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Il governo del Direttorio e l’esercito di Napoleone Bonaparte

Nel 1795 in Francia la borghesia è al potere. Il governo è in mano al Direttorio e conta sempre più
sulla forza dell’esercito che ristabilisce l’ordine quando ci sono delle rivolte. Nel 1796 il Direttorio
decide di combattere contro l’Austria e l’Inghilterra. La guerra è utile al Direttorio per due motivi. 
- Una vittoria può rafforzare il potere del Direttorio; 
- La Francia può conquistare ricchezze nei Paesi che invade. 

Napoleone in Italia 
Così nel 1796 il Direttorio ordina al giovane generale Napoleone Bonaparte di attaccare
gli Austriaci in Italia. Per prima cosa l’esercito francese attraversa l’Appenino Ligure e sconfigge
gli Austriaci e i Piemontesi. Il re di Sardegna Vittorio Emanuele III è costretto a permettere
all’esercito francese di passare attraverso il suo regno. Napoleone successivamente marcia verso
Milano dove viene accolto dall’entusiasmo della gran parte della popolazione, stanca del dominio
asburgico e desiderosa di veder realizzati i principi della Rivoluzione francese “uguaglianza, libertà
e fraternità”. In quel momento Napoleone sembra realizzare le speranze degli italiani. Egli
smantella le vecchie strutture di governo del Ducato di Milano, permette la formazione di
associazioni rivoluzionarie riformatrici 
e soprattutto permette l’indipedenza del Ducato di Milano.  
In compenso chiede, però, alla popolazione un forte contributo in denaro, autorizza le truppe a
requisire beni per approvvigionarsi e sequestra, per inviarle in Francia, numerose opere d’arte che si
trovavano in musei, biblioteche, palazzi signorili, chiese. Napoleone, così, garantisce alla patria un
considerevole afflusso di ricchezze, che risolvono almeno in parte i problemi finanziari del
Direttorio. 
Nel 1797 Napoleone invade il Veneto (ignorando la dichiarazione di neutralità della Repubblica di
Venezia) per poi puntare su Vienna. L’Austria, intimorita dalla rapida marcia di Napoleone, firma
la pace di Campoformio (in Friuli). In base al trattato, la Francia ottiene dall’Austria il Belgio e la
Lombardia e a sua volta cede all’Austria il Veneto (tranne Venezia), l’Istria e la Dalmazia.  
Le tasse imposte dai francesi, oltre alla vicenda di Venezia gestita in disprezzo di quei principi di
libertà e di democrazia fino ad allora proclamati, determinano grandissimo sdegno nei patrioti
italiani che avevano creduto in Napoleone.


Dopo la vittoria di Napoleone in Italia nascono alcune Repubbliche alleate della Francia.  Queste
Repubbliche sono dette “Repubbliche sorelle” e sono sotto il diretto controllo della Francia.  

La Campagna d’Egitto 
Con la pace di Campoformio l’Austria ha momentaneamente rinunciato alla guerra. La Francia,
invece, deve fare i conti con l’Inghilterra, la cui flotta navale è ancora troppo forte perché i francesi
possano sconfiggerla. Nel 1798 Napoleone pensa di colpire la rivale nei suoi interessi coloniali
attraverso la conquista dell’Egitto: l’Egitto sarebbe potuto diventare una base ideale per attaccare
l’India (fonte principale della potenza commerciale britannica) o comunque per danneggiare i
commerci del Regno Unito con l’Asia. Nel 1798 Napoleone invade l’Egitto ma gli inglesi
distruggono la flotta francese ad Abukir, vicino al fiume Nilo. Intanto in Europa, Inghilterra,
Austria e Russia formano una coalizione antifrancese, cioè un’alleanza contro la Francia. La
coalizione sconfigge i Francesi in Italia 

Napoleone diventa Primo Console: finisce la repubblica.

Nel 1799 la Francia è in pericolo, perché la coalizione delle potenze europee minaccia i confini
francesi dall’esterno.  
All’interno i giacobini si ribellano al Direttorio perché vogliono dare potere al popolo; i
realisti, invece, vogliono formare la monarchia. 
A causa di questi pericoli, la borghesia vuole una nuova Costituzione e un governo stabile da
affidare a un uomo forte come Napoleone. 
Così, quando Napoleone torna dall’Egitto, con l’appoggio della borghesia e dell’esercito compie il
9 novembre 1799 un colpo di Stato, cioè prende il potere con la forza delle armi.  Napoleone
scioglie il Direttorio, impone un governo di tre persone con la carica di consoli e diventa lui stesso
Primo Console. Questo nuovo governo prese il nome di Consolato. 
Napoleone ha di fatto pieni poteri e li usa per fare approvare molto rapidamente la
nuova Costituzione: 
- Vengono abolite le elezioni; 
- Il potere esecutivo viene affidato al Primo console, cioè a Napoleone; - Il potere legislativo
viene assegnato a un Parlamento di nomina governativa, che ha l’unico compito di approvare
senza discutere le leggi del Primo Console;


- Il potere giudiziario è attribuito a magistrati nominati dal potere esecutivo, cioè da Napoleone. 

Napoleone sconfigge l’Austria 


Nel 1800 Napoleone scende in Italia e sconfigge gli austriaci. La coalizione antifrancese si scioglie
e Napoleone rafforza il suo potere. 

Il Primo Console Napoleone governa in Francia 


In Francia, Napoleone: 
- Il Primo Console firma con la Chiesa un concordato, in base al quale lo Stato francese accetta la
superiorità del culto cattolico rispetto a tutte le altre religioni; la Chiesa, a sua volta, riconosce
lo Stato francese e rinuncia a rivendicare i beni che le erano stati confiscati dalla Francia. 
- Fa approvare il Codice civile o napoleonico. Il codice civile è la raccolta di tutte le leggi che
riguardano i rapporti con i cittadini. Questa raccolta conferma le conquiste che i francesi
avevano ottenuto durante la Rivoluzione: convalida l’abolizione dei privilegi feudali e dei
privilegi fiscali della nobiltà e del clero, afferma la libertà personale e l’uguaglianza di tutti i
cittadini davanti alla legge, la laicità dello Stato.  Nonostante la sua modernità, sono presenti
delle leggi che sono ispirate a usanze dell’Antico regime: viene ristabilita la schiavitù nelle
colonie, viene sancita l’inferiorità giuridica delle donne limitandone i diritti civili, anche se
viene riconosciuto e regolamentato il diritto al divorzio, 
- Fonda la Banca di Francia e rafforza l’economia; 
- Crea licei e università per formare funzionari fedeli allo Stato. 

Napoleone, però, impone la censura alla stampa, rafforza la polizia contro gli oppositori e
aumenta il controllo dello Stato centrale sul territorio. Infatti, viene soppresso il diritto del popolo
a eleggere i propri amministratori nei Dipartimenti e nei comuni: solo il governo può nominare
prefetti e sindaci.


Napoleone diventa imperatore dei francesi 
La borghesia francese appoggia Napoleone perché apprezza la sua capacità di mantenere l’ordine e
approva la sua politica. Nel 1802 i Francesi votano attraverso un plebiscito popolare e proclamano
Napoleone Primo console a Vita. Nel 1804 il Senato dà a Napoleone il titolo di “imperatore dei
francesi”, titolo ereditabile. Il 2 dicembre dello stesso anno viene incoronato nella cattedrale di
Notre Dame a Parigi, alla presenza di papa Pio VII. In realtà Napoleone con un gesto carico di
significato, si mette la corona in testa da solo: egli sottolinea così che è chiamato a governare non
per investitura divina (il papa assiste alla scena ma non ha un ruolo attivo) ma per volere della
nazione e dell’esercito. In Francia si ricostituisce un regime assolutistico. 

Quando Napoleone diventa imperatore dei francesi, termina il periodo repubblicano del
suo governo (consolato). Anche in Italia si conclude la stagione delle “Repubbliche sorelle”. Nel
1802 la Repubblica Cisalpina (Ducato di Milano, Modena e Reggio, città di Bologna e Ferrara)
viene trasformata in Repubblica Italiana, la cui presidenza è affidata allo stesso Napoleone. Nel
1805 la Repubblica viene trasformata in Regno d’Italia, la cui corono è cinta da Napoleone. 

Il dominio di Napoleone in Europa 


Napoleone impone il dominio della Francia in Europa 
Il potere di Napoleone preoccupa le potenze europee. Per questo motivo, tra il 1805 e il 1809 si formarono
tre coalizioni antifrancesi. Napoleone sconfigge tutte e tre le coalizioni e impone il dominio della Francia in
Europa. 
L’Inghilterra è l’unica potenza in grado di resistere al dominio di Napoleone. Infatti, nel 1805 la
flotta inglese sconfigge quella francese a Trafalgar, nei pressi di Cadice, in Spagna. Napoleone decide allora
di danneggiare l’economia inglese e vieta a tutti i Paesi europei di commerciare con l’Inghilterra. Questo
divieto prende il nome di “blocco continentale”. Questa operazione non danneggiò soltanto l’economia
inglese ma causò danni anche alla Francia e ai paesi suoi alleati: poiché la circolazione di molte merci
provenienti da altri continenti (come zucchero, caffè, cacao, cotone) era bloccata, queste diventarono rare e
di conseguenza costose. 

Napoleone espande e rafforza il suo impero 


Per espandere il proprio impero nel 1808 Napoleone invade la Spagna e il Portogallo.  Occupa lo
Stato Pontificio, un territorio che è indispensabile controllare per far rispettare il 


blocco continentale in tutta Italia. Papa Pio VII viene fatto prigioniero e trasferito in Francia: questo
gesto infligge un grave colpo alla popolarità dell’Imperatore. 
Napoleone impone come sovrani in molti Paesi europei alcuni parenti e generali a lui fedeli.  Ad
esempio, il fratello Giuseppe diventa prima re di Napoli e poi di Spagna; il fratello Luigi sale sul
trono d’Olanda; la sorella Elisa riceve il Principato di Massa, Lucca e Piombino; il generale
Gioacchino Murat suo cognato diventa re di Napoli. 
Sovrano di un vasto impero, Napoleone comincia a preoccuparsi del futuro dei suoi domini. 
Tormentato dal fatto di non avere eredi diretti al trono (divorzia dalla prima moglie Giuseppina che
non gli ha dato figli) aspira a un’antica dinastia di sovrani, per nobilitare il suo regno. Questo
duplice obiettivo viene raggiunto nel 1810 quando si unisce in matrimonio con Maria Luisa
d’Asburgo, figlia dell’imperatore d’Austria, sovrano della più antica dinastia europea. 

La fine dell’Impero Napoleonico 


La disastrosa campagna di Russia e il crollo dell’Impero 
Nel 1810 l’impero di Napoleone raggiunge la massima espansione ma inizia anche a indebolirsi
perché: 
- I commerci e le industrie sono in crisi a causa del blocco continentale; - Le
guerre portano morte e povertà tra le popolazioni; 
- Le popolazioni sottomesse vedono Napoleone come un tiranno straniero. 

Nel 1812 lo zar Alessandro I non vuole più rispettare il blocco continentale perché danneggia
l’economia russa e dichiara la ripresa dei commerci con gli inglesi. 
Napoleone arruola un esercito di circa 700.000 uomini (di diverse nazionalità) e nel 1812 supera il
confine tra la Polonia e la Russia. L’esercito russo adotta una strategia che Napoleone non è in
grado di prevedere: permette al nemico di avanzare nel proprio territorio senza opporre resistenza,
ma si ritira man mano bruciando i raccolti per rendere il paese un deserto inospitale. A settembre
del 1812 i francesi giungono a Mosca ma nella notte un incendio, appiccato dagli stessi russi,
distrugge la città.  
Privi di alloggio e di cibo, i francesi aspettano per un mese che lo zar chieda la pace ma ciò non
accade. Quando l’inverno sta per cominciare, Napoleone è costretto a ordinare la ritirata. Il clima
rigido, la mancanza di viveri, le malattie e la diserzione dei soldati 


trasformano la ritirata in uno spaventoso disastro: dei 700.000 uomini partiti, ne ritornano in patria
solo 30.000. 

1813 Napoleone perde a Lipsia e va in esilio sull’isola d’Elba 


La sconfitta contro la Russia indebolisce Napoleone. Nel 1813 le potenze europee formano una
nuova coalizione il cui esercito, formato da Austriaci, Russi, Prussiani e Svedesi, sconfigge
Napoleone a Lipsia, in Germania. Alla sconfitta delle truppe francesi segue l’invasione della
Francia da parte dei nemici di Napoleone. 
Le potenze europee costringono Napoleone all’esilio sull’isola d’Elba e mettono sul trono di
Francia Luigi XVIII, fratello del re ucciso durante la Rivoluzione francese del 1793. 

1815 Battaglia di Waterloo 


Nel 1815 Napoleone fugge dall’isola d’Elba con un migliaio di soldati rimastigli fedeli e fa ritorno
in Francia in gran segreto. Napoleone viene accolto con entusiasmo dai francesi, delusi dal ritorno
di Luigi XVIII, un re appartenente alla vecchia dinastia e che vuole ripristinare l’antico regime
prerivoluzionario. Napoleone riprende il potere e Luigi XVIII deve fuggire in Olanda. Il nuovo
impero dura solo tre mesi, detti “cento giorni” di Napoleone. 
Nel 1815 l’ultima coalizione contro Napoleone vince la battaglia di Waterloo. Questa volta gli
inglesi esiliano Napoleone nella lontana isola di Sant’Elena, nell’oceano Atlantico. Qui Napoleone
muore il 5 maggio 1821. 

Italia postnapoleonica 
I vecchi sovrani tornano nei loro stati sotto la protezione dell’esercito austriaco, mentre il Veneto e
la Lombardia vengono dichiarati parte integrante dell’Impero Asburgico. Comincia la
Restaurazione, cioè quel processo di ristabilimento del potere assolutistico europeo messo in
discussione dalla Rivoluzione francese. 
Il re di Napoli Giaocchino Murat cerca di opporsi e di lanciare agli italiani un appello a scacciare gli
stranieri dalla penisola. L’Italia era però esausta delle continue guerre e desiderava la pace.
L’Austria vince le truppe napoletane a Tolentino (nelle Marche) costringendo il re ad abdicare nel
1815. Murat viene fucilato e sul trono torna la dinastia dei Borbone. 


Ha fine la dominazione francese in Italia e la penisola torna a essere sotto il controllo austriaco.