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Riassunto macroeconomia una prospettiva europea di


blanchard
Macroeconomia (Università degli Studi di Torino)

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Riassunto: “Macroeconomia. Una prospettiva europea”


edizione 2016
Di. Oliver Blanchard, Alessia Amighini, Francesco Giavazzi
Cap.1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 21, 22 e 23.
(questo riassunto contiene grafici e spiegazioni)
+
Questo riassunto contiene grafici, formule ed esercizi svolti
dell'eserciziario “Esercizi di Macroeconomia” di David W. Findlay
+
Domande esame prof. Bardazzi (simulazione)

Riassunto degli: “GliAlfieridiCesare”

“Cap. 1”
Tra i concetti chiave per approcciarsi allo studio della macroeconomia
troviamo:
1. tasso di produttività: rappresenta l'investimento nelle nuove tecnologie
di un paese (che indicheremo con A);
2. tasso di produzione: mostra la produzione complessiva all'interno di un
determinato paese, in pratica permette di vedere quanto è grande
un'economia;
3. reddito pro capite: Y/tot popolazione. Rappresenta qual'è il livello medio
dei redditi per ogni cittadino.

Per vedere poi se un'economia è sana o meno si guarda al tasso di crescita


della produzione, al tasso di inflazione (aumento dei prezzi dovuto
all'aumento dei consumi, quindi della produzione) e al tasso di
disoccupazione (u=U7L) dato da disoccupati/Forza Lavoro (U+N).
La Crisi economica del 2008 (è domanda di esame. Forse ora vi sembrerà
complicato ma vi invito a ritornare su questa lettura dopo aver letto l'intero
riassunto e vedrete che i vari punti vi torneranno tutti):
è forse la più grave crisi economica della storia dopo quella del 1929. E' una
crisi nata nel mercato finanziario e poi trasferitasi all'economia reale. Questa
crisi nasce col mercato delle case. In pratica dalla fine degli anni 90 e per
buona parte degli anni 2000 il prezzo delle case americane continuava a
salire. Questo per gli istituti di credito come le banche era un bene in quanto

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c'era solo da guadagnarci, per tre motivi:


• in primo luogo le banche erogano prestiti con però un tasso sui prestiti,
in pratica se prendete un prestito in banca la banca vi darà l'ammontare
che vi serve (es. 2000) ma vi dirà che c'è un tasso di interesse da
pagare (es. 5%) e quindi quello che dovrete restituire alla banca è
(2000+100=2100). Questo perchè i prestiti rappresentano la principale
attività delle banche (ma questo lo esamineremo nel capitolo 4);
• in secondo luogo le banche possono pignorarvi la casa se non siete
capaci a risanare il debito, e visto che i prezzi delle case aumentavano
le banche pignoravano una casa che era stata comprata con i soldi
della banca ad esempio per 10000$ e la rivendeva al primo offerente
per un prezzo maggiore 20000$;
• inoltre se gli individui venivano a contrattare il debito pagavano una
commissione.
Come abbiamo visto c'era solo da guadagnarci, le banche iniziarono così a
elargire prestiti anche ad individui che non avevano investimenti, titoli o
addirittura lavoro, questo perchè se fossero diventati insolventi le banche
avrebbero rivenduto le case con prezzo maggiorato. Inoltre le banche
iniziarono a passarsi i mutui tra di loro, quest'attività chiamata
“cartolarizzazione” viene fatta per evitare di possedere i mutui di una sola
zona, così da evitare buchi di bilancio che in caso quella zona vada in crisi.
Quando però il prezzo delle case cominciò a diminuire perchè l'offerta
superava la domanda, le banche iniziarono ad avere grandi problemi perchè
se gli individui diventavano insolventi, le banche pignoravano la casa, ma la
dovevano vendere per forza ad un prezzo minore di quella a cui era stata
comprata, questo generò enormi buchi nei bilanci delle banche. Il problema è
che questi mutui “tossici” erano detenuti da tutte le banche che smisero di
passarsi i mutui, iniziarono a ritirare i propri capitali e risparmi che avevano in
altre banche per coprire le perdite e questo generò una forte instabilità nel
settore bancario. Il trasferimento all'economia reale è avvenuto in quanto i
cittadini americani iniziarono a nutrire perplessità nel settore e crollò così la
fiducia. Un crollo della fiducia dei clienti è estremamente negativo perchè
questi consumatori iniziarono a ritirare i loro depositi presso le banche
(diminuendone le passività di bilancio con cui si finanziano le attività) e
aumentarono il tasso di risparmio dell'economia, un eccessivo risparmio
nell'economia è negativo in quanto si consuma meno, quindi si vende meno,
quindi si produce meno e di conseguenza diminuiscono i salari. Inoltre si
importa di meno e gli Usa sono il principale importatore dei prodotti europei, e
la crisi (che già aveva colpito le banche europee) colpì anche il sistema
produttivo europeo. Gli stati europei risposero con una diminuzione della
spesa pubblica (G) e un aumento delle tasse (T), questo destabilizzò diversi
paesi e diminuì la domanda dei consumatori. Inoltre gli investitori di titoli di
stato, per paura di non vedere un ritorno delle obbligazioni(titoli di stato) da

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loro comprati, iniziarono a chiedere dei tassi di interesse più alti, che si
finanziano con tasse più alte, destabilizzando l'economia di un paese perchè
la domanda crolla e il governo diventa impopolare. Ciò nonostante l'Europa
dopo due anni sembrò tornare in crescita, finchè la Grecia non dichiarò un
hair cut (metodo di default cap. 23) e questo provocò il double di nel 2012.

Zero lower bound


La Banca Centrale Americana (Fed), ovviamente non stette con le mani in
mano e iniziò una serie di manovre non convenzionali dette di “quantitative
easing” con cui iniziò a comprare le attività rischiose delle banche, al fine di
creare maggiore fiducia. Inoltre il tasso di interesse sui titoli fu abbassato
grazie ad una serie di politiche espansive (cap. 4). Questo però fece arrivare
il tasso di policy r = 0, e per questo livello le manovre espansive non hanno
più effetto in quanto non si può andare sotto il livello di zero perchè altrimenti
nessuno comprerebbe titoli, ma il consumatore in questo punto non è
condizionato a comprare titoli o detenere moneta (vi sarà più chiaro con cap.
4 – 5).

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Si può andare sotto lo Zero Lower Bound?


Il dibattito è ancora aperto ma secondo alcuni studiosi è possibile andare al di
sotto del livello minimo di tasso di interesse grazie ad un tasso di inflazione
abbastanza alto (del 6% circa).

Euro
Euro si o euro no? Questo è il dilemma che ci facciamo se accendiamo la
televisione tra un vaffanculo di Grillo, una ruspa di Salvini e una figura di
merda di Renzi, appena riusciamo a riprenderci da tutto questo orrendo
spettacolo la domanda è sempre quella “ma perchè l'euro?”. In teoria è
semplice, la moneta dell'euro è stata coniata per eliminare i tassi di cambio e
gli ostacoli commerciali, inoltre ci si auspicava di fare concorrenza al dollaro
americano. Quello che però molti studiosi non dicono è che questo sistema
che mette in comune tutti i paesi appartenenti all'Eurozona, è un sistema che
presenta un grande difetto, ossia il fatto che è difficile regolare le politiche
monetarie. Se un paese ha un tasso di crescita basso secondo i policy
makers bisognerebbe aiutare l'economia con una politica monetaria
espansiva, mentre se un paese ha un'eccessiva crescita (si la crescita se è
esponenziale e incontrollata più generare difetti) bisogna attuare una politica
monetaria di costrizione. Il problema è che con l'euro la Banca Centrale
Europea può scegliere una sola politica da attuare per tutti i paesi perchè la
valuta è una, ma solo un folle metterebbe a confronto il livello di crescita della
Grecia con quello della Germania, e dunque le politiche monetarie europee
risultano alle volte inefficienti. Inoltre è una moneta forte che non può essere
svalutata tanto facilmente come invece avveniva con la lira in Italia.

“Cap. 2”
Si intende con profitto quella parte di ricavo che al netto dei costi
effettivamente finisce nelle nostre tasche, vi faccio un esempio terra terra: voi
comprate questo riassunto a 10€ (mio ricavo), docsity mi prende le
commissioni, mi tocca pagare l'iva e alla fine di quei 10€ me ne arrivano (5€)
che sono il mio profitto.
Che cos'è il Pil? Il Pil è il prodotto interno lordo, ossia la produzione di beni
finali. Esistono tre modi diversi per calcolarlo:

1. Valore beni finali:


es. esistono due imprese nell'economia. L'impresa A produce acciaio
(quindi non un bene finale) il suo ricavo è di 100, il suo costo per salari
è 80 e il profitto è di 20. L'impresa B invece produce macchine (bene

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finale, ossia derivato da un processo di manifattura) e compra l'acciaio


dall'impresa A, quindi qui i costi sono per salari 70, per l'acquisto di
materie prime 100 (costi totali dunque 170), ricavo 200 e profitto 30.
Bene col metodo dei beni finali il pil è 200 perchè 200 è il ricavo dei
beni finali;
2. Valore aggiunto:
il valore aggiunto di un bene deriva dalla sottrazione tra il suo ricavo e i
costi per materie prime. Quindi l'impresa A ha valore aggiunto 100,
mentre l'impresa B ha anch'essa valore aggiunto 100 (200 – 100=100).
Anche qui il pil è 200 (100+100);
3. Totale redditi finali:
è dato da lavoro – profitti. Quindi A (80+20 =100), B (70 + 30 =100),
quindi il pil è sempre 200.
Con i vari metodi il pil è sempre uguale. Ricordate inoltre che per calcolare
una % tra 2 anni si fa:
2010: 400 2011: 450

450 – 400/400 = 0,125 X 100 = 12,5%

Bisogna inoltre fare una distinzione tra pil nominale e pil reale. Il pil nominale
(dato da quantità prodotta + i prezzi) si indica con €Yt e indica il livello di
quantità prodotta e prezzi. Il pil reale Yt è invece il valore reale della quantità
prodotta, rappresenta cioè solo la quantità prodotta e non i prezzi, per
calcolarlo (occhio che all'esame può saltare fuori la domanda) si prendono i
prezzi di un anno base su cui si calcola la quantità. Ad esempio nell'anno 1 ci
sono due beni pesce (q 100 e p 2) e vongole (q 200 e p3), nell'anno 2 pesce
(q 130 e p 3) e vongole (q 300 e p 4). Se l'anno base decidiamo che sia
l'anno 1 e dunque il prezzo fisso sia quello dell'anno 1:
Yt (anno 1)= 100x2 + 200x3 = 600
Yt (anno 2)= 130x2+ 300x3= 1160
e la percentuale tra questi due anni è il tasso di crescita della produzione:

Tasso di Crescita = 1160 – 600 /600 = 0,93x100 = 93,33%


momenti di crescita: espansione
momenti di crescita negativa: recessione

Il pril pro capite è dato da Y/ numero della popolazione (ogni volta che trovate
pro capite significa diviso per il numero della popolazione).

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Inflazione
Esistono due principali modi per calcolare l'inflazione. Il primo è quello del
deflatore del pil che si calcola:

(Deflatore del pil) Pt = €Yt/Yt


(Inflazione) π = Pt – Pt-1 / Pt-1

Il difetto di questo metodo è che non tiene conto dei beni consumati
all'interno di una economia ma prodotti in un'altra, proprio perchè il deflatore
si calcola col pil che contiene solo i beni prodotti nell'economia di uno stato. Il
secondo metodo ci permette di risolvere questo problema. Il metodo
dell'”Indice dei Prezzi al Consumo” è un metodo per cui ogni anno si crea un
paniere di beni che viene aggiornato dagli istituti di statistica e di anno in
anno si guarda quanto costa comprare quel paniere di beni che le famiglie
consumano (inoltre il paniere è costantemente aggiornato, ad esempio si
tolsero i floppy disck dal paniere e vi si misero i cd o le pennine).
L'inflazione se eccessiva può essere negativa, per questi gli esperti
affermano che il livello ottimale di inflazione è del 6%.

Mercato del lavoro


Occupati (N): secondo il metodo europeo di statistica sono coloro che nella
settimana precedente all'intervista hanno svolto almeno un'ora retribuita di
lavoro. Per il modello americano sono coloro che al momento dell'intervista
hanno un'occupazione;
Disoccupati (U): sono coloro che non hanno un lavoro ma ne stanno
cercando attivamente uno e sono disposti a lavorare;
Inattivi: sono i lavoratori scoraggiati che non cercano più occupazione (quelli
in fascia lavorativa dai 16-84 anni), quelli non in fascia lavorativa sono
studenti e pensionati;
Forza Lavoro (L): N + U.
Il tasso di disoccupazione si calcola in relazione tra disoccupati e forze
lavoro:
u=U/L

Un'elevata disoccupazione significa che lo stato non sta sfruttando la


manodopera disponibile, ma anche un'elevata occupazione può causare
problemi come sta avvenendo attualmente in Giappone (spero seguiate
l'attualità, vi può essere utile a capire i concetti) dove la disoccupazione è
verso soglia 1% e quindi non trovano nuovo personale e chiedono
manodopera ad altri stati.

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Legge di Okun

E' una legge per la quale nesiste una relazione inversa tra disoccupazione e
tasso di crescita della produzione. E' stato dimostrato però che esistono
grandi eccezioni a questa regola, come il caso italiano in cui alle volte si è
avuto una forte disoccupazione in momenti di crescita e meno
disoccupazione in momenti di poca crescita. Questo perchè le aziende
possono cercare di mantenere al loro interno i lavoratori in attesa che i tempi
migliorino.

Curva di Phillips

Secondo questa regola esiste una correlazione inversamente proporzionale


tra inflazione e disoccupazione (grafico come la legge di Okun). Questo
sistema non sempre è vero, dagli anni 70 infatti la curva originaria viene
modificata perchè l'inflazione aumenta a seguito della guerra del Kippur e i
lavoratori vogliono salari in termini reali e non più nominali.

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“CAP.3” BREVE PERIODO – Mercato Dei Beni


Nel breve periodo la produzione dipende dal consumo e la fiducia dei
consumatori. Nel medio periodo la variazione è data dall'inflazione e dalle
politiche della banca centrale di un paese. Nel lungo periodo gli effetti dello
stock di capitale e le politiche sono i fattori che influenzano la crescita.

Breve periodo:

Il pil (produzione) si compone di più fattori.


G (spesa pubblica), I (investimenti),
C (consumi) e NX (esportazioni ed
importazioni). In questo corso noi
analizzeremo un mercato chiuso non aperto
per tanto non terremo conto delle NX
che faremo al corso di “Economia
Internazionale” dove di analizza un mercato
aperto.
T = tasse.
Dunque la funzione di domanda è la
seguente:
Z=C+I+G
che in equilibrio: Y=Z
Y=C+I+G

C = c0 (consumo quando il reddito è 0) + c1 (propensione al consumo) X


reddito disponibile (Y – T). c0+c1(Y-T).
I = Y, r+x (momentaneamente consideriamola variabile esogena).
G è variabile esogena, viene cioè assegnata dagli esercizi.

Z= c0+c1(Y-T) + I + G
Z= c0 + c1Y – c1T + I + G
Z=Y
Y= c0 + c1Y – c1T + I + G
Y - c1Y = c0 – c1T + I + G
(1-c1)Y=c0 – c1T + I + G
Y= 1/(1-c1) * c0 – c1T + I + G

1/(1-c1) è l'effetto moltiplicatore della produzione. Per ogni variazione di uno


dei fattori della produzione, la Y aumenta in maniera maggiore.
Se uno dei valori C, I o G aumenta la curva si sposta verso l'alto e la

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produzione aumenta. Ipotizziamo aumenti I e quindi la curva si sposta da c0


a c01 e la produzione aumenta.

Da A a B la domanda aumenta e il reddito resta uguale, per soddisfare la


domanda la produzione viene aumentata ( da B a C), se aumenta la
produzione aumenta anche il reddito e quindi la domanda (da C a D). Tutto
questo fino a raggiungere il nuovo punto di equilibrio G. Ricordate inoltre che
prima del punto di equilibrio la domanda supera la produzione, dopo il punto
di equilibrio la produzione supera la domanda.

Es. 2 pag 99 manuale

C =160 + 0.6 Yd Yd = Y-T


I= 150
G=150
T=100

Z=160 + 0.6 Yd + 150 + 150


Y= 160 + 0.6Y – 60 + 150 + 150

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Y – 0.6 Y = 160 – 60 + 150 + 150


Y= 1/0.4 * 160 – 60 + 150 + 150
Y= 1000 Z=1000

Ipotizziamo che c0 aumenti di 100:

C= 260 + 0.6 Yd

Z= 260 + 0.6 Yd + 150 + 150


Y= 260 + 0.6Y – 60 + 150 + 150
Y= 1/0.4 * 260 – 60 + 150 + 150 = 1250 come potete vedere grazie all'effetto
moltiplicatore, la produzione non è aumentata solo di 100 ma di 250 rispetto
alla precedente produzione.

Un altro modo per identificare l'equilibrio è I = S (S = risparmio).


Sprivato = Y – C – T
Spubblico = T – G (si ha un avanzo di bilancio quando T>G, un disavanzo di
bilancio quando G>T)
Stotale = Y – C – T + T – G = Y – C – G

I=Y–C–G
-Y = -I – C – G
Y = C+ I + G

La propensione al risparmio è data dal Sprivato: S = Y – C – T


S = (1 – c1) (Y-T) – c0 (1 – c1) è la propensione al risparmio

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“Cap.4” Mercato Finanziario


Si può detenere la propria ricchezza in moneta o in titoli. La moneta è
l'insieme di circolante e conto corrente. E' usabile nella transazioni e non
genera interessi. I titoli sono invece strumenti finanziari che non sono usabili
nelle transazioni e che però maturano interessi.
Ragioniamo per ipotesi.

IPOTESI 1. Si detiene tutta la ricchezza in moneta ma non esistono depositi


di conto corrente (c/c). In questo caso la funzione della domanda di moneta è
data da
Md = €YL(i) (è espresso in modo nominale per il momento).

L(i) : è il tasso di interesse sui titoli, al suo aumento la domanda di


moneta diminuisce.
€Y : è il reddito nominale. Se aumenta il reddito aumenta la domanda di
moneta perchè gli individui vogliono spendere di più.

Ma si domanda a chi? Alla Banca Centrale e alla fine vedremo come la


domanda di circolante e conto corrente vadano a comporre la domanda
complessiva di moneta alla banca centrale.

M = valore. E' l'offerta di moneta della banca centrale.

La banca centralle ad inizio anno stabilisce un tasso di interesse per cui si


raggiunge un equilibrio tra M = Md.

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Se €Y dovesse aumentare allora:

Se aumenta €Y allora la curva si sposta, ma in questo caso la domanda

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eccede l'offerta di moneta, dunque la banca attua una politica monetaria di


contrazione con cui il tasso di interesse si alza e si va al nuovo punto di
equilibrio C. Prima di Spiegare cosa sono le politiche monetarie è giusto
spiegare cos'è il tasso di interesse 8in questo caso nominale). I titoli come
abbiamo detto generano degli interessi, nel mercato dei titoli si determina il
loro prezzo che tanto sarà maggiore, tanto minore sarà il loro tasso.

i = rimborso – prezzo titolo / prezzo titolo


il rimborso è ciò che io riavrò, ad esempio se compro un titolo a 95€ e il
rimborso tra due anni sarà di 100€, io avrò guadagnato 5€ (una miseria!
Perchè il tasso qui è basso!).

a) i=100-95/95= 5,26%
b) i=100-80/80= 25%

Il prezzo di un titolo è dato da: €Pt = rimborso / (1 + i)


quando sentiamo dire “il mercato dei titoli è salito” si intende che sono
aumentati i prezzi e quindi i titoli sono diminuiti.

Ora che abbiamo in testa cos'è il tasso di interesse, possiamo parlare delle
politiche monetarie. Si intende con politica monetaria espansiva quel tipo di
politica per cui la banca centrale compra titoli aumentando la domanda di titoli
(quindi il loro prezzo aumenta abbassando il tasso) e pagando in moneta,
aumentando la moneta in circolazione poi usata per aumentare la
produzione. Si intende con politica economica di contrazione una politica
per cui la banca centrale vende titoli (in quanto il loto tasso e alto e il prezzo
basso) aumentandone l'offerta, diminuendone il prezzo dunque, riacquistando
moneta, qui la produzione diminuisce. Per questo quando si è parlato dello
zero lower buond si è detto che il problema era che gli individui diventavano
indifferenti a comprare moneta o a comprare titoli, perchè i = 0%.
La banca centrale può fare questo proprio grazie a come è composto il suo
bilancio:

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IPOTESI 2. Esistono solo conti corrente.

La funzione di domanda resta sempre Md = €YL(i). Grazie a questa formula


però possiamo calcolare la quantità di riserve chieste dalle banche alla banca
centrale.

Le banche ricevono fondi dai loro clienti che vengono usati per finanziare i
prestiti, per investirli in titoli e le riserve. Le riserve sono previste per legge
(circa l'1% di ciascun c/c) perchè avere delle riserve permette alle banche di
avere soldi da parte per far fronte a molti imprevisti o trasferimenti da parte
dei clienti. Le riserve sono richieste alla banca centrale e il coefficente di
riserva è dato da Θ = riserve / depositi.

Domanda di riserve: Hd = ΘMd = Θ€YL(i)

Ipotesi 3. Esistono sia depositi che circolante


Ora possiamo trovare la domanda totale alla banca centrale.

Domanda circolante: CId =cMd = (c)€YL(i)


Domanda depositi: Dd = (1-c)Md
Domanda riserve: Rd = Θ(1-c)Md
Domanda totale alla banca centrale: cMd + Θ(1-c)Md = [c+Θ(1-c)]Md
Offerta di moneta della banca centrale: M = CI + D

La domanda di moneta in termini reali si calcola dividendo per i prezzi e


lasciando solo il reddito reale: M/P = YL(i)

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“Cap. 5”
Adesso andremo a rappresentare graficamente la relazione tra il mercato dei
beni e il mercato finanziario. L'insieme dei punti di equilibrio del mercato dei
beni è detto IS = (Y=Z o I=S), questa è la condizione di equilibrio.
Analizziamo adesso il fattore dell'investimento I. I è dato dal numero delle
vendite (se aumentano le vendite conviene comprare un macchinario nuovo
per produrre di più), e il tasso di interesse (se è alto non conviene prendere a
prestito perchè bisognerebbe poi ridare tanto alla banca).

I = I(Y,i)

i = influisce negativamente, ad un suo aumento gli investimenti diminuiscono


e dunque anche la produzione scende. Y↓ = C + I ↓ + G
Se aumenta invece il numero delle vendite (quindi il reddito dell'azienda)
allora gli investimenti aumentano aumentando la produzione. I↑ =I(Y↑ ,i↓).
Graficamente la IS si rappresenta così:

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E se ad aumentare fosse il tasso di interesse? Ragionate, se il tasso di


interesse fa diminuire l'I e quindi fa diminuire la produzione:

I punti di equilibrio nel modello IS-LM sono i punti di equilibrio tra mercato
finanziario e mercato dei beni (IS=LM), inoltre dimostrano che esiste una
correlazione tra i vari mercati.

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TIPI DI POLITICHE

MONETARIE (fatte dalla banca centrale):


• Espansive: la banca centrale aumenta la domanda di moneta, il prezzo
dei titoli aumentano e i loro tassi diminuiscono. Qui la banca compra
titoli e da moneta ai risparmiatori (comprandone i titoli);
• Di Contrazione: la banca vende titoli e dato che l'offerta supera la
domanda il prezzo è basso, quindi il tasso è alto. Qui la banca aumenta
il tasso di interesse, vende titoli che vengono pagati in moneta,
riacquista moneta e la mette nei depositi.

FISCALI (fatte dallo stato) solitamente dipendono dal tipo di governo


che si ha, con la sinistra si aumenta la G e le T per finanziare G, ma
aumenta anche il debito pubblico, con la destra si riducono le T perchè
diminuisce la G e si cerca di diminuire il debito:
• Consolidamento: si aumentano le tasse per diminuire il disavanzo di
bilancio, oppure sempre per diminuire il disavanzo di bilancio si
diminuisce la spesa pubblica;
• Espansione: si aumenta la spesa pubblica o si diminuiscono le imposte.
Questo tipo di politica aumenta la produzione e la domanda mentre
l'aumento delle tasse la fa diminuire.
L'aumento delle tasse sul reddito influenza i consumi più che gli investimenti,
un aumento o riduzione del tasso di interesse ha più effetti sugli investimenti,
se si aumenta la G il C resta invariato.

Finanziarie:
• Se ci sono pochi azionisti lo stato può diventare il più importante
azionista delle banche, comprando il maggior numero possibile di azioni
per poi privatizzarle, rivendendo queste azioni a privati. Questo tipo di
politica è detta Capitalizzazione;
• Possibilità per le banche di ricevere maggiori prestiti dalla banca
centrale;
• Per rassicurare gli investitori bisogna ripulire le banche dalle attività
complesse (come durante la crisi).

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MIX

Il mix di politiche lo si vede per la prima volta col primo governo di Bill Clinton.
Con l'amministrazione Clinton si è visto un mix di politiche monetarie e fiscali
(gli stati uniti possono fare liberamente politiche monetarie, l'UE no perchè la
banca centrale europea non può fare politiche per un singolo paese).

Es. Se l'economia è in recessione il PIL non cresce o cresce di poco. Come si


interviene?
Potremmo fare una manovra espansiva abbassando il tasso di interesse, o
potremmo fare una manovra di espansione fiscale.....oppure un mix
(abbassare tasse o aumentare G e nel mentre abbassare il tasso di
interesse):

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ES. 5 pag 147


C = 200 + 0,25 Yd
I = 150 + 0,25 Y – 1000i
G = 250
T = 200
i = 0,05

a) determinare la IS
Y = 200 + 0,25 (Y – 200) + 150 + 0,25 Y – 1000 i + 250
Y = 200 + 0,25Y – 50 + 150 + 0,25Y – 50 + 250
Y – 0,50Y = 200 + 150 – 50 – 50 + 250
(1-0,50)Y= 500
Y = 1/(1-0,50) * 500 = 1000

b) i = 5
Y = 200 + 0,25 (Y – 200) + 150 + 0,25 Y – 1000 i + 250
Y = 200 + 0,25Y – 50 + 150 + 0,25Y – 5000 + 250
Y – 0,50Y = 200 + 150 – 50 – 5000 + 250
Y = 1/(1-0,50) * -4450 = - 8900 Gli investimenti vanno talmente in negativo
che l'economia entra in recessione.

c) Con i precedenti dati calcolare l'offerta reale di moneta


M/P = 2Y – 8000i
M/P = 2(-8900) – 8000 (5) = -17800 – 20000 = -57800
d) C = 200 + 0,25 (-8900 -200) = -2075
I = 150 + 0,25 (-8900)-5000= -7075

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“CAP.6”

Distinguiamo ora tasso di interesse nominale da quello reale, per farvelo


capire meglio vi faccio un esempio. Immaginate che una persona che
conoscete vi chieda 50€ per comprare dei pantaloni, voi glieli date ma gli dite
che su quel piccolo prestito lui dovrà pagare un tasso del 5% (quindi dovrà
riportarvi 52,5€). Voi avete inoltre rinunciato, dando a lui 50€, ad comprare
quel giorno per la vostra ragazza un portafoto da Tiger che costava 50€, ma
quando il vostro conoscente vi riporterà i 52,5€ potrete comprare sia il
portafoto, sia un cornetto da 2,50€. Ecco, il tasso di interesse nominale è
rappresentato dal totale monetario e basta, sono gli € che vi saranno restituiti.
Il tasso di interesse reale invece rappresenta il paniere di beni acquistabili
con quel determinato livello di €.
Nominale = 52,5€
Reale = portafoto + cornetto.

C'è un però, i prezzi con l'aumentare della produzione tendono ad aumentare


(come abbiamo già visto nel cap.2) perchè si genera inflazione. L'inflazione
può sia far diminuire il tasso nominale che quello reale. Immaginate che il
conoscente vi riporti i soldi dopo un anno ma ora il solo portafoto costa 52,5
quindi voi avete adesso un paniere di beni minore, perchè non potete
comprare il cornetto alla Nutella che tanto vi piace.

Es. 1

Pt = prezzo pane
Pet+1 = prezzo pane anno prossimo

Tasso di interesse reale: (1+rt) = (1+it)Pt / Pet+1 t = quest'anno


t+1 = anno prossimo
e = livello atteso per anno prossimo
Pet+1 = prezzi anno prossimo
oppure: (1+rt) = 1 + it / 1+ πt

Tasso di inflazione: πet+1 = Pet+1 – Pt / Pt

Quando il livello di tasso di interesse nominale e tasso di inflazione sono bassi (sotto il
20%):
rt = it - πt+1

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Se il tasso reale è 0 significa che il tasso di interesse è aumentato abbastanza da coprire


l'inflazione permettendomi di mantenere il mio paniere di beni. Se il tasso è positivo
significa che il tasso di interesse nominale supera l'inflazione e che dunque il mi paniere di
beni aumenta. Se è negativo significa che l'inflazione è elevata e che quindi il mio paniere
diminuisce.

Titoli e premio per il rischio


I titoli possono avere una diversa scadenza o rischio. Inerente al rischio gli elementi
fondamentali sono:
P = possibilità di fallimento del debitore;
X = premio per il rischio;
i = tasso di interesse di un titolo senza rischio.

X = (1+i)P / (1-P) tanto minore è la propensione al rischio degli investitori, maggiore


dev'essere il premio per attrarre investitori.

Modello IS-LM esteso


Se la Banca Centrale stabilisce un tasso stabile nel tempo questo è il r reale
e non i nominale. Questo tasso è detto tasso di policy, il tasso con cui si
prendono a prestito i soldi invece è detto tasso sui prestiti (r+x). X = premio
per il rischio.
Gli investimenti dunque sono formati da I=I(Y,r+x).
Se X aumenta aumenteranno anche i tassi di interesse duqnue diminuisce la produzione.
Shock finanziario (quando X aumenta) è dovuto a diversi fattori:
• crolla la fiducia degli investitori e bisogna aumentare x;
• una banca è fallita e quindi per paura che le altre banche possano fare la stessa
fine gli investitori ritirano i proprio investimenti. Se c'è una corsa agli sportelli inoltre
le banche danno meno prestiti, quindi meno investimenti.

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Capitale e bilancio banca

Le banche possono attingere da passività o capitale per finanziare le proprie


attività, si usano soprattutto i soldi degli investitori, le attività una volta
pignorate se i debitori diventano insolventi, possono essere vendute ad altre
banche.
Quanto capitale investono le banche?
Questo dipende dal tipo di politiche che la banca attua.

Leverage: è il rapporto tra attività e capitale (non è espresso in %)


Lev: Attività / Capitale

Quota di capitale sugli impieghi: è il rapporto in % tra capitale e attività


Q.C.I. = capitale / attività%

Più è alto il leverage più capitale si usa per finanziare le attività, ma un alto
leverage comporta sia un maggiore profitto ma anche un maggiore rischio
che la banca diventi insolvente. Questo perchè la banca attinge dal capitale
per finanziare le attività, ma se le attività calano o si è costretti a svenderle a
poco prezzo, per coprire i buchi di bilancio dal calo di attività dovremmo
attingere sempre di più dal capitale o addirittura dalle passività, ma questo
segna il fallimento di una banca. Riassumendo, un alto leverage indica un
alto rischio e un alto profitto, infatti dove c'è vun alto leverage il capitale è
basso in quanto c'è poco investimento da parte degli investitori perchè le
azioni sono rischiose, ma come abbiamo visto le attività rischiose presentano
un X (premio per il rischio maggiore) quindi una maggior possibilità di
guadagno, e se la banca perderà attività dovrà per forza attingere dal capitale
e poi dal c/c.

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Cosa sono i profitti attesi? Sono i profitti che possiamo ottenere investendo
nei titoli della banca.

Es. 4 pag. 74 Eserciziario

Banca X: Attività = 200 Capitale 80 L =2,5


Banca Y: Attività = 200 Capitale 50 L = 4 Ha più rischio ma avrà
anche guadagni maggiori.

Rendimenti del 7%:


Banca X = (200*0,07)/80 = 17,5%
Banca Y = (200*0,07) / 50 = 28% Questi sono i rendimenti della banca.

I rendimenti degli azionisti invece si calcolano:


0,175 * 2,5 = 43,75%
0,28*4 = 112% Questi sono i rendimenti degli azionisti.

Es.5 pag Eserciziario


Con i dati dell'es 4, immaginiamo che le attività crollino del 40%. (Vi faccio
inoltre degli esempi di attualità per farvi capire meglio)

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Banca X:
(prima del crollo)
Attività: 200 Passività: 120 Capitale: 80
(dopo il crollo)
Attività: 120 Passività:120 Capitale: 0 La banca resta solvibile ma è in
rischio fallimento, è riuscita a non attingere alle passività, però corre un
grande rischio infatti dovrebbe iniziare a fare un po' di manovre per ripagare
gli investitori altrimenti fa come Banca Etruria che non ha ripagato gli
investitori e ha mandato in miseria tutti quelli che avevano investito i propri
risparmi e pensioni nei suoi titoli (spacciati per sicuri).

Banca Y:
(prima del crollo)
Attività: 200 Passività: 150 Capitale: 50
(dopo il crollo)
Attività: 120 Passività: -30 Capitale: 0 La banca fallisce perchè per
pagare il buco non solo attinge dagli investitori e porta il cap a 0 (che già è
rischioso) ma inoltre attinge ai c/c, immaginate voi di andare un giorno in
banca al bancomat per fare un prelievo e scoprite che la banca vi ha
prelevato soldi per pagare i suoi buchi di bilancio. Cosa fareste? Ma è ovvio,
ritirereste immediatamente quello che vi rimane per metterli in un'altra banca
più sicura (Da Monte dei Paschi alla Cassa di Risparmio di Firenze del
gruppo Intesa San Paolo). E così la banca Y resterebbe senza neanche più
passività con cui pagare i debiti e chiuderebbe.

“Cap.7” Il mercato del lavoro


Occupati (N): secondo il metodo europeo di statistica sono coloro che nella
settimana precedente all'intervista hanno svolto almeno un'ora retribuita di
lavoro. Per il modello americano sono coloro che al momento dell'intervista
hanno un'occupazione;
Disoccupati (U): sono coloro che non hanno un lavoro ma ne stanno
cercando attivamente uno e sono disposti a lavorare;
Inattivi: sono i lavoratori scoraggiati che non cercano più occupazione (quelli
in fascia lavorativa dai 16-84 anni), quelli non in fascia lavorativa sono
studenti e pensionati;

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Forza Lavoro (L): N + U.


Il tasso di disoccupazione si calcola in relazione tra disoccupati e forze
lavoro:
u=U/L

Popolazione attiva: tutti coloro che sono in età lavorativa (anche se studenti o
già pensionati). Il tasso di partecipazione ci mostra la quota di questa
popolazione attiva che è effettivamente forza lavoro (occupati o disoccupati):

Tasso di partecipazione = L / Popolazione Attiva


Tasso di non occupazione = (Popolazione attiva – N) / Popolazione attiva

Salari
La disoccupazione si aggrava nei momenti di recessione. Solitamente le
imprese prima smettono di assumere cercando di mantenere al loro interno il
personale qualificato, quando la disoccupazione si aggrava a causa di una
crisi invece è perchè hanno iniziato anche a licenziare le persone. In questi
momenti diminuiscono i salari e la forza contrattuale. La forza contrattuale
dipende dal costo delle dimissioni per l'impresa (tu sei un lavoratore
qualificato, sai fare tutto qui dentro non posso perderti) e la possibilità per il
lavoratore di trovare un nuovo impiego (agevolati se si è specializzati). Se la
forza contrattuale è alta i salari aumentano, se è bassa i salari diminuiscono.
Inoltre le imprese danno salari sempre maggiori rispetto al salario di riserva
(quello che mi arriva se non facessi niente dalla mattina alla sera, sono gli
assegni per i disoccupati finanziati con soldi pubblici). Le imprese aumentano
ulteriormente i salari (teoria dell'efficienza) per impedire che i lavoratori
cambino lavoro e per mantenerli di buon umore.

I salari sono dunque determinati tramite la seguente formula:


W = PeF(u,z)
W = salari
Pe = prezzi attesi
u = disoccupazione
z =salari minimi e assegni di disoccupazione

Prezzi
I prezzi dei beni dipendono da altri fattori come la produttività, l'occupazione e
le materie prime. Insomma i costi. Se l'economia fosse di concorrenza
perfetta ciò che si produce si vende.
(Noi ora fino ai capitoli 20 ipotizzeremo che esiste un solo costo per
l'impresa, il lavoro. Inoltre ipotizzeremo che il livello della produttività A =1)

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Y = AN
Y = N = W (La produttività è 1 perciò un lavoratore produce 1 bene)
m = markup, è il rincaro sui prezzi. In concorrenza perfetta io venderei un
bene al prezzo Y = N, ma dato che le aziende oltre a coprire i costi, devono
anche guadagnarci dalla vendita dei beni, mettono questo rincaro sui prezzi.
Un'azienda è libera di decidere il markup se c'è poca competizione, in pratica
in situazioni di monopolio o oligopolio possiamo aumentare liberamente il
markup, quando c'è tanta concorrenza invece non c'è molta possibilità di
stabilire i prezzi.
P = (1+m)W

Portando tutti a livello reale riusciamo a raggiungere l'equazione dei salari


(WS) e l'equazione dei prezzi (PS).

W/P = F(u,z) Questo è il salario reale che diminuisce all'aumentare di u e


aumenta all'aumentare di z. Questa è l'equazione dei salari.

L'equazione dei prezzi invece mostra la reazione tra salario reale e prezzi
(PS).
P = (1 + m)W
P/W = (1+m)
W/P = 1 /(1+m)
Il markup più aumenta più fa diminuire i salari reali perchè se esso aumenta
fa aumentare i prezzi quindi il paniere di beni acquistabili col salario reale
diventa più costoso.

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Se messi insieme questi fattori ci mostrano come può aumentare o diminuire


W/P. Il u nel punto di equilibrio è detto tasso naturale di disoccupazione (un)
detto anche NAIRU.

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“Cap.8” Curva di Phillips

La curva di Phillips dimostra il rapporto che esiste tra inflazione e tasso di


disoccupazione. C'è però da distinguere la curva originaria degli anni 50
(quando la teoria fu scritta) e quella attuale.

Iniziamo trovando l'effetto dei prezzi attesi sui prezzi decisi dalle imprese:
P = (1 + m)W
W = PeF(u,z)

P = Pe(1+m) F(u,z)

I prezzi attesi fanno aumentare il livello dei prezzi attuali, perchè i salari
aumentano e perciò aumentano anche i prezzi.

F(u,z) = 1 - ∝u + z
∝ rappresenta l'effetto dell'ampiezza della disoccupazione. E' la sensibilità
dei salari all'aumentare di u.
Quindi: P = Pe(1+m) (1 - ∝u + z)

Grazie a questa formula possiamo determinare ora il livello dell'inflazione:


π t = π e + (m+z) - ∝u
oppure: π t = π + (m+z) - ∝u
Dove π = inflazione costante, sul libro è rappresentata con una stanga
sopra questo simbolo. E' l'inflazione che cresce ad un ritmo costante).

L'inflazione attesa determina l'inflazione corrente in quanto un aumento dei


prezzi Pe porta ad un aumento dei prezzi P. Perchè nel determinare il salario

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i lavoratori vogliono avere un salario tenendo conto dei prezzi attesi. (m+z)
sono elementi che fanno aumentare l'inflazione perchè sono elementi che
aumentano o P o W.

La curva di Phillips in principio sosteneva che esistesse una diretta relazione


tra inflazione e disoccupazione, per cui dunque la formula restava π t = π e +
(m+z) - ∝ u e questa è la formula originaria. Successivamente però, dagli
anni 70, il prezzo del petrolio è aumentato in maniera esponenziale perchè i
paesi mussulmani (la maggior parte dei paesi dell'Opec) hanno deciso di
usare il prezzo del petrolio come arma contro gli occidentali che nella guerra
del Kippur sosteneva Israele. Inoltre dagli anni 70 i salari cominciano ad
essere calcolati in modo reale e si guarda all'inflazione dell'anno precedente
per calcolare quella nuova. Infatti partiamo dalla formula dell'inflazione.

π e = (1 - Θ) π+ Θ π t-1

Θ = peso dell'inflazione precedente su quella attuale

Nella curva originaria questo valore era 0, quindi:


π e = (1 - 0) π+ 0 π t-1 = π
πt= π + (m+z) - ∝u

Dagli anni 70 invece: Θ = 1


π e = (1 - 1) π + 1 π t-1 = π t-1
π t = π t-1 + (m+z) - ∝u
π t - π t-1 = (m+z) - ∝u
Nella nuova curva l'effetto della disoccupazione non determina l'inflazione di
un solo anno ma la variazione da un anno ad un altro. Questa è la curva
modificata (quella attuale).

Dalla formula della curva modificata noi possiamo ora calcolare la formula del
Nairu (un) in cui il livello effettivo dei prezzi è uguale a quello atteso.
πt=1
πe=1
0 = (m+z) - ∝un
∝un = (m+z)
un = (m+z) / ∝

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Pertanto: π t - π t-1 = (m+z) - ∝ut


π t - π t-1 = ∝un - ∝ut
π t - π t-1 = -∝ (ut – un)
Quando il tasso di disoccupazione (ut > un) l'inflazione si riduce.
Quando (ut<un) l'inflazione aumenta.

(ut > un) ---> π t < π t-1 l'inflazione diminuisce


(ut < un) ---> π t > π t-1 l'inflazione cresce

Indicizzazione dei salari


L'indicizzazione dei salari è il meccanismo che adegua automaticamente i
salari all'inflazione. Quindi se i prezzi aumentano anch'essi aumentano. Sono
indicati col segno λ . (1-λ) sono invece i salari che non sono indicizzati e che
duqnue vengono calcolati con l'inflazione attesa.
π t = [λπ t + (1 - λ)πe] -∝ (ut – un)

Ipotesi 1. Assumiamo che πe = πt-1


π t = [λπ t + (1 - λ)πt-1] -∝ (ut – un)

Ipotesi 2. Assumiamo che λ = 0


πt - πt-1 = - ∝ (ut – un)

Ipotesi 3. Assumiamo che λ = 0


πt - πt-1 = - ∝ /(1-λ) (ut – un)

Tanto maggiori sono i contratti indicizzati, tanto maggiore è λ , e tanto


maggiore è l'effetto del tasso di disoccupazione sulla variazione
dell'inflazione.

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“Cap.9” MEDIO PERIODO

π t - π t-1 = -∝ (ut – un)


Questa è dunque la funzione che rappresenta la curva di Phillips modificata
nel tempo, la quale mostra che la disoccupazione influisce sulla differenza tra
inflazioni nei vari anni, non è più dunque un rapporto diretto come quella
originaria.
Nel medio periodo questo ha delle implicazioni sull'economia e possiamo
vederlo dal modello IS-LM-PC. Innanzitutto dobbiamo dimostrare che
l'inflazione ha una correlazione con la produzione, per fare ciò dobbiamo
prima definire il fatto che in un:
un: è il Nairu, ossia la disoccupazione naturale, un tasso per cui il livello dei
prezzi effettivi è uguale a quello atteso, col Nairu π t = π e e P=Pe;
Yn: è il livello di produzione che coincide con un. E' detta produzione
potenziale.

Per trovare Yn partiamo dalla funzione di tasso di disoccupazione u = U/L


che può essere anche scritta come u= (1-N)/L
N = L (1-u) oppure Nn = L (1 – un)

Come già analizzato nel cap 7, noi partiamo dall'ipotesi che Y = N, ecco
dunque che anche Y può essere scritta come Y = L (1 – u) e dunque anche
Yn = L (1-un).

[ricordate che il tasso di interesse in questi casi non può essere scritto in
percentuale, per metterlo in funzione di produzione dividete es. 7% →
7/100= 0,07]

L'output gap rappresenta la differenza tra Yn e Y, ossia quanto è distante la


produzione effettiva da quella potenziale.
Y – Yn = -L (u – un)
Se u > un = allora la produzione è inferiore rispetto al potenziale e l'output
gap è negativo. Se u > un significa che la disoccupazione effettiva è
maggiore di quella naturale e dunque la produzione effettiva è inferiore a
quella potenziale. Se l'output gap è negativo allora Yn > Y. Tramite questa
formula possiamo trovare anche la variazione della disoccupazione naturale
a quella effettiva.
(u – un) = -1/L (Y-Yn)

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Questa formula è prestabile a quella dell'inflazione:

[ π t - π t-1 = ∝ / L (Y-Yn) ]
Questa formula ci dimostra la correlazione tra inflazione e produzione.
Se l'output gap è positivo la produzione supera quella potenziale, l'inflazione
dunque cresce perchè se aumenta la produzione aumentano i salari, i costi
per le imprese ed infine i prezzi. Questa correlazione ci è mostrata dal
modello di medio periodo IS-LM-PC.

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Vorrei ricordarvi inoltre quanto detto nel cap.2, ossia che l'inflazione ottimale
è stimata intorno al 3%. rn inoltre nel grafico rappresenta il tasso di interesse
naturale, ovvero quel tasso per cui è associata la disoccupazione e la
produzione naturale. Nel medio periodo la banca centrale potrebbe decidere
(per evitare che l'inflazione aumenti troppo) di aumentare (r) per controllare la
crescita, ma anche tornando al livello di produzione iniziale, ormai la crescita
dell'inflazione si sarebbe assestata come superiore a quella precedente,
quindi una diminuzione dell'inflazione può essere data solo ed
esclusivamente da una recessione (cosa che qualunque agente di policy
vorrebbe evitare).

PETROLIO
(Questo è importante)
Quando si sviluppa una nuova curva PC? La Pc non si crea dall'aumento
delle tasse, dall'aumento di G, insomma grazie ai vari fattori che alimentano
la crescita, quando c'è crescita noi infatti ci spostiamo lungo la curva PC, non
ne creiamo una nuova. Analizziamo un attimo come si comporta il mercato
del petrolio (idealtipo di mercato in oligopolio). Il mercato del petrolio è
formato da pochi paesi estrattori, è dunque un oligopolio in cui i vari paesi
possono mettersi tranquillamente a sedere ad un tavolo e decidere il prezzo
del barile. Non credete sia possibile? Nel 1973 la coalizione di paesi
musulmani che appoggiava l'Egitto nella guerra del Kippur decise di usare
proprio questa micidiale arma contro i paesi infedeli, gli occidentali, in quanto
sostenitori durante il conflitto dello stato di Israele, contro cui l'Egitto
combatteva, unici esclusi gli USA in quanto sono autonomi nell'estrazione del
petrolio (fateci caso studiando storia delle relazioni internazionali, oggi gli Usa
sono gli unici ad appoggiare Israele in quanto sono immuni dall'arma
petrolifera del medio oriente, l'Europa che non è autonoma nell'estrazione
petrolifera nel giro di due anni passò da appoggiare Israele ad appoggiare la
Palestina). Dunque, dopo questo excursus storico, analizziamo perchè un
aumento del petrolio può portare alla creazione di una nuova curva PC.
Ricordate il markup? Avevamo detto che questo valore può essere
aumentato nei mercati monopolisti o oligopolisti, come il mercato del petrolio.

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Questo nel modello di IS-LM-PC genera una nuova inflazione, perchè c'è un
aumento dei prezzi non solo del petrolio, ma di tutti i suoi derivati come la
plastica, la benzina, il gasolio, il cherosene, asfalto, catrame... questo
provoca un aumento dei costi ecc. Tutto questo però avviene fuori dalle
logiche che abbiamo trovato in un modello IS-LM-PC perciò si crea una curva
nuova.

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Nel medio periodo la banca centrale può decidere di diminuire (r9 per
raggiungere il nuovo livello di produzione potenziale.

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Ricordate dunque, se in un esercizio si parla di politiche antitrust, si genera


una nuova PC più bassa, se invece si parla di un mercato di oligopolio in cui
le parti decidono di aumentare il markup se ne genera una nuova più alta.

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“Cap.10” Lungo Periodo

Si definisce come “produzione aggregata” l'insieme dei prodotti creati in


un'economia. Si definisce come “produzione pro capite” invece il livello di
prodotto per persona. L'elemento più incisivo nel lungo periodo è senza
ombra di dubbio la crescita:
Crescita (g) = Yt+1 – Yt / Yt

La crescita della produzione di anno in anno ci mostra anche come cresce il


livello di benessere. Per calcolare il benessere dei cittadini bisogna
conoscere il prodotto per acquisto. Dato che i beni delle varie economie sono
diversi e hanno prezzi simili, per compararli bisogna creare una parità di
potere di acquisto, ovvero si cerca un prezzo simile per tutte le economie. Per
guardare al benessere guardiamo dunque al prodotto pro capite, ossia
produzione aggegata in termini di parità di potere di acquisto, diviso la
popolazione. Quanto prodotto detiene ciascun cittadino.

Es. 4 pag 115 Eserciziario


Ipotizzare che un consumatore tipico degli Usa e uno del Messico,
consumino soltanto due beni: beni alimentari (1) e beni durevoli (2). Usate le
informazioni formite di seguito per rispondere alle domande.
Usa:
prezzo beni alimentari = 2 dollari
Consumo beni alimentari = 4000
Prezzo dei beni durevoli = 4 dollari
Consumo di beni durevoli = 8000

Messico:
prezzo beni alimentari = 2 pesos
Consumo beni alimentari = 2000
Prezzo dei beni durevoli = 20 pesos
Consumo di beni durevoli = 1000

a) Calcolare il consumo pro capite statunitense in dollari.


b) Calcolare il consumo pro capite messicano in pesos.
c) Ipotizzare che il tasso di cambio sia 0,10 (0,10 dollari per un peso).
Utilizzare il metodo del cambio e calcolare il consumo messicano in dollari. A
quanto ammonta il consumo pro capite relativo del Messico rispetto a quello
degli Usa?
d) Utilizzando il metodo della parità del potere di acquisto, calcolare il
consumo pro capite messicano in dollari. Utilizzando questo metodo, a
quanto ammonta il consumo pro capite relativo del Messico rispetto a quello

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degli USA?

Risposte:
a) 2*4 + 4* 8000 = 8000 + 32000 = 40000 dollari
b) 2*2000 + 20*1000 = 4000 + 20000 = 24000 pesos
c) Il consumo pro capite messicano ammonta a 2400 dollari ed è 2400/40000
volte quello USA.
d)Utilizzando il metodo della parità di potere di acquisto il consumo
messicano ammonta a 4000+4000 = 8000 dollari.

La funzione di produzione aggravata consiste nei fattori che fanno aumentare


la crescita: Y = F(K,N)
F: rappresenta il fattore tecnologico che può incrementare la produttività,
quindi il numero di prodotto dato da K e N.
Se K e N aumentano di 2 entrambi, l'intera produzione aumenterà del doppio.
Questo è un rendimento di scala costante. Se aumenta uno solo di questi
fattori l'economia cresce ma in maniera minore, perchè entrano in gioco i
rendimenti di scala decrescenti. Es. in un'azienda ci sono 100 segretarie e
sessuna ha un computer. Se gli diamo 1 solo computer la produzione
aumenta tantissimo rispetto a prima. Man mano che però aggiungo computer
la produzione aumenta si ma in modo sempre minore, per poi arrivare alla
situazione controproducente di avere 101 computer e 100 segretarie.

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Per calcolare il prodotto per ciascun lavoratore:


x = 1/N

Y/N = F(K/N , N/N) = F(K/N , 1)

Con questa lettura vediamo che la crescita in questo caso è intesa come
crescita del prodotto pro capite (per ogni cittadino) Y/N dunque aumenta a
causa di due fattori:
• Tecnologia
• K/N (capitale investito per ogni lavoratore)

Se aumentasse F si creerebbe una nuova curva più alta.

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“Cap.11”
Non è vero che più un paese sviluppa più il suo tasso di risparmio (S)
aumenta. Non è neanche vero che nel lungo periodo il tasso di risparmio è la
componente che maggiormente influenza la crescita.
Nel lungo periodo ad aumentare o diminuire la produzione sono due fattori:
• L'ammontare di capitale (macchinari, impianti e uffici9 in un'economia;
• L'ammontare della produzione che determina un aumento del risparmio
quindi dello stock di capitale.

A. Per studiare il rapporto tra (A → B) bisogna ipotizzare che N sia invariato,


così come F. Yt/N = F (Kt/N)
Questa funzione mostra come il capitale determini la produzione. Può anche
essere scritta come: Yt/N = f (Kt/N)
Tramite questa equazione possiamo studiare l'effetto di un aumento di K/N
sulla produzione totale. Ci mostra come il capitale possa determinare la
produzione.

B. Per studiare il rapporto (B → C) si ipotizza che I=S però che il risparmio


pubblico sia 0. Quindi I=Sprivato. A sua volta il Sprivato è uguale a sY.
I = sY all'aumento di Y aumenta anche I.

Per studiare la dinamica (C → D) bisogna prima sapere che ogni anno una

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parte del Kt va in disuso (si rompe o diventa insostituibile) ovvero δ. Quindi


l'ammontare che si ha ad inio anno dipende anche da (1- δ)Kt. Dunque il
nuovo ammontare di capitale dipenderà: Kt+1 = (1- δ)Kt + It.
La variazione tra il capitale per lavoratore dell'anno precedente rispetto a
quello di questo nuovo anno è detto dunque: Kt+1/N = (1- δ)Kt/N + sY/N
[Kt+1/N – Kt/N = sY/N – δKt/N] questa equazione mostra come la
produzione determini l'ammontare di capitale. Perchè il capitale rimanga
stabile nel tempo bisogna mantenere un investimento uguale al
deprezzamento.

Se mettiamo insieme: [Yt/N = f (Kt/N)] e [Kt+1/N – Kt/N = sY/N – δKt/N]

[Kt+1/N – Kt/N = sf (Kt/N) – δKt/N]

Perchè la relazione sia positiva è necessario che l'investimento sia superiore


al deprezzamento. Cioè che il risparmio da cui attingere per aumentare
Kt+1/N sia superiore al deprezzamento dei beni.

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Come mostra il grafico, il tasso di risparmio che determina l'investimento, influenza


il prodotto per lavoratore fino ad incontrare il punto stazionario, in cui esso è uguale
al deprezzamento. E' dunque componente nel lungo periodo ma non determinante in
quanto nel punto stazionario esso si stabilizzerà. Nel lungo periodo se si passa da un
tasso di risparmio basso ad uno alto si avrà un periodo di crescita del prodotto per
lavoratore ma che diminuirà lentamente per incontrare il nuovo punto stazionario.
In punto stazionario sf (Kt/N) = δKt/N.

“CAP.12”

Il progresso tecnologico ci permette di produrre più velocemente, creare


nuovi prodotti, ampliare la gamma di prodotti, creare prodotti migliori e offrire
più servizi. Contando anche l'incremento tecnologico vediamo che ora la
produzione è data da:
Y = F(K,N,A)
Y = F(K, AN)
AN = lavoro effettivo (se aumenta A aumenta N)

Esiste però una correlazione tra lavoratori e l'incremento teconologico, infatti


con un (N) costante se A aumenta (ad esempio si hanno macchinari più
veloci) allora la produzione aumenta, così come se N diminuisce ma A
aumenta, la produzione aumenta. Per questo A e N si mettono insieme.

Per calcolare le unità di lavoro effettivo si divide tutto per AN.


Y/AN = F(K/AN, 1)
Y/AN = f(K/AN)

L'aumento di capitale per lavoro effettivo fa aumentare la produzione per


lavoro effettivo. Come abbiamo già visto il I = S , S =sY , I = sY.
In questo caso, dato che parliamo di lavoro effettivo:
I/AN = sY/AN I/AN = sf(K/AN)

I/AN = (δ+gA+gN)K/AN livello costante nel tempo.


Questo è l'investimento che va fatto per mantenere costante il capitale.
Per mantenere K/AN costante bisogna tenere conto anche dell'aumento
tecnologico. Infatti K deve essere proporzionale ad AN. Se infatti K/AN
aumenta a 2K/AN ciò deve dare rendimenti crescenti.
gA = tasso di progresso tecnologico (A);

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gN = tasso di aumento dei lavoratori (N), se aumenta la popolazione totale,


allora aumentano anche i lavoratori. Se il livello degli occupati resta costante
rispetto alla popolazione, se la seconda aumenta, aumenta anche la prima.
gA + gN = tasso di crescita del lavoro effettivo.
L'investimento è equivalente al capitale contando il deprezzamento:
I = (δ+gA+gN)K
Per mantenere lo stock di capitale costante I= δK.
I/AN = (δ+gA+gN)K/AN
Questa funzione rappresenta il livello di investimento per unità di lavoro
effettivo necessario per mantenere un certo livello di capitale per unità di
lavoro effettivo.

Come fa ad aumentare il progresso tecnologico? In primo luogo gli


investimenti in ricerca e sviluppo fatte in particolar modo dalle imprese al fine
di essere competitive. L'imitazione delle tecnologie dei paesi più ricchi.

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“Cap.21”

Negli ultimi anni si è iniziato a sostenere (in particolar modo grazie agli studi
di Friedman) che le politiche economiche possano ad avere dei limiti. Tutti
abbiamo sentito parlare dello scontro tra statalismo e neoliberismo, ecco
secondo questa ottica lo statalismo sarebbe un fattore negativo. In primo
luogo la macroeconomia (come tutte le scienze politiche) è una scienza non
sperimentale, non ha dei risultati certi al 100%, per questo in molti credono
che i policy makers non ne sappiano ancora abbastanza della materia.
Questo è sostenuto inoltre dal fatto che per questa disciplina esistono diversi
modelli di calcolo che portano a risultati tra loro diversi 8fateci caso in tv nelle
varie trasmissioni i dati sono simili ma mai uguali) e anche se facessimo la
media dei vari risultati l'incertezza sarebbe comunque elevata. Un'altra
grande critica è rivolta al sistema politico nel suo funzionamento. I politici che
propongono grandi interventi nell'economia in realtà farebbero peggio che
meglio, in quanto l'economia si muove a cicli e quando un politico propone
una certa politica pubblica ci troviamo in un ciclo, ma ci vuole tempo per farla
approvare ecc....e nel momento dell'attuazione ci troviamo in un altro ciclo,
così la politica economica proposta diventa solo uno sperpero di risorse e
può essere anche dannosa.

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“Cap.22”
Cos'è il debito pubblico (B)?
Il debito pubblico di uno stato è quel debito che uno stato accumula verso
famiglie, imprese, banche e altri stati; in quanto questi individui comprando le
obbligazioni di uno stato (per poi ricevere un interesse) finanziano in buona
parte le manovre statali dello stato, come ad esempio un aumento della
spesa pubblica. Il debito dunque serve a coprire il fabbisogno di cassa di uno
stato e coprire il deficit. Il problema (come sentiamo dai notiziari) è quando un
debito diventa talmente grande che è difficile da risanare.
B = debito pubblico;
r = tasso di interesse reale;
Bt-1 = debito pubblico dell'anno precedente ed inizio anno corrente;
Bt = debito pubblico anno corrente.

Se c'è un disavanzo questo ha effetti sul debito, il disavanzo si genera


quando si fanno politiche fiscali di espansione. Se le tasse si abbassano i
soldi per finanziare lo stato sono quelli del debito, che dunque aumenta
assieme agli interessi.
Disavanzo: rBt-1 + G – T
Disavanzo Ufficiale: B = (1+i)Bt-1 + G – T i=nominale
Disavanzo corretto per inflazione: B = (1+r)Bt-1 + G – T r=reale
Disavanzo primario = G – T
La sovrastima: D. Ufficiale – D. Corretto

Il disavanzo scende se c'è un avanzo, ossia se aumentano le tasse.


Disavanzo anno T = Bt – Bt-1 se è positivo è perchè il disavanzo è cresciuto
per cui Bt > Bt-1. Se c'è disavanzo Bt sale. Il disavanzo dunque è dato da
Bt – Bt-1 = rBt-1 + G – T. Quindi facendo uno spostamento algebrico
troviamo che: Bt = (1+r)Bt-1 + G – T, per cui il debito pubblico dell'anno t è
dato dagli interessi sul debito dell'anno precedente, perchè il debito si
accumula e dovrò ripagarlo. Il debito di quest'anno equivale ai tassi di
interesse sul vecchio debito (che vanno pagati) più il disavanzo di bilancio.

Come cresce il debito pubblico?


Partiamo da una situazione di pareggio di bilancio in cui G=T (2,2).
Poi le imposte vengono ridotte di un miliardo: G>T (2,1).
Inizio anno 1 B1 = (1+r)Bt-1 + G – T = se il bilancio è in pareggio non c'è
debito dell'anno prima, quindi = G – T = 2 – 2 = 0, non c'è debito.
Se però le imposte vengono ridotte B1 = G – T = 2 – 1 = 1.
Nell'anno 2 dunque se non si aumentano le tasse B2 = (1+r)B1 + G – T = (1
+ r) 2 = il debito aumenta di 2+2r.

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Se lo stato decidesse di ripagare tutto nell'anno 2 in un solo colpo?


B2 = (1 + r)B1 + G – T.
0 = (1 + r)1 + G – T.
T- G = (1+r)1 = (1+r). Con questo avanzo il debito diventa 0.
Se lo stato decidesse invece di non ripagare tutto il debito ma solo di
aumentare le tasse?
B2 = (1+r)B1 + 0 = (1+r)1= (1+r)
B3 = (1+r)B2 + 0 = (1+r)(1+r)= (1+r)^2 ^2 significa “alla seconda”

Stabilizzazione: significa che ogni anno lo stato ripaga una parte del debito
per mantenerlo stabile.
B1 = 1
B2 = (1+r)B1 + G – T 1= (1+r)B1 + - T
T – G = (1+r)1-1 = r

Rapporto debito pubblico pil:


il debito pubblico ha un suo effetto sulla crescita, se la crescita è poca allora il
debito inciderà in maniera maggiore sul pil. Se la crescita è tanta il debito ha
un'incidenza inferiore:
g(crescita) = Tt-1/Yt
[Bt/Yt = (1+r-g)Bt-1/Yt-1 + G – T]
se g aumenta allora diminuisce l'ammontare di debito pubblico sul pil
[Bt/Yt – Bt-1/Yt-1 = (r-g)Bt-1/Yt-1 + G – T]
la differenza di debito su pil da un anno ad un altro (quindi il suo aumento o la
sua diminuzione) dipende dal rapporto tra tasso di interesse (r) meno la
crescita (g). Se c'è crescita il rapporto si riduce, se gli interessi aumentano il
rapporto aumenta perchè aumenta il debito. Quindi vedendo il vincolo
(1+r-g)Bt-1 capiamo che è più facile ripagare il debito nei periodi di crescita
economica.

Ma aumentare le tasse è sconveniente per i governi, perchè si renderebbero


impopolari, generando così una forte instabilità politica. Nella stopria c'è
sempre stata una correlazione tra fattori come questo e il debito, ad esempio
durante la Repubblica di Waimar per i governanti fu impossibile accordarsi
(in quanto c'era una forte instabilità politica) sull'aumento delle tasse, l'avanzo
fu dunque raggiunto grazie signoraggio (stampare monewta) che però generò
l'iperinflazione che tutti abbiamo studiato nei corsi di storia. Dagli anni 80 in
poi vediamo che la crescita dei vari paesi rallenta e i tassi aumentano, quindi
bisognava aumentare per forza le tasse ma così non fu (a causa di scelte

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politiche) e dunque si ridusse la produzione e i disavanzi aumentarono.


aumentarono politiche pubbliche come gli interventi per salvare le banche,
crescite sostenute e alti interessi, e disavanzi primari positivi.
I debiti pubblici di paesi come Italia, Spagna, Portogallo e Grecia
aumentarono. L'Italia e la Spagna in particolare sperimentarono la spirale di
debito: gli investitori per comprare titoli chiedono premi sempre maggiori
perchè hanno poca fiducia e poca propensione agli investimenti, questo
perchè sanno che la situazione di un paese non è buona e quindi hanno
paura che lo stato diventi insolvente. Si genera debito e per pagarlo si
devono aumentare le tasse, ma questo rende un governo impopolare
causando un'instabilità politica, la situazione peggiore e gli investitori
diventano sempre meno fiduciosi e chiedono sempre maggiori premi sui
rischi.
Uno stato potrebbe benissimo dichiarare default, cos'è il default? E' quando
uno stato sancisce che non ripagherà il debito e quindi lo annulla. Ma se è
così semplice annullare un debito, perchè non lo fanno tutti gli stati? Beh vi
faccio un esempio che potete capire tutti. Immaginate che un vostro amico
venga da voi e vi chieda 50€ che gli servono, voi vi fidate e glieli date con la
promessa che dopo un mese ve li riporterà. Passa un mese, passano due
mesi, lo chiamate e gli chiedete quando vi porterà i soldi, lui però vi risponde
che attualmente è impossibilitato e non ve li riporterà tutti ma solo la meta.
Dopo 2 anni torna a farsi vivo e vi chiede 50€ dicendo che a questo giro ve li
ridarà sicuramente. Penso che il 99% di voi direbbe no. Ecco più o meno
questa è la logica tra stati e investitori. Il default totale e quando proprio uno
stato non restituisce nemmeno un centesimo. L'Hair Cut è invece come ha
fatto la Grecia, che ha dichiarato che non ripagherà il 30% del debito agli
investitori, ma solo il 70%. Il debito Giapponese è il più alto al mondo ma è
detenuto da famiglie e aziende giapponesi, l'Italia ha uno dei debiti più alti al
mondo ma è detenuto 15%BCE, 10% famiglie italiane, 35% pensioni e
banche, investimenti esteri 30%.

Il Signoraggio è quando uno stato tramite la sua banca centrale stampa


moneta che questa usa per comprare i titoli. Il reddito dato dallo stampare
moneta è detto signoraggio, è l'insieme di risorse reali che essa guadagna
quando stampa moneta che spende in beni e servizi.
Signoraggio = Δ H/P
H = moneta emessa dalla banca
Δ H = nuova moneta emessa tutti i mesi
P = livello dei prezzi
Quando circola tanta moneta però P aumenta (perchè aumenta l'inflazione) e
dunque bisogna aumentare ΔH per aumentare il signoraggio, mafacendo così
si genra l'inflazione che può essere eliminata solo con disavanzo (in
germania abbandonarono la moneta iperinflazionata).

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Teorie sul Debito Pubblico


• Equivalenza ricardiana: se il governo diminuisce le tasse e dichiara che
le aumenterà l'anno dopo i consumatori non spenderanno i soldi ma li
risparmio pribato per l'ammontare di tasse ridotte, senza che ciò abbia
effetto sul risparmio totale. Nella realtà però i governi non dicono
quando aumenteranno le tasse, quindi i cittadini risparmieranno di
meno facendo cadere l'ammontare sui figli;
• Guerra e debito: durante una guerra uno stato tende ad indebitarsi e far
ricadere il carico sulle prossime generazioni;
• Il disavanzo corretto per il ciclo: è quello che abbiamo detto prima,
ossia che è più facile pagare il debito in periodi di crescita economica.

Es.2 esame di Politica Economica da 6cfu


“Spiegate le cause che fanno aumentare il rapporto debito/Pil (B/Y).”
(r<g) il rapporto diminuisce , (r>g) il rapporto aumenta.

Se g aumenta, aumenta la crescita e questo porta ad una diminuzione del


rapporto. Se il debito aumenta (r>g) il rapporto aumenta. Quindi le cause che
fanno aumentare il rapporto debito/pil sono date da:
• un aumento del tasso di interesse sul debito;
• un tasso di crescita che diminuisce;
• quando un avanzo primario diventa un disavanzo primario.

Es.4 pag 254 Eserciziario


Bt-1 = 0
Gt-1 = 400
Tt-1 = 400
r = 0,05
Tt =350 (per un anno)

a). A quanto ammonta il debito pubblico in t?


Bt = (1+r)Bt-1 + G – T
Bt = (1+o,05)0 + 400 – 350 = 52,5
b) si intende ripagare l'intero debito in t+1. Quanto variano le tasse?
Bt+1 = (1+0,05)50 + G – T = 52,5 + 400 – 452,5 = 0
ΔT = 52,5

Es. 5 pag 254 Eserciziario


“Usate le informazioni fornite al problema 4 per rispondere alla seguente
domanda. Assumete che nell'anno t il governo riduca le imposte di 50 (per un

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anno). Assumete che r e G non varino. Supponete che il governo decida di


ripagare il debito interamente nell'anno t+3. Quale sarà il livello del debito alla
fine dell'anno t+3?
Che cosa deve accadere alle imposte nel periodo t+3 per ripagare il debito
interamente nell'anno t+3? Di quanto devono variare?”

Bt = (1+0,05)o + 400 – 350 = 52,5


Bt+1 = (1+0,05)52,5 + 400 – 300 = 155,13
Bt+2 = (1+0,05)155,13 + 400 – 250 = 312,87
Bt+3 = (1+0,05)312,87 + 400 – 200 = 528,51

“CAP.23”

Fino agli anni 80 il metodo usato per mantenere la produzione stabile da


parte delle banche, era il money targeting. L'obbiettivo di questo metodo era
di raggiungere un'inflazione stabile tramite il tasso di crescita della moneta.
Con questo metodo si guarda alla crescita di moneta cercando di mantenere
stabile l'inflazione. In pratica si guardava alla moneta in circolazione, si
sceglieva un livello e quello doveva essere. Nei momenti di crescita si
aumentava la moneta e nei momenti di recessione si abbassava. In realtà la
crescita e l'inflazione crescono a tassi diversi, per questo tale metodo è fallito
e oggi è in disuso. Il nuovo metodo è quello dell'inflaxion targeting, l'obbiettivo
con questo metodo è di mantenere l'inflazione bassa per mantenere la
crescita sostenuta (Y=Yn). Non si guarda più alla crescita della moneta ma al
livello di inflazione.
π t = π* -∝ (ut – un)
π* = inflazione obbiettivo

Se l'inflazione raggiunge il livello di obbiettivo allora:


π t - π* = -∝ (ut – un)
0 = -∝ (ut – un)
∝ (ut – un) = 0
La differenza tra le due disoccupazioni è 0 pewrchè se l'inflazione è in punto
ottimo allora la disoccupazione è uguale a quella natuare. Questo significa
che la produziopne è in stato naturale, questo significa che la produzione è in
stato naturale. Quando Y=Yn la produzione è sostenuta. Nella prassi però per
un livello (un) l'inflazione potrebbe aumentare quindi la banca dovrebbe
decidere se lasciare uguale (un=ut), lasciare che l'inflazione cresca oppure

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aumentare (ut) per fare diminuire l'inflazione. La banca per aumentare o


diminuire l'inflazione ha a disposizione il tasso di policy, se esso scende allora
l'inflazione aumenta perchè la politica è espansiva se aumenta l'inflazione
diminuisce. Il livello in cui ciò avviene, dice la regola di taylor, è dato da:
[it = i* + a (π – π*) - b(ut-un)]
Se l'inflazione è uguale a quella obbiettivo allora it aumenta, cioè la banca
sceglie un tasso (it > i*) perchè un tasso maggiore comporta una politica di
contrazione che fa diminuire l'inflazione. Se (u>un) allora (it) diminuisce
facendo così gli investimenti aumentano quindi la produzione cresce e la
disoccupazione diminuisce perchè aumentano i salari.

Pro e contro l'inflazione


Benefici:
• signoraggio:lo stato prende a prestito dal pubblico molto meno facendo
così perchè si autofinanzia;
• l'inflazione permette l'aggiustamento dei salari reali;
• l'inflazione attenua l'effetto di uno shock finanziario. C'è più margine di
manovra;
• l'inflazione del 4%, secondo alcuni studiosi, permette si scendere al di
sotto dello zero lower bound.
Costi:
• Se i titoli non sono indicizzati il loro utile reale diminuisce;
• costo delle suole, se c'è tanta inflazione bisognerebbe portarsi a giro
molta più moneta, per questo la gente li metterebbe nei bancomat e
bisognerebbe andare sempre a ritirarli;
• le persone non sanno distinguere tra reddito reale e nominale (illusione
monetaria);
• se le tasse non sono indicizzate sul valore reale di un ben si rischia di
pagare più contributi a seguito di un immobile di un valore reale
inferiore. Il fatto che alcuni sistemi fiscali non sono indicizzati rischia di
portare ad una situazione di fiscal drag, in cui le tasse invece di andare
a colpire il pil nominale e i valori nominali degli immobili, le tasse vanno
a colpire i valori reali nonostante questi non siano aumentati.
Es. Manuale
Imposta del 30%
Inflazione del 40% che aumenta per 10 anni
Comprato un immobile 10 anni fa a 50000€ e lo voglio vendere al suo
valore nominale:
50000(1+4%) ^10.
Aliquota effettiva di imposta =
[50000(1+4)^10 – 50000/50000(1+4)^10]*30% = 0,32 (30%) = 9,6%

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Quindi su 50000 si pagano 480€ sul valore reale. Questa aliquota è


calcolata sull'inflazione chew se fosse rimasta 0 allora:
50000-50000/50000=0.

Esercizi di ripasso

1. Considerate il seguente modello IS-LM:


C=50+0,25(Y-T)
I=150+0,25Y-500i
T=200
G=350
M/Pd=2Y-2000i
M/P=2000
a) Calcolate la produzione e il tasso di interesse di equilibrio.
b)Supponiamo che la banca centrale cerchi di aumentare la produzione
aumentando l'offertta di moneta del 10%. Ritenete che questa manovra
possa raggiungere l'obbiettivo? Spiegare.

2. Supponiamo che la Banca A disponga di 500€ di attività e 80 € di


capitale, mentre la Banca B abbia 400 € di attività e 100€ di capitale.
a)Calcolare la leva finanziaria delle due banche. Quale delle due banche è
più a rischio?
b) Facendo riferimento alla recente crisi economica, quali sono le possibili
modalità a disposizione delle banche per ridurre il rapporto di leva.

3. L'annuncio di un possibile conflitto militare ha fatto crollare la fiducia dei


consumatori americani.
a) Sapendo che la produzione è inizialmente al suo livello naturale, utilizzate
il modello IS-LM-PC per rappresentare il nuovo equilibrio di breve periodo
dopo l'annuncio. Descrivete l'effetto sull'inflazione e sulla produzione.
b) Supponete che la banca centrale decida di intervenire per riportare il
prodotto al livello naturale. Spiegate come interviene e cosa è successo al

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tasso di inflazione confrontando il nuovo equilibrio di medio periodo con


quello di partenza.

4. Considerate il mercato del lavoro.


a) Spiegate perchè la riduzione del tasso di disoccupazione influenza il
potere contrattuale dei lavoratori e il salario nominale.
b)Spiegate quali politiche economiche possono essere adottate per ridurre il
tasso naturale di disoccupazione.

5. Considerate il modello della crescita senza progresso tecnologico.


a) Spiegate cosa deve accadere affinché si abbia lo stato stazionario.
b) Spiegate cosa accade al tasso di crescita del prodotto, del prodotto per
lavoratore e dello stock di capitale in stato stazionario.

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