale è stata reperita la foto alle- Buffi, Alfio Giuliani e Nino Pieri. Le loro sche-
gata che riproduce la parte centrale della cancellata de di restauro vennero pubblicate in uno dei
asportata. A questa è stato realizzato il progetto Quaderni della Fondazione. Ecco in sequenza le
accluso ad opera degli allievi dell’Istituto Statale rispettive relazioni: “I paramenti lapidei presenti
d’Arte “A. Apolloni” di Fano, come lavoro inter- nel portale della chiesa erano interessati da patine
disciplinare. nere più o meno spesse e coerenti. Le indagini
Gli stessi allievi ne effettueranno la realizzazione e stratigrafiche e la microscopia elettronica a scan-
la messa in opera. Si sottolinea che la foto suddetta, sione (SEM) hanno ben evidenziato questo stato
pur essendo l’unica esistente, ha permesso la rico- di fatto. Dalle analisi eseguite si è rilevato che la
struzione completa del disegno dell’opera. quantità di sostenze estranee al materiale lapideo
Considerando l’utilità e la validità della richiesta, era generalmente abbastanza similare. I risultati
si prega una favorevole e sollecita approvazione. evidenziavano la presenza di gesso come elemen-
Inoltre si allega copia del progetto studiato e realiz- to centrale dei fenomeni, unitamente ad ossalati
zato dalla locale scuola d’Arte.26 e a basse quantità di cloruri e metalli pesanti.
Per quanto riguarda gli ossolati va messa in evi-
In riferimento a questa lettera l’allora soprin-
Il portico con la cancellata
tendente Dott. Arch. M. Luisa Polichetti, in come appare in una foto
data 10 gennaio 1981, dava il seguente parere: d’epoca
“Questa Soprintendenza ha esaminato la lette-
ra prot. 015/80 del 21 novembre u.s. di codesta
Circoscrizione comunale, inerente il ripristino
della cancellata in ferro del portico della Chiesa
di S. Maria Nuova di Fano.
Pur condividendo le giuste preoccupazioni circa
lo stato di degrado in cui versa l’immobile, do-
vuto anche all’uso non decoroso del portico in
oggetto da parte di vandali e gruppi di sbanda-
ti, questo ufficio non ritiene di poter esprimere
un parere favorevole alla proposta di ripristino
dell’antica cancellata in ferro in quanto una tale
soluzione che si prospetta come un falso sia di
natura storica che artistica, altera l’equilibrio ar-
chitettonico e spaziale del portico stesso.
Si invita pertanto a studiare una diversa solu-
zione del problema, prendendo eventualmente
accordi con la locale Stazione dei Carabinieri.”27

117
LA CHIESA DI SANTA MARIA NUOVA A FANO

denza l’azione protettiva che essi esercitavano I lavori eseguiti dall’impresa Giuliani Alfio, ditta
sulle superfici lapidee e che era in relazione alla specializzata in lavori di restauro su edifici monu-
loro scarsa solubilità. In definitiva l’alterazione mentali, hanno interessato il portico della chiesa.
predominante era quella legata alla presenza di Nello specifico i lavori sono consistiti nella demo-
sali solubili ed in particolare alla discreta concen- lizione dell’intonaco in cemento per una fascia di
trazione di gesso che giustificava l’alterazione del- m 2,80 dal piano del pavimento per i tre lati del
la calcite. La presenza di cloruri e nitrati, seppure portico. Il restante intonaco è stato raschiato e
in quantità limitata ed inferiore all’1%, era tutta- scartavetrato.
via indicativa dei processi di alterazione legati ai La superficie precedentemente stonacata è stata
cicli di cristallizzazione-dissoluzione. intonacata con malta di calce secondo l’andamen-
L’indagine petrografica in sezione sottile non ha to naturale della muratura e rifinita con stucco a
comunque evidenziato, sotto la crosta nera, alte- calce estesa anche all’intonaco esistente.
razioni del materiale lapideo. Le pareti sono state tinteggiate a latte di cal-
Le analisi enzimatiche spettrofotometriche han- ce e terre colorate secondo le indicazioni della
no evidenziato sui campioni [...] la presenza di Direzione lavori. (Alfio Giuliani)
discrete quantità di trigliceridi e colesterolo la cui Il portale della chiesa si presentava, come già pre-
origine poteva essere messa in relazione non tan- cisato, completamente annerito e illeggibile nella
to con l’inquinamento industriale (idrocarburi), sua plasticità a causa di spesso strato di sporco
ma più significativamente con trattamenti anti- dovuto alle croste nere e alle ossidazioni di oli e
chi effettuati con grassi ed olii a scopo protettivo. cere protettive usate in precedenti interventi di
(Leonardo Buffi) restauro.

La via antistante la chiesa


come si presentava in una
foto d’archivio di inizio
secolo. Sul portico si
intravvede la cancellata di
ferro

118
I RESTAURI DEL NOVECENTO

Le colonne del portico con i capitelli ed i piedi- Note


stalli erano pure neri per le croste, eccettuate le 1. Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio
zone di dilavamento dell’acqua piovana. delle Marche di Ancona (d’ora in poi SBBAAPM), cartella M
La stessa parte superiore del portale, costituita PS.13.39, comunicazione del 23 maggio 1923.
2. Ibidem, comunicazione del 19 maggio 1933.
da una cornice in pietra arenaria e da un Cristo 3. G. Perugini, Fano e la seconda guerra mondiale, Bologna 1949,
benedicente in marmo di Verona, presentava una pp. 159-161.
spessa patina di sporco dovuto a sostanze grasse 4. Archivio di Stato di Pesaro (d’ora in poi ASP), Genio Civile,
Perizie, n. 3781, alla data.
usate come protettivi. 5. SBBAAPM, cartella MPS.13.39, nota del 6 settembre 1946.
Poiché lo spesso strato di sporco raggiungeva 6. Ibidem, comunicazione del conte Piercarlo Borgogelli del 7
quasi i due millimetri, si è proceduto ai saggi agosto 1946.
7. Biblioteca Federiciana di Fano (d’ora in poi BFF), Fondo Sel-
di pulitura mediante impacchi effettuati con velli, XVII, 186.
AB57 e carbossimetilcellulosa. I punti più tena- 8. Il dépliant, a firma del “Rev. P. Govanni Barbalarga, francesca-
ci e nascosti sono stati ripuliti meccanicamente no, Parroco di Santa Maria Nova”, contiene nove foto in bianco e
nero raffiguranti da una parte il campanile, l’interno della chiesa
con l’ausilio della microsabbiatrice e comunque e il coro, prima della devastazione, con i quadri della Vergine con
riguardavano zone minime del manufatto. Le bambino e Pietà e l’Annunciazione; le restanti riguardano invece
microfratture e le scaglie, inoltre, sono state con- i danni alla chiesa, con l’abside squarciata ripresa dall’interno e
dall’esterno, e i cumuli di macerie alla base del campanile distrut-
solidate con silicato di etile-alchilalcossisilano. to e della chiesa (BFF, Fondo Selvelli, XVII, 186).
La protezione finale è stata eseguita con silossano 9. SBBAAPM, cartella MPS.13.39, comunicazione del 15 dicem-
CTS 111. (Nino Pieri)”.30 bre 1952 con riferimento alla precedente lettera del 7 febbraio
1952 inviata al Genio Civile di Pesaro.
10. Il Tosti, che scrive nel 1926, così parla di quest’organo: “ Nel
1845 dal P. Flamini, allora generale dell’Ordine, venne costruita

Il portico della chiesa


come si presentava prima
del restauro del 1993-95

119
LA CHIESA DI SANTA MARIA NUOVA A FANO

la Biblioteca; e parimenti dalla munificenza del detto Padre fu ri- 20. “Rifatto il pavimento a piastrelle ponendovi alcune con i no-
fatto l’organo con l’orchestra. Autori dell’organo furono i Bazzani minativi sopra i sepolcri di famiglie nobili che avevano diritto
di Venezia e il 6 marzo 1853 venne collaudato dal R.mo Pietro della sepoltura gentilizia ed elitaria”. ASDF, Cartella Santa Maria
Madei, Maestro della Cappella di Loreto. (P.S. Tosti, L’Osservan- Nuova. Esiste poi presso l’archivio di Santa Maria Nuova una
za a Fano, in Memorie Francescane Fanesi, Fano 1926, p. 180.) I mappa ed un elenco dai quali si può facilmente risalire alla loro
fratelli Bazzani operarono tra Ottocento e Novecento e realizza- posizione in chiesa.
rono nel Veneto, in Abruzzo e nelle Marche molte installazioni 21. BFF, Fondo Selvelli, XVII, 186. A proposito delle famiglie
(nella Collegiata di Santo Stefano di Monte Santo, oggi Potenza aventi “diritto della sepoltura gentilizia ed ereditaria in S. Maria
Picena, Chiesa dei Cancelli a Senigallia) Nuova” cui fa riferimento il Selvelli, giova ricordare che questo
11. ASP, Genio Civile, Perizie, pratica 5258. diritto fu rinnovato nella prima metà del XIX secolo, come ci
12. Ibidem. informa Riccardo Paolucci nel suo saggio I sepolcri gentilizi a S.
13. Ibidem. Maria Nuova, in Memorie Francescane Fanesi, Fano 1926, pp.
14. Ibidem. 125-126, il quale ci ricorda che a quell’epoca vennero aggiunte
15. Si veda l’articolo I minori Francescani e la Chiesa S. Maria due nuove famiglie: quella di Cesare Falcioni e quella di Sante
Nuova in Fano a firma di Alessandro Castellani apparso su “La Scalabrini Astolfi. A quest’ultima succedettero poi i Selvelli.
Voce Adriatica” del 18 novembre 1956. Dallo stesso articolo si 22. La “consolle” del nuovo organo installato in Santa Maria Nuo-
apprende anche che il nuovo altare maggiore fu rifatto su disegno va, in “Il Resto del Carlino” del 19 novembre 1959 (BFF, Fondo
del professor Stefanucci. Selvelli, XVII, 186).
16. SBBAAPM, cartella MPS.13.39, lettera del 14 dicembre 1955. 23. F. Filipetti, Un trittico cinquecentesco ritorna a Santa Maria
17. SBBAAPM, cartella MPS.13.39, lettera del 4 settembre 1957. Nuova, in “Lo Scambio” del 15 aprile 1963 (BFF, Fondo Selvelli,
18. Questo il testo della lettera inviata al Soprintendente ai XVII, 186).
Monumenti di Ancona nel novembre del 1957 dal padre guardiano 24. ACSMNF, Libro delle cronache, p. 68
Francesco Talamonti: “La Comunità Religiosa di S. Maria Nuova in 25. SBBAAPM, Archivio Deposito, cartella M PS .13.39, comuni-
Fano, orgogliosa di possedere nella sua vasta e centralissima Chiesa cazione dell’8 novembre 1980, prot. 4943.
vari tesori d’arte, fra cui primeggia la pala del Perugino con lunetta 26. SBBAAPM, Archivio Deposito, cartella M PS .13.39, comu-
e predella, posta nel terzo altare a destra, inoltra domanda a codesta nicazione del 21 novembre 1980, prot. 015/80. La proposta fu
Spett. Direzione della Sovraintendenza ai Monumenti perchè que- seguita dal professor Bruno Rivaroni, insegnante presso l’Isti-
sto capolavoro di arte possa traslarsi all’altare maggiore in apposita tuto Statale d’Arte di Fano, e venne realizzata dagli allievi della
iconostasi. “Sezione Metalli” dello stesso istituto. La cancellata era stata in-
Il collocamento attuale, sia per le condizioni di luce e sia per l’adat- stallata nell’Ottocento e fu rimossa per donare il ferro per la cam-
tamento in un altare non adeguato nelle sue modeste dimensioni pagna d’Africa. Devo queste informazioni al professor Giovanni
alla pala stessa, non dona all’opera del grande Maestro Umbro quel Bellantuono dell’Istituto Statale d’Arte “A. Apolloni” di Fano che
risalto che avrebbe qualora fosse posta con un’iconostasi all’altar ringrazio nuovamente per la sempre cordiale disponibilità.
maggiore. Si allega il progetto del Prof. Donatello Stefanucci. 27. SBBAAPM, Archivio Deposito, cartella M PS.13.39, comuni-
Si fa notare - come da allegato progetto - che la predella, pur potendo cazione del 10 gennaio 1981, prot. 9055.
inserirsi nel medesimo, si penserebbe di porla in una delle pareti del 28 SBBAAPM, Archivio Deposito, cartella M PS.13.39, comuni-
presbiterio con robusto ancoraggio, sia per salvaguardarla che per la cazione del 13 agosto 1982, prot. 6579.
migliore visibilità. 29. SBBAAPM, Archivio Deposito, cartella M PS.13.39, comunica-
L’altare maggiore già esistente, eseguito nell’immediato dopoguerra zione del 16 luglio 1993, prot. 514/93. Questo è il testo della lettera
sul disegno del medesimo con approvazione della Sovraintendenza, inviata alla Soprintendenza dal Comune di Fano: “Si comunica
è in gran parte in pietra di Trani con pannelli di fiore di pesco e che la Fondazione della Cassa di Risparmio di Fano ha recente-
diaspro. mente espresso l’intenzione di provvedere a sue spese al restauro
Per la parte nuova si penserebbe di usare per l’ossatura materiale di dell’artistico portale e portico rinascimentali della chiesa fanese di
Trani, e botticino per le parti aggettanti con panneli d’agata rosato. S. Maria Nuova.
Nella fiducia che codesta Spett. Direzione prenda a cuore la presente Si rende pertanto necessario un incontro con i tecnici di codesta
richiesta, la Religiosa Comunità ringrazia anticipatamente e porge i Soprintendenza per esaminare modalità e tempi per il suddetto
più distinti saluti.” (SBBAAPM, cartella MPS 13. 39, alla data). restauro e anche definire chi dovrà approntare il relativo progetto.
19. Si vedano a questo proposito le comunicazioni dell’ampio Come risulta dalla documentazione che si allega, proprietario della
carteggio tra Soprintendenza ai Monumenti, Parrocchia Santa chiesa è il Comune di Fano, mentre i Padri Minori sono solo re-
Maria Nuova e ingegner Cesare Selvelli, tutte conservate pres- sponsabili della ufficiatura della stessa.
so la SBBAAPM, cartella MPS 13. 39, in particolare le lettere Si resta in attesa di un cortese riscontro e si porgono distinti saluti.
dell’8 giugno e del 12 novembre 1958; del 4, 6, 10 luglio e del 20 L’ Assessore alla Cultura (Avv. Manuela Isotti)”.
agosto 1959. Qui di seguito si riporta parzialmente quella del 22 30. AA.VV., Fano Chiesa di S. Maria Nuova Restauro del portale e
novembre 1958 del Soprintedente Mesturino, che così recita: “Il intervento sul portico, in F. Battistelli, A. Deli (a cura di), Restauri
pavimento della Chiesa di Santa Maria Nuova di Fano si presenta 1993/’95, Fano 1996, pp. 32-33.
in più punti avallato e logorato dal tempo, con le marmette rotte
e con conseguente serio pericolo alla pubblica incolumità, anche
per la presenza di ossari sottostanti le cui coperture lesionate mi-
nacciano di cedere [...]”

120
I RESTAURI DEL NOVECENTO

Il portale e la lunetta su-


periore dello stesso, come
si presentavano prima del
restauro del 1993-95

121
LA CHIESA DI SANTA MARIA NUOVA A FANO

Alcuni dettagli architet-


tonici del portale e del
portico prima del restauro
del 1993-95

122
I RESTAURI DEL NOVECENTO

Il loggiato d’ingresso come


appare oggi

123